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Poesie

“Uno sguardo vergine sulla realtà: ecco ciò ch'io chiamo poesia”
Edoardo Sanguineti


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  • 09 novembre 2012 alle ore 16:31
    Irredento

    E passi intere notti
    in cui sei solo un irredento
    pregando l'alba
    di calpestare 
    stanco
    la sua terra del sole
    soffocante è il deserto
    conosce solo una stagione
    e il sole ancora tramonta
    dietro la tua stretta via
    che cade dritta
    nella palude della notte
    cammino irredento
    gocciolanti orme
    rinchiuse nella gabbia
    ardo ma non brucia
    piango ma non si scioglie
    prego ma sembro solo
    forse non ho più occhi per vedere
    rincorro i fili della vita
    ma resto sempre indietro
    e vorrei fare Tutto
    ma non è possibile
    e neppure ti sento
    con i sensori del mio tempo.

  • 09 novembre 2012 alle ore 16:20
    Deserto

    Ardo di infinito
    ma qui tutto è finito
    ardo di verità
    ma tutto sembra ingannarmi
    in questo mondo.
    Ardo di vita
    ma vivo una triste maschera
    della mia vera vita.

  • 09 novembre 2012 alle ore 15:28
    Aspettando domani

    Profondamente
    aspettando domani
    il segno di te
    si intensifica in me
    la tua ombra fumosa
    netta m’appare
    il cuore bussa forte
    e non si quieta
    la mente è fitta
    delle orme
    che hai tracciato
    nell’anima mia.

  • 09 novembre 2012 alle ore 13:22
    Tre Cento cinquantasettea

    Questo il mio spurgo, fossa d'inchiostri, pozzo di non esauditi, audizione di mali. Inetta la soluzione che, sgorgando, non stura ne' cava dalle mia viscere la concrezione malvagia e supina. In punta di dita ho taniche scure, così mi riservo il percorso più serio, la mia mondatura longeva . La parola e'
    vanga, tutto il resto setaccio con cui eleggo, poi boccio. Io padrona di versi senza animali, la mia scrittura un imbuto, irsuto dall'imbarazzo , non rosso ma tronfio.Da un foro e dall'altro stanno più occhi che bocche a vedere come travasa il tuo nome. Solo che io ne tengo impegnata la pancia, intasato orifizio, oracolo senza più getto. Voglio allestirmi di te, pensare che peso per il tuo peso, che una sola tua visita mi curi col sempre mettendomi al pari di questo corsivo. 

  • 09 novembre 2012 alle ore 9:49
    Sogno e realtà

    Tu
    guardi la luna
    da vetri colorati
    Io
    guardo te
    attraverso le lacrime

  • 09 novembre 2012 alle ore 9:34
    Un grappolo d'uva

    Un rigoglioso grappolo
    d’uva color rosso acceso
    pieno di vigore e di passione
    colpì la mia sensazione
    la vista prima di ogni cosa
    l’olfatto ovviamente
    la gola poi
    il tatto anche.
    Lo colsi dalla generosa vite,
    lo fiutai
    gli acini turgidi ne mangiai
    pian piano li assaporai
    ad uno ad uno li gustai
    sapore di ambrosia
    capriccio di fragolina
    spirito di mora e di mirto assieme.
    Quanta felicità
    l’animo mio avvinse,
    ma al finir  tanta tristezza
    lo strinse.

  • 09 novembre 2012 alle ore 9:08
    Infanzia

    Improvviso
    un tuono esplode impietoso,
    un turbinio di vento testardo
    mi riporta a ricordi lontani,
    a briciole di vita
    che il mio corpo visse,
    in una serie di
    accomodamenti fatui,
    a quelle stagioni
    che passano dentro ,
    con le lacrime che danzano
    nei  miei occhi
    che si rifiutano di rivedere.
    La tempesta si scatena,
    s'infura,si calma e allora
    prendo in prestito il cielo stellato,
    il fiato della luna,
    il soffio del suo alito caldo 
    per risentire la meraviglia
    degli attimi vissuti
    e rituffarmi nella mia infanzia,
    nuotare sotto l'acqua
    della mia fanciullezza
    e riemergere di tanto in tanto
     in quei pochi punti
    di felicità provata.

