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Poesie

“Uno sguardo vergine sulla realtà: ecco ciò ch'io chiamo poesia”
Edoardo Sanguineti


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  • 13 gennaio alle ore 23:08
    Una carezza della quiete

     
    Poi che la luna indossò una nube,
    rimase il mare a fargli compagnia
    ed acqua vide maltrattare l’acqua
    con l’alba urgente e assai lontana.
     
    Levò da riva la barca dei suoi sogni,
    la incastrò nel ventre di una duna
    e contro vento, contro sé e tutto
    la ripulì dell’ultima infezione.
     
    Lavò il cuore nel cono di lampara
    per darlo in pasto ad una nuova era
    e contro pioggia, contro sé e tutto
    lo ripulì dell’ultima catarsi.
     
    Guardò la notte a filo d’una lama,
    smorzò ferite a lungo trascurate,
    a certi unguenti la cipria mescolò
    e finalmente il nuovo giorno scorse.
     
    Si domandò se fosse stata colpa
    di quella scarsa luce che l’invase,
    se basta una carezza della quiete
    per accettarsi, tutto, a tutti i costi…
     
     
     
     
    *
    Anno di stesura 2010
    (Poesia pubblicata sul mensile “Il Saggio” 12/2010)
     
     

  • 13 gennaio alle ore 21:49
    Frammento 25

    Non
    andare
    via. 

    Non ora 
    Mai!

  • 13 gennaio alle ore 9:03
    Già lieve il sonno

    Nel freddo immobile
    una vena arrossata si conficca
    come l’occhio selvatico del tempo
    da stanze senza porte.
    Lampo remoto
    la mente fa un volo nel vuoto
    dove no, non è stata
    ancora concepita. Ma sfiorata
    da mano che l’ha accesa  
    notte di nube
    macchia - buco - bagliore
    dove è già lieve il sonno
    al fuoco che vi allaga
    miracolosamente
    abbraccio.
     

  • 13 gennaio alle ore 1:49
    Non ditemi niente

    In questo buio che fuori non esco,
    che pioggia incessante lo governa,
    che vento da Nord tutto ghiaccia,
    inclusa luna mezza e ardita,
     
    vorrò sognare come da bambino,
    nascosto nella trapunta azzurra,
    la pelle a spianar la buona lana,
    le mani giunte a toccar la gota.
     
    Il fiato, addosso alle lenzuola,
    al suo ritorno m’arderà la testa
    e per un po’ mi sentirò più vivo
    sentendo battiti dimenticati.
     
    Non ditemi niente, per cortesia,
    che sono strano o chissà che cosa,
    che domani è ancora martedì,
    che la città bagnata non si ferma.
     
    Non svegliatemi se sorriderò
    a prìncipi dai colori sgargianti,
    a fate coi cappelli delle fate,
    a giostre che non si fermano mai.
     
    E, soprattutto, state immobili
    se arriverò a toccare il mare,
    a mescolarlo coi ricordi miei
    e a berlo fino ad ubriacarmi.
     
    Vi prego, non fate altro rumore
    che non sia il passo della notte,
    specie quando incontrerò mia madre
    per dirle che non vorrei svegliarmi.
     
     
     
     
     
    *
    Anno di stesura 2007
    Tratta da “Appena finirà di piovere” (Global Press Italia 06/2010)
    Testo pubblicato sul Mensile Il Saggio (01/2009)

  • 12 gennaio alle ore 9:53
    Chiedo la pace...sensazioni e coscienza

    Accordo i pensieri in attesa della passione compagna temperante dell'amore a decidere quale intensa morbosità dovrà accompagnare oggi le mie ore Soffro essendo cosciente delle mie sofferenze ancor più dell'esser soffrente per aver preso coscienza di quest'emotività da brivido Vivo da sempre questo dilemma nell'esigenza d'averlo per accontentare la mia anima e la sua eco di tormenti nel mio sentirmi sempre un petalo ingiallito staccato dal vento e caduto in mezzo a foglie già rinsecchite dal tempo che piangono inermi il loro stato Così in questa mia felicità frastornato da sensazioni e dolori chiedo la pace... dissipando le mie rinunce . Cesare Moceo poeta di Cefalù Destrierodoc @ Tutti i diritti riservati

