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Poesie

“Uno sguardo vergine sulla realtà: ecco ciò ch'io chiamo poesia”
Edoardo Sanguineti


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  • 25 febbraio 2013 alle ore 5:54
    E' UNA FOLLIA

    E' un qualcosa che spaventa i vigliacchi...che fa sdraiare le tenebre al sole...e l'inchiostro delle formiche in fila per un pezzo di pane...é il trucco sugli occhi di ogni battito d'ali di farfalle impazzite e prepotenti alla morte,ape pentita che scappa e ritorna al suo nido...
    E' scolpito nel mondo,incastrato nelle rocce,impresso nelle foglie ,spirito del bosco ,tondeggiante come le perle di mare....trafitto tra le pareti infinite degli alberi...crocifisso dall'inverno ma liberato sempre dal sole..è una follia ...si una follia il nostro amore...
    Luna che nasce 

  • 25 febbraio 2013 alle ore 5:43
    ADAMO,MA COSA HAI COMBINATO?

    Adamo ,Adamo,ma cosa hai combinato?
    Se la lasciavi fare,caro,magari potevi capire che prendendo il serpente tra le mani,in un certo modo,il suo veleno poteva diventare zucchero,poi magari faceva anche una danza per voi,colpito da quel suono di tamburo dell'amore...se la lasciavi fare caro Adamo,magari anche a letto con lei potevi capire quanto è bello vedere il mondo anche dal basso e non solo dall'alto.......
    Se la lasciavi fare caro Adamo....................ma tu.... tu eri preso solo da te stesso...e dalle sacre scritture
    se  lasciavi fare Lillith caro adamo.......potevi capire che se qualcuno l'ha creata con ali di civetta alle spalle e lunghi capelli rossi e ricci e corpo e cuore invitante ci sara' stato un motivo......ognuno è stato creato con la sua natura,che,se non viene rispettata caro adamo,si ribella!!! adamo,adamoooooooo ma cosa hai combinato?? ♥

  • 25 febbraio 2013 alle ore 5:35
    FILO SPINATO

    Delicatezza nel cuore,non fragilita'
    molto emotiva nel sangue non debolezza
    amo la solitudine ,ma non sono mai sola
    per questo che io e la mia intimita' ci conosciamo benissimo
    amare la rabbia,ma non essere arrabbiati con la vita
    intendo dire amare quel braccio di ferro che in qualche modo siamo costretti a fare io e te
    costretti da quel filo spinato che è stato legato alla nostra anima,da un antica catena

  • 25 febbraio 2013 alle ore 5:28
    NEL CAMPO DELLE LUCCIOLE

    Un giorno andremo nel campo delle lucciole,a fare la pace con Dio ,dopo le varie volte in cui lo abbiamo gridato perché credevamo che lui ci avesse regalato un amore dentro una scatola chiamata ritardo
    ma si andremo io e te nel campo a brindare anche con lui,dove non ci sono veli sopra i capelli messi da suore che si nascondono di notte per uscire di giorno,ma ci sono lucciole che di notte si accendono e accendono,non hanno niente da nascondere.Niente veli o seni nascosti e appiattiti da una stoffa,ma é tutto in vista,quasi si fa fatica a credere a quella bellezza libera....
    Noi un giorno andremo li nel campo delle lucciole ,quando sembrera' tutto finito,ci sara' una signora che si toglie quel velo finto che ha nella testa ,avra' una lanterna sempre accesa,perché ha deciso di stare dalla nostra parte e di essere complice di un amore che si perde sempre  per  poi  ritrovarsi
    Luna che nasce

  • 25 febbraio 2013 alle ore 5:24
    CHISSA' SE IL SALICE E' PIANGENTE

    Era un salice piangente si,ma se ci salivi sopra ti dovevi tappare le orecchie per quelle risate che sentivi da quelle foglie stese perché si stavano godendo il cielo e la terra...
    è un salice piangente si...ma piange per chi non ha il coraggio di arrampicarsi alla sua anima....
    Ma le sue foglie sono lunghee libere ,come i capelli di una bambina che se li fa trasportare dal vento
    Un salice piangente,che prende tutto dalla terra,se ci sali sopra te ne accorgerai,ma tu non hai il coraggio di arrampicarti alle sue gambe?
     

