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Poesie

“Uno sguardo vergine sulla realtà: ecco ciò ch'io chiamo poesia”
Edoardo Sanguineti


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  • 26 aprile 2017 alle ore 18:37
    La fonte sei tu

    Cuore che scalpita,
    pensieri annebbiati,
    mani tremanti.
    Le ciglia serrate,
    in un battito d’anima,
    si aprono fulminee.
    Scorgo l’amore,
    dolce e sensuale,
    mi trafigge e mi invade.
    Scorgo me stessa,
    dolce e sensuale,
    mi trafigge e mi invade.
    Scorgo me stessa,
    sono luce lunare,
    ma calda di sole.
    La fonte sei tu.

  • 26 aprile 2017 alle ore 17:30
    Sogno

    Macchie di nero, amalgama di carta
    e di pensiero in gradazioni d'ombra
    nel luogo dove il no non si pronuncia
    e non si nega il gusto di aspettare.

  • 26 aprile 2017 alle ore 12:38
    Ti ho dimenticata

    Ti ho dimenticata,
    ti ho dimenticata
    Puoi credermi,
    sulla parola, sì
    L’ho detto ieri,
    e lo ripeto oggi,
    te lo ricorderò domani
    Ti serve forse
    una proposta
    indecente più di questa
    per capire
    che non si può capire
    la verità
    fra me e te?

  • 26 aprile 2017 alle ore 12:30
    Quando morti finalmente ci amate

    Quando morti
    dimenticati o quasi,
    ci scoprite
    come fiori mai nati
    nei giardini seppelliti;
    e allora sì, ci amate,
    con calde lacrime
    i poeti
    – che fecero amore –
    finalmente li amate;
    e con loro parlate,
    perché più non han voce
    né fiati o foschie di cuore
    che l’amata vostra solitudine
    potrebbero molestare

  • 26 aprile 2017 alle ore 12:29

    Ci sono persone che hai amato così tanto che resteranno incise nella tua anima per sempre! Non conta quanto hai sbagliato con quella persona o quanto essa abbia sbagliato con te, no... Non conta il male che vi siete fatti. Quella persona resterà incisa là, nell'anima come qualcosa di indelebile. Non servono a nulla le gelosie, la rabbia e le paranoie. Niente lo sradicherà da dentro. Non importa ricordarmi quanto mi ha fatto male, lo so... Non serve ricordarmi quanto ho fatto per quella persona, lo so cazzo! Ma so anche quello che quella persona ha fatto per me, forse poco agli occhi di molti, ma per qualcuno che "Non fa niente per nessuno" credetemi è stato tanto. Questo rende quella persona "L'assoluto"! Non saranno le gelosie, le richieste o la rabbia a cancellare qualcosa che è andato oltre il volere, la ragione e la razionalità! Perché per quella persona ti sei dimenticata quasi di esistere! Hai scordato le tue necessità, i tuoi bisogni e anche a volte i tuoi valori! Lo hai amato in modo viscerale! Pur sbagliando lo hai fatto! Hai scelto poi di allontanarti, capendo che avevi trascinato troppo ed era giusto dire basta! Lo hai detto e messo in pratica finalmente perché hai capito che avresti continuato a buttare troppo di te stessa/o ed era giusto darti nuove possibilità. Amori così non li cancelli mai, restano una parte di te, ma una parte che appartiene al passato! Ognuno di noi ha un passato... Invece di guardare quello, di giudicarlo e di provare a cancellarlo... Nel momento in cui vi capita l'occasione di essere il "Presente" di qualcuno, pensate a renderlo migliore di "Quel passato" invece di cercare di cancellarlo! Non ci riuscirete mai... Perché inconsciamente lo difenderemo sempre perché è una parte della nostra vita importante e vera che non si può rimuovere. Il passato si lascia dietro e si va avanti, ma non si cancella! Quando scegli di "Tatuartelo sulla pelle" è un po come se avessi scelto di portarti nella tomba una delle parti più importanti della tua vita.

