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Poesie

“Uno sguardo vergine sulla realtà: ecco ciò ch'io chiamo poesia”
Edoardo Sanguineti


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  • 15 gennaio alle ore 22:33
    Effet de lampe

    Gomiti in attesa, composti
    acuminati fino a smerli
    di malva che già muore.
    Zio Husby dall’umore lacero
    come un seno appassito
    assorbe il giallo della lampada
    e la mia lingua impervia, che non dice.
    Da un lato scocca una tosse di assenza
    rumore di sangue.
    E mamma non sorride, conto
    quei denti uno a uno cadere
    nella frugalità del piatto.
    Mamma che non culla più
    né buona né cattiva
    ꟷ aria battuta, sale ꟷ col naso in su
    trafigge una boccata, e se  
    nascondo in gola rosei labbri
    graffio scorze al presagio
    con il coltello a me affidato,
    infine. A lato quel tossire
    sta congegnando una parola.
    A filo di noia
    ribalteranno l’ombra.
     

    Ispirata a “Le Dîner, effet de lampe”, Félix Vallotton 1899

  • 15 gennaio alle ore 22:02
    Frammento 57

    Il mio desiderio
    Baciare la tua anima

  • 15 gennaio alle ore 17:25
    Uso ed abuso

    Non si può subire
    La vergogna umana
    In virtù del progresso.
     
    Alterare l’ecosistema
    Spezzare gli equilibri
    Vincere l’aria che ci nutre.
     
    Le leggi della natura
    Non vanno scansate
    Ma solo rispettate.
     
    Non bramiamo soluzioni
    Al mistero della natura
    A quello che ci è ignoto.
     
    È rischioso profanarla
    Lei ricambia senza pietà
    L’arrogante uso ed abuso.

  • 15 gennaio alle ore 13:08
    E chiedere silenzio

    Separo il giudizio dall'amore,
    separo il mio dolore dal tuo cuore.
    Mi avvicino al tepore della terra
    in Primavera
    con il mio tempo sulle spalle,
    con i miei pensieri in decadenza
    che attendono rime
    per una nuova danza
    dentro una poesia,
    peregrinando sotto un cielo
    all'imbrunire,
    fermando la memoria
    in un ricordo che vive
    e chiedere silenzio
    per tutte le parole
    di oracoli sbagliati,
    per tutti quei sogni
    rimasti dentro i miei respiri,
    per tutte quelle volte
    che ho desiderato fuggire
    e dimenticare l'infinito
    che mi davi.

     

  • 15 gennaio alle ore 12:40
    Sogno e desiderio

    Sogno
    È un'afflizione.
    Una sofferenza indicibile.
    È il valore della chimera.
    Però la rivivrei.

    Desiderio
    Distogliere la mente.
    Accarezzare il cuore.
    Adagiare l'anima in un abbraccio.

  • 15 gennaio alle ore 12:34
    Sole d'inverno

    Par primavera, questo sole d’inverno.
    Alle guance s'accarezza, con la stesso dolce tocco che han le tue dita, quando sicure, attese, mi scaldano pelle e cuore.
    Un tappeto di fiori, questa vita. Se solo con te l’attraverso, stretta a te, che non mi lasci mai. Neppure quando gli occhi abbandono al sonno, e i tuoi, i tuoi occhi... son lì a far da stelle al mio firmamento di sogni.
    Infinito cielo, questa musica che ho dentro, ché mai può farsi silenzio un cuore che batte, e batte, d’un battito irregolare, che nulla ha dell'andare e venire delle stagioni, del tempo che fugge.
    Eterno giardino, il viverti accanto. Io, piccola rosa, il tuo fiore.

  • 15 gennaio alle ore 11:29
    Disobbedisco

    Laddove c'è
    ordine
    Fa che porti
    scompiglio

    Laddove
    il caos
    impera
    fa che porti
    Ordine
    nuovo

    E quando
    il raggio rifratto
    dell'alba
    si posi
    Sul fiore

    Fa che io porti
    un orizzonte
    da esplorare

    E dove la nenia
    studiata
    a memoria
    pone al guinzaglio
    una coscienza
    Fa che disobbedienza
    infranga il gregge

    e le sue leggi

    E più di tutto
    Laddove
    fittizia comprensione
    umana
    proliferi come
    contagio

    Fa di me il pugnale
    Affinché divida
    Il bene corrotto
    dal male benevolo

    Che non cerchi mai
    più l'essere
    tra il non essere

    Esserci in fondo
    Essere dentro

    Affinché abbatta
    in ultimo questo
    muro di rumore
    per riempirlo
    di silenzio

  • 14 gennaio alle ore 17:41
    I tulipani

    Non avrei messo in fila i tulipani
    In altri tempi
    E nemmeno alternando i colori.

