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Poesie

“Uno sguardo vergine sulla realtà: ecco ciò ch'io chiamo poesia”
Edoardo Sanguineti


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  • 14 dicembre 2019 alle ore 20:10
    Haiku

    Freddo novembre
    Il focolare acceso
    Gusto un buon vino

  • 14 dicembre 2019 alle ore 17:48
    La pioggia mi parlò

    In quel meriggio e fino a tarda sera,
    la pioggia mi parlò continuamente.
    Abbandonato sul divano ocra,
    guardai sui vetri la danza delle gocce
    e mi sorpresi d’esserne allietato.
     
    Da lì a poco divenne tutto un busso
    quasi che l’acqua volesse entrare in casa.
    Doveva forse sussurrarmi altro,
    qualcosa che destasse l’indolenza.
     
    Pensai che in fondo non s’è mai soli,
    che basta un tuono a stuzzicare il cielo
    per assieparsi nelle alcove antiche
    pronti ad offrire voli al nuovo sole.
     
    La notte poi fermò l’introspezione
    distribuendo stelle a più non posso,
    e, sulla scena la luna ingannatrice,
    ricaddi sul sofà dei miei silenzi
    prigioniero di malinconie nemiche.

  • 13 dicembre 2019 alle ore 20:31
    Andrò a rivedere la collina

    Andrò a rivedere la collina
    prestar le curve ed un suo fianco
    al solito capriccio del mio mare
    prima d’essere invaghito a mille
    di un nuovissimo tramonto lento.
     
    Andrò a rivederla dileguarsi
    nel primo arrendersi del liso giorno
    che consegnandosi al suo dio tempo
    da verde a nera la fa diventare
    così che con la notte io la confonda.
     
    Questi occhi distrarrò nell’amaranto
    d’antico cielo tutto riversato
    nell’ultima pretesa di quel sole
    che pur morendo nell’ingenuo inganno
    vuol dare vita al replicar del mare.
     
     
     
    *
    Stesura Marzo 2009
    (Menzione d’Onore Speciale alla V Ed. del Premio Letterario La Clessidra 2010)

  • 13 dicembre 2019 alle ore 14:43
    Io e lui

    La, dove
    le mie lacrime naufragano
    ribelli;
    il mare...
    dove
    la mia malinconia
    galleggia
    come (un) arcobaleno
    di pensieri
    il mare...
    io e lui
    insieme 
    siamo infinito.

    Taranto, 12 dicembre 2019.

  • 13 dicembre 2019 alle ore 14:34
    Fusione

    Gli infiniti d'uno sguardo (silenzioso)
    si fondono con gli sguardi perduti nell'infinito...
    alle maree del pensiero
    ed al rumore delle parole le briciole.

    Taranto, 24 giugno 2018.

  • 13 dicembre 2019 alle ore 14:22
    [Brucia...] (il comandamento)

                                                                                      a: Caterina, compagna anarchica 

    Brucia
    come una fiaccola ardente
    nella notte ribelle...
    quando ti spegnerai
    la cenere di quel
    fuoco si sparpaglierà
    tra le stelle amiche.

    Taranto, 13 dicembre 2019.

  • 13 dicembre 2019 alle ore 13:27
    I segreti del cuore

    Tenebre che m'accarezzate di finte tenerezze nell'ariditá di voi stesse accese dal desiderio della necessitá di farmi sentire inevitabilmente fragile nel buio tocchi dolci e amari che rendono struggente il dischiudere il cuore mettendo i sentimenti a nudo alla mercé di chi con sensibilità ne vorrà cogliere il nettare E racconto il mio tentar di sfuggire ai dolori di questa vita menzognera al di là della mia intimità con le parole e i miei versi a inventar illusioni e donarmi lieve speranza . Cesare Moceo poeta di Cefalú Destrierodoc @ Tutti i diritti riservati

  • 13 dicembre 2019 alle ore 13:24
    Rannicchiato in me(a Luca Agostini)

    Rannicchiato in me Soffia brontolando il maestrale diffondendo nell'aria cristalli di sale e speranza mentre io con lo sguardo perso tra i bianchi marosi e con i pensieri che nel riflettersi al dire emanano qualcosa che stona con la loro stessa essenza rimango silente e avvilito a respirar istanti d'opportunità perdute rannicchiato in me nello spessore di giorni estranei al vivere con l'intimità lanciata nel regno irreale di un futuro a colori sconfitto conforto a cercar di salvare l'anima da sofferenze e patemi e con struggimenti feroci esclamar meraviglie . Cesare Moceo poeta di Cefalù Destrierodoc @ tutti i diritti riservati

