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Poesie

“Uno sguardo vergine sulla realtà: ecco ciò ch'io chiamo poesia”
Edoardo Sanguineti


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  • 29 settembre alle ore 17:29
    SENTIMENTO

    Desolate eran le vie, 
    per le spore delle spine
    ch'affliggevano i miei piedi,
    nell'intento d'arrancar simil cammino,
    seppur unico e indiscusso.
    Poi, cedendo all'oceano tempestoso,
    naufragando, in balia del suo volere,
    tra quei flutti che portavano a morire...
    mi son chiesta s'era giusto tal tormento...
    qual peccato aveo commesso...

    Eo in alterco anche col vento sibilante,
    per accoglier, 
    nelle braccia tese al cielo,
    prima d'essere alla fine,
    Sentimento, 
    nato all'ombra del dolore,
    quale pargolo anelato,
    mentre i rovi d'esistenza
    mi strappavano la veste d'apatia,
    per redimersi ai miei occhi vilipesi.

    Ei voleva ognor la luce,
    della speme, buona madre,
    figliol sacro,
    del futuro, conscio padre...
    ... e viceversa...

    Quando poi...
    La sua pelle d'alabastro,
    sì sorgiva all'imbrunire
    e dormiente nel fulgore delle stelle,
    nel chiarore adamantino della luna...
    all'inceder delle tenebre,
    si nutriva dell'abbraccio protettivo
    della notte accattivante
    e della nenia sua ancestrale,
    intonata tra il rumore del silenzio...

    Sol allor, s'è palesata la mia vera identità,
    ch'ea occultata e aveo smarrito...
    Barattando ciò ch'ea stato,
    con premessa d'altro tipo,
    ho donato quel che ero, a Sentimento, 
    nel concetto d'un'astratta nuova vita,
    che bramava la concreta affermazione,
    archetipo di perfetta sintonia.
    nell'eclettica realtà,
    ch'assumeva il color di fantasia.

  • 29 settembre alle ore 17:29
    ACERBO FIORE

    Testimone il suo dolore,
    rigettava la sua colpa d'esser sposa,
    tra spasmi trafiggenti il basso ventre; 
    il carnefice usurpava il suo respiro,
    sulla lingua il sapor acre del sangue,
    dissoluti i morsi sull'innocenti labbra.
    L'immacolata pelle tremava di terrore,
    la carne sussultava, mentr'egli la scuoteva,
    seppure fosse amorfa.
    Cogliendo il virginale, acerbo fiore,
    carpiva la sua essenza,
    mietendo il suo candore.
    Tra zuccherine labbra,
    suggeva il succo immondo
    di ciò ch'era tutt'altro che piacere;
    tra le sue gambe insanguinate,
    aborriva l'apogeo della lussuria.
    Nei suoi desii, tra i limiti d'infanzia e adolescenza,
    incauta speranza 
    esser circondata da braccia respiranti vita.
    Sogni perduti e infranti di bambina,
    in cui s'ergeva un Principe,
    dal viso implume e bello,
    che le donasse un bacio a labbra chiuse,
    pur scatenando il fuoco dentro
    d'amore sconosciuto,
    platonico virgulto appena nato,
    sottratto a tal destino infausto
    e barattato con gretto sesso
    d'un infame ch'ha ripudiato il diritto
    al suo innato libero arbitrio.

  • 29 settembre alle ore 17:28
    EDEN SI' PERDUTO

    Dall’alito sorgivo, 
    nasceva Adamo, su terra consacrata, 
    dalla sua costola predetta s’innalzò Eva, 
    appariscente, immacolata bellezza. 
    Tra i lillà, soggiacevan alla vita, 
    prorompenti e innocenti le lor caste nudità. 
    Compagni d’avventura... o di sventura, 
    per l’arbitrio di chi non avea pari alcuno. 

    Silenzio in scaglie, 
    negli anfratti del seno prescelto, 
    fra costante rumor di fauna sibillina 
    e flora abbarbicata, 
    ch’odorava persino nei colori... 
    Acqua adamantina, di purezza straripante. 
    Quasi giardin del cielo, 
    nell’Eden acquisito e primordiale; 
    singolare riflesso d’eccelso Paradiso. 

    Tra fronde verdeggianti e frutti sconosciuti, 
    avean casa viscide serpi velenose; 
    fra cosce candide di donna, 
    divenute esasperate, 
    strisciava il vile ingannatore, 
    scatenando qualcosa d’inconsueto, 
    oltre alla percezione del pudore. 
    E sangue infradiciaron le sue gambe. 

