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Poesie

“Uno sguardo vergine sulla realtà: ecco ciò ch'io chiamo poesia”
Edoardo Sanguineti


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elementi per pagina
  • 19 maggio alle ore 16:33
    Maria Goretti

    Pura animella
    alacremente sul campo arato appare;
    levataccia al mattino,
     e a sera 
    a lume di candela
    intensamente a studiare.
    Scarso desinare su un desco seminudo,
    ma rigonfio di calore per genitori
    e fratellini,
    Maria ha a cuore
    una obsoleta virtù:
    l'incorruttibile castità.
    Alessandro è un amico d'infanzia.
    Ardente nella sua personalita.
    A nulla giova
    ogni avance per Maria.
    ella offre impavida la carne
    al coltello dello spasimante.
    Alessandro inebetito e sgomento:
    finirà i suoi giorni
    in un convento.

  • 19 maggio alle ore 12:54
    Spettinati pensieri

    Resto
    coi pensieri spettinati
    fra i denti del pettine
    Parole vagano
    nello spazio stretto
    della mente
    E cercano cercano
    cercano
    il letto accogliente
    d'un attimo di tempo sospeso
    - fra umani orologi
    e fluire d'eterni -
    Oh come stretta mi fu la veste
    che dai secoli arrugginiti
    mi fu imposta
    Stringono i morsi alle gengive
    Sanguinano i fianchi
    ad acuminati pungoli
    - d'ogni sprone inflitti -
    Guardo guglie di capelli
    strappati
    in denti di pettine
    Muta resto
    a guardare pettini
    spettinare pensieri
    strappati a morsi
    dai suoi morsi.
     

  • 19 maggio alle ore 10:10
    Momenti

     
    Sì era l’alba
    Già morivan le stelle
    Un giorno nuovo
    Scende la sera
    Una voce chiama
    Ride la bimba
    Spunta la luna
    Si accendon le stelle
    Luci nel buio
    Sen va il sole
    Or attendo la notte
    Pace sovvien
     

  • 19 maggio alle ore 9:26
    Lo scontrino del paradiso

     
    L’insieme come somma dei dettagli
    e i bagagli riposti nell’armadio,
    il maratoneta evaso dalla naftalina
    ha raggiunto l’est della Cina
    col chiwawa a tracolla e la radio
    sostiene che i serpenti a sonagli
    di Messina hanno suonato una serenata
    ai pipistrelli sordi di Cefalù
    alle tre di notte. Il vento degli Urali
    è diretto a sud: per renderci uguali,
    c’è lo scontrino del paradiso, il menù
    della domenica di Pasqua, la cioccolata
    con la sorpresa e l’ultimo zero che manca
    al valore delle banconote. Se raccogli
    i miei versi, se li riscrivi all’inverso,
    l’ultimo sarà come il primo, diverso
    solo nell’accento: una somma di fogli
    per voci affini sospesi in zona franca.
     

     
     

  • Voglio -altrimenti non sarebbe possibile-
    amarti per sempre. In salute e malattia,
    in quarantena, in libertà e in verità,
    a scena riaperta, nello scorcio d’età
    che ancora ci resta, l’offerta dello scibile
    delle emozioni: che sia tua o mia,
    che sia nostra questa canzone –accadrà-
    che sia scritto o meno il futuro- cambierà-
    che il registro del tempo ci sfumi
    in nubi di polvere, uniremo ogni granello,
    fonderemo i detriti, i sedimenti, le sabbie,
    torneremo a mescolarci, realtà ed echi.
    Lumi al tramonto, di rose, di gigli, profumi
    ed essenze, le assonanze e le rime del bello
    a futura memoria, restano voliere e gabbie
    per le parole, catene da spezzare per i ciechi.
     
     
     
     

  • 18 maggio alle ore 23:13
    E insieme dimenticare

    Circondami di cielo,
    permettimi di fluttuare
    sopra il suolo di argilla
    e fieno,
    attraversami l'anima
    come se tu fossi
    respiro,
    schiariscimi la macchia
    che ho sul cuore,
    ho una febbre da guarire.
    S'innalza il canto
    del nostro divenire
    per arrivare sulle nostre
    bocche troppo silenziose,
    per poi farci cantare
    con le prime stelle del mattino
    e insieme dimenticare il ritorno
    delle nostre lacrime
    dalla vita ereditate.

     

  • 18 maggio alle ore 14:49
    Tesori magri

    Le grucce vuote e lisa la carezza
    in realtà dita colme di tesori
    magri che ballano sulla mia testa.
    Il polso steso, un sogno immobile
    di vetro e dai vialetti
    l’erba cresciuta, e se guardare basta
    il tutto è qui ma non si va
    più in là di un cerchio scomodo
    e macchie di bellezza crepitanti.
    In questo abbaglio del mancare 
    il buio ti mangerà mia ombrosa
    e non avrai più gambe,
    nei quadri di Chagall la luna è sola
    i fili non raffigurati
    e il derma che si libera di te.
    Se un crescendo non fosse,  
    cos’altro?

