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Poesie

“Uno sguardo vergine sulla realtà: ecco ciò ch'io chiamo poesia”
Edoardo Sanguineti


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  • 31 ottobre alle ore 15:02
    Amarti... cosa eccezionale

    Sentir per te una passione un desiderio
    Un amore così bello così reale
    È stata una cosa eccezionale
    Sentirsi legato così a te
    Condividere per tantissimi anni
    Ogni tua frase e parola
    Sentendo scorrere più forte
    Il sangue nelle vene
    Veloce arrivando al cuore
    Sentendo i brividi nel cuore
    Battere forte vicino al tuo
    Dava una sensazione straordinaria
    Vorrei ancora baciarti
    Provare quelle emozioni
    Che solo tu potevi darmi
    Guardando nei tuoi occhi scuri
    Piaceva anche a te mmensamente
    Assaporare tutta quella dolcezza
    Quella delicatezza del nostro stare insieme
    Che ci ha fatto sentire felici
    Sì...amarti è stato proprio una cosa eccezionale

  • 31 ottobre alle ore 10:58
    [La luna...](o: elegia della luna)

    La luna non ha lacrime: eppur piange.
    La luna non ha orecchie: eppure ascolta.
    La luna non ha occhi: eppur osserva.
    La luna non ha gambe: eppur cammina.
    La luna non ha mani: eppure tocca.
    La luna non è un fantasma: eppur
    scompare (nelle notti"illuni") ed appare (nelle notti"piene").
    La luna: attraversa il cielo, attraversa le stelle,
    il firmamento intero...
    ma sempre sola è, sempre sola stà!
    La luna...non è tutta luce ciocchè: luccica ed appare;
    la luna...non è tutta sua
    - di tutto -
    la colpa: oppure sì?

    La luna...non fà  (mai)
    una grinza, però: è
    sempre la [lei] lassù
    che ci aspetta;
    a ricordarci quanto siamo piccoli!

  • 31 ottobre alle ore 10:43
    Senza alternativa

    Muore giovane
    la foglia scarlatta
    se dal sensuale
    rimorso è presa
    di non aver vissuto
    come voleva...
    ciocchè si deve fare
    però
    dev'esser fatto
    e la foglia foglia scarlatta
    può soltanto morire giovane
    anzichè subire
    gli scherni
    della sorte
    avversa o
    d'una indesiderata vita.

                                                                                                         = La vita: val
                                                                                                          sempre la pena
                                                                                                          di essere vissuta =

  • Nelle penombre secolari il fiume disegna l’anima,
    i pini squarciano l’etere
    e l’albero centenario sorride alle croci antiche.
    E verrà il bambino in un raggio,
    scolpirà un trono con occhi che avvampano
    e strisce di miracoli in gemme incise.
    Arriverà alla casa dei colori dal sentiero dell’alba.
    Con l’ebbrezza dell’afflizione bacerà madre Morte,
    fra paradisi di cupole e tabernacoli fuggenti.
    Sarà l’addio dal vuoto antico di Roma,
    verso la città di là dai monti.

    La mano costruisce e ha una speranza,
    sortilegio della carne nella solitudine della sete.

    Un destino

    En las penumbras seculares el río dibuja el alma,
    los pinos recortan el éter
    y el árbol centenario sonríe a las cruces antiguas.
    Y vendrá el niño en un rayo,
    esculpirá un trono con ojos que llamean
    y franjas de milagros en gemas talladas.
    Llegará a la casa de los colores desde el sendero del alba.
    Ebrio de aflicción besará Madre Muerte,
    entre paraísos de cúpolas y tabernáculos huyentes.
    Será el adiós al vacío antiguo de Roma,
    hacia la ciudad de más allá de los montes.

    La mano construye y tiene una esperanza,
    sortilegio de la carne en la soledad de la sed.

