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Poesie

“Uno sguardo vergine sulla realtà: ecco ciò ch'io chiamo poesia”
Edoardo Sanguineti


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  • 22 dicembre 2012 alle ore 0:15
    Sull'alba

    (Sono riflesso
    della pace mia
    che spunta
    dai capelli spettinati
    e dalla barba incolta).

    In equilibrio
    sui margini dell'alba
    percorro a braccia aperte
    e i piedi uniti
    i verdi sgretolii
    guardando in basso
    col sorriso sulle labbra
    che quasi paio ebete.

    E lentamente
    quasi sulle punte
    cammino
    cercando
    con le dita di toccare
    le pareti della nebbia
    che tutta intorno
    è intenta
    ad abbracciar le querce.

    (L'uscio di casa
    che chiudo alle mie spalle
    mi sorprende
    ad aspettar me stesso
    seduto sul divano,
    sbarbato,
    pettinato bene
    e con una tazza di tè
    in mano).

  • 21 dicembre 2012 alle ore 22:26
    Amore e libertà

    Sono gli attimi
    vissuti insieme
    a riempire i giorni;
    sono i piccoli gesti d'amore
    a fare la differenza tra loro,
    tenui momenti
    che regalano
    trepidazioni intense
    a far lacrimare gli occhi.
    Dolci stille
    che bagnano le guance,
    solcano il viso
    fino alle tumide labbra 
    e dissetare il cuore.
    Hanno il sapore
    forte della passione
    e come fuoco che brucia
    si espandono dentro
    nutrendo emozioni
    che tolgono il respiro
    e confondono la mente,
    alimentando la libertà 
    di spiccare il volo
    nell'immenso cielo...
    dei sogni.
    .
    cesaremoceo

  • 21 dicembre 2012 alle ore 21:39
    VIII

    Cheta tuo pianto, Maria, io son risorto
    ma asceso ancora non sono in Casa
    augusta  e or ,che tu di tanto persuasa,
    dona di tuo sapere agli altri apporto.

    Corre la Santa Vergine ver l’orto
    ma di brillanza pura Figura invasa,
    con la faccia di splendore pervasa
    appare vivo e non con viso morto.

    Abbraccia la Mamma con affetto il Figlio,
    stringe lo Figlio al petto la sua Mamma
    indi Giovanni cinge Madre e Figlio.

    Ritornate o Voi cari ai vostri affari,
    Io salgo lesto da Colui che infiamma
    e che bontate spande senza pari.

    Piange la Santa Vergine e s’affligge
    e tra le sante braccia Egli la regge:
    Vai santa Donna, torna alla Tua arte;
    lo sai , non son di quì, ma d’altra parte.

    Il Padre mio m’attende in alto Loco,
    non posso rimaner nemmanco un poco,
    presto sarò di nuovo in questo luogo
    onde lenir l’umano dal suo giogo.

  • 21 dicembre 2012 alle ore 21:37
    VII

    Ché cercate , donne, in funereo loco
    Chi da morte risorto è tra i viventi?
    Ricordo più non hanno vostre menti
    quanto predisse con parol di foco?

    Il dire Suo tenea peso univoco
    quando  preannunciava gl’avvenimenti
    ma seguaci e tutt’altri foste assenti
    e  forte grido Suo fuvvi assai fioco

    Muoviti, annuncia la lieta notizia !.
    non tardar’oltre, va, ricerca Pietro:
    Così, incita Maria, l’Angelo bianco.

    Turbata di tal dire torna indietro
    e nuova porta all’Apostolo stanco
    di cotanto avvenimento a dovizia.

  • 21 dicembre 2012 alle ore 19:59
    Apocalisse

    Si sono sbagliati pure i Maya
    o sono stati interpretati male
    comunque l'Apocalissi è rimandata.

    Dici che un poco ti dispiace
    che questo mondo è proprio da buttare?

    Non te l'appoggio questa tua opinione
    anche se mille son le cose storte
    una ne basta buona per sperare.

