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Poesie

“Uno sguardo vergine sulla realtà: ecco ciò ch'io chiamo poesia”
Edoardo Sanguineti


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  • 09 novembre 2017 alle ore 20:35
    Pianti nel buio

    Sto ancora a chieder doni
    all'aria che respiro

    quale degno prezzo
    ai fremiti del cuore

    nel viver d'amori e di virtù

    Rido placido
    del mio mentire

    all'anima consumata
    da quest'amara notte

    tra tante ore
    d'affanni e di veglia

    quando la gioia
    di insperate Muse

    rincorre la mente
    e il mio inchiostro

    E do i pensieri
    in pasto agli avvoltoi

    mentre i tormenti
    fanno scempio del mio gioire
    .
    Cesare Moceo @
    Tutti i diritti riservati

  • 09 novembre 2017 alle ore 18:55
    Preme la vita

    “…prima il dolore, poi la giustizia e infine il senso. Tutto il resto è caos.”
    Ian McEwan, Nel guscio
     
    Preme la vita
    da prima
    sente il mondo che annaspa
    dalla carne s’infetta.
    E preme
    dal suo guscio nell’acqua
    ché sta sempre più stretta,
    stanca
    d’esser parte che sente
    sciaguattare nel chimo.
    Nell’anelare
    d’imbrattarsi nel fango
    freme
    dentro madre assassina,
    sa di rose e veleno
    che condanna e che l’ama.
    Non si strozza alla cima
    non rinuncia a passare
    per lo stretto al dolore
    e al sapore dell’aria.
     

  • 09 novembre 2017 alle ore 18:53
    Ab aeterno

    “È semplicemente il luogo dove gli sforzi umani hanno trovato ciò di cui avevano bisogno”, Don Delillo, ZERO K

    Mondo nel mondo
    per un futuro ab aeterno
    dell’uomo
    in sospensione criogenica.
    Vuote corsie di porte linde
    chiuse sotto terra, spazio
    neutro d’immagini
    sognate alla morte. Pareti
    in proiezione di tracce
    paure iterate.
    L’angelo narra
    ascolta la voce, il senso
    del suo pensiero
    in egocentrico cielo
    - sopra Berlino.
    Dove si va
    è un mondo terso
    alla poesia negato
    -  tutto s’è trovato
    ogni stento rimosso.
    Tutto è risolto
    e tutto si sa
    non si immagina nulla
    perché già immaginato.
    Il viaggio è in controsenso:
    sospesa in guscio
    l’attesa del trapasso
    dalla morte alla vita, fuori
    dalla storia
    - matematica pura.
     
    E anche l’affresco
    - ora qui -
    di tecnologia
    che si sta dipingendo
    con il passo spedito
    è crosta d’effimero
    raschio d’intonaco, sniffo
    di polvere nera
    è tentata evasione, assenza
    di gravità.
    Torni la storia
    il dubbio che martella
    la pietra che precipita.
    Riprenda lo scavo
    su ciò che si ignora.
    In questo s’annida il cammino
    in questo guardare sui prati
    in questo stupore
    di foglie di sole.
    Riprenda a sognare
    la testa
    a scordare le cose
    a scoprirle da dentro.
    S’inverta la rotta
    in sane paure
    con mostri in agguato
    e limiti
    da superare.
    Si torni a soffrire
    l’orizzonte di morte
    il mistero
    infinito dell'uomo.

  • 09 novembre 2017 alle ore 17:52
    Piove sui portali

    Piove
    sui portali d’autunno
    dirada, s’infittisce
    apre serrande
    sulle mani ripiove
    e un amore
    per due
    si moltiplica 
    - è una festa di noci
    e foglie accese
    folate
    in velluto la gioia
    d’insieme

    la fronte
    chiara distesa
    domanda al respiro
    se non scompaia
    dal velo dei vetri 
    la certezza di esistere.

  • 08 novembre 2017 alle ore 20:58
    Al di là di tutto

    Sei l'acqua limpida di una fonte intoccabile.
    Un paradiso impossibile persino da immaginare.
    Sei un astro irraggiungibile.
    Un deserto inesplorato.
    La cima di un monte che non potrà mai essere scalato.
    Sei uno specchio che non potrà mai riflettere la nostra immagine.
    Un torrente in piena, impraticabile.
    Un sentiero scosceso e irto.

