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Poesie

“Uno sguardo vergine sulla realtà: ecco ciò ch'io chiamo poesia”
Edoardo Sanguineti


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  • 03 dicembre 2012 alle ore 12:48
    Quattro Cento sei

    C'è in te una porta che quando e' chiusa non ha soluzione. Provo a studiarne il meccanismo infilando il naso nella toppa ed aspiro la combinazione. Le mucose come carta copiativa del chiavistello, un cave canem che impaurisce ogni tentativo. Ma io sono testarda, trattengo la scia memorizzata, l'insetto senza ali accasato fra i due palmi, e vado vaneggiando : Così si apre! Così si fa! Ottenuta la chiave, ne  digito le piroette ma nulla, tu stai chiuso, una saracinesca buttata giù quando ho voglia di comprare. Allora ti giro intorno ed aspetto una mandata: sai quel miracoloso incastro che si scarta all'improvviso col rumore di un regalo. 

  • 03 dicembre 2012 alle ore 12:44
    Quattro Cento cinque

    La domenica mette in croce: sul divano si dibatte di due macchie, confrono opaco, datato l'oleoso big bang da cui furono schizzate unte le cervella. Già programmato il loro annullo, effervescente trappola tesa all'appiccicoso imballo. La domenica uccide: e' una lenta impiccagione a cui ancora nessuno scalcia il basamento per imburrare il posto al lunedì. Che poi di lunedì il menù non cambia: dal risveglio al rimboccarmi, ti ho sempre nella gola, spennellato al pari della placca che irrorata punge, che guarita manca. Allora slego la lingua sulla traccia, il rosso segugio a cui sfuggi  con la testa in capriola cerca il bianco, bollente lavabo in cui dissetarsi. 

  • 03 dicembre 2012 alle ore 12:44
    Quattro Cento cinque

    La domenica mette in croce: sul divano si dibatte di due macchie, confrono opaco, datato l'oleoso big bang da cui furono schizzate unte le cervella. Già programmato il loro annullo, effervescente trappola tesa all'appiccicoso imballo. La domenica uccide: e' una lenta impiccagione a cui ancora nessuno scalcia il basamento per imburrare il posto al lunedì. Che poi di lunedì il menù non cambia: dal risveglio al rimboccarmi, ti ho sempre nella gola, spennellato al pari della placca che irrorata punge, che guarita manca. Allora slego la lingua sulla traccia, il rosso segugio a cui sfuggi  con la testa in capriola cerca il bianco, bollente lavabo in cui dissetarsi. 

  • 03 dicembre 2012 alle ore 11:55
    Migrazione

    Gocce di sole
    Graffi di stelle
    Tessono la mia vita!

    La notte mi accarezza
    E nell’armonia delle luci
    Imploro una preghiera.

    In questo paese sepolto
    Pettino familiari progetti
    E nutro i respiri della gente

    Cosciente del peso dei sogni
    E della vicinanza dal dolore
    Per via dell’odore di partenza.

    Gente nascosta nella notte
    E nel fanciullo mattino
    Offre gli amori alla fiumara

    Saluta l’amata terra natia 
    Il calore dei campi di grano
    Per non fermare il tempo.

  • 03 dicembre 2012 alle ore 11:53
    E' Natale

    È Natale!

    Un desiderio di pace
    Avvolge e coinvolge
    L’universo e le case;

    La neve cade a fiocchi
    E profumata l’aria
    Della sera stellata.

    È Natale!

    Dall’alba al mattino
    Un bisogno d’amore
    Penetra i nostri cuori;

    Tra i colori della festa
    Un raggio di speranza
    E una rara indifferenza.

    È Natale.

  • 03 dicembre 2012 alle ore 11:49
    E la chiamano vita

    In una saggezza confusa
    Vive un semplice fanciullo
    Con stupide immaginazioni

    È come se non esistesse
    Eppure vive tutte le stagioni
    Le intere evoluzioni del creato

    Sotto un maestoso albero
    Sprovvisto anche del cielo
    Ti scanso e il vento ti accosta.

    Perché non ti siedi con me?
    Fermati, riposati un pochino
    Dato che non ci siamo mai visti?

    Ti scorgo nel giorno che mai verrà
    È il nostro familiare destino:
    E la chiamano vita!