  • 17 maggio alle ore 22:31
    Narrami del primo sguardo

    Depreda questo mio tempo
    di ombre e di candele,
    portami la luce delle stelle
    e gli elementi che edificano i sogni.
    Narrami del primo sguardo
    sulla nostra sera
    conosciuta come amore,
    non farmi dimenticare
    la tua voce,
    non farmi eclissare
    dietro la montagna satura
    dello spirito di antichi
    e saggi uomini,
    ma fammi restare
    nei suoi respiri,
    nei tuoi respiri,
    nel vento di tutti
    quei giorni in cui il richiamo
    del cielo è più forte
    del terreno che ci sostiene,
    in quei giorni in cui
    i nostri occhi guarderanno
    lo stesso orizzonte,
    oltre il velo che cela
    la vera compiuta promessa.

     

  • 16 maggio alle ore 11:16
    Papaveri

    Papaveri rossi
    si specchiano alle sponde,
    come ballerine
    dietro le quinte
    sono pronti per la loro danza:
    domani i loro petali
    trascinerà via la corrente

  • 16 maggio alle ore 9:23
    Alla morte della madre

    per le madri morte di coronavirus....

    E dissero no quando arrivò la morte della Madre.
    Voleva essere solo lei,
    materia piccola e oscura
    nel respiro sacro della dipartita eterna.
    Erompeva il sacrificio estremo della Madre abbattuta,
    per i corridoi bianchi dello sconforto
    si affrettavano tacchettando
    mentre prevaleva la loro rappresentazione.
    Scena di congiura, truffa e pena,
    per allontanarmi dal risveglio petreo della Madre.
    si parlava , si  espiava,
    allontanavano i miei passi dal cuore ansimante e livido,
    dal calore della mano inerte,
    dall’aria dolce delle parole ultime
    che sfumavano nell’aria vorace
    verso ruote di causalità e giustizia.
    Dove ti sei allontanata senza un ultimo segnale,
    senza un enigmatico cenno di speranza?
    Cadevi.
    Cadevi nella pietra perenne
    senza la croce delle mie dita tremanti.

    Sono pietre aguzze.
    Si disperdono dal centro della giustizia,
    fuggono dalle mura sottili degli Angeli della pace.
     
     
    A la muerte de la madre

    Dijeron no, cuando llegó la muerte de la Madre.
    Quería ser solo ellos,
    pequeña materia oscura cuando
    el respirar sagrado llamaba para el traspaso eterno.
    Era el sacrificio extremo de la Madre abatida,
    por los corredores blancos de la Casa de la Enfermedad
    se agitaban y apuraban taconeando
    mientras resaltaban las muecas de la representación.
    Escena de conjura, trampa y pena,
    para alejarme del despertar pétreo de la Madre.
    Hablaban y espiaban,
    alejaban mis pasos de su corazón jadeante y lívido
    del calor de su mano ya inerte,
    del aire tierno de las palabras últimas
    que esfumaban en el aire voraz
    hacia ruedas de causalidad y justicia.
    ¿Dónde te alejaste sin un señal último,
    sin un enigmático signo de esperanza.

    Son piedras agudas.
    Se dispersan del centro de la Justicia,
    huyen de las murallas sutiles de los ángeles de la paz.

  • 15 maggio alle ore 22:20
    Haiku (dedica)

    Così ogni giorno
    Ammiro i suoi petali
    È la mia orchidea

  • 15 maggio alle ore 18:42
    La ballata del tempo passato

                                                                                    da: Edoardo Sanguineti
    Quando ci penso che il tempo è passato
    la cicogna volò&la madre apparve che m'a partorito
    poi le fate i bimbi i primi giuochi
    e poi le ragazze già le donne, i primi fuochi
    d'affetto d'amore sotto le gonne - di grande gioia:
    pensarci adesso ch'é vuoi che sia, solo noia.

    Quando ci penso che il tempo è passato 
    (mica così in fretta come sembra, però!)
    che arriva un giorno mentre un'altro è scordato:
    alla nonna materna ripenso che in braccio amorosa mi tenne
    io fiorellin piccolissimo, lei crisantemo da farci strenne
    di Natale, a Natale già tutt'insiem che gioia:
    pensarci adesso oblio è il tempo, solo noia.