    D’istinti d’altra specie, esagitò Eva, 
    ch’ignuda si sentì, 
    fin a coprirsi con la foglia d’un tenero virgulto. 
    Negata quella mela, che porse al prediletto Adamo, 
    che la seguì, privo d’obiezione. 
    Ma s’oscuraron cirri, su di loro, 
    forgiando nubi di carbone, 
    si coprì il cielo, delle tinte della rabbia e d’impotenza,
    scatenatesi all’indegno tradimento. 

    D’uno sguardo dissonante, 
    si vestirono i lor occhi, 
    già cacciati e maledetti; 
    artefatte, la bellezza e la purezza, 
    ai compagni di condanna e di dolore... 
    Nel sospiro, che dal petto s’immolava, 
    s’arrancava il pentimento, 
    valicando il confine di tal Eden, sì perduto
    e benedetto. 

  • 29 settembre alle ore 17:27
    NEL SUSSULTO DEL TEMPO, RESUSCITA OGNORA

    E s'ode un respiro, di tenebra chiuso,
    nel guado del tetro sepolcro,
    sospiro di sguardo profondo scintilla nel buio,
    risale alle labbra un gemito fioco,
    l'apogeo del triste calvario rigetta il sudario...
    Proviene dal lungo percorso d'abisso infinito,
    il Figlio dell'Uomo... Rampollo di Dio.

    Riprende il possesso del corpo smarrito... 

    La morte s'inchina alla vita,
    getta scettro e corona,
    bistrattata sovrana del nulla.
    Rinnegata la veste sua oscura,
    pel desio d'esser Figlio ch'onora
    il Suo Padre, in ciò ch'era scritto già allora,
    pel desio d'incarnare l'amore... ancora... e ancora.

    Nel sussulto del tempo, resuscita ognora.

  • 29 settembre alle ore 17:27
    D'ESSER CROCE

    Piange il cielo,
    forgiando in perle trasparenti
    amare lacrime che scendono;
    sofferenza ineluttabile
    per l'onta dell'umana alienazione.
    Acquitrini misti a fiori,
    per mondar ferite antiche,
    ma tutt'ora sanguinanti,
    sulla carne trascendente
    di Colui che fu tradito e martoriato,
    poi reietto e crocifisso.
    Chiodi fomentati da peccati
    ne brandiscono l'aspetto,
    come inquietante arma;
    ribattuti di perpetuo da disparate mani,
    trafiggono altresì quel legno infradiciato, 
    d'amore e d'altrui macchie d'innocenza,
    ch'urla ancora, inascoltato da chiunque,
    tra il fragore silente della morte,
    rigettando, d'esser croce, la sua colpa.

  • 29 settembre alle ore 17:26
    IL BACIO DI RUGIADA

    Nel divenir d’aurora fantasiosa, 
    gocce trasparenti e iridescenti 
    si posano sul ciglio dei petali dischiusi, 
    cristalli che s’attardano a svanire, 
    nell’attesa ch’entri in scena il sole. 
    Regna ancor la pace, 
    tra le rampe scoscese ai bordi d’orizzonte. 

    I rumori, 
    addentratisi nella notturna quiete, 
    ancor sognan pace e silenzio, 
    udendo lor coscienza antica, 
    ancestrale letizia mai più rinnovata. 

    Uno stormo di stelle 
    pulsa in ritmo corale, 
    prima d’esser svanito allo sguardo 
    che or s’alza assonnato 
    e pretende le palpebre chiuse, 
    ch’agonizzano all’apice 
    dell’adamantina luce. 

    I bagliori rifletton su specchi 
    del pendio dell’altere montagne, 
    rilasciando immacolati scialli scintillanti, 
    mentre gli echi si risveglian, espandendosi per valli verdeggianti. 

    Sussurrando il lor bell’orchestrale canto, 
    in simbiosi con il vento di libeccio, 
    che sospiri, tra fior d’acque fiumane e lacustri, 
    ch’or s’alzino, dai rispettivi letti, a rinnovar gorgheggi, 
    dopodiché, festante, lo propaghi al suol marino, 
    al fin di ridestar l’arenile sonnolento, 
    con sussurri spumosi dell’onde sì frangenti. 

