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Poesie

“Uno sguardo vergine sulla realtà: ecco ciò ch'io chiamo poesia”
Edoardo Sanguineti


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  • 15 gennaio alle ore 13:53
    Arancio e blu

    intarsio d’arancio in blu
    un gioco torna di vuote fontane 
    e a capire che nodo sia 
    questo scolpire
    minuzioso, fine a se stesso

  • 15 gennaio alle ore 12:28
    No fear

    Sleep where there is no fear
    Keep all there is to hear
    When silences are storms
    And rumours are stones
    Crashing against your mind
    Destroying everything is there to find
    Believe none that is not near
    When to the heart it is so clear
    The senses do not hide
    What you feel shall be your pride
    Heightened moments
    Remembered times
    Where all is left
    Is those lonely chimes
    Shedding tears
    Are your sole spear
    To combat the fear
    Where you can’t hear
    See it through
    And you’ll be near
    All there is for you to clear
    In your head like your soul
    The heart tries hard
    To keep it real
    That thought you had
    Is always dear
    No one else will be so near
    Where only you 
    Can feel the tear
    All that fear can no longer hear
    The heart can’t fear
    What it can’t be near. 

    Carlo

  • 14 gennaio alle ore 20:26
    Cosa siamo, perché viviamo ?

    Quante sensazioni evoca in me la mia solitudine e quante me ne nasconde Ascolto nell'esternare il piacere della mia pace il rotolare felice delle onde che s'infrangono e si spengono ad abbracciare il "nulla" che trovan sulla spiaggia deserta Allo stesso modo i miei sogni d'un tempo si sono infranti e spenti nelle speranze disfatte dei silenti rumori di lacrime sospese in cuori inariditi al ritmo dell'abisso delle passioni E quante emozioni ho dovuto perdere in ciò che ho amato e in chi si è illuso e mi ha illuso d'amarmi Chissà se chiediamo mai alla nostra mente e al cuore che cosa siamo e perchè viviamo . Cesare Moceo

  • 14 gennaio alle ore 18:10
    Dov'io l'estremo

    Pianura distesa
    ti sono
    perché mi scivoli
    senza fine a posarti
    dov’io l’estremo,
    quel canto senza parole.
    Un calice d’asola
    a fasciarti dall’orlo,
    e giù una pervinca 
    d’impronte d’acqua
    persa, riversa.

  • 14 gennaio alle ore 16:26
    2019 Acrostico

    Dona a tutti
    Umanità e amore
    Evitando le incomprensioni
    Mitigando i contrasti
    Ispirando carità
    Laddove chi ha bisogno
    Amore richiede,
    Dolcemente 
    Incoraggiando a dare
    Calore e sostegno
    Innanzi alle brutture
    Ancorate nel mondo,
    Nuvole di indifferenza
    Nascoste nei cuori
    Ora siano svanite
    Vinte dall'accoglienza
    Egida di umanità.

  • 14 gennaio alle ore 14:30
    Anime inquiete

    Trascorro ore senza nesso passeggiando solitario sulla riva del mio mare a piedi scalzi proprio laddove l'acqua accarezza la sabbia E brividi di fresco m'attraversano d'un tratto a quel contatto e al mio riflettere su quanti e quali pensieri avran fatto vivere gli uomini a quali e quante emozioni può aver rinunciato questa umanità per continuare a esistere E respiro profondo i fiati di tutte le anime inquiete ascoltate da questo mare che come me hanno passeggiato nel tempo su questa riva baciata di vita . Cesare Moceo poeta di Cefalù Destrierodoc @ Tutti i diritti riservati

  • 14 gennaio alle ore 14:29
    Vorrei essere altro

    A volte la notte dopo il lavoro me ne stavo appoggiato ai miei ricordi immerso in quell'eterno chiaror di luna a osservarmi nel passato E mi prendeva la mente d'attimi di nostalgia ancora in sintonia con l'essenza dei miei desideri a permearmi l'anima di torture e d'angosce Mi manca adesso di potermi ancora incontrare con certi visi sognati calpestare i miei sentieri del cuore da sempre alberati respirare a pieni polmoni quell'aria pulita d'ingenua sincerità di cui sentivo l'eco nella mia intimità plagiata dai pensieri . Cesare Moceo poeta di Cefalù Destrierodoc @ Tutti i diritti riservati

