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Poesie

“Uno sguardo vergine sulla realtà: ecco ciò ch'io chiamo poesia”
Edoardo Sanguineti


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  • 15 gennaio 2013 alle ore 15:38
    Quattro Cento Trentuno

    L'ultima volta che ti amo sarà come la prima: verra 'con le fuliggini nebbiose di ottobre e la svaporata malizia di Agosto, sarà fiele e zucchero, febbre e sfebbrata, lievitazione e bassa marea, rigurgito e secca. Sarà elezione e condanna, occultamento ed abbocco, risaia e tubero, sbeccata e tornitura. L'ultima volta che ti amo indosserai lenzuola di seppie , rabboccherai con l'inchiostro le lampare intorno al letto e tra le reti cercherai il mio odore arenato. Colonia e zolfo eruttati dalla buca da cui chiamandoti oer la prima volta, per l'ultima ti abbandonavo. 

  • 15 gennaio 2013 alle ore 15:30
    Anima antica canta

    Il sonno no, non viene
    e di scriver poesie nuove
    cuor non ho
    Anima antica canta
    e notti morbide
    su pentagrammi scrive e suona,
    colori lenti disegna
    sui manti delle valli
    che del cuore fan le curve
    e sui dorsi antichi
    amori canta.
    Amori nuovi che il ciel disegna
    e di lampi fulminanti
    il giovin giorno ancor colora.
    Il giorno, sì
    nel suo bagliore il Nuovo vanta
    che di sempre nutre amor
    e di color di vita incanta.

  • 15 gennaio 2013 alle ore 14:27
    Per stringere il cielo

    Ho frusciato di te
    pelle e pensieri
    spalmato miele sui flutti
    rincorrendoli
    e sparpagliato idee
    disseminandole
    per plasmarle di  buono
    preteso

    Ho immaginato il nulla
    vivendo l’istante
    e rifiutando  qualunque progetto
    anche fosse di un’ora

    angoscia e gioia
    da mordere
    pulviscolo di seta
    da lacerare impietosa
    e frange lucide
    da stendere nel vento come panni
    di bianco nuovo

    Ora
    mi guardo solo da fuori
    mille domande di sempre
    e come sempre
    la risposta è il non so

    stendo
    di nuovo e sempre i miei panni
    con le movenze distratte
    di incostistenza voluta
    duttili e ferme
    su posizioni lacustri
    e quella pelle umettata
    da noi

    E’ verosimile il dubbio
    di una mutevole farsa
    precaria
    che lascerà terra nera
    domani

    ma sarà vita strappata
    comunque
    da queste mie stesse mani
    trepidamente cercata
    e voluta
    affondando di foga le unghie
    per poter stringere il cielo
    di là
     

  • 15 gennaio 2013 alle ore 11:13
    Quattro Cento Trenta

    Il mio sangue non e' turrito, al nemico che si offre di visitare l'arrossamento, spalanco  la bocca : il fiotto vermiglio e' liquido ponte dai pigri ingranaggi. Delle merlature conservo una vaga coscienza: opalescenti merletti, tramate piastrine sellano le ossa delle stanze d'infanzia in noce e brillantina ed accorrono a tamponarne la sbavatura neonata. Il mio meccanismo e' tarato alla tarlatura più prossima, da non confondere il granuloso sfrigolio con un obbediente funzionamento . Un cartello al mio ingresso, issato fra gli occhi ed il cuore, sincero opziona il probabile inghippo. E' tradizione ricorrente di questo sistema, freddato genetliaco, un elemento in forfait: dalla garitta gocciola un'altra defezione mentre dentro mi raschiano e gettano l'ancora della nuova invasione. 

