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Poesie

“Uno sguardo vergine sulla realtà: ecco ciò ch'io chiamo poesia”
Edoardo Sanguineti


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  • 16 aprile alle ore 20:42
    Nella pelle che abitiamo

    E viene per tutti il tempo

    che il corpo cambia la pelle in cui abitiamo
    e si distende e s’assopisce

    con la mente rimasta sola
    a ricordarci ancora la nostra identità

    E ci ritroviamo tutti
    al tempo della nostra prima infanzia

    nell’età che dà i segnali
    del cedimento della voglia di vivere

    mentre la mente rimasta ancora vigile
    viene invasa da puerili leggerezze

    fanatismi che provocano
    la paralisi dei sentimenti

    e persistono il giusto tempo

    affinché questi sconvolgimenti
    ottenebrino morbosamente la ragione

    obbligandola nell'inutilità di se stessa
    a ritornar bambina

    E tutto così diventa più bello e intrigante
    .
    Cesare Moceo poeta di Cefalù
    Destrierodoc @ Tutti i diritti riservati
     

  • Scema la volontà
    inseguita dai patemi delle ore
    tra pianti a fingere serenità
    Scemano i giorni
    sotto i colpi implacabili del destino
    nell'eterno oscillare
    dei pregiudizi infranti
    tra speranze e illusioni
    Scema il vivere
    insoddisfatto del suo essere
    tra gli stenti dell'anima
    valori senza tempo
    il cui fascino va oltre
    i tormenti e i rimpianti
    E scemo io
    a far da paciere
    con la mia vita
    solitaria in eleganti utopie
    piacevoli a scemare
    nella Luce Celeste
    che illumina il mio spirito
    d'eterno fanciullo
    .
    Cesare Moceo poeta di Cefalù
    Destrierodoc @ Tutti i diritti riservati
     

  • 16 aprile alle ore 19:34
    Perduti e prossimi

    A uno a uno in fila
    ogni mattina
    svolta, pensilina
    c’è un ordine a tenere ferme
    le tormente, pieni di valeriana
    e integratori, carichi di costanza
    e umori da tenere alti.
    Non passa
    una premura per le soglie
    l’aria dolce l’aria salata
    corrono via nei viali
    e noi chiusi in rigide spallette
    saliamo cedue rampe di pietà
    echi, flash che a sfiorarci
    è tutta l’anima smembrata
    un po’ illesa un po’
    dove s’addensa la nebbia
    e le tregue, le tregue
    quando arrivano
    con la pace selvaggia
    gettano iperboli e ossigeno.
    Loro forse sanno
    che abbiamo un filo al polso
    che siamo sempre prossimi
    a tornare.

  • 16 aprile alle ore 17:09
    Ho smesso di scrivere

    Il foglio è rimasto bianco, le sensazioni sono andate perdute.
    La mia penna ha perso tutto il suo inchiostro ed è rimasta un contenitore vuoto come la mia anima assente.
    Tu sei andato via, e con te se n'è andato anche il mio coraggio, la mia determinazione, la mia voglia di raccontare al mondo di te.
    E il foglio è rimasto bianco.
    Solo scarabocchi e geroglifici, null'altro.
    Assenza di te che davi la forza.
    E adesso non solo il foglio è vuoto, ma anche tutto il resto... perché tu eri tutto il resto.

  •  
    A questa vision nasce forte forte il pianto,
    nella notte parigina alta la fiamma avvampa
    di Notre Dame la bella  Cattedrale al mondo
    intero nota da nemico rosso fuoco avvolta
    la svettante guglia e di una volta un tratto
    il ciel abbandonano per crollar giù a terra
    caducità delle cose per un baglior perduti
    secoli di storia ricordi antichi del passato
    forti? No che più forte è dell’uomo la memoria
    che le oggi povere morte pietre vive saprà far
    tornare e la storia che le impregna raccontare
     

  • 15 aprile alle ore 10:19
    A Irma

    Sudicio questo cielo
    che trasuda inganni,
    meschina la sua pioggia
    che sporca le tombe.
    Ottennero solo
    il tuo coraggio,
    ancora più piccoli,
    dinanzi al tuo silenzio.
    Siamo degni del tuo sorriso?
    Sei maledetti giorni,
    non oso neppure immaginare
    sei maledette notti.
    Quante croci per la libertà
    non mettono radici
    in questa terra malata,
    deserto di chiese
    e statue che giocano
    a non farsi capire.
    Meritiamo il tuo sorriso?
     
