username o email
password

Ti piace Aphorism?
Segnalaci su Google

Inserisci la tua e-mail per ricevere gli aggiornamenti

Filtri di ricerca
  • La poesia contiene la parola
  • Nome autore

Poesie

“Uno sguardo vergine sulla realtà: ecco ciò ch'io chiamo poesia”
Edoardo Sanguineti


Le poesie dei nostri autori sono tutte raccolte qui.
Se vuoi inserire le tue poesie in una pagina a te riservata, iscriviti ora e scopri come fare!

elementi per pagina
  • 18 gennaio 2013 alle ore 9:47
    Bull-shit

    Sono caduto,
    ruzzolato giù
    inciampando
    su un gradino che mancava
    nella scala dei valori.

    Erano in cinque
    all'uscita della scuola
    armati di parole strafottenti
    ed aliti pesanti
    che facevano i gradassi
    per farsi belli
    del loro niente
    con cinque stupide galline.

    Non eran grossi
    ma è difficile
    parar cazzotti
    da cinque direzioni.

    Ed è così che mi ritrovo
    con un occhio nero
    e i lividi sul corpo
    perché la madre dei codardi
    è sempre incinta
    e non ha rispetto alcuno.

    In cinque tutti sono forti,
    ma presi ad uno ad uno....

  • 18 gennaio 2013 alle ore 3:40
    Blues e pallottole

    Anche questa notte
    cercherò un amore surrogato,
    tanto chi se ne fotte
    quello vero non l'ho mai trovato.
     
    I vicoli sono sempre più oscuri
    le strade viscidi serpenti d'asfalto,
    le macchine sfrecciano come siluri
    ogni tanto qualcuno è spacciato.
     
    Mi ritrovo come un relitto
    torvo al bancone del bar,
    il barista mi trova sospetto,
    ma solo nel rum voglio annegar.
     
    Non potevo certo sperar,
    che una voce calda e suadente
    potesse anche li arrivar
    vicino il piano stava lei, sorridente.
     
    Mi perdevo nel suo canto
    anche il barista sembrava felice,
    mi ricordavano un tempo
    quando non stavo tra certe facce.
     
    Poi un ubriaco la molestò pesante
    una bottiglia, un urlo, uno sparo
    l'ubriaco per terra morente
    ed io di corsa a cercarmi un riparo.
     
    Esco e m'inghiotte la notte
    arriva nel bar la polizia,
    ma chi se ne fotte
    tanto son già volato via.

  • 17 gennaio 2013 alle ore 19:32
    10 gennaio 2013

    Sguardi tremuli
    in corpi macellati, sventrati
    e pendenti.
    Voci nella notte
    dai corridoi vitali
    e il tintinnio di carrelli
    a rassicurare il sonno.
    Attesa di un nome
    che riporti alla vita
    nella vaghezza di una coscienza
    che pur sa di un divenire
    annodato lieve
    ad un battito d'ali.

  • 17 gennaio 2013 alle ore 17:15
    Tranne te

    Non esiste nessuno
    che sia me
    il contrario di me
    perfetta per me
    non esiste nessuno
    tranne te.

    Non esiste nessuno
    che conosce il peso
    dei momenti neri
    Non esiste nessuno
    tranne te.

    Non esiste nessuno
    che sia me

    Tranne te

  • 17 gennaio 2013 alle ore 16:02
    pomeriggio in città

    fiotti di luce dorata
    perforano il cielo 
    di oro e grigio
    si è vestita
    la meraviglia è solo di chi guarda

  • 17 gennaio 2013 alle ore 8:35
    Andando in cattedrale

    Il cielo cupo
    di nuvole nere
    che ondeggiano
    trasportate dal vento
    a scontrarsi tra fulmini
    e tuoni roboanti
    in lontananza a
    partorire una pioggia
    d'acqua e d'emozioni.
    Suggestioni e realtà
    nate dalla speranza
    che alberga nel cuore.
    Piroettare
    in questa riflessione
    appassionata
    miscelata al desiderio 
    d' immergersi
    nella tenerezza di una favola
    e volare sempre più alto
    fino a evocare
    forti sensazioni
    nella speranza
    d'incontrare Dio
    e rinnovare con Lui
    il patto d'amore.
    .
    cesaremoceo

  • 16 gennaio 2013 alle ore 19:28
    A Te

    Prendi la nullità di donna
    Dio gestiscila
    non so che farne .

