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Poesie

“Uno sguardo vergine sulla realtà: ecco ciò ch'io chiamo poesia”
Edoardo Sanguineti


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  • 21 febbraio 2013 alle ore 20:00
    Varchi di coraggio

    Trasfusioni d'amore
    fiumi inarrestabili
    d'umore dinamico,
    importante e profondo
    nelle scarne illuminazioni
    nel buio della crudeltà umana,
    verità che abortisce i sogni
    e porta l'amaro sapore
    di sentirsi tagliati fuori
    in adulteri sensi di rimorso
    nella dura cosciente
    povertà dell'anima
    altalenante tra indugi e silenzi
    nell'impero dei sentimenti
    ad aprire varchi di coraggio
    in quella corazza
    che rende schiavi
    del dolore narcotizzato
    dall'attesa di una speranza.
    .
    cesaremoceo

  • 21 febbraio 2013 alle ore 19:50
    Solitudine

    Solo come un cane
    Ombre di pianto crescono in me
    L’anima mia non trova pace quassù
    Insieme ad essa son morto
    Te l’avevo detto amor mio
    Una volta sola passa la morte
    Da quassù non si torna più indietro
    Inutile chiamarmi
    Non avrò udito per sentirti
    E non avrò modo per amarti ancora

  • 21 febbraio 2013 alle ore 15:56
    BE

    Del fioco bagliore di una luce fuggita
    dalle tenaci porte tue socchiuse
    nutrirmi meravigliandomi dei colori suoi
    già prima che di essa lo splendore
    diventi accecante.

    Imparando a camminare su soffici manti
    di silenzi fatti, interrotti da musiche ridenti
    ove il sospiro della mia condizione
    trova le giuste corde intonate a cantare
    il tuo nome a memoria.

    Nell’immagine ultima di un prato timido
    su cui stendere dei propositi le radici
    confrontando il sogno con la condivisione
    che sai cullare con la dolcezza intima
    di chi tenace, protegge un sogno.

    Raffaele di Ianni.

  • 21 febbraio 2013 alle ore 12:48
    Quattro Cento Cinquantotto

    Non sai se sono vestita di blu,
    se di viola. Se ho freddo là
    dove non sei più passato,
    se i miei capelli tendono a virare
    dalla testa o i piedi ad ammutinarmi
    il desiderio di andare. Nemmeno io
    ricordo più come si componevano
    le tue ossa: ricordo però la traccia
    bordeaux del sorriso che ti dilaniava
    le labbra scusandosi di essersi
    innescato a metà strada fra le rughe
    ed i campi. Ma tu non sai se oggi
    tossisco, se domani mi domerò al
    letto, se il mio  trucco è sbavato
    e senza cilindri, la camicia quella
    di allora e la borsa la stessa,
    nera. Se la vita è incavata e
    le ginocchia adunche, nasi
    che non hanno più familiarità
    col tuo odore. In effetti anche
    io ho difficoltà a rimettere in ordine
    le tue spalle sull'incudinei delle
    gambe che ho toccato abbastanza
    per non confonderne il dolore.
    Oggi è un altro giorno da ieri
    che tanto somiglia già a domani.
    La colpa del lurido lunedì
    ricade su tutta la settimana:
    è congenito il morbo,
    perniciosa decalcomania.
    Eredità assegnata puntuale e senza morti.

  • 21 febbraio 2013 alle ore 12:44
    Solo arse sterpaglie...

    Non di verbena fior non di viole
    profumati prati della musa mia
    contadina è l’affannoso cercar
    onde il canto elevar del cantar mio
    solo arse sterpaglie secchi arbusti
    il piede suo lento stanco percorre
    a noi così sì piace questo odorar
    dal gusto antico intenso e  forte
    altri Pison cerca altri poi sferza
    emulo tu nel cantar aulico tuo
    del miel aspro dolce di Venosa
    alla ricerca dell’inclito verso.

  • 21 febbraio 2013 alle ore 11:43
    Alabama

    Abbandonerò una lacrima al confine tra la patria e la città nuova.
    I pensieri s'insidiano oscuri nella notte,
    ed è così triste esserne vittima.
    Quale sarà la strada giusta da percorrere?
    Tracceremo i segni di un cammino,
    tortuoso o sereno che sia,
    oltre le nuvole, 
    oltre se stessi.

