username o email
password

Ti piace Aphorism?
Segnalaci su Google

Inserisci la tua e-mail per ricevere gli aggiornamenti

Filtri di ricerca
  • La poesia contiene la parola
  • Nome autore

Poesie

“Uno sguardo vergine sulla realtà: ecco ciò ch'io chiamo poesia”
Edoardo Sanguineti


Le poesie dei nostri autori sono tutte raccolte qui.
Se vuoi inserire le tue poesie in una pagina a te riservata, iscriviti ora e scopri come fare!

elementi per pagina
  • 29 novembre 2012 alle ore 17:22
    Bella la natura

    L’azzurro del mare
    Muore tra gli scogli
    E vive oltre la riva

    Sull’erba color pascolo
    Vestendo pianure e monti
    Per sbiadirsi all’orizzonte

    Laddove le cime innevate
    Si nascondono solo a metà
    E sfumano oltre la sera.

    Fenomenale l’universo
    Ricco di prati e pascoli
    Selve, boschi, fauna e flora 

    Da pianure, valli e monti
    Ricoperti di grano maturo 
    Vigneti, uliveti e campagne

    Intanto l’anima urla gioiosa
    Verso l’armonia del Creato
    Enigma perenne per l’uomo.

  • 29 novembre 2012 alle ore 17:19
    Attimi di esistenza

    Al calare del giorno
    Si accende il silenzio

    E le riflessioni nel buio
    Dialogano con la luna

    Sono le memorie del cuore
    Che fioriscono nella notte

    Nel giardino delle stelle
    Che si nutre d’infinito.

    Il petto con il cielo in pugno
    E gli sguardi sull’universo

    Beve sorsi di vita inconsueta
    E briciole di bagliori sublimi

    Per fuggire dagli attimi
    Nell’illusione del tempo.

  • 29 novembre 2012 alle ore 16:51
    Attese senza tempo

    Nuvole rosse e bianche
    Su paese fresco di luna

    La sera vermiglia incendia
    E illumina le ultime ombre

    La notte corre lentamente
    Verso il nascere del giorno

    Nel cielo abitano moderni colori
    Allietando visi cari al mio cuore

    E irradiano amore alle persone
    Già ricche di tanto calore umano.

    Giù a valle la fiumara mormora
    E avverte all’alto dell’Io per chi

    Decreta sulle attese senza tempo
    E sopra i rumori della mia gente

  • 29 novembre 2012 alle ore 16:30
    Tre Cento novantotto

    La processione e' corteo di scimmie prognate e in velo che confinano con il refluo delle candele ormai stremate: cera fusa e ancora calda per un istante, museo di gocce pietrificate, Pompei liquefatta ed indurita, bianca plastilina nelle mani degli dei. Se tu vedessi di queste vie il mallo scoperto dallo scudo bronzeo del gheriglio, vorresti fughe già arredate e forse del mio sorriso rinnegheresti il verso. Ma se amarsi e' litania , il voto a cui ci crocifiggiamo , allora fammi spazio fra i tuoi martiri e mettimi al collo un battaglio o una sillaba con cui trovarmi quando si solleveranno i flutti e dall'azzurra eccitazione di quella lava fredda non distinguerai più il mio nome. 

  • 29 novembre 2012 alle ore 16:00
    Tre Cento novantasette

    La mia poesia ha la disperata generosità della garza già consunta, accorre rossa, mimetizzata di altri sfoghi , sulla ferita che ho per lucernario e rattoppa, sforzata, suggendo con una boccata sterile e vogliosa . Inzuppata del mio male fino all'ultima fibra, rilascia poi all'improvviso il succo di cui si imbeve: travaso più che emostatico, nero muscolo disteso dopo il crampo. Per questo non guarisco e gli stipiti delle mie ossa sono sempre marchiati a fuoco dalla giubba di un soldato preso al petto. E' da quel foro che il nemico spia del cuore l'antico verso, l'animale che va al macello e crede con un grido di spezzare la catena. 

