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Poesie

“Uno sguardo vergine sulla realtà: ecco ciò ch'io chiamo poesia”
Edoardo Sanguineti


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  • 22 novembre 2012 alle ore 13:40
    Tre Cento settantadue

    La mia coda sono le dita: li' sta incrostato il veleno, larva sugosa d'inchiostro con il tuo nome ancora molle nel bozzolo. Tagliarmi le unghie non spurgherà l'ampolla, pugnalare i polpastrelli non scemerà la nera affezione . Di quanti salassi abbia ancora bisogno difficile a dirsi: comunque ti sputerei via per riassorbirti in buon augurio come un fiotto di vino dalla tovaglia. 

  • 22 novembre 2012 alle ore 13:13
    TRe Cento Settantuno

    Sulla piaga di fresca fattura semino la dose cicatrizzante. A taglio dell'ulcera viva, le parole sfrigolano, uggiolano ed il sangue ne e'come irretito. A volte mi fingo fachiro e sollevo dalla ferita la superficie irrimediabilmente scomposta. A volte sono piuttosto addormentata la' sotto, tra il guaio e la causa, come l'inguine che lega il passo alla sacca del buio piacere. Resto in contatto con ciò che mi sfianca, che calcifica piano , un'oscura, corposa lentiggine su cui nessuno poserà gli occhi se non a scanso dell'ombra. 

  • 22 novembre 2012 alle ore 13:07
    IL pianto della paura

    Nel tempo che non è tempo
    Nella luce che non è luce
    Nel buio che non è buio

    Il cielo del tramonto
    Apre l’uscio alla calma
    Per donarci la serenità.

    Cavolo che tristezza
    L’uomo ha perduto il senno
    Pare l’ultima notte di quiete!

    L’attimo pare si sia fermato
    Il vento ha smesso di soffiare
    Eppure tutta la vita si muove

    L’universo oltraggiato
    Ha perduto la pazienza
    E si è fatto minaccioso.

    Meno male che:
    Il mare chino prega per noi
    E il Divino freme e ci grazia.

  • 22 novembre 2012 alle ore 13:04
    Il mondo appartiene a Dio

    Il mondo è di Dio
    Viviamo come spettri
    Soli e carenti d’amore

    Siamo pezzi di memoria
    Sotto un mare di stelle
    Spente nelle notti gelide

    Siamo come delle farfalle
    Che si adagiano leggere
    Sopra un fiore sbocciato

    Siamo cenere che arde
    Sopra l’uomo che sfiorisce
    Fragili come foglie smorte.

    I’universo è di Dio
    Per l’uomo è già notte
    All’orizzonte degli albori

    Perché prima o poi
    Tutto dona
    Tutto toglie.

  • 22 novembre 2012 alle ore 13:01
    Io formica e voglio rimanere formica

    Il giorno perde la sua luce
    Le lucciole animano la sera 

    La mia luna insonne
    Domina dall’alto sovrana

    Un gatto randagio
    Rimedia la sua cena

    Rari gabbiani
    Giocano con il vento

    Angeli e madonne in preghiera
    La speranza delle mie giornate

    Ed io indistruttibile formica
    Voglio rimanere sempre tale

    Le altre formiche fameliche
    Non vogliono rimanere formiche

    Appaiono e si credono Padre Eterno
    E possono giudicarmi come credono.

  • 22 novembre 2012 alle ore 12:26
    Tre Cento Settanta

    QUello di cui ti compiaci non sa della tua carne e del tuo sangue non reca nemmeno un'insegna. Ti piacciono forse i fiori già gravidi a cui non contribuirai con la tua peregrina impollinazione. Ma io sono in ansia di madida spillatura, di vagito, di cruna fermentata dall'ago. 

  • 22 novembre 2012 alle ore 11:12
    Tre Cento sessantanove

    Il verricello e' d'annata, argano senza vello, un feto implume di cui si scommettono la gonna od il gozzo. Per il mio varo si dispensa dai fiori, dai colli e dalle bottiglie . Basterà una parola , lanciata in acqua e che faccia tonfo di sepoltura. Basterò io a prendere il largo, a pendere bianca. Scalzata la luna, rimbocco le redini fin sulle ginocchia di questo scafo che all'orizzonte già annega. 

