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Poesie

“Uno sguardo vergine sulla realtà: ecco ciò ch'io chiamo poesia”
Edoardo Sanguineti


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  • 27 novembre 2012 alle ore 13:12
    Quannu t'incuntravu

    Quannu t'incuntravu parravi cu alligria,
    e iju, mutu, filici, ascutava vicinu a tia.
    Ti pinzu e la vita mi pari tutta un ciuri;
    ora, luntanu, sintu la musica e l’amuri.

    Taliju Mungibiddu e lu mari sirenu,
    ma lu cori l’haju vicinu a lu to senu.

    Quannu mi salutasti, mi disti la manu
    e lu to ciauru mi lu purtavu apprissu;
    ora ca nun ci sì mi resta sulu chissu
    e ddi jurnati ca nun passavu ’nvanu.

    Lu distinu nni lu munnu ioca l’omu,
    ca, dispratu, senza pirchì né comu,
    doppu ca di li beddi cosi s’innamura
    tanti voti resta affrittu e a la marmura.

    Dal mio libro " LACRIME E SORRISI "
    Pellegrini Editore - Cosenza 2014

  • 27 novembre 2012 alle ore 13:03
    Tre Cento ottantotto

    Hai visto con quanti fiotti lapido la pagina: una stappata improvvisa e' alzabandiera ai mosti, fermentati non so in quale stomaco. Arrampicati al bordo, scivolano frizzando. A volte penso che del mio sangue si taccia la composizione, che se interrogassi ad una ad una tutte le vene, darebbero il tuo nome in gruppo ed ogni piastrina internerebbe la spia del taglio disposto a venderti al curioso. Allora mi lacero le tempie con lo scudiscio di cento parole mentre più sotto e dentro ribolle un pasto che accelera la morte se tu mi ignori. 

  • 27 novembre 2012 alle ore 11:35
    Sette

    Sette
    sono i veli della notte,
    sette
    le sue crune
    che svelano
    e che pungono in amplessi,
    sette
    le sue lune.

    Sette
    le tue ombre su di me,
    sette
    le tue danze
    che muovi ballerina sul mio ventre,
    sette
    le distanze.

    Sette
    le mie lingue
    che violano i tuoi seni,
    sette
    le mie prese
    che cingono il tuo ventre e dentro ad esso
    sette
    son le rese.

  • 27 novembre 2012 alle ore 9:07
    Tre Cento ottantasette

    Conservo un po' di peccato sotto uno specchio, come la polvere sotto il tappeto a cui fa tana l'occhio dell'ospite. Ma io l'ho urlato, certo che l'ho urlato! Ho indicato modi e tempo, fatto il nome e consegnato l'impronta . Eppure niente, nessuno che mi incolpi, che mi espii. Tutti sembrano seduti di spalle al mio palchetto dove insceno l'inizio del misfatto. Ogni tanto sento qualcosa, come un applauso , così sorrido, penso:" Ecco che sanno, vengono a prendermi". Ma e' solo la casuale, indifferente testata di due mani sconosciute, figlie di polsi levatisi per sbaglio insieme. 

  • 27 novembre 2012 alle ore 9:03
    Tre Cento ottantasei

    Le onde rosse virano in blu, sprizzano dalle gole strette dei fornelli mentre mi racconti la foggia della diga di turno fra il mio ed il tuo cuore. Non ho una vela per andare incontro alla morte , solo un dito, albero maestro, che eccitato offre al fuoco la sua faccia e marchiato si ritrae. Come e' strano il tuo mondo di mogli che sono madri dei mariti, di cani che sono figli, di tende che sono case . Io ho le spalle troppo tese ed il ventre inesperto per dirti come sarà il raccolto, ma se vangherò anche solo una zolla ,voglio abbia il tuo seme per battito, ed ogni acino , polpa, gheriglio, guscio, filare, foglia e petalo come tuo specchio. 

  • 27 novembre 2012 alle ore 7:50
    Aspettando l'acqua benedetta

    Prigioniero di me stesso
    a distrarre le urla assordanti
    del silenzio,
    col gorgoglìo del sangue,
    la nenia accorata
    del cuore pulsante
    e ansimanti sospiri dell'anima,
    scivolo sul ghiaccio
    di azioni incomprensibili,
    partorite dall'angoscia
    di un'orgasmo
    insubordinato e sovraeccitato.
    Sguardi curiosi
    accorron veloci
    a godere l'inferno
    che arde tutt'intorno,
    con le sue lunghe lingue
    di fuoco che tutto inghiotte;
    sguardi ghiacciati,
    quasi incantati,
    ma certamente spaventati
    dal rosso bilancio
    che la vita ha imposto.
    Sguardi pieni di lacrime
    a rinfreddire l'inferno
    che da questa terra
    è montato
    ed aspettare un getto
    d'acqua benedetta.
    .
    cesaremoceo

  • 27 novembre 2012 alle ore 7:43
    E mi sveglio!

