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Poesie

“Uno sguardo vergine sulla realtà: ecco ciò ch'io chiamo poesia”
Edoardo Sanguineti


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  • 18 ottobre 2012 alle ore 23:24
    Halloween

    Nella notte ci si inventa
    la figura che è assai strana
    una faccia che spaventa
    tra una strega e una befana:

    naso adunco, gran  mantello
    calze a rete, scarpe a punta
    cappellone e un pipistrello
    tra i capelli, e gonna unta.

    La gran zucca è già svuotata
    pentolone e fantasmino
    Ognissanti è ricordata
    tra castagne e  rosso vino.

    Nell’usanza, più che antica
    dello spirito che vaga
    con la luna che ti è amica
    il divertimento, appaga.

  • 18 ottobre 2012 alle ore 21:54
    Lacrime

    Poni,
    con tocco d'argento,
    le tue mani
    sul volto mio,
    nascon lacrime
    di pura dolcezza,
    intrise d'amor.

  • 18 ottobre 2012 alle ore 14:42
    Tu es Charlie ? Bien,moi je suis Cèsar...

    I colori dell'arcobaleno,
    tutti insieme,
    formano un cielo 
    sopra ognuno di noi
    e ciascun cielo contiene
    le proprie stelle,
    così come ciascuno
    ha le proprie albe
    e i propri tramonti.
    Ama il mio cielo
    come io amerò il tuo.
    Il tuo pensiero, vagante,
    si fermi;
    e trasmettere emozioni
    divenga primaria esigenza.
    Lascia la parte migliore
    di te nell'animo degli altri,
    senza voler niente in cambio,
    a discutere con passioni
    e sentimenti,
    a mettere radici negli affetti
    e condividere vibrazioni
    nell'anima.

    cesaremoceo

  • 18 ottobre 2012 alle ore 13:43
    Immagine

    Foglie lacerate
    Abbandonate
    da vento trascinate
    ormai ingiallite
    di terra ricoperte
    a me ricordate
    mesto e triste
     
    un frammento
    vita mea
    un’idea
    un tormento
    qualcosa eterna mea
    dubbio infinito
    invade mente mea
     
    amare o non amare
    odiare o abbandonare
    ora risolvere
    impossibile dilemma
    difficile problema
    rinuncia tentare
    impossibile evitare.

  • 18 ottobre 2012 alle ore 7:52
    Attesa

    Trottole di vento
    i miei pensieri
    stamani

    Occhi sgranati
    su te,
    profilo agognato
    e stagliato
    avvolto in lenzuola di seta

    Vampa dal ventre
    a salire
    e dalla mente fiammate
    a cascata,
    fuochi incrociati nel petto
    in mulinelli
    a scavarmi il respiro
    e le mie stessa braccia
    livide
    a strozzarmi la vita

    Così

    Immobile,
    appoggiata allo stipite
    di una porta socchiusa
    in penombra accecante
    di avvampata ingordigia
    in quest’alba
    che trasmuta colori
    come un caleidoscopio

    Così

    Trasparente di attesa
    in un’aria frusciante
    assetata di pelle
    da bere
    a spiare un respiro
    con il fuoco negli occhi
    e un pensiero padrone
    che sai

  • 18 ottobre 2012 alle ore 0:11
    Provare

    Il nostro amore era un cerchio perfetto ,
    come il sole , ora rimane un buco nel petto .
    Un passo dopo l'altro mi allontano da te ,
    respiro , batto i pugni e son fuori di me .
    Non è stato facile resistere , rispondere
    al tuo gioco di tranelli , pretese e indovinelli .
    Lascio il campo , ma ho lottato e voluto , oltre
    al tuo amore , rispetto , nessun vanto .
    E' la tua felicità che cerco , ma non averti
    è la peggior tortura , come non amarti .
    Sono sciocco , in preda a ogni capriccio ,
    la giostra si ferma , ritorno al mio posto
    .... che pasticcio !

  • 17 ottobre 2012 alle ore 17:23
    Haiku - "Preludio!"