  • 21 dicembre 2012 alle ore 17:37
    In ascolto

    In ascolto
    A Eugenio Montale

    Dunque nulla di nuovo da questa torre
    dove si elucubra senza ascoltare
    e sui poeti cala il buio della notte.

    Non chiediamo la parola che salvi
    siamo i sicari della nostra morte
    prigionieri di una nuova dannazione.

    Ospiti di un flipper impazzito
    fra poco non ci capiremo più
    assuefatti ai megabit ma orfani
    di un cielo in cui tacciono le stelle.

    Donerà nuovi segni l’orizzonte?
    Muta l’attesa all’ombra della sera
    quando più non volano le rondini.

    Forse ciò che serve è un altro inizio
    ma stavolta, vi prego, restiamo
    in ascolto, senza veli o argini.

    Forse qualcosa si potrà decifrare.
    E di nuovo adagio tornerà
    a sorprenderci la vita.

  • 21 dicembre 2012 alle ore 17:19
    Copiosa scendi

    Copiosa scendi, negli inverni
    affranti, che spalano la tua morbidezza
    vellutata, su ricordi svaniti
    dove camminano le luci
    dove si legge la speranza
    in occhi innocenti
    di occhi bambini
    che non sanno cos'è l'unione
    senza sparatorie, obbligati
    a conviverci, da quando erano
    nel grembo della madre
    minacciata dalle grida di sirene
    spiegate, rimbombando nei cervelli
    crivellati di colpi, degli echi frastornati
    da un fanatico rito di religiosi
    dalle lancette rotte, dal trambusto
    di voci minatorie, afflitte dai capi
    supremi

  • 21 dicembre 2012 alle ore 16:35
    La fine del mondo

    Com’è, com’è?
    Finalmente
    è arrivato il giorno
    profetizzato
    ma l’epilogo mondiale
    non c’è stato!
    Ciarlatani, maghi,
    imbonitori, stregoni,
    veggenti e divinatori,
    arruffoni e imbroglioni,
    ignoranti propagandatori
    si sono come sempre sbagliati.
    Fallaci sono stati,
    poveri loro
    che sfortunati!
    Tutti insieme,
    nessuno escluso,
    al volgo credulone
    trasmesso hanno
    un grave tormentone:
    paura di morire e
    costernazione,
    il ventuno dodici
    duemiladodici,
    senza alcuna soluzione!
    Chi alla costruzione di bunker
    si è dato,
    chi maschere antigas
    ha comprato,
    chi allo sbando è andato,
    c’è anche chi ha tremato
    arrivando,
    nel dì più corto dell’anno,
    esageratamente stremato.
    Ahimè, che falso presagio
    scellerato!

  • 21 dicembre 2012 alle ore 16:18
    Quattro Cento venti

    Ho deciso che non mi leggerai più: c'è chi smette di parlare, chi di fare torte, io semplicemente ti oblitero dalla mia radiografia ad inchiostro. Finora ti e' stato facile contare le pozze del mio costato, gli affondi dello sterno e quante ossa mi facevano in piedi e quante altre licenziavo per amarti. Ho deciso che non saprai più nulla di questa specie nera dalla testa di formica, che non potrai più sottrarne le provviste acciambellate come serpenti in amore. L'ho deciso da matta e da sana: tu tornerai ad amare il tuo gesso poco accorato, io mi riannoderò alle parole rendendole furbe, acuminate e schive. Tutto ciò in cui abitavi adesso ti espelle con un solletico improvviso: sarai gradito solo allo zerbino che conserva l'orma del tuo odore. 