    L’agonia della notte morente, ch’è madre, 
    nell’aurora nascente, ch’è figlia splendente, 
    ha voluto lasciar, prim’ancora d’andare, 
    il bacio di rugiada, la sua linfa vitale, 
    ond’esser additata generatrice di chiarore. 

  • 29 settembre alle ore 17:23
    GIACCHÈ SONO LA VITA

    Quante anime incontrate, 
    nel corso del mio tempo,
    poi smarritesi, 
    nel dissolversi d’amori forse finti
    o viceversa effettivi, pur sempre andati, 
    col vento del rimpianto.
    Rimango sola,
    a contemplar lo stralcio del passato, 
    dov’han trovato posto.
    E ancor sola, ascolto il nulla,
    a riempir silenzi,
    affrancatisi da voci antiche.
    A quanti desideri irrealizzati ho assistito,
    spazzati via, dall’impossibile realtà
    d’improprio fato,
    di chi avrebbe fatto carte false,
    per acchiapparli al volo,
    prim’ancor di divenir
    incostanti miraggi evanescenti.
    In solitudine perenne;
    li ho perduti di vista,
    seppur cercandoli nell’infinito.
    Solitudine che parla,
    per non sentirsi troppo sola
    e ascoltar la voce amica. 
    Quante confidenze ho udite,
    coniate di mere aspettative,
    aggrappatesi a specchi,
    disdegnando divenir caduche 
    e ridursi in tracce di ricordi persi, 
    nell’onda d’un tempo irremovibile,
    che mai si volta indietro;
    sicché le porta a frangersi 
    su scogli sì inaspriti, da inflessibili bufere, 
    ch’han eroso la speme e il desio svilito.
    Silenziosamente, 
    ascolto i battiti dei cuor che l’hanno perse, 
    per colpe d’altrui ego 
    o, molto spesso, invero per se stessi.
    E allor m'addentro nel silenzio passato, 
    gridando il perenne, arcaico strazio
    e aggrottando la fronte per chi s’é già arreso,
    col pretesto d’essere deluso.
    Ne strappo il velo oscuro,
    per farne un tulle bianco,
    agghindato sul capo da un bocciolo di rosa,
    al fin d’andar in sposa, 
    al silenzio del vento del futuro,
    ch’ha assordato il rumore, col poliedrico canto,
    disgregando il suo muro, nell’aria inebriata
    e onorando la stilla ancestrale in me sita...
    Giacché sono La Vita.
     

  • 28 settembre alle ore 19:12
    DI MURA BIANCHE

    C’è un vicolo stretto di mura bianche
    Lo guardo ogni giorno attento
    E un lampione antico a far da guardiano
    E balconi in fiore
    E piante grasse ad adornar finestre
    Con i piccioni in fila sulle terrazze
    A passeggiar sereni.
    E fili chiari e lenzuola al sole a sventolar leggieri al vento.
    C’è un vicolo stretto  di mura bianche
    Lo guardo ogni giorno attento
    E il cinguettio d’uccelli in primavera
    Dolce e fresca
    E un lampione antico a far da guardiano
    E balconi in fiore
    E piante grasse ad adornar finestre
    E poi tetti e camini
    E vasi, e bambini a giocar seduti
    E il cielo e l’azzurro
    E alberelli e i limoni e ancora balconi.
    E un vicolo stretto

  • 28 settembre alle ore 19:10
    Come un suo bacio

    È Come l’abbraccio di un bambino
    Come un suo bacio
    Senza nessuna pretesa di qualcosa in cambio, se non amore.
    Quando donare è
    Come una rondine felice in un cielo azzurro
    Quando è bellezza,
    quando come un cordone ombelicale unisce i destini e salda al cuore la vita,
    questo è donare, senza nessuna pretesa di qualcosa in cambio, se non amore.
    Perché il dono è già un ricevere.
    Quando donare è nascita, quando donare è famiglia
    Come due mani che accarezzano un viso nuovo,
    sconosciuto, un viso a forma di cuore, un volto d’amore.
    Quando donare è
    Come una rondine felice in un cielo azzurro
    Quando è bellezza, come l’abbraccio di un bambino
    Come un suo bacio
    Senza nessuna pretesa di qualcosa in cambio
    Se non amore

