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Racconti

“Scrivere è viaggiare senza la seccatura dei bagagli”
Emilio Salgari


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  • giovedì alle ore 16:27
    AMORI E TRISTEZZE

    Come comincia: Lisa  (Elisabetta) si era finalmente liberata degli studi, aveva conseguito la laurea in lingue, per premio il padre Freddy (Ferdinando) le aveva pagato delle vacanze sulla neve a Cortina d’Ampezzo. A febbraio i prezzi erano abbordabili e così Lisa, amante della montagna ma, inesperta sciatrice, preferiva andare in quota in funivia e passare il tempo a camminare sulla neve o al bar. Quel giorno il tempo era sereno e con in mano una bevanda calda Lisa sedeva in una comoda sedia fuori dall’esercizio. Alta, slanciata, piacevole in viso sempre sorridente poteva dirsi seducente; fu agganciata da un giovane circa della sua età che: “Che fa una bella signorina sola sola?” “Aspetta che qualche maschietto la rimorchi dicendo: “Che fa una bella signorina sola sola?” Ambedue si misero a ridere: sono Alfonso, Fonzi per gli amici e mi godo una vacanza, a Roma sono il padrone di una fabbrica di elettrodomestici, inutile domandarle cosa fa qui.” “Aspetto l’ora di pranzo.” “Se permette mi aggrego a lei, il ristorante dove vado non è gran che.” Al rientro all’albergo Splendor: “Vado in camera a cambiarmi, poi potremo andare al ristorante e desinare insieme.” Il pomeriggio una passeggiata, rientro all’hotel, cena e poi in camera di Lisa. “Ci vediamo un po’ di televisione poi ci daremo la ‘buona notte’ ed ognuno nella sua cuccia. Non  le poso offrire nulla, solo acqua minerale che il mio medico mi ha prescritto di berne due litri al giorno, vado in  bagno. L’acqua aveva uno strano sapore ma forse di trattava di una caratteristica proprio di quella bevanda, non era la solita che Lisa  beveva. Un sonno improvviso e poi la ragazza non ricordò più nulla. Alle dieci una cameriera bussò alla porta della, camera: “Signorina sono le dieci, ha saltato la prima colazione.” Fonzi era sparito, era giustificato lei era in braccia a Morfeo…Lisa prese la borsa per dare la mancia alla cameriera ma, rigiratala tutta si accorse che erano spariti sia i contanti che la carta di credito a cui aveva attaccato la password, maledetta stupida! Accompagnata dal direttore dell’albergo Lisa si rivolse ai Carabinieri per la denunzia ma non aveva nessun elemento da fornire per rintracciare il maledetto. Lisa si rifugiò nel ristorante anche se era presto per il pranzo e, come affermava un vecchio detto una disgrazia tira l’altra. Una telefonata da parte della madre Mimma: “Cara una disgrazia tremenda, tuo padre in autostrada per aiutare due giovani che avevano avuto un incidente, mentre era a piedi è stato falciato da una auto ed è morto sul colpo, torna subito a  casa.” Lisa era impietrita, guardava nel vuoto e non si accorse che il ristorante si era riempito di villeggianti. Un signore: “Permette che io e mio figlio ci sediamo al suo tavolo, gli altri sono tutti occupati.” “Signorina si sente male, chiamo un medico?” “No grazie è che…” Lisa dopo un po’ si riprese e per sfogarsi raccontò al signore le sue ultime vicissitudini, poi si mise a piangere. “Sono il commendatore Bernardo, son qui con mio figlio Eros per ordine del medico di famiglia che ha ordinato di portare questo signorino in montagna…Eros vammi a comprare  un pacchetto di Marlboro. Se mi permette le posso darle una mano nel senso che  pagherò io il suo soggiorno in questo albergo e qualcosa di più qualora mi venisse incontro in una faccenda delicata.  Sono vedovo ed accudire oggi un giovane è quanto mai complicato. Il nostro medico ha constatato che stò zozzone è deperito e potrebbe ammalarsi, la sua malattia è….insomma si masturba in continuazione e potrebbe diventare tubercoloso, se lei potesse aiutarmi, le parlo da padre.” Lisa era pensosa, le avrebbero fatto molto comodo avere dei soldi ma doveva fare da nave scuola erotica ad un ragazzo peraltro minorenne. Il commendatore insisteva: “Le assicuro la massima serietà e segretezza, non so che altro dirle.” Eros tornò con le sigarette ma: “Papà non avevano da cambiare, ho pagato con i miei soldi.” Ovviamente il furbetto aveva messo in tasca i cinquecento Euro. “Eros, dietro richiesta di tuo padre ti autorizzo a venire questa sera a farmi compagnia in camera mia, ed ora una passeggiata che i latini consigliavano dopo pranzo.” Durante tutto il pomeriggio si vedeva che Eros fremeva, aveva capito tutto e: “Lisa vorrei prenderla a braccetto, potrebbe essere mia sorella, in fondo ci sono una decina anni di differenza, oggi son di moda i toyboy!” “Bene Eros vedo che sei informato, a braccetto di papà e figlio.” Nella hall dell’albergo in attesa della cena Bernardo si sedette in una comoda poltrona a leggere una rivista, Lisa e Eros a guardare le vetrine, il ragazzo voleva comprare un gioiello a Lisa ma questa rifiutò decisamente. Dopo cena: “Eros m’è venuto sonno, fai compagnia Lisa, io vado a dormire.” Eros era già in fibrillazione. In camera Lisa: “Stai calmo abbiamo tempo, intanto spogliamoci e andiamo in bagno.” Eros non aveva mai visto una donna nuda dal vero, strabuzzò gli occhi: “Penso che ti sposerò!” “Prima di arrivare ai confetti fai vedere come te la cavi…per un  sedicenne sei ben sviluppato forse più del normale ma non ti dare arie.” Lisa aveva minimizzato la situazione ma era certo che Eros ce l’aveva più grosso e più lungo del suo ultimo fidanzato. “Dato che ti sei indottrinato con i film porno che ne dici di un bel sessantanove?” Il problema che il ragazzo come si dice in gergo ce l’aveva in punta ed inondò la dolce boccuccia di Lisa la quale si alzò ed andò in bagno per ‘rinfrescare’ la bocca. “Quant’è che non ti sparavi una sega, mi hai inondato!” “Giusto ieri ma siamo solo all’inizio, il sapore della tua gatta era delizioso come te, sto provando delle sensazioni che vanno al di là del sesso, ci riprovo col fiorellino.” Questa volta Lisa ebbe due orgasmi di seguito, guardò in faccia Eros vedendolo sotto un altro aspetto, non era un sedicenne con pustole in viso ma un uomo. “Prendo la pillola e quindi riaffacciati nel mio ‘tempio’ delicatamente, non ce l’hai proprio piccolo.” Questa nuova esperienza fu piacevole per entrambi, Eros seguitava, seguitava…ed a Lisa la ‘gatta’ cominciò a far un pochino male. Fece ‘sgombrare’  il ‘tato’ di Eros dal suo fiorellino e lo lubrificò con una pomata comprata prudenzialmente in farmacia. Si era fatto tardi: “Eros torna in camera tua.” “Ma quando mai mi capiterà di incontrare una donna deliziosa come te, telefonerò a mio padre  che stanotte non rientrerò  all’ovile.” E così fece, con l’assenso paterno restò con Lisa ma: “Ti prego di metterti su di un fianco, io ti penetrerò da dietro e ci resterò fino a che ‘ciccio’ rimarrà sull’attenti! Solo che ‘il fratello minore’ non conosceva la posizione di riposo e così…A Lisa la situazione non dispiacque, sentiva dentro di sé un qualcosa di piacevole e caldo che arrivava sino al collo dell’utero, non protestò. Svegliatasi a notte fonda dovette constatare che il coso di Eros era ancora sull’attenti, manco John Holmes il celebre attore porno! A tavola Eros si sbafava porzioni doppie di tutte le portate, sulle guance era ricomparso il colorito roseo  al posto del precedente color biancazzo, lo notò il papà con notevole piacere, ma anche le cose belle hanno una fine come da canzone di Gionny Scandal. Alla fermata del pullman che avrebbe portato Lisa all’aeroporto, un velo di tristezza. Lisa questo è il mio bigliettino da visita con i numeri telefonici, noi abitiamo a Viterbo, nel caso…Anche Lisa scrisse su un foglietto il numero del suo telefonico e poi salì velocemente sull’autobus senza voltarsi, la tristezza si era impadronita di lei. Mettendo le mani in tasca, con sorpresa trovò tremila Euro, sicuramente un affettuoso regalo di Eros, quel ragazzo le era rimasto nel cuore. All’aeroporto Canova di Treviso c’era una gran folla, per fortuna Lisa aveva prenotato e pagato in anticipo il volo e così non ebbe problemi. A Fiumicino niente tassì, autobus sino a Roma doveva risparmiare denaro, la posizione finanziaria sua e di sua madre era molto cambiata. Gli avvenimenti che seguirono fecero in parte dimenticare Bernardo ed Eros.  