  • 15 gennaio 2013 alle ore 11:03
    Quattro Cento Ventinove

    Assassino, ridicolo e sfacciato: tieni le mani in aria per discolparti mentre di fianco al tuo tentativo, rantola l'amore che hai ucciso. Far sparire gli indizi non stempera l'odore di morte di cui sei cosparso. La vittima godeva di buona salute, le portasti baci e promesse in ceste di vimini, suole di scorta per camminare al tuo passo, spinosi barbagianni di guardia in tua assenza, un paio di ingorde stagioni in cui straziavi il tempo riempendole la bocca di baci e petunie. Poi e' venuto quel giorno, maledetto e funesto, il giorno in cui ti sei scoperto assassino e spietato, armato e fendente. Un solo colpo ben vibrato ed adesso additi il tempo ed il traditore, la sdrucciolevole china della distrazione, il corpo inamidato, la pazienza smagliata, il desiderio tarlato. Verità e' che hai alzato il tiro e mirato lassù dove avevi seduto l'amore con cui ti nutrivi, lavavi e ti acconciavi le settimane, piega su piega, revers, nodo e martingala . Adesso stai immobile , estraneo alla terra che seminasti, profugo del tuo sentiero,  e ripeti: " Non sono stato io! Non c'ero!" Appunto, non eri la' quando avanzava la fine, impudentemente hai lasciato aperta la porta all'impunito ed il tuo meccanico buongiorno ancora risuona con la veste del :" Prego, fai pure". 

  • 15 gennaio 2013 alle ore 10:53
    Quattro Cento ventotto

    L'unica cosa che so e' come imbiondiscono i castagni, l'acne ramata compare sui fili di fine settembre e dice uomo l' autunno. Gli uvaggi adolescenti ed eccitati di darsi in fiale di sangue tintinnanti sulle tavole piene. Non ho esperienza di grande resistenza o di vie cementate da passaggi veloci. Sono ciò che pur cosparso di mare già asciuga ed ho meno memoria dell'onda che del vento.

  • 15 gennaio 2013 alle ore 10:24
    Godi del momento

    Un dono meraviglioso
    è conoscerti,
    apprezzare i tuoi pregi
    di femmina verace.
    Un diletto
    è parlare con te,
    amica pavida,
    dolce più del miele.
    Un incantesimo divino
    è lo stare con te,
    delicato nettare,
    compagna dei miei sogni,
    solitaria amica,
    triste e gioiosa nel contempo.
    Godi del momento,
    non meditare sul futuro,
    fonte di sofferenza o godimento?
    Chi lo sa?.

  • 15 gennaio 2013 alle ore 7:52
    Il tramonto della gioia

    Invisibili dagli occhi
    scendono mute lacrime
    a solcare il viso
    lasciando orbite vuote
    scavate su volti ossuti
    emaciati
    invecchiati precocemente
    all'ombra del loro corpo
    senz'anima e senza futuro
    pianto soffocato
    che riga il cuore
    di chi attonito
    vede la vita respinta 
    ai margini dell'incerto
    il capo chinato
     la voce silente
    si perde nel nulla profondo
    fragili crepe
    intarsiano i pensieri
    sfogliando
    gioiosi ricordi d'ieri
    prigionieri d'intristiti domani.
    .
    cesaremoceo

  • 14 gennaio 2013 alle ore 22:21
    La luna sopra la rocca

    Densi deliri
    si sprigionan
    nell'etere
    ascoltar
    coscienza
    laddove
    ella chiama
    strisciare
    come serpi
    nell'oscurità
    inseguire sogni 
    col tempo
    non sprecato
    a rincorrerli 
    volato
    ritrovarsi uniti
    in quel buio
    il tuo bagliore
    negli occhi
    ad ascoltar
    le note 
    d'ansanti sospiri
    a regalarci
    dolci suoni
    d'ammaliante
    melodia.
    .
    cesaremoceo

  • 14 gennaio 2013 alle ore 21:48
    Stromboli

    STROMBOLI E' FUMO
    E' VITA DI CUORI RALLENTATI
    E' MAGMA DI UN VOLTO
    INVESTITO NEL BUIO
    DI NOTTI LUNGHE E STELLATE.

    E' ROCCIA
    RIARSA DAL SOLE
    FORMA DI FACCE
    SCOLPITE DAL VENTO PERENNE
    E' UN DIO AFRICANO
    DA MALEDIRE E D'AMARE.

