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Poesie

“Uno sguardo vergine sulla realtà: ecco ciò ch'io chiamo poesia”
Edoardo Sanguineti


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elementi per pagina
  • A Busto Arsizio - in via Dalmazia - v'é
    un precipizio
    dove molti (passando) cadon giù:
    altri non è - ciò - sol che l'inizio
    d'un piccolo indizio o forse più?
    - Ma no, tal precipizio è proprio (men che) niente -
    è soltanto un piccolo buco meno che un buco sì nella strada
    nel cui però cade dentro la gente:
     vuoi che "qualcun" vi bada?
    (è come quelli dell'autostrada!)
    Ma sì! Ma sì, allor! sì, sì, sì: su dai
    lasciam così (le cose) quel buco di tanto "strano"
    da diman - son certo - "vedrai"
    che gente di li passando più accorta sarà: si terrà per mano!

    Taranto, 19 febbraio 2016.
     

  • 15 maggio alle ore 16:21
    I ricordi sono soffi

    Ci dimentichiamo
    che i ricordi sono soffi
    e vivono improntati
    sulle incertezze
    manipolare
    non li possiamo
    son passati
    che vanno accolti
    come sono
    Amarli no, ma raggiungerli
    si, in questi tempi duri
    dove neanche i silenzi
    custodiscono l'anima
    saranno loro a guarirci
    a renderci più forti
    facendo comprendere
    lo stato in cui siamo
    che potremmo affrontare
    uscendone vivi
    dal tunnel dubbioso
    inseguito da raffiche di vento
    in poverissime zone
    quasi dimenticate
    goccioline di sudore
    aggrappate, a delle funi
    sfilacciate

     

  • 14 maggio alle ore 23:35
    Un Marinaio

    Le parole diventate baci
    mi hanno mostrato la luce perpetua della speranza,
    sempre accesa dietro le finestre della mia casa.
    Lì aspetto,
    che tu o chiunque mi porti in salvo dai mostri del tempo che scorre.
    Ed io mi dimeno, come un diavolo benedetto,
    come se fosse ancora estate ed io debba per maledizione
    raccogliere in eterno senza potermi sfamare.
    Mi sono avvicinato dove tu sei nudo, dove sudi e tremi, dove tu sei più vero
    nel posto in cui sei ancora bambino.
    Venivo per dividere con te i doni di questa terra,
    e con le mani colme e traboccanti, una volta ancora t'ho visto andare.

  • 13 maggio alle ore 22:02
    Sono e son desta

    Sono palestinese sotto assedio israeliano.
    Sono Lesbica in una ronda omofoba.
    Sono lavoratrice precaria,
    studentessa senza diritto allo studio.
    Sono musulmana durante una crociata
    Sono ebrea sotto scacco del nazismo
    Sono buddhista durante il massacro del Tibet.

    Sono la donna e l'uomo
    riflesso dei tuoi occhi
    Sono la terra
    l'aria
    il fuoco
    l'acqua
    su cui vomitano
    gli uomini il loro odio

    Sono latinoamericana
    senza diritto d'aborto

    Sono l'emarginata
    l'emarginazione
    l'emarginato
    la minoranza
    reietta
    Sono scacciata
    lapidata

    Torturata in silenzio

    Sono il canto di chi è morto
    per un diritto negato
     
    Sono libertà
    inanellata
    in una catena
    che ho spezzato
    col sangue della mia stessa vita
     

  • 13 maggio alle ore 19:40
    All'amore

    All’amore

    Un grido di seta,

    le guance ed il tuo corpo

    le tue curve sinuose,

    lentamente si percorrono,

    grande la sorpresa al termine

    d’ognuna d’esse.

    Che amore, chiaramente.

    Goloso di quel corpo

    rotondo, accomodante,

    a bordo di quella morbida situazione,

    viaggio.

    Succulenza, il dono.

    Sussurra infine un mio bacio

    su quella fresca gota

    brucio quell’inatteso candore

    e la notte all’improvviso

    si riordina...tutta.

