username o email
password

Ti piace Aphorism?
Segnalaci su Google

Inserisci la tua e-mail per ricevere gli aggiornamenti

Filtri di ricerca
  • La poesia contiene la parola
  • Nome autore

Poesie

“Uno sguardo vergine sulla realtà: ecco ciò ch'io chiamo poesia”
Edoardo Sanguineti


Le poesie dei nostri autori sono tutte raccolte qui.
Se vuoi inserire le tue poesie in una pagina a te riservata, iscriviti ora e scopri come fare!

elementi per pagina
  • 01 ottobre 2017 alle ore 8:30
    Ottobre (acrostico)

    Orli di colibrì che arrossano
    Tutto il tempo d’estate
    Tatuo in fronde si avvolge
    Ombra-culla al crepuscolo
    Bucato il nastro densità del lumen
    Rimesta petali di effluvi
    E cromie in balletti su e giù d’incanto   

  • 01 ottobre 2017 alle ore 1:30

    - GLI IPOCRITI -
    Vorrei vedere quanti di quelli che sono abituati a parlarci alle spalle sarebbero capaci di guardarci dritti negli occhi e non abbassare mai lo sguardo. Mi piacerebbe vedere la loro espressione e il loro sguardo reggere ancora il confronto alla frase: "Dimmelo adesso... Dimmelo qui... in faccia"! Scommetto i "coglioni" che lo sguardo non reggerebbe! Scommetto ancora i coglioni (tanto alla prima scommessa non li ho sicuramente persi) che mi troverei di fronte ad una serie di: "Ma no... Ma vedi... Ma io volevo dire... No, ma io intendevo.. No, ma perché mi han detto... No, ma perché tu ...."... CAZZATE! Sappiate che sono solo un'altra innumerevole lista di cazzate! Io non saprei darvi altra risposta che un bellissimo e raffinato sorriso e tranquilli che il mio sguardo ancora punterebbe dentro il vostro e senza timore alcuno. Poi ci sono quelli che quando gli poni la stessa medesima domanda, solo per dimostrare che hanno le così dette "Palle" e quella grandissima personalità che tanto hanno ostentato, con arroganza e presunzione, vi risponderanno gridandovi in faccia con tono duro da grandi UOMINI o grandi DONNE quello che hanno detto alle vostre spalle. Tranquilli che se in quel momento guardandoli ancora senza batter ciglio, pronuncerete un: "E quindi"!? Li vedrete come annegare in un mare di "?????"... Persi e indecisi. Noterete che la loro grande personalità si è appena sfracellata al suolo! Sapete perché?! Perché quel "QUINDI" che significa esattamente: "A me della tua opinione, del tuo giudizio, delle tue chiacchiere, delle storie che inventi su di me senza sapere niente non me ne frega"! Li metterà a terra.
    Ho visto ipocrisia sputare sul bene e prendere sotto braccio il male solo per convenienza. L'ho vista baciare i piedi ai nemici solo per non averli contro. L'ho vista voltare le spalle dove niente aveva più da prendere. Ho visto l'ipocrisia essere certa dei passi che una persona compie, della vita che percorre, dei dolori, degli stati d'animo e l'ho vista addirittura certa di sapere cosa gli altri pensano, fanno e vogliono! L'ho vista puntare il dito su cose fatte quotidianamente da loro stessi. L'ho ascoltata giudicare parole e comportamenti che accanto ai loro erano degni di " Buckingham Palace". La verità è che l'ipocrisia è qualità dei deboli e dei vigliacchi. L'ipocrisia striscia su fili talmente sporchi che non potrà mai far nascere niente di pulito e tanto meno potrà mai raccontare verità! L'ipocrisia è una qualità di chi non sa da quale parte stare e sceglie sempre la più semplice e la più conveniente. L'ipocrisia è qualcosa che appartiene a chi è "Convinto" di sapere tutto di tutti, ma in verità queste persone non sanno assolutamente niente nemmeno di "SE STESSE"! Chi sa cosa vuole e si conosce bene non segue mai la convenienza. Chi non è ipocrita cammina anche da solo tra tanta merda. Non ha paura di una parola di troppo, di un dito puntato contro, di non sembrare "grande" o di sembrare "Piccolo" perché chi non è IPOCRISIA sa di ESSERE! E non gli importa cosa pensano gli altri... Perché chi non è ipocrita si ama, si sente sereno con se stesso e di conseguenza anche con il resto del mondo. Chi non è ipocrita è in pace anche con chi lo giudica perché sorride e pensa: "Tanto VOI non farete MAI parte del mio cammino. Ovunque vado, io vi lascerò dove siete, assieme alle vostre parole, chiacchiere e convinzioni"! Chi non è ipocrita non ascolta mai la voce del "Nulla". Chi non è ipocrita non deve "Studiare" cosa dire, cosa fare e soprattutto da che parte stare... Lui è già consapevole della sua direzione. 
    Chi non è ipocrita... Le persone qua sopra descritte NEMMENO LE VEDE! 