  • 03 dicembre 2012 alle ore 8:46
    Illusoria libertà

    Quando
    le ultime stelle tramontano
    e nel cielo brilla
    l'alba del nuovo giorno,
    col risveglio senza illusioni
    in una finta libertà,
    i pensieri veleggiano nell'aria,
    posandosi ora qua e là,
    ad arricchire il tappeto
    dei desideri disattesi.
    Essa t'invita
    a conservare la calma,
    con la terra
    che s'infervora sotto i piedi,
    col nuovo sole che a sprazzi
    illumina la via, coperta
    da nuvole passeggere
    trasportate dal vento,
    augurandoti che
    nessuno sguardo indiscreto,
    all'incontro,spaventi le tue estasi
    con lo scherno
    e l'indifferenza di volti sconosciuti.
    Con lo spirito a ritrarre
    lo sdegno rabbioso 
    e il cervello impregnato di domande,
    resti lì,
    fermo senza un motivo apparente,
    fedele alla promessa fatta a te stesso,
    alla tua compagna,alla tua prole
    di un futuro sereno;
    e non saprai mai
    il perchè del sacrificio
    di questa tua mancata libertà.
    .
    cesaremoceo

  • 03 dicembre 2012 alle ore 0:28
    Poesia a colori

    Giallo il brillante 
    parla all'Azzurro creativo,
    diventa un Verde che tutto comprende.
     
    Magenta l'innamorato
    passeggia col tranquillo Blu,
    davanti un tramonto Viola.
     
    Rosso il passionale
    danza elegante col Giallo scuro,
    finendo con un caschè Arancion.
     
    Il Grigio paziente attende,
    che il Bianco inizi
    quello che il Nero deve finire.

  • 02 dicembre 2012 alle ore 13:35
    Retrospettiva e prospettive

    La vita è una recita
    senza prove iniziali.
    Sento l'oblio
    che mi trascina
    in luoghi incantati
    ad ascoltare
    un magico silenzio,
    rivedendo immagini
    del mio vissuto,
    al di la del sapere,
    nel diario segreto
    della mia fanciullezza.
    Seguo controvento
    le onde dei pensieri,
    nel mare della verità,
    essenza del quotidiano vivere,
    come se fossi in quell'acqua
    una qualsiasi goccia,
    nell'armonia sconfitta
    che domina sul presente
    di questa guerra
    di tormenti e di paure smarrite,
    nel sogno di un futuro migliore.
    .
    cesaremoceo

  • 02 dicembre 2012 alle ore 10:04
    Quattro Cento quattro

    Tieni le gambe incrociate? E' questo il tuo scongiuro? Lungo amuleto villoso, ben allenato dal mulinello dei pedali. I tendini inturgiditi forse lo spauracchio per la pagina ritrosa? Oppure scalci con la rozza impazienza di ciò che ancora deve traboccare al mondo? E se e' così quanto ti trattieni in quella posa? Sei curvo o disciplinato? Gomiti sul tavolo e le dita intorno al piatto? Hai esperienza di donne e portate ma questa che ci dividiamo e'femmina senza gonna da sollevare, si assaggia con gli occhi e una volta addentata, di più affama. Dimmi come scrivi, la posizione preferita nell'amplesso di cui sono gelosa. Aggregata di nascosto, tuo vojeur, sto stesa la' al tuo banco aspettando che mi imbocchi di parole. Ma dopo poco raccolgo solo il rantolo asciutto del coito sfacciato da cui nascerà un'altra me felicemente sporca del tuo inchiostro. 

  • 02 dicembre 2012 alle ore 9:58
    Quattro Cento tre

    La normalità il mio ghetto, l'ordine l'aguzzino a cui tento di sottrarre le chiavi. Non conosco patibolo peggiore dell'insana acquiescenza al contegno: stare in fila, salutare, non sollevare la voce se disturba le urla intorno. Orlare, finire, preparare e sorridere, mai sbavare dal cornicione con un piede, mai sfuggire alla meccanica disposizione o sorprendere d'un balzo la sequenza . Ma se tutta la mia carne deraglia al tuo nome, non capisco l'obbediente ginocchiera merlettata di famiglia perfettamente stesa sulle sorde rotule del tavolo, il lucente spettegolare degli specchi, la frenesia delle spugne nella fossa argento della pentola di servizio  . Non capisco la muta stagionale dei cuscini e gli strofinacci sempre prodighi di confessioni a pavimento e bordi, il battesimo delle lenzuola. Io dovrei solo turbinare come una stella impazzita, gridare la mia scia abbagliante, tirare su in aria tutti gli occhi con uno spintone. E dimenticare come si incassa nella forma il ripieno, come si svuotano dall'autunno le grondaie. Invece ho indosso una divisa con il numero già impresso e sono io stessa che, condannata in fila al marchio, ne tengo inzuppato il timbro fra le fiamme.

  • 02 dicembre 2012 alle ore 8:31
    La Lontananza

    Distanze
    avvicinano lontani affetti
    sospiri spezzano
    silenzi perfetti
    parole pacate
    ad alleviare dolori
    pensieri disegnano
    forme e colori
    restano nell'ombra intense sensazioni
    vibrano nel corpo, profonde le emozioni
    e dal letargo si sveglia il cuore
    abbandonato nel suo torpore
    e nella vana speranza di tornare ad amare...
    si clonano sogni da regalare!