  • 21 febbraio 2013 alle ore 9:03
    Quattro Cento Cinquantasette

    Di azzurro l'iride, puerile gallinella,
    sioux di mare che beccheggia l'aia
    ristretta della pupilla. Asserragliata
    quest'ultima, isolotto e isolata,
    capocchia di spillo ammaccata.
    Di azzurro tutta questa distesa
    allargata tra i cunei delle montagne,
    saliscendi di oscure nazioni di alberi,
    militanti chiome  e radici in sobillazione.
    E che? Un fiocco? Quella spumosa
    coccarda che sta tronfia alle porte,
    agli usci, alle bocche dei condomini?
    Come a dire: qui dentro c'è un premio
    che starnazza e schiamazza, tutto infagottato,
    dalla placenta al saltimbanco bollente
    dei corredi ansiosi di colore. Tenero ed
    indifeso, affamato marsupiale.
    Dimenticavo: e di rosa? Di rosa
    un'urna di fard e biglie da collana.
    Ma niente che penzoli ai pensili,
    che sporga dal davanzale e gridi
    il segreto che trattenevano buone
    le gambe. Di rosa una voglia sotto
    il seno, una chierica in mezzo alla
    carne che non mi fa santa e
    non mi fa mamma. I miei figli
    sono morsi e dettagli, richiami
    o reliquie, somiglianze, interpretazioni,
    disagi, disguidi. Una rigida, ostile
    condanna che come sboccia il parere
    a scagionarmi dal veto, ad incidermi
    l'imbuto ritorto, ecco che subito
    trova l'inghippo e la vidimazione alla mia acerbità.

  • 21 febbraio 2013 alle ore 0:51
    Mia dolce Italia...

    Hai tanti sogni
    che porti
    sempre con te,
    ma inesorabilmente
    costretta
    a chiuderli
    in un cassetto.
    Speranza pura
    illusione
    fatto di un mondo
    pieno
    di parole
    della nostra
    bella nazione
    persa
    nel cammino.
    Tornerai
    a rifiorire
    bella 
    dolce
    e spregiudicata,
    con la tua
    forza
    di sempre.
    Dovremmo
    amarti
    rispettarti
    come fossi
    una madre,
    ma molti
    hanno rinnegato
    di essere 
    tuoi figli.
    Tornerai
    a vivere
    a sorridere
     a rifiorire
    e finalmente
    potrai
    aprire
    il cassetto dei tuoi sogni.
    Mia dolce Italia...

  • 20 febbraio 2013 alle ore 22:29
    Viaggio dell'anima

    Mietere spighe di vita
    tra i fermenti quotidiani
    nella palingenesi poetica
    con l'aspirazione
    e il desiderio di esprimersi
    per dissipare amari respiri;
    annegare in un mare di versi,
    riemergere ancorati
    a relitti di rime 
    e farsi cullare da quelle onde;
    strizzare la pelle sudata
    intrisa d'emozioni
    e spremerne le gocce
    per innaffiare i sentimenti;
    sentire il brivido
    dell'alternarsi di colpi di genio
    e isole d'ombra
    che filtrano tra le fronde dei versi,
    flebili soffi che rinfrescano il cuore
    mentre la mente vaga persa
    in luoghi immaginari
    e continuare a scrivere
    rasentando insignificanti meschinità
    e trovare nel silenzio
    il più loquace sogno che consola.
    .
    cesaremoceo

  • 20 febbraio 2013 alle ore 20:44
    Lo stand

    Sto stando allo stand
    and I don't understand
    why I stand
    in the sand
    with a hole in my hand
    and the foot on the land.
    It's a trend,
    it's a brand,
    it's this shape that I bend,
    it's myself that I lend
    and at last I understand
    why sto stando allo stand.

  • 20 febbraio 2013 alle ore 19:11
    VIVO D'AMORE

    Vorrei vivere con te
    come fossimo insieme in un'aurora
    nei riflessi di una lacrima
    nell'armonia di una stessa anima
    tra le foglie degli alberi
    e la poesia di un tramonto
    mentre continuo a scrivere il nostro racconto
    la mia strada con i suoi perché
    il mio cuore sa cos'è
    questo battito più forte tra me e te
    e cresce questa dolce sensazione
    desiderando di avvolgerti
    tra le lenzuola, nel vento di ogni stagione
    con le parole e i gesti
    di questa nostra travolgente emozione
    che è l'amore
    che è per noi un unico respiro
    che è per noi così importante.
    Adesso mi sento davvero vivo.

  • 20 febbraio 2013 alle ore 17:31
    LA SPOSA LIBERA

    Non c'è sposa piu' bella e soprattutto vera di chi insegue l'amore di corsa sotto la pioggia,di chi strisciando raschia le ginocchia sul terreno piegata dal dolore ...ma i suoi passi sono forti , veloci e resistenti e il mondo partecipa con lei...

    poi c'è la sposa dall'abito bianco,quella che cammina con lentezza e incertezza dentro a una chiesa,

    intorno a lei..il freddo marmo ....uno sposo di gesso ,alla sua destra un parente quasi come una manetta ai polsi ,

    intorno a loro le statue di bronzo,di fronte un gesu' crocifisso e sotto di Lui ,una voce estranea che sfoglia un libro e si permette di sentirsi dio in quel momento- Solo all'uscita della chiesa si sente un leggero senso di liberta' ..