    E' l'alba
    irrrompe testardo
    il desiderio di te!

  • 27 novembre 2012 alle ore 1:59
    Camminando

    Cammino, con la mente che danza,
    per le strade di Trieste
    la città di confine, di nessuno.
    Danzo, con la mente in viaggio,
    dentro  le strade di Londra,
    la città di tutti…
    Tutti mi guardano, tutti mi ignorano
    tutti vogliono qualcosa da me,
    invocando un lamento silenzioso.
    Il canto disperato delle masse risuona
    sui fronzoli razionali di edifici neoclassici, emblema
    di una ricchezza antica, evocata
    in ricordi di vecchi in qualche Osmiza,
    annaffiati di vino scadente
    o di grappa aromatizzata.
    O riecheggia rimbalzando sulle porte dei pubs,
    biglietti da visita di una tenera nostalgia
    di tradizioni popolari, in cui
    cascate spumeggianti di malto fermentato
    si mescolano a violini, chitarre elettriche
    e partite di pallone.
    Risuona il triste canto, per le strade
    della mia città, dove cammino
    a testa bassa, al suono ovattato
    di una musica sintetica
    come la pelle di una bambola.
    Tradisco le mie radici sapendo di mentire,
    straniera nella mia città,
    mentre cerco negli occhi di altre genti
    i miei stessi occhi curiosi, e nelle molte lingue
    e nei molti accenti
    le mie stesse parole
    che udirò, limpide
    squarciare il lamento della folla
    che si allunga verso di me
    deformandosi, contorcendosi
    nel suo spettacolo di saltimbanchi
    pieni di fumo, maschere e trucchi.

  • 26 novembre 2012 alle ore 22:58
    Haiku - "Accade d'autunno!"

    Freddo novembre
    Le torrette fumanti
    Colombi al caldo!

  • 26 novembre 2012 alle ore 18:16
    Ricordi che uccidono

    Quanti sguardi ho visto piangere
    in quell’eterno vuoto costruito dal dolore.
    Pianti dispersi per le strade;
    dolore pungente come spade.
    Spade che trafiggono anime,
    condannate a un unico destino.
    Condannate da chi ha voluto che incubo fosse
    questa vita, amata dal mondo;
    amata poiché vita era ciò che il cielo, un tempo
    ci donava, con tenerezza e con gioia.

    Quanti sguardi ho visto perdersi,
    in realtà mascherate da incubi dannati.
    Da angeli neri, che timor non hanno,
    di portar via sorrisi a volti innocenti.
    Mani che uccidono; uccidono sogni, speranze e vite.
    Fucili puntanti per futili motivi.
    Corpi già morti…, morti e basta.
    E vita svanisce, in quel ricordo;
    ricordo di momenti esecrabili.
    E poi…, ordini di morte; ordini che fan paura.
    Fan paura solo al pensiero di far parte di quella realtà.

    Quanti sguardi ho visto, ….io!!
    E ancora adesso ci penso.
    E nel pensare un incubo mi assale.
    Nella mia vita, non ho pianto così tanto!!

  • 26 novembre 2012 alle ore 17:47
    La ballata delle donne

    Quando ci penso, che il tempo è passato,
    le vecchie madri che ci hanno portato,
    poi le ragazze, che furono amore,
    e poi le mogli e le figlie e le nuore,
    femmina penso, se penso una gioia:
    pensarci il maschio, ci penso la noia.

    Quando ci penso, che il tempo è venuto,
    la partigiana che qui ha combattuto,
    quella colpita, ferita una volta,
    e quella morta, che abbiamo sepolta,
    femmina penso, se penso la pace:
    pensarci il maschio, pensare non piace.

    Quando ci penso, che il tempo ritorna,
    che arriva il giorno che il giorno raggiorna,
    penso che è culla una pancia di donna,
    e casa è pancia che tiene una gonna,
    e pancia è cassa, che viene al finire,
    che arriva il giorno che si va a dormire.

    Perché la donna non è cielo, è terra
    carne di terra che non vuole guerra:
    è questa terra, che io fui seminato,
    vita ho vissuto che dentro ho piantato,
    qui cerco il caldo che il cuore ci sente,
    la lunga notte che divento niente.

    Femmina penso, se penso l’umano
    la mia compagna, ti prendo per mano.

  • 26 novembre 2012 alle ore 16:52
    Amore è magia!

    Il nostro amore
    è bello
    perchè utopico

    Il nostro amore
    è stupendo
    perchè ucronico

    Il nostro amore
    è magico
    perchè libero

    Il nostro amore
    è bello
    perchè è vivo in ogni luogo

    Il nostro amore
    è stupendo
    perchè rinasce in ogni tempo

    Il nostro amore
    è magico
    perchè si espande in libertà!

