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Poesie

“Uno sguardo vergine sulla realtà: ecco ciò ch'io chiamo poesia”
Edoardo Sanguineti


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  • 04 giugno 2017 alle ore 17:14
    Notturno

    Notturno
    il mio verso
    traduce l'insonnia
    in una tela con trame colorate
    È la storia di un amore
    Di una danza tra la gente
    Del nostro canto all'universo
    Hai bussato alla mia anima
    nel mentre io sognavo
    Ora sei qui con me
    Sei il mio verso notturno

  • 04 giugno 2017 alle ore 11:11
    E l'indistinto vive

    Per noi che non viviamo laghi
    cresciuti all'esercizio della ruggine
    dietro metalli a chiusa
    d’intonaci crepati senza luce.
     
    Per noi che non scaliamo vette
    frustati sulla rotta di declivi
    un palmo sopra il mare
    riarsi come sale sulle piaghe.
     
    Per noi che non miriamo podi
    lasciati a ruminare in slarghi d’ombra
    trai fiori calpestati
    alla contesa di sbandite scaglie.
     
    Per noi riparo è il buio, letto
    la notte che si scioglie in mille rive
    e poi l’alba che tarda
    a evidenziare – e l’indistinto vive.

  • 04 giugno 2017 alle ore 10:29
    Vaghe Emozioni

     
     
    Ho letto un libro
    Di un grande autore
    E sono rimasto deluso
     
    Ho letto un libro
    Di un piccolo autore
    E mi è tanto piaciuto
     
    L'idea fuori dal tempo
    La speranza nella luce
    Il mistero dell'ignoto
     
    Turbamento
    Inquietudine
    Fantasia
     
    Sono frutti del cuore
    Più che del cervello
    Di un titano della penna
     
    I fatti della vita
    Si cantano per magia
    Senza tanta vanità.
     
     

     

  • 04 giugno 2017 alle ore 8:07
    Ieri non ti ho visto

    Ieri non ti ho visto, ma
    permanevi a campire
    luminose distese.
    Sola e viva, ho vissuto di te
    immagini mentali di cancelli.
    Il sole mi ha irrorata di odori. Di piuma.
    Eri soffio alla nuca, eri nelle gambe morbide.
    Altalena di parole, lampo di silenzio.
    Un’ora sull'altra delle ciglia.
    Sul tardi ho chiuso il grembo,
    vi ho rannicchiato intorno
    le tue braccia possenti.

  • 03 giugno 2017 alle ore 22:48
    Haiku

    Calice rosso
    Una sera di giugno
    Desidero te

  • 03 giugno 2017 alle ore 13:50
    Sognavo

    Sognavo un finale diverso Vado incontro al deserto tra dune scoscese e silenzi freudiani polisindeti pensieri d'amori sfiniti e di gloria dispersa s'affacciano al cuore ormai senza respiro mentre panismi di lacrime m'accarezzano la mente e le sue assurde follie sotto nuvole strane nere d'acida pioggia e prive di stile E mancano già le parole e i versi perduti anch'essi nel far della vita al pensiero che tutto è passato che tutto è finito sommerso nell'anima tempestata d'affaccendati tormenti E scuoto dolente le ombre ammalianti di un mondo che e' stato nel tempo che fu

  • 03 giugno 2017 alle ore 13:47
    Io sono l'amore

    Io sono l'Amore Ancor non so tutto di me ma conosco molto di Voi Siete come temporali aggrovigliati nell'anima con l'angoscia d'esistere tra fulmini e saette e rendere al mondo finti severi vittimismi E là tra pensieri che vengono e vanno dalla mente al cuore o al dipanare dove intricate mannelle divengono merci di scambio e gli uomini ultimi chiodi della vostra carrozza umilmente io vivo E scrivo nella dolcezza che proviene dal nulla e n ogni gioia partorita dal cuore "con i pensieri a farsi più puri dove più turpe è la via" Del vostro odio non ho che farne io sono l'Amore Cesare Moceo © ® Tutti i diritti riservati

  • 03 giugno 2017 alle ore 13:43
    Non so più come dirlo

    Non so più come dirlo...e fatelo vostro questo messaggio... Oppongo le memorie del passato ai tormenti del mio adesso a protegger la dignità minacciata dall'incombenza E resisto a incerte sublimità disincarnate addobbandomi con merlature d'onore e di alti valori a far fronte all'irrazionalità devastante delle guerre interiori e al loro inesorabile appropinquarsi nascosto nel privilegio delle bontà d'animo e delle purezze del cuore E così con la dignità protetta chiudo ogni varco d'accesso alla corruzione di questo infame vivere Cesare Moceo © ® Tutti i diritti riservati

