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Poesie

“Uno sguardo vergine sulla realtà: ecco ciò ch'io chiamo poesia”
Edoardo Sanguineti


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  • 11 ottobre 2012 alle ore 12:04
    Tic tac....

    Il ticchettìo dell’orologio
    segnava inesorabilmente
    il passre del tempo
    la polvere nella clessidra
    si trasferiva velocemente
    le stagioni, gli anni passavano
    Tutta la natura risorgeva quotidianamente
    al sorgere del sole
    i tuoi capelli biondi
    brillavano
    mentre rincorrevi il sogno
    la chimera
    forse domani la realtà....

  • 11 ottobre 2012 alle ore 11:13
    Torna a Surriento

    Smisi di vivere
    quando ti vidi triste,
    seduto su quella panchina,
    di fronte al golfo di Sorrento.

    Osservavi l'orizzonte vuoto.
    Il tuo viso, aveva i segni del dolore.
    I tuoi occhi, si confondevano con le lacrime.

    E tu, rannicchiato come un vecchio,
    triste ricordavi, i suoi occhi,
    il suo viso, la sua immagine.

    Così affranto,
    non ricordo d'averti mai visto.
    Così morto, non ricordo... No!!

    Avvicinandomi,
    vidi la vera sofferenza,
    il vero dolore.

    Tu piangevi
    e non riuscivi a dir nulla.

    Io ti osservavo
    e con te conobbi la tristezza.

    Mi sedetti al tuo fianco.
    Com'era triste quel silenzio,
    in quella sera d'autunno.

    <Omaggio a due personaggi che hanno dato
    un senso alla canzone napoletana e anche
    a quella italiana: A Ernesto e Giambattista De Curtis>

    Inedita, 11/10/2012

  • 11 ottobre 2012 alle ore 1:17
    Se potessi...

    Se potessi
    vorrei esser vento
    per viaggiare in ogni dove,
    così poi diventar acqua
    per abbeverare ogni creatura
    e per quest'ultime
    vorrei diventar terra,
    per donar loro una casa
    dove vorrei esser fuoco
    per scaldare ogni cuore.

  • 11 ottobre 2012 alle ore 0:23
    Goccia velenosa

    Al di là dello specchio dell'anima
    oltre la rabbia celata nel cuore,
    s'insidia una velenosa lacrima,
    distillata dall'invidia e dal rancore
    lenta scava in ogni triste giorno
    la coriacea corazza della sicurezza,
    fa svanire ogni possibile perdono
    e anche il più piccolo sorriso rimpiazza.

  • 10 ottobre 2012 alle ore 22:51
    Pube

    Luce sole e foglie novelle
    rampicanti danzanti donzelle
    con intensita' crescente
    lassu' capricciosamente
    laggiu' schifiltosamente
    sino a tutto ricoprir
    folti peli di pube verde

  • 10 ottobre 2012 alle ore 22:29
    Firenze

    Firenze era…
    Acquarelli di sole e profumi di rosa
    mentre si stagliava agli occhi, fiera e preziosa.
    Lucevano mura di sculture e antichi detti
    ché magica luce illuminava i rossi coppi dei tetti.
    Distesa sull’Arno, ancora addormentata
    nell’inatteso caldo sole d’autunno,
    come l’avevo già sognata.

    In antiche paludi Cesare seminava il suo avvenire
    per lasciarlo ai posteri scoprire…
    Nelle sue sculture, tra le sue mura feudali
    lungo i percorsi di giorni speciali
    ombre giocavano…
    mentre sacro e profano si mescolavano
    insieme alle figure di Matilde di Canossa
    e del poi Sovrano, il Barbarossa.

    Immagine lucente, S. Miniato
    restavi a contemplarla senza fiato
    si consumavano i minuti in emozioni
    per avvolgerti in struggenti sensazioni…
    Storiche lotte di Guelfi e Ghibellini
    nei vicoli che ci vedevano vicini
    lasciavano visioni di immagini nel cuore:
    “Firenze,
    mai avrei creduto, di darti tanto amore!”.

