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Poesie

“Uno sguardo vergine sulla realtà: ecco ciò ch'io chiamo poesia”
Edoardo Sanguineti


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  • 27 novembre 2020 alle ore 20:04
    Suona il silenzio

    M’accompagno nella nota
    in essa ingravido sostanza
    Suono corde mute e sorde
    Accendo fuochi policromi
    Narro quadri vecchi e stanchi
    Colgo semi e melograni

    Spruzzo suoni colorati:
    a incantare i miei silenzi.

     

  • 27 novembre 2020 alle ore 18:30
    Sono in ascolto

    A bassa voce ti dico
    che adesso sono in ascolto
    della vita piena,
    delle rondini del cielo,
    quel cielo che ascoltavo
    piangere e dilatarsi nel cuore
    con le sue notti.
    Sono in ascolto
    dei germogli della terra
    che aspettano di crescere,
    sono in ascolto dei miei pensieri
    rimasti nell'ombra
    e senza cura nel tempo,
    sono in ascolto della tua anima
    che si riflette nella mia
    e ti chiedo di dirmi
    a bassa voce,
    se sei anche tu in ascolto
    come me.

  • 27 novembre 2020 alle ore 17:16
    Parole catturate

    Le parole più belle arrivano
    quando non sono pronto.
    Danzano nella mia mente, solenni e sfrontate,
    per poi allontanarsi prima che la mano possa catturarle.
    Si dileguano, allora, lasciandomi la coda della loro bellezza
    e tanto basta per sentirmi frastornato e deluso.
    Provo ad afferrarle ma esse non sono più:
    svanite e nascoste chissà dove.
    Forse quando riuscirò ad ammaestrarle sarò pronto per qualcosa che ignoro
    e che queste viandanti sembrano volermi indicare.
    Le sento, le parole, e sono straordinarie,
    fluide e leggere come passi di angeli;
    capaci di commuovere e aprire infinite vie
    spesso perdute e dimenticate nell'oblio di giorni affannati.
    Le parole danzano ora mute...
    mi attende il sonno e l'amore.
    Ho tutto, sospiro, rammentando ogni istante,
    ma non ho le parole, e mi chiedo perchè esse mi visitino
    e mi seducano, per poi fuggire come impaurite.
    Forse è con la loro libertà
    che vogliano mostrarmi la mia prigionìa?
    Mi stenderò ora che il calice è vuoto.
    So che le parole torneranno a tormentarmi
    felici come agnelli saltellanti nei pascoli erbosi,
    dove le acque sono silenti
    e le tenebre premurose.

  • 27 novembre 2020 alle ore 12:13
    Lascia cantare la mia speranza

    I fiori che ti porgo
    con premura sciocca,
    non sono per omaggio alla bellezza
    né per mostrarti sintomi d’amore.
     
    Lo sguardo che ti porgo
    con qualche ansia in più,
    trascini ai tuoi piedi le antiche pene
    e al tuo perché le mie nuove paure.
     
    Se ora ascolti queste grida,
    non aprire il tuo sorriso amaro
    in un’amorfa smorfia nera
    e lascia cantare la mia speranza.
     
    Accogli le rose che ho sottratto
    alle narici d’una donna ignara.
    Annusa il retrogusto della vita
    e, per un istante, scopriti inutile.
     
    Poi, rimani ancora più lontana
    e non seguire presto le mie orme.
    Assaporo tardi le gioie della vita
    ed oggi io ti rifiuto, o morte…
     
    *
    Anno di stesura 1981

  • 26 novembre 2020 alle ore 19:21
    Nel silenzio l’incontro

    Nel silenzio incontro
    anima d'Universo
    - ricordo ancestrale
    di ciò che ero e che sarò -
    Qui
    - nel centro dell'anima
    laddove il silenzio
    è armonia
    dell'uno e del tutto -
    trovo me stessa
    ad accogliere me
    Unicum prezioso e amato
    nel cuore del Creato
    Unus et Omnes
    tracce di eterno

    qui.

     

  • Sole amaro,
    germoglio strappato.
    Gemme assetate,
    divinità nascoste nel giallo breve di riti silenti!
    Stridono vetri sotterranei,
    striduli echi nelle caverne del tempo.
    Solitudini chiamano consolazioni oscure!
    Cercano l’oscurità amena,
    ed è nero serpente di terra e di ore.
    Prodiga tenebrosità sbiadita,
    scarlatto che si spegne,
    nera nostalgia.
    Modula leggende la selva aspra di pietre squarciate?
     
