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Racconti

“Scrivere è viaggiare senza la seccatura dei bagagli”
Emilio Salgari


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  • 31 maggio alle ore 9:56
    STRACCETTO SPELACCHIATO

    Come comincia: Riconosco che il titolo di questo racconto può lasciare perlomeno perplesso il lettore ma c’è una ragione per cui il buon (mica tanto) Roberto aveva qualificato così il ‘fiorellino’ della consorte. Perché disprezzare così platealmente quello che era stato per molti anni il suo più gioioso divertimento? Un motivo c’era: Matilde, la ‘padrona’ si rifiutava di concederlo ulteriormente perché, giunta in menopausa di sesso non si interessava più al contrario del marito sessantenne che ancora…Nel suo sito Roberto, come sua presentazione aveva scritto: ‘Sono nonno bomba che mangia, beve e, talvolta tromba!’ Risposta  acida della consorte: “Vuoi trombare? Comprati uno strumento a fiato!” Pure la presa per i fondelli ma Roberto aveva le sue buone ragioni, da giovane aveva fatto atletica nel gruppo Fiamme Gialle ed il suo fisico anche se un po’ appesantito, con qualche capello in meno e con qualche ruga in più era ancora vigoroso (e voglioso). A chi rivolgersi per sfogare le sue ‘sane’ voglie, alla femminuccia a lui più vicino, una delle tre C cosiddette pericolose: cugina, compare e cognata, scelse quest’ultima, Elisabetta più giovane della consorte ancora pimpante ne valeva la pena. C’era   un problema, il marito siciliano puro sangue era gelosissimo della consorte ed anche pericoloso, era alto e massiccio. Roberto a titolo di sfottò gli aveva dedicato dei versi che vi riporto, li ritengo spiritosi (scusate l’autoincensamento). Titolo: ‘Salvo e la gelosia.’ “Ti vedo inquieto, stralunato, sospettoso verso la tua partner. La gelosia è un mostro dagli occhi verdi che schernisce la carne di cui si nutre, Shakespeare docet.  È un sentimento degli dei pagani verso gli uomini, gli dei non gradivano che i mortali si ‘facessero’ le loro femminucce. È una proiezione della propria insicurezza verso gli altri, è tipica di una mente debole, invidiosa, immatura. È  la profezia di futuri tradimenti, il tuo lato non tanto nascosto, dea velata ed oscura che arde dentro di te. Se ad un cocktail noti gli sguardi assatanati  degli invitati maschi attratti dalle grazie della tua amata, non accendere la sigaretta dalla parte del filtro, ti intossicheresti ancora di più! Se non possiedi te stesso non puoi possedere una donna, Il tuo simbolo? Le Erinni vendicatrici. Cerchi di vincolare la tua partner? Non puoi incatenare un raggio di sole! Una moglie laida non potrebbe sconfiggere la tua gelosia: ti farebbe becco per dimostrare che anche lei…Se osservi delle foto della tua signora fasciata in un succinto bikini la quale, sorridente offre agli astanti la visione di un rigoglioso, prosperoso  e lussureggiante belvedere non devi lamentarti affermando: non dovevi farlo non spiegando a chi ti riferisci: - alla consorte troppo…generosa, - al fotografo che ha guadagnato da quelle foto, - all’allupato, abbagliato spettatore che sbiluccia le immagini. Il tuo persecutore più odiato? Andronico 1° imperatore di Bisanzio che codificò le corna facendo appendere quelle dei cervi da lui cacciati sulle mura dei palazzi appartenenti ai mariti cornificati. Per le protuberanze frontali di cui tanto ti adombri rivolgiti agli dei pagani Dionisio e Pan, loro ne sanno qualcosa. Prova a voltare pagina, sdraiati su un morbido giaciglio  con musica romantica in sottofondo, chiudi gli occhi ed immagina  la tua amata che, languidamente emette piccoli ululati di piacere nascosta sotto il corpo di un robusto maschione e che (la consorte) ti sussurra: sto con lui ma è come se  giacessi con te, la mia gioia è pure la tua…ammira la sua faccia tosta! Ecco come dovrebbero andare le cose, lei sarebbe più tranquilla e felice, tu ci guadagneresti perché una moglie allenata è come un’atleta, rende di più! Ed infine non pensi che i miei consigli andrebbero ricompensati? Ti prego metti una buona parola con la tua amata a mio favore, te ne sarei tanto grato!” V’è piaciuta penso di si al contrario del marito cocu. A questo punto vorrete sapere come è finito il corteggiamento a mia cognata? Prima vi trascrivo un’ode che ho dedicato al suo ‘fiorellino’ e con cui ho tentato di infrangere la sua resistenza, titolo: ‘A tata la magica’: “O magica Tata, regina di goduria, meravigliosa dolce compagna delle mie notti insonni appari a me timida, riservata, deliziosa seminascosta in un morbido cespuglio. Ondeggi deliziosamente quando la tua padrona passeggia, invisibile in quel momento, sicura del tuo fascino erotico. Ti immagino, ti vedo, ti sento. Il tuo silenzio è assordante, sei dispensatrice di felicità che stravolge i miei sensi. Parla alla tua signora, dille dei miei fremiti, del tremore che mi assale al pensiero della tua esistenza, dille di essere generosa, sarò il suo eterno schiavo. Mi basterebbero anche dei baci, dei piccoli morsi per inebriarmi della tua intensa fragranza, ti terrei fra le mie labbra succhiandoti dolcemente, lungamente sinché un interminabile fremito non verrà a svegliarti dal sonno con dolci sussulti riversando nella mia bocca un fiume morbido, inarrestabile, profumato. Così ti sogno ma il sogno diverrà mai realtà? Tutto il mio essere te lo chiede, al solo tuo pensiero sento le mie viscere stringersi, il cuore battere velocemente, il respiro diventare affannoso. Ti prego dà un segno positivo al tuo sconsolato e fiducioso innamorato, abbia pietà ed anche un po’ di comprensione, cazzo!” Alla lettura del sonetto Elisabetta ha riso di cuore ed io ho pensato, ricordando IL detto francese: ‘femme qui rit est déjà dans ton lit’, tradotto: ‘donna che ride è già nel tuo letto.’ Allora tutto bene? Ma quando mai: “Sei simpatico e spiritoso ma non sei il mio tipo, mi dispiace!” Affranto, a capo chino come un pinguino al polo Roberto si ritirò nella sua stanza ricordando la canzone: ‘Sono un uomo veramente sfortunato, sono nato disgraziato…’
     

  • 30 maggio alle ore 17:00
    LA BELLEZZA DI LORY

    Come comincia: LA BELLEZZA DI LORY
    Alberto a bordo della sua Alfa Romeo Stelvio Quadrifoglio stava percorrendo l’autostrada che lungo la tirrenica conduce a Roma. L’acquisto dell’auto era recente, un suo desiderio finalmente appagato dopo la morte della moglie Donna per un male incurabile. Alberto  maresciallo della Guardia di Finanza  a Messina era a capo della Sezione Volante. L’acquisto di quell’auto costosa era stata oggetto di controlli da parte dei superiori di grado che, tuttavia, non avevano trovato nulla di irregolare, la moglie Donna era ricca di famiglia. Il suo era stato un matrimonio non felice  anche se il significato del nome della consorte voleva dire ‘signora’ la cotale non si era dimostrata tale, voleva un figlio ad ogni costo ed era diventata paranoica, maniaca, sgarbata con tutti, le cure ormonali per favorire la gravidanza forse erano state la causa del suo decesso. Alberto a metà viaggio si era fermato ad un autogrill quando gli si avvicinò una bionda alta e belloccia che: “Signore che bella auto!” Rispolverando il suo idioma d’origine Alberto: “Cocca nun riusciresti a fammelo rizzà nemmeno cò una gru…” La cotale si allontanò bofonchiando frasi non proprio gentili riferite  alla mascolinità di Alberto che riprese il viaggio fino ad arrivare a via Appia a Roma dove i parenti avevano una villa. Era arrivato in un momento in cui la nonna Maria e la zia Armida erano in crisi per la morte di Rosilde, sorella di Armida avvenuta giorni prima. Alberto fu ugualmente accolto con baci ed abbracci da parte delle due donne, era il nipote preferito anche perché portava il nome del defunto marito di zia Armida e fisicamente gli assomigliava molto. Nonna Maria: “Ci potevi avvisare, fra l’altro oggi non si è presentata Gina la cameriera, chissà cosa le è successo, di solito è puntuale.” Alberto stava aprendo i bagagli per sistemare i suoi abito nella camera degli ospiti quando la zia Armida: “Gina è all’Ospedale  S.Giovanni, l’hanno picchiata in strada, ce l’ha comunicato il poliziotto di servizio, facci un salto per vedere come sta.” Alberto, stanco del viaggio ne avrebbe volentieri fatto a meno. All’ingresso del nosocomio l’agente di servizio: “Signore non è orario di visite, si ripresenti alle diciotto.” Mostrando il tesserino:“Sono un collega della Finanza, dovrei andare a vedere una mia parente ricoverata per fratture al viso in seguito ad un tentativo di scippo.” “Va bene, cerchi di non farsi notare dal responsabile del reparto.” Gina era ricoverata in un camera a quattro letti, aveva la faccia tumefatta e un occhio semichiuso. “Gina come è stato?” “Dottore un delinquente mi voleva strappare la borsetta, ho resistito e quello mi ha riempito di botte.” “Che c’era nella borsetta?” “Venti Euro ma è per una questione di principio…” “Per principio ti sei fatta riempire di bastonate, se hai bisogno di qualcosa faccelo sapere.” Alberto stava per risalire sulla Stevio quando fu avvicinato da un tale piuttosto corpulento che con fare guardingo: “Dottore le propongo un affare unico, un Rolex d’oro a duemila Euro, è rubato ma se va in gioielleria le chiedono quindicimila Euro.” “Io in gioielleria non ci vado perché insieme a te mi recherò in piazza S.Maria Maggiore dove c’il Comando della Polizia Tributaria, non hai occhio a riconoscere un finanziere?” “Dottò sto ‘nvecchiando, le chiedo un grosso favore faccia finta di non avemme ‘ncontrato, sò in licenza premio di quindici giorni dar ‘gabbio’ di Regina Coeli, si me denunzia sò rovinato pè sempre, io sò Nando detto ‘er mariolo.’” Alberto ci pensò un attimo poi guardando in faccia ‘er mariolo’, decise di soprassedere, dall’espressione del viso non sembrava un delinquente incallito e allora: “Caro Nando ho il piacere di dirti che per questa volta sei libero, se al posto mio…” “Dottò è sicuro che lei è ‘n maresciallo della Finanza, me pare strano…” “Questo è il mio tesserino ed ora sloggia.” “Le chiedo  ‘nurtimo favore, potemo annà a pià mì fijia a scola, voglio famme vedè cò stà machina rossa, un figurone coll’amiche della mia Loredana, la scola Ascolani è più avanti in via Appia.”  Giunti sul posto Loredana con la sua cartella era seduta su un muretto ad aspettare, non fece caso alla Stelvio e seguitò a guardare lontano…” “Lory amore mio vieni in macchina, st’amico mio ce dà ‘n passaggio.”  Alberto d’un colpo era diventato amico di un carcerato ma finì presto le riflessioni guardando la ragazza messasi in piedi. Favolosa., alta, capelli lunghi castani, viso dallo sguardo intenso con occhi che esprimevano forza di volontà, determinazione, intelligenza a parte il corpo perfetto. ”Prima che Lory salisse in macchina: “Sei sicuro che quella è tua figlia?” “Dottò proprio sicuro no…” La ragazza non fece caso al guidatore dell’auto, si sedette nel sedile posteriore guardando fuori,  immaginava che tipo fosse un amico del padre.  Dinanzi casa, una ex abitazione di contadini a due piani Loredana scese di corsa e si infilò nel portone, Nando entrando in casa: “Cara ti ho portato un amico…” “’’mbecille, t’ho detto che ho le mestruazioni!” Alberto capì tutto, dentro di sé si mise a ridere, che razza di famiglia incasinata…”Signora mi scusi, io non volevo…sono un maresciallo della Finanza, stò per andarmene.”  “Ci mancherebbe altro, un amico di mio marito, resti al pian terreno in salotto, mi vesto e vengo. “ Dopo dieci minuti : “Sono Dalida, non aspettavo nessuno, cosa posso offrirle?” “Niente madame, forse un’altra volta…” Nel frattempo si era presentata Loredana che: “Maresciallo ci scusi se non siamo stati molto ospitali il fatto è che…” “Loredana  non ti scusare, le scuse possono essere indice di debolezza ma nel tuo caso propendo per considerarle un atto di forza, di ricerca di dialogo, una riflessione di come agire diversamente.” “Per essere un maresciallo della Finanza  trovo che ha un eloquio brillante, io frequento il terzo liceo classico…se avessi bisogno di ripetizioni saprei a chi rivolgermi!” Dalida e Nando erano rimasti ammutoliti dinanzi alla conversazione fra Alberto e  Lory, per loro quei concetti erano astrusi. Nando: “Dottò resti a cena con noi, mì moje quando ce se mette in arte culin. insomma in cucina è brava!” Alberto telefonò a casa: “Nonna Maria sono a cena a casa di amici, torno tardi a casa.” Verso le ventidue, tutti satolli Loredana accompagnò Alberto sino alla macchina: “Maresciallo è stato un piacere, conosco pochi uomini con la sua personalità, da me cercano solo prestazioni sessuali, il fatto è che mia madre… esercita il mestiere più antico del mondo, non abbiamo entrate perché mio padre è in galera, la rivedrei volentieri lei è…” “Io sono, tu sei egli è…ti ho ammirato dal primo momento che ti ho visto, non aggiungo altro, se non ti dà fastidio verrò a prenderti a scuola, mi sembra che esci alle diciassette.” “D’accordo, a domani.” Puntuale come un orologio svizzero alle sedici e trenta del giorno dopo Alberto volutamente posteggiò la Stelvio dinanzi alla porta d’ingresso dell’istituto. All’uscita degli studenti dal plesso fu la curiosità dei ragazzi e delle ragazze coetanei di Loredana che salutando gli amici: “C’è il mio fidanzato che mi dà un passaggio, a domani.” Commenti dei giovani: “Non vi sembra che sia troppo ‘maturo per Loredana?” “Si ma con quella macchina…” “Cara Lory dato che siamo fidanzati possiamo darci del tu, che ne dici?” “Volevo far morire d’invidia due mie compagne molto ricche che viaggiano in macchine di lusso, io sempre con l’autobus.” Mamma Dalida era stata avvisata dell’arrivo pomeridiano di Alberto e quindi aveva fissato i propri ‘appuntamenti’ al mattino; il pomeriggio Alberto e Lory furono accolti da una cane di razza Pit Bull che, ad un ordine di Lory si sedette a terra senza abbaiare . “Non ti preoccupare per Bolt, ubbidisce a tutti i miei comandi, certo se mi fai arrabbiare…” risata della ragazza che abbracciò Alberto il quale, ben felice, prolungò l’abbraccio sino alla comparsa sull’uscio di casa di Dalida. “Ragazzi se siete d’accordo cena ogni sera, se possibile vorrei che Alberto mi accompagnasse al supermercato, devo fare acquisiti.” Dalida fu accontentata ma in macchina: “Giovanotto anche se io faccio la mignotta mia figlia è di un’altra razza, falle qualche sgarbo e te le dovrai vedere con me, come tutte le mamme…” Lo sguardo intenso di Dalida fece  capire ad Alberto che non scherzava ma lui ancora non aveva fatto niente anche se…Dopo quindici giorni Gina si era rimessa in piedi più pimpante che mai, il suo assalitore era stato messo in galera dai Carabinieri e lei era soddisfatta di prestare di nuovo servizio. Alla notizia che Alberto portava a cena una sua amica si impegnò per fare bella figura e così fu. Loredana ovviamente sollevò la curiosità di nonna Maria e della zia Armida che considerava Alberto come suo figlio e presolo  da parte: ”Sei sicuro di quella ragazza, mi sembra troppo …sveglia.” “Cara zia, io le gatte morte non le sopporto, Loredana è una ragazza intelligente e molto seria, anche troppo per i miei gusti.” Ovviamente successe quello che doveva succedere: un pomeriggio Lory incollò le sue labbra su quelle di Alberto il cui ‘ciccio’ sentendo odore di ‘topa’ alzò la testa ma senza risultati per lui, era troppo presto e quindi si rassegnò. Alla fine dell’anno scolastico, superati gli esami di maturità, ritornato al gabbio papà Nando,  Alberto per festeggiare invitò al ristorante Lory e sua madre, Dalida era elegantissima come sua figlia sembrava che Alberto e Dalida fossero i genitori e Loredana la figlia. Entrati al  ‘Chattanooga’ ristorante in stile saloon  ebbero la conferma di quanto pensato da Alberto. Appena seduti al tavolo si presentò il padrone del locale che, dopo,un inchino: “Col vostro permesso vorrei provvedere io al vostro menù differente fra quello dei  genitori e quello della signorina figlia.” Nessun commento da parte dei tre, Alberto in quel momento si rese veramente conto della differenza di età fra lui e Loredana, circa vent’anni…ma non volle rovinarsi la serata, ‘sarà quel che sarà’ la sua riflessione come da canzone di Tiziana Rivale. Ovviamente un bacio tira l’altro come le ciliege ed Alberto e Lory divennero sempre più ‘intimi’ ma non sino al punto di…”Non ti offendere, devi capire che dopo l’esempio di mia madre per me il sesso è diventato un problema anche se non lo do a vedere, sarà un cadeau a mio marito.” “Tradotto volgarmente, quando mi sposi te la do altrimenti… fischi.” “La frase non è delle più felici, ho capito che ti amo, sei l’uomo della amia vita ma…” “A me mi fregano i ma…sto scherzando, per ora mi contento del sapore della ‘gatta’ piacevolissimo.” Pace fatta fra i due,  anche Bolt era ormai diventato amico di Alberto. Nonna Maria e la zia Armida anche senza parlare con gli sguardi cercavano di capire  a che punto fosse la relazione tra il nipote e la ragazza, ai loro tempi un fidanzamento lungo non era previsto ed infatti: “Cara nonna e cara zia io e Lory abbiamo deciso di sposarci, sarà un matrimonio molto particolare, speriamo di vostro gusto.” Alberto si era messo in aspettativa senza assegni, troppo tempo lontano dal servizio, vi era stato costretto dal proprio Comandante Provinciale. Nonna e zia si domandavano in cosa potesse consistere quel matrimonio particolare, forse al Comune anziché in chiesa, sarebbe stato un affronto alla loro religione ma furono smentite.” Care nonna e zia, per un piccolo ‘inconveniente’ il padre di Lory è temporaneamente ristretto a Regina Coeli e così ci sposeremo nella cappella di quel carcere.” Occhi sbarrati da parte delle due donne che rimasero senza fiato, mai sentito che…Anche i giornali parlarono di quel matrimonio particolare, la sposa bellissima con abito acquistato dalla madre fece impazzire i detenuti che volentieri avrebbero voluto essere al posto dello sposo, Nando e Dalida testimoni della sposa, nonna Maria e zia Armida dello sposo, ricevimento all’interno del carcere con la partecipazione ‘mangereccia’ di alcuni detenuti amici di Nando. Prima notte…tutto rimandato a Messina dove Alberto, con l’aiuto finanziario di nonna e zia avevano acquistato un appartamento ammobiliato  in via della Zecca. La promessa alle magnanime donatrici di portarle in auto a Messina per visitare il loro acquisto. La prima notte: “Mò so c…i tua , ti sdereno la cosina, me l’hai fatta troppo desiderare!” Al contrario della volgare battuta Alberto fu molto delicato, cosa apprezzata da Lory sempre più innamorata di Alberto invidiato dai suoi colleghi per il fascino della sua sposa. E vissero sempre felici e più ricchi con la scomparsa della nonna e della zia di Alberto.

  • 30 maggio alle ore 16:59
    LA BELLEZZA DI LORY

    Come comincia: LA BELLEZZA DI LORY
    Alberto a bordo della sua Alfa Romeo Stelvio Quadrifoglio stava percorrendo l’autostrada che lungo la tirrenica conduce a Roma. L’acquisto dell’auto era recente, un suo desiderio finalmente appagato dopo la morte della moglie Donna per un male incurabile. Alberto  maresciallo della Guardia di Finanza  a Messina era a capo della Sezione Volante. L’acquisto di quell’auto costosa era stata oggetto di controlli da parte dei superiori di grado che, tuttavia, non avevano trovato nulla di irregolare, la moglie Donna era ricca di famiglia. Il suo era stato un matrimonio non felice  anche se il significato del nome della consorte voleva dire ‘signora’ la cotale non si era dimostrata tale, voleva un figlio ad ogni costo ed era diventata paranoica, maniaca, sgarbata con tutti, le cure ormonali per favorire la gravidanza forse erano state la causa del suo decesso. Alberto a metà viaggio si era fermato ad un autogrill quando gli si avvicinò una bionda alta e belloccia che: “Signore che bella auto!” Rispolverando il suo idioma d’origine Alberto: “Cocca nun riusciresti a fammelo rizzà nemmeno cò una gru…” La cotale si allontanò bofonchiando frasi non proprio gentili riferite  alla mascolinità di Alberto che riprese il viaggio fino ad arrivare a via Appia a Roma dove i parenti avevano una villa. Era arrivato in un momento in cui la nonna Maria e la zia Armida erano in crisi per la morte di Rosilde, sorella di Armida avvenuta giorni prima. Alberto fu ugualmente accolto con baci ed abbracci da parte delle due donne, era il nipote preferito anche perché portava il nome del defunto marito di zia Armida e fisicamente gli assomigliava molto. Nonna Maria: “Ci potevi avvisare, fra l’altro oggi non si è presentata Gina la cameriera, chissà cosa le è successo, di solito è puntuale.” Alberto stava aprendo i bagagli per sistemare i suoi abito nella camera degli ospiti quando la zia Armida: “Gina è all’Ospedale  S.Giovanni, l’hanno picchiata in strada, ce l’ha comunicato il poliziotto di servizio, facci un salto per vedere come sta.” Alberto, stanco del viaggio ne avrebbe volentieri fatto a meno. All’ingresso del nosocomio l’agente di servizio: “Signore non è orario di visite, si ripresenti alle diciotto.” Mostrando il tesserino:“Sono un collega della Finanza, dovrei andare a vedere una mia parente ricoverata per fratture al viso in seguito ad un tentativo di scippo.” “Va bene, cerchi di non farsi notare dal responsabile del reparto.” Gina era ricoverata in un camera a quattro letti, aveva la faccia tumefatta e un occhio semichiuso. “Gina come è stato?” “Dottore un delinquente mi voleva strappare la borsetta, ho resistito e quello mi ha riempito di botte.” “Che c’era nella borsetta?” “Venti Euro ma è per una questione di principio…” “Per principio ti sei fatta riempire di bastonate, se hai bisogno di qualcosa faccelo sapere.” Alberto stava per risalire sulla Stevio quando fu avvicinato da un tale piuttosto corpulento che con fare guardingo: “Dottore le propongo un affare unico, un Rolex d’oro a duemila Euro, è rubato ma se va in gioielleria le chiedono quindicimila Euro.” “Io in gioielleria non ci vado perché insieme a te mi recherò in piazza S.Maria Maggiore dove c’il Comando della Polizia Tributaria, non hai occhio a riconoscere un finanziere?” “Dottò sto ‘nvecchiando, le chiedo un grosso favore faccia finta di non avemme ‘ncontrato, sò in licenza premio di quindici giorni dar ‘gabbio’ di Regina Coeli, si me denunzia sò rovinato pè sempre, io sò Nando detto ‘er mariolo.’” Alberto ci pensò un attimo poi guardando in faccia ‘er mariolo’, decise di soprassedere, dall’espressione del viso non sembrava un delinquente incallito e allora: “Caro Nando ho il piacere di dirti che per questa volta sei libero, se al posto mio…” “Dottò è sicuro che lei è ‘n maresciallo della Finanza, me pare strano…” “Questo è il mio tesserino ed ora sloggia.” “Le chiedo  ‘nurtimo favore, potemo annà a pià mì fijia a scola, voglio famme vedè cò stà machina rossa, un figurone coll’amiche della mia Loredana, la scola Ascolani è più avanti in via Appia.”  Giunti sul posto Loredana con la sua cartella era seduta su un muretto ad aspettare, non fece caso alla Stelvio e seguitò a guardare lontano…” “Lory amore mio vieni in macchina, st’amico mio ce dà ‘n passaggio.”  Alberto d’un colpo era diventato amico di un carcerato ma finì presto le riflessioni guardando la ragazza messasi in piedi. Favolosa., alta, capelli lunghi castani, viso dallo sguardo intenso con occhi che esprimevano forza di volontà, determinazione, intelligenza a parte il corpo perfetto. ”Prima che Lory salisse in macchina: “Sei sicuro che quella è tua figlia?” “Dottò proprio sicuro no…” La ragazza non fece caso al guidatore dell’auto, si sedette nel sedile posteriore guardando fuori,  immaginava che tipo fosse un amico del padre.  Dinanzi casa, una ex abitazione di contadini a due piani Loredana scese di corsa e si infilò nel portone, Nando entrando in casa: “Cara ti ho portato un amico…” “’’mbecille, t’ho detto che ho le mestruazioni!” Alberto capì tutto, dentro di sé si mise a ridere, che razza di famiglia incasinata…”Signora mi scusi, io non volevo…sono un maresciallo della Finanza, stò per andarmene.”  “Ci mancherebbe altro, un amico di mio marito, resti al pian terreno in salotto, mi vesto e vengo. “ Dopo dieci minuti : “Sono Dalida, non aspettavo nessuno, cosa posso offrirle?” “Niente madame, forse un’altra volta…” Nel frattempo si era presentata Loredana che: “Maresciallo ci scusi se non siamo stati molto ospitali il fatto è che…” “Loredana  non ti scusare, le scuse possono essere indice di debolezza ma nel tuo caso propendo per considerarle un atto di forza, di ricerca di dialogo, una riflessione di come agire diversamente.” “Per essere un maresciallo della Finanza  trovo che ha un eloquio brillante, io frequento il terzo liceo classico…se avessi bisogno di ripetizioni saprei a chi rivolgermi!” Dalida e Nando erano rimasti ammutoliti dinanzi alla conversazione fra Alberto e  Lory, per loro quei concetti erano astrusi. Nando: “Dottò resti a cena con noi, mì moje quando ce se mette in arte culin. insomma in cucina è brava!” Alberto telefonò a casa: “Nonna Maria sono a cena a casa di amici, torno tardi a casa.” Verso le ventidue, tutti satolli Loredana accompagnò Alberto sino alla macchina: “Maresciallo è stato un piacere, conosco pochi uomini con la sua personalità, da me cercano solo prestazioni sessuali, il fatto è che mia madre… esercita il mestiere più antico del mondo, non abbiamo entrate perché mio padre è in galera, la rivedrei volentieri lei è…” “Io sono, tu sei egli è…ti ho ammirato dal primo momento che ti ho visto, non aggiungo altro, se non ti dà fastidio verrò a prenderti a scuola, mi sembra che esci alle diciassette.” “D’accordo, a domani.” Puntuale come un orologio svizzero alle sedici e trenta del giorno dopo Alberto volutamente posteggiò la Stelvio dinanzi alla porta d’ingresso dell’istituto. All’uscita degli studenti dal plesso fu la curiosità dei ragazzi e delle ragazze coetanei di Loredana che salutando gli amici: “C’è il mio fidanzato che mi dà un passaggio, a domani.” Commenti dei giovani: “Non vi sembra che sia troppo ‘maturo per Loredana?” “Si ma con quella macchina…” “Cara Lory dato che siamo fidanzati possiamo darci del tu, che ne dici?” “Volevo far morire d’invidia due mie compagne molto ricche che viaggiano in macchine di lusso, io sempre con l’autobus.” Mamma Dalida era stata avvisata dell’arrivo pomeridiano di Alberto e quindi aveva fissato i propri ‘appuntamenti’ al mattino; il pomeriggio Alberto e Lory furono accolti da una cane di razza Pit Bull che, ad un ordine di Lory si sedette a terra senza abbaiare . “Non ti preoccupare per Bolt, ubbidisce a tutti i miei comandi, certo se mi fai arrabbiare…” risata della ragazza che abbracciò Alberto il quale, ben felice, prolungò l’abbraccio sino alla comparsa sull’uscio di casa di Dalida. “Ragazzi se siete d’accordo cena ogni sera, se possibile vorrei che Alberto mi accompagnasse al supermercato, devo fare acquisiti.” Dalida fu accontentata ma in macchina: “Giovanotto anche se io faccio la mignotta mia figlia è di un’altra razza, falle qualche sgarbo e te le dovrai vedere con me, come tutte le mamme…” Lo sguardo intenso di Dalida fece  capire ad Alberto che non scherzava ma lui ancora non aveva fatto niente anche se…Dopo quindici giorni Gina si era rimessa in piedi più pimpante che mai, il suo assalitore era stato messo in galera dai Carabinieri e lei era soddisfatta di prestare di nuovo servizio. Alla notizia che Alberto portava a cena una sua amica si impegnò per fare bella figura e così fu. Loredana ovviamente sollevò la curiosità di nonna Maria e della zia Armida che considerava Alberto come suo figlio e presolo  da parte: ”Sei sicuro di quella ragazza, mi sembra troppo …sveglia.” “Cara zia, io le gatte morte non le sopporto, Loredana è una ragazza intelligente e molto seria, anche troppo per i miei gusti.” Ovviamente successe quello che doveva succedere: un pomeriggio Lory incollò le sue labbra su quelle di Alberto il cui ‘ciccio’ sentendo odore di ‘topa’ alzò la testa ma senza risultati per lui, era troppo presto e quindi si rassegnò. Alla fine dell’anno scolastico, superati gli esami di maturità, ritornato al gabbio papà Nando,  Alberto per festeggiare invitò al ristorante Lory e sua madre, Dalida era elegantissima come sua figlia sembrava che Alberto e Dalida fossero i genitori e Loredana la figlia. Entrati al  ‘Chattanooga’ ristorante in stile saloon  ebbero la conferma di quanto pensato da Alberto. Appena seduti al tavolo si presentò il padrone del locale che, dopo,un inchino: “Col vostro permesso vorrei provvedere io al vostro menù differente fra quello dei  genitori e quello della signorina figlia.” Nessun commento da parte dei tre, Alberto in quel momento si rese veramente conto della differenza di età fra lui e Loredana, circa vent’anni…ma non volle rovinarsi la serata, ‘sarà quel che sarà’ la sua riflessione come da canzone di Tiziana Rivale. Ovviamente un bacio tira l’altro come le ciliege ed Alberto e Lory divennero sempre più ‘intimi’ ma non sino al punto di…”Non ti offendere, devi capire che dopo l’esempio di mia madre per me il sesso è diventato un problema anche se non lo do a vedere, sarà un cadeau a mio marito.” “Tradotto volgarmente, quando mi sposi te la do altrimenti… fischi.” “La frase non è delle più felici, ho capito che ti amo, sei l’uomo della amia vita ma…” “A me mi fregano i ma…sto scherzando, per ora mi contento del sapore della ‘gatta’ piacevolissimo.” Pace fatta fra i due,  anche Bolt era ormai diventato amico di Alberto. Nonna Maria e la zia Armida anche senza parlare con gli sguardi cercavano di capire  a che punto fosse la relazione tra il nipote e la ragazza, ai loro tempi un fidanzamento lungo non era previsto ed infatti: “Cara nonna e cara zia io e Lory abbiamo deciso di sposarci, sarà un matrimonio molto particolare, speriamo di vostro gusto.” Alberto si era messo in aspettativa senza assegni, troppo tempo lontano dal servizio, vi era stato costretto dal proprio Comandante Provinciale. Nonna e zia si domandavano in cosa potesse consistere quel matrimonio particolare, forse al Comune anziché in chiesa, sarebbe stato un affronto alla loro religione ma furono smentite.” Care nonna e zia, per un piccolo ‘inconveniente’ il padre di Lory è temporaneamente ristretto a Regina Coeli e così ci sposeremo nella cappella di quel carcere.” Occhi sbarrati da parte delle due donne che rimasero senza fiato, mai sentito che…Anche i giornali parlarono di quel matrimonio particolare, la sposa bellissima con abito acquistato dalla madre fece impazzire i detenuti che volentieri avrebbero voluto essere al posto dello sposo, Nando e Dalida testimoni della sposa, nonna Maria e zia Armida dello sposo, ricevimento all’interno del carcere con la partecipazione ‘mangereccia’ di alcuni detenuti amici di Nando. Prima notte…tutto rimandato a Messina dove Alberto, con l’aiuto finanziario di nonna e zia avevano acquistato un appartamento ammobiliato  in via della Zecca. La promessa alle magnanime donatrici di portarle in auto a Messina per visitare il loro acquisto. La prima notte: “Mò so c…i tua , ti sdereno la cosina, me l’hai fatta troppo desiderare!” Al contrario della volgare battuta Alberto fu molto delicato, cosa apprezzata da Lory sempre più innamorata di Alberto invidiato dai suoi colleghi per il fascino della sua sposa. E vissero sempre felici e più ricchi con la scomparsa della nonna e della zia di Alberto.

