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Poesie

“Uno sguardo vergine sulla realtà: ecco ciò ch'io chiamo poesia”
Edoardo Sanguineti


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  • 21 ottobre 2012 alle ore 22:54
    Miseria o nobiltà

    C'è tanta gente che predica bene
    e razzola male e ciò che dice
    è il contrario di quello che pensa.
    --------------------------------------------------
    Quannu u iornu agghiorna,
    agghiorna pi tutti;
    quannu u suli affaccia,
    affaccia pi tutti
    e quannu quarìa,
    quarìa a tutti;
    accussi dicevanu l'antichi !
    Forsi l'antichi avevanu tortu ?
    Io' nun ci criu,
    u me suli quannu spunta 
    è bellu splendenti
    e mi quarìa sempri
    picchi già trova
    lu me cori cavuru e
    li me' pinsèri sinceri;
    u vostru, forsi è suli favusu,
    ca pi quariarivi
    av'a squagghiari prima
    u ghiacciu c'aviti 'nto cori
    e dintra 'a testa,
    e dopu,sulu dopu,
    vi quarìa pi pietà
    e misericordia. 
    Secunnu mia aviti
    cchiù miseria ca nobiltà.

    cesaremoceo

  • 21 ottobre 2012 alle ore 21:22
    CLXIII

    Quando ai miei occhi il molo si para
    tutte cose, tosto,  cervel connette
    e ognuna al posto giusto rimette
    e quel di prima e quel di poi separa.

    Di dosso scrolla ogni residua tara,
    mentre occhio contempla, mente riflette
    e d’ottobre mi porta a quella notte
    e a nonno steso in quella fredda bara.

    Tutto annienta la tormenta: uomini,
    animali, gli alberi, case  e  cose
    e son lutti miseria e sofferenza.

    Ma  carità che non tiene confini
    pietosa, il manto della sua clemenza
    sul nostro capo, per pietate, pose.

  • 21 ottobre 2012 alle ore 16:38
    Volare

    Porta gli occhi
    Al di là
    dei palazzi
    C'è un uomo solitario
    Pronto a darti
    il buongiorno
    ogni mattina

    Al cadere della pioggia
    Al sorgere dell'alba

    Porta il pensiero
    nel mondo leggero
    Rendilo piuma
    Trasformati in aria

    Portati il cuore
    dentro ogni
    Cammino
    E accompagna
    l'anima
    sui rami

    Le altezze
    sono possibilità
    Lo scorgere
    il dettaglio
    L'infinitamente piccolo
    e umile senso
    delle cose

    Porta le mani
    su un volto freddo
    e dipingilo
    Seguendo
    i solchi
    le rughe

    Porta le labbra
    a baciare un sorriso

    Riempile d'amore
    e non dimenticartene
    mai

    Porta il dolore
    alla luce
    Osservane
    l'oscura profondità
    e poi
    Illuminalo con gioia

    Porta un bambino
    a conoscere
    cos'è la libertà
    di giocare

    Insegnagli
    a leggere
    negli occhi
    della gente
    la giustizia
    della verità

    Portati al mare
    a conoscere
    il misterioso
    abisso
    Risali
    come una stella
    Che vede
    il mondo
    per la prima volta

  • 21 ottobre 2012 alle ore 15:59
    Al Chiaror della Luna

    Al chiaror della luna
    denudo le mie paure.
    Mi avvolgono le ceneri
    dei tanti universi
    dove anime sognatrici vagano,
    senza tracciare impronte.
    Tra arabeschi di colore
    ardono desideri proibiti…
    Chino il capo alla notte
    celo il mio pudore, tra le mani,
    trattengo il respiro del mio ventre
    e come un lenzuolo vissuto,
    attorcigliato cordone ombelicale…
    ti porto con me.

    Libera ispirazione  tratta dall’opera “Pudore Pudore” di Franco Betti

  • 21 ottobre 2012 alle ore 9:43
    Nuova Fierezza

    Quanti ricordi su quella plancia
    vedo la chiglia affondare nell'acqua
    i parabordi che toccano il molo
    fare da scudo alla pelle di legno
    tu eri viva per chi ti guidava
    quando solcavi le onde del mare
    e ti fermavi al largo lontano...
    così lontano da non vedere
    in quello scuro la fine del mare.
    Nuova fierezza che nome importante
    per il capitano regina del cuore
    ti coccolava come un bambino
    t'imbellettava ad ogni fermata
    con i colori del buon lavoro
    eri un natante che brillava
    di Oro.