  • 26 novembre 2012 alle ore 13:28
    Tre Cento ottantacinque

    Anestetizzata la parte di me che doveva vigilarmi da sveglia: molliccio il mio coraggio, inconcludente l'aggancio fra le valvole e la lingua. Dice poco l'irrorato, ogni tanto bussa ma credo piuttosto dia testate, le arterie tutte intorno ne portano la pena. E che dire poi del mento? Dritto e' dritto, ma come soffre la sua postura di capotavola del viso. Se le ossa di pescatore sono sempre imbiancate fresche di salmastro, sulle mie sfiorate dalla stretta del nuovo capomastro, meglio andrebbe apposto un cartello, grande quanto la struttura:" Non accostatevi, pungiamo, da quando sappiamo come e ' tonda la gioia e siamo qui che l'aspettiamo". 

  • 26 novembre 2012 alle ore 12:41
    Tre Cento ottantaquattro

    AMarti e' salvarti dal mio scempio, quando brucio contenente e contenuto e mangio le fiamme per dirmi zincata. La mia compagnia e' tagliente e sconsigliata, lo sguardo una vite che riconosce, poi impala. Non faccio sconti sul mio ingaggio : io prendo, riduco, racimolo e spendo. Amarti e' indicarti l'uscita mentre ti do il benvenuto, il cartello di aperto ruotato sul chiuso, perché dentro le mie braccia tu non senta mai la gioia tramutarsi in gabbia e la carezza irrigidirsi in catena. 

  • 26 novembre 2012 alle ore 10:56
    L'inferno di Dante...

    Questo giorno che
    dovrebbe darti la luce
    il calore del sole.
    Questo giorno incantato
    che t'illumina il viso
    ti dovrebbe rendere felice,
    lieta del tuo essere.
    Ma nel tuo angolo
    di paradiso
    dietro quella maschera 
    di sorrisi
    c'è il tormento dell'anima
    e del tuo corpo oltraggiato.
    Avevi bisogno di un sorriso
    di una mano amica
    avevi bisogno di...
    Invece hai trovato 
    dietro quell'angolo
    L'inferno di Dante...

    (dedicata a tutte le donne 25 novembre 2012 GIORNATA MONDIALE CONTRO LA VIOLENZA SULLE DONNE)

  • 26 novembre 2012 alle ore 10:09
    L'amore che tutto perdona

    Scrivo poesie di mattina presto
    quando viaggio
    o cincischio nelle tasche verso l'ufficio.
    Scrivo poesie durante il giorno
    nei caffé
    parlando con la gente del più
    e dei meno nelle pause.
    Scrivo poesie moltissime volte
    quasi il più delle volte dico
    nel dormiveglia.
    Mi appunto le cose belle a riposo.

    Non scrivo poesie
    se Qualcuno mi grida
    o sbatte la porta
    o se devo scansare le mani.
    Eppure coltivo l'amore
    negli agiti violenti
    dove ci si parla addosso
    e mi si sputa.
    Sono una vittima
    anche quando perdono?
    E' una mia colpa l'ultimo tentativo?

    Scrivo poesie in cui mi nascondo
    perché la realtà è piuttosto nemica.
    Una bellezza mortificata
    lentamente ma in profondità
    resiste allo sguardo della gente.
    Non affiorano ai versi
    quei gesti indicibili
    né la fede mia riposta
    che mi tiene schiava
    mentre scrivo poesie
    per tutto il resto della vita.

    (da Tutto ciò che amo ha dentro il mare, Eva Laudace, La Vita Felice 2013)

  • 26 novembre 2012 alle ore 8:23
    Promesse rinnovate

    Non potremo mai
    smarrire la strada
    che riporta sempre a noi.
    Continuare a fiutare
    i petali dei fiori
    dei nostri sentimenti,
    lasciando
    che il loro profumo
    ci avvolga ancora,
    prima dei nostri abbracci.
    E se incontreremo
    ripide scale
    di gradini saliti con affanno,
    l'aria leggera e salubre
    che soffia dal cuore
    sarà sempre serbatoio
    per il nostro respiro,
    ad alimentare
    il piacere interiore
    che niente e nessuno
    potrà mai soppiantare.
    Ora come allora
    sei la folgore
    che mi trafigge
    ad ogni sorriso;
    ora come allora
    viverti
    è come essere travolto
    da tempeste di granelli di serenità,
    ora come allora
    amarti
    è la chiave che apre la porta
    ad universi di luce folgorante
    dove la vita
    non è sprecata,
    inutile, vuota,fallita.
    .
    cesaremoceo

  • 25 novembre 2012 alle ore 17:43
    Tre Cento ottantatré

    Dietro le tende, lingue sui vetri, la pioggia scivola, densa acquolina. Dal palato alla stanza  si
    muove la voglia di un bimbo, dei giochi imparati, delle parole che non sa impilare sul mattone dentato di un cantiere gommoso. Quasi dentro ogni casa sta una bocca più piccola che prova e sminuzza la malta già raffreddata. Nel piatto l'impasto, l'amalgama aspetta paziente le ossa che supereranno l'amorevole ponteggio. 

