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Poesie

“Uno sguardo vergine sulla realtà: ecco ciò ch'io chiamo poesia”
Edoardo Sanguineti


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  • 14 giugno 2017 alle ore 12:09
    Il Privilegio

     
     
    La notte
    Solo nel buio
    Respiro con Dio
     
    Governo i miei sogni
    E depuro la mia anima
     
    Desumo di tenere
    Il privilegio di un angelo
     
    Devolvo ai meno fortunati
    Quello che il divino mi dà
    In questo mondo crudele.
     
     
     

  • 14 giugno 2017 alle ore 8:15
    La via della cultura

    Ovunque tu vada
    troverai un universo in vista.
    La trama del sapere cattura nuovi semi
    fiorisce in arte e scienza
    supera le attese
    vince l’ignoto.
    Il racconto da vergare non avrà fine
    sarà proclama di libertà
    voglia di agire senza timori:
    siamo albe sotterranee
    pronte ad aprirsi al sole,
    armi pacifiche laddove
    qualche potere subdolo
    penserà di aver già vinto.
    I ragazzi dei villaggi
    li abbiamo visti correre
    verso i lampioni delle città lontane
    per studiare a sera
    e non restare poveri
    di cultura.

  • 13 giugno 2017 alle ore 21:25
    Noi, tutti figli dell'umiltà

    Parlo

    e brucio nell'anima
    le mille necessità che sento di dire

    a Voi che ci avvicinate per aiuto

    e agendo con la morte addosso
    aspirate a divenir angeli

    e distribuire esche all'eresia

    E non v'accorgete

    ingannevoli e carezzevoli come siete

    della sporcizia dei vostri peccati

    rinchiusi nell'anima certa di dover perire in se stessa

    e regalati all'illusione che ingombra i cuori

    dove vive anch'essa affamata
    un'altra umanità

    Né mostrate i guadagni di questa inutile gloria

    sicura della fine a cui dovrà soggiacere
    con il corpo

    Cesare Moceo © ®
    Tutti i diritti riservati

  • 13 giugno 2017 alle ore 13:37
    Diramarsi

    Trama
    che tende trama
    risacca d'aria in cui 
    intrecciare i capelli.
    Sfinge 
    tutta l'oscurità:
    lo sterno
    si adagia lento
    al diaframma.
    Bisbiglia, poco più
    di un cardine eroso
    -poco meno di un'ala
    palpitante.

  • 13 giugno 2017 alle ore 13:07
    Divina sei tu, natura bella

    Divina sei tu, natura bella.
     
    Aureo mare di ondulanti spighe,
    fulgente stella, di cui m’indoro,
    mentre io miro le rose screziate
     di voi sento il profumo dell’estate
    e la melodia del fruscio sonoro
    delle reste che fan le danze gighe.
     
    Musica, spettacolo e natura
    ossigenano la mente e il cuore;
    m’ispirano la poesia più pura
    mentre miro il sito incantatore,
     
    che le affilate falci e rutilanti
    presto deporranno al suolo
    a mannelle e poi a gran covoni,
    che a breve equini ansimanti
    dall’aurora al chiù dell’assiolo,
     scalpitanti ed al villano proni,
     
    priveranno le spighe del grano
    e il contadino col favor del vento
    della pula e della fulva paglia.
    Così vien fuor il pane quotidiano
    a fatica e con qualche tormento
    di chi braccio e mente travaglia
     
    per nutrire anche i malviventi.
    Divina sei tu, bella natura,
    sei la migliore banca della terra:
    noi seminiamo con sudati stenti
    e tu poi restituisci a dismisura
    ciò che l’uomo pone sottoterra.
     
    Dal mio libro "Brio e Malinconia" 

  • 12 giugno 2017 alle ore 22:29
    Lodi e vergogne dell'interiorità (1981)

    Imbroglione impastato di bugie

    a lanciare sfide spavalde
    su bianchi e nudi fogli

    compagni di pene e tormenti

    e sentimenti e trite parole

    nella convivenza dei giorni
    che invadono l'anima

    stanca di diverse nature

    a recitare le sue lodi
    al di là d'ogni convenienza

    E non mi vergogno
    di dirmi poeta

    o come tu vuoi
    scribacchino dell'anima

    nel godimento d'esprimere
    la miglior coscienza

    a custodirmi nel passato
    e ancor di più nel futuro

    Nell'attesa di vedermi sparire

    Cesare Moceo © ®
    Tutti i diritti riservati

  • 12 giugno 2017 alle ore 22:28
    L'invidia

    Alla mia età
    aspersa d'imminente
    e infame vecchiaia
    godo di credito e protezione
    dalle ombre fredde della gelosia
    che avvolte di tristezza s'insinuano
    nei dolci raggi del mio tramonto
    Insidie a aleggiare nell'aria
    e nascondere putridi vezzi
    di uomini e donne
    in guerra con il loro vivere
    Dispetti e maliziose ambizioni
    a gioire in odi e offese
    di volti tirati in maligni sorrisi
    che cercano la pietà
    al crepuscolo delle sere
    e la grazia per concedere
    gli attimi dell'eterno riposo
    a quei loro derelitti simulacri
    .
    Cesare Moceo © ®
    Tutti i diritti riservati