  • 26 aprile 2017 alle ore 12:29
    Il nostro dolore così stupido

    IL NOSTRO DOLORE COSÌ STUPIDO

    Il nostro amore così fragile
    Il nostro cuore che non sa,
    che non sa battere senza cuore
    Il nostro dolore così stupido
    – che brucia lacrime battesimali
    E le nostre labbra ali di farfalle
    sulla primavera, su i suoi tanti colori
    E i nostri “sì” e i rari “no” sussurrati
    per paura di svegliare il sogno
    che tormenta il sonno di noi
    in un faccia a faccia di maschere

    Potremmo mai rinunciare a tutto questo?

    Un’idea assurda e felice…
    Gli amici ci avevano invitati alla loro festa
    perché ci scuoiassimo sul materasso,
    ma Selene
    dall’alto della buia notte scintillava
    dentro ai nostri occhi
    A un tratto, con tono di sfida, mi dicesti
    che potevo essere un poeta e basta,
    che dovevo camminare
    e che dovevo camminare a lungo
    con le scarpe bucate e le tasche sfondate
    se volevo essere vicino a Dio a modo mio

    Potremmo mai rinunciare a questa felicità
    che insieme a noi ripara in un manicomio?

  • 26 aprile 2017 alle ore 12:22
    Filosofia Del Vivere

     
     
    Gioca
    La luna nervosa!
    Tende le mani
    Ad un giorno sereno
    Che nasce all'antrasatta^ (improvviso)
    Mentre il venticello della collina
    Domina il caldo e ristora la vita
    A chi lavora la terra
    A chi fatica il vivere quotidiano
    Giunge la sera
    E la luna si calma
    Il sole si arrabbia
    Le nuvole si elettrizzano
    E la vita si bagna di sudore
    Giocano gli eventi
    Che si ripetono
    Sul quotidiano
    Questa è la filosofia
    Dell’esistenza
    Vince chi sdrammatizza
    Pulisce il vento spazzino
    E impedisce al grigio
    Di colorare  il cielo
    Il viso dorato del sole
    Trionfa sorridendo al tempo
    E bacia la vita che cammina
    Sul frastuono del progresso
    Sul buio della notte…
    Che calma per loro.

  • 26 aprile 2017 alle ore 0:14
    Prossimità

    Notturno 
    di lanterne che si smorzano
    La luna è 
    un grande vuoto pulsante, 
    farfalle gli occhi 
    nel cerchio casto
    che pure inghiotte il fuoco
    Non c'è risveglio se non 
    da un sogno senza terre

  • 25 aprile 2017 alle ore 22:59
    Loro, l'albero della vita

    Mute voci di luce

    scivolano

    -in stille edulcorate di pensiero

    messaggi dell’’oltre

    sdraiati sullo sterno

    sussurrano

    nel vagare lenti-

    Mute voci di luce

    scivolano

    -marchiate onde d’esistenza-

    Chi del poeta si fa mezzo

    per render verbo

    a sconosciuto dire?

    Di chi è il poeta

    muta voce e luce?

    È fors’egli inconsapevole

    o forse cantor ardito

    di velate verità?

    Il poeta nulla sa

    pur tende il fianco

    a Mondi Altri

    e d’Essi si fa voce

    E Mondi Nuovi

    nell’Eterno vivi

    -inconsapevole-

    a se stesso conduce.

