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Poesie

“Uno sguardo vergine sulla realtà: ecco ciò ch'io chiamo poesia”
Edoardo Sanguineti


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  • 30 settembre alle ore 11:12
    Quante volte?

    Quante volte
    ho visto lacrime lacere
    consunte sgorgare
    dagli occhi tuoi di seta
    confondersi
    sciogliersi poi
    nella pioggia?

    Quante volte
    ho visto quelle lacrime
    catturare
    la luce del mattino
    in inverno,
    farsi poi di ghiaccio?

    Quante volte
    ho visto quelle lacrime
    cenere diventare
    polvere sotto il sole
    d'agosto,
    mischiarsi poi al vento?

    Quante volte
    ho visto quelle lacrime
    asciugarsi,
    senza poter fare
    nulla!

  • 29 settembre alle ore 15:00
    Haiku n. 135 (sotto le rocce)

    sotto le rocce
    sostano le parole-
    scorre il fiume

  • 28 settembre alle ore 23:55
    Haiku

    La barca vuota
    Sulla spiaggia deserta
    Solitudine

  • 28 settembre alle ore 23:53
    Haiku

    S'adagia in spiaggia
    Dopo aver navigato
    La barca esausta

  • 28 settembre alle ore 17:58
    Oblio

    Senza rumore mi prese 
    mi trascinò con sé
    nel buio della notte
    sul suo collo ansante
    vidi la nebbia del mare e
    una foglia fendere l’aria
    vidi l’orrido volto
    delle mie paure 
    fondersi con i sogni:
    era l’alba
    in una lama di luce
    era volato via
    mi aveva lasciata
    senza un respiro 

  • 28 settembre alle ore 17:56
    Foedus

    solo tu o Mida-
    avaro tra gli avari
    oro te stesso

  • 28 settembre alle ore 6:31
    Kinky, ragazza (carina) del reggae

    Oh Kinky, ooh baby
    t'ho seguita tutta notte
    ieri [notte], sotto
    la luna strisciante
    e una strana
    fottuta
    pioggia rossa
    che veniva giù
    a frotte...
    (in) seguirti non fu
    vano:
    mi portasti
    tu, come fossi
    il più astuto
    degli incantatori
    di taipan,
    da una musica
    assai strana
    soave e strana,
    magicamente soave
    forte e nuova:
    mi portasti dalla tua
    musica, dal tuo reggae;
    m'hai condotto da lei
    da ciò che volevo
    era quello che ci voleva,
    baby:
    oh sì, è la musica
    perfetta...
    questa
    è la musica del ritmo,
    del ritmo dei cuori
    (è) la musica
    che all'unisono batte
    col loro ritmo
    inebriante soave
    e và, forte và
    per il mondo;
    è la musica
    dei cuori forti
    e puri,
    dei cuori puri
    e impavidi;
    è la musica
    (lei)
    della libertà
    e delle strade,
    della libertà
    delle strade!
    Grazie Kinky,
    ragazza (carina) del reggae:
    per avermi portato da lei!

    Taranto, 27 agosto 2014.

  • 27 settembre alle ore 20:03
    Dolore

    GOCCE DI DOLORE SCENDONO LENTAMENTE ATTRAVERSO LA CLESSIDRA DEL TEMPO.
    UN DOLORE COSI' FORTE DA SPEZZARE LA TUA ANIMA.
    UN AMORE CHE NON HA PIU' MOTIVO DI ESISTERE, PERCHE' IL DOLORE LO HA PORTATO VIA.
    LUNGO LE PARETI DI UN SOGNO INFRANTO, SCIVOLA PIANO L'ULTIMO, LIEVE, PENSIERO D'AMORE.
    RIDOTTA AL SILENZIO DAL TUO SILENZIO, MI ALLONTANO SENZA PIU' VOLTARMI INDIETRO...

  • 27 settembre alle ore 19:37
    Per un momento

    L'audacia di un amore
    dentro un tempo definito,
    l'audacia di un sorriso
    dopo il veleno ricevuto.
    L'audacia di rincorrere
    un sogno caduto
    in fondo ad un pozzo,
    l'audacia di percorrere
    la tua storia a ritroso,
    mentre dal cielo
    arriva una voce
    per tutti i tuoi silenzi,
    mentre le catene
    del giorno
    si spezzano nelle notti,
    e libero avrai,
    per un momento,
    toccato della vita
    il segreto.

