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Poesie

“Uno sguardo vergine sulla realtà: ecco ciò ch'io chiamo poesia”
Edoardo Sanguineti


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  • 28 dicembre 2012 alle ore 22:44
    L'appello

    Votami!

    Così sarò occupato
    per un po' d'anni
    e non farò altro
    che discuter leggi
    per un buon compenso.

    Non lo credi proprio?

    T'ho deluso, dici?

    Sol per qualche sbaglio
    (te ne prego, scusami!)
    fai di me uno straccio?

    Ormai sono esperto
    rigo dritto sai
    non far salti al buio
    su, ti prego, votami!
     

  • 28 dicembre 2012 alle ore 21:02
    LXXIX

    Nella materia che segue: Geografia
    la dissertazione non muta faccia,
    simile a precedente d’acqua è goccia,
    le altre discipline son radiografia.

    L’insegnamento è rigido, in cortesia
    e a voce calma, ferma ed a braccia
    conserte i docenti seguono traccia
    chiedendo connotazione a discrasia. (1)  mescolanza

    Durante i minuti di ricreazione
    i commenti tra noi volano in cielo,
    ch’ognuno pone una supposizione.

    Se la mente frugasse il nostro intimo
    squarcerebbe da li nostri occhi  il  velo
    ricordo dir del Preside per primo;

    chè quel primiero giorno ben lo disse
    di non  tenere  velo ch’offuscasse.

  • 28 dicembre 2012 alle ore 20:56
    LXXVIII

    E , giunge, intanto, l’ora dedicata
    a storia , senza spazio e riflessione
    già le Guerre d’Europa e Napoleone;
    per noi, però , è già storia recondita.

    L’illustrazione avuta è arricchita,
    potete dare buona spiegazione
    che non sussiste tema d’intensione;  (1) Significato ulteriore
    se vigili, sarà buona riuscita.

    Dinnanzi venti giorni a migliorare
    poi avrete che dire di Spagna e Francia,
    Belgio, Germania e loro guerreggiare;

    pure di Rivoluzione francese
    dall’inizio alle  Napoleone ascese.
    esame  dei fatti, pure, di Grecia.

  • 28 dicembre 2012 alle ore 20:51
    LXXVII

    Parrebbe tal discorso una minaccia
    ma chi ha parlato conosciamo appieno,
    sappiam che in petto è di bontà strapieno;
    tutto nasce, per non ridur la marcia.

    Cinque soli  minuti di  bonaccia,
    ripartiremo col greco: E’sereno.
    Tratterem d’Omero che avete in seno,
    staremo qualche giorno faccia a faccia.

    Poi passeremo all’interrogazione.
    chi, indi, necessita  chiarificare
    non abbia nessuna  esitazione.

    E’ ora il migliore tempo a masticare
    domani, poi, non si potrà, più, dire
    di mancanza di tempo ad imparare.

  • 28 dicembre 2012 alle ore 12:09
    Le mie parole vagolano nell'aria

    Le mie parole vagolano nell’aria
    solcano le onde profonde del mare
    vagano come meteore
    nell’infinità celeste
    per giungere fino a te
    affinché tu afferri
    la gaia novella
    dell’amore che provo per te.

    Ma tu sei come assente,
    insensibile ai richiami,
    nascosta,
    sorda,
    non ascolti
    la strenua voce
    dei miei sentimenti
    rivolti a te.

    Ogni giorno, al tramonto,
    seduto sugli irti scogli,
    guardo il sole col suo fervore
    che m’abbandona
    e mi lascia nella gravosa desolazione,
    solo il pensiero di te
    mi procura un sospiro profondo,
    mi fornisce un refolo di gioia,
    mi provoca un attimo di felicità
    che consente sprone alla vita.

  • 28 dicembre 2012 alle ore 11:59
    Botti Di Fine Anno

    Ogni anno i tanti botti
    fan feriti, fanno morti
    è così che il vecchio anno
    se ne va, con qualche danno
    perché in mezzo a qualche tuono
    c’è chi spara, altezza d’uomo
    chi è fanatico o è pazzo
    e ti punta addosso un razzo
    chi innocente, vuol provare
    la scintilla di Natale
    ed insieme al panettone
    prende fuoco anche il tendone.
    L’anno vecchio è solo uno
    Tanti soldi vanno in fumo
    ma la bomba più potente…
    è la suocera invadente!