  • 30 maggio alle ore 10:31
    I SIBARITI

    Come comincia: I S I B A R I T I
    Non sapete chi erano i Sibariti? Quando ve lo svelerò sicuramente penso che vorreste (potendo) imitarli.  Sibari era una città della Magna Grecia che non aveva nulla in comune con l’omonimo mostro leggendario, i suoi abitanti sono ricordati per la loro raffinatezza, per la loro ricchezza, per la dolce vita che conducevano ed anche per i loro banchetti luculliani. Oggi sono conosciuti con altri nomi ma soprattutto la maggior parte tendono a nascondersi per non far conoscere il loro stile di vita e quindi  per non pagare le tasse. I personaggi di questo racconto possono essere considerati in un certo senso sibariti in quanto possedevano ricchezze e mentalità di gaudenti.  Henri era il figlio del titolare di una fabbrica di orologi, Jean erede di un produttore di cioccolato ed affini ambedue ventenni, dal fisico atletico e sempre di buon umore (avevano i loro buoni motivi). Ambedue iscritti all’Università di Ginevra in materie giuridiche di studio ne ‘mangiavano’ poco, sempre circondati da fanciulle disponibili che avrebbero voluto impalmarli ma da quel lato i due ‘ci sentivano poco’ sinché non incontrarono Astrid svedese di Uppsala e Agata italiana di Catania.  Che avevano in comune le due giovani? In primis la loro amicizia ed in secundis la loro furberia. Astrid era la classica ragazza nordica: alta, corpo atletico, occhi verdi, seno non eccessivo e piedi da mannequin, Agata non smentiva la sua sicilianità con capelli corvini, occhi nerissimi, seno prosperoso, vita stretta e un popò… pregevole. Henry aveva adocchiato Agata e Jean Astrid, formarono un quartetto;  con la Jaguar  del papà  invece di dedicarsi a codici e a pandette giravano in lungo ed in largo il territorio soprattutto di notte sperando… ma quando mai, i due ragazzi andavano in bianco nel senso che non potevano andare oltre ai baci, tutto il resto off limits. Asrid, la più furbacchiona citò Schopenhauer: ‘Di una persona si guarda la vetta non la base!’ Solo che ai ragazzi interessava la base… I quattro arrivarono ad un accordo: convogliare a giuste  nozze (mai capito il motivo di aggiungere alle nozze l’aggettivo giuste). I relativi genitori erano dello stesso avviso per motivi differenti: le mamme per diventare nonne, i papà per avere un erede a cui lasciare la fabbrica. Dopo una cerimonia festosa nel giardino di un noto albergo di Ginevra  le due coppie finalmente poterono ‘consumare’ anche se le due ragazze in passato avevano già ‘consumato’… ma oggi c’è più larghezza di vedute e nessuno o quasi  va a guardare il…pelo! Passarono sei mesi nessuna novità in fatto di gravidanza. Per Agata e per Astrid verdetto favorevole da parte dell’ostetrico, nessun problema, per Henri e Jean parere negativo dell’andrologo, quasi assoluta mancanza di spermatozoi e quelli presenti poco mobili, in altre parole i signori erano sterili. I maschietti sono più superficiali, non se la presero più di tanto del verdetto che non comunicarono ai rispettivi genitori.  Pur abituati ai laghi svizzeri, i quattro decisero a luglio di cambiare radicalmente il luogo della vacanza andando in Italia a Rimini ma non in un albergo snob a cinque stelle ma in una pensione raffinata con annesso lido  al limite della città, pensione gestita da Tommaso e Chiara, due coniugi trentacinquenni, particolari,   con tatuaggi e  piercing, sicuramente anticonformisti. Chiara aveva un fisico da modella: alta di statura, viso sempre sorridente, bocca invitante, seno prorompente ma non eccessivo, gambe chilometriche, insomma una gran pezzo di…Per volontà dei padri  per esperienze accadute in passato, i genitori dei quattro giovani consigliarono di non partire in aereo tutti insieme ma sdoppiare le coppie ed imbarcarsi su due aeroplani, in caso di incidente, facendo le corna….e così Henri si imbarcò con Astrid e Jean con Agata. Durante il viaggio forse per noia o per motivi di ’testosterone’ Jean ed Agata si rifugiarono dentro la toilette. Il giovane dopo molte insistenze e con la promessa del regalo di un gioiello riuscì ad ottenere il ‘gioiello’ posteriore di Agata, un goduria immensa. Il giorno dopo giunsero in volo a Rimini anche Henri ed Astrid…che li avevano imitati!  I quattro fecero presto amicizia con Tommaso e Chiara titolari del Lido Azzurro consumando insieme i pasti anche se la mensa non era prevista per gli ospiti.  Come aiutante del lido giunse un giovane romano, uno e novanta di altezza a nome Romolo che così d’estate si guadagnava il modo di  pagarsi l’università. Tutto funzionava perfettamente nel lido: Romolo si alzava presto e sistemava ombrelloni e sdraie, puliva la sabbia da cicche di sigarette ed accoglieva gli ospiti più mattinieri aprendo il bar per dispensare caffè, cappuccini e brioches fresche consegnate dal padrone di una vicina pasticceria. Romolo fungeva anche da bagnino e talvolta era stato costretto ad intervenire nei confronti di bagnanti in difficoltà. Tommaso e Chiara avevano escogitato un sistema per accontentare anche i villeggianti più particolari, i naturisti che ovviamente durante il giorno non potevano denudarsi dinanzi a tutti ma, dopo le ventidue, col lido chiuso, completamente ignudi passeggiavano, accendevano fuochi e facevano il bagno ben controllati da Romolo che vigilava che nessuno entrasse dal lato mare, in caso di pericolo da parte delle forze dell’ordine (c’è sempre chi non si fa i cazzarelli suoi) Romolo metteva mano ad un fischietto e tutti si rivestivano. Una combriccola  ben affiatata alle cui abitudini i nostri quattro amici si erano ben presto assuefatti con grande piacere. Particolarmente romantico era quando la luna illuminava il paesaggio, talvolta il bagno era foriero di particolari ‘approcci’ ai quali i nostri quattro amici non si sottraevano talvolta …sbagliando partner. Una sera Tom, chiuso il lido, invitò i quattro più Romolo aduna cena a base di pesce e di vino Verdicchio dei Castelli di Jesi, ottima bevanda peraltro premiata al Vinitaly ma che, in quantità eccessive poteva far sparlare…Così accadde che Romolo rivelò che il suo soprannome in romanesco era ‘batacchio’ per le dimensioni del suo pene. Grandi risate da parte dei presenti soprattutto delle signore che si erano incuriosite ed avrebbero volentieri osservare da vicino il ‘batacchio’ e magari…Più tardi Romolo, smaltita in parte la ‘ciucca’ si scusò con i presenti affermando che a Roma quasi tutti hanno un soprannome: i suoi genitori erano chiamati col gli epiteti di Canio e Cencia, nessuno conosceva il loro vero nome. Chiara un po’ per curiosità ma anche per bontà d’animo chiese a suo marito di essere da lui autorizzata per andare a consolare Romolo altrimenti che anticonformisti erano… Romolo giaceva sul suo letto di spalle, non si girò al rumore della porta richiusa, fu Chiara che: “Romolo oramai ti consideriamo uno ci casa, girati e parliamo un po’…ho saputo di uomini che ce l’avevano piccolino con evidenti problemi con le femmine ma uno grosso è la prima volta, che t’è successo in passato?” “L’ultima volta sono andato  in una casa di appuntamento, una napoletana alla vista del mio coso in erezione ha cominciato a gridare come una pazza: ‘stà vallera mettila into mandulino a mammeta.” Quando sono uscito dalla camera i proprietari della casa mi hanno guardato come se fossi stato un alieno, da allora…” “Ci sono tanti modi di fare l’amore, intanto dovresti trovare una ragazza semplice che ti accetterebbe come sei e poi dovresti essere tu a…ti darò io una mano…” Il ciccio di Romolo era veramente fuori del comune, anche  Chiara ne rimase impressionata ma non lo diede a vedere, lo prese in mano e dopo un po’ un ‘getto’ di sperma le arrivò addosso bloccato da un asciugamano che lei aveva portato con se; ‘ciccio’ rimaneva in erezione  e Chiara lo prese in bocca fin quando dovette ingoiare …In bagno madama si sciacquò la bocca e pensò a far entrare almeno la punta nella  vagina…ci volle tutta la sua buona volontà, ci riuscì in parte sino a metà e provò quell’orgasmo proveniente dal ‘punto G’ con goduria alle stelle, prolungata, favolosa, fiabesca mai provata con suo marito. Ci volle del tempo a riprendersi, baciò in bocca Romolo che finalmente soddisfatto ricambiò  dolcemente il bacio. Al rientro in camera da letto nessuna ‘confessione’ di Chiara al marito, considerava quell’esperienza una cosa sua personale. E con le amiche Agata e Astrid? Difficile evitare le domande delle due donne, le femminucce fra di loro hanno un diverso approccio e così Agata ed Astrid vennero a conoscenza dell’esperienza di Chiara e…si misero a ridere senza un perché o meglio pensarono di…Ormai a conoscenza dei ‘pericoli’ cui sarebbero andate incontro.  Agata ed Astrid con la curiosità alle stelle abbordarono il romano che rimase perplesso, in poco tempo stava raccogliendo sessualmente quello che in passato gli era stato quasi sempre negato. Appuntamento  mezzanotte in camera sua, per l’occasione il giovane si fece trovare preparato con doccia fatta e barba rasata ed anche …in posizione, il suo cervello riusciva ad eccitarsi al solo pensiero di quello che lo aspettava. Le due giovani si erano ben lubrificate, il loro fiorellino si lamentò meno del previsto all’ingresso alternato del ‘ciccio’ di Romolo il quale seguitava imperterrito ad entrare ed uscire, per ultimo Agata si girò di spalle e fece un omaggio anche al suo popò, fine della serata erotica. E i due maschietti? Presi dall’atmosfera che ormai circolava in quel lido, non diedero peso alla svicolata delle relative mogli ma pensarono bene di avvicinare  Chiara che, al loro approccio signorile, pensò bene di sfruttare la situazione dal punto di vista finanziario facendo comprendere la sua disponibilità in cambio di una visita ai negozi di lusso di Rimini. La penombra eccitò Henry e Jean che, armati …sino ai denti, si posizionarono: Henry supino con entrata nel ‘fiore’ della giovane, Jean nel popò lubrificato, insomma  un doppio gusto che portò all’Empireo la riminese che, prese talmente parte alla goduria di emanare qualche gridolino di troppo ascoltato da Tommaso che, pur a conoscenza della situazione rimase basito, mai sua moglie con lui… Venne l’autunno, non diciamo cose ovvie come ‘caddero le foglie’ ma che trovò i tre giovani più Chiara in perfetta armonia sessuale, unico escluso Tommaso che pensava più che altro a far cassa.  Chiara,  Tommaso e Romolo furono invitati a seguire Henry e Jean a Ginevra, ormai la loro amicizia era diventata sempre più forte, fuori del comune, fra di loro sentimenti profondi li univano. Per sistemare le cose dal punto di vista lavorativo ci pensarono i genitori di Henry e di Jean impiegandoli nelle loro fabbriche, Tommaso fece amicizia con  Yvette un capo reparto della fabbrica di cioccolato. Tutti dimenticarono le delizie del lido  Azzurro di Rimini  accontentandosi per le vacanze estive del  lago Maggiore, in parte svizzero, per respirare un po’ di aria italiana. Per finire Agata ed Astrid fecero felici nonne e nonni con la nascita di Denis e di  Guglielmo futuri eredi delle dinastie. I bimbi assomigliavano in maniera notevole a Romoletto…
     
     
     

  • 29 maggio alle ore 18:40
    ADDIO MONDO...

    Come comincia: Alberto …quattrenne, in un momento di crisi stava ripercorrendo la sua lunga vita. Come inizio era tornato agli anni cinquanta quando leggeva il ‘Travaso’,  giornale  scomunicato dalla Chiesa Cattolica. Ricordava una vignetta  in cui un poveraccio malandato, con metà del corpo dentro un water closet stava per tirare la catena dicendo la frase: “Addio mondo crudele!”Il giovane stava ripercorrendo la sua lunga vita non sempre piacevole come d’altronde per ognuno di noi, ricordava il detto ‘tirato’ fuori non si sa da chi che recitava: ‘anche i ricchi piangono’, detto che faceva incazzare notevolmente i poveri! Alberto non essendo riuscito a vincere il concorso per frequentare l’Accademia della Guardia di Finanza aveva fatto domanda per il più modesto corso di allievo finanziere, fu accettato anche perché col suo titolo di studio di liceo classico non era stato classificato uno sprovveduto. Il buon Albertone pensava di dover studiare su libri che riportavano materie giuridiche, tributarie e penali, fu subito smentito quando, dopo aver indossato una tuta da combattimento fu portato in piazza d’armi per imparare a marciare insieme ad altri ottantanove colleghi. Ovviamente talvolta c’era da ridere quando qualche allievo non riusciva a sincronizzare i movimenti delle braccia con quelli delle gambe e li muoveva contemporaneamente o qualche allievo che scambiava la destra con la sinistra assomigliando ad un pupazzo. Non tutti anzi quasi nessuno era figlio di papà, alcuni erano ‘braccia rubate alla terra’ ed erano motivo di derisione da parte dei brigadieri istruttori molto probabilmente perché a loro volta, da allievi,  erano stati oggetto di scherno. Un esempio: “Chi sa suonare il pianoforte?” Ai due fattisi avanti una cocente delusione: “Andate in sala mensa e portate il pianoforte che troverete lì in casa del comandante di battaglione all’ultimo piano.” Oppure: “Chi conosce il latino?” ai tre presentatisi: “Andate ai  piani per pulire le latrine.”  Chiamarle gabinetti sarebbe stato eufemistico, per rendere l’idea della pulizia sulla porta d’entrata il solito ‘plein d’esprit’ aveva affisso un cartello con scritto: ‘Non dico nel centro ma almeno, figli di puttana, cacate dentro!’ Alberto, prima di arruolarsi, ben istruito dal nonno ex commissario di P.S. si guardava bene dall’offrirsi volontario ma fu notato dal brigadiere Luca Cacace napoletano puro sangue che: “Mi sembra che fai il furbetto, tu non sai fare niente?” “Mi comandi e farò tutto, vorrei solo dirle una cosa, anch’io  dovevo essere chiamato Luca ma poi il mio nonno paterno si è opposto in quanto diceva che poteva capitare che io fossi chiamato’Lu… cacaro’ oppure ‘Lu..cazzito’. “Tu mi stai offendendo!” “Brigadiere non mi permetterei mai, ho il massimo rispetto dei superiori di grado anche se sono dei ‘son of the bithc’.” “Che cavolo vuole dire, io non conosco il tedesco.” “Buono di cuore.” Il brigadiere Luca si allontanò poco convinto. Era il 1954 anno di inizio dei programmi televisivi in bianco e nero, il cappellano del battaglione dal nome greco di Sospiros era riuscito ad ottenere dal comando della Legione allievi di Roma una TV e con questa riusciva a ‘catturare’ tanti allievi finanzieri soprattutto perché di libera uscita non se ne parlava proprio. Alberto aveva ‘annusato’ il cappellano e lo aveva classificato come ‘ortaggio’…e come tale da tenere lontano. Dopo venticinque giorni finalmente la libera uscita dalle diciotto alle ventidue solo per coloro che non erano ‘consegnati’ ossia non potevano uscire per punizioni riportate ma in quattro ore non c’era modo di andare a Roma e ritornare per soddisfare le ovvie ‘pulsioni’ di giovani ventenni ed allora cosa pensarono i superiori? Autorizzare la libera uscita dalle dodici e trenta alle ventidue solo per coloro che avevano riportato bei voti nelle prove  riguardanti le  materie insegnate. Alberto non aveva problemi per il suo titolo di studio che gli permetteva di superare le prove ed anche perché conosceva bene la capitale in quanto era stato lungamente ospite di una zia a lui molto affezionata. Era stato fortunato  perché iscritto nel Distretto Militare di Ancona (i suoi abitavano a Jesi) in quanto gli arruolati nel Distretto di Roma venivano inviati a seguire il corso a Predazzo località freddissima in mezzo alle montagne trentine.  Un detto di quella scuola: “Predazzo riposo del c…o’ in quanto di femminucce disponibili in giro non ce n’erano proprio. Vicino di banco di Alberto c’era Dario un ex agricoltore un po’ ‘leticato’ con l’italiano e quindi per lui la libera uscita era un miraggio, Alberto dal cuore d’oro lo aiutava nel senso che gli faceva copiare il suo scritto e così il buon Dario poteva recarsi a Roma in qualche ‘casa accogliente’in via della Scrofa o in via Cimarra ovvero a Piazza di Spagna per conoscere da vicino qualche ‘signorina’ disponibile. Un altro genere di libera uscita veniva usufruita per le vie di Sora cittadina vicino Roma dal comandante del battaglione tenente colonnello Oronzo  Il cotale non era stato baciato dalla fortuna nel senso che, alto appena un metro e sessantacinque, siciliano di Gela, durante la vita era diventato leggermente ‘immurutu’ come si direbbe dalle sue parti, aveva sposato, per la legge dell’opposto, un donnone a cui lui arrivava alle spalle che gli aveva ‘sfornato’ non un maschio tanto desiderato per  fargli seguire la carriera paterna ma tre femminone alte come la madre dai nomi: Grazia, la seconda per  fortuna della successiva non a nome Graziella (per un detto volgare che le sarebbe stato appioppato) ma Giuditta e la terza Giuseppina, insomma le tre  Grazie che non nulla avevano a che fare con quelle del Canova. Fra l’altro il nome Oronzo ha una certa rima …Alberto alla fine del corso durato sei mesi venne sottoposto ad esami per modo dire, tutti promossi con la consegna delle Fiamme Gialle ma una novità spiacevole venne a turbare la felicità dei neo-finanzieri: un campo nelle campagne romane, campo consistente nel dormire sotto una tenda messa su dai finanzieri che quando pioveva lasciava passare più di qualche goccia d’acqua ed inoltre esercitazioni portando in spalla zaini pesanti e strisciando per terra per fare il passo del leopardo, il passo del gatto ed altre ‘amenità’ inventate chissà da chi,  per ultimo esercitazioni con armi da fuoco. Il solito imbranato stava per fare accadere una tragedia perché nello sparare si era girato verso i compagni e non verso l’obiettivo. Ritornato a Roma con i colleghi Alberto fu destinato alla Compagnia Ausiliaria che comprendeva anche il distaccamento della Zecca di Stato ma, con un ‘aiutino’, riuscì ad evitare le ronde esterne ed a diventare scrivano del reparto. Finalmente una vita ben vissuta, la sera Alberto usciva in abiti civili, mentre l’amico Dario, fucile in spalla, vegliava sull’integrità delle monete dello Stato. Una sera, arrivato a piazza Barberini ricordò  che nella vicina via degli Avignonesi c’era una casa di tolleranza famosa per la bellezza delle sue ‘signorine’ e tanto ma tanto costosa, pensò che una volta tanto se lo poteva permettere. Entrato nella sala comune dove sostavano anche tante giovani straniere fu attratto dalla bellezza fuori dal comune di una donna che dimostrava una personalità aristocratica e sofisticata. Stranamente le diede del lei: “Signorina le sarei grato…” Una risata accolse la sua richiesta: “Dato che molto probabilmente andremo in camera non pensi che potremo darci del tu, dimostri di essere un gentiluomo e questo mi fa piacere.” Rivolta alla maîtresse seduta alla cassa: “Federica penso che ci rivedremo piuttosto tardi…” “Il mio vero nome è Ginevra, non lo uso con i clienti ma tu mi sei piaciuto subito, non penso sia…” ‘Ciccio’ fu subito soddisfatto oralmente ma non ne voleva sapere di tornare a ‘cuccia’ e così entrò in un tunnel caldo e ben lubrificato, la signorina aveva avuto un orgasmo! “Questo non deve succedere, non mi posso permettere di godere con i clienti, non so cosa mi sia successo…” I due restarono vicino in silenzio  sinché Alberto: “Sai il significato del tuo nome? Dal latino ‘nomen omen’ che, tradotto, significa che il destino di una persona è nell’appellativo.’Ginevra era la moglie del Re Artù,  il nome ha per significato ‘risplendente fra gli elfi’ che sono esseri soprannaturali, i latini affermavano che dal nome si poteva intuire la personalità degli individui quanto mai vero nel tuo caso.” Ginevra dopo essersi lavata si era rivestita pronta a ritornare in sala ma indugiava seduta sul letto poi: “Mi va di restare in camera, ti prego va da Federica per pagare.” La cifra era piuttosto alta, un quarto dello stipendio mensile di Alberto il quale fregandosene dei soldi si ripresentò una settimana dopo in via degli Avignonesi mentre dalla sala Ginevra stava uscendo in compagnia di una persona anziana per andare in camera, solo uno sguardo fuggente. Alberto rimase nella sala comune in attesa…”Qui si viene per chiavare egregio signore, ci sono tante belle signorine…” Quel richiamo non piacque ad Alberto che mostrando alla maîtresse  il tesserino di finanziere le fece capire di non rompere…Dopo circa un quarto d’ora Ginevra scese in compagnia del vecchietto e rivolgendosi a Federica: “Non lo far pagare, non ha combinato nulla…” e poi sedendosi vicino ad Alberto: “Che ci fai da queste parti?” “Vengo illustrarti il Vangelo di S.Matteo che è il protettore delle Fiamme Gialle!” Risate da parte della maîtress e delle altre ‘signorine’, Ginevra si alzò dalla sedia seguita da Alberto.” “Non comprendi che non voglio più vederti, non ci vuole molto a capirlo, io non ti guardo solo con gli occhi ma anche col…cuore, maledizione mi sto innamorando di te, mi è successo anche in passato ed è il motivo per cui sono finita qui!” Tutti bei discorsi ma fra i due il legame diventava sempre più forte sino a quando un giorno Alberto: “Mi hanno trasferito alla Legione di Torino, partirò domani alle quattordici dalla stazione Termini, decidi tu cosa fare.” Alle tredici in compagnia dell’amico Dario, Alberto era sul marciapiede in attesa…Alle quattordici il capo stazione fece vedere la paletta verde al conduttore ed il treno partì con tutti i finanzieri diretti a Torino. Quel che successe dopo fu per Alberto un mistero, evidentemente era svenuto, si trovò supino su un sedile di uno scompartimento del treno, i finanzieri intorno silenziosi, avevano capito che qualcosa aveva turbato profondamente il loro collega. Ci volle del tempo per riprendersi, Dario aiutò Alberto  a camminare nel corridoio, niente cibo solo acqua. Arrivo a Torino alle ventitré, il Comando della Legione aveva inviato delle pattuglie con un foglio di viaggio per ogni finanziere. Alberto e Dario erano stati assegnati con altri colleghi ad una Brigata sopra Domodossola, località che raggiunsero alla cinque di mattina,  nome della Brigata:   Montecrestese. Dopo una colazione frugale a letto sino alle dieci di mattina. Il reparto era comandato da un brigadiere anziano che, per acquisire i requisiti per diventare maresciallo era stato trasferito in quel reparto di confine, lo stesso requisito era previsto per i finanzieri che volevano accedere alla Scuola Sottufficiali, insomma lo Stato Italiano contro i contrabbandieri. Alberto all’inizio della permanenza a Montecrestese fu in un certo senso soddisfatto, il reparto era situato a trecento metri di altezza ma presto l’illusione svanì, la brigata aveva alle dipendenze un distaccamento vicino al Lago Matogno a duemila metri d’altezza raggiungibile dopo ventinove chilometri di viottoli dirupati. Non assistito da Hermes, more solito dietro a gonnelle, Alberto seguito da Dario, (ormai erano come don Chisciotte e Sancio Panza) fu il primo ad essere assegnato al  distaccamento con al comando un vicebrigadiere a nome Annibale, grasso e sempre triste che non faceva onore al nome del condottiere cartaginese. Il sabato  era dedicato dai componenti il distaccamento all’amusement’ consistente all’approccio con giovani baitane che si rifacevano delle fatiche quotidiane con le loro bestie ‘frequentando’ i giovani finanzieri al suono di una radio a batteria di proprietà di Alberto. L’unico che non ‘frequentava’ era Annibale che, per vendetta talvolta comandava di pattuglia metà dell’organico dei finanzieri ma male gliene incolse in quanto un Alberto, arrabbiato, mise nel minestrone del vicebrigadiere un potente lassativo con ovvie spiacevoli conseguenze per l’interessato. Alberto aveva conoscenze ‘in alto loco’ e, stanco, della vita alpestre, si fece trasferire alla brigata di Piaggio Valmara sul Lago Maggiore al confine con la Svizzera Ticinese. Tutta un’altra vita: di giorno e di notte passavano centinaia di macchine in entrata ed in uscita dall’Italia, la maggior parte auto di gran lusso i cui proprietari per liberalità offrivano ai finanzieri dolciumi di ogni genere e pacchetti di sigarette che non potevano importare in Italia perché in numero superiore al consentito. Alberto spesso vedeva passare  una giovane circa venticinquenne  classica ragazza del nord, corpo stupendo, bionda, occhi azzurri che dimostravano una  grande personalità. Un giorno la cotale era entrata negli spazi doganali con la sua lussuosa ‘Borg Word Isabella’ quando Alberto le chiese un passaggio. La signorina: “Non amo far salire a bordo della mia auto degli sconosciuti ma la sua divisa mi da una certa sicurezza, si accomodi dove deve andare?” “Mi chiamo Alberto, sono diretto ad Intra…” “ Io Ingrid.” La signorina dimostrò di essere una furbacchiona e si mise a ridere.  “Vorrei ridere anch’io se lei mi dicesse la causa della sua allegria.” “Non si offenda di quello che le sto per dirle, io sono uno spirito libero e talvolta commetto delle gaffes…penso che lei sia diretto in via Castelletto dove c’è una casa…accogliente.” Alberto restò in silenzio, in via Castelletto c’era veramente una casa chiusa e lui era diretto lì, come cacchio faceva…”Io leggo nel pensiero delle persone, in ogni caso le chiedo scusa della mia invadenza.” Alberto si fece più audace: ”Potrei rinunziare ad andare in quel posto qualora riuscissi a rimpiazzare…lei che ne dice?” “Che dal viso sembrava un timido mi accorgo invece che ha una bella faccia tosta!” “Avevo un nonno favoloso, mi ha dato tanti buoni consigli, fra l’altro mi ha suggerito di chiedere anche cose impossibili da ottenere ma che talvolta…” Fra i due si era creato un  clima amichevole, Ingrid: “Non si offenda ma penso che lei avrebbe bisogno di migliorare il suo vestiario, col suo consenso l’accompagnerò ad Intra in un negozio di moda maschile di un mio conoscente.” Appena entrati furono avvicinati dal proprietario dell’esercizio:”Mia cara quanto tempo, dove l’hai trovato stò bel giovane?” “Alberto questo signore è Andrea, se tu volessi…” “Alberto non vuole perché ama i fiorellini…” risata dei due poi Alberto cominciò a provare vestiti, camice, calzini, cravatte e scarpe, ne mise da parte un bel po’ poi: “ Andrea col suo permesso potrò pagarle la merce a rate mensili.” Ingrid con tono di comando: “Alberto non ha alcun permesso perché provvederà la qui presente con la sua carta di credito, intanto Alberto tu ti cambi indossando uno dei nuovi abiti, tutto il resto, compresa la divisa Andrea li farà depositare nel bagagliaio della mia auto, ciao caro.” Ingrid volle fermarsi ad un bar all’aperto per sorseggiare un amaro, vicino a loro passarono tre colleghi di Alberto che sgranarono gli occhi e…”Ciao collega, buon divertimento!” Frase di cattivo gusto che mostrò l’invidia da parte dell’improvvido interlocutore. “Meglio essere invidiato che compatito, non è un proverbio svizzero ma io sono d’accordo, che ne dici?” “Mi sento strano, vicino a te sto provando sensazioni piacevoli come non mi succedeva da molto tempo, sei la mia fatina…” “La tua fatina dice che è ora ti tornare a casa.” “Ho un problema, in caserma non saprei dove mettere il vestiario, passerò nell’abitazione di Anna proprietaria del bar sito al confine e li depositerò nel suo appartamento.” “Prima che me lo chieda tu …vorrei rivederti ed anche…passare una notte con te, mio marito mi vuole un gran bene e non avrà problemi a concedermi il permesso, a sabato prossimo.” Alberto, un po’ sbalordito,  chiese ed ottenne tre giorni di licenza, sarebbe stato libero da sabato sino al lunedì successivo, poteva uscire senza permesso in abiti civili. Una settimana è lunga quando si è in attesa di un evento desiderato. Alberto il pomeriggio di venerdì andò a Cannobio a radersi i capelli, la mattina del sabato barba e doccia e, ovviamente, vestito alla grande. Ingrid arrivò alle otto anche lei in gran forma, elegantissima e desiderabilissima. Mentre andava in Dogana a timbrare il trittico di entrata in Italia, la sua auto, su cui Alberto aveva già preso posto,  fu circondata da finanzieri sorridenti e ben auguranti (invidiosi) nei confronti del collega . Fu la dama a dettare l’iter della giornata. Arrivo a Stresa all’albergo ‘Eden’ a cinque stelle, camera con vista sul lago e…aperitivo sessuale ben gradito da entrambi. Il denaro non avrà odore ma fece piegare in due i dipendenti dell’hotel. Abbracciati, passeggiata sino ai traghetti che toccavano varie località del Lago Maggiore. Stavolta Hemes si accorse del suo protetto e dell’amica e fece apparire una giornata di sole splendida, Ingrid era di buon umore e ne fece una delle sue. Un signore, non più giovane, si mise a guardare insistentemente Alberto ed Ingrid che, per celia, si alzò l’ampia gonna sino a mostrare gli slip…A tavola camerieri premurosi e pronti ad accondiscendere ad ogni desiderio dei due i quali  preferirono ‘stare leggeri’: cappelletti in brodo seguiti da  pesce di lago e da verdure, ananas e caffè, carta di credito con sotto un cinquantino di mancia.  “Ingrid sei meravigliosa, attraente, sensuale, incantevole, stupenda, splendida mi dispiace solo di non aver portato la macchina fotografica…” “Si così il mio fiorellino ed il popò sarebbero finiti nell’album dei ricordi di un giovane ‘séducteur de femmes’ da far vedere, da anziano ai propri nipotini.” Alberto ed Ingrid furono la meraviglia degli impiegati dell’albergo in quanto non uscirono dalla stanza sino al lunedì mattina consumando tutti i pasti in camera. “Mio marito è stata la mia salvezza, ero iscritta all’università quando in un incidente stradale i miei genitori morirono contemporaneamente, mio padre era il titolare di una fabbrica di mobili ma dopo la sua morte io non ero in grado di proseguire il suo lavoro;  mi sono impiegata nella fabbrica di orologi del mio attuale marito. Lui si è innamorato di me e, malgrado la notevole differenza di età ha voluto sposarmi, naturalmente sono diventata la moglie del padrone ma ho giurato a me stessa di essere leale con lui e non darmi a facili avventure, questa è la prima volta e …sarà pure l’ultima, non ci rivedremo più, eviterò per il futuro di passare in Dogana dove tu presti servizio.” Dopo due giorni di felicità sessuale e non solo, quella doccia fredda fece intristire Alberto che già si stava innamorando di Ingrid e forse anche lei…”Sei una donna speciale, tuo marito è un uomo fortunato, io non voglio condizionarti, mi farò trasferire a Domodossola così saprai dove trovarmi qualora…” Non ci fu il ‘qualora’, Ingrid era di carattere nordico, anche se desiderava ardentemente rivedere il suo amore non si recò mai a Domodossola. Alberto dopo un anno vinse il concorso e fu ammesso alla Scuola Sottufficiali del Lido di Ostia, non comunicò il suo nuovo indirizzo ad Ingrid, sarebbe solo stata una sofferenza rivederla. Ora Alberto, ottantaquattrenne, abitava a Roma in via Conegliano con la consorte Anna, molto più giovane di età che lo accudiva amorevolmente anche se ambedue avevano compreso che Átropo stava per tagliare il filo della vita di Alberto. La morte lasciò un Alberto sorridente, aveva vissuto una vita intensa lasciando dietro di sé un bel  ricordo alle donne che aveva amato. Una precisazione: ‘immurutu’,  parola un po’ onomatopeica, in siciliano vuol dire persona con gobba.