  • 01 dicembre 2012 alle ore 22:32
    Domande senza risposta

    Appoggiato al solito tavolo,
    il volto stralunato tra le mani,
    guardo le briciole
    dei giorni andati;
    penso e ripenso
    che nulla cambia;
    così,stranito,
    ammicco tra me e me,
    un sarcastico sorriso.
    Vorrei fermare il tempo,
    tiranno,
    al cui cospetto,
    l'ombra dei pensieri
    veglia sui miei tormenti.
    Come un uccello da gabbia
    finalmente liberata
    dalle opprimenti catene
    della razionalità,
    la mia anima
    vola alto nel cielo,
    dove gli spazi azzurri,
    immensi,d'un tempo,
    sono oramai incanti disattesi,
    volteggio,
    zompando senz'ali,
    in una vita
    che mi lascia
    eterne domande
    ogni volta senza risposte.
    .
    cesaremoceo

  • 01 dicembre 2012 alle ore 21:12
    Come gomma

    Amo gli uomini veri
    “Uomini” di carne e di sangue
    e dal cuore grande ...

    Aborro gli iracondi... gli empi
    e tutto il viscidume
    che sommerge il mondo

    Vorrei vedermi intorno
    volti sereni
    sguardi buoni e mani tese...

    per costruire
    un mondo solidale
    farei sparire le voci false
    che hanno sempre in bocca
    la parola “amore”
    ma sanno solo prendere
    e mai “dare”...

    son come gomma da masticare
    quando il dolce finisce
    li puoi buttare

  • 01 dicembre 2012 alle ore 13:17
    Quattro Cento due

    Il giorno del tuo arrivo avevano tirato su i tendini al lungomare con una carrucola di sette palme schiaffeggiate dal vento. In cielo un circo rosso di nubi sbuffava sulla gabbia ammattita dalla costellazione ingrugnata di novembre. Io tenevo il lembo del mio martirio con una coda d'occhio, azzurra rondine così insolita alla migrazione. Il giorno del tuo arrivo, i postini indossarono la stessa livrea a bande e non mi sembro' che i piccioni intubassero un verso sconosciuto nelle villose trachee tremanti e pure il mare era il mare dei miei ricordi. Ma qualcosa avanzava dietro la scure Dell'orizzonte, un esercito disarmato ti sapeva già dire mentre io imbracciavo il mio amo come un figlio e, affiorando lentamente, perpetuavo inconsciamente a spegnermi. 

  • 01 dicembre 2012 alle ore 13:11
    Quattro cento uno

    Un Minotauro il suo cuore a cui vanno sofferte le pozioni amputate. L'attesa brulica di moncherini, i giorni sono monatti di nidi in cui stanno in coda becchi e fogge ancora tenere di pigoli ormai freddi, pezzi di ricambio orrendamente impiattati per il pigro rapace. Quante dosi ancora dovranno espandersi le dirsi appagata la fame che ci divide e sverna sui nostri corpi? Quante rosse lozioni dovranno inzaccherare il tempo e dirmi impreparata, e dirti in anticipo e dirci buoni, affabili vicini sulla stessa distanza. 

  • 01 dicembre 2012 alle ore 13:11
    Quattro cento uno

    Un Minotauro il suo cuore a cui vanno sofferte le pozioni amputate. L'attesa brulica di moncherini, i giorni sono monatti di nidi in cui stanno in coda becchi e fogge ancora tenere di pigoli ormai freddi, pezzi di ricambio orrendamente impiattati per il pigro rapace. Quante dosi ancora dovranno espandersi le dirsi appagata la fame che ci divide e sverna sui nostri corpi? Quante rosse lozioni dovranno inzaccherare il tempo e dirmi impreparata, e dirti in anticipo e dirci buoni, affabili vicini sulla stessa distanza. 

  • 01 dicembre 2012 alle ore 11:12
    Non è che un perpetuo tramare

    la vita ha in tasca la morte
    -siamo noi
    divino seme:

    non è che un perpetuo
    tramare
    “cospirazioni” del nascere

    miracolo d’amore

  • 01 dicembre 2012 alle ore 8:53
    Il calore del tuo sole

    Come una vela
    sospinta da tenue brezza...

    la mente scivola leggera
    nel mare della memoria

    naviga silenziosa nel tempo

    raccogliendo immagini
    di gioia e di dolore

    E il mio cuore

    pervaso da forti emozioni

    diventa un libro aperto

    anche da sfogliare se vuoi

    Parole da sussurrare al nostro futuro

    evaporano da quelle pagine
    ancora vergini d'inchiostro

    s'insinuano nei pensieri

    lasciando una scia al loro passaggio

    Fugge il tempo
    dissoluto e impietoso

    crudeli dubbi percorrono l'anima

    scavano le viscere

    demoliscono l'esistenza

    Lascio tutte le mie finestre aperte
    per far entrare il tuo sole

    e io divampo al suo calore

    che illumina i nostri sorrisi

    nel ghigno tenebroso
    dell'oscurità del male
    .
    cesaremoceo
     

  • 30 novembre 2012 alle ore 23:04
    Gattile

    Son graffi teneri
    portati dalla notte,
    tracciati
    da cucciolose
    orme feline.

