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Poesie

“Uno sguardo vergine sulla realtà: ecco ciò ch'io chiamo poesia”
Edoardo Sanguineti


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  • 07 novembre alle ore 11:33
    Il parlare dei muri riflessi

    Che destino avra mai il mio dire mi chiedo nella paura di perdere le mie memorie Momenti d'inquietudine m'assalgono sensazioni che partono dal cuore a farmi sentire senza dimora senza un futuro dove poter conservare il mio vissuto Io che mi sento legato alle mie radici mi domando alla luce di quei muri riflessi dove ciechi han guidato altri ciechi a che cosa sta servendo il mio scrivere ...e mi punisco con l'ira che quel pensare impone alla mia anima . Cesare Moceo poeta destrierodoc @ Tutti i diritti riservati

  • 06 novembre alle ore 22:00
    Adesso sò

    Adesso sò!
    Non ho più paura
    adesso della morte: lei è mia sorella,
    adesso; è soltanto una parola bisillaba
    ma è mia sorella
    adesso, è la sorella che non ha avuto madre lei.

    Però è mia madre lei, è mio padre [lei],
    è mio fratello [lei],
    è tutti voi, è tutti noi:
    siamo tutti noi che moriamo, siete tutti voi che morite.

    Adesso sò
    adesso sò cos'è la morte:
    è mia madre distesa sul lastricato
    duro di marmo all'obitorio,
    è mio padre disteso
    freddo sul lastricato 
    di marmo all'obitorio: tutti uguali
    lassù, in balia delle stelle.

    Adesso sò: non ho più paura io della morte!

    Taranto, 9 aprile 2018.

  • 06 novembre alle ore 14:18
    Migrazione

    Luce sulla pelle
    migrazione
    la tua orma, la mia ombra

  • 06 novembre alle ore 13:04
    La Madonna della Pace

    Sento ancora nell'anima il piacere del vivere al percorrer distante con il lento andare degli occhi quest'orizzonte bello e infinito nell'aria tersa del sole lucente che altri occhi e altri cuori piú non apprezzano E voglio dir a me e al mondo il mio soffrire in quel guardare al di lá del mio vedere e oltre il mio pensare da pensionato perdigiorno Non ho piú lacrime da aggiungere al mio capire le aspre vie non più brillanti e disinvolte impervie e lastricate di ripugnanze a gettare veli d'ombre sul suo ardire che la Madonna della Pace incontra nel suo pellegrinar nell'anime

  • 06 novembre alle ore 13:02
    Il mio sortire

    Rimango spesso nei mattini assolati di questo novembre fermo sulla battigia rivolto al futuro così qualche minuto semplicemente per guardare da vicino i sentieri che s'inerpicano sui giorni in piedi con gli occhi sull'orizzonte ad aspettare che succeda qualcosa E m'accorgo d'aspettare con ansia la mia libertá con l'inquietudine a dire al mio cuore che forse il tempo si era fermato in quella strana angoscia e che era ancora lontano il mio sortire

  • 06 novembre alle ore 13:00
    Le civette cantano anche di giorno

    Continuo ancora a fare anticamera nella vita a aspettare il sole che sorge e scaldarmi ai suoi flebili raggi mentre tutt'intorno scorre implacabile il tempo a cui non importa più nulla di me Seduto sulle mie strane fantasie a immaginare come sará il futuro nei suoi domani inebetiti mi guardo intorno con gli occhi inquieti e i pensieri a indugiare lontani diffidente nel vedere ognuno immerso nel suo fare quotidiano incurante del mistero che lo aspetta E rimaniamo tutti assiepati dentro i nostri affanni raccolti a disperder la vita a esser sorgente d'odio l'un l'altro a augurarci disgrazie e sgomenti Oh cieca Umanitá hai giá scordato i recenti tormenti e i cuori che li hanno patiti i lunghi giorni di caldo asfissiante e le fredde notti al gelo pungente ? . Cesare Moceo poeta destrirodoc @ Tutti i diritti riservati

  • 06 novembre alle ore 12:58
    Notte insonne

    Profondi solchi scavati dal vivere delineano piú bei ricordi emozioni d'infanzia migliori anni d'una vita intensa a raccontare la mia storia impregnata di povertá splendida e sontuosa Costretto a desistere dal mio pensare vivo obbligato a riesumare Palpita il cuore al richiamo dei patimenti e l'anima obbediente muove qualcosa in me . Cesare Moceo poeta destrierodoc @ Tutti i diritti riservati

  • 06 novembre alle ore 11:28

    La vera libertà è quella che ti fa respirare a pieno chi sei e ti permette di donarlo agli altri, senza paure perché sei fiero di chi sei. La vera libertà sta nell'avere errori alle spalle, ma una coscienza pulita per averli sempre riconosciuti e mai negati. La vera libertà è non dover imporre restrizioni al proprio "Essere" e quando di fronte hai qualcuno che ritiene il tuo "Essere" sbagliato, sappi che in realtà il vero sbaglio è restare vicino a colui che non apprezza chi sei veramente. La vera libertà è quando puoi alzare le braccia al cielo, sorridere fiero e dire: "Eccomi... Io sono questo"!