  • 22 novembre 2012 alle ore 10:10
    Tre Cento sessantotto

    Il gas e' libero di espandersi in questa nave di muri col timone in caldo . Allora giro in basso la chiave che ci tiene al sicuro, chiudo l'arteria da cui zampilla eccitato il sangue che non sporca. Eppure di queste cose ne ho pieni i ricordi, rame ammucchiato sulla parete anfibia: meta' gialla, meta' verde. Piatto ramarro , la finestra i suoi occhi da cui più non scatarra l'odore dei dolci, ma ogni tanto una voce. Sempre più nera. 

  • 22 novembre 2012 alle ore 10:07
    Tre Cento sessantasette

    Sono castana, e fredda. Un riccio con una sola spina, mai dritta ma di vedetta, puntura maestra. Ogni tanto mi stendono, cercano i miei bordi crucciati, aggrottati, e che fatica che fanno , puntati ai lati, come paletti. Ma io torno indietro, come la lingua che prova la fiamma, mi ritraggo , testuggine indegna di tanto coraggio. Sull'asfalto arrivo cadendo da un precipizio oscuro, qualcuno si chiede se venga da un albero, ma saprei di frutto. Invece sono solo la bacca ripudiata e randagia che mai andrebbe assaggiata. 

  • 22 novembre 2012 alle ore 10:03
    Tre Cento sessantasei

    So cosa vi piace e non e' la mia faccia, non il mio fiato ma la testa del nodo che mi ferma la carne, il gomitolo che mi riavvolge , malefica bobina, nastro iridato ma velenoso. Non certo le mie ossa ben nutrite o le mani che piano il piano sfiorarono . Voi amate i miei tasti neri, i nei che mi ammalano l'aria: senza questi neanche fareste caso al mio passo. Sarei poco più di un paio di piccole antenne cadute sott la suola. 

  • 22 novembre 2012 alle ore 9:39
    L'addio

    E le parole cadono fra di noi
    ad una ad una,
    come foglie d'autunno.

    Impenetrabile è lo sguardo,
    la tua bocca serrata
    non racconta più emozioni
    e le mani
    sul viso di pietra
    si chiudono e si dischiudono
    lentamente
    come ali di farfalle morenti.

    Attenta,io raccolgo
    ogni battito delle tue ciglia
    mentre emani un silenzio che frastorna.

    Non più parole, adesso.
    Tra noi,
    più nulla.

    No,non spaventarti,
    mio cuore
    non è, che un addio.

  • 22 novembre 2012 alle ore 9:09
    La natura della poesia

    Profumi di nostalgia
    scavano l'anima,
    nell'argento dei miei anni;
    la nitida vista
    offuscata dai mali d'attorno,
    respiri d'affanno
    a contenere il sangue
    che dalle putride piaghe
    della vita dilaga,
    attimi che il cuore
    ha chiuso in una boccia.
    A che serve essere
    se non puoi gioire di un'alba,
    un tramonto,
    del volo dei gabbiani
    sopra questo mare immenso
    e non sentirne più
    il morso del brivido
    lungo la schiena?
    Ne più mi ritrovo
    in questo illusorio fulcro,
    mentre lo spirito anela
    ad un piacevole
    destino d'immortalità.
    Così,un giorno,
    nell'intricata foresta dei gesti,
    nel sole che splende
    danzando
    al ritmo di nuovi giorni,
    nelle stelle che brillano
    in notti di speranze e passioni,
    trovai
    le radici succulente della tua natura,
    del loro nettare mi nutro
    e il tuo sapore mi vizia
    al punto che non riesco più
    a farne a meno.

    cesaremoceo

  • 22 novembre 2012 alle ore 8:55
    TRe Cento sessantacinque

    L'orologio e' malato, i minuti rinsecchiscono sul vecchio pendolo a guardia del corridoio . Nonna, non urtare la spalla della panca , sembra stesa li' appositamente a tendere il suo agguato legnoso. Muovi dritti i piedi nella guaina delle pantofole, la cucina e' la bocca perfetta dove stanno seduti i tuoi denti migliori. Nonna io nel tuo specchio arrivavo appena, ma mai sono stata più bella di quei giorni bianchi d'inverno. 

  • 22 novembre 2012 alle ore 4:29
    Capricci dell'anima!

