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Poesie

“Uno sguardo vergine sulla realtà: ecco ciò ch'io chiamo poesia”
Edoardo Sanguineti


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  • 14 febbraio alle ore 19:25
    Grigio perla

    Mi sono sdraiata sul letto
    e ho socchiuso gli occhi
    per lasciare spazio ai miei ricordi.
    Sembra ieri
    quando quella sera
    con il body grigio perla 
    che mi avevi regalato
    ero distesa sul tuo letto
    le mie labbra sorridevano
    i miei occhi erano splendenti
    e il mio corpo
    che indossava un intenso profumo
    quello delle mia pelle
    che tu tanto adoravi
    ... ti stava aspettando...

  • 14 febbraio alle ore 18:22
    È nebbia

    È nebbia

    ad ammantare la sera

    stasera

    Amniotico liquido

    avvolgente

    Madre Terra

    Non mostra lumi

    tanto meno lune

    e del ciel

    non v’è parvenza

    E’ nebbia

    Sospensione di molecole:

    anime bianche

    in morbidezza vaganti

    Stasera.

  • 13 febbraio alle ore 20:13
    Succede, senza preavviso

    L'organza dei giorni
    su cui poggiano gl’attimi
    d'un tratto slarga le maglie
    - senza rumore alcuno -
    lascia precipitare i giorni
    confusamente
    l'uno sull'altro
    In turbinio frastornante
    cadono
    senza toccar terra
    restano impigliati nell’aria
    fra denti digrignati
    fra frammenti
    di pensieri scomposti
    È polvere
    in granuli graffianti
    quanto rotea nell'interstizio
    del corpo eterico:
    - vuoto colmo -
    Mesti i momenti si mostrano
    sfuggendosi l’un l’altro
    ora
    lampi luminosi
    e visi imbrattati d’amore.
     

  • 13 febbraio alle ore 11:50
    Un suono non odo

    Consegnando il cielo all’aurora,
    l’ultima stella controvoglia se ne va.
     
    Un suono non odo,
    non dico un’armonica orchestra,
    ma un piccolo clamore, una nota,
    un respiro a scandire il virare
    tra resti di tenebre e i primi sbadigli del giorno.
     
    L’immenso non m’illumina
    e cerco voci che fendano silenzi.
     
     
    *
    Data di stesura 05/12/2013

  • 13 febbraio alle ore 9:43
    L’orlo del respiro

     
     
    E lì l’orlo del respiro e la goccia
    che lo versa, incise le tracce
    nelle memorie di chi resta
    con le divise dei cuori in trincea,
    qui dai venti di burrasca, marea
    e muri d’acqua, lontana foresta,
    riparo per profughi dalle facce
    stanche, mani giunte come roccia.
     

  • Sei uscita dalla notte
    su scarpe prossime alla neve.
    La polvere accucciata dice
    che siamo inutili
    mentre tu scivoli tra veste e buio
    dove la pace atterra
    senza nessuno
    se non il fuoco del sorriso
    morso da inganni, acuta lastra
    del non perdono a te
    a che non puoi cambiare.
     
    Se il nugolo scrittura e vita
    l’hai seppellito, se
    gonfio di errori è il mondo
    e amori altrui
    contro il destino che s’incrina
    estrema congiunzione
    di grido e pietra
    allora ai tulipani si pieghino le sbarre
    per la tua voce audace da far sgomento
    e l'arco così tenero
    mai dissipato,
    di apparizione al vento.
     

  • 11 febbraio alle ore 0:14
    Tempo

    In un presente già passato

    riviviamo momenti diversamente uguali.

