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Poesie

“Uno sguardo vergine sulla realtà: ecco ciò ch'io chiamo poesia”
Edoardo Sanguineti


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  • 18 aprile alle ore 21:33
    Il silenzio

    È sera
    Il silenzio avvolge ogni cosa
    Le case, gli animali, le piante
    Lo trovi per strada, nei vicoli, nei cortili
    Copre tutta la città
    Lo si avverte sulle labbra, negli occhi, sulla pelle
    Pervade la mente, il corpo, l'anima
    Permea di sé l'aria
    È così esteso che lo si può udire
    E lo si può ascoltare
    In assoluto silenzio!

  • 17 aprile alle ore 23:28
    Torna ad amare

    Guarda il tuo passo
    ora che sei fermo,
    guarda la tua direzione,
    guarda adesso il sole
    e poi chiudi gli occhi
    e torna ad essere vero,
    semplice,
    impreciso nella ragione
    davanti ai suoi occhi
    che diventano il tuo infinito,
    visto dall'ombra di un sentiero
    che si percorre prima della sera.
    Torna ad amare,
    anche senza parlare,
    anche con la nostalgia
    nel petto che fa male,
    per non dimenticare
    la magia nascosta
    di questa tua vita
    ancora da capire.

  • lLontananza

                                                         Un buco scuro scavava
                                                         la pietra della mia anima
                                                          e lì la mia patria ardeva
                                                    chiamandomi, aspettandomi, incitandomi
                                                          a essere, a perseverare, a patire
                                                                         ( Pablo Neruda)
     
    Verrà con ramaglie di fiori neri,
    ti porterà l’alone delle iridescenze
    e chiuderai gli occhi…
    e fuggiranno le voci dai sotterranei boschi brulicanti
    verso le rive degli abissi del sole.
    Chiuderai gli occhi ai legni che ti guardano,
    alla tua ombra, sconosciuta sorella.
    Dove andrà la tua pena di distanza?
     
    Solo,
    col mio bastone storto,
    senza la mia casa,
    con questa forza senza grazie,
    con le frecce del crepuscolo che s’avvicinano.
     
    LejanÍa
    Vendrá con ramajes de flores negras,
    te traerá el halo de las iridiscencias
    y cerrarás los ojos
    y huirán las voces de los subterráneos boscosos,
    hacia las riberas de los abismos del sol.
    Cerrarás los ojos a los troncos que te miran,
    y a tu sombra, desconocida hermana.
    ¿Dónde irá tu pena de lejanía?
     
    Sola,
    con mi bastón torcido, sin mi casa
    con esta fuerza sin ventura,
    con las flechas del crepúsculo que se acercan...

  • 16 aprile alle ore 20:52
    Scendono lacrime dagli ultimi angeli

    Scendono lacrime
    dagli ultimi angeli,
    invadono i giorni,
    riflettono candore nei nostri sogni,
    scavano dentro
    i nostri nascondigli,
    trovando noi
    non sempre in ascolto,
    legati a un dolore remoto,
    fedeli al proprio indefinito infinito,
    che fatichiamo a crescere,
    che ci spacchiamo il cuore
    con amori che eleviamo,
    con tutti i brividi
    che a pelle sentiamo.
    Scendono silenzi celesti
    dagli ultimi angeli,
    che ci mostrano strade
    per tornare a casa
    e noi schiudendoci lentamente
    ci ritroviamo
    senza più ferirci.

     

  • 16 aprile alle ore 11:43
    Torneranno le ore della quiete

    Torneranno le ore della quiete
     racchiuse negli scrigni delle fate
    venute per vedere da vicino
    capriole fatte da un bambino.
     
    - Allora, è vero! In noi tu credi!
    - Perché mai non dovrei?
    - Ma siamo sogni, soltanto sogni!-
    - Vedo il cappello e la bacchetta tocco!
     
    Avevano il sorriso delle madri,
    la leggiadria di limpide fanciulle,
    i colori della festa quand'è festa
    e del c’era una volta, la bellezza.
     
    Voleranno le aquile di nuovo
    sulle vette ormai dimenticate
    e con loro gli esultanti gabbiani
    sul mare della non solitudine.
     
    Canterà il coro dei nostri angeli
    or tramutati in icone incorniciate
    e invece da lì vorrebbero uscire
    per dimostrare quanto sono veri.
     