    Dedicata ad una delle Città D’Arte tra le più belle del Mondo, patrimonio dell’Umanità.

  • 10 ottobre 2012 alle ore 17:00
    Il Mercatino Dei Ragazzi

    Il Mercatino dei Ragazzi

    A sud della Toscana
    tra verde e azzurro mare
    la Maremma Grossetana
    raccoglie per donare…

    Così, nella gran piazza
    circondata dalle mura
    tanta gente d’ogni razza
    sceglie oggetti con gran cura.

    Il mercatino dei ragazzi
    si ravviva di sorrisi
    sotto un sole che esce a sprazzi…
    tra valori condivisi.

    Per far tanta prevenzione
    sempre gioca la partita
    solidale, d’emozione…
    il Comitato per la Vita!

    Grosseto 7- Ottobre 2012; Il Mercatino dei Ragazzi – Comitato per la Vita Onlus

  • 10 ottobre 2012 alle ore 15:57
    Adesso

    Adesso il dolore
    si allarga e cresce
    come un bimbo
    e chiede spazio nel petto
    Si nutre del mio essere
    ma non ha scelto il mio ventre
    ha scelto i miei polmoni
    e in essi corre, fugge via dal respiro
    Corre, a piedi nudi
    sulla terra e veloce
    schiva gli alberi di questo bosco
    e li abbraccia
    Non capisco se urla o ride
    Ma che differenza c’è
    tra un pianto e un riso
    un urlo e la corsa e l’aria
    nel bosco
    che tutto unisce
    tutto libera
    e diventa unico elemento
    del mio essere
    Io, il bimbo
    che nei miei polmoni cerca spazio
    Io, mio ventre
    che vuole ospitare
    Io, ventre ho accolto te
    ed io stessa fuggo
    nei polmoni
    come fossero bosco
    e urlo e piango
    Libero me stessa dal dolore
    che mi attanaglia
    dal sentire
    che mi imprigiona a te
    e il mio correre
    non è fuga non è liberazione
    E’ disperazione
    è urlo di bimbo appena nato
    che non conosce
    dimensione e confine
    che non sa
    se la vita è orrore
    o amore.

  • 10 ottobre 2012 alle ore 14:27
    Tre Cento quaranta

    Al mio sterno non puoi appendere niente, questo sterzo secco  piantato a spiare la faccia  del cuore, fa già fatica a prestare il suo verticale, incassato servizio. Non contare neppure sui fianchi, troveresti appigli migliori nel primo, eccito roveto. Il mio ventre poi ha ben poco da dire, vangato da tempo sta a bocca aperta aspettando gli piova il finale: ogni tanto si irriga da solo, due o tre starnuti, ma senza far seguire il malanno. Un occhio distratto trova armonia perfino nel disincanto che viene da tanti pezzi in abitudinario, stordito assemblaggio. Bisognerebbe annusare più sotto, la' dove tutto sembra al suo posto: ci sono metastasi sane con tessuti in bugiarda baldoria e cancrene che non hanno infezione. E' li' che stanno ben mascherati gli invitati peggiori: si accomodano per anni alle  tavole oneste rubando, un sorriso alla volta, la vita del padrone di casa. 

  • 10 ottobre 2012 alle ore 14:27
    Tre Cento quaranta

    Al mio sterno non puoi appendere niente, questo sterzo secco  piantato a spiare la faccia  del cuore, fa già fatica a prestare il suo verticale, incassato servizio. Non contare neppure sui fianchi, troveresti appigli migliori nel primo, eccito roveto. Il mio ventre poi ha ben poco da dire, vangato da tempo sta a bocca aperta aspettando gli piova il finale: ogni tanto si irriga da solo, due o tre starnuti, ma senza far seguire il malanno. Un occhio distratto trova armonia perfino nel disincanto che viene da tanti pezzi in abitudinario, stordito assemblaggio. Bisognerebbe annusare più sotto, la' dove tutto sembra al suo posto: ci sono metastasi sane con tessuti in bugiarda baldoria e cancrene che non hanno infezione. E' li' che stanno ben mascherati gli invitati peggiori: si accomodano per anni alle  tavole oneste rubando, un sorriso alla volta, la vita del padrone di casa. 