  • 29 maggio alle ore 16:38
    E ADESSO...

    Come comincia: E ADESSO…
    I rimpianti solo la peggior cosa per un anziano, Alberto ottantaquattrenne tornava indietro con la memoria quando ventenne, finanziere, guidava una Alfa Romeo 1900 che poteva paragonarsi ad un camion, senza servosterzo e con volante durissimo, per non parlare della moto Guzzi Falcone  che non aveva alcuna ‘parentela’ con gli ammortizzatori, al contrario i contrabbandieri  erano dotati di Lancia Aurelia auto decisamente più performanti e signorili. D’accordo qualche soddisfazione gli veniva elargita quando una macchina dei contra forzavano un posto di blocco e duecento metri più avanti le gomme cominciavano a fare ‘slap slap’ per essere passate su una catena chiodata. Unica gratificazione, si fa per dire, era il fumare gratis eccellenti sigarette svizzere e talvolta anche ‘sgranocchiare’ cioccolato prodotto che veniva condiviso con i colleghi ed amici. Come ricambiava lo Stato i suoi dipendenti delle loro fatiche diurne e notturne? Con una misera paga, non stipendio, paga vuol dire remunerazione per ogni giorno di servizio, stipendio sempre uguale ogni mese. Altro compenso di altro genere la possibilità di avvicinare qualche pulsella indigena, magari parente di contrabbandieri sia per motivi …personali e talvolta per conoscere i segreti itinerari dei loro congiunti. Unico lato positivo ‘la giovinezza che si fugge tuttavia…’, come dice Lorenzo dei Medici tanto è vero che Alberto,  dopo anni di servizio si era ritrovato a Messina da maresciallo aiutante, grado guadagnato faticosamente durante gli anni con frequenza di corsi, di  campi invernali ed estivi, con l’appartenenza presso reparti disagiati e per finire, con un divorzio alle spalle, in questo caso la Guardia di Finanza non centrava nulla, era stato una ‘minchiata’ (termine siciliano) in quanto la ex consorte apparteneva alla Trinacria e non aveva nulla in comune con lui. Alberto aveva messo a frutto un suo hobby giovanile, quello della fotografia in quanto, oltre ad essere comandante di Sezione era anche capo laboratorio fotografico, qualifica che portava con sé qualche disagio come quello di essere chiamato di notte per fotografare gli arrestati ma anche qualche soddisfazione quando si trattava di riprendere i signori ufficiali che nel loro circolo tenevano feste con le autorità della città e con le relative consorti che talvolta apprezzavano la professionalità di Alberto ma più spesso la sua prestanza fisica in paragone di quella dei relativi mariti che, talvolta, lasciava a desiderare. Alberto per i suoi…bisogni personali aveva affittato una stanza in via Ghibellina dove teneva i suoi vestiti borghesi ed anche dove sollazzarsi con  ‘vogliose’signore. Il Comandante della Legione lo aveva nominato suo segretario, sapeva delle sue ‘scappatelle’ e lo seguiva in quel campo. Durante le feste anche presso altri circoli, ambedue col petto pieno di medaglie folleggiavano e rimorchiavano anche se una volta male gliene incolse. ”Alberto quella è la figlia del  Generale Comandante di Zona, è una ‘chiavica’ tu me la fotografi e domani mattina le sue foto sul mio tavolo!” “Comandante lei scherza, manco un miracolo, la cotale ha la bocca in dentro, il naso lungo, la ‘scucchia’ interminabile, i capelli alla negra, è piatta di petto…” “È un ordine!” Alberto fra di sé  ‘ordine un cazzo’ intanto si scervellava come trarsi d’impaccio. “Signorina il sono Alberto il fotografo della Legione, il mio comandante mi ha ordinato di fotografarla…” “Il Colonnello è il suo Comandante non il mio!” Alberto le prese le mani e guardandola in viso: ”Signorina io vorrei fumare la pipa, qui è proibito che ne dice di seguirmi nell’altra stanza del circolo?” “Non penso che voglia far fumare la pipa anche a me…” Alberto pensò: ‘non ti farei fumare nemmeno il mio ‘sigarone’ invece: “È un favore personale che le chiedo, io sono militare, lei da figlia del Generale sa come vanno le cose di chi indossa le stellette, vorrei…” Va bene, mi chiamo Sofia…” “Un nome che le si addice perfettamente, vuol dire saggia, lo sia con me, nell’altra stanza c’è un lettore di compact disc, io da anziano, amo i vecchi brani di Sinatra, Armstong, Bongusto…” Le musiche ammorbidirono la ragazza che prese a ballare con Alberto che la abbracciò sempre più stretta sino a che si accorse che ormai la ‘racchia’ era cotta. E qui venne fuori la maestria del fotografo: posizionò le luci in modo di  minimizzare i difetti di Sofia, le slacciò un fermaglio che tenevano alti i capelli, si accorse che l’espressione della ragazza si era addolcita, forse si era eccitata nel contatto col corpo di Alberto fatto sta che sembrava un’altra ovviamente entro certi limiti. Alberto scattò tre rullini in bianco e nero così aveva la possibilità di ritoccarli. Prese congedo dalla baby e, ricordando che la mattina dopo doveva consegnare le foto al Colonnello si ritirò nel laboratorio e si mise all’opera. I negativi erano perfetti, li  posizionò su un vetro trasparente e cominciò a ritoccarli con uno ’sgarzino’ (una specie di bisturi) riuscendo a eliminare i lati negativi del viso, e ottenendo anche di far ‘crescere’ il seno a Sofia. Ci volle del tempo, mise i negativi nell’ingranditore e stampò trentasei foto 18 x 24 e li asciugò col la smaltatrice poi  la stanchezza gli consigliò di andare in branda. Un furioso scuotimento del suo letto lo fece svegliare, era il piantone del Colonnello che: “Il Comandante lo cerca da stamattina, si alzi.” Alberto sapeva che il Colonnello ci teneva per quelle foto, per lui volevano dire la promozione la grado superiore e così senza ricontrollarle si presentò dal Comandante e le posizionò sul suo tavolo. Il viso del Colonnello cambiò più volte espressione, Alberto non sapeva che pensare, più di quello che aveva fatto…”Il Comandante chiamò il suo aiutante maggiore: “Bastiano che ne dici di queste foto?” “Comandante di chi si tratta, non conosco questa ragazza.” “Imbranato  è la figlia del Comandante di Zona il nostro fotografo ha fatto un miracolo, dagli cinquantamila lire dagli utili dello spaccio.” Lo cosa non finì lì, il Generale fece pervenire ad Alberto un biglietto significativo: “Bravo il nostro fotografo, anche il fidanzato non ha riconosciuto mia figlia!” L’episodio ebbe più di un seguito non apprezzato dall’interessato: era luglio e la moglie del Comandante che risiedeva a Roma con la figlia, decise di passare le vacanze a Messina in particolare al mare alla Colonia della Guardia di Finanza di Mortelle. La prima volta che Alberto la vide in costume rimase basito, come aveva fatto il Colonnello ad impalmarla, boh un mistero. La cotale piccola di statura aveva una naso lungo e bocca in dentro, seno eccessivo e pancetta che non riusciva a mimetizzare con un costume intero, col due pezzi assomigliava ad un  clown. Dopo un doveroso saluto con finto baciamano Alberto si allontanò in fretta da quella bruttura e domandandosi il motivo per cui il Colonnello l’aveva sposata, in seguito  venne a sapere che la cotale era ricchissima ed aveva anche una villa splendida a Patti. Il Comandante al mare si avvicinò ad Alberto il quale prevenendolo: “Comandante non mi faccia lo scherzo dell’altra volta, niente foto per favore.” “Peggio devi accompagnare mia moglie in giro per i negozi di Messina, deve fare delle compere, io ho preso la scusa di motivi di servizio e sparirò per dieci giorni, andrò a Catania, Siracusa e Ragusa.” Una mattina Alberto era in ufficio a sbrigare delle pratiche quando si presentò il piantone del Colonnello. “Quando ti vedo sento puzza di guai, il capo è fuori che cacchio debbo fare?” “Accompagnare la moglie, è in ufficio del marito e l’aspetta. Madame si era appropriata della poltrona del consorte  fumando una sigaretta con bocchino.”È un po’ che l’aspetto, mio marito m’ha detto che lei conosce vari negozi di Messina dove posso fare delle compere, che ne dice di accompagnarmi?” Quell’ ’a disposizione’ di Alberto era stato pronunziato a denti stretti, si andò a cambiare in borghese e si presentò alla signora già scalpitante. “Non amo aspettare ma lei è un così bel giovane…” “Cazzo, ci mancava pure che la vecchia facesse delle avances. Madame pure il nome aveva brutto  Adalgisa (vuol dire nobile ostaggio); a piazza Cairoli cominciò dal primo negozio di scarpe sempre seguito dal ‘prode’ Alberto per poi passare in tutti gli altri, nell’ultimo, una gioielleria, il padrone che conosceva bene Alberto lo prese bellamente per i fondelli: “Mi fa piacere maresciallo conoscere sua madre!” “Ma quale madre, sono la moglie del Comandante della Legione!” Alberto fu interpellato da Adalgisa: “Le piace questo Rolex d’oro?” “Gentile signora non posso dirle altro che è favoloso.” Al padrone del negozio: “Lo metta in un astuccio con confezione  regalo, questa è la mia carta di credito.” Hemes, protettore di Alberto era more solito ‘a mignotte’ e così il buon maresciallo ebbe una cattiva sorpresa: un pomeriggio mentre usciva dal portone dove aveva affittato una stanza incrociò Adalgisa che: “Hai capito il signorino, non si fa mancare nulla nemmeno una stanza per portare le sue conquiste, mio marito lo sa?” Valle a rispondere. “Veramente…” “Veramente non lo sa, io sono curiosa, mi fa visitare il suo boudoir?” “Non è gran che ma per quello che le serve, a proposito com’è il letto, non male che ne dice…prima una sorpresa per lei, riconosce questo astuccio?” “Mi pare quello
     visto dal gioielliere, ma non ne sono sicuro.“ “Lo apra.” Era il Rolex.  Adalgisa cominciò a spogliarsi, aveva pagato in anticipo il prezzo della prestazione e mise mani sul vestiario di Alberto che ben presto si ritrovò ignudo con ‘ciccio’ che non ne voleva sapere di alzare la testa, ti credo a quella visione! Adalgisa non si perse d’animo, sbatacchiò Alberto sul letto e si mise in bocca ‘ciccio’,che fu costretto a rizzarsi sempre più in alto sino a quando la signora: “E tu volevi nascondere stò cosone!” La dama aveva una fame arretrata, ingoiò un bel po’ di vitamine, poi, in posizione cavalcante entrata nella cosina piuttosto stretta (forse non la usava da tempo) ed infine finale trionfante nel popò che la portò all’estasi, ormai era senza forze. “Cazzo mi hai distrutto!” Alberto pensò il contrario ma tenne per sé la riflessione. Il ritorno del Colonnello fu per Alberto una liberazione. “Giovane ti vedo sciupato, datti meno da fare!”  Alberto non capì se il Comandante lo prendeva per il culo essendo venuto a sapere delle ‘prodezze’ della moglie fatto sta che gli concesse quindici giorni di licenza, una liberazione! Alberto si ‘rifugiò’ presso i genitori a Roma, ripensando agli avvenimenti passati capì che in fondo Adalgisa erano una povera donna, disprezzata dal marito,  si era presa una ‘vacanza’ con lui, non era certo da condannare. Al ritorno a Messina Alberto pensò giustamente di disfarsi del Rolex, poteva esser accusato di essersi fatto corrompere ed andò dal gioielliere che l’aveva venduto per riportarglielo e farsi restituire la somma pagata. Il cotale fece il furbastro riconoscendo una cifra ben inferiore al valore dell’orologio. Per principio Alberto rinunzio e pensò ad una vendetta che ‘giunse sulle spalle’ dell’orefice una anno dopo con una verifica fiscale effettuata da un collega di Alberto che fece all’orafo pelo e contropelo in senso fiscale. E il Colonnello Comandante? Ritornata la moglie a Roma ‘prese amicizia’ con la formosa consorte di un brigadiere il quale ogni sabato accompagnava al cinema le due figlie dalle diciassette alle diciannove… il graduato, in compenso, divenne l’autista del Colonnello Comandante della Legione.

  • 29 maggio alle ore 15:41
    L'ALIANTE

    Come comincia: Gli aggettivi:  peculiare, inconsueto, originale, insolito, possono ben adattarsi ai personaggi del racconto che state per leggere, luogo principale degli avvenimenti la città di Messina lambita dal mare e circondata da magnifici monti, i Peloritani,  dove i possidenti avevano fatto costruire le loro ville. Zeno e Mia erano una coppia ‘peloritana’, lui famoso chirurgo, lei insegnate di religione in un istituto del capoluogo. I due non avevano nulla di che lamentarsi, ricchi con una figlia, Rossella, meravigliosa da sembrare una modella. Alcuni, i soliti maligni, si domandavano da chi avesse ‘preso’ la signorina diciottenne dato che i genitori non erano particolarmente avvenenti anzi, forse la natura oppure…Non esisteva l’oppure, Mia  oltre che religiosa era puritana sino all’eccesso quindi nessun problema in famiglia sino a che un pomeriggio… Mia, sentendosi poco bene, decise di ritornare in villa dove la figlia stava ricevendo una lezione privata da parte della professoressa d’inglese solo che l’insegnante aveva gusti particolari e stava baciando in bocca Rossella ed anche le sue mani non erano…al posto giusto. Una furia: “Se domani ti ritrovo a scuola ti denunzio ai Carabinieri, ti rovino per tutta la vita, fra l’altro mia figlia è minorenne…(bugia).”Perché Rossella aveva ‘ceduto’ alle profferte omo dell’insegnate? Forse per curiosità dato che il boy friend con cui aveva dei rapporti sessuali era poco ‘performante’. Mia si recò dal confessore raccontando quanto accaduto alla figlia, il vecchio prete non trovò altra soluzione se non quella di consigliarle di far avere un colloquio di Rossella con un esorcista al fine di ‘sradicare’ il male dal suo cervello. Alla proposta materna Rosella si mise a ridere prendendo in giro la madre che, a  parere della figlia i metodi dell’esorcista erano ‘bufale’ da  Medio Evo. Papà a mamma si consultarono e, per bene della figlia, presero la decisione di organizzare per lei  una crociera nel Mediterraneo al fine di farle dimenticare il triste episodio che per Rossella non aveva nulla di triste ma valli a capire i genitori rimasti indietro di anni. La nave ‘Royal’ attraccò a Messina una mattina di luglio, Mia e Zeno accompagnarono Rossella sino alla sua cabina esterna (la più lussuosa) con mille raccomandazioni relative alla frequenza di persone estranee. Rossella estroversa per natura, fece subito amicizia con due coniugi anziani che mangiavano al suo stesso tavolo; con le sue battute li fece  divertire tanto che le loro risate attirarono l’attenzione dei vicini di tavolo. I vecchietti si ritirarono in cabina ma per Rossella niente sonno,  per finire la serata si recò al teatrino della nave dove si esibivano dei ballerini brasiliani. Sotto il palco tanti maschietti con applausi fragorosi e con la speranza di ‘conoscere’ da vicino una delle bellezze d’oltre oceano, Rossella preferì un tavolo vicino all’uscita, non amava la confusione. Musica a tutto volume, folla soprattutto di giovani impazziti e vocianti fino a quando i ballerini si presero un meritato riposo e scesero dal palco per andare nelle loro cabine passando nel corridoio vicino a Rossella. L’ultima ballerina nel passare vicino alla ragazza si fermò e: “Vôce é realmente linda, eu posso sentar na sua mesa?” “Non parlo la tua lingua sono italiana.” “Ti chiedo scusa, guardandoti pensavo fossi sud americana, in portoghese ti ho chiesto il permesso di sedermi al tuo tavolo, sono affaticata ed assetata.” Mi chiamo Melissa.” “Io sono Rossella, bevi pure da dove vieni?” “La mia ultima residenza era a Säo Paulo ossia San Paolo, mi piace girare il mondo e così faccio la ballerina, tu?” “Io sono studentessa, abito a Messina, in Sicilia e son qui a bordo per distrarmi, se ti va possiamo mangiare insieme, io sono nella cabina 132 con vista esterna.” “Io sono in una cabina multipla con tre colleghe che di notte non mi fanno dormire anche perché talvolta si portano appresso qualche maschietto, tu potresti…” “La mia cabina ha un letto matrimoniale, non c’è problema a meno che tu non russi” celiò Rossella. “Non russo ma ho un problema, se sei anticonformista…” “In vita mia ho avuto problemi solo con i miei professori perché vedo  le situazioni con ‘esprit  humoristique’ come dicono i francesi e non a tutti piace essere dileggiati…” “Il mio è un caso particolare, come ti dicevo i miei genitori, fattisi vecchi, si sono ammalati gravemente e sono deceduti. Io un giorno era in stazione a San Paolo, seduta su una banchina con la testa fra le mani sono stata interpellata da una bella signora di passaggio che: “Posso aiutarla, la vedo triste, alla sua età…” Le spiegai il motivo dei miei problemi e la tale a nome Azzurra mi accennò al fatto che poteva agevolarmi qualora io avessi accettato di far parte di un balletto e così fu. Ritornando all’oggi potremo fare il viaggio insieme anche se io la sera sarò costretta a venire a dormire tardi.” “Ti farò compagnia…” In quel momento si presentò un giovane ufficiale della nave: “La signorina Rossella?” “Sono io, mi dica.” “ Il Comandante della nave desidera parlarle, mi segua per favore.” Ovvia curiosità da parte dell’nteressata, che poteva volere da lei il Comandante, donne intorno ne aveva tante…” “Signorina mi scusi se inizio la conversazione con una domanda: i suoi genitori talvolta volano con un aliante?” “Si è la passione di mio padre ma non capisco…” “Questo è un telegramma del suo medico di famiglia, viene da Messina, purtroppo l’aliante dei suoi non è stato rintracciato nel Mediterraneo da due giorni, tutte le ricerche sono state vane, la speranza…” Rossella pian piano si rese conto della realtà, la speranza di rintracciare i suoi dopo due giorni era quasi inesistente, prese il telegramma dalle mani del Comandante e uscì dalla cabina seguita da Melissa. Mai in vita sua aveva provato un dolore tanto violento, stava tremando e fu costretta a sedersi su una panchina sin quando Melissa la condusse in cabina. Mancava un giorno per il rientro a Messina e Rossella non si mosse più dal suo alloggio, l’amica le portava il cibo e le bevande ma Rossella non riusciva ad inghiottire nulla se non dell’acqua, un choc tremendo. In banchina a Messina Rossella scorse il dottor Leonardo che, arrivata a terra l’abbracciò, non c’era nulla da dire. Il dottore aprì la portiera della sua Mercedes, Rossella stava per salire quando si accorse della presenza di Melissa, che fare? D’impulso: “Vieni con me, recupera i bagagli miei e tuoi, ti aspettiamo qui.” Durante il percorso il dottore comunicò le ultime notizie: un vento particolarmente violento aveva battuto il tratto di mare fra la Sicilia e la Sardegna, natanti della Marina Militare insieme a quelli della Capitaneria di Porto stavano cercando i resti dell’Aliante anche se la possibilità che i due coniugi si fossero salvati era minima se non inesistente. Leonardo si offrì di aiutare le due donne ma Rosella rifiutò con gentilezza, aveva bisogno di silenzio, la compagnia di Melissa le poteva alleviare il dolore. Dopo tre giorni la notizia:  i resti squarciati dell’Aliante  erano stati recuperati vicino alle coste sarde…La mattina successiva Rossella stava per mettere in moto la Golf di sua padre quando squillò il telefonino: “Sono il notaio Neri, signorina Rossella quando le viene comodo passi da me.” Dal notaio: “Ci sono delle novità, occorre innanzi tutto che venga dichiarata la morte presunta dei suoi genitori intanto, data l’amicizia che mi legava ai suoi le anticipo quali sono i beni oggetto del testamento: la villa,  due auto, il conto corrente presso la Banca Unicredit ed i vari investimenti sia in Italia che in Lussemburgo (notevoli), duecento monete d’oro Krugerrand e ciò che è depositato in una cassetta di sicurezza della suddetta banca, io,  col suo permesso mi tratterrò una moneta d’oro in ricordo dell’amico Zeno.” All’uscita dallo studio del notaio Rossella chiese a Melissa se sapesse guidare, all’affermazione  dell’amica la pregò di prendere il suo posto al volante, proprio non se la sentiva. Rossella prese contatto con la cameriera di casa, certa Virna la quale entrò subito in confidenza  con Melissa, ambedue sostituirono la padrona di casa in tutte le faccende domestiche. Rossella capì che doveva ‘darsi una mossa’ e si mise alla guida della sua Mini, insieme a Melissa si recò all’Unicredit per constatare il contenuto della cassetta di sicurezza. Anche qui il direttore, molto amico di suo padre, fece uno strappo alla regola e consegnò la seconda chiave della cassetta. La ragazza stordita dagli ultimi avvenimenti non era molto curiosa di vedere il contenuto dell’astuccio ma quando l’aprì restò di stucco: un contenitore pieno di grossi diamanti, un patrimonio! Come aveva fatto suo padre ad accumulare tante ricchezze? Domanda inutile, il problema era come gestirle, chiese aiuto a Melissa che, saggiamente, le consigliò di lasciare tutto come si trovava, la banca Unicredit era conosciuta anche in campo europeo e dava affidamento. Rossella aveva preso l’abitudine di dormire nel letto matrimoniale dei suoi genitori, era come sentirseli vicini ma una mattina ebbe una cattiva sorpresa: forse presa da un profondo sonno durante la notte non si era accorta che le erano venute le mestruazioni con la conseguenza di aver sporcato la camicia da notte, il  lenzuolo ed anche il materasso. Presa dal nervosismo chiamò Melissa e le chiese di chiamare una nota ditta per farsi consegnare un materasso nuovo poi le venne in mente che Melissa non aveva mai avuto le mestruazioni e, stranamente, le venne in mente una frase di Eraclito: ‘non troverai mai la verità se non sei disposto ad accettare ciò che non ti aspetti’, talvolta il cervello umano…Chiamò Melissa e le espose i suoi dubbi. L’amica si sedette sul letto e finalmente venne fuori la realtà: “Quando era a San Paolo quella signora di cui ti ho parlato mi offrì l’opportunità di far parte di un balletto ma dovevo anche mostrare la mia vera natura di trans, se non mi vuoi più vicino me ne andrò.” Un pianto silenzioso, le lacrime scendevano copiose sulle gote di Melissa, il pianto, come in questo caso, può avere la funzione di chiedere l’aiuto e il supporto degli altri,  Rossella non li fece mancare all’amica. Ovviamente passata la ‘bufera’ grande era la curiosità di Rossella che finalmente una sera fu soddisfatta, Melissa era dotata di un membro niente affatto piccolo soprattutto in erezione, Rossella ridendo lo toccò  a lungo sino a quando uno spruzzo violento le arrivò in viso.  La sera successiva Rossella dopo aver massaggiato il ‘cosone’ di Melissa pian piano lo infilò nel suo ‘fiorellino’ riuscendo anche a far provare alla sua compagna un  orgasmo  che lo portò ad ’inondare’ la sua vagina sino al collo dell’utero, un matrimonio in piena regola. Ormai i rapporti fra Rossella e Melissa erano quasi quotidiani (dal latino cotidie che vuol dire giornaliero) conseguenza che stavolta le mestruazioni non vennero a Rossella, dopo un mese si capì che era in arrivo un bebè, situazione confermata dal dottor Leonardo  che si domandò chi potesse essere il padre ricordando il detto latino ‘mater certa est pater nunquam’ (la madre è certa il padre non è mai sicuro). Il medico quarantenne durante la lunga carriera aveva resistito agli assalti matrimoniali di numerose pulzelle (oltre che essere un fusto era anche ricco) e  l’esperienza professionale l’aveva portato ad esaminare a fondo le situazioni dei suoi pazienti, conclusione Rossella non risultava frequentasse alcun maschietto ed allora? Un bel busillis che col tempo non fu più tale. Il dottore esaminando a fondo il viso di Melissa si accorse che aveva qualcosa di particolare, fuori del comune, capì che la brasiliana non era una donna ‘normale’, ci azzeccò e rivolgendosi a Rossella: “Mia cara, ho sempre rifiutato di sposarmi, un legame perpetuo era per me un fardello troppo grosso da sopportare, se avessi deciso in tal senso avrei scelto te, dopo questa premessa permettimi di esternare il mio pensiero: Melissa ha tutte le caratteristiche di un trans,  da medico e da uomo posso dirti che non sono puritano e per me il segreto professionale è qualcosa di inviolabile , tanto premesso ti chiedo: Melissa è un trans ed il figlio che porti in grembo è suo?” Le due ragazze si guardarono in viso e dopo attimi di silenzio Rossella: “Leo ti ho sempre considerato una persona anticonformista…”  “A questo punto inaspettatamente è emerso in me un sentimento particolare che non so definire, mi siete diventate ambedue molto care e col vostro permesso vorrei frequentare questa casa, se non sarete di questo avviso potrò capirlo e ne trarrò le ovvie conclusioni, è una questione molto delicata.” Rossella e Melissa d’impulso lo abbracciarono, avevano trovato un amico sincero con cui dividere le loro emozioni. Leonardo smise la frequentazione di ‘amiche’ di passaggio e riversò le sue ‘attenzioni’sulle due ragazze che all’inizio ebbero qualche problema di ‘pudicizia’ ma poi si formò un trio ben affiatato,  unico rapporto non previsto quello fra Leonardo e Melissa in ‘funzione’ di maschietto. La nascita di Marina, una paffutella bimba bionda dagli occhi marroni fu una festa non solo per i tre ma anche per i comuni amici che furono invitati a solennizzare l’avvenimento. I presenti, ovviamente si domandavano che potesse essere il padre, il più ‘votato’ era Leonardo ma la neonata non assomigliava né al presunto padre e nemmeno alla mamma… Rossella si era un po’ ingrassata, si sentiva serena ed aveva cominciato ad apprezzare troppo il buon cibo ma mise su chili ulteriormente quando non le comparvero le mestruazioni, stavolta ‘merito’ di Leo che stava invecchiando ed aveva deciso di avere un discendente. E dopo i fatidici nove mesi venne  alla luce Amos un bellissimo bambino (assomigliante al padre Leonardo) dotato di un bell’uccello pronto a fare la pipì in faccia a chi osservava troppo da vicino il suo pisello. Rossella ingaggiò una baby sitter per accudire i due fratelli diventati ogni giorno più ‘casinisti’.  L’aliante sperduto in mare era diventato un lontano ricordo,  il trio funzionò  perfettamente per molti anni, d’altronde il numero tre ha un valore esoterico, cosmico, è celebrato dai Pitagorici, dai Taoisti e dai Cattolici ed anche le divinità indù sono tre: Brahma, Shiva e Vishnu. Salut à tout le monde..L’A L I A N T EGli aggettivi:  peculiare, inconsueto, originale, insolito, possono ben adattarsi ai personaggi del racconto che state per leggere, luogo principale degli avvenimenti la città di Messina lambita dal mare e circondata da magnifici monti, i Peloritani,  dove i possidenti avevano fatto costruire le loro ville. Zeno e Mia erano una coppia ‘peloritana’, lui famoso chirurgo, lei insegnate di religione in un istituto del capoluogo. I due non avevano nulla di che lamentarsi, ricchi con una figlia, Rossella, meravigliosa da sembrare una modella. Alcuni, i soliti maligni, si domandavano da chi avesse ‘preso’ la signorina diciottenne dato che i genitori non erano particolarmente avvenenti anzi, forse la natura oppure…Non esisteva l’oppure, Mia  oltre che religiosa era puritana sino all’eccesso quindi nessun problema in famiglia sino a che un pomeriggio… Mia, sentendosi poco bene, decise di ritornare in villa dove la figlia stava ricevendo una lezione privata da parte della professoressa d’inglese solo che l’insegnante aveva gusti particolari e stava baciando in bocca Rossella ed anche le sue mani non erano…al posto giusto. Una furia: “Se domani ti ritrovo a scuola ti denunzio ai Carabinieri, ti rovino per tutta la vita, fra l’altro mia figlia è minorenne…(bugia).”Perché Rossella aveva ‘ceduto’ alle profferte omo dell’insegnate? Forse per curiosità dato che il boy friend con cui aveva dei rapporti sessuali era poco ‘performante’. Mia si recò dal confessore raccontando quanto accaduto alla figlia, il vecchio prete non trovò altra soluzione se non quella di consigliarle di far avere un colloquio di Rossella con un esorcista al fine di ‘sradicare’ il male dal suo cervello. Alla proposta materna Rosella si mise a ridere prendendo in giro la madre che, a  parere della figlia i metodi dell’esorcista erano ‘bufale’ da  Medio Evo. Papà a mamma si consultarono e, per bene della figlia, presero la decisione di organizzare per lei  una crociera nel Mediterraneo al fine di farle dimenticare il triste episodio che per Rossella non aveva nulla di triste ma valli a capire i genitori rimasti indietro di anni. La nave ‘Royal’ attraccò a Messina una mattina di luglio, Mia e Zeno accompagnarono Rossella sino alla sua cabina esterna (la più lussuosa) con mille raccomandazioni relative alla frequenza di persone estranee. Rossella estroversa per natura, fece subito amicizia con due coniugi anziani che mangiavano al suo stesso tavolo; con le sue battute li fece  divertire tanto che le loro risate attirarono l’attenzione dei vicini di tavolo. I vecchietti si ritirarono in cabina ma per Rossella niente sonno,  per finire la serata si recò al teatrino della nave dove si esibivano dei ballerini brasiliani. Sotto il palco tanti maschietti con applausi fragorosi e con la speranza di ‘conoscere’ da vicino una delle bellezze d’oltre oceano, Rossella preferì un tavolo vicino all’uscita, non amava la confusione. Musica a tutto volume, folla soprattutto di giovani impazziti e vocianti fino a quando i ballerini si presero un meritato riposo e scesero dal palco per andare nelle loro cabine passando nel corridoio vicino a Rossella. L’ultima ballerina nel passare vicino alla ragazza si fermò e: “Vôce é realmente linda, eu posso sentar na sua mesa?” “Non parlo la tua lingua sono italiana.” “Ti chiedo scusa, guardandoti pensavo fossi sud americana, in portoghese ti ho chiesto il permesso di sedermi al tuo tavolo, sono affaticata ed assetata.” Mi chiamo Melissa.” “Io sono Rossella, bevi pure da dove vieni?” “La mia ultima residenza era a Säo Paulo ossia San Paolo, mi piace girare il mondo e così faccio la ballerina, tu?” “Io sono studentessa, abito a Messina, in Sicilia e son qui a bordo per distrarmi, se ti va possiamo mangiare insieme, io sono nella cabina 132 con vista esterna.” “Io sono in una cabina multipla con tre colleghe che di notte non mi fanno dormire anche perché talvolta si portano appresso qualche maschietto, tu potresti…” “La mia cabina ha un letto matrimoniale, non c’è problema a meno che tu non russi” celiò Rossella. “Non russo ma ho un problema, se sei anticonformista…” “In vita mia ho avuto problemi solo con i miei professori perché vedo  le situazioni con ‘esprit  humoristique’ come dicono i francesi e non a tutti piace essere dileggiati…” “Il mio è un caso particolare, come ti dicevo i miei genitori, fattisi vecchi, si sono ammalati gravemente e sono deceduti. Io un giorno era in stazione a San Paolo, seduta su una banchina con la testa fra le mani sono stata interpellata da una bella signora di passaggio che: “Posso aiutarla, la vedo triste, alla sua età…” Le spiegai il motivo dei miei problemi e la tale a nome Azzurra mi accennò al fatto che poteva agevolarmi qualora io avessi accettato di far parte di un balletto e così fu. Ritornando all’oggi potremo fare il viaggio insieme anche se io la sera sarò costretta a venire a dormire tardi.” “Ti farò compagnia…” In quel momento si presentò un giovane ufficiale della nave: “La signorina Rossella?” “Sono io, mi dica.” “ Il Comandante della nave desidera parlarle, mi segua per favore.” Ovvia curiosità da parte dell’nteressata, che poteva volere da lei il Comandante, donne intorno ne aveva tante…” “Signorina mi scusi se inizio la conversazione con una domanda: i suoi genitori talvolta volano con un aliante?” “Si è la passione di mio padre ma non capisco…” “Questo è un telegramma del suo medico di famiglia, viene da Messina, purtroppo l’aliante dei suoi non è stato rintracciato nel Mediterraneo da due giorni, tutte le ricerche sono state vane, la speranza…” Rossella pian piano si rese conto della realtà, la speranza di rintracciare i suoi dopo due giorni era quasi inesistente, prese il telegramma dalle mani del Comandante e uscì dalla cabina seguita da Melissa. Mai in vita sua aveva provato un dolore tanto violento, stava tremando e fu costretta a sedersi su una panchina sin quando Melissa la condusse in cabina. Mancava un giorno per il rientro a Messina e Rossella non si mosse più dal suo alloggio, l’amica le portava il cibo e le bevande ma Rossella non riusciva ad inghiottire nulla se non dell’acqua, un choc tremendo. In banchina a Messina Rossella scorse il dottor Leonardo che, arrivata a terra l’abbracciò, non c’era nulla da dire. Il dottore aprì la portiera della sua Mercedes, Rossella stava per salire quando si accorse della presenza di Melissa, che fare? D’impulso: “Vieni con me, recupera i bagagli miei e tuoi, ti aspettiamo qui.” Durante il percorso il dottore comunicò le ultime notizie: un vento particolarmente violento aveva battuto il tratto di mare fra la Sicilia e la Sardegna, natanti della Marina Militare insieme a quelli della Capitaneria di Porto stavano cercando i resti dell’Aliante anche se la possibilità che i due coniugi si fossero salvati era minima se non inesistente. Leonardo si offrì di aiutare le due donne ma Rosella rifiutò con gentilezza, aveva bisogno di silenzio, la compagnia di Melissa le poteva alleviare il dolore. Dopo tre giorni la notizia:  i resti squarciati dell’Aliante  erano stati recuperati vicino alle coste sarde…La mattina successiva Rossella stava per mettere in moto la Golf di sua padre quando squillò il telefonino: “Sono il notaio Neri, signorina Rossella quando le viene comodo passi da me.” Dal notaio: “Ci sono delle novità, occorre innanzi tutto che venga dichiarata la morte presunta dei suoi genitori intanto, data l’amicizia che mi legava ai suoi le anticipo quali sono i beni oggetto del testamento: la villa,  due auto, il conto corrente presso la Banca Unicredit ed i vari investimenti sia in Italia che in Lussemburgo (notevoli), duecento monete d’oro Krugerrand e ciò che è depositato in una cassetta di sicurezza della suddetta banca, io,  col suo permesso mi tratterrò una moneta d’oro in ricordo dell’amico Zeno.” All’uscita dallo studio del notaio Rossella chiese a Melissa se sapesse guidare, all’affermazione  dell’amica la pregò di prendere il suo posto al volante, proprio non se la sentiva. Rossella prese contatto con la cameriera di casa, certa Virna la quale entrò subito in confidenza  con Melissa, ambedue sostituirono la padrona di casa in tutte le faccende domestiche. Rossella capì che doveva ‘darsi una mossa’ e si mise alla guida della sua Mini, insieme a Melissa si recò all’Unicredit per constatare il contenuto della cassetta di sicurezza. Anche qui il direttore, molto amico di suo padre, fece uno strappo alla regola e consegnò la seconda chiave della cassetta. La ragazza stordita dagli ultimi avvenimenti non era molto curiosa di vedere il contenuto dell’astuccio ma quando l’aprì restò di stucco: un contenitore pieno di grossi diamanti, un patrimonio! Come aveva fatto suo padre ad accumulare tante ricchezze? Domanda inutile, il problema era come gestirle, chiese aiuto a Melissa che, saggiamente, le consigliò di lasciare tutto come si trovava, la banca Unicredit era conosciuta anche in campo europeo e dava affidamento. Rossella aveva preso l’abitudine di dormire nel letto matrimoniale dei suoi genitori, era come sentirseli vicini ma una mattina ebbe una cattiva sorpresa: forse presa da un profondo sonno durante la notte non si era accorta che le erano venute le mestruazioni con la conseguenza di aver sporcato la camicia da notte, il  lenzuolo ed anche il materasso. Presa dal nervosismo chiamò Melissa e le chiese di chiamare una nota ditta per farsi consegnare un materasso nuovo poi le venne in mente che Melissa non aveva mai avuto le mestruazioni e, stranamente, le venne in mente una frase di Eraclito: ‘non troverai mai la verità se non sei disposto ad accettare ciò che non ti aspetti’, talvolta il cervello umano…Chiamò Melissa e le espose i suoi dubbi. L’amica si sedette sul letto e finalmente venne fuori la realtà: “Quando era a San Paolo quella signora di cui ti ho parlato mi offrì l’opportunità di far parte di un balletto ma dovevo anche mostrare la mia vera natura di trans, se non mi vuoi più vicino me ne andrò.” Un pianto silenzioso, le lacrime scendevano copiose sulle gote di Melissa, il pianto, come in questo caso, può avere la funzione di chiedere l’aiuto e il supporto degli altri,  Rossella non li fece mancare all’amica. Ovviamente passata la ‘bufera’ grande era la curiosità di Rossella che finalmente una sera fu soddisfatta, Melissa era dotata di un membro niente affatto piccolo soprattutto in erezione, Rossella ridendo lo toccò  a lungo sino a quando uno spruzzo violento le arrivò in viso.  La sera successiva Rossella dopo aver massaggiato il ‘cosone’ di Melissa pian piano lo infilò nel suo ‘fiorellino’ riuscendo anche a far provare alla sua compagna un  orgasmo  che lo portò ad ’inondare’ la su