    È tempo coniugato al futuro,
    il tempo di speranze non evase,
    frantumate nell'oggi che corrode
    un accenno delle dolci nostalgie.
     
    C’era una volta, diremo anche noi
    e non per raccontarci altre fiabe
    ma per datare quel culmine dei grigi
    nei quali rischiammo di annegare.
     
     
     
    *
    Anno di stesura 2012
     

  • 16 aprile alle ore 11:30
    Mancan

     
    Vince per ora il morbo letal
    Che a temporanea resa ci costringe
    Nella battaglia dell’usual
    Viver nostro  quotidiano
    Per molti poi e tanti nella chiusa
    Casa solo la solitudine è qui
    A far da compagnia e corre il pensiero:
    Che alla vecchina manca la messa
    Mattutina ai bimbi quei correr
    Gioiosi nei giardini al giovane
    Della lontana fidanzata un bacio
    E a  noi tutti noi qualcosa manca
    Diverso e diverso tanto per ciascuno
    Un incontro un sorriso una cosa altro
    che la mano è in attesa domani di trovare
     

  • 15 aprile alle ore 19:02
    Senza cercare il peso di catene

    Chiudi le mie porte
    che il tuo infinito
    attraversano,
    chiudile a chiave
    se non vuoi che guardi
    il tuo delicato volo di luce
    su questa terra ferita,
    che sconfina
    l'ordine delle cose.
    Chiudimi gli occhi
    se il tuo paesaggio
    chiede solitudine,
    li riaprirò con i sogni
    che vorrai mostrarmi,
    senza dimenticare
    la nostalgia e le stelle,
    senza cercare il peso
    di catene,
    benedicendo
    queste nostre anime
    che si nutrono
    di notti e aurore
    permeate di silenzioso amore.

  • 15 aprile alle ore 12:02
    Ti batterò

    Tu pensi di essere forte,
    ma non hai ancora conosciuto il mio coraggio.
    Tu credi di essere invincibile,
    ma non sai quanto io sia potente.
    Tu immagini di essere indistruttibile,
    ma non conosci la mia tempra.
    Ti sei impadronito del mio corpo senza alcun permesso,
    ora dovrai fare i conti con la mia voglia di sconfiggerti.
    Perché tu sei forte,
    ma io sono testarda.
    E se ho deciso che sarò io a vincere,
    puoi girarci che sarà così!

  • 14 aprile alle ore 15:16
    Il beneficiente

    Montagne di merda
    tutte da scalare,
    che poi
    sarebbe il tempo del silenzio,
    ma è un silenzio dei prosciutti.

    C’è chi dona
    e poi si gonfia il petto,
    c’è chi dona
    e poi te lo ha anche detto.

    Dare il buon esempio
    ci può stare,
    ma donare
    non dovrebbe
    esser naturale?
    Scusatemi gente,
    ma ho un ego
    da soddisfare.

    Ditelo ditelo,
    così parte la gara!
    La gara a chi si gonfia più i polmoni.
    Che poi
    con che fan rima sti polmoni?

    Lo sai che ho donato
    caro signore?
    Sbaglio
    o sei anche elettore?
    Non te lo dimenticare
    del mio bel gesto per la comunità
    quando andrai a votare.

    Che poi
    sarebbe il tempo del silenzio.
    Ma la merda
    fa sempre un gran rumore,
    oltre all’odore.

    “Non c’è niente da fare.
    La bontà vera commuove,
    rassicura.
    Quella finta, mi fa vomitare.
    E se ci fosse un dio
    io credo
    che la condannerebbe”.

    Ma alla fine cosa siamo?
    Qui Gaber mi ha aiutato:
    Siam delle caramelle di sterco bovino
    ricoperte di un ottimo e finissimo cioccolato.

  • 14 aprile alle ore 14:32
    I ricordi in versi

    Sto cercando
    di trasformare
    i ricordi in versi
    per non lasciarli
    vagare e smarrire
    nella mia mente
    piena di problemi.
    Per non vederli
    mentre scoppiano
    nell'aria come
    bolle di sapone.
    Ne ho persi tanti,
    mentre mi sforzo
    di sfiorarli
    essi mi lasciano
    l'umido nelle mani.
     