  • 10 ottobre 2012 alle ore 13:05
    Invecchiando insieme

    Amami ancora
    fino agli ultimi sconquassi
    di rughe nascoste
    tra le nostre mani
    intrecciate.

    Cercami ancora
    nell’umido tepore
    di sguardi sognanti
    sui nostri segreti più dolci.

    Invecchieremo insieme,
    tu ed io,
    a cingere le lacrime
    con roche struggente,
    tremolanti e squamose
    sulle diafane mani
    ancora intrecciate.

     Da “Fiori di campo” 1993, rieditato 2011

  • 09 ottobre 2012 alle ore 22:43
    Sbranarsi di mancanza

    Non c'è più nulla da dire
    ancor meno da fare,
    niente panni sporchi da lavare
    nessun cassetto da riordinare.
    Mi manca la voce
    suicidarsi non è poi cosa così atroce,
    ammutolito da un guasto al contacuore
    il quale batte, solo, per farmi sospirare.
    Dio,
    quante cose avrei voluto
    e non son stato capace,
    è che si muore quando non lo pensi
    a margine dei progetti più importanti.
    Tirare avanti
    indossare e levarsi guanti
    e la camicia coi bottoni,
    ne manca uno,
    manca sempre qualcosa a questa vita
    dipinta da occhi di una mano, monca
    di una parola
    di un gesto
    di un'attenzione
    di un silenzio.
    Oggi ho pedalato tra i ricordi
    quasi tutti muti, ciechi e sordi,
    gli altri?
    Morti.

  • 09 ottobre 2012 alle ore 20:55
    E' COSI' CHE VOGLIO AMARTI

    La valle era stesa sotto le braccia del sole,
    mentre l'airone segnava volando piano,
    la via della natura e del ritorno.

    La sera aveva l'oro dappertutto,
    l'occhio era attento,
    il profumo della terra, il vapore, il cielo.

    E' così che voglio amarti,
    senza enigmi e senza gabbie;
    così, come si guarda con verità la vita attorno,
    lasciando il cuore andare tra le origini della serenità.
     

  • 09 ottobre 2012 alle ore 16:20
    Dove l’acqua scende lenta

    Guardavo
    quegli occhi genuini
    di bimbo fermato nel tempo
    e caddi
    nei meandri dell’anima,
    proprio lì,
    dove l’acqua scendeva lenta
    e lambiva i miei piedi bianchi
    e poi gorgogliava
    mentre le mani affondavo
    nell’ argento suo felice
    Da quegli occhi di bimbo
    fermato nel tempo
    lacrima senza sale cadde 
    e scivolando sul mio petto
    lavò ogni dolore,
    purificò goccia a goccia il sangue
    e sbiancò il mio pensiero
    Unendo i colori del cielo
    mi proiettò nell’arco tinto
    e fra garriti di gabbiani in volo
    le note mie lasciò cantare
    in risa di ritrovata vita,
    la mia,
    nell’oscurità del tempo ormai smarrita.

  • 09 ottobre 2012 alle ore 14:24
    Tre Cento trentanove

    Fai conto mi sia ammalata alle tre, aggravata alle quattro, che abbia perso coscienza di te mezz'ora dopo l'insopportabile aggravio, che sulla mia pelle si siano posate più mani, come lugubri falene a testare l'arrivo del buio. Fai conto che la ta vce non mi sia mai giunta, il cargo dolciastro  e benevolo con cui mi chiamavi, che mai abbia riconosciuto le tue dita fra i fili e gli impiastri da cui doveva venirmi bugiarda la salute. Fai conto non ci siano mai stati un letto, un bacio, una parola, che solo passasti davanti alla mia vita, la porta socchiusa, come su altre cento e che sbirciasti distratto nel sonno  la curva del mio bacino ,  che mai quella scheggia potesse ispirarti una casa. 

