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Poesie

“Uno sguardo vergine sulla realtà: ecco ciò ch'io chiamo poesia”
Edoardo Sanguineti


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  • 17 novembre 2012 alle ore 12:11
    La tovaglia a metà

    C'è molto spazio,
    troppo,
    su questa tavola
    dove tu ed io,
    Padre,
    consumiamo
    la nostra mesta cena.
    La metà vuota,
    in verità,
    è imbandita di ricordi,
    di profumi
    che il vento del tempo
    non ha spazzato via.
    E chiudo gli occhi
    mentre porto alla bocca
    un cucchiaio di minestra
    per risentir
    la voce e acciottolii
    all'acquaio.
    Il guaio è le palpebre
    son sacche
    che si riempiono di lacrime
    al solo rievocare.
    E allora ciò che resta
    è farsi forza e stringersi
    in sorrisi e braccia
    come chi è assente
    dall'altra parte vuole.

  • 17 novembre 2012 alle ore 10:57
    Vortice di foglie

    distrazione
    del Supremo – dici – la nostra parte
    mancante? ovvero caduta
    d’angelo nel mare-mondo?

    non siamo
    che un vortice di foglie...

    ma se il precipitare
    in se stessi è in vista di risalita
    (alla notte
    segue il giorno)

    allora non esiste
    –sai- chi potrà recidere
    questo cordone ombelicale col cielo

  • 17 novembre 2012 alle ore 9:18
    Un pensiero greve

    Un pensiero greve,
    indigesto, fastidioso,
    finanche molesto,
    è balenato
    nella mia mente,
    come una saetta,
    fulmineo.
    Stordendomi.
    Di stucco sono risultato
    immobile, fisso,
    sbigottito, turbato,
    in quel pensiero ostinato.
    L’assenza dei  tuoi pensieri immediati
    l’assenza delle tue parole
    l’assenza delle tue emozioni
    l’assenza di te,
    Kaos  crudele  barbaro acerbo spietato
    in me un torvo pensiero crudo
    di carenza ha concepito.
    Povero animo mio!

  • 16 novembre 2012 alle ore 18:59
    Sabbia che scivola tra le dita

    Sabbia che scivola tra le dita
    ogni granello
    segue la sua via...

    senza voltarsi,
    senza cercare
    un po’ di compagnia...

    come sabbia
    scivolano persone alla mattina,
    senza legami,
    un bacio sbadato e via.

    per tornare alla sera,
    puntuali,
    a dormire insieme
    sotto lo stesso tetto

    Granelli di anime sperdute...

    a cui manca
    il richiamo di un affetto
    che è colla
    che amalgama ed impasta

    e come per magia
    il tuo dolore è il mio
    e la mia gioia
    è diventata tua.

  • 16 novembre 2012 alle ore 16:44
    Tre Cento cinquantanove

    La perfetta donna di casa sgambetta infelice c fra la credenza e le dicerie: il grembiule secondino del turno, il gas come incenso , uno sbadiglio per cresta. Guarda dalla finestra come vengono belli i figli degli altri covati dopo la scuola dal giallo condotto su ruote. La perfetta donna di casa non rispose in tempo all'appello, un seme per ogni ventre. Il suo, asciutto ed onesto come un imbuto, aspettava impaziente il roseo travaso. Consigliata male, comparve in ritardo , i ruoli già assegnati brulicavano sotto altre gonne. Ora  ripassa la parte , contando le dosi mancanti alla prossima leva. 

  • 16 novembre 2012 alle ore 13:48
    Tempi andati...

    Lo scorrere lento dei giorni,
    appartiene
    a quello stato di cose
    cui è inutile
    opporre resistenza.
    Tu che hai avuto tempo
    per sentire il fruscìo
    dei miei pensieri
    e ora sei talmente lontano
    da non poter ascoltare
    la voce del mio cuore,
    non calpesterai più il giardino
    delle mie emozioni,
    ma conserverai nel tempo,
    il profumo
    dei petali del mio affetto 
    e tutte le volte che lo fiuterai,
    essi ti ricondurranno a me.

    cesaremoceo

  • 16 novembre 2012 alle ore 9:04
    Passione

    Pathein, pathos, passus, patire,
    passione,
    sì, passione!
    Passione d’amore!
    Passione che turba l’animo
    afflizione che strugge
    tormento che avvince
    patimento che logora
    spasmo che genera nel cuore
    solchi profondi,
    insanabili,
    gravi,
    grevi,
    commozione estrema che addolora,
    altalenando gioia e dolore
    come un clown
    che amoreggia a far dispetti.