  • 20 ottobre 2012 alle ore 19:02
    Suono frainteso

    Vorrei poter aver avuto meno
    di quanto ho desiderato
    e desiderato meno
    di quel che non vorrò mai
    un intrigo custodito da un solo cuore
    un silenzio serrato da una sola mano

  • 20 ottobre 2012 alle ore 16:13
    Io dietro te

    Io, dietro te,
    ti tengo stretta.
    Il mio cuore batte
    sulla tua schiena nuda.
    Avvolta dalle mie braccia
    che racchiudono le tue,
    incrociate sul petto:
    sei mia prigioniera…
    sai di mare,
    di profumo di bosco,
    di celati misteri…

    Chiudo  gli occhi
    ad ogni tuo bacio
    che sul mio  collo
    toglie il respiro…
    Le tue forti mani
    sono il mio maglione
    di calda lana…
    Sussurrar di parole tra i miei capelli…
    al contatto del tuo corpo…
    il mio si piega
    come una campanula al vento.
    Lente, scivolano sull’aurora
    gocce di rugiada.

  • 20 ottobre 2012 alle ore 12:06
    Sogno bagnato

    [dalla parte dei traditi ed uccisi]

    vedere l’angelo
    della morte
    entrare nel mio sogno

    ed io riverso
    sul selciato
    lo stupore del sangue
    le viscere nelle mani

    “tu quoque brute”
    ... per mano di chi
    si credeva amico

  • 20 ottobre 2012 alle ore 10:57
    Lungo strade

    Percorsa l’arida strada e scalzo
    mentre il palmo custodiva attesa
    pronta a ricevere, fiore generoso
    il respiro delle tue api laboriose.

    Ma impara il sole a violentare
    l’asfalto ed i piedi di cicatrici
    spegne il buio quel tiepido sorriso
    partorito sui petali annoiati.

    Dimora del tempo non è
    il tempo, che sfugge e ripone
    dove più non arriva il desio
    il dipinto dell’epoca migliore.

    La mia bocca serrata di poesie
    incapace all’urlo ma dello stesso
    tono, conservato nei tuoi angoli
    prova a sciogliere legacci silenziosi.

    Prova, invitandoti a raccogliere gocce
    che piangono dalle vene di speranza
    prima che il vento già nato
    le asciughi in terra, sull’arida strada.

  • 20 ottobre 2012 alle ore 10:08
    Può un leone preferire il circo alla foresta?

    Non sono
    una quercia secolare,
    robusta e forte,
    sotto la quale
    trovare ristoro dalla calura
    o riparo dalle piogge,
    ma sono soltanto
    un maldestro artigiano
    dell'anima che si districa
    tra il piroettare
    dei propri sentimenti
    e giornalieri sdegni.
    Scavo continuamente
    nella mia mente
    e là
    scorgo la mia idea di lbertà;
    ma mi accorgo
    d'averla rinchiusa
    nel circo delle illusioni,
    è allora
    che mi vien la voglia 
    di sollevare il telone 
    di questa mia prigione
    e correre libero e felice,
    in questa foresta,
    di svilita calma irrazionale,
    intristita
     da un silenzio soffocante,
    senza il cinguettio degli uccelli,
    in compagnia
    delle mie sofferenze,
    delle mie gioie...della mia vita.

    cesaremoceo

  • 19 ottobre 2012 alle ore 19:17
    Notte bianca

    Dovrei dormire
    ma ho un alibi di ferro
    affacciato dai miei occhi
    che aspetta ancora alzato
    il ritorno del mio senno
    scrutando a terra
    le luci dei lampioni.

    Dovrei dormire
    ma nelle mani stringo versi
    che dal cilindro della mente
    estraggo
    come un prestigiatore
    alle prese con conigli
    riprodotti a iosa.
    Abra cadabra
    e mutano in colombi
    che il loro volo spiccano
    sulle ali di parole.

    (Ti sento forte
    sviscerarti giù dalla mia penna
    legata a quattro nodi
    con la bocca
    a ricamar sul foglio
    scampoli d'amore).

    Dovrei dormire
    se avessi del buon senso
    ma aspetto l'alba
    e senza razionalità
    ti penso.

  • 19 ottobre 2012 alle ore 18:31
    Questa mattina

    Questa mattina il cielo è nervoso
    Ed il sole ha deciso di restare a riposo
    Tra il grigio delle case immagino la gente
    Rifugiata in una calma solo apparente
    Che la vera tempesta è dentro di noi
    E infuria se uno pensa solo ai fatti suoi
    Che i fiori e gli amori li abbiamo lasciati nei campi d’aprile
    E ci vengono in mente ora, che invecchiamo in questa pioggia sottile.