    Non c’è ventura nei corpi che spengono il sangue,
    che s’addormentano col sapore del legno secco fra irate brume attorcigliate.
    Non c’è ventura se il bambino è solo
    e il grido si spezza, cieco delle voci delle madri.

    *********

    Soledad
     
    Sol amargo,
    brote arrancado.
    Retoños sedientos,
    ¡divinidades escondidas en el amarillo breve de los ritos silenciosos!
    Crujen vidriosidades, rechinan ecos,
    en las cavernas del tiempo.
    Soledades que claman consolaciones, que buscan la oscuridad amena.
    Y así, negro serpiente de tierra y horas.
    Pródiga tenebrosidad desleída,
    escarlata que se apaga.
    Negro añorar.
    ¿Modula desgarros de leyendas el bosque de piedras derrumbadas?
     
    No hay ventura en los cuerpos que apagan la sangre,
    que se duermen con el sabor de la madera seca, entre airadas brumas enroscadas,
    no hay ventura si el niño está solo
    y el grito se quiebra en el bosque enmohecido,
    ciego de las voces de las madres.
     
     

     
     

  • 25 novembre 2020 alle ore 19:22
    I sorrisi del cielo

     
     
    Aspetto così i sorrisi del cielo,
    passo insicuro a trovare la strada
    che mi riporti al non confondermi
    dentro la nebbia che gli occhi mi colma.
     
    Guardo all’indietro stanco ma fiero,
    spulcio i momenti di appagamento
    e li catturo, li stringo e costringo
    a scivolare nel tempo dell’oggi.
     
    Lontano dall’ovattato silenzio
    quanto rumore staranno facendo
    onde al rinnovo menando scogliere;
    quale concerto staranno allestendo
     
    per farsi udire da chi sta pensando
    al modo adatto a non essere stagno,
    acqua nell’acqua che ferma rimane
    mentre ha bisogno di rigenerarsi?
     
    Lassù, mia fortuna, azzurro risponde
    ancora scarso, ma intanto si vede
    come una macchia che nuvole spiazza
    per inghiottire residue tristezze.
     
     
     
     
     
     
    *
    Anno di stesura 2010
    Poesia pubblicata nell’Antologia “L'integrazione culturale attraverso la letteratura” (Anno 2012)
    a cura del Premio Letterario internazionale di Poesia e Narrativa CEAC
     
     
     
     
     
     
     

  • 25 novembre 2020 alle ore 15:50
    Click

    Il sole è là
    Fuori dalla finestra
    Sento il suo calore ancora tiepido bagnarmi il viso
    Intorno a me c’è calma
    C’è quiete
    Ma è solo apparente
    La scintilla si accenderà presto
    Come ogni giorno
    Come tutti i giorni
    Di colpo il buio
    La notte
    Caleranno su di me
    Nel nero di un livido
    Che invade il mio volto
    Nel terrore che paralizza i miei muscoli
    Non importa che io mi faccia velo
    Che ogni parete abbia la mia impronta
    Che ovunque risuonino solo urla e preghiere
    Qualsiasi cosa io farò o io dirò
    Diventerà il pulsante che accende la sua rabbia
    La città inizia a svegliarsi
    È ora di vivere la mia guerra quotidiana
    Io senza armi ho solo l’amore
    Lui senza amore ha solo la violenza
    Oggi io devo sopravvivere
    Anche se sta diventando sempre più difficile
    Tra le mie mani un numero
    Le dita tremano sulla tastiera
    Qualcuno risponde al di là del filo
    La mia voce è solo un sussurro
    Lei mi dice
    Io sono qua
    Io ti aiuto
    Il sole esplode nella stanza
    La luce mi avvolge
    Respiro
    click
     

  • 25 novembre 2020 alle ore 12:46
    Dal seno acerbo e storie mute

    Quando bambina senza voce
    I .
    Sono bambina
    che gran fatica appena metto
    a fuoco l’ingenua schiena
    in sette lune di rivolta
    l’arancio chiuso a feto
    la benda-velo, stele
    a gocce. Il dentro sperso.
    Forse è segreto di lenzuola
    madide e presto fredde
    da scostarsi. Sembrano altre
    quando da conche al sole
    fanno un biancore di peonia
    corolla al seno acerbo.
     
    II.
    Stasera l’antro è bosco di serrande
    chiuse. Il nascondino delle facce
    per ludo vero. La proiezione fisica
    lontanamente un’affezione:
    non c’è parola a dirlo.
    Il lutto si spalanca gli occhi.
    E cosa avverti?
     