  • 13 dicembre 2019 alle ore 13:23
    Faceva freddo quel dodici dicembre del '69

    Segnato da quel passato e dal suo futuro tutto da scoprire cavità naturale ancora da esplorare dentro cui però si è già vissuto ricordo nulle volontà d'aprirsi alla verità E non incontrerete piú spigoli nel vostro cammino in ogni giorno che scorrerà nel calendario del vivere col futuro a smussarli e riempir la mente di stelle lucenti attaccate ai pensieri nel dolce cielo d'ogni domani Voi anime innocenti adesso tutte insieme abbracciate a ballare con il cuore che batte il ritmo d'accordi e note nel brontolar dei fiati e con la Fede incrollabile a donar sacrifici in una danza sfrenata come a fermar quell'autunno ancor prima che potesse divenir inverno . Cesare Moceo poeta di Cefalú Destrierodoc @ Tutti i diritti riservati

  • 13 dicembre 2019 alle ore 13:21
    L' un per l'altro

    Parlo a te che sei immobile di là nello specchio con la tua composta schiettezza nella coscienza d'averti innanzi con i tuoi occhi castano chiaro fissi a guardar nei miei uguali ancor da bambini nelle nostre facce gioviali abbronzate d'età e di rughe aperte a sorrisi cordiali nel muto mostrare il real sentimento che arricchisce il sentire E ci scambiamo effusioni e perdoni in quell'intimo stare nel triste disordine delle emozioni confuse nel piacere sublime di sapere d'essere qua sempre l'un per l'altro anche nel corpo cotto dagli anni e in quegli occhi sgranati che lottano ancora dentro pianti sommessi Questo sono io riflesso nel mio sguardo fermo là a contare le mie ombre illuminate inquiete dal lampeggiar del buio E nel volteggiar dei pensieri perduti resto reliquia di mendicanza scordata in orizzonti oscuri e oscurati lasciata nell'oblío a sussultar al chiaror delle notti il cui vibrar dona fremiti all'anima confusa . Cesare Moceo poeta di Cefalú Destrierodoc @ Tutti i diritti riservati

  • 13 dicembre 2019 alle ore 13:20
    Tutto l'amore che è in me

    Indosso spesso e volentieri i mantelli rossi delle confessioni nude e resto avvolto in quelle graticole seduto contento sulla mia cara panchina di primo mattino quando in cielo le stelle non brillano più a cuocermi nella mia coscienza per un tempo tanto lungo da togliermi in quel silenzio tutti i pesi dallo stomaco Là in quel poi nei verdi campi della mia più intima libertà ...la sofferenza si placa . Cesare Moceo poeta di Cefalù Destrierodoc @ tutti i diritti riservati

  • 13 dicembre 2019 alle ore 13:19
    La mia dolce malattia

    Scrivo e mi consolo in anticipo d'ogni speranza delusa senza intaccarne l'essenza nell'anima col sospetto certo inciso sulla pelle d'assistere al lento declino del mio vivere consapevole della malvagità del destino di donarmi ciò che mi era dovuto e per sua stessa volontà non averlo mai potuto avere Strategie malinconiche del riverbero di me stesso adornate di parole e di versi a divenire battiti di cuore impavido nel fervore dei miei domani E mi ammalo di questo male senza voler guarire dalle perversioni interiori che conducono su strade sconosciute alla liberazione dell'istinto della mia diversità cosparsa di inutili possibilità e di tantissimo coraggio ad incitare deliziosi sogni e travolgenti passioni . Cesare Moceo poeta di Cefalù Destrierodoc @ tutti i diritti riservati

  • 13 dicembre 2019 alle ore 13:18
    Idioti balbettii in un giorno di festa

    (mattina della domenica dell'Immacolata Concezione) E sono qua acerbo d'interiorità a spiegare al mio fare che non ho mai sognato di scappare da me stesso anche se però i più coraggiosi molte volte lo fanno lasciando di sè la più falsa impressione al mondo In questi stupidi pensieri frammenti di vita vividi eppur evanescenti balbettio idiota della mente in questo giorno di festa a esaltare le mie noie abitudinarie chiedo scusa alla mia anima avvolta in fitte cortine di nebbia imbronciata per non esser mai compresa nella sua ancora verde giovinezza . Cesare Moceo poeta di Cefalù Destrierodoc @ tutti i diritti riservati

