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Poesie

“Uno sguardo vergine sulla realtà: ecco ciò ch'io chiamo poesia”
Edoardo Sanguineti


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  • 14 ottobre alle ore 11:42
    Lontano

    Lontano da voi cadiamo senza far rumore,
    lasciando soli al mondo i nostri figli e i nostri sogni.

    Donne,
    con parole di donna
    con occhi di donna
    con il cuore che batte per la libertà
    e tra le labbra un silenzio che non vuole più gridare.

    Lontano da voi piove la morte sulle culle,
    sulle lenzuola
    sui libri di scuola,
    la terra diventa sangue
    il nostro sangue,
    il sangue di donne
    con il sorriso di donna
    con capelli di donna
    con il cuore che batte per la libertà
    e tra le labbra una preghiera che non vuole più gridare.

    Lontano da voi piangiamo senza far rumore
    e lottiamo e moriamo,
    torniamo e moriamo
    ci alziamo e moriamo anche per voi.

    Alle donne Curde

  • 13 ottobre alle ore 20:56
    Perché sono nato?

    Sono nato
    per guardare l'alba chiara
    alzarsi in cielo
    sono nato
    per ascoltare il sibilo del vento
    che squarcia 
    le nuvole
    per scalare montagne
    e solcare mari
    in tempesta
    sono nato
    per osservare le farfalle
    posarsi 
    sui fiori
    per tender la mano
    a mille colori
    sono nato 
    per odiare e amare
    con tutto me stesso ascoltando
    soltanto mio
    cuore
    per piangere 
    e gioire del male
    e del bene
    sono nato
    per attraversare
    i deserti
    per varcare i confini
    del nulla
    sono nato
    per rubare un sorriso
    all'eternità e donarlo
    a sorella tristezza
    per rubare
    scampoli di magia
    al sole e frammenti
    di mistero alla luna.
    Sono nato
    per fare l'amore
    sulla spiaggia
    d'estate
    per cantare
    e suonare di fronte
    ad un tramonto
    vermiglio insieme
    alle fate.
    Sono nato
    per attraversar l'inferno
    per abbattere
    confini e sbarre
    per spezzare catene
    aver cento
    migliaia di pene
    abbracciare l'inverno
    sono nato per cadere
    e rialzarmi
    per amarmi
    o maledirmi
    sono nato
    sono nato e basta...
    non sono nato
    per morire
    ma per vivere in eterno!
     
     

  • 13 ottobre alle ore 18:45
    Come cadono le foglie in Kurdistan

    Come cadono le foglie in Kurdistan
    anche se non tira vento
    perché basta un respiro frainteso
    per scuotere l'albero
    e cadono gocce
    di un vermiglio greve
    ma non é rugiada
    quel soffio di aneto
    che cala sull' ombra
    di vite spezzate.

    Se spenta é l'alba
    come può il sole
    affacciarsi al tramonto?

    Se chiudo gli occhi
    non sono innocente
    ma solo un altro ramo
    che non genera linfa
    e mentre la mia indifferenza uccide
    c'è chi muore per la mia libertà.

    Io,
    che non posso fermare il vento
    potrei almeno essere aquilone.

  • 13 ottobre alle ore 12:16
    la stringo in petto

    la stringo in petto
    la rossa melagrana-
    se farà giorno
     
    Suruc, città curda in Turchia al confine con la Siria, è la città del melograno, ed è attualmente vittima dei bombardamenti turchi.
     

  • 13 ottobre alle ore 12:14
    un varco al plesso

    un varco al plesso
    in alito d’autunno-
    senza riparo

    ispirato al dipinto "Ultima escursione" di SHITAO
     

  • 13 ottobre alle ore 11:28
    Maschere

     
     
    Come demoni pentiti, maschere in festa
    tornano a planare sul mio teatro chiuso.
    Provano le scene che ho dimenticato
    ed io assisto zitto da seggiole amaranto.

    La mano cerca l’oro-argento del sipario
    perché l’apra tutto nella sera generosa.
    Evitate, vi prego, giravolte e bizzarrie!
    Offrite l’arte vostra a chi l’apprezza ancora!
     
    Ed ora che ho guardato con occhi tramortiti
    i picchi della vita e i manti trasparenti,
    ora che ho sognato l’ultimo sogno possibile
    non riesco più a ridere di me.

