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Poesie

“Uno sguardo vergine sulla realtà: ecco ciò ch'io chiamo poesia”
Edoardo Sanguineti


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  • 15 giugno alle ore 5:48
    Specchiarsi

    Mi guardo allo specchio
    non trovo l'immagine di me stesso
    è soltanto un'immagine sfocata
    persa: un riflesso.

    Taranto, 2 giugno 2019.

  •                                                       A: tutte quelle strade che non ci sono più.

    Quella strada, quella strada: non sarà più
    come prima; oh sì, non lo sarà mai più!

    Ci passavo tutti i giorni ogni mattina, insieme a
    mio padre: che mi teneva per mano;
    era così bella quella strada, luminosa
    tanto allegra eppur spaziosa: emanava
    un (certo) non "socchè"...qualcosa;
    e mio padre mi teneva per mano,
    mi teneva ben stretta la mano
    mentre mi accompagnava a squola;
    ero contento io di andarci [a squola] perchè passavamo
    entrambi per quella strada...

    Anche quando pioveva a dirotto: quella strada
    sembrava diversa dalle altre;
    forse - chissà! - perchè le finestre delle case
    erano sempre aperte (in quella strada)
    da cui fluivano e correvano strani "suoni" e buoni "odori".

    C'erano 3 alberi, soltanto tre, lungo quella strada
    a strapiombo puntati verso il cielo
    io li  chiamavo "amici", a volte "amici miei"
    come quelli del film:
    adesso non più; hanno portato via anche loro...con le ruspe
    di nascosto;
    la, al posto di quegli alberi - li han portati via
    di notte 10 anni fa - ci sono due internet point
    ed uno studio da dentista:
    così quando chatti e ti vien mal di denti...
    tutto è a posto!
    Hanno distrutto pure il palazzo dei preti:
    "era ostile al paesaggio" dissero al comune...
    o forse, chissà, semplicemente urtava
    il comune senso del pudore;
    al suo posto c'è un un Mc Donald's: brrrr...
    mi vengono i brividi lungo la schiena
    a pensarci,
    partendo dalle orecchie per arrivare sino
    al "buco del culo"; e pensare che alle falde
    di quel palazzo (non ho mai saputo il perchè
    lo chiamassero così) ci giocavo:
    giocavo a biglie con altri ragazzini come me
    (anch'io lo sono stato, forse, un tempo: ma non ricordo se è vero!)

    Quella strada, già quella strada: porta sempre al mare...
    ma non sarà più - mai più - come prima;
    quella strada, quella strada:
    hanno costruito tanto - tutto nuovo -
    su di Lei, ma non sarà più come prima:
    oh sì (davvero), non lo sarà più...

    Quella strada: porta ancora
    al ponte delle lucciole
    (le chiamavano "parigine", non erano francesi!)
    ma non sarà più come prima
    non lo sarà più; da oggi, da ora, da ieri e da domani
    (non lo è già più da tanto, ormai!).

    Quella strada...hanno tagliato
    i ponti col passato, e non sarà mai più come prima,
    com'era prima!

    Taranto, 23 dicembre 2016.

     

  • 14 giugno alle ore 18:34
    Scalza

    Sono il nulla disperso
    percezione della caduta

    l'amplificatore di un grido
    -non mi dà tregua l'eco

    non vivo in queste stanze di ricordi
    sono l'esilio in un prato d'ombra

    contami le dita, sono uscita scalza

  • 14 giugno alle ore 12:00
    Ci salutiamo... e poi

    Vacanze da sogno
    paradiso terrestre
    quando tornerò
    ricorderò esperienze estive
    agli incontri mensili dei Poeti dell’Ariete
    con emozioni mai provate prima
    spero che questi incontri di poesia
    possano continuare
    ancora per tanto tempo
    dando la possibilità di far partecipare
    a questo gruppo altri poeti.
     