    Assalto dalle ombre
    I.
    Notte cattiva
    tutti i sogni affollati
    perché non sa dormire (sola)
    dove il tempo è terribile
    di segni e tagli di lumi inferociti.
    Lei bisbiglia ma solo a sé,
    sfuma in punta di piedi.
     
    II.
    La bambina diviene senza stomaco
    per quattro lunghi giorni
    corpo di pietra
    porta il peso del fiore
    di terra nera
    cade nel muschio delle ciglia.
    Non cerca cibo e profusioni
    schiva, riparo nella pelle
    ghiaccio di luna, duro
    che non si lascia respirare.
    La bambina da qui in avanti
    non c’è più.
     
    III.
    Ora, s’appiglia sul volto. Stranezza
    non averlo visto nel fondo.
    Ora che non è lì, eccolo appieno
    e povero, in una cifra molle.
    Un cristo peculiare in niente
    un Pallino qualunque -lei dice, e
    vi sputa un secchio di noncuranza
    dopo che l’ha smembrato vivo.
     
    Rielaborare
    I.
    L’angelo bello infine viene a cancellare porte
    si volterà a ruggire agli scorpioni
    coperto di cespugli biondi - il Giorno.
    << Portami le mani una notte e tutte
    ridammi un tatto limpido che scivoli sui tendini
    incenso agli orli in pece dolce sui perimetri >>
    -larga la paura
    lasciata qui a mordersi la bocca.
     
    II.
    Per errore le si accostò
    al sesso rosa e nudo
    un ansimare scoordinato
    saliva mosto e tabacco.
    Per orrore non seppe, non gridò
    dalle palpebre rosse
    di oscurità contusa.
    Piene di dita le sue mani
    spingevano
    schiacciavano le estranee
    toccavano terra i piedi
    irrigiditi senza sangue e
    non seppe, non fuggì.
    Anni di seno in nòcciolo
    che si matura nelle T-shirt.
    Anni che ancora conta dita
    un perché cianotico freddo:
    solo un gesto di forbici
    e poi gettati al fuoco i moncherini,
    guarda spegnersi il tutto
    senza dimenticare.
     
     

  • 24 novembre 2020 alle ore 16:05
    Chimica

    Tengo stretta una sensazione.
    Misto sensi
    sensi stretti
    secondi.
    Si chiama chi?
    Mi
    Ca
    ?

  • 23 novembre 2020 alle ore 20:10
    La cosa più bella è ciò che si ama

    Ascolto il linguaggio della
    tua anima sotto i raggi del sole;
    il tuo volto è un sorriso,
    uno sgardo pulito e
    un cuore pronto a pulsare.
    Ti voglio bene perché
    tu hai fatto più di quanto
    abbia fatto qualsiasi fede
    per rendermi migliore.
    E' tanto bello, insieme,
    condividere la bellezza
    di un arcobaleno nei giorni
    malinconici.
    Chi vive d'amore vive lontano
    dalla notte, molto più in alto
    del giorno, nell'abbagliante
    splendore del sole che scalda
    il suo cuore pieno d'amore.
    Soltanto l'amore vero, non muta,
    impavido resiste e dura all'infinito.
    Olimpia Improta 10/10/2020

  • 23 novembre 2020 alle ore 20:00
    Spuntano parole

    Cospargo foglie e petali
    sulla strada dove
    ho incontrato i tuoi passi
    e nell'attesa del tuo ritorno
    spuntano parole,
    destinate ad essere
    parole d'amore,
    che mi parlano di te,
    di noi,
    del vento addosso
    in un altrove di certezze,
    di danze e caldi respiri,
    di giostre e lieti fine.