  • 09 ottobre 2012 alle ore 14:16
    Tre Cento trentotto

    L' insetto mi guarda dal pavimento, manicomio a ghirigori bianchi e verdi, labirinto di polveri e molliche, supposizioni. Nella pancia del bicchiere lui e' il neo del vino, il traliccio che non passa la dogana delle labbra. Il mio piede e' il diluvio, la bomba, il cataclisma, in un istante potrebbe esplodere il suo percorso di sguattero a più mani. Mi chiedo che verso abbiano i suoi peli e come dormano le carni appiccicose dei suoi cari nell'orifizio sbeccato di un altro muro. Non vuole pietà la sua sorte piatta: mentre gli giro intorno scansandone la mollezza nera, agita un pezzo e cerca poi rifugio. Vuole vivere anche il degente dell'infima corsia. 

  • 09 ottobre 2012 alle ore 14:10
    Tre Cento trentasette

    Mi truccano che i solchi sono ormai crepacci,le loro mani come teche, da qui vedono le ossa, li' giace l'infortunio. So di marmo, non di sposa, mi lucidano una volta per trovarmi opaca dove più han sparso il tempo. Una lastra e' la mia carne, se mi toccano, la gamba non differisce dal costato. Interrogano il mio ventre con affanno, una cabala marcia e' tutta la stanza sotto l'ombelico, le viscere sono provviste accumulate invano, il cuore la data di scadenza. Tardi, e' troppo tardi per annodarmi il velo, la parola che vorrei arriverà che non saprò più udirla. Che buffa cerimonia mi offrono a poche ore dall'ultimo guasto, tutti vigili perché niente sfugga agli operai di questo inganno, presto tappato il mio lamento conn lo stucco. Dopo, solo dopo si accorgono del sangue, e non dalla ferita, ma dal conguaglio di dolori da saldare, si passano imbarazzati il conto di ciò che , annerito, ricorda il giovane rubino. 

  • 09 ottobre 2012 alle ore 13:40
    Migrantes

    Partivan da Milano con il futuro vano,
    andavano a Torino,arrivarono a Tirano.
    Tornaron da Tirano andavano a Torino,
    li arrestarono a Milano in un contesto strano.

  • 09 ottobre 2012 alle ore 8:39
    Tu,Donna...

    A mia moglie
    ==========
    Senza freni ogni mio gemito
    si perde in questa effusione;
    ineffabile,il mio sogno
    è vivo nel passato e
    qui ne trattengo l'illusione,
    restando sempre dentro l'incanto
    d'esser ancora noi due soltanto.
    Tu
    mi hai aiutato a scoprire
    la felicità ch'era assopita in me,
    riuscendo a immaginare il desiderio
    che si celava dentro il mio sguardo,
    solo guardandomi negli occhi.
    Tu,scuotimento
    dell'anima e del corpo,
    sai quando è il momento
    di abbassare la luce e
    avvolgermi in un silenzio
    più forte di mille parole.
    Tu,
    che sai far piangere
    anche chi non conosce
    le lacrime e
    far ridere anche chi sorridere
    più non sa,
    regalando nostalgie
    che spezzano l'anima ,
    aiutami a vincere l'ostentata
    mia convinzione di essere,
    nel mare immenso della vita,
    un'isola sperduta,
    voluta dal caso,
    e l'illusione di sentirmi
    un fiore
    in cerca del suo vaso.

    cesaremoceo

  • 08 ottobre 2012 alle ore 21:55
    Un giorno nuovo

    Oggi vedo le cose in modo diverso...
    Qui, intorno  me, colori e contorni indefiniti
    e tutto sembra etereo, pulito...
    E' un nuovo giorno, questo
    in cui il pane sembra legno
    le rance palle da bowling
    il gatto un gomitolo di lana...
    Se non trovo quei maledetti occhiali,
    stamattina sono rovinata!