  • 30 ottobre alle ore 23:57
    Nullità

    soli -null'altro
    che sole
    nudità della notte
    (nullità)
    null’altro: fili
    legati a un punto che si sposta
    si arrovella mancante
    di misure finite

  • 30 ottobre alle ore 19:02
    Leggete poesie

    Le poesie sono come le persone, le poesie, sono persone, lo sono state; pezzi di uomini e donne, importanti, preziosi, alle volte bollenti, dolorosi, intollerabili, e per me una maniera di conoscermi. Così come le persone, ogni tanto si incontra la stessa poesia, che tre anni prima ti aveva lasciato indifferente, ma cambia la sensazione che ti ha dato, a pelle, o in pancia, un brivido che non pensavi di poter ricevere proprio da quella poesia.
    Ora noti che parla d'amore, se già una volta sei stato innamorato, ora senti tra le righe un sotterraneo timore di solitudine se sai come sentirlo, e pensi " ma guarda te come ti capisco oggi, sembri proprio scritta per me". 
    Vero, è difficile leggere le poesie, anche io rileggendo le mie "usando il cervello", non le capisco, ci passo sopra come su una superficie di ghiaccio, ed è li la chiave. Leggete poesie, ma non con il cervello, più tosto leggetele con odio e tra le righe troverete chi odia come voi, leggetela con amore e la densa sensazione di amare o di sentirvi amati diventerà la vostra pelle o il vostro cuore o le vostre labbra. Leggete con rabbia se ne avete il coraggio, perché la più temibile delle poesie è quella che grida battaglia, che affronta l'ingiustizia. Anzi non leggete le poesie, dimenticate per un attimo come si legge, fatela leggere a qualcun altro, e senza altro impiccio concedetevi di vivere un attimo di poesia, incastrate la poesia, come un pezzo vostro dentro di voi, abbracciatela come la sorella che vi è più cara e preziosa, rimpiangetela come l'amico che più non c'è, stringetela e godetela come l'amante atteso a consolarvi.

  • 29 ottobre alle ore 21:52
    Lamà Sabachthani Askatasuna!

    Lamà Sabachthani Askatasuna!
    Non sei per chi t’invoca
    non è per te
    per me
    la fuga dal cilicio è àncora
    foras te exita
    polve de ceniza
    scura
    penombra che trita
    a strati visi vuoti
    monosillàbi
    che grida nell’assenza.
    Lamà Sabachthani pendant la guerre
    vivant enfant
    avec mon rêve
    avec mon rire
    sur la rive droite
    de ma pauvre tête.
    Mon doux enfant
    si tu tombes ainsi parmi ses feux
    ta mort
    sera la mienne.

  • 29 ottobre alle ore 17:59
    Il circo

    una bonaccia di periferia
    suona dai mantici d’autunno
    verdemarcio estuario tutte le foglie
    a frotte sul tendone
    fradicio sgonfio lamentoso
    sulla mollezza degli acrobati
    reclusi
    dai visi di cristalli opachi
    e ancora addosso
    cere di luce gialla
    strette le spalle al freddo
    come il salto nel buio
    nell’occhio della tigre
    che di scarne speranze vive
    e spolpa ossa - mai stata fiera
    di ogni merito (di chi?)

  • 28 ottobre alle ore 13:41
    Ispirazione

    Ispirazione
    In quel lento e assente fluire
    d’un grigio empio d’umido sonnecchiare
    e lo sguardo pesa negli occhi semichiusi,
    gocce d’autunno che annuncia
    vendemmia e castagne.

    Focolai già accesi consumano
    vergini ceppi di stagione, all’inizio... appena!
    in quell’odoroso fumo
    di inesperti camini
    evanescente va tutta
    la mia malinconia.

    Poi… mi volto e m’impregna quell’azzurro
    raggio di sole che altruista s’eleva oltre
    l’arco d’un sorriso ancora estivo.

    Mio dolce amore
    che riconduci il tempo a giusta dimensione!


    28 ottobre ‘18

  • 28 ottobre alle ore 0:12
    Filari

    tu germinale 
    pergola di braccia 
    tu dell’ombra a grappoli
    di vomere e zolle tu
    fino ai viticci 
    ai cieli dell’estate

  • 27 ottobre alle ore 21:35
    Il mio grido

    Mi manchi
    Non sono solo due parole
    Sono la storia di un amore
    irripetibile
    Un amore che non si può scalfire
    Di un pathos che urla di dolore
    Sono le note di una chitarra
    che parlano all'universo
    Le tele coi colori della poesia
    Il romanzo cui manca l'ultimo capitolo
    Mi manchi...
    È il mio grido
    Ascoltalo!