  • 16 novembre 2012 alle ore 8:35
    Coscienza

    Ora che il grigio
    mi ha coperto fino
    a tingere anche l'anima
    e son finiti i giorni irrazionali
    chiusi nella corazza
    della quotidianità,
    lacrime dense d'attesa
    indugiano sul mio volto
    corrugato e smunto;
    le distribuisco per innaffiare
    la mia mente inaridita
    e per condire
    i mei pensieri più insipidi,
    per non rinunciare alla speranza
    e trovare
    il coraggio di andare avanti;
    godere,
    come non mai prima,
    di tutti i colori
    delle foglie d'autunno,
    gialle,rosse,verdognole,brune
    apprezzare
    l'alba dei freschi mattini invernali;
    passeggiare negli assolati
    pomeriggi primaverili,
    assaporare finalmente
     le dolci serate estive
    e bussare ai sogni della notte
    per trovare rifugio
    dai fantasmi del domani.
    Infine,
    raccoglierò tutti i frammenti del passato,
    li radunerò nel cassetto
    dei segreti più profondi,
    prima di chiudere il copione
    che reciterà l'ultimo atto
    di questa mia bella commedia.

    cesaremoceo

  • 15 novembre 2012 alle ore 23:38
    L'addio

    Puoi temere un addio
    per questo incendio di cielo
    che s'annega giù a lago.

    E' il Sole appena calato
    dietro le colline in rilievo
    per andare al volto opposto
    della Terra a cui dà caldo
    e luce e vita con il suo bacio.

    Dunque è amoroso un saluto
    arrivederci a un nuovo giorno
    a carezzarti con il suo abbraccio.

  • 15 novembre 2012 alle ore 22:08
    Riflessioni

    Sprofondato
    nell'abbraccio del mio plaid,
    disteso sul divano,
    rimango assorto,
    a pensare a giorni frenetici,
    a discorsi strani,
    a sguardi pieni d'angosce
    e di lacrime
    che sembrano onde
    di un mare impetuoso
    su visi corrucciati,
    intristiti dagli eventi.
    E vien voglia
    di gettar via
    tutti i pensieri,
    i ricordi dei quali
    non gusti più alcun sapore,
    di fuggire da te stesso;
    mi ridesta
    il pensiero dei miei cari,
    e una gioia
    m'assale improvvisa,
    con la voglia
    di tenermi stretti gli affetti
    e il desiderio
    di giorni migliori
    di luce splendente
    tra i sorrisi della gente.

    cesaremoceo

  • 15 novembre 2012 alle ore 16:43
    Sogno o realtà

    Volo, incantato nell'effimero
    sono forma senza corpo
    e mutano le mie vesti,
    passo attraverso gli oggetti 
    vedo persone che non conosco
    mi parlano e non le capisco,
    sfoglio l'ambiente come un giornale
    e sono già altrove,
    sento mani che mi sfiorano
    e baci che mi scappano, 
    guido incredibili mezzi,
    salto da un'illusione ad un'altra,
    intingo pezzi dalla mia memoria
    e vorrebbero prender forma i miei desideri,
    poi tutto si confonde e si mescola,
    la mia forza svanisce,
    le cose tendono a prendere ordine e ragione
    divento conscio dell'irrealtà 
    annaspo per restare ma... 
    non posso impedirmi di destarmi.

  • 15 novembre 2012 alle ore 13:13
    Haiku- "Sera d'autunno!"

    Pioggia di perle
    Vibrano i sensi d'amor
    Tu danzi con me!

  • 15 novembre 2012 alle ore 12:49
    Fantasmatiche Rappresentazioni

    La fosca differenza tra reale e non reale,
    si reincarna eternamente in circostanze infinite,
    in amor prende sembianze d'un fatto sleale
    tanto da torcer l'anima e logorar le vite.

    Vi è un fantasma, se non più d' uno,
    che spunta di tanto in tanto e fa paura
    talvolta è bramato, talvolta inopportuno
    anch'esso sottoposto all'egida della censura.

    Il palco è pronto per ospitar gli attori,
    non meno di tre ne prevede il copione,
    bisogna recitar gli impossibili amori!
    Ma chi è il terzo che prende all'azione?

    La funesta messa in scena è iniziata
    con un triangolo perfetto pronto a danzare
    condotto dall'anima erma e mai espiata
    che, candida, è tutta intenta sull'altare.

    <<Ti voglio con tutta me stessa>>
    parte in prima la seconda attrice,
    <<decido io!>>, Ammonisce l'anima indefessa,
    <<sono qui e attendo o mia nutrice>>.