  • 13 giugno alle ore 9:10
    Il lato oscuro

    Sono lunghi dieci anni di guerra
    Ulisse strappato agli affetti
    per la vendetta di altri
    e tutto per Elena bella
    ma la scaltrezza ti arma
    con l'aitante figura
    mentre lontana Penelope
    tesse, disfa e ritesse.

    Fedele la sposa
    ti concedesti ogni donna
    schiava, bottino di pugna
    e poi nel ritorno decenne
    Circe, Calipso e Nausica
    tu innamorasti con arte
    ma Athena, forse gelosa
    ti volle tornato all'ovile.

  • Later ha compiuto diciotto anni, proprio oggi:
    è diventato grande ma ancora non lo sa.
    La madre li ha mandato un completo nuovo,
    giacca di raso e pantaloni di velluto blu ed
    un papillon a pois bianchi e rossi: ma lui
    non ha smesso ancora di giocare coi balocchi;
    è diventato grande ma ancora non lo sa.
    Later, però, è intelligente ed è produttivo:
    proprio come gli altri suoi amici che hanno già
    smesso di essere bambini da un pezzo.
    Johnny Lee ha ventitrè anni: fa l'impiegato otto ore
    sempre seduto sulla sua poltrona di cuoio grigia in banca;
    Howard Green ha ventuno anni: riempie serbatoi
    al distributore della 31^, tutto il giorno, e ripara candele.
    Later ha compiuto diciotto anni, oggi sì:
    ma ancora non lo sà!
    Later, però, è intelligente e produttivo:
    è un artigiano di parole lui, produce strane parole e vuote
    a volte, ma pur sempre parole.
    I bambini lo adorano ma
    i suoi vecchi amici, diventati già
    grandi, lo ignorano ormai
    ed i vecchi lo considerano matto;
    lui è soltanto strano: a volte lo è talmente
    che non sa cosa fare o cosa dire...
    nè ricorda mai i sogni fatti la notte prima,
    da poterli raccontare a qualcuno.
    Later è diventato grande, proprio oggi:
    qualcuno domani li dirà "non sei vecchio, tranquillo;
    hai soltanto smesso di essere ragazzo".
    Later ha compiuto diciotto anni, proprio oggi:
    ma ancora non lo sa...qualcuno dovrà dirglielo.
    Later è diventato grande ma ancora non lo sa:
    sta giocando coi suoi balocchi;
    la madre li ha mandato un completo nuovo
    da cinquanta dollari, ma non l'indosserà.
    Later è diventato grande, proprio oggi;
    non lo sa...qualcuno dovrà dirglielo
    sì, qualcuno glielo dirà forse:
    altrimenti resterà bambino dal grande sorriso per sempre,
    altrimenti continuerà a "produrre" soltanto parole!

    Taranto, 15 agosto 2017.

     
     
     

  • 12 giugno alle ore 12:59
    Tutto il mare dice vieni

    è così che le orme si danno correnti
    alle protrusioni dei giorni
    è il viaggiare senza partire
    risacca di allitteranti congedi.
    ci lascio gli occhi, al balenio di umidi fiotti
    è così che ti fermo
    dove il mare si assolve dal suo male.
    invece no, richiama i polsi
    li sottomette al nodo, sospeso sciabordio
    da negare la linea dell’aria
    gora ponte e pegno, senza finirmi
    -è un atto di libido estrema
    tra l’est e l’ovest,
    con quanta cura mi sferza
    su stasi di ossidiana. quanto, tu
    gola gridata mi resti
    amaranto di trabocchi, il rullare continuo.