    Tremuli corpi
    Cadon dolci le vesti
    Eros è nudo!

  • 17 ottobre 2012 alle ore 16:28
    Cupidigia estrema!

    Come api ingorde
    si ingozzano di miele

    Sbavano di  bocca
    le iene fameliche

    Arraffano, son scaltri
    non lasciano tracce

    Tracannano oro
    hanno gole profonde

    Son bestie abbrutite
    rosicchiano perfino se stessi!

  • 17 ottobre 2012 alle ore 14:51
    Le Messi

    Nella casa del Padrone
    venni a rendere le messi.

    Mi accolse il corvo sull’uscio della casa
    con quel suo papillon presuntuoso
    e toccò pulirsi della vita da sotto gli scarponi.

    Morto, ma con le scarpe pulite
    misi piede nel lungo corridoio delle facce di tela.

    E camminai, lento
    su quel lunghissimo tappeto
    che i loro padri stesero sulle ossa dei miei padri.

    Giunti al bivio,
    risa di donna e dame spettrali
    vidi attraversare le pareti.

    È tardi, disse il corvo
    è tardi.

    Perché c’era festa a casa del Padrone.
    Già udivo la musica e i passi di una lugubre danza
    negare la sacralità della notte.

    Mi fecero dunque entrare nella stanza dell’orologio:
    segnava l’ora della resa delle messi.

    Abbassai reverente il capo,
    così come mi era stato detto di fare
    il giorno in cui mi rubarono il gioco e la parola.

    Ma a chi mi chinavo?

    Strano che in tutti quegli anni grigi
    non mi fossi mai accorto
    che il Padrone non c’era né c’era mai stato.

    C’erano solo due corvi,
    lì nella stanza dell’orologio.

    Sembravano spaventati e famelici,
    vittime e carnefici di un gioco vecchio
    come quella casa.

    Io li guardai.
    Loro mi guardarono.

    Allora cantai il mio sermone nero,
    del dolore e della rabbia di una vita perduta
    e un attimo dopo udii le fondamenta scricchiolare
    e i pilastri, fra tanto inutile gracchiare, crollare.

    Perché il tetto rovinò sui corvi, sull’orologio, sulle dame
    e su tutta quella tetra cattedrale.

    E io, io che ero andato per rendere le messi
    ripresi la via di casa con un canto.

    di J.R. Forbus

  • 16 ottobre 2012 alle ore 21:28
    Lavoro: onore e rispetto

    La stagione opportuna
    è quasi trascorsa,
    tra gustosi sapori,
    fatiche e dolori.
    In questo tramonto,
    il silenzio è già pronto
    e porta la pace
    a chi stanco,ora tace.
    I giorni di fuoco
    son quasi passati
    e gocce di fresco
    inondano il viso,
    c'è brezza nell'aria,
    preludio di pioggia,
    il vento che s'alza
    accarezza i capelli,
    sentire il suo abbraccio
    che asciuga il sudore
    a far ritemprar
    nelle prossime ore,
    ma ecco da forza
    e porta scompiglio
    a salvare il lavoro
    devi aver piglio,
    è giunta la sera
    la voglia d'amare
    fa dunque sognare
    la gente che spera.
    E' l'ora che anch'io
    mi avvii al mio letto
    portando con me
    onore e rispetto.

    cesaremoceo

  • 16 ottobre 2012 alle ore 15:02
    La neve, l'amore e la voce divina

    Il vento spira a intervalli regolari come il respiro di un dio;
    mentre la neve scende giù soavemente,
    i suoi cristalli  minuscoli gioielli,
    riflette in ogni direzione la luce dei lampioni.
    Un soffice candido manto va ricoprendo il fondo stradale,
    auto di ogni foggia e colore si mutano in bizzarre collinette.

