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Poesie

“Uno sguardo vergine sulla realtà: ecco ciò ch'io chiamo poesia”
Edoardo Sanguineti


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  • 09 luglio alle ore 20:24
    Metafisica

    Tu sai parlare alla notte
    come io alla tua bocca
    allattare l'acqua più nera
    come io le tue labbra
    condire il mio sorriso
    come io i tuoi occhi.
    Strabiliante è perfino perderti
    se poi ancora mi tocchi
    dove non posso sapere
    l'ora in cui ritorni.

  • 09 luglio alle ore 20:23
    L'ora del dormire

    Beh, che dire...credo sia giunta l'ora di dormire, 
    spero nel giorno che verrà,nella realtà condita dalla sincerità.
    Cosa ardua da incontrare, sembra che tutti l'hanno persa, 
    che sia una cosa estinta, solo bugie a doppia tinta.
    Si dice che sia la moda del momento, 
    altri dicono che ci sia sempre stata.
    Ma forse bisogna avere...le cosi dette ..."palle"!
    Ed a parte quelle degli occhi, le altre sono sparite,
    nell'inventarsi, ciò che non si è!
    Ma non per questo smetto di sperare..
    Che ci sia un uomo, 
    che abbia.. ancora qualcosa di vero da dare!

  • 09 luglio alle ore 20:22
    Mandorle in fiore

    La gentilezza appare come qualcosa di dimenticato. 
    La rabbia ed il rancore ormai fanno scalpore. 
    In quell'eterno Amore, c'è tanta confusione. 
    Un mondo contagiato, contaminato, 
    estraniato, da tutto ciò che è vero.
    E nello sguardo vivo, sembra che tutto è estinto.
    Mandorle in fiore, forse possono aprire un cuore.
    In questo turbamento, solo il silenzio regna.
    Un orizzonte nuovo, dove il cammino è lungo,
    qualcosa in cui sperare. 
    Dove trovar nell'oggi la sensibilità.

  • 09 luglio alle ore 20:21
    Note stonate

    Note stonate in galleria,
    e la platea batteva le mani.
    Era l'inizio della melodia,
    si andava avanti
    aspettando il finale.
    Ero confusa e non capivo,
    forse era il mio udito
    a non percepire, 
    o volevo far finta
    di non sentire.
    A volte è comodo
    omettere le note, 
    quelle che stridono,
    che ci fanno soffrire.
    E poi non c'è tempo
    per tornare indietro, 
    e la realtà ci preclude...
    il sentimento.

  • 09 luglio alle ore 20:17
    Amore Letale

    Una vita ferma nell' attimo in cui c'eri tu.
    Dove esisteva solo il blu.
    Sogni e illusioni di un settembre colmo di passioni.
    Un natale lontano dove il tempo era strano.
    Sole d'inverno e pioggia d'estate.
    Un cuore indomito, una perla rara,
    in quell'incontro a metà strada.
    Corse nel vento per ritrovarci,
    baci rubati e appassionati.
    Giorni vissuti, amati perduti,
    anime raminghe in confusione,
    letale è l'amore.

  • 08 luglio alle ore 15:27
    dopo la strada

    dopo la strada non ha odore
    non ha nome
    ha solo il peso di un espianto
    duro mi batte contro
    e intanto viaggio
    nelle acque amniotiche
    già persa, a malapena
    sporgo lo sguardo
    alla spina nel buio ormai
    e queste parole,
    sole

  • 07 luglio alle ore 17:59
    è il dopo che è vuoto

    è il dopo che è vuoto
    quando manca l'odore
    del tuo viso acquietato
    e le mani ti cercano
    secche d'aria tesa
    la notte arranca su ogni pietra
    che è spenta come stella morta

  • 07 luglio alle ore 17:50
    Palloncino rosso

    atomi di forma mescolati
    con setole d’ombra
    su tavolozza d’ali
    e tutto tiene il vuoto
    in manto di fonemi
    su una croma

    Ispirata a un dipinto di Paul Klee del 1922, da cui prende il titolo

  • 07 luglio alle ore 17:45
    Conferme implicite

    Scusate se il poeta chiede
    conferme implicite
    come alimenti
    del suo continuo erodere
    il dubbio
    al consumarsi dentro
    e se si apparta in terra
    smotta
    e ignora ogni riparo.

    Scusate se si spezza
    il ramo cui s’avvinghia
    se non può offrirvi l’acqua
    dal calice svuotato
    se non può dirvi più
    parola tratta
    dal sacco che l’incurva
    né darvi un bacio
    da labbra tumide.