  • 21 dicembre 2012 alle ore 15:53
    Quel canto melodioso canto

    Si sveglia il pescator  in mezzo al mare
    sì che la notte cede al chiaror dell’aurora
    e con  concerto accendonsi  i dorati raggi
    del germano sole ed ecco di un nuovo giorno
    il sorgere leggero, un acquarello di colori
    il blu dell’onda il rosato cielo lo scintillio
    di aurei riflessi, or  l’ora è qui  giunta
    non per gettar la rete e l’ittica fauna
    dalle profondità  render qui  captiva
    ma per sentir nel silenzio dell’incanto
    ancor della innamorata il melodioso canto.
    Da tempo da quel dì quando dallo scoglio
    cadde cantando a lui d’amore un canto
    e l’onda a lui rapì quella fanciulla bionda
    Eos ed Ersa dal sonno lo traggon lor
    pur dolenti per fargli  amica compagnia.

  • 21 dicembre 2012 alle ore 12:14
    Nuovo color lassù s'accende

    Quando di stelle il puntato ciel
    il lucior di queste all’ora spegne
    e di nuovo color lassù s’accende
    l’Aurora nasce dalle rosate dite
    come cantò il cantor dalle pupille
    spente ed al mio Amor giorno
    nuovo con sua dolcezza reca.

  • 21 dicembre 2012 alle ore 11:17
    La quercia solitaria

    Del querceto antico solitaria
    or te ne stai tu maestosa pianta
    dalla nemica ascia  risparmiata,

    non più sorelle che or  ti faccian
    compagnia come nei dì lontani
    degl’infantil poveri nostri giochi

    a chi più ghiande le grandi tra noi
    da la grandinata lì caduta  raccattar
    sotto dalle verdi ampie chiome vostre

    tra quella infin ricercar poi le galle
    quelle poi lanciar ne l’aria allegri
    de le prime cupole barchette per il rio

    per minipipe poi gli acheni fornelletti
    trastulli nel tempo poi perduti com’anco
    gioventù andò tra noi perduta e non solo

    come te pur io solitario nel prato de la vita
    persi i compagni tutti  dalla falce che a caso
    taglia sia tenero virgulto o spesso tronco.

  • 21 dicembre 2012 alle ore 10:06
    La Fuga

    Tra devastanti silenzi
    Fuggo nel vento
    E dai ricordi d’infanzia

    Spezzati nel tragitto
    Affievoliti nel tempo
    Irrompono nell’oggi.

    Mentre tutto tace
    La mente vacilla e
    E vibrante chiede:

    Chi eri?
    Chi sei?
    Chi sarai?

    Tra cocci e cicatrici
    Rimango e rispondo:
    Il mio cuore.

  • 21 dicembre 2012 alle ore 9:20
    Amore proibito

    Vorrei tuffarmi
    tra i flutti
    del tuo amore proibito,
    nuotare fermamente
    fino allo stremo
    delle mie forze
    per giungere a te,
    e abbracciarti
    per far sentir
    il fervore del mio amore.
    Vorrei alitare
    i calorosi respiri tuoi
    da me tanto sospirati,
    farmi lisciare
    dolcemente
    dalla tua fluida freschezza,
    spartire l’amara tristezza
    delle tue asprigne lacrime,
    guardare la tua dolce anima
    scrutando le tue,
    tanto a me care,
    afflitte pupille
    inumidite dal dolore,
    e sentire la magnificenza
    del nostro amore.

  • 21 dicembre 2012 alle ore 9:19
    Oggi,21 dicembre,ben trovati,Cesare...

    Di me è già troppo dire,
    quel poco che scrivendo
    vi si svela.
    Oggi è un giorno diverso,
    quest'alba nuova mi rende felice
    come un bambino 
    al suo primo regalo:
    continuare a vivere
    nella magia del mondo,
    dopo il grigio vagare
    nella notte passata
    a lacerarmi l'anima,
    e implorare Morfeo crudele,
    a calare il suo velo pietoso
     sui miei pensieri
    carichi d'ansia,
    col capo accasciato
    sul cuore del mondo
    a sentirne i battiti ansiosi,
    con la voglia di varcare
    la porta verso l'incoscio,
    silenziosa armonia.
    Oggi è un giorno diverso,
    speciale,pieno di noi ,
    del rumore del mare,
    della pioggia che cade,
    delle parole giuste
    che mi emozionano,
    che mi sorprendono,
    che interpretano
    tutto il mio dolore,
    il mio amore,la mia gioia,
    la mia felice solitudine.
    Oggi è un giorno particolare,
    mi lascio dietro ogni turbamento,
    lungo un percorso imperscrutabile,
    tra sogno e realtà,
    del quale non voglio
    che il ricordo rubi il mio tempo.
    Oggi è un altro giorno...e 
    se anche dovessi passare
    altre mille notti in bianco,
    son contento di vivere questa vita
    che io non ho scelto
    ma felicissimo che
    lei abbia scelto me.
    .
    cesaremoceo