    la sposa coi lividi alle ginocchia,invece,si è gia sposata ..come abito la partecipazione del sole ,come gioielli il vento che le ha riempito i capelli di foglie,

    nella gioia del suo volto ci sono le sue guance rosee baciate dal sole e dalla pioggia ..

    intorno a loro e ovunque..un gesu' libero anche nella sua  crocifissione..e gli eventi della madre terra che li sposano ogni giorno,gli animali intorno a loro liberi e nessun parente che gli stringe il braccio per non scappare ,ma al contrario,i canti delle donne innamorate a testimoniare che l'amore è liberta'.

    poi c'è lui,lo sposo....nel suo cavallo libero di vivere la sua vita con la presenza costante della sua anima,dentro di lei.....i passi di lei ,mai lenti e incerti.

  • 20 febbraio 2013 alle ore 14:53
    La cosa che preferisco delle poesie

    La cosa che preferisco delle poesie è
    la fine, il silenzio, quando tutti
    se ne stanno zitti, e i pettirossi
    morti fanno eco ai poeti ammazzati
    di noia, con le dita anchilosate
    sui tasti e gli occhi rossi,
    youporn domina sullo schermo umido.
    Ucciderei tutti
    gli amanti, impiccherei
    il mare, sgozzerei i tramonti e allora sì
    che sarebbe rosso di sangue,
    il cielo, senza tante metafore.
    E poi me ne starei sola a immaginare,
    dietro la siepe scura, sterminati
    silenzi, e sovrumana quiete.

  • 20 febbraio 2013 alle ore 12:24
    S’abbandona la palpebra

    Immerso lo sguardo
    nel cinerino manto del cielo
    l’aria smossa
    dalla danza del pensiero,
    inciampo in fughe di foglie
    mentre l’aria colora se stessa
    lacrimando gocce d’arcobaleno
    Cadono
    le mie dita sulle parole,
    si addormenta sfinito il foglio
    e s’abbandona la palpebra
    su questo mio giorno.

  • 19 febbraio 2013 alle ore 22:08
    Siamo anime sfuggenti

    "...e poi il più anziano
    prese la decisione più moderna"
    .
    Perso nella sconfinata
    prateria dell'Essere,
    in dolci attimi nel vuoto,
    vai orgoglioso
    d'aver creduto in Te.
    Nell'aria gaudente
    lucente di azioni
    odoranti di mille profumi
    si libra il Tuo pensiero
    a far diventar rumore
    il suono dei gesti;
    in caldi fiati d'emozione
    bastare a Te stesso,
    realizzare l'Assoluto,
    mostrare le lezioni
    ricevute dalla vita
    ed evitare
    che la vecchiaia tramuti
    ogni vittoria in una sconfitta.
    .
    cesaremoceo
    Dedicata a Benedetto XVI

  • 19 febbraio 2013 alle ore 20:54
    L'armadio

    Ho aperto l’armadio del mio cuore

    per rovistare tra segreti sogni

    e rammendi di ricordi.

     

    Una bambola di pezza

    che sa di vento, di fiori, di passato,

    labbra avide di maliziosi rossori

    lassù nella soffitta.

     

    Quante nuvole ha contato il mio cuore

    e quante domande

    ha abbandonato sul prato…

     

    I rimpianti luccicano ancora

    sulle ciglia.

     

    Si chiude l’armadio

    ma la chiave è ancora qui,

    stretta tra le mani,

    per te.

     

    Dal libro “Fiori di campo” 1993 Ed. Il Grappolo, rieditato 2011

  • 19 febbraio 2013 alle ore 14:32
    Stasera...

    ...
    Ehi!
    Che
    giorno
    stasera
    son sola!
    Una nota
    nostalgica
    conquista e
    si fa melodia.
    Aleggia in casa
    sovrasta le pene
    e per finire diventa
    solo per me: dolce allegria!
    Mi invita al suo gioco
    ed io l’assecondo.
    Canto con lei
    bramando,
    però, te,
    solo te.
    Amore 
    tu sei
    tutto
    per
    me
    ...

  • 19 febbraio 2013 alle ore 12:25
    Quattro Cento Cinquantasei

    Ho perso il turno ma al prossimo
    giro mi riassesteranno la carne secondo
    misura, rimpolperanno i lombi di belle,
    nutrite speranze, reperteranno gli
    accenni involuti di vita raggrumati
    da qualche parte fra diaframma
    e bacino. A proposito! Che diavolo
    talentoso questo armadietto incassato
    fra il mio torace ed il cammino!
    Nel mondo creato, se stretto, se largo,
    invoglia a pensare quanta fatica o
    quanta meno incrosterà l'uscita
    al venuto. Per me è  panca su
    cui non ci si siede,  cassettone
    di rancidi merletti ,  di  lenzuola
    naftalinizzate, mine anti tarma .
    Un'insulsa appendice che guada
    senza fortuna la voglia del cuore
    al mestiere del ventre.