  • 25 novembre 2012 alle ore 14:39
    Tre Cento ottantadue

    L'odore dell'impreciso mi riga la fronte,  un muro e' la bocca fra il desiderio e la pancia, cio' che amo ancora non rientra, la strada di casa va su disinvolta lungo la spina dorsale. L'improvvisazione e' madre di tutte le mie parti, se qualcuna di esse dimenticasse il ruolo per restare in gioco, la scuserete, una,due volte, forse di più. E' che sapete, mi e' capitato un giglio nel cuore, non conoscevo del bianco la bianchezza prima di urtarlo, palpitando a casaccio come faccio da troppo. Adesso tutto di me mi sembra più nero: come direste altrimenti notte la notte se non vi sorprendesse di colpo l'insperato biancume? 

  • 25 novembre 2012 alle ore 13:10
    Tre Cento ottantuno

    Puntuale l'inondazione. Aperti i cancelli, la tregua di sentinella si lascia ammaliare dal doloroso cratere, occhio bollente, dondolio ricorrente che dice femmina senza guadarne la piena. Dove spunta il suo fuoco, si vorrebbe calore, ma avanza freddo il corso del mio disimpegno z 
    . Un lavabo la cui improvvisa occlusione mi direbbe completa, ma tutto defluisce senza sorprese, ancora una buona partita di me sfaldata per bene. Il collante, la rete, ha faccia di seme da piantare più a fondo , punzonatura d'acciaio. Pochi secondi per coagulare. 

  • 25 novembre 2012 alle ore 9:33
    Io vi chiedo perdono

    L'inverno nell'anima,
    gli occhi,vulcani spenti,
    andavi vestito di rosa,
    colore del Tuo essere,
    eroso da una logorante inquietudine;
    passeggiavi per strade
    piene di scorie e di fossi,
    cercando un sorriso
    che T'allevi la vita;
    ora T'abbiamo perso
    dentro le buche di quella via.
    .
    Alle vittime dell'omofobia

    cesaremoceo

  • 25 novembre 2012 alle ore 9:24
    Stupro

    Intriso straccio di paura e di vergogna
    a divulgare rabbia sei alla gogna
    ferita e calpestata l’innocenza
    feroce, inaudita la violenza.

    Sentimenti di sconfitta e d’impotenza
    squarciati cuore e mente da speranza
    e tutto questo è ancora… tolleranza?

    Si deve aver coraggio, ora, di fare
    non basta più soltanto denunciare
    la sicurezza e la giustizia son diritti
    nulla serve, vederli solo scritti.

  • 25 novembre 2012 alle ore 3:54
    Brezza marina

    A forza di guardare il mare
    hai riempito gli occhi
    dello stesso colore
    e nel tuo sguardo
    vorrei naufragare.
     
    Le tue parole per me
    sono brezza marina,
    punge la salsedine
    e posso sentirle
    ovunque spinte dal vento.
     

  • 25 novembre 2012 alle ore 1:01
    La notte

    E un'altra notte
    cade
    nella mia camera da letto,
    avvolgendo come coltre pesante.

    Dischiudendo armadi,
    ricolmi di giorni
    e settimane stinte,

    di conchiglie,
     raccolte
    lungo spiagge dove mai
    io riposai,
    di sogni andati
    come voli di farfalle.

    Di cantilene antiche,
    di giochi di bimba
    mai scordati,
    di foglie ammucchiate
    da amari autunni.

    Gli occhi spalancati,
    ora sono volti 
    verso impietosi silenzi
    solo a tratti,
    squarciati da risate a crepapelle, 
    da singhiozzi soffocati
    che ancora,
    echeggiano nella testa.

    E mentre,
    ancora pesa
    come una zavorra
    il giorno andato,
    un giorno nuovo nuovo
    pulito e ignaro
    è già quì.

  • 24 novembre 2012 alle ore 20:48
    Settembre

    Ti sento
    presente
    in ogni anelito
    che prende
    ogni parola mia
    per mano
    e dolcemente
    la accompagna
    fuori dalla bocca.

    Ti ho colta
    di notte nel roseto
    prima che
    il tuo bocciolo
    ricusasse i petali
    e mutasse in spina.