  • 27 settembre alle ore 12:43
    Sognai le stelle

    Quante orme!
     
    Poi, m’inginocchiai
    sull’ultimo centimetro d’asciutto
    per catturare la curva dell’onda.
     
    Quanti sogni!
     
    Invece, scarabocchiai
    il primo tratto di futuro
    immaginando l’uomo che non ero.
     
    Quanta vita!
     
    Così, m’addormentai
    al suono falso di sirena stramba
    per scopiazzare Ulisse ed altri eroi.
     
    Quanta gloria!
     
    In verità, sognai le stelle,
    le stesse sopra la mia testa,
    e contemplai la notte danzatrice.
     
    Quanti passi!
     
    Ballava sulla pista dei miei anni,
    apriva i suoi chiarori allo scirocco
    ma non a me che li aspettavo.
     
     
     
     
     
     
     
     
     
    *
    Aurelio Zucchi – 2002
    Tratta da “Appena finirà di piovere” (Global Press Italia 06/2010)
    Poesia pubblicata sul mensile di cultura IL SAGGIO (01/2008)
    Poesia pubblicata nell’Antologia “Alberoandronico” I Ed.
     

  • 26 settembre alle ore 16:33
    Cercando te

    Ho smesso di cercare i tuoi occhi
    in qualcuno che non sei tu.

    È stata una lunga ricerca
    una fievole speranza.

    Il cuore è rimasto vuoto, così come le mani.
    Senza te non c'è respiro.

    Il buio mi avvolge
    ma il tuo sguardo è dentro di me.

    Sebbene non riesca a trovarlo in nessun altro,
    il suo calore mi scalderà sempre.

  • 26 settembre alle ore 14:49
    Siamo

    Siamo come vorremmo?

    E' una domanda facile
    banale in apparenza
    eppure fa pensare.

    Siamo sempre diversi
    pur sentendoci uguali
    dovendo raccontarci.

    Specchio ci sono gli altri
    e i giri dei nostri anni
    di corsa o a lenti passi.

    Quelli che siamo in fondo
    noi ce lo meritiamo.

     

  • 26 settembre alle ore 14:40
    Semprevisa

    Passo dopo passo
    viandante d' anima e pietra,
    guadagno la tua cima
    di cielo intrisa.
    E la bruma e i faggi
    compagni di viaggio,
    lungo il sentiero
    intrecciano alloro
    mentre sorgi, Semprevisa,
    per raccontarmi chi sono.
    Una promessa di pace
    tra dio e gli uomini
    tra i nembi e il vento
    governa le ali di questo Tempo.
    Da quassu' finalmente
    guardo in faccia al mio cuore,
    su questa croce
    incido l'eco del mare.
    Rispondi alla sera
    quando verra' a chiederti
    delle mie impronte
    che ero solo il frutto
    di un' acerba primavera,
     l' impercettibile respiro
    di una poesia
    che ancora dorme.

  • 25 settembre alle ore 12:46
    Sono l'apparire del mio destino

    Mi spiaccio dello spirito drammatico che emana il mio scrivere e del suo sopportare tutto quello che accade intorno e dentro il mio vivere E mi s'incolla addosso come una seconda pelle un vestito di tormenti confezionato su misura perplesso e scolorito che rimane appiccicato a imperturbabile memoria E così spiego il mio essere solitario nel giganteggiar dei pensieri lontano da chi sentendomi suo malgrado diverso si autoesclude respingendo ogni sapere e arrancando nel vuoto che lo circonda . Cesare Moceo poeta di Cefalù Destrierodoc @ Tutti i diritti riservati

  • 25 settembre alle ore 12:45
    Vorrei essere uno struzzo

    Cerco parole dignitose per spiegare a me stesso ciò che circonda il mio fare la merda che calpesto ogni giorno e che fra non molto raccoglierò a mani nude E già ne sento nitido il lezzo che si sparge nell'aria invasa da sciami di zanzare pronte a succhiare il sangue di color che incontran per la strada Vorrei essere uno struzzo scombinato e caloroso e nascondere la testa sotto terra cieco nella mia follia bucolica che diviene il mio orgoglio il mio momento di normalità E così spira bufere di passioni il mio vivere adducendo forte ogni emozione nel cuore piangente mentre la mente gode sorretta dalla ragione e l'anima percossa e impotente sopporta i più acuti affanni e le sue lacrime scorrono invano Cesare Moceo poeta di Cefalù Destrierodoc @ Tutti i diritti riservati

