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Poesie

“Uno sguardo vergine sulla realtà: ecco ciò ch'io chiamo poesia”
Edoardo Sanguineti


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elementi per pagina
  • 07 luglio alle ore 11:23
    Paesaggio

    Ascolto ciò che non ha voce.
    E questo mare.
    E questo cielo.
    Dimorano in me.
    Presto o tardi
    anch’io
    farò ritorno
    a casa.

  • 07 luglio alle ore 7:47
    Voglio provare a guardare la vita

    Voglio provare a guardare la vita
    dalla finestra che nascondi
    dentro il tuo mondo,
    voglio provare a scoprire
    un tuo sogno,
    riuscire ad ascoltare il racconto
    che hai narrato nel sole,
    nella pioggia e nel vento.
    Voglio provare a portarti
    sotto i disegni delle stelle
    e cercare di disegnare il tuo volto,
    voglio dormire al tuo fianco
    e affidarmi soltanto a quello che sento.

  • 06 luglio alle ore 15:41
    Dio ha parole

    Dio ha parole, stravolge pezzi 
    in versi, che son luminosi
    e necessari a volte
    apparire diversi dentro il tempo 
    dell'universo sottilissimo pensiero 
    divino
    Un libro da aprire e sfogliare è lui
    con tinte dai sapori caldi 
    di un padre presente
    e costantemente impegnato
    nei diari delle vite consacrate
    in passi azzardati 
    dietro amici del dolore che macabro è
    ma ammiratori ne ha
    distruttori, delle anime perbene
    nelle ombre, divenute silenzi

  • 05 luglio alle ore 13:19
    E così via

    E così via

    E’ quando ti volti indietro

    che accusi il tempo,

    che restituisci colore al colore

    odore all’odore

    e così via…

    Sensi o sensazioni,

    il rumore cupo del cuore

    che sbatte contro la ragione

    che ridona la vista

    ricorda la memoria

    smentisce ogni impegno

    in nome della semplicità

    delle piccole cose

    ...che hai vissuto inconsapevole

    e così via…

    Ho impegnato il mio tempo

    ignorandone il suo oceano

    come fossi un pesce

    interessato solo a nuotarci dentro

    dimenticando che

    la sua misura sono

    le trasformazioni.

    Si posano addosso, esse,

    come neve che si squaglia

    non appena decidi di utilizzarla

    e così via…

    Il tempo però che ho perduto

    per il mio amore

    per il nostro amore,

    ha reso importante il mio tempo

    ed è solamente...mio

    ed è solamente ...tuo

    e così sia…

    Luciano Capaldo

     

  • 04 luglio alle ore 23:39
    Stasera ho guardato le case

    Stasera ho guardato le case
    dalla strada percorsa nel vento,
    stasera ho sentito un qualcosa
    di malinconico e sereno
    nel guardare certe finestre
    addormentate
    o col bagliore di luci tranquille.
    Tutto intorno sembrava
    immerso in un profondo
    e dolce riposo,
    un richiamo al silenzio
    e, poi, alle voci
    di un celestiale coro.
    Tutto sembrava un dormiveglia
    sulla strada verso casa,
    l'estate mi aiuta a trarre più vita.

  • 04 luglio alle ore 14:27
    Baciami, ora

    Baciami, ora.
    Che il miele della tua bocca
    si sciolga, piano, al calore della mia pelle.

    Scoprimi, con le labbra soltanto.

    Sfiora i capelli, scomposti,
    seta tra le tue dita,
    che alle ciocche si intrecciano,
    uva fragola tra i fili ramati.

    Accarezza le palpebre,
    tremanti,
    che ai tuoi occhi i miei sottraggono,
    d’incanto rapiti.

    Soffia brividi alle ciglia scure,
    trama d’ombra e pudore
    sulle guance arrossate,
    ricamate di stelle d’avorio.

    Assapora la bianca curva del collo,
    gustane il frutto dolce a piccoli morsi,
    ascolta il mio battito fondersi al tuo,
    ancora, e ancora.

    Percorri questo mio corpo,
    arrendevole al tuo tocco,
    disarmata e nuda spiaggia,
    che al tuo profumo si dona.