  • 27 ottobre alle ore 9:41
    Quel giorno

    Quando la vidi partire
    sembrava una farfalla
    d'aprile, la mia donna:
    la salutai con un sorriso
    tra le mani, ripensando
    ai suoi capelli al vento
    alla sua gonna, pensando
    al nostro domani.
    Non la rividi
    più, da allora
    la mia donna: ma
    non dimentico
    mai, i suoi capelli al vento
    e la sua gonna!

  • 27 ottobre alle ore 0:45

    Avrai da guardarti dentro milioni di volte durante il cammino. Esaminarti a fondo, correggerti, spronarti e a volte violentarti l'anima per non soccombere, ma reagire. Avrai gli occhi stanchi, affaticati dalla monotonia di un mondo che sembra girare tutto per lo stesso verso e li sentirai bruciare per quelle lacrime che a volte non sei capace di fermare. Avrai l'anima e il cuore provato, amareggiato, dolente e un sorriso imbalsamato, ormai anche lui ha imparato a stare al suo posto anche quando vorrebbe lasciarsi morire. Avrai le braccia riposate, morbide sui fianchi, rassegnate da abbracci che non sono mai arrivati e labbra aride di baci di cui non ricordi ne' la dolcezza... Ne' il sapore. 
    Non finisce qui...
    Non finiscono qui le speranze, i sogni e la vita.
    Fin quando sarai in piedi niente è finito.
    Hai solo nascosto dentro di te quella luce che un tempo ti rappresentava... Stai solo riposando l'anima in attesa di un nuovo raggio di sole.

  • 26 ottobre alle ore 20:09
    In separazione

    La casa è passata ad altre mani, le chiavi nostre sono sotto il tappeto dell’universo per aprire una teca e dentro tu riposi scolpito di gesti antichi e sono sempre e solo le otto di sera quelle dell’imbrunire tra i coltelli del silenzio che recidevano le cordicelle del respiro allentate finalmente da sembrare Calma.

    Tuttora agosto è di un malessere definito soprattutto dopo la seconda decina con il gusto delle foglie ricucite sugli alberi dopo aver tremato di lampi di amarezza e ogni male sembrava cacciato nell’insidia da cui era sorto, quel tremore madido addomesticato da aghi e insediamenti di Morfeo in pochi millilitri lungo la schiena.

    Questo luogo non è agosto, è una traccia precedente, risuona d’istante sfumando e amplificando, di affacci e partenze… e se è possibile che un caro viaggi per sempre e del quotidiano noi cerchiamo la stasi dei suoi abiti rimarginando dolori interstellari, se è possibile questo anniversario di nascita, Sereno Splendore a te, testimone di Echi d’Ombre, l a s s ù nel tuo stare in sospeso in separazione.

  • 26 ottobre alle ore 15:20
    Bellezza

    La Bellezza è ovunque....anche in un Sorriso nell'Aria...che nemmeno si può sfiorare....

  • 26 ottobre alle ore 15:18
    Sei quartine erotiche

    il viso tuo in penombra è come un prato
    dove ha attecchito a cumuli dispersi
    la luce della neve che ha spogliato
    il cielo ormai digiuno a trattenersi
     
    sulle mie labbra notte e tuo tepore 
    di voglie appese al tempo dilatato 
    spazio feroce, madido languore
    ostia che scioglie un brivido assetato 
     
    la vita ti sussurra rude in bocca
    di pietra dentro l'urna il graffio cieco
    colma d'ardore che ogni lato tocca
    e asperge rorida dell'onda un'eco
     
    all’alba gronda di rugiada il fiore
    straziato dalla tenebra d’un fiato
    franto dal buio un petalo si muore
    da stelo inflesso al morbido sostrato
     
    tracima il fiume dalla cava, strazia
    pareti esauste, palpiti di gogna
    delta che stringe alla violata grazia
    arresa e complice alla bisogna
     
    e poi venire tu mi senti piano
    per me che mordo la tua voce acerba
    per te che - amore - sguazzi nel pantano
    e colmi vuoto come vento d'erba

  • 26 ottobre alle ore 9:59
    La pioggia non sa scrivere...ma

     
    Non sa scriver la pioggia
    d’amor parole che vadan
    dritte al cuore ma può
    d’amor compor canzoni,
    una nota per ogni fior
    su cui cade qui nel mio
    giardino tonalità varie
    diverse, un do dal ciclanimo,
    un fa dal bucaneve, più re
    da quelle rose, i sol ecco
    dal tuberoso elianto, sul
    geranio un la, i mi dalle mimose
    dalle ortensie i dolci si:
    che bella melodia per te
    al tuo cuor donata amata mia!
     