  • 29 maggio alle ore 14:45
    EVVIVA LA...

    Come comincia: E V V I V A L A  …..
     La locuzione  nel greco moderno per significare una cosa piacevole per maschietti è: ‘biastikò mouvi’  ma per il professor Tiziano, docente di materie letterarie all’Istituto D’Azeglio  di Roma non aveva  più  un significato. Insegnante in una classe mista al terzo liceo classico il professore era mancato per un lungo periodo dalla scuola per una sua tragedia personale, moglie e figlia decedute in un incidente stradale, l’auto guidata dalla consorte si era conficcata nel retro di un TIR. Rientrato in classe gli alunni maschi e femmine si erano alzati in piedi e lo avevano accolto con un lungo applauso, il professore si era commosso di tanto affetto. Aveva ripreso le lezioni col solito eloquio brillante  ma il suo viso  esprimeva sempre una tristezza profonda, era di colpo invecchiato e si era chiuso in se stesso, non usciva di casa se non per andare a scuola, aveva rapporti solo con una alunna di nome Asia che, di sua iniziativa, andava nell’abitazione del  professore per sbrigare le faccende domestiche. Asia era una ragazza dal tono deciso, dal fisico robusto e dai capelli cortissimi che la rendevano piuttosto mascolina, cosa indifferente al professore che non era più interessato al sesso femminile, passava il tempo a leggere ovvero a guardare la televisione. Tiziano si distingueva dai suoi colleghi per essere aitante e distinto e di una eleganza raffinata, si serviva solo da sarti napoletani. Stranamente per i nostri tempi in cui gli alunni insultano i professori ed i genitori addirittura arrivano a picchiarli per una bocciatura ai loro pargoli, in quella classe regnava la più assoluta correttezza, tutti gli alunni attenti alle spiegazioni degli insegnanti per  imparare il più possibile e quindi superare gli esami di stato. In un afosa giornata di luglio vennero esposti i ‘quadri’ con l’esito delle prove, tutti gli alunni della terza A erano stati dichiarati maturi a pieni voti. Alberto figlio del proprietario di una villa sulla via Appia, col consenso paterno decise di organizzare una festa con i colleghi e con la partecipazione del professor Tiziano il quale aderì malvolentieri e solo  dopo l’insistenza di tutti i suoi alunni.  Pian piano giunsero in villa  i neo promossi,  c’erano tutti, il professore in auto con Asia. Un gran salone, in sottofondo una musica dolce che invitava ad un ballo sensuale il kizomba, le luci attenuate aiutavano rendere l’atmosfera più sexy,  alcune coppie sparirono dalla circolazione rifugiandosi in una delle stanze della villa. Alberto era il solito simpaticone sempre pronto agli scherzi più impensati ed anche questa volta… Dopo la mangiatoria di pasticcini ‘innaffiati’ col suo liquore preferito il Caffè Sport Borghetti, il padrone di casa: “Signori dobbiamo festeggiare al meglio la nostra promozione ed il passaggio all’Università, propongo una cosa inusuale ma avverto prima di tutto che chi non è d’accordo alzi la mano e sloggi, non sopporto i puritani. Professor Tiziano che ne direbbe di aver lei un rapporto sessuale con Asia?” Tiziano si sentì ‘preso dai turchi’,  anche Asia che considerava il professore un fratello, fra l’altro i gusti della ragazza in fatto di sesso erano…particolari. Gli alunni insistettero a lungo  sottolineando la richiesta con ‘bacio, bacio, bacio…’ sembrava di essere ad un matrimonio. I due ‘sposi’ guardarono in viso, si misero a ridere e inaspettatamente accettarono, un solo studente alzò la mano, Silvano fervente cattolico e il meno simpatico degli studenti. “Silvano da questo momento non fai più parte della nostra ‘combriccola’ ma non provare a divulgare quello che ho proposto, per te sarebbe estremamente spiacevole e sai che mantengo le promesse, sparisci dalla circolazione.” Silvano obbedì rimpiangendo di essere costretto a subire le indicazioni puritane della sua religione. Tiziano ed Asia si abbracciarono e si appartarono in una stanza con letto matrimoniale. All’inizio molto imbarazzo, furono socchiusi gli ‘scuri’, ci volle del tempo prima che il ‘ciccio’ del professore ‘alzasse la testa’. Asia abituata ai vibratori ed ai rapporti omo provò per la prima volta il piacere di un amplesso ‘in carne’, le piacque e in quel momento pensò di diventare almeno bisessuale! Nel frattempo in sala erano riprese le musiche ma tutti erano in attesa del responso dell’incontro fra Tiziano ed Asia, responso che giunse dopo circa un’ora con Asia che  fece una V con le dita per annunziare che l’incontro aveva avuto esito positivo. La festa si ravviò ancora di più con musiche tecno fortissime che arrivarono sino alle ville vicine. I giorni seguenti tutti si iscrissero  all’Università,  seguivano le lezioni ed iniziarono a dare degli esami con profitto quando Alberto un giorno li convocò per telefono ad una riunione in villa: sabato alle venti con cena per festeggiare…”Per ultimi giunsero Tiziano ed Asia decisamente ingrassata, una pancia prominente annunciava una prossima maternità. Applausi ed abbracci a non finire e poi una votazione per il nome da dare alla piccola, era una femminuccia. Prevalse Giada votata dalla maggior parte dei presenti. A scuola la situazione era mutata, anche gli alunni erano cambiati,  il professor Tiziano aveva riacquistato la serenità, era sempre insieme alla convivente ed alla bimba di una bellezza favolosa che ad un anno ne dimostrava molti di più con i suoi capelli biondi, gli occhi verdi e la risatina sempre pronta, era diventata la mascotte dell’istituto e, insieme ai genitori, veniva spesso invitata alle feste indette dal Preside. Troppo bello per durare,  Giunone, sempre in lite con Minerva (questa ultima protettrice dei due) per vendetta  minò la felicità della coppia con l’arrivo nella classe di Tiziano di una ragazza molto bella  che attirava l’attenzione dei presenti per la peculiarità del suo sguardo e dal corpo di statua greca per non parlare dell’altezza superiore alla media. Tiziano aveva ripreso ad essere molto sensibile alle bellezze femminili e Lucrezia, questo il suo nome della baby, divenne la sua preferita.  Avrebbe voluto incontrarla fuori dalla scuola ma la missione sembrava impossibile in quanto la ragazza, di nobili origini, veniva accompagnata all’inizio ed alla fine delle lezioni da un autista in divisa con una BMV serie 8, auto di gran lusso, in giro se ne vedevano poche. D’altronde Lucrezia era molto riservata anche con i colleghi, vestiva in maniera non appariscente, pareva avere la famosa ‘puzza sotto il naso’. Ogni giorno l’autista, sceso dalla vettura, si ‘impossessava’ della cartella di Lucrezia, una grossa borsa di pelle nera con dentro i libri, borsa  con inciso in oro lo stemma  baronale della nobile famiglia, la ragazza si accomodava nel sedile posteriore e poi la partenza. Come superare l’ostacolo? Tiziano ricordò un proverbio latino che recitava: ‘Mater artium necessitas.’ Tradotto in maniera maccheronica:  ‘la necessità aguzza l’ingegno’. Questa volta l’ingegno di Tiziano fu ‘cattivello’, avvicinò un alunno con cui era in confidenza e lo pregò di  mettere dei chiodi triangolari da lui forniti sotto le ruote posteriori della BMV di Lucrezia mentre l’autista l’aspettava dinanzi alla scuola. L’effetto fu quello voluto: quando l’autista stava per partire si accorse che le gomme posteriori erano sgonfie, cercò allora un taxi ma in giro non ce n’erano a quel punto  si presentò Tiziano: “Signorina posso esserle utile, ho qui la mia Alfa Romeo Giulietta.” Lucrezia fece un cenno di assenso col capo e l’autista andò ad aprire la portiera posteriore della Giulietta ma male gliene incolse. “Lei mi ha scambiato per un autista di taxi, io sono il suo professore, la signorina si accomoderà nel posto vicino al guidatore, lei…si cerchi un gommista!” Dentro di sé Tiziano se la rideva alla grande, tutto era andato come previsto  era solo dispiaciuto per aver  umiliato quel povero autista che faceva il suo dovere. Lucrezia inaspettatamente ‘si aprì: “Vedo che ha il navigatore satellitare, se me lo permette inserirò i dati di casa mia e così eviterò di segnalarle di volta in volta la strada.” Giunsero a destinazione in fondo alla via Appia. La ‘casa’ consisteva in un castello di quattro piani con intorno un giardino all’inglese ed alberi di alto fusto, alla faccia della casa! La porta d’ingresso fu aperta da Battista un classico maggiordomo che sfoggiava  lunghe basette, sembrava un inglese. Il barone Ruggero e la baronessa Isabella erano nel salone in attesa di andare a desinare (si dice così, mangiare è volgare). I due entrarono  nella sala degli scudi così chiamata per gli scudi e le spade appese alle pareti, Il barone fu piuttosto freddo con Tiziano solo una formale stretta di mano, la contessa invece fu più espansiva: “Finalmente un professore di mia figlia elegante, i suoi colleghi che ho conosciuto erano piuttosto mal messi e rivolgendosi alla figlia: “Cara siediti vicino a Tiziano, vi vedo bene insieme (un inaspettato nulla osta all’avvicinamento dei due). Il pranzo consisteva in ‘brodaglie’ con pezzi di pane integrale fritto e di palline di carne, poi gamberi arrosto, uova strapazzate con pancetta e tanta verdura sia cotta che cruda, un ananas e per finirei caffè. Tiziano uscito con Lucrezia in giardino si era fatto più audace: “Cara posso darti del tu…” “Te lo volevo proporre io, come vedi qui si vive in un’atmosfera molto fredda e formale, avrai notato a tavola oltre a mia madre anche quella ragazza bionda con occhi azzurri, è Lucia, svedese, l’amante ufficiale di mio padre, dormono insieme; tra i miei genitori sono intervenuti accordi in tal senso per evitare di divorziare e conseguenti liti e spese legali. Ti descrivo il mio ‘casermone’: a piano terra garage ed officina per riparazione auto, ti sembrerà strano avere un officina attrezzata ma mio padre  ha per hobby di fare il meccanico, spesso combina guai con le auto e deve chiamare un tecnico di professione, oltre alla BMW abbiamo due Mini, di colore verde la mia e nera quella di mia madre  ed un fuori strada Jeep. Al primo piano a sinistra camera da letto di mio padre con bagno e ripostiglio, a destra idem di mia madre che la divide con me,  al piano superiore gli alloggi per gli ospiti, al terzo quello dei dipendenti, in soffitta con tetto spiovente le gabbie dei piccioni viaggiatori, altro hobby del barone mio padre, ora andiamo in giardino a rilassarci.” Il cinguettio degli uccelli sugli alberi rallegrava un’atmosfera silenziosa che invitava a…ed infatti Lucrezia senza preavviso incollò le sue labbra su quelle di Tiziano, subito ricambiata; anche ‘ciccio’ ebbro dell’atmosfera romantica, uscito dai pantaloni fu preso in ‘ostaggio’ dalle labbra di Lucrezia… Tiziano ed Asia avevano stretto un accordo di estrema reciproca sincerità e così il professore, al rientro a casa, informò la compagna delle  novità in fatto di sesso. Asia si mise a ridere perché anche lei aveva ‘trovato un’amica’ come lei  laureata in scienze motorie ed insegnante nella scuola media vicino casa. Tiziano mise al corrente sia Lucrezia che la madre Isabella della sua posizione familiare, nessun commento, ormai si stava sempre più consolidando la loro posizione sentimentale  tanto che erano stati autorizzati a ‘dormire’ nel ‘castello’ in una stanza riservata agli ospiti. Conclusione: “Mamma diventerai nonna!” “Non ci credevo più, speriamo in un maschietto così quell’orso  di tuo padre non protesterà più di non avere un discendente alla corona di barone. Il barone Ruggero ebbe notizia della novità: “Caro sarai  nonno dato che non riesci proprio a diventare padre, contento?” “Contento un cazzo!” fu la risposta volgare del non tanto nobile barone. Stavolta Hermes si impegnò e nacque il piccolo barone Ferdinando che conquistò anche il nonno Ruggero, era bellissimo e soprattutto era dotato di un  magnifico  uccellino…Poiché ben pochi conosceranno il greco traduco l’espressione iniziale, vuol dire: ‘evviva la…si proprio quella!

  • 29 maggio alle ore 13:35
    ANSELMO

    Come comincia: Chiamarsi Anselmo può essere una fortuna sempre che la persona corrisponda alle caratteristiche del suo nome. A parte il significato  che vuol dire ‘Elmo di Dio’ cosa che lascia perplessi  i  religiosi che si domandano cosa ci faccia Dio con un elmetto in testa… ma tralasciando il significato letterale Anselmo dovrebbe essere: persona spigliata, flessibile, disponibile,  organizzata, che fa più del dovuto, dalla compagnia piacevole e dai consigli sensati ed utili. Sinceramente penso che nessuno di noi penserà di incontrare un simile fenomeno invece esisteva: Anselmo, trentenne, abitava in viale Parioli a Roma che dal nome dava l’idea del lusso del suo attico di trecento metri quadrati con intorno piante di ogni genere ben curate dal un giardiniere per non parlare dell’interno tipo villa Hollywoodiana. Tutto merito suo? Quando mai, tutto ereditato dai genitori a loro volta beneficiari delle speculazioni dei loro antenati, insomma una razza di affaristi che con gli anni avevano ‘messo su’ un patrimonio notevole. Figlio unico di Mafalda e di Rodolfo che si erano trasferiti alla Seychelles per passare al meglio gli ultimi anni della loro vita e dove avevano acquistato una villa sul mare con relativo motoscafo per effettuare la pesca d’altura. Ovviamente Anselmo era invidiato da uomini e da donne, soprattutto queste ultime l’avrebbero molto volentieri ‘impalmato’ ma il giovane era decisamente allergico a questo vincolo e sinora era riuscito a svicolare. Il suo maggior impegno era nel seguire l’andamento di terreni, di supermercati, dei panifici, delle pasticcerie ed anche di una Scuola Guida. In fatto di auto era un nazionalista , nel suo garage sostavano una Fiat Abarth 695 da usare in città e poi un Alfa Romeo Stelvio, una Lamborghini Aventador e, come fuoristrada, una Jeep Renegate.  Usava la Lamborghini solo su circuiti , era facile con questa auto superare i limiti di velocità imposti nelle autostrade ed Anselmo ci teneva alla sua patente. Anche una Lancia Ypsilon era parcheggiata nel suo garage, la prestava (ed una volta l’aveva pure regalata) ad  amiche con cui  intrecciava qualche temporanea relazione. Anselmo era amato dai suoi dipendenti ai quali elargiva paghe e stipendi superiori a quelli previsti dai contratti di lavoro; per lui avrebbero fatto qualsiasi cosa soprattutto le commesse con cui aveva avuto anche degli episodi boccacceschi come quando  una signora addetta alle vendite al supermercato una mattina prima dell’apertura dell’esercizio, si era alzata la gonna per mostrare a tutti una ‘cosina’ pelosissima priva di mutande! Ovviamente tutto era finito in una risata generale. Un giorno Anselmo recatosi al supermercato incontrò il direttore Efisio che gli rappresentò una situazione che si era creata: due gemelle si erano presentate per cercare un posto di lavoro ma l’organico era al completo ma lui non riusciva a farle ‘sloggiare’ dal locale. Entrato in direzione Anselmo fece accomodare le due ragazze e: “Rappresentatemi i vostri problemi.” “Padrone (era il titolo con cui i dipendenti del Super lo appellavano) siamo Alida e Claudia, abbiamo bisogno assoluto i lavorare, nessuno ci vuole dare retta, abbiamo mamma ammalata grave con una rara malattia cronica, nostro padre…è a Regina Celi. Nostra madre è una lunga degente ed in ospedale ci hanno detto che non possono più tenerla, non abbiano i soldi per andare avanti né per acquistare medicine per lei indispensabili, se lei potesse…abbiamo raccontato la verità, abitiamo a Tor Bella Monaca…” “ Efisio trova un’occupazione alla due signorine …ripetetemi come vi chiamate e quanti anni avete?” “siamo Alida e Claudia, abbiamo diciannove anni.” “Datemi un documento di riconoscimento, non vorrei che foste minorenni.” Le ragazze presentarono due carte d’identità di cui Efisio fece una fotocopia e le riconsegnò alle interessate.” “Lei è un signore, se fossimo religiose pregheremo per lei ma in ogni caso…siamo a disposizione.” Una stretta di mano, Anselmo, anche se non era un Boy Scout  aveva fatto la sua buona azione quotidiana. C’era un motivo per cui il giovane aveva chiesto alla due ragazze la loro carta di identità: in passato stava per avere guai seri con una francese a nome Josephine che si era presentata alla sua Scuola Guida per conseguire la patente. Aveva presentato una ‘carte d’identité’  da cui risultava avere vent’anni. Peppe, il direttore, si era rivolto ad Anselmo in quel momento presente in ufficio per avere un suo parere circa l’età della ragazza. Anselmo, abbagliato dalla beauté della demoiselle rassicurò Peppe ed invitò Josephine a casa sua. La ragazza con i capelli tinti di azzurro e dal fisico piacevole affermò di essere un’attrice di varietà di passaggio a Roma per recitare una commedia al teatro Brancaccio e fece capire che in quel momento aveva qualche difficoltà finanziaria per motivi di famiglia. La difficoltà fu presto superata dalla baby con  Anselmo che si rifece della ‘cortesia’ pecuniaria invitando la ragazza a farle compagnia  in camera letto. Un pomeriggio di fuoco ma prima di uscire da casa Josephine, in francese ‘brandendo’ la carte d’identitè: “Imbecile, je suis mineur, j’ai dix-sept ans e te vais dènoncer pour viol.” Anselmo con uno scatto riuscì a strapparle di mano la carta d’identità, nel frattempo la ragazza aveva  aperta la porta d’ingresso ed era sparita ‘fra la pazza folla’. Anselmo preoccupato si recò alla più vicina Stazione dei carabinieri e denunziò i fatti accadutigli. Piantone era una Carabiniere a nome Attilio (Tillo) nativo della Valle d’Aosta che conosceva bene il francese, prese a cuore la situazione e telefonò al teatro Brancaccio per sapere se avessero fra gli attori francesi una certa Josephine. Risposta negativa, nessun attore francese. Anselmo , contrariamente al suo stile era proprio arrabbiato pensando ai guai che quella…avrebbe potuto  causargli,  chiese allora a Tillo  per far rilevare le impronte digitali di Josephine  lasciate in casa sua. Fu accontentato. Nel frattempo le indagini andavano avanti; da Parigi giunse la notizia che la carta di identità era falsa, le impronte digitali della ragazza inviate alla Gendarmeria di Parigi rilevarono la vera identità della giovane: si chiamava Sophie ma non faceva onore al suo nome che vuol dire saggezza. La ragazza aveva effettivamente diciassette anni e tramite amici delinquenti si era procurata il documento di identificazione falso. Anselmo trasse un sospiro di sollievo, la storia gli aveva insegnato di cercare le sue conquiste femminili solo fra le italiche mura. Si ricordò allora di una vecchia amica (vecchia si fa per dire era una quarantenne) che aveva conosciuto anni prima e: “Cara Carlotta, un soldino se riconosci chi sono.” “Sei Anselmo uno zozzone  matricolato, ancora ricordo le tue imprese ed i tuoi gusti in fatto di sesso, immagino perché vieni a bussare a stó convento.” “Si ma senza pioggia e senza vento, che ne dici di fare una scappata a casa mia in via Parioli, dopo cena potremmo…” “Non ci sono problemi, appena mi restauro un po’ sarò da te.” Il ‘restauro’ durò poco, Carlotta faceva ancora la sua ‘porca figura’, a tavola fece onore soprattutto alle aragoste ed al Pro Secco: “Vedo che hai bisogno di cibi afrodisiaci, una volta…” “È tutto in tuo onore ed ora  Melisenda accomando di aprire ad Anselmo il tuo popó!” “Non ricordavo male i tuoi gusti da sporcaccione, sarò la tua Melisenda per tutta la notte sempre che il mio popò resista…” La mattina dalle tapparelle semichiuse giunse agli occhi di Anselmo un fastidioso raggio di sole, erano le undici e Carlotta era sparita dalla circolazione portando con sé un braccialetto d’oro trovato sul comodino con un biglietto di ringraziamento per la sua prestazione. L’ottimismo aveva ripreso il sopravvento sull’umore di Anselmo che si ricordò delle due gemelle che aveva fatte assumere nel suo grande magazzino. “Efisio che fine hanno fatto quelle due ragazzine …” “Non sono ragazzine, da quando guadagnano hanno cambiato look, non le riconoscerai, sono laggiù alle casse, si impegnano nel loro lavoro a parte che…” Anselmo si diresse verso le casse ma non riuscì a riconoscere Alida e Claudia sino a che: “Padrone non ci riconosce, ancora la dobbiamo ringraziare…” Era incredibille loro trasformazione: lunghi capelli castani scuri con meches, occhi grandi truccati alla perfezione, labbra…invitanti, seno non eccessivo, minigonna… uno schianto. “Penso che qualche cliente maschio abbia avuto con voi dei problemi, forse si sarà dimenticato il resto sul bancone…”Alida: “È accaduto varie volte, ma non era una dimenticanza ma un invito palese che abbiamo respinto, non ci piace far la parte delle…ha capito, poi si sarebbe sparsa la voce…” “Belle ed intelligenti come piace a me, che ne dite di seguirmi con la vostra macchina ed andare al ristorante?” “ Niente auto solo tram e autobus ed il cavallo di S.Francesco!” Ed allora che ne dite di una Stelvio?” Le due ragazze si guardarono negli occhi: “Se tornassimo a Tor Bella Monaca con lei in quella macchina saremmo marchiate per sempre come…va bene per il ristorante ma poi ci dovrebbe lasciare un po’ lontano da casa nostra.” “Nessun problema.” Il ristorante scelto era ai Parioli, ‘Chez Mimì’ famoso per i  piatti di pesce’ Il maître fece accomodare il trio in un tavolo lontano dall’orchestra come chiesto da Anselmo e poi lasciò sul tavolo il menù ritirandosi senza parlare, solo un inchino e soprattutto nessun commento. Alida e Claudia leggendo il menù si facevano matte risate, Anselmo comprese che non riuscivano a capire di quali cibi si trattasse, le tolse d’impaccio, fece un cenno al maître che si avvicinò. “Mi scusi, posso sapere il suo nome.” “Alessandro signore.” “Bene Alessandro non scegliamo nulla nel menu, preferiamo affidarci a lei con la sola preferenza di vini italiani e di acqua non gassata.” “Grazie della fiducia, signore.” Mal gliene incolse a tutti e tre: un cameriere giunse con un carrello dove spiccavano tre piatti con al centro qualcosa che assomigliava a dei crostini con salsa verde, ma erano ben poca cosa rispetto alla fame dei tre. Altro cenno al maître: “Alessandro non si offenda ma abbiamo fame, veda di farci portare qualcosa di più  sostanzioso, magari meno sofisticato.” Alessandro aveva capito l’antifona, la successiva portata consisteva in un piatto  pieno di tortellini in brodo che fu presto ‘spazzolato’ dai tre. Il successivo fu di tagliatelle al sugo di pernice, un squisitezza innaffiate da un Amarone d’annata. Successivamente giunse sul tavolo della cacciagione con contorno di insalate cotte e crude, un ananas e poi il trionfo con uno spumante Asti De Miranda, favoloso, corredato da cannoli siciliani, evidentemente il pasticcere era  proveniente dalla Trinacria. Anselmo porse la carta di credito ad Alessandro con sotto cinquanta Euro, che l’interessato fece finta di non vedere ma che portò ad ossequi profondi all’uscita dei tre dal ristorante. “Ragazze che ne dite di passare il resto della serata da me, non è lontano, ma se avete problemi …” Alida e Claudia si consultarono poi: “Telefoneremo ad una vicina di casa per far compagnia a nostra madre ma non sappiamo come…” “Compris, nella  camera da letto rosa ci sono due armadi con abiti da donna per ogni occasione e di ogni taglia, a voi la scelta.” Le ragazze giravano per tutto l’appartamento con gridolini di meraviglia, per loro era una reggia, alla fine del ‘giro’ abbracciarono Anselmo senza parlare…”Che ne dici se indossiamo una camicia da notte?” La camicia da notte consisteva in  un baby doll di colore differente, azzurro quello di Alida e rosa quello di Claudia, sotto il baby doll…niente come nel film. Anselmo: “Mie care, abbiamo mangiato e bevuto un po’ troppo, che ne dite di rimandare a domani…” Erano le nove di mattina quanto Anselmo sentì solleticare piacevolmente il  petto da mani delicate, aprì gli occhi, si ricordò che dovevano venire a casa Emma la cameriera ed Eugenio il cuoco. “Ragazze vestitevi, stanno per arrivare i miei camerieri…sento dell’odore di caffè, una doccia, mi vesto e dopo colazione una sorpresa. Giunsero Emma ed Eugenio che salutarono le due ragazze senza scomporsi più di tanto, conoscevano il loro ‘padrone’ e gli volevano bene. “Voglio fare uno scherzo a Efisio: troverete una mascherina nei cassetti dell’ingresso ed in un armadio cappelli a falda larga, vi presente al magazzino  camuffate e vedremo.”Appena entrati il direttore: “Padrone le due ragazze stamattina non ci sono, ho telefonato a casa loro senza esito, non so che pensare.” “Non pensare nulla, te ne ho portate altre due per sostituirle, che ne dici?” “È proibito girare in città mascherate, non siano a carnevale, veda lei.” “Braciolettone non le riconosci, ragazze via maschera e cappello.” “Lei è il solito burlone ora non so che dire né che fare.” “Bravo non dire nulla, Alida e Claudia le ho… licenziate, trovane altre due al loro posto.” Efisio finalmente capì la situazione e, un pó puritano pensò che il suo padrone era tanto ma tanto ‘cochon’.  La storia cambiò la vita ad Anselmo che finalmente trovò un equilibrio sia spirituale che sessuale, il trio funzionava perfettamente, le ragazze ogni tanto ritornavano a Tor della Monaca con una delle auto di Anselmo beccandosi l’epiteto di ‘mantenute’ ma a loro poco importava. Avevano ripreso a studiare e si erano iscritte alla facoltà di medicina, la mamma era passata a miglior vita, il padre…sempre ospite delle patrie galere! La storia non finisce qui: Anselmo a mezzo di skype prese contatto con i genitori alle Seychelles, in particolare con la madre che sentiva molto la lontananza del figlio: “Mamma come state?” “Figlio mio mi manchi moltissimo ma non me la sento di fare un viaggio sino a Roma, gli anni si fanno sentire…io sono sempre in lotta con quello sporcaccione di tuo padre Vittorio che ha la faccia come il culo…sai cosa ha scovato per nascondere le scappatelle con le bellezze femminili locali? Che è colpa del suo nome che vuol dire conquistatore!” “Si mamma ma se non ricordo male il tuo nome Malfalda significa possente in battaglia, sicuramente gli renderai la vita dura.  Voglio darti le ultime novità che riguardano me: gli affari vanno bene come pure la mia vita sentimentale, convivo con due ragazze Alida e Claudia favolose sotto ogni punto di vista,  come ultima meravigliosa novità…tu e papà diventerete nonni di Rodolfo e di Mafalda che fra sei mesi verranno ad allietare la mia vita, che mi dici? “Che sei un maialone come tuo padre ma che ti voglio un bene dell’anima e faccio tanti auguri ai nascituri, ciao mi hai fatto commuovere…”

