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Poesie

“Uno sguardo vergine sulla realtà: ecco ciò ch'io chiamo poesia”
Edoardo Sanguineti


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  • 05 novembre 2012 alle ore 18:46
    Frequenze

    Pianti di memoria
    ripetente.

    Risa di ricordi
    irripetibili.

    Marciapiedi di resina
    in disuso.

    Ago di pino
    a pendere,

    su bilanci
    di abitudini.

  • 05 novembre 2012 alle ore 17:05
    Haiku "Momenti!"

    Il treno fischia
    Svolazzano i passeri
    Schegge di vita!

  • 04 novembre 2012 alle ore 20:28
    40... un fior che si vanta

    Ebbene sì, sono quaranta
    e sfido a chi non se ne vanta!
    Vivo i miei anni come petali di fiore
    e ogni giorno ne scopro un singolo colore.
    Forse non sarò all'altezza
    ma respiro tanta saggezza.
    Non li lascerò correre via,
    scatenerò la mia fantasia.
    E a chi mi dice che la bellezza sfiorisce,
    io rispondo che un fiore amato non appassisce.

  • 04 novembre 2012 alle ore 19:37
    L'acqua e la pietra

    Sono la pietra su cui ti infrangi,
    immobile ma non immutabile.
    Ti sento avvolgermi di fluido vitale
    per poi
    scivolare via, e rimango qui a
    consumarmi
    guardando il tuo corso che mi aggira
    deviando, per il tempo in cui ti posi su di me
    ma senza saper cambiar
    la tua direzione.
    Vorrei saper diventare canali per il tuo dolore
    e farli disperdere come acqua nell’acqua;
    ma sono solo la pietra su cui ti infrangi
    e mi ringrazi, silenziosa,
    che ti lascio andare in frammenti
    contro di me.
    Una pietra non può cambiare
    il corso di un ruscello,
    ma l’acqua trova sempre
    il suo abbraccio con la terra,
    e la sua strada verso
    il mare,
    se stessa,
    la vita.

  • 04 novembre 2012 alle ore 19:10
    Il raggio verde

    Stavi seduta sulla spiaggia,
    o dolce donzella,
    rannicchiata
    solitaria
    pensierosa
    con lo sguardo fisso
    all’orizzonte
    dove il cielo si sposa col mare.
    Stavi intenta
    ad osservare
    la palla fulgida
    che lentamente
    attimo dopo attimo
    dal cielo scendeva
    fino a tuffarsi dolcemente
    nelle cerulee acque
    per dormire
    dopo il faticoso
    viaggio
    che Mater Matuta
    gli aveva ordinato
    di fare.
    In un attimo il suo splendore
    da rosso
    in verde si tramuta
    e al tuo animo
    serenità
    procura.

  • 04 novembre 2012 alle ore 15:20
    Tre Cento quarantanove

    Mia madre dice che invecchio: ogni tanto mi scuote, cerca il battaglio, tondo e codardo pipistrello annodatosi nella mia pancia inverni fa. Com'è che non suono? Il mio dong non sa parlare , c'è forse qualcosa che mi riesce meglio? Al carillon hanno strozzato la molla, se mi aprono gratto, poi gracchio, la ballerina amputata, sul binario c'è un guasto, una certa fanghiglia ha bloccato la strada da cui si passa per essere donna .Mia madre mi tocca la guancia, spolpata ma tonica, un bel mantello sopra lo scheletro incipriato, una mummia la fronte con due, tre sbavature, poi sale. Fa un inventario, io tremo, tra i miei capelli non un neo bianco, tutte le voglie sono ancora più nere. Che sia questa la mia punizione? Fare tutte le stagioni con la faccia della prima? Con il ventre piatto sul collo del mondo: la' ds dove viene la vita, io tengo una cuccia, una camera sempre imbiancata e sopra, esposta, la bomboniera di un'altra festa ancora nel tulle. 

  • 04 novembre 2012 alle ore 14:32
    Tre Cento quarantotto

    La morte profuma, acido. La stanza e' una viola, muri per corde, piccole labbra infreddolite alle pareti, tre bocchettoni da cui sbucano lampadine come pistilli a cui va il pungiglione della buona avvitatura. Fotografano messi che non danno più frutto: sfilano intanto gli occhi delle prime preghiere  nel corridoio di cose non dette , di mani mai arrivate. Le parole affrancate in ritardo, le dita pigre. 