  • 19 ottobre 2012 alle ore 18:24
    Un panettiere

    Avrei potuto avere tutto il regno
    Se  non fosse stato per la mia testa di legno
    Ma avendo messo sempre il piacere davanti al dovere
    L’unica cosa che mi resta è fare il panettiere.
    Quando sono tra i panini e le focacce
    Ripenso a tutte quelle vecchie facce
    Che mi dicevano di impegnarmi e di studiare
    E alle mie orecchie che non volevano ascoltare.
    Come quel pomeriggio estivo senza sole
    Quando jenny tra i baci in mezzo alle viole
    Mi parlava del suo futuro da realizzare
    Mentre io guardavo le sue labbra da baciare.
    Ora tra la farina ripenso a quei giorni
    Che avevano lo stesso calore di questi forni
    In cui non pensai mai al domani
    Fin quando respirai tra le sue mani.
    Ma il destino a volte è un volo
    In cui resti sempre solo
    io del paracadute non mi ero preoccupato
    e si capisce dal futuro su cui sono atterrato.
    Adesso quando ho freddo mi rifugio nella fantasia
    Mi  perdo Nei pensieri dove lei è ancora mia
    Là dove la nostra storia non è ancora finita
    E dove vivo con il più bel sogno della mia vita.

  • 19 ottobre 2012 alle ore 18:22
    2012

    Siam tutti pessimisti senza un sogno per dormire
    Tutti pessimisti ma abbiamo paura di morire
    Questa notte questa notte il mondo finirà
    Siam tutti pessimisti ma crediamo nell’aldilà…

    Il cuore dentro al petto e i sogni nel cassetto
    Siam legati alla sfortuna con un laccio bello stretto
    La vita non ci piace e il domani non si vedrà
    Però il duemiladodici che paura che ci fa…

  • 19 ottobre 2012 alle ore 18:20
    La svolta

    e fu così che ad un tratto si aprirono
    gli occhi
    alzai lo sguardo e iniziai a camminare
    e mai mi voltai neanche
    un momento
    presi la strada che porta alla svolta

  • 19 ottobre 2012 alle ore 15:07
    La tua mano

    Vorrei sprofondare
    in un baratro 
    lasciarmi cadere
    dietro un angolo
    di quelli ben nascosti
     vorrei dipingermi
    il viso e il corpo  
     di un colore rosso acceso
    e perdermi nel vuoto
    più assoluto.
    Ma nella tranquillà
     di trovare sempre
    la tua mano tesa
    che aspetta
    a un passo da me...
     

  • 18 ottobre 2012 alle ore 23:24
    Halloween

    Nella notte ci si inventa
    la figura che è assai strana
    una faccia che spaventa
    tra una strega e una befana:

    naso adunco, gran  mantello
    calze a rete, scarpe a punta
    cappellone e un pipistrello
    tra i capelli, e gonna unta.

    La gran zucca è già svuotata
    pentolone e fantasmino
    Ognissanti è ricordata
    tra castagne e  rosso vino.

    Nell’usanza, più che antica
    dello spirito che vaga
    con la luna che ti è amica
    il divertimento, appaga.

  • 18 ottobre 2012 alle ore 21:54
    Lacrime

    Poni,
    con tocco d'argento,
    le tue mani
    sul volto mio,
    nascon lacrime
    di pura dolcezza,
    intrise d'amor.

  • 18 ottobre 2012 alle ore 14:42
    Tu es Charlie ? Bien,moi je suis Cèsar...

    I colori dell'arcobaleno,
    tutti insieme,
    formano un cielo 
    sopra ognuno di noi
    e ciascun cielo contiene
    le proprie stelle,
    così come ciascuno
    ha le proprie albe
    e i propri tramonti.
    Ama il mio cielo
    come io amerò il tuo.
    Il tuo pensiero, vagante,
    si fermi;
    e trasmettere emozioni
    divenga primaria esigenza.
    Lascia la parte migliore
    di te nell'animo degli altri,
    senza voler niente in cambio,
    a discutere con passioni
    e sentimenti,
    a mettere radici negli affetti
    e condividere vibrazioni
    nell'anima.

    cesaremoceo

  • 18 ottobre 2012 alle ore 13:43
    Immagine

    Foglie lacerate
    Abbandonate
    da vento trascinate
    ormai ingiallite
    di terra ricoperte
    a me ricordate
    mesto e triste
     
    un frammento
    vita mea
    un’idea
    un tormento
    qualcosa eterna mea
    dubbio infinito
    invade mente mea
     
    amare o non amare
    odiare o abbandonare
    ora risolvere
    impossibile dilemma
    difficile problema
    rinuncia tentare
    impossibile evitare.