  • 29 maggio alle ore 10:36
    UNA TOY GIRL

    Come comincia: Un compagno di vita per gli  umani può essere un uomo,  una donna o, in alternativa, un animale, i tali possono esplicare la loro funzione di alleviare  i problemi della esistenza in maniera piacevole e significativa. Alberto ….seienne era diventato lamentoso, spiacevolmente lamentoso per coloro che gli stavano accanto ma aveva le sue buone

  • 29 maggio alle ore 9:22
    ALESSANDRO E ROSSELLA I PARAFILIACI

    Come comincia: Dal titolo di questo racconto qualche lettore può domandarsi se la sua cultura sia piuttosto limitata, nessuna paura: il termine di origine greca viene dalle parole parà che significa oltre e filia che vuol dire amore, siete al punto di prima? Seguitate a leggere il racconto, capirete. Alessandro e Rossella si erano conosciuti a scuola al liceo classico, all’università lui iscritto in Agraria e lei a Dietistica. Finiti gli studi universitari Alessandro aveva trovato subito un’occupazione nella sua materia in quanto c’era in Italia un ritorno alla terra, Rossella aveva aperto uno studio frequentato soprattutto da signore che volevano migliorare la loro silhouette.  Al loro matrimonio civile uno dei testimoni era stato  Alberto, un loro compagno di studi che aveva scelto la facoltà di medicina e poi di psicologia. Alessandro,  da sempre inveterato moquer prendeva per i fondelli Alberto affermando che gli psicologi, a forza di frequentare i matti, diventavano loro stessi dei dementi, nessuna offesa erano molto amici. Alessandro e Rossella erano stati fortunati, i relativi genitori, economicamente agiati, avevano acquistato a nome dei nubendi un’abitazione in viale Europa a Messina e l’avevano pure arredata con mobilia seguendo i gusti dei due giovani. Alberto volle vendicarsi delle continue prese in giro di Alessandro dando un suggerimento ai due sposi circa la località dove passare la luna di miele: in Francia a Cap-d’Agde in un campo di nudisti e scambisti! Mentre lo sposo accettò con entusiasmo, Rossella era titubante, non era una puritana ma farsi vedere nuda da estranei tuttavia accettò, se lo poteva permettere, aveva un bel viso come pure il corpo. Alessandro era più massiccio,  in passato  ‘aveva  donne a profusione e ne faceva collezione’ come nella filastrocca di Petrolini. Una bella giornata di sole  allietò il viaggio di Alessandro e Rossella con la loro Volkswagen Touran avevano fatto tappa a Firenze e poi, grazie alle indicazioni del navigatore satellitare il pomeriggio erano giunti a Cap-d’Agde accolti calorosamente da Pierre direttore della struttura, parlava italiano. “Gli italiani sono i nostri ospiti di maggioranza soprattutto le signore fanno sempre bella figura (una sviolinata per accattivarsi la simpatia dei turisti.) Accompagnati da un inserviente raggiunsero una dépendance ben arredata:  letto matrimoniale, divano,  due poltrone, un televisore ed un bagno personale. Alessandro e Rossella si misero a ridere, era l’ora del denudamento, Rossella indossò un paio di occhiali scuri e, presa di coraggio si mischiò col marito in mezzo alla ‘pazza folla’ come da romanzo di Thomas Hardy. Il nudo era obbligatorio in tutti i locali tranne al ristorante dove era facoltativo. I tavoli erano per quattro persone, mentre i due erano alla seconda portata furono raggiunti da una coppia un po’ particolare: lei piccolina ma ben fatta lui longilineo capelli tagliatI a zero dai lati come da moda corrente. “Pouvons-nous asseoir à votre table?” “Signore capisco poco il francese, siamo italiani.” “Che piacere incontrare dei connazionali a millecinquecento chilometri di distanza, siamo Giorgia e Marcello di Milazzo.” Risata da parte di Alessandro e di Rossella che si presentarono: “Abitiamo a quaranta chilometri di distanza, siamo di Messina. In viaggio di nozze, è la prima volta che andiamo in una resort di nudisti, mia moglie ancora non si è abituata.” “Noi siamo dei veterani, abbiamo conosciuto molte persone anche di altra nazionalità, ci sentiamo liberi di essere noi stessi sempre nei limiti del buon gusto.” Alessandro e Rossella si alzarono e: “Che ne dite di una passeggiata digestiva?” Marcello era titubante: “Andate avanti voi, vi raggiungerò.” Alessandro: “Se ti senti male chiamiamo un medico.” “Il mio è un altro problema…” “Dicci tutto, siamo connazionali, se non ci aiutiamo fra di noi…” “Spero che siate degli anticonformisti: il problema è che in atto ho una erezione dovuta al profumo che emana Rossella, non mi è mai accaduto ma…” Stupefazione generale da parte degli altri tre e poi Alessandro: “Pensavo ad un tuo malore, ‘res cum ita sint’ , stando così le cose noi  ci allontaniamo, ci rivedremo dinanzi all’ingresso della nostra abitazione che confina con la vostra. “Durante il tragitto Alessandro col solito spirito dissacrante: “Cara fatti annusare vediamo se riesco a migliorare le mie prestazioni.” Rossella e Giorgia si erano prese a braccetto, nel frattempo Marcello aveva ritrovato la sua normale posizione sessuale. “Ti chiedo scusa, non volevo mancare di rispetto a tua moglie.” “Chiamami Ale, non ti porre problemi, io e mia moglie non siamo dei parrucconi puritani cattolici anzi li abbiamo sempre derisi.” Le due signore ritornarono dalla passeggiata, inaspettatamente Rossella abbracciò Marcello: “Anche tu hai un profumo allettante, siamo pari. Andiamo all’interno del vostro alloggio,  accendete la TV, in un canale c’è sempre della musica.”  C’era della musica romantica  adatta all’atmosfera che si era creata, Marcello e Rossella si catapultarono sul lettone e diedero il via ad uno spettacolo degno del kamasutra, Giorgia in disparte, disse di avere le mestruazioni. Ale seduto su una poltrona seguiva le evoluzione dei due improvvisati amanti, questa volta era lui quello che provava un piacere intenso e dinanzi allo spettacolo di Rossella e Marcello, una emozione  mai provata prima di allora dovuta al vedere sua moglie fare sesso con un altro, insomma si trovò ad essere un ‘cocu satisfait’. Finito il lungo show ritorno di Giorgia e Marcello al loro alloggio, i quattro ognuno per proprio conto provavano sentimenti diversi. Dopo un sonno ristoratore e distensivo era giunta l’ora di cena. A tavola Ale riprese il suo spirito di dileggiatore: “Forse è meglio che Marcello si segga vicino a me…” A questo punto Giorgia volle dire la sua: “Mi hanno chiamato la ‘Venere tascabile’ per la mia statura come nell’omonimo  film con Françoise Arnould, ne sono orgogliosa anche perché …sono piuttosto brava in campo sessuale, dopo  cena ve ne darò una prova.” Ovviamente , dato il precedente di sua moglie Ale si sentì chiamato in causa ma Rossella propose di andare prima al negozio interno per fare degli acquisti. Volle comprare un  costume, qualcosa che lasciasse intravedere gran parte delle sue ‘grazie’, praticamente avvolta in veli molto trasparenti che lasciavano intravedere tutto il suo ‘ben di Dio’. “Penso che lo indosserò anche a Messina.” “In spiaggia ci sono pure i vecchietti, sarai colpevole di un loro infarto!”  Risata generale e poi rientro alla ‘tana’ di Giorgia e di Marcello. Senza por tempo in mezzo Giorgia si buttò su Alessandro e dette prova di ‘valentia’ posizionandosi sopra il suo corpo con movimenti verticali, orizzontali, circolari che portò alle stelle l’interessato ma anche Marcello che avvertì la stessa forte eccitazione provata a suo tempo da Alessandro. Le fatiche sessuali lasciarono piacevolmente senza forze gli interessati che i giorni seguenti seguitarono nei loro ‘giochetti’. “Domani partiamo, facciamo la strada insieme con  tappa a Firenze.” Dopo aver traghettato da Villa San Giovanni a Messina le due coppie si lasciarono con baci ed abbracci con la promessa di rivedersi in futuro. L’avventura aveva lasciato degli strascichi nella mente di Ale e di Rossella dietro consiglio della quale fu invitato a pranzo l’amico psicologo Alberto. Cibi leggeri per cercare di perdere i chili di peso acquisiti durante il soggiorno in Francia. Alberto fu messo al corrente delle esperienze sessuali di Alessandro e di Rossella e fu chiesto il suo parere di psicologo. “Voi avete provato quello che in gergo medico si definisce  Triolagnia o Parafilia dal greco parà oltre e filia amore. Nel vostro caso l’uomo viene chiamato bull, la moglie sweet ed il marito cocu cuckold. La situazione ha diverse interpretazioni a seconda della mentalità dei giudici. I benpensanti moralisti parlano di queste relazioni con disprezzo e vergogna da correggere con cure psicologiche, le persone di mentalità libera accettano questi rapporti anzi ne provano benefici psicologici, li considerano un antidoto alla noia sessuale che arriva col tempo fra due persone di sesso diverso sempre che ci sia accondiscendenza del proprio partner, se i due sono sulla stessa lunghezza d’onda  il loro rapporto si rinforza. Da psicologo laico sono di questo secondo parere, l’aiuto dello psicologo dovrebbero riguardare i casi gravi come i killer seriali ed altri reati rilevati che riguardano tutta la società. Potremo prendere in considerazione quei paesi mussulmani in cui gli omosessuali vengono curati da medici ignoranti o in mala fede, ovviamente senza risultati, occorre partire dal presupposto che non si può cambiare la natura degli esseri umani, non penso che nel vostro caso ci sia qualcosa da mutare. “ Alberto se ne stava andando ma i due si accorsero che qualcosa era cambiato in lui, si era troppo immedesimato nel caso e la conseguenza era di un ‘bozzo’ eccessivo nei suoi pantaloni. Rosella consultato con gli occhi il marito, dietro un suo cenno di assenso prese fra le mani il volto di Alberto e cominciò a baciarlo per poi spostarsi sul divano. Alberto era si uno psicologo ma anche un essere umano, anche se il fatto era contrario al modo di agire di un medico, si lasciò andare, in fondo si trattava di amici. Rossella dietro fondo alle sue esperienze di donna sessualmente evoluta, Alberto, a digiuno da tempo partecipò in maniera totale ed i due restarono uniti in amplessi vari per circa un’ora. Alessandro si masturbò varie volte ‘rifugiandosi’ nella bocca di Rossella. Finale prevedibile fra i tre che riuscirono a trovare un’intesa  assolutamente anticonformista ma estremamente piacevole.

  • 28 maggio alle ore 22:42
    Ispirato

    Come comincia: Giorgio guardò il foglio bianco che aveva davanti, avrebbe dovuto riempirlo di parole, pensieri, concetti, storie, ma in testa aveva il vuoto... Eppure avrebbe dovuto presentare il lavoro entro un mese, come da contratto, ma nulla... Niente usciva dalle sue mani. Continuava a scrivere e cancellare, gli sembrava tutto così già letto, già sentito, retorico... Era come se il suo spirito guida lo avesse abbandonato, era come se l'ispirazione navigasse nel vuoto profondo della sua mente... Apri l'ennesima birra nella speranza che l'ebbrezza dell'alcool lo aiutasse a trovare qualche idea, qualche spunto, qualche pensiero che si trasformasse in storia... Ma niente... Eppure sentiva che nel profondo del suo animo la storia giusta era presente, lì a portata di penna... Tra un sorso e l'altro di birra respirava profondamente, in attesa che quel qualcosa si scatenasse e finalmente l'arte che era nell'aria lo attravessasse e tramite le sue dita diventasse reale, anzi finzione della realtà o reale finzione.. si accese un'altra sigaretta e attinse pienamente dalla bottiglia di Leffe... Chiuse gli occhi e cerco di trovare una qualsiasi connessione... Un qualsiasi ponte che lo connettesse con l'irreale, con il surreale o con una realtà amplificata da emozioni... Ma nulla il foglio restava disperatamente bianco, e la sua immaginazione navigava alla deriva, come un aquilone in balia del vento, strappato dalle mani della sua guida... Niente... Il cestino a fianco della scrivania era pieno di fogli con parole sottolineate e poi cancellate, fogli che per lui erano una continua deludente sconfitta ... Ma improvvisamente una luce... Una ispirazione... Una sola parola... Prese la penna, un nuovo foglio bianco e scrisse il suo romanzo, scrisse.... "Fine"...

  • 28 maggio alle ore 17:27
    IL MIO PAESE

    Come comincia: Tema da svolgere a casa agli alunni: ‘Il mio paese.’ Il professore di italiano non aveva dimostrato gran fantasia nello scegliere l’argomento del tema, in ogni caso era piuttosto facile parlare di luoghi comuni per uno studente che frequentava la quinta ragioneria dell’Istituto Leonardo da Vinci a Roma. Era il caso del nostro ‘ eroe’ che, diciannovenne era un bel ragazzo, alto un metro e ottanta, sempre ben vestito, simpatico a colleghi e colleghe di scuola, che guidava una Fiat Abarth 550, frequentava la pista di Go Kart di Ponte Galeria, era tifoso della Roma e la domenica si ‘mischiava’ fra i tifosi ultra? Uno dei tanti solo un po’ più scuro di pelle ma era un particolare non importante ma, qualora  si fosse chiamato, come effettivamente si chiamava Kamil proveniente da famiglia nigeriana? C’erano in giro alcuni  cog…ni di estrema destra del circolo Casa Pound che odiavano gli stranieri soprattutto quelli di lingua araba alcuni dei quali, una volta incontratolo in una via oscura di Roma avevano tentato di malmenarlo ma male gliene  incolse in quanto Kamil portava sempre con sé sempre un ‘nunchakun giapponese consistente in tre pezzi di legno collegati con una catena, molto efficace se maneggiato da uno pratico come Kamil. I cotali in futuro si sarebbero ben guardati di rinnovare le loro aggressioni se  avessero rincontrato il giovane. Perché il padre Jamal insieme alla consorte Alaba aveva lasciato la natia Nigeria per rifugiarsi venticinque anni prima in Italia?  Motivi politici che però, in quanto proprietario di pozzi petroliferi non gli avevano mutato lo stile di  vita da riccone. I tre abitavano in via del Foro Italico. Jamal si era assuefatto da subito al vivere all’occidentale, per le sue scappatelle erotiche si era affittato un bilocale in via Ruggero Fauro mentre la moglie, molto ligia  alla religione islamica seguitava ad indossare il Niqab quando usciva di casa, unica eccezione quando col marito si recava al teatro dell’Opera di Roma, Jamal era un patito dell’Opera. Kamil  nell’espletare il tema ‘Il mio paese’ tralasciò completamente il suo di origine che, fra l’altro conosceva solo come lingua e da quello che da piccolo gli era stato descritto dalla madre ma riferì la vita che conduceva a Roma da perfetto integrato nel sistema occidentale. Fra l’altro non amava molto le ragazze musulmane integraliste per un semplice motivo: per ‘combinarci’ qualcosa se le doveva sposare, situazione da lui aborrita in senso totale! Ma ci sono sempre le eccezioni anche se non volute. Vicino al suo istituto scolastico c’era in via Cavour una scuola di liceo scientifico  frequentato  anche da pulselle degne di approccio,  una in particolare aveva colpito Kamil che corrispondeva ai suoi canoni: era una giovane alta, longilinea,  abbigliata in nero, l’aveva notata allorché era andato a trovare un amico all’Istituto Cavour. Ciò che lo aveva molto colpito erano i suoi occhi che definì ‘magnetici’, certo nel suo modo di agire non dimostrava di essere molto socievole ma le cose difficili per il nostro simpaticone erano le più prelibate. Unica sorpresa, all’uscita dalla scuola la ragazza indossò lo Chador il velo neo islamico, c…o una musulmana! Ripresosi dallo stupore la seguì sul bus 708 standogli vicino ma non tanto da farsi notare, voleva conoscere dove abitasse. Il bus ad un certo punto frenò bruscamente per non colpire un pedone che gli aveva attraversato la strada, la ragazza col biglietto in mano ma non  ancorata ad alcuno appiglio cadde a terra, premurosamente Kamil l’aiutò a rialzarsi intascando nel contempo il suo biglietto del bus. Dopo frettolosi ringraziamenti la baby voltò le spalle a Kamil. Caso volle che due controllori entrassero uno dalla porta anteriore ed uno da quella posteriore. Ovviamente alla richiesta del ticket la ragazza non lo trovò malgrado le ricerche dentro lo zaino che portava in spalla, disperata per la brutta figura si disse pronta a pagare la multa ma in quel momento Kamil fece la sua bella figura presentando ad un controllore il biglietto della ragazza aspettandosi i ringraziamenti da parte della stessa, quando mai. “Lei si aspetta i miei ringraziamenti, se li può scordare…ho capito la sua manfrina!” Kamil non si arrese: “Per essere una nigeriana usa con molta proprietà i termini italiani!” “Ecco ora ho trovato un indovino, come fa a sostenere che sono  nigeriana’” “Dalla bandiera verde, bianca e verde che ha attaccato al suo zaino.” “Un appassionato di geografia, complimenti ma tutto finisce qui.” “Io speravo…” “Spero, promitto e iuro vogliono sempre l’infinito futuro!” “Vedo che conosce il latino, avrei bisogno di ripetizioni, in questa lingua sono un po’ scarso.” “Allora frequenta il liceo classico, non l’ho mai vista al mio istituto.“ “A dire la verità sono iscritto a  ragioneria…” Sorriso di scherno da parte della baby: “Da quando in qua a ragioneria si studia latino, lei ha modi penosi per attaccar bottone.” “Me ne suggerisca uno lei.” “Si, i ad patres! Non penso che capisca il ‘latinorum’ di manzoniana memoria.” “Invece ho compreso che mi ha mandato bellamente a …Vede non sono il solito moscone, preferisco essere paragonato ad un farfallone bestiolina più simpatica, seriamente quello che mi ha più colpito di lei sono i suoi occhi, specchio dell’anima, occhi che hanno uno sguardo intenso, sensuale, esprimono personalità e disponibilità verso le persone che gli sono simpatiche, totale respingimento per gli antipatici…” “La ragazza non rispose subito, era stata colpita dalle parole di Kamil e quando  scese ad una fermata vicino casa: “Va bene, mi arrendo sono Ade, come da lei affermato sono nigeriana. “ Io Kamil suo connazionale.” “Questa si che è una sorpresa, un premio: questo è il mio biglietto da visita con il numero del cellulare, ma non si faccia troppe illusioni.” “Grazie della sua…devo ritornare vicino al mio istituto per riprendere la mia Fiat Abarth 595, che spero in un futuro possa ospitare la sua figura deliziosa.” Dopo un saluto con un cenno della mano, la baby sparì in un portone, Kamil fu fortunato, di lì a poco passò un bus, lui era sempre munito di biglietti per evitare storie con i controllori, si mise a sedere sino all’arrivo vicino alla sua auto posteggiata bellamente in divieto di sosta, altre autovetture ‘mostravano’ sul parabrezza un biglietto di contravvenzione, la sua una busta con dentro cinquanta Euro con fuori una scritta: ‘alla attenzione dei signori controllori’, alcuni dei quali Kamil aveva conosciuto personalmente e quindi…La furbata finora era andata sempre a buon fine! Salito in auto Kamil si accorse di non aver chiesto il nome alla ragazza, lo rilevò dal biglietto da visita: ‘Ade’. Gli venne da ridere, quel nome nella religione pagana significava Inferno, sicuramente alcuni ragazzi l’avevano presa in giro, lui pensò di far finta di nulla, la baby poteva essere suscettibile. Un pomeriggio: “ It is Kamil who ask fora n audience with the Holy See to invite you to a trip to the sea.” Tradotto: “È Kamil che chiede udienza alla S.V. per invitarla ad una gita al mare.” Risposta: “You can forget about it!” “Te le puoi scordare!” “I’m ready to comply with any of your requests.” “Sono pronto ad accondiscendere a qualsiasi richiesta.” “Worse for you, okay Saturday at fifteen.”“Peggio per te, va bene sabato alle quindici.” Alle quattordici e trenta Kamil era sotto casa di Ade la quale, vistolo dalla finestra lo raggiunse. Era abbigliata con un Burkini azzurro che le lasciava intravedere solo il viso. Kamil fece buon viso a cattivo gioco ma dall’espressione del suo viso Ade: “Che ti aspettavi un bikini, sono sempre una musulmana.” Kamil mise in funzione il navigatore satellitare e senza fatica, seguendo le indicazioni di una voce femminile raggiunse S.Marinella percorrendo l’Aurelia. Uno stabilimento di lusso, nessuno fece commenti sul costume di Ade  la quale dopo una mezz’ora che era al sole: “Vado in cabina, ho portato dell’aranciata.” Altro che aranciata,  Ade  si presentò dinanzi  Kamil indossando un bikini alla brasiliana. Il giovane cercava di far finta di nulla ed allora la baby: “Mi aspettavo un assalto all’arma bianca, ti vedo indifferente!” “Ti sbagli di grosso, un mio ‘amico’ è sull’attenti, con te non so più come comportarmi.” “L’ho fatto apposta, volevo vedere la tua reazione, sei stato signorile e te ne ringrazio, ma non te ne approfittare del fatto che mi sto innamorando di te, sono sincera ma tutto a suo tempo.” Ovviamente l’amico’ di Kamil ritornò alla posizione di riposo, aveva capito che, per dirla alla romana: ‘non c’era trippa pè gatti!’ Improvvisamente il sole cominciò a calare, si era fatto tardi, Ade si rivestì col Burkini, Kamil parlò in arabo con la madre, spiegando la sua attuale posizione e chiedendo a lei di intercedere presso Yoruba, la mamma di Ade, affinché la ragazza potesse restare a dormire a casa loro. Le mamme erano sulla stessa ’lunghezza d’onda’ ed il permesso fu concesso. Alaba era particolarmente felice della scelta di suo figlio, prestò alcuni capi di vestiario ad Ade, compresa una camicia da notte ma impose che la ragazza dormisse con lei nel lettone e Kamil? Col padre! L’amicizia fra Kamil ed Ade portò ad una maggiore vicinanza fra i loro genitori che man mano si rafforzò tanto di decidere di comprare una abitazione insieme fuori dal centro abitato. Fu scelta una villetta a Casabianca, casa circondata dal verde, da aranceti e con accesso al mare, un vero Paradiso. Anche Hassan padre di Ade in Nigeria era proprietario di pozzi petroliferi e quindi la pecunia non era un problema per le due famiglie, la questione era quella della posizione dei due ragazzi che ogni giorno di più si frequentavano ed andavano a scuola con la Abarth di Kamil e talvolta rientravano a casa solo a pomeriggio inoltrato. Riunione fra le due signore (anche fra i musulmani le donne hanno il loro preponderante potere in famiglia) e decisione unanime: i due ragazzi dovevano contrarre matrimonio ma senza invitare nessuno della comunità nigeriana che era in numero eccessivo e troppo invadente e quindi…Idea di Ade: matrimonio sulla spiaggia antistante la loro villetta consistente per i due nubendi di saltare su un fuoco acceso sull’arena, quel salto voleva significare un passaggio importante della vita dei due giovani: il primo rapporto sessuale. Tutti d’accordo una sera al buio totale (si era nel mese di novembre) Jamal ed Ahhan muniti di legname e di una tanca di benzina accesero il fuocherello, Ade e Kamil con in testa una corona di fiori dovevano saltare il fuoco e così essere dichiarati marito e moglie. E qui venne fuori la ‘cattiveria’ di Kamil che: “Secondo la nostra legge la sposa deve essere vergine altrimenti sarà decapitata!” Ade al momento rimase senza fiato, se era una battuta era una battuta infelice, non accettabile e così Kamil si prese del: feroce, crudele,  torvo, truce ed altri azzeccati aggettivi che Ade gli ‘riversò contro. Il giovane non si fece impressionare e dichiarò la sua non sicurezza di volersi sposare. Jamal: “Ragazzi come inizio andiamo male, non  fate i bambini, se non volete sposarvi ognuno per conto vostro, lasciate perdere le sceneggiate ed ora tutti e due dinanzi al fuoco, per primo Kamil, sbrigati che fa freddo.” Il giovane voleva fare il duro ma saltò il fuoco, Ade: “Mi rifiuto di sposare uno che mi ha insultato, non so quale futuro mi aspetta!” “Le madri in coro: “Un futuro pieno di schiaffoni, siamo stanche di sentire le baggianate di due irresponsabili, se non andrete d’accordo avrete la possibilità del divorzio!” E il matrimonio fu,  seguito da una cena sobria e poi Alaba: “Ragazzi quella è la vostra camera da letto, buona notte…” Kamil dinanzi alla sposa si fregava le mani, “Eh eh, e mò come ti metti?” Ma ormai le schermaglie  erano finite, Kamil fu molto delicato, Ade gliene fu riconoscente baciandolo a lungo, erano fatti l’uno per l’altra anche se un po’ litigiosi. ‘Venne l’estate’ come da canzone di De Andrè, i due ragazzi notarono un notevole ‘avvicinamento’ fra i loro genitori,  per il weekend  il venerdì partivano con la Mercedes di Jamal o con la Lexus di Hassan  ritornando la domenica sera, c’era fra loro un clima di complicità notato da Ade: “I nostri genitori sono diventati troppo amici, l’ultima volta ho visto che mia madre era seduta al posto del passeggero  della Mercedes di tuo padre ed il contrario con la Lexus, mi sa…” “Non fare la maligna, i nostri genitori sono persone serie!”  Ade poco convinta una notte andò a sbirciare nella camera matrimoniale dei suoi genitori e, meraviglia delle meraviglie accanto a sua madre Joruba c’era…Jamal, nessun dubbio, alla faccia della serietà, come si diceva in inglese quello scambio? In ogni caso avevano scelto la libertà completamente negata da alcune religioni oscurantiste. Kamil accettò la verità minimizzando: “Forse un giorno anche noi…” “Provaci e mal ti finirebbe, io sono una tigre gelosa.” “Ed io un mandrillo arrapato…” “Un mandrillo che finirebbe senza attributi maschili…” Kamil comprese che in famiglia sarebbe stato sempre il numero due…

  • 28 maggio alle ore 17:01
    TUTTO È BENE QUELLO CHE...

    Come comincia: Alberto un pomeriggio stava passeggiando in via Risorgimento a Messina quando, passando dinanzi ad un negozio di biancheria intima ricordò di dover acquistare degli slip. All’interno c’erano due signore che stavano perdendo tempo nello scegliere delle magliette. Quando si decisero e ‘sloggiarono’ Alberto si trovò dinanzi alla ragazza longilinea, piuttosto alta vestita di nero, priva di trucco in viso e dall’aria triste, doveva esser molto giovane e quell’aria dimessa era inusuale ai tempi d’oggi quando le signorine si riempiono di piercing e di tatuaggi. Alberto nel ragionare doveva aver perso del tempo e fu richiamato da un: ”Posso esserle utile?” “Mi occorrono tre slip.” “Non preferisce dei box, sono più alla moda.” “Io sono ancora ‘ancorato’ai vecchi e simpatici slip, misura cinque.” “Mi sembra una misura eccessiva per lei.” “Vorrei provarli, col suo permesso vado in camerino.” Al rientro dinanzi al bancone: “Aveva ragione lei, la quattro va bene.” Alberto era stato colpito dall’aspetto della giovane, volle rivederla ed il pomeriggio successivo si presentò in negozio, era vuoto.” Signorina mi occorrono due paia di calzini rossi e due marroni, porto il quarantuno di piede.” “Non mi dica che vuole provarli come ha fatto con gli slip  ieri.” Un pallido sorriso era apparso sula volto della signorina. “Non penso…mi cambia cinquanta Euro? Grazie e arrivederci.” E l’arrivederci fu il pomeriggio successivo. “Oggi mi occorrono tre magliette misura quattro.” “Che ne dice di guardarsi intorno e vedere tutto quello che le occorre…” Al silenzio di Alberto proseguì: “Non capisca male, non volevo essere garbata, sono Leda, faccia con comodo.” “Io sono Alberto, non mi sono offeso ho il senso dello humour, le debbo confessare che più della merce mi interessa…io abito qui vicino in via Centonze, sono di passaggio.” “Io non sono in vendita ma se le fa piacere venga in negozio, , ci sono pochi clienti, la crisi si fa sentire.” Per Alberto passare a vedere Leda in negozio era diventata un’abitudine alla quale si era abituata anche la ragazza. “Che ne dice se stasera ceniamo insieme, qui vicino c’è un ristorante in cui hanno una cucina casalinga, io benché orfano ricordo ancora i sapori della cucina di mia madre.” “Vada per la cucina di sua madre, io chiudo il negozio alle diciannove, abito qui sopra al quinto piano, le do anche il numero del mio telefonino, a stasera.” Ad Alberto non parve vero aver ‘strappato’ un appuntamento a Leda che si presentò sempre vestita di nero e senza trucco ma era molto affascinante.  “Sono amico del padrone, Flavio…” “Amico mio benvenuto, è da tempo…vedo che sei in buona compagnia.” “Ottima direi è… (è una vecchia battuta di Carosello), ci affidiamo a te per il menu” Dopo un quarto d’ora si presentò al loro tavolo Omar un giovane marocchino che Flavio aveva assunto come cameriere, portava due piatti di un brodetto che alla sola vista faceva venire l’acquolina in bocca. In seguito Omar si presentò con pesce alla griglia spinato ed una frittura di gamberi poi un’insalatona e solito ananas con finale un caffè lungo, caldo aromatico, Flavio aveva fatto onore alla fama del suo ristorante. Omar da parte di Leda ricevette una mancia di cinquanta Euro, moneta che il marocchino girò fra le mani incredulo e poi un inchino di ringraziamento. “In giro fa freddo, preferisco rifugiarci a casa mia, come ti ho detto abito sopra il negozio ma…non sperare nulla!” “Io non spero…” “Dal tuo sguardo grifagno…” “Mai nessuna mi aveva detto che ho uno sguardo ….” “Questo bel calduccio invita a …rilassarsi, io sono rilassato e tu…” “Gutta cavat lapidem, ci stai riprovando…” “Dare da mangiare agli affamati, è un’opera di misericordia, non sei religiosa?” “A parte la religione, la tua è un'altra genere di fame, seriamente non me la sento, ti avvertirò io quando…” E così il buon Alberto andò in bianco! “Una sera di sabato Leda era particolarmente triste, Alberto: “Confessati con l’Albertone tuo, si fa per dire, dimmi quel che ti porta a tanta inquietudine.” “È un fatto accaduto mesi fa, mio padre era il padrone di una falegnameria in via don Blasco, un giorno mentre tagliava un pezzo di legno si è avvicinato troppo alla sega elettrica ed….è morto, una morte atroce, non mi hanno fatto vedere il suo cadavere, da allora le cose sono peggiorate, mia madre è risultata affetta da ‘sclerosi multipla’, non poteva essere ricoverata troppo a lungo in ospedale e quindi ora si trova in una casa di cura per lungo degenti, sono sola ma…” “Ho capito, è piovuto sul bagnato, volevo invitarti ad una gita a Parigi organizzata dal Comune di Messina dove sono impiegato, ho accettato per il prezzo particolarmente conveniente.” “Buon viaggio sono contenta che almeno tu possa svagarti.” Aereo da Catania fino all’aeroporto Charles De Gaulle’  di Parigi e poi in pullman sino all’albergo De La Paix, in serata riposo dopo la cena all’interno dell’hotel. La Torre Eiffel si trovava  a cinquecento metri dall’albergo, Alberto prima di salire sulla celebre torre, passando dinanzi ad una edicola: “Monsieur je voudrais un journal italien.” “Io parlo italiano, le posso dare il ‘Messaggero’ e poi una pubblicazione particolare dato che lei è italiano.” L’opuscolo  era una rivista di donne ‘scollacciate’, particolarmente una foto colpì Alberto, era in prima pagina ed assomigliava in modo notevole a Leda col titolo: ‘Une beautè de Messine (Sicile) solo che la ragazza era truccatissima e quindi Alberto scartò l’idea che fosse lei.  Alberto si mise un tasca la rivista, visitò in una settimana i luoghi più cari ai turisti e all’ottavo giorno fece il viaggio inverso rispetto all’andata ritrovandosi a casa in una serata uggiosa. Per prima cosa telefonò a Leda: “Novità?” “Ci possiamo vedere domani sera, stasera vado a trovare mia madre.” Era una scusa, Leda per mantenere se stessa e la genitrice si era messa in mano ad un prosseneta di nome Adelfo con abitazione a Musolino sui Peloritani che  ad ogni ‘incontro’ con un professionista del porno gli ‘mollava’ cinquemila Euro. Leda aveva avuto una motivazione importante per prendere quella decisione, era per soddisfare il bisogno  di sopravvivenza,  esigenza impellente quanto essenziale era stata la ragione  a spingerla a realizzarla, la mancanza di soldi. Ovviamente durante gli amplessi venivano girati sia un filmino che delle foto. Adelfo aveva preteso da Leda di firmare un contratto in cui lei,  qualora avesse rifiutato le sue ‘prestazioni’ doveva pagare una penale di cinquantamila Euro, la ragazza nel contratto aveva fatto aggiungere di voler  lei scegliere  le persone con cui avere rapporti sessuali. Leda non aveva messo al corrente Alberto di quella parte importante della sua vita, anche se poteva avere rapporti sessuali di suo gradimento non voleva più saperne, si era innamorata di Alberto ma quel contratto scritto… La situazione era a quel punto. Il pomeriggio successivo alla vista dell’amato Leda lo abbracciò e: “Devo raccontarti quanto mi è successo: il giorno dopo che tu sei partito si sono presentati in negozio tre brutti ceffi che mi hanno obbligato ad aprire la porta di casa mia, cercavano qualcosa che non hanno trovato, mi hanno lasciato la casa in subbuglio, non li ho denunziati, non sapevo nemmeno chi fossero o almeno…Quei tali hanno frugato particolarmente in questo armadio che abbiamo alle spalle, l’ha costruito mio padre che mi confidò che all’interno c’era una sorpresa, non mi sono mai interessata di scoprila ma il giorno stesso della perquisizione, nel togliere un cassetto e dopo aver fatto scorrere un piccolo pannello in basso ho scoperto una cavità, dentro tanti Euro ed un biglietto con una numero di cellulare, questa era la sorpresa di cui parlava mio padre.” “Che intenzione hai di fare?” “Non mi resta che comporre il numero del telefonino, lo farò dinanzi a te.” “Sono la figlia di…ho bisogno di parlare con qualcuno amico di mio padre.” “Domattina.” La conversazione fu interrotta. Come promesso dall’anonimo interlocutore per telefono, la mattina dopo una Jaguar si fermò dinanzi al negozio di Leda, ne scese uno dei due occupanti, sicuramente un mafioso,  che fece cenno alla ragazza di venire fuori dal negozio.  Senza presentarsi: “Dimmi quello che ti è accaduto.” Leda raccontò sia della perquisizione subita che del fatto che era costretta a …Il cotale, peraltro elegantissimo risalì in macchina. La sera sul telefonino di Leda apparvero due ‘OK’ bisognava interpretarli.  Leda capì tutto quando telefonò ad Adelfo per un incontro. “Da ora in poi sei libera, ho stracciato il tuo contratto.” Un evviva dentro di sé da parte di Leda. Il sabato sera successivo: “Domani gran giorno, pranzo leggero e poi e poi e poi…” Finalmente Leda si era sbloccata, ‘ciccio’ percepì che per lui c’era della ‘pappatoia’ in arrivo ed esultò come solo lui sapeva fare. “Calma amico mio, ancora siamo a casa nostra!” Alberto e Leda decisero di sposarsi, la neo sposa riprese a truccarsi, a vestirsi di abiti con colori vivaci e dopo nove mesi mise al mondo una piccola e bellissima ‘Ledina’ cui venne imposto il nome di Anna che vuol dire molto desiderata. Gran festa con tutti gli amici dei due genitori, ovviamente esclusi quelli ‘particolari’di Leda!

