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Poesie

“Uno sguardo vergine sulla realtà: ecco ciò ch'io chiamo poesia”
Edoardo Sanguineti


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  • 23 aprile 2017 alle ore 14:30
    Kaddish

    Non era previsto,
    non era previsto che così presto
    cadesse la testa nella cesta
    Presto volterò l’angolo

    Prego,
    ti prego di dimenticare
    che mi hai incontrato
    Prego,
    ti prego di dimenticare
    che hai ascoltato le mie parole,
    che sono stato uno
    che parlava con bocca d’amore
    inventando follie su follie
    per un sorriso, per il tuo sorriso

    Sono stato un folle,
    uno senza arte né parte
    che non ce l’aveva il diritto
    di sconvolgere la tua vita
    invitandoti a posare
    la prima pietra per una chiesa
    Da te sono stato
    per un battesimo di luce,
    ma già da un’eternità
    nella siccità giaceva il fiume
    In ritardo su di me
    lo capisco adesso,
    e non cerco assoluzione

    Considera che
    non avevo esperienza;
    e considera che,
    fra miracoli alla buona,
    cadute e preghiere inascoltate,
    quasi sempre la mia guancia
    ha raccolto in silenzio
    schiaffi nudi di guanti

    Presto volterò l’angolo
    Per le mie parole
    sono stato condannato
    a tacere fino alla fine
    Per le mie parole
    sono stato condannato
    a bere l’acidità della verità
    fino a quando ce la farò

    Presto volterò l’angolo,
    non te ne dispiacere
    Non mi hai conosciuto mai,
    mai veramente, mai sul serio:
    solo inventavo storie su storie,
    giorno dopo giorno,
    ora dopo ora,
    minuto dopo minuto,
    per un sorriso non venuto

  • 23 aprile 2017 alle ore 14:29
    Ricordi?

    Ricordi, ricordi com’era la notte,
    quando la notte era di buio
    e le stelle non si vedevano?
    Ricordi, ricordi com’era il giorno,
    quando il giorno era di luce
    e il diavolo bruciava le colline?
    C’era la gloria
    che dava da mangiare,
    e c’era la cera
    che si scioglieva piano,
    e i fiumi non avevano inizio né fine

    Ricordi, ricordi com’era ridere,
    quando le campane si strozzavano
    in una risata accompagnata
    dalla verginità di mille fanciulle in fiore?
    C’èra la morte
    che veniva e non faceva male,
    e c’era la vita
    che risorgeva e taceva,
    e ogni cosa, ogni cosa non era mai
    quello che l’occhio vedeva

    Ricordi, ricordi com’era il suono,
    quant’era bella la chitarra di George
    che non sapeva smettere di piangere?
    Ricordi, ricordi quando t’invitavo
    a slegare dal collo degli agnelli
    campanelli d’argento e sogni a non finire?
    C’eravamo noi,
    di altro non avevamo bisogno
    C’eravamo noi,
    ed eravamo felici e perdenti

    Ricordi, o forse no,
    così adesso la notte è solo la notte
    e il giorno è sempre più avvitato in sé
    Ricordi, o forse no,
    così adesso piangiamo e piangiamo forte
    e lo sappiamo bene il perché:
    fingiamo, fingiamo la vita
    e non la inventiamo mai,
    e non la inventiamo mai.

    Non era questo che volevamo,
    non era questo che volevamo

  • 23 aprile 2017 alle ore 10:37
    Anelito di stasi ora la notte

    Anelito di stasi ora la notte
    sembra che avanzi un tremito di nocchi

    diffuse membra, cecità che tocchi
    della riscossa tregua avare lotte.

    Dormi su un verso in turbinio di frotte
    di sogni al desco dei tuoi strenui occhi.

  • 23 aprile 2017 alle ore 10:34
    Un inutile sfogo di piaghe

    Il carro di mimose
    trasmuta blandizie nell’uragano fetido.
    Durante un lungo sguardo di porpora
    la linfa ci esclude dai pori lavosi
    e scende in un golfo che inchioda la gola di un rettile.
    Onde di melma dorata tracimano trucioli ardenti nel sacro
    e sfondano il battito assurdo di ghiande policrome
    forate dall’ozio di un’unghia di pollice.
    Basta un’ipotesi e tutto s’incrina ed assume il fetore dell’asma.
    Ma è solo un forzato capriccio, un inutile sfogo di piaghe
    che gli occhi trapiantano in mare.
    Sul cuore di note solari
    il vento non osa trascendere avanzi di china
    non sputa diritto sul tempio che incaglia le ali assassine.
    Un patibolo è appeso alle pale di un pino
    legato coi ricci sfibrati di cagne. Le pale
    rimuovono l’afa e una danza uniforme di spighe
    accerchia ribelle quest’oasi di pianto lubrico.
    I cirri soltanto sono fermi nel vuoto.
    Ancora un deserto di frasche
    e il candido volo di puerpere esauste
    si sfrena nel tasto estroverso.
    Un galleggio di bitte erompe sul quadro
    fregiato da strenne pendenti.
    Il sonno allontana la morte
    ma quella riemerge dall’ora più fresca.
    La luce! La luce si accende
    la luce sul volto che brucia
    avanza la luce con voce superba
    e tuona la fine.