  • 12 giugno 2017 alle ore 22:25
    Penoso successo

    Incline a vincere le mie battaglie

    remo in silenzio
    nei tragitti d'andata e ritorno dall'anima

    Perciato nei sentimenti

    spremo ogni desiderio
    suggendone il nettare

    elisir di lunga vita delle emozioni

    Là ritrovo il gusto
    d'introdurmi ancora in me

    tra passioni frantumate
    e detriti di sensi

    in lacerti di sensazioni

    lontane da ambizioni
    di sacralità e rivelazione

    in un confronto sottinteso
    tra le mie concordanze

    soddisfatto perché le nebbie dell'Oblio
    non mi hanno ancora inghiottito

    Cesare Moceo © ®
    Tutti i diritti riservati

  • 12 giugno 2017 alle ore 22:10
    Gocce di un volto... inviso

    Non createvi alcun obbligo per me
    ma per voi stessi

    fate e agite senza soste

    perché il far niente seppur dolce
    indebolisce la mente e il corpo

    accorcia la gioventù e affretta la vecchiaia

    E comunque

    evitate di spendere parole in mio favore

    poiché io voglio
    vorrò essere e sarò per la gente

    solo ciò che avrò meritato di essere

    e quando e se la natura

    nell'avversità a se stessa

    soffiera' sabbia di mare dalle montagne

    allora potrò dire d'esser stato "qualcuno" o "qualcosa"

    perché una cosa è raccontare favole ai bambini

    e altro è scrivere la storia

    E questo mi è vietato dal cuore.

    Cesare Moceo © ®
    Tutti i diritti riservati

  • 12 giugno 2017 alle ore 22:07
    Amori sotto la balaustra

    E godevamo avviando l'anima
    verso i sentieri infiniti dei sogni
    a farli divenire realtà
    nei discorsi del poi invernale
    racconti da bar 900 di amori lascivi
    germogliati nella dissolutezza della gioventù
    celata dietro falsa ingenuità
    e nei virtuosismi svelati
    nella perversione appassionata
    sotto i raggi tremuli della luna
    con le onde del mare
    a irradiarne l'immagine riflessa

    Cesare Moceo © ®
    Tutti i diritti riservati

  • 12 giugno 2017 alle ore 22:05
    Ogni mattino

    Gioisco a guardare il cielo e le sue nuvolaglie

    e il suo fulgore scintillante e quieto
    che m'attraversa la mente

    E parlo con Dio

    nei gemiti che abbelliscono l'anima
    e rallegrano il cuore

    nella brezza che soffia felice e leggera
    sotto i raggi ancora tiepidi del sole