    Scusate se è beffato
    dal vento che si cambia
    e picchia nelle fosse
    di polvere, se è steso
    a bere lacrime di prato
    rigonfio di tepore
    a sfiato d'ombra
    se è senza sangue
    lo squarcio del pugnale.

  • 07 luglio alle ore 17:32
    Le rose che non ho mai avuto

    "Donare una rosa
    a chi non ne ha mai
    avuto
    che grande cosa"
    disse in silenzio
    il pagliaccio
    muto
    donare
    quella rosa
    é una parvenza
    di libertà
    lei
    in terra giace
    ma non volerà.
    Donare una rosa
    a chi non ne ha mai
    avuto:
    che grande cosa!

    Taranto, 7 luglio 2019.

  • 07 luglio alle ore 17:25
    Vagabondi del cuore (quelli come noi)

    Il mondo girano
    senza far rumore
    li trovi ad ogni angolo
    di strada
    gente strana che viene
    da lontano
    un sorriso triste
    sempre stretto portano
    in mano
    non hanno età
    mai cambieranno il mondo
    ma hanno
    cuori di lillà
    che sentono ascoltano vedono
    profondo.

    da: "Come ho fatto a stare tanto senza te"&"Quelli come noi" (Claudio Lolli).
     
    Taranto, 7 luglio 2019.

  • 07 luglio alle ore 8:36
    L'assenza è strana

    congeniale ai flutti.
    il mio mare si ritrae -nel plancton,
    e tu giuntura delle branchie
    dicevi, lo vedo anch’io il tuo presagio:
    ti scoprirò la nuca come un rovescio
    -la illuminerò di ginestre.

    (In "Versante ripido" n.3  luglio 2019)

  • 05 luglio alle ore 17:23
    Che te ne fai d'un cuore?

    Che te ne fai del cuore
    se lo uccidi ogni momento?
    Batte forte il cuor tuo, ed ansima
    camminando
    di fianco a muri di platino
    rosso sangue colorati;
    poi si ferma si arresta (così)
    langue
    per un attimo
    - soltanto -
    di paura...
    ("calma piatta").
     Un cavallo alato (vestito di) bianco
    morto
    fa più accorto
    lo smunto viso
    della tua donna
    una giovin madonna
    a cui manca da tanto
    un sorriso;
    quel cavallo
    é stato addormentato
    eppoi 
    ucciso
    da un vecchio torto...
    (senza viso)
    in balia d'un sogno
    gitano
    cuor tuo non
    vede nè ascolta
    una mano
    sollevata
    in pace,
    quello un segnale
    profano: che lassù
    sulle cime innevate
    dei monti giace.
    Che te ne fai del cuore
    se vivi di trasverso
    dispiegando - poi - le ali
    di sbiego ad un intricato
    verso
    muto: quel minuto
    di vita perso...

    Una mattina
    aprii la finestra sul balcone;
    sulla strada
    balbettante
    un vecchio eremita
    fumava il narghilé
    una donna barnabita
    col turbante
    a due mani
    sonava il salterio
    ed un bimbo nero cogli occhi
    a mandorla piangeva: tre
    lampi - tre - (di) rosa nel ceruleo buio.

    Che te ne fai del cuore...
    rivedo i contadini,
    al paese colla vanga
    tra le mani
    sudati per la fatica
    senza domani
    ed il prete rosso
    che legge il vangelo
    in chiesa madre
    alle vecchie col velo
    e a mio padre giovane;
    collla mano santa
    di mia madre
    mentre mi tiene
    i capelli ed accarezza il mio viso
    rotondo di bimbo: satana
    tende agguati solo
    al giorno; giammai
    sotto i chiari di luna e le stelle.

    Che te ne fai del cuore
    quando la neve azzurra già
    é diventata cenere
    pria che tu
    l'abbia baciata
    ed il sole
    - invece -
    ha cresciuto una barba
    piena di vermi?

    Che te ne fai del cuore
    se (tu)
    non ascolti i rumori del mondo
    -  grande uomo -
    né combatti
    le guerre al largo delle onde
    di maestrale
    o più non giuochi neanche
    le partite
    già vinte?
     
    Che te ne fai d'un cuore...
    così soltanto?

    (da: "Quaderni psichedelici", 2017).
     
     

  • 05 luglio alle ore 13:49
    Lacrime di polvere

    In questo mondo di dolore,
    in questa dannata valle di pianto
    siamo noi spiragli
    irrisori di luce fatua, sbiaditi
    colori ed inconsistenti: lacrime di polvere!

    Taranto, 17 giugno 2012.