  • 25 febbraio 2013 alle ore 5:12
    L'INTERMEZZO

    LEI  amava lei
    Si la amavo
     bellezza  prepotente arrivo' prima del  sogno,
    quando sembrava andata via ,era pronta a tornare  .
    nell'intermezzo del sogno e della realta'
    perfezione dell'imperfezione

      per me che non amo realizzare del tutto i sogni perchè dopo viene a trovarmi la malinconia...
    e che non amo vivere la vita fino in fondo se non ci sono i  sogni

    l'intermezzo...
    il sapore  che c'è tra il digiuno e il primo cibo in bocca
    l'eleganza della donna che danza sopra i grappoli d'uva
    e il fascino della parola dopo l'ultimo sorso a tavola.

    l'espressione tra  l'esternazione dei colori della primavera
    e la forza di un bacio in un autunno imminente.
    l'improvvisa salute del sangue andato a male
    di un uomo e una meretrice
    dentro a  lenzuola di verita'
    dove l'albero dell'ulivo  nascondeva la fede.

    Luna Che nasce

  • 25 febbraio 2013 alle ore 4:26
    LA STRADA ROSSA

    Ti ho sentito arrivare...
    trovai le tue orme come se fossero pezzi di pane vicino al mio cancello di rose rosse ghiacciate ma mai uccise dall'inverno e dove un petalo cadeva ogni volta io passassi davanti per svegliare il mio sonno  freddo e rotto
    MI disse che eravamo  fatti per essere nostri e che tutto cio' che c'eraora, gia' ci aveva avuto prima di noi ,ammalati e forse mai guariti,ci avevano invece preparato per il cancello:
    E' il cammino della strada rossa,Ti prego, non badare a quel frastuono  degli alberi che sentirai  prima dell'autunno che sembrera' dolore come  una foglia che vuole correre ma è bloccata dai rami che litigano come api per  spartirsi il miele,è il tempo che si sta preparando  anche lui all'effetto che fara' la neve  su un corpo gelato nell'anima  ma con occhi di sole
    E' il cammino della strada rossa,mani che si uniscono,mani ribelli,mani piu' dure  a morire,mani che si sentono
    LI ti ho incontrato mano piu' stretta  delle altre ,mani di appartenenza  di un cuore perso milioni di anni fa,quel battito di ricordi di amore lontano venuto da noi  a portarci il respiro e non il sospiro
    Si,era nel cammino della strada rossa che ti dissi ti amo una parola che non andava taciuta
    ora cosi' come allora dammi ancora la mano  per raccogliere i fiori del nostro sentiero e arrivare  fino alle stelle
    non importa  quelllo che sara' se ci ritroveremo se quel filo legato si spezzera' lungo il nostro cammmino
    io cantero' il mio rito d'amore,te se non mi amerai,io lo sentiro',perchè tu non ti avvicinerai piu, le mie parole d'amore saranno come una spina di rosa nera che sanguina grida di corvo, un pungiglione di un ape regina impazzita della perdita del tuo nome indossato come corona.
    solo  se la mia canzone improvvisa  sara' stonata,capiro' che il tuo cuore non era piu' nel mio
    comunque andra',so  gia' come sarebbe bello amarti,me lo dice sempre una particolare stella che non vuole andare a dormire neanche di giorno,  per desiderarsi gia pronta  di te la sera dopo
    -TU amore non sei mai stato morto eri da me allattato  di dolcezza tenuto al riparo da certi cattivi ostacoli,ci  siamo uccisi alla vita mille  volte, per sfuggire alla felicita' per delle colpe  da noi attribuite.,potremo salvarci solo se contagiati dalla fine e dall'inizio.io allattavo dolcezza e tu mi cullavi  e ancora non fermi quel dondolio che mi ha fatto tua per sempre.
    ■Luna che nasce

  • 24 febbraio 2013 alle ore 21:42
    Lo Specchio del Nome

    E lancio il contenuto delle mie mani
    per guardarlo
    aldilà dell'oggetto
    non esistiamo
    è equivoco
    confondere gli animi
    senza spessore
    se non nelle folate di vento
    di cose perdute trovate per caso
    che chiamano al nome
    chiuso in labbra di perpetui frantumi
    di suoni al primo pianto.