Nel palazzo dove abitavano lei e sua madre si era istallata una famiglia composta da una vedova, Elena e dal figlio Checco (Francesco) e furono loro che risolsero in parte i problemi finanziari delle due donne. La mamma era titolare di una grande e famosa agenzia di navigazione, per colmare un vuoto di personale invitarono Lisa in ufficio per un provino che ebbe esito positivo, la ragazza fu assunta. Del personale, fra l’altro erano in forza Adamo persona seria e riservata ed un certo Naele. Dove i genitori avessero attinto quel nome non  si ebbe a sapere, forse un nonno… Naele era un ex pugile dei pesi massimi tutto barba e capelli neri che lo facevano assomigliare ad un orango ma parlava inglese e francese e pertanto era stato assunto per far da Cicerone ai turisti di passaggio a Roma. Come  quasi tutte le famiglie, in casa di Elena e di Francesco era sorto un problema, il ragazzo non dimostrava nei modi molta virilità e gli amici invece che Checco la interpellavano con ‘Checca’ . Cuore di mamma trovò una soluzione: far sposare il figlio con Lisa, senza problemi di denaro avrebbe provveduto a tutto lei in tutti i campi, non ultimo le spese per il viaggio di nozze programmato per la Thailandia. La cerimonia avvenne in Comune alla presenza di un delegato municipale, di due amiche di Lisa e di Adamo e Naele quest’ultimo stretto in uno smoking di una taglia inferiore alla sua. Viaggio di dieci ore sino all’aeroporto di Bankok dal nome impronunziabile per un italiano. Alla dogana nel bagaglio di Checco i doganieri notarono una cassetta di sicurezza,  dopo l’apertura della stessa da parte di Checco i doganieri gliela fecero richiudere con un sorriso generale, Lisa si era riservata la richiesta di spiegazioni all’arrivo in albergo sulla spiaggia di Hua Hin raggiunta in pullman. Albergo ben tenuto ed arieggiato, servizi impeccabili di camerieri in livrea, con inchini multipli (e conseguenti mance). “Cara ti debbo confessare una cosa importante: il motivo per cui i doganieri sorridevano erano che aveva scoperto un vibratore che io uso perché sono bisessuale,  il motivo per cui mia madre ha voluto che ti sposassi era per far cessare le chiacchiere sul mio conto, in ogni caso sappi che ti voglio bene e che ti rispetterò sempre, mi sei molto cara.” Dopo tante recenti peripezie Lisa  era corrazzata alle cattive notizie e rispose diplomaticamente al marito di non preoccuparsi avrebbero trovato una intesa fra di loro. La prima notte di nozze non fu per loro molto romantica, Checco per far resuscitare l’uccello’ usò il vibratore nel suo popò e alla meno peggio fece il suo dovere di sposo, piacere per Lisa: nullo. La giovane si vendicò acquistando nella boutique dell’albergo un costume alla brasiliana in cui a mala pena erano copertimi capezzoli,  dietro un filo, davanti un triangolino. Nessuno fece caso al suo abbigliamento, c’era un turismo internazionale di persone ricche ed abituate a qualsiasi situazione fuori del comune. Altra sorpresa: furono contattati dal direttore che in inglese: “Do you want a male or female company of any kind?” Traduzione da parte di Lisa: “Il muso brutto domanda se vogliamo una compagnia maschile o femminile per qualsiasi nostra esigenza, forse hanno avuto una soffiata da qualche amico in aeroporto che ha trovato il tuo vibratore.” Mandali a strafottere maledetti musi neri, per chi mi hanno preso?” “Per quello che sei.” “No tanks.” A tavola come camerieri si presentarono una bella e giovane ragazza in costume locale ed un bellissimo giovane con camicia bianca molto larga e pantaloni neri anch’essi molto larghi, Lisa parlando con se stessa pensò che se lo sarebbe ‘fatto’. Analogo pensiero di Checco a cui la pressione sanguigna si alzò notevolmente, Lisa se ne accorse e…”Ho capito che li vuoi ‘vedere’ in camera nostra, gli dirò che saranno ‘foraggiati’ con 10.000 Bath ognuno, valgono circa 273 Euro, puoi invitarli, i soldi sono di tua madre.” “Se a te non dispiace mi piacerebbe.” “My husband would like to see you in the afternoon in our room, he will give yiou 10.000 Bath per person.” Lisa si sistemò nel salottino della hall, non provava alcun sentimento, si sentiva vuota. Il pensiero corse a Eros, ormai era diventato un uomo, chissà cosa faceva, dove studiava, da Viterbo a Roma…I suoi pensieri furono interrotti dall’arrivo di un giovane in pantaloncini corti che si sedette vicino a lei. “Non voglio  invadere della sua privacy, se le do fastidio levo le tende.”  “Non vedo nessuna tenda, faccia quello che vuole.” Lisa era stata sgarbata,  il giovane preferì ritirarsi in buon ordine. Il cotale a cena era ad un tavolo vicino al suo, Lisa era sola, Checco ancora non si vedeva…boh.”Vorrei rimettere le tende che ho tolto vicino a lei…” “Va bene spiritosone, vieni a sederti al mio tavolo, mio marito ancora non si vede.” “Io occupo la stanza vicino alla vostra, oggi pomeriggio ho sentito del movimento, avevo visto un giovane ed una giovane del posto entrare in camera vostra, suo marito se la sta sollazzando alla grande, adesso devo levare nuovamente  le tende?” “Non togliere nulla, siediti  al mio tavolo per farmi compagnia, come ti chiami?” “Alain, sono francese di Nizza, ho vent’anni, sono in viaggio vacanza, i miei hanno una fabbrica di mobili e non hanno potuto lasciare il lavoro.” “Come te la passi a femminucce?” “Niente legami, l’esperienza di miei amici mi ha portato a diffidare di legami fissi  solo avventure, alla raagazze locali interessano solo i Bath,  noi con l’Euro siamo avvantaggiati ma perché parliamo di me, lei è più interessante.” “Ho capito mi dai del lei perché sono più attempata di te.” “Non è per questo, è che prima mi hai liquidato in modo brusco.” “Ero nervosa, scusami.” Il direttore del locale si era avvicinato ai due, Lisa pensò che era proprio un rompi… forse alcuni turisti, come d’altronde suo marito gradivano…” “I see that the lady has changed company, best wishes.” “I at patres! It is latin, is means good evening.” Il rompiballe sparì dalla vista dei due, Alain: “Io conosco sia l’inglese che il latino, l’hai mandato bellamente a fare in c..o!”Il direttore si presentò nuovamente ai due: “Her husband phoned the concierge who eats in the room.” “Bene madame, tuo marito cena in camera, siamo soli, ci diamo ai cibi afrodisiaci?” “Si ma non per quello che pensi tu, a me piacciono molto le aragoste che a Roma costano un occhio della testa.” Tra i due si era nato un certo feeling, andarono sulla spiaggia a passeggiare, un luna piena illuminava il mare calmo, un’atmosfera idilliaca. Alain fece un grosso respiro rilassante, prese per mano Lisa che non si oppose alla sua tattica di avvicinamento. “Dato che tuo marito occupa ancora la vostra room ed è in compagnia che ne dici di passar la notte in camera mia?” “Bel giovane sono costretta ma…” “D’accordo, non ti pare di fare troppo la ‘vergine dai candidi manti.” “Conosco la poesia se così si può dire e non mi offendo, userò un tuo pigiama.” E così fu. Alain ovviamente fu confinato su un divano con indosso una copertina, Lisa, bella larga sul lettone, augurò la buona notte ad Alain con tanti bacini con la mano sulla sua bocca. “Anche la presa per il culo, Alain era stanco delle schermaglie, sperava che la compagna di camera rientrasse nella sua tanto non ci usciva niente. Ma i dei dell’Olimpo decisero che la sorte andasse a favore del francese il quale, non riuscendo a prendere sonno si rifugiò in bagno. Seduto su uno sgabello aspettava il giorno conscio che gli avvenimenti non sarebbero stati a lui favorevoli. Si sbagliava, per un intervento di Hermes Lisa si svegliò nel mezzo della notte, vide la luce filtrare da sotto la porta del bagno, indossò una vestaglia di Alain ed andò a trovarlo. Il giovane era con la testa fra le mani, non sembrava più lui. Lisa in uno slancio di generosità: “Che fa l’amore mio  piange?” “Purtroppo non sono l’amore tuo…” “E se ti dimostrassi il contrario?” La frase fu seguita dallo spogliarello della signora che lasciò basito Alain, d’impulso la prese in braccio e la depositò sul lettone. Ora erano ambedue nudi e cominciò una battaglia erotica alla grande,  vogliosissimi sperimentarono tutte le tecniche erotiche che dopo circa un’ora li lasciò senza forza ma ancora abbracciati. Nel frattempo Alain cercava di capire quello che gli stava succedendo, lui sempre contrario a legami sentimentali di lunga durata si ritrovò a dover ammettere che si era innamorata di Lisa, conclusione: era in mezzo a casini senza uscita. Alle nove circa Lisa si svegliò, di Alain nemmeno l’ombra ed allora decise di bussare alla porta della stanza dove c’era suo marito che se la dormiva della grossa. Il signore stanco delle fatiche sessuali non dava segni di vita. Lisa fece la doccia, si imbellettò a scese al ristorante per la colazione. Il solito direttore c..a mi…a’ si avvicinò e con un sorriso e: “The gentleman who was with her last night at dinner left, did not leave any contact.” Lisa cercò di recepire bene la notizia ma non c’era dubbio, Alain era partito senza lasciare alcun recapito. Finalmente giunse nella hall  Checco che senza profferir verbo con Lisa si fece portare una sostanziosa colazione, evidentemente doveva recuperare le forze! Lisa era quella delle decisioni improvvise, anche questa volta: “Checco mi sono stancata di stare in questo posto, sistema i conti, fatti prenotare due posti in aereo, domani voglio ritornare a Roma.” Nel frattempo Alain di rientro nella sua Nizza faceva delle considerazioni sulla vicenda con Lisa: la donna le era rimasta nel cuore tanto da esserne innamorato ma il futuro era quello che lo preoccupava, sicuramente avrebbe cercato una ragazza con le sue caratteristiche senza trovarla, insomma si era rovinato la vita! Checco ormai sazio delle prestazioni delle bellezze locali aderì alla richiesta di rientrare a Roma. Il giorno dopo di pomeriggio arrivarono all’aeroporto ‘Leonardo da Vinci’, tassì e poi a casa festeggiati da Mimma e da Elena. La storia ebbe un finale non favorevole Lisa che rimase sola insieme alla madre mentre Checco se la spassava con Adamo che, per necessità pecuniarie era diventato il suo amante, Elena veniva piacevolmente brutalizzata, con suo piacere dal mostruoso Maele.  Lisa, con i soldi provenenti dalla donazione di quella signora deceduta volle allontanarsi dal suo appartamento, acquistò una villa al ‘Giardino sui Laghi’ con tanto di parco e di  piscina che frequentava solo d’estate in compagnia della madre,  di un cane e di un gatto  dal pedigrèe incerto che, stranamente andavano d’accordo fra di loro e si dividevano  la cuccia. Niente più maschietti, di loro solo il ricordo di Eros e di Alain, ricordo che pian piano svanì nel tempo. Non sempre le favole finiscono ‘e vissero tutti a lungo felici e contenti!’