    Luciano Capaldo, 12 maggio ‘20

    ***Una rosa mi sboccia sulla guancia se mi baci
    e io ti guardo e ho paura di rompermi.
    (Alda Merini)***

     

  • 12 maggio alle ore 11:53
    Dell'erba cipollina i fiori

     
    Vita ha presa quell’erba
    cipollina nel tondo vaso
    lì da anni e da tempo
    trascurato che vi sono
    sbocciati dolci fiori,
    son sfere piumose lilla
    rosate lì in cima poste
    su lunghi sottil steli 
    che paion  pon pon da man
    fatate modellati e all’aria
    al ciel e al sole regalati
     
     

  • 11 maggio alle ore 14:57
    I baffi di Dalì

    Le dieci e dieci, il tempo
    dice di antenne volte a voler suo
    portatore di maniacali scienze
    l’allele dominante detta
    segniche lingue.
    La linea della vita guarda al cielo
    ritta da entrambi i baffi -becchi
    di cera stanno all’azzurrità come
    dei canapini nei fuscelli
    in cerca di una bacca che li appaghi,
    sul lago pittano
    la (in)finitezza di orologi
    dalla memoria qui squagliata.
    La replica da istanti rotti.
    Uccise convenzioni, arridono
    all’aldilà o all’apice
    del qui et nunc, schianto divino,
    macchiato d’erba e limo.

  • 10 maggio alle ore 13:37
    Amore

    C'è il momento
    in cui guardi una persona
    e capisci di aver trovato 
    il tuo posto. 
    Non questione di chimica,
    non è istinto: è amore.
    E' guardarsi e capire 
    di essersi sempre cercati.

  • 10 maggio alle ore 12:40
    Madre mia!

     
     
    Quando ti chiederò aiuto,
    ancor prima  d’indovinar perché,
    posa le tue mani su di me
    e… accarezzami, madre mia!
     
    Come allora, antalgico sarà
    quell’indugiar d’esperte dita
    sull’umido spasmo  delle gote.
     
    Quando ti chiederò perdono,
    ancor prima  di concedermelo,
    metti gli occhi nei miei occhi
    e… accarezzali, madre mia!
     
    Come allora, fluido sarà
    quel complice danzar di sguardi
    di un amore impareggiabile.

  • 10 maggio alle ore 9:41
    Haiku festa della mamma

    in questo maggio
    lei ancora non verrà -
    rosa in cristallo

  • 10 maggio alle ore 9:10
    Impareremo ora

    Impareranno le mani semplici gesti,
    il tepore dei giorni sereni
    da intrecciare all’edera della speranza.
    Scriverà lettere sincere la voce,
    parole nuove da consegnare al vento
    mentre il silenzio ci insegnerà ad ascoltarle.
    Impareremo l’assenza e il dono dell’attesa,
    capiremo che la solitudine è terra da coltivare
    per far fiorire i nostri stessi rami.
    Impareremo a proteggere
    il respiro di ogni creatura.
    Impareremo la strada di casa, ora
    o mai più.

  • 09 maggio alle ore 21:24
    Notte

    Notte
    ora cadi
    e io 
    risorgo

  • 09 maggio alle ore 9:45
    Instante

    Istante

    C’è un luogo dove non vi sia il sosia della pena,
    senza aneliti di fragranze già appassite?
    Ti vedo fra le brume del tempo
    e guardandoti mi guardo.
    Scivoli nel muro rovente del meriggio
    e con la tua anima sfuggi e aspetti.
    Stai vicino a un presente d’oblio
    mentre l’universo è cieco
    e i camosci bramano le vie della foresta.
    Mi imprigioni con la cima dei monti
    e il lumeggiare calante dei fiori.
    Si può avere ancora la Patria, la salute, la vita,
    l’attimo che trascende l’abbandono.

    Le parole strisciano nel silenzio
    quando la vita volteggia come nube nel cielo.

    Instante

    ¿Hay un lugar que no tenga su contrapartida penosa,
    sin anhelos de fragancias ya mustias?
    Te veo entre las brumas del tiempo
    y mirándote me veo.
    Resbalas en el muro incandescente de la siesta
    y con tu alma huyes y esperas.
    Estás cerca de un presente que es ya olvido
    mientras el universo es ciego
    y los antílopes braman la sombra en los senderos de la selva.
    Me aprisionas en la cima de los montes
    y en la luminiscencia declinante de las flores.
    Se puede aún tener la Patria, la salud, la vida
    el instante que trasciende el abandono.