  • 30 settembre 2017 alle ore 21:30
    Nettare inacidito

    Esilarante piacere
    impregna la mente
    quando s'accorge dei fiaschi
    fatti dal mondo
    e dell'imbarazzo con cui
    non riesce ad uscirne
    E non riflette
    sull'essere essa stessa
    il nettare inacidito di quei fiaschi
    da eliminare con lo svuotamento
    dei pensieri bastardi
    che la imbrattano
    .
    Cesare Moceo @
    Tutti i diritti riservati

  • 30 settembre 2017 alle ore 21:22
    Quando m'ispira la demenza

    Versi d'altrove scarsi di grazia
    anche spogli d'elegie e d'ogni retorica
    leggo nei miei scritti
    per i quali provo follia e devozione
    E scrivo raccattando
    resti di pensieri e di parole perdute
    nel raccontar di vicende e persone
    e della gioia maligna che in loro si cela
    Né m'aspetto fragorosi applausi
    o segnali d'entusiasmo
    ma solo il distinguermi
    bersaglio della mia vergogna
    nella prorompente decadenza dei tempi
    .
    Cesare Moceo @
    Tutti i diritti riservati
     

  • 30 settembre 2017 alle ore 21:19
    Sono nato piromane,morirò pompiere

    Sfasate e sfocate volontà
    trasfondono nell'apatia più angusta
    e nel silenzio più disagevole ...
    quando incessanti infecondita'
    rivestite di scarsa considerazione
    e stimolate da soliloqui egoistici
    s'impongono nella dinamica
    filosofia dell'Essere
    E si svuota ogni operosa saggezza
    nella servilita' poco ortodossa
    d'una incomprensione
    del contrasto tra le illusioni
    e le esigenze dell'anima
    .
    Cesare Moceo @
    Tutti i diritti riservati

  • 30 settembre 2017 alle ore 21:14
    Sei lo splendore delle mie albe

    Nel mio giardino tutto adornato
    ti vedo al dì fior germogliato

    sei un giglio di color purezza
    tutto lucente nel sol che t'accarezza

    E nel mio sguardo che a te s'inchina
    amor furente s'intarsia e t'avvicina

    del mio cuor pregno di pace
    sei divenuta rondine e aquila rapace

    Or io ti amo e per te io vivo
    e il tempo infame fo divenir giulivo
    .
    Cesare Moceo @
    Tutti i diritti(e gli obbrobri)riservati
     

  • 30 settembre 2017 alle ore 21:11
    La cultura non assolverà la mia natura

    Datemi un deserto
    e lasciatemi là
    nella mia solitudine
    a godere della mia autostima
    E non m'interessano
    nè oggi nè domani
    i rimproveri
    per le mie iperboli comiche
    né i biasimi
    per il mio inchiostrare esagerato
    Io mi chiedo ogni giorno
    cosa posso farne
    del mio talento
    ...e penso che
    potrebbe andar bene
    anche per concimare
    i tanti terreni della retorica
    E penso pure che è inutile
    che cerchiate aghi
    nel mio pagliaio
    in esso troverete
    solo il mio essere un uomo
    di questa umanità
    e...nient'altro
    .
    Cesare Moceo @
    Tutti i diritti riservati

  • 30 settembre 2017 alle ore 21:08
    I labirinti della coscienza

    Afflati religiosi molto ampi

    mi fan riviver la vita
    in pensieri che io stesso metto in piazza

    nella sacralità del mio dire

    E si dilatano e si restringono

    e s'immergono e riemergono
    e si nascondono e ricompaiono

    nel loro sorgere e nel loro tramonto

    luci e tenebre della mia coscienza

    a perdersi nei labirinti delle Verità
    attraverso cui gioco e rischio

    per cercare qualche via d'uscita
    dalle complessità che m'avvolgono

    e da cui sembra impossibile districarmi
    .
    Cesare Moceo @
    Tutti i diritti riservatiAltro...
     