    Quando ci penso che il tempo ritorna
    c'arriva il giorno che più mai torna
    indietro; tutti quei suoni strani, tanto magici i colori
    qual voli pindarici alti alti, tali e forti eran gli odori
    (di mandorli in festa e di vestiti che sapevan di bianco)
    nei giorni e nella notte in estate come d'inverno,
    col sole&colla pioggia: amori in paradiso mica all'inferno.

    Quando ci penso che il tempo è passato
    che (i) giorni non tornano dacché lui s'è consumato,
    ardon essi inutilmente bruciando come una candela
    in pena, la pena di volti oscurati dal silenzio della sera
    della notte eterna: colei mai arde e vien al finire
    perché giorno arriva che si va a dormire.

    Quando ci penso che il tempo è passato
    vita ho vissuto e (l') amor è finito
    affetti recisi da mano impietosa, 
    la morte: semper sincera come giovin sposa
    vien&prende poco lasciando - quasi nulla - ai superstiti
    di loro; a loro penso "morti vivi" già esistiti:
    ed alfin (è) pensando che giusto mi sovviene:
    un soffio di vento (è) ciocchè di Lor oggi m'appartiene.

    Taranto, 7 marzo 2016.
     

  • 15 maggio alle ore 18:04
    Donne in gabbia

    Liberate ier sera
    sul far dell'undecim'ora:
    in cielo brilla una solitaria stella, ma la luna è illune...
    inferriate nel cortile divelte dal sonno&camerate
    raggianti di silenziosa tristezza.
    Liberate ier sera
    sul far dell'undecim'ora
    ma poi rimesse in gabbia: al cantar del gallo...
    urli dappertutto, urla - grida -
    strazianti, infermieri al galoppo
    qua e la
    medici in visibilio nelle corsie l'inferno:
     - Sbrigati, Cacciapuoti, il valium il valium...
     - Dai, sù chiama Rostagno: che avvisi il professore
     - Sì, dottore, sarà fatto...
     - Dai, sbrigati, sù, il valium il valium...40 50
    90 NO, 80 milligrammi
    Nelle corsie l'inferno...
    ammattite...: di nuovo? NO, NO NO...
    Lugubri presagi: "camicia di forza" ovvia conclusione,
    di nuovo indosso su "letto di contenzione"!
    Questa SIGNORI, è la vita delle donne in gabbia...
    andirivieni da matti di tutte le donne (matte) in gabbia del mondo;
    E non c'è taser, né manetta, né TSO, né bastone, né "cicca" che tenga, credetemi!!!!

  • A Busto Arsizio - in via Dalmazia - v'é
    un precipizio
    dove molti (passando) cadon giù:
    altri non è - ciò - sol che l'inizio
    d'un piccolo indizio o forse più?
    - Ma no, tal precipizio è proprio (men che) niente -
    è soltanto un piccolo buco meno che un buco sì nella strada
    nel cui però cade dentro la gente:
     vuoi che "qualcun" vi bada?
    (è come quelli dell'autostrada!)
    Ma sì! Ma sì, allor! sì, sì, sì: su dai
    lasciam così (le cose) quel buco di tanto "strano"
    da diman - son certo - "vedrai"
    che gente di li passando più accorta sarà: si terrà per mano!

    Taranto, 19 febbraio 2016.
     

  • 15 maggio alle ore 16:21
    I ricordi sono soffi

    Ci dimentichiamo
    che i ricordi sono soffi
    e vivono improntati
    sulle incertezze
    manipolare
    non li possiamo
    son passati
    che vanno accolti
    come sono
    Amarli no, ma raggiungerli
    si, in questi tempi duri
    dove neanche i silenzi
    custodiscono l'anima
    saranno loro a guarirci
    a renderci più forti
    facendo comprendere
    lo stato in cui siamo
    che potremmo affrontare
    uscendone vivi
    dal tunnel dubbioso
    inseguito da raffiche di vento
    in poverissime zone
    quasi dimenticate
    goccioline di sudore
    aggrappate, a delle funi
    sfilacciate

     

  • 14 maggio alle ore 23:35
    Un Marinaio

    Le parole diventate baci
    mi hanno mostrato la luce perpetua della speranza,
    sempre accesa dietro le finestre della mia casa.
    Lì aspetto,
    che tu o chiunque mi porti in salvo dai mostri del tempo che scorre.
    Ed io mi dimeno, come un diavolo benedetto,
    come se fosse ancora estate ed io debba per maledizione
    raccogliere in eterno senza potermi sfamare.
    Mi sono avvicinato dove tu sei nudo, dove sudi e tremi, dove tu sei più vero
    nel posto in cui sei ancora bambino.
    Venivo per dividere con te i doni di questa terra,
    e con le mani colme e traboccanti, una volta ancora t'ho visto andare.

