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Poesie

“Uno sguardo vergine sulla realtà: ecco ciò ch'io chiamo poesia”
Edoardo Sanguineti


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  • 07 gennaio alle ore 10:10
    Petit-Onze n. 64

    Sboccia 
    la mano
    È un immenso 
    schiudersi lungo il vento
    Musica

  • 06 gennaio alle ore 21:03
    Arcobaleno di ogni colore

    Non ho programmi, a nulla anelo,
    in silenzio voglio giacere, fisso, a mirare il cielo:
    dopo la pioggia è così lucente, infinito e sereno,
    lascia intravedere tutti i colori dell’arcobaleno.
    Momenti della vita per ogni colore,
    indelebili ricordi che fanno battere il cuore.
    Che batta per tristezza, gioia o ardore,
    nulla cambia, perchè la vita è amore,
    avvolta da un grande arcobaleno di ogni colore.

  • 06 gennaio alle ore 17:10

    E' vero! Sono una persona dura. Una di quelle persone che non sognano quasi più e se lo fanno, sanno farlo in silenzio. Una di quelle persone dallo sguardo realista e crudo. Di quelle che anche se a tratti riesci ad intravederne la dolcezza, hanno sempre l'accortezza di non scoprirsi troppo. E' vero! Sono una di quelle persone che non temono nulla, ma ancora non hanno trovato il modo di difendersi dal dolore dell'anima. Quel dolore che un tradimento, un amore sbagliato o la falsità della gente sa lasciarti dentro. Eccola la persona che sono. Una di quelle che si fida poco, che da poco spazio e non sottovaluta mai chi ha di fronte, ma ti distrugge se sottovalutandola la ferisci. Non conta cosa gli altri possano pensare di me, no... Non conta più. Io ho imparato a guardare oltre troppe cose e il giudizio di coloro che non vogliono capire non mi sfiora più. Io stessa ho scelto di essere quella che sono! Io stessa so quanto ho lottato per diventare simile ad un muro invalicabile e solo io decido a chi aprire il varco per oltrepassarlo. Non chiedo a nessuno di farlo, non propongo loro nemmeno di provarci... Ho imparato che chi vuole veramente... Quel varco sa trovarlo da solo.

  • 06 gennaio alle ore 8:19
    Nuovo canto palindromo

    Sembra allegro quell’uomo
    che invia delle stampe
    per l’anno nuovo, l’arte
    di amare l’arte, una poesia
    che col pretesto
    delle sue belle figure
    retoriche, fa cadere i bottoni
    cattivi dai fiori.

    Non si toccano i fiori.
    Solo a dirlo viene in mente
    la Storia di pulsanti fatidici
    e piani a difesa le polveri.
    Ai visi in attesa, lui chiede?
    di riempire il sereno
    fare un giro sul petto
    via, all’altra parte del mondo
    in un canto palindromo
    il mio o il tuo. Il loro che torna.

  • 05 gennaio alle ore 23:49
    Animale ingrato

    M’inchino a te anno novo
    che sei venuto ar monno
    la notte der 31 urtimo scorzo
    T’avemo aspettato
    T’avemo preparato un po’ de botti
    na bottija de spumante frizzantino
    e ’n panettone tajato a fette grosse
    Sei nato a mezzanotte
    quanno er celo de Roma era fiorito
    de mille e mille fochi d’artificio
    Tutti a fasse “I più sentiti auguri”
    abbraccci e baci e...“Volemose bene”
    Caro Anno Nuovo
    all’inizzio è così,  tu sei er più bono,
    er più bello de tutti quelli
    che t’hanno preceduto
    Ma cor passar der tempo
    vedrai che nun te se fila più nessuno
    diranno che è corpa tua pure
    se l’IVA aumenta
    o se va tutto male
    spesso te diranno
    “Sei 'n anno disgraziato!”
    perché devi sapè
    che l’omo a vorte è...
    ‘n’animale ingrato

  • 05 gennaio alle ore 18:13
    La ricerca

    Ti cerco
    anche quando non ci sei
    lo smarrimento
    si addolcisce nel vuoto
    di una ricerca inutile.
    So che non ci sei,
    vano rincorrerti,
    è come catturare un’onda:
    pensi di averla presa
    ma ti supera rinascendo.
     