  • 11 giugno alle ore 18:44
    Posizione esatta dell'isola

    Beviamo e lei tira un cavallo perchè
    Non c’è nessuno lungo la strada
    In questo portale di etere
    Ho solo un pettine di ferro riversato
    Sui capelli
    Il flacone  extra di alcool
    Per le pustole aperte
    Roba da orgasmo
    L'animale scalcia allo specchio
    Non una volta
    Nell'orologio a parete
    Scontro delle lancette
    Al lago di fortuna
    La faida si prende un bacio
    Con il grido delle anatre
    Invisitabile
    Un volto condannato
    Senza  luce
    Riflesso in tutti gli altri
    Finestre girevoli
    La crema delle mani
    Sa troppo d'inverno
    Un tubo
    Che sgorga brillante
    Volume nazi
    I bambini naufragano ben raccolti
    In acqua
    Posizione esatta
    Dell'isola
     

  • 11 giugno alle ore 13:08
    Io girasole

    Prima ero molto timido
    stavo in solitudine
    poi all’Università
    mi sono aperto agli altri
    e ho avuto i primi veri amici
    per questo ringrazio il Signore
    che mi ha fatto scoprire
    le gioie e le felicità della vita terrena.
     

  • 11 giugno alle ore 8:54
    Vale di più

    Vale di più il tuo silenzio d'allora
    di mille mie inutili parole adesso
    Vale di più un tuo sorriso di ieri
    della mia malinconia d'oggi
    Vale di più, vale, il ricordo di te com'eri:
    di ciò ch'io sono
    Vale di più un giorno da te vissuto prima
    della mia indifferenza dopo
    Vale di più, vale, quel tanto poco che tu m'hai lasciato
    del molto niente ch'io posseggo
    Vale di più quella tua vera ultima e tenera ricerca
    d'amore della mia falsa e lucida follia di sempre
    Vale di più: disperato, quell'ultimo tuo sguardo. 

    da: Nelo Risi.

    Taranto, 11 marzo 2016.

  • 11 giugno alle ore 8:23
    [Questo è...]

    Questo è un giorno
    (un) semplice giorno
    della mia vita: la dura
    scorza di uomo chiuso
    m'ha reso forte.
    Svegliarmi al mattino per me
    è come tuffarmi in un bicchierino
    ricolmo d'acqua
    ma io non annego: galleggio.
    Come fossi una grande isola disabitata
    (abbandonata)
    alla merzè di brezze amiche
    in mezzo all'infinito mare aperto.
    Questo è...

    Taranto, 30 marzo 2016.

  • 11 giugno alle ore 8:15
    Terre d'oltremare

    Squarci nell'orizzonte:
    loro
    di netto
    dritte guardano verso orizzonti - lontani -
    consumandoli poco per volta...
    aperte alla vita sono
    dormienti
    alla notte; il giorno
    scarne figure di navi le solcano
    e strane creature verdi: le abitano.
    Losche ombre le osservano
    (di lontano)
    ma docili sguardi - da vicino - fan da guardia
    ai porti e porticciuoli: di terre d'oltremare...
    Oltremare,sì, colà dove l'onde sempre son
    discretamente dolci,
    ed eterne ancestrali correnti
    sono
    ancora
    a levigarle di più loro
    piatte, tiepide: come linee
    quasi dritte che infinite si spandono,
    guardando al cielo
    e scandendo i ritmi del tempo.
    Oltremare, sì, colà dove le stelle soltanto
    di giorno brillano: riscaldandosi
    braccia nelle braccia col sole;
    ed il vento poi, portandole di lontano,
    parole gentili sussurra: lievi 
    e flebili parole, sottili
    come granelli di sabbia dorata.
    (Le) terre d'oltremare: appartengono
    [loro] veramente a pochi; soltanto a chi le vede
    (nonostante)
    a chi le ascolta, a chi le sa...
    sognare.

    Taranto, 12 aprile 2016.
     

  • 10 giugno alle ore 21:38
    In una notte d'agosto

    E' in una notte d'agosto
    che ci siam conosciuti
    le stelle e la luna osservavano
    i tuoi strani occhi muti...
    quella notte ho imparato ad amarti:
    hai rubato il mio cuore
    portandolo via con te.

    da: "In un giorno di pioggia", dei Modena City Ramblers.
    Taranto, 10 giugno 2019.