  • 19 febbraio 2013 alle ore 12:19
    Quattro Cento cinquantacinque

    Il canto di un grillo meccanico,
    allarme dimenticato, risuona dai piani
    senza ascensore. Il lugubre rintocco
    smezzato dalle finestre accostate, si
    insinua con il corpo di un gas
    e mi raggiunge. Non sapevo come finirmi,
    se con la bocca slabbrata dal silenzio o con
    le vene disossate dai polsi.
    Allora ho pregato che mi arrivasse
    un aiuto, un giorno come mannaia,
    un orario per cappio.
    E adesso che mi amalgamo in questo
    corteo cereo  e buio, adesso che le promesse
    sono mantecate al disprezzo, trovo un mio
    ricciolo nella minestra: il naufrago arranca,
    poi affonda. Nulla di me va salvato.
    Lo sforzo stipato piuttosto in cantina
    fra un rosso pasticcio di uve e
    budelli ripieni di bisestili mattanze.

  • 19 febbraio 2013 alle ore 11:35
    ALBA

    ALBA

    un frammento di fantasia
    nella stanchezza dell’alba
    muta i colori del paesaggio

    il giorno si apre
    con i fragori del sole
    ogni cosa si veste di luce
    e i ricordi
    sfumano nell’azzurro del cielo

    la notte è lontana
    e gli affanni non pesano
    sul nudo solitario cuore

  • 19 febbraio 2013 alle ore 9:15
    Noi

    Percossi da brividi di magia
    densi di passionalità,
    sosteniamo ogni giorno
    esami d'esordio
    con la delicatezza
    dei nostri abbracci.
    Ci prendiamo per mano
    senza esitare
    per camminare assieme
    in piccole cose,
    affetto e parole
    regalate al tempo
    e godere della loro eco
    forte e leggera
    di ritorno sulla nostra pelle,
    con il caldo
    dell'amore nel cuore
    tra le pieghe oscure
    dei gelidi inverni della vita
     in un fermento di novità
    strapazzate da intense
    emozioni d'orgoglio.
    .
    cesaremoceo

  • 19 febbraio 2013 alle ore 9:06
    Auguri di Buon Compleanno

    Auguri di Buon Compleanno!
    Oggi per te
    è un bel giorno,
    unico e solo direi,
    irripetibile,
    gioioso,
    brioso,
    festante,
    giubilante.
    Approfittane!
    Non ritornerà!
    Te li proferisco
    nel piacevole idioma spagnolo:
    Feliz Cumpleaños!
    Te li pronuncio
    in insipido linguaggio inglese:
    Merry Birthday!
    Te li ripeto
    con l’accento francese:
    Joyeux Anniversaire!
    Te li esprimo
    in rude tedesco:
    Frohe Geburtstag!
    Ma te li ripeto,
    con voce altisonante,
    nella lingua più bella del mondo:
    Auguri di Buon Compleanno !

  • 19 febbraio 2013 alle ore 8:33
    Senza capire

    Non di rado mi hanno umiliato
    mi giova una fede ma senza peccato.
    Con poco di ambìto mi rado distratto da ansie permeato.
    Assopito
    vivevo una vita che non conoscevo
    e senza capire
    intuivo dolore.

  • 18 febbraio 2013 alle ore 22:24
    Pubblicità

    Intasano la cassetta delle lettere
    con le offerte imperdibili gli appelli
    per convincere quelli a votare
    che appaiono in foto a colori
    complemento alle promesse
    di futuri giorni migliori
    se eletti a te e al paese.

    A gara ti vendono tappeti
    con nodi di poco valore
    pieni di vecchie polveri
    dicendoli merci nuove
    ignari che esistono saggi
    capaci ormai di vedere
    finendo così i volantini
    con gli altri nelle pattumiere.

  • 18 febbraio 2013 alle ore 22:09
    Realizzazione

    Ansie brutali,infoiate
    di disinvolta volgarità
    e pregiudizi,
    in un'esplosiva
    fantasticheria
    a definirne le sembianze
    con riflessioni amare,
    nutrite da una persistente,
    deflagrante realtà
    e completarsi con vezzi
    di compiaciuto narcisismo,
    nell'orizzonte surreale
    di turbamenti infami
    somiglianti spesso
    a tsunami;
    e in quei sussulti
    ringraziare l'universo
    per lo scampolo di tempo
    concessoci a viver
    attimi di emozioni
    rubati all'estro dei sogni
    in cui è permesso tutto ciò
    che non è proibito
    e cercare,tra le stelle
    delle notti intrise
    d'implacabili dolcezze,
    il nostro compimento
    .
    cesaremoceo