    © Copyright dal libro Padrone il Vento 2009

  • 28 dicembre 2012 alle ore 11:40
    Illusione

    Il sentore odo
    di un ricordo
    lontano
    più non so
    prenderlo
    riprenderlo

    c’era il tuo
    affannoso respiro
    vivo
    solo sfocato
    vederlo
    rivederlo

    c’era il tuo
    sonoro riso
    fermo
    solo opaco
    viverlo
    riviverlo

    c’era il tuo
    prezioso occhio
    vispo
    solo oscuro
    averlo
    riaverlo

    c’era il tuo
    roseo labbro
    serrato
    solo grigio
    pensarlo
    ripensarlo

    c’era il tuo
    piccolo naso
    abbozzato
    solo annebbiato
    dirlo
    ridirlo

    c’era il tuo
    minuto dito
    chiuso
    solo oscurato
    narrarlo
    rinarrarlo

    c’era il tuo
    smagrito profilo
    ritto
    solo opacizzato
    afferrarlo
    riafferrarlo

    c’era il tuo
    gaio aspetto
    incontrollato
    solo grigiastro
    cercarlo
    ricercarlo

    era solo sogno
    era visione solo
    ad occhio aperto
    solo puro pensiero
    abbandonato
    riabbandonato.

  • 28 dicembre 2012 alle ore 11:22
    Anno Vecchio 2012

    Fu anno bisesto,
    piuttosto modesto
    ma nel contesto
    il ruolo funesto
    del politico lesto
    poiché disonesto...
    produsse il dissesto.
     

  • 28 dicembre 2012 alle ore 9:54
    Capolavori Mutevoli

    Nubi di buon’ora
    Nel cielo azzurro

    Adagio dipingono
    Nuovi capolavori

    Bellissimi affreschi
    Definiti e mutevoli.

    Di tanto in tanto
    Una scia meccanica

    Per dispetto rompe
    L’arte della natura

    Ed il cielo mutevole
    Si fa terso, si fa cupo.

  • 28 dicembre 2012 alle ore 8:59
    Voglia di vita

    Nei miei giorni lunghissimi
    passo le ore
    a cercar di subire
    questa inutile e amara solitudine,
    vita ingloriosa, consumata nel tempo in
    sentimenti dominati e non sfogati.
    Nervoso nei miei atteggiamenti di tristezza,
    mentre il cielo piange
    e le sue lacrime m'accarezzano il viso,
    rivango nella brace
    il mio anelito di vita
    prima che diventi cenere spenta 
    nel desiderio di volere
    la morte della morte,
    ridare vita alla vita
    ed apprezzare il dono del nuovo giorno 
    da vivere con amore, 
    accrescimento interiore,
    instancabile illusione,
    pane caldo per sfamare, 
    del quale la mia anima,
    aggraziato fiore,si nutra 
    senza che ad ogni passo
    si ripresenti nella mente quel dolore,
    segnale di quel male
    in un'agonia fatale.
    .
    cesaremoceo

  • 27 dicembre 2012 alle ore 23:59
    Penosa è la notte

    Penosa è la notte
    che trascina le tenebre
    alle mie pupille
    che non possono
    nel buio tetro mirare
    i tuoi occhi verde smeraldo
    come il colore di quel raggio
    che si proietta effimero
    nell’aria
    quando il sole al tramonto
    abbandona il mondo.
    Un desiderio ardente di te
    che repentino m’assale
    affido ad Eolo
    che lo trasporti a te,
    sfiori il tuo viso
    penetri nel tuo cuore
    e ti rimembri
    tutto l’amore che provo per te.
    L’assenza del tuo sguardo
    è come far morire
    in un solo istante
    tutto quello
    che il mio cuore ha costruito
    per te,
    in tanto tempo.

  • 27 dicembre 2012 alle ore 23:25
    Bianco

    Colore d'oblio
    che tutti li contiene
    abbagliante bianco
    neve sul cuore
    ad aprirsi duro
    al rosso d'amore.
     

  • 27 dicembre 2012 alle ore 22:34
    I miei passi

    Quanti passi per raggiungerti
    non finiscono mai...
    quanta strada da percorrere
    non ti raggiungo mai...

    Quanto male a stare soli
    bisogna uscire fuori
    dimenticare per orgoglio
    e non arrendersi mai...

    Se mi avvolgono i ricordi
    le mie orme sono tue
    macchie scure sono i dubbi
    che non vanno più  via...

    Ora sono a piedi nudi
    e  sto guardando fuori
    da quei vetri un po' appannati
    come i nostri cuori

    Ogni lacrima di pioggia
    lava quel dolore
    che mi porto sempre dentro
    senza far  rumore.