  • 10 febbraio alle ore 20:48
    Frammento 61

    Delicatamente
    Accarezzerò le tue corde
    Per sentirne
    le intime vibrazioni

  • 10 febbraio alle ore 17:41
    Se brilla l’eternità

    Buco nero che ingoia la stella,
    ne imprigiona la luce, se brilla
    l’eternità è nell’orizzonte
    degli eventi del domani, ponte
    verso la perfezione del buio.
    Rasoio che atterrisce, febbraio
    è andato alle giostre, la clessidra
    al tempo del plutonio, ladra
    è la religione da parentesi quadra,
    l’ascolto dell’universo s’inquadra
    nella mutazione della musica sacra,
    toni bassi, sintassi di crome, l’ocra
    il colore, il giallo del sole velato
    da polveri nude e in questo apprendistato
    del passato, tutto il senso dell’umano:
    l’ignoto, lo smarrimento, l’arcano.
     

  • 10 febbraio alle ore 12:18
    Nella giornata del Ricordo

    A ricordar profughi italiani
    Chi  oggi contro il padan si scaglia
    immemore a suo dir d’amor pietoso
    al povero  migrante straniero fuggitivo
    vilmente un dì gridò contro di voi violento
    tu qui non devi giammai no mai entrare: 
    profugo eri  dalmata e istriano quale
    poi la sì grave  colpa tua essere italiano
    e voler nella Patria tua essere accolto
    per schiavo non essere più alla mercé
    di quei bruti  compagni titini comunisti
    or a voi volge in questi dì il pensiero
    cari fratelli dalmati giuliani e istriani
    e a un tempo i vostri nidi Parenzo
    Pola Zara Fiume tanto e pur lontani
    ma al cuor nel ricordo sì tanto vicini
     
     

  • 10 febbraio alle ore 11:35
    Haiku

    Nella sera buia
    I riflessi di luna
    Aprono ai sogni

  • 10 febbraio alle ore 6:44
    [Se potessi...]

    Se potessi
    fermare il tempo
    lo farei
    per cogliere quell'attimo
    di dolcezza
    tra i tuoi occhi
    nel tuo sguardo
    silenzioso
    e portarlo nel mio
    cuore spoglio
    ormai di te.

    Taranto, 9 febbraio 2020.

  • 09 febbraio alle ore 21:26
    Padre

    Non riconobbi il tuo amore
    quando ascoltavo le tue parole
    che non appartenevano al mio tempo
    al mio linguaggio
    non riconobbi il tuo amore
    nelle tue notti sveglie ad aspettare
    il mio ritorno a casa
    non riconobbi il tuo amore
    quando le mie e le tue idee si scontravano
    tra il rumore delle nostre grida
    non riconobbi il tuo amore
    perchè il mio era troppo diverso
    e troppo lontano dal tuo
    non riconobbi il tuo amore
    perchè nulla conoscevo della tua vita
    prima della mia, prima della mia coscienza
    non riconobbi il tuo amore
    fino a quando non vidi la sofferenza nei tuoi occhi
    che si stavano spegnendo
    fino a quando il tuo respiro si fece talmente leggero
    da fermarsi...
     

  • 08 febbraio alle ore 23:56
    Zizi

    Il dolore è un punto fisso
    freccia conficcata fra le vertebre
    Persino il respiro è sangue ribelle
    Il dolore è un chiodo
    che penetra e gira nelle carni
    Il diaframma spezza e inganna
    Il dolore sei tu - mancanza -
    rendi pieno ogni vuoto -
    e lo surclassi -
    di nebbie molli nelle vene 
    di rumori nella mente
    di spaventosi vuoti dentr'all'anima
    Il dolore è non poterti dire:
    resta non andare
    senza te non posso stare
    Ma tu già sei lontana
    stella fra le stelle 
    distante troppo
    per potermi ascoltare.

  • 08 febbraio alle ore 19:17
    Al continente di ruggini e coralli

    La traccia è nelle mani, linee spezzate
    e ricurve prima delle falangi, la fuga
    della luce verso l’oriente accende
    un chiarore di luna dal coefficiente
    ignoto nelle notti a trazione solitaria.
    È nella diaria delle date a scomparsa,
    la morsa agli organi vitali, sparsa
    la corolla delle rose ambrate, l’aria
    artica lenta s’espande al continente
    di ruggini e coralli. Poi dipende
    da come guardi ogni solstizio, la ruga
    in più e il vento che cambia le coordinate.
     