    Ma sei il fuoco con cui mi sono bruciata.
    Sei la più forte delle tentazioni che non posso eliminare.
    Sei il desiderio più grande e più forte, che mi ruba l'anima in ogni momento.
    Sei quel filo sottile che mi permette ancora di vivere.
    Perché tu ed io siamo una cosa sola, al di là di tutto.

  • 08 novembre 2017 alle ore 20:57
    Un amore silenzioso

    Quanto può far male un amore silenzioso?
    Un amore da ecclissare, un amore di cui non puoi parlare.
    Quell'amore che si nasconde allo sguardo di chi non sa guardare, di chi potrebbe fraintendere, di chi non sa capire.
    Un amore coperto da un velo sottile che cela sentimenti forti, intensi, assoluti, ma di cui non si può parlare a nessuno.
    Un amore silenzioso...che non avrà mai un domani

  • 08 novembre 2017 alle ore 20:39
    Cercando Pessoa

    Cercando Pessoa
    tra i saliscendi di un giorno d'autunno
    come un soffio di vento
    che ammalia le foglie
    e ne rende mansueto il colore
    adulando l'aroma
    di un caffè nero bollente
    mi sottometto
    alla sirena di Belem
    che si specchia nel Tago
    e riluce di luna
    il suo figlio più amato.
    Ho le sponde di queste acque
    tra le mie braccia tese
    e l'oblio di questa terra
    che lusinga l'attesa
    e si prepara alla danza
    dell'antico rituale
    come gemma che si rinnova
    ad ogni pie' sospiro
    e le ciglia mute
    all'incanto della psiche.
    Cercando Pessoa
    tra ciliegi e castagni
    in una grotta di silenzi
    che sa inghiottire il mare
    e passi misurati
    su bracieri ammiccanti
    che declinano al fato
    la desinenza di nuove impronte
    mi sottometto
    alla magnificenza dell'attimo.
    Ho cosce sorde
    e lamenti afoni
    all'invadenza del tempo
    che lobotomizza il pensiero
    e ho euforia di momenti
    se le mie dita sfuggono
    al ridondante cliché
    di una mano a comando
    che stupra il sogno
    di un'infanzia interrotta.
    Obrigado Pessoa
    Muita saudade.

  • 08 novembre 2017 alle ore 20:36
    Passi nel futuro

    A nulla serviranno
    nobili casati
    eccelsi pregi
    parentele importanti
    sontuosi vestiti
    indossati in vita
    A nessuno toccherà
    tra le brine fredde
    del dolente declino
    un destino diverso
    d'un mesto compianto
    da mettere all'asta
    per tramandare al mondo
    difetti o virtù
    .
    Cesare Moceo destrierodoc @
    Tutti i diritti riservati

  • 08 novembre 2017 alle ore 20:34
    Non c'è perdono

    Non è diverso oggi
    il mio destino
    sempre a preparare
    giacigli per l'anima
    e là regalare i miei baci
    sospirando nomi e pensieri
    sparsi tra le cime
    degli affetti a me cari
    E odo gemiti strazianti
    al cospetto di Dio
    quando mani ignote di sbandati
    raccolgono lacrime di tristezza
    e d'incoscienza
    mentre voci di un remoto passato
    invocano pentite il mio nome
    .
    Cesare Moceo destrierodoc @
    Tutti i diritti riservati

  • 08 novembre 2017 alle ore 20:32
    Piccole gemme

    Scrivo

    e mi sembra ogni volta
    come se dovessi prendere dei sassi informi

    e levigarli
    fino a farli divenire eccelsi diamanti

    E m'accorgo di rileggermi

    come se non sapessi ciò che abbia scritto

    fra le chiacchiere che nelle notti
    faccio con me stesso

    con la mia anima e con il mio cuore

    nella sopita speranza

    di rendervi orgogliosi di me
    come io lo sono di voi
    .
    Cesare Moceo destrierodoc @
    Tutti i diritti riservati