  • 28 settembre alle ore 15:24
    Oggi...64 anni

    "Quanto toglierai alle mie umili origini,ti prego,aggiungilo ai miei eventuali meriti" Nel torpore della mia età avanzata allegri pensieri mattutini illuminano nuovi orizzonti d'interiorita' e nuovi versi nei palpiti del mio cuore affannato a riaccenderli nella luce della saggezza E guardo adesso ogni giorno come se fosse l'ultimo a brillare nella mia vita nell'oblìo del tempo che vola inesorabile a volteggiare sull'oggi e sulla memoria lasciando orme il cui riflesso irradia l'esistenza già vissuta con la volontà di donarmi al mondo e alla mia anima nell'indipendenza della mia libertà divenuta oggi l'oasi della mia felicità . Cesare Moceo @ Tutti i diritti riservati

  • 27 settembre alle ore 20:22

    Giuro, lo avevo pure io un cuore. Dio se lo avevo ed era bellissimo come sapeva battere ed ascoltare. Altro sapeva fare se non ascoltare e donare a chi amavo ciò di cui aveva bisogno. Lui nemmeno si rendeva conto che poco di ciò che donava gli tornava indietro. Lui non capiva che più il tempo passava troppo si impoveriva e poco si arricchiva. "Non pensarci, smettila! Basta"! Gli urlava la ragione, ma lui non aveva orecchi, non aveva niente, se non quell'enorme voglia di sentirsi vivo, fiero del sentimento che era capace di provare. Oggi, non è che un cuore non ce l'ho più. Il tempo gli ha solo insegnato che esistono persone per cui il cuore è solo un semplice organo strettamente necessario alla sopravvivenza. Il tempo gli è stato maestro e gli ha spiegato che chi non lo usa non sempre è "Cattivo", ma che in quanto a concetti, valori, sentimenti è semplicemente "Ignorante"! Certo che lo avevo un cuore ed era un cuore di cui si poteva andare fieri, uno di quei cuori felici di donarsi. Oggi, quel cuore, lo tengo ben nascosto nel petto, non perché io non sia più fiera di lui, ma perché ancora porta ferite e cicatrici che non devono rischiare di aprirsi ancora. Quante volte ha regalato possibilità già sprecate in partenza e magari lo sapeva pure, ma lui non si è risparmiato e ancora una volta si è esposto e ha rischiato e come sempre ha pagato. Oggi sa che su alcune situazioni e persone, l'unica cosa davvero giusta da regalare è "Silenzio, assenza e distacco". Quel cuore che oggi proteggo con la ragione, porta dentro di sé ancora affetti poco meritevoli. Affetti che non meritano il posto che hanno, ma lui quell'affetto lo ha provato veramente, lui ha amato e voluto bene veramente, in fondo cosa ha sbagliato? Crederci, donarsi, rischiare, combattere e perdere?! Cosa ha sbagliato... Niente! Lui ha una coscienza pulita, cicatrici che sono come medaglie, esperienza, saggezza e se mai... Se mai la vita gli offrisse la possibilità di amare ancora, lui lo farà! E credetemi, saprà farlo più forte delle volte precedenti, con più forza, fiducia e fierezza. Sarà in grado di donarsi ancora, ma prima di farlo metterà a dura prova chi ha di fronte. Perché lui ancora vuole donarsi, ancora è disposto a rischiare e a lottare, ma non vuole inaridirsi ulteriormente. Non vuole più spaccarsi in mille pezzi, perché sa che nel ricostruirsi ci sarà sempre qualcosa che non tornerà al suo posto e di pezzi mancanti lui, ne ha già molti. Lui adesso aspetta solo qualcuno che come lui oltre che donare sia capace di arricchire!

  • 26 settembre alle ore 18:55
    Purché sia pura

    Non avido di latte come un rospo 
    che morte serra al seno
    e manco spargo 
    amaro felle 
    ché noto che il tuo passo mi sta appresso.
    La luna ingoio quando 
    ti spegne il giorno. Striscio 
    e presto groppa dura al tuo calcare*
    purché sia pura, poi
    l'anima mia.

  • 26 settembre alle ore 9:18
    L'uomo che non muore

    Ho voglia di terra, di arte,
    d'amore.
    Invece mi ritrovo qui
    a parlar con un dottore:
    di cose che neanche penso,
    di figli, di puttane
    a ore.

    Voglio vivere di arte
    e mi sento anche artista.
    Voglio vivere di terra
    anche se non son portato.
    Voglio vivere di te
    e questo l'hai capito.