  • 25 ottobre alle ore 23:19
    Salento: terra di Puglia, del mondo

    Salento è...
    regione di confine
    estremo lembo
    di terra e paradisiaco,
    eden sperduto in terra,
    emanazione
    misteriosa e di vita orben
    fonte sacra e profana...

    Salento: qual
    divina e sconosciuta 
    mano ti fece così
    forgiandoti da
    - chissà quale -
    ancestrale materia?

    Salento: spettacolo 
    di prima natura bagnata
    dal mare
    e sferzata dal sole,
    dal vento baciata
    e dalla sfortuna;
    quella sfortuna maledetta
    d' esser donna (tra gli uomini)
    (e) madre dimenticata:
    terra regione (straniera)
    di confine;
    la sfortuna, quella sfortuna
    d'esser donna
    madre figlia  (soltanto)
    dimenticata...
    figlia di nessuno
    (soltanto) regione di confine:
    ma sei madre tu o lesbica
    o divin puttana e dolce
    cara di greca stirpe
    e sangue normanno, arabo, bizantino.

    Regione di confine
    (soltanto) tu:
    che dalla magica conca dei due
    mari,
    là dove l'ameno lido
    che s'incurva e gira,
    verso posti cari
    ti spandi t'estendi
    sin al tacco dello stivale.

    (Oh) Salento, tu porti
    in grembo la magia
    e la forza delle terre dimenticate.
    Qual buon vento
    (è) la magia
    del bianco e del blu
    del blu e del bianco,
    l' un è quello lucente lindo
    delle case nelle città, nei paesi
    sparsi, nelle strade dei paesi
    ovunque ci sian donne che
    preghino od un mulo che ragli,
    e l'altro invece il colore
    del mare terso e cristallino:
    che ti circonda, ti bagna e tutto a sè
    sincero t'ammanta;
    l'uno è il bianco, sì lucente
    delle case o dei capelli dei vecchi
    seduti agli angoli delle strade
    fuori da quelle case;
    l'altro è il blu, fiero colore
    del mar che ti bagna e del ciel
    infinito che t'osserva.

    Blu e bianco, bianco e blu;
    i colori della passione e della libertà:
    perchè (tu) sei terra donna
    madre antica dimenticata...ma libera,
    come il vento
    che soffia - a volte un portento -
    di scirocco o di grecale
    di maestrale, di libeccio
    e sale; spesso lambendo và
    le tue frastagliate coste,
    sovente colpendo stà
    i tuoi duri scogli.

    Salento (tu) sei
    il vento,
    quel vento,
    (soltanto) quel magico vento e
    maestoso... a volte un portento:
    di noi tutti fratello 
    misterioso,
    dei tuoi abitanti, delle tue genti
    il vento di Sharazan, arriva dalla terra
    di nessuno dalla notte
    dei tempi...
    (è) il vento della follia, il vento
    del dolore.

    Salento tu sei
    il bianco lucente
    delle case
    nelle città bianche di pace,
    di silenzio e di solitudine.

    Tu sei il vento, come il vento
    - Salento -
    che soffia
    all' imbrunire del sole
    su quella terra che freme
    sferzata dal sole:
    e fà le spighe ricurve, sommesse
    benchè umide ancor del sudore
    dell'uomo; ricurva quelle spighe:
    su sè stesse...
    e fà ricurvi pur gli uomini suoi
    - la sua gente -
    ricurvi li fà, quel vento,
    e sommessi:
    come a nascondere
    la propria umiliazione,
    come a nascondersi
    da qualcuno, o da un "non sò che"...