  • 04 novembre 2012 alle ore 14:26
    Tre Cento quarantasette

    Improvvisamente il solletico tace: la', sotto lo sterno, la festa finita e' un ateneo di ossa a cui non va alloro. Mantengo rigida la postura del mio disincanto, mi illudo che ai piedi faccia ancora gola qualcosa, ma la fame ha smesso il suo turno da tempo. Ora svezzo digiuni e alla mia carne concedo un premio già consumato. 

  • 04 novembre 2012 alle ore 13:59
    Eros

    E' Amore un fanciullino
    viso dolce alato il dorso
    seco reca frecce ed arco
    a centrare il suo bersaglio.

    Sei tu donna oppure uomo?
    A te prima non vien detto.

    Ti ritieni indenne al colpo?
    Chi ha provato mai l'ha detto

  • 04 novembre 2012 alle ore 13:37
    The last chorus

    The last chorus
    of this song
    is written on the wall
    of our sweet
    dark obscenity.
    Your nipples
    write notes
    on my back
    with the ink of passion
    sticking to my thoughts
    a runaway melody.
    Mermaid
    of my perverse fantasies
    you are
    while we sail
    to the sea of this music
    'til the end.

  • 04 novembre 2012 alle ore 12:01
    I pensieri e l'entropia

    La pioggia
    viene a rinfrescar la mente mia
    disciogliendone
    i pensieri
    belli o brutti che siano
    con un altissimo
    grado di entropia.

  • 04 novembre 2012 alle ore 11:27
    Pensieri

    Mi tormentano
    quegli stessi pensieri
    che mi estasiano.
    Mi mandano in estasi
    quegli stessi pensieri che
    mi provocano tormento.
    Pensieri evanescenti
    che lasciano amarezza e vacuità.

  • 04 novembre 2012 alle ore 9:58
    Dal tramonto all'alba

    Dal tramonto all’alba
    si svolge la sera,
    c’è chi si rincuora
    c’è chi si dispera.
    Eppure l’animo
    dovrebbe
    star sereno,
    la mente libera
    il corpo disteso,
    dopo il travaglio quotidiano.
    Poi viene la notte,
    che porta consigli,
    nella veglia
    o nel sonno,
    lieti o tristi.
    Prima la sera
    poi la notte
    luoghi di fissazione
    di pensieri strani
    nella fortezza
    della propria intimità,
    come scie fugaci
    come schiuma effimera
    come foglie al vento,
    caos producono
    nella mente incerta
    e uno sguardo malinconico
    su ciò che è stato.
    Trascorsa la notte
    Mater Matuta
    finalmente si sveglia e…
    torna la luce.

  • 04 novembre 2012 alle ore 7:58
    Responsabilità di padre

    Piccole gemme i desideri,
    immagini sfumate
    di un futuro che già s'insinua,
    ritmato e sonoro,
    in bilico
    tra l'essere e il non essere
    e le note sparse
    delle esperienze vissute,
    in cerca di un qualsiasi destino
    e trovare
    il giusto equilibrio della vita.
    Non hai mai vissuto di rendita,
    ne tantomeno d'ipocrisie,
    dura è la tua lotta,
    vedere con occhi stanchi,
    il mondo che non cambia
    e custodire le idee,
    piuttosto che stringere una realtà.
    E ritrovarti a testa bassa,
    come un girasole al tramonto,
    vestito d'inquietudine,
    pronto a volgerti
    verso il nuovo orizzonte,
    disegnato dal sole
    appena spuntato e...non
    aver più tempo in questo
    tempo,dove solo il presente...
    accade.

  • 03 novembre 2012 alle ore 21:02
    Noi due!

    Fremo in estasi

    Danzi
    nuda su di me

    Vibrano
    i corpi eccitati

    Volteggiamo
    bramosi d'amore

    Liberi 

    Su quel filo invisibile
    del piacere senza fine!

  • 03 novembre 2012 alle ore 20:26
    Scrivo di te

    Scrivo
    perché non è mai tardi
    per sentirsi vivo
    nemmeno con un piede
    nella fossa
    e con la terra
    mangiata a badilate
    (una in bocca,
    una a coprire).