    Ho sentito i passi di danza
    la mia anima
    nel mezzo della notte.
    Dormivo, sognavo
    il tuo respiro 
    ostinato tra le vene

    Mi sveglio e ti cerco
    soave carezza
    esplode d'incanto
    Sei tra le mie braccia
    scivoli leggiadra
    ti apri all'amore

    Ritmo perfetto
    è concerto dei sensi
    le note incalzanti
    Mi sveglio e ti cerco
    sei ancora nel sogno
    a danzare con me!

  • 21 novembre 2012 alle ore 22:03
    Un pezzo di pane

    Il mondo oramai
    gira attorno alla ricerca
    di un pezzo di pane,
    che grande sconfitta
    per l'essere umano!
    Il cuore che batte
    per mille ragioni,
    insegui il coraggio
    com'un cane randagio,
    diventi rifugio
    scavandoti dentro
    e nel pozzo profondo
    che hai costruito, 
    ti segni con croci
    i giorni sciupati,
    consapevole
    che i domani
    sono già andati,
    a riprovare a trovare
    quel pezzo di pane.

    cesaremoceo

  • 21 novembre 2012 alle ore 21:05
    Rubik

    Con gli occhi addosso
    dei silenzi miei sinistri
    smonto e rimonto
    la mia mente
    intento a scongiurare
    l'anatema muto.
    Scompongo
    e guardo dietro
    a tutti i lati
    raschiando gli emisferi
    alla ricerca
    delle parole mie
    nascoste.

    (...E giro i miei pensieri
    e li maneggio
    tentando di assegnare
    a ciascuno il suo colore).

    Lotta senza riserve
    il blu col grigio del cervello
    cercando di far tornare
    tutti i lati.
    Concorrenti:
    io contro me stesso.

    (Parte da dieci
    il conto alla rovescia
    che misura gocce
    di sudore freddo).

    Sul gong arriva infine
    la girata decisiva
    che allinea le facce
    e libera di colpo
    le parole
    che tintinnano a cascata
    come da una slot machine
    battuta.

    (Tiro il fiato
    e mi sciolgo in un sospiro
    ad occhi chiusi).

    E' fatta.

  • 21 novembre 2012 alle ore 12:39
    Tre Cento sessantaquattro

    Porta addosso il dolore riunito in piccole zecche : un solo conio, un solo taglio. La tosse il suo verso, zingara che gli legge l'errore, predicendone il gusto . Ha la testa in preghiera del cane che sogna il guinzaglio,che annusa i bidoni già madidi degli scarti altrui , libagioni in eccesso, affollati meeting di ossa, di carni e di carte. Dice che con la musica aveva un gran da dar, il suo ventre il bel mangiadischi, tutti imbracati in pile esatte sul cassone della spina dorsale, il coccige il bravo pulsante, in coda all ascolto il femore come puntina. Si usava così? Dieci anni per ponte fra il mio freddo  e le sue maglie: possibile esista esecuzione più scaltra di quella che non esegue la morte ma solo l'intona dipanandola su tutta la vita? Come alla sbarra perenne, alla piastra: bollente al cuore, gelida ai bordi. Le sue ginocchia di pini, di aghi , di brodo, le spalle come un grido. Chi siamo noi più di ciò che saremmo potuti? Raccattiamo l'amore appallottolato, addentato, masticato, maciullato , deglutito, convinti di farci del bene mentre puntiamo il cassonetto che meglio calza quel bolo, onesta carrozza spuntata da una zucca maleodorante. L'incantesimo e' nero se la strega ha le trecce di grano, se la bacchetta, vibrando, ci arrossa le dita. 

  • 21 novembre 2012 alle ore 8:38
    Ricordi emotivi

    Emozioni provai
    quando lessi
    il tuo strambo nome.
    C'era alcunché
    che mi trascinava a te.
    Con un grato sorriso!
    Emozioni provai
    per la prima volta
    quando mi scrivesti
    un’asserzione sospesa
    che voleva dire e non dire.
    Pensai a ciò che il cuore
    mi voleva sussurrare.
    La decifrai
    e scoprii
    tutta l’attrazione
    che ti conduceva a me.
    Emozioni provai
    quando con te
    incominciai
    a motteggiare
    quei bizzarri sbigottimenti
    immotivati alla sembianza
    che dall’animo
    genuinamente sgorgavano.
    Euritmici e armoniosi all’anima
    come ambrosia
    al palato.
    Emozioni provai
    tante volte
    che petulantemente
    mi sedussero violentemente.
    Emozioni
    di un tempo remoto
    dolci al pensiero
    che lasciano il posto
    al salato ormai.
    Ora e
    per sempre.