  • 12 gennaio alle ore 9:51
    Felicissima notte

    Nell'immensita della notte vasti orizzonti di sogni affollano talmente la mente da poterli disegnare su fogli d'anima asfaltati con sanpietrini ordinari emozioni a inventare notti di festa e suscitare brillii di rime Là m'accorgo da me quanta poca cosa sono io ad aspettare ancora i tramonti e le albe nel susseguirsi di tenebre e luci ponti naturali tra i sogni e la realtà . Cesare Moceo poeta di Cefalù Destrierodoc @ Tutti i diritti riservati

  • Appisolato al rumore del mare e al suo scroscìo che frusta i vetri della finestra senza persiane m'imbarco in sogni di villeggiature immaginarie linfe di vita a provocarmi il dolore che giro a Voi con il mio dire Voli pindarici su nel cielo passeggiate nell'etere le poesie che leggo in quell'andare fin'anche il mio e l'altrui comportamento tutto resta impresso nella memoria a donarmi illusioni e tremori come fosse il conforto di un mondo che mi nega E la tristezza di ricordare diviene rimpianto tanto gelido da bruciare del suo essere irreale . Cesare Moceo poeta di Cefalù Destrierodoc @ Tutti i diritti riservati

  • 11 gennaio alle ore 15:28
    Scuro dolce vuoto

    Il mio guardare d’inverno
    goccia nel silenzio,
    nitido il vuoto che fa vita
    senza trama di troppe meraviglie.
    Ora è curvare le vetrate, 
    è la piuma nera sopra il ghiaccio. 
    Se s'impiglia in una buca, 
    muoio.

  • 11 gennaio alle ore 15:08
    Perché non io?

    Perché non io
    sotto il lenzuolo gonfio
    d'osceno, offeso sangue?
    Perché non io
    martirio d'asfalto
    in polvere d'alba?
    Perché non io
    nel cielo liso
    di marmo, senza scampo?
    Perché non io
    spiffero del mondo
    e preda del caso?
    Perché non io
    nel marcio dell'inferno
    di sole putrefatto?
    Perché non io
    in quelle lacrime di ghiaccio
    e solitudine.
     

     
    Dedicata al clochard Nereo Gino Murari, travolto e ucciso da un pirata della strada all'alba del 7 gennaio 19 a Roma su Corso d'Italia

  • 11 gennaio alle ore 12:36
    Scavai nel cielo

    Inginocchiato ai sogni da bambino
    scavai nel cielo senza darmi tregua,
    sicuro prima o dopo di scovare
    l’inizio di quel raggio che non vedo.
     
    Mi piacque demolir fosche figure
    formate dalle nuvole in cammino,
    figure a guisa dei dannati ghigni
    che già all’avvio spezzano il sospiro.
     
    Fu poi la volta della pioggia nera,
    di quella che di netto disunisce
    il vezzo di guardar lassù, in alto,
    con la speranza di vedere il sole.
     
    Toccai la ruggine degli uomini
    che mai la diluiscono giù in terra
    e, al contrario, l’affidano al futuro
    per conservarla nell’aria maledetta.
     
    Scavai nel cielo anche da grande,
    armato più di quando ero fanciullo,
    ma a malavoglia presi buona nota
    che nulla nell’aria era cambiato.
     
    Ero mutato io, l’uomo dei sogni,
    che del bambino non ho più la stoffa,
    pietrificato nella certezza stolta
    di alterare il mio assegnato fato.
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
    *
    Anno di stesura 2007
    Tratta da “Appena finirà di piovere” (Global Press Italia 06/2010) – Mensile Il Saggio 09/2017 - Premio Alda Merini al XXI Concorso Il Saggio

  • 11 gennaio alle ore 11:52
    La felicità

    E pensare che d’essa  t’accorgi
    lì, nel rimpianto, sì,  quando ormai
    indossato  l’abito più bello  svolta  e se ne va.
    Vorremmo, evidentemente,  che fosse immenso il rumore
    del suo palesarsi, invece,  spesso la delusione
    è tanta.
     Crediamo di non viverla,
    abbiamo  sensi spesso offuscati,
    ottusi , insensibili alla meraviglia del semplice.
     
    Inconsapevoli felici!
     
    Se sol  mi fossi lasciato andare…
    Se sol avessi la noia  abbandonato …
    Se sol avessi cercato d’evitare il dolore…
    Dimenticare, immaginare , sognare
    e  poi scoprire  nel cuore di chi ti ama
    la vera felicità e condividerla.
    Allora io …son felice.