  • 03 giugno 2017 alle ore 13:41
    Io scrivo

    Io scrivo(dedicata al mio amico Aran Lukas) Esposti agli sberleffi e agli scherni del mondo che giudica deride e offende non han più coscienza turbamenti e scompensi che s'insinuano nella mia identità e nel mio dire sociale Io non chiudero' i miei versi dentro scatole d'arte contraffatte in confezioni regalo pronte alla vendita occasionale Né m'interessa che qualcuno possa vestirsi d'ipocrito conformismo per compiacersi dello spettacolo che offro e condannarmi alle spalle in questo mio innocente peccato Io scrivo . Cesare Moceo © ® Tutti i diritti riservati

  • 03 giugno 2017 alle ore 13:35
    La luce fievole della luna

    La luce fievole della luna Me ne sto disteso sull'erba del mio giardino con gli occhi a peregrinare su e giu lungo il mio corpo logoro di passioni a chiedermi se avessi potuto meritare qualcosa in più da questa vita E mi sento come un remo caduto nel mare a galleggiare rivoltato in balia di onde impetuose a nascondere le privazioni senza reagire alla severità di quei flutti e lasciarmi scivolare buono e affettuoso nelle pulsazioni più intime che pervadono l'anima col piacere d'ammansire le frustrazioni della vita Cesare Moceo Tutti i diritti riservati

  • 03 giugno 2017 alle ore 13:32
    Sabato sera

    Vi propongo un'altra poesiucola della mia adolescenza dalla quale si evince il mio voler essere...anacoreta... È sabato sera (1969) Violente e peccaminose vitalità vedo convivere con innocenti purezze compagne di consapevoli elegie slegate dal Cielo E me ne distacco a godere dello splendore della Luna della sua luce dolce e mistica che infonde luminosità interiori e sentimenti di pace e di pensieri penetrati d'amati silenzi Cesare Moceo © ® Tutti i diritti riservati

  • 03 giugno 2017 alle ore 13:28
    E vivrò ancora

    E vivrò ancora Ripiego nella mia dimensione d'uomo vissuto rifugiandomi nei dolori patiti E amarli riamato in desideri di stranezze sofferenze e piaceri inviti sereni del sangue ipocrite inesorabilita' volute a risarcirmi di calore E vivrò ancora... per vedere il mio lavoro ben fatto Cesare Moceo Tutti i diritti riservati

  • 03 giugno 2017 alle ore 13:25
    Grandi donne

    Grandi donne del mio paese Compagno d'usuali sensi sono stato nei contrasti d'amore e d'odio d'attrazioni e di paure con i quali ho sublimato i miei attimi di vita interiore nel riscatto alla miseria e allo squallore della mia infanzia di tristezze E continuo ora il mio romanzo intriso di nevrotiche tenerezze e dolci aggressività insieme con Te Paese mio con le tue albe e i tuoi tramonti che gli occhi dolci delle tue figlie più sensibili nei fuggevoli istanti orditi dalla storia rendono immortali E in Te e con Loro io vivo Cesare Moceo © ® Tutti i diritti riservati