  • 14 gennaio alle ore 14:29
    Senza inciampi

    Salgo(e scendo)ogni dì le scale del vivere tra impulsi repressi e trasalimenti di tenerezze aridità e inondazioni d'emozioni e di rimpianto per aver dissuaso spesso la bocca svilita dalle labbra ferite d'amore nel rimorso che fa stridere i denti da quel che sentiva di dire E semino promesse d'avvenire musiche d'amore per il mio presente con l'interiorità che mi spinge a cercare fuori cio che ho celato dentro di me senza dissolvermi nel mio passato ma immergendomi là per d'ereditare da me stesso...il mio futuro . Cesare Moceo poeta di Cefalù Destrierodoc @ Tutti i diritti riservati

  • 14 gennaio alle ore 14:28
    One way ticket

    Sforzarsi d'esser nuovi ad ogni alba che sorge ricucire la verginità ai pensieri stuprati e colorarli di rosa nei domani di alte speranze Restare invitte anime pulite pur elevate al piacere da ripide salite e ancorate con luci e ombre a nostalgie tutt'ora incognite che cercano un senso nelle immani passeggiate sulla riva solitaria del dire E acquistare al mercato degli affetti dei biglietti di sola andata da regalare alla vita . Cesare Moceo poeta di Cefalù Destrierodoc @ Tutti i diritti riservati

  • 14 gennaio alle ore 14:27
    72 ore di solitudine

    A tutti i componenti il gruppo de "I Rumori dell'Anima"...l'orgoglio ancor più marcato d'appartenere a questo gruppo... E abbiam superato la prova di rimaner anime sole una sorta di collaudo della solitudine dove il tempo é stato despota assoluto nello scoccar delle sue ore nel suo donar ai nostri cuori il soffrir la lontananza e consultar le intenzioni nel fremito dei pensieri a dirsi tra loro quanto si mancano nel piacere di risollevarsi il morale e evocare alle menti immagini d'amori che si danno alla macchia Tre giorni a ricordar squarci di Cielo azzurro silenti giudizi consapevoli d'isolamento nel loro viver prudenti e sensati E pazienti per il bene di Lei . Cesare Moceo poeta di Cefalù Destrierodoc @ Tutti i diritti riservati

  • 14 gennaio alle ore 14:26
    Vetuste onde

    Se ne vanno gli anni se ne va la vita tra respiri e sospiri e fardelli portati e sopportati Se ne vanno i pensieri a chiuder finestre con il loro valore oramai ridotto a cumuli di sogni Cammino agli argini del mio divenire a comunicare al mondo di volersi bene al ricordo di vite rubate da un nulla interiore col sole spento a poppa che dentro di me diviene tristezza Sollevo la testa dal foglio su cui scrivo e guardo lontano ai mali della vita a onde vetuste nella mia malattia di esserne cosciente . Cesare Moceo poeta di Cefalù Destrierodoc @ Tutti i diritti riservati

  • 14 gennaio alle ore 14:25
    Le mie giuste virtù

    Coltivo come mie prime virtù la lealtà e il coraggio nell'insegnamento giusto mescolato alla fame patita dall'anima ricevuto per strada nell'epopea della ribellione interiore vissuta senza alcun Dio personale Anni meravigliosi e drammatici lanterne illuminate nelle quali ho voluto rimanere me stesso con lo spirito di mettermi sempre in gioco accettandomi nella mia diversità nella rabbia e la voglia di cambiare il mondo entusiasmi che voglio donare adesso in eredità creazioni di sensi che prima di ricevere critiche dovrebbero essere accettati e capiti . Cesare Moceo poeta di Cefalù Destrierodoc @ Tutti i diritti riservati

  • 14 gennaio alle ore 12:30
    Il cinema del vento

    Mentre leggi, la luce da sinistra
    si scontra lì negli occhi e s'apre a quella
    che scende dal soffitto in diagonale,
     
    disegna a destra una finestra ovale
    che ti proietta il cinema del vento.
    L'inverno sulle foglie, i rami sciolti
     
    e le cadenze d'un meriggio lento
    all'ombra di torture, come volti
    di nostri torti e densità di palpiti
     
    di morti, stracci vivi e una parola
    che danza al tuo singhiozzo. Gira un mestolo
    per dilavare il grumo secco in gola. 

  • 13 gennaio alle ore 23:08
    Una carezza della quiete

     
    Poi che la luna indossò una nube,
    rimase il mare a fargli compagnia
    ed acqua vide maltrattare l’acqua
    con l’alba urgente e assai lontana.
     
    Levò da riva la barca dei suoi sogni,
    la incastrò nel ventre di una duna
    e contro vento, contro sé e tutto
    la ripulì dell’ultima infezione.
     
