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Poesie

“Uno sguardo vergine sulla realtà: ecco ciò ch'io chiamo poesia”
Edoardo Sanguineti


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  • 15 agosto 2017 alle ore 11:54
    Rivolo

    Possa correre un rivolo
    giù per vetrate d’occhi
    perché non fugga ossigeno in maree
    oscure. E che la terra si ravvivi
    - la fonte cresce in ombra e il nocciolo
    è cieco bulbo. Quale sorso
    perenne al sorriso trabocca
    soffocato sulla clessidra immota.
    Sono parole d’ocra. Si dipanano                            
    in spine di tramonto, l’ora gela.

  • 15 agosto 2017 alle ore 8:03
    La vispa Teresa

    La vispa Teresa
    si muove felpata,
    tra lezolle di erba bagnata.
    Stupida farfalletta,
    poggiata su un basso ramo.
    Veloce animale,
    ma di Teresa a portata di mano.
    Agguanta il volatile
    la fresca bimbetta,
    tra lo scricchiolìo di legno.
    Sorride sgargiante Teresa,
    mentre torna a casa gridando:
    "L'ho presa! "L'ho presa!"

  • 14 agosto 2017 alle ore 21:19
    Fosse noia mortale che s’appressa

    Fosse noia mortale che s’appressa
    all’ombra stanca di parole vuote
    da briciole di sole fugga – in dote
    all’occhio – e travi senza voce tessa.
    Cominci il sorgere d’inverno cupo
    verso uno stagno di speranza imbelle
    con quella rosa fragile di pelle
    chiara, scavato un solco in un dirupo.
    Sento alla fonte ancora che zampilla
    remoto il tuo sorriso che non sciupo
    e bruci tra le mani come stella
    che nella terra arsa più non brilla.
    Del proprio sangue si disseta il lupo
    e stringe l’osso dentro le budella.

  • 14 agosto 2017 alle ore 15:16
    Notte di ferragosto

    M'incontro stanotte
    con me stesso e i miei fantasmi

    deviato tra la folla
    che gremisce il mio intorno e i suoi sapori

    Smarrito

    perturbato nel mio nuovo Essere

    accompagno questa mia aliena condizione
    con una miriade di segrete speranze

    melancoliche e mute

    nel proposito di fare e con la volontà di accendermi

    E mi accorgo che il tempo già trascorso
    non mi da requie

    nel perduto passato

    con le sue minacce continue d'inutilità e di Nulla
    .
    Cesare Moceo @
    Tutti i diritti riservati

  • 14 agosto 2017 alle ore 15:16
    A volte mi sembra solo egoismo

    M'incammino dolcemente
    tra i vicoli dei pensieri
    che risuonano nella mente
    quando nel piacere immenso
    d'aver soddisfatto il mio desiderio
    avverto il peso dell'egoismo
    pur nella coscienza
    di celati sensi di colpa
    E mi sembra d'offendere
    la mia e la tua sensibilità
    relegandola a vizio e necessità
    ora che le occasioni
    vengono a mancare
    e le forze divengono
    solo spinte d'angoscia
    nella purezza dei nostri sentimenti
    .
    Cesare Moceo @
    Tutti i diritti riservati

  • 14 agosto 2017 alle ore 15:15
    Le occasioni perdute

    Notti
    trascorse nel digiunare dei sensi
    a dar coscienza
    a oscuri istinti repressi
    e sconsolate soddisfazioni abortite
    dove giaceva sveglio
    il dolore delle attese disattese
    e senza speranza
    Nell'inferno di quei silenzi
    sei vissuta tu anima mia
    nell'illusione d'una gioia
    seppur soffrente
    senza voce alcuna
    né di rimpianto oppure di rabbia
    per le occasioni perdute
    nell'insensibilita' del cuore .