    Ho già volato sui tappeti della fantasia.
    L’ho stretta in pugno, quando l’ho raggiunta.
    Se andate via nel mezzo della notte indifferente,
    io smonterò per sempre la pedana dello show.
     
     
     
    *
    Anno di stesura 2005
    Tratta da “Appena finirà di piovere” (Global Press Italia - 06/2010 - Prefazione di Angela Ambrosoli)
     

  • 12 ottobre alle ore 21:17
    Frammento 33

    Mi è rimasto dentro
    L'insostenibile desiderio
    di sfiorare le tue labbra
    E baciarti...
    Senza alcuna esitazione

    Lo sentivo

  • 11 ottobre alle ore 23:51
    Superare l'assenza

    Smarrirsi in un bacio,
    sognare un cielo proibito,
    pentirsi del tempo bloccato
    dentro una paura
    che poteva dissolversi
    con un abbraccio desiderato,
    pentirsi di tutto quell'amore perso
    senza dire niente,senza testimoni,
    senza nomi nell'eco di dolore.
    Ritornare davanti a porte chiuse
    per poi voltarsi e ricominciare,
    mentre il cuore si divide
    e si confessa a testa alta,
    mentre si piange
    per quell'assenza di mani tese,
    superare l'assenza
    superando il vecchio confine.

  • 11 ottobre alle ore 21:26
    Sottili vibrazioni

    Pochi attimi
    Ci siamo parlati
    Cogli occhi

    Un messaggio
    che fa parte del nostro
    pensiero intimo

    L'attesa reciproca
    di chi oserà
    per primo

    Le sottili vibrazioni!

  • 11 ottobre alle ore 9:37
    Antonio il ferramenta

    Antonio il ferramenta
    mi ha chiesto una poesia,
    è così un bravo ragazzo
    ha una laurea in economia.
    L’anno prossimo si sposa
    è un anno
    che va a letto con la Rosa.

    Così gira la vita
    così gira la vite,
    con un cacciavite a croce
    ha scelto un’altra luce.

    Ha scelto la sua vita
    ha scelto la sua vite,
    con un cacciavite a spacco
    ha un porto per l’attracco.

    Gli occhi suoi
    son gli stessi del papà,
    ha scelto il suo paese
    a una vita in Canadà.

  • 08 ottobre alle ore 18:19
    Ho nostalgia delle tue mani

    Ho nostalgia delle tue mani
    che mi narravano l’infinito
    Io
    zingaro su questa terra
    trovavo nelle tue parole
    i ceppi cui aggrapparmi

    Oggi
    sono il respiro affannato
    che non scaccia
    nemmeno la polvere
    e tace il passo
    sull'uscio di silenzi compunti.

  • 08 ottobre alle ore 16:21
    In equilibrio

    Trovare il sereno dove giace
    l'animo d'un cielo in tempesta
    senza cha abbia silenzio.

    Ho scoperto l'equilibrio
    tra le frasi senza vita
    l'ho fatto mio, confidente.

    E quando ubriaco corro
    tra un proposito e la sconfitta
    immagino il coraggio
    di viaggiare per mare
    ed affogo i tumulti
    nelle stanze di Rachmaninov.

    Raffaele Prem Vartan di Ianni.

  • 08 ottobre alle ore 16:19
    Disfacimento

    Siamo macchine senza più revisione lanciate al massacro
    e balziamo troppo allegri a bordo, con le gomme che stanno già per scoppiare
    al volante si alternano nani senza mani che nemmeno tentano
    di arrampicarsi su spalle più solide
    in putrefazione d’urto scricchiolano le porte
    dai cardini secchi e seminano retroguardie
    in crosta di smalto sulla terra arida, che il contadino è stufo di possedere
    la zappa prende ruggine nella teca di una latrina e l’aratro
    è incastrato nella mente piatta di un professore 
    i sedili rosicchiati dai topi continuano il loro sporco mestiere
    con le molle che sfidano culi d’acciaio, attracco
    a sdrucite strisce di gommapiuma, come pesci d’aprile
    il cambio lasco, in folle perenne, lascia che il carico
    proceda a rilento in mezzo all'ombra d’ulivi lebbrosi
    e si scende verso il mare del sud, trascinando il rumore
    di latta a graffiare quel che rimane di asfalto, a zittire
    il frinire molle di timballi, tra le ultime foglie bruciate dal sole
    come in viaggio di nozze con la sposa puttana
    in grembo un bastardo che non sa dov’è meglio piazzare
    e lo sposo coglione, con un crisantemo nell’asola
    rosso vermiglio, rubato al cimitero dei sogni
    dalla bocca di un poeta vigliacco
    si sobbalza in buche riparate alla buona
    con cadaveri di coscienze corrotte e la notte
    è a un passo dal ciglio e si tiene lontana soffiando
    aliti di peste sulla cenere spenta