    Las palabras se arrastran en el silencio
    cuando la vida revolotea como nube en el cielo.

  • 08 maggio alle ore 13:14
    Madre e namna

    Madre e mamma -…in sua rotondezza il verbo mamma, succulento, bocca riempie. Il sol profferirlo accomoda labbra come tenero bacio e al viso dona un sorriso. Sovvengono ammonitori quegli occhi di chi m’ha radici ed ali regalato. Incrollabile trasforma angosce in conforto e protezione miope nel veder difetti lei si differenzia dalla comune madre che alla luce ti da mentre mamma il cammino tuo… illumina. Di madre orfani…tanti ma di mamma…nessuno! Madre è la terra nostra ma la mamma invece è terra. Per tutti mai giovane sarà la nostra mamma. Così alla tua forza e insegnamento a chi in sogno mi rimetto a chi non è mai stata né cavolo o cicogna a te insomma … mamma -grazie- Luciano Capaldo **** Un proverbio ebraico afferma che Dio, non potendo essere dappertutto, ha creato le madri che io chiamo mamme!****

  • 07 maggio alle ore 21:39
    Guardando i tigli

     
    Gli alti tigli che a febbraio ancora
    al cielo tendevano i lor nudi spogli
    moncherini sofferenti rami che in coro
    pietà al passeggero parevano implorare
    da larghe primaveril foglie ampie
    verdeggianti chiome lì si offrono
    alla vista in questi primi giorni
    maggiolini e orgoglio e vanto or son
    spente le nudità delle odorose piante,
    pur io al ciel tendevo in febbraio
    le mie mani cariche d’anni e di dolori
    ma in questo maggio non sono rinverdite
    e non riverdiranno nel tempo prossime
    a morire e nell’attesa non so quanti
    i giorni i mesi gli anni ancor potranno
    al ciel levarsi e le persone amate
    ancora abbracciare e piano accarezzare!
     

  • 07 maggio alle ore 21:19
    Le farfalle bevono lacrime di tartaruga

    Le farfalle bevono lacrime di tartaruga
    per rifornirsi di sodio

    E nell'altro universo
    l'uomo che guarda
    ostile
    l'altro uomo
    E' egli stesso
    guardato
    dal cosmo

    Considerato
    nanometrico
    Il nulla
    assoluto

    E nel giogo
    delle parti

    Una via
    viene chiamata
    di mezzo

    Quel diamante
    trasceso

    In una goccia
    che si fa
    aria
    E poi acqua

    A quell'uomo
    che guarda
    egli stesso
    è guardato

    Dall'anima
    che resta eterna.

  • 05 maggio alle ore 17:21
    Senryu

    Mi sono perso
    dopo averti cercata
    Nella tua mente

  • 05 maggio alle ore 9:43
    Fiori e fiori

     
    La natura e la sua giovane figlia
    Primavera addolorate per il pestifero
    flagello che la terra  tutta addolorava
    si dissero congiunte addormentati quest’anno
    dobbiam teneri i fiori che anch’essi
    turbati non sian poi da lutti da dolori,
    poi dopo un po’ di pensamento perché
    non rallegrare le umane sofferenti genti
    con essenze odorose e con tripudio di colori?
    Prime risposero all’appello se pur timide
    le primule le margherite poi i ranuncoli
    le viole e la forsizia di presso in un seppur
    lento crescendo alla luce si affacciarono
    altri e altri fiori: narcisi giacinti calle
    selvatiche e mughetti ed altri poi ancora,
    infine dai baci  amorevoli della Primavera
    risveglio presero e vita la lunaria le eriche
    gli iris ed i gerani variopinti rossi bianchi
    rosa tenero arancione e così in questo coro
    e effluvio di profumi e di colori nei tristi
    questi che viviam momenti un poco alla mente
    riposo vi sia e all’animo di dolcezza un poco!
     