  • 13 gennaio alle ore 16:58
    WIFE SWAPPING

    Come comincia: Era d’estate, nel suo ufficio della Camera di Commercio di Messina, il condizionatore al minimo,’ voja de lavorá sartame addosso, lavora tu pè me che io nun posso!’ Alberto che non aveva dimenticato il suo dialetto romanesco, sentì bussare alla porta. Dopo  il solito ‘Avanti’ si presentò un giovane di media statura, ben vestito con cravatta che, con un sorriso, gli porse la mano. “Sono Salvatore S. il nuovo capo sezione, sostituirò il povero Antonino A. deceduto dieci giorni addietro, resti pure seduto, non amo le formalità.” “Finalmente uno non pieno di sé e della sua carica”  pensò Alberto, sono  Alberto M. vicecapo ufficio ai suoi ordini.” “Forse lei era un militare, io do solo consigli e considero i dipendenti degli amici, venga le offro un caffè al bar.” Così era avvenuta la conoscenza fra i due, conoscenza che il fato, benigno in questo frangente, avrebbe fatto approfondire e quanto approfondire! “È l’ora di pranzo, la invito a casa, mia moglie è in vacanza e avrà preparato qualcosa di buono.” “Non voglio disturbare la signora, andiamo al ristorante.” “Niente complimenti signor capo sezione, ho la mia Panda qui vicino al posteggio ‘Cavallotti’, la sua?” Anch’io.” Durante il viaggio Alberto tramite il telefonino dell’auto informò Ninfa che avevano un ospite a pranzo. L’abitazione di Alberto situata lungo la Panoramica dello Stretto, dono della zia Giovanna da poco deceduta, era una villetta a due piani di vecchio stile recentemente ristrutturata con mobili moderni. Posteggiatala Panda nel garage, da una scala interna raggiunsero il primo piano: all’ingresso trovarono Ninfa: “Mi scusi sono impresentabile ma non aspettavo ospiti.” Salvatore posò il suo sguardo sulla padrona di casa un po’ più a lungo del dovuto (sicuramente aveva apprezzato…). “Come dicevo a suo marito sono un anticonformista quindi niente complimenti anzi diamoci del tu.” A tavola grande convivialità e scambio di informazioni: Salvatore di origini messinesi di stanza ad Udine, venuto a conoscenza di un posto libero alla Camera di Commercio di Messina, aveva inviato al Ministero la domanda di trasferimento anche se non ci sperava troppo data la moltitudine di siciliani che volevano  avvicinarsi alla loro terra ma, inaspettatamente, la sua istanza era andata a buon fine con mugugni da parte di suoi colleghi concorrenti. Alberto fece un risolino interno ma capì che sotto c’era qualcosa  di poco chiaro che a lui poco interessava, Salvatore si stava dimostrando una persona perbene. La storia di Alberto era piuttosto comune, diplomato ragioniere era riuscito, tramite raccomandazioni, a vincere il concorso alla Camera di Commercio, l’excursus di Ninfa era più, molto più complicato. Innanzi tutto il nome richiesto o meglio imposto dalla zia Giovanna vedova senza prole ma ricca di famiglia  e quindi…  degna di attenzione ad ogni sua desiderata; come compenso, alla sua morte aveva fatto diventare benestanti sua nipote Ninfa e, conseguentemente, il marito. Ma la baby, orgogliosa di natura e molto intraprendente si era prefissa di trovare un lavoro, tuttavia in periodo di crisi non era facile. Scovò una banca o piuttosto una bancarella non quella delle fiere ma una piccola banca appena aperta e situata in via Cannizzaro al posto di un’altra trasferitasi altrove. Il direttore era un signore di taglia elevata dimessosi da un istituto di credito importante per divergenze col suo superiore che era riuscito a farsi sovvenzionare dagli amici e di farsi seguire da alcuni clienti del vecchio istituto di credito nella nuova avventura: Banca di Credito Popolare di Messina. Tuttavia, come facile immaginare, i problemi finanziari erano molteplici, a lui si era rivolto Ninfa chiedendo di aprire una filiale sul torrente Trapani dove una cara amica gli avrebbe messo a disposizione i locali gratis per i primi sei mesi. Ninfa sostenuta dai piccioli della zia Giovanna fece adattare i locali a banca e inaugurò la filiale con avviso sulla stampa della città. Molte persone all’apertura, soprattutto amici e curiosi ma i giorni seguenti lei e gli altri due impiegati… guardavano le mosche. Il direttore la chiamò in sede e le disse che era costretto a chiudere la filiale. Ninfa ottenne quindici giorni di proroga ed escogitò un piano diabolico: fece stampare duecento bigliettini da visita con scritto ’Dott:ssa Ninfa M. responsabile filiale della Banca di Credito Popolare di Messina, via Torrente Trapani n.104 – tel.090-7918999  e con essi prese a frequentare la hall dei più importanti Istituti di Credito di Messina dove avvicinava i maschietti in attesa di effettuare operazioni, solo coloro che  riteneva di poter convincere a cambiare banca, persone di mezza età ben vestiti che davano l’idea di portafoglio gonfio e nello stesso tempo frustrati sessualmente per mogli in menopausa, racchie, indisponibili insomma complessati. Si presentava con generosa scollatura, grandi sorrisi, linguaggio confidenziale Ebbe successo, la sua filiale cominciò a riempirsi di nuovi clienti con meraviglia del suo direttore ed anche di Alberto che non era al corrente dello strattagemma della sua diabolica consorte. Qualche problema sorse quando i cotali signori cominciarono a sperare qualcosa di più dalla gentile dottoressa. Un tale nell’uscire dalla Banca lasciò sul bancone un astuccio con dentro un anello con brillanti, inseguito dalla bella Ninfa dovette riprendersi il suo regalo, così capitò altre volte con signori che facevano finta di dimenticare il loro denaro, talvolta con cifre anche notevoli. Ninfa intelligentemente capì che se si fosse sparsa la voce che lei accettava regali ci sarebbero state spiacevoli conseguenze e così prese a rifiutarli, d’altronde non aveva bisogno di soldi. A questo punto era giunto Salvatore che, dopo pranzo, aveva rivelato di essere ospite di sua madre ma cercava un appartamento ammobiliato dato che, sposatosi da poco, ad Udine non aveva acquistato i mobili per arredarlo. Alberto e Ninfa si guardarono in viso e all’unisono presero una decisione: “Sopra noi abbiamo un appartamento ammobiliato era di una mia parente deceduta, non avevamo voluto affittarlo per non aver vicini di casa  sgraditi ma penso che lei e sua moglie…” “Come ti ho detto niente lei, mia moglie Grazia sarà felice, è insegnante di educazione fisica, le darò subito la notizia e sabato mattina, col vostro permesso, porteremo la nostre cose nell’appartamento di sopra, Grazie di nuovo.” Il sabato mattina una Jaguar entrò nel loro giardino: erano giunti Salvatore e Grazia G. L’auto bellissima una XJ era più lunga di cinque metri e dal costo proporzionato. “Complimenti per la macchina anch’io sono un ammiratore della Jaguar un’auto che non passa mai di moda, ne vedo in giro alcune d’epoca ancora in funzione, di nuovo complimenti anche per la signora, spero che non t’offendi né che sia geloso.” “Ma quando mai, mio marito sa tutto di me ed io sono sempre sincera con lui, quando ci conosceremo meglio ti narrerò alcuni episodi boccacceschi, permettetemi un abbraccio ad ambedue, ci avete tolto un pensiero inoltre il posto è bellissimo., da buona polentona avevo dei pregiudizi nei confronti dei siciliani, tutto cancellato.” “Sistematevi e all’una tutti in tavola come da vecchio carosello.” Le signore sfoggiavano vestiti corti, eleganti, scollati davanti e di dietro, i maschietti erano rimasti basiti. “Non avete mai visto le vostre mogli in ghingheri?” Salvatore “Io la mia si ma la tua … non ho aggettivi.” Effettivamente Ninfa faceva onore al suo nome: capelli castani con sfumature di rossiccio, occhi tra un verde e il grigio, attiravano molto l’attenzione, erano magnetici, naso piccolino, bocca carnosa e denti bianchissimi tipo reclame di dentifricio, seno forza tre, gambe ben tornite e piedi lunghi e stretti, una dea! Alberto: “Per fortuna non sono geloso, me l’hai spogliata con gli occhi ed ora a far onore a Ninfa che anche in cucina  è bravissima. “ L’interessata: “ Che intendi dire che in altri campi…”La tavola era uno spettacolo: dagli antipasti ai cannoli tutte specialità siciliane innaffiate da un vino Neo D’Avola, delizioso. Salvatore “Qui ci mettiamo a vitto per sempre come si dice in gergo militare.” L’atmosfera era favorevole per un ballo con scambio di dame, i maschietti erano su giri non meno le femminucce ma Salvatore ritenne opportuno riportare tutti alla realtà. “Che ne dite di una giro in Jaguar sui monti Peloritani?” Approvato all’unanimità. Davanti Salvatore ed Alberto dietro le signore spaparazzate sul divano, si tenevano per mano affettuosamente. Alberto dallo specchietto di cortesia le seguiva incuriosito, non sapeva che pensare. Arrivati il cima furono accolti da  una gradita aria frizzante, erano a più di mille metri di altezza. Visitarono una minuscola chiesa con icone antiche sui muri e poi una mezz’oretta seduti su un muro a rimirare il bel panorama di Messina. Dopo un’ora tutti a casa, erano le diciannove. “Buona notte a tutti.” Alberto “ Che ne pensi dei due, avevi preso la mano di Grazia…” Mi piacciono ambedue, Grazia è andata in Provveditorato per avere un posto di insegnante di educazione fisica, nel frattempo si occuperà della casa, meglio di così, che ne dici di Lei?” “Preferisco te ovviamente ma non è male, ha una struttura atletica bel viso  seno e popò..” “Lo immaginavo che andavi a finire lì vecchio sporcaccione! Ma io ti amo anche se non so per qual motivo, la zia Giovanna all’inizio non ti apprezzava gran che ma siccome mi piacevi… e mi piaci ancora che ne dici di un bel…” “ E poi lo zozzone sono io, vada per un sixty nine.” (studiate l’inglese!). Grazia era stata assunta quale insegnante di educazione fisica presso l’istituto Tommaseo e la vita dei quattro era cambiata nel senso che a mezzogiorno per il pranzo ci si arrangiava ma la sera era un piacere rivedersi e cenare insieme come vecchi amici. Alberto aveva notato che Salvatore evitava di guardare in viso Ninfa segno di un suo interessamento alla signora ma evidentemente non voleva far un torto a suo marito ma il cotale (Alberto) da buon psicologo l’aveva ‘sgamato’ ma non così la diretta interessata che a letto: “Hai notato che Salvatore cerca di non guardarti mai…” “E allora?””Ingenua non hai capito che per te farebbe pazzie ma vuole evitare…” Ninfa era caduta dalle nuvole ma dopo il bacino della buona notte non riusciva a prendere sonno e pensava, pensava…gli sarebbe piaciuto…ma no mai avrebbe pensato ad un altro uomo non che Salvatore gli dispiacesse, i suoi modi, il suo fisico…pian piano Morfeo si impadronì di lei ma gli interrogativi si ripresentarono i giorni successivi, ora era lei che non guardava in viso Salvatore. Tutto questo sotto gli occhi ironici di Alberto che stava divertendosi un sacco per quella sceneggiata. Una sera un grande annuncio da parte di Grazia, “Amici miei fra otto mesi diventerete zii!” Congratulazioni e grandi abbracci. Un giorno successivo Grazia annunziò che aveva preso un appuntamento con un ginecologo per la mattina successiva ma Salvatore doveva andare fuori sede e Ninfa non era disponibile causa una febbre improvvisa. Fu Salvatore che chiese ad Alberto di accompagnare Grazia alla visita ginecologica, il buon Albertone alzò le orecchie come si dice in gergo, la storia gli sembrava strana ma accettò. Alle nove con la sua Panda accompagnò Grazia dal dr. Tinelli il quale, venuto a conoscenza che Alberto non era il marito ma un amico, lo pregò di restare nella sala di attesa ma a questo punto intervenne Grazia la quale si sbilanciò: “Preferisco che Alberto  resti con me, mi dà sicurezza.” Il ginecologo non fece una piega solamente alzò un sopracciglio, da anziano medico probabilmente ne avete viste di tutti i colori. Quando Grazia fu in posizione Alberto cominciò a ridere: “Lo sai che al momento del parto ti raseranno a zero il fiorellino a te i peli arrivano quasi all’ombelico, ci vorrebbe un taglia erba!” Grande risata di Grazia ed altra alzata del sopracciglio del ginecologo che confermò l’iniziale gravidanza. In Auto Grazia, per ringraziamento diede un fuggevole bacio sulle labbra di Alberto che rimase perplesso anche perché ‘Ciccio’ a quel contatto aveva assunto una posizione di attenti e tale rimase sin a casa quando Grazia, accortasi della situazione, credette bene di  sollazzarlo con un bel blowjob (solito inglese) sin quando l’Albertone le riversò in bocca…La situazione si era complicata, a questo punto come impedire a Salvatore di effettuare un classico wife swapping (a quest’ora sarete in confidenza con l’inglese!). A letto prese in mano il viso di Ninfa e le raccontò l’accaduto chiedendola cosa pensasse e soprattutto cosa desiderasse. Ninfa dentro di sé aveva deciso per il si, volete sapere come finì?” Con una scopata al dio biondo” questa la risposta della bella consorte. La sera a tavola Alberto capì subito che Salvatore era venuto a conoscenza  di qualcosa di ingombrante era spuntata sulla sua fronte ma ben portata dall’interessato il quale giustamente pensava di poter finalmente raggiungere il suo scopo. Alberto “Signori miei come si dice tutti sanno di tutto e quindi largo a Ninfa e Salvatore sempre che Ninfa sia d’accordo a mettere in palio la sua deliziosa…” Chi tace acconsente e quindi: “Il grande evento sabato sera” chiosò Alberto. Il venerdì giornata di pre-avvenimento a tavola il solito Alberto: “C’è un’atmosfera elettrica , io la sento, non so voi, propongo un avvenimento non previsto: la rasatura della cosina di Grazia lasciando il privilegio al legittimo consorte, che ne dici Salvatore?” L’interessato, col pensiero al giorno successivo, avrebbe accettato qualsiasi proposta e così fu: un avvenimento molto particolare perché si decise che avvenisse sul tavolo da pranzo: posizionate varie coperte Grazia non si fece pregare e immediatamente scoprì la foresta nera che fece uscire dalla bocca di Ninfa un oh oh prolungato, anche lei non si immaginava una cosina così pelosa. Salvatore munito di forbicine cominciò a sfoltire la massa e quando i peli raggiunsero un’altezza minima cominciò col rasoio elettrico. Si scoprì un fiorellino delizioso: le grandi labbra tutte intere ed un clitoride piuttosto pronunziato e Salvatore si sbilanciò: “Domani amico mio potrai divertiti a lungo, Grazia è una goderecciosa prolungata poi adesso…”Il sabato sera nessuno aveva fame, ognuno spiluccava qualcosa in attesa… Ninfa, per motivi personali, preferì usufruire del talamo di Salvatore conseguentemente Alberto e Grazia…Quest’ultima neo coppia si rifugiò sotto una doccia ristoratrice, era inverno e la casa tutta riscaldata ma un buon getto di acqua calda è sempre gradito. Alberto sempre dichiaratosi anticonformista e non geloso aveva il pensiero a Ninfa ma questo non gli impedì di mettersi in bocca due tette a forma di pera per poi passare sulla cosina rasata ma dal clitoride molto sensibile, goderecciata dentro la cosina senza problemi (era incinta) ma poi un po’ di tristezza, la mente umana…Alberto si appisolò sin quando  Salvatore si presentò in camera da letto, aveva perso la cognizione del tempo, un saluto affrettato e poi a ritrovare il suo amore nel loro talamo. Avvolta nel lenzuolo e con la schiena girata Ninfa piangeva silenziosamente, Alberto preferì non disturbarla, avrebbero parlato la mattina seguente. Ninfa fu la prima ad alzarsi, Alberto si svegliò col profumo di un cappuccino contornato da cornetti e prugne snocciolate, solita colazione. Si guardarono a lungo in silenzio sinché Alberto: “Vorrei che ti togliessi la tristezza di dosso, non ci complichiamoci la vita.” “Non so se essere sincera o stare zitta e tenere tutto per me.” “Massima sincerità more solito, nulla può cambiare il nostro amore.” Dopo la doccia Salvatore ha cercato di baciarmi in bocca, non l’ho permesso la bocca per il bacio è riservata al solo amore mio ma poi ha preso a baciarmi le tette sin quasi a portarmi all’orgasmo, d’improvviso ha smesso tralasciando la cosina per passare ai piedi, dita in bocca e poi leccata sotto le piante, sinceramente m’è piaciuto, il tale è un feticista ma quello che è successo dopo, indescrivibile. Ha un ciccio uguale al tuo ma molto più duro, ma non me l’ha infilato dentro la cosina sino in fondo ma a metà strofinando la parte superiore della vagina, dopo un po’ ho provato una sensazione unica: un orgasmo prolungato, profondo, indescrivibile mai provato con te, forse ha trovato il mio punto G, quando dopo un po’ mi sono ripresa ha usato di nuovo lo stesso modo facendomi provare uguale sensazione anche più forte, non finivo mai di godere. Quando ho ripreso la forze sono tornata in camera, ero confusa, lo sono ancora, dimmi qualcosa.” Alberto pensò: “Posso dire solo che sessualmente non valgo gran se viene uno sconosciuto che porta mia moglie alle stelle facendomi fare la figura dello sprovveduto e poi a viva voce: “Il mio grande amore mi porta a dirti che sono contento per te, non ti porre problemi, nulla è cambiato, vero?” “Sei sempre l’amore grande della mia vita, sempre di più, non voglio riprovare quelle sensazioni.”Un giorno dopo l’altro come la canzone, nessuno aveva accennato a quella serata del sabato, l’allegria, almeno apparente regnava in quella comunità, solo Alberto si sentiva come dire sminuito nella sua mascolinità anche perché provò varie volte a trovare il punto G di sua moglie senza riuscirvi. Un giorno Salvatore prese da parte Alberto e: “È un argomento delicato,  Grazia non ha il coraggio di chiedertelo e vorrebbe… le sei piaciuto molto, vedi tu.” Alberto non era uno sprovveduto, capì perfettamente che il buon Salvatore ciurlava nel manico, evidentemente voleva farsi di nuovo Ninfa, chissà se era vera la storia di Grazia. Un giorno rimasto solo con lei: “È vero quanto riportatomi da tuo marito vorresti di nuovo stare con me, non mi pare di essere un amante modello!” Grazia lo abbracciò, qualche lacrima e poi la confessione: “Mi sono innamorata di te, non intendo lasciare mio marito ma almeno ogni tanto…mi basta vederti, quando faccio sesso con mio marito lo faccio con te. Sembrava sincera, piccole lacrime scendevano dal suo viso insieme al trucco, Alberto era sensibile alle disgrazie umane e questa gli sembrava vera, la baciò a lungo, “Ogni tanto ci vedremo.”Ninfa sembrava spensierata ma Alberto capì che non lo era, quei due orgasmi col punto G avevano lasciato il segno, talvolta l’amore non basta, anche il lato sessuale… Ragionò a lungo con se stesso era sicuro dell’amore di Ninfa ma capì che ogni tanto doveva lasciarla andare. La moglie giurò che non sarebbe più andata con Salvatore ma le sue parole erano contraddette dai suoi occhi, Alberto la conosceva bene anche in questa nuova veste e capì che ogni tanto la baby avrebbe voluto provare quelle sensazioni meravigliose che lui non riusciva a darle. L’atmosfera non era più quella spensierata di una volta, che fare? Ultima trovata del buon Alberto: fare l’amore in quattro sullo stesso letto scambiandosi le dame e fu così che riuscirono a trovare un po’ di serenità anche se, pensò il padrone di casa che ci aveva guadagnato non era lui ma talvolta nella vita i compromessi sono necessari!

