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Poesie

“Uno sguardo vergine sulla realtà: ecco ciò ch'io chiamo poesia”
Edoardo Sanguineti


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elementi per pagina
  • 28 febbraio alle ore 22:35
    Come un delfino

    Spesso alle prime luci dell'alba

    passeggio al rumore del mare

    dentro la musica delle sue onde

    simbolo della vita
    accesa nel divenire del mondo

    E mi accordo al suo essere
    come un delfino che

    nuotando tra quelle note

    si compiace della scelta
    saltando tra le onde

    in un diluvio di felicità

    che nella brezza mattutina

    va a soffiare forte sui miei ideali
    facendoli volare là dove li porta il vento
    .
    Cesare Moceo destrierodoc @
    Tutti i diritti riservati

  • 28 febbraio alle ore 16:53
    Il giardino derivato

    Intingo le dita
    nel giallo polline di una margherita
    per graffiare il blu della notte
    che col mio sonno a volte fa a botte
    E se non potrò saltare in fronte a una stella
    l’azzurro del mare sarà la mia culla più bella
    fino allo schiudersi di un nuovo mattino
    nel madido verde del mio solitario giardino.

  • 28 febbraio alle ore 16:36
    Solo tu

    Se un vecchio sordo 
    prestasse orecchio al mio petto
    udirebbe la mia essenza
    ch'è mancanza di un respiro
    uno solo -solo tu.

  • 28 febbraio alle ore 16:08
    Che vuoi che sia

    Che vuoi che sia 
    questo tempo avaro
    è ciò che avanza 
    di un vuoto colmo 
    di nulla più
    se non di un sogno

    Legnetto acceso 
    a far falò 
    di troppe notti
    mai consumate
    muri di fumo 
    con mille crepe 
    solo accennate

    E il giorno è arreso
    al cielo appeso 
    sulla tua bocca
    che sputa tinte 
    in acque opache

    che vuoi che sia...

  • 28 febbraio alle ore 16:00
    Rovesciati in me

    Questo raggio di sole
    è gioia d'amore
    il cielo suo scrigno
    il bacio la chiave
    E le tue mani 
    come nuvole 
    mi turbano la pelle 
    Rovesciati in me
    fino a farci risplendere.

     

  • 28 febbraio alle ore 15:54
    Contienimi e scaldami

    Contienimi e scaldami
    bevendo i balsami
    del mio gesto più semplice,
    quelli che innevano il tuo calice

    e spento il verbo diurno
    ascolta il mio intimo taciturno
    acquietarsi dentro te,
    inverso intarsio di me

    Aspetta, non ti scordare
    che le mie mani devi lavare
    con tinte di un mare
    da reinventare

    Raccontami poi
    la fiaba più breve
    che sappia condurmi
    in un tempo più lieve.

     

  • 28 febbraio alle ore 15:48
    Atomo d'attimo

    C'è stato un tempo
    in cui credetti di non riuscire
    a strappare dal cuore
    quei rovi roventi
    i cui frutti altro non erano
    se non i miei vari peccati d'ingenuità

    Mi convinsi
    che era quello il mio castigo
    e tutto per aver capovolto
    il mondo intero
    per scalar montagne
    iniziando dalle vette
    senza considerare
    che alberi e alberi avrebbe pianto
    le loro foglie neonate

    E poi fu atomo d'attimo inatteso
    e quei rovi roventi
    presero forma di braccia

    Le tue.

     

  • 27 febbraio alle ore 23:50
    La notte

    "La notte porta consiglio"
    No
    La notte porta nostalgia 
    porta ricordi
    porta profumi 
    Porta fotogrammi 
    porta intatti momenti 
    Porta vita 
    vissuta e da vivere
    Porta dolori 
    di quel che poteva
    esser'e non è
    La notte non porta consiglio
    La notte porta linee
    -su di lei-
    passato presente e futuro
    sfilano insieme 
    La notte porta 
    con sé se stessa
    e l'essenza di te.

  • 27 febbraio alle ore 20:40
    Quant'è bella l'ironia

    Dicon che m'accendo
    d'irriverente ironia

    perché credo che l'esperienza
    sia divenuta negli uomini

    solo un pettine

    a cui per altro manca sempre un dente

    donato a chi abbia perso
    tutti i suoi capelli

    E nascondo nelle angosce segrete
    i miei pensieri

    in questa fredda e spoglia solitudine
    che accompagna il mio tempo

    perché in essa

    ritrovo il coraggio d'imputare al mondo
    la sua immensa ignoranza
    .
    Cesare Moceo destrierodoc @
    Tutti i diritti riservati