  • 30 settembre 2017 alle ore 21:07
    La mia gioventù

    Tormentato dall'insonnia

    mi paventa nella mente
    il passato e Il suo presente

    strane visioni d'antiche sere
    concertate d'intense voci

    a stagliarsi nei ricordi
    involtati di voluto ozio

    voci rauche e felici

    dall'alito avvinazzato

    in giorni passati
    a giocare e gozzovigliare

    E in quel vivere senza futuro
    trascinavo le mie ore
    .
    Cesare Moceo @
    Tutti i diritti riservati

  • 30 settembre 2017 alle ore 21:05
    Forse dobbiamo recitare il mea culpa

    Forse dobbiamo recitare solo il "mea culpa"
    (ci vorrebbe un altro '68...solo un po' diverso)

    Nel sarcasmo
    che deve farci tutti vergognare

    raccontiamo unzioni di gloria
    di presunte innocenze

    pestate duro dalla società

    ma che abbiamo lasciato sempre
    a un passo dal cappio e dalla forca

    Compagni di vita

    con cui abbiamo passato il tempo

    e gioito nella pervasivita' di criteri
    e pensieri di breve durata

    diffusi repentinamente

    a stimolare emulazioni dileggianti
    e inneggianti alla condivisione
    .
    Cesare Moceo @
    Tutti i diritti riservati
     

  • 30 settembre 2017 alle ore 21:02
    Lo scorrere del tempo

    Raccolgo e custodisco il nostro tempo

    accettando le ore
    che ci vengono strappate al vivere

    e che fuggono via

    E non ti trascuro né ci trascuriamo

    riempiendoci gli attimi di prepotenza del Nulla
    e nutrendoci della consapevolezza

    che i giorni muoiono l'un dietro l'altro
    e noi con loro

    E così rimaniamo ancora abbracciati

    assieme

    Io Tu e le ore

    pregando il nostro Dio

    che il loro scorrere
    non uccida le nostre passioni
    .
    Cesare Moceo @
    Tutti i diritti riservati

  • 30 settembre 2017 alle ore 20:59
    Notte di pioggia incessante

    Notte

    colma d'amore e poesia
    infiorata di tuoni e di fulmini

    di silenzi e gemiti
    nel turbine della passione

    tra flutti d'inchiostro
    e versi di pietà

    che si rincorrono innamorati della vita

    nella sensualità malinconica
    d'emozioni e sussulti

    E vivo
    in questo risuonar dell'anima

    tra le note del mio presente
    a misurar me stesso

    con la sopita speranza che i miei paradisi

    il cielo e la terra

    nel passaggio di consegne che si daranno

    si scambino i complimenti per avermi ospitato

    mentre nella mente

    s'accavallano scompensi di voluttà
    e momenti tormentati di felicità sognata
    .
    Cesare Moceo @
    Tutti i diritti riservati

  • 30 settembre 2017 alle ore 20:57
    Nella buona sorte,non dimentico mai le mie origini

    E ti ringrazio mondo

    che accogli con grazia
    i miei non più teneri anni

    e con auguri e lusinghe impregni
    l'anima mia nata nella povertà

    che sente ormai il peso della ragione
    acuito dall'innato desiderio d'amare

    e che nel suo vivere d'amore e vanità

    resta ritta sulle sue punte d'onore
    a discernere tra le apparenze e le verità

    senza andar per cuori
    a elemosinare applausi o riconoscenze

    e godere ancora della sua immensa dignità
    .
    Cesare Moceo @
    Tutti i diritti riservati

  • 29 settembre 2017 alle ore 18:56
    Vagolante più di un segno

    Socchiusi gli occhi 
    la luce vagola
    in cupole lontane.
    Un trittico d’ignoto
    -spiriti che ci abitano-
    è al centro
    che ci ignora, svanendo
    in un indugio d’avvenire.

  • 29 settembre 2017 alle ore 17:51
    Laudato sii, o mio signore

    Laudato sii o mio Signore,
    nel Cantico di Francesco,
    rivolto al sommo artefice di tutte le creature,
    per le chiare stelle donate, 
    la luna, il sole...

    Laudato per l'Amore generato,
    fattosi martire,
    umiliato e agonizzante,
    poi trucidato,
    barattato col misfatto del peccato.