    E' NATURA DI CASE
    PICCOLE E BIANCHE
    IN  SONTUOSO CONTRASTO
    CON SABBIE VULCANICHE,
    E' PELLE BRUCIATA
    DA RAGGI MALIZIOSI E SUADENTI
    INVENTANDO L'AMORE
    IN PICCOLI ANFRATTI DI TERRA....
    E, PERDERSI COME CONIGLI
    LUNGO SCIARE DI FUOCO
    SPREMENDO AMBRATE BOTTIGLIE
    DI LIQUIDI DOLCI.

    E SALIRE DI NOTTE
    DA SOLO
    IN CIMA A PENSIERI STANTII
    SENTIRSI COMPRESO
    NELLA VACUITA'
    DI UN CONCETTO
    MORENDO D'INCANTO.

    IL DOMANI
    E' UN FRUTTO GELATO.

    TU
    QUESTO LO SAI,
    TIMIDA ISOLA!

  • 14 gennaio 2013 alle ore 21:30
    Brrr!

    Rugiada cristallizzata
    nella prigione del gelo
    la brina sull'erba ghiaccia
    candido al verde contrasto.

    Ed il respiro in fumo si condensa
    in spire nebbiose di fiato.
     

  • 14 gennaio 2013 alle ore 16:52
    Giornata Rurale

     

    Dice il vecchio saggio:

    …per colpa
    Di una luna svogliata
    Sere senza luci vanno
    Verso il mattino
    E pian piano
    Si dissolvono
    Nel bagliore
    Della prima luce 
    Tra canti e voli
    Di rondini e uccelli.
    La nebbia si dissolve
    E a giorno inoltrato
    Sale con le preghiere
    Della gente semplice
    Che abita e affolla
    Piani e colli del luogo.
    I pensieri gremiscono
    La mente dell’uomo
    E uno alla volta
    Sfumano dalla mente
    Per la dolorosa fatica
    Sotto il sole rovente.
    Dalla finestra del casolare
    Traspare un pezzo di cielo
    La sola gioia del contadino
    Per invocare sogni al nuovo dì
    Non prima di aver consultato
    Le condizioni del tempo 
    Che si fa sempre più breve.
    Attraversa il contadino
    Mulattiere a rischio
    Ancor prima dell’alba
    E tra sorrisi e lacrime
    Ammazza i suoi sogni
    E non è felice neanche
    Seduto vicino ad un fiore
    Per la sosta di mezzo giorno.
    Alla sera alita il solito venticello
    Sulla pelle e sul paese
    Già soffocato dall’afa
    E nemmeno l’armonia
    Per il ridotto frastuono
    Delle cicale e dei grilli
    Anima la vita serale.
    E così volano verso Dio
    Rinnovate preghiere
    Scortate dalle luci della notte
    E da una pioggia di speranze
    A rafforzare le attese future.

  • 14 gennaio 2013 alle ore 15:20
    Sogni in esilio

    Rispolvero ricordi,
    mentre vago cercando
    tra le pieghe scolorite
    del mio animo.

    Sogni svaniti
    nel caos quotidiano.
    Sogni confusi
    nelle nebbie della notte...
    ed io a cercarli
    tra sete e trine.

    Se ne stanno nascosti
    in un anfratto del mio cuore.
    muti, fermi... al chiuso, 
    per non rischiare
    l'ennesima umiliazione...
    dell' esilio.

  • 14 gennaio 2013 alle ore 14:15
    Quasi primavera

    E' quasi primavera
    nell'aria
    e negli occhi della gente
    che mi passa accanto.
    La vedi nei sorrisi
    sereni e lieti
    parlati a voce calma
    in mezzo ai denti
    e dall'assenza
    delle dismesse sciarpe.
    E' musica
    lo sboccio dei tuoi anni
    suonati
    sulla corda della vita
    (La nostra).
    E' quasi primavera
    in noi
    che siamo natura viva
    sul tempo che si mostra.