    Il silenzio cala su tutto, ma il perpetuarsi del soffio divino,
    ormai unico e possente, cattura la mia attenzione.
    Poi il soffio si tramuta in voce, le raffiche in parole:
    l'Entità suprema mi sta parlando,
    ora con irata cacofonia d'odio,
    ora con dolce melodia d'amore.
    Comunica la sua collera, la sua tristezza:
    l'umanità sta devastando il mondo donatole per dimora;
    l'uomo sta distruggendo se stesso e la vita che lo circonda.

    Ma poi la voce, investendo il mio cuore e la mia mente,
    come onda accarezza lievemente la sabbia,
    prende a parlare delle cento forme di amore pervase nell'universo.
    Gli occhi si vanno riempiendo di immagini e così vedo:
    l'amore di una bimba per il suo piccolo cagnolino;
    l'amore reciproco tra genitori e figli;
    l'amore di un ragazzo e di una ragazza,
    che incuranti della folla  circostante,
    si baciano in mezzo alla piazza;
    l'amore senza pretese di chi dona se stesso ai bisognosi.
    Altri infiniti tipi d'amore si mostrano sovrapponendosi,
    fino a fondersi nel sentimento più grande,
    l'Amore dell'Entità suprema per il Tutto.
    Forza di una grandezza a stento espressa da una così piccola parola.

    Le guance si rigano di lacrime, lucenti come neve.
    Ora ho finalmente compreso.
    E mi accorgo che la voce ha smesso di parlare,
    che la neve ha smesso di cadere.
    C'è solo il silenzio.

  • 16 ottobre 2012 alle ore 14:59
    Tre Cento quarantadue

    Sono sfebbrata, la mia fronte una scogliera che asciuga piano, ancora manda l'alito insano della costipazione. Ma non compaiono più i sintomi a meta' giornata: la nera urgenza che mi fiaccava, il delirante, stizzoso solletico che la pagina alleggeriva. Lentamente recupero forze, mi solevo forse a mezz'asta, tengo lontana la plancia dal contagio del verso, la mano dall'inguine caldo delle parole. Li' la colonia prolifica con il suo seducente richiamo, ma da tempo mi chiamano sana, ho sudato via nella notte l'ultima carica, sfinito la cartucciera che prometteva faville. Alzandomi ancora tento l'ammaraggio sul rigo, una certa debolezza mi fa reliquia del male. Così di mio resta solo un inchino , un inginocchiatoio a cui sono stata devota e punita adesso mi osserva e ride aspettando la mia ricaduta. 

  • 16 ottobre 2012 alle ore 13:18
    Preferisco amare

    E' l'inverno fuori e dentro di me,
    mi tengo il sole come
    ricordo, lascio che mi scaldi...
    come quando ti sogno.
    Il mondo mi piace, di me invece ho
    qualche inganno e malanno che mi
    fanno sembrare, a volte, tiranno.
    E li vorrei cancellare.
    Stare con te ha un senso, amare
    oltre se stessi, questo penso.
    Dare tutto, abbracciare i guai
    e non lasciarsi mai.
    Mi rammarico di me stesso, ti penso
    spesso, non potendo dimenticare,
    preferisco amare.

  • 16 ottobre 2012 alle ore 13:05
    Prendere o lasciare

    Ho i piedi freddi
    l'orgoglio malandato
    ho nascosto la festa nelle scarpe.

    Hai una bottiglia sciabolata
    sugli occhi ciglia assai sparute
    parli di giustizia
    ma scordi chi ti paga.

    Ho il caffè tre volte almeno
    la lentezza mattutina
    tardo a volte
    ti è concesso di aspettare?

    Hai l'agenda molto fitta
    i bottoni col rattoppo
    hai preso tempo
    quando il tempo è ciò che occorre.

    Ho il silenzio nelle tasche
    il risvolto ai pantaloni
    sono figlia
    il resto ancora non so dare.

    Ho speso tutto a fine mese
    ti do la schiena per mangiare
    nella tua bocca non ci entra
    un panino se ha due piani.

    Hai pagato le bollette
    la famiglia a cavalcioni
    mi sei sopra ammatassato
    stringi un giorno che non c'è.