    Eterogenia d'incalzanti sentimenti,
    emananti emozioni ridondanti,
    discioltesi in lacrimali stille sulle guance,
    fin da epoca remota,
    a suffragar sublime perfezione,
    palesemente trasudante la fede sottintesa,
    latente, dell'artista,
    espressa nel consacrar il volto della Madre, 
    nonché del divin Figlio,
    scolpiti nel marmoreo blocco inanimato,
    arresosi alla ferrea volontà del Buonarroti,
    ai suoi sapienti tocchi di scalpello,
    atti a raffigurar l'apoteosi dell'amor materno,
    conclamante Pietà e Misericordia,
    che s'animò di vita, 
    sancendo avverato l'infausto presagio,
    avvallante sospirata speme di rinascita. 

    Coniugazione di sembianze immacolate, 
    intrise di strazio e d'afflizione, 
    sul giovin viso di Maria;
    di sonno eterno, su quello di suo Figlio, 
    il Nazareno,
    mirabili, 
    nel di lei atto di regger sulle gambe 
    l'adorato corpo dell'Eletto ad Amore universale
    a lei sottratto,
    arresosi a un profetico disegno prefissato;
    di cingerlo, nell'inespresso abbraccio astratto;
    nel di lui riverso viso esangue,
    addormentato tra mortali grinfie fatiscenti
    e adornato da riccioli fluenti, 
    sparsi sul braccio di colei che fu prescelta;
    abbandonate, le discinte, sacre membra,
    l'affusolate mani e i piedi, trafitti e dissacrati. 

    Ha inteso d'esser immortale, il genio,
    velando, del mistero dell'attesa designata,
    tal frangente immaginato,
    susseguente, del Cristo destinato, dall'origine del tempo,
    a essere immolato, similmente a un agnello.

    Vergin Maria,
    a palpebre socchiuse,
    muta, nel suo dolore immane,
    quel palmo della mano verso il cielo,
    par implorare Dio, nel suo pensiero: 

    "Ecco, tutto ciò che hai comandato or s'è compiuto.
    Con dolore, rimetto a Te il Figlio amato, martoriato e ucciso, 
    Tua trascendente Essenza, 
    con speranza di riaverlo fra le braccia, per l'eternità del tempo.
    E così sia."

  • 29 settembre 2017 alle ore 17:50
    Di te, un momento

    Una vita così breve,
    tanto da apparir un battito di ciglia,
    un volo di farfalla,
    un lampo di tempesta,
    di vento, la raffica improvvisa.

    Un alito, talvolta, la vita s'evince,
    al pari dell'eternità che non ha fine.

    "Mi hai chiamato?
    Sì...
    La tua telefonata... non l'ho sentita!
    Ma che fa? non ha importanza.
    Non è così... mi spiace averla persa!
    Mi sento in colpa! Ti avrei sentita...
    Un attimo vissuto con te... è vita.
    Fa niente. Un sol momento, che vuoi che sia.
    Ho perso, di te, un momento...
    Averlo perso...
    è spina dentro il cuore,
    un lacerar di carne,
    un'illusione d'esser vivo.
    Lo so amore, non ti crucciare,
    sarebbe stato breve.
    Sì... Però... ti avrei sentita...
    Un sol attimo vissuto con te... è vita!"

  • 29 settembre 2017 alle ore 17:49
    Poesia, eclettica dama, sempiterna castellana

    Contesto ambito,
    osannato in memorie antiche,
    l'armonia di chiacchiere e di vino,
    tra sinfonia di musicali note.
    Soave melodia di liriche parole,
    in scritti liberi o rimati,
    forgia Bacco a singolar cultore,
    ch'elegge i presenti esimi Poeti, 
    spronati mai da vanità, 
    e da mancanza d'umiltà,
    bensì da ciò ch'esula da questo.
    L'amor di quel ch'è un immortale canto
    trascritto in versi trasudanti sentimenti,
    suffraganti sensazioni, emozioni,
    circuenti menti, volenti o nolenti,
    decreta noi tutti vittime o artefici
    d'ispirazioni letterarie.
    Dalla profondità dell'animo,
    cacciando sentimenti ostili,
    differenze, discrepanze,
    tra sprazzi d'ispirazioni e scaglie di sapori,
    indossiam ali di farfalle,
    alfin di sconfinar nell'irreale, 
    dal reale, rinnegato sì sovente,
    da cui sappiamo ben fuggire.
    Splendor di rilucenti stelle
    testimonia risa e fraterni abbracci,
    tra lo scorrer del rosso delle botti,
    del bianco, sprizzante bollicine,
    in gaudenti coppe, mai annacquate,
    giusto da poterne ampiamente assaporare
    l'inebriante gusto.
    Versatile aroma, sorseggiato tra esilaranti fumi,
    caccianti remore ai pensieri,
    che si fan fluidi,
    aprendo cuori allo scambio d'opinioni,
    nell'amicizie sublimate
    nel nome di Poesia, 
    eclettica Dama, sempiterna Castellana, 
    predominante, nello scemar dell'ore,
    dentro 'l sospiro d'una notte in amore.