    <<Bene, hai capito chi qui comanda>>
    ribatte Lei con fare ardito
    verso quel fantasma che tutto asseconda
    e bieco attende lo spietato rito.

    <<Adesso potete iniziare la recitazione.
    Annettine la carne senza sconforto
    e, mi raccomando, fallo con determinazione
    affinché le venga il fiato corto>>

    <<Aspetta diabolica conduttrice
    non voglio partecipare più alla finzione
    cosa credi che sono una meretrice?>>
    fu subitanea la reazione.

    <<Mia dolce e ingenua fanciulla
    pensi che partecipi ad una farsa?
    Non voglio io che la tua psiche si trastulla
    lungi da me quest'accusa così scarsa>>.

    Le luci si affievoliscono come prescritto,
    tutt'intorno si silenzia e si ingrigisce
    mentre la storia continua per diritto
    tra amor vero e amor che ferisce.

    <<Continua così mio prode cavaliere
    custodisci la mia materia, difendimi con la spada!
    Afferra le mie criniere
    e non desistere finché il tutto accada!>>.

    Un tremendo bagliore all'improvviso
    come un sussulto che tutto inonda
    illumina la scena di chi ha deciso
    la lieta fine invereconda.

    <<Andate via! Intrepidi imbonitori
    che sia questa l'ultima rappresentazione
    prometto: non avrò altri amatori!
    che possa andar, la mia anima, alla dannazione>>.

    <<Vieni qui fantasma che ora sei in pericolo,
    abbandoniamo in fretta quest'arena
    siedi che adesso inizia il vero spettacolo!
    Assistiamo silenti alla vita che si inscena>>.

  • 15 novembre 2012 alle ore 12:48
    Figura

    O somma Beltade
    sciogli chioma
    con coda accoccolata
    dietro te posata

    o  vivace viso
    in soave riso
    occhio meo fiso
    a te penso

    lingua fermassi
    non espressi
    non dissi

    viso voltai
    occhi rivoltai
    più non pensai.

  • 15 novembre 2012 alle ore 12:43
    Notte d'autunno!

    Stille di perle
    Lenta
    batte la pioggia
    Nuda
    danzi per me!

  • 15 novembre 2012 alle ore 11:15
    Tramonto rosso

    Innamorata la nuvola s'abbraccia
    al sole che corre alla notte
    e del suo fuoco l'accende
    avanti si consegni alla tenebra.
     

  • 15 novembre 2012 alle ore 10:52
    L'attesa

    Tutta la notte
    in dormiveglia
    di declamare ho sospirato 
    il tuo verbo intensamente bramato
    prediletto ognora,
    consolante ancora,
    dolce come ambrosia
    armonioso come una musica mite
    focoso come un tango.
    Ogni pensiero
    incessantemente
    rivolto a te,
    alla tua calma
    mista a stizza,
    alla tua voglia
    di fare e di costruire
    un mondo migliore,
    il logos mi  ha sconvolto
    e Psiche coinvolto.

  • 15 novembre 2012 alle ore 9:44
    Precarietà

    Ogni giorno
    rassetto gli scaffali
    di questa
    grande biblio(vi)teca
    e,insieme
    a vari racconti d'amore,
    leggo vite di poveri,
    di miserabili,di accattoni
    e brividi taglienti,
    accesi di dolore,
    mi solcano la schiena
    fino a far male.
    D'un tratto
    evado dalla routine
    della vita reale e
    passeggio
    su strade immaginarie,
    deserte,desolate,
    sublimate da silenzi irreali.
    Lotto con i tuoi pensieri
    per completare i miei,
    invano
    cerco, tra le nebbie
    che  mi offuscano la mente,
    il tuo profilo,
    splendente faro,
    disperata speranza
    tra le ombre,
    di questi àlvei pietrificati.

    cesaremoceo

  • 15 novembre 2012 alle ore 8:59
    TRe Cento cinquantotto

    Accorrete: c'è cura? L'ingranaggio sta disossato nel piatto della disfunzione, due o tre viti seccano prima di girare la testa nel foro. Io sono il mio guasto, millanto ottime referenze per ogni mio pezzo: guardate che fianchi, il bacino un portento, il ventre più dritto della mira migliore. Io sono madre di avaria  e falla, le gemelle sgambettano bene, dalle vene fiorisce la febbre che inceppa e corrode, il cuore una turbina dalla dubbia fortuna. Perché assemblarmi d'inverno? Sprecate le possibilità , consunti i sistemi, tanti componenti sposati a casaccio per un meccanismo che e' marcio, verminoso fino dal vagito. 