  • 03 giugno 2017 alle ore 13:13

    Se la mia vita fosse un libro, porterebbe un titolo "Fantasma". Perché sono stato molto spesso il "Fantasma" nella vita di qualcuno. Ero qualcuno che teneva ad esserci, qualcuno che amava e voleva bene incondizionatamente, ma che restava come invisibile e invisibile era il suo amore, il suo dolore, le sue lacrime e la sua presenza. Se la mia vita fosse un libro avrebbe pagine piene di buoni propositi intrisi di sogni e speranza. Parole sbiadite perché scritte su pagine bagnate di lacrime. Se la mia vita fosse un libro probabilmente sarebbe uno di quei libri dove mancherebbe il finale, perché non può esserci una fine dove niente ha mai avuto inizio. Troppe volte sono stato osservato e giudicato per la mia "Copertina", ma poi sono rimasto su uno scaffale, su un banale comodino, in un comune cassetto o su una mensola di una qualunque vita immersa di superficialità. Non sono stato scelto per essere letto nella mia totale completezza, ma scartato per la difficoltà che i miei pensieri dimostrano, per la durezza della mia "Trama" e per quel mio essere forte, talmente duro da non far trapelare alcun tipo di fragilità. Se la mia vita fosse un libro saprebbero leggerlo soltanto coloro che hanno dato e non ricevuto, che si sono incattiviti con se stessi più di quanto lo abbiano fatto con gli altri, perché imparare ad essere "Duri" era l'unico modo per non morire più. Saprebbero leggerlo soltanto coloro che sanno cosa porta credere fino in fondo in qualcosa, che sanno come cambia una persona quando crede fino in fondo in qualcuno o in qualcosa e poi non solo perde ciò in cui credeva, ma sul sentiero percorso lascia anche pezzi di se stesso. Se la mia vita fosse un libro avrebbe le pagine bianche per tutti coloro che non sanno leggere oltre. Avrebbe pagine sfuocate per chi nella vita vede solo ciò che "Luccica"... Non capendo che spesso sotto la polvere regna la vera ricchezza! Se la mia vita fosse un libro, forse non vorrei leggerlo nemmeno IO! 

  • 03 giugno 2017 alle ore 13:04
    Rapsodismo

    Rapsodismo Sentieri dissestati inerpicati fin nelle assenze di Dio percorsi da uomini qualunque che s'affannano per la sopravvivenza e guardano con sdegno agli attimi d'amore E vivono incupiti in funerei Nulla nella degradazione della più fatale miseria della loro consapevolezza turbata E me ne vado umile e trascurato vestito solo d'illusioni e di speranze girando in tondo nel mio Sublime a combattere quel Nulla . Cesare Moceo © ® Tutti i diritti riservati

  • 03 giugno 2017 alle ore 13:00
    Vanità e vita

    Vanità e vita Semantici brividi percorrono in lungo e largo l'IO d'ogni uomo affermando al mondo la spiritualità dei pensieri nel senso piacevole del loro essere Scariche d'elettriche metonìmie e metafore abbronzate di profonde emozioni pervadono le loro anime in estasi zonzeggiando tra gesti e parole e obbedendo leali ai desideri alle sofferenze e alle angosce a conferma della necessarieta' imprescindibile della vanità alla vita Cesare Moceo © ® Tutti i diritti riservati

  • 03 giugno 2017 alle ore 12:58
    Apologo

    Apòlogo Aquile sdrucciole in tutte le stagioni che scapigliate e indomite volano di roccia in roccia di nido in nido nel mistero della loro sofferenza su prede inermi e indifese sofferenti esse stesse E non s'accorgono nell'angoscia della sopravvivenza che anche la loro fine...incombe Cesare Moceo © ® Tutti i diritti riservati

  • 03 giugno 2017 alle ore 12:55
    Al mio ardor

    Al mio ardor fosti seme di faville Occhi piccoli e profondi a far di me un sognatore vivo il tempo che mi resta immerso nella lettura d'ogni dove a scaldare ancora il mio grande cuore voracemente bizzarro e avido di sapere E ne faccio con Dio sereni pensieri e calme emozioni squarci di luce divina a germogliare i fiori delle mie infinite passioni al sole delle notti insonni Presto il dolore busserà alla mia porta presto il destino confischerà la mia vita a compenso del suo futuro e lascerò d'un fiele amaro il mio dire e i miei versi qua in questa perla e al suo divino golfo e alla felicità degli amori vissuti E Tu Cefalù ne terrai per sempre il ricordo e le mie ossa Cesare Moceo © ® Tutti i diritti riservati

  • 03 giugno 2017 alle ore 12:52
    Tra le rose

    Tra le rose del mio giardino Qui giaccio languente tra verdi foglie e spine pungenti che inimicano l'anima Aulenti meriggi d'inutili fragranze scorrono in petali di seta a lambire l'aria a riposare sulla mia pelle distesa tra i fili d'erba e racchiudere essenze di perdute gentilezze nel cuore e generosita' meschine senza giustificazioni E il mio inchiostro assorto nei suoi sogni scivola piano incontro a versi d'amore... e abbasso gli occhi colpevole dinanzi al mondo Cesare Moceo Tutti i diritti riservati

  • 03 giugno 2017 alle ore 12:49
    Anni

    Anni Anni che profumano ancora del tempo che fu nostalgie rimaste assopite tra i soffi celesti degli Angeli arie del Cielo stupefatte dal tempo a vivere inseguendo la Via la Verità e la Vita tra acri effluvi e miti intendimenti e scaldare le convenienze che i madidi sudori dei desideri raccattano E apprezzo le mie rughe e il piacere d'additarle al mondo che i sogni mi hanno imposto a risarcimento contro le sofferenze e i tormenti e anticipo di tramonto Cesare Moceo © ® Tutti i diritti riservati

  • 03 giugno 2017 alle ore 12:47
    Al mio ardor...