    Verranno altri soldati
    Immobili come marionette
    scambiandosi il sole e le piogge

    Avranno certi cuori neri
    Nascosti tra petali
    sfacciati e colorati come grida

    L' Impolverato raggio di luce
    Si farà guardingo sotto la porta
    come verde e brillante lucertola
    lucente come il rammarico

    E da lì spunteranno lingue verdi
    ad assaggiare il sole
    Tra un rosmarino e un sasso

    Come In altri tempi
    non mi sarei mai chiesta
    se quel sapore di pioggia
    E di terra nera
    mossa da mani invisibili
    fosse sopra di me
    o fossi io a testa in giù

    anche io in fila contro il muro
    a contar le pietre
    e le solitarie grige radici
    a far da sbalzo ai riccioli di pioggia

  • 14 gennaio alle ore 17:40
    La valigia è pronta

    La valigia è pronta, ce ne andremo.
    volteremo l’angolo della strada,
    le maniche arrotolate
    e opposti ce ne andremo.

    Forse fu un sogno
    quello che ci chiese di scusarci
    spezzando le parole e i cuori
    sotto una pioggia di fiori gelati
    caduti al suolo di Marzo

    Ce ne andremo
    il tuo passo lento
    e io più rapida
    come il pensiero che si fa deciso

    Nelle stelle che si spengono
    si spegneva ogni luce
    e in quella casa vuota,
    nella porta serrata per sempre
    giravi la chiave e lo sguardo

    e ricordo il tuo collo
    e il cigno che specchiava il lago
    la violetta umida del mio ciglio
    su quella tristezza imminente

    sapevo già della tua mano infreddolita
    e le tue spalle tenere
    e il mio stringerti di addio

    Ce ne andremo

    Innocenti siamo stati
    E Il gelo importuno
    cadde e cadde per sempre

    Il morbido affanno ,
    la tua pelle trasparente,
    il tuo sguardo lontano,
    e il mio solitario corpo di te.

  • 13 gennaio alle ore 12:05
    Senza trovare un pò di pace

    Se l'ombra
    potesse parlare
    dicesse come guarire
    dai tormenti
    di certi che consegnano
    la chiave alla ricchezza
    e da lei si fanno plagiare
    forse non rischieremmo
    di trovarci difronte
    a degli ingordi
    che finiscono
    dichiarando guerra
    ai deboli ed onesti
    che pensano
    alle solite cosine
    quelle che rendono
    felici, senza avere
    troppe manie
    di correre come pazzi
    senza trovare un pò di pace

  • 13 gennaio alle ore 9:25
    Il rumore del silenzio

    A tratti scruta il cielo
    e cade. Lui parla
    commenta gocce
    di pioggia
    che sbattendo sugli scogli
    imponente si schianta
    veloce raggiunge
    il massimo dei poteri
    ne ha molti
    ruba energie
    dalle forze
    della natura
    e le sovrasta
    Il gorgoglio dell'acqua
    gli dona serenità
    gli animali versi
    che tuonano nella mente
    talmente forte
    da ricaricarla
    generano in lei
    assoluta potenza
    E' splendito tutto questo
    essenziale per godersi
    l'assenza del male

  • 12 gennaio alle ore 1:16
    Tsunami

    Giochi sempre a nascondino, tu,
    tra i miei ricordi.
    Aspetti fin quando non guardo, 
    pronto a correre allo scoperto
    dritto verso tana.
    Liberi tutti. Libero tu.
    E si infrange il mio cuore 
    contro gli scogli che dovrebbero proteggerlo
    dagli sbalzi di marea.
    È così che si creano gli tsunami:
    quando meno me l’aspetto,
    una scossa con epicentro nel mio petto,
    crea onde anomale nella mia testa.
    E mentre annego nella nostalgia,
    mi manchi come il respiro.

  • 11 gennaio alle ore 13:28
    Freddo a Milano

    Anche a Milano
    la temperatura è molto bassa
    non sono sufficienti
    il cappello e la sciarpa
    se non si sta attenti
    le malattie sono dietro l’angolo
    è triste l’inverno in città
    ci si chiude al caldo nelle case
    sperando in tempi migliori
    si passa il tempo giocando a carte
    o leggendo un libro
    ormai desueto
    aspettando le belle giornate estive
    in cui si riprenderà ad uscire
    anch’io nel muto silenzio della mia stanza
    mi aggrappo al passaggio delle ore della mia vita.  
     