  • 24 febbraio 2013 alle ore 20:47
    Impressioni

    Sul tavolino basso nel salotto
    candide calle con i ciclamini
    stanno sicure dal nevoso tempo
    nel tepore che viene dalle braci.

    Arde un gran ciocco nel caminetto
    e stuzzichini preparano ai piatti
    per gli invitati al tavolo imbandito.

    Il gatto in veranda guarda i fiocchi
    bussa ogni tanto zampettando al vetro
    poi corre via temendo lo si tocchi.
     

  • 24 febbraio 2013 alle ore 15:20
    Tracce di solitudine

                                         Tracce di solitudine

    Pensa prima di camminare,
    guarda i piedi e spostati dove vuoi.
    Soltanto guarda: 
    una strada che traccia ombre.
    Capire il passato,
    odiarlo o amarlo.
    Pensa marciante,
    tutto ha un ritmo,
    anche un viandante.
    Pensa con convinzione,
    è facile cadere nell'illusione.
    Guarda con l’anima il tuo cammino,
    perché le orme non portino più tracce di solitudine.
    Autore  Elena Maneo©
    Tutti i diritti riservati, 2013
    Vietata la riproduzione sotto qualsiasi forma e con qualunque mezzo,
    senza il permesso scritto dei titolari del copyright.
     

  • 24 febbraio 2013 alle ore 14:46
    IL SOUVENIR DELLA CONCHIGLIA

    dov'è la signora in nero? vieni qui... vieni qui...ti facciamo vedere come ci si sente a togliersi il vestito e a buttare il cuore alle stelle.... mettiti giu e assisti  al rumore dei  passi  nel petto, alla carezza di uno sguardo nella mente e al tocco di una voce che ti veste ti rispoglia e ti riveste. L'AMORE  da'  informazioni a finestre semi chiuse dove l'anima non si fa fare domande, non ne ha bisogno, e il corpo risponde. certi accordi giusti fanno il proprio dovere... non hanno paura della signora in nero.. le tendono la mano, se non vuole la spingono , la legano ai piedi di un tavolo apparecchiato con cura ogni giorno e le  raccontano che esiste anche un tempo in cui è giusto riposare, dannati istanti  tra un pasto e un altro. A fine pasto  hai ancora la forza di dire buon appetito?ora puoi andare  zoppicando la tua sconfitta ... .

    Con cura  ,spaventosa e dolce paranoia dei dettagli , io apparecchiero' la mia tavola  e tu, sei la benvenuta. le stelle sono affamate sono tante e  io, devo essere puntuale, ci sono due occhi a capo tavola che mi bisbigliano nel cuscino ogni notte vogliono che insegni a lei a memoria tutti i nostri accordi e che li canti ogni volta che va via e mentre sta tornando . non sara' soddisfatto lui fino a che non vedra' io e lei prenderci per mano e versare le briciole della tovaglia, l'ultimo sorso di vino e gli accordi dentro ogni conchiglia per lasciarla come souvenir al mondo che non crede. Racconteranno che eravamo sempre pronti  noi..il cuore  di un lupo sapeva tutto-

    io ero li a digiuno  di una porta sbattuta ,c'è chi vive di queste attese con il sudore negli occhi.

    eravamo sempre pronti noi  a sudare.

  • 24 febbraio 2013 alle ore 9:53
    Etna

    Etna, picco a me tanto caro,
    due volte monte
    nei secoli eletto,
    ogni mattina,
    al cantar del gallo
    che arriva ai timpani
    con la sua monotona filastrocca
    mi desto,
    alla finestra m'affaccio
    e m'appare
    la tua perenne maestosità,
    il tuo ciuffo da bersagliere
    che volgi ad oriente
    sulle ioniche acque
    color del vino,
    la tua finta tranquillità
    che traspare
    dal candido manto che ti copre
    e che copre
    nelle tue turbolente viscere
    tanta fervida passione
    che di tanto in tanto
    sfavilli con spettacolare effervescenza
    orchestrando
    una miriade di colori
    per l’umana gente
    che ti adora
    e ti teme nel contempo.