  • Tra me e te

    vita

    son state dure le battaglie

    Non ho cercato in te dovizie o ricchezze
    ma la pace della mia anima

    che mi rivestisse d'aurore e tramonti
    di salute e d'equilibrio

    E adesso che la più bella età
    mi ha pressoché avvinto

    e quasi sopiti sono tutti i miei piaceri

    mi basta godere
    del ricordarmi allo specchio

    dell'essere arrivato
    alla mia cima più alta

    del mio aver vissuto in pieno

    il mio tempo e la mia libertà
    .
    Cesare Moceo destrierodoc @
    Tutti i diritti riservati
     

  • 27 febbraio alle ore 20:36
    Fasciatura a butterfly

    Momenti

    in cui raggiungo
    la mia dimensione estatica

    in questa natura ostile

    in un susseguirsi di attimi
    incerottati tra loro

    dalla volontà di vivere nella pace
    e dentro la bellezza

    in un rapporto di comunione
    con Gesù e la sua croce

    E supero così
    gli ostacoli della mente

    nel coraggio di aprire il mio cuore

    in una energia
    che mi avvolge e mi travolge
    .
    Cesare Moceo destrierodoc @
    Tutti i diritti riservati

  • 27 febbraio alle ore 20:34
    Il tempo delle verità svelate

    Con i miei pensieri
    che attendono solo
    di essere confidati

    parlo ancora
    attraverso il tempo
    seppellito
    nella tomba degli eroi

    e riesumato nel piacere
    di rivelare ogni verità

    E mi accorgo tra i tormenti
    che siamo tutti impastati
    da rapporti di facciata

    un patrimonio d'ipocrisie
    tramandato dal passato

    volutamente celato dagli uomimi
    e che adesso il mondo
    ha voluto rivelare

    E continuo a portare
    grande rispetto per chi amo

    nella consapevolezza
    che potrebbe non bastare mai

    che mi fa rimanere ancora solo

    e che possibilmente lo siamo tutti

    E questa è l'unica verità...svelata
    .
    Cesare Moceo destrierodoc @
    Tutti i diritti riservati

  • 27 febbraio alle ore 17:05
    Corre al nord la voce degli alberi

    Del pensare il futuro dalle ruote
    di un treno che sfreccia
    il dolore sul timpano.
    Corre al nord la voce degli alberi
    gettando linfa, ma il baccello
    ti volti e lo vedi ritorto
    nel somigliare al vento.
    Si oscilla in sé in tutto quanto 
    d’inseguimenti,
    i semi nei grembi
    alle retine, figure poggiate
    sul morso di terra
    che l’iride affanna. Spinge
    ovunque non sia cielo
    diverso da qui.   

  • 26 febbraio alle ore 17:41
    Fiocchi

    Chicchi danzanti
    si inchinano all’asfalto
    punteggiandolo
    di fiori bianchi e schiusi,
    calde promesse
    del sole di domani,
    ora dormiente.

  • 26 febbraio alle ore 13:23
    Donne lottate

    La società purtroppo è  molto maschilista
    nel riconoscimento delle pari opportunità
    determinate carriere sono solo per gli uomini
    preferiti soprattutto nelle posizioni politiche di prestigio
    le donne o sono discriminate o non elette
    non è sufficiente solo ricordarsi della festa della donna
    e manifestare il proprio dissenso con il simbolo della mimosa
    ma dovrebbero cambiare le leggi fondamentali
    le violenze e le ingiustizie contro le donne
    aumentano sempre di più
    purtroppo la macchina della giustizia non riesce
    a contenere questi atti brutali
    l’inferiorità del sesso femminile
    costituisce solo un pretesto
    per emarginare le donne sempre di più
    non so se un domani potrà cambiare
    questa situazione globale
    ed essere testimoni di nuovi eventi positivi.
     

  • 26 febbraio alle ore 12:05
    So dell'attraversarci

    So dell’attraversarci
    a fittone che spoglia la gola
    la spoglia nuda e ripete sul labbro.
    S’arrampica all’acqua, la piega.
    E cos’altro?
    se ti bevo il pensiero
    dopo tutto
    mi fai valle e riscendi.
    Perdo argini e tu sei
    dove spingo il fondo di me.
    Apri ancora, spazio.

  • 26 febbraio alle ore 11:13
    Risurrezione di Nicola

    Tra lo stupor di quanti son presenti,
    stretta a Nicola,  mano, avanza Santo,
    e quando giunge di Brigide accanto,
    sono ver loro i guardi tutti attenti.
     
    E’ tornato  tuo figlio tra i viventi,
    di tanto solo Iddio ne tiene vanto
    con Angeli che hanno levato il canto
    e che hanno di peccato  pulimenti.
     
    Ella è confusa, pallida e impietrita,
    come colpita da violento strale,
    gran sussulto la coglie e a terra cade.
     
    Dipinta in volto la bontà infinita
    alza Francesco ‘l Suo braccio possente:
    abbine cura Tu, Dio Onnipotente.
     
    Scompar, ciò detto, ed ella penitente
    stringe adorato figlio riverente.
     