  • 10 gennaio alle ore 17:44
    L’ultima luna

     
     
    L’ultima luna si scansò irata.
    Poi, raggiunse le scampate stelle
    e mugugnò sui diritti tolti.
     
    Da lì in poi fu soltanto giorno
    col sole, odioso se è troppo sole,
    a far luce su quanto era già chiaro.
     
    Troppo evidenti queste nostre guerre,
    fratelli che non sono più fratelli,
    moderni amori privi dei sospiri.
     
    Rivoglio belle notti, quelle vere,
    che silenziose osano placare,
    dove le luci posso anche sentire.
     
    Viene a mancare più di tutto il sogno
    quasi imposto da una stella amica
    mentre l’ultima luna aspetta muta.
     
     
     
     
     
    Anno di stesura 2008
     
    Tratta da “Appena finirà di piovere” (Global Press Italia - 06/2010 – Pref. di Angela Ambrosoli)

  • 10 gennaio alle ore 16:55
    Ton sur ton

    Rotti argini e pretesti d'urla
    sovrane, da ogni roccia
    esce acqua pura e a goccia
    a goccia arde di sole.
    Questa
    si fonde al fiume, macchia
    come di sangue sul costato.
    Quella
    nutre l'arsura d'anima,
    l'invaso esonda e soffia
    vento di petunie.

  • 10 gennaio alle ore 16:54
    La nuova lingua

    Come gradini di pietra serena
    si sgretola la lingua
    al gelo dell'omologo
    e sotto piogge d'Anglia.
    È reso audace
    l'affanno della Villa:
    ma sulla mestica
    non ha più presa. Urge
    l'identità del prima
    nel dopo. 

  • 10 gennaio alle ore 16:38
    E più non chiedere

    Che dovrebbero fare ebete calvo?
    Tu che ammicchi ogni sera con sorrisi
    di supponenza da schermi sbiaditi.
    Starsene a cuccia sotto i tronchi aridi
    su cui siede il tuo culo di carogna?
    Vuoi che dicano il senso, che si schierino
    per poi contaminare il loro alito
    con la peste del tuo e vomitare
    sordide calunnie da bocca sterile?
    Non hai capito? O l’hai capito bene?
    Vogliono te, vogliono farti a pezzi
    e seppellire i brandelli nel freddo
    della terra scavata dai tuoi artigli!
    E più non chiedere, servo di Satana! 

  • 10 gennaio alle ore 16:37
    Sei nel mio sangue

    Sei l'ombra sotto il mento
    e bocca e baci.
    Sento ai capelli neri
    buio d'acqua.

    Ispirata dal dipinto di Edvard Munch "Donna che ama" divenuta poi "Madonna", 1885.

  • 09 gennaio alle ore 21:23
    Sembra tutto vero

    Sembra tutto vero, facce che assorbono l'acqua del mare, violenza che si impadronisce delle parole di gente che si veste di verde, o di nero. Sembra tutto vero, l'assenza di ragione, il senso dell'impotenza che si trasforma in violenza su chi è più debole. Sembra tutto vero, questo pensare che la donna sia nata da una costola dell'uomo, e che questo lo autorizzi a sentirla una sua proprietà. Sembra tutto vero, questo voltarsi dall'altra parte, sembra tutto vero.... Venitemi però a svegliare da questo brutto sogno

  • 09 gennaio alle ore 21:19
    Sinapsi

    Profonde sono le sinapsi della coscienza,
    avvinghiate come vitigno all'albero dei perché.

    Profonde sono le luci dei come e quando,
    intermittenti come la luce al neon di un cinema di periferia.

    Profondo è il suono di sillabe in un linguaggio incomprensibile,
    il mio.

    Profonda è la distanza tra la conoscenza e l'ignoranza,
    tra il sapere e il non voler vedere,
    tra il passo di un ubriaco e quello di un cieco.

    Profondo e leggero,
    è il mio passo,
    profondo e imperscrutabile...