  • 06 novembre alle ore 10:04
    E Voi

    E Voi che con pazienza leggete le puerilitá con le quali frastuono il vostro vivere dico a Voi che vivete tra le ansie senza capirlo spero che m'assolviate di questo peccato di questa malattia che pervade la mia anima e da cui non so guarire Anche se alle vostre menti dovessi dare argomenti di derisione sappiate che non ho vergogna di essere quel che sono E Vi ringrazio lo stesso poiché siete proprio Voi e senza alcun rimpianto il motivo dei miei vaneggiamenti . Cesare Moceo poeta destrierodoc @ Tutti i diritti riservati Foto di Carmen Murgia

  • 06 novembre alle ore 10:02
    Nuova notte, vecchie ore

    E sono ancora qui in questa nuova notte dentro il mio vecchio stare a guardarmi attorno con le angustie a rimbeccarsi prese da forsenni e rabbie davanti agli occhi miei e il cuore che batte i suoi ritmi preferiti Tormenti d'esperienza che s'infilzano tra loro pronti a far la differenza a danzare sulla melodia di quei battiti incalzanti e ergersi in un intrico di spine pungenti a far bivaccare ancora in queste vecchie ore le afflizioni e i dolori . Cesare Moceo poeta destrierodoc @ Tutti i diritti riservati

  • 06 novembre alle ore 9:59
    Uomo, cosa sei diventato

    Divorati dalle angoscie non sappiamo più chi condannare e ancor di più chi assolvere perché non sappiamo più come giudicare E finirá ancora così che pervasi da assurde rabbie ci uccideremo tra noi oppure ci dilanieremo da soli senza che resti qualcuno che possa suonar le campane anche a morto poiché l'ultimo uomo perirá fuori dalla sua chiesa . Cesare Moceo poeta destrierodoc @ Tutti i diritti riservati

  • 06 novembre alle ore 9:58
    Casteldaccia

    Oggi il silenzio é divenuto nei cuori un grido di dolore tutto é finito in questo angolo di terra anime che mai avrebbero immaginato di vivere tanta angoscia disperazione e smarrimento restano in lor d'ereditá consolati solo dalla fede In questa notte di terrore libero il mio spirito con la testardaggine a tracciarne il cammino sofferenza interiore e veglio felice di far passare all'anima il suo capriccio d'esser pioniera delle vittorie sulla paura e mandarla in vacanza tra le nuvole in cielo a parlar da vicino con Dio e poi raccontare al mondo ció che si son detti . Cesare Moceo poeta destrierodoc @ Tutti i diritti riservati

  • 06 novembre alle ore 9:57
    Ramo d'ulivo tra rovi di gramigna

    Nato uomo del popolo sotto la dominazione moceiana dove l'educazione alla vita era affidata alla cinghia dei pantaloni ho vissuto e vivo ancora cercando di spiegare al mondo quanto é bello passare le ore delle notti affacciati alle finestre del proprio Essere a guardare il Cielo e le sue stelle E là ognuno nella memoria del suo passato sprofondare nella conoscenza di Dio e come lava eruttata dai vulcani dell'anima scivolare incandescente nel pendio del crepuscolo della vita . Cesare Moceo poeta destrierodoc @ Tutti i diritti riservati

  • 06 novembre alle ore 9:56
    Ora, che porto l'argento al collo

    Che importanza hanno tutte le pene patite ora che la coscienza é divenuta una cosa diversa dal passato ora che posso ragionare col mio sentire felice ora che l'argento ha preso il suo valore nella rinascita nell'esperienza e nella condanna dell'incoscienza quando i pensieri non avevano pace Ora che ho capito d'esser vissuto d'un amore vero il mio grande amore che non mi fará rimpianger d'averTi amata Tu che porti da sempre il tuo oro al collo . Cesare Moceo poeta destrierodoc @ Tutti i diritti riservati

  • 06 novembre alle ore 9:54
    Un pizzico nel cuore

    Ogni notte continuo a meravigliarmi della mia impazienza che arrivi presto il mattino e in quest'attesa che non so se sia paura non trovo altro da fare che intonare il mio canto del cigno piegato dalla povertá delle idee nella promessa disillusa di una vita interiore migliore e dal clima ostile dei pensieri effimeri e frivoli esposti ai freddi dell'anima che scalpitano per distendersi al sole degli amori dove scrollarsi da dosso le parole accumulate dal silenzio . Cesare Moceo poeta destrierodic @ Tutti i diritti riservati

  • 05 novembre alle ore 19:11
    Ore del Tempo

    Il Tempo raccoglie:
    - dei fili di seta
    spoglia il baco -
    Raggomitola
    ore sulle albe
    - le disfa sui tramonti -
    Le disperde
    su punte di stelle:
    - intarsi

    su vellutato nero manto arcano -
    E ai nostri giorni
    le sottrae
    Il Tempo raccoglie
    e disperde e consuma e rinnova
    la di noi
    veste di baco
    - dei fili di seta
    tesse nuove esistenze -