  • 13 maggio alle ore 22:02
    Sono e son desta

    Sono palestinese sotto assedio israeliano.
    Sono Lesbica in una ronda omofoba.
    Sono lavoratrice precaria,
    studentessa senza diritto allo studio.
    Sono musulmana durante una crociata
    Sono ebrea sotto scacco del nazismo
    Sono buddhista durante il massacro del Tibet.

    Sono la donna e l'uomo
    riflesso dei tuoi occhi
    Sono la terra
    l'aria
    il fuoco
    l'acqua
    su cui vomitano
    gli uomini il loro odio

    Sono latinoamericana
    senza diritto d'aborto

    Sono l'emarginata
    l'emarginazione
    l'emarginato
    la minoranza
    reietta
    Sono scacciata
    lapidata

    Torturata in silenzio

    Sono il canto di chi è morto
    per un diritto negato
     
    Sono libertà
    inanellata
    in una catena
    che ho spezzato
    col sangue della mia stessa vita
     

  • 13 maggio alle ore 19:40
    All'amore

    All’amore

    Un grido di seta,

    le guance ed il tuo corpo

    le tue curve sinuose,

    lentamente si percorrono,

    grande la sorpresa al termine

    d’ognuna d’esse.

    Che amore, chiaramente.

    Goloso di quel corpo

    rotondo, accomodante,

    a bordo di quella morbida situazione,

    viaggio.

    Succulenza, il dono.

    Sussurra infine un mio bacio

    su quella fresca gota

    brucio quell’inatteso candore

    e la notte all’improvviso

    si riordina...tutta.

    Luciano Capaldo, 12 maggio ‘20

    ***Una rosa mi sboccia sulla guancia se mi baci
    e io ti guardo e ho paura di rompermi.
    (Alda Merini)***

     

  • 12 maggio alle ore 11:53
    Dell'erba cipollina i fiori

     
    Vita ha presa quell’erba
    cipollina nel tondo vaso
    lì da anni e da tempo
    trascurato che vi sono
    sbocciati dolci fiori,
    son sfere piumose lilla
    rosate lì in cima poste
    su lunghi sottil steli 
    che paion  pon pon da man
    fatate modellati e all’aria
    al ciel e al sole regalati
     
     

  • 11 maggio alle ore 14:57
    I baffi di Dalì

    Le dieci e dieci, il tempo
    dice di antenne volte a voler suo
    portatore di maniacali scienze
    l’allele dominante detta
    segniche lingue.
    La linea della vita guarda al cielo
    ritta da entrambi i baffi -becchi
    di cera stanno all’azzurrità come
    dei canapini nei fuscelli
    in cerca di una bacca che li appaghi,
    sul lago pittano
    la (in)finitezza di orologi
    dalla memoria qui squagliata.
    La replica da istanti rotti.
    Uccise convenzioni, arridono
    all’aldilà o all’apice
    del qui et nunc, schianto divino,
    macchiato d’erba e limo.

  • 10 maggio alle ore 13:37
    Amore

    C'è il momento
    in cui guardi una persona
    e capisci di aver trovato 
    il tuo posto. 
    Non questione di chimica,
    non è istinto: è amore.
    E' guardarsi e capire 
    di essersi sempre cercati.

  • 10 maggio alle ore 12:40
    Madre mia!

     
     
    Quando ti chiederò aiuto,
    ancor prima  d’indovinar perché,
    posa le tue mani su di me
    e… accarezzami, madre mia!
     
    Come allora, antalgico sarà
    quell’indugiar d’esperte dita
    sull’umido spasmo  delle gote.
     
    Quando ti chiederò perdono,
    ancor prima  di concedermelo,
    metti gli occhi nei miei occhi
    e… accarezzali, madre mia!
     
    Come allora, fluido sarà
    quel complice danzar di sguardi
    di un amore impareggiabile.

  • 10 maggio alle ore 9:41
    Haiku festa della mamma

    in questo maggio
    lei ancora non verrà -
    rosa in cristallo

  • 10 maggio alle ore 9:10
    Impareremo ora

    Impareranno le mani semplici gesti,
    il tepore dei giorni sereni
    da intrecciare all’edera della speranza.
    Scriverà lettere sincere la voce,
    parole nuove da consegnare al vento
    mentre il silenzio ci insegnerà ad ascoltarle.
    Impareremo l’assenza e il dono dell’attesa,
    capiremo che la solitudine è terra da coltivare
    per far fiorire i nostri stessi rami.
    Impareremo a proteggere
    il respiro di ogni creatura.
    Impareremo la strada di casa, ora
    o mai più.

  • 09 maggio alle ore 21:24
    Notte

    Notte
    ora cadi
    e io 
    risorgo