I Due Gemelli

Filiberto Palatino, pensionato,  aveva insegnato per trent’anni Lettere e Filosofia presso l’Università Tor Vegata di Roma. Una mattina presto si era vestito ed aveva preso l’autobus che normalmente usava quando era in servizio per raggiungere l’Università, forse un ritorno al passato. Una pioggia improvvisa l’aveva costretto a rifugiarsi nell’ingresso dell’istituto per poi recarsi nella sala convegno degli insegnanti in quel momento vuota. Quanti ricordi, appese al muro  foto che ritraevano a fine anno accademico docenti ed alunni frequentatori dei corsi. Si appalesò Luisella la segretaria. “Professore che piacere, l’hanno forse richiamata in servizio dopo tante assenze per il Covid?” “No, mi son trovato qui quasi senza accorgermene.” Mi dica com’è la vita da pensionato?” “Bugia o verità?” “La prima.” “Benissimo, non vedevo l’ora… Ho sentito alcuni alunni che si sono lamentati per il comportamento di un nuovo insegnante…” Filiberto si era commosso, un abbraccio a Luisella e via a riprendere l’autobus per rientrare a casa dove inaspettatamente trovò la moglie Aurore insegnante di lingue presso l’Istituto Cavour. “Non mi domandare perché son qua a quest’ora, una  alunna  ha la madre in quarantena per Covid, la deficiente genitrice aveva tenuta nascosta la notizia perché ‘si vergognava’, il preside l’è venuto a sapere ed ora anch’io sono in quarantena!” “Cara, come dicevano gli antichi il destino è superiore agli dei, consolati, metterò la mascherina anche in casa, farò da cuoco con la speranza di non avvelenarci, sursum corda!”  Aurore Arnaud era diventata la signora Palatino per una di lei scelta personale, aveva conosciuto il professor Palatino in occasione di un meeting della scuola parigina, dove insegnava, all’Università di Tor Vergata, praticamente era stata lei a corteggiare il docente che a sua volta era rimasto affascinato dalla bellezza della transalpina. Aurore in passato aveva preso a frequentare un certo Didier Morel che dalle indagini effettuate dal di lei padre risultò essere un macrò ‘amico’ di tante ‘signorine’ che lo sostenevano finanziariamente per far bella vita. Louis Russellì di lontana origine italiana, padre di Aurore, si fece trasferire dal Ministero degli Esteri francese quale attaché dell’ambasciata di Roma, e così finì fine la liaison di sua figlia. Filiberto dopo un iniziale entusiasmo sessuale aveva quasi smesso le sue prestazioni, la focosa consorte si era allora rivolta a giovani prestanti che sfacciatamente invitava a casa presentandoli al marito come ‘cugini’ anche se tali ovviamente non erano, Filiberto cercò di essere obiettivo, i venticinque anni di differenza erano troppi per sopportare i ritmi sessuali della consorte, fece finta di nulla anche se le solite gole profonde lo avvertivano regolarmente dei suoi problemi ‘frontali’. Accadde un fatto imprevisto, Aurore si innamorò di un amante occasionale, fece presente al coniuge la situazione, decise di lasciare il tetto coniugale e, insalutato ospite sparì dalla circolazione. Filiberto si meravigliò della sua reazione o meglio della sua non reazione, la moglie gli era diventata indifferente. Il suo vuoto fu ‘tappato’ in un certo senso dall’assunzione di Mariola Cicognani in qualità di cameriera tutto fare. La cotale, braccia strappate all’agricoltura, non più giovanissima, era pulita ed ordinata quello che serviva a Filiberto per avere una vita serena. Un avvenimento mutò l’esistenza di Filiberto: in passato aveva avuto modo di far amicizia con un  barbiere di origine siciliana tale Domenico Cantalamessa (sicuramente cognome imposto ad un suo antenato trovatello da parte di un ‘bacarozzo’ cattolico). Una mattina Filippo non era ‘in vena’, preferì recasi nel salone di Mimmo per farsi radere la barba. Invece del solito aiutante maschio si era presentata una ragazza mora, grandi occhi tristi vestita in maniera poco elegante, trasandata. “Sono Lisa Cucinotta” e prese ad insaponare il viso di Filiberto ma si notava subito che non era il suo mestiere, Mimmo se ne accorse, invitò un’altra ragazza a passar il pennello sul viso di Filiberto. Finita la rasatura Mimmo prese sotto braccio sia Lisa che Filiberto e li condusse nello sgabuzzino sul retro. “Amicu mio caru ista est ma nipote, vene da Palermu, l’ho dichiarata mia lavorante per evitare di avere camurrie con quelli dell’Ispettorato del Lavoro, dopo pranzo ti racconto tutto, annamo a magnà nella trattoria ‘da Checco’.” Lillo aveva un eloquio particolare, aveva l’abitudine di mescolare il dialetto siciliano con quello romano e con la lingua italiana. Al posto di Checco si era presentato un giovane distinto, ben vestito: “Sono Rambaldo, mio zio è ammalato, sono a vostra disposizione.” “Er coco sarà lo stesso, portace da magnà alla romana, ma nipote…insomma fà tu.” Rambaldo aveva guardato insistentemente Lisa che aveva abbassato gli occhi. La ragazza aveva molta iniziativa, si era iscritta all’ultimo anno del liceo classico Albertelli, a Palermo frequentava la stessa classe, aveva poi, sovvenzionata dallo zio, provveduto ad  abbigliarsi in modo elegante, frequentava un istituto di bellezza insomma era completamente cambiata. Talvolta andava a casa di Filiberto per qualche ripetizione rimanendo a dormire nella stanza degli ospiti. Un certo allarme mise sul chi va la il dottor Paladino che un pomeriggio: “Cara ti ricordi quel giovane che ci ha servito a tavola nel ristorante da Checco, aveva un nome strano mi pare Rambaldo…” “Se è per quello anche il cognome è particolare ‘Nolasco’.” Lisa aveva abboccato all’amo. “Si lo frequento, è iscritto all’Università in psicologia, appena diplomata penso che frequenterò anch’io nella stessa facoltà. Rirengo che sarà l’uomo della mia vita ma è ancora presto per capirlo, in passato avevo deciso di aver chiuso col sesso forte dopo la triste esperienza che ho avuto con il convivente di mia madre che una notte è venuto nella mia camera per avere un rapporto sessuale, alle mie grida è scappato. Vuoi sapere il parere di mia madre sulla vicenda? ‘La colpa è tua che indossi la minigonna, gli uomini sono fatti così!’ Non ti dico altro, sto cercando di cancellare l’episodio dalla mia mente.” Lisa a quel ricordo si era commossa, qualche lacrima subito asciugata. La storia ebbe un lieto fine, i due giovani si frequentarono sempre più da vicino tanto che Lisa un giorno mise al corrente parenti ed amici della sua prossima maternità, solo la madre fu indifferente alla notizia. Ciliegina sulla torta nacquero due gemelli cui fu imposto i nomi dei due padrini Filiberto e Calogero.  Col tempo i due bimbi accuditi amorevolmente un po’ da tutti dimostrarono carattere, e personalità particolari: dopo la poppata di rito, prima di addormentasi si facevano gran risate inscenando una specie di lotta dentro la culla, la notte niente pianti, due angioletti!