    Arduo
    tutto appare
    vacuo il mondo si rivela.

    A  Te
    che forse poco amo
    questa fragile esistenza
    nelle mani  umilmente  pongo.

    Riuscirai Tu
    in altro modo
    a percepirla
    da questi  occhi stanchi
    senza filo di speranza.

  • 16 gennaio 2013 alle ore 18:18
    La stanza dei quadri

    Scende l’alito fatato delle nuvole di ieri,
    oramai inutile alla mia curiosità
    sepolta di ardite certezze
    e scoperte insaporite di bellezza,
    che tenta l’assalto ultimo alle trincee
    maturate su questa pelle novella.

    Ed i suoni della meravigliosa luna
    claudicante, affannata e dispersa
    soffici si smarriscono negli echi
    distanti la lunghezza dei nostri sguardi
    dove evanescenti le nostre frasi
    non più donate all’intento
    ma semplici restano incorniciate
    nella stanza dei quadri remoti
    dove deporre le armi d’orgoglio
    e lasciar crescere una magnolia stellata.

    Raffaele di Ianni

  • 16 gennaio 2013 alle ore 17:59
    Cantico dell'amore

    Battere le mani

    contro il muro

    non è gioire nella notte..

    Incontrare

    i tuoi occhi nell'immenso

    è

    come scoprire l'eterno

    mentre mangio

    la tua bocca di baci.

    Scopro

    di non morire

    nell'inganno...

    Con te.
     

  • 16 gennaio 2013 alle ore 17:22
    GUERRIERO

    Quando il guerriero ritornò
    trovò soltanto tracce sull’acciaio;
    li ripose nell’urna dei ricordi
    con cui ogni sera si tagliò le vene.
    La zia vecchia, unica rimasta,
    attendeva ancora la chiave dal marito;
    a menadito contava le scopate,
    quelle perdute in centosei stagioni
    mentre il suo teschio inveiva al sole…
    Il guerriero sciolse il suo cavallo
    indifferente al tutto.
    Vestito a lutto, piano si convinse,
    che la moglie trovò la soluzione
    per non cadere nel vuoto e dare il suo
    alle sue poche stagioni ancora in fiore.
    S’immerse il guerriero nudo
    nell’acqua putrida dell’infelicità,
    coperta di fiocchi d’immensa solitudine
    e compassione di lui ebbe la morte.
    Vagò per ere senza mai cambiarsi,
    tra scorciatoie che non portano a nulla:
    sulla neve e la rovente sabbia,
    donando giorni ancor più dolorosi
    a un’innocente bionda di taverna.
    La lanterna del filosofo sovvenne
    una sera, sul ciglio del burrone,
    ove un coglione si buttò di sotto
    con mezzo cappotto e la divisa intera.
    Il guerriero cercò un po’ di forze
    ai confini dei mari e delle terre
    iniziando il conflitto, quello vero,
    quello che fa la storia d’ogni uomo.
    Puoi perdere ma morire in pace
    o vincere te stesso e con ragione
    vedere crescere a ritroso tutto:
    la solitudine coi suoi fiocchi amari,
    il falso colore dell’infelicità
    e il dolce dell’avaro traditore…
    Al chiaro di luglio un cavallo noncurante
    guarda i delfini liberi nel cielo
    e le rondini librarsi nei fondali.

  • 16 gennaio 2013 alle ore 14:00
    Itinerari alternativi

    Penetrare fino
    a vertiginose viscere
    echeggianti di ricordi,
    nenie malinconiche
    già cantate,
    condividere gioie e ansie
    nate da
    intrinseche necessità
    in attimi di attesa
    pieni di tensione
    infusa in giorni
    di scosse dell'anima,
    orgogli ed emozioni 
    nei rintocchi delicati
    di un presente
    che pesca nel passato
    e rifugge ogni sussulto.
    .
    cesaremoceo.

