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Poesie

“Uno sguardo vergine sulla realtà: ecco ciò ch'io chiamo poesia”
Edoardo Sanguineti


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  • 27 aprile 2017 alle ore 13:43
    Mi spiace, mio libro sacro

    Mi spiace,
    l’indice,
    che girava
    una a una
    le pagine
    del Libro Sacro,
    si è rotto,
    è rimasto
    impiccato
    come il grilletto
    nel corpo scarico
    della pistola

    Mi spiace,
    non c’è più
    una sola poesia
    che sappia sparare
    qualcosa di più
    delle solite banalità
    - parole a salve

  • 27 aprile 2017 alle ore 13:35
    Dimmi tutto di te

    Dimmi, dimmi, dimmi
    Dimmi di te,
    e dimmi di quell’uomo
    che oggi ti sta accanto
    senza mai stonare una parola
    per farti ridere un po’

    Dimmi, nel dettaglio dimmi
    di quell’uomo,
    di come ogni notte torna da te
    levandosi di testa il cappello,
    dicendoti bella
    mentre si mira e si rimira
    nel tuo specchio infranto
    per scoprirsi più di Dorian Gray
    perfido e vecchio
    e infine entrare nel tuo letto

    Tu, mia celeste Aida,
    com’è che lo sopporti?
    Dimmi, dimmi tutto

  • 27 aprile 2017 alle ore 13:32
    Disperato atto di coraggio

    Mancò
    un disperato atto di coraggio
    che dalle falle della vita
    spazzasse via i dubbi,
    così siamo adesso qui
    soli e più confusi di ieri
    cercando
    nei giorni uguali ai giorni
    il perché
    del nostro esistere

    Non splende il sole sul fiume,
    inciampano e cadono i pescatori
    nelle tracce
    che la luna ha impressionato
    lungo le sponde vuote
    di cristi e giudei;
    e non c’è nessuno,
    non c’è davvero nessuno
    che sappia come pescare
    un nome,
    non c’è uno
    che sappia come peccare
    per dar oggi corso
    a un domani migliore

    Mancò
    un atto di vero coraggio
    che ci prendesse in ostaggio,
    così siamo adesso qui
    e qui resteremo ...
    per un lento morire
    senza aver vissuto mai,
    mai veramente

  • 27 aprile 2017 alle ore 1:05
    Acqua di zenzero

    Leggimi Maga
    nel fondo delle acque
    e dimmi cosa vedi.
    Perso 
    negli influssi degli infusi 
    che profuman di limone,
    naufrago,
    stordito dal narcotico passato,
    anestetizzato.
    Eppure so che tu puoi Maga,
    drenare la mia rabbia
    col tuo antidoto 
    di pizzicore e miele
    cancellando di un botto
    l'antico negativo auspicio...
    Maleficio.

  • 26 aprile 2017 alle ore 20:40
    Un altro po' di me... per voi

    Ricordo la mia infanzia

    e i sogni che ne facevano
    l'unica possibilità d'evasione dalla cruda realtà d'ogni giorno

    E vivevo con la miseria sempre addosso

    a colorare i miei lerci abiti
    e rivestire le suole delle mie scarpe

    persino la sedia su cui sedevo
    era imbrattata di miseria

    come pure il tavolo su cui mangiavo

    Mia madre

    donna semplice e silenziosa
    dagli occhi sempre stanchi

    fece la sarta fino alla cecità

    di mio padre... forse è meglio non parlarne

    E io

    tutto libri e pugni

    ingrassavo nel mio orgoglio

    nell'illusione di pareggiare con le risse

    tutte le briciole che incontravo sulla mia strada

    E fu là che conobbi la felicità
    del mio voler star da solo

    e ancor oggi nella solitudine

    far volare i miei sogni.
    © ®
    Cesare Moceo

  • 26 aprile 2017 alle ore 20:37
    Il miracolo della mia vita

    Cerco di tenere inalterata
    quella sensazione di calma interiore

    impostami dal cuore

    che mi ha percorso e ancora mi percorre
    in questi ultimi anni appena vissuti

    trasferendola volutamente

    in quelle anime meno disposte per inquietudine

    affinché in essa
    possano trovare il piacere di essere se stesse

    E inseguo quelle improvvisate speranze

    in questa mia età dell'ansia

    per riappropriarmi del vero senso dell'esistenza

    elargendo parole semplici e sode

    puntigliose e a volte anche insignificanti

    nei miei gesti e nelle azioni

    senza fantasticherie mentali

    nell'auspicio che possano esse essere

    il miracolo della mia vita
    .
    cesaremoceo
    Proprietà intellettuale riservata
    Copyright

  • 26 aprile 2017 alle ore 19:12
    Non so. Eppure so.