    Ti cerco
    lo stesso nei luoghi sospesi
    dagli sguardi fugaci
    che ci siamo resi
    insieme ai baci,
    trovo solo i riflessi
    di una luna avversa
    e passi dimessi…
    una poesia persa.

     

  • 05 gennaio alle ore 17:07
    I colori e la musica del Mondo

    Ho trovato soavi meraviglie
     in ogni angolo del mondo.
    Il canto così dolce e bello,
    da non sembrare
    un canto di uccelli.
    La bellezza dall’Acqua
    delle fonti perenni,
    ai flutti del mare che
    si infrangono contro la scogliera.
    Tutti i colori della natura
    assieme, si fondono
     e creano un meraviglioso
     scenario coinvolgente
     in cui è impossibile
     non soffermarsi
    sui contrasti di luci
     e ombre.
    I monti, gli alberi e i fiumi
     mutano  con l’avvicendarsi
     delle ore e delle stagioni,
     come l’uomo cambia
     con le esperienze e le emozioni.
    Il mare, non si lascia rubare
    i suoi segreti, ha sempre lui
    l’ultima parola.
     Al tramonto, il cielo azzurro
    lo coinvolge e si unisce a lui.
     E’ uno spettacolo grandioso,
    quanto più il blu è profondo,
    tanto più fortemente
     richiama l’uomo verso
     l’infinito.
    La luce della luna
     trasfigura la montagna
     in un delicato manto d'argento.
    E’ un attimo in cui la magia
     fa battere il cuore.
    Desideri e profumi  si
    diffondono nell’aria,
    irresistibile ed intrigante.
    L’inverno dona agli uomini
    stanchi del lavoro della terra,
    la dolce quiete della casa.
    I grandi uomini esercitano
    l’acutezza della mente
    con barbarie e crudeltà
    ed arrivano ad un elevato
    grado di umanità.
    Il mondo diventa vuoto
    perché  la  grande ombra
    è dentro al  cuore dell’ uomo
    che  non è fuori dalla zona in ombra.
    L’uomo con le sue mani disattente
    e volte al profitto spesso dimentica
     che agisce su qualcosa di fragile
     e che le stesse azioni umane
     possono provocare catastrofi immani. 

  • 05 gennaio alle ore 17:04
    Donna

    Donna da sempre hai  ispirato
    poeti e scrittori che ti hanno
    dedicato testi e odi d’amore.

    Donna  indaffarata, disponibile
    e insicura non  accogliere
    le sfide del destino,
    fulmina di sdegno
    chi ti  ingiuria e ti uccide.

    Donna sei forte, attenta e moderna.
    Sei sensibile, emotiva e intensa,
    non essere mendicante,
    non chiedere ad altri
    qualcosa che essi non hanno.

    L’amore è la musica
    del tuo essere interiore,
    porta con sé la libertà,
    e diventa l'esperienza più elevata,
    suprema della vita.

  • Nonna sai lavorare ad uncinetto?
    per  un Natale di Pace, 
    di festa  e d’amore?
    Ho sempre camminato accanto a voi
    amici miei e vi ho tutti nel cuore!
    Non possiamo stare insieme
    e dire una parola, ma con voi tutti
    è come se avessi fatto  la più bella
    conversazione del mondo.
    Conoscete la melodia del mio cuore
    e la cantate quando ho bisogno di voi!
    La magia dell’amore dei nipoti
    raggiunge e conquista.
    Ho vissuto emozioni attraverso
    il loro cuore, ho visto il mondo
    attraverso i loro occhi!
    Scrivono, disegnano, dipingono
     ciò che vedono, ciò che accade
     intorno a loro!
    Pregano  Gesù porta
     la pace a tutta la terra
    e gridano con voce argentina
    Buon Anno, siano le ore di quest’anno
    sempre liete e senza nessun dolore!