    e carezza la mente e i pensieri

    dolci nel loro calore

    a avvolgermi in pacifici orgasmi
    e nutrirmi di essi

    Cesare Moceo © ®
    Tutti i diritti riservati

  • 12 giugno 2017 alle ore 22:02
    Lo splendore di un'ombra

    L'ombra del mio nome

    esala aspra
    dagli odori del mio dire

    Versi puerili

    sussurrati nel vuoto

    contemplano quanto più
    il loro suggestivo destino

    in soffi leggeri

    che nel fatale racconto

    aleggiano la vita
    in favore della morte

    E labbra pietose d'amari sorrisi
    reciteranno quell'ombra

    mentre orecchie infelici
    accostate ai sussurri

    udranno le inutili speranze

    di sguardi colmi di tristezze
    che offrono lacrime al silenzio

    Cesare Moceo © ®
    Tutti i diritti riservati

  • 12 giugno 2017 alle ore 22:00
    Il volo della speranza

    Speranza che tutto inviti

    e nel tuo dare
    perturbato e commosso

    dispensi e celi

    i raggi del sole che ogni dì
    nasce uguale e diverso

    e rifulgi in te stessa
    d'amore e volontà

    Non lasciarti oscurare dal Nulla

    resta in Noi

    e fai delle tue ali
    continuo rinfresco

    ai nostri cuori
    essiccati dallo scoramento

    e cosparsi di lacrime inaridite
    per Verità confessate e subito distorte

    E nel materno tuo volo

    si disperdano gli affanni

    e le smaniose inquietudini
    che tormentano questi tuoi poveri figli

    Cesare Moceo © ®
    Tutti i diritti riservati

  • 12 giugno 2017 alle ore 21:58
    Il trionfo della giustizia

    Nel tempo raffermo
    in subdoli istanti

    lingue d'odio si levano

    oltre le pieghe
    dell'anima in fiamme

    Segreti pensieri

    opachi sentimenti finalmente svelati

    sgomitano dentro parole consunte

    in grida imputridite d'invidia e veleno

    e nel tuo volto rugato delle gelosie

    Verrà a cercarti il destino

    a diradar nebbie e confusioni
    e lasciarti con la testa tra le mani

    E dovrai chieder perdono ai tuoi domani
    falciati dal trionfo della giustizia
    .
    cesaremoceo
    Tutti i diritti riservati

  • 12 giugno 2017 alle ore 21:56
    Quo pro merito vestrum Caesar appellatus sum

    Fiero e consapevole
    della mia libertà comparesca e rumorosa

    ho attaccato ai chiodi del passato

    il vuoto dei tamburi
    che hanno stordito la mia gioventù

    Non ho più noia

    né più la sente la mia anima

    degli urli che la vita
    ancor mi vuol dare

    nella verità delle assenze
    nate dalla sincerità dei sentimenti

    Volteggio adesso

    colomba felice tra aquile voraci

    dentro porti sicuri di rime e di pace

    con la natura incaricata
    di raccattare i versi persi per strada

    e far di questi ulteriori emozioni

    affetti nobili e generosi
    a sfidare inquietudini e malinconie

    e l'incedere del tempo

    Cesare Moceo © ®

  • 12 giugno 2017 alle ore 21:54
    L'ombra e la felicità

    Saltellante sul mare,
    il tuo sguardo volge
    su gocce che specchiano l'azzurro,
    su labili candide nubi
    che si rincorrono
    in un ritornello di valzer,
    tessendo
    l'eterno dialogo nel cielo.
    Un'onda di gabbiani
    stridenti d'allegria e di gioia
    vola tra le acque
    che odorano di sale,
    a ricordare infinite illusioni.
    Volgi felice lo sguardo altrove
    con gli occhi
    che cercano all'orizzonte
    carezze sensuali
    nell'ombra distesa sulla spiaggia
    a eccitare la fantasia,
    con le emozioni che si spengono
    tra le labbra dischiuse,
    mentre il cuore impazza
    e il corpo esulta di piacere.
    E il sole splende a irradiare
    e gridare la sua voglia di esserci
    in questo etereo equilibrio,
    mentre lontano scorre la felicità
    con i suoi splendidi colori

  • 12 giugno 2017 alle ore 21:52
    Mareluna village

    Farfalle dai colori sgargianti
    su piume di velluto e cristalli

    svolazzano in giorni di dolce vita

    impazienti d'emozioni e sopraffatte dalla passione

    Dorme nel caldo meriggio il villaggio

    e l'acque calme della vivacita' puerile

    nell'aria assopita

    chiamano i corpi al riposo

    Protagonisti dei giorni

    viviamo i nostri attimi d'oro
    nella felicità che c'assale

    e nel desio d'aulenti e calde sere

    quando gioventù allegra
    allieta e intenerisce i cuori

    intra l'infantile e il malizioso
    chiaror di luna

    nei suoi raggi sempre uguali
    d'audaci follie

    E la vita va

    Cesare Moceo
    Tutti i diritti riservati

  • 12 giugno 2017 alle ore 18:40
    Squarcio di buio

    Squarcio di buio
    parto di noi stessi
    forma flessa del “distesi accanto”.
    Rampicanti d’amore
    sui muri perversi dei giardini
    rimenando sospiri
    da bottoni gonfi di contrasti
    storie di fermenti
    d’acqua e terra, fuoco e aria.
    Ancora giorni di pioggia
    ore di radici che camminano
    zolle riverse
    semi aperti e nati
    nominati e colti
    divisi in due, moltiplicati
    per ripiantarli
    mai disseminare a vuoto.
    Baci all’ennesimo estremo,
    come il primo
    e tutti da sommare.