  • 07 novembre 2017 alle ore 23:21
    La calcagnata

    Da che mondo è mondo
    Fisso è là lo Stretto
    A fondo andaron tanti 
    Anche col maremoto maledetto 

    Il reggino ed il messinese
    L' amante dello stocco e lo sciarrano
    Tra sventurati s'aiutarono
    Subito si diedero una mano

    Passarono poi tant'anni
    Fin la II guerra mondiale
    La pace non si gustarono
    Come tanti stèttero male

    Sventura su sventura 
    Che non vide la mia generazione
    Di finir non vedevan l'ora
    Per una svelta ricostruzione

    Questa sì che avvenne
    La bell'amicizia però sfumò
    Una rivalità intensa nacque
    Quando il calcio poi spuntò

    Spesso loro si scontrarono
    Nel vero senso della parola
    Perché non solo litigarono 
    Ma ci furon colpi di pistola

    Iniziò però il reggino seriamente
    Una strana parola inventò
    Incavolar assai fece il messinese 
    Perché deridente e si mortificò

    'Sta parola è sì allegorica
    Però proprio assai gli dona
    Si chiama "la calcagnata"
    Che la pelle gli accappona

    Il messinese è ormai avvilito
    Come tanti poveri sventurati
    Devon trovar subito un aiuto
    Se evitar voglion tant'altre "calcagnate"

  • 07 novembre 2017 alle ore 23:11
    Futuro... grande muro

    I tempi si dice che son cambiati
    È vero e ben si son rinnovati
    È la tecnologia ch'ormai impera
    È la gioventù sotto la sua sfera

    Uguali passan sempre le giornate
    Anche in queste ore così accaldate 
    Cose buone non se ne vedon tante
    Ingiuste e scadenti sì è costante

    Caso io ormai non ci faccio più
    Allora penso alla mia bella gioventù 
    Quando le regole sì imperavano 
    Brutti momenti se non si rispettavano

    Aveva la nostra vita più senso
    A questo spesse volte io penso
    Di bei valori tutti noi colmi eravamo
    Con dignità anche li sfruttavamo

    Se questa è adesso la situazione
    Dovremmo i genitori dar lezione 
    Devon in meglio le cose cambiare
    'Sta gioventù distratta subito svegliare 

    Se in ciò non dovessimo riuscire 
    Non so come andrebbe a finire
    Cosa seria è per i figli il lor futuro 
    Certo come scalare un alto muro

  • 07 novembre 2017 alle ore 22:37
    Desiderio urtante

    Già da tanto tanto tempo
    Non han i pesci scampo
    Mi rilassa il mar assai
    Senza pensieri e senza guai

    Da questa vita io che voglio 
    Ho una bella moglie 
    Anche una bella famiglia
    Ch'è proprio una meraviglia 

    Con mare sole e pesca
    Con l'aria che mi rinfresca
    Mi diverto ancor contento
    Gli anni ce l'ho e ben li sento

    Son prossimo alla pensione 
    Via adesso ad una fissazione 
    Proprio desiderio vigoroso 
    Così intenso e fastidioso

    Un'isola piccola e deserta 
    Dove trovi pace certa
    Sì...subito me n'andrei lì
    Più che posso lontan da qui

    Andar sempre poi a pesca 
    Con l'aria bella fresca
    In un mar tanto più blu
    Che io quasi non vedo più 

    Sotto tante splendenti stelle
    Che son anche lì più belle
    Così dormirebbe 'sto stanco Lillo 
    Ben rilassato e tranquillo

  • 07 novembre 2017 alle ore 22:17
    Un'altra bella giornata

    La brezza fischiava 
    E mi deliziava 
    Come quando l'Etna guardo 
    Nel pomeriggio tardo

    L'acqua non si muoveva
    E mi piaceva
    Piatta come olio sembrava 
    L'onda proprio non cavalcava

    Il gabbiano non credeva
    E curioso mi rendeva
    Aleggiava tutto contento 
    Sotto il sole e senza vento 

    Il sole tanto riscaldava 
    E m'accaldava
    Mezz'ora non passò 
    Che quel calor cessò

    L'acqua fresca provavo
    Ed io mi tuffavo
    Quattro pesci che si cibavano
    Certo allor scappavano