    Cesare Moceo @
    Tutti i diritti riservati

  • 14 agosto 2017 alle ore 8:04
    Leggi una mano

    Scruta una mano,zingara:
    scopri la linea della vita:
    breve nel piacere,
    lunga nel dolore.
    Regalami l'illusione
    di un incontro di amore.
    La retta della fortuna
    appare spezzettata
    in più punti.
    Non voglio scommettere denaro
    e affidarmi alla brama degli stolti.
    Ma la linea della salute
    è per te, zingara,arcana.
    E tergiversi,soprassiedi.
    Un sorriso emaciato
    rimanda ad altra occasione
    la bellezza del malore.
    La sottile etisia
    che l'illuso consuma,
    e che non hai voluto rivelare,
    rende più caldo,o zingara,
    il tuo fuoco di prestigio.

  • 14 agosto 2017 alle ore 7:10
    Dove, i tuoi occhi?

    Dove sono i tuoi occhi?
    L’alone della luna è cenere
    laconica, ruba la dolcezza dai pendii.
    Potrei puntare al vuoto d’indaco
    planare l’attesa al limite del conosciuto,
    ma questo mio volteggio è storia d’ombra
    scende nel letargo, si avvolge
    di perduti lumi -vezzi, forse.

  • 13 agosto 2017 alle ore 20:54
    Vi prego, credetemi, non v'inganno

    Cammino piano
    tra queste zolle
    e in queste messi vivo
    affascinante a tratti delirante
    capriccioso e malinconico
    e pure sapientemente ignorante
    con l'aspetto di un vecchiaccio
    che a fatica si trascina
    e si distingue nella melma
    così l'arte rappresenta
    la mia natura e la mia felicità
    Ma tant'è...è così che voglio stare
    è così che voglio vivere
    finchè cosi ricevo
    la mia benedizione
    .
    Cesare moceo @
    Tutti i diritti riservati

     

  • 13 agosto 2017 alle ore 20:39
    Il fuoco nelle vene

    Contro le sofferenze della vita
    mi rifugio in certe allegorie
    particolarmente amene
    per sopportare di malanimo
    soprusi e cattiverie
    e eludere i tormenti
    che abbracciano l'iniquita'
    Lì riposo dagli strapazzi
    e lì depongo tutte le mie amarezze
    che il vivere quotidiano mi da
    E quando ritorno da quei
    sotterranei ricoveri
    dove vivo il mio ozio sereno
    e rileggo le inezie che ho scritto
    mi par di rinascere ancora
    .
    Cesare Moceo @
    Tutti i diritti riservati

  • Convincimenti profondi
    consolidati dal brillio degli occhi
    a rivelare stupori e preziosità
    e mostrarmi generosità d'intenti
    e coraggio d'animo
    E basta solo questo
    a diffondere in me
    il colloquio con il mio sapere
    Ma questo non lo posso
    raccontare con semplici parole
    ne tantomeno insegnarlo
    a chi non vuol comprendere.
     

  • 13 agosto 2017 alle ore 8:12
    Inutili verba

    Le parole sanno solo parlare.
    Sono scie di fumo
    svanenti in un battipaleno.
    Invano si cerca una traccia
    di flebili verba
    che non stanno in piedi.
    Nemmeno con un bastone.
    Inutile librarsi in aria
    a catturare l'immenso.
    Lo smog fagocita parole,
    tutte senza senso.

  • 13 agosto 2017 alle ore 0:27
    Bianchi d'albe

    Noi che siamo
    inizi d'albe
    lisci come le piume
    bianchi di silenzio
    con i colori nei palmi
     
    ci giriamo,
    un attimo finito
    nei cristalli
    ieri
    le corde staccate
    giorni di anni luce
     
    il punto è
    siamo nel punto stesso
    dove siamo nati
    quel sorso di spore,
    quel miracolo di nudità