    E' mio quel giorno? Solo uno
    in cui mi porti sull'altare
    tu hai quel giorno per pensarci
    si chiama prendere o lasciare.

    (da Tutto ciò che amo ha dentro il mare, Eva Laudace, La Vita Felice 2013)

  • 16 ottobre 2012 alle ore 8:59
    Dedicato a te...

    Mille pensieri nei vortici di onde
    tumultuose,si arenano
    sulle spiagge dell'incoscio più
    recondito.
    Abbandono piano ogni attimo
    di questo giorno,bevendone
    a piccoli sorsi,linfa vitale,
    prezioso tesoro del mio presente.
    E tu,cui verranno giorni migliori
    e le tue lacrime versate,formeranno
    un lungo fiume dove potrai abbeverarti,
    sia sempre una fenice felice.
    Non arrestare l'orgoglio della
    tua vita,essa ripartirà ancora,
    senza tener conto del tempo in cui
    ti sei fermato !
    Di me ti dedico tutto,di te mi basta
    il ricordo dei tuoi occhi felici.

    cesaremoceo

  • 16 ottobre 2012 alle ore 1:46
    Untitled

    Io credo che ogni battito si muova insieme ai tuoi passi...
    allora, buona città nuova e se vorrai
    prendimi, sorridimi...
    Anche stasera, anche domani, anche tra giorni
    le mie parole sarann le stesse
    e forse fa un pò ridere perchè nell'inutilità del mio essere e nel mio dirti di essere
    potrò sembrare un tedio eterno,
    così misera forse.
    Ecco... mi stai già mancando...
    dove sarai, dove andrai, cosa penserai, cosa proverai...
    Questo canto perchè non ti arriva?
    Portami con te,
    portami con te ovunque tu vada e quando tornerai..
    bussa a quella porta che invano è posta lì nel mezzo dell'infinito.

  • 16 ottobre 2012 alle ore 0:14
    Pittura d'ombre

    Lirica dedicata anni fa al poliedrico artista e sperimentatore Gabrio Ciampalini, e sua traduzione in Ingese.

    "Pittura d’ombre

    nell’apparente intrico smagliante
    di trasparenze e tinte

    velarsi ascoso ed imo
    di anni  vite  esperienze.

    Gl’incontri
    i contatti

    le chiazze di tempo
    i grandi spazi del cuore

    o le ore infingarde in cui
    è esigenza vitale
    il mero bastare a sé stessi.

    Son lì
    trasparenti alla vista
    fermate ma solo per poco
    falconi in attesa
    di mani che di repente
    tolgano il buio cappuccio,

    che s’alzi l’arto d’appoggio

    slanciandoli in vasti spazi d’azzurro
    a vincer la preda.

    English version:

    Painting of Shadows

    in the seeming bright tangle
    of transparencies and tints

    hidden and deep veiling
    of years lives experiences.

    Encounters
    contacts

    patches of time
    wide spaces of the heart

    or the lazy hours when
    it’s a vital need
    the mere being self sufficient.

    They are there
    transparent to the sight
    stilled but just for a moment

    falcons waiting
    for hands that sudden raise the dark hood
    for the lift of the supporting arm.

    launching into the vast blue space
    to win the prey."

    Lyric of:  Beatrice  Bausi  Busi --- BBB Traducing of : David and Luisa Hall

  • 15 ottobre 2012 alle ore 23:33
    Salta la corda

    Salta la corda
    dondola il gioco
    salta e risalta
    ti basta poco
    la vita dondola
    è un'altalena
    fatta di gioia
    con qualche pena
    ride il bambino
    con la sua mamma
    piange la nonna
    che ha perso la culla
    l'uomo è un punto
    al centro del Nulla.