  • 12 gennaio alle ore 17:39
    Ciao zii

    Come comincia: Ciao zii.
    Zii poi. Non esageriamo.
    Da bambina affezionata quale ero avevo sempre pensato che uno zio è un vice-padre e sono dieci anni che dico che gli unici zii che ho sono mio zio in Friuli e mio zio in Brasile.
    Mio zio che sta in Friuli almeno non mi farebbe mai del male proditoriamente. 
    A proposito sono appunto dieci anni che mio zio in Friuli mi dice che oramai sono troppo vecchia per chiamarlo zio. 
    Mio zio che vive in Brasile, poi. Una persona ed un cuore veramente grande.

    Dicevo, ciao zii (formalmente continuiamo ad usare questo appellativo),
    vi ricordate del bambino che avete contribuito ad uccidere (guardate che lo so che l'ho ucciso io, ma forse foste state persone probe e mi aveste, non dico aiutata, non pretendo tanto, ma almeno lasciata tranquilla, magari avrei avuto più energie e testa per continuare ad occuparmi di lui.).

    Un pomeriggio mia madre e la signora Rita erano dal parrucchiere. 
    I loro bambini più piccoli erano con loro.
    Passa il signor Franco, marito di Rita, a prendere la figlioletta e propone di portare via anche mio fratello: "Li porto tutti e due a casa, almeno giocano. Poi lo vieni a prendere", dice a mia madre. 
    Così i bambini si ritrovano a giocare sul terrazzo dell'altro zio (uso il termine zio solo per identificarlo), al terzo piano. Non c'era ancora la veranda. Ad un certo punto un grido della signora Speranza: "Francooo! E' cadutooo!"
    Mi riferirono in seguito che a quel grido il signor Franco sbiancò: aveva capito che fosse caduto giù. 
    Invece mio fratello era solo evidentemente inciampato ed era andato a sbattere, vicino all'occhio, su uno spigolo di un gradino e c'era tanto sangue.
    Lo portarono alla clinica Venosa. Allora mi sembra non c'era ancora l'ospedale nel nostro paese.
    L'occhio era salvo. Gli rimase una piccola cicatrice vicino all'occhio.