  • 09 gennaio alle ore 16:07
    Gemella dal corpo sottile

    Dopo il primo passaggio di stralunati
    e un’altra scia di curiosi con l’espressione
    del nibbio in un’isola gelida e spoglia
    solo il mio corpo al centro
    a terra sotto nuvole schiacciate
    la fotografia come quelle del Faust
    di Sokurov insensata e anamorfica.
    La bocca che bacia il pavé
    una carezza estrema e la palude che ottunde
    la ragione. Ci pensavo dai tempi delle medie
    a quanto può essere sinestetica e ampia
    la stanza dell’annullamento,
    da quando ci rincorrevano i cani
    che nel contesto impersonavano il male.
    E avrebbero perso.
    Una metà del campo è nel buio,
    l’altra mi sopravvive -come le mani di aceto
    che mi lavano i fianchi
    lasciando odore di armadi messi a nuovo.
    Era amorevole il tempo delle madri
    senza condizioni. E nessuno più.
    Ora, è lecito che la finestra sia rimasta
    a guardarmi senz’ali, mi chiedo.
    Poteva concludersi vento e spettinare polveri
    riempire il deserto di nuovi patti di linfa
    intanto porre un limite di catenacci.
    Ma è fatto. La soglia mi fa memoria d’altro
    e sto bene nell’indeterminata bocca del silenzio
    cadenza di novembre
    dal corpo di una gemella sottile
    dove rifugio la parte più bella di me
    tirata per i polsi ma poco ostinata
    a non venire.
     
    In "Versante ripido" - gennaio 2020

  • 09 gennaio alle ore 15:45
    Possessività

    Ti tormenti
    ferisci mettendoti
    ad insinuare
    che non centri
    formi dei pericoli
    non vivi
    se non accetti di curarti
    alcuni hanno la peggio
    tu sì, ma più protezioni hai
    affinchè le batterie cariche sono
    Vigili, guardando sguardi
    li controlli, che non ti vengano
    rubati, al ferir delle emozioni
    con le tue stesse mani
    t'incateni, vieni usata
    e poi gettata nell'oceano
    nuoti sobbalzata da onde
    giganti schizzandole
    liberandotene
    dandole ai malcapitati
    Poveretti, farli soffrire
    perchè, loro, non colpevoli
    di questa croce
    odiata e dannata
    dal cosmico cielo
    assorbito da veleni
    soprannaturali?
    E'indemoniata
    corpi estranei
    la trasformano
    in un essere artificioso
    e molto cattivo

     

  • 09 gennaio alle ore 8:49
    (Il) cuore coraggioso

                                                                                     Cosa c'é di più forte del cuore                                                                                             umano che si schianta di continuo
                                                                                     e ancora vive (Rupi Kaur). 

    Camminando il cuore 
    va nelle fitte nebbie 
    della notte: si spaura,
    ei talvolta, ma con coraggio
    riprende poi
    il cammino lungo sue
    dannate rotte!

    Taranto, 7 gennaio 2020.

  • 09 gennaio alle ore 0:06
    Cercavo la luna

    Cercavo l'insieme dei brividi
    dentro un solo sguardo,
    cercavo la luna
    nel mezzo di un cielo stanco,
    cercavo quello che forse
    non era destinato,
    cercavo quello che
    più volte mi ha salvato,
    quello che non è più tornato,
    quello che il tempo ha sciupato
    e reso muto.
    Cercavo un'antica canzone
    cantata dalla voce dell'amore,
    un risveglio sulla pelle,
    una poesia dolce che eleva
    le sconfitte.

  • 08 gennaio alle ore 14:10
    Place des Vosges

     
    È forse l’aria degli inverni nuovi,
    il giallo addosso al freddo asfalto
    o anche il volo di colombe nere
    che impedisce di cader nel sogno.
     
    I passi nei portici disegnano
    le strane orme d’un cammin veloce
    e silenzioso a me riappare il cielo
    arcano, non sol per colpa delle nubi.
     
    Di quali suggestioni Victor Hugo
    poté servirsi al sorgere del verso?
    Romanticismo lungi da venire,
    ne fu, in tal quadrato, pioniere?
     
    In questo stesso spazio dove allora
    tremavano gli amor come le foglie,
    forse Calliope dettò poesia
    e poi sparì lasciando fertile la scena.
     
    Nel blu d’ardesia a colorare i tetti,
    calcaree pietre e mattoni eterni
    ancora insistono a trovar la forza
    di dare il là ad un mai morto tempo.
     
    Non muor nella mia anima il coraggio
    di impiccare - di là da Place des Vosges -
    novelli specchi e ansie a tutte l’ore
    almeno fino al tocco del tramonto.
     
     
     
    *
    Anno di stesura  2009 
    *
    Per chi non conosce Parigi e dovesse o volesse un giorno andarci, consiglio vivamente di recarsi in questa stupenda, unica, meravigliosa piazza. E’ la prima cosa che vado a vedere quando ritorno a Parigi. Le atmosfere che la piazza emana sono irrinunciabili specie se si va a visitare la casa di Victor Hugo.