    Luciano Capaldo

    ***Sii il miglior giudice della tua stessa felicità. (Jane Austen)***

     

  • 11 gennaio alle ore 11:36
    Sii umile

    "Sii umile al mio cospetto e io lo sarò anche con te"(Cesare Moceo) Mi porto dietro i dubbi che plasmano le mie emozioni vestendole di prodigi e d'intralcio E rimango ancora qui con lo sguardo a liberarmi la mente e il sorriso nel pensare a quanti si dicono immuni da peccati sparlando di me e degli artisti e nascondendo il loro dire con la falsa tenerezza di chi accarezza la guancia di un bambino pronto a dargli uno schiaffo . Cesare Moceo poeta di Cefalù Destrierodoc @ Tutti i diritti riservati

  • 11 gennaio alle ore 11:34
    D'un tratto

    D'un tratto,m'è sembrato d'esser sfuggito al mio IO Tu che hai abbattuto in un sol colpo il mio sorriso in fronte alle tue preoccupazioni con effluvi di intima superiorità lasci in me dubbi incoscienti a dar sospetti ai pensieri senza che ti abbia interessata la sorte della mia anima E poichè la vita è solo un momento della mente voglio credere che altre menti più intelligenti ti sorridono sol perchè hai l'abilitá di nasconder loro ciò che si potrebbe vedere Ed Essi si senton migliori riconoscendosi nella finzione del tutto scrivendo il loro romanzo ancor prima d'averlo vissuto e indossando abiti di corte per accettare tranquilli la falsità della loro vita interiore . Cesare Moceo poeta di Cefalù Destrierodoc @ Tutti i diritti riservati

  • Tutto ciò che non è stato mio anche l'intimo più infimo l'ho fatto diventar poesia nel mio desiderio intriso di fantasia E non ho preteso mai niente di più di quello che ho dovuto ricevere cercando d'evitar coloro che avrebbero voluto impormi di viverli anzi agevolandone il passar innanzi senza che volessi sentirne gli aliti e lo spirito barcollante E corro ancor ora sulla mia strada di luce morente sforzandomi di vederne il declivio e l'effetto del sole sui giorni ancora da vivere catturandone la bellezza dei raggi e le sfumature radiose di rosa ramato . Cesare Moceo poeta di Cefalù Destrierodoc @ Tutti i diritti riservati

  • Ho avuto sempre dentro al cuore una grande alleata "la mia voglia di scrivere" di raccontare al mondo me stesso il mio sentire le mie tensioni e i miei tormenti interiori E subito sono rimasto da solo con i miei pensieri invisi ai più disperato illuso e deluso soffrente per quel destino che bussava forte alla mente e a cui non riuscivo ad aprir le mie porte Momenti d'indecisione avvicendamenti naturali che si son risolti incontrando a terra per strada una penna e un foglio di carta che hanno acceso in me le frequenze della lotta alla vita . Cesare Moceo poeta di Cefalù Destrierodoc @ Tutti i diritti riservati

  • 11 gennaio alle ore 11:26
    Fingere non è amare

    Commessi viaggiatori vanno e vengono a provar in giro la nostalgia di ciò che non sono mai stati Li incontro casualmente per le vie dell'etere mentre nel mio andare piango sui cadaveri che la vita mi pone innanzi col fervore doloroso e tremulo nell'irrealtà della presunzione di figure degne del loro presente E non ci son volontá che lacrime e pene amare possano ravvivare spazi dove non cresce che l'ariditá dei cuori . Cesate Moceo

  • 10 gennaio alle ore 22:38
    Outremer - Oltremare

    Non vedo i tuoi occhi fratello,
    perchè il mare li ha serrati;
    non sento la tua voce,
    perchè le acque l'hanno riempita ed in fine abbattuta,
    mentre oltremare chiamavi tua madre nell'ultimo momento,
    come facciamo noi, nella paura,
    perchè siamo, in fondo, fatti della stessa carne,
    delle stesse ossa, della stessa speranza,
    che ancor oggi vedo marcire insieme al mio cuore, 
    in acque salate ed oscure.
    Che dolore abbandonare tutto
    andare fuori
    lasciare il mondo.
    il vento fischia e il mare è gelido,
    e che freddo abbandonare casa,
    riporre i volti nella memoria come foto nei bauli.
    Che triste svegliare d'un colpo
    i bambini dalla loro infanzia,
    offrirli con speranza al mare,
    imbarcarsi tra le onde con poca eredità,
    lasciare.
    Tutto è in fondo.
    sul fondo l'umanità giace morta,
    la compassione è dissolta,
    la pietà, pesante affonda,
    e in noi che viviamo, 
    resti fratello come un eco di vento su un mare di dolore.