     
    “Francesco, al Mondo Morto, i Morti avviva,
      E con la Vita sua Morte discaccia;
      Che mentre questa col suo Gelo agghiaccia,
      Arde quegli ognor più con Fede viva”
     
     
     

  • 25 febbraio alle ore 21:32
    Francesco e sorella

    Ed è Francesco accanto la sorella,
    che afflitta si dispera e si dimena,
    e ginocchioni  piange sua gran pena
    e invoca di Maria la buona stella.
     
    Tu Madre nostra, Tu grande sorella
    fai che Nicola ai santi piè convena,
    porta con Te pur me che cor m’aliena,
    pria che del dì lo scuro luce svella.
     
    Negheresti la veste monacale
    se tra viventi tuo figliol parisse?
    Mai! Se tal carità Gesù largisse.
     
    Va allor Francesco ‘n verso la Sua cella,
    seguito  da tristi  occhi di sorella,
    mentre tremore il corpo tutto assale.
     
     

  • 25 febbraio alle ore 20:47
    E vado avanti...senza voltarmi indietro

    Al pensiero
    che non esiste un'età per sognare

    rotolo giù sgomento
    per le impervie strade del mio vivere

    Sospiro annichilito

    augurandomi che i ricordi
    rimangano nascosti

    offuscati dentro la nostalgia e la speranza

    e poter così tornare a sorridere

    E quando invece essi riaffiorano accesi

    sfavillanti e compiaciuti

    mi fa male l'idea che mi compatiscano

    e che chiedano ogni volta alla mente

    imbarazzandola

    come va la vita

    quasi a esaltarsi del loro essere stato

    Come se fosse colpa mia

    se le passioni vivano del capriccio
    di cominciare presto a invadere l'anima

    e quando questo accade

    del tempo che scorre
    il cuore non se ne accorga più
    .
    Cesare Moceo destrierodoc @
    Tutti i diritti riservati

  • 25 febbraio alle ore 20:46
    Il destino che mi attende

    Silenzi inutili

    a volte

    rivelano tormenti e passioni

    quando in verità
    a parlare son gli occhi e il cuore

    E mi esorto a goder della vita
    a afferrarla e stringerla a me

    innamorato

    prima che essa svanisca

    prima che il buio mi avvolga

    Per questo scrivo

    per nutrire la mia anima
    e non per compiacermi

    cosicché

    Io dimentichi il destino che mi attende
    .
    Cesare Moceo destrierodoc @
    Tutti i diritti riservati
     

  • 25 febbraio alle ore 19:11
    Lontano lieve

    Un tempo quanto più lontano
    lieve, spinto dal pulviscolo
    già desio di cielo lento
    di voce
    lungo crinali aperti della pietra.
     
    Un tempo d’agavi al fiorire  
    di là dai muri
    coro di erosioni, detriti
    radunati al bianco
    segreto vuoto dell’esistente
    di viaggio, di mimesi.

     

  • 25 febbraio alle ore 19:02
    Rosso amore di vene

    Cerchi
    si arrotolano
    - scarlatte rose divengono -
    in di loro microspazi
    s'arriccia
    l'essenza di pelle fremente
    Amore
    rosso amore di vene
    e luoghi inesplorati
    - da mente -
    in cieli aperti si arrendono.
     

  • 25 febbraio alle ore 15:16
    A volte

    A volte c'è da piangere il mare
    per ritrovare 
    il fondo delle cose.

     

  • 24 febbraio alle ore 23:18
    Non andare

    Un silenzio
    s'incatena allo sguardo
    segue un cielo e il momento
    Lì si perde
    Il grande vuoto s'adombra
    o forse di luce
    d'un ricordo s'acceca
    Non andare ti prego
    non andare resta
    Resta
    in questo mio stesso cielo
    Resta in questo momento
    -utero nostro-
    Inizio e continuum
    di fughe di un sempre
    Non andare ti prego
    Il silenzio
    incatena il cielo
    Lo sguardo
    incatena lo sguardo
    Non andare
    ti prego
    Non andare ...

  • 24 febbraio alle ore 21:41
    Morte di Nicola

    E poco dopo, sì, Nicola  muore,
    e l’indomani all’or di sepoltura
    ecco maestoso, nella Sua Figura
    Francesco, con la salma stretta al cuore.
     
    E piano Ei la trasporta con amore
    d’ umida, stretta cella, infra le mura,
    tra le braccia la regge con premura.
    Quel ch’è dopo, nessun conosce fore.
     
    Il  seguente mattin  l’afflitta madre,
    così sconvolta prega Eccelso Dio:
    fa’, mio Signore, che muoia anche pur io
     
    che mio cuor strazia e pur quello di padre.
    Portami ‘n Cielo, Iddio, portami teco,
    fa’ che figliolo sempre resti meco.