     

  • 07 febbraio alle ore 23:53
    Sono stata

    Sono stata membrana
    tremolante nel tempo
    poi vibrante
    caduta nel momento
    Ho visto i miei occhi
    prima ancora
    di sollevare le palpebre
    E poi tornare
    membrana
    nello sbadiglio del tempo

  • 07 febbraio alle ore 18:07
    Senza sinossi

    Proprio come tutti,
    cocci di bottiglia e diamanti
    parimenti, poi furfanti
    sotto volta di stelle
    e ancora frangiflutti
    nelle sere di tempesta, farfalle
    a volo frenato, mutanti
    di specie in via d’estinzione.
    E quando è finita la ricreazione
    ci resta dentro calore di fiamma,
    l’alfa, la beta e la gamma
    di ogni romanzo vecchio, lo specchio
    senza riflessi, poi l’occhio
    di scorta per ciclopi a corto
    di denari. C’è ancora l’orto
    da sistemare a fianco del muro
    senza intonaco, sarà pure duro
    l’amore senza compromessi per sessi
    all’ultimo stadio dei paradossi:
    la storia ora scorre ma senza sinossi.
     
     
     
     

  • 07 febbraio alle ore 16:11
    Buonanotte a te

    Buonanotte a te...
    che stai piangendo tutte le tue lacrime
    per il tuo sogno d’amore infranto
    che ti senti morire dentro
    perché hai perduto lui
    l’aria che ti faceva respirare
    che ora senti enormemente 
    la mancanza dei suoi baci e delle sue carezze
    che stai lentamente cercando 
    di raccogliere i cocci della tua vita
    di una vita che ora ti sembrerà vuota
    ma che pian piano…
    ricomincerà a riempirsi.
     

  • 06 febbraio alle ore 17:13
    Sulle scale da cui non vedi il cielo

     
    E ti aggiungo alla lista dei miei sogni
    il tuo nome inciso in ogni fibra muscolare
    mani intrecciate già al primo sguardo
    e il sorriso che trabocca dall’orlo del bicchiere
    da raccogliere prima che cada sull’asfalto
    perché non vada sprecato un attimo d’amore.
    E ti accompagno sino al primo bacio
    sulle scale da cui non vedi il cielo
    ma se guardi in alto e scosti il velo
    c’è un concerto di luci e suoni e l’adagio
    che c’immerge nella fluttuazione delle ore.
    E’ la scansione dei colori che è cambiata, il cobalto
    prima di ogni grigio, il nero in pensione, nelle sere
    c’è l’orologio che rallenta prima del traguardo
    sul ritmo di una voce che bisbiglia e sa amare
    ogni infinito, ci sentiamo pesci e travi e legni.
     

  • 06 febbraio alle ore 14:52
    Nel giardino di memorie

    Nel giardino di memorie
    la luce cade dai tuoi occhi
    formando lampi,
    costellazioni
    e corpi celesti
    ed io dall'ombra perdo
    la direzione,
    le bugie,
    la brezza della solitudine,
    le parole sulla bocca.
    Nel giardino di memorie
    i nostri respiri
    nascono dallo stesso
    fuoco,
    un bacio sul dolore,
    un sogno per ricominciare,
    una carezza sopra le paure,
    un sorriso sopra lacrime mute.

     

  • 06 febbraio alle ore 11:35
    Meglio dolce tepor d'amore

     
    L’ardore nell’amore è come il fuoco
    di un ciocco nel camino forte rosso
    avvampa poi il legno consumato presto
    si spegne e solo grigia cenere rimane
    sicché per non rimaner bruciato e poi
    incenerito da ardente d’amor foga
    così meglio un amore placido sereno
    che come lenta fiamma di legno tenero
    che più dura nel tempo e dolce tepor dona
     

  • 05 febbraio alle ore 20:51
    Al tocco delle prime luci

    Albeggia di quel tanto che mi basta
    per mettere alle spalle la mia notte
    e cerco la tutela dei ricordi
    che stentan tuttavia a farsi volti.
     