  • 29 novembre 2012 alle ore 13:18
    Volto

    A me soltanto
    mostrasti il volto
    in pianto
    mesto e arrossato

    fu un attimo fugace
    un ricordo triste
    colorito riprende
    la tua effige

    ora sorridi
    gioia irradi
    come sol rai

    anche in me la tua allegria
    allontana via
    la mia malinconia.

  • 29 novembre 2012 alle ore 12:55
    Vorrei tempo

    Vorrei tempo
    per non affrettarmi
    a correre ancora di più.
    Vorrei tempo
    non solamente
    per trascorrerlo,
    ma per respirarlo,
    per viverlo e stupirmi.
    Vorrei tempo
    per toccare
    le stelle nel cielo
    per svincolarmi
    dagli affanni
    del mio vivere.
    Vorrei tempo
    per sperare e amare,
    per perdonare.
    Vorrei tempo
    per me stesso,
    per il mio fare,
    il mio pensare,
    per la mia vita.
    .
    cesaremoceo

  • 29 novembre 2012 alle ore 12:14
    Tre Cento novantasei

    Ogni giorno, più volte al giorno per te sistemerò qua le mie parole in fasci da cinque , sette, nove linee, forse più. In vasi mai vuoti, sempre asciutte e senza sete, sporgeranno al livello giusto. Saranno rosse e blu, verdi e vermiglie, gialle o écru. Ne metterò sempre di fresche , non userò gaglioffi , plastiche di sostegno: niente e' più tenero e profumato di un parola piantata bene, a favor di occhi. E l'occhio e' un sole, la fotosintesi la tua lettura. Nella terra stanno le mie ossa già a fermentare , concime prematuro di un parto lesto, di tutto ciò che coglierai. 

  • 29 novembre 2012 alle ore 12:08
    Tre Cento novantacinque

    A volte ho paura che tu venga via dalla mia mano come la scheggia che l'ago, longilineo rabdomante dal tartufo ben addestrato, stana scartando fra le pieghe della pelle, provando e riprovando. Io sento allagarmi dal tuo sguardo e spero di annegare così. Ma la tua assenza e' un'impagabile indovina : lei sola sa di quante morti morirò e, gesticolando, mi indica la prima. 

  • 29 novembre 2012 alle ore 12:05
    Tre Cento novantaquattro

    Il letto e' una pancia che tutto ci perdona e quando inforca le tue spalle vede oltre le tende e fino al mare che torna sulla stessa sillaba di sabbia, blu e balbuziente. Non ci servono coperte, ma la luce feriale e' puntuale come la cameriera di turno ai piani , ha una sveglia per crestina e ci lucida gli sterni madidi di attesa: vado io, no rispondi tu. Nessuno bussa,  puntiamo le mani sulla porta, palmi e padiglioni , come ruote di pavoni, ci raccontiamo il verso che farà l'ultima onda, capogiro del treno in rotta sul binario. Non parte mai la riva, non ha biglietto, alla stazione e' insolita e controcorrente: piange all'arrivo e all'addio e' asciutta .

  • 29 novembre 2012 alle ore 12:00
    Tre Cento novantatré

    Vorrei ricordarti il fosso nel cui stomaco avevi messo un sogno , villoso segnalibro sulla pagina di una tua via, dente mai cariato nella bocca di quel trotto . Vorrei ricordarti proprio quello, l'allora dell'allora, l'istante di quell'istante in cui le lancette imbracarono il tuo tempo ubriacando Dio. Ma so di ricordarti solo un grido, buttato giù per terra con lo strattone sudato di un litigio fra bambini. 

  • 29 novembre 2012 alle ore 11:55
    Tre Cento novantadu

    SOno certa che in cielo sappiano più di noi che del grigio raglio che avanza, che spaino le nubi per adocchiare il senso  che ci inchioda sulla stessa direzione, pidocchio esiliato dalla lozione del giorno di festa. Come spettegolano i cirri! Ed il vento, che compito affabulatore! Di te travasano tutte le bellezze, recitate come grani di un rosario. Io, invece, sono una spalla di luna e solo quando mi guardi, esco dall'utero del mio buio, porgendo il cuore ancora crudo. Gli occhi divampano ed improvvisamente ti somiglio. 