    Un'altra bella giornata 
    Anche oggi passata 
    Senza pene e senza dolore
    Come vuol nostro Signore 

    Quanti giorni passati neri
    Con dolori proprio seri
    Ora son ben tranquillo
    Spero che stiate come Lillo

  • 07 novembre 2017 alle ore 21:26

    Non ci dobbiamo arrendere alla solitudine, ai vuoti o al senso di smarrimento che ogni tanto ci invade. Non serve a niente, solo a farci appoggiare a qualcuno che magari invece di prendersi cura di noi, finirà per aumentare ancora ulteriormente le nostre debolezze, rendendoci ancora più fragili. Dobbiamo imparare a prenderci cura di noi stessi in piena autonomia. Siamo i primi a sapere di cosa abbiamo bisogno e cosa cerchiamo... Aspettiamo. Aspettiamo quel qualcuno che si prenda cura di noi con serenità, ma soprattutto per scelta. Qualcuno che come noi, ha bisogno di qualcosa di migliore, di più vero e certo di ciò che ha avuto fino ad oggi. Qualcuno che non sappia solo spogliarci e scaldarci la pelle, ma qualcuno che sappia "Curarci" dentro, trasformando i nostri punti deboli in estremi punti di forza. Qualcuno che ci guardi in modo sincero, che ci ascolti con la voglia di capire, che ci abbracci anche senza ragioni, qualcuno che abbia voglia di esserci senza togliere niente a ciò che siamo. Imparare a prendersi cura di se stessi da soli è il primo passo per non permettere più a storie sterili e vane illusioni di metterci ancor più in difficoltà. Solo allora daremo un vero senso a ciò che siamo e in base a questo, potremmo scegliere colui che proteggerà il duro lavoro che abbiamo fatto su noi stessi fino a quel momento.

  • 07 novembre 2017 alle ore 21:06
    Nuovi vespri siciliani

    Recidere essenze purpuree
    ai pensieri denunciando facili costumi
    e vizi privati dell'anime prave
    con la volontà di abbreviare
    l'agonia dei giorni
    pur nel diletto delle amenità
    portate dalla vittoria
    E porre freno alle vendette
    esercitando il potere con clemenza
    in messaggi di speranza e di conforto
    che portano ad essere ancora
    amici di noi stessi e del mondo
    .
    Cesare Moceo destrierodoc @
    Tutti i diritti riservati

  • 07 novembre 2017 alle ore 20:36
    Nel mio Ciel brillan le stelle(bramose amanti)

    Spazi fallaci vuoti d'onori

    illuminati tenui
    dalla luce infranta di sentimenti

    crepitano
    tra le fiamme torbide delle passioni

    a far battere strenuo il cuore

    Nodi in gola a togliere il respiro

    canti di cigni oppressi da grida d'oche

    insozzano i pensieri

    chiamando a triste guerra

    le emozioni che in quelle lingue ruggiscono

    un tempo concordi
    e divenute adesso gelose

    persino dell'ombra delirante del loro ardere

    E trovo in me ancora una ragione
    per cui delle mie colpe mi perdono
    .
    Cesare Moceo destrierodoc @
    Tutti i diritti riservati

  • 07 novembre 2017 alle ore 12:02
    Nozze D'Argento

     
    Oggi sedici settembre novantotto
    È una giornata da ricordare.
    Il Gargano scolpito all'orizzonte
    Felice e divertito si specchia nel mare
    Per stampare paesaggi nuovi e incantevoli
    Mentre il cielo pian piano volge al grigio
    Il sole lo penetra con le sottili lance luminose
    Divine come la luce irradiata dal Santo.
    Un mare immenso e nervoso di settembre
    Succube dei giochi della luna
    Partorisce un figlio piccolo e muto
    Cinto da un anello di sabbia dorata:
    Oasi ideale di riposo per l'uomo e per i gabbiani
    Raggruppati e segnati da una lunga e calda estate.
    Il mio passo leggero e silenzioso
    Si dimena lento e incurante
    Alla ricerca di conchiglie nude
    Ed infastidisce i spettacolari decolli
    Dei numerosi e candidi aerei viventi
    Che al segnale di pacifica tregua planano.
    La strada del ritorno spunta negli occhi
    Disegnata sulla pianura dagli animati alberi
    Simili a statuine viventi del presepe natalizio.
    L'automobile corre velocemente
    Seminando alle spalle la calma di un giorno
    E di un mare triste e sempre più solitario.
    I sette colli spuntano con il loro tramonto
    E frettolosi si avvicinano più maestosi.
    Eccomi di nuovo a casa mia.