  • 03 luglio alle ore 22:44
    Nei miei occhi altri pensieri

    Nei miei occhi
    altri pensieri
    cadono dentro giorni
    con i sogni esistenti
    dietro vetri di finestre
    e gli alberi che vedo
    parlano nel vento,
    parlano di un Dio
    che vive in ogni memoria
    e angeli cantano
    per lenire nei ricordi
    le ferite.

  • 03 luglio alle ore 17:28
    Alato è il pensiero

    Alato è il pensiero
    che sorge da una visione
    di libertà dell'anima,
    che scavalca i muri
    di un'oppressiva casa.
    Alato è il cuore
    nei gesti di purezza,
    nei silenzi che oltrepassano
    il vaneggiare di parole ricamate.
    Alato è quell'amore
    che anche da lontano
    si mantiene vivo,
    che si cerca quando piove
    e fa buio,
    quando negli occhi
    si vede un dolore
    e le nostalgie diventano
    tracce di persone
    che se ne sono andate.
    Alato è l'amore
    quando in un abbraccio
    il male viene anestetizzato
    e si guarisce con le carezze,
    per guardare un cielo
    senza memoria.

  • 02 luglio alle ore 19:01
    Tacita la voce

    Tacita la voce
    di quell'amore riverso
    negli occhi
    che, troppo spesso,
    hanno pianto,
    occhi che guardano
    l'argento delle stelle,
    che un tempo furono parole,
    parole d'amore
    sopra il dolore,
    parole, poi, cadute,
    scarnificate,
    ma non dimenticate.
    Tacita nell'ombra
    sta la voce che cantava
    e mistica a se
    tutto il senso rivelava.

  • 01 luglio alle ore 16:45
    Quell'uomo è ancora in cammino

    Un'armonica dentro la giacca,
    il cappello sembrava far parte
    della sua testa
    ed un paio di baffi gli coprivano
    la bocca che non sorrideva più
    sulla sua faccia.
    Era l'uomo che aveva sulla fronte
    dolci rughe custodi di un tempo,
    ormai, andato,
    i suoi pensieri erano come
    dorati chicchi di grano
    sparsi in una notte senza dei
    o senza un Dio giusto e sovrano.
    L'uomo dallo sguardo lontano
    e profondo camminava
    sui sentieri nascosti del mondo,
    dipingendo le sue albe
    e i suoi tramonti
    con la malinconia dei suoi silenzi.
    Qualche volta, lo vedo
    dai vetri della mia finestra,
    quell'uomo è ancora in cammino
    e ad ogni passo arriva una risposta.

  • 30 giugno alle ore 19:23
    Con il cuore contratto nel petto

    Avevamo il mondo a due passi
    con il cuore contratto nel petto;
    ci sfuggiva la dolcezza
    dagli occhi,
    non riuscivamo a parlare
    e restavamo chiusi
    nei nostri frammentati silenzi.
    Avevamo bisogno
    di spazi per correre
    e vento per gridare,
    avevamo bisogno
    di voci sagge da trovare,
    avevamo bisogno
    di tessere pensieri
    fra le stelle della sera
    e farli diventare sogni
    per estirpare le notti più buie,
    avevamo bisogno di vivere
    senza quell'ombra di dolore
    sopra il nostro canto d'amore.

  • Il sogno della luce
     
    Per essere lontano dai giorni dell’indeterminazione
    vennero i giorni della grotta.
    Salì il leone della vita,
    fu di nuovo nebbia indeterminata,
    e il corvo nero assunse il marciume della palude.
    Finché si pose una pace di terra dura,
    come una colomba bianca nella ramaglia bruna.
    Il sole fu secco e l’acqua fertile,
    fu aroma di passione e cammini,
    salì la Pietra dagli incensi.
    Fu notte e fu giorno,
    il pane fu tenero,
    la luce sogna e la luna canta lontana…
     
    La città mi chiama per una torre,
    per essere qui dov’è il fiume,
    i nostri nomi e il fuoco intenso delle mani.
    Rimasi muto e sbocciò una ruota multipla,
    fuggì dalla città confusa e dalla casa inquieta.
    Il cipresso mi darà la sua ombra,
    mi ascolteranno i pini della distanza,
    porteranno il canto delle armonie lontane.