  • 29 settembre 2017 alle ore 17:48
    Si bea alfin di poesia

    Pendii, ricoperti da manti
    talvolta screziati o immacolati,
    sposandosi a valli,
    sciallate del verde di prati
    oppur di ghiacciato candore,
    intonan profetico canto d'amore,
    al nascer del Sole
    e al suo calar il drappo rubicondo,
    all'avanzar della sua dama silenziosa.
    Luna altezzosa, regnante all'imbrunire.
    Lo sguardo è in attesa fremente.
    Discese le scoscese chine,
    s'adagia sul piano a riposare,
    indi, s'alza e s'addentra, spaziando,
    nel color d'orizzonte vermiglio,
    finché l'ombre, oscuranti la notte,
    non incedan, col lor tetro passo assoluto.

    Sorgiva, la fonte zampilla festante
    e china il pendio taciturno;
    scrosciando, ne pregna il silenzio,
    coi gelidi fiotti sprizzanti purezza.
    Velata di trasparenza,
    si coniuga al fiume, sornione e indolente.
    Vitale, l'abbraccio irruente lo sferza all'istante,
    dando agio a quell'inno d'amor gorgheggiato
    di rinascer costante, nel rovente fulgore solare
    riflesso su specchio fluviale,
    in aggiunt'al chiaror primigenio di luna,
    che lo rende fatato.
    Lo sguardo,
    attardante a seguir la sorgente,
    va a calar sull'acque del letto del fiume.
    Scivolandovi sopra, di lapilli d'oro, s'adorna,
    dianzi esser dipinto di strali d'argento.

    E l'eco, all'udito,
    riconduce rumori dal dolce sapore,
    tal canti corali soavi.
    Amante di nenie,
    narranti le danze di Ninfe sensuali
    dei boschi e dei laghi,
    di storie abitate da leggiadre Fate,
    ch'esprimon malia,
    di suoni armoniosi, reali o irreali,
    forgiati di vero o di fantasia...
    Quell'eco, al pari d'udito,
    si bea alfin di poesia.
     

  • 29 settembre 2017 alle ore 17:47
    Sogno d'amore... e null'altro

    Sogno irreale, a sua volta sognante,
    mai divenuto vecchio e stanco,
    ancor accompagnante il divenire
    nel proprio limbo esistenziale,
    sballonzolato sul trespolo dell'indefinito
    nell'attesa del traguardo,
    s'aggrappa a specchi e non soltanto.
    Sogno d'amore... e null'altro.

    Cavalcando dentro al tempo,
    dando colpi a destra e a manca,
    si fa largo tra ricordi e tra rimpianti,
    ingabbiati nelle pieghe d'un passato
    sconfinante nel presente,
    barcollante nel deciderne il rigetto.
    In un flash, guarda il film in bianco e nero.

    Incoerente, tale mano si perpetua,
    nel cucire la sua tela d'una tinta.
    Ragnatela.
    Come ragno, assembla i fili dentro ai bivi,
    incatenando mero senso di speranza,
    sì sovente smaniosa trama fatiscente,
    all'ordito incongruente d'ogni scelta troppo spesso desolante, anziché fausta.

    In attesa, nella languida costanza
    incrementata di saggezza e d'accortezza,
    il mio sogno non accenna un movimento
    né all'avanti né all'indietro,
    attendendo e attendendo che sia il tempo...
    E un barlume di realismo, a nutrirlo, riassestando tal ordito ancor errato,
    per donargli finalmente la desiata concretezza.