  • 10 gennaio alle ore 17:04
    Svela il bianco

    magnifico
    ardore di neve
    distante dalle gole del buio
    ai miei occhi
    un segreto silenzio
    la rovina e l’incanto
    permeare ogni cosa

  • 10 gennaio alle ore 10:01
    Dove sei

    Che fine hai fatto signorina giustizia,
    dove sei?
    Perché ti sei nascosta amata libertà.
    Hai paura di questo mondo malato,
    siete stanche di noi.
    Signorina giustizia, dove sei?
    Dove sono le tue mani pulite amata libertà.
    Torna a noi, con tutta la tua bellezza, i tuoi colori.
    La tua, la nostra serena e tranquilla felicità.
    Dove sei, dove siete
    signorina giustizia
    amata libertà
    abbiamo bisogno di voi.
    Ora, sempre.
    Soffoco, soffochiamo.

  • 10 gennaio alle ore 9:43
    Nel silenzio

    Nel silenzio
    or una voce a me
    piano parla
    tu non ricordi dice
    t’amai e tu m’odiasti
    chi sei le dico
    di te non ho memoria
    che nella vita
    nel tempo amato fui
    ma tanto odiato pur
    ecco ti sbagli
    devi cercare altrove
    ludi d’amore
    di persona giocai
    controfigure senza.

  • 09 gennaio alle ore 23:19
    La voglia

    Ho fame
    Ho sete
    Ho te

    Vorrei mangiarti
    Vorrei berti
    Vorrei te

    Desiderio carnale

  • 09 gennaio alle ore 16:19
    La mia vita

    È virgola che il periodo spezza.
    Lo amplia con cura, lo articola al meglio
    finché nel punto il pensier non si esprima.
     
    È sfogo di fonte che rivolo trova.
    Lo plasma, lo accresce, lo affida alla terra
    finché nel letto fiume diventa.

    È acqua che l’alveo abbandona.
    Lo estende, lo abiura nel tacito accordo
    finché nel suo delta mescola idea
     
    e, confusa, muore nella vita del mare...
     
     
    *
    Anno di stesura 2009
    (Tratta da “Appena finirà di piovere” – Global Press Italia 06/2010
    Pubblicata sul Mensile IL SAGGIO 10/2017

  • 09 gennaio alle ore 16:06
    Frammento 24

    La forte attrazione­
    crea­
    un sentiero di
    belle­zza.

    Poesia!­

  • 09 gennaio alle ore 8:44
    Se mai cercassi il successo

    Se mai cercassi il successo impara a dosare le aspettative Mi guardo riflesso dal basso verso l'alto con gli occhi a volte insondabili nel vedere l'anima dibattuta tra l'arroganza e la timidezza Là i pensieri si ammassano e mi accerchiano volutamente in modo talmente stretto da non far discernere più i desideri dalla volontà e senza lasciare spazi al sapere oppure al capire . Cesare Moceo poeta di Cefalú

  • 09 gennaio alle ore 8:40
    Io rinasceró senza paura di cadere

    Reietto e combattuto dall'invidia sfociata in odio ho vissuto e vivo ancora in questi risentimenti seppur assistito da Dio nel tormento dei fantasmi di gratuite accuse Soffro nel mio Essere anni perduti in austeri riserbi ignaro di cosa mi avrebbe riservato la vita e di ciò che col senno di poi sicuramente ho perso Ora a volte non so piú che cosa sono e patisco le mie lacrime interiori nel pentimento d'aver messo in minoranza la mia famiglia nel continuo aver voluto accendere lumini di pace nel cuore degli altri tra lo smarrimento e la sofferenza violenta che mi ha reso il cuore chiuso e solitario . Cesare Moceo poeta di Cefalú Destrierodoc @ Tutti i diritti riservati