  • 13 dicembre 2019 alle ore 13:11
    In discoteca

    Tetre impudenze miste a sprezzanti noie sprizzano veritiere da sguardi fugaci defilandosi quasi furtivamente tra mormorii di voci e tramestii di passi Luci intermittenti al limite dell'oscurità comunicano alla calca scarlatta la violenza di odiose nature che nasce e cresce dimenandosi nelle stupefacenze sfatte d'indegnità riflesse su visi abbronzati di veleno . Cesare Moceo poeta di Cefalù Destrierodoc @ tutti i diritti riservati

  • 13 dicembre 2019 alle ore 13:11
    Vecchio scorcio (la mia non dimenticata infanzia)

    Desideri di quiete mi conducono verso antiche "vanedde" poco conosciute a ricordarmi del vecchio scorcio dove ho vissuto e vivono ancora uomini emarginati alla vita isolati lontani dai sentimenti Facce insignificanti truccate d'inerzia pallide e inespressive con l'aria d'eterna sofferenza di cui se ne vede la pena d'angustie e d'angosce patimenti di sconforto di pidocchi a colazione e giorni a mezza pancia sazi di rimpianti e speranze Ecco io vengo da quell'intimità e...non lo dimentico . Cesare Moceo poeta di Cefalù Destrierodoc @ tutti i diritti riservati

  • 13 dicembre 2019 alle ore 13:09
    Sarà mai così ?

    Nessun vento mai consolerà le cime degli alberi di tristezze e intervalli d'allegria colpite dal vivere e da sporche lacrime asciutte e svagate che si fondono e si confondono a includersi a vicenda in crepuscoli prosternati Audacie senza vanto a giacere la vita . Cesare Moceo poeta di Cefalù Destrierodoc @ tutti i diritti riservati

  • 13 dicembre 2019 alle ore 13:08
    Eterno demonio (Il perdono non è il mio forte)

    Già a un tempo del tuo esistere hai fatto eterno andar per le strade dell'odio senza piacer d'animo con cui amare immerso nel fumo immobile dei bruciori del tuo vivere dissolto nella giustizia del crepuscolo che spetta tutti E pur nella quiete del poi l'aria ancora infetta del mal asperso rassegnata all'eredità inquieta rende inutile il tormentar le notti con il passato andato stupido rifugio delle tue angosce a venir nei sonni a regalar cancrene . Cesare Moceo poeta di Cefalù Destrierodoc @ tutti i diritti riservati

  • La forza

    Sei la forza di un aldilà sognato,
    unicità lontana del principio e della fine.
    Di là dal muro ti ho visto,
    di là da ramaglie aride,
    fra nugoli di farfalle bianche.
    Perché le labbra di ferro?
    Poeta effimero, aiuto!
    Affinché le tue parole abbiano regno nella carne breve,
    per leggere la tua realtà,
    onda alta di oceano senza orizzonte.
    Santa Lucia, affacciata, mi offre sguardi interiori,
    mi dice che c’è una caverna illuminata,
    lì, al di là dei rami confusi.
    Ero alle spalle della morte,
    ora sono nella morte come canna lieve.
    Se prima nemmeno sapevo di essere,
    né speravo essere e non ero,
    ora sono un ammasso che parla, gioca e mangia.
    Glisso sul vivere come lo sfiorire dei giacinti autunnali.
    Mi guidi la gratitudine a nominarti in verità.
     
    La fuerza
     
    Eres la fuerza de un más allá soñado
    unicidad lejana del principio y del fin.
    Más allá del muro te vi,
    allende las frondas áridas,
    entre un enjambre de mariposas blancas.
    ¿Porqué los labios de hierro?
    ¡Poeta efímero, ayuda!
    para que tus palabras tengan un reino en la carne breve,
    para leer tu realidad,
    alta marea del océano sin horizonte.
    Santa Lucía se asoma, me dirige miradas interiores,
    me dice que hay una caverna iluminada,
    más allá de los ramos confusos.
    Estaba de espaldas a la muerte
    ahora estoy en la muerte como una caña leve.
    Si antes ni siquiera sabía de existir,
    ni lo esperaba ni era,
    Ahora soy una amalgama que habla, come y juega,
    me escurro en el vivir como se deshojan los jacintos otoñales.
    Me guíe la gratitud, para nombrarte en verdad.

  • 12 dicembre 2019 alle ore 0:08
    Inverno

    Neve
    e beato silenzio di forme sconosciute
    dai lievi calzari e nessuna macchia

    attesa
    fasciata in ceneri bianche
    sui terrazzi si son raffreddate le stelle

    oggi
    che la voce è inquilina d’inverno
    parlo dal grano di luce delle pupille

  • 11 dicembre 2019 alle ore 22:04
    Attimi

    Solo sfiorarti
    fa sgorgare gocce
    di emozioni...
    palpitanti
    intense
    capricciose

    Vibrazioni sottili
    pervadono ogni singola fibra
    L'anima, il corpo
    E bloccano inesorabilmente
    il respiro

    Il piacere sublime dell'attesa!