    Post nel profilo di Linda Landi, 15-07-2018

  • 10 gennaio alle ore 18:27
    ALBERTONE LO STALLONE

    Come comincia: Alberto era nato il 3 settembre di anni fa in  una clinica privata in quel di Roma, niente di particolare nella nascita di un bambino se non il fatto che il pargolo era particolarmente dotato in fatto di sesso: pene e testicoli di grandezza sproporzionata, simili a quella di un giovane di quindici anni! La notizia di queI fatto anomalo fu presto di pubblico dominio diramata da una infermiera che aveva scattato delle foto al bambino nudo; anche la stampa scandalistica si occupò di lui ma senza poter pubblicare foto dell’infante in quanto la stessa infermiera era stata diffidata da un avvocato per conto del padre Alessio. Usciti dalla clinica sorsero ovvii problemi per i genitori Alessio ed Aurora; i vicini di casa con sorrisetti avevano tentato senza successo di poter vedere Alberto subito ribattezzato Albertone. Tutta la faccenda fu in mano ad Aurora in quanto Alessio, titolare di una importante ditta di trasporti molto spesso era lontano da casa. Un primo problema molto particolare: Alberto era sempre tranquillo, grandi dormite, grandi risatine ai presenti, solo all’ora della poppata urli e strilli subito calmati dalla mamma con l’offerta di una tetta. Alberto era un gran mangione, svuotata di latte la prima tetta cercava subito l’altra, svuotata pure questa si metteva tranquillo a dormire. Un fatto strano per Aurora: durante l’allattamento aveva provato delle sensazioni erotiche che l’avevano lasciata interdetta, mai le aveva provate col marito, si trovò senza quasi accorgersene a masturbarsi! Aurora laureata in lettere, alla nascita del figlio aveva preferito lasciare l’impiego, se lo poteva permettere, era ricca di famiglia. Alberto cresceva bello robusto, anche quando aveva cominciato lo svezzamento seguitava a cercare la tetta materna. Ad Aurora venne in mente un versetto di Gioacchino Belli riguardante il sesso maschile: ‘Er padre de li santi, scopa, canocchiale, arma, bambino,  torzo, crescimanno, catenaccio, minnola, e mi’ – fratello – piccinino.’ L’ultimo aggettivo poco si adattava ad Alberto che ogni giorno aumentava di corporatura ed anche di ‘pisello’. I problemi sorsero quando Alberto dovette essere iscritto ad un asilo. Quello delle monache gli fu subito precluso; al sentire la storia la Madre Superiora si fece il segno della croce, forse pensava ad uno scherzo del diavolo. Trovato un asilo privato con parco e giochi per bambini, la direttrice, donna austera, non fece una piega però impose ad Aurora di pagare il doppio della retta in quanto il bambino doveva essere seguito sempre da una maestra dedicata solo a lui. Aurora voleva avere per lei anche dei momenti di libertà, ormai era ossessionata per dover dar retta sempre al pargolo senza poter andare a fare spese, incontrare le amiche, togliersi qualche capriccio ed allora pensò ad una baby sitter ma non italiana per motivi di riservatezza. Leggendo una rubrica di ‘cerca lavoro estero’ fu attratta da una richiesta di una russa certa Bella che contattò col telefono. La ragazza che parlava italiano e francese accettò con entusiasmo la venuta a Roma e, col biglietto pagato da Aurora giunse all’aeroporto della capitale una settimana dopo. Mamma Aurora andò in macchina a prenderla e fu subito colpita dalla bellezza della ragazza, non era bello solo il nome. Lungo il tragitto sino alla villa in via Nomentana le spiegò i suoi compiti e dovette illustrare le ‘qualità’ sessuali del pargolo. Bella ci pensò un attimo e poi accettò, a Mosca si trovava in una situazione familiare molto precaria: padre alcolizzato, seconda di cinque sorelle avrebbe fatto la fine della madre e della sorella maggiore che, oltre a rassettare le camere di un famoso albergo, per arrotondare il magro stipendio si  davano da fare con gli ospiti. Aveva lasciato malvolentieri il fidanzato,  capì che ormai le loro vite avevano preso strade diverse. Aurora sempre molto generosa la mattina seguente accompagnò Bella in negozi del centro per rinnovare vestiti e scarpe, quelli della ragazza erano in uno stato pietoso. Il pomeriggio prima di andare a prendere Alberto all’asilo, la chioma di Bella fu messa nelle mani di un famoso parrucchiere tanto bravo quanto ‘checca’. Alberto alla vista della baby sitter, ignorò la madre e si buttò fra le braccia di Bella un po’ meravigliata ma che in futuro avrebbe avuto ben altre sorprese. Compreso come sarebbe andata a finire la situazione fra Alberto e Bella, Aurora, marito sempre fuori d’Italia per lavoro, fece prima visitare la moscovita dal ginecologo Abramo, amico di famiglia, e poi si recò in farmacia di Nino, altro caro amico presso cui acquistò delle pillole anticoncezionali suggerite dal ginecologo, della vasellina e della pomata da mettere all’interno della vagina. In attesa delle analisi del sangue di Bella, preferì che la stessa dormisse con lei nel lettone coniugale con dispiacere di Alberto che non commentò l’accaduto ma dalla faccia scura si capì che non era assolutamente d’accordo, ormai aveva tredici anni e ‘ciccio’ sempre più grosso e soprattutto ‘arrapato’. Qualcosa di insolito accadde tra Aurora e Bella. Quest’ultima aveva l’abitudine di dormire nuda e talvolta durante il sonno si agitava e si trasferiva dalla parte di Aurora. Una notte baciò in bocca la padrona di casa che rimase basita anche se riconobbe che la cosa non le era dispiaciuta, Bella si scusò affermando che aveva sognato il fidanzato. Aurora era in crisi di sesso, mancando il marito, peraltro poco performante in quel campo la notte successiva fu lei a baciare la russa la quale non solo rispose al bacio ma si dedicò alle tette della padrona di casa ed in seguito anche al fiorellino; al risveglio nessuna delle due fece cenno a quanto accaduto. Alberto a scuola sino alle diciassette al ritorno trovò le due donne rilassate e sorridenti, data la sua età non era maligno e quindi fu contento della situazione. Consultate le analisi,  dopo due giorni Bella fu autorizzata a trasferirsi nella camera di Alberto dotata di due lettini  che il furbacchione unì col per maggior comodità.  Bella aveva avuto rapporti intimi col fidanzato ma alla vista del ‘cosone’ di Alberto si allarmò e capì il perché dell’acquisto delle pomate da parte di Aurora. Nell’immisio penis Alberto cercò di essere molto delicato ma…Bella capì la verità di quanto affermato da Dante  ‘quanto di sale sa lo pane altrui’. Dopo due notti Bella si sentiva la ‘cosina’ piuttosto dolorante malgrado la pomata rinfrescante,  si confidò con Aurora la quale: “Mi spiace mia cara,  ho acquistato per te anche della vasellina, puoi usare anche le mani e la boccuccia, sarai ricompensata col doppio dello stipendio, talvolta ti farò dormire nel mio letto così risposerai.” Aurora si era fatta furba, toglieva dalle grinfie di suo figlio la bella moscovita ma ne approfittava lei. Bella inviava alla madre ed alle sorelle un bel po’ di denaro tanto che Ludmilla diciottenne, ultima della schiatta chiese di venire a Roma per lavorare. Fu subito tacitata da Bella con una scusa pensando che Alberto poteva ‘farsi’ anche lei. Alberto col testosterone sempre alle stelle si guardava intorno ed la sua attenzione  si posò sulla professoressa di matematica di cui talvolta aveva notato lo sguardo su di lui, la matematica era la sola materia a lui ostica, le chiese di darle delle lezioni private. La cotale quarantenne, vedova, non molto avvenente lo ospitò in casa sua, spedì la figlia universitaria ventenne a casa di zii,  dentro di sé sentì una voglia erotica perduta da tempo che la portò a superare tutte le inibizioni, telefonò alla mamma di Alberto che il rampollo avrebbe mangiato con lei e, dato il freddo della notte sarebbe rimasto a casa sua, il giorno dopo era domenica. Aurora e Bella si guardarono in viso, ormai la loro era diventata una relazione più piacevole di quella con maschietti soprattutto con quelli con un ‘coso’ del calibro di quello di Alberto. Olga aveva sentito delle chiacchiere sul conto di Alberto ma non vi aveva dato molto peso; ambedue in bagno per il bidet di rito rimase ‘fulminata’ dal ‘gioiello’ dell’alunno. Alberto aveva imparato il dialetto e lo stile romanesco talvolta irriverente: “A nonnè nun te preoccupà, ce vado piano ma si tu nun voi arzo bandiera bianca e me ne vò, che me dichi?” Olga si era ripresa, preferì il sacrificio, quando mai gli sarebbe capitata altra occasione. Alberto fu di parola, ormai pratico nell’ars coeundi cominciò dalle tette ancora un buono stato e recettive per poi passare al cunnilingus che portò l’insegnate alle stelle, ovviamente l’’introduzione di’ciccio’ fu un po’ dolorosa ma Olga ci prese gusto e riuscì ad avere orgasmi multipli che per lei erano ormai un lontano ricordo. Alberto seguitò a frequentare casa di Olga, naturalmente fu promosso in matematica con voti eccellenti! La figlia bruttina come la madre, dietro input della portiera  era venuta a conoscenza delle ‘malefatte’ della genitrice; era incazzata nera perché un giovane che le piaceva l’aveva presa a pernacchie, maledetto lui e tutti i maschietti. Trovandosi tra i piedi Alberto  un’ispirazione: ”Mammina sono sfortunata con gli uomini, ora li odio ma se tu me lo permetti…” Cuore di mamma come dire di no ad una figlia tanto racchia: “Giuditta ma se tu sei vergine…”Mamma non lo sono da tempo, ricordi quel figlio di un contadino che ci portava le uova…” Alberto alle profferte di Giuditta rimase perplesso, non era assolutamente puritano ma farsi madre e figlia…Sempre di sabato avvenne il misfatto, la baby non era si più vergine ma non aveva fatto i conti con ‘ciccio’ più in forma che mai. All’inizio spaventata ci giocò con la mani e con la bocca ma infine decise il grande sacrificio: pensò: ‘ma questo non è un cazzo ma un torcolo, ahi ahi ahi. Alberto scaricò dentro la vagina di Giuditta tutto il suo potenziale che finalmente fece provare alla signorina un orgasmo violento, molto piacevole, debilitante… La cena a base di pesce e vino bianco dei Castelli Romani fu contornata da musica techno che gratificò tutti e tre. Finale: Alberto fece gli straordinari anche con la mammina…ma quella fu l’ultima volta,  Alberto amava ‘changer les femmes’. Il ritorno del guerriero stanco, Alessio aveva girato mezza Europa per la consegna di merci, ne era scaturito un buon guadagno ma fisicamente si sentiva stanco, era emaciato in viso. Aurora quella sera invitò a cena sia Alberto che Bella ma la tristezza dal capo famiglia contagiò un po’ tutti. Purtroppo non si trattava di qualcosa di passeggero, Alessio visitato in Ospedale risultò affetto da un tumore ai polmoni, brutto vizio il suo di fumare,  dopo due mesi lasciò una vedova ed un orfano. Alberto laureatosi in lettere moderne prese ad insegnare nel liceo scientifico Cavour, ovviamente ‘omaggiò’ la maggior parte delle colleghe finché una, la più bella e più ricca lo convinse a giuste (?) nozze alle quali parteciparono molte delle sue conquiste. Adelaide era ricca e di nobile casato come da significato del suo nome, una contessina innamoratissima, anche sessualmente di Alberto il quale, per non smentirsi si ‘fece’ pure la contessa madre!              

  • 10 gennaio alle ore 9:55
    L'ultimo bicchiere

    Come comincia: Ieri ho chiesto a Luigi un favore. Odio farlo, lo odio da sempre ma ho sentito la necessità di chiamarlo per chiedere lui del vino, del formaggio e qualche salume. Ho vissuto di terra e dei suoi prodotti da quando ne ho memoria e invece ora, per esplicita richiesta e imposizione di un medico che avrà si e no trent'anni dovrei rinunciare a ciò che amo di più. Al mio vino, ai miei salumi, ai miei formaggi. A tutto ciò che mi riporta indietro negli anni, a tutto ciò che mi fa sentire giovane, agli odori e ai sapori che mi tengono in vita. Muoio male così, muoio male.

    Ho quasi novanta anni io e secondo un giovane medico dovrei rinunciare a ciò che più amo. Per cosa poi? Per qualche mese in più? No. Se devo morire almeno lo farò felice. Almeno morirò con il gusto e il sapore della mia terra, dei suoi frutti. Morirò sazio.

    << Antò, sono franco con te perché potresti essere mio padre. Antò ti resta poco. La malattia è peggiorata e si è estesa velocemente>> mi disse il dottore non guardandomi nemmeno in faccia.

    E poi << Antò, da figlio, segui attentamente ciò che ti scrivo così almeno potrai goderti questi ultimi mesi. Vabbuò Antò?>> sempre senza guardarmi. Sempre con lo sguardo fisso sul foglio di carta.

    << Certo dottò, certo. Come dici tu>> risposi seccato.

    Ci salutammo con una fredda stretta di mano e, uscendo dallo studio, pensavo a quanto possa essere stronza la vita e a quanto possano essere glaciali certi uomini. Certi giovani d'oggi.

    In pratica mi aveva detto che era arrivato il mio tempo. In pratica mi aveva detto addio e lo aveva fatto senza battere ciglio, senza far trasparire alcun sentimento. Senza neanche guardarmi in faccia.

    << è il suo lavoro>> mi direte voi

    << è la mia vita>> vi risponderei io.

    Misi il foglio in tasca senza neanche leggerlo e piano piano me ne tornai a casa.

    Lo senti quando è il tuo tempo. Lo senti addosso. Almeno noi uomini di terra e di sud le avvertiamo immediatamente certe cose.

    << Ho quasi novanta anni, c'è d'aspettarselo, ma chi mai può essere pronto? Chi mai? Che si abbiano cento o venti anni. Chi mai>> bisbigliai tra me e me a voce bassa mentre aprivo la porta di casa.

    Appena entrato gettai il foglio del medico sulla credenza e lì rimase forse per una o due settimane almeno,

    *****************************

    << Luigi, mi raccomando, il primitivo che mi piace a me sai? Quello che ci beviamo da sempre. Quello di Manduria>>

    <<Certo Antò, che mica posso sbagliare>> rispose lui ridendo di gusto. << Antò e che devi farci con il vino, i salumi e i formaggi Antò? I festini? E non mi inviti? Ti devi divertire con Lena no?>>

    continuando a ridere di gusto.

    << Ma no, ma no. Lena l'ho anche licenziata. Non mi serve la badante a me Luì. Quella un'idea di mia figlia di Torino è stata, io neanche la volevo>> risposi.

    << Scherzo Antò. Peccato però, era una bella signorina. E che devi fare? Scende tua figlia con i bambini Antò?>>

    Mentre parlavamo guardai l'orologio. Dovevo prendere la cardioaspirina e tutto il resto delle medicine. Dovevo riscaldare il brodo per cena e a momenti sarebbe iniziato il telegiornale sul primo canale. Io guardavo sempre e solo quello sul primo canale. Abitudine credo.

    << Luigi, per favore. Ma che dici, quella non scende da anni e anni. Mica le ricordo le facce dei miei nipoti Luì, mica le ricordo. Quella lì non scende da anni. No, no>> e continuai << se mi accompagni alla masseria e mi riprendi in serata è un problema Luì? Vorrei passare una bella giornata in campagna che non ci vado da tanto>>.