    Salento anche (tu) terra di Puglia, del mondo...
    anche (tu) lo sei;
    terra di nessuno: terra 
    da tutti dimenticata!

     

  • 25 ottobre alle ore 20:35

    Non t'innamori perché devi, perché è giusto e allo stesso tempo non si smette di amare perché chi ami è "Sbagliato". T'innamori con incoscienza, perché qualcosa di sottile ed invisibile ti trascina sempre di più dentro a quella persona. La voglia di mischiare il tuo mondo con il suo e mischiare la tua vita alla sua ti rende cosciente e allo stesso tempo ingenuo. L'amore rende vulnerabili, tanto... A volte troppo. Questo rende essenziale innamorarsi di qualcuno che non usi le tue debolezze per ferirti, sminuirti e schiacciarti... Ma di qualcuno che le prenda con cura tra le dita e con amore le plasmi fino a renderle i tuoi più grandi punti di forza.

  • 25 ottobre alle ore 20:07
    Bosco d'autunno (tre haiku)

    un canto d’upupa-
    il sonno della linfa
    sul faggio nero

    le fronde a mucchi- 
    un sibilo randagio
    districa il vento

    la scia di foglie-
    ma quanti telegrammi
    bruciano il tempo

  • 25 ottobre alle ore 20:01
    T'aspetta il sole come un cucciolo

    Sta in aria di miceli
    settica lontananza
    di entelechia sgranata 
    -e non sgomento-
    per occhi penzolanti
    dov’è la noia che serra il cubito 
    a bava di lumaca
    e non misura, non contempla
    nemmeno tende a luce 
    ma fermo intorno all’anima
    evade in mille cose che non è.

    Distale al sangue in stato 
    prono, cianosi blu alle nebbie 
    ritrae la presa all’alito
    di primavera. Assente ai fiori,
    che mai si è vista linfa costipata
    così da far radice
    priva dell’urlo a gemma, di un odore
    per il ritorno a spezia.

    Quand’è che esci da te stesso,
    caveau di vene? 
    T’aspetta il sole come un cucciolo 
    che apre le fauci
    d’acredine a rugiada.

  • 25 ottobre alle ore 11:25
    Tempo d'autunno (tre haiku)

    *
    ora che il tempo
    s'attarda nell'autunno-
    sorsi di rosa
     
    *
    orma di luna-
    rimane appesa in cielo
    dopo la notte
     
    *
    tuffo di sole
    nell'orizzonte arancio-
    la mano miete

  • 25 ottobre alle ore 11:21
    Magari è solo un’ancora di pace

    Magari è solo un’ancora di pace
    insonne protensione al circolare
    gravida notte spesa nel vivace
    lenito àmbito, mai regolare.
     
    Incede nel legame, si frantuma
    anelito d’inversa rotta intriso
    come uno stento all’apice si tace.
     
    Consuma stame e dentro ha una petunia
    idea di luce spenta nel piattume
    odore di limone soffocato.

  • 25 ottobre alle ore 9:18
    A spasso tra le ore della notte

    Rimango sorpreso dell'assistenza che ricevo dalla mia anima splendida pianta verdeggiante e soleggiata dal piacere della sua dolcezza tra le cime imbiancate del mio inquieto vivere profondamente in contrasto con i sentimenti e con i loro desideri estremi E nel silenzio svampito dal ticchettìo delle lancette e intriso di rimorsi e rimpianti decisi ancora a essiccare germogli di vita diventa la saga delle primavere sfiorite il finger di esser felice di vivere in questa falsa favola romantica . Cesare Moceo poeta

  • 25 ottobre alle ore 9:14
    Bruciori di stomaco

    Alla fine della cernita mi son ritrovato da solo in quella rete di frutti fragranti raccolti per terra lungo i filari della miseria lasciandomi con i pensieri a spandersi a cascata clandestino in questo mondo Mi vesto di fedeltá e coraggio cercando di essere vero figlio del mio vivere nei colloqui senza padroni che nel rigetto delle critiche vorrebbero cambiarmi la vita E io col cuore gonfio di germogli sperimento le mie sementi rimanendo Spirito e Mente nella serenitá dell'anima . Cesare Moceo poeta destrierodoc @ Tutti i diritti riservati