  • 08 ottobre alle ore 16:14
    La sorte malandrina

    Saldi al contado nell’Apulia mia
    tiravano a campare due compari,
    un asino per uno in sorte ria.
    Assenti in quelle lande i lupanari
    ogni anima sperava che la notte
    desse la stura a sogni e altri ripari.
     
    Passati i tempi bui del nulla a frotte
    sembrò la sorte uno di lor lambire.
    In sogno gli soffiò su per le rotte
    d’inganno d’Ostro in modo alle sue mire.
    In tale posto recati per l’orocon le bisacce e l’asino - il suo dire.
     
    All’alba già sbuffava come un toro
    che spifferò all’amico quell’arcano
    perché con l’asino s’unisse al coro.
    Ma questi infastidito dal baccano
    negò l’aiuto e sentenziò:  - se intende
    sull’uscio la fortuna molla il grano.
     
    Tratta la bestia a sé levò le tende
    promessa ch’ebbe parte del bottino.
    Con gli asini a cavezza e senza mende
    alfine giunse al posto del destino.
    Qui trovò un fosso largo come un guazzo
    ricolmo sino all’orlo d’oro fino.
     
    Scie di diamanti gli occhi a mo’ d’un lazzo
    e con le mani concave a saccate
    empiva le bisacce in un gavazzo.
    Le bestie tosto gravide e sbassate
    ungevano il fulgore della luna
    di ragli supplici, d’urla impetrate.
     
    Presa la strada inversa, in una cuna
    da un tremito fu scosso l’omarino
    quatto vi si appartò dietro una duna
    col ventre sazio d’aria, brama e vino.
    Ma poiché in blocco ahimè fu costipato
    le bestie avanti mossero al vicino.
     
    Appena giunto al ciglio trafelato
    degli asini non v’era alcuna traccia
    né del malloppo tanto sospirato.
    Quelli con tutto il peso sulla faccia
    sì tanto sporti all’uscio del vicino
    che a lui restò la feccia e la vinaccia.
     
     
     
    Trasposizione in versi (sette sestine di endecasillabi a rima alternata) di una omonima fiaba popolare dal libro Fiabe pugliesi scelte da Giovanni Battista Bronzini e tradotte da Giuseppe Cassieri, Oscar Mondadori, 1983.

  • 07 ottobre alle ore 22:33
    [Amo i poeti...]

    Amo i poeti nichilisti
    quelli romantici e crepuscolari,
    i poeti maledetti e malinconici
    futuristi simbolisti laconici
    eppur quelli ermetici,
    i poeti dannati
    - quelli che si dannano il cuore
    e l'anima fino al midollo -
    i poeti bohemien
    - che rubano materia agli astri -
    e quelli dandy
    - che portan fiori all'occhiello -
    quelli "artisti"
    e gli intimisti
    amo i poeti pittori
    e "musicisti", i filosofi
    i mistici e gli individualisti.
    Amo i poeti anarkici, quelli rivoluzionari
    e quelli comunisti o naturalisti;
    amo i poeti d'avanguardia
    e all'avanguardia, 
    quelli tradizionalisti:
    sono loro la torre di guardia
    del mondo.
    Amo i poeti sognatori
    - gli stilnovisti e i provenzali -
    e quelli psichedelici,
    quelli dialettali
    che amano gli onori
    i visionari
    che gioiscon dei dolori.
    Amo tutti i poeti
    quelli del mondo
    e dell'infinito,
    quelli dell'animo umano
    a tutto tondo
    o masnadieri per sempre,
    bastardi dentro.
    Amo i poeti
    perché sono uomini come me
    umani.
    Amo tutti i poeti
    perché sono gentili,
    sensibili e fragili come me:
    sono loro la vera forza 
    dell'universo!

    Taranto, 20 ottobre 2018. 
     

  • 07 ottobre alle ore 14:08
    Non temere Milly

    Vivi la vita
    liberamente
    senza pensare
    alle conseguenze
    al passato
    guarda piuttosto al futuro
    con il tuo sorriso
    inconfondibile
    senza paura
    vai dritta alla meta.
     