  • 14 novembre 2012 alle ore 22:36
    Sogno

    Uscirò con la luna di notte
    sotto un cielo pieno di stelle
    camminando sopra le erbe.

    Sarà guida l'astro argentato
    a raggiungere il posto segreto
    di parole che danno incanto
    ove io possa con loro giocare
    nel mio sogno di gioia trovare.
     

  • 14 novembre 2012 alle ore 22:12
    Futuro prossimo

    Scrivo parole
    d'indelebile bellezza,
    per condannare i pensieri
    a vivere in eterno.
    Così vivo il divenire
    di questo presente
    che annuncia
    battiti vivaci
    prossimi a invadere
    il mio cuore pulsante
    d'intensi aneliti,
    desideroso di sciogliere
    i nodi in cui il passato
    mi ha avviluppato,
    assorbendo
    nell'intima coscienza,
    inesauribili percorsi d'infinito
    e non imbattermi
    in ineludibili
    disfunzioni ormonali
    al cui interno
    imperversa la bufera.

    cesaremoceo

  • 14 novembre 2012 alle ore 21:29
    Albero indifeso

    Betulla era il tuo nome
    notte e giorno a stendere le fronde
    t’adoperavi.
    L’ usignolo sul  flebile ramo
    la  reggia costruiva
    per non turbare la quiete tua.
    Nella calura estiva
    al ritmo del danzante vento
    l’ombra spargevi.
    Maestosità palesavi
    mentre il bimbo gaudente
    al sorriso esortavi.
    Ora che resta
    delle intarsiate fronde negli avviluppati rami?
    Poco! L’uomo t’ha preso
    una mattina di marzo
    con ardore storpio t' ha reso.
    Povera mia voce combattuto ha la guerra!
    Dopo essersi annoiato
    t’ ha lasciato.
    E ora … la tua forza ammiro
    pur nello strazio novella esistenza offri
    a ciuffi di foglie dei mutilati ceppi.

  • “Le persone si perdono
    le persone si trovano….

    Le vite  le mani
    si toccano sfiorano stringono
    o accennano saluti da lontano.

    Qualcuna mostra un pugno d’ira
    altre un gesto supplice
    di disperata preghiera.

    Fili si tessono si annodano
    si sciolgono

    alcuni senza dolore alcuno si sfilacciano
    allungano

    ed ecco….d’improvviso non esistono più,
    dissolto zucchero filato
    che svanisce colla sua dolcezza nella tua bocca
    finendo così, in un attimo.

    Altri stridono nello sfilacciarsi e spezzarsi

    e corde impazzite e violente
    frustano l’aria nel separarsi in due tronconi.

    Altri fili
    sembrano riconoscersi,  ritrovarsi
    uniti insieme formano disegni
    d’una bellezza accorata.

    Incredibile armonia
    Celeste Disegno già pensato
    programma appena accennato

    che solo oggi si realizza.” ----

  • 14 novembre 2012 alle ore 21:05
    L’assenza

    L'assenza di qualcuno
    a volte
    pesa infinitamente più della presenza:

    t'accorgi che improvvisi
    mancano il saluto quotidiano,

    il volto, la figura
    che non pensavi
    fossero poi così importanti.

    Ti sovviene il ripensare
    a discorsi o a discussioni
    a risate o silenzi fianco a fianco

    e l'assente è lì, tangibile e intero,
    d'una scomoda interezza che turba

    il ricordo fa pensare
    più che la vivezza del contatto
    e il non-presente, il suo sorriso,

    lo sguardo doloroso oppur la voce
    dentro di te sono integri e netti

     
    t'accompagnano più  a  lungo
    persino
    del tempo che insieme v'hai trascorso,

    allineati ai giorni e all'ore della tua vita

    quali nitidi tratti di gessetto
    che le sarte coscienziose

    tracciano prima del taglio sul tessuto.

  • 14 novembre 2012 alle ore 21:00
    Alla fine del poi

    E quando ti accorgi di aver amato,
    riconosci il sapore di tutte quelle lacrime versate di notte...
    poi alzi il tuo sguardo verso il cielo,
    cercando di ritrovare
    quella stessa stella che ti parlava di poesia e di cose mai dette,
    quella stessa stella amica alla luna che sapeva leggere i tuoi silenzi
    che anche a lunghe distanze,
    qualcuno sapeva cogliere, ascoltare e comprendere.
    Poi torna il sonno che incontra il gioco dei sogni
    e muore il pensiero di quel che è stato,
    di quel che credevo.