  • 27 dicembre 2012 alle ore 20:32
    Dipinto di parole

    Si può provare a rendere
    con parole i colori
    scegliendole dal cuore
    dipingendo le passioni
    con chiaroscuri d'amore.

  • 27 dicembre 2012 alle ore 19:55
    Riserve

    indiani
    confinati
    senza
    penne

    altri
    Tori
    seduti
    sul
    nulla

    navajo
    tra
    quadratini
    d’erba

    nella passeggiata
    dei piedi neri
    un calumet
    nell’indifferenziata

  • 27 dicembre 2012 alle ore 15:20
    A LORO

    A LORO CHE HAN VISTO LA POVERTA'
    A LORO CHE HAN VISSUTO LA GUERRA
    A LORO CHE HAN PROVATO LA PAURA 
    A LORO CHE HAN CONVISSUTO CON LA MORTE
    A LORO CHE HAN PERSO OGNI BENE MA NON LA DIGNITA' 
    A LORO CHE HAN LAVORATO FINO ALLO SFINIMENTO
    A LORO CHE HAN LOTTATO PER LA RINASCITA 
    A LORO CHE SI SONO SOSTENUTI ED AMATI
    A LORO CHE .......MI HAN DATO LA VITA.

  • 27 dicembre 2012 alle ore 15:10
    Finisce e...

    Ho cantato l'Amicizia
    con versi appassionati
    più dell'Amore
    più di ogni altra Emozione.

    Ne ho fatto poesia
    a ritmo di madrigale
    o a cadenza di sonetto
    o di ballata, ma ...

    in questo mondo effimero
    dove i furbi vivono alla giornata
    dove l’eternità non è in vendita
    e la sincerità è perla rara...

    anche l'Amicizia più amata
    finisce

    e ...se ne va dal porto
    dove con Lei al fianco
    avanzavi
    come corazzata

    ti ritrovi, così,
    barca in mezzo al mare
    senza remi
    né voglia di gridare.

  • 27 dicembre 2012 alle ore 13:22
    La Nuvola Capricciosa

    Dopo una notte invecchiata
    Sull’uscio dell’ingresso
    Della casa di campagna
    Volevo salutare la prima luce,
    Ma una nuvola randagia,
    Vagabonda e dispettosa
    Si è permessa di velare il primo sole
    Il quale, cresciuto un pochino,
    L’ha dissolta con il suo calore.
    E così in questo giorno di calma estate
    Mi sono goduto il tepore del fanciullo dì.
    A sera avanzata ha fatto
    La stessa cosa con la luna
    Che, furiosa e indispettita
    Ha chiesto aiuto ad Eolo
    Il quale rabbiosamente
    Con un alito l’ha spazzata via
    E per lungo tempo mi ha fatto gioire
    Fra la quiete di tante aurore
    E molti tramonti.

  • 27 dicembre 2012 alle ore 11:15
    L'acqua buona

    Sei l'acqua buona
    venuta ad inzuppare
    e cancellare
    il danno
    ed il suo alone,
    invaditrice
    intrappolata
    tra le maglie
    della voglia mia
    di te.
    Strizzami pure
    il cuore
    ch'è digià pronto
    a reinzupparsi
    nel tuo ventre.

  • 27 dicembre 2012 alle ore 10:00
    Quando ci penso...

    La bocca serva del rancore
    un tempo a diffonder
    dispregio a tutte l'ore,
    tra occhi
    che volgon lo sguardo
    incatenati a tale perfezione,
    adesso è contenta,
    passata è la tormenta.
    Il viso angelico
    il corpo da dea
    tra tante meraviglie del creato
    niente era  più bello
    che sprofondare
    nel fascino della tua bellezza
    e investire tutti i miei sogni
    in questo paesaggio celestiale,
    tra l'accanirsi di forti temporali
    senza mai un arcobaleno,
    e l'inciampare su queste verità
    e rialzarsi e continuare.
    Qualcuno si penta
    d'aver fatto cattivi pensieri !

  • 27 dicembre 2012 alle ore 9:03
    Quel beffardo sorriso che deride

    Implorare cercar oggi  da te carezze baci
    invocarli quali da te pegni per me d’amore?
    Mendico poi bussar  alla porta tua del cuore
    che di sé il più basso infin subir  potesse amante
    non amato grave  indecoroso assai umiliamento ?
    Gioia quindi donarti di un mio possibile tormento?
    No, mai: saggio negli ingannevoli mendaci ludi
    dell’amore nel tempo sai amica  diventato sono:
    così da come ormai da tempo tu mi guardi
    come  poi lo sguardo sempre da me tu levi
    come  beffarda tra te alfin sorridi  pur io vedi 
      mi guardo non piango  di me anch’io sorrido
      sfidando ben fisso guardandoti negli occhi
    quel sorriso che altro non è che maligna derisione.
    Perché dunque pietire lo sappiamo entrambi
    quel che di certo tu non mi potrai mai dare:
      baci e carezze da te per me pegni d’amore.