  • 06 ottobre alle ore 11:31
    A che serve

    A che serve scrivere se poi non si è letti?

    Un po' come amare senza certezze
    che un palpitare corrisponda ai battiti.

    A che serve parlare se ascolta il vento?

    Un po' come faticare senza sicurezza
    di poter un giorno riposare tranquillo.

    Ma che vita sarebbe senza espressione?

    Un po' assomiglierebbe al vegetare
    o all'esistere istintivo dell'animale.
     

  • 05 ottobre alle ore 22:49
    Quest'umana ferita

    Ho capito che bisogna stringere
    i denti per andare avanti,
    ho capito che se rimani
    dietro l'angolo,
    ti assalgono i fantasmi.
    Ho capito che i nervi della vita
    sono troppo scoperti
    e che si deve stare attenti
    ai lupi nascosti anche dentro
    i propri tormenti.
    Ho capito che l'amore
    non fa sempre sognare
    ed è imperfetto fino a stare male.
    Ho capito di restare vuota
    dopo parole che ci vengono dette
    nel rumore di attese
    verso viaggi più luminosi,
    ho capito di tremare
    quando mi sei vicino
    e sento il cuore che non ha pace.
    Forse ho capito delle cose,
    forse non ho ancora capito niente,
    mi accorgo però
    che quest'umana ferita,
    che si apre a metà
    tra le righe di questo foglio,
    ha bisogno di silenziose grida
    per farmi restare ancora a bordo
    di questa esistenza,
    vissuta fra tracce d'amore,
    arcane storie, pianti di angeli,
    passioni ribelli e memorie lontane.

  • 04 ottobre alle ore 21:42
    La via dei sensi

    Le tue labbra calde
    sul corpo che vibra
    di desiderio

    Ci si inabissa
    così
    nei vortici
    del piacere...
    quello atteso
    esplosivo

    Per poi schizzare in alto
    oltre
    i confini dell'universo

    Insieme

  • Roma, fragranza sparsa
     
    Antichità sconosciuta…
    come il sangue, la morte e la passione d’amore.
    Tempo sfilacciato di nubi e vorticare d’infinito
    e quel sogno lí…papaveri che ridono fra grigie spoglie.
    Il tuo nome, geyser che attende,
    per la freschezza del sogno addormentato.
    Il tuo nome per fondare le torri della vita
    e seminare il sortilegio dei miraggi.
    Il tuo nome, adorato riflesso oscuro,
    per ferire la cecità dello specchio capriccioso
    e abbattere l’oblio delle acque.
    Un nome…per essere, per chiamarmi,
    e stringere il tuo cuore che pulsa misteri.
    Per non doverti offrirti solo la mia morte nell’oblio dei parti della terra.
    Il nome per il clamore della vita,
    per la passione che sanguina…
    Amore di luce odio d’oblio.
     
    Roma, sogno nella vita degli uomini
    fragranza ferma nelle pietre sparse…

     
     Roma, fragancia esparcida
     
    Antigüedad desconocida...
    como la sangre, la muerte y la pasión de amor.
    Tiempo desflecado en nubes y estruendo de infinito.
    ¿Y el sueño aquel, amapola che ríe en la grisura del despojo?
    Tu nombre, geiser que aguarda
    para la lozanía del ensueño adormecido.
    Tu nombre para fundar las torres de la vida
    y sembrar el sortilegio de los espejismos.
    Tu nombre, adorado reflejo oscuro
    para herir la ceguera del espejo caprichoso
    y abatir el olvido de las aguas.
    Un nombre para ser, para llamarme
    y estrujar tu corazón que pulsa misterios,
    para no tener que ofrecerte sólo mi muerte en el olvido de los partos de la tierra.
    El nombre, para el estruendo de la pasión que sangra.
    Amor de luz, odio de olvido.
     
    Roma, sueño en la vida de los hombres,
    fragancia detenida en las piedras esparcidas.
     