     

  • 05 novembre alle ore 11:43
    Rughe

    Rughe
     
    Ma perché preoccuparsi;
    le rughe agli occhi son la mia memoria.
    Sono la strada che seguono le mie lacrime
    Lacrime sempre più amare!
    O forse sono le lacrime che solcano il viso,
    regalandoci le rughe.
    Si…. regalandoci le rughe!
    Come dire che  non esiste memoria senza lacrime
    Non esiste viso senza rughe .
    Il mio viso è memoria.
    Le stesse rughe si aggrovigliano come matassa
    sul mio cuore ormai stanco ma non vecchio
    pulsante ma pieno del sale delle  lacrime
    che hanno riempito la mia vita.
    Voglio sempre che i  tuoi occhi chiusi incontrino i miei.
    Voglio che le mie rughe continuino le tue.
    Bene,  voglio uno spazio fra queste rughe
    Voglio che adesso solchino l’oblio.
    (Luciano Capaldo)
     

  • 04 novembre alle ore 21:07
    Non ieri

    Ieri no, non potevo spiegare parole
    e le ho attraccate allo sciabordio delle onde.

    No, ieri non avrei potuto.
    Stavo come gabbiano
    ormeggiata ad ali chiuse
    senza voglia di pescare
    un pensiero
    per sfamarmi la mente.

    Ho lasciato semplicemente
    che l'orizzonte venisse a me
    mescolato al sole battente,
    spatolato su una tavolozza di azzurri.

  • 04 novembre alle ore 15:09
    Come un sole di cartapesta sgualcita

    Mi sfugge tra le dita
    quel pallore di guance interrotte
    come un sole di cartapesta sgualcita
    che ristagna su foglie asimmetriche
    mentre un sorriso ingiallisce
    a sera
    tra le labbra di rami spezzati.

    E mi manca
    la possente euforia
    di un granello di sale.

  • 04 novembre alle ore 9:03
    Novembre (acrostico)

    Nella luce fragile
    Ore di incensi accesi si dileguano
    Vibra l’eco della nebbia
    E le nostre forme intorno all’anima
    Mendicano il taglio di una voce
    Bisbigliata da boschi d’abbandono
    Ridestano orizzonti secondari
    E profumi immortali, le foglie assenti

  • 03 novembre alle ore 16:47
    Tutto in un lampo

    Una stella
    a primavera
    cadde sull'anima
    mia vera
    che colpita fù
    poi
    da un dolce e tenero
    amore...
    durò lui un giorno,
    poche ore
    e poi da solo
    tornò
    a volare
    come un aquilone.
     

  • 03 novembre alle ore 8:40
    Ancora una volta

    Non deve cadermi il cielo
    se plumbeo minaccia
    e tutto va a rotoli - compresi noi -
    non deve scalfirmi l'anima
    il tuo sguardo gelido
    nel salutarmi ancora
    una volta per sempre.

    Offrimi il suolo 
    su cui sdraiarmi...
    non lo temo quel grigio 
    che schiaccia,
    offrimi quel lembo di terra
    da cui ti vedo scavalcarmi
    per fuggire sospesa
    tra lacrime
    e fogli di poesia

    ancora
    una volta
    per sempre

    mi basterà tenerti negli occhi
    ferma dentro, ancorata ai bordi,
    ricordi di te.

  • 03 novembre alle ore 0:43
    Al diradarsi delle foglie

    Sospiri
    al diradarsi delle foglie
    dov’erano corolle e ora
    fattezze d’ombra
    da un cielo ripido dilagano.
     
    È un arruffo di sera
    in mormorio contuso
    ammassa spini in boschi
    di carpino, schiomando il blu
    a rotoli di crepe.

  • 02 novembre alle ore 19:43
    È finito il tempo

    È finito il tempo
    che si nutriva di speranza
    e partoriva sogni,
    con un sorriso cancellava il buio
    le paure fuggivano lontano
    e il cielo si accendeva
    di scie di stelle
    e di meraviglie
     
    È finito il tempo
    delle parole sussurate piano
    tra  gli abbracci
    Il mondo era un prato verde
    dove crescevano fiori variopinti
    frutti profumati
    ed erbe amiche
    Uomini e donne
    costruivano famiglie...
     
    nell’aria il suono
    di filastrocche allegre
    di bambini
     
     
     

  • 02 novembre alle ore 12:14
    Siamo tutti ex servi della gleba

    Io me ne andró un giorno con una barchetta per il mare a trovare lá i miei venti che soffiano dolci e quieti E Voi voi non chiedetemi nulla torneró io a parlarvi a ricordarvi ogni giorno la mia e la vostra vita E poi poi tutti assieme accenderemo le luci della speranza e ci guarderemo intensi penetrandoci nell'anima e lá purificati nelle coscienze ci accorgeremo ancora d'essere vivi . Cesare Moceo poeta destrierodoc @ Tutti i diritti riservati