  • 27 dicembre 2012 alle ore 5:10
    Non servono parole...

    C'è gente
    che percepisce
    le tue parole
    nel tuo silenzio
    attraverso
    lo specchio dell'anima,
    attraverso
    i tuoi occhi.
    Bastasse anche
    un solo 
    alito di vento
    vedrebbe
    il tuo cuore
    il tuo essere
    non servono parole...
    C'è gente invece
    pretenziosa
    beffarda
    arrogante
    che crede d'esser
    l'onnipotente
    perchè ha fede
    verso il suo Dio
    il suo credo.
    Gente che crede
    di conoscere
    tutto o tutti
    di offendere
    senza dignità
    giudicare
    con la fame e la sete della rabbia,
    ma solo Dio può farlo
    e non chi pecca
    del super se stesso
    pieno del suo io.
    Per capire
    sapere
    non servono parole...

  • 26 dicembre 2012 alle ore 18:53
    siamo usciti prima del sole

    Sei quì
    raggio d'alba che
    inargenta le pianure.
    Un viaggio
    su questo treno
    tra pietre nuragiche
    vetrina di colori
    di carrubi profumati
    di tappeti verdi allampanati
    che c'inseguono nella nostra fuga
    ritornelli di un nenia dolce.
    Una rosa s'annida
    nella tua bocca
    da cogliere
    mentre canti poemi divini
    impalpabili come l'apparenza
    e
    siamo lontani
    con il pensiero che non avanza
    anche gli universi
    si dileguano.
    Il treno va
    tra mimose e corbezzoli
    stringerti le mani
    è averti sulla pelle
    brividi...
    come esplosione di razzi
    che illuminano la notte.
    Le chiome degli alberi
    sembrano comete
    c'è un brusio di baci tra noi
    tanti..
    fino a domani.

  • 26 dicembre 2012 alle ore 12:56
    Quattro Cento ventidue

    Sono figlia di un dorso, gemmo dal dosso, una cunetta mi pastori' senza strazio  da una curva curvassi in più di sessanta stagioni. Sono cresciuta all'ombra di un guscio che della testuggine ha il verso e la piega ma non il corredo, una zavorra aggrappata, fissata come uno scudo, artiglio chiuso, volta involuta, prognata applique, un mento sulle spalle, un promontorio come distorta guarnizione . Sono figlia del peso e dell'incombenza, dell'infortunio e dell'insolito, della protuberanza, dell'ascesso, della sporgenza, del tornante, dell'indicato dal dito. Rientro bene nel goffo bargiglio ossuto ed imbruttito, spuntato per fatica come un nevo, ma non peloso: calotta, covone. Io sono di quella stortura che sgorbiata dal retto incasso e deviata, con finto, incolpevole sgarbo nel difetto mi riconosce e somiglia. 

  • 26 dicembre 2012 alle ore 12:52
    Si sta facendo tardi

    Si sta facendo tardi, la sera
    incipiente accarezza la polvere
    di ore su cui è calato il silenzio
    nascoste nella penombra dell’esilio.
    Quando il crepuscolo confonde le sagome
    e la pace avvolge le dimore dei morti
    la memoria ruba la scena alla luce
    di un altro giorno vissuto sulla soglia.
    Si sta facendo tardi, sempre
    più tardi e i miei versi
    sono come le gocce di pioggia
    che bussano sulle finestre del tempo
    impalpabili sull’asfalto dell’estate.
    Essi sono il nudo testamento
    scritto sulla polvere dei giorni
    che non restituisce mai le sue prede
    affondate nell’abisso del non detto.
    Non riempiranno la parte mancante
    della clessidra scandita dalle ore
    i miei versi cadenzati e lenti
    non potranno sconfiggere la morte
    ma forse sorridere alla sera
    e decifrare le trame della sorte
    confessione che si schiude alla vita
    come corolla che si disvela a primavera.
    Prima che gli alberi restituiscano le ombre
    un minuto prima che sia tardi
    la poesia veglierà sulle mie sere
    come luce di una nuova redenzione
    e spoglierà ogni istante battuto dal vento
    della patina coriacea dei rimpianti
    suggello di questo mio presente
    come se fosse eterno.