  • 14 aprile alle ore 14:20
    Ti vedo così chiaramente

    A volte, il tuo ritratto è così vivo,
    con lo sguardo morbido e il sorriso,
    con l'abbraccio che le paure svanisce.

    E ti vedo davanti a me chairamente
    a prescindere che c'è nebbia là fuori,
    che di frequente piove e non c'è sole.

    Limpida la tua presenza, come te,
    sorpassa il pensiero che non ci sei,
    la vita trova di nuovo i suoi colori.

    To vedo così chiaramente, mi stupisce
    che non posso abbracciarti con affetto
    e non posso parlare con te all'infinito.

    Papà!

     

  • 14 aprile alle ore 10:41
    Dire di perle oniriche

    E i gesti
    pesano il tempo
    uscendo da se stessi,
    gli specchi mandano
    miti balletti tra le stanze
    una nell’altra - l’ultima
    è uno sfuocato plesso.

    Esausta
    l’ombra di ieri
    intorno alla routine
    fa staccionate
    e chiodi di silenzio,
    ma il desiderio
    di volteggianti magici
    ha il suo museo - e dire
    di perle oniriche
    è poco.

  • 13 aprile alle ore 17:28
    Fratello, dimmi che vuoi rinascere

    Fratello,
    dimmi che vuoi rinascere
    perché la vita
    ci ha fatto conoscere
    le sue pause,
    le sue notti silenziose,
    i suoi abbandoni d'amore
    inconfessati,
    i suoi vuoti da colmare.
    Dimmi che vuoi rinascere
    dentro gli occhi
    che ti guardano
    nella tua verità,
    dentro i germogli
    di una nuova memoria,
    dentro lo stesso sogno
    d'amore e di libertà
    che ci rende vivi.

  •  
     
     
    In queste ore mesi che il feral
    morbo infetta e semina la morte
    oggi per dar un poco l’addio
    alla tristezza un po’ di musica
    all’animo ho fatto respirare
    e mentre degli Indios Tabajaras
    la chitarra ritmava il dolce
    suono non so perché la mente
    è corsa ad una lontana spiaggia
    romagnola due ombrelloni il mio
    e lì vicino quello di una signorina
    milanese lei impiegata e io da poco
    chimico dottore poche nei giorni
    le parole buongiorno buon appetito
    buonasera e qualche scambio solo
    di alcune informazioni personali
    del fidanzato mi disse un ingegnere
    di un paese marchigiano qui vicino,
    ricordo sì ricordo poi come particolare
    un pomeriggio nessun ancora sulla
    spiagga mi si avvicinò si tolse
    la parte alta del costume e piano
    disse mi può  un poco la crema
    mia antisolare qui spalmare
    confuso un po’ vero impacciato
    diedi con man tremante l’inizio
    alla operazione di lì a poco
    mi sorrise anch’io sorridente
    risposi a quel sorriso al soffio
    di garbino lasciai di indovinare
    quali allora i di noi pensieri.
     

  • 12 aprile alle ore 8:40
    Una Pasqua particolare

     
    Quest’anno una Pasqua particolare
    da lontano e distanti particolari
    auguri che a quel suon festante
    a quell’allegro scampanio di Cristo
    Risorto annunciazione in qualche
    dove si muterà quel suono in triste
    annuncio che molte anime lì sono
    solitarie sole volate lassù in cielo
     
     

  • 11 aprile alle ore 23:32
    Haiku

    Anime mute
    Tra sbarre invisibili
    L'ansia del dopo

  • 11 aprile alle ore 21:13
    Volevo il tuo risveglio

    Ho aspettato che il sole
    ti cadesse addosso
    prima di svegliarti,
    volevo che i tuoi occhi
    mi guardassero presto,
    volevo il tuo risveglio
    per guardare per intero
    il tuo incanto,
    volevo il consenso
    per un bacio,
    volevo vederti nello sguardo
    la stessa fiamma del mio desiderio.