  • 23 novembre 2020 alle ore 19:37
    Il fiume della vita

    Sento il profumo di fiori di pesco,
    l'aria mite e gli uccellini che cantano.
    Il tuo volto splende di bellezza,
    nei tuoi occhi vedo una luce
    profonda che unisce il nostro
    cuore pieno d'amore.
    Mi irradi di luce, di coccole,
    carezze, abbracci, e sguardi.
    Voliamo...Voliamo insieme,
    sempre più su e più su ancora.
    Con la luce dei tuoi occhi
    vedo meraviglie, con la luce
    dei tuoi occhi viaggio e sogno.
    Felicemente smarriti, percorriamo
    cammini mai percorsi.
    Danziamo insieme spensierati
    la danza della vita nella pienezza
    di ciò che ci porta.
    Il sole cala e le bianche onde,
    rumoreggiano sempre più vicine.
    Uno strano rumore, un suono
    precedentemente incomprensibile
    alla mia anima, mi aiuta ad aprire
    gli occhi della coscienza.
    Ora che sono seduto su questa
    barca a guardare il fiume
    della vita, capisco!
    Il mondo ha bisogno d'amore,
    di tanta verità, di un giorno migliore
    e non del grigio che c'è qua.
    Non si può impedire al tempo
    di passare, come non si può
    impedire un mondo felice
    fatto di gente che ha sempre
    il sorriso.
    Domani la speranza arriverà,
    la pioggia non ferirà perché
    combatterà contro la tempesta.
    L'amore illuminerà la notte
    e nel buio della vita donerà
    la dolcezza del sorriso
    Olimpia Improta 28/09/2020

  • 23 novembre 2020 alle ore 13:52
    Continuo a sognare

    Ribelle all’acidità del tempo
    in cui dovrò specchiarmi ancora,
    continuo imperterrito a sognare
    e non per questo chiamatemi vigliacco.
     
    Chiamatemi vigliacco quelle volte
    che mi vedrete impallidito e muto
    senza la forza di reagire un po’
    alla richiesta che d’affetto preme.
     
    Continuo a sognare
    scordando performance dell’oggi
    mentre i respiri vorrei sentire
    nascosti nel cuore della baldoria.
     
    *
    Anno di stesura 2008

  • 22 novembre 2020 alle ore 21:55
    Aver paura (la paura)

    Borderline
    camminiamo all'abisso
    senza andare 
    oltre mai: paura
    abbiamo ch'esso
    sia vuoto.

    Taranto, 22 novembre 2020.

  • 22 novembre 2020 alle ore 21:48
    Zombie a zonzo (i nuovi zombie)

    Ombre indistinte nella
    coltre...
    in attesa del rintocchio
    dello sciacallo.

    Taranto, 18 novembre 2020. 

  • 22 novembre 2020 alle ore 19:50
    Quel giorno andai, ed era oggi

    Il Tempo è buono
    viaggia accanto in silenzio
    lascia traccia di sé
    incidendo solchi sulla pelle
    e geroglifici sotto il derma
    - mappe di vita da scoprire -
    forse vissuta
    forse
    ...
    da vivere.

  • 22 novembre 2020 alle ore 19:22
    Imbarcazioni al molo

    Imbarcazioni al molo
    osservano curiose il moto del mare
    ognuna impartisce un compito diverso alle correnti
    che nel porto non raschiano troppo i legni.
     
    Imbarcazioni al molo
    assecondano le barche vecchie
    anche se sono stanche di catene e ormeggi
    logore di non uscire mai in mare aperto.
     
    Imbarcazioni al molo
    vogliose di viaggi e nuovi approdi 
    passano il tempo a criticarsi
    e a limitare la foga di quelle novelle.
     
    Imbarcazioni al molo
    sembra che debbano arrugginire
    senza aver conosciuto alcuna destinazione
    che non sia stata quella del molo.

  • 22 novembre 2020 alle ore 19:21
    Senza fiocchi di neve

    Ti ho amato
    almeno per un po’
    solo che questo buio improvviso
    sorprende la mia tormenta
    sui ghiacciai del tuo cuore.
     
    Bisbiglia dietro una stella
    Il rimpianto
    mi consegna a questo inverno
    onesto e spaventoso
    senza fiocchi di neve.
     
    Restituisco il brivido dell’amore
    respirando a stento
    io ormai alito di vento
    soffierò ancora
    griderò l’amore che avrei voluto dare.
     

  • 22 novembre 2020 alle ore 19:20
    Al bivio siam

    Siam qui sospesi
    tra il già
    e il non ancora
    taluni a piè di croce
    talaltri in bella vista sopre
    moltitudo a mirar dolenza
    alcuni imperituri a tentar sorti di fuga
    unità carica d’angoscia
    della resa o resurrezione
    al bivio siam.

  • 22 novembre 2020 alle ore 19:18
    Ti Amerai

    Amerai te stessa
    ogni volta che abbraccerai più alberi di quanti ne lascerai abbattere
    ogni volta che i fiori saranno tuoi lasciti a prati e giardini
    ogni volta che garantirai il volo agli uccelli
    ogni volta che racconterai le tue avventure alla luna e alle stelle.
     