    Lavò il cuore nel cono di lampara
    per darlo in pasto ad una nuova era
    e contro pioggia, contro sé e tutto
    lo ripulì dell’ultima catarsi.
     
    Guardò la notte a filo d’una lama,
    smorzò ferite a lungo trascurate,
    a certi unguenti la cipria mescolò
    e finalmente il nuovo giorno scorse.
     
    Si domandò se fosse stata colpa
    di quella scarsa luce che l’invase,
    se basta una carezza della quiete
    per accettarsi, tutto, a tutti i costi…
     
     
     
     
    *
    Anno di stesura 2010
    (Poesia pubblicata sul mensile “Il Saggio” 12/2010)
     
     

  • 13 gennaio alle ore 21:49
    Frammento 25

    Non
    andare
    via. 

    Non ora 
    Mai!

  • 13 gennaio alle ore 9:03
    Già lieve il sonno

    Nel freddo immobile
    una vena arrossata si conficca
    come l’occhio selvatico del tempo
    da stanze senza porte.
    Lampo remoto
    la mente fa un volo nel vuoto
    dove no, non è stata
    ancora concepita. Ma sfiorata
    da mano che l’ha accesa  
    notte di nube
    macchia - buco - bagliore
    dove è già lieve il sonno
    al fuoco che vi allaga
    miracolosamente
    abbraccio.
     

  • 13 gennaio alle ore 1:49
    Non ditemi niente

    In questo buio che fuori non esco,
    che pioggia incessante lo governa,
    che vento da Nord tutto ghiaccia,
    inclusa luna mezza e ardita,
     
    vorrò sognare come da bambino,
    nascosto nella trapunta azzurra,
    la pelle a spianar la buona lana,
    le mani giunte a toccar la gota.
     
    Il fiato, addosso alle lenzuola,
    al suo ritorno m’arderà la testa
    e per un po’ mi sentirò più vivo
    sentendo battiti dimenticati.
     
    Non ditemi niente, per cortesia,
    che sono strano o chissà che cosa,
    che domani è ancora martedì,
    che la città bagnata non si ferma.
     
    Non svegliatemi se sorriderò
    a prìncipi dai colori sgargianti,
    a fate coi cappelli delle fate,
    a giostre che non si fermano mai.
     
    E, soprattutto, state immobili
    se arriverò a toccare il mare,
    a mescolarlo coi ricordi miei
    e a berlo fino ad ubriacarmi.
     
    Vi prego, non fate altro rumore
    che non sia il passo della notte,
    specie quando incontrerò mia madre
    per dirle che non vorrei svegliarmi.
     
     
     
     
     
    *
    Anno di stesura 2007
    Tratta da “Appena finirà di piovere” (Global Press Italia 06/2010)
    Testo pubblicato sul Mensile Il Saggio (01/2009)

  • 12 gennaio alle ore 9:53
    Chiedo la pace...sensazioni e coscienza

    Accordo i pensieri in attesa della passione compagna temperante dell'amore a decidere quale intensa morbosità dovrà accompagnare oggi le mie ore Soffro essendo cosciente delle mie sofferenze ancor più dell'esser soffrente per aver preso coscienza di quest'emotività da brivido Vivo da sempre questo dilemma nell'esigenza d'averlo per accontentare la mia anima e la sua eco di tormenti nel mio sentirmi sempre un petalo ingiallito staccato dal vento e caduto in mezzo a foglie già rinsecchite dal tempo che piangono inermi il loro stato Così in questa mia felicità frastornato da sensazioni e dolori chiedo la pace... dissipando le mie rinunce . Cesare Moceo poeta di Cefalù Destrierodoc @ Tutti i diritti riservati

  • 12 gennaio alle ore 9:51
    Felicissima notte

    Nell'immensita della notte vasti orizzonti di sogni affollano talmente la mente da poterli disegnare su fogli d'anima asfaltati con sanpietrini ordinari emozioni a inventare notti di festa e suscitare brillii di rime Là m'accorgo da me quanta poca cosa sono io ad aspettare ancora i tramonti e le albe nel susseguirsi di tenebre e luci ponti naturali tra i sogni e la realtà . Cesare Moceo poeta di Cefalù Destrierodoc @ Tutti i diritti riservati