  • 16 gennaio 2013 alle ore 12:32
    Amore che non muore

    Del pesco la brocca si vestia del roseo fiore
    con un roseo sorriso disse son il tuo amore

    biondeggiava sotto il sol il campo di grano
    i biondi capelli sciolse disse sai che t’amo

    già le gialle foglie toglea dai rami il vento
    giallo il caro viso e le parole amor amore sento

    di bianco tutto poi coprì il gelo col suo rigore
    pur nel rigor della morte mi sussurrasti amore

  • 16 gennaio 2013 alle ore 4:01
    Sorridendo all'alterigia

    Tanto semplici e serene
    sorgon parve le tue luci
    tra volute
    che son catene.
    Mi dimeno,
    mi sciolgo
    e in un baleno
    mi coivolgo
    in quel candido silenzio,
    seppur nel buio,
    di ragion che
    ricompone,
    anche se nell'effluvio
    di tanta offerta,
    la sua maestà.

    Che poi da offrir
    non c'era proprio nulla
    se non soffrir
    la silenziosa culla
    che nella notte
    e nelle scie di resina
    tramuta in botte
    le dolci carezze.

    Allora avanti!
    Che scruterò il tuo sguardo
    timoroso ed infingardo...
    Avanti
    gentil donzella
    che tra i tanti
    decise che
    l'insicurezza è mia padrona.
    Però il mio ciglio
    non perdona.
    Il margine fatal
    del mio sapore
    non propone respir
    che non mi soffi dentro.

    Ma mi rifiuto.
    E solo un poco tremo.
    Cadendo.
    Sorridendo all'alterigia,
    sia alla tua,
    sia alla mia.

  • 16 gennaio 2013 alle ore 0:55
    Via da qui...

    Nella vita
    sopraggiunge
    sempre
    un giorno fatto
    di vittorie
    ma perso già
    nell'attimo stesso,
    speranze
    amore
    di giorni di colore
    azzurro
    per cui proseguire
    credere
    nel cammino
    del futuro.
    Ma ci sono
    quei giorni
    senza colore
    che ti parte l'amarezza
    l'odio
    il magone
    di dire
    maledirsi anche
    di essere nati,
    aspettando
    con convinzione
    che quelle stelle lassù
    brilleranno
    prima o poi
    anche per te.
    Aspettare
    il ritorno alla pace
    l'inno
    alla libertà.
    Aspettare 
    la tua mano
    così forte
    che mi tiri
    via da qui...

  • 15 gennaio 2013 alle ore 22:38
    L'ultimo bacio

    Che sapore ha 
    l'ultimo bacio...
    non lo sai 
    che è l'ultimo,
    diventa più intenso
    dopo...quando ti accorgi
    che è l'ultimo
    gli altri non lo seguiranno,
    è  triste ricordarlo
    che stranezza
    un bacio dovrebbe
    donare gioia
    e invece il tuo
    è l'ultima amarezza
    che spinge a fondo,
    e forse è per questo
    che ricordo il suo sapore.

  • 15 gennaio 2013 alle ore 22:06
    Le idee

    Accartoccia le tue idee
    Se chi ascolta non comprende
    soffia  forte le parole
    come semi sparsi al vento

    Se chi ascolta non le coglie
    restan chiuse imprigionate
    senza voce nella mente
    in clausura inascoltate

    stringi i cardini ai  pensieri
    e ritorna un pò com'eri
    quando ad un battito di mani
    sollevavi  le montagne

    e vedrai riapparire
    un bel cielo trasparente
    senza nuvole ad offuscare
    tutto quello che hai da dire.

  • Soffusa morbida luce
    nel salotto parigino
    ombelico del bel mondo.

    Eleganza raffinata di Signori,
    delle dame rosea carne
    se ne sboccia biancheggiante
    dai bustini stretti stretti
    di tolette spumeggianti
    di merletti e di ricami
    su squisite fini sete.

    Son le corse dei cavalli
    di taluno la passione,
    c'è per altro chi discetta
    di romanzi e nuovi quadri
    e non mancan chiacchiericci,
    sguardi complici e sorrisi,
    sventolare di ventagli
    e galanti baciamani.

    Dappertutto risplendente
    evocato spicca il lusso
    e piacer verde-rosato
    dà un gran cesto d'azalee
    risaltante alla ribalta
    della scena fascinosa.