  • 11 aprile alle ore 11:23
    Per la Pasqua 2020

    La pace dell’anima

    Preghiamo che  Gesù regni su di noi;
    che la nostra terra sia liberata,
    dalle guerre, e dagli assalti dei desideri impuri;
    e che quando tutto questo sarà cessato,
    ognuno riposi all’ombra della sua vite,
    del suo fico, del suo olivo.
    Sotto la protezione del Padre,
    del Figlio e dello spirito Santo,
    riposi l’anima mia mia che ha ritrovato in sé
    la pace della carne e dello  spirito.
    A Dio eterno gloria nei secoli! Amen
     
    Origene, "Omelie sui Numeri"

    La paz del alma
     
    Roguemos que Jesús reine sobre nosotros;
    que nuestra tierra sea liberada
    de las guerras, y de los asaltos de los deseos impuros;
    y que cuando todo esto habrá cesado,
    cada uno descanse bajo la sombra de su vid,
    de su higuera, de su olivo.
    Bajo la protección del Pdre,
    del Hijo y del Espíritu Santo,
    descansa mi alma que ha reencontrado en si
    la paz de la carne y del espíritu.
    A Dios eterno gloria  en los siglos! Amen .
     
    Traduzione di Francesca Lo Bue

     

  • 10 aprile alle ore 23:57
    L'albero delle rose

    l'albero delle rose si spinge
    a cercare il cane oltre il recinto.
    il cane in fissità ducale
    gli fa festa, piano agita la coda.
    ha sempre pensato che
    con tante chiacchiere
    fossimo un di più.

  • 10 aprile alle ore 12:58
    Forse i fiori sbocciano ancora

     
    Vedo sogni appesi come panni
    sotto un sole del tutto impotente
    che pare quasi balbettare
    davanti a questa terra muta.
     
    Forse i fiori sbocciano ancora
    anche senza occhi che li possano guardare.
    Forse il mare fa più rumore,
    grida per farsi sentire da chi lo ama.
     
    La primavera ha quasi vergogna di esistere.
     
    In un tempo di silenzi prolungati
    si raccoglie quanta più vita possibile
    per conservarla nello scrigno dell'anima
    mentre vorremmo che le ore fossero giorni
    per dare inizio a una quiete assordante.
     
     
    Roma, 26 Marzo 2020

  • 10 aprile alle ore 10:04
    Qual rami dell'animo

     
    Muove il vento del giovane oleandro
    i rami che par come gradire questo
    cullante dondolio pur io vorrei
    in queste tristi ore tante le morti
    immense  sofferenze che il virus
    dona che la mente mia un poco
    almeno muovesse dondolasse e cullasse
    quei miei tristi pensier rami dolenti
    di un animo qual pianta triste e sofferente
    e per un poco almeno facesse addormentare
     

  •  
    Cronache dall’alcova in braille, al tatto
    è tutto un altro universo, piuma
    a volte e incrocio di pelle al suono
    di un flauto vibrato, poi il contatto
    con una stella pulsante e la schiuma
    al sussurro delle parole, quel dono
    di baci in terra consacrata al registro
    dell’amore. E vuote le iridi, la luce
    è il riflesso di memorie, dei picchi
    di gocce d’acqua chiara e del chiostro
    che circonda i regni della pace,
    voce nelle sere del peccato e spicchi
    di paradiso tra le coltri. Con una carezza
    cercami ancora, poi indicami il percorso
    col dorso delle mani, lungo quel salto
    temporale che cambia l’uragano in brezza
    e l’onda in stilla di rugiada. Col concorso
    dei sensi, ispirati da magie dall’alto.
     
     
     
     

  • 09 aprile alle ore 10:59
    Alla finestra di Bonnard

    tutte le orme
    in mise en abyme
    prose di giardini.
    traslate gocce,
    fiumi, oceani.

  • 09 aprile alle ore 10:38
    Cielo d'aprile

    Attimi impalpabili come brezza leggera
    si rincorrono, radiosi, lungo il fiume.
    Il primo sole, chino sui rami ricurvi,
    dispensa baci a chi ne assapora il calore.

    Due anime di seta siedono vicine,
    sorridendo dei reciproci silenzi.

     Piccole mani giocano a sfiorarsi e stringersi,
    e ancora accarezzarsi, scoprirsi,
    in gesti d’infantile stupore,
    espressivi più di mille parole sussurrate.

     Tutto intorno,
    la Primavera sorride,
    complice.

    Vestita di luce,
    inscena la sua danza antica
    di passi silenziosi e soavi,
    e volteggiando sfuma i colori
    di un dipinto senza tempo,
    sospeso a mezz’aria nel cielo di Aprile

  • 07 aprile alle ore 22:30
    Haiku

    Fredda la notte
    Le città son deserte
    Si aspetta l'alba