  • 28 maggio alle ore 10:59
    IL CIRCOLO DEGLI ZOZZONI

    Come comincia: Facevano parte del ‘Circolo degli Zozzoni’ non delle persone ‘litigate’ con l’igiene ma degli anticonformisti in senso sessuale. Per lo più benestanti, la maggior parte abitavano a Borgo Pinti a Firenze. Fra di loro vi erano anche delle persone cosiddette normali per lo più impiegate in uffici pubblici e privati. Cosa poteva capitare di peggio ad una ragazza timorata di Dio? Dover frequentare il circolo suddetto non per sua scelta ma per decisione  del marito. Cristiana era una ventenne figlia di Lorenzo, direttore di un Ufficio Postale e di Laura casalinga che sino al diploma di ragioneria era stata in collegio in un istituto religioso. Era tanto devota alla fede cattolica da pensare di farsi monaca ma un episodio increscioso accadde nell’istituto dove la ragazza era interna. Un giovane prete nominato confessore delle suore aveva avuto una liaison con la madre superiora, scoperti sul fatto i due furono ‘consigliati’ dal Vescovo di tornare allo stato laicale, lo stesso alto prelato riuscì a non far trapelare la notizia al di fuori dell’istituto ma Cristiana ne fu turbata tanto da rinunziare ai voti. Un lutto tremendo colpì la ragazza,  i suoi genitori invitati a pranzo dal contadino che conduceva un loro terreno, malgrado le assicurazioni del fittavolo di loro innocuità mangiarono dei funghi velenosissimi, persero la vita dopo due giorni di ricovero in ospedale, solo un trapianto di fegato avrebbe potuto salvare la loro vita ma non c’erano donatori disponibili. Cristiana per rispetto dei suoi genitori fu assunta come impiegata all’Ufficio Postale del padre, il resto della giornata lo passava nella casa ereditata dal genitore, in solitudine, strettamente vestita di nero. In ufficio, aveva attirato l’attenzione di Giovanni (Vanni per gli amici) che aveva preso a farle una corte discreta. Intrisa della mentalità della sua famiglia che una ragazza non deve restare nubile ma essere affiancata un marito affidabile, accettò la corte di Vanni e dopo due mesi si sposarono in chiesa, la sposa rigorosamente in bianco e lo sposo con smoking affittato, non era ricco di famiglia come Cristiana ma era stato attirato dal denaro della consorte la quale come primo atto affettuoso pensò bene di regalargli una Alfa Romeo Giulia, auto tanto da lui magnificata. Prima notte di nozze a Roma in un albergo con garage per gli ospiti, posteggiare nella capitale era un’impresa. Dopo una cena sobria prima sorpresa per Vanni, Cristiana pretese prima di andare a letto di spegnere tutte le luci della stanza, il neo sposo avrebbe voluto per la prima volta vedere in costume adamitico e meglio evitico la consorte, mah… Previdente e immaginando la verginità di Cristiana , le pose sotto le natiche un asciugamano, mossa previdente perché dopo una bella fatica in quanto la ragazza si ritirava dinanzi ad un ovvio dolore riuscì a far diventare signora la signorina Cristiana. Quella fu la prima e ultima volta, Vanni comprese che per lui c’era poca ‘trippa pé gatti’come si dice nella capitale.  In seguito provò col cunnilingus, con la fellatio, con la masturbazione, niente da fare: tutte opere del diavolo. Un diavolo per capello ce l’aveva Vanni,  abituato a femminucce disponibili non riusciva a comprendere la riottosità della sposa. Tornati a Firenze lo sposo la sera tornò a frequentare il ‘Circolo degli Zozzoni’ come da sua inveterata abitudine, non ebbe il coraggio di invitare  la moglie, le disse di un circolo cui era iscritto ma non il nome e chi lo frequentava, avrebbe provocato in lei un collasso! Accolto con grandi feste dagli amici dovette confessare la sua situazione sessuale, gran stupore da parte di tutti maschi e femmine e poi il solito ‘aggiusta cose’ Cecco che: “Io una soluzione ce l’avrei, Vanni non so se sarai d’accordo perché è, diciamo così è una soluzione un po’ drastica.” “Fatti uscire il fiato, ormai sono disposto a tutto.” “Bene, si dovrebbe presentare uno di noi a casa tua, far finta di essere  il marito legale, dopo una ovvia risposta stupefatta di Cristiana, farsi fare due carte d’identità scambiandoti con …vediamo un po’, ci vedrei bene Fredo ha la faccia tosta, è scapolo, ricco, nulla facente ed è un bel tipo, certo ci potrebbero scappare le corna ma penso che ‘a mali estremi estremi rimedi’” Vanni accettò facendo presente all’interessato che non sarebbe stato facile recitare la sua parte ed infatti il giorno dopo Fredo  prima di pranzo suonò il campanello di casa Vanni. All’apertura della porta: “Cara ho dimenticato le chiavi a casa, un bacino come stai?” Cristiana si ritrasse confusa e inorridita, chi era costui, un Carneade di manzoniana memoria? Quando riuscì a riprendere fiato: “Guardi questa è la casa mia e di Vanni, mi dispiace per lei signore, buongiorno.” “Cara dimmi che è uno scherzo…” Come risposta ebbe una porta sbattuta di porta in faccia. Nel frattempo Vanni era entrato con Fredo in casa di quest’ultimo, sarebbe stata la sua residenza per chissà quanti giorni finché lo scherzo non avesse avuto una soluzione. Il giorno successivo sempre dopo pranzo Fredo si ripresentò in casa di Cristiana che era preoccupata sia per lo scambio di persona che per il non ritorno a casa del marito. “Cristina ieri ho dovuto dormire a casa di un amico, basta cò stò scherzo che non mi riconosci, guarda questa è la mia carta di identità.” Cristiana controllò il  documento e: “Sono confusa, torni domani….” Don Duccio confessore di Cristiana prima ascoltò tutta la storia, ma da un punto di vista religioso non c’era soluzione: “Figliola prova a contattare uno psicologo, non so che altro consigliarti.” Cristiana aveva imparato a non fidarti degli psicologi, nella religione cattolica non erano considerati dei buoni consiglieri, la maggior parte erano atei o agnostici, credevano solo nella scienza ed allora? Anche in considerazione della assenza dall’ufficio ufficio di Vanni (messosi in aspettativa), Cristiana cominciava a credere che effettivamente quello presentatosi in casa sua fosse suo marito, dopo tanti tentativi da parte di Fredo lo fece entrare anche se riluttante. “Senta ha mangiato?” “Cara darmi addirittura del lei, sei rimasta ai tempi del ‘Gattopardo’! Quante  buone qualità penso avrai ereditato da tua madre Laura compresa l’arte culinaria.” Questa frase fu il tocco finale a convincere Cristiana, era sicuramente suo marito altrimenti come avrebbe fatto a conoscere il nome di sua madre peraltro deceduta. Fredo era un ‘conquistatore di donne a getto continuo’ di Petrolinaria memoria. “Cara vorrei abbracciarti, hai un profumo meraviglioso di donna…” e fece seguire le parole al gesto. Anche Cristiana percepì la stessa sensazione mai provata prima, lasciò che ‘suo marito’ le mettesse le mani fra le cosce e la baciasse a lungo, aveva chiuso gli occhi ormai abbandonata alle deliziose sensazioni sessuali. Fredo era un furbacchione e al momento in cui Cristiana era al culmine del piacere: “Mia cara sinora mi hai respinto, se andassi avanti mi sembrerebbe di stuprarti…” La ‘cara’ ci rimase male ma dovette dare ragione al ‘marito’, si abbandonò sul divano ad occhi chiusi, per Fredo fine del primo round vinto per KO. Dopo cena dinanzi al televisore poi: “Vanni sono un po’ stanca che ne dici di andare a letto?” “Mi vedo un altro po’ di TV e poi vengo.” L’attesa fa aumentare il desiderio, e così fu, a Cristiana, inaspettatamente anche per lei, venne una voglia smodata di sesso, prese in bocca il membro eretto di Fredo ingoiando senza problemi lo sperma, non appagata da sola si mise nel fiorellino un pisellone che all’inizio le fece un po’ male ma poi…Dopo circa un’ora Cristiana riprese il ‘ben dell’intelletto’ nel senso che si rese conto del suo operato ma pensò che finalmente… Volle uscire di casa nell’auto Mini di Fredo, Vanni dalla finestra vide la scena e pensò che finalmente anche lui avrebbe potuto usufruire delle grazie della consorte, povero illuso. La sera Fredo e Cristiana fecero un ingresso trionfale nel ‘Circolo degli Zozzoni’ con ovvio tremendo casino: Cristiana riconobbe il suo vero marito in Vanni che speranzoso si avvicinò alla consorte rimediando uno schiaffone tremendo, tutti compreso Cesco batterono le mani senza un motivo preciso, i toscani sono famosi per essere degli apprezzatori di burle già dai tempi del Boccaccio. Vanni cercò di abbracciare  la consorte, non solo non ci riuscì ma Cristiana andò lei a prendere sotto braccio Fredo e lo trascinò in auto, destinazione casa sua, (era di sua proprietà).Vanni completamente instupidito pensò di ‘farla finita’ ma circondato dagli amici prese per buone le parole fi Gigi l’unico romano del circolo: “A’ coso, ricordete che pè ‘na fregna persa ne trovi cento, guardete ‘ntorno …” Nessuno si offese, erano tutti dei buontemponi! Vanni imparò la lezione, cambiò la sede di lavoro, ci guadagnò perché nel nuovo ufficio incontrò una signora Selvaggia, di nome e di fatto che lo apprezzò come uomo anche col beneplacito del marito Cosimo che, oltre che vecchio e malandato in salute era un filosofo: meglio un amante della moglie in casa che…’ boh il resto nella mente del cocu.

  • 28 maggio alle ore 10:36
    FIORELLINO

    Come comincia: FIORELLINO
    Intro: Che tristezza non voler accettare la vecchiaia!
    Il racconto
    Peccaminosa ambasciatrice di infernali voluttà o celestiale creatura paradisiaca apportatrice di eteree gioie? Alberghi in me con frementi,  contrastanti  e sconvolgenti sensazioni. I tuoi occhi nascondono un’animalesca, profonda e sconvolgente femminilità che fanno fremere il mio intimo insieme ad una visione contrastante di casti baci infantili.
    Sono confuso dal tuo sorriso promettente che muti talvolta in una bambinesca espressione corrucciata.
    Non sono io il motivo dei tuoi cambiamenti, il tuo sguardo non mi sfiora nemmeno, forse in passato mi hai notato giudicandomi non degno di attenzione, forse un tuo amore finito male ti ha reso refrattaria ad un nuovo legame.
    I miei sono desideri o forse sogni e, come tutti i sogni, irrealizzabili.
    Sei seduta sulla battigia, i tuoi due pezzi simili a  due microscopici fili lasciano aperta la visione delle tue rotondità prorompenti. Anche il colore del ‘costume’ è particolare, viola: non devi essere superstiziosa.
    Piccole onde bagnano i tuoi lunghi, affusolati e deliziosi piedi.
    Appoggi il capo fra le mani: forse un segno di tristezza, forse di desolazione, sentimenti che contrastano la tua favolosa figura di donna, forse stai piangendo…
    Dubbioso cerco di approfittare del momento. coraggio a due mani: “Signorina posso aiutarla? “(frase di una intelligenza…).
    Fiorellino alza il viso, niente pianto anzi un sorriso cristallino mostra denti perfetti e bianchissimi.
    Finale inaspettato: “Mò me ce voleva pure er vecchietto mandrillo mattutino! Là c’è mi nonna, vedi si ce stà.”
    Non c’è più rispetto da parte dei giovani...avevo dimenticato i miei ottant’anni!
     

  • 27 maggio alle ore 21:47
    I TRASGRESSORI

    Come comincia:                            
    ‘Facciamolo Papa.’ Questa espressione ai nostri tempi lascerebbe perplessi ciascuno di noi, letteralmente non ha un significato comprensibile ma molti anni addietro…Alberto l’aveva trovata in un vecchio racconto scritto da suo padre Armando: consisteva in un gruppo di giovani, in genere quattro che spogliavano nudo un loro coetaneo e gli sputavano sui genitali, spesso solo per scherzo, talvolta per punirlo di un suo sgarbo effettuato nei  loro confronti. Commento: beffa di cattivo gusto ma sempre meglio che pestare un povero disgraziato. Il padre di Alberto era nato nel primo novecento, era vissuto in epoca fascista in cui i valori comuni erano stati mutati da teorie puritane: le donne madri di famiglia che ‘sfornavano’ figli per consegnarli alla Patria, spesso per morire in guerra. Naturalmente c’era le puttane che vivevano chiuse in ‘case chiuse’ o casini volgarmente dette per non dare scandalo alle persone per bene. Naturalmente era una teoria puritana, la maggior parte della gente, soprattutto maschietti predicava bene ma…Un esempio nel poemetto goliardico ‘Ifigonia in Culide’ in cui delle ‘signorine’ recitavano: ‘Noi siamo le vergini dai candidi manti, rotte di dietro ma sane davanti!’ L’autore un certo De Benedetti si rifaceva alla tragedia di Euripide ‘Ifigenia in Aulide.’ Quella  ai tempi del Fascismo era la moralità corrente decisamente maschilista. La differenza con la situazione  attuale? Sono le ragazze che prendono l’iniziativa in campo sessuale,  i maschietti assediati dalle vogliose amiche, talvolta preferiscono  stare fra di loro per giocare a carte oppure facendo corse con le moto o le auto suscitando lo stupore dei maschietti non più di primo pelo che: “Ai miei tempi…” I cotali non riescono a comprendere come si fa a respingere una ragazza, da giovani erano sempre arrapati come ricci! Venendo ai tempi attuali il figlio di Alberto, Andria era nato in Sardegna. il padre, Fascismo imperante si era trasferito in quell’isola quando aveva sentito, per motivi politici ‘puzza di bruciato’ nei suoi confronti. Col suo charme era riuscito a conquistare ed a sposare una bella ragazza del luogo, Maria figlia di Anania un facoltoso proprietario terriero. Era nato un bambino che, in onore di un lontano parente aveva ereditato il suo  nome prettamente sardo: Efisio. Il bambino crescendo aveva dimostrato doti notevoli di affarista, niente università, dopo il diploma in ragioneria era stato chiamato a Roma da Raffaele un  parente di nonno Alberto  titolare di una piccola ditta  per l’importazione nella penisola di prodotti sardi. Nel frattempo una notizia ferale, Anania aveva acquistato una macchina fuoristrada, una Jeep col cambio automatico. Insieme alla figlia Maria stava percorrendo una strada tortuosa che portava ad un terreno di sua proprietà ma non essendo molto pratico del cambio automatico aveva sbagliato marcia e la macchina era precipitata in un burrone.  Dopo molti sforzi i Vigili del Fuoco erano riusciti a recuperare sia l’auto che i due cadaveri. La mente vulcanica di Efisio pian piano lo aveva portato ad ingrandire la società di cui aveva preso l redini  aggiungendo altre merci sarde come: salumi, vino, formaggi, olio, salami di cinghiale, bottarga ed altri prodotti molto graditi soprattutto ai sardi emigrati nel continente. Fisicamente Efisio aveva molto  del nonno Alberto: sempre elegante, aveva acquistato un attico a Roma a Piazza Ungheria da cui si poteva ammirare il panorama di tutta la città. L’aveva arredata all’orientale col metodo di Feng Shui che vuol  dire vento ed acqua, una dottrina taoita in armonia con le energie della terra. Talvolta l’abitazione veniva visitata da qualche amica di passaggio che avrebbe voluto abitarla in maniera permanente, immediata fine della liaison. Che la furbizia femminile sia superiore a quella maschile  ce n’erano degli esempi anche fra gli dei dell’Olimpo e così anche il bell’Efisio cadde nella rete di una francesina, Aurore, venuta a Roma con i genitori per ammirare le bellezze della città eterna. Efisio avrebbe volto ‘assaggiare la viande’ francese, in risposta tante risate da parte dell’interessata, ‘rien à faire!’.  Conclusione: fiori d’arancio dinanzi ad un sostituto del Sindaco di Roma, testimoni della sposa i genitori, dello sposo due impiegati della ditta. Piccolo rinfresco a casa di Efisio che verso mezzanotte rimase solo con la sposa, finalmente. La ritrosia di Aurore aveva fatto pensare ad Efisio che fosse vergine, pia illusione, la bella francesina non solo non lo era ma si dimostrò molto brava nell’ars amatoria! Efisio superò quella ‘piccolezza’, Aurore era veramente bella: con i tacchi era più alta di lui, occhi grandi e…promettenti, aveva lì abitudine di guardare troppo in viso i maschietti che incontrava per strada, il fisico da curvy insieme alle gambe chilometriche completavano il quadro della sua bellezza. Altra peculiarità: la giovane sposa  guidava come un pilota di formula uno, la Jaguar X Type di Efisio sotto le sue mani ‘mandava scintille’. Aurore riusciva a farla derapare con acceleratore premuto a fondo e freno a mano tirato, in tal modo si era ‘fatta’ piazza Esedra alla presenza di due vigili che per la sorpresa non riuscirono  a prendere la targa dell’auto. Ormai era chiaro che Efisio si era innamorato della moglie,  fece dei salti di gioia nel constatare l’aumentare di volume del suo pancino, all’ecografia un maschio, si sarebbe chiamato Alberto. Una signora con bambino piccolo aveva acquistato l’appartamento sottostante a quello di Efisio, Eva, una bionda atletica che sin dall’inizio  dimostrò la sua simpatia, spesso sorridente aveva un fisico da palestrata. Con se un bambino di pochi mesi che per fortuna dei genitori e dei vicini di casa aveva un buon carattere, non si sentiva quasi mai piangere. Eva  incontrando all’ingresso del portone Aurora ed il marito si presentò: era professoressa  di ginnastica presso  il vicino istituto classico, il figlio di chiamava Eros. Eva ed Aurora presero  a frequentarsi, il bambino non aveva le caratteristiche fisiche della madre, bruno di carnagione e di capelli. In seguito si seppe che la signora era separata dal marito, Efisio si domandò chi potesse essere quell’imbecille che aveva potuto abbandonare una tale gnocca. Alberto ed Eros  frequentarono le stesse classi  alle elementari. Dopo le scuole medie furono iscritti al primo anno di ragioneria  nell’istituto dove insegnava mamma Eva. Le signore si incontravano spesso, Efisio si era dedicato completamente al lavoro, forse in passato avrebbe fatto un ‘pensierino’ su Eva ma ora … che stesse invecchiando? Anche di salute secondo lui non se la passava molto bene, qualche aritmia cardiaca lo aveva portato a consultare il medico di famiglia il quale lo aveva rassicurato: nessuna malattia grave, due pasticche al giorno e: “Rilassati, non pensare a situazioni catastrofiche.” Efisio era diventato ipocondriaco. Una mattina percepì dei giramenti la testa, decise di rientrare a casa, talvolta la vicinanza della moglie era una buona cura. Aurore era fuori a far le spese, allora cercò suo  il figlio, aprì la porta della sua camera da letto ma rimase basito, si dovette attaccare alla maniglia per non cadere a terra, Alberto ed Eros erano sul letto esibendosi in un sessantanove…uscì di corsa sbattendo la porta. In seguito a  quel rumore comparve Letizia la cameriera che lo seguì sino al salone, Efisio giaceva immobile sul divano. Al rientro a casa Aurore fu messa al corrente della situazione da parte di Letizia, anche la mamma rimase sconcertata. Nel frattempo Alberto ed Eros si erano rifugiati a casa di quest’ultimo. Solo verso sera Efisio recuperò un po’ di calma: “Mio figlio un omosessuale, un maledetto frocio, io in vita mia li ho sempre considerati…non riesco più a restare in questa casa, tornerò in Sardegna, preparami una valigia con i miei vestiti, accompagnami all’aeroporto voglio partire col primo aereo…” Aurore era diventata una statua di gesso, seguì i desiderata del marito, “Cara tutta la situazione è nelle tue mani, forse la mia fuga è stata una azione da codardo ma sinceramente non me la sentivo di affrontare la situazione, m’è caduto addosso il mondo, non sarei riuscito a guardare in faccia Alberto ed il suo amico, penso che tu sia la persona adatta, le donne in alcuni casi particolari come questo hanno delle doti di avvedutezza superiori agli uomini, se ci saranno novità informami per telefono, sono stato fortunato ad incontrarti…” Per Aurore era finito il tempo della spensieratezza, pensò un piano come affrontare la situazione, per prima cosa informare  la madre di Eros. ”Eva devo parlarti, vieni a casa mia.” All’inizio l’amica non si era resa conto: "Ma è una ragazzata!” “No mia cara, non è quella che tu definisci un ragazzata, il loro agire può portare ad un’inversione definitiva della loro sessualità, oggi tutti si dicono  tolleranti della omosessualità, in pratica sentiamo di omo picchiati per strada per non parlare delle derisioni da parte anche di sconosciuti, una vita umiliante oltre alla non possibilità di avere una famiglia  con dei figli.” Dopo un lungo silenzio: “Cosa mi consigli, io non so come comportarmi.“ “Seguiamo il detto latino: ‘extremis malis, exstrema remedia’, dobbiamo essere noi due a indirizzare al sesso femminile i due ragazzi, tu con Alberto ed io con  Eros, non c’è altra via.” Eva era rimasta senza parole, rientrò a casa  trovò suo figlio in compagnia di Alberto, li abbracciò entrambi,  un moto di sorpresa da parte dei due. “Vi  metto al corrente di una decisione che abbiamo preso io ed Aurore.” Al telefono: “Cara ti ho spianato la strada, io non so andare oltre!” “Scendete  tutti e tre a casa mia, ho del cioccolato fondente  e delle praline che piacciono tanto ai boys.” “Mamma non ci hai chiamato per offrirci dei dolci!” “Intanto provate le gioie della gola, non vi offro del Caffè Sport Borghetti che a me piace tanto, siete ancora minorenni, cara cin cin.” Aurora la prese alla larga, si rifece anche alla mitologia greca in cui l’omosessualità anche femminile era tollerata ma oggigiorno in Italia ci sono tante situazioni che i genitori debbono far presente ai figli.” Aurore si dilungò sull’argomento sottolineando tutti i notevoli lati negativi di un rapporto fra uomini….finendo con: “Ci sarebbe una soluzione sicuramente molto anticonformista, io non ne conosco altre se non quella di ingaggiare delle prostitute per farvi conoscere il sesso femminile.” “Mamma andare con delle puttane mi vien da vomitare.” “Ci sarebbe un’altra maniera per sistemarla faccenda, un ‘mother swapping per dirla all’inglese, voi a scuola lo state studiando….” Eros si mise a ridere e: “Aurore guadandoti bene non sei niente male!” Alberto guardò in viso Eva che era la più perplessa poi: “La notte porta consiglio, domani è domenica….Solo Eros passò una notte dormendo profondamente, forse sognava la passera di Aurore, gli altri tre completamente in bianco. L’omonimo del dio greco dell’amore si alzò per primo, gli era scatenata una  fame da lupo, preparò  un cappuccino ed insieme a delle fette biscottate con marmellata le pose su un vassoio e si recò in camera della madre: “Mammina cara, ho pensato che avrai bisogno di energie, se ne vuoi ancora…” Eva non sapeva cosa pensare di suo figlio, aveva preso la situazione alla leggera, forse non era completamente omo e quella soluzione…Chiamata sul telefonino ad Alberto: “Mon ami, ti ho preparato un’amante piena di energie, vieni a casa mia appena puoi, io ho già fatto la doccia, avvisa mammina tua.” Ci volle un’ora prima che suonasse il campanello a casa di Eva, Alberto era in pigiama: “Questa è la chiave della porta del mio appartamento, sii molto delicato, mia madre è in piena crisi!” Aurore si era rifugiata nel bagno, non sapeva che fare, sentiva che Eros era lì fuori, forse sul letto. Attraverso la porta: “Se non te la senti dimmelo chiaramente, andrò nel salone, non posso rientrare a casa mia per motivi che puoi comprendere.” Ci volle del tempo prima che Aurore si presentasse nel salone, era coperta da un accappatoio nero. “Addirittura a lutto,  lo avrei visto meglio con fiorellini e pappagalli brasiliani, posso citarti una frase latina: ‘Ab odie nova incipit vita.’” Aurora faceva scena muta, Eros capì che la signora non aveva compreso il senso della frase latina, gliela tradusse, nessuna reazione. Forse la luce dava fastidio alla sua pudicizia, spense tutte le lampade e chiuse completamente la finestra, solo una lama di luce penetrava nella stanza. Eros fece tutto da solo, pian piano spogliò la signora che rimase immobile…Il giovane comprese che doveva sollecitare il lato sessuale di Aurora, cominciò a baciarla in bocca sino a finire sul fiorellino profumato di Aurore, le trovò il clitoride, madame rispose poco dopo con un orgasmo, Eros tornò ad interessarsi delle tette, inaspettatamente anch’esse risposero con un altro orgasmo. Dentro di sé Eros cantò vittoria, era riuscito a smuovere quel pezzo di ghiaccio che però chiese una tregua…tregua accordata. Dopo due ore di riposo nuovo assalto al clitoride, stavolta un orgasmo fortissimo e prolungato, Alberto si accorse che l’amante stava piangendo, scioccamente si esibì in una battuta spirito: “ Speravo qualcosa di meglio per la mia performance!” Aurore si girò di spalle, non aveva gradito…quello era stato un vero e proprio licenziamento. Tornare a casa propria, avrebbe dovuto fare il guardone di sua madre, un lato della sua sessualità che non aveva mai provato, non risponde a verità che la curiosità…. Piano piano, quatto quatto Eros aprì uno spiraglio della porta della camera da letto di sua madre, la quale  era nella posizione volgarmente detta ‘alla pecorina’, dietro  di lei un Alberto profanatore del suo popò, poco dopo il ‘giullare’ dell’amico cambiò posizione solo di pochi centimetri, entrò fino all’elsa nella topa, sua madre ululava come una lupa, Eva sessualmente era superiore ad Aurore. Nei giorni seguenti ognuno dei quattro dedito alle proprie incombenze, Letizia insieme alla figlia Paola provvedeva alle faccende domestiche delle due abitazioni, a loro si addiceva il detto (parafrasando Dante): ‘Quanto di sale sa  l’altrui silenzio!’ Assoluto afflato fra i quattro, un piacevole segreto li univa ma Eros desiderava qualche novità, una sera a tavola dopo cena: “Vi leggo una poesia della poetessa Saffo: ‘Prendi il mio cuore e portalo lontano dove nessuno ci conosce, dove il tempo non esiste, dove possiamo incontrarci senza età e ricordi, senza passato con una luce che nasce all’orizzonte ed un domani sereno e silenzioso. Prendi il mio sguardo e portalo lontano dove possa vederti ogni giorno e darti mille baci.’ Che ne dite?”  Aurora: “Ti conosco mascherina, ho compreso dove vuoi arrivare, io ed Eva abbiamo scoperto il vostro rapporto sessuale e vorreste che anche noi: “Tempo verrà presago il cor mel dice…” Eros si era esibito in un canto di Omero, ebbe un applauso. Il tempo venne: Alberto ed Aurora si misero d’accordo con  Eros per entrare una notte nella camera da letto della madre, farla avvicinare da Aurora per poi vedere la reazione di Eva. Ci volle del tempo prima che l’interessata si svegliasse o perlomeno finisse la sceneggiata del sonno profondo, corrispose subito alle carezze dell’amica scambiandosi un cunnilingus talmente sentito da portarle ambedue ad orgasmi profondi, i maschietti si buttarono nella mischia, viva la trasgressione! Al contrario della frase biblica, molto era cambiato sotto il sole, tranne Letizia e Paola spesso i quattro giravano per casa senza indossare i vestiti (era estate) e talvolta ci scappava una ‘sveltina’, i maschietti spinti dagli ormoni prendevano al volo la malcapitata (si fa per dire) di turno. Le signore erano un po’ stanche di offrire i loro buchini e talvolta dimostravano la loro non accondiscendenza mozzicando, lievemente i peni dei giovani compagni. Efisio che fine aveva fatto? Qualche rara e breve telefonata con le solite frasi stereotipate: “Come va?” “Ci sono novità?”, “Io mi sto riprendendo…”Una frase a suo tempo a lui cara era ‘mi raccomando la freschezza!” riferendosi alla merce che i corrispondenti sardi gli inviavano a Roma. Stavolta la freschezza l’aveva trovata lui in Viola  bella e soprattutto giovane (era ventenne) sarda figlia di un allevatore di pecore che aveva preferito non seguire il mestiere paterno. Efisio in campo sessuale aveva ‘il fiato corto’ ma la baby non glielo faceva pesare, era diventata ricca e rispettata. La nostalgia aveva preso il cuore di Efisio, il rimpianto del tempo e degli affetti passati, decise di far presente a tutti  parenti ed amici la sua decisione di rientrare a Roma. All’aeroporto dell’Urbe i quattro ad aspettarlo, subito il primo assaggio di umorismo da parte di Eros che aveva appreso il dialetto e lo spirito romanesco: ‘An vedi er nonnetto che razza di topa ha rimorchiato!” Viola non comprese la frase, abbracciò tutti sorridendo, la sua nuova famiglia. Efisio aveva preso a dormire della sua camera da letto con Viola,  aveva  ripreso le redini della ditta con grande sua gioia, si sentiva più giovane ma ti pareva che Eros non ne pensasse una delle sue: “Alberto abbiamo l’obbligo morale e non solo morale di dare il benvenuto a Viola, penso che tuo padre sarebbe d’accordo, che ne dici?” “Anche se dico di no so come andrebbe a finire però dobbiamo avvertire le nostre madri, non vorrei che accadesse un casino!” Silenzio assenso. Eros in compagnia di Alberto: “Cara Viola  c’è un’antica tradizione romana  che impone ad una nuova donna che entrata nella  casa del marito  che tutti i maschietti le devono dare il benvenuto sessualmente. Dipende da te se desideri avere  noi due contemporaneamente  o uno alla volta.” “Non conosco questa tradizione, da noi in  Sardegna non esiste ma se lo dite voi…” Viola o lo era o ci faceva fatto sta che l’appuntamento fu da lei fissato per la mattina successiva alle nove, Letizia e Paola avevano ottenuto un giorno di vacanza. I due giovani non avevano dormito la notte,  alle sette  erano già in piedi, doccia fatta, sbarbati con  dopobarba sexy, Eva e Aurora erano state pregate di non farsi vedere ma non di non fare le guardone infatti…Viola nella sua stanza da letto, indossava una vestaglia trasparente ed i capelli sciolti, niente trucco, un piacevole fisico da ‘curvy’ una favola…Le ciolle dei due arrivarono quasi al loro ombelico, Viola strabuzzò gli occhi: “Ragazzi io era vergine prima di conoscere Efisio, ho provato solo il suo uccello che è molto più piccolo del vostro…” I due si misero d’accordo, Eros dedito ad un cunnilibus, Alberto prima in bocca e, dopo un orgasmo da parte di Viola entrò nel suo fiorellino con schizzo finale, la dama aveva chiuso gli occhi, accettò anche l’entrata di Eros nel popò preventivamente lubrificato. La domenica era considerata dai tre una rottura di palle. Si intromisero le mamme: “Riposo assoluto con Viola per almeno una settimana che ne dite di dedicare un po’ di tempo anche alla nostro fiorellino? I fiori se non innaffiati appassiscono!