    El sueño de la luz
     
    Para estar lejos de los días de la indeterminación
    vinieron los días de la gruta.
    Subió el león de la vida,
    y fue de nuevo niebla indeterminada,
    y el cuervo negro asumió la podredumbre del pantano.
    Hasta que se dió una paz de tierra firme,
    como una paloma blanca en el ramaje bruno.
    El sol fue seco y el agua fértil,
    fue aroma de pasión y caminos,
    subió la Piedra del incienso.
    Fue noche y fue día,
    el pan fue tierno,
    la luz sueña y la luna canta lejana...
     
    La ciudad me llama para una torre,
    para estar aquí donde hay un río,
    nuestros nombres y el fuego intenso de las manos.
    Me quedé mudo y brotó una rueda múltiple,
    huí de la ciudad confusa y de la casa inquieta.
    El ciprés me dará su sombra,
    me escucharán los pinos de la distancia,
    traerán el canto de las armonías lejanas.

  • 29 giugno alle ore 20:24
    notturno delirante

    Resto qui steso a guardarti,
    il tuo corpo mantato di astri.
    Ad ogni luce una carezza,
    un bacio, un sussurro dell'anima.
    Resterai il fiore che mi punse,
    quello a cui non seppi resistere.
    28/06/2022

  • 29 giugno alle ore 9:33
    Inutile parlarne

    Il poeta vede ogni chiave 
    che soddisfa i suoi pensieri 
    e ad ogni sorriso riprende la sua penna 
    Con l'inchiostro in mano, parla di lui 
    delle sensazioni inventate 
    per coprire la notte, non far trapelare 
    nulla. Sognando è felice, deve
    la verità glielo permette, di perdonare 
    Egli che non sapeva e avrebbe desiderato sapere 
    quando c'era ancora, vivo, per spiegare, perchè 
    atteggiamenti strani
    ma quando c'è il vento contrario, si affida l'incarico 
    al buio, a rivelare cose 
    che una mente annebbiata, può solo complicare 
    quindi inutile parlarne, se si vive, nell'oscurità

    I sogni a volte fan vedere ciò che è sfuggito, o conferma, quello che si pensava

  • 28 giugno alle ore 21:30
    Occhi d'autunno

    Occhi d'autunno
    guardano orizzonti
    dove in silenzio
    l'anima canta,
    dove case disegnate
    si stagliano
    su valli imbrunite
    e in lontananza un mare
    che conosce storie segrete.
    Occhi d'autunno
    mi parlano di un cuore
    che ha amato
    una sola primavera,
    adesso nell'ombra
    quel cuore ama ancora,
    ma ad ogni stagione
    ama con dolore.
    Occhi d'autunno
    hanno dentro
    le verità del mondo
    e più li guardo e più li amo
    e più diventano poesie profonde.

  • 28 giugno alle ore 17:19
    Respiri

    Fioca tremula etra in cuore sei germe regresso nel tuo accennato chetarti, ti sottrai dalle mie narici a piccoli dosi e in piccole dosi adagi fronzoli schegge di paturnie in bagliori di stizza sull'erba sciatta dell'anima mia, come stelle cadute arse di sogni in fiore nel balsamo della giocondità che ansimano chiarori d'albe in quei miei respiri appesi a filaccia consunta d'amore! Possa io respirare nuove stagioni a pieni polmoni senza velata morte! Possa io bagnarmi il viso di lacrime di luce. Possa io essere un flusso di vita rigenerato. Il kalipè veste di speme e avanza verso le cime più alte della mia anima quelle liete aspettative che sorridono al sole alto. Amo quei stormi di pennuti assomigliano a gocce di coriandoli dispersi nel loro canto antico, alleviano grezzi torpori inermi della stracca mia nuda essenza in sospiri tonfi nel mar dell'oblio! Possa io lesta riabbracciarmi ritemprata in germogli d'aliti con ali boreali turgidi di verde fiducia protese in quel destino che or il suo sguardo amico dissimula meticolosamente, inabissandomi nello sconforto dei respiri sospesi tra il sudore dell'inferno e il refrigerio del paradiso. ©Laura Lapietra

  • 28 giugno alle ore 13:09
    Domani partirò

    Domani partirò,
    non resterò ancora
    a farmi derubare
    i picchi di felicità dal cuore,
    mi stanno portando via
    il mio andare avanti nella libertà,
    nella verità del mio sguardo
    oltre i dorati e ppuntiti cancelli.
    Domani cercerò di essere
    in un luogo più mite,
    cercherò il respiro del mare,
    il vento leggero,
    il susseguirsi dei colori del cielo.
    Domani non avrò più
    questo nodo alle caviglie,
    avrò aurore su altri sentieri
    per i miei pensieri.