  • 22 aprile 2017 alle ore 20:54
    Il vuoto dei miei abissi

    Con i tormenti a cascarmi da tutte le parti
    come un venditore ambulante di collane e preziosi

    vado inciampo cado e mi rialzo

    mentre ringrazio Dio per quest'orgoglio
    che mi ha donato

    E raggiungo la felicità
    nella mia solitudine

    panacea ideale
    contro le inquietudini dell'esistenza

    quando i sogni
    si materializzano tra i pensieri

    senza che qualcuno
    possa distruggerli o deriderli

    e nella contentezza
    d'essere ospite di me stesso

    ad amarmi al di là di ciò che non ho
    d'un amore che non ha bisogno di doveri

    mi ritrovo felice
    a scalare il vuoto dei miei abissi
    .
    cesaremoceo

  • 22 aprile 2017 alle ore 20:40
    Maestrale

    Bave di vento catartico

    soffiano forti
    in fronte agli occhi infreddoliti e inumiditi di sale

    e in lontananza le onde del mare
    par s'appartino nel limpido orizzonte

    a far l'amore coi raggi del sole in trionfo

    E Io me ne sto qua

    fermo nella polisemia dei miei pensieri

    a avventurarmi in ricognizioni semantiche
    d'ogni emozione a quel vedere

    sensazioni arricchite di carezze
    all'anima gaudente

    divergenti e talora parallele

    a annunciarsi d'avanguardia

    alle passioni che percorrono il mio Spirito
    .
    Cesare Moceo
    Proprietà intellettuale riservata
    Copyright
     

  • 22 aprile 2017 alle ore 18:08
    La bacchetta ci vorrebbe

    Guardo fuor dalla finestra 
    Qui del tutto appartato
    Per il tempo nuvoloso
    Son tantissimo seccato

    Ho digerito lentamente 
    Sazio ancor mi sento
    Ho passato però 'sta Pasqua 
    Sereno e assai contento

    Però anche mi son accorto 
    Che son serio e pensieroso
    Per come va 'sto mondo 
    Per quanto son io deluso

    Van questi miei pensieri 
    Indietro nel temp'assai 
    Son belli e così cari
    Che non li dimentico mai

    Pastiere e cudduraci 
    La casa tutta han profumato 
    Fatti da mia moglie
    Bei tempi han ricordato

    Dell'agnello non vi dico
    Che dall'alba crogiolava
    Le narici mi apriva
    Che giù dal letto mi buttava

    Son 'ste cose tanto belle
    Fan sempre ricordare 
    Al mondo però d'oggi 
    Fan tanto anche pensare

    Sempre noi festeggiamo
    Pasqua Ferragosto e Natale 
    Qualcosa però si deve fare 
    Per questo mondo pien di male

    La chiacchiera non è magica
    Niente fin'ora ha potuto fare 
    La bacchetta sol potrebbe 
    'Sto brutto mal allontanare

  • 22 aprile 2017 alle ore 15:59
    Semplice amicizia

    Com'è bella la tua amicizia,
    delle lettere, dei colori nelle nostre pitture.
    Com'è bella la tua amicizia delicata,
    che ascolto nella tua voce,
    nelle canzoni della strada che abbiamo fatto.
    Com'è bella la tua amicizia amata e quanto la voglio,
    come pane e acquazzone sulla mia terra.
    Tu sei la mia allegria, e una parola,
    che dica quanto, manca.

  • 22 aprile 2017 alle ore 14:02
    Il tuo schiavo è qui

    Il tuo schiavo è qui
    Gli hanno comandato di obbedire,
    di non mettere in disordine l’Egitto
    Il tuo schiavo è qui,
    ha solo riparato alla meno peggio
    la sua vita,
    perdendosi nei secoli

    Quando cala la sera
    accende milioni di candele
    per disperdere l’oscurità,
    per scorgere l’ombra della verità,
    per non correre il rischio
    che i secoli lo scalzino troppo

    Il tuo schiavo ha visto,
    ha visto tirar su piramidi di dolore,
    ha visto cadere la gloria delle nazioni
    A occhio nudo ha visto
    amore e odio stringersi di nascosto la mano,
    e ti può dire che in giro per il mondo
    non molto è cambiato:
    nei campi di concentramento
    uomini donne bambini muoiono
    scavandosi il viso nel filo spinato