  • 29 novembre 2012 alle ore 11:55
    Tre Cento novantadu

    SOno certa che in cielo sappiano più di noi che del grigio raglio che avanza, che spaino le nubi per adocchiare il senso  che ci inchioda sulla stessa direzione, pidocchio esiliato dalla lozione del giorno di festa. Come spettegolano i cirri! Ed il vento, che compito affabulatore! Di te travasano tutte le bellezze, recitate come grani di un rosario. Io, invece, sono una spalla di luna e solo quando mi guardi, esco dall'utero del mio buio, porgendo il cuore ancora crudo. Gli occhi divampano ed improvvisamente ti somiglio. 

  • 29 novembre 2012 alle ore 7:46
    Coesione

    Assieme andiamo,
    mano nella mano,
    facendoci da garanti
    l'uno a fianco all'altro,
    professando le idee
    su questo dissesto
    oltre il quale
    son vane le divergenze.
    Uniti dialoghiamo,
    attenti prima del varco
    e certi dell'abbrivio
    che i volti sbiaditi
    dei nostri avi,
    nei ricorrenti sogni
    di fugaci carezze,
    rievocano,
    in cui le speranze
    giacciono adesso
    sepolte sotto frane
    di mura crollate.
    Così affondo,
    lacero e rabbioso,
    in quella manovra,
    le unghie
    che nelle difficoltà della vita
    m'affilai.
    .
    cesaremoceo

  • 28 novembre 2012 alle ore 22:35
    Nuvole minacciose

    Pomeriggi a scrutare
    il cielo grigio
    da quella porta
    dai vetri opachi
    che limitano la vista
    e scatenano i pensieri,
    mi sembro prigioniero
    dietro sbarre d'argento.
    Il silenzio che parla
    con una voce forte,
    come il tuono
    che sentiamo in lontananza.
    Seduta accanto a me,
    delicata come una rosa
    appena sbocciata,
    rimango catturato
    dal tuo odore inebriante
    e... arde sublime
    il sentimento.
    .
    cesaremoceo

  • 28 novembre 2012 alle ore 21:34
    L'orologio della vita

    Si scaricau a batteria no ralogghiu a cangiai, ma u stissu nun funzionau.
    I lancetti accuminzaru
    a girari o cuntrariu. Ma c'agghia fari pi firmarli? Cangiu a batteria arrieri, e u tiempu a riturnau a scurriri , pari ca voli curriri, pi farimi divintari veccia ma spieru senza suffriri.
    Ci rimettu a batteria ca o facia iri o cuntrariu e addivientu na picciuttedda cuntenta e senza pinzieri.
    'Nsuonnu riciti? ma ci voli accussì picca pi siri filici!

  • 28 novembre 2012 alle ore 20:12
    Niente farfalle

    Niente farfalle adesso
    che la neve s'approssima
    da cui non hanno difesa
    e pure le cicale in silenzio
    ghiacciato il canto nell'aria
    di ora in ora più gelida.

    E' dicembre giù all'uscio
    per ultimare l'annata
    farfalle verranno alla nuova.

  • 28 novembre 2012 alle ore 19:58
    Anima e corpo

    La sera abbraccia le stelle
    I cani abbaiano nella notte
    Verso una luna vermiglia

    E mentre il buio galoppa
    Il giorno erge nell’inerzia
    Di una preghiera rabbiosa

    Dell’incerto presente
    Procede verso l’usato
    Una voce con sogni solari.

    È un’anima o un corpo?
    Ha due occhi perlacei
    E tanta luce sulla pelle 

    Il giorno smorza il tempo
    Ha sbrogliato la fantasia
    Di un corpo che ora spera

    Nella danza di giorni di luce
    L’assiduo risveglio con le stelle
    Insieme al sorriso della luna.

  • 28 novembre 2012 alle ore 19:55
    A Giovanni Paolo II°

    Scivola veloce l'acqua
    Fra sassi e malinconia

    Scorre lento il fiume
    Visibile ed invisibile
    Fra bosco e terre da arare.

    L'eternità del cielo
    Con le sue tante stelle
    Si scioglie nel mare…

    E' la realtà del momento
    Che corteggia e confonde
    Il vivere quotidiano.