    << A disposizione Antò lo sai. Tu sei solo, io sono solo. Se vuoi resto con te pure io>>

    << No no>> risposi << mi porti e mi riprendi in serata, devo solo vedere se sia tutto apposto, non ci vado da molto e spesso entrano i ladri. Poi vorrei pulire il giardino e godermi la giornata. Mi raccomando Luì, il vino. Ti aspetto domani mattina>>.

    Luigi scoppiò in una grossa risata e concluse la chiamata con il suo solito << Antò, ti posso dire di no a te? A domani.>> e riagganciò.

    **************************

    Non lo sapeva nessuno ma in realtà la badante l'avevo mandata via dopo meno di una settimana. Ogni mese davo lei un pensierino affinché non dicesse nulla a mia figlia che viveva da anni a Torino. L'altro mio figlio viveva in Germania da più di trent'anni e nessuno dei due scendeva giù da me da anni. Lina, mia moglie, era morta da troppo e da troppo mi mancava. Io ero solo, ma solo stavo bene. Non avevo bisogno di nessuno se non di Luigi con cui da sempre bevevo vino e giocavo a scopa al bar. In realtà ormai neanche al bar ci andavo più a giocare a carte con il caro Luigi. I solitari sì però, quelli sempre, non me li facevo mancare mai mentre la tv accesa in cucina mi faceva compagnia mentre io ricordavo il passato.

    *****************************

    Mi alzai, come facevo da anni, alle cinque. Preparai il caffè, metà d'orzo per renderlo meno pesante, presi le solite pillole e aspettai il fischio della vecchia macchinetta. Versai il caffè velocemente nella tazzina, i soliti tre giri tre con il solito cucchiaino. Niente zucchero; lo preferivo così, e mi avvicinai alla finestra. Era bello bere il primo caffè guardando nascere una nuova giornata nel mio salento. Era un rito giornaliero il mio.

    Goduta la nuova giornata appena nata tornai nel cucinotto, lavai con cura la macchinetta, la tazzina e il cucchiaino e mi spostai nel vecchio bagno di servizio. Quello dove mi radevo quando Lina era ancora viva; mi radevo lì per non sporcare quello grande. Lina lo voleva lindo per gli ospiti, anche se in realtà raramente avevamo ospiti e ancor più raramente usavano il bagno, però lo sapete, mai contraddire una donna del sud.

    Mentre passavo con il vecchio pennello la schiuma da barba sul viso mi guardavo allo specchio e le lacrime solcavano il mio volto stanco e segnato dagli anni. Sgorgavano sole ma non ne capivo il perché. Le asciugai con cura e portai a termine la rasatura. Lavoro perfetto. << Sono sempre bello>> esclamai a voce alta ridendo.

    ****************************

    Come sempre Luigi fu puntuale. Due colpi di clacson dalla sua vecchia panda per avvisarmi. Ero però già sulla soglia di casa.

    Percorrendo la strada sconnessa di campagna parlavamo del più e del meno. Ai lati della carreggiata sulla destra il grande vigneto di Monteleone e sulla sinistra invece gli ulivi di Cavallo “Il Senatore”.

    <<gira a destra alla prossima>> dissi

    <<Antò>> rispose sorridendo Luigi. Lo sapeva da sempre dove era la masseria.

    Ci salutammo velocemente dandoci appuntamento per le diciotto e trenta al cancello. Presi la busta con il vino, i formaggi e il salame e mi incamminai verso il porticato percorrendo piano il vialetto, senza voltarmi. Mi resi conto però che Luigi rimase lì qualche minuto osservandomi, e solo dopo, facendo retromarcia e suonando i soliti due colpi di clacson andò via.

    Appena fui solo apparecchiai il tavolo esterno con una vecchia tovaglia che mi ero portato da casa. Presi un piatto, una forchetta e un coltello, il mio bicchiere dalla credenza del salone e li portai fuori. Aprì il cassetto del tavolo e presi il vecchio tagliere, lo ripulì alla buona e sistemai tutto per bene.

    Finalmente ero seduto nella mia masseria e guardavo gli alberi che avevo curato per una vita, riempì il primo bicchiere di primitivo, assaggiai il salame e il formaggio e brindai a loro. E giù il primo bicchiere.

    Quasi meccanicamente ripetei l'azione più volte e ogni volta brindavo a qualcosa o a qualcuno. Il secondo brindisi fu per mia moglie, il terzo per i miei figli, il quarto per Luigi. Il tagliere era ormai vuoto e la bottiglia anche. Versai il vino rimasto e riempì il bicchiere, presi il foglio e la penna che avevo nella tasca della camicia e scrissi due righe. Buttai giù il mio ultimo bicchiere di vino brindando a me e sorridendo di gusto.

    *******************************

    Luigi come promesso fu al cancello alle diciotto e trenta. Due colpi di clacson d'avvertimento ma Antonio non lo vedeva. Scese dalla vecchia panda e dopo aver percorso il vialetto arrivò sotto il porticato. << Antò andiamo?>> nulla. << Antooò>> ancora nulla. Solo un cane che abbaiava da sotto gli ulivi. Luigi vide il tavolo imbandito, il tagliere e la bottiglia vuota. Il bicchiere anche. Sotto il bicchiere un foglio, ma di Antonio nessuna traccia. La porta di casa era aperta; prese il foglio e iniziò a leggere:

    “ Grazie Luì, ho brindato anche a te e alla tua amicizia e ti ringrazio per tutto. Salutami i miei figli e i miei nipoti di cui non ricordo neanche i volti. Non scendono da anni loro, salutameli. Salutami tutti, saluta i miei alberi e le mie vigne. Dì a tutti che ho brindato e bevuto anche per loro. Salutami anche il dottore. Fammi un ultimo favore luì, sai che odio chiedere favori, ma con te posso permettermi. Salutami tutti e dì loro che sorridevo. Dì al dottore che noi uomini di terra decidiamo dove e quando salutare. Dì ai miei figli che la solitudine può essere bella, l'abbandono no. L'abbandono no. Perché pur non facendo trasparire nulla a me mancavano loro, i miei nipoti, i miei figli, mia moglie Lina. Ma un anziano non dovrebbe elemosinare presenza. Dì loro che però non li colpevolizzo e che li ho amati e li amerò sempre e comunque.

    Ps: Ancora grazie Luì, ancora grazie. Ricorda di dire a tutti che sorridevo e che sono andato via davvero felice. Ricorda di dire a tutti che però l'ultimo bicchiere era per me. Che ho brindato alla mia solitudine, alla mia vita e al mio primitivo. Che ho bevuto il mio ultimo bicchiere felice e senza rimpianti”

    Grazie Luigi.

    Antonio “Cin cin”

    Luigi entrò in casa e Antonio era seduto nel grande salone sulla sua vecchia poltrona di fronte al camino. Aveva gli occhi aperti, spalancati e felici. Aveva un grosso sorriso sul volto.

    << Antò, Antoooò>> esclamò Luigi e continuando << Sei sempre il solito>> e sorrise piangendo anche lui.

     

  • 08 gennaio alle ore 13:50
    Come foresta

    Come comincia: Come foresta di spiriti, vento t'insinui in danze acrobatiche.
    Come in cruna di ago, anima t'espandi a musica delle sfere.

    Cammina vagabonda su invisibili fili del fato. 
    Ho pagato il debito karmico di essere al di fuori.
    Ho amato corpo urlante pensieri del passato.

    Come foresta di spiriti fluisco nei monopodiali rami
    del mondo capovolto
    Restituisco il dolore
    Restituisco il patto
    Restituisco me stessa alla vita
     

  • 08 gennaio alle ore 9:37
    È L'AMOR...