  • 27 maggio alle ore 17:13
    SESSUALITÀ ORIENTALI

    Come comincia: Alessio barone Colucci era il classico figlio di nobili, nullafacente dedito solo ai piaceri della carne, quella femminile. Era adorato dalla nonna paterna, meno dal padre che aveva cercato invano di farlo studiare per avviarlo ad una professione. “Papà ci hanno pensato i nostri predecessori ad arricchirsi, noi siamo dediti a sperperare quello che loro hanno accumulato!” Questa filosofia di vita aveva mandato in bestia il padre Ettore, di professione notaio che aveva pensato anche di tagliare i viveri all’erede ma la nonna Adelaide Ugolini si era opposta, era lei la tesoriera di casa e quindi dettava legge. Una mattina Alessio si risvegliò con un mal di denti fortissimo, in venticinque anni non lo aveva mai provato, uscendo dalla camera da letto i suoi alti lai arrivarono alle orecchie della nonna che: “Povero nipote mio, vai subito da un bravo dentista, conosci Cristina Colonna, è pure principessa…”Alessio se ne stava fregando se la ragazza fosse superiore a lui come grado di nobiltà. Purtroppo la sala di attesa della villa Bosco Antico era pieno di pazienti da visitare, Cristina era famosa fra il popolino indigente in quanto  prestava la sua opera gratis, si faceva pagare solo da chi poteva permetterselo, le sue entrate andavano in beneficienza. Alessio approfittò dell’uscita di un cliente  per intrufolarsi nel gabinetto dentistico malgrado le proteste dei presenti. Quando Cristina lo vide capì che il dolore di Alessio non era una finta, calmò quelli della sala d’aspetto e: ”Caro è una vita che non ci vediamo, ci voleva un mal di denti per farti vivo!” “Per ora cerca di togliermi il dolore…” “C’è un brutto ascesso, devo toglierti un  molare, ma non se ne parla c’è troppa infiammazione, questa è una scatola di un antidolorifico, se vuoi puoi andare sopra a casa mia, aspettami così se se ci sono novità…” Alessio fu accolto da Sofia Cerveteri mamma principessa che: “Alessio, io sono stata molta amica di tuo padre che purtroppo non mi ha sposato, non vorrei che mia figlia avesse la stessa sorte con te, in passato mi ha confidato di essere innamorata di  un farfallone che non  la guardava proprio, per favore non farla soffrire!” “Contessa per ora  Cristina è il mio angelo salvatore, spero che il medicinale che mi ha dato funzioni e che il mal di denti pian piano  passi.” Alle tredici Cristina rientrò in casa e: “Come sta il nostro malatino?” “Un po’ meglio ma anche se tua madre mi ha invitato a pranzo non penso che riesca  a mangiare, potrò solo farvi compagnia.” Mentre mamma e figlia facevano onore al pasto, Alessio accese il televisore, poco dopo lo spense, di cattive notizie ne aveva sentite troppe,  gli bastava il suo mal di denti. Nel salone fu raggiunto da Cristina che si era truccata, di solito non lo faceva, sicuramente c’era un motivo che non sfuggì ad Alessio, la giovane principessa avrebbe volto ‘avvicinarsi’ a lui per avere un rapporto sessuale. Pian piano  si avvicinò ad Alessio,  lo abbracciò, ‘ciccio’ rimase indifferente al contatto, brutto segno. Alessio pensò che se avesse sposato la ragazza avrebbe accontentato nonna Adelaide che ci teneva ad avere in famiglia una ragazza di ceto nobile superiore al suo e che era anche molto abbiente. Al momento della cena i dolori erano passati, Alessio non aveva mangiato dalla sera precedente, fece onore al pasto della principessa Sofia che furbescamente sparì dalla circolazione lasciando i due soli. Stavolta Cristina si fece coraggio, aprì la cerniera dei pantaloni di Alessio, glielo prese in mano e poi: “Penso che staremmo più comodi nel mio letto. La camera di Cristina era arredata in maniera moderna ma non era quello che interessava Alessio il cui ‘ciccio’ aveva prese a funzionare e ad alzare la cresta in maniera notevole. Cristina rimase sorpresa ed un po’ preoccupata ma  tanta era la voglia che accettò di buon grado l’immisio penis da parte di Alessio il quale non si fece scrupolo di eiaculare nella vagina facendo provare all’interessata anche il piacere di uno spruzzo notevole nel collo dell’utero. Cristina non era ancora soddisfatta, seguitò a muoversi fino al secondo orgasmo da parte sua e di Alessio che poi si girò di spalle, ne aveva avuto abbastanza. Il barone era abituato alzarsi alle undici  fu svegliato alle nove da un bacio in bocca da parte di Cristina. Lì per lì non si rese conto di dove stesse, pian piano tornò alla realtà, si recò in bagno, solo doccia, niente barba, in casa  non c’erano maschietti, Cristina nel vederlo nudo uscire dalla stanza da bagno glielo prese in bocca con ovvio finale. In sala da pranzo prima colazione all’inglese presente la principessa madre che: “Vedo cha hai una buona cera, vuol dire che hai riposato bene (con accento sul riposato)!” “Sua figlia è una maga nel suo campo, non ho più il mal di denti.” Alessio non si era sbilanciato, dopo un  finto baciamano alla principessa madre un casto bacio sulla guancia di Cristina  poi fuga a casa sua con la Mini  Cooper. Era domenica, suo padre gli chiese dove avesse passato la notte, fu informato di tutto e: “Allora stò matrimonio…” “Papà non scherzare, una botta e via questo è il mio motto, ho deciso di sparire per un po’  dalla circolazione, andrò in oriente.” La notizia della sua prossima partenza fu comunicata a nonna Adelaide che quasi si mise a piangere: “Nipote mio, quelli sono posti pericolosi, c’è dappertutto la guerra…” “Nonnina cara ormai ho deciso, devo cambiare aria…” “Ho capito,  accetta questa mia carta di credito e…divertiti!” Il giorno dopo Alessio si recò nell’agenzia di viaggio di Lorenzo Di Marco suo amico ed acquistò un biglietto aereo Roma – Bangkok. Papà Ettore il giorno dopo l’accompagnò a Ciampino: volo di quindici ore con la compagnia tedesca Lufthansa sino alla capitale della Thailandia con scalo a Dola. Dalla partenza alle  cinque da Roma arrivo alle  venti corrispondenti all’una del giorno successivo ora locale. Intorno all’aereo atterrato c’era una moltitudine di tassisti  che volevano dare un passaggio ai viaggiatori. Alessio aveva solo una valigia, la diede ad un tassista più grande, grosso e più prepotente degli altri e: “Where do you have to go?” Il tassista gli aveva domandato dove voleva essere accompagnato. Alessio si ricordò che nella fretta non aveva prenotato tramite l’amico Lorenzo nessun albergo. Rispose in inglese: “Lead me to the best hotel.” Portami al migliore albergo. Dopo circa un quarto d’ora giunsero dinanzi all’hotel Royal un vecchio palazzo imperiale restaurato. Il tassametro segnava settecento bath, circa venti Euro,  al cambio  un Euro equivale e circa trentacinque bath, gliene lasciò mille, il bestione si inchinò quasi sino  a terra per la mancia sostanziosa. All’ingresso un portiere che sembrava un generale che prese la valigia di Alessio e lo accompagnò dal  concierge cui consegnò anche  il passaporto. “Sono Tony Nichkhun, sono stato alcuni anni a prestar servizio in alberghi italiani, sono a sua disposizione per qualsiasi suo desiderio, accettiamo carte di credito.” Nel frattempo era passata vicino a loro una ragazza non molto alta ma molto bella in viso, pure il corpo… Il concierge con lo sguardo gli fece capire che la baby poteva essere a sua disposizione. “Caro Tony, sono troppo stanco…” In albergo un silenzio assoluto dovuto anche alle spesse mura, Alessio si mise a letto, si svegliò alle sedici, ora della Thailandia. Si recò nel bagno di gran lusso costruito con materiali italiani, aveva ‘ripreso le penne’, si recò al bar, a quell’ora solo un cappuccino con brioches altrimenti avrebbe saltato la cena. Con sua meraviglia trovò nel menu cibi italiani, i compaesani dovevano essere spesso ospiti di quell’albergo. Alle venti trovò di nuovo Tony in servizio alla conciergerie. “Caro Tony diamoci del tu, ho visto passare dei ragazze molto belle.” “Non hai che da chiedere, se sei d’accordo vorrei proporti qualcosa di più sfizioso, domattina salperà dal porto una giunca che ospita uno spettacolo particolare in passato molto apprezzato dagli italiani, sono diecimila bah per una settimana. Alessio da ‘vecchio’ appassionato aveva portato con sé una Canon 506 ultima generazione con zoom 24/105, ogni scheda poteva contenere cinquecento foto, oltre ai bellissimi panorami a Roma avrebbe rivisto con gli amici anche le bellezze femminili locali. Salì a bordo della giunca,  incontrò quello che doveva essere il comandante, un uomo sorridente, parlava italiano: “Sono il capitano Phatoon,  il suo passaporto, prego.  Il nome di Alessio era sulla lista consegnatagli da Tony, tutto regolare. Un fatto particolare diede ragione a quanto affermato dal concierge. L’equipaggio, escluso il capitano era composto da sole donne peraltro di notevole bellezza ma anche di forza per dover maneggiare le cime e tutto quello che serviva per governare la giunca. Il bar aveva le stesse caratteristiche di quello dell’albergo, i pasti tutti a base di pesce freschissimo che veniva pescato durante il tragitto. Pomeriggio riposo ognuno nella propria cabina, dopo la cena il vero spettacolo e che spettacolo! Musica thailandese in sottofondo, un insieme di suoni e tonalità diverse eroticamente affascinanti. Le ballerine vestite con sgargianti costumi locali si muovevano in uno spazio scenico, gli spettatori intorno a semicerchio. Pian piano  spogliarello da parte delle danzatrici sino a rimanere nude e qui le prime sorprese. Alcune femminucce avevano qualcosa in più, un uccello che pian piano diventava uccellone, fra di loro c’erano dei trans. Uno spettatore evidentemente omosessuale salì sul palco, prese in bocca il ‘volatile’ di una ballerina e, dopo l’ingoio si girò piegandosi in  avanti ed offrendo il popò al trans, tutti batterono la mani ad esclusione di Alessio cui gli omo facevano solo pena, chi non amava la ‘deliziosa’ erano da lui considerati solo sfortunati. Un altro  trans si esibì con un suo simile su un lettino in un sessantanove ma la vera sorpresa fu l’entrata in scena di due giovanissime di circa tredici anni, avevano un accenno di tette, poco pelo sul pube,  capelli bellissimi che coprivano le spalle,un bel popò, un viso  da bambola. Le due dopo essersi baciate furono raggiunte da una ragazza nuda più alta di loro. Le due presero a baciale ognuna una tetta sinché la donna cominciò a dare segni di un orgasmo. Poi lei stessa prese in mano la situazione, cominciò a leccare il clitoride ad una ragazza per volta, le bimbe risposero con un orgasmo leggero ma lungo baciandosi fra di loro. Con variazioni varie lo spettacolo durò a lungo, vicino ad Alessio comparve il capitano che lo interpellò: “Le piacerebbe…” Alessio era ormai fuori di testa, comprese la situazione, domandò al capitano, quanto? Risposta secca “Diecimila bath ognuna per tutta la notte.” “D’accordo, domani quando scenderemo a terra andremo insieme  in banca e salderò il debito.” Poco dopo  Alessio fu seguito in cabina dalle tre thailandesi sorridenti, per loro un guadano inaspettato. Alessio fu preso ‘prigioniero’ dalle due giovanissime piacevolmente infantili, dal sorriso malizioso,  esprimevano gioia di vivere. Si trovò tutto il corpo sollazzato dalle loro  bocche calienti, avrebbero accontentato tutte le esigenze in fatto sessuale compresi i feticisti  ma quello che più colpì Alessio fu la thailandese più grande di età: aveva classe, personalità, sguardo aristocratico e soprattutto un corpo splendido come aveva potuto accertare con la sua vicinanza. La ragazza prese a baciarlo in bocca  in maniera molto sensuale,  amoreggiarono a lungo guardandosi negli occhi, ‘un coup de foudre’, le giovanissime compresero la situazione e ridendo sparirono dalla circolazione. Per Alessio una notte da ricordare per sempre. Fu svegliato la mattina dal capitano, ancora mezzo addormentato scese a terra con lui, si recarono  in banca, Alessio saldò il debito  col capitano Phatoon che si era accorto della sua predilezione per la Thailandese. Senza nessuna richiesta da parte di Alessio: “Si chiama Anong ha vent’anni, qui tutto ha un prezzo, quella ragazza vale un milione di Bath.” Alessio ci aveva fatto un ‘pensierino’, che successo avrebbe avuto  fra gli amici a Roma se avesse portato con sé quella bellezza orientale. Forse la  nonna Adelaide  avrebbe avuto qualcosa da ridire su quel ‘buco’ sul suo conto in banca.  Al rientro in albergo alla conciergerie non c’era  Toni. Lo incontrò solo dopo pranzato, il thailandese con lo sguardo gli fece capire che avrebbe gradito sapere notizie sulla sua permanenza sulla giunca, Alessio non tralasciò alcun  particolare e: “Mi piacerebbe conoscere il nome di quella favolosa tua paesana.” Si fa chiamare Shirivanna, dicono che sia una principessa, di più non ti so dire.” Alessio era ritornato con ‘i piedi per terra’, trecentocinqantamila Euro avrebbero potuto procurare un infarto alla pur affettuosa nonna, desistette dal suo progetto di portarla a casa sua. Si fece prenotare il viaggio di ritorno  col solito aereo della Lufthanza, una stretta di mano: “Se vieni a Roma fatti vivo, questo è il mio biglietto da visita.” Chi ti incontra per prima Alessio al suo arrivo a casa? “Nipotino mio ti vedo sciupato, sicuramente non hai mangiato quelle schifezze thailandesi, con  nonna tua ritornerai come prima!”
     

  • 25 maggio alle ore 19:16
    AMICI PARTICOLARI

    Come comincia: "Ti vuoi sbrigare maledetto mammalucco!"Al citofono  Eva aveva sfogato la sua rabbia per il ritardo cronico di Raffaele (Fefè per gli amici).La succitata stava aspettando il suo benamato col motore della macchina acceso, entro le 8,30 dovevano essere in ufficio presso la Camera di Commercio di Messina. Fefè si presentò con mezzo cornetto

  • 25 maggio alle ore 17:32
    LA SCONOSCIUTA CHE VIEN DA LONTANO

    Come comincia: Una mattina gli abitanti di un isolato della Panoramica di Messina si trovarono dinanzi una bionda che più bionda non si può come direbbe un celebre comico. Da dove era sbucata? Un mistero. Di bionde al mondo ce ne sono a bizzeffe ma questa era molto particolare: innanzi tutto la statura: col suo metro e ottantacinque sovrastava in altezza quasi tutti gli uomini poi aggiungici i tacchi…Certo il suo numero di scarpe quarantatre non era facile da trovare per una donna ed allora? Scarpe su misura. Quel che colpiva di più nel viso, oltre all’armonia dei lineamenti erano gli occhi di un profondo blu assolutamente fuori dal comune. Altra caratteristica la vita molto stretta, ovviamente gambe  lunghe e piedi affilati, un tripudio per feticisti! A tale beltade non poteva corrispondere un nome qualsiasi infatti si chiamava Deepika provenienza: imprecisata. La signorina aveva acquistato un appartamento nello stesso piano di quello di Alberto, appartamento a lei venduto dal figlio di una signora deceduta per un carcinoma.  Le moglie sciocche fecero delle scenate ai mariti più cretini delle loro consorti, c’era poco di essere gelose, Deepika non dava confidenza a nessuno se non un saluto frettoloso. Anna vista la situazione disse al marito: “Se sei capace provaci, ma andrai in bianco da quello che ho capito.” La consorte di Alberto non era gelosa, ormai in menopausa il sesso per lei non aveva più attrattive, voleva solo avere il marito vicino per il resto…affari suoi. Alberto ebbe modo di avvicinare Deepika in palestra, la ragazza  trentenne lavorava più con i pesi, con i manubri ed i bilancieri che col corpo libero, era una forza della natura. Fu lei stessa ad avvicinare il nostro eroe che a cinquantenne faceva ancora la sua porca figura. “Non faccia quella faccia, mai vista un’atleta donna?” “Non vorrei essere al posto del suo fidanzato o meglio vorrei…” “Deve decidersi vorrebbe si o no?” “Dipende in quale campo, ho detto una fesseria…” “La vedo confuso, io di solito non mordo, sono Deepika e, se non erro abitiamo allo stesso piano.” “C’è un bar qui all’interno che ne dice di una bevanda?” “Un caffè lungo, mi piacciono lo cose forti nel senso che…” “Adesso è lei che è confusa, sono Alberto potremo, se vuole, diventare amici, mia moglie è una donna intelligente e anticonformista, potreste andare d’accordo.” “Bene, tanto premesso riprendo la mia Mini e torno a casa.” “Io la seguirò con la mia Jaguar, è una macchina più da signore anziano qual io sono.” “Non faccia il modesto sa benissimo ancora di piacere alle signore, per me i giovani sono tutto cazzo e niente cervello.” “Viva la sincerità, andremo d’accordo, ho sempre vissuto per servizio (ero maresciallo della Finanza) in ambiente tra il cattolico ed il convenzionale, ambiente sempre da me detestato finalmente…” Anna era dinanzi alla porta d’ingresso, visti la ragazza ed il marito uscire dall’ascensore si presentò: “Sono la moglie del qui presente, insegno lingue ad un liceo classico di Messina, lieta di conoscerla.” “Il mio nome difficile da pronunziare per un italiana è Deepika, sono iscritta all’università di Messina, specializzazione in urologia, siete delle persone simpatiche avremo modo di rivederci, a presto.” Alberto, incuriosito dal nome della giovane andò al computer e fu edotto del significato: era ‘buona’ e ‘una piccola luce’ aggettivi di origine araba ma parlando l’interessata un italiano fluente era molto difficile capirne la nazionalità d’altronde ad Alberto poco caleva. Anche dalla sua vettura non era possibile cavarne il nome della giovane era targata EE – Escursionisti Esteri - e quindi non iscritta al P.R.A. Da quel momento il non più giovane signore mise in atto una tattica di avvicinamento alla ‘piccola luce’ che piccola non era, si appostava dietro la porta d’ingresso della sua abitazione e non appena Deepika usciva da casa la invitava a prendere insieme l’ascensore. “Che combinazione, oggi mattina ci incontriamo, siamo sincronizzati, si dice così?” Alberto: “Melius est silere quam disputatio.” “Questa non me l’aspettavo, un poliglotta, anch’io ho studiato latino non capisco perché vuol tacere.” “È lei una sorpresa continua, mi son fatto tante domande tutte senza risposta, se me lo permette vorrei darle del tu.””Permesso accordato, in quanto alle domande meglio  evitarle, per una donna è meglio circondarsi di un po’ di mistero.” “Non ne hai bisogno sei una creatura affascinante, io posteggio al Cavallotti e tu?” “Vengo anch’io, mi è venuta una curiosità dove vai per passare la mattinata?” “In caserma nel nostro circolo Anfi anzi m’è venuta un’idea, vieni con me, voglio far succedere un casino con la tua presenza, dammi un tuo documento. “ Deepika aveva un passaporto da apolide, documento che all’ingresso presentò al piantone, come d’obbligo, solo che il piantone rimase a bocca aperta senza reagire. Alberto gli mise in mano anche un documento suo e si diresse nella stanza dell’Anfi (Associazione Nazionale Finanzieri in congedo). Alcuni degli ex giocavano a carte, altri leggevano i giornali ma all’entrata dei due tutti si fermarono. Alberto: “Ragazzi vi presento mia cugina Deepika, il nome vuol dire piccola luce ma a veder i vostri visi pare che la sua luce sia molto forte!” Il generale presidente si esibì in un finto baciamano e poi invitò tutti al bar della caserma. Anche il barista, un civile, rimase ad occhi aperti a guardare la ragazza la quale: “ “Se chiuderà i suoi occhioni belli dovrebbe farmi un caffè lungo e poi chieda ai signori quello che desiderano.” Deepika ringraziò il generale e, preso sottobraccio Alberto si diresse al corpo di guardia per recuperare il passaporto, salutò il piantone e: “Andiamo  fra la pazza folla, è un romanzo in cui…” “Troy cerca di conquistare Batsceba, lo conosco anch’io.” Stavolta Alberto rimase completamente basito, chi era effettivamente Deepika, un esser venuto dall’altro mondo, era un’enciclopedia, sapeva tutto lo scibile conosciuto. “Non fare quell’espressione, sin da piccola ho letto molti libri, mi è venuta voglia di abbracciarti, non sono un tipo facile, approfitta dell’oggi…” “Quanto meno confidando nel domani, stavolta ti ho preceduto, anch’io nel mio piccolo...” “Ora che abbiamo fatto sfoggio di cultura ripariamoci nella tua macchina,è più comoda della mia.” Il bacio promesso avvenne puntualmente, un bacio profondo, la bocca della ragazza era profumata, il suo corpo emanava in odore profondamente femminile che fece risvegliare ‘ciccio’, Deepika non ci pensò due volte e se lo mise in bocca con ovvia conseguenza. I due rimasero un po’ in silenzio poi la ragazza scese dalla Jaguar e  si diresse verso la sua Mini, rientro a casa. Anna si accorse subito che tra Alberto e Deepika era successo qualcosa e cominciò a dileggiare il marito: “L’amorino mio è andato in manuale o in orale, ti vedo stralunato!” Alberto abbracciò Anna, le voleva bene ma in quel momento era totalmente confuso. Gli avvenimenti si evolsero in maniera repentina, Deepika invitò a cena Alberto che si beccò gli strali di Anna che gli augurò: “ Good luck’,  mi sembra l’ultima cena!” Deepika si fece trovare in vestaglia trasparente, la cena consisteva solo in frutta di tutte le varietà, la ragazza voleva mangiar leggero in attesa…L’attesa non fu lunga, la signorina apparve nel vano del bagno nuda, la sua figura era contornata dalla luce proveniente dalla toilette, una visione surreale e molto sensuale. Alberto anche lui in costume adamitico era seduto sul lettone sino a quando fu raggiunto da Deepika che si sdraiò ad occhi chiusi. Alberto iniziò dal viso che emanava un  odore sensuale, la saliva aveva il sapore di caramelle di miele, le tette, sensibilissime, fecero eccitare la giovane,  il passaggio della lingua di Alberto sul clitoride sprigionò un orgasmo  piuttosto silenzioso ma prolungato. Anche i piedi attirarono l’attenzione del non più giovane che, per la prima volta in vita sua si scoprì feticista con sensazioni mai provate. La delicata immissio penis fu accettata dalla ragazza con un profondo sospiro seguito da orgasmi sempre più violenti al momento dello sfioramento del punto G, il corpo di Deepika cominciò a vibrare sempre più forte, Alberto pensò di ritirare ‘ciccio’ pensava che la ragazza si sentisse male ma quando mai…la baby pensò bene di girarsi di spalle  sempre seguitando nell’orgasmo e volentieri offrì il suo ‘popò’ che aggiunse altre sensazioni erotiche. Alberto ormai anche lui eccitato all’estremo rientrò nella ‘topina’ e fece pervenire uno schizzo violento al collo dell’utero che fu la ciliegina sulla torta di un amplesso eccitante mai provato da entrambi. Il solito raggio di sole rompic…ni sul viso dei due li fece ritornare alla realtà, erano le undici di mattina.  Alberto senza pronunziar verbo rientrò a casa sua dove non trovò Anna. Si rimise a letto, era proprio spossato. Alle diciassette lo stomaco diede segni di languore ed Alberto fu costretto ad alzarsi ed in pantofole dirigersi in cucina dove trovò la consorte dinanzi alla TV. “Caro non voglio fare commenti sullo stato del tuo viso, penso che uno zabaione ti farebbe proprio bene oppure del Vov un liquore a base di uova.“ “Preferisco un buon piatto di lasagne con ragù come inizio poi pensaci tu.” A pancia piena l’Albertone tornò completamente alla realtà, Anna era stata signorile non prendendolo per i fondelli, la ringraziò con un bacio in fronte. Il giorno successivo restò in casa, dopo l’abbuffata di sesso la presenza della consorte gli servì come relax fisico e psichico, chissà cosa passava per la testa ad Anna, a parole non era gelosa ma… Il giorno successivo: “Vado in caserma, ritorno per il pranzo.” In garage si accorse la l’auto di Deepika era sparita, forse la baby era andata a far delle spese ma il suo pensiero fu contraddetto dalla presenza di un signore che: “Per favore mi indica l’appartamento della signora Deepika, queste sono le chiavi, sono un agente immobiliare ed ho avuto dalla signora l’ordine di venderlo, se a lei interessa, mi pare abiti qui.” Alberto fu ‘preso dai turchi’, la ragazza era sparita definitivamente, accompagnò il venditore nell’alloggio che era stato di proprietà di Deepika e dovette constatare che negli armadi non c’era nessun capo di vestiario, fu la conferma che…Ad Alberto venne in mente la poesia di Jaufré Rudel: ‘La favola breve è finita…’ A lui  era rimasta una moglie innamorata e fedele, novella Penelope che l’avrebbe accompagnato devotamente per tutta la vita.
     