    Canti d'amore
    a tener sveglio
    il vicinato
    sono quei richiami
    per far sciogliere
    la femmina guerriera
    che prima soffia forte
    e poi ci sta.

    E sono fusa
    strusciate alle caviglie
    opportuniste e dolci
    a rincorrere
    gomitoli di lana
    che si srotolano
    e a mordere i lacci
    delle scarpe.

    Son dolci paraculi
    teneri e curiosi
    a cui manca solo la parola
    anche solo per dire
    a volte:
    "Agli umani,
    preferisco i cani".

  • 30 novembre 2012 alle ore 18:53
    Credo nella pace



    Dal fiorire del sole
    Allo sbocciare della luna
    Insieme con il mare
    Ed un groviglio di sogni 
    Scriviamo e recitiamo poesie.

    Ma una sera di agosto
    In un silenzio organizzato
    Il mio pensiero corre lontano
    Via da questo mondo che zoppica
    Verso giorni che ruotano diversi.

    Caro universo uguale e diverso 
    Le stelle mi sembrano lontane
    La gente tanto cambiata
    Incredula si domanda
    Cosa hanno oggi le campane?
    Perché è festa e non suonano?

    Vi prego gente che potete
    In questa culla della vita
    Non tagliatemi le ali
    Voglio continuare a sognare
    Il mare che recita versi nuovi

    Camminare e viaggiare
    Per la strada delle stelle
    E farmi dire dal sole e dalla luna
    Che il mondo ha bisogno di pace
    E noi tutti dobbiamo sapere
    Che tutto questo è possibile.

  • 30 novembre 2012 alle ore 18:49
    Cuore randagio

    Giorni di vento e di sogni
    Scivolano via ad uno ad uno

    Giorni che soffiano a raffica
    I timidi pensieri dell’animo

    Un cuore solitario e vagabondo
    Che cerca e non teme padrone

    Cuore avido di molte tenerezze
    Danza nei giorni in attesa di luce

    Per appagare la famelica voglia
    Di amore che spasima nelle notti.

  • 30 novembre 2012 alle ore 18:47
    Dilemma

    Non sono mai nato
    Non sono mai morto
    Sono fra voi?
    Forse si!
    Forse no!
    Un viso vi dirà:
    È nato!
    Un volto vi dirà:
    È morto.

  • 30 novembre 2012 alle ore 17:50
    Quattro Cento

    Cuticole per tegole, il battiscopa affettuosissimo nella vistosa ferratura alla parete noiosamente immacolata. Solo la pioggia, impertinente, le lascia addosso il suo livido scarabocchio, nessuno che le rimproveri l'aver imparato l'angolo esatto in cui annidarsi con bolle piatte, con larve fredde. Tra i divani vive sfregiata una sola mattonella, miracolo dell'incidente senza testimoni , per benda un piede, scheggiata l'unghia laccata di verdi gorgheggi. Le mie ossa ricordano le lenzuola dopo il cambio, la morbida pira ancora calda di gambe e sogni che aspetta di essere mondata. Ha peccato di tante notti, ombreggiature che sbavano dagli orli come nei troppo cresciuti. Ma la mia carne non ha l'obbedienza delle doghe, la disciplina del telaio: e' piuttosto una cremagliera da cui vorrei passassi spesso a smetterne l'insopportabile cigolio da disuso. 

  • 30 novembre 2012 alle ore 13:43
    Lettera a Gesù Bambino

    Vedo strade brulicanti
    di gente frenetica;
    negozi che pullulano
    di persone assetate
    di acquisti e di regali
    da portare in case
    piene di tutto,
    ma senza Te!
    Cuori aridi
    che pulsano
    nella solitudine
    di deserti affettivi,
    soffrenti
    della Tua assenza.
    A Te,
    che dal cielo osservi tutto,
    in questa notte
    della nostra vita,
    fredda e buia,
    io chiedo,per favore,
    torna a mandare
    i tuoi angeli
    nei nostri cieli
    e riaccendi
    la stella cometa
    per guidare i nostri passi
    verso Te.
    Torna a farci stupire,
    come stupiti
    rimasero i pastori
    quando vennero
    alla Tua capanna.
    Caro Gesù,pensaci Tu.
    .
    cesaremoceo