  • 05 maggio alle ore 9:42
    Il passaggio di gocce

    Quel solo semplice filamento
    d’informazioni lineari
    replicate, sarà d’estate
    che sparirà il passaggio
    di gocce, per allora il talento
    avrà mille voci e cento fari
    su spille di luci disegnate
    su ville e piazze. E il saggio
    scriverà della prossima ora
    del paradiso, il concerto
    delle sirene sarà rinviato
    al mese delle camelie
    rosse, poi sarà l’aurora
    ai confini del deserto
    a svelare la sorte del fato
    ancora appeso alle nenie
    della notte e delle lotte
    degli amanti col buio. Sonno
    e veglia a cicli invertiti,
    ripetuti inviti a raccontare,
    eccolo il vuoto delle grotte,
    l’ignoto delle rotte, quel cenno
    per capire che diverremo detriti
    e polveri magiche da alveare.
     

  • 04 maggio alle ore 17:05
    Haiku

    Solo silenzio
    Sulle spiagge deserte
    E il cosmo gioisce

  • 03 maggio alle ore 19:47
    Quel che il Tempo

    Quel che il Tempo
    nel suo vagar astruso
    ancor non ha disperso
    è nell’alito di foglia
    al suo ramo abbarbicata
    È nel tremulo fil d’erba
    forte e radicato
    - Sull’ombra del bosco
    in ombra cola
    nube iridata -
    Il suo pianto s’intreccia
    al respiro del solco
    Evapora il fango l’odore
    del passo tuo andato
    Dal mio pianto confuso:
    lacrime di nube iridata.

  • 03 maggio alle ore 11:23
    Il tuo respiro

    Il tuo respiro
    è rimasto tra le pareti
    di casa mia
    Ora è il mio ossigeno
    prezioso

  • 03 maggio alle ore 9:22
    Eroi...

    Tutti eroi siamo
    sopravvissuti
    tutti eroi siamo
    diventati quasi
    per caso
    sfuggiti
    al destino
    al "mostro"
    vestiti da
    "detenuti"
    in semilibertà
    (per un'ora d'aria al mattino, di pomeriggio, sul balcone!)
    Tutti eroi siamo
    eppure
    qualcuno disse
    una volta
    "non è più tempo di eroi!"
    ma adesso 
    tutti eroi siamo
    nessuno più
    ormai è santo!
    Tutti eroi
    solo ed unicamente
    eroi...
    sopravvissuti
    diventati
    sfuggiti
    vestiti da "detenuti"
    ma siamo davvero 
    ancora vivi?
    Oppure siamo soltanto eroi?

    Taranto, 3 maggio 2020. 

  • 01 maggio alle ore 20:59
    Ed ansie colorai d’intense ingenuità

    Il tempo si fermò, non so per quanto,
    e vidi stelle dai contorni netti
    venirmi incontro e poi disporsi
    in riva al mare, a semicerchio.
     
    Non alba, non tramonto, solo luce
    versata tutt’intorno a rischiarare
    il microcosmo dove m’affannavo
    ormai convinto di non respirare.
     
    Guardai dentro me mentre l’onda
    andava a mescolarsi in mezzo agli astri,
    materia, acqua, miraggio in simbiosi
    a ricordarmi il sogno e la realtà.
     
    Tirai un gran sospiro di sollievo
    ed ansie colorai d’intense ingenuità
    inabissando i demoni accaniti 
    in quell’azzurro offerto agli occhi.
     
     
     
     
     
    *
    Anno di stesura 2014
     
     

  • 01 maggio alle ore 13:09
    Le stelle lo sanno chi siamo

    Esoteriche strade
    mi vengono incontro,
    sotto una pioggia
    che mi richiama con la sua eco
    verso un luogo da cui
    ho già fatto, una volta, ritorno.
    Una memoria
    che non è di questa vita,
    una memoria più remota
    mi si presenta indefinita.
    Vorrei conoscere le storie
    del mio tempo originario,
    vorrei essere cosciente
    nel mio inconscio ad altrove
    collegato.
    Esoterici modi
    per mantenere in vita
    quella parte di me assopita,
    che vuole il suo risveglio;
    il cielo porta con se
    il mistero celato del mondo
    e delle nostre dimenticate memorie,
    le stelle lo sanno chi siamo.