  • 24 febbraio 2013 alle ore 9:51
    Respiri celesti

    Che spettacolo
    stamane il mare,
    infervorato da  
    creste spumeggianti;
    l'aria frizzante rilascia
    fragranze e profumi di sale,
    la sabbia turbata
    che parla nervosa
    a una coppia accalorata
    in momenti d'amore.
    Il sole sbiadito
    del suo fulgore
    dorme sommerso
    nelle onde eccitate;
    dal cielo a frange
    di cupo colore
    clandestine stelle
    furtive sotto
    nuvole gelose
    riflettono sull'acqua
    il loro opaco splendore.
    Fremiti segreti
    catturano la mente, 
    invitano a fermarmi
    a parlare con Dio
    del tempo che scorre,
    trovar ristoro
    in parole d'amore,
    aprire il cuore
    a nuove speranze
    e... non aver bisogno d'altro.
    .
    cesaremoceo

  • 24 febbraio 2013 alle ore 8:40
    Il suono delle ali eterne

    Non ci sono più opposti quando la dimensione è unica,
    mentre lo spazio si fa infinito inconoscibile;

    lo dice anche il canto antico del cosmo,
    attraverso vibrazioni autentiche,
    provenienti dai luoghi dell'eterno.

    Spiegate le vostre ali,
    poichè è giunto l'attimo di apprendere il volo,
    lo stesso volo che interiormente ognuno sente ed ha.

  • 24 febbraio 2013 alle ore 2:14
    Vento dell'amore...

    Sussurra e soffia
    il vento
    il vento dell'amore
    che ci sfiora
    come un sospiro,
    è vento
    di folllia 
    che pulsa.
    Tu sei
    il vento
    che mi porta
    via con sé
    con passi lenti
    come una chimera,
    verso il lungo
    viaggio
    della nostra
    fantasia,
    al culmine
    della passione.
    Sei soffio 
    di vento
    caldo
    che penetra
    nei pori.
    Sei 
    il mio dolce
    vento dell'amore...

  • 24 febbraio 2013 alle ore 0:42
    Quiete notturna

    La penombra velata
    abbassa le ciglia
    le membra morbide
    si distendono

    nelle ore notturne
    diventa lieve ogni cosa
    anche il tempo
    non si percepisce

    il respiro rallenta
    si sente appena
    lento lento culla
    una marea di sogni

    la notte è l'onda che s'alza
    immersa nella quiete
    e che s'infrange nell'abbaglio
    del nuovo giorno.

  • 24 febbraio 2013 alle ore 0:38
    IO E MADDALENA A RACCOGLIERE LE MARGHERITE

    .