  • 18 ottobre 2012 alle ore 7:52
    Attesa

    Trottole di vento
    i miei pensieri
    stamani

    Occhi sgranati
    su te,
    profilo agognato
    e stagliato
    avvolto in lenzuola di seta

    Vampa dal ventre
    a salire
    e dalla mente fiammate
    a cascata,
    fuochi incrociati nel petto
    in mulinelli
    a scavarmi il respiro
    e le mie stessa braccia
    livide
    a strozzarmi la vita

    Così

    Immobile,
    appoggiata allo stipite
    di una porta socchiusa
    in penombra accecante
    di avvampata ingordigia
    in quest’alba
    che trasmuta colori
    come un caleidoscopio

    Così

    Trasparente di attesa
    in un’aria frusciante
    assetata di pelle
    da bere
    a spiare un respiro
    con il fuoco negli occhi
    e un pensiero padrone
    che sai

  • 18 ottobre 2012 alle ore 0:11
    Provare

    Il nostro amore era un cerchio perfetto ,
    come il sole , ora rimane un buco nel petto .
    Un passo dopo l'altro mi allontano da te ,
    respiro , batto i pugni e son fuori di me .
    Non è stato facile resistere , rispondere
    al tuo gioco di tranelli , pretese e indovinelli .
    Lascio il campo , ma ho lottato e voluto , oltre
    al tuo amore , rispetto , nessun vanto .
    E' la tua felicità che cerco , ma non averti
    è la peggior tortura , come non amarti .
    Sono sciocco , in preda a ogni capriccio ,
    la giostra si ferma , ritorno al mio posto
    .... che pasticcio !

  • 17 ottobre 2012 alle ore 17:23
    Haiku - "Preludio!"

    Tremuli corpi
    Cadon dolci le vesti
    Eros è nudo!

  • 17 ottobre 2012 alle ore 16:28
    Cupidigia estrema!

    Come api ingorde
    si ingozzano di miele

    Sbavano di  bocca
    le iene fameliche

    Arraffano, son scaltri
    non lasciano tracce

    Tracannano oro
    hanno gole profonde

    Son bestie abbrutite
    rosicchiano perfino se stessi!

  • 17 ottobre 2012 alle ore 14:51
    Le Messi

    Nella casa del Padrone
    venni a rendere le messi.

    Mi accolse il corvo sull’uscio della casa
    con quel suo papillon presuntuoso
    e toccò pulirsi della vita da sotto gli scarponi.

    Morto, ma con le scarpe pulite
    misi piede nel lungo corridoio delle facce di tela.

    E camminai, lento
    su quel lunghissimo tappeto
    che i loro padri stesero sulle ossa dei miei padri.

    Giunti al bivio,
    risa di donna e dame spettrali
    vidi attraversare le pareti.

    È tardi, disse il corvo
    è tardi.

    Perché c’era festa a casa del Padrone.
    Già udivo la musica e i passi di una lugubre danza
    negare la sacralità della notte.

    Mi fecero dunque entrare nella stanza dell’orologio:
    segnava l’ora della resa delle messi.

    Abbassai reverente il capo,
    così come mi era stato detto di fare
    il giorno in cui mi rubarono il gioco e la parola.

    Ma a chi mi chinavo?

    Strano che in tutti quegli anni grigi
    non mi fossi mai accorto
    che il Padrone non c’era né c’era mai stato.

    C’erano solo due corvi,
    lì nella stanza dell’orologio.

    Sembravano spaventati e famelici,
    vittime e carnefici di un gioco vecchio
    come quella casa.

    Io li guardai.
    Loro mi guardarono.

    Allora cantai il mio sermone nero,
    del dolore e della rabbia di una vita perduta
    e un attimo dopo udii le fondamenta scricchiolare
    e i pilastri, fra tanto inutile gracchiare, crollare.

    Perché il tetto rovinò sui corvi, sull’orologio, sulle dame
    e su tutta quella tetra cattedrale.

    E io, io che ero andato per rendere le messi
    ripresi la via di casa con un canto.

    di J.R. Forbus