  • 09 novembre 2012 alle ore 1:28
    Meriggio a Piombino

    Nubi alle Capanne
    Leggere e posate
    Soffici le ondate 
    Sulla vita in panne

    Sguardo volge fiero
    E la vista segue il pensiero
    Sotto un strano solleone
    Guardando l'île di Napoleone

    Compagnia antica rimane
    Tra sorelle vicine e lontane
    Come una trama dal segno fitto
    Eccola, insperata, quella de' relitto.

    Guardiana a chiusura 
    Di un tesoro di cui ti nutri
    Vicino alle sue mura
    La fedele Giannutri. 

    Volgi il capo col sorriso
    Il sole ti scalda ormai il viso
    Cerboli e Palmarola t'han visto
    Selvaggia e potente, Montecristo. 

    Esplode di contorni e bellezza
    Come dentro ad una polveriera
    Addolcita da una tiepida brezza
    Sei tu, Elba, la vera miniera.

    È una mano che cinge la vita
    Frastagliata e nerboruta
    Chiude il mare come una matita
    Corsica, mai posseduta

    Sincero scoglio livornese
    Passaggio di rotta francese
    Unica senza un vera playa,
    Aspra, decisa e netta, Capraia. 

    Il nord si fa evidente
    In un vociare di gabbiani
    Nella vista sei l'unica assente
    Testimone dei tempi pisani.

    Da Salivoli all'Argentario,
    Protetto come un fortino,
    Un regalo, una foto nel diario
    Magia di un meriggio a Piombino.

  • 08 novembre 2012 alle ore 23:57
    Visione frastagliata

    Il gusto del sapore amaro
    della vita che si allontana
    delle cose perse 
    per la via...
    Mi aggrappo alla deriva
    dei ricordi,
    in una visione frastagliata
    come un film in bianco e nero,
    ma col finale a sorpresa.
    E che l'amore 
    trionfi sempre 
    e che mi sfiori l'anima...
    Regalandomi il sapore
    dolce di te...

  • 08 novembre 2012 alle ore 23:28
    Come un sirtaki

    Mi piacerebbe scrivere
    una ballata nuova
    non dolce, d’amore
    né aspra, di rancore.

    Vorrei regalarvi
    una ballata allegra
    che parli del mare, del sole
    di aurore e di tramonti

    Sarei felice di cantarla
    insieme a voi
    uomini e donne
    tutti in girotondo

    con le braccia appoggiate
    sulle spalle del vicino
    al ritmo sostenuto
    di un vecchio violino

    come un sirtaki
    dei nostri cugini
    andare e tornare
    con piedi veloci

    guardarsi negli occhi
    scoprirci il sorriso
    che dai piedi è salito
    per fermarsi nel cuore.

  • 08 novembre 2012 alle ore 22:54
    Do et das!

    Il tuo fascino
    mi attrae
    Le tue parole
    mi esaltano
    Il tuo sentire
    mi magnifica

    Coltiverò
    la tua bellezza
    Dedicherò a te
    la mia poesia
    Amerò la vita
    amando te!

  • 08 novembre 2012 alle ore 22:38
    Epitaffio "di" futuro

    Piangerai chi ti faceva ridere.
    Riderai "di" chi ti faceva piangere.

  • 08 novembre 2012 alle ore 20:23
    Tre Cento cinquantasei

    Sa che non dormo ancora felice: il venerdì , quando accosto la sedia al tavolo inerme, come il primo piede che saggia  la pelle del letto, a digiuno da carne che non sia la sua, mi sorprende il vendesi rosso bruno del vino, il cui secco martirio gocciola dal becco all'altare candeggiato da poco. Il coltello, piccola scure sul pane, aspetta il gong delle mani e le domande gozzovigliano alle mie spalle, interrogativi avvoltoi. Il padre fu   alto quanto in alto e' il suo cuore? Smesso la', combinazione perfetta nell' incasso di cui sono ghiotta. E quante gambe? Di nebbia, di seta , di sfriso, di piana. Mi chiedo la forma dei suoi imbandimenti, due puntate per giorno, a mezzodì, poi la sera, se cala sui vestiti un respiro. Ed il verso del bastimento che scarica dai suoi occhi il mio refluo e di lui stipa nei miei ancor più meraviglia. 