  • 15 ottobre 2012 alle ore 19:50
    Fumo profumo

    Fumo
    profumo
    che ho addosso
    che ti lasci indietro
    che mi lasci intorno
    ne voglio ancora
    ne voglio di più
    come incenso in chiesa
    ci voglio affondare
    respirare
    dalle tue mani
    l'odore del tuo fumo

  • 15 ottobre 2012 alle ore 18:32
    Pensieri nel bosco

    Persa nel bosco dei tuoi pensieri,
    fatti come neri alberi fitti
    che intralciano il cammino
    con i rami che t'afferrano,
    dove non è né notte né giorno
    e cento occhi puntati 
    pregustano la tua paura,
    vogliono farti vacillare
    cadere e disperare,
    nessun Virgilio a farti da guida
    a prenderti per mano,
    ma solo l'ansia
    di non poter trovare l'uscita
    e tenerti in quell'inferno
    che è il dubbio.

  • 15 ottobre 2012 alle ore 15:06
    La vita è...

    La vita è
    un soave refolo
    che carezzevole ti sfiora,
    un delicato sospiro
    che t’incensa,
    un tormento rovinoso
    che t’affligge,
    un rigenerante olezzo
    che respiri,
    un bruciore ardente
    che ti spegne,
    un fine pensiero
    che fugace perdi,
    una goccia di dolce ambrosia
    che cade.

  • 15 ottobre 2012 alle ore 14:04
    Tre Cento quarantuno

    Il  filo verra' via facilmente, la testa per prima, alunno fulvo e presuntuoso. Una volta  estratto, succhiato il perno dalla cavità a cui era abbinato, va disinnescata la vite che ancora mi assicura a questo o a quell'innesco. Poi disinserito il battito, rintracciata la perdita, scoraggiato l'intento. Solo così non scoppierà niente di cio' che ci si aspettava, sarò comunque io, funzionante e puntuale con il parassita nell'ingranaggio meglio oleato. Si noterà tuttavia una certa, malata costanza ad essere sempre imperfetta , tutto distorto a restare nell'ordine e l'unica rivoluzione e' un bullone ribelle che ancora non calza il meccanismo ma a cui troveranno presto una branda, a cui adatteranno con garbo la filettatura senza che gli venga torto un solo capello. 

  • 15 ottobre 2012 alle ore 8:00
    Un velluto sull'anima

    Un velluto sull’anima

    l’avvolge  l’ottunde
    ed indolente lo spirito

    non ha la forza di toglier la coltre
    infinitamente gradevole al tatto.

    Sembra quando guardi corposi polposi frutti
    emergenti dal buio opaco d’un quadro fiammingo

    e bevi con la pupilla acuta
    l’impressionante realtà dei pesca,  dei salvia
    delle ciliegie vive da allungare la mano.

    Così,  ammaliata,
    incapace di distaccarti e reagire

    lasci che ciò che ti penetra
    si assimili a te.

    Diventare un tutt’uno col proprio passato….

    forse è la pietra filosofale del riuscire
    ancora una volta 

    a vivere.

  • 14 ottobre 2012 alle ore 23:12
    Sciabole di sole

    Sciabole di sole fendono l’aria rarefatta
    cristallina com’acqua di montagna

    desiderio di ciaramelle zampogne e pane caldo
    d’erba sottile, verde quali alcuni smeraldi brasiliani,

    un filo fra le labbra pensierose.

    Sognare l’utopia forse, lo stare tutti bene
    e che niente per un poco accada.

    Voglia di sensi appagati e calmi
    di sentieri piani da percorrere adagio

    non erti non scoscesi
    di tranquilla inattesa monotonia.

    Solo dormire
    mangiare
    lavarsi le mani
    alzare il viso al cielo

    e trascorrere  vivere  passare
    pacificamente,  per un po’….

    nuvole distratte che passeggiano
    nello smaltato azzurro.

    senza un fine.

  • 14 ottobre 2012 alle ore 21:39
    Non sarò mai...

    Non sarò mai solo
    orecchie per ascoltare;
    non sarò mai solo
    braccia per servire !
    Essere per accordare suoni
    dell'intolleranza divina
    con quelli sacrileghi
    dell' umana gente,
    ogni nota una vibrazione
    e ogni sussulto,
    un respiro dell'anima.

    cesaremoceo