  • 25 settembre alle ore 12:44
    E così ho provato la mia innocenza

    EUREKA...voglio condividere con tutti Voi la mia felicità...È arrivato l'esito dell'esame istologico...niente chemioterapia niente radioterapia...solo ORMONOTERAPIA...Anche per stavolta San Pietro m'ha assolto e rimandato a casa...perchè il fatto non costituisce reato <3 <3 <3 E così ho provato la mia innocenza Ho cercato e trovato altre frontiere dove il silenzio possa accompagnarmi ai miei rifugi per ricominciare a "essere" Incanto visto dal cuore con la purezza della felicità a "maltrattare" quel silenzio radici amare che mi porto appresso senza alcun desiderio d'oppressione E ora finalmente potrò riprendermi il mio tempo per passeggiare all'interno dei luoghi della mia semplicitá . Cesare Moceo poeta di Cefalù [email protected] Tutti i diritti riservati

  • 25 settembre alle ore 12:42
    Al di qua del mare

    Ringrazio ogni dì il mio Angelo custode e i miei occhi che mi fan vedere ancora i resti ben conservati di me e della mia interiorità dentro cui vado peregrino a raccogliere la vera essenza del mio vivere E apprezzo le emozioni in mezzo alle quali mi muovo a far confluire in un'unica speranza i loro rivoli e farmi capire ogni cosa che vale rintanarmi nella rettitudine a dar il giusto valore all'onore e fondere in questa mia passione le sensazioni che invadono l'anima ...almeno finché potrò... . Cesare Moceo poeta di Cefalù destrierodoc @ Tutti i diritti riservati

  • 25 settembre alle ore 12:41
    Ho pianto tanto

    Passato tu che torni rigido e dispotico a impormi con fretta d'ignorare i sentimenti buio e silente con i tuoi modi secchi e rabbiosi a suonare continue sirene d'allarme che evocano l'Inferno insinuando in me fermo immobile nelle mie sabbie mobili la sospetta certezza d'essere la causa dei miei mali ti prego abbandona i miei oggi Resta relegato nei tuoi ieri nel tuo mondo nemico e ostile e lascia che io m'inventi ancor coccolato e protetto dalle mie passioni un qualsiasi presente per sopravvivere . Cesare Moceo poeta di Cefalù Destrierodoc @ Tutti i diritti riservati

  • 25 settembre alle ore 12:40
    Conflitti senza fine

    Mi ritrovo stritolato tra i divieti imposti dai miei doveri morali e che trattengono nell'asfissia il mio respiro, fino a emarginarlo come scomodo e incompreso. Mi ritrovo perplesso a interrogare questo mistero, tacendo volutamente sulle folate di cenere che sporcano i miei pensieri, e mi punge il bisogno del sapere, addolcito solo dalle delizie di questo stesso desiderio, che m'impedisce d'obliarmi, fino all'esaurimento di quel piacere dove malizie soffuse scintillano, ancora pronte ad accendere certi estatici atteggiamenti che lasciano umiliate la mente e l'anima . Cesare Moceo poeta di Cefalù Destrierodoc @ Tutti i diritti riservati

  • 25 settembre alle ore 12:39
    Un libro... il mio pane quotidiano

    Tratti non ereditati mi distinguono marchiando le emozioni d'incanto che dimorano nella mia anima Resto chiuso nella mia diversità che mi fa preferire e amare il dolce silenzio che emana un libro la sua quiete turbata solamente dal mio sfogliare pagina dopo pagina a esaltare facendomene godere l'efficacia lo scorrer dei pensieri e le loro melodie Momenti sfrontati che appartengono solo a me usati e abusati a riempirmi di piacere . Cesare Moceo poeta di Cefalù Destrierodoc @ Tutti i diritti riservati