    Scrivo
    perché le mani mie
    non sanno stare mute
    di fronte alla bellezza
    che tu incarni
    e che mi guasta il sangue
    alla tua assenza.

    Chilometri
    di versi infranti
    nel grido mio al tuo corpo
    ed alla voglia che ho di te
    seminerà la sfera
    accompagnata
    dalla mano mia che scorre
    sopra il foglio bianco.

    (E scriverò di nuovo
    il tempo che ci lega
    su pentagrammi nuovi
    rielaborando
    il fondo dei tuoi sguardi
    e i limiti del mondo).

  • 03 novembre 2012 alle ore 11:49
    In sogno ritornano

    [ispirata nella notte del 25.3.07]

    in sogno sovente ritornano
    amari i momenti del vissuto
    che non vorresti mai fossero stati
    per cui accorato in segreto piangi

    si affaccia nel tuo sogno bagnato
    quel senso di perdizione
    incarnato nel figlio
    prodigo che fosti

    emerge dai fondali
    dell’inconscio dove naviga
    il sangue e tu
    disfartene non puoi

  • 03 novembre 2012 alle ore 8:55
    Tra l’alba e il tramonto

    Tra l’alba e il tramonto
    si svolge la vita.
    Tra l’alba e il tramonto
    stagionano i sentimenti.
    Tra l’alba e il tramonto
    effondono gioie e dolori,
    angosce e presentimenti,
    aspettative e inquietudini,
    attese, ancora attese,
    e nelle attese il tempo scorre
    e si consuma.
    L’alba auspica il dì
    che è in essere già,
    il tramonto fa meditare
    sul trascorrere della vita
    e sul suo senso
    e il sincero affetto fa intendere.

  • 03 novembre 2012 alle ore 4:41
    I giorni

    Granelli di sabbia
    le mani si aprono verso il sole
     impronta di piede
    che un onda cancellerà
    Cammina da solo
    ultimo tasto di un pianoforte
    suona solo per chi oserà
    sfidare il vento

  • 03 novembre 2012 alle ore 4:32
    3 novembre

    Notte
    Come questa notte
    come quella in cui nasco
    come questa in cui
    vivo
    come un mare senza fiumi
    non c'è giorno senza
    notte
    come un quadro incompiuto
    vissuta da solo 
    per scelta o necessità
    Dimmi tu dolce
    cosa sarà di me
    notte
    Fammi vedere 
    dal buoio del tuo sguardo
    dolce e crudele
    la luce che precedi
    lascia stare chi dorme
    posati su di me
    regalami il sereno
    che neanche il sole
    mi darà domani

  • 02 novembre 2012 alle ore 23:42
    Come fiamma

    Si può amare
    e non saperlo
    ma l'amore
    d'ignoranza colmo
    non può durare
    e si svela d'un tratto
    alta fiamma nel cuore.
     

  • 02 novembre 2012 alle ore 23:05
    Scrittura

    se zigzaghiamo
    un po’ a destra
    un po’ a sinistra
    sbanderemo
    e precipiteremo
    nella fossa delle parole
    comuni,
    vittime di una guerra
    con tante lettere
    anonime.
    chi si sofferma sull’incidente,
    aggirando la carcassa,
    potrebbe proseguire
    su strade sterrate
    dove anonimi gessetti,
    nei di imprudenti arbusti,
    segnano la meta
    dell’incompiuta ragione.

  • 02 novembre 2012 alle ore 21:12
    haiku n. 102 (porta le nubi)

    porta le nubi
    e pure la tristezza
    vento d'autunno

  • Sono rumori
    passi
    voce...
    Sono ricordi
    nella mente
    di ieri di oggi.
    Sono profumi lontani,
    ma di facile percezione
    al primo soffio di vento.
    Sono musiche
    sono ritornelli di canzoni, 
    che ritornano nella mente
    come una melodia
    di note.
    Sono mani
    abbracci
    amore
    dolore.
    Ti aggrappi 
    alla speranza
    tra flli di Vita
    appesi nel cielo
    e di cui ne aspetti
    il compianto ritorno...

  • 02 novembre 2012 alle ore 18:06
    Haiku "Affinità...!"

    Fremo in estasi
    Danzi nuda su di me
    Piacere raro!