  • 12 agosto 2017 alle ore 21:04
    La passione veglia il sonno che non dormo

    Affaticato ma non stanco

    passo buona parte delle notti
    pensando e scrivendo

    e non abbandonandomi al sonno
    pur se alla fine alla fine vi soccombo

    E cerco di tenere
    gli occhi aperti sui pensieri

    spossato dalla veglia

    e con le palpebre
    cadenti di stanchezza

    nel piacere di questa mia passione
    di comunicare al mondo

    esperienze e fatiche
    vissute e patite dall'anima mia

    nel suo volgersi ancora
    a guardare al passato

    e gustare da quel fondo
    la dolcezza dell'amare

    E con il cuore
    a colloquio col mio Dio

    chiedo a Morfeo l'oblio
    .
    Cesare Moceo @
    Tutti i diritti riservati

  • 12 agosto 2017 alle ore 21:00
    Io non diventerò mai vecchio

    "Ho riposto sul mio vivere
    tutte le speranze e il mio avvenire
    (Cesmo)

    Un'altra alba è spuntata
    come tutti gli altri giorni
    faccio visita a me stesso
    per porgermi i saluti
    e ricordare al cuore
    tutte le raccomandazioni
    che sono ancora
    indispensabili per la vita
    Onestà lealtà altruismo
    e tutti gli altri principi
    che servono a regolare
    i battiti del suo andare
    e donare il calore protettivo
    dell'amore sincero ai miei cari
    senza angosce e tristezze
    E là assaporo la mia pace
    .
    Cesare Moceo @
    Tutti i diritti riservati

  • 12 agosto 2017 alle ore 20:58
    La misericordia di Dio

    Precipitato nelle crepe
    dei pensieri scomposti

    dove sensi d'umiliazione germogliano

    divenendo una potente droga
    che ammorba le passioni a lungo sognate

    d'aver ciò che desidero
    pel mio trascorso agire

    imponente e magnifico

    mi ritrovo invece
    su vie impervie e terribili

    dove ascolto ogni dì
    lamenti d'amore senza gesti d'affetto

    E così mi sento come colui che
    uscito da un tormento scuro e ombroso

    viene catapultato nella luce intensa
    di altri tormenti che gli accecano il cuore

    E proteggo il mio dire e il mio fare
    nella parola di Dio

    e nella sua immensa misericordia
    .
    Cesare Moceo @
    Tutti i diritti riservati

  • 12 agosto 2017 alle ore 14:41
    Capita

     A volte capita 
    inconsapevolmente
    di deluderci da soli.
    Altre volte invece, 
    capita che ci sorprendiamo meravigliosamente 
    delle nostre qualità, 
    delle nostre capacità,
    della nostra bellezza.
    Anche se non capiamo 
    il come e il perché,
    l’importante è riscoprirci
    migliorandoci
    ! s e m p r e !

    *Buon e sereno Ferragosto a tutti, a presto* :)

  • 12 agosto 2017 alle ore 11:49
    Corpo Di Donna

    Gioca il suo seno
    Nell’acqua di mare.
     
    Leggero il suo corpo
    Si posa sullo scoglio
    A guardare verso l’alto.
     
    Non può mancare il sole
    Con i suoi raggi di luce
    A indorare la pelle di luna.
     
    Oggi mi piace pensare
    Che lei
    È un grappolo d’argento.

  • 12 agosto 2017 alle ore 10:06
    Scherzi della mente

    Pensiero controverso rivolto a te.
    La mente non arriva mai a fotografarti.
    Nei totali contorni.
    Figura a volte minuta,spesso ingigantita.
    Occhi troppo grandi,ma fessure assai piccole
    per intravedere la bellezza di un'anima.
    Neo sul mento
    piazzato sul lato sinistro.
    Bacio di bocca divina
    o vezzo spiritoso di natura?
    Tanto distante mi libro;
    tanto vicino mi pongo.
    Raramente la mente si chiude
    per una preghiera non esaudita.
    Sempre si apre
    per un frammento di speranza,
    orgogliosamente sfavillante
    nel far della notte.

  • 12 agosto 2017 alle ore 0:33
    Mio sensibile

    Mio sensibile 
    sei una fede in me
    potrei svanire in anni 
    di tedio e inerzia
    avrei le braccia monche
    e saprei carezzarti
    come se fossi viva.

    Sarei più tenue
    dell'accenno di un canto
    -docile, e non come il Tempo.
    Tornerei dove il prato è arido
    solo a veder quel fiore
    ch'è maturato
    senza curarsi d'essere visibile.

