LE PRIORITÀ DELLA VITA

Quali le cose più importanti della vita? Dipende dalle situazioni e soprattutto dai gusti personali. Leonardo Patrizi aveva come importanti nel vocabolario personale tre ‘esse’: salute, soldi, sesso, si considerava fortunato, le aveva tutte e tre. Il fisico possente lo aveva ereditato dal nonno Eugenio, i soldi dalla madre Maria, la propensione di ‘tombeur de femme ‘ dal padre Andrea. Una comodità in più il fatto che disponeva a piacimento della propria vita, era solo al mondo. nonno deceduto per vecchiaia, padre nel modo che ogni ‘zozzone’ al mondo preferirebbe mentre si ‘faceva’ la giovane figlia del conduttore di un suo fondo. La madre la più sfortunata: religiosissima ogni mattina si recava alle sei nella vicina chiesa di ‘Ognissanti’per ascoltare la messa. Il tempo si era messo al brutto come accade spesso d’inverno a Roma, la dama era in ritardo, si vestì alla meno peggio, contrasse una polmonite, le preghiere non funzionarono, passò a miglior vita. Cosa fa la mattina un giovin signore con nessun problema personale e che la sera prima si è coricato alle due di notte? Poltrisce a letto, questa la situazione di Leonardo al quale solo i morsi della fame consigliarono di ficcarsi sotto la doccia e successivamente usufruire nella sala da pranzo del brunch preparato dalla vecchia e affezionata cameriera Giulia, Gina l’altra femme des chambres à coucher era in giro nella villa a mettere tutto in ordine. Stanco di collezionare contravvenzioni stradali per eccesso di velocità il giovane decise di sfogare la sua voglia di velocità recandosi all’autodromo di Vallelunga con la sua Jaguar X Type color oro, il suo orgoglio, poche se ne vedevano in giro. Giunto sul posto fu avvicinato da un uomo di mezza età: “Dottò se le serve quarcosa sò Romualdo.” “Vorrei farmi dei giri quanto debbo pagare.” “Duecento €uro a giro più la mancia per me.” “Affare fatto, qua ci sono mille €uro.” Leonardo stava per rimettersi in macchina quando giunse una rosso fiammante Ferrari il cui conducente munito di casco sorpassò la Jaguar e le si posteggiò davanti. “Romualdo controlla le gomme, l’olio, ll liquido del radiatore insomma un po’ tutto, svelto per favore.” La voce era quella di una donna. Preso dalla curiosità Leo si sedette su una panchina mentre il citato Romualdo provvedeva a quanto richiesto dalla dama la quale evidentemente infastidita dello sguardo di Leonardo: “Cosa ha da guardare, mai vista una Ferrari?” “Una Ferrari autentica si ma questa è un fake, ‘246 Dino’ non è propriamente di quella marca originale, il nominativo Ferrari è stato aggiunto in secondo tempo.” “E bravo il sapientone…” La signora rimessasi al posto di guida partì sgommando. “Romualdo chi è quella poco simpatica donna?” “Non sarà simpatica ma è una gran figona, se veni la matina alle sette e mezza la ritrovi.” Al rientro in villa: “Sandro domattina sveglia alle sette.” “Signore sento puzza o meglio odore di sesso femminile.” Il vecchio cameriere che ogni mattina veniva in casa di Leo a portare i quotidiani e per mettere un pò di ordine al casino che il padrone di casa lasciava in giro, si beccò un “Indovinato.” Malgrado l’alzataccia Leonardo trovò sotto la banchina di Vallelunga la Ferrari posteggiata con all’interno al posto di guida la dama. “Ero sicura di trovarla qui…” “E’ un caso…” “Bugiardone…” La signora si tolse il casco, aveva ragione Romualdo. una gran…”Che ne dice di un passaggio sempre che lei non abbia paura della velocità!” “Nessun problema.” Stavolta niente sgommata, partenza dolce, un paio di chilometri sino ad uno spiazzo dove madame posteggiò il bolide, alcune lacrime le solcavano il viso. Imbarazzo da parte di Leonardo che prese fra le braccia la ragazza e, per rompere il ghiaccio: “Mi sono accorto che non conosco il tuo nome.” “Hai ragione, il nostro è stato un incontro burrascoso, sono Berenice Di Bella.” Un nome importante, vuol dire impeccabile, conosco il significato, l’ho appreso al classico, una proposta: pace fra noi due.” “Pace.” Berenice fece seguire un lungo e appassionato bacio, era proprio brava, ‘ciccio’ alzò la cresta ma in quel momento non c’era ‘trippa pè gatti.’ Tornarono sotto la banchina con lo sguardo sorridente di Romualdo che si beccò una bella mancia da parte di Leonardo. “Che ne dici si seguire la Jaguar sino alla mia villa, Giulia è una brava cuoca, spero che tu apprezzi i piatti romani.” Tutti e due a tavola.Finito il pranzo Gina: “Signore le ho accesso l’aria condizionata in camera da letto, oggi c’è un’afa….” “Ammaestrata la ‘fantesca’…” “Non voglio farti dei complimenti sulla tua bellezza, non sarebbero speciosi in ogni caso preferisco evitarli, scegli tu fra camera con aria condizionata o senza…” “Aborro il corpo delle persone sudaticce che emanano cattivo odore…”Quell’aborro m’è proprio piaciuto, che ne dici di una volgarità tipo brutta troia allarga le cosce…” Leonardo non finì la frase, sentì il corpo di Berenice abbandonato fra le sue braccia, era si sudato ma l’olezzo era estremamente sensuale, mai provato prima. La doccia fu saltata, Leo scaricò il corpo della ragazza sul letto, le tolse le vesti e …sorpresa delle sorprese la baby non aveva il fiorellino ma un ‘marruggio’ più grosso del suo, un transessuale! Al momento Leo rimase basito, tutto poteva aspettarsi…’ciccio’, vecchio zozzone dopo un attimo di smarrimento partì all’assalto del popò dell’interessata, vi penetrò sino ‘all’elsa’ vi rimase sin quando contemporaneamente a Berenice ebbe un orgasmo rumoroso, era la prima volta con un trans. Il giovane, spiazzato dalla situazione rimase immobile, non sapeva che fare, rimediò la baby che, ancora insoddisfatta, si fece penetrare di nuovo, a lungo, fino ad una orgasmo bilaterale, un’orgia che finì dopo che gli interessati, stralunati persero le forze sessuali, corpi buttati alla rinfusa sul letto matrimoniale, sembravano dei cadaveri. Leonardo e Berenice rimasero in villa tutto il giorno, la sera di nuovo grandi manovre stavolta con sorpresa: Berenice girò di di spalle il corpo del compagno e pian piano prese a penetrarlo senza che l’interessato si opponesse anzi…per la prima volta in vita sua Leo passò nell’altra sponda e assaggiò il significato della frase tedesca ‘la gatta nel carbone’ ‘magna cum voluptade’ per dirla alla latina. Conclusione di questa storia: ‘mai dire mai’!