     

  • 29 settembre 2017 alle ore 17:46
    Come a essere angeli

    Azzurri veli, 
    negli abiti di tulle,
    tutu eleganti, 
    per inventare danze,
    lustrini, 
    in chignon raffinati,
    per essere più belle 
    e affascinanti.
    Snelle e flessuose, 
    movenze delicate,
    lievi passi danzati 
    in rigide punte gessate.
    Suadenti note, 
    in melodiche armonie del pianoforte,
    accompagnanti
    l'eterogenia dei movimenti.
    Soavi cigni 
    o Belle Addormentate,
    dolci Giuliette 
    o Cenerentole incantate,
    fervide amanti 
    dei vostri sogni a occhi aperti,
    estrose artefici
    dei vostri desideri più reconditi.
    Stelle, 
    fantasmagoriche e brillanti,
    nell'incantevole magia 
    d'una corale fantasia 
    di gesti celestiali
    oppure in Arabesque, 
    come a essere Angeli.

  • 29 settembre 2017 alle ore 17:46
    Era bella

    Natia stella del borgo arroccato,
    era bella, Principessa di tutto e di niente,
    nel calcare il declivio sinuoso, per bagnare candore di piume.
    Agognava un incontro regale, come in tutte le fiabe sognate.
    Dalle membra d'un cigno aggraziato, in flessuose movenze,
    sbocciava l'incanto del fascino innato.
    Sprazzi d'arcobaleno, nell'iridi screziate,
    acquose pietre trasparenti, nel resto dei suoi occhi rilucenti.
    Lo sguardo suo, spavaldo, assorto negli squarci d'orizzonte,
    volava in alto, intanto che chinava altera e fiera, 
    qual vestale immacolata,
    abbigliata di purezza, nella veste castigata,
    allorquando, strappandole le vesti e il sorriso,
    rudi mani  le sottrassero il mondo intero,
    fomentando urla e pianti disperati,
    i cui echi rimbalzavano sull'acque gorgoglianti,
    prima di morir annegati.
    La sua virtù annaspava, nel mentre che implorava 
    per non subir il demoniaco sopruso,
    di quell'immonda bestia su due piedi.
    Repressi tabù fors'erano alla fonte,
    incrementanti ossessioni e perpetranti infamie ossessionanti,
    in squallidi momenti depravati.
    Viscerale desio d'istantanea morte, il triste suo pensiero, 
    a implementar rimedio allo spettro d'un futuro strazio certo,
    senza scampo e ineluttabilmente eterno.
    Rea impenitente di pudore 
    violato e immolato sull'altare dissacrato,
    riversa, sulla riva imbrattata di sangue,
    la mente perduta nel nulla,
    riflettendo se stessa nello specchio fluviale,
    vide il cigno trafitto e sporcato dal bieco peccato
    e osservò le sue piume, non più bianche ma nere, 
    sotto il cielo ammantato di male.
    Al pensiero funesto, era sordo!
    L'imbrunire, che intanto era sorto
    oscurando le acque sornione del letto del fiume
    ponderato "appropriato all'eterno riposo",
    scatenò la coscienza confusa,  nel suo sguardo ormai spento
    similmente a esistenza dissolta, 
    come fiamma d'un mozzicone annientata dal lago di cera.
    Rizzandosi in piedi, a fatica,
    risalì il sentiero sterrato con il cuore vilmente spezzato.
    Un'ombra attendeva, dubbiosa...
    La sua falce impietosa era pronta,
    ma non ebbe ragione d'alzarsi sul giovane capo reclino,
    onde mieter la vittima arresa alla sorte...

    E la morte perdente riprese il cammino.
     

  • 29 settembre 2017 alle ore 17:45
    Madre... padre...

    Era mia madre,
    la tenebra imperversante.
    Cingendomi nel suo amoroso abbraccio,
    rapì il primo mio vagito stupefatto.
    Lievi carezze,
    accompagnanti sogni consumati assiduamente,
    nei miei sonni beati di neonata,
    dacché le ossute dita oscure
    serravan le mie palpebre socchiuse,
    pria che l'arcaica voce sussurrasse nenie,
    narrasse di Fate e di Sirene,
    carpendo il mio respiro,
    in cambio del sospiro delle stelle,

    s'univan al dolce afflato sul mio viso.

    Sospesa in equilibrio, tra la realtà e la fiaba,
    lasciandomi traviar da suadente beltà rivelata
    e offrendo il mio esile corpo,
    m'accoccolavo nel suo grembo,
    in modo di nutrirmi al seno offerto,
    oltre a cercar protezione,

    in notti discinte, esprimenti il livore del cielo.
    A piena mano, allor elargiva il tepor suo materno.