  • 25 settembre alle ore 12:37
    Io...signor Nessuno

    Facile sarebbe smettere i vestiti della bontà e indossare nere volontà che si avvolgano all'anima Ma a che pro ? Io non sono un Everest nella mia vita mi guardo indietro a ripercorrere i miei sessantasei anni e rivedo ogni giorno di essi quando costruivo mattone su mattone il mio vissuto senza compromessi di cui andare fiero Eppure sono nato povero di tasca ma non di mente con l'emotività che ha permeato la mia intelligenza E stramazzano oggi nell'anima flebili raggi di sole a penetrare la penombra dei tormenti trascinando dietro di sé minute pallide emozioni che si mescolano tra loro nel destino infame di illudermi mentre vortici di venti gelidi s'aggirano con entusiastico fervore in quell'angusto spazio mortale alternati a calde saette in un miscuglio il cui terribile impeto erompe nella delusione e nella follia dando peso e grande valore agli altari fumanti del mio esser Nulla . Cesare Moceo poeta di Cefalù Destrierodoc @ Tutti i diritti riservati

  • 25 settembre alle ore 12:36
    Le onorificenze del corpo

    E adesso devo imparare a convivere con questa nuova cicatrice nel mio seno straziato ancora una medaglia da conservare gelosamente aggiunta assieme alle altre del petto del cuore delle gambe a farla diventare quasi un'altra fiera compagna di vita Non voglio nè posso fingere o mentire a me stesso di questa muta violenza che accompagna il mio corpo accettandola in questa specie di patto silenzioso e segreto stipulato con la mente E me ne vado in giro sfoggiando la mia anima sana asciutta e allegra sempre pronta al sorriso a permeare e intonacare di vita le mura ermetiche erette tra la mia interiorità dolce e orgogliosa e lo scetticismo roboante del mondo . Cesare Moceo poeta di Cefalù Destrierodoc @ Tutti i diritti riservati

  • 25 settembre alle ore 12:35
    L'orgoglio di un pregio

    Rivedo il vivere sotto la luce della mia nuova realtà che fa vibrare le corde dell'anima tanto intensamente da mandarmi in apnea E accarezzo con orgoglio il "superpregio" che sento in me che per altri benpensanti potrebbe essere un difetto di far rifiorire col sorriso la vita mia e quella di chi ha sofferto con me E abbraccio e bacio la mia dote stringendola forte al cuore assieme ai fremiti e le emozioni che emanano i suoi battiti negli effluvi che avvolgono i sogni fregandomene del futuro "uggioso" e dei sorrisi di circostanza . Cesare Moceo poeta di Cefalù Destrierodoc @ Tutti i diritti riservati

  • 25 settembre alle ore 12:34
    Grida d'avvertimento

    Emozioni fuggite dai cassetti dei pensieri rodono di bile le passioni e mandano al macero verbi d'insofferenza che guarniscono certi discorsi d'incoerenza arenati negli ampi seni delle delusioni e che han dato ritmo di diversità ai momenti vissuti a lume di candela nelle intese imperfette tra la voglia di vita e il desiderio d'eroismo sensazioni a invocare versi diversi che i coraggiosi non hanno mai conosciuto E vecchie e decadenti passioni nel loro desiderio di rinascita cercano tra gli anfratti della mente nidi vaganti a dar rifugio alle poche elette emozioni intente a guadare fiumi senza ponti e intrecciare fili di lino con cui tessere camicie nuziali all'anima nel suo sposalizio con i tormenti . Cesare Moceo poeta di Cefalù Destrierodoc @ Tutti i diritti riservati

  • 25 settembre alle ore 12:33
    I fiori di agave, una vela, il mare, il cielo

    Sono gli attimi vissuti insieme a riempire i giorni sono i piccoli gesti d'amore a far la differenza tra loro tenui momenti che regalano trepidazioni intense a far lacrimare gli occhi Dolci stille che bagnano le guance solcano il viso fino alle tumide labbra a dissetare il cuore E ringrazio l'Altissimo per certe sensibilità immense anime che apprezzano e ringraziano per quello che la vita ci offre visioni poetiche che hanno il sapore forte della passione e come fuoco che brucia si espandono dentro nutrendo emozioni che tolgono il respiro e confondono la mente, alimentando la libertà di spiccare il volo nell'immenso cielo... dei sogni. . Cesare Moceo poeta di Cefalù Destrierodoc @ Tutti i diritti riservati