  • 05 gennaio alle ore 16:35
    La mosca

    Vira improvvisa - 
    una giravolta nell'aria
    salvandosi dallo schianto
    (resta lo scheletro di uno schiaffo
    il gesto nudo nel rito della cattura)
    lei presa da altri giri, altre capriole
    fra i bracci bianchi del lampadario
    coi suoi occhi grandi a scrutarmi dal soffitto...

    Da "La bussola degli scarabei" (2017, Giuliano Ladolfi Editore)

  • 05 gennaio alle ore 1:03
    In cerca di noi

    Non ricordo dove portava quel treno
    e sognavo paesaggi senza più vetri
    gocce incrostate e facce spente
    Tutte le statue nascoste dal cemento
    sfilavano a sancire le distanze:
    questa enorme apparenza
     
    mentre vorrei aprire le cripte
    strappare con una scossa invisibile il filo
    che divide il nucleo puro dalla superficie
     
    La fiamma va e viene
    in mezzo alle interferenze;
    non è morta - dai piani bassi
    vedo volare la nebbia
    cercando il cuore degli affini
    per troppo tempo sigillato
     

  • 04 gennaio alle ore 19:41
    Autobiografia di un dio

    Dio è un essere
    incontentabile
    nessuno lo ha
    mai visto nudo
    si dice somigli
    a una malattia che
    la felicità non crede
    a un dio
    germogliato al bisogno
    come una musica
    udita provenire
    dai bianchi oleandri che
    il pentagramma ti dona
    meravigliosa dannazione
    mi costringe
    ad uscire di casa
    per ammettere
    la tua esistenza
    fuori da dio
    annettermi a te
    per liberarmi
    di lui
    come potare un albero che
    ricresce più forte
    la paura
    di un Vasco qualunque.

  • 03 gennaio alle ore 20:43
    I nostri occhi

    Occhi scavati

    adorni di doveri
    coscienziosamente adempiuti

    a cercar risposte dentro ogni parola
    e sentirsi in luna di miele con i gesti

    anche se stanchi dall'aver scalato
    montagne di tormenti e dolori

    o rassegnati alla sofferenza

    Eppure orgogliosi di gioia

    a trarre allegria anche dalle pietre
    e realizzarsi nella dignità

    Ma quanti di noi
    guardandoci allo specchio

    possiamo dire questo dei nostri occhi...
    .
    Cesare Moceo destrierodoc @
    Tutti i diritti riservati

  • 03 gennaio alle ore 20:41
    Ecco, questo sono io

    Dividermi

    tra la leggerezza
    di soffici pensieri fugaci

    e il duro soffrire
    sempre uguale a se stesso

    Andarmene a caccia

    delle passioni
    represse nel passato

    ergastolane
    rinchiuse a vita nell'inconscio

    svelarle nel mio parlare
    e nei miei silenzi

    nell'incapacità
    di cancellarne le tracce

    ...e in questo sogno
    vedermi felice...

    Ecco...
    questo sono io
    .
    Cesare Moceo @
    Tutti i diritti riservati

  • 03 gennaio alle ore 20:39
    Cara mia Italia

    Non mi associo
    a questo scrollar di capi

    nel mio sperar ancor
    in miglior auspici

    per Te

    cara mia Italia

    abituata nel tempo
    a migliori fronzoli

    E non rassegnarti
    ai tuoi trascorsi felici

    a viver sui segreti dell'alba

    che' ogni volta che fa giorno

    dopo la felicità
    può arrivare il tramonto
    .
    Cesare Moceo @
    Tutti i diritti riservati
     

  • 02 gennaio alle ore 20:43
    Scrivere e soffrire

    Frenetici frulli d'ali
    di gabbiani in volo

    e il loro barrire
    per un pezzetto di pane

    nello zampettar
    per la spiaggia deserta

    accompagnano
    il mio pomeriggio e il mio andare

    E vedo
    nelle poche facce che incontro

    una povertà d'intenti

    mista a tristezza d'occhi
    irritati di paura e di vergogna

    e di disprezzo per la vita

    E in questo vedere
    che sento nell'anima

    io scrivo

    perché con il mio scrivere
    mi sembra di soffrire

    come e più di loro
    .
    Cesare Moceo @
    Tutti i diritti riservati

  • 02 gennaio alle ore 20:40
    E ci pensano solo per le feste...