     

  • 28 giugno alle ore 12:15
    Tu sei

    Sei stupenda
    Sei la musa del mistero
    Sei il mio sogno

  • 26 giugno alle ore 23:09
    La musica dalla villa stregata

    Il pianoforte suonava di giorno
    dal terrazzino della villa stregata,
    suonava anche di notte
    accompagnato da un violino
    dalle corde rotte
    e quella musica a tutti sconosciuta,
    portava inquietudine
    e un filo di follia.
    La gente che ascoltava
    a ridere iniziava, poi,
    la risata in pianto degenerava
    e a smettere non si riusciva.
    I fantasmi suonatori
    si beffavano dei mortali,
    soprattutto di chi non credeva
    che la musica avesse un suo potere
    e sull'anima potesse agire,
    facendole fare capriole emotive,
    nel ridere, piangere e stordire.
    Si può vivere e soffrire
    fra le note di una canzone
    e dal dolore si può anche impazzire
    e dalla villa stregata questa è la lezione.

  • 26 giugno alle ore 16:56
    Per recuperare le carezze perdute

    Si dimentica il mondo
    dentro a un dolore,
    si cerca di resistere
    e continuare,
    bisogna portare
    i pugni stretti nelle tasche
    e in silenzio
    tornare a guardare
    in faccia il tempo
    per recuperarlo,
    per recuperare
    le carezze perdute,
    i sogni interrotti
    e l'amore
    col suo vento
    e col suo mare
    chiuso a chiave.

  • 25 giugno alle ore 19:46
    È come se...

    E' come se la solitudine
    di certi giorni
    mi sia rimasta addosso
    come il freddo sul marmo,
    come una preghiera tra i denti.
    E' come se l'amore
    mi avesse insegnato
    a guardare più a fondo
    il mondo,
    come se mi avesse tolto
    qualche ombra
    e dato un po' di stelle
    per farmi sognare
    nelle mie notti,
    senza farmi perdere
    il passo dell'anima.
    E' come se il cielo
    mi volesse parlare,
    quando alzo gli occhi
    e da lontano arriva
    un suono di campane.

     

  • Non credo che siano queste le giuste disposizioni dell'anima per concludere quest'impresa. E restan negli intenti sfumature d'insolenza, acquisite di diritto per affermarVi solerti nel vostro viver di dubbi. E purtroppo, ora che questo tempo non è più mio, sarete Voi e il mondo a ricordare. . Cesare Moceo destrierodoc @ Tutti i diritti riservati

  • 25 giugno alle ore 13:36
    Ma dove dobbiamo andare...

    Il mondo, ormai circoscritto da miseri pensieri, è stato dato in mano a uomini di basso lignaggio. Uomini sporchi, con occhi cattivi e bocche da deboli, che ingoiano spesso pillole d'oppio a dispetto della più comune decenza, con i loro visi, sudici e avvizziti, e la fronte corrugata sopra lo sguardo truce e assente. . Cesare Moceo destrierodoc @ Tutti i diritti riservati

  • 25 giugno alle ore 13:35
    Il mio parlar alla vita

    Scrutan gli occhi la calma del mare al piacer d'apprezzar il rumor della pace. E poco lontano, nell'emozione scolpita nel cuore sciupato, odor d'oleandro avvolgon le nari e donano al viver suggestioni e aurore. E il germogliar di quei fior sprigiona nell'aer memorie indelebili di desideri d'amor. . Cesare Moceo destrierodoc @ Tutti i diritti riservati

  • 25 giugno alle ore 13:34
    Anime agonizzanti

    E chiedo a te, o Sole, svelami il segreto del tuo calore affinchè io possa donarlo a certi cuori freddi. Perché, forse tu non lo sai, ma oltre le tue soglie c'è un mondo di ghiaccio, dove anime agonizzanti vagano in illusioni e disincanti. . Cesare Moceo destrierodoc @ Tutti i diritti riservati