    Tu eri  il legno che  raccontava verita',quell'albero che  si presento' in un giorno improvviso  mi  prese i capelli  e mi  sussurro' all'orecchio  che avevano liberato quel frutto al quale non venne chiesto mai  il permesso  di parlare.
    Tu hai rappresentato  l'ra del mare in cui l'acqua  rilassata  e stanca finalmente stende le lenzuola di seta alla luna.poi d'improvviso  l'onda che si schianta all'albero  ti porta in dono ancora  un' altra conchiglia che invece sente la tua voce,grida e lamenti di un uomo che si è lasciato trasportare  da  vele cortigiane sbadate ed effimere ,e tu piangevi con la tua voce soffocata sotto le radici,e io  scavavo il terreno,arrivando all'inferno con lo sguardo fermo al cielo  cercando coloro che ti presero gli occhi,la tua voce  forte,e le tue mani che raccoglievano stelle...
    Io  non voglio  dimenticare cosa eravamo,presa dalla follia  della tua assenza non mi ero accorta  che all'inferno c'erano delle lucciole  che nascondevano i tuoi occhi ,non morivano mai  e nel cielo le tue mani a costruire la fede,il tuo corpo tagliato a pezzi da una strega che appena ci vide si accorse  che la nostra era una continua paura e fuga che prende a quegli amanti che si legano perchè non riescono a dimenticare il loro ricordi dell' primo amore.Solo questo' sapeva lei  di noi,di me, che volevo avere tutta  la tua anima ,ti taglio' a pezzi cosicchè io mi indebolissi,vagando nei campi a ricomporre il petto,le costole  che ancora sudavano  le mie carezze ,e la testa ,e fece della mia bocca parole sempre a meta',o lunghi discorsi  senza una fine,o ritornelli e cantilene usate solo per  incantare,poi c'è il risveglio dove come sai io non faccio mai domande,e cosi' tutto tace...rimane  quel lungo canto di una sirena che puoi sentire solo nei giorni di solitudine,il resto io sono al mare suonando un piano  con accordi impazziti e furiosi,le mie parole e lettere infreddolite e  buttate graffiavano le rocce e cercavano di trovare  un custode,non avevo il tuo indirizzo e tu pensavi fossero per tutti,all'improvviso  solo gli animali a posarsi sulle mie ginocchia e sulle spalle,mi hanno fatto sentire la regina del mare,le di quella  liberta',ila  casa senza catenee finestre socchiuse cosi' pronte ad aprirsi a seconda dell'intensita' del vento ,hanno  amato il mio cuore e la mia mente  rotta,
    Sai,è venuta Maddalena  si è seduta vicino a me ,l'ho seguita nel suo passato per distruggermi la vita in modo di non innamorarmi piu',,ma  lei mi ha detto :"amati come io amai lui"-l'ho guardata e le ho detto  che  aveva gli occhi piu' belli che io avessi mai incontrato,.l'ho portata nell'albero della verita'  abbiamo mangiato le mele insieme e raccolto le margherite.
    lei è andata  via  ,mi disse di  dire al mio amore perduto  che tanto tempo fa un uomo senti  anche la sua voce soffocata  ,e con  le sue mani riveglio' il  suo vero mondo e con quel perdono  mise la fede al  suo  cuore., digli che  era bello  parlare nell'albero della verita' con lui e  in ognI lettera  veder nascere  un fiore,distrutto  solo  da chi  per paura  e disorientamento ancora segue  le grida prepotenti  e non sente invece una carezza che puo' capovolgere  il mondo .
    la notte dopo tornai  a ringraziarla la trovai svenuta  col sorriso sulla bocca e quelle lettere  che io credevo perse  nelle rocce,erano nelle sue mani ,le aveva raccolte  lei con cura e custodite  .....!stavo per svegliarla  con un bacio sulla fronte ,ma misi una corona di margherite ai suoi capelli e me ne andai.

      Luna che nasce

  • 23 febbraio 2013 alle ore 22:19
    In cerca di me

    Tra ciottolosi sentieri
    e lungo guadi di pioggia,
    io cammino.
    E mi cerco.

    Mi affaccio a specchiarmi
    ma il viso non torna,
    troppo il fango del fondo.
    E continuo a cercarmi...

    Ho in testa grovigli
    che non sò dipanare,
    attese negli occhi
    di voli più alti
    e anche l'anima,stanca
    vaga in cerca di me.

    E cammino,
    inciampando in nostalgici veli
    cado,mi rialzo
    e mi scaldo ad un tiepido raggio
    che parla di pioggia che torna.

    Ora si alza anche il vento
    che in fretta
    accatasta fogliame e ricordi.
    E raminga,
    scansando mercanzie
    che il tempo lasciò per strada e nel cuore,
    arrivo stremata
    dinanzi al dirupo.
    E' d'angoscia il suo vuoto...

    In bilico,
    affranta
    io cerco certezze
    ma trovo equilibri
    fatti di niente.
    E, delusa
    continuo a cercare di me.

  • 23 febbraio 2013 alle ore 18:51
    L'invettiva

    Superba dei baci che attiri
    vai a mostrarti civetta
    pronta a tirare con l'arco
    centrando molti bersagli.

    Però la stagione di caccia
    a volte reca sorprese
    con prede brave nei morsi.

    Tu bella difficile bada
    al giorno brutto a specchiarti
    con il tuo cuore a spaccarsi!
     