  • 14 gennaio 2013 alle ore 13:57
    invettiva

    questa fisima del parquet sempre splendido
    e splendente, poveri idioti, ma è la polvere
    che, in realtà, fa sangue negli interstizi
    dove gli acari hanno la risposta
    da millenni che tu sorvoli
    nel percuotere la moquette
    e ogni volta ricominci daccapo
    nell’illusoria iperbole dello scenario lindo
    tanto per lucidare la superficie già sfavillante
    da slang parassitari e ensemble
    di improvvisati nonsense. abbandona
    la tua incompiuta e inizia a viaggiare
    come colui “che città vide molte, e delle genti
    l’indol conobbe.”

  • 14 gennaio 2013 alle ore 12:53
    Artista al piano!

    Superba!
    Si chiude
    una nota

    L'altra
    si affaccia
    Impaziente!

    Tra le due
    il tuo
    dolce respiro!

  • 14 gennaio 2013 alle ore 10:43
    Stanotte ai confini del mondo

    Ti aspetto stanotte
    ai confini del mondo
    non posso fermare le lacrime
    che cadono senza di te
    dove vola l'amore che non vola
    lasciami volare da te
    sarò al tuo fianco in un attimo
    e il mondo non sapra'
    che il tuo cuore ha un momento per me.

    Lascia che mandi in malora
    il sonno il sangue i progetti
    lasciami dire di no
    allo stramaledetto contorno
    il mondo non sapra'
    che il tuo cuore e' piu' grande per me.

    Lascia che ti guardi salire
    mentre bevi la tua sigaretta
    e mi bevo il tuo primo sorriso
    lascia che ti guardi avvolgere da quella beata cintura
    mentre pensi alla prossima tappa
    lasciami ridere
    mentre ti scusi del vestito
    e senza trucco
    sei sempre la piu' bella che c'e'.

    Benvenuta qui
    bentornata qui
    bevo quello che bevi
    bevo quello che pensi
    ne voglio ancora
    mi basta un niente di quello che sei
    mi basta un niente di quello che hai
    mi basta un niente di quello che dai
    e non mi basta mai
    non mi basta mai
    non mi basta mai...

  • 14 gennaio 2013 alle ore 7:51
    Recita quotidiana

    Dentro il palcoscenico
    sofferenze mormorate
    gemiti di piacere
    la tua presenza
    assoluta
    indispensabile
    certa
    necessaria
    insostituibile
    il mio bisogno
    impellente
    ovunque tu stia
    in quel luogo ti riveli.
    .
    cesaremoceo

  • 13 gennaio 2013 alle ore 23:03
    La danza in una poesia.A Mariateresa

    Adesso che il sipario è chiuso,
    esaurita l'angoscia
    per la mia prima volta,
    mi resta un brivido,
    sublime espressione
    che scorre lungo il corpo
    ancora fremente.
    Il tuo librarti
    in quegli istanti
    simile al dispiegar d'ali
    di una farfalla colorita e bella,
    in volo a suonare note di gioia là,
    dove in tre minuti
    tutti gli sforzi vengono ripagati,
    i miei occhi imploranti al cielo
    consapevoli del tuo agire
    a chieder felicità nella tua vita,
    la tua esultanza
    a spalancar le porte dell'universo
    al primo accennar di passi
    e far diventar  il ballo una poesia
    t'invitano a danzare sempre
    sulle ali del tuo spirito.
    .
    cesaremoceo

  • 13 gennaio 2013 alle ore 22:50
    L'inferno, il clown e il destino

    Io so benissimo com'è fatto l'inferno,
    a tratti, mi cammina dentro ogni giorno,
    è l'essenza delle mie luci,
    m'ha costretto e ancora mi costringe ai viaggi più scomodi.

    Ora, posso continuare a camminare e a fumare,
    posso fermarmi al primo bar colmo d'occhi sconosciuti,
    bere ed imbrogliare ...tutto d'un fiato il veleno,
    e posso piangere,
    e posso ridere ogni volta che mi ritrovo seduto sopra le montagne del mio passato,
    io che so benissimo com'è fatto l'inferno,
    posso adesso, scegliere da solo il mio destino.