    Non so

    quanto durerà la stagione degli applausi

    ma è il silenzio delle mani

    ad obnubilare il mio orizzonte

    come schiuma d'attesa

    che si scioglie a sera

    prima che la notte

    si trasformi in desiderio.

    Non so

    se le labbra si faranno grevi

    o baceranno lievi

    le tue guance mute

    in apparente stasi

    come molecole assorte

    in balia di materia

    tra le incertezze degli atomi.

    Eppure so

    che sedimento ancora

    tra le tue istanti attese

    l'allegoria del proibito.

  • 26 aprile 2017 alle ore 18:37
    La fonte sei tu

    Cuore che scalpita,
    pensieri annebbiati,
    mani tremanti.
    Le ciglia serrate,
    in un battito d’anima,
    si aprono fulminee.
    Scorgo l’amore,
    dolce e sensuale,
    mi trafigge e mi invade.
    Scorgo me stessa,
    dolce e sensuale,
    mi trafigge e mi invade.
    Scorgo me stessa,
    sono luce lunare,
    ma calda di sole.
    La fonte sei tu.

  • 26 aprile 2017 alle ore 17:30
    Sogno

    Macchie di nero, amalgama di carta
    e di pensiero in gradazioni d'ombra
    nel luogo dove il no non si pronuncia
    e non si nega il gusto di aspettare.

  • 26 aprile 2017 alle ore 12:38
    Ti ho dimenticata

    Ti ho dimenticata,
    ti ho dimenticata
    Puoi credermi,
    sulla parola, sì
    L’ho detto ieri,
    e lo ripeto oggi,
    te lo ricorderò domani
    Ti serve forse
    una proposta
    indecente più di questa
    per capire
    che non si può capire
    la verità
    fra me e te?

  • 26 aprile 2017 alle ore 12:30
    Quando morti finalmente ci amate

    Quando morti
    dimenticati o quasi,
    ci scoprite
    come fiori mai nati
    nei giardini seppelliti;
    e allora sì, ci amate,
    con calde lacrime
    i poeti
    – che fecero amore –
    finalmente li amate;
    e con loro parlate,
    perché più non han voce
    né fiati o foschie di cuore
    che l’amata vostra solitudine
    potrebbero molestare

  • 26 aprile 2017 alle ore 12:29

    Ci sono persone che hai amato così tanto che resteranno incise nella tua anima per sempre! Non conta quanto hai sbagliato con quella persona o quanto essa abbia sbagliato con te, no... Non conta il male che vi siete fatti. Quella persona resterà incisa là, nell'anima come qualcosa di indelebile. Non servono a nulla le gelosie, la rabbia e le paranoie. Niente lo sradicherà da dentro. Non importa ricordarmi quanto mi ha fatto male, lo so... Non serve ricordarmi quanto ho fatto per quella persona, lo so cazzo! Ma so anche quello che quella persona ha fatto per me, forse poco agli occhi di molti, ma per qualcuno che "Non fa niente per nessuno" credetemi è stato tanto. Questo rende quella persona "L'assoluto"! Non saranno le gelosie, le richieste o la rabbia a cancellare qualcosa che è andato oltre il volere, la ragione e la razionalità! Perché per quella persona ti sei dimenticata quasi di esistere! Hai scordato le tue necessità, i tuoi bisogni e anche a volte i tuoi valori! Lo hai amato in modo viscerale! Pur sbagliando lo hai fatto! Hai scelto poi di allontanarti, capendo che avevi trascinato troppo ed era giusto dire basta! Lo hai detto e messo in pratica finalmente perché hai capito che avresti continuato a buttare troppo di te stessa/o ed era giusto darti nuove possibilità. Amori così non li cancelli mai, restano una parte di te, ma una parte che appartiene al passato! Ognuno di noi ha un passato... Invece di guardare quello, di giudicarlo e di provare a cancellarlo... Nel momento in cui vi capita l'occasione di essere il "Presente" di qualcuno, pensate a renderlo migliore di "Quel passato" invece di cercare di cancellarlo! Non ci riuscirete mai... Perché inconsciamente lo difenderemo sempre perché è una parte della nostra vita importante e vera che non si può rimuovere. Il passato si lascia dietro e si va avanti, ma non si cancella! Quando scegli di "Tatuartelo sulla pelle" è un po come se avessi scelto di portarti nella tomba una delle parti più importanti della tua vita.

  • 26 aprile 2017 alle ore 12:29
    Il nostro dolore così stupido

    IL NOSTRO DOLORE COSÌ STUPIDO

    Il nostro amore così fragile
    Il nostro cuore che non sa,
    che non sa battere senza cuore
    Il nostro dolore così stupido
    – che brucia lacrime battesimali
    E le nostre labbra ali di farfalle
    sulla primavera, su i suoi tanti colori
    E i nostri “sì” e i rari “no” sussurrati
    per paura di svegliare il sogno
    che tormenta il sonno di noi
    in un faccia a faccia di maschere

    Potremmo mai rinunciare a tutto questo?

    Un’idea assurda e felice…
    Gli amici ci avevano invitati alla loro festa
    perché ci scuoiassimo sul materasso,
    ma Selene
    dall’alto della buia notte scintillava
    dentro ai nostri occhi
    A un tratto, con tono di sfida, mi dicesti
    che potevo essere un poeta e basta,
    che dovevo camminare
    e che dovevo camminare a lungo
    con le scarpe bucate e le tasche sfondate
    se volevo essere vicino a Dio a modo mio

    Potremmo mai rinunciare a questa felicità
    che insieme a noi ripara in un manicomio?

  • 26 aprile 2017 alle ore 12:22
    Filosofia Del Vivere

     
     
    Gioca
    La luna nervosa!
    Tende le mani
    Ad un giorno sereno
    Che nasce all'antrasatta^ (improvviso)
    Mentre il venticello della collina
    Domina il caldo e ristora la vita
    A chi lavora la terra
    A chi fatica il vivere quotidiano
    Giunge la sera
    E la luna si calma
    Il sole si arrabbia
    Le nuvole si elettrizzano
    E la vita si bagna di sudore
    Giocano gli eventi
    Che si ripetono
    Sul quotidiano
    Questa è la filosofia
    Dell’esistenza
    Vince chi sdrammatizza
    Pulisce il vento spazzino
    E impedisce al grigio
    Di colorare  il cielo
    Il viso dorato del sole
    Trionfa sorridendo al tempo
    E bacia la vita che cammina
    Sul frastuono del progresso
    Sul buio della notte…
    Che calma per loro.

  • 26 aprile 2017 alle ore 0:14
    Prossimità

    Notturno 
    di lanterne che si smorzano
    La luna è 
    un grande vuoto pulsante, 
    farfalle gli occhi 
    nel cerchio casto
    che pure inghiotte il fuoco
    Non c'è risveglio se non 
    da un sogno senza terre

  • 25 aprile 2017 alle ore 22:59
    Loro, l'albero della vita

    Mute voci di luce

    scivolano

    -in stille edulcorate di pensiero

    messaggi dell’’oltre

    sdraiati sullo sterno

    sussurrano

    nel vagare lenti-

    Mute voci di luce

    scivolano

    -marchiate onde d’esistenza-

    Chi del poeta si fa mezzo

    per render verbo

    a sconosciuto dire?

    Di chi è il poeta

    muta voce e luce?

    È fors’egli inconsapevole

    o forse cantor ardito

    di velate verità?

    Il poeta nulla sa

    pur tende il fianco

    a Mondi Altri

    e d’Essi si fa voce

    E Mondi Nuovi

    nell’Eterno vivi

    -inconsapevole-

    a se stesso conduce.

  • 25 aprile 2017 alle ore 20:52
    Nella solitudine delle mie notti

    Ricordo ogni sfumatura
    della mia ingenuità

    e soprattutto i valori di vita
    rimasti nel mio cuore

    E godo ancor ora della serenità
    che mi contagia quella nostalgia

    nel riscoprire il filo di certezze
    che mi aiuta a vivere

    e riproporre e riportare a Voi
    e a una ben più vasta platea

    quelle emozioni che regalo al mondo

    nelle mie quotidiane
    e concrete azioni di vita

    i miei piaceri e gli umili affetti
    nella costante serenità dell'anima
    .
    cesaremoceo
    proprietà intellettuale riservata
    copyright

     

  • 25 aprile 2017 alle ore 19:41
    Esposti

    Esposti, nero sul bianco
    fragilità di carta
    fuggiamo dove la muta è ferma
    nell’aspettare il corpo alato
     
    e un atomo di elio vaga nel dubbio
    se darsi al brillio o spingersi
    in fondo a un buco d’aria

  • 25 aprile 2017 alle ore 18:07
    Pioggia di stelle

    Alle folate
    nel giardino innevato
    pioggia di stelle.
    Guardo la sera
    bianca e fredda
    e quella polvere lucente
    dei cristalli di neve
    che scendono dai rami
    alla carezza del vento.
    Brilleranno domani
    come preziosi diamanti 
    per sciogliersi docili
    fragili amanti
    all'amplesso del sole.

  • 25 aprile 2017 alle ore 18:05
    Fabula

    Sfoglio la notte 
    pagina a pagina.
    Complessa la trama del racconto.
    Troppi flash back.
    Si contorce la fabula 
    nell'analessi del cuore.
    Un labirinto l'intreccio.
    Dov'è fuggita Arianna
    col filo che salva?

  • 25 aprile 2017 alle ore 17:21
    Germogli di vita

    Scivola lenta
    goccia di sangue su geometria
    di vertebre rie
    È ferita il graffio
    che tenta parole dar al dolore
    È intarsio di germoglio nuovo
    -il solco-
    che traiettorie disegna
    d'amore oltre il dolor sembiato
    La Vita vuol germogli
    al sol eretti
    Altro è: manto di morte
    in camuffata vita ascosto.

     

  • 25 aprile 2017 alle ore 11:05
    Di chi è la terra

    Di chi è la terra molle che resiste
    prona all'asfalto ruvido che bolle?

    Di chi è la terra lenta sotto i templi
    che è cardine a pilastri e fondamenta?

    Di chi è la terra offesa che raccoglie
    in grembo seme e sangue di tue rese?

    Di chi è la terra, verso che si scioglie
    mossa al tuo passo perso sulla neve?

    Di chi è la terra, seno di vagito
    denso di latte e madido al tuo freno?

    Di chi è la terra uomo d'Occidente,
    la terra che sorride alla tua fronte?

    È solo madre tua figlio obbediente
    o è vera madre aperta ad ogni gente?

    Il sangue tuo accolse alla dimora
    quando più lacrime mano non pianse.

    Ed ora che altro sangue grida sete
    rivendichi esclusiva al tuo recinto.

    Ora che mano acerba graffia pane
    sbuffi furore da gengive vuote.

    Ora che ventri gravitano luce
    spegni il cervello a danze di ragione.

    Perché sarebbe tua la terra idiota
    chi te l'ha data, chi t'ha fatto ardere?

    Chi è stato che t'ha reso così certo
    d'avere il petto gonfio da padrone?

    Chi t'ha riempito il collo d'ira infame
    chi ha chiesto di rivendicare piaghe?

    La terra è delle braccia che la scavano.
    La terra è delle fronti che la sudano.

    La terra è delle grida che la scaldano.
    La terra è di chi vi ha perduto sangue.

    La terra è di chi l'ha raggiunta in mare.
    La terra è delle genti che la amano.

    La terra non è merce che si serra
    dentro lo scrigno della propria pace.

    La pace non respira senza luce
    e il mare muore se spumeggia sangue.
     

  • 25 aprile 2017 alle ore 9:33
    Avinu Malkeinu

    Al crocevia della strada
    baci la mia anima, poni
    nelle cicatrici foglie e frumento.
     
    Sono filo d'erba che
    canta al cuore piccolezze.
     
    Non voglio grandi cose
    il sorriso di Te ogni giorno.
     
    Penetri l'anima
    con lo sguardo
    dilegui freddo e mestizia.
     
    Avinu Malkeinu:
    -Non farmi piangere!-
    Tue attenzioni appagano Vita.

    (Eleonora Ruffo Giordani)

  • 25 aprile 2017 alle ore 8:18
    O Perla, perla mia

    Dove vado dove sia chi Io sia a volte non so più E mi sento subissato dal mio conoscere la falsità di uomini che si celano dentro le vesti del perbenismo e passeggiano come fossero dei galantuomini per i sentieri del ruffianesimo invasi da melma a divenire letamaio in cui sguazzare O Perla perla mia t'ho visto vivere nel lusso sotto cieli cesellati e scolpiti di piaceri attorniata d'ori e di voluttà E tutto questo or io vedo avvolto dall'incuria con la croce di Colui che un giorno ci fu Salvatore insozzata di superbia e infamita' E Io stanco d'esser baciato da questi puzzolenti fiati scrivo rime di cui forse non godro' ma che spero un giorno siano utili a chi m'avra' visto morire . cesaremoceo proprietà intellettuale riservata Copyright

  • 25 aprile 2017 alle ore 2:13
    La mattina del giorno dopo

    L’ultimo vino
    tutto d’un sorso
    ci siamo lasciati andare
    tra le mani e il sudore
    guardavamo gli aeroplani
    le spalle alle vetrine
    coi vestiti borghesi
    ancora abbiamo fatto
    folli promesse di gioia
    l’ultimo bicchiere
    siamo finiti di nuovo
    a ridere dei luoghi di sempre
    bagnati dei nostri stravizi
    l’ultimo goccio
    tra i fili pungenti
    dei prati deserti
    dentro i buchi neri
    in mezzo ai palazzi.
     
    Ho sognato di averti amato
    ammirando tutta la notte
    i tuoi sogni e i tuoi cenni
    i capelli davanti al viso
    le luci dei lampioni dalla finestra
    che ti accarezzavano le gote
    le mani che stringevano
    i vuoti del buio.
    Invece è la triste luce
    l’amaro sapore della domenica
    la nausea che sia tutto finito
    e che cominci inesorabile
    la mattina del giorno dopo.