  • 25 aprile 2017 alle ore 20:52
    Nella solitudine delle mie notti

    Ricordo ogni sfumatura
    della mia ingenuità

    e soprattutto i valori di vita
    rimasti nel mio cuore

    E godo ancor ora della serenità
    che mi contagia quella nostalgia

    nel riscoprire il filo di certezze
    che mi aiuta a vivere

    e riproporre e riportare a Voi
    e a una ben più vasta platea

    quelle emozioni che regalo al mondo

    nelle mie quotidiane
    e concrete azioni di vita

    i miei piaceri e gli umili affetti
    nella costante serenità dell'anima
    .
    cesaremoceo
    proprietà intellettuale riservata
    copyright

     

  • 25 aprile 2017 alle ore 19:41
    Esposti

    Esposti, nero sul bianco
    fragilità di carta
    fuggiamo dove la muta è ferma
    nell’aspettare il corpo alato
     
    e un atomo di elio vaga nel dubbio
    se darsi al brillio o spingersi
    in fondo a un buco d’aria

  • 25 aprile 2017 alle ore 18:07
    Pioggia di stelle

    Alle folate
    nel giardino innevato
    pioggia di stelle.
    Guardo la sera
    bianca e fredda
    e quella polvere lucente
    dei cristalli di neve
    che scendono dai rami
    alla carezza del vento.
    Brilleranno domani
    come preziosi diamanti 
    per sciogliersi docili
    fragili amanti
    all'amplesso del sole.

  • 25 aprile 2017 alle ore 18:05
    Fabula

    Sfoglio la notte 
    pagina a pagina.
    Complessa la trama del racconto.
    Troppi flash back.
    Si contorce la fabula 
    nell'analessi del cuore.
    Un labirinto l'intreccio.
    Dov'è fuggita Arianna
    col filo che salva?

  • 25 aprile 2017 alle ore 17:21
    Germogli di vita

    Scivola lenta
    goccia di sangue su geometria
    di vertebre rie
    È ferita il graffio
    che tenta parole dar al dolore
    È intarsio di germoglio nuovo
    -il solco-
    che traiettorie disegna
    d'amore oltre il dolor sembiato
    La Vita vuol germogli
    al sol eretti
    Altro è: manto di morte
    in camuffata vita ascosto.

     

  • 25 aprile 2017 alle ore 11:05
    Di chi è la terra

    Di chi è la terra molle che resiste
    prona all'asfalto ruvido che bolle?

    Di chi è la terra lenta sotto i templi
    che è cardine a pilastri e fondamenta?

    Di chi è la terra offesa che raccoglie
    in grembo seme e sangue di tue rese?

    Di chi è la terra, verso che si scioglie
    mossa al tuo passo perso sulla neve?

    Di chi è la terra, seno di vagito
    denso di latte e madido al tuo freno?

    Di chi è la terra uomo d'Occidente,
    la terra che sorride alla tua fronte?

    È solo madre tua figlio obbediente
    o è vera madre aperta ad ogni gente?

    Il sangue tuo accolse alla dimora
    quando più lacrime mano non pianse.

    Ed ora che altro sangue grida sete
    rivendichi esclusiva al tuo recinto.

    Ora che mano acerba graffia pane
    sbuffi furore da gengive vuote.

    Ora che ventri gravitano luce
    spegni il cervello a danze di ragione.

    Perché sarebbe tua la terra idiota
    chi te l'ha data, chi t'ha fatto ardere?

    Chi è stato che t'ha reso così certo
    d'avere il petto gonfio da padrone?

    Chi t'ha riempito il collo d'ira infame
    chi ha chiesto di rivendicare piaghe?

    La terra è delle braccia che la scavano.
    La terra è delle fronti che la sudano.

    La terra è delle grida che la scaldano.
    La terra è di chi vi ha perduto sangue.

    La terra è di chi l'ha raggiunta in mare.
    La terra è delle genti che la amano.

    La terra non è merce che si serra
    dentro lo scrigno della propria pace.

    La pace non respira senza luce
    e il mare muore se spumeggia sangue.
     

  • 25 aprile 2017 alle ore 9:33
    Avinu Malkeinu

    Al crocevia della strada
    baci la mia anima, poni
    nelle cicatrici foglie e frumento.
     
    Sono filo d'erba che
    canta al cuore piccolezze.
     
    Non voglio grandi cose
    il sorriso di Te ogni giorno.
     
    Penetri l'anima
    con lo sguardo
    dilegui freddo e mestizia.
     