    (a Irma Bandiera)

  • 14 aprile alle ore 11:12
    *Il vero senso dei sensi*

    I nostri occhi servono per guardare,
    ma anche per piangere
    quando siamo felici o molto tristi.

    Le nostre orecchie servono per ascoltare,
    ma anche i nostri cuori.

    I nostri nasi servono per annusare il cibo,
    ma anche il vento, l'erba,e
    se ci sforziamo pure le farfalle.

    Le nostre mani servono per toccare,
    ma anche per abbracciare e accarezzare dolcemente.

    Le nostre bocche e le nostre lingue per assaggiare,
    ma anche per dire parole,come:
    *Ti amo*
    "Grazie Dio, di tutte queste cose".

  • 14 aprile alle ore 9:25
    Bus 57

    Quante accidentali vicinanze
    non ci hanno riconosciuti

    quanti sguardi diretti
    irretiti da un "come stai" di provincia

    Quante volte ci siamo pronunciati
    un accidenti - l'autobus, quello
    di sei minuti prima

    - manda un semaforo verde -

    sei, solo sei sospiri incarniti
    dalla fermata intermedia

  • 13 aprile alle ore 12:25
    Lavoro: rose e spine

    Ogni lavoro ha
    I suoi pregi e difetti
    bisogna prenderlo
    così come è
    basta non essere
    troppo critici
    e cercare solo
    I lati negativi.
     

  • 13 aprile alle ore 8:45
    Sonni tranquilli per la luna

    sonni tranquilli per la luna
    lei  pensa solo al suo vestito giallo
    alla notte  
    fatta di ore croniche
    tanto sono io
    l’uccello privato delle ali  
    quella scatola sgangherata
    sotto gli alberi  
    le ombre corrono davanti
    prima di tutte le altre cose
    nel trash continuo delle nubi
    mentre aspetto  una mano
    il piede più vecchio
    la parola segreta  sul pulviscolo
    delle macerie
     
     

  • 12 aprile alle ore 21:52
    Maglioni

    Ogni anno mi propongo
    di incensare eventi, misurare
    col metro da sarta la vita
    sui soliti quattro maglioni
    poi spengo i pomeriggi sul portacenere
    con un domani dentro al freezer
    assieme alla carne per stasera
    e laggiù alla fermata
    due ragazzi si baciano contenti
    zaini Eastpak pieni di scritte
    occhiali vintage musica da schifo
    ma almeno la musica è un mostrare
    il paradiso sulla terra
    un’energia che sapevo
    è quel puntolino là
    nell’universo di qualcuno
    mi ricorda qualcosa
    il colore fiammante dell’autobus
    dopo la campanella
    non mi so dire altro che l’età
    è il perimetro dei sogni
    il sentirsi raschiare sul petto
    la pelle ruvida della luna
    come vedere il sole
    dalle vetrate delle cattedrali
    e non avere lo smalto
    da ingannare la luce

    (febbraio ’19)

  • 12 aprile alle ore 20:09
    Conservazione

    I baci sulle soglie
    necessità di conservazione

    La materia
    è fibra volatile

  • 12 aprile alle ore 17:53
    Se

     
     