  • Non servono a nulla
    "pillole" per vederci chiaro e
    vedere ciocchè non si vede
    o fare ciocchè ti va;
    non vanno bene pure
    quelle che ti da la mamma
    e neanche le vitamine del dottore:
    quel che conta è il pensiero, soltanto pensare (bene);
    quel che conta
    è la mente...
    basta sapere
    - però -
    che cos'è ciocchè vuoi
    per non fare ciocchè non ti va;
    basta sapere questo oppure
    basterebbe sapere che c'è qualcuno
    che lo sa: e un giorno allora 
    lo farà sapere anche a te!

    Ma come mai la mamma,
    ogni mamma continua a dare al suo bambino:
    le pillole verdi?  Quelle strane e grosse
    pillole: perchè continua a dargliele?
    ...per crescere (forse),
    e crescere sano e forte!

    Anni fa
    vidi fiori morti su prati rossi, su distese di sabbia argentata
    e branchi di grosse lumache arancioni
    volare veloci
    che parevan calabroni:
    sopra il cielo stellato
    nella notte di San Lorenzo
    ricca di stelle cadenti...
    nessuno mi disse
    - allora -
    ch'era sbagliato:
    così continuai a vedere
    ciocchè mi andava
    ed era pure divertente:
    non ero ubriaco, non
    ero fatto nè avevo
    preso niente;
    soltanto era divertente:
    "vedere" ciocchè
    non c'era!

    Ma come mai la mamma,
    ogni mamma continua a dare al suo bambino:
    le pillole verdi? Quelle strane e grosse
    pillole: perchè continua a dargliele?
    ...per crescere (forse),
    e crescere sano e forte!

    Il giorno dopo a casa
    - quand'ero nella mia stanza -
    vidi nello specchio
    una faccia sconosciuta:
    non avevo bevuto nè mi ero 
    fatto (di) niente; soltanto vidi
    delle strane rughe solcate
    dal tempo su quella faccia...
    mi vidi - insomma -
    non come realmente ero
    ma come sarei stato un giorno...
    Ti dicono cosa devi
    fare o non fare; dove
    devi andare, cosa (devi)
    comprare o quel che non devi
    mangiare, e quello che devi leggere.
    Tutti (ti) dicono che non serve a nulla
    piangersi addosso: perchè
    stare senza pene
    farebbe pure bene - chissà - al pene!
    Io penso spesso, però,
    a cosa mi disse tanto tempo fa
    un grillo parlante infelice
    alla fiera dell'est:
    "Nutri la tua testa, nutri la tua testa
    e nutri il tuo pensiero; nutri la tua testa,
    amico mio!"...
    Possiamo credere a
    ciocchè ci va
    io credo a ciocchè mi va
    e vedo ciocchè mi va di vedere:
    nella mia testa, davanti agli occhi
    sta ora
    un coniglio bianco
    che bruca l'erba sotto le stelle
    di primavera;
    libero ed indifeso,
    indifeso ma libero
    nei prati verdi del paese di Alice.

    da: "White rabbit" (coniglio bianco), di Grace Slick/Jefferson Airplane, 1967.
     

  • 10 giugno alle ore 21:19
    Benedetti grovigli(erotica)

    Piaceri di novità
    svaniscono nel mezzo
    di lenzuola bagnate ...
    d'umori appena secreti
    con i corpi a strusciarsi
    e goderne ancora
    nella pelle accaldata dai sensi
    tra vischiose stille di vita
    Portare l'estasi
    su palmi d'alte attenzioni
    e sentirne il dolce profumo
    a trasalir altre voglie
    d'ancor sublimi desideri
    d'andar alla deriva coi botti
    e naufragare nella meraviglia
    di vampate e calori soffocanti
    a contemplare in silenzio
    esplosioni e godimenti
    .
    Cesare Moceo poeta di Cefalù
    destrierodoc @ Tutti i diritti riservati
     

  • 10 giugno alle ore 21:17
    Il caldo sole di giugno(6/6/19)

    Alzo gli occhi al cielo
    in questo mattino di giugno

    testando con lo sguardo

    i raggi di sole maturo
    che mi si chiudono dolcemente attorno

    avvolgendomi in caldi abbracci

    strisce luminose a gocciolarmi sul viso

    che d'un tratto divengono rivoletti
    ad attraversarmi tutto il corpo

    E mi distendo in questo Paradiso
    .
    Cesare Moceo poeta di Cefalù
    destrierodoc @ Tutti i diritti riservati

  • 10 giugno alle ore 11:58
    Io ti ammazzerò!