     
     
     
     
     
     

  • 02 ottobre alle ore 22:21
    Mi guardavo nei tuoi occhi

    Mi guardavo nei tuoi occhi,
    mi ferivano i miei difetti.
    Giochi di ombre
    nei miei giorni stanchi
    che combaciavano
    col silenzio di un amore
    maestro di follia,
    di dolcezza, di rinuncia
    e trasparenza.
    Mi guardavo nei tuoi occhi
    senza sapere chi ero,
    mi guardavo di sfuggita
    e sprofondavo nel mistero.
    Eri il mio lato migliore,
    sentivo al tuo fianco
    il mio spirito finalmente
    riconciliato ed intero.
    Ero tutto quello che non
    riuscivo a dire,
    ero quei brividi d'amore
    che mi porto ancora
    tra la schiena ed il cuore,
    lontano senza tornare.

  • 01 ottobre alle ore 22:55
    E allora faccio un figlio...

    C’è gente che fa figli
    perché così si fa.

    C’è gente che fa figli
    perché l’ha fatto la sorella.

    C’è gente che fa figli
    per non lasciare ai nipoti l’eredità.

    C’è gente che fa figli
    perché su Instagram van di moda
    le fiche col pancione.

    E allora faccio un figlio,
    per vedere come va!

    C’è gente che fa figli
    perché sono conigli.

    C’è gente che fa figli
    perché “Io non ce l’ho fatta,
    ma lui ce la farà!”

    C’è gente che fa figli
    per dare un senso alla sua vita.

    C’è gente che fa figli
    perché “dai, non ti fermare!”

    C’è gente che fa figli
    per avere un bastone alla vecchiaia.

    E allora faccio un figlio
    per vedere come va!
    Magari è proprio uguale
    alla pubblicità!

    C’è gente che fa figli
    per aggiornare
    lo stato di whatsapp.

    C’è gente che fa figli
    per testare quell’app
    che ti segue nella gravidanza.

    C’è gente che fa figli
    perché la foto con la panza
    sono minino 100 MI PIACE.

    C’è gente che fa figli
    per andare al parco alla domenica.

    C’è gente che fa figli
    perché fa il contadino
    (e qui ci sta!)

    E allora faccio un figlio
    per vedere come va!
    Magari è proprio uguale
    alla pubblicità!

    Qualche notte insonne,
    ma poi cresce da sé.
    Dal biberon col latte
    al tavolo col narghilè.

    Stanotte ho fatto un figlio,
    l’ho fatto perché amo te.
    “È tutto il suo papà!”
    Dopo appena un mese:
    “Spero tanto, che non diventi come te...”

  • 01 ottobre alle ore 16:18
    Mi riposo dimenticandomi

    Mi riposo col disordine
    nel cuore,
    mancanze assopite,
    certezze mutate,
    difficili parole
    come mari profondi,
    memorie vestite
    di lontananze,
    rimanere uguali
    dopo sogni in decadenza,
    dopo il fuoco di poesie
    scritte,
    dopo lo sciogliersi
    di lacrime calde.
    Mi riposo fuori dal contorno
    del tuo cielo,
    mi riposo dimenticando,
    dimenticandomi.

     

  • 30 settembre alle ore 18:56
    Passano i giorni

    Nella ruota del tempo
    s’avviluppa la vita
    parate d’istanti
    birilli caduchi
    nel gioco dei sogni
    scambievoli vite

  • 30 settembre alle ore 13:59
    Come zucchero leccato in una latta

     
     
     
     
    Le ombre della notte sfortunata
    che il sole minaccia ed ancora non è alba,
    scappano nei fumi dell’Eden e del rhum di Giamaica.
    Rimandano la sorte e vestono il cuore.
     
    Il nuovo Adamo vuole il buio
    che come neve copra i polsi e l’aria guasta
    e mette a fuoco il nodo di cravatta e gli occhi.
    Si tuffa in un caffè e scansa i chiari specchi.
     
    Il giorno nuovo spinge tutto e tutti,
    e tutti a dare cuore e testa al nuovo giorno.
    La vita, l’amore e la morte, quelle giuste,
    ripetono il rito dell’antica usanza.
     
    Lunga è la strada da percorrere.
    Il pane della felicità, sempre lontano,
    lungo la strada io l’annuso, l’assaggio
    e quando mai l’inghiottirò?
     
    Mi resta sulla punta della lingua
    come zucchero leccato in una latta.
    Può bastare, intanto.
    Attendo da millenni, assieme agli altri.
     
     
     
     
     
     
     
     
     
    *
    Anno di stesura 2001
    Tratta da “Appena finirà di piovere” (Global Press Italia - 06/2010 - Prefazione di Angela Ambrosoli)