  • 12 giugno 2017 alle ore 11:57

    Mi piace vivere con quella leggera spensieratezza nella mente e nel cuore. Sono finiti i tempi in cui un angolino mi vedeva protagonista di angosce, lacrime e tempo gettato nel cesso. Ho l'età giusta per capire milioni di cose. Amo la vita così com'è e amo viverla giorno per giorno. No, io non ho più voglia di legami che mi spezzano anima e cuore, di storie che mi soffocano l'esistenza e di persone che mi limitano o mi distruggono. No, ho smesso di essere quella che rincorre un tempo perso, un affetto astratto o una presenza assente... Ora sono quella che il tempo lo riempie di certezze, ama e rispetta dove trova amore e rispetto e soprattutto c'è solo dove trova presenza sincera e non ci soffre più. Sono semplicemente una donna che si ama per ciò che veramente sente di essere. Non conta se ciò che sono è ormai "Fuori moda" io mi accetto! Io mi sento "Giusta" in queste vesti. Io semplicemente mi rispetto! Sono un puntino in un mare di "Belle presenze" fatte di apparenza, di foto ritoccate, di gambe lunghe e snelle mostrate al mondo, di rossetti rosso fuoco, di camicette che mostrano seni prosperosi, di passionalità e sessualità regalata. Tra un mare di apparenza io resto solo un puntino che troppo spesso, non solo non viene notato, ma in molti casi addirittura "Scartato". Anch'io ho due gambe da mostrare, un seno prosperoso da esporre, labbra piene di passione da dipingere di rosso... Anch'io so muovermi come una gatta o diventare pantera dentro un letto, ma ahimè mondo superficiale perdonami se ancora amo mostrare tutto questo nei posti giusti, nei momenti giusti e soprattutto con la persona giusta. Perdonami mondo se sono ormai una "Diversa". Soprattutto perdono devo chiederlo a me stessa per aver solo pensato di cambiare per piacere a chi di quelle come me non sa che farsene. Adesso a guidare i miei passi è l'amore per me stessa e il mio sorriso... Tutto il resto è niente. 

  • 11 giugno 2017 alle ore 21:55
    L'ultimo rumore vivo

    Fine d’un giorno pieno
    feriale
    che ne trascini tanti
    come tutti
    tra mucchi d’ancore nel mare mente.
     
    Trabocco e gorgoglio
    sui punti di sutura e giugno
    chiama tepore
    che sa solo di luce nel tragitto
    - di metà mamma.
     
    Ma troppo tardi
    perde calore l’auto sull’asfalto
    distratto come te da mille soste.
     
    Torna perenne l’ultimo
    rumore vivo
    il colpo secco
    come coperchio d’una bara
    l’urlo di morte
    che dentro ora ti vive
    per sempre
    impresso agli occhi, inciso
    dal fondo indifferente di memoria.
     
    Ora pugnale squarcia
    tracima
    dolore senza requie
    né perdono.

  • 11 giugno 2017 alle ore 21:33
    Il giorno

    Il giorno, accavalla le gambe alla notte
    che siede all’opaco contorno di ieri
    al rovescio di incanti sfrattati
    di tratti mai disegnati.
    Il giorno serpeggia, tra graffi di rovo
    tra assi inclinati di pelle mutata. 
    Penombra di una lotta senza vittoria.

  • 11 giugno 2017 alle ore 14:43
    Nel silenzio dei sogni

    Ti avrei fatto arrivare in alto, fino al cielo
    come le vette innevate
    Ti avrei lasciato toccare le stelle con le mani
    come le rondini nel loro migrare
    Ti avrei insegnato ad arrampicare tra i rami degli alberi
    come il ragno con la sua tela,
    a rotolare tra l’erba dei prati
    come farfalle gentili
    Ti avrei raccontato della polvere di fata,
    dell’arcobaleno e la sua pentola d’oro,
    di re e regine nei regni incantati
    Tu mi avresti parlato dei tuoi sogni,
    della paura di lupi e orchi giganti
    Avresti disegnato i tuoi talenti sul sentiero del destino
    Ci siamo salutati nel silenzio della notte
    Angelo mio, in viaggio tra mondi lontani.

  • 11 giugno 2017 alle ore 9:22
    Crochi

    Si perdono nel verde i crochi 
    e aromi speziati 
    a nostra insaputa ramificano.

  • 11 giugno 2017 alle ore 9:21
    I quadri

    dal muro i quadri che tanto amavo
    guardano, il viso senza musica 
    è il più pallido che ho

  • 11 giugno 2017 alle ore 9:19
    Quest'ora immateriale

    La sera, quest’ora immateriale
    che dilata il tempo
    l’iride luminosa cerca il valico,
    telepatia delle candele.
    Quest’ora che si sta stretti
    tra corpo e mente
    restiamo ancora un poco
    immagine e riflesso.
    Qui metto in fiore la tua voce
    la recito in una sospensione
    che il chiaro del mattino
    irrora d’algide ventate.
    Qui tendo a lungo il fiato
    al timbro, solco indelebile alla gola
    chiuso dove perdura, graffiante e dolce,
    quasi dolore fisico trattenuto al bacio:
    mai potrò, amore, venirne fuori illesa.