    Di là dal davanzale l’aria cheta
    felpata mi raggiunge, mi accarezza,
    sminuzza grumi gonfi d’incertezza,
    rimescola il tempo dell’attesa.
     
    Non più mi giro e mi rigiro a letto,
    ho smesso di grattarmi a sangue il viso.
    Lo sguardo or s’adagia sulla tela
    ov’è un mare stufo d’aspettarmi.
     
    Avverto in lontananza il respiro
    del fico mai sazio del suo sole,
    del tiglio al tocco delle prime luci
    e tutto ciò mi veste e mi colora.
     
    Mi accosto al vetro per cercar conferme
    ed ogni cosa fuori e dentro vive.
     
     
    *
    19/12/2019
     
     

  • 05 febbraio alle ore 18:47
    A Pianavia, fra la sua gente

    Fra le vergin terre
    addormentate eppur sveglie
    un rintocco appena
    di campana all'erta
    a rammentar che il tempo
    già vissuto è andato
    Non manca ora
    che di ricordar si scorda
    e pur la mezza
    per i disattenti!
    L'ho proprio qui
    sul capo mio il rintocco
    e sembra redarguirmi
    sottolineando
    che il tempo mio
    - che troppo tengo in mente -
    è in realtà finito
    e nuovo suono devo imporre
    a quel che troppo in fretta passa
    Or che l'ascolto sento
    che l'onda del momento
    è assai lenta
    Per meglio pregustar l'presente
    d'essa m'innamoro
    e m' appartengo.

  • 05 febbraio alle ore 11:24
    Il mago col flauto

     
    Il volo di uno stormo d’uccelli, il mago
    col flauto lo segue con gli occhi, è sul lago
    che le ombre son fitte e le luci
    sembrano croci, tanto son truci.
    Stenderà il suo verdetto, le carte
    i tarocchi, ogni segno è di parte
    e ogni parte è meno dell’intero
    che se esiste, se è vero, è nero
    come la pece. Lei c’è stata
    poi è svanita in una bolla dorata
    firmata dallo stilista del cuore:
    la rosa nera, è questo il fiore
    amato, quando è sera. Il mago è bollito
    in sugo di noci, è il dito
    che punta la luna e si sbaglia
    col disco del sole, è chi raglia
    al canto del gallo, chi si scaglia
    a voce contro gli dei, brutta gentaglia.
     
    Giove e Giunone dallo psichiatra,
    poi dall’avvocato, la faretra
    di Diana è vuota, la caccia
    è stata abolita, è carta straccia
    la canzone di Ulisse l’astuto,
    Ilio resiste e Omero, il cieco, è muto.
    Il teatro di corte è crollato
    un terremoto o un frullato
    di sostanze proibite, è deciso
    che sarà l’antidoping a dirlo, il viso
    dei presenti sembra disteso,
    tutti innocenti è chiaro e sottinteso
    sino a prova contraria. L’assemblea
    plenaria è stata un fiasco, la dea
    dagli ormoni da maschio è stata
    colta in flagranza di reato,
    il mago col flauto sarà incatenato,
    è stato stabilito alla cena con l’aragosta,
    e lei cambierà sesso a stretto giro di posta.
     
     
     
     
     
     
     

  • 04 febbraio alle ore 22:31
    Visione d'insieme

    Odio l'umanità
    e secondo il mio psicoanalista
    odio in realtà solo mia madre.

    Io tento di fargli capire che odio sì mia madre,
    ma odio anche lui e non da meno l'umanità;
    niente non c'è verso di farglielo capire.

    Il mio Shamano dice sempre
    che proietto tutta la mia negatività interiore all'esterno.
    Razionalmente tento di spiegargli
    che ho smesso da tempo di proiettare,
    ma non di vedere e non pretendo più niente
    dal prossimo se non che non mi si rompano le palle,
    ma anche lui resta nella sua posizione.

    Secondo me a loro manca una visione di insieme...