    Sognare ancora un po' 
    non costa quasi nulla,
    la sveglia suona già 
    è il tempo di mia figlia.

    Lo dico anche a lei,
    che voglio vivere di terra,
    di arte e di amore.
    E mi ritrovo qui
    a fissarti per ore,
    col sorriso di un uomo,
    di un uomo che non muore.

  • 26 settembre alle ore 0:37
    25 settembre 2017

    è mezzanotte, di silenzio dodici tocchi
    fuori dalla porta, nemmeno la pioggia
    oscilla un po' breve
    mentre il vento alla mia finestra siede.
    In Tv volti informi con poche voci,
    tutti sazi di secondi e di film senza soldi.
    Sempre c'è un lavoro che ognuno ignora,
    cuoce nell'illusione chi fugge ridendo,
    e chi solo va a stendersi sul letto.
    Eppoi torna il silenzio, ancora, nei muri
    e il caldo mi confonde perdutamente.
     
     

  • 25 settembre alle ore 20:33
    Viaggio di andata e ritorno

    Quasi ogni notte

    e anche stanotte

    vivo nel silenzio della mia solitudine
    nobilmente contenuta

    la dipartita delle passioni

    E mi sembra ogni volta
    di vivere una tragedia del cuore

    con i suoi battiti a divenire
    forti sussulti a rendermi vivo

    nella custodia di ciò
    che mi rimane dentro

    e di quel che invece
    vorrei soffocare

    E in questo mosaico d'emozioni
    comprendo immediata la differenza

    tra ciò che è già Verità
    e quello su cui devo ancora meditare
    .
    Cesare Moceo @
    Tutti i diritti riservati

     

  • 25 settembre alle ore 20:19

    Indubbiamente FIERA!
    Fiera di aver capito che nella vita solo alla mia coscienza devo render conto e  dimostrare chi sono... Il resto è solo il pensiero  di chi mi vede con gli occhi suoi... Oppure solo il banale giudizio di chi mi guarda come in realtà, dovrebbe guardare se stesso. 

  • 25 settembre alle ore 17:23
    Orizzonti operai

    E sei fuori e ti fermi
    Guardi avanti e avanti a te orizzonti
    Orizzonti gialli di ferro e acciaio
    E tubi verdi
    E il rumore di fluidi arrabbiati
    Il graffio è forte
    E impianti troppo grandi per non farti paura.
    Guardi avanti e avanti a te orizzonti
    Operai
    Orizzonti azzurro cielo e bianco nuvole
    E poi il desiderio forte e folle di scavalcare il muro
    E scappare, lontano, salvarti in città.
    Ma la città è troppo vicina
    Forse non è salva neanche lei.
    Guardi avanti e avanti a te orizzonti
    Orizzonti blu mare e color di sabbia
    E pensi di scappare lì, sdraiarti, tuffarti in mare respirando il sale.
    Libertà.
    E sei fuori e ti fermi
    Guardi avanti e avanti a te orizzonti
    Orizzonti di libri e sogni
    E ti rifugi in loro.
    E leggi

  • 25 settembre alle ore 17:19
    La Libertà

    Sei tu
    Volando felice nel cielo
    Ad ali spiegate, libera.
    Sei tu
    Sdraiata serena sorridendo al sole
    Nuda, libera

  • 24 settembre alle ore 21:18
    Le visioni del cuore

    Nel turbine di fulmini e saette

    che tagliano all'orizzonte
    il cielo scuro di pioggia

    sono qui a rimirare il mare

    felicemente abbracciato
    alla mia stupenda solitudine

    e all'inutilità dei lidi

    ancora composti sulla spiaggia deserta
    e squadrati nel loro vuoto d'anime

    Ah!!! se il mondo fosse il piacere di un sogno...

    m'addormenterei in questo mio sguardo

    nel tempo che resta ormai
    al vivere che mi è stato concesso

    E non ho altro che questa luce
    e l'aria che respiro al suono di queste onde

    mentre lascio che la loro musica
    si sposi con le note soavi della mia anima
    .
    Cesare Moceo @
    Tutti i diritti riservati

  • 24 settembre alle ore 21:03
    Il nostro amarci

    Gloria di noi stessi

    del vivere dolce e sorridente
    nella nostra passionevole sensualità

    e del sentimento che ci distingue

    celebriamo l'eterna giovinezza
    in turgide virilità giornaliere

    approfittando del calore della passione

    alimentato con dedizione e costanza
    dal fuoco dell'amore in sogni e strusciamenti