  • 07 novembre 2017 alle ore 12:01
    Gita In Sicilia

    È il tempo dei limoni acerbi
    Sulla terra arsa dal sole
    Stanco della lunga estate
    Mentre il vento del mare
    Più sveglio, dà meno refrigerio.
    Eppure mi godo la sua musica
    Fioca, forte e dolce.
    Qui la pioggia latitante
    E tanto desiderata
    Dagli isolani ormai provati
    Si fa bramare…
    Vuole lavare tutte le città
    La gente vuole rimanere fra di loro
    Ora che l'isola di tutti
    È poco verde e tanto arida
    Con i suoi fichi d'india
    Ed i pochi fiori
    A regalare gli ultimi colori
    A questa martoriata natura.
    Sul mare e su tutto s'erge
    Mamma bontà
    Che ha saputo essere dolce
    Al momento giusto
    Ma pur sempre minacciosa…
    Sulla cattiveria umana
    Che a volte, ci fa rabbrividire.
    Fra un attimo andrò via
    E tu montagna dei cuori
    Mi mancherai!
    Ora sento nel cuore che
    Saranno gli uomini
    A sputare fuoco…

  • 06 novembre 2017 alle ore 21:20

    Non obbedisco più agli ordini di nessuno. Da anni, da quando mi ritengo adulta seguo la mia strada, mi assumo le mie responsabilità e percorro i miei passi. Amo poco e mi apro poco. Ho imparato a trattenere, che spesso è risultato essere più producente dal donare e rimetterci. Oggi sono attenta a chi frequento, alle persone con cui parlo e soprattutto a quelle a cui dono tempo e sentimenti. Non mi carico più di ciò che gli altri pensano e non mi sento più addosso i finti abiti che la convinzione della gente vorrebbe cucirmi sulla pelle. Non mi piace dovermi giustificare per cose che non ho commesso, tanto meno con chi ha  giudicato il mio percorso... Praticando peggio percorrendo il proprio. La mia saggezza mi porta a dire che in base a come ti poni... Ricevi. Quindi quando si riceve "Merda", domandarsi se non è stata coltivata nel tempo da noi stessi sarebbe cosa giusta, ma altrettanta saggezza mi dice che guardare gli altri è più comodo che valutare se stessi, costa meno tempo, fatica e soprattutto non serve intelligenza, obiettività e buon senso. Al punto in cui sono arrivata, grazie al mio cammino interiore so che dal momento in cui sono certa di me stessa, altro ho da dire, fare e contestare. Ognuno pensi cosa vuole, tanto io continuerò a pensare per me stessa e per coloro che ho scelto di avere vicino... E credeteci quando dico che sono ben pochi. La coscienza pulita è qualcosa che fa stare sereni... Per questo io lo sono. Questa per me è la vera LIBERTA' dell'essere umano! 

  • 06 novembre 2017 alle ore 20:58
    Ubriache afflizioni

    Nel travaglio interiore
    che coinvolge la mia innocente cultura

    e certe lusinghe che vorrebbero
    non lasciarmi probo

    continuo a vivere in balìa
    dei giorni di questa vita

    a volte priva di senso

    con i piaceri a soggiornare
    nel mio corpo ormai consunto

    ma fluente ancora d'amori e tormenti

    E rimango trafitto
    dai dardi delle mie passioni

    che costringono il cuore
    con furbeschi raggiri

    a battere ancora forte

    senza tener conto
    delle volontà dell'anima

    e a rimanere sbalordito della sua abilità

    nel consegnarsi al mondo
    e al suo libero arbitrio
    .
    Cesare Moceo destrierodoc @
    Tutti i diritti riservati