  • 21 dicembre 2012 alle ore 9:19
    Oggi il cielo...

    Oggi il cielo
    ha colori di piombo
    il suo peso
    grava sul mondo.
    Impotente,
    chiudo gli occhi ...
    e sogno l'azzurro

  • 21 dicembre 2012 alle ore 8:54
    Qui rincorrevo i miei acerbi sogni

    Rivedo oggi  quel luogo a me sì caro
    qui rincorrevo i miei acerbi sogni
    girando ad occhi chiusi attorno all’aia

    certo che tu nascosta tra un pagliaio
    ridendo mi guardavi aperti quelli poi
    era tra noi di sguardi un sottil gioco

    sogni d’amore per una bimba bionda
    spenti poi quando crudel morbo spense
    quel suo sorriso e  i dolci azzurri occhi

    bianca la bara leggera dove ti posaron

    altri sogni altre speranze all’animo mio
    s’aggiunsero poi nel correre degli anni
    cose belle sì vidi ma di più le brutte

    inutil guerre intestine lotte di potere
    brame al dio denaro tutto sotteso poi
    pochi gli slanci d’amicizia veritieri

    bimba ti  ritrovo oggi  nel camposanto sola.

  • 20 dicembre 2012 alle ore 21:14
    A Claudia

    Piccola rosa da accudire
    angelo dal sorriso disatteso;
    luna piena di oro
    tra stelle lontane
    raggiungi la mia veglia.
    Piccola mano
    gia' giochi col sogno,
    io ti portero' come un estate
    all'autunno dei salici in pena!
    ......................
    Parlo di te
    distesa fra le mie braccia
    muta come una sera
    che del mondo intero richiami gli sguardi
    come il sole al centro del mare.

    N.B.Poesia dedicata ad una bambina appena nata.
    Tratta da "Mondo Parallelo",Grauseditore 2010.

  • 20 dicembre 2012 alle ore 20:41
    -La poesia forse è morta-

    Non riesco più a scriver una poesia
    Era pane quotidiano,
    era cocaina
    E ora?
    Non riesce la mia mano
    La penna nemmeno
    Non riusciamo perché la poesia è morta
    La poesia oggi è morta.
    Dietro un monitor, o una tv
    Dietro lo Spread o la tecnologia
    Non c è posto per la poesia
    Non riesco perché lei ha deciso così
    Rimane sola nella sua alienazione
    Rimane fredda nel suo non nascere ,
    nel suo non venir fuori ,
    Piogge e venti, lune e stelle
    Non la ispirano più
    Affranta, delusa, stanca
    fugge via in un qualche iperuranio
    In un Eden lontano,
    lontana da noi
    Lontana da me,
    giace tranquilla
    La poesia forse è morta.
    Vive in quell Eden
    ritornerà un giorno ,
    o forse no.

  • 20 dicembre 2012 alle ore 19:03
    Luna

    Si lascia catturare
    in tutta la sua bellezza
    nel camino dei ceppi delle sere
    che si fondono assieme
    infilandosi fra lenzuoli
    bramando completa passione
    con luci spente, ed il tempo
    volando magicamente
    attorno alle stelle infuocate
    che sussurrano, vita avvolgente

  • 20 dicembre 2012 alle ore 18:51
    Er Soriso Dell'Angeli

    Soffice neve, come la bambace
    de notte, in quela grotta fredda e spoja
    c’è ‘n Bambinello ne la mangiatoja,
    Dio l’ha mannàto pe portà la pace
     
    perché er popolo no, nun è capace
    de rigà dritto e quanno che s’annoja
    co’ la follia fa’ straggi, come ‘n boja,
    toje er soriso all’angeli eppoi tace.
     