    Il tuo schiavo è sempre qui
    Di tanto in tanto scrive le sue memorie
    nascondendole come meglio può
    dalla malvagità degli occhi delle spie
    perché non ha tempo da perdere,
    perché ha ancora tanto da fare
    nel tentativo di salvare una vita
    che salvi il mondo intero

  • 22 aprile 2017 alle ore 8:48
    Osho è illuminante

    Osho è illuminante dalle sue ceste 
    intrecciate di suoni e ombre pigre. 
    Parto umilmente parto da me stessa.
    Nel respiro tradiscono presenze 
    già presto assenti. Astratta statua viva 
    saprei dove creature-parole nascono 
    varcano la plaga, da fiotti
    in un’immagine venuta a galla.
    Osho parlando incute calma 
    mi guarda dal suo occhio saggio 
    mi vede nulla mentre nel nulla 
    continuo a crescere nel corrermi
    cercarmi in faglie.Tentativi.

  • 22 aprile 2017 alle ore 1:00
    Capelli

    Or che i capelli s'allungano
    su trame di tempo incoerente
    filamenti d'eterno disegnano
    geometrie di nuove esigenze
    È vita appena iniziata
    la punta
    che da cuoio a capello occhieggia
    Di colori e riflessi struggenti
    s'orna ogni singol capello
    -ché vita ognor s'appresta-
    Domani è già ora
    a mostrar sua pronta acquiescenza
    Non v'è spazio o momento
    a fermar la sua crescita.

  • 22 aprile 2017 alle ore 0:29
    La Tomba del Maggiore Tom

    La terra come giaciglio
    per il lungo riposo
    dell'uomo delle stelle,
    mentre la polvere
    gli fa da coperta.
    Gli astri del cielo
    si posano 
    silenziosamente
    sul cranio del Maggiore Tom,
    trasformando
    la luce e i colori
    come un caleidoscopio,
    liberandoli
    nel vuoto cosmico
    sperando che sulla terra
    li vedano.


    Il Maggiore Tom è un personaggio creato dal famosissimo David Bowie che compare come protagonista nelle sue canzoni più famose come Space Oddity, Ashes to Ashes e nel videoclip Blackstar. Ed è grazie a David Bowie che ho trovato l'ispirazione in questa poesia e per questo che gli rivolgo i miei sentiti ringraziamenti.

  • 21 aprile 2017 alle ore 23:53
    Fotografie

    Sono io e sono tanti
    nell'onde fregiate di quei fotogrammi
    È percezione o è il mio corpo
    sulla grana distesa?
    Non conosco quei grani
    che ingannano il tempo
    Di me riconosco
    sol quella luce ascosta fra ciglia
    -in goccia di angolo-
    che me palesa in real mia essenza
    Che altri guardino
    mie mille sembianze
    che abbian acume abbastanza
    di veder me
    oltre trame di fotogrammi
    ingessati.

  • 21 aprile 2017 alle ore 22:23
    La gloria dei poeti

    Gli anni pian piano si ritirano
    e fan riviver alla mente
    pensieri callosi e striati di nero
    a sembrare artigli della vita
    E intanto mi trascino
    tra le colline del mio sapere
    dentro i miei pensieri
    inzuppati di sudore
    nel malessere che dall'anima
    passa allo stomaco e alla penna
    e il calore dei versi
    a scaldare ogni mio desiderio
    schegge di parole a schizzare
    in lamenti profondi e pensierosi
    E mi fermo a credere e pensare
    che a questo mondo
    tutto è di seconda mano
    e se mai ci fosse gloria nella vita
    essa vada a noi Poeti
    .
    cesare moceo

    se mai ci fosse gloria in questa vita

     

  • 21 aprile 2017 alle ore 21:45

    Mi definiscono "Ingestibile", dal carattere "Difficile" e una di quelle persone con quei maledetti "Muri alzati". Mi avete conosciuta poco e avete capito poco di me. In realtà per rendere felice una come me non serve molto a me basta sincerità e rispetto. Ciò che definite "Ingestibile" in realtà è la personalità. Una di quelle non facili da domare e non facile da azzittire. Ciò che definite "Difficile" in realtà è solo una persona che se la ferisci più volte non ci sta a passare sempre sopra le sue ferite per curare i vostri errori. Quei muri... Quelli che dite che vi alzo lasciateli stare adesso... Perché me li avete regalati proprio voi. Credetemi, mai li avrei voluti, ma adesso vene sono grata. Del resto, molto spesso mi tutelano da quella parte di mondo con cui non voglio più avere a che fare.