    Se riuscissi ad afferrare la luna
    o almeno a sfiorare il suo volto
    così da sentire più da vicino
    il mite respiro che slaccia la notte,
    l’antico segreto che arma i poeti,
    la vibrazione d’eterno e infinito,
    quel freddo da mille stelle falsato
    prima che viri al caldo del cuore;
     
    se fossi per una volta capace
    di farmi vago in abisso incolore,
    fluttuare tra il plancton di un mare
    poco azzurrato dai miei sorrisi,
    rifugio caro nell’ora a declino
    com’é la pretesa dell’uomo perso
    che nell’amore il porto non trova
    ed acqua e sale in zucchero muta;
     
    se credibile ciò fosse appena,
    darei inizio al ripristino nuovo,
    all’essere in corsa per un riscatto
    d’eroe illuso nel tempo che vola.
     
    Mi stanno a guardare, il mare e la luna,
    e forse ridono di me, del sogno
    che come nuvola al sole si sfila
    o come onda sullo scoglio s’infrange.
     
     
    *
    *

    Anno di stesura 2011
    II° Premio al Concorso Letterario Internazionale “L’integrazione Culturale per un Mondo Migliore” - 2011 - promosso dal CEAC Centro Ecuadoriano di Arte e Cultura in Milano
    (Pubblicata sul Mensile Il Saggio 10/2011)
     
     

  • 11 aprile alle ore 23:14
    Prima delle mie lacrime

    Prima che arrivi
    la tempesta,
    baciami ancora
    su questa spiaggia
    dell'anima nascosta.
    Prima che sgretolerai
    i miei sogni,
    raccontami i tuoi.
    Prima che arrivi
    il tempo degli addii,
    illudimi, dicendo
    che non te ne andrai.
    Prima delle mie lacrime,
    cerchiamo di non fingere
    davanti a questo amore,
    proteso verso un cielo
    di solitudine.

  • 11 aprile alle ore 21:02
    La ninna nanna dei tormenti

    Tocco con delicatezza la vita

    amandola con pensieri e gesti ...
    e accettandola

    nelle sue mille facce d'illusioni

    Solitario

    amico di ciò che m'attornia

    abbraccio la mia passione
    nella quiete coltivata

    non nascondendo al cuore

    quel che d'illecito c'è nei suoi battiti
    e nella loro tormentata agitazione

    Io

    tessitore delle mie afflizioni
    e delle mie attese ansie

    vissute lungo i meandri vorticosi
    che i giorni m'impongono

    declino all'infinito
    gli attimi ondeggianti del mio silenzio

    su cui veleggio nelle mie crociere

    cullandomi

    nell'intento non facile
    d'addormentare i tormenti

    tenuti svegli da spire di noia
    e piume pungenti di vivere

    battiti spinosi di ciglia ricostruite

    a sollecitare al dolore
    il tempo che scorre

    E mi par d'ascoltare
    ancora la voce dell'anima che dice

    "sono spiacente,la vita che hai sognato,
    non è al momento ancora disponibile"
    .
    Cesare Moceo poeta di Cefalù
    Destrierodoc @ Tutti i diritti riservatiAltro...
     

  • 11 aprile alle ore 20:59
    Il miglior buongiorno

    Solista della mia carriera

    scanso i fulmini a ciel sereno
    che la fama scaglia sul mio dire

    E scrivo convinto dei miei sogni

    desiderosi d'essere realizzati

    senza paura di bruciarli d'agonie
    nei loro tratti di vita reale

    ch'esprimono quel qualcosa in più
    donatomi dalla fantasia

    e che io regalo a Voi
    nel piacere di farvene godere

    perchè siate Voi stessi per essi
    linfa di nutrimento

    e pozzo al quale attingere
    la loro ragion d'essere
    .
    Cesare Moceo poeta di Cefalù
    Destrierodoc @ Tutti i diritti risrvati
     