    Io  ti ammazzerò!
    Sì, ti ammazzerò!
     
    Ti sei impossessato delle mie idee
    e spesso le hai sciupate, accantonate,
    sogni che non hanno avuto  concretezza alcuna
    nemmeno quella  dell’infrangersi.
     
    Impassibile hai assistito alle mie trasformazioni
    fisiche  e non, rughe che solcano ormai  corpo e cuore,
     dolore ed impotenza.
    Mi sei scivolato addosso… incurante!
     
    Le mie gioie, poche, istanti che si perdevano nella tua eternità
    le mie paure ed angosce inconsapevolmente curate dal tuo glissare.
     
    Tempo… io ti ammazzerò!
     
    Luciano Capaldo
    ***I due maggiori tiranni del mondo: il caso e il tempo.(Johann Gottfried Herder)***
     

  • 09 giugno alle ore 21:54
    Gabbie

    Caos psichedelico
    ombre luci e rimbombi
    Giro di città
    al giro di vite
     
    Ho perso
    al semaforo spento
    il segnale di te
    fra ingorghi celesti
    di onde anomale
    oramai consanguinee
     
    La bocca della verità
    determinata sfinge
    ha smesso d'interloquire
    a intermittenza rigurgita monete
    desistendo
     
    Come sopravvivere
    senza la tua voce
    antidoto isolante?
     
    Me ne sto quasi arresa
    in gradito stand by
    al parcheggio del gran circo
    Ikea italian style
    Magari dalla corsia
    del fai da te
    vedo arrivare Godot
     

  • 09 giugno alle ore 11:58
    Cieli

    Cieli
    per giorni e giorni uguali,
    svogliate e inaffidabili chimere
    quando l’unico colore percepito
    è un fondo di cravatta da indossare.

    Li ho visti
    aprirsi insieme in sincronia
    coi fuochi dei sorrisi innamorati.
    Ricordo ben d’averli anche indicati
    a donna amore che mi stava a fianco.
     
    Li ho visti
    dall’alto dei vent’anni
    vincere le nubi e all’angol relegarle
    come educande umiliate e offese
    mandate in fretta dietro la lavagna.
     
    Cieli
    che, incazzati, chiudono i battenti
    e grandi e grossi si fanno metter sotto
    dal primo accenno d’ingarbugliata pioggia
    o dal malessere di questo loro figlio.
     
    Li ho visti, poi,
    rompere ogni plumbeo assillo,
    apparecchiare feste sotto il sole
    nel cuore d’attimo d’una felicità sublime
    ed invitarmi a prender posto al desco.
     
    Cieli
    malinconie d’azzurro smascherate
    che a farsi belli pelano le stelle
    e scippano la luna da dietro le montagne
    per obbligarmi alle romantiche manie.

  • 09 giugno alle ore 9:30
    Il Silenzio (El silencio)

    Il silenzio
     
    Silenzio, stupore macchiato di nulla.
    Fiamma blanda, acre alone.
    Silenzio che è bianco di creazione.
    Nome di impronunciabili nomi,
    interminabile Nome della risurrezione.
    Stordita dalla lontananza, m’aspetta nel tuo vuoto bruno.
    Non deve la tua spada gelida,
    troncare la cecità del mio amore infaticabile.
     
    Il mistero dell’aria nessuno l’ha detto
    perché nessuno ce l’ha…
    mistero brunito delle efelidi dei fiori,
    lì nella chimera lieve dove sorge il fulgore.
     
    El Silencio
     
    Silencio, asombro manchado de nada
    llama blanda, acre halo.
    Silencio que es blanco de creación.
    Nombre de impronunciables nombres,
    inacabable Nombre de la resurrección.
    La lejanía me aturde y me esperas en tu oquedad parda.
    No debe tu espada helada,
    tronchar la ceguera de mi amor infatigable.
     