    Ho cercato di conservare intatta
    la mia perseveranza

    alle credenze che la vita
    mi ha imposto

    senza vendere al miglior offerente
    i miei vizi innati

    E non ho mai e poi mai
    dimenticato la mia povertà

    pur nella sofferenza di veder uomini

    amici parenti e gente comune

    che nella loro miseria
    sono stati pronti

    a offendere la loro dignità

    Ora spazzati dal divenire
    e da ogni piacere umano

    con quell'abitudine senza speranza
    diventata pane quotidiano

    chiedono alla vita e al mondo

    la compassione che solo la miseria interiore
    avrebbe potuto dar loro
    .
    Cesare Moceo @
    Tutti i diritti riservati

  • 02 gennaio alle ore 18:28
    Vorrei cingere di fiori

    Vorrei cingere di fiori
    il tuo desco
    padre
    e chiederti perdono
    che il nostro campo brucia
    ed è sparso di sale

    E tu sai come piega il cuore
    sull'albero che cresce a fatica
    nell'aria spumosa di veleni

    Ha le radici amare
    nella terra bianca
    l'ultima creatura
    e stormi di cornacchie
    le tolgono il respiro
    qui si gioca il destino dei vinti
    e vorrei spendere lacrime per giustizia
    o vendere col sangue
    la pietà dei potenti

    Ma siamo figli forti
    temperati al sofferto silenzio
    che non teme l'avvenire

    E mi tocca contare i tuoi passi d'ombra
    sul cammino dell'insetto che rode
    e stanca il rovo
    per evocare dalle spine 
    fiori
    padre
    e chiederti perdono

  • 02 gennaio alle ore 10:17
    Accordo di neve

    Anticipo il silenzio 
    che arriverà poi
    da coperta omogenea,
    mi dico fin d’ora 
    di abbassare il timbro
    sembrando a me stessa 
    accordo di neve
    Scalza in un velo
    smorzo la lucciola
    che sembra volare
    da un’estate- riflusso

    C’è l’illusione 
    fattasi calda 
    induzione a esondare
    nella goccia di mare 
    come nell’applique
    Si sente come implode
    ogni cosa lasciata
    nell’assopito caos
    restando in attesa
    affine al nulla

    al lago fermo 
    di un occhio lucido
    nel viso di cera
    che ricorda il cammeo
    scolpito in corallo
    pallido 
    di una bellezza
    non consumata
    nel fulcro 
    E chi lo sa
    se questo è un bene

  • 01 gennaio alle ore 20:53
    Mattinata di capodanno

    Sorge l'alba a lambire le ore
    e il sole le avvolge pian piano,
    invadendo di braci scarlatte
    l'abitudine ai pensieri
    e scagliando sensazioni e passioni
    tra le lingue del fuoco interiore.
    Sentimenti svolazzano
    dentro e fuori quelle fiamme
    a raccontare al mondo
    come prendere in giro
    indelebili tracce d'antichita',
    e nel sentirmi pervaso
    in questi giorni di festa
    dal verde della mia giovinezza,
    trascorsa sotto le luci
    che hanno illuminato
    la tenerezza di certi pensieri
    e la loro affezione al mio equilibrio
    fatto di armonia e amore,
    in quel sovrappiù di energia
    che ora prende vigore dall'esperienza,
    abreagisco dando sfogo
    a emozioni inconsciamente nascoste,
    a prendere nuova coscienza
    dei sentimenti repressi
    che legano ancora il mio vivere
    ai ricordi delle passioni
    inghiottite dalle suggestioni dell'anima
    .
    Cesare Moceo @
    Tutti i diritti riservati