    Ho fatto tutto alla mia maniera,
    sta scritto anche in questo brano che da ore ed ore ascolto,
    e Frank Sinatra continua a dirmi:
    “per che cosa è un uomo? Cos'ha ottenuto se non se stesso?
    Allora non ha nulla per dire le cose che davvero sente, e non le parole di uno che si inginocchia; la storia mostra che le ho prese e l'ho fatto alla mia maniera”.

    E adesso basta con questa blasfemia,
    io vedo per ora solo una città fatta di clown,
    una strada piena di pagliacci dal trucco triste,
    un trucco inevitabilmente finto,
    lo stesso trucco che sciolgo questa sera lavandomi sotto la pioggia.

    Io so benissimo com'è fatto l'inferno, e adesso posso scegliere da solo il mio destino.

  • 13 gennaio 2013 alle ore 21:05
    CXXXVII

    E’ solito viaggiare su calesse
    che di motore tien corsiero bianco,
    che al galoppo non pare mai stanco
    e le movenze son di grande classe.

    Ama tenere  briglie a dolci mosse
    che di tanto cadere fa su fianco
    ora lato destro, ora lato manco
    che a leggere movenze son. connesse.

    Seguita da docil dama stimata
    e palafreniere d’alto lignaggio
    ma sovente la s’incontra  isolata

    A passeggiare pel strada sassata  ** selciata
    e arrampicarsi fin sopra lo poggio
    A  danno di cerimoniale regio.

  • 13 gennaio 2013 alle ore 21:00
    CXXXVI

    S’accosta descrizione a Marchesina
    e voglio pensare ch’ella proprio sia,
    giacchè  verso noi custode  cortesia
    potremmo contattarla domattina.

    Ruota in testa capei di signorina
    e potrebbe non esser causa d’ansia
    chè  capei da  biondi resi  l’ha  fucsia
    ma biondi l’ha Duchessa sua cugina.

    Duchessina vive in Terra toscana
    cui  papà  tiene  potere  ducale
    e regal presenza in terra nostrana

    compare sol sotto fulgente sole
    quando nubi, acqua, grandine e maestrale
    cedon posto a rose e splendide viole.

  • 13 gennaio 2013 alle ore 20:57
    CXXXV

    Ragazza bionda da cerulei occhi,
    senza ch’ella n’abbia alcuno torto
    da dritto ch’era  lo mio senno ha storto
    e i  pensieri  resi sterili  e  secchi.

    Un mese di ricerche, senza sbocchi
    e più m’avanzo più cerchio è ritorto
    e vieppiù lo core  cede a sconforto
    chè nulla san di lei giovani e vecchi.

    Unica  speme è lei,  suora Teresa,
    ch’altri non sanno onde siede e posa
    né se vergine ancora oppure sposa.

    Indi la grande ed impervia mia impresa
    ai suoi piedi poso, essa qui riposa
    chè non è cosa cui a santona è ascosa.

  • 13 gennaio 2013 alle ore 20:56
    CXXXIV

    Ancor prima che in mare il sole cali
    lato ponente al loco di preghiera
    siamo, assai tremante io e con l’alma nera
    pei pensier che senno stipa suoi annali.

    Due stanze superiam da volte ovali,
    ed ecco a noi d’innanzi donn’austera
    indosso grembiule da cameriera
    guidaci a piedritti monumentali.

    In stanza scarsamente illuminata
    è  suor Teresa,  dal  lungo talare,
    supplice innanzi all’Immacolata.

    Al calpestio dei lenti nostri passi,
    a braccia aperte e tono familiare:
    Quale l’affanno che vi rende lassi?

  • 13 gennaio 2013 alle ore 20:18
    Effetto freddo

    Lamina bianca
    densa di effetto
    sopra di noi si posa,
    al mattino.
    Si alza e sonnecchia
    per strada,spedita,
    tendendo agguati
    al freddo
    di sasso duro.
    Ci incontriamo
    la sera
    nudi di vita e di sogni
    a mutare scatole cinesi
    di giornate
    affannosamente respinte.