  • 11 aprile alle ore 20:55
    Notturne considerazioni

    Rispetto i miei anni

    assuefatto all'attesa

    con il presente ansimante
    e i desideri

    divenuti inquiete impazienze

    tratti delicati
    relegati in vuoti di piaceri

    E m'avvio a passo lento

    solingo

    nello scorrer del tempo
    solcato dal passato impetuoso

    con i ricordi distesi in attimi

    alcuni sussurrati e altri
    a sussultare nella mente

    dove levan alto il forte fragore
    del declivio dei giorni

    a intermittenza

    pregni di dolcezza
    o in rigogliosa asprezza

    ma comunque ancora buoni
    per viverci dentro
    .
    Cesare Moceo poeta di Cefalù
    Destrierodoc @ Tutti i diritti riservati
     

  • 11 aprile alle ore 20:52
    Il solito non saper... vivere

    Me ne sto accovacciato

    seduto sulla mia panchina preferita

    tra le melodie della mia passione
    e lo sciabordìo del mare

    che mi da compagnia nei miei tormenti

    con i sensi sollecitati
    da una soffice dolce brezza mattutina

    indaffarata a venerar se stessa
    nel culto della sua frescura

    e da certi rumori nell'anima

    miei fidati amici

    squarci di ferite già sanguinanti

    che si risvegliano

    nel pensiero assillante
    di dover vivere ancora quest'altro giorno

    nella confusione ch'esso dona alle ore

    E la vita velocemente va

    scorrendomi accanto
    tra un'imprecazione e un pettegolezzo

    nello sconforto della scontentezza

    con la mente a trasformare i fallimenti
    in eclatanti e esilaranti vittorie

    dentro le solide quattro mura
    che ognuno s'è costruito

    nel suo solito "non poter/voler/saper"
    ... vivere
    .
    Cesare Moceo poeta di Cefalù
    Destrierodoc @ Tutti i diritti riservati
     

  • 11 aprile alle ore 20:50
    La follia è accanto a noi

    La follia è accanto a noi

    Viviamo

    del conoscerci
    senza riconoscerci

    regalandoci fame
    e false riconoscenze

    e abbassando gli occhi sdegnati

    al voltar lo sguardo
    dall'altra parte

    Noi

    tutti prede delle illusioni
    e della ripugnanza per noi stessi

    godiamo d'odio

    e d'occasioni
    rincorse d'ineluttabilità

    negli attimi
    che ci presentano il conto

    quando la calma

    avvolge tranquilla
    il nostro pensare
    .
    Cesare Moceo poeta di Cefalù
    Desrtrierodoc @ Tutti i diritti riservati

  • 11 aprile alle ore 14:51
    Ecce homo

    S’ode il lamento del coro
    In lontananza
    Dai toni grevi, ritmato
    Ondeggiano i corpi
    come lo sciabordio dell’acqua di mare
    che aspetta, al buio, la luce dell'alba
    Silenzio tutt'intorno…

    La gente ammutolita
    rivive il dolore del Cristo trafitto
    Si batte il petto...il pentimento
    Vuole rimuovere l'efferato delitto
    L’innocente che amava predicare il vero
    Deriso, umiliato, flagellato, crocifisso
    Abbandonato!
    Solo vergogna
    per non aver alzato un dito
    e fermare il boia
    Ha osannato il ladrone
    Lui non incuteva timore
    Ora vuole patire, soffrire, piangere
    Si dispera, affranta dall’immenso dolore
    E chiede perdono...si affatica
    a piedi nudi a cercarlo, ad adorarlo
    Lo copre di pietà...
    Risorgi, risorgi, risorgi!
    Vuole sperare, la gente oramai allo stremo,
    ch'egli possa mantenere la promessa
    di rinascere, di salvare l'umanità incredula

    Non si può uccidere impunemente un innocente.
    La colpa va espiata
    Si ripete così il rituale della passione.
    La lacerazione della morte
    La speranza della resurrezione
    Tormento quotidiano, infinito, eterno
    La grazia va conquistata, meritata

    Ecce homo!