    Variegati nei colori,
    incantesimo per gli occhi,
    emananti grati odori,
    spiran gioia intorno i fiori

  • 15 gennaio 2013 alle ore 19:15
    la città

    La città parla
    con mille voci diverse
    non tace mai
    non si ascolta mai
    e vomita parole 
    e rigurgita suoni
    ti incanta e poi ti tradisce

  • 15 gennaio 2013 alle ore 18:52
    giorno

    di fiori ho riempito una stanza
    poi l'ho inondata di luce
    mi sono sdraiata
    fredde piastrelle color cielo
    e ho guardato il giorno scemare
    il buio farsi più scuro.
    Pensavo.
    e di nuovo era giorno
    la luce
    il profumo dei fiori
    Io dormivo

  • 15 gennaio 2013 alle ore 18:43
    Mareggiata

    Come il mare,
    mio amante sfinito,
    mi restituisci tenerezza con le tue carezze
    come piccole onde dopo il tumulto di una mareggiata.
    Sei manto di sale infinito e mi copri.
    E io sono riva e conchiglia per le tue mani.

  • 15 gennaio 2013 alle ore 18:37
    Un vestito su misura

    Prendimi per mano, scortami nel grigiore della nebbia che mi avvolge. Il vuoto intorno impoverisce la mia anima, stammi vicino, addosso come un vestito fatto su misura, che mi avvolga e mi coccoli. Percorriamo lentamente la via, a piccoli passi, in quel percorso troveremo quella luce che da tempo cercavamo.

  • 15 gennaio 2013 alle ore 17:18
    Scivola via...

    Scivola via
    la pioggia che cade
    così velocemente
    così rapida.
    Scivola via
    sui vetri di 
    porte
    finestre 
    aperte.
    E' il pianto 
    a dirotto
    universale
    dell'innocente
    che vorrebbe
    parlare.
    Di chi vorrebbe
    lasciare quell'angolo
    di ipocrisia,
    smascherare
    il proprio viso,
    togliersi il guanto
    del perbenismo.
    E che la pioggia
    così fitta
    ed autorevole
    spazzi via
    la falsità
    e che riesca a lavare
    l'anima
    di chi poi
    non l'ha mai avuta.
    Scivola via...

  • 15 gennaio 2013 alle ore 15:38
    Quattro Cento Trentuno

    L'ultima volta che ti amo sarà come la prima: verra 'con le fuliggini nebbiose di ottobre e la svaporata malizia di Agosto, sarà fiele e zucchero, febbre e sfebbrata, lievitazione e bassa marea, rigurgito e secca. Sarà elezione e condanna, occultamento ed abbocco, risaia e tubero, sbeccata e tornitura. L'ultima volta che ti amo indosserai lenzuola di seppie , rabboccherai con l'inchiostro le lampare intorno al letto e tra le reti cercherai il mio odore arenato. Colonia e zolfo eruttati dalla buca da cui chiamandoti oer la prima volta, per l'ultima ti abbandonavo. 

  • 15 gennaio 2013 alle ore 15:30
    Anima antica canta

    Il sonno no, non viene
    e di scriver poesie nuove
    cuor non ho
    Anima antica canta
    e notti morbide
    su pentagrammi scrive e suona,
    colori lenti disegna
    sui manti delle valli
    che del cuore fan le curve
    e sui dorsi antichi
    amori canta.
    Amori nuovi che il ciel disegna
    e di lampi fulminanti
    il giovin giorno ancor colora.
    Il giorno, sì
    nel suo bagliore il Nuovo vanta
    che di sempre nutre amor
    e di color di vita incanta.

  • 15 gennaio 2013 alle ore 14:27
    Per stringere il cielo

    Ho frusciato di te
    pelle e pensieri
    spalmato miele sui flutti
    rincorrendoli
    e sparpagliato idee
    disseminandole
    per plasmarle di  buono
    preteso

    Ho immaginato il nulla
    vivendo l’istante
    e rifiutando  qualunque progetto
    anche fosse di un’ora

    angoscia e gioia
    da mordere
    pulviscolo di seta
    da lacerare impietosa
    e frange lucide
    da stendere nel vento come panni
    di bianco nuovo

    Ora
    mi guardo solo da fuori
    mille domande di sempre
    e come sempre
    la risposta è il non so

    stendo
    di nuovo e sempre i miei panni
    con le movenze distratte
    di incostistenza voluta
    duttili e ferme
    su posizioni lacustri
    e quella pelle umettata
    da noi

    E’ verosimile il dubbio
    di una mutevole farsa
    precaria
    che lascerà terra nera
    domani

    ma sarà vita strappata
    comunque
    da queste mie stesse mani
    trepidamente cercata
    e voluta
    affondando di foga le unghie
    per poter stringere il cielo
    di là