  • 05 luglio alle ore 13:37
    Declino d'una stella: sunset boulevard

                                                                          a: Stefania Rotolo, splendida "ragazza"
                                                                          degli anni settanta, che brillò come una                                                                              stella nel firmamento della musica.

    Vecchie foto in un cassetto
    parlano di te:
    fatue illusioni d'un mondo perduto;
    nostalgia per giorni passati
    lontani ricordi che si rincorrono
    - nella memoria -
    senza toccarsi mai né più raggiungersi;
    abiti consunti, laceri dal tempo
    chiusi nell'armadio ormai da tanto,
    troppo tempo: tanfo di naftalina!
    Foto, ricordi, abiti
    sommerse nella polvere, sommersi dalla polvere:
    (simboli) d'una effimera
    stagione
    di successi facili,
    lustrini e paillettes.
    Il telefono non squilla più
    ormai...nessuno ti cerca stella cadente!
    I fans più non bramano
    un tuo autografo, ormai;
    i flash dei fotografi
    più non squarciano il buio della notte
    al tuo passaggio, ormai;
    la tv più non parla di te, ormai;
    nessuno più ti cerca: povera stella, ormai!
    Stella cadente...(sei).
    Qual crudele inganno ed atroce,
    amaro più del fiele
    é questo?
    Perché così dura e tal
    punizione serbava
    -  per te -
    il destino?
    Tu
    ch'eri stella di prima grandezza
    nel firmamento arcobaleno;
    ch'eri fresca e bella
    come una rosa;
    che illuminavi la notte a giorno e
    che parevi un arbusto sempreverde
    nel deserto;
    tu
    ch'eri al centro delle scene
    sempre
    ed eri candida, ingenua
    e pura
    come un bambino!
    E' il segno del tempo
    che passa, inesorabile;
    é il prezzo
    del tuo sfiorire, inevitabile;
    é (questo)
    soltanto il tuo declino: sunset boulevard!

    Taranto, 1°agosto 2013. 

     

  • 05 luglio alle ore 12:19
    E torna notte

    un cielo amniotico
    dà alle fiamme il respiro-
    e torna notte

  • 05 luglio alle ore 12:13
    Quando l'ispirazione latita...

    Solo al dettaglio
    resta spremere il succo-
    dopo la falce

  • 04 luglio alle ore 21:50
    Una sera di maggio

    Vidi partire
    l'ultimo dei mohicani
    su un vascello di pietra
    vestito
    al porto, una sera
    di maggio
    ammantata
    di fortuna
    carica di coraggio:
    il suo volto
    sembrava
    scolpito
    nella luna
    tutta mia,
    il suo nome
    un pescatore
    mi disse
    "era anarchia"...
    li diedi uno
    sguardo
    lo vidi di traverso
    sembrava
    un lupo bianco
    perso...
    un vecchio
    bardo
    accanto a me
    allora
    declamò
    un verso
    di follia:
    le vele del
    vascello
    colorate di rosso
    e nero
    s'apriron
    così
    come quelle
    d'un uccello
    e lui volò
    via
    perdendosi
    tra le nuvole
    perenni
    per secoli
    millenni
    attraversando quel cielo
    vero!

    Taranto, 31 maggio 2019.

  • 04 luglio alle ore 16:46
    La donna di fiume

    E' colei
    che si ama
    una sola volta
    nella vita:
    la ami senza
    un perchè
    senza limiti
    nè condizioni...
    la donna di fiume
    ti entra
    nella testa
    e non la scordi
    più come una festa
    lei appare
    e scompare
    nel tuo cuore
    a illuminare
    le sue intermittenze
    lei appare
    e scompare
    nella tua mente
    a colorare
    le sue apparenze
    la donna di fiume...
    la si ama
    una sola volta
    nella vita.

    da: "La donna di fiume" (Claudio Lolli).

    Taranto, 4 luglio 2019.

  • 04 luglio alle ore 16:34
    La quiete dopo la tempesta (la guerre)

    Brandelli di carne smunta ormai vuota
    penzolando vanno da quel muro
    il cielo sopra la terra ruota...
    e scorre il sangue triste nello stige scuro...

    Cadaveri senza volto
    sparsi qua e là,
    ossa (sono) senza nome e risvolto
    attendono l'eternità.

    La battaglia ha recato (assai) danni
    e lutto ovunque ha versato a frotte;
    ma ha lasciato vuoti, dubbi ed inganni
    silenziosa quiete.

    Taranto, 26 giugno 2017.