    E esploriamo i nostri corpi

    nel profondo desiderio
    d'una intimità senza scadenza

    nel piacere di sapere

    quando la mente é libera dai pensieri

    che non c'è felicità più ebbra
    d'essere immersi ogn'ora nel nostro amarci
    .
    Cesare Moceo @
    Tutti i diritti riservati

  • 24 settembre alle ore 20:58
    La cultura non salverà la mia natura

    Datemi un deserto
    e lasciatemi là
    nella mia solitudine
    a godere della mia autostima
    E non m'interessano
    nè oggi nè domani
    i rimproveri
    per le mie iperboli comiche
    né i biasimi
    per il mio inchiostrare esagerato
    Io mi chiedo ogni giorno
    cosa posso farne
    del mio talento
    ...e penso che
    potrebbe andar bene
    anche per concimare
    i tanti terreni della retorica
    E penso pure che è inutile
    che cerchiate aghi
    nel mio pagliaio
    in essiotroverete
    solo il mio essere un uomo
    di questa umanità
    e...nient'altro
    .
    Cesare Moceo @
    Tutti i diritti riservati

  • 24 settembre alle ore 20:33

    Sei Donna quando sai esattamente quello che vuoi e di ciò che "Potrebbe anche bastarti" non ti accontenti più. Sei Donna, quando non risparmi il vero volto dei tuoi pensieri a nessuno, esprimendoli con schiettezza e senza paura delle conseguenze. Sei Donna quando conosci te stessa in ogni angolo, in ogni minimo dettaglio e in ogni sfumatura. Quando conosci meglio i tuoi difetti, i tuoi limiti e le tue paure di quanto tu possa conoscere i tuoi pregi, le tue qualità e il buono che c'è in te. Sei Donna quando non nascondi la mano se sbagli, ma sai chiedere scusa senza preoccuparti del fatto che possano essere accettate o meno. Perché "Scusami" non è una parola di cui doversi vergognare. Sei Donna quando di ciò che sei non ti vergogni più, quando non ti nascondi dietro false vesti per la paura di un giudizio... Sei Donna quando non proverai gelosia ed invidia verso altre donne, ma saprai valutare quali di esse potrebbero starti vicino in modo pulito e sincero. Sei Donna quando classificare, sminuire o distruggere non ti interessa più perché una vera Donna conosce già il suo valore ed ha capito da un pezzo che non aumenta screditando gli altri, ma solo lavorando su se stesse. Sei Donna soprattutto quando non hai interesse a mostrare ciò che sei, non serve ostentare... Ormai sei abbastanza saggia e matura per sapere che ad una vera Donna ciò che basta è potersi permettere di camminare a testa alta con una coscienza pulita e la dignità ancora intatta.

  • 24 settembre alle ore 19:13
    Dove sei

    Che fine hai fatto signorina giustizia,
    dove sei?
    Perché ti sei nascosta amata libertà.
    Hai paura di questo mondo malato,
    siete stanche di noi.
    Signorina giustizia, dove sei?
    Dove sono le tue mani pulite amata libertà.
    Torna a noi, con tutta la tua bellezza, i tuoi colori.
    La tua, la nostra serena e tranquilla felicità.
    Dove sei, dove siete
    signorina giustizia
    amata libertà
    abbiamo bisogno di voi.
    Ora, sempre.
    Soffoco, soffochiamo 

  • 24 settembre alle ore 12:11
    Ottobre (acrostico)

    Origlia puntuale l’autunno da botti
    Terrigne in arcioni ed imbriglia
    Tenebre d’acqua al vento che fionda.
    Olezza in frammento di sogno
    Brezza a fermenti.
    Risali dal fondo
    E arride un vociare di scuola.
     
     

  • 24 settembre alle ore 8:07
    Mentre resta il fiore d'agave

    Mentre resta sull’acqua
    quel vecchio fiore d’agave
    ho perso l’abitudine
    di contare i flutti e anche i viaggi
     
    e quanti vetri
    lisi dall’aria del domani
    sono ambientati qui, nel giro
    che fanno gli occhi
    da una piccola morte
    e morbidezze imbambolate.
     
    Mai svegliatemi
    da questo nocciolo ispessito
    oscuro di galassie
     
    non ho che due carezze
    di cura autentica
    e sorrisi in ginocchio 
    come uccellini
    nel petto di gennaio.