    Avinu Malkeinu:
    -Non farmi piangere!-
    Tue attenzioni appagano Vita.

    (Eleonora Ruffo Giordani)

  • 25 aprile 2017 alle ore 8:18
    O Perla, perla mia

    Dove vado dove sia chi Io sia a volte non so più E mi sento subissato dal mio conoscere la falsità di uomini che si celano dentro le vesti del perbenismo e passeggiano come fossero dei galantuomini per i sentieri del ruffianesimo invasi da melma a divenire letamaio in cui sguazzare O Perla perla mia t'ho visto vivere nel lusso sotto cieli cesellati e scolpiti di piaceri attorniata d'ori e di voluttà E tutto questo or io vedo avvolto dall'incuria con la croce di Colui che un giorno ci fu Salvatore insozzata di superbia e infamita' E Io stanco d'esser baciato da questi puzzolenti fiati scrivo rime di cui forse non godro' ma che spero un giorno siano utili a chi m'avra' visto morire . cesaremoceo proprietà intellettuale riservata Copyright

  • 25 aprile 2017 alle ore 2:13
    La mattina del giorno dopo

    L’ultimo vino
    tutto d’un sorso
    ci siamo lasciati andare
    tra le mani e il sudore
    guardavamo gli aeroplani
    le spalle alle vetrine
    coi vestiti borghesi
    ancora abbiamo fatto
    folli promesse di gioia
    l’ultimo bicchiere
    siamo finiti di nuovo
    a ridere dei luoghi di sempre
    bagnati dei nostri stravizi
    l’ultimo goccio
    tra i fili pungenti
    dei prati deserti
    dentro i buchi neri
    in mezzo ai palazzi.
     
    Ho sognato di averti amato
    ammirando tutta la notte
    i tuoi sogni e i tuoi cenni
    i capelli davanti al viso
    le luci dei lampioni dalla finestra
    che ti accarezzavano le gote
    le mani che stringevano
    i vuoti del buio.
    Invece è la triste luce
    l’amaro sapore della domenica
    la nausea che sia tutto finito
    e che cominci inesorabile
    la mattina del giorno dopo.

  • 24 aprile 2017 alle ore 20:42
    Grida dell'anima

    In vecchiezza ancor vegeta

    serena e forte

    vivo la gioia d'averti accanto

    nel sottile fuoco che mi scorre dentro

    in quell'amore divenuto felicità dell'anima

    a rendermi ancora oggi degno di te

    Ti amo vita
    .
    cesaremoceo
    proprietà intellettuale riservata
    Copyright

  • 24 aprile 2017 alle ore 20:39
    Onda

    Onda

    che trasporti le speranze del mondo

    e le culli con la forza del tuo ardore
    nell'incoscienza d'ogni interiorita'

    e nel tramonto dei sogni
    regali utopie colme di suggestioni alla mente

    senza i sentimenti che patiscono
    nella soglia della mia... incoscienza

    e nell'adagiarti alla tua riva

    infondi ancora in me la nobiltà dello spirito

    nel desiderio d'andar controcorrente

    ascolta queste mie parole figlie del mio sfinimento

    ardenti ancora d'amore alla vita

    e pungenti come rovi solitari cresciuti inermi

    E questo mio scrivere

    prole indiscussa del tuo mare
    e della sabbia su cui t'addormenti

    mi congiunga a Te nel tuo fermo divenire

    a rappresentarci il significato delle nostre vite
    . © ®
    Cesare Moceo

  • 24 aprile 2017 alle ore 16:59
    briciole

    levare le briciole dal tavolo
    questo senso di ritrovata pulizia
    improvvisa la macchia del sugo
    rompe la magia del palcoscenico
    nella prova dell’orchestra stona
    una nota qualcuno tra il pubblico
    posa lo sguardo sulla cravatta 

  • 24 aprile 2017 alle ore 16:09
    Si scrive molto

    Si scrive molto
    come quando per ore corriamo
    sul tapirulan
    con lo stesso passo,
    la stessa velocità,
    per il medesimo tempo
    e i piedi sono poi sfiniti,
    doloranti,
    artritici,
    ( la routine della ripetizione salutista)
    così la parola troppo farfugliata,
    bestemmiata,
    abusata,
    il mainstream del già detto
    condito con la salsa dei miserabili,
    vuole, ora, rimanere muta,
    medita una morte solitaria,
    cerca una lettera che le dia
    l’estrema e ultima finzione,
    un incastro parziale
    al verso eternamente monco.