    Amerai il diritto di amare e d’essere amata
    ogni volta che ti fermerai colta da stupore
    a ringraziare il sole che nasce e che sfuma dietro i monti
    meglio star con te che avventurarti su sponde secche di conforto
    di fiumi carichi di promesse d’amore e di gloria.
     
    Amerai la piccola sorgente che cresce in te
    nessuno ti deluderà se tu non ti deluderai per prima
    né perderai forza d’andar di miraggio in miraggio fino all’oasi finale
    dentro di te cerca e trova la lanterna che guiderà il tuo viaggio
    guardati con amore potresti essere la Via.
     
    Ti amerai.

  • 22 novembre 2020 alle ore 18:03
    Indefinito fiore del freddo

    Con la guancia
    al fiato dei rossori
    occhio nell’occhio
    la sensazione
    di essere tutt’uno col tutto,
    motivo alla memoria
    di tessere enigmi
     
    Chissà come, ora: il tramonto
    sembra meno caldo
    dal mio lato
    -e sì che questo tempo
    è Svizzera in artiglio -
     
    Più sensi mancano per essere stati;
    strano è guardare minime consistenze
    e di come si spogliano gli alberi
    liberi da paure
     
    Poi sotto la coperta
    del tuo palmo capace, sparire
    Sentire un graffio qualsiasi
    risalire il ghiaccio
    scoprire l’acqua
    che gira il profondo

    poesia edita in "Canti di carta", Fara editore 2017

  • 22 novembre 2020 alle ore 17:05
    La bestia (23 novembre 1980)

    Sei venuto a recidere,
    speranze e vite... dell’uomo.
    Ah, novanta fa paura, indubbiamente!
    Tanti furono i secondi dell’infame,
    lunghi, inesorabili 90 secondi.
    E’ iniziato, dall’ora, qualcosa che ancora oggi
    non è terminato. Il dolore
    l’abbandono, le lacrime di polvere
    il freddo gelido... all’improvviso, e poi
    sirene, sirene, un’altra dimensione.
    Ma quanta dignità in un popolo
    così ferito e messo a lutto.
    Naufraghi in terra-ferma!
    Dagli abissi profondi e sconosciuti
    soggiunge ciecamente e scuote
    vigliaccamente gli animi
    domenicali di brava gente
    mentre qualche radio privata trasmetteva
    musica folk.
    Così altre vittime da smaltire
    per noi sopravvissuti, e da
    accantonare nelle successive narrazioni.
    Racconti!
    Su quelle macerie sorgeranno
    case, quartieri, Cittadelle
    ma poggeranno sempre su
    delle voci imprecanti e visi smarriti
    mentre il tempo si fermava alle 19:33

    23 novembre 2020

    “Si sta come d’autunno sugli alberi, le foglie”.

  • 21 novembre 2020 alle ore 22:08
    Superfici così fonde

    Ecco,
    lo spazio fiorire di silenzi
    che nemmeno le dita
    sui vetri, tracciano accenti

    chiusi gli scuri
    il suono della mia voce
    senza la furia dell’aria
    così netto, poliedrico mantra
    infilato nel grembo

    Tutto è chiaro,
    il Cosmo misurato sulle dita
    mancano anni luce a viaggiare
    il traffico dell’anima

    si alzano valichi
    sullo sfondo del buio
    non trovo interruttori
    sulle paure,
    esco a bere
    un attimo il sole

  • 21 novembre 2020 alle ore 13:04
    Tutti dormono

    Io, poi, sono poco propenso
    a incontrare il maleodorante
    alito di poeti che mangiano
    sano, già lo vedo nelle loro
    foto da antidoping, a stento
    sorridono quei denti bianchi
    resi aguzzi dalle ore passate
    a cercare parole da abbinare
    al vestito adatto alla serata.
    Potrei indossare mascherine
    e fare uno sforzo, predicare
    lo zinco e un dio santificato
    o forse solamente sanificato
    a priori, lavarmi le mani prima
    di ascoltare il rancido appello
    di futuri talenti già bolliti, (ar)
    resi somiglianti a trite emozioni
    e deportare le immagini oltre
    gli applausi ai relatori boriosi
    imitati dalla infinita stima che
    non posso dire di avere per me.
    Resto in casa a respirare libri
    privi di rancore, gelosia, invidia
    mattutina, e mi piace dormire
    nel mio tugurio di competenti
    paranoie, asceta delle surreali
    foto ricordo, già dimenticate.