    Ho paura Dio mio
    Chiudo gli occhi
    Per respirare la Sua anima
    E sognare come un bambino
    Dalle ali di farfalla
    Mentre sbocciano i fiori
    Nel cielo della notte…

  • 28 novembre 2012 alle ore 19:52
    Alla Vergine Marria

    Il sole ti riscalda
    La luna ti veste
    Le stelle ti colorano
    L'amore ti cerca

    Alba rossa perenne
    Adagiata nel tempo
    Dai colori dell'alba
    Ai vermigli tramonti

    I cuori ti cercano
    L'amore ti accoglie
    Il desiderio di averti
    E' vivo dentro di noi

    Diversa e uguale
    Sei unica e immortale
    Io ti chiamerei:
    " Madonna Dei Soli "

  • 28 novembre 2012 alle ore 19:50
    Mi sono perduto

    In una sera d’ estate
    Nel silenzio dei suoni
    Tra i palpiti delle stelle
    Il chiarore della luna
    Rubati dalle nuvole
    Mi sono perduto nel passato.

    Al focolare della vecchia casa
    Con una bottiglia di vino rosso
    Mi sono ubriacato di solitudine
    E del solo fruscio del vento
    Mi parlava di storie lontane
    Che riaffioravano nella mente.

    Rammento quel rude sentiero
    Tracciato dai miei passi incerti
    Sino al ruscello sotto la collina
    Dove nascevano e morivano
    Sogni e speranze di gioventù
    Mentre la fiamma danzava

    E bruciava l’alone di silenzio
    Che nutriva un amore sofferto
    Oh mio adorato  silenzio !
    Perché non nutri la mia vita?
    Perché mi hai segnato la notte?
    Perché non mi segni la mia luna?

  • 28 novembre 2012 alle ore 16:29
    Dal Dentista

    Tanta la gentilezza che m’avvolse
    che assai confuso mi rimasi alquanto
    e non capii perché così m’accolse
    chi non degnava altri più di tanto.

    Allorquando mi fui, poi, all’altro accanto
    che già saldato avea da tempo il conto,
    la mente mi s’aprì presto, qual lampo,
    udendo: esser pur io seme del campo.

    Questo non è l’ambiente che tu pensi
    ma, di contro, è una fabbrica di soldi
    che pure fuor di tempo trovi i saldi
    e patteggiare puoi pure i compensi.

    Il suo mestiere bene egli conosce
    ma meglio ancor lo fa se lo compensi
    che senza soldi, sai, perde li sensi
    ma al solo puzzo *  più nulla capisce.

    Non esser, quindi, pigro di tua mente,
    nell’elargire mostrati eccedente
    che assai maggiore avrà di dente cura
    ed ancora più s'ente di fattura. 

    * sentore

  • 28 novembre 2012 alle ore 16:27
    Crepuscolo

    Piccole ombre sopraggiungono astratte,
    costellando il ventre molle della terra.
    Struggendosi di malinconia
    formano castelli e sospiri.
    Costringono il mondo alla resa della notte.

  • 28 novembre 2012 alle ore 16:26
    La guerra

    Suonano trombe lontane
    rulli di cupi tamburi.
    Un grido,
    un eco ardente speziato di sangue e metallo.
    Fatui fuochi tra le irte montagne.
    Un inno di lotta,
    si sparge lontano,
    un inno di sangue,
    riflesso negli occhi,
    accende d’ira le mani fatali.
    Una cocente passione
    si specchia nel blu del limpido lido
    e scuote le membra penose per l’aria malsana
    di giallo indurita.
    E ride isterica,
    e ride di noi
    e invita le trombe lontane
    e i cupi tamburi
    alla battaglia.

  • 28 novembre 2012 alle ore 16:25
    Il mio Amore

    Vivo di un amore solo e perso,
    di questo vento freddo.
    Il mio amore
    vaga trasparente per le strade,
    vive dolcemente nelle sere
    che non sarei mai capace di affrontare.
    Cammina con il suo cappotto nero,
    un passo dopo l’altro,
    oltrepassando la gente
    che urla la sua gioia con terrore.
    Il mio amore
    guarda le vetrine
    illuminate a festa
    e lacrima di stupore.