    El misterio de los aires nadie lo ha dicho,
    porque nadie lo tiene…
    El misterio bruñido del lunar de la flor,
    allí en la quimera leve donde surge la lumbre.

  • 08 giugno alle ore 22:05
    Qualche istante

    Presumo delle cose confuse
    La  fiancata di uno scafo 
    Stretta al centro del cuore
    Tutto fluisce randagio
    Un pò fiume
    A volte luce di stanghette
    da passeggio
    Nessuna ora
    L'istante rilascia
    gesti invisibili
    Un corpo di aghi
    Il ponte danza
    In mezzo
    Dal fiato
    Alla scomparsa dei passi
    I nomi pronunciano
    l'enigma.
     

  •                                                                           L'alienazione è finita...
                                                                              benvenute le macchine,
                                                                               "benvenuto alle macchine"

    Robot meccanico, computer fatto dall'uomo, ama la tua macchina.
    I tempi cambiano: i tempi sono già cambiati!
    Dici che non c'è nulla di buono eccetto le cose naturali.
    ...Sei pazzo; l'ortica è una pianta naturale,
    perchè non ne metti un po' nel tuo cibo?
    Non mi frega un cazzo se dentro c'è una marea di chimica
    basta che la mia insalata sia fresca.
    I tempi cambiano: i tempi sono già cambiati!
    Può darsi che i conservanti ti stiano conservando bene,
    penso che questa è una cosa che stai trascurando: robot.
    Sei innamorato? 
    Sì, l'hai trascurata per davvero.
    Robot meccanico, computer fatto dall'uomo, io amo la sua macchina.
    Benvenuto robot, benvenuto computer: fatti dall'uomo;
    L'uomo è morto: viva le machine!
    Welcome to the machines.
     
    Taranto, 13 novembre 2017.

  • 08 giugno alle ore 16:27
    Haiku

    Falce di luna
    Come solco di luce
    Nella notte buia

  • La fiera dei miracoli
                                                                                 Ho sognato di prendere
                                                                                 il sole
                                                                                 all'ombra di un cipresso
                                                                                 lungo la via
                                                                                 delle fontane morte
                                                                                 (ma non era un miracolo!)

    W. - Un miracolo normale:
            l'abbaiare di cani invisibili
            nel silenzio della notte;
    IO - Un miracolo normale:
           restare muti, ciechi e sordi
           dinanzi al sole che sorge;

    W. - Un miracolo fra tanti:
            una piccola nuvola svolazzante,
            che riesce a nascondere una grande pesante luna;
    IO - Un miracolo fra tanti:
            un cielo illune, il quale s'abbraccia ad un tramonto
            e l'aurora, poi, con lui s'addormenta dietro la scogliera grande;

     W. - Un miracolo comune:
             l'accadere di molti miracoli comuni;
     IO - Un miracolo comune:
             (è) che non accade nessun miracolo comune ad un altro;

     W. - Mi perdonino i morti se ardono appena nella mia memoria;
     IO - Chiedo scusa ai vivi se non dimentico più i morti;

      W. - Chiedo scusa al tempo per tutto il mondo che mi sfugge
              a ogni istante;
      IO - Lo maledico, il tempo, perchè è un fottuto taccagno
             che non regala mai niente a nessuno.

     Taranto, 23 maggio 2016.

  • 07 giugno alle ore 22:19
    [Tu...]

    Tu, che a me parlavi coi tuoi sinceri occhi
    o mi gridavi amore a braccia aperte
    ridando speranza al cor mio come gli antichi balocchi
    e illuminandole di sogni  quelle strade mie deserte.

    Tu, che carezzavi mio viso colle stanche tue mani
    o donavi a me un sorriso ed i tuoi strani pensieri:
    sembrandomi così un oggi senza domani...

    Ti rivedo a me ancor innanzi come se fosse ieri!