  • 11 agosto 2017 alle ore 21:01
    Il cubo di Rubik

    Non è facile ritrovarmi qui

    buttar giù le mie emozioni
    e viaggiare nella mente

    tra i campi della spensieratezza
    imprigionata nella sensazione

    di essere sempre alle prese
    con un enorme cubo di Rubik

    quando metto a posto un pensiero

    accontentandolo nelle sue esigenze

    subito dopo m'accorgo
    d'averne svantaggiato un altro

    e non riesco così a completare
    il mosaico del mio pensare

    Io che ho vissuto sempre
    sugli orli dei precipizi

    nel terrore innato di poter cadere

    dentro il gorgo di qualche ebbrezza
    da cui forse non riuscirei più ad uscire

    oggi pur nel diritto conquistato
    di vivere bene la mia vita

    quei precipizi con i loro orli

    veritieri e sinceri seppur banali

    li sento ancora attorno a me
    .
    Cesare Moceo
    Tutti i diritti riservati
     

  • 11 agosto 2017 alle ore 20:43
    Mangiavamo bene, ci mancate

    Indescrivibili sensazioni
    pervadono l'anima

    al rivedere vecchi amici

    i cui meriti e virtù

    confermano il nostro essere
    Piero e Cesare Moceo

    ancor prima che nei nostri nomi

    E il rincontrarli è ancora gioia

    che strappa entusiasmi
    e esultanza di saluti

    e suscita al cuore
    commozioni e ricordi

    nell'eredità d'un eterno futuro
    che porge l'orecchio

    a Noi che abbiamo retto

    lieti in mezzo alla gente

    i tempi aurei del mondo
    ancora in pace
    .
    Cesare Moceo @
    Tutti i diritti riservati

  • 11 agosto 2017 alle ore 20:42
    Ogni fine coincide con un nuovo inizio

    Nell'esigenza di far da precettore

    seppur illustre

    al mio andare

    confino i miei principi dentro il silenzio

    dentro quest'isola solitaria

    selvaggia e dirupata

    dove condanno all'esilio il mio vivere

    E soffro impotente il mio carattere

    a volte mite altre intollerante alle correzioni

    rimproverandomi l'oblio della saggezza

    che per tanto tempo ha dato compagnia all'anima

    nelle mie lunghe passeggiate
    a fianco delle avversità

    E non basterebbero litri di cicuta
    a convincermi che

    "il morire con saggezza e fortezza
    possa essere cosa più grande del vivere"
    .
    Cesare Moceo @
    Tutti i diritti riservati

  • 11 agosto 2017 alle ore 18:30
    Lo sguardo si riposa entro una cresta

    Lo sguardo si riposa entro una cresta
    in bagno d'aria, ove arde triste il pianto
    d’ultimo raggio torvo che ti desta
    e si nasconde. Sulla mano ranto-
    lo estatico di un cenno soffocato.
    Pulsano vene al collo perché s'oda 
    il tremito lontano -  un verso lato -
    come mozzata s'agita una coda.
    Di là s’attende in fremito la terra
    e frana che disciolga l’oasi al nulla.
    Ma tutto è lento andare e appena un fiato
    dichiara a lunga notte la sua guerra
    ogni legaccio sradica alla culla
    e dà sollievo al sangue del dannato.

     

  • 11 agosto 2017 alle ore 18:20
    Anche se non è Natale

    Anche se non è Natale,
    il tuo cuore è di zucchero
    e pan pepato;
    voglio sapere chi sei tu
    che catturi coi tuoi mascheramenti
    i miei pensieri
    in questa arsura agostana.
    Tu, che accechi più del sole,
    ti intrappolerò
    tra trine d’organza
    e ragnatele,
    tra schizzi di nuvole
    e gocce di Luna,
    tra profumi di petali
    ed essenze soavi.
    Nel buio ti cerco,
    nella notte non ti trovo.
    Io, che mi ritrovo un cuore
    come un colabrodo
    dovrei odiarti, lo so,
    ma incespico il passo
    nel vento, perduta
    nei flutti di zucchero
    e pan pepato.