  • 21 novembre 2012 alle ore 8:31
    Il ponte dell'arcobaleno

    Davanti al Paradiso,
    sul ponte dell'arcobaleno,
    ci ritroveremo
    assieme un giorno.
    Là tra verdi prati
    e colline fiorite,
    correremo
    e balleremo contenti,
    banchettando a volontà
    nella tavola della purezza,
    rigenerati nella mente
    e nello spirito,
    fino a ritrovare,
    nutrita dal Suo perdono,
    la nostra completezza.
    Penseremo a chi
    pel momento
    abbiam lasciato
    e palpitando d'eccitazione
    cercheremo con affanno
    i nostri cari
    che ci hanno preceduti.
    E quando li incontreremo,
    in un abbraccio gioioso,
    baci felici
    pioveranno sui visi
    e mani bramose
    accarezzeranno i loro corpi
    tanto amati,lontani dalla vita,
    ma mai dal cuore.
    E insieme attraverseremo
    il ponte dell'arcobaleno...

    cesaremoceo

  • 21 novembre 2012 alle ore 0:18
    Unrealizable

    Ci sono sogni che rimarranno tali.
    Sogni che si sciolgono nel sale,
    scendono lungo gl'angoli delle labbra,
    baciati dall'anima,
    uccisa dai sogni.

  • 20 novembre 2012 alle ore 23:23
    Haiku - "Intenso e fugace!"

    Sguardo che intriga

    Trema l'anima audace

    Magica follia!

  • 20 novembre 2012 alle ore 22:46
    Una presenza

    A bordo lago presenza viva
    si profila frondoso il platano.

    Del sole al tramonto cattura
    con larghe foglie il bell'oro:
    dono alla prossima luna.
     

  • 20 novembre 2012 alle ore 20:30
    Le mani e i pensieri

    Che distanza c’è
    tra le tue mani
    e i pensieri?

    La pelle non lo sa
    e nemmeno le importa
    per niente

    Distante anni luce
    immersa magari
    in nebulosi anfratti
    di emozioni monche
    o quant’altro passi
    nelle strade
    dell’anima
    vive
    al di sopra di me
    nell’eterna ricerca
    di un brivido
    da afferrare nell’aria

    guizza
    a carpire quel tocco
    e lo sbatte violenta
    come frusta sul corpo

    Tua di colpo
    senza alcuna memoria
    con la terra spaccata
    sotto i piedi di schianto
    e tuffata di getto
    nella lava di te

    Nulla
    dei pensieri di prima
    lascia segno qualunque
    la voragine ingoia
    in fameliche ondate
    ogni anfratto di me

    Tutto
    si dissolve davanti
    un biscotto croccante
    sbriciolato nel latte
    in un tatto impetuoso
    di esplosione che annienta
    di pianeti pesanti
    di emozioni leggiadre
    di follia dell’olfatto
    e tempeste di mani
    nel cuore

  • 20 novembre 2012 alle ore 19:39
    Ti abbraccerò nel Tempo

    Ti abbraccerò nel tempo in cui
    il bosco muterà il suo colore...
    Mi stringerai
    al tepore caldo di un camino.
    Solleveremo gli sguardi
    sull'immaginario domani,
    tra nebbie di rilievi...
    Dimenticando, noi... ci ameremo ancora.

  • 20 novembre 2012 alle ore 17:34
    TRe Cento sessantatre

    Il destino non e' nelle parole : una gobba di "a" e' forse l'intestino della mia casa? Una parata di t il mio letto? Via le doppie, le storie di fame, di terreni scoscesi e franosi : così restano i punti sospesi l'azienda in alto, stelle ferite e coagulate. Il destino non e' nella bella poesia: le mie dita sono sciagure , dieci fortunali che portano in bocca l'osso per compiacere il padrone . Dovrei impiccarle, strozzarle, crocifiggerle , eppure ne temerei sempre un fiato, un fiotto improvvisi. Uno sputo nero il corvo gracchiante sulla messe della pagina a ricordarmi funesto: " Hai visto che hai fatto?"