  • 23 febbraio 2013 alle ore 14:14
    Quattro Cento sessantanove

    Hanno ordinato i fili, indegli prevosti
    votati senza vocazione al ludico
    impiego di sbrogliare la matassa.
    Giallo con il giallo, rosso che
    bacia il rosso: eppure qualcosa
    ancora non quadra, l'impulso
    soccombe dopo il primo incoraggiante
    ma debole fulgore.  Allora ricominciano:
    dama di tentativi senza voglia.
    Uno sull'altro a mangiare il difetto,
    ad aspirare la preoccupante
    tumescenza. Questo va qui,
    quello al suo posto, canile
    per gatti,  fusa di ribellioni
    senza successo.  Hanno investito
    in scommesse  sul parassita del
    baccello in cui mi attardo :
    dall'esterno viene sempre il
    virus che, respirando, invoglia
     a respirarlo.  Nomi e conseguenze,
    verità e deduzioni . Io intanto
    invecchio, incattivita dalla  mia
    stessa buona disposizione a crescere
    e perdonare le ali che ancora
    scalciano e non sono riconosciute
    come tali.  Perchè non hanno piedi,
    non un cordone, semmai una cordata
    di piume con cui saprei meglio di
    chiunque altro il mio mestiere.
    Bisogna essere madri di ciò
    che vuole il mondo: ma è
    proprio questo il mio bambino, un
    bolo informe e senza sesso che
    dal mio pasto risucchia quanto
    basta.  Non va curato niente,
    nessun filo rabboccato nè
    tranciato,  non sono cavia
    per paternali pesticidi
    se dentro, misto al  sangue
    ed alla carne, ho la prima dentizione
    e fontanelle e rosei arti mollicci.
    Ed un elenco di santi a cui votare il mio scritto.

  • 23 febbraio 2013 alle ore 13:49
    Quattro Cento sessantotto

    La luna ha carichi pendenti:  da due
    notti tengo vicino la tua meccanica
    buonanotte di tasti ed alfabeti
    sragionati. Santino hi tech,
    pelouche senza imbottitura.
    Lei, intanto, veniva presa.
    La caccia ordita senza premi,
    le prove accatastate da monatti
    della celeste giurisdizione.
    L'olezzo ha incuriosito gli occhi passanti.
    L'atea ostia girata per me quasi
    sempre di traverso, adesso ha
    più colpe che bellezze.  Non dico
    che ne godo ma se fossi stata
    in grado di sguinzagliartela dietro
    con l'autorità del padrone al suo
    fidato, ne avrei poi torturato le
    ore di turno in cielo chiedendole
    la cosa più prossima alla
    tua schiena.  Va bene, lo confesso:
    ci ho provato. Glielo chiesi.
    Ed al rifiuto l'ho insultata. 
    Così che adesso un poco
    mi compiaccio  della prossima condanna.
    Cercavo alleanza e protezioni  per
    fare della tua carne il mio rimedio.
    Ma lei non collabora,  non sa di
    complicità nè di spionaggio.
    Forse è innocente.  E non vuole
    altro che arrampicarsi all'oscura
    soffitta da cui dipendiamo  e come
    i bambini sorpresi sugli alberi
    in pericoloso, curioso equilibrio, anche
    lei impiegherà tempo per calare, per scendere.
    E non darmi più torto.