  • 08 novembre 2012 alle ore 20:22
    Tre Cento cinquantasei

    Sa che non dormo ancora felice: il venerdì , quando accosto la sedia al tavolo inerme, come il primo piede che saggia  la pelle del letto, a digiuno da carne che non sia la sua, mi sorprende il vendesi rosso bruno del vino, il cui secco martirio gocciola dal becco all'altare candeggiato da poco. Il coltello, piccola scure sul pane, aspetta il gong delle mani e le domande gozzovigliano alle mie spalle, interrogativi avvoltoi. Il padre fu   alto quanto in alto e' il suo cuore? Smesso la', combinazione perfetta nell' incasso di cui sono ghiotta. E quante gambe? Di nebbia, di seta , di sfriso, di piana. Mi chiedo la forma dei suoi imbandimenti, due puntate per giorno, a mezzodì, poi la sera, se cala sui vestiti un respiro. Ed il verso del bastimento che scarica dai suoi occhi il mio refluo e di lui stipa nei miei ancor più meraviglia. 

  • 08 novembre 2012 alle ore 16:16
    Offesa sei

    Offesa sei
    ma non volevo.
    Offesa sei
    e mi dispiace.
    Offesa sei
    e il mio animo non si dà pace.
    Offesa sei
    e il mio cuore vagisce.
    Offesa sei
    e ti chiedo scusa.
    Succede a volte che
    si dà voce a frasi
    che vengono svisate. 
    Succede a volte che
    quel pensiero
    non sia rivolto a te.

  • 08 novembre 2012 alle ore 13:00
    Planetario

    così straniti, imberbi
    negli adulti saloni
    di un affollato planetario
    fissando quelle scie
    di lucine come addobbi natalizi
    nell’illusoria attesa
    dell’immortale dono.

  • 08 novembre 2012 alle ore 11:43
    Primavere gaetane

    E scorre lenta la mia mano sui ricordi
    sento le parole, i suoni , i gesti
    Non so quanto tempo sia passato
    in realtà non so nemmeno
    come riesca la mente
    a reintempretare così spesso il passato
    Che sia scontato o meno, noioso o meno,
    sembra che amare questi posti sa bastarmi
    Quell'onda, le barche e il porto, le mura fredde,
    scale a salire, scale a scendere,
    balconi, archi e san pietrini,
    gente che fuma, gente che guarda il mare,
    l'azzurro di un pezzo di mondo
    che mi abita in cuore.

  • 08 novembre 2012 alle ore 9:59
    Cenere di gioventù

    Caldo è il cuore
    e il trasudar dell'anima,
    attraversa la mia intimità,
    carezzandomi il petto.
    Chiome fluenti di note
    giacciono,inermi,
    in questo mondo,
    oramai senza tempo.
    Nell'androgino firmamento
    di facce sconvolte,
    dove lo strepitare
    è padre di un'armonia sperperata,
    coltivo il mio orto interiore
    per condividerlo
    con chi ne sente l'odore,
    per non finire
    in una compassionevole necropoli
    in cui sepolti sono
    i battiti vitali
    dei fuochi ardenti
    di gioventù bruciate,
    ridotti in cenere.

    cesaremoceo

  • 08 novembre 2012 alle ore 8:46
    Amore

    Amore, ti regalerò la luna.
    Amore, ti prenderò il sole.
    Amore, ti ruberò una stella.
    Amore...hai posto in soggiorno?

  • 08 novembre 2012 alle ore 8:24
    Taci

    Taci per un dissenso
    Taci perché ti ho stupito
    Taci perché ti ho tradito
    Taci perché ti ho amato
    Taci perché ti amo
    Taci perché non ti ho capito
    Taci perché ti ho sorpreso
    Taci perché hai corso
    Taci quando baci
    Taci quando hai voglia di baci
    Taci quando mi brami
    Taci quando non mi aneli
    Taci quando sei stanca
    Taci quando ti tormenti
    Taci quando ti consoli
    Taci quando dissenti
    Taci, così mi piaci.

  • 07 novembre 2012 alle ore 20:53
    Fuori stagione

    Con occhi diversi
    lungo lo stesso viale
    guardavamo in alto
    osservando
    quel diluvio
    di foglie morte
    tanto caro
    al cambio di stagione.
    Fu lì che i nostri sguardi
    s'incontrarono
    scostando due dolori
    e fecero da serra
    a un frutto inaspettato.

    (Fuori stagione
    l'acqua di una lacrima di gioia
    rida' la vita a quei boccioli
    che credevi morti).