  • Appisolato al rumore del mare e al suo scroscìo che frusta i vetri della finestra senza persiane m'imbarco in sogni di villeggiature immaginarie linfe di vita a provocarmi il dolore che giro a Voi con il mio dire Voli pindarici su nel cielo passeggiate nell'etere le poesie che leggo in quell'andare fin'anche il mio e l'altrui comportamento tutto resta impresso nella memoria a donarmi illusioni e tremori come fosse il conforto di un mondo che mi nega E la tristezza di ricordare diviene rimpianto tanto gelido da bruciare del suo essere irreale . Cesare Moceo poeta di Cefalù Destrierodoc @ Tutti i diritti riservati

  • 11 gennaio alle ore 15:28
    Scuro dolce vuoto

    Il mio guardare d’inverno
    goccia nel silenzio,
    nitido il vuoto che fa vita
    senza trama di troppe meraviglie.
    Ora è curvare le vetrate, 
    è la piuma nera sopra il ghiaccio. 
    Se s'impiglia in una buca, 
    muoio.

  • 11 gennaio alle ore 15:08
    Perché non io?

    Perché non io
    sotto il lenzuolo gonfio
    d'osceno, offeso sangue?
    Perché non io
    martirio d'asfalto
    in polvere d'alba?
    Perché non io
    nel cielo liso
    di marmo, senza scampo?
    Perché non io
    spiffero del mondo
    e preda del caso?
    Perché non io
    nel marcio dell'inferno
    di sole putrefatto?
    Perché non io
    in quelle lacrime di ghiaccio
    e solitudine.
     

     
    Dedicata al clochard Nereo Gino Murari, travolto e ucciso da un pirata della strada all'alba del 7 gennaio 19 a Roma su Corso d'Italia

  • 11 gennaio alle ore 12:36
    Scavai nel cielo

    Inginocchiato ai sogni da bambino
    scavai nel cielo senza darmi tregua,
    sicuro prima o dopo di scovare
    l’inizio di quel raggio che non vedo.
     
    Mi piacque demolir fosche figure
    formate dalle nuvole in cammino,
    figure a guisa dei dannati ghigni
    che già all’avvio spezzano il sospiro.
     
    Fu poi la volta della pioggia nera,
    di quella che di netto disunisce
    il vezzo di guardar lassù, in alto,
    con la speranza di vedere il sole.
     
    Toccai la ruggine degli uomini
    che mai la diluiscono giù in terra
    e, al contrario, l’affidano al futuro
    per conservarla nell’aria maledetta.
     
    Scavai nel cielo anche da grande,
    armato più di quando ero fanciullo,
    ma a malavoglia presi buona nota
    che nulla nell’aria era cambiato.
     
    Ero mutato io, l’uomo dei sogni,
    che del bambino non ho più la stoffa,
    pietrificato nella certezza stolta
    di alterare il mio assegnato fato.
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
    *
    Anno di stesura 2007
    Tratta da “Appena finirà di piovere” (Global Press Italia 06/2010) – Mensile Il Saggio 09/2017 - Premio Alda Merini al XXI Concorso Il Saggio

  • 11 gennaio alle ore 11:52
    La felicità

    E pensare che d’essa  t’accorgi
    lì, nel rimpianto, sì,  quando ormai
    indossato  l’abito più bello  svolta  e se ne va.
    Vorremmo, evidentemente,  che fosse immenso il rumore
    del suo palesarsi, invece,  spesso la delusione
    è tanta.
     Crediamo di non viverla,
    abbiamo  sensi spesso offuscati,
    ottusi , insensibili alla meraviglia del semplice.
     
    Inconsapevoli felici!
     
    Se sol  mi fossi lasciato andare…
    Se sol avessi la noia  abbandonato …
    Se sol avessi cercato d’evitare il dolore…
    Dimenticare, immaginare , sognare
    e  poi scoprire  nel cuore di chi ti ama
    la vera felicità e condividerla.
    Allora io …son felice.

    Luciano Capaldo

    ***Sii il miglior giudice della tua stessa felicità. (Jane Austen)***

     

  • 11 gennaio alle ore 11:36
    Sii umile

    "Sii umile al mio cospetto e io lo sarò anche con te"(Cesare Moceo) Mi porto dietro i dubbi che plasmano le mie emozioni vestendole di prodigi e d'intralcio E rimango ancora qui con lo sguardo a liberarmi la mente e il sorriso nel pensare a quanti si dicono immuni da peccati sparlando di me e degli artisti e nascondendo il loro dire con la falsa tenerezza di chi accarezza la guancia di un bambino pronto a dargli uno schiaffo . Cesare Moceo poeta di Cefalù Destrierodoc @ Tutti i diritti riservati