  • 11 aprile alle ore 12:40
    In ogni dove amore

    Da Morfeo mi sollevo;
    in meno d’un secondo
    un’onda di luce buona
    mi carezza il viso:
    si affaccia in me
    il dolce nuovo giorno,
    e subito mi spinge
    alla finestra
    per scrutare del giardino
    colori e meraviglie,
    tutte le mie fantasie.
    In ogni dove 
    dove lo sguardo volgo
    fioriscono giovani fiori;
    questa la magia di aprile
    che sotto gli occhi miei
    si svolge e mi coglie,
    facendo fiorir la vita mia
    fatta di gentili linfe
    e allegre voci.
    E infine vien la sera
    che su cose e case spande
    ombre quasi un po’ strane;
    e in bisbigli di vento
    volano canti nuovi e antichi
    che il cuore in petto
    mi fan presto volare.

    Ed è già aria frizzante,
    la notte che la pelle mi sfiora
    e che nell’animo mi sussurra
    d’andarmi a coricare
    per sognare il mio amore.
    Per sognare il mio amore.

    di Viola Corallo e Iannozzi Giuseppe

  • 11 aprile alle ore 8:59
    Pensiero amichevole

    Tante le volte in cui
    s’inciampa, si cade,
    e quel fracasso che,
    oscuramente rimane
    …da tutti inavvertito.
     
    E’ quel silenzio intorno
    che uccide l’anima,
    trapassa il cuore
    e…insulta fino alla solitudine,
    unica amica rimasta e che
    sovente, elargisce
    opportune libertà.
     
    Luciano Capaldo 
     
    ***A chi non ha “amici”***
     

  • 10 aprile alle ore 17:43
    Da ceste di mistral

    Punte di miele
    spuntano dalla terra
    ceste di mistral vanno a raccogliere
    sospiri a vela salendo per i colli
    Nuvolanti odori, cirri posatoi
    per uccellini mossi e trilli;
    bocche merlate
    narrano la stessa fiaba
    colorata
    Storditi Sensi
    -quanto piace alla dea Morfina
    questo lemma!
     
    Gemma la fantasia, apre sorgenti;
    senza corolle sulla carta Escher
    eppure l’ha copiata
    una (sua) primavera
    in bianco e nero

  • 10 aprile alle ore 9:51
    Il libro oscuro (El libro oscuro)

    Il libro oscuro

    Il Tuo libro è oscuro come il sole meridiano,
    come il raggio di stelle notturne.
    Dove mi porteranno le ali del Libro?
    Tra le vie impietrate del foro,
    nella bianchezza del Tuo volto,
    quando il giorno ci saluta.
    Fulge l’anima dei giorni nel Tuo sedile ancestrale.
    Grazie, Padre della lontananza;
    da te caddero gocce di sillabe e lettere,
    il libro oscuro della Poesia.
     
    Con il libro della Conoscenza andrò per strade impervie,
    nella notte,
    alla dimora dove ardono i ceppi del focolare.
     
     
    El libro oscuro

    Tu libro es oscuro como el sol meridiano,
    como el rayo de las estrellas nocturnas.
    ¿Dónde me llevarán sus alas?
    Entre las plazas hostiles del foro,
    a la blancura de Tu rostro,
    cuando el día nos saluda.
    Fulge el alma de los días en Tu asiento ancestral.
    Gracias, Padre de la lejanía,
    de ti caen gotas de sílabas y letras,
    el libro oscuro de la Poesía.
     
    Con el libro del conocimiento iré por sendas escarpadas,
    en la noche,
    a la morada donde arden las ascuas del hogar.

  • 09 aprile alle ore 21:45
    Qui rimarrò ottimamente

    Godono gli occhi
    di luce felice

    a guardar ogni dì
    spettacoli inaspettati

    Iridi astute
    che penetrano il vedere

    con il loro sguardo fino

    a rallegrarsi

    d'orizzonti sconfinati

    di passioni e di silenzi
    in pieno rigoglio

    a osare l'inosabile

    Architetture oltre il capire
    .
    Cesare Moceo poeta di Cefalù
    Destrierodoc @ Tutti i diritti riservati