  • 25 maggio alle ore 15:19
    FIORELLIN DEL PRATO

    Come comincia: Agapito Mazzarini si era recato a Porta Portese a Roma per cercare un vecchio giradischi con cui  poter ascoltare i settantotto giri rinvenuti a casa della zia Armida recentemente deceduta, deluso stava per abbandonare il mercatino quando proprio all’ultima bancarella un vecchio: “Dottò che te serve?” Rispondendo nel suo dialetto Aga: “Me serveria ‘n grammofono c’iò  vecchi dischi ma vedo che nun ce l’hai.” “Nonno Romolo c’iha tutto.” Il vecchio si recò in una Balilla da dove trasse un giradischi non tanto datato, non era  a manovella, si poteva attaccare all’energia elettrica. “ ‘A sor coso, questa è ‘na reliquia, la do via malvolentieri, trattamela bene, era dè mi padre, damme cento Euro.” Agapito tornò a casa in via Bobbio, con la cospicua eredità della zia si era permesso il lusso di acquistare una Jaguar X Type ma non liquidò la vecchia 500 Fiat, era troppo affezionato a quello che era stato il primo amore automobilistico. La sua era una vecchia casa a tre piani rimodernata, al piano terra un locale dove potevano essere posteggiate ambedue le auto, per Roma una rarità. Entrato dentro l’abitazione con  sottobraccio orgogliosamente il grammofono incontrò la moglie Consuelo che…lo smontò: “Dove vai con stò vecchiume, avrà più anni di te!” Forse era vero, Aga aveva passato la soglia degli sessanta, la consorte…ventisei di meno. Non replicò, andò nel salone, lo poggiò sopra una etagère, lo spolverò ed attaccò con una certo apprensione la spina ad una presa elettrica, il vecchio strumento si accese. Agapito lesse nelle singole etichette dei dischi:‘Voce del Padrone’  ed  i nomi dei cantanti tutti a lui sconosciuti: Amelia Galli, Beniamino Gigli, Sergio Bruni, Alberto Camerini, Umberto Balsamo sino a quando giunse a Luciano Tajoli, forse l’aveva sentito, la canzone: ‘Fiorellin del prato…’  il cantante seguitava: ‘messagger d’amore, bello è baciar la bocca che mi piace e donando un fiore quante ne ho baciate…’ Consuelo entrando nel salone sentì le parole della canzone: “Che è stà cosa melensa, oggi quanto a canzoni ci sono delle parole da veri maschi, anche se in giro ne vedo pochi. La poco gentile consorte si riferiva proprio a lui che, causa l’età  aveva ammainato  bandiera, pensando di accontentarla in altro modo. Un giorno era entrato nel sexy shop ‘Blu Moon’ in piazza Barberini, chiese al commesso molto gentile, diciamo troppo gentile, un vibratore. “Signore lo vuole in plastica o in caucciù che lunghezza, è per lei?” “Senti coso tu sicuramente lo usi…va bene questo che vedo, quanto ti devo?” “Signore per lei che è simpatico trentaquattro Euro.” “Se non ti fossi stato simpatico?” “Il doppio, se me lo permette un consiglio, qui  ce n’è uno più piccolo è per il popò… un mio omaggio.” Stavolta la simpatia aveva fatto risparmiare Agabito, sperava che fosse gradito a Consuelo, due sostituti del pisello che avrebbe accontentato la signora sia nel fiorello che nei buchino posteriore. Aga aveva  sistemati gli acquisti in una scatola rivestita con carta regalo e fiocchetti multicolori, si aspettava…”Cara un pensierino anzi due pensierini .” Consuelo chissà cosa immaginava, scartato il pacco si mise ridere fragorosamente: “Non mi conosci ancora dopo tanto tempo, a me piacciono quelli veri…un giorno penso di farti io una sorpresa!”Dopo una settimana sorpresa fu. Al telefonino: “Caro sto venendo a casa con due etiopi, sono stato in Chiesa da don Felice, a voce ti spiegherò.” Aga: “Due etiopi? Forse quelli che giungono in Italia a bordo di barconi, malandati e con tante malattie, Consuelo era impazzita! La consorte entrò per prima a casa, dietro di lei un uomo ed una donna mulatti che si inchinarono al suo cospetto, almeno erano educati ed anche bellocci, soprattutto l’uomo di statura superiore alla media, parlavano l’italiano, molto probabilmente l’idioma italico era stato da loro appreso da qualche italiano  distaccato  nella loro terra. Aga squadrò meglio la ragazza, grandi occhi neri, capelli ricci che incorniciavano il viso, denti bianchissimi, bel fisico, veramente piacevole, forse nelle loro vene scorreva anche del sangue italiano. Al tempo di fascismo gli italici guerrieri  erano sbarcati in quella terra per conquistare un impero come le altre potenze mondiali, le femminucce non erano male per dei guerrieri giovani ed eternamente arrapati, conclusione dopo qualche mese si videro in giro delle somale con sulle spalle tanti piccoli mezzo sangue. “Questi sono Nisba ed Ayscha, lui in Etiopia esercitava il mestiere di meccanico, potrai sistemarlo presso  l’officina che hai ceduto ad un tuo amico, lei mi aiuterà in casa. Consuelo aveva posto troppa attenzione sul maschietto, ad Agapito era piaciuta Ayscha ma con ciccio in pensione… i due furono sistemati nella camera degli ospiti. Consuelo aveva preso l’abitudine di accompagnare con la 500  Nisba  al lavoro in via Illiria. “Poverino non è pratico di Roma, gli faccio un favore.” Aga pose una domanda trabocchetto alla consorte: “Che ne dice Nisba della 500?” “Gli da fastidio il freno a mano…” Consuelo c’era caduta in pieno, l’etiope sicuramente durante il,viaggio aveva usufruito delle grazie della signora la quale aveva un viso sempre allegro come non mai prima, la cura di Nisba faceva effetto. Una mattina appena svegli: “Caro potresti…dovresti…” “Non ho capito se potrei o dovrei…” “Insomma ti chiedo in nome del nostro vecchio amore di permettermi di dormire la notte insieme a Nisba, sono stanca di pompini e di sveltine in macchina!” “Aggiudicata, allora io dormirò con Ayscha nel letto matrimoniale.” “A dir la verità pensavo…va bene accordato non so cosa combinerai con lei ma…fatti tuoi!” Aga pensò ai fatti suoi, come uscire dall’impasse? Cavolo non ci aveva pensato prima, il Viagra!” Si recò  dal farmacista Roberto a Piazza di Spagna. “Chi si rivede, se tutti fossero sani come te chiuderei bottega, dimmi tutto.” “Andiamo nel retro, una storia riservata. Ho trovato una mulatta favolosa ma ciccio non si vuole o meglio non può più alzarsi, mi occorre una scatola di Viagra.” Niente Viagra, ti darò lo Spedra, ha meno effetti collaterali, devi assumerlo mezz’ora prima del… possibilmente a stomaco vuoto, per funzionare devi essere eccitato, è un mio omaggio, fammi sapere.” A cena Aga era  nervoso, mangiò poco ed a fine pasto: “M’è venuto un sonno improvviso, vado a letto, voi seguitate a mangiare, Ayscha mi fai compagnia?” Nella camera matrimoniale il letto era addobbato con lenzuola ricamate ereditate dal corredo della zia Armida. “Cara andiamo in bagno, un bel bidet caldo…” Detto fatto i due si ritrovarono nel letto, la etiope: “ Mio marito mi ha riferito che hai problemi in campo sessuale…” “Sbagliato, prendilo in bocca e vedrai!” Ciccio si era ringalluzzito, con la Spedra dopo molto tempo diede il meglio di sé ma prima Aga si era  impadronito del clitoride di Ayscha portando l’interessata ad un doppia orgasmo, entrata trionfale nel fiorellino lubrificato, nessun problema, Aga rimase dentro quel caldo antro sino a che ciccio ammainò la bandiera poi un sonno ristoratore col sorriso sulle labbra, si svegliarono a mattino inoltrato. Passaggio in cucina per una robusta colazione, incontrarono Consuelo che con un sorrisetto beffardo sulle labbra: “Com’è andata?” Rispose Ayscha: “Meglio del previsto.” Non era la risposta che la padrona di casa si aspettava, pensò che la etiope avesse voluto coprire la defaillance di suo marito, se ne andò via ridendo. Man mano che passavano i giorni Aga e Ayscha si ritrovavano quotidianamente  nel letto matrimoniale, gli altri due pensarono ad un bluff sin quando Aga durante una cena facendo sfoggio della sua cultura poliglotta: ”It is pleasure that i announce to you will become uncles, i do not know whet her of a boy or girl.”  Nisba e Consuelo non  cedettero ad una gravidanza della etiope, seguitarono la loro relazione intima anche se la padrona di casa cominciava ad avere della stanchezza sessuale, dal niente assoluto era passata al troppo. Dopo un mese, a cena Aga toccò il pancino di Aysha che stava diventando un pancione: “Sarà una bambina bellissima, appena appena abbronzata!” Stavolta Consuelo dovette mandar giù la notizia, come cavolo aveva fatto suo marito…pensò ad un’ultima difesa: “Caro ricordi il detto latino: ‘mater certa est, pater nunquam’ sei sicuro che sia tuo?” “Manca poco tempo alla nascita, alla nascita farò fare alla bimba  l’esame del DNA. e così finalmente chiuderai quella boccaccia! Te lo puoi scordare che porterà il tuo nome! Da domani ingaggerò una cameriera per i servizi di casa.” Consuelo uscì di casa sbattendo la porta, prese la Jaguar ed uscì per Roma, con quel gesto voleva dimostrare che anche lei era la padrona di casa non ricordando che i cordoni della borsa li teneva suo marito. I suoi erano sentimenti diversi tra il dolore, la rabbia, la tristezza, aveva perso il marito e con lui tutto. Durante il peregrinare per la città riprese la calma, cercò di pensare quale fosse la migliore via per ricucire i rapporti col consorte e forse avere una famiglia allargata come era molto di moda ultimamente in Italia, prevalse quest’ultima soluzione. Entrò in casa sorridente: “Ragazzi chiedo scusa, non era preparata a quanto accaduto,da ora in poi saremo, se vorrete una sola famiglia, in quanto al nome alla piccola…fate voi!” Naque Consuelo.

  • 25 maggio alle ore 14:31
    ALBERTO SVEGLIATI

    Come comincia: ALBERTO SVEGLIATI

     Ti vedo camminare ondeggiando dolcemente, deliziosamente con un pizzico di erotica signorilità come fossi avvolta in una nuvola trasparente che ti appalesa alla gente ma ti distacca dai mortali non degni di te.
    Il corpo longilineo avvolto in un tailleur che mette in risalto le tue fattezze da dea: vita stretta, gonne sotto il ginocchio, trucco discreto, sguardo fisso davanti che sorvola la gente, imperscrutabile, inaccessibile, lontana da tutti.
    La borsa sotto il braccio, il cagnolino zappettante a lato, sguardi mascolini di ammirazione non ricompensati da sorrisi di compiacimento, algida.
    Talvolta volutamente non ti trucchi, una civetteria per dimostrare che, anche al naturale sei sempre splendida, basta un cappellino o un foulard per farti sembrare diversa.
    Conoscendo i tuoi orari ti seguo, una sofferenza.
    Mi arrovello la mente per inventare un appiglio plausibile per parlarti, mi vesto in maniera elegante ma sobria come penso sia di tuo gradimento, anche se mi hai notato non l'hai dato a vedere.
    Ti soffermi davanti alle vetrine dei negozi, naturalmente quelli di lusso, ma non trovo alcun pretesto per sostare dinanzi ad un emporio con abiti esclusivamente da donna e mi allontano sconsolato.
    Una cosa ho osservato: posteggi sempre in divieto di sosta, al ritorno togli dal parabrezza della Jaguar il foglietto della contravvenzione lasciandolo cadere a terra con noncuranza.
    Quando ti sogno non oso immaginarti in posizioni erotiche, mi accontento di lievi baci sul viso e sul collo, non penso nemmeno lontanamente a sfilarti la camicia da notte, sei troppo signorile per mettere in atto comportamenti disdicevoli.
    La fine di questa favola? Un giorno camminando dinanzi a me le cade una rivista dalle mani, la raccolgo e gliela porgo con un timido sorriso...
    "'A ‘mbecille, so dù mesi che me venghi appresso, che cazzo aspettavi?"
    Alberto sei stato proprio un imbecille, per due mesi...
     

  • 25 maggio alle ore 9:36
    IL IL RE DI VILLASTRADA

    Come comincia: Essere nato il 6 gennaio 1923 per il figlio di un ardente fascista voleva dire sicuramente portare i nomi del Duce: Benito, Amilcare Andrea. La rivoluzione armata fascista era avvenuta il 29 ottobre 1922, i genitori del bambino Fausto Maccioni e Piera Castelli erano possidenti terrieri, o come si diceva allora latifondisti in località Villastrada di Cingoli provincia  di Macerata. Era stata una gioia infinita per loro che l’erede fosse maschio così poteva sfoggiare il nome del Duce. Dopo la firma dei Patti Lateranensi fra il Regno Italiano e la Santa Sede avvenuto l’11 febbraio 1929 in casa Maccioni ci fu grande festa, la mamma era una fervente cattolica molto prodiga con gli appartenenti alla Chiesa. Altro avvenimento importante: 27 maggio 1940 entrata in guerra dell’Italia a fianco della Germania anche contro la Russia. i germanici avevano sottovalutato la potenza bellica dei Sovietici ma almeno avevano un equipaggiamento adatto al rigido clima della U.R.S.S., i soldati italiani avevano talvolta scarpe di cartone e fasce al posto delle calze di lana! Preso dall’entusiasmo dopo la benedizione da parte della moglie Fausto si presentò volontario al Distretto Militare di Macerata dove però non trovò nessun coetaneo di sua conoscenza…Il 10 giugno 1940 Benito Mussolini dal balcone di Piazza Venezia, sicuro di una vittoria facile, comunicò agli italiani l’entrata in guerra a fianco dei Nazisti. Fausto fu inviato in Russia ed ebbe la sfortuna di perdere la vita al primo scontro con i russi. La notizia fu comunicata dai Carabinieri di Cingoli alla moglie Piera che immediatamente corse in camera a vestirsi di nero.  Benito rimase basito, aveva diciassette anni per prima cosa non pensò alla morte del genitore ma al suo futuro, non si sarebbe certo presentato volontario ma la leva era obbligatoria e quindi occorreva trovare un escamotage per evitarla. Andò a Cingoli a trovare Italo Scortichini coetaneo ed amico di suo padre ma che con lui non aveva nulla in comune, era riuscito a farsi dichiarare N.I.S.M.I. (non idoneo servizio militare incondizionato) a mezzo di medici militari di Macerata molto sensibili al ‘dio denaro’. “Caro Benito non ti dico la solita frase ‘qual buon vento’ perché immagino il motivo di questa tua visita. Sta diventando ogni giorno più difficile farsi dichiarare non idoneo alla leva, tu che malattie hai?” “Sano come un pesce.” “Dobbiamo inventarne qualcuna tu fumi?” “Mai preso in mano una sigaretta.” “Bene o meglio male, hai in enfisema cronico e sordità al 70%m,, facciamo 80, per prima cosa devi acquistare un apparecchio per sordi, uno di quelli che si applicano ad un orecchio ed hanno un amplificatore di suoni con batteria a secco  da situare nel taschino della camicia. Quando andrai a visita medica farai finta di non sentire chi ti chiama e di presentarti dopo aver messo in funzione l’attrezzo scusandoti e facendo presente la tua infermità, ogni tanto tossici in modo violento e poi presentati al dottor Impallomeni a mio nome, non farti sentire dagli altri medici. Quel dottore ti farà entrare in una specie di campana di vetro, ti farà respirare e tossire, stilerà un certificato medico confermando il tuo enfisema, per il pagamento verrà lui a Villastrada, gli manderò io il tuo indirizzo, devi seguire alla lettera quanto ti ho suggerito, stiamo scherzando col fuoco.” Tutto avvenne come programmato da Italo Scortichini, Benito fu dichiarato N.I.S.M.I. Dopo due giorni, era domenica il dottor Impallomeni si presentò in casa Maccioni, dopo aver sorbito una bibita rinfrescante, era d’estate,  intascò con disinvoltura una busta con all’interno centomila Lire e con la sua motocarrozzetta riprese la via del ritorno a Macerata. Benito era diventato padrone di tutti i beni della famiglia oltre che della sua vita futura, la madre per il gran dolore della morte del marito si era ritirata nel convento di suore Domenicane, aveva rinunziato a tutte le proprietà del consorte. La gioia più grande per Benito fu quella di poter usare la ‘Balilla’ quattro marce del padre dopo aver conseguito la patente di guida. Anche in villa la situazione era per lui favorevole, d’inverno camino sempre acceso nel salone dove era situata anche la sala da pranzo, a letto il prete e la monaca: il primo era un quattro assi imbullonati con al centro un recipiente di coccio con all’interno della carbonella che riscaldava le lenzuola. Pulizia, ordine della casa e cucina in mano a due contadine Concetta e Speranza, madre e figlia che erano ben felici di abitare anche loro a casa del ‘padrone’. I tedeschi ed i giapponesi dall’altra parte del globo subirono sconfitte di tal portata da dover accettare una resa senza condizioni. I fascisti in Italia sparirono come nebbia al sole, in tutte le città non si vedevano più  gerarchi panciuti che sfilavano tronfi con al seguito il popolino entusiasta, gli americani integrati da truppe di varie nazionalità e soprattutto i partigiani circolavano acclamati dalla folla, Benito era un  nome mal visto e così il signor Maccioni pensò bene di cambiarlo sia sul portone di casa che nei bigliettini da visita in Andrea, dopo un po’ di tempo un  po’ tutti i conoscenti lo appellavano col nuovo nome.  Vecchia passione di Ben…pardon di Andrea era la caccia ma non quella peripatetica, troppo faticosa per il signorino ma quella stanziale con un capanno posizionato in un suo terreno vicino casa circondato da piante di varie altezza dove si posavano per poco tempo gli uccelli sia stanziali che migratori. Ovviamente la caccia non era stata possibile sia durante la guerra che durante la ritirata dei tedeschi che mettevano al muro chiunque fosse trovato in possesso di un fucile anche se da caccia. Andrea coadiuvato da Peppe, suo conduttore del fondo vicino casa aveva scavato sotto la strada, e non nel suo terreno una buca dove vennero  sotterrati i suoi quattro fucili da caccia e relativo munizionamento. Il capanno in legno dove in passato suo padre era solito rifugiarsi per sparare alla uccellagione era stato distrutto dai tedeschi e quindi fu giocoforza farne costruire uno nuovo. Andrea si rivolse a Luigi Colocci un falegname di Cingoli della vecchia ‘scuola’ che, alla fine di un suo lavoro ben fatto, per la soddisfazione brindava col datore del lavoro e talvolta non si faceva nemmeno pagare! Andrea andò a prendere il carpentiere con la Lancia Aprilia che aveva acquistato di recente al posto della vecchia Balilla. Luigi Colocci si mise subito all’opera, prima di ritornare al suo laboratorio a Cingoli diede disposizioni per far installare sul terreno piloni portanti dove potervi sistemare la base del capanno. Dopo una settimana Andrea si recò a Cingoli con  un camioncino, trasportò i vari pezzi della costruzione da comporre sul terreno, a fine giornata tutto sistemato. Andrea era felice come un bambino, riaccompagnò Luigi Colocci al suo paese e  faticò non poco per fargli accettare centomila lire per il suo compenso. Il capanno quadrato aveva dimensioni cinque metri per lato, due feritoie sia anteriori che posteriori, davanti, in terra c’erano la gabbie con dentro  uccelli per il richiamo dei loro simili. Andrea quella mattina si recò prestissimo sul posto anche se faceva un freddo cane. Per fortuna era stata installata la corrente elettrica, a  mezzo di una stufa era stato reso più gradevole il soggiorno, c’era anche un lettino per un eventuale ‘riposino’. La caccia fu proficua: Merli, Tordi, Fischioni, Alzavole, Storni, Pernici ed altri volativi che Andrea sconosceva. All’arrivo a casa, Concetta e Speranza si misero le mani nel capelli: “Ci vuole un giorno intero per spennarli e poi come conservarli?” “Non vi preoccupate, a Cingoli ho comprato una ghiacciaia, un mobile quadrato in cui da una parte si mette la merce da tenere al fresco dall’altra il ghiaccio che procureremo al bar.” I vari uccelli finirono in padella, cotti al girarrosto o al forno. Andrea decise di non ritornare tanto presto a caccia, di uccelli ne aveva fatto una scorpacciata pantagruelica! Venne giugno, il signorino durante l’inverno aveva preso ad avere ‘confidenza’ con Speranza malgrado quest’ultima fosse fidanzata con Nello Fabiani barbiere di Villa Strada, meglio così, la liaison avrebbe coperto un’eventuale non prevista gravidanza. Ai primi di giugno Concetta: “Padrone, mia sorella Gilda dove accompagnare suo marito gravemente ammalato all’Ospedale Torrette di Ancona, non sa a chi lasciare la figlia Rosina di tredici anni, se lei potesse darci una mano…“ “Cosa gli è successo?”È caduto sotto il trattore in campagna, ha riportato varie fratture, all’Ospedale di Ancona c’è un  reparto specializzato in chirurgia.” Concetta ben conosceva i ‘rapporti’ fra Andrea e sua figlia, il padrone non poteva dirle di no ed infatti: “Una di voi venga con me, andremo a Cingoli a prendere la ragazzina, a dir la verità avevo in programma una gita al mare, ci andremo insieme a…come si chiama?” “Rosina.” Speranza si sedette nel sedile del passeggero della Aprilia, gonna larga che alzata sino alla vita lasciava intravedere tante cose buone. “Copriti, potremmo finire fuori strada, lascia stare il mio pisello!” i due ben presto arrivarono  dinanzi l’abitazione di Gilda, Rosina era già pronta dinanzi alla porta di casa, salutò in fetta la madre e si accomodò nel sedile posteriore. Andrea non fece molto caso alla ‘bambina’ solo arrivati  Villa Strada la guardò meglio, aveva un bel viso e soprattutto uno sguardo furbetto, altro che bambina! Andrea si diresse verso la località di Porto Potenza Picena, una spiaggia sabbiosa, un’oasi naturalistica con laghetti, in passato allorché era molto giovane ci si era recato con i genitori.  Previdente aveva acquistato un ombrellone rosso a cui si potevano agganciare delle ‘bande’ verticali che avrebbero reso l’ombrellone stesso una tenda rotonda, in giro pochi bagnanti. Per primo entrò sotto l’ombrellone, Andrea aveva indossato un slip, erano finiti i tempi del puritanesimo fascista. Lo seguirono Concetta, Speranza  e la piccola Rosina, mentre le prime due sfoggiavano un bichini castigato la piccola aveva indosso solo le mutande, nessuno aveva pensato di acquistarle un costume adatto a lei, d’altronde di seno era completamente piatta. In acqua l’unico che sapeva nuotare era Andrea che si allontanò lasciando vicino alla battigia le tre femminucce. Spinti dalla fame acuita dall’aria marina  tornarono tutti a terra, la piccola Gilda aveva le mutandine trasparenti appiccicate al corpo, si poteva notare il suo fiorellino imberbe, Speranza l’aiutò a rivestirsi ma quella figura di giovane imberbe aveva suscitato in Andrea un desiderio sessuale mai provato prima, lui stesso se ne meravigliò, aveva scoperto il suo lato pedofilo? Il pranzo su un telone sulla sabbia,  panini imbottiti di salumi vari e di formaggio, bibite analcoliche,la piccola Rosina aveva dimostrato un  buon appetito.  Al ritorno in  auto la bimba non aveva potuto indossare le mutandine ancora bagnate, ad un  certo punto: “Zia Concetta fa molto caldo, che ne ci di aprire i vetri della macchina?” Nel frattempo si era alzata la gonna sino a mostrare l’implume fiorellino ben notato da Andrea dallo specchietto retrovisore, nessuno fece commenti, dinanzi a quella faccia tosta…Andrea aveva attrezzato il suo luogo di caccia con un ‘roccolo’, per i non cacciatori un quadrilatero di reti alte sei metri, a terra i soliti richiami che attiravano gli uccelli. Per la cattura dei volatili di passaggio erano stati posti in alto dei piccoli rami che un volta posti in azione spaventavano i pennuti che cercavano la salvezza volando verso le pareti e rimanendo impigliati nelle reti, facile per Andrea catturarli con la mani,  tornò in casa con tanta cacciagione, Concetta: “Non ho sentito alcun colpo di fucile, come ha fatto a prendere tanti volatili?” Il padrone di casa spiegò in cosa consistesse il ‘roccolo’ suscitando la curiosità della piccola  che: “Voglio vedere come funziona.” “Rosina, quando vado a caccia la mattina mi alzo molto presto, a quell’ora…” “Io mi sveglierò da sola, ti prego zio…” Andrea era diventato ‘zio’, nessuno aveva suggerito quel passaggio da signore a zio ma ancora una volta tutti tacquero. Rosina si stava dimostrando diabolica, la mattina alla cinque si presentò nella camera di Andrea che si era appena alzato dal letto, un iniziale stupore poi:”Vatti a vestire pesante, fuori fa freddo.” A piedi raggiunsero il ‘roccolo’, Andrea accese la stufa ma all’inizio la temperatura del capanno era bassa. “Zio ho freddo, posso abbracciarti?” “Tra poco sentirai il calore della stufa.” Nel frattempo Rosina si era abbarbicata allo  zio  ed aveva iniziato a baciarlo sul collo,poi sulla bocca, si era scatenata. Maggiorenne o minorenne ‘ciccio’ non fece distinzione, alzò in alto il pennone che la bimba si affrettò a prendere in mano e poi in bocca, il ‘tutto’  fu ingoiato senza profferir parola, Andrea aveva lo sguardo fisso nel vuoto, gli uccelli quella mattina evitarono di  finire in padella. “Padrone oggi niente uccelli?” “Purtroppo cara Speranza c’era in giro un falco che li ha fatti scappare.” Rosina era ormai scatenata, una notte entrò in camera di Andrea e prese a dettare legge per quanto riguardava il fiorellino: “Desidero caro zio che tu sarai il primo ma a modo mio, tu starai supino con il tuo bel coso in erezione, prima dovrai farmi avere un orgasmo così avrò meno dolore. Il progetto della giovane venne messo in atto ma non andò completamente a buon fine, aveva il fiorellino troppo stretto, il dolore la fece desistere. “Zio … sarà per una prossima volta, mi sono  fatta troppo male.” Rosina  di notte ‘dormiva’ con lo zio con gran dispiacere di Speranza che si vedeva preferita ad una piccola ‘zoccoletta’. Ne parlò a sua madre che: “Figlia mia cerca di ragionare, se la storia del nostro padrone venisse a galla lui andrebbe in galera ma noi non sapremo come vivere, i guadagni  del tuo fidanzato sono irrisori, lui passa in barbieria la maggior parte de tempo a leggere il giornale, la gente di qui è povera, i maschietti si fanno  la barba da soli, i capelli glieli tagliano le donne di casa…faremo finta di niente, o prima o poi quella puttanella tornerà a casa sua.” Una notte Rosina nel letto di Andrea si svegliò in forma, lo fece mettere in posizione e finalmente divenne una donna…Il lenzuolo si macchiò di sangue, la neo signora cercò di lavarlo, lo mise a stendere ma rimase un alone inconfondibile,  madre e figlia non fecero commenti. Dopo un mese, a mezzo di un paesano Gilda fece sapere che suo marito era in via di guarigione, chiese a sua sorella se il signor Andrea avrebbe potuto andarla a prendere ad Ancona e ad accompagnarla col marito e con Rosina a Cingoli. Fu accontentata con gran gioia un po’ di tutti, Andrea si era reso conto che poteva finire in un mare di guai, Speranza immaginava il ritorno all’ovile dell’amante, Rosina aveva raggiunto il suo scopo e contò il soldi che aveva ricevuto dentro una busta: cento biglietti da diecimila. A casa a Cingoli: “Mamma quanto fa diecimila per cento?” Non ci volle molto per Gilda comprendere il significato di quella domanda della figlia. “Una dote da principessa mia cara!”

  • 24 maggio alle ore 14:42
    SEPARATI IN CASA

    Come comincia:  Sposati da due anni, Alberto ed Anna avevano stabilito di separarsi benevolmente senza avvocati né carte bollate, una separazione consensuale pur rimanendo ad abitare nello stesso domicilio a Messina in viale dei Tigli 69 al penultimo piano della scala A).  Al giorno d’oggi non è un fatto eclatante come in passato, oggi le famiglie arcobaleno, anche di razze diverse sono all’ordine del giorno, nessuno del palazzo si era meravigliato né ufficialmente aveva fatto commenti anche se c’era chi parteggiava per lei, chi per lui, soprattutto femminucce che avrebbero voluto…In teoria nessun problema per la divisione delle stanze o meglio uno solo: c’erano due entrate, due camere da letto, due bagni, due soggiorni, due saloni ma…come in tutte le situazioni c’è spesso un ma. C’era una sola cucina dove ambedue preparavano e si dividevano il cibo, locale raggiungibile da ambedue i lati della casa e qui sorgevano i dubbi. Alberto da buon romano amava la cucina della capitale, Anna da messinese pura prediligeva i primi e soprattutto i secondi tipicamente locali come baccalà e pesce stocco, pesci ambedue aborriti da Alberto, per il loro odore non erano di suo gradimento. Una volta ebbe a dire alla consorte: “Stò pesce mi fa pensare ad un attore russo che in um film faceva la parte di un investigatore privato, Mischa Auer.” “Sentiamo la sentenza di stò russo.” “Tutto questo puzza!” “Una volta mi facevi ridere oggi sei patetico!” “Panta rei.” “Lo sai che non ho studiato il russo!” “Non è russo, è greco, vuol dire tutto passa…Oggi mi accontenterò di una panino e della solita mela pur di allontanarmi da stò tanfo tipico dello Stretto. Il motivo della separazione dei due coniugi trentenni: il solito, uno dei due si era innamorato di altra persona, nel loro caso Anna aveva preferito la ‘compagnia’ di Lodovico non perché colpita da una freccia di Cupido ma, a detta di Alberto per i suoi soldi, era molto ricco di famiglia. Fisicamente era lardelloso e non aveva minimamente il senso dello humour ed infatti quando i due maschietti si incontravano  ad uscire perdente era Lodovico che non era ‘dolce come un fico’, come la famosa canzone cantata da Nicola Arigliano simpatico vocalist pugliese. Lodovico si incazzava ma non era mai passato a vie di fatto, avrebbe avuto la peggio, Alberto quando menava menava di brutto! Anna era raggiante da quando poteva ‘sfoggiare’ una nuova auto, una Volvo V 40 di colore azzurro dono del beneamato (si fa per dire) fidanzato. Naturalmente ad Alberto non pareva vero indirizzare verso di lei i suoi strali: “Ora ti dovrai tingere i capelli di biondo ed anche la cosina… così assomiglierai ad una svedese come la marca dell’auto!” Perché tanta contentezza da parte di Anna? Ambedue i coniugi insegnavano, materie letterarie lui e quelle scientifiche lei in due diverse classi dell’Istituto Jaci, quando erano ancora insieme si recavano in via Cesare Battisti con la Renault Twingo di Alberto da lui sempre guidata e così Anna: “La mia patente me la posso fare fritta!” Lodovico invece aveva preferito per sé una Porsche Cayman anche se per lui non molto comoda per entrarci in quanto molto bassa rispetto alla sua corporatura massiccia. Alberto con molta pazienza riuscì a condividere la cucina con la ex moglie, inutile stare a stuzzicarsi tutti i giorni ma una vendetta era d’uopo. Alberto conservava ancora la chiave di accesso alla porta che conduceva all’appartamento di Anna e pensò che il migliore o il peggiore scherzo era quello di colpire Lodovico su un punto di vista in cui i maschietti sono più sensibili, il sesso. Andò a trovare l’amico Saro titolare della Cinetecnica. “Toh chi si vede, eri sparito dalla circolazione, mi sembra che il computer l’hai già comprato…” “Mi occorre una telecamera ed uno schermo in cui possa visionare quello che succede in altra stanza.” “Non hai perso l’abitudine degli scherzi, stavolta chi colpisci?” “Te quando tua moglie ti rimprovera per le scarse  e cattive prestazioni sessuali, a proposito come va in quel campo?” “Ho capito, qui c’è una piccola telecamera, se me la riporti non te la faccio pagare, col tuo stipendio di insegnante…” “Grazie, te la riporterò quando…avrò finito di mettere in atto un pesce d’aprile, un’altra informazione, conosci un negozio dove vendono i giochetti  di carnevale’” “Ho capito quello che vuoi metter su…gira l’angolo, c’è la cartoleria ‘Ancora’ vai da Pietro a nome mio, sei sempre il solito!” “Signor Pietro, mi manda Saro, mi occorrerebbero delle fialette puzzolenti quelle che si usano a carnevalei…” “Vediamo se ce n’ho qualcuna in magazzino…..” Lei è fortunato, eccone due, attenzione perché mandano un puzzo tremendo, gliele regalo.” Contento come un bambino contento Alberto rientrò a casa era sabato, giorno della settimana in cui non  aveva lezioni al contrario della sua ex moglie. Furtivamente entrò nell’abitazione di Anna, andò in camera da letto, mise sotto i tappetini le due fialette puzzolenti e posizionò la telecamera nel lampadario, lo strumento era così piccolo che non si notava. A cena non andò in cucina, meglio non farsi vedere, Alberto si mise in visione dinanzi lo schermo in attesa dei due amanti. Ci volle del tempo, anche se lo stomaco di lamentava Alberto stette incollato allo schermo. Finalmente i due amanti si presentarono in camera da letto, quando misero i piedi sui rispettivi tappetini si ruppero le due fialette e pian piano si sparse quell’odore nauseabondo descritto da Pietro. I due rimasero basiti, aprirono la finestra della stanza ma dovettero sloggiare, il tanfo era tremendo, addio sogni di gloria in senso sessuale. I due furono costretti a riposare sul divano ma ‘de quien es la culpa?’ Il colpevole fu individuato in Eduardo il filippino che faceva le pulizie in casa di Anna, il cotale fu cacciato in malo modo senza potersi giustificare, non poteva che essere lui il colpevole.  Alberto, sempre buono d’animo, all’uscire di Edy dalla casa di Anna lo fermò, gli mise in mano cinquanta Euro. Edy era frastornato, la signora l’aveva cacciato in malo modo senza motivo, l’ex marito gli aveva regalato cinquanta Euro, forse c’era un po’ di pazzia in quel palazzo! Alberto ‘strinse amicizia’ con Caterina  insegnante di informatica del suo stesso istituto. Che si poteva dire della nuova conquista di Alberto? Come quanto descritto da Vitaliano Brancati ne ‘La governante’ non era né bella né brutta, intelligente si. I suoi rapporti sessuali con Alberto erano poco soddisfacenti per lui,  lei era una intellettuale poco incline a certa manovre soprattutto orali. Il signore volle fare un dispetto alla ex, incontratasi all’ingresso del palazzo gliela presentò, Anna fu molto diplomatica, non fece nessuna sceneggiata anzi si mostrò ufficialmente contenta della nuova conquista del marito che tornato in casa ebbe una doccia fredda: “Voi uomini siete gretti in quanto a psicologia, non ti sei accorto di come ti guarda tua moglie, è ancora innamorata di te!” Altro che sorpresa, Caterina il giorno stesso fece bagagli e bagaglini e con un: ‘Good Luck’ sparì dalla circolazione. Alberto era rimasto basito, stupito, sbalordito di non esserci arrivato da solo a capire la verità, in fondo la colpa della separazione da Anna poteva considerarsi sua ed ora era sorto il problema di come ‘recuperare’ l’amore della moglie, stavolta la fantasia non funzionava, era ancora sconvolto, Anna era la sola ad averci guadagnato dalla loro separazione, un’auto da circa quarantamila Euro, pensiero forse dettato da una incipiente gelosia. Alberto scrisse col  Whats App una frase che fece pervenire sul telefonino di Anna: “Sono stato da una cartomante che ha previsto una nostra riconciliazione perché siamo ancora innamorati l’uno dell’altra, aiutami!” Era pomeriggio dopo una mezz’ora circa un bussare forsennato alla sua porta d’ingresso, era la consorte in lacrime: “Avevo giurato di odiarti per tutta la vita, maledetto, non ci sono riuscita…” Whats App a Lodovico: “Addio per sempre sei stato n gentiluomo una brava persona ma è finita, sono ritornata da mio marito.” Lodovico apprese la notizia con filosofia, quell’avventura gli era costata qualche spicciolo (per lui)  in giro c’erano tante femminucce…Una notte di fuoco fra Alberto ed Anna che seguitava a piangere, il solito Alberto: “Cazzo la scopata con lacrimucce non l’avevo mai provata!”
     

  • 24 maggio alle ore