     

  • 04 luglio alle ore 15:21
    Un regalo per due

    l’avevo in mente
    invitarlo a sgualcire la soglia.
    era sutura imprecisa, intanto, un pianeta solitario
    fuori dal raggio -era il fuoco del telescopio.
    il mezzo vuoto che incide, chiama.
    io l’ecolalia delle corde
    un andante curioso di occasi
    da non aver paura più
    dell’oltre l’oltre.

    (In "Versante ripido" n.3  luglio 2019)

  • 04 luglio alle ore 7:59
    Le notti dentro

    Alle porte del mare
    bussa il canto della malinconia,
    è questo il silenzio
    nel quale ti invito a entrare.
    Vele logore di attesa,
    alla deriva nei secoli, 
    disperiamo  porti immaginari, 
    dispensando memorie senza passato.
    E le notti dentro intanto
    urlano,
    imprecano,
    ci leccano
    ci spogliano
    ci uccidono,
    ci salvano
    come fari ritti nelle tenebre,
    cattedrali sudicie di vanità. 
    Con promesse,
    con menzogne,
    con carezze
    con partenze e ritorni,
    con perfide verità,
    con  lastre di mero sole
    conficcate nel cuore.
    La città è sepolta dai suoi stessi affanni
    le luci lontane si perdono nella nebbia,
    spasmi oramai divorati
    dall' implacabile assenza.
    La solitudine non prova pietà
    per queste mani che pregano,
    che implorano il cielo di far piovere
    un briciolo di pace.
    Così quel dio che non vuole tornare,
    quel dio che non ricorda chi ha costruito il suo altare, 
    bivacca nei ricordi in compagnia della morte,
    baratta la croce con un pugno di sale e le scritte sui muri  d'improvviso,
    non fanno più nessun rumore,
    le notti dentro l'anima,
    come per magia,
    non possono più farci del male.

  • 02 luglio alle ore 12:14
    Metto le ali

    a questo dolore di esserci
    al colore del "se non fosse stato".
    conscia di essere folla
    del vociare dentro/ grisaille
    la stessa e cambiata.
    terra e chiodo, terrene vibrazioni.

    (In "Versante ripido" n. 3 luglio 2019)

  • 02 luglio alle ore 10:07
    Occhi da zingara (amore anarkiko)

    Ora mi rendo conto che sono stato ipnotizzato
    da lei
    dai suoi occhi
    vi amo, occhi da zingara...
    li amo (quegli) occhi da zingara...
    vi amo oggi, li amerò sempre.
    Al culmine della mia vita
    e dei miei pensieri
    sto seduto davanti al fuoco
    per scaldarmi il cuore
    dal freddo che li brucia dentro 
    e mi domando dove tu possa (mai) essere
    a questo mondo
    mi domando quando sarai pronta per me
    se vivi su questa terra ancora
    o sei soltanto una chimera,
    spero ad ogni modo
    tu stia vagabondando per la campagna
    d'inverno
    o ballando sulla spiaggia
    al ritmo strano e lunatico
    della "strada della vita".
    Mi penserai ancora?
    (Oh, mia zingara)
    che la rugiada 
    bagni le tue labbra
    di pioggia rossa
    di pioggia nera:
    quella pioggia
    che sappia d'amore.

    Taranto, 26 febbraio 2019. 

  • Lui (Amore che vieni amore che vai)
    Quei giorni perduti a rincorrere il vento
    a chiederci un bacio e volerne altri cento,
    un giorno qualunque li ricorderai,
    amore che fuggi da me tornerai.
     E tu che con gli occhi di un altro colore
    mi dici le stesse parole d'amore,
    fra un mese, fra un anno scordate le avrai,
    amore che vieni da me fuggirai.
    Venuto dal sole o da spiagge gelate,
    perduto in novembre o col vento d'estate,
    io t'ho amato sempre, non t'ho amato mai,
    amore che vieni, amore che vai.
    (da: "Le cento più belle poesie d'amore italiane", Interlinea edizioni, Novara, 2010).

    IO (Le richieste)
    "Cattura per me
    i raggi del sole"
    la giovane donna
    disse
    al suo amore;
    "voglio che essi
    riscaldino il mio cuore";
    "parla per me
    alla misteriosa luna
    che possa illuminare
    i miei occhi
    e donarli fortuna;
    scala tutte 
    le montagne più alte
    ed attraversa
    i deserti più solitari,
    naviga sui mari
    più tempestosi
    mentre io 
    ti aspetterò
    piangendo ridendo
    e soffrendo..."

    "Ferma pure il tempo
    se vuoi: son sicura
    che da me tornerai!"

    Taranto, 29 maggio 2019.