  • 23 aprile 2017 alle ore 21:03
    Speranze di pace

    E vorrei riunire intorno a me

    tutti i letti di chiodi acuminati 
    su cui stan distesi dormienti

    i pensieri stanchi del loro inerpicarsi
    sulle pareti ruvide dell'anima

    Con il cuore che ancora
    va in cerca di schegge d'amore

    vivo le dolci sinfonie delle mie retrovie

    a dividersi tra loro
    fino all'ultima goccia del mio sangue

    E si spalancano in quell'inedia
    le fauci immense dell'inferno

    a inghiottire nuvole di acro odore
    dell'aria viziata dall'odio

    nella vita divenuta sporca monotonia

    a far sentir la sordida sensazione
    della forza silente che incalza le notti
    .
    cesaremoceo
    proprietà intellettuale risevata
    copyright

     

  • 23 aprile 2017 alle ore 20:34
    E m'accetto per quel che sono

    Pellegrino errante

    accurato e felice nei miei scarsi frammenti

    mi vedo il risultato d'immense letture

    luoghi beati ove rivivo e conduco la mente

    verso il piacere e la sobrietà del mio essere
    e farne antitodo ai mali d'ogni di

    Là sento la fresca sanità dei miei pensieri

    nel passare del tempo
    che tutto deturpa e tutto cancella

    là i ricordi scompaiono
    in quel che non può più veder la mia vecchiaia

    nelle parole che l'oblio rapisce e non posson più tornare

    e là m'avvolge la gioia
    di rivelare e descrivere le cose mie e del mondo

    nell'orgoglio sublime di riportare l'uomo ch'è in me

    tra le mura del vivere

    tra gli affetti più cari
    .
    Cesare Moceo
    Proprietà intellettuale riservata
    Copyright

  • 23 aprile 2017 alle ore 14:30
    Kaddish

    Non era previsto,
    non era previsto che così presto
    cadesse la testa nella cesta
    Presto volterò l’angolo

    Prego,
    ti prego di dimenticare
    che mi hai incontrato
    Prego,
    ti prego di dimenticare
    che hai ascoltato le mie parole,
    che sono stato uno
    che parlava con bocca d’amore
    inventando follie su follie
    per un sorriso, per il tuo sorriso

    Sono stato un folle,
    uno senza arte né parte
    che non ce l’aveva il diritto
    di sconvolgere la tua vita
    invitandoti a posare
    la prima pietra per una chiesa
    Da te sono stato
    per un battesimo di luce,
    ma già da un’eternità
    nella siccità giaceva il fiume
    In ritardo su di me
    lo capisco adesso,
    e non cerco assoluzione

    Considera che
    non avevo esperienza;
    e considera che,
    fra miracoli alla buona,
    cadute e preghiere inascoltate,
    quasi sempre la mia guancia
    ha raccolto in silenzio
    schiaffi nudi di guanti

    Presto volterò l’angolo
    Per le mie parole
    sono stato condannato
    a tacere fino alla fine
    Per le mie parole
    sono stato condannato
    a bere l’acidità della verità
    fino a quando ce la farò

    Presto volterò l’angolo,
    non te ne dispiacere
    Non mi hai conosciuto mai,
    mai veramente, mai sul serio:
    solo inventavo storie su storie,
    giorno dopo giorno,
    ora dopo ora,
    minuto dopo minuto,
    per un sorriso non venuto