  • 11 dicembre 2019 alle ore 18:53
    Curva perfetta

    In cerchi d'angeli
    ho visto bruciare lacrime
    Divenire cieli
    -Curve d'ali -
    Particole d'anima

    In cerchi di cieli
    ho visto angeli
    cullare lacrime
    Divenire d'anima

    -curva perfetta.
     

  • 10 dicembre 2019 alle ore 20:24
    Con il cuore che batte

    Non regalarmi fiori
    vedrei poi la loro vita
    costretta nella prigione
    di un vaso.
    Regalami una corsa 
    a piedi scalzi in un prato.
    Non regalarmi un vestito
    rimarrebbe appeso
    nel tempo e nella polvere
    della sua vanità.
    Regalami una danza
    sotto la pioggia d'autunno in strada.
    Non regalarmi un gioiello
    regalami una pietra
    poi scappiamo
    veloci, veloci, veloci
    con il cuore che batte
    forte, forte, forte
    Prenderemo il volo.

    Caterina Barbierato, da: "Tempesta - Quando la libellula danza"

  • 09 dicembre 2019 alle ore 20:24
    Sprizzo tristezza dappertutto

    Sono alla ricerca di me stesso
    ci penso solo quando vado al cesso.
    Cerco un equilibrio interiore,
    mi son vestito da signore
    per rassicurarmi.

    Sapete cari miei,
    credo che sia il monaco 
    che faccia i panni.

    Son felice solo
    quando scrivo canzoni
    e piango a giorni alterni
    ricordando gli anni belli.

    Non sono depresso
    anche se amo il cipresso,
    anche se la notte mi confonde
    mentre sogno di fare il bagno
    tra le sacre sponde.

    Mi piace il freddo addosso,
    correre fino a quando posso
    e poi venirti a cercare
    per proporti
    l’amore in mezzo al mare.

    Sono felice solo con te
    ma sono anche triste.
    Sprizzo tristezza dappertutto
    e sono felice di diventar
    ogni giorno un po’ più brutto.

    Ogni giorno un po’ più brutto è bello.
    Si apre un cancello 
    altro che un portone.
    Baciare baciare te
    è come inventare
    un nuovo colore.

    Rispetta la felicità
    ma anche la tristezza,
    fottiti della banalità
    e goditi l’ebrezza
    di essere ubriaco
    senza aver bevuto.

    Oggi sono con te,
    mi sento innamorato.
    Oggi ho vissuto.

  • 09 dicembre 2019 alle ore 14:02
    Penombra

     
    Ma quale malinconico ostentare
    emerge adesso ch’ogni luce affonda?
    E che tristezza prendermi vorrebbe
    solo perché distratto è ora il sole?
     
    Penombra voglio solo a regolare
    contrasti e toni a crescer troppo in fretta,
    a rischiararmi dentro negli anfratti
    del divenir compagno dei miei anni.
     
    Penombra arrivi ad acquietare il giorno,
    a renderlo una prova di livello
    così che nella sporta poi finisca
    per fare parte di quel mio fluire.
     
    Se l’alba e il dì non sono sufficienti
    a dirozzare i dubbi e le paure,
    l’arrivo necessario della sera
    ridesta ben la consapevolezza.
     
    Penombra voglio ad addolcire il plasma
    per decantar le facili tossine
    così che ingenua presunzion mi prenda
    del navigare i più puliti mari.
     
    Penombra arrivi a frantumare il prisma
    ed indagar da dove parte il raggio.
    Da lì, seguir le mille direzioni
    e poi, al sonno, ricompor cristalli.
     
     
     
     
     
    *
     
    Anno di stesura 2009
    Tratta da “Appena finirà di piovere” (Global Press Italia 06/2010 – Prefazione Angela Ambrosoli)
    Antologia Versi Diversi XII Ed. Centro Culturale Studi Storici Il Saggio
     
    Fiorino d’oro XXVII Ed. Premio Firenze (05/12/2009) 
    Medaglia d’Argento XIV Ed. Premio Letterario Ida Baruzzi Bertozzi  (2010)
     

  • 08 dicembre 2019 alle ore 21:54
    Sahara

    Attraverserò il deserto
    per poi assaporare
    nell'intima frescura
    del tuo giardino
    gli intensi profumi
    dell'estasi