  • 07 novembre 2012 alle ore 18:21
    Tre Cento cinquantacinque

    Il seme mi scansa, la culla ribalta sul dorso, dondola a morte l'insetto sul guscio. Nel mio ventre manca un inserto, sono numero di pagine uguali, peso solo ancora del netto, il lordo dispensato più in la' e sgualcito . Cordoni e vagiti non sanno la mia dedizione, il sedimento con cui preparo le salse danza al disagio che chiamano acerbo . Un saio mi svasa dal genere fertile, non sono perpetua, forse solo nociva se insisto ad averti . Il mio voto sospeso ad un ramo non ha più di un nodo per monito , da tempo mi varano perché prenda il largo e non fanno attenzione alla macchia che ingravida lo scafo. Un aperitivo prima di cena tra i tavoli dove chiacchiera l'ultima sera: io sento la differenza di tutta la folla in questo galoppo per cui non ho sella. 

  • “Accompagnami

    costante nel tragitto diuturno
    per favore, Angelo Mio

    e per la via
    continua a sostenermi

    …com’hai sempre fatto
    anche se n’ero ignaro.

    L’anima mia ora stride
    nell’aprirsi a qualcosa

    (cardine rugginoso
    che gira su se stesso con dolore)

    perché troppe volte lo schiudersi un poco
    m’ha ferito in modo brutale

    lancia infissa con volontà o per ignoranza
    nel costato di Cristo.

    Tienimi stretta la mano
    nello studio o il lavoro

    su binari preordinati

    o nell’apparente caos
    d’una decisione nuova.

    Perché talvolta ho la speranza e la gioia
    di potermi confidare nell’attesa

    sfogare nella delusione

    perdendo il mio sguardo innamorato
    nel volto della persona cara

    ricevendone conforto, carezze,
    approvazione, un bacio

    ma di frequente la mia vita scorre

    al desolato ritmo della solitudine
    sempre cercando, spesso soffrendo.

    Tu sei
    il Guardiano il Custode l’Amico

    e so che Lui - misericordioso e grande –

    mai mi ha voluto solo
    e infinitamente m’ama.

    Accompagnami perciò, stammi vicino
    mio angelo, tutto mio, mio solo

    perché sei grintoso, forte
    sensibilissimo.

    E non poteva essere altrimenti
    che a te fossi affiancato.

    Perché la mia vita per alcuni è diversa

    ma è la sola che conosco, da sempre
    io, persona gay.” 

  • “Volubili ma sinceri
    viventi in un limbo ovattato

    cerchiamo continuamente

    avvolgendoci negli attimi
    (caldi tabarri scuri, costudenti)

    uterino confortante mondo

    presente a se stesso
    e in sé stesso utile.

    Esistiamo contemporaneamente

    in dimensioni parallele
    o che s’intersecano

    si compenetrano
    fino a fondersi

    in una reciproca, dolcissima dissolvenza.

    Infinite varianti
    sono gli esseri umani

    estesa famiglia

    a cui apparteniamo
    volenti o nolenti.

    Errore sarebbe
    considerarsi privilegiati se più aperti di cuore

    quando invece
    siamo dei messaggeri

    dei caparbi tedofori

    incaricati dall’Alto
    di portare luci e voci a chiunque

    abolendo il vagliare, il discernere, il selezionare.

    Messaggeri cioè angeli,

    obbligati
    ad una sola amorosa missione:

    la presenza-assistenza

    non
    il proselitismo.”

  • “Ho conservato la mia anima bambina
    con le sue ire improvvise e furibonde

    la gioia pura portata al parossismo

    bizze e ripicche
    canti e mormorii.

    Sa giocare
    in piazze sterminate, in stretti corridoi
    trasformando l’une in bugigattoli o caverne,

    l’altri in praterie.

    Innumerevoli sono paure ed estasi
    quanto gli sbuccichi su gomiti e ginocchia.

    Maliziosi angioletti la guidano per mano
    piccoli diavoli impudenti
    ne solletican le palme

    è impudica e timida, frenetica e indolente

    varia come il cielo:
    passa da pioggia e lampi
    a squarci di sereno

    che ammutoliscono sguardo e cuore a chi l’osservi.

    Anima tagliuzzata, anima intatta
    queste ferite e questa integrità
    son la tua essenza.

    Sii vivace, pacata, sii te stessa:

    ti custodirò fra le mie dita - neonate
    eppur anziane –

    com’uccellino caduto da scaldare.”