  • 23 febbraio 2013 alle ore 13:29
    Quattro Cento sessantasette

    Sul tuo sterno vengono ad appendere
    le crinoline:  da anni credo si svolga
    questo biondo o moro rituale,
    meduse  in feroce accoppiamento
    e nomi alla rinfusa.  Dicono forse
    si accorino ai tuoi versi  che intruglio
    di strega non potrebbe  mai fare
    più allusivo  delle tue suadenze
    e dei tuoi strali. Devono aver lavato
    prima tutto il fornito, esperto
    corredo: so che dallo sterno,
    tastando la tua cassa come il muro
    che qui è pieno e vuoto altrove, si
    sente esatto e caldo il lago
    dove palpiti. Lì scorrono vene
    ed acque di limpida consistenza:
    il battesimo lo fanno con le gambe,
    con i bacini, con le avide bocche
    di città. Il celebrante è ancora
    un palazzetto di lettere a più
    piani : scavalcato l'ingresso
    di cui non concedi le chiavi,
    una volta basta,ripetersi è
    scontato, si ha voglia della
    terrazza e dei ripostigli,
    delle cabine dove accumuli
    ancora e sempre parole
    per tutte le stagioni. Ma io arranco
    già al primo passo: ho impurità
    da bambina , i giochi infilzati
    nelle anche. Volevano operarmi,
    la mia andatura è goffa e fuori
    tempo, ma sembra sia già
    anziana per qualsiasi intervento,
    curativo o correttivo.  Nessuno
    si addossa la responsabilità
    di vedermi cedere all'affilata
    ustione del bisturi: così
    provo a fare quello che mi
    riesce meglio, provare.
    Certo non arrivo a trattenerti,
    trascino il busto e alla tua ombra
    larga di platano, eccitabile
    vibrissa, mi faccio piccola
    quanto un grumo.  I
    Insignificante ma stabile,
    lapide  della rossa, vitale,
    precente liquidità.

  • 23 febbraio 2013 alle ore 13:05
    Quadretto

    Alle spalle il grigio dei giorni
    davanti i rilievi sparsi di neve
    pennellati e al cielo sereni.

    Ringrazia il cuore la sosta
    fra nevicate estreme
    mentre un'altra s'approssima.

    E tanto bea lo sguardo
    ingresso della casa sua interna
    la grazia aggiunta all'arredo.

    Quando Natura dipinge
    è raro le venga una crosta
    e il bell'acquarello non costa.

  • 23 febbraio 2013 alle ore 12:57
    Quattro Cento sessantasei

    Tutta la mia stanza è un foglio,
    lo scrittoio campeggia nel centro,
    toro elettrico che da anni tenta
    di scalzarmi  ed io mi appiglio
    alle sue corna esclamative ,
    con gli alluci gli solletico
    la pancia imputata di troppe
    parentesi, scuole serali
    per parole ancora in placenta.
    Ogni tanto scaccio la scrofa
    del silenzio, invadente come
    l'ospite che non si preannuncia:
    le pungolo la cotenna spaziale
    sperando il fastidio le rammollisca
    l'insistenza.Tutta questa stanza
    che mi basta come rifugio antiatomico,
    sotterraneo durante gli uragani,
    dove la pioggia arrivando si dilegua
    e cerca altre vie, dove le perdite
    sono rancidume di avanzi per chi
    non mi legge secondo direzione.
    Non ho tubature fallaci, ritorni
    di fiamma da condutture in
    astinenza. Ho questo foglio
    ristrutturato da cementini
    bui ed ordinati, perenne
    il lavoro in corso, nugoli
    di  nere operaie al mio
    servizio.Ed ho il cuore
    avvampato, camino con i motori
    al massimo: dormo sul dorso
    del destriero  che giunge con
    un fagotto di verbi, metafore
    e sogni.  Chiunque li scaccerebbe
    come fantasmi, presenze senza
    dominio di pace: i miei coinquilini
    buffi e magistrali. Mangiamo insieme,
    poi ci zittiamo, gargarismo a fine pasto:
    maneggiando bene questo vano,
    abitiamo e da tempo immemore
    la più solida delle convivenze.

  • 23 febbraio 2013 alle ore 10:27
    Profumato avvenire

    In fuga dal mio stesso respiro,
    traboccante d'insidie
    di crudeli pensieri, 
    assaporo convinto
    l'evanescenza del tempo,
    piegato alla deriva
    ad annusare nell'aria
    vibranti sentimenti di festa
    di stagioni vivaci
    inesorabilmente passate
    da cui sgorgano ancora 
    cristallini fluidi di nostalgie
    divenute ormai fiochi ricordi.
    Nel perenne gorgoglìo 
    dell'esperienza fermentata,
    intingo la lingua arrotata
    ormai spenta e redenta,
    per viltà o per fierezza,
    a gustare la vita
    di chi mi corre accanto,
    proiettato nel viaggio
    da qui all'eternità,
    in un futuro
    che già mi sparla
    d'essere ogni giorno
    memoria compagna,
    sempre nell'erta nei sensi, 
    della Tua solitudine
    nell'aspettare di raggiungermi.
    .
    cesaremoceo