    Al mio ardor fosti seme di faville Occhi piccoli e profondi a far di me un sognatore vivo il tempo che mi resta immerso nella lettura d'ogni dove a scaldare ancora il mio grande cuore voracemente bizzarro e avido di sapere E ne faccio con Dio sereni pensieri e calme emozioni squarci di luce divina a germogliare i fiori delle mie infinite passioni al sole delle notti insonni Presto il dolore busserà alla mia porta presto il destino confischerà la mia vita a compenso del suo futuro e lascerò d'un fiele amaro il mio dire e i miei versi qua a questa perla e al suo divino golfo e alla felicità degli amori vissuti E Tu Cefalù ne terrai per sempre il ricordo e le mie ossa Cesare Moceo © ® Tutti i diritti riservati

  • 03 giugno 2017 alle ore 12:44
    C'è qualcuno...

    C'è ancora qualcuno che non capisce... o non vuol capire... . . . _ _ _ . . . Cripte dalle forme oscure s'aprono profonde in animi di uomini nel cui grembo occulto s'inerpicano sentieri scoscesi e senza luce rese ancor più buie dalla spelonca malvagità del loro dire E nei giorni in cui s'avvolgono al fare non esprimono se in loro vale più il non senso dell'onore oppure la paura del dovere Cesare Moceo © ® Tutti i diritti riservati

  • 03 giugno 2017 alle ore 12:41
    E brucio ancora d'ardore

    E brucio Andiamo insieme verso il destino correndo nell'amore più ardente a percorrerci attimo dopo attimo in tutto ciò che abbiamo nei sensi e nel cuore per arrivare felici alle nostre anime e là attingere la passione che ci travolge E ci parliamo ci tocchiamo e ci accarezziamo con avidità tendendo l'uno verso l'altra in respiri d'onore e di sensualità ritrovandoci io dentro te e tu fuori di te nei nostri corpi avvinghiati là dove risuonano le musiche che il tempo rapisce dove s'effondono gli effluvi dei nostri madidi umori a esalare i profumi che noi stessi aspiriamo e dove abitare e vivere con le nostre passioni Cesare Moceo © ® Tutti i diritti riservati

  • 03 giugno 2017 alle ore 12:07
    Voglia di te

    Con il tuo corpo avvinghiato al mio, voglio ancora tutto quello che c'è stato tra di noi.
    Intensità di sentimenti.
    Così prepotenti da lasciare un segno indelebile sulla pelle.
    Da far bruciare le labbra, ancora di passione prepotente.
    Da far scottare i seni, sotto i tuoi baci roventi.
    Da far muovere i fianchi caldi, sotto le tue mani morbide.
    Da far rabbrividire la schiena nuda e arcuata.
    Un letto pieno di languide carezze, lenzuola stropicciate da movenze sensuali... calore, tepore, voglia...
    I tuoi occhi dentro i miei...
    Il tuo sorriso sul mio...
    Le tue labbra sulle mie...
    Il tuo corpo attorno al mio...
    E ancora la voglia di te...

  • 03 giugno 2017 alle ore 12:06
    Sei entrato dentro me

    Sei ciò che mi è entrato dentro e mi ha lacerato corpo, anima, pensieri e sentimenti.
    Uno squarcio deciso e netto che non sarà più ricucibile.
    Hai stravolto la tranquillità della mia vita con il semplice tocco della tua mano.
    Da allora tutto è diverso...
    Hai saputo darmi un bacio così profondo ed intenso, nonostante le nostre labbra si fossero solo sfiorate, da straziare la mia mente al solo ricordo.

    Sei ciò che mi fa ancora desiderare di essere donna... viva, calda, piena di passione.
    Sei il desiderio che mi prende quando il letto è vuoto e il pensiero dei nostri momenti d'amore affluisce dentro me.
    Sei la voluttà di una carezza, così dolce e delicata che ti sconvolge l'anima.
    Ma sei passione, così forte e tenace, da non poter mai abbandonare il pensiero di te...