  • 01 gennaio alle ore 20:51
    All'anno del Signore MMXVIII

    Incerto della mia futura rinomanza

    lascio comunque al mondo con piacere
    i miei pensieri

    che altro non sono
    se non nevrosi riflesse di tormenti patiti

    gocce di sole a riposare all'orizzonte

    sorbite dalla mia confidenza appassionata
    con la vita

    favola ricca di lieto fine

    inventata dalla coscienza
    a ravvivare tutti i sogni e la realtà

    E rimane celato in questo mio pensare

    il desiderio di risvegliare negli uomini
    antichi vivaci ricordi

    intriganti e sensibili

    nella ricerca perlata di luci intense
    d'ogni Celeste e sovrana Verità
    .
    Cesare Moceo @
    Tutti i diritti riservati

  • Con gli occhi fermi su questo mio mare

    avvezzo agli orgasmi della solitudine

    privilegio e condanna delle mie passioni
    nella malinconia del tempo che passa

    rifuggo dalle tetre eccitazioni
    che accompagnano i miei momenti d'abitudine

    sinonimi di romantiche leggende

    con sguardi di fervore

    frutto delle inquietudini che emanano
    dalle effusioni del cuore

    e gettate con avidità a sfiorare l'intimità dell'anima

    Ed è là che ritrovo gli slanci della mia spiritualità

    e conservo tutta la mia povertà d'uomo
    nella volontà di donare e ricevere amore
    .
    Cesare Moceo @
    Tutti i diritti riservati

  • Voglio dedicare il nuovo Anno a te ,sempre presente senza essere invadente,al tuo amore che non impone limiti,costrizioni e compromessi,al tuo essere padre,marito,amico,a quella capacità immensa che hai di donare tutto te stesso senza mai chiedere niente in cambio,al tuo dirmi ogni volta che sbaglio:io lo avevo detto che non si doveva fare così ,ma tendermi lo stesso la mano per rimediare insieme,a volte ti invidio,io che dico sempre che un po' di sano e buono egoismo non guasta ed invece tu mi hai fatto capire che l'amore non vuole niente ma gioisce solo ed unicamente del bene dell'altro,sei un'essere speciale.Buon 2018 Sign.Moceo

  • 01 gennaio alle ore 20:45
    Sotto la pioggia... la mia fame di vita

    Abbraccio
    con rapide occhiate quest'orizzonte

    gemente sotto un'acida pioggia
    di gocce infamate d'inverno

    e subito un senso d'infinita tortura
    opprime il mio cuore

    incapace di lenire i miei turbamenti
    e ardente di smorfie dedicate a se stesso

    per non sapere come farmi fuggire dalle mie angosce

    E cammino solitario e impotente
    nel ticchettio ostile di quegli scrosci

    con gli occhi assorti nella malinconia

    a cercare qualcuno con cui condividere
    la mia fame di vita
    .
    Cesare Moceo @
    Tutti i diritti riservati

  • 01 gennaio alle ore 20:43
    Il sesto senso

    Cerco sempre ironie di prima mano
    con cui criticare i miei fallimenti

    quando m'accorgo nelle discussioni con me stesso

    di tutto ciò che c'è di brutto nel mondo
    e di cui di certo io non potrò mai farne parte

    E mi fermo a ammirare con ardore

    il mio Infinito disteso davanti agli occhi sbarrati

    seguendo un istinto senza regole di distanza

    e godere con amore di quella vista
    fino a non poterne più fare a meno

    E uso il mio mondo per scrivere sul mondo

    scoprendo a poco a poco

    quanto è buffo il lavoro che fa la coscienza
    e capire solo alla fine che tutto ha un senso

    ...il sesto senso
    .
    Cesare Moceo @
    tutti i diritti riservati