    Giornata Mondiale della Vista 11 Ottobre 2012: fai del bene ai tuoi occhi!

  • 08 ottobre 2012 alle ore 9:45
    La donna cos'è?

    La donna cos’è,
    dimmi cos’è?
    È fragranza,
    è bellezza,
    è sapore,
    è musica
    è amore,
    è generosità,
    è  una gran signora!
    Ma tu, o uomo,
    uomo empio,
    cinico,
    malvagio,
    crudele,
    sacrilego sei di questo gran bene
    che la natura ti donò.
    La offendi
    la calpesti,
    la picchi,
    la disprezzi,
    la disonori,
    la umili,
    la uccidi,
    perché non odori la sua fragranza,
    perché non godi della sua bellezza,
    perché non sguazzi nella sua dolcezza,
    perché non gusti il suo sapore
    perché non ascolti la sua musica,
    perché non apprezzi la sua generosità,
    perché non cogli il suo …
    infinito amore.
    O uomo, forse ti vendichi
    del peccato originale che patisti?
    Ti indusse a farti cogliere dall’albero della conoscenza
    quel funesto frutto negato
    che ti rovinò in eterno?
    Ma tu l’ascoltasti!
    Tu la seguisti!
    Tu condividesti quell’atto umano
    inviso al divino!
    Per questo sei correo!
    Millenni ormai son passati
    e il tuo rancore nell’oblio affonda.
    Elimina la tua rabbia, o uomo,
    definitivamente
    dal tuo cuore.
    La donna
    è come un fiore, o uomo,
    se la maltratti muore.

  • Una giornata uggiosa
    fatta di sorrisi
    fatta di opinioni,
    di amicizia
    di confidenze
    fra donne
    di conoscersi da sempre
     donne che soffrono,
    sopportano
    resistono al male.
    noi donne 
    che quando vogliamo
    ci stringiamo in un patto
    di solidarietà.
    Una giornata vissuta
    fra vino e allegria
    e  tante parole
    perse in bicchieri
    ormai vuoti...

    copyright di Anna Maria Barletta [email protected]

  • 08 ottobre 2012 alle ore 0:01
    Nella scia

    C’è il silenzio
    nella scia
    che rimane al mio passaggio
    Sfioro sassi e fiori teneri
    ed i rovi si diradano
    per lasciare spazio al passo
    Sento lento un carezzare,
    delicato e sorridente,
    della terra deliziata
    dei miei passi sul suo petto
    Fronde d’albero si chinano,
    sento un bacio sulla fronte,
    è una foglia che saluta
    e mi invita a soffermarmi,
    a lasciare la corazza
    e riposare alla sua ombra
    Bianchi petali si sciolgono
    e mi avvolgono di luce
    ricoprono il mio corpo
    e m’invitano al ristoro
    mentre un canto
    scende morbido
    e si posa attorno a me.

  • 07 ottobre 2012 alle ore 19:55
    Libertà

    La parola Libertà
    quando è in bocca dei Signori
    di significato cambia
    e vuol dir "facciamo noi"
    al profitto come comoda
    e chi è povero s'arrangi
    o dia nome Libertà
    ad un vivere da schiavi.

  • 07 ottobre 2012 alle ore 8:49
    Ikebana di ricci di castagno

    Piovono ricci
    di Inverno forieri
    su piante sparse
    ----------------------
    Coppie racchiuse
    in bozzoli acuti
    fronde trafitte
    ----------------------
    Mattini scuri
    puntute le custodie
    su foglie rosse
    ----------------------
    Scrigni aguzzi
    sapore di Autunno
    tolte le spine
    ----------------------
    Rami ignudi
    mine di castagno
    ultimi soli