    Portàmola ner monno, la speranza,
    damo  ‘n’aiuto a chi cià tante pene
    e su la Tera pena già abbastanza.
     
    Er Santo giorno der Natale è amore
    cercamo de volesse ‘n po’ più bene
    donamola 'na 'nticchia de calore!

  • 20 dicembre 2012 alle ore 18:35
    Il Natale che vorrei

    Il Natale che vorrei
    è un giorno di paure sventate,
    un giorno di pallottole spuntate.

    Il Natale che vorrei
    è un giorno di femminicidi mancati
    e di stalkers arrestati.

    Il Natale che vorrei
    è un giorno senza povertà,
    un giorno di vera umanità.

    Il Natale che vorrei
    è un giorno di bambini sorridenti,
    di bambini mai di fame tremanti.

    Il Natale che vorrei
    è un giorno di conflitti abortiti,
    un giorno di “falchi” azzittiti.

    Il Natale che vorrei
    è un giorno di stipendi pagati,
    di feriti e di malati risanati.

    Il Natale che vorrei
    è un giorno senza incidenti mortali,
    un giorno senza catastrofi naturali.

    Il Natale che vorrei
    è un giorno di politici assennati
    e di governanti non pregiudicati.

    Il Natale che vorrei
    è un giorno di lavoro onesto
    che ai giovani arrivi presto!

    Il Natale che vorrei
    è un giorno senza inutili rimpianti,
    un giorno privo di sogni infranti.

    Il Natale che vorrei
    è un giorno senza bugie e furbizie,
    senza frivole malizie.

    Il Natale che vorrei
    è un giorno senza stupide parole
    dette solo per ingannare il cuore.

    Il Natale che vorrei
    è un giorno che non sia solo uno
    e valga per tutti gli altri senza escludere nessuno.

    questo è il Natale che vorrei…

  • 20 dicembre 2012 alle ore 18:22
    Serena e di stelle...

    Serena e di stelle
    è la notte, di cielo
    e di vento che sibila in me…
    e pioggia e di vento nell’anima
    che fischia
    al tedio che l’avvolge
    e volge indietro i giorni
    di quei perduti dì
    che mai
    si volgeranno…

    (16/3/2012)

    Da Emanuele Marcuccio, Anima di Poesia, TraccePerLaMeta Edizioni, 2014.

  • 20 dicembre 2012 alle ore 14:22
    FRENESIA

    CORRE E SCORRE LA VITA
    IN UNA GIRAVOLTA DI PENSIERI
    IN UNA FRENETICA COMPETIZIONE
    DI GESTI E PAROLE
    IN UNA MAREA DI IMPROPONIBILI SENTIMENTI
    E NON SI SOFFERMA A GUARDARE
    UNA GOCCIA DI RUGIADA
    CHE ACCAREZZA UN PETALO DI FIORE.

  • 20 dicembre 2012 alle ore 13:10
    Liberty

    Un giorno ti vidi
    con la tua chioma dorata
    su una leggera bicicletta
    guardare stile cancellata
    palazzo facciata

    disegni, foglie e fiori
    ammirasti divertita
    vedesti assorta
    cercasti emozionata
    osservasti rapita

    sì passando felici
    per la nostra città
    alzando la testa
    in suso retta
    volgiamo in terrazza

    inferiate decorate
    ferree battute
    belle forme
    artistiche
    intarsiate

    mentre arte ammiravo
    ero rapito
    ero distratto
    ti guardavo
    non parlavo

    passato il tempo
    non riuscivo
    non avevo coraggio
    dire non sapevo
    senza parole stavo

    tutto ad un tratto
    ricordo svanito
    frammentato
    dilatato
    ormai andato.