    Come comincia: È l’amor che mi rovina è uno  dei tanti filmetti  di poche pretese che ci deliziavano (parlo di noi meno giovani) nel 1951. Questo poteva essere in tempi attuali la situazione un po’ ingarbugliata di una coppia di professori del liceo romano Augusto. Leonardo e Aurora si erano conosciuti all’università e dopo la laurea lei in matematica lui in materie letterarie erano riusciti (con qualche spintarella dall’alto) a vincere un concorso per andare ad insegnare nello stesso istituto classico. Non religiosi, avevano preferito la convivenza al matrimonio.  Il loro stile di vita: pizza, cinema, locali da ballo, vacanze al mare d’estate, d’inverno a Roccaraso, un tran tran piacevole ma niente di straordinario.
    Ovviamente c’era qualcuno che doveva rompere i …., era il dio Hermes o Mercurio che dir si voglia protettore di Leonardo che ‘scompigliò’ le carte o meglio la vita dei due, l’arrivo a scuola come insegnante di lingue di un inglese o meglio di uno scozzese (l’interessato ci teneva molto a sottolineare la differenza). Quarantenne, discendente da una nobile famiglia aveva girato il mondo imparando altre lingue e, appassionato di antichità si era trasferito a Roma e, dietro sua richiesta appoggiata dal suo  ambasciatore fu destinato dal Ministero dell’Istruzione al liceo ‘Augusto’. Dire che la sua venuta aveva portato lo scompiglio nell’Istituto era un eufemismo non solo per la sua figura alta, slanciata e signorile ma anche perché si presentò  la prima volta a scuola con la sua Rolls Royce. In subbuglio erano le professoresse ed anche qualche alunna più ‘anziana’. Il Preside Alessandro se la riveda sotto i folti baffi. Romano dè Roma  sogghignava di quelle ‘gallinelle’ starnazzanti che sbavavano dinanzi al bello scozzese.  William, che non era inglese e quindi a lui non si poteva attribuire il detto ‘niente sesso siamo inglesi’  ritenne opportuno invitare i colleghi e colleghe ad una cena un sabato nella villa da lui affittata nella via Appia. Aurora volle condurre con loro anche Eloisa una cinquantenne vedova, ancora in forma per la frequenza dei saloni di bellezza che in quel momento era in crisi perché il suo toyboy era sparito e con lui soldi e gioielli. I professori giunti alla villa con le loro utilitarie (col loro stipendio…) notarono che il barone era in possesso anche di una Mini Countryman verde e di un cane Labrador (Argos di nome) molto espansivo. Dopo una cena fatta pervenire da un famoso ristorante della zona, dietro imput del maggiordomo Ralston l’aria fu ‘inondata’ da musica all’inizio di un jazz indiavolato poco gradito da tutti seguita poi da pezzi  lenti molto apprezzati dalle signore che facevano a gara a chi si accaparrava William. L’unica a non seguire le colleghe era stata Aurora con piacere di Leonardo,  era immune dal fascino del collega? Niente affatto, era stata una sua furbizia. Leonardo comprese che era una tattica della sua longilinea e bella convivente infatti Willam fu lui a chiedere alla signora di ballare. Durante la danza i due si guardavano in viso senza parlare. Ruppe il silenzio William: “Sei il tipo di donna che amo di più, niente grassone con tette da nutrice e gambe storte, mavita da vespa, piedi lunghi e stretti e, scusa la franchezza un bel popò…” “Grazie per la fotografia,  potrei dire altrettanto di te (Aurora ritenne opportuno passare al tu come il compagno di ballo) ma poi…” “Potremmo conoscerci più a fondo sempre che tuo marito non sia geloso.” “Il mio compagno è anticonformista.” “Bene allora vienimi a trovare in villa.” Abbiamo una sola auto, prenderò un tassì” “Prendi la mia Mini, sarà un piacere che sia ‘inondata’ dal tuo profumo inebriante, hai qualcosa che mi fa…mi fa…” “Mi fa…mi fa sei forse timido?” “No…non so spiegarmi…” Leonardo ed Aurora furono gli ultimi a lasciare la villa, ovviamente Leonardo restò perplesso per il prestito della Mini ad Aurora ma non fece commenti. Il giorno dopo una telefonata: “Sono William, avevo dimenticato di dirti che ho lasciato un telefonino nel cruscotto della mia auto, puoi usarlo, chiamami presto.” “Ora siamo a posto, col telefonino abbiamo chiuso il cerchio.” Nel frattempo che ti combina Aurora? Si reca a scuola non insieme a Leonardo con la loro Cinquecento ma con la Mini suscitando li immancabili pettegolezzi dei colleghi che a lei attribuivano l’epiteto di mignotta ed a lui di ‘cocu’; ambedue se ne fregavano bellamente come pure il Preside sempre contento di poter ‘bagnare il pane’ in vicende boccaccesche. Un sabato mattina Aurora: “Caro mi ha telefonato William, mi ha invitato a cena, che ne dici’” “Che ne dici tu, sei tu l’invitata” “Facciamo una cosa, per la prima volta è meglio che vieni anche tu ed anche Eloisa, è sempre giù…” “Mi piace il tuo specificare ‘per la prima volta’ , ho capito come va a finire!” Nessun commento da parte di Aurora, il silenzio è meglio di…” Alle diciotto il trio giunse in villa, ad aprire il portone un elegante Ralston che dopo un inchino li fece entrare. Poco dopo apparve in cima alla scala William il quale non parve infastidito dalla presenza di Leonardo, forse pensava che la giovin signora sarebbe giunta da sola ma non fece commenti, l’aplomb britannico! “Aurora col permesso di Leo vorrei farti visitare il parco.” E senza ulteriori indugi  prese sottobraccio una Aurora elettrizzata e forse qualcosa di più. Niente visita nel parco ma bacio lungo e appassionato con ovvie conseguenze per il ‘ciccio’ dello scozzese che fu presto in bocca di Aurora che apprezzò il sapore del….migliore di quello del suo compagno. Durante l’assenza dei due Leonardo ed Eolisa presero a conversare col maggiordomo  Ralston il quale raccontò dei viaggi in tutto il mondo del suo signore sottolineando la sua generosità verso tutti, soprattutto verso gli amici, un chiaro riferimento a quello che avrebbe ottenuto Aurora. A tavola Leonardo si accorse che Aurora era rimasta senza rossetto sulle labbra…capì che ormai il ‘dado era tratto!’ Nei giorni successivi nessun contatto fra lo scozzese ed  Aurora che preferì lasciare la Mini al proprietario che in compenso la omaggiò di un a Panda pluriaccessoriata. Aurora ottenne dal preside della scuola una aspettativa di trenta giorni senza stipendio, William la seguì su quella ’strada’ ormai capirono che si erano  innamorati. La signora si recava regolarmente nella sua villa portandosi appresso Eloisa che aveva stretto ‘amicizia’ col maggiordomo, data la passata esperienza pensò che era meglio un suo coetaneo, peraltro un po’ snob, che un giovane. Leonardo dapprima rimase intontolito (termine romanesco usato da G.G.Belli) dalla situazione ormai sfuggitagli di mano ma stavolta Hermes si ricordò di lui e a scuola alla fine di una lezione: ”Professore sono un po’ carente in latino e greco, che ne dice di darmi delle lezioni private?” “Cara Alice non so se conosci la proibizione di dare lezioni private ai propri alunni, se non lo sai te lo dico adesso: non posso darti lezioni private.” “Professore i miei sono poveri mi dia una mano, la prego…” Tutto si poteva dire di Leonardo ma non che non fosse caritatevole e quindi accettò di ‘lezionare’  Alice. “A proposito quanto anni hai?” “Diciassette, fra quindici giorni diciotto.” Alice non faceva nulla per dimostrare la sua età: capelli castani divisi in due trecce, viso da ragazza ingenua non truccato, scarpe senza tacco, calze sino a metà polpaccio, dimostrava cinque anni di meno. La ragazza si era impegnata a studiare tanto da meravigliare sia il suo insegnante che il padre Aurelio che un pomeriggio telefonò a Leonardo: “Professore sono Aurelio il direttore della Banca di S.Paolo padre di Eloisa, volevo ringraziarla per le lezioni date a mia figlia,  il suo compleanno  sarà domani ma lo festeggeremo domenica con tutta la famiglia. Alice  vorrebbe guidare la mia Volvo ma è troppo grande per una principiante, le donerò una Volkswagen Up, di nuovo grazie.” Brutta puttanella ‘ i mei sono poveri’, le avrebbe dato una lezione nel senso che… insomma non di latino e greco! Una visione: Alice si presentò a Leonardo completamente trasformata tanto che il professore  faticò a riconoscerla, evidentemente era stata in un istituto di bellezza: capelli lunghi divisi a metà da una riga, occhi truccati da vamp, rossetto rosso fuoco, vestito con scollatura abissale, minigonna a righe, scarpe con tacchi alti. “Brutta puttanella, mi ha telefonato tuo padre, mi hai preso in giro, dovrei sculacciarti!” Alice si voltò di spalle e si abbassò lo slip, ne venne fuori un deretano favoloso. “Che cavolo aspetti mon amour  te la stò sbattendo in faccia, oggi sono maggiorenne!” ‘Ciccio’ sentì un buon odore di femminuccia, odore che ormai non avvertiva da molto tempo e…dopo un bel po’: “Cara preferisci un maschietto o una femminuccia?” “Meglio una femminuccia, la chiameremo Stella con la speranza che assomigli a me!

  • 06 gennaio alle ore 15:33
    Il cunto della bavosa invidia

    Come comincia: Ardita fu Lumaca nel rivolgersi al creatore quando s'accorse che tra tutti gli invertebrati a lei toccò quello peggiore.
    "Ma che m'hai dato? Un solo muscolo per strisciare e nella polvere son costretta a mangiare?"
    Le antennine in su e l'aria da spavalda quando passò di lì la splendida Farfalla.
    "Ma guarda guarda" pensò la viscidosa "a me la bava e a lei la rosa?"
    Altro che erbacce, fango e cicoria, a tre metri da terra era tutta un'altra storia. Per lei fiori d'ogni sorta di colore, e battiti d'ali e battiti d'amore, godeva dell'aria, del sole della brezza... per Farfalla tutto era frizzante leggerezza.
    Su Lumaca pure l'attenzione si ritraeva con qualche mala esclamazione e se la distrazione le veniva donata, schiacch! Si ritrovava schiacciata. Ma per Farfalla, occhi di cerbiatto, uomo, bambino per la sua meraviglia fermavano il cammino.
    "Maledetta!" covava Lumaca "adesso me la faccio amica, le strapperò le ali, la rendo una formica".
    Con pazienza e fermento ordì il suo travestimento. Si raccontava arguto serpentello, la sua debolezza venduta come astuzia, la sua malevolenza venduta come senso di protezione. Ma Farfalla che di bello aveva anche il senno non era lontana dalla comprensione e le regalava compassione.
    "Se non riesce a superare la sua condizione, si finga pure gatto, topo, procione" pensava Farfalla tra l'uno e l'altro fiore. Chi di serpente vuole abbigliare un vero serpente finisce per incontrare, e con veleno serio e di alta qualità questi spedì la viscidona dritta all'aldilà.
    In un nevoso giorno di gennaio il verme viscido si ritrovò dal buon burattinaio "Tu m' hai fatto brutta, viscida e bavosa, sei stato tu a causarmi la condizione d' invidiosa!"
    "Mio caro vermicello cosa credi stia qui a fare, a mettermi a dar forma all'uno e all'altro tale? Io vi mando tutti al mondo sgombri di fattezze, profili congeniali agli istiniti più bestiali, ma in chi dimora il cielo spuntano le ali".