  • 06 novembre 2017 alle ore 20:57
    I desideri della mente

    Sommersa dai flutti della passione

    veleggia la mia mente
    verso l'approdo più vicino

    sepolcro giusto
    a ricevere le mie ossa e i pensieri

    sparsi nell'immenso mare
    del mio volere

    E apertamente prego i piaceri del mondo

    agghindati con coscienza
    e senza chiome scurrili

    sabbia fine che ricopre
    le coste frastagliate del pensiero umano

    affinché conservino d'incenso il mio corpo

    lasciando libere le mie idee
    di vagare tra le audacie degli uomini

    in un reciproco amore

    lontane dall'aria infetta dell'avidita'

    di coloro che tramano
    nelle ore silenti delle notti
    .
    Cesare Moceo destrierodoc @
    Tutti i diritti riservati
     

  • 06 novembre 2017 alle ore 20:19
    Fuori la verità

    Dal paese malvolentieri si scappava
    Per tantissimi buoni motivi
    Primo  perché di fame si crepava
    Spesso mangiando pane e olive

    Brutto periodo che si passò
    Male tanta gente allor viveva
    Che anche più non vi tornò
    Perché là più non gli piaceva

    Le littorine non si contavano
    Per questo motivo aumentate
    Tanto le stazioni si riempivano
    D'inverno primavera ed estate

    Da poco mio padre se n'er'andato
    Che come gli altri svelto a scappare 
    Anche a me questo è toccato
    Capendo allora cos'è l'emigrare

    Con le tasche sempre vacanti
    Dura er'assai dura veramente
    Non t'aiutavano allora i santi
    Cambiai la mia vita come niente

    Al freddo in Germania m'abituai 
    Lavoravo ed anche mi svagavo
    Ben con le finanze mi migliorai
    Tornavo ed in Poste m'mpiegavo

    Se nel tuo mondo tu male vivi
    Nessuna morale hai da fare
    Sempre è giusto far dei tentativi 
    Se ti vuoi nella vita migliorare

    Finiamola ora con 'sta falsità 
    Invademmo il mondo noi italiani
    Siam razzisti e fuor la verità 
    Veder non possiam gli africani

  • 06 novembre 2017 alle ore 20:05
    Mormore ammaliate

    Che fortuna stamattina 
    A me aspettavano
    Con quell'aria fine
    Come niente allamavano

    Anima viva non c'era
    Non si voleva il sol alzare 
    Calma quella vera
    Buona certo per pescare 

    Dopo un poco tiravo
    Due bei pesciolini
    Per la gatta che aspettava
    Che preferisce agli uccellini

    Ci son lagne e lamenti
    Del pescator è legge
    Se proprio niente peschi 
    Questa da sempre regge

    Così anch'io cominciavo
    Con la mia bella cantilena
    Che proprio sembrava
    Il canto dolce di una sirena

    Finite son poi le lagne musicate
    Che subito allamavo
    Delle belle e ammaliate mormore
    Ch'era da tanto che non pescavo

  • 06 novembre 2017 alle ore 19:58
    Andiamo all' "Ambra"!!!

    Che io giri per mare 
    Fortunato mi sento
    Se col sole accanto
    Anche un dio mi sento

    Fredda però giornata
    Tira vento di scirocco
    Coperta dalle nuvole
    Son congelato…come un pesce stocco

    Eh sì…il pesce stocco
    A Reggio san cucinare
    Non aspettate Capodanno
    All’”Ambra" è d’assaggiare

    Dal mare sento voci
    E’ Giovanni con la chiamata
    “Lillo!!!E’ sul tavolo!
    Vieni a farti ‘sta mangiata!”

    E allora…
    Linguini cozze e vongole
    Viva spatola a tortino
    Tenero spada con le patate
    Anche girato ad involtino

    E poi…
    Gamberi e calamari
    Con insalata di pomodoro
    Cipola e basilico
    Aglio e tre fette di cetriolo

    E poi...
    Quattro olive locali
    Con un bicchier di vino
    Che mai fa male
    S'è quello genuino 

    Ve lo devo proprio dire
    Tutto ben cucinato 
    M'ha lasciato soddisfatto
    Perché poco ho anche pagato