    Padre assoluto, padre beneamato,
    il suo bacio d'amore,
    al primo chiaror del mattino,
    risvegliando il mio torpor persistente,
    rasserenava l'animo infante,
    spesso reso triste dalla bieca sorte.
    Con tenacia,

    aggrappata a una nube
    con l'intento di sapermi, a lui, vicina,
    ero figlia adorante il proprio padre,
    seppur, talvolta, d'istante anzitempo s'adombrasse, in connubio alla sua sposa;
    si copriva del suo velo
    per qualcosa a me incompreso,
    tuonando la sua voce portentosa,
    com'eco a ravvivar il mio timor insano
    d'esser figlia bistrattata e poco ambita.
    Fintantoché il dolce pianto cristallino,
    scacciante le mie lacrime di sale,
    dal volto corrugato,
    non tradiva il suo rimorso,
    rinnovando la certezza dell'amor suo paterno.

    Or mio padre,
    s'è decretato il divampante fuoco
    alimentante il tempo,
    a cui m'appello assai sovente.
    Or mia madre,
    s'è palesata l'ancora pesante
    della speranza costante,
    a cui m'immolo ormai perennemente.
    Quando entrambi svaniranno,
    allor soltanto,
    sola con me stessa,
    diverrò inver funambola incallita.

     

  • 29 settembre 2017 alle ore 17:44
    Saliscendi

    All'apice di solitudini improvvise, saremo insieme?

    Similitudini e diversità, controversie e affinità,
    saran motivi posti a separarci
    oppure a consolidar il nostro amore?
    Noi due,
    facenti parte d'un disegno definito
    da tempo immemore, antico,
    di cui scriveremo fine
    unicamente esistendo, puntualmente ogni giorno,
    sul comune percorso.
    Salite e discese
    potran portarci ai vertici dell'umiltà,
    a prender visione del confine del Paradiso
    o a declinar al limbo dell'anime indecise,
    che, dinanzi al libero arbitrio,
    esitan ancora sulla direzione atta a lor misura,
    impastata di virtù o all'inverso di vizi capitali
    oppur ambiguamente optano per la via centrale,
    scendendo a compromessi?
    E il declivio alfin s'arresterà, nel lambir le spire dell'inferno,
    per ingrate scelte piuttosto pretenziose
    e prive d'ogni forma di rispetto e civiltà,
    del porsi al vertice del mondo,
    perdendosi in valori inesistenti, privi d'umanità
    e facendo brandelli dell'altrui carne a morsi,
    talvolta per guadagnar mosche, nel pugno serrato a sangue
    e soggiacer di contro alle proprie sicurezze infrante.
    Saliscendi altalenante,
    coerente al trascendente aspetto, generalizzato, equipollentemente alla morte,
    sarà per noi un giusto sprone a ricercar l'apoteosi d'un'unione, pregna di lealtà, sincerità e oltremodo d'amore?

     

  • 29 settembre 2017 alle ore 17:43
    Ritratto di spessore

    Ritratto di spessore,
    il firmamento,
    tinto di vermiglio,
    fin al confine del mare. 
    S'è inabissato il sole,
    nell'acque, 
    divenute fiamme liquefatte,
    fuoco rovente,
    che sa scaldare il cuore.
    Magico rituale, all'imbrunire,
    consacra la bellezza
    e la magnificenza del creato,
    inimitabile,
    lungi dall'emulare sulla tela,
    per la grandiosità 
    della sapienza dell'autore.
    E tutto, poco a poco, si scurisce,
    nel mentre l'ombre inseguono la luce.
    Un testimone alato
    resta ritto ad osservare,
    immobile,
    nella sacralità di tal contesto.
    Le bianche ali sue paion di gesso.
    Lo sguardo suo sorvola tutt'intorno,
    beandosi d'immenso materiale
    e la preghiera di ringraziamento sale,
    all'immateriale Regno sulle nubi,
    atta ad elevarsi 
    al cospetto del suo Celeste Padre.
    La sinfonia degli Angeli,
    suoi simili,
    risponde.

  • 29 settembre 2017 alle ore 17:43
    Non ti dirò

    Non ti dirò di andare,
    se non sarai deciso,
    né di tornare,
    se non sarà per sempre,
    ma aspetterò il tuo sorriso,
    sulla tua bocca ardente,
    dove disseterò 
    d'amore, la mia sete.