  • 21 aprile 2017 alle ore 20:40
    E non m'invecchia il cuore

    Vorrei chiedere a una stella cadente

    di prendermi per mano e volare con lei

    Avviarci assieme

    tutt'e due splendenti
    tutt'e due cadenti

    a esaudire i desideri l'un dell'altra

    donarci piaceri in lenti sospiri

    tra girasoli annuiti e ricami sfilati

    E incontri diversi

    in sogni dipinti di godurie assetate

    a risplendere ancora

    inseme...in noi
    .
    cesaremoceo
    proprietà intellettuale riservata
    Copyright

  • 21 aprile 2017 alle ore 20:37
    Sottili trame d'incomprensione

    Mi libro d'improvviso a fantasticare
    tra le vie impervie dell'intelletto

    affollate di pensieri senza senso

    consuetudine umiliante

    dalla quale il cuore è da tempo
    tristemente deriso

    Eh già il cuore...

    Colui che perdona tutto

    anche i lutti dei sentimenti

    a vantaggio dell'anima

    infedelmente stanca dei suoi godimenti

    oscuramente sconsolanti
    . © ®
    Cesare Moceo

  • 21 aprile 2017 alle ore 12:30

    Detesto e provo pena e compassione per tutte quelle persone che esaminano e controllano la vita di qualcuno. Qualcuno che ritengono ancora "Suo". Provo tristezza nel notare come poi con estrema stupidità gli puntano il dito contro, giudicano la sua vita, le sue azioni e le piccole cose che fa. Provo "Schifo" quando osservando queste persone noto che non solo fanno peggio, ma sono vere e proprie macchine di meccanismi da psicopatici maniacali. Persone in grado di mettere su dei "Teatrini" non indifferenti per farti rabbia, accenderti gelosie o per dimostrarti quando grande sia il loro amore e quanto fedeli ad esso siano. Tranquilli e rilassatevi: Se in voi ci fosse stato davvero AMORE non sareste il passato! Se siete il passato, dei vostri teatrini non ce ne può fregar di meno e soprattutto guardatevi ogni tanto che fate pena e non poca! Poi se vi avanza anche un pò di tempo... Curatevi!

  • 21 aprile 2017 alle ore 2:05
    Casa

    Fuggo ancora tra le foglie
    che piangono rugiada:
    l’alba più bella
    troverò
    nel posto più lontano
    dall’ultimo tramonto.

  • 20 aprile 2017 alle ore 23:32
    Haiku

    Fior di ciliegio
    Delicate emozioni
    Sgorga l'amore

  • 20 aprile 2017 alle ore 21:27
    Senryu

    Nuda e bagnata
    Il corpo arde d'amore
    Fremi in attesa

  • 20 aprile 2017 alle ore 20:48
    Quel che potremo dirci

    Continuo imperterrito a scrivere
    inseguito dallo spettro dell'insuccesso
    svelando gl'imbarazzi che mi legano al vivere
    suggestioni che ispirano gli inchiostri
    in sottili trame di tormenti e sospiri
    E m'immergo nelle vibrazioni dell'anima
    in viaggi evanescenti verso le utopie
    in coni d'ombre a dialogare con la fantasia
    e raccontare al mondo quel che potremo dirci
    .
    cesaremoceo
    proprietà intellettuale riservata
    copyright
     

  • 20 aprile 2017 alle ore 20:37
    La bellezza del mondo

    Incontro ogni giorno il mio tempo

    succube di questa lenta agonia
    che pian piano s'intrufola tra le voglie zittite del vivere

    E mi pento d'aver accettato
    certe false carezze

    calve e rasate scemenze

    cicatrici profonde
    lasciate da mani traditrici e malinconie scottanti

    Aiutami adesso Tu vita
    a cercar di respirare ancora

    e poterlo fare a pieni polmoni

    tra le cruenze e le torture che oscuran la mia mente

    e dammi la forza

    di riaprirmi al mondo e alle sue bellezze
    .
    cesaremoceo
    proprietà intellettuale riservata
    Copyright

  • 20 aprile 2017 alle ore 20:18

    Ho smesso di odiare e di portare rancore, semplicemente lascio andare. Non vivo più di rabbia e di malumori, semplicemente scelgo. Sapete... Odiare, portare rancore, provare rabbia porta solo a stare male, a vivere male e non in modo sereno e in pace con se stessi. Lasciare andare e scegliere chi portare avanti e chi lasciare dietro fa proseguire in piena serenità il tuo cammino. Ricorda; chi ti fa del male o ti ferisce per essere punito non ha bisogno del tuo rancore e della tua rabbia, ma della tua felicità e del tuo sorriso. Perché vederti proseguire felice e indifferente lo distruggerà... Vederti a pezzi e piena di rabbia lo renderebbe solo felice ed orgoglioso della consapevolezza di aver vinto! 

  • 20 aprile 2017 alle ore 14:00
    Aramat

    Ci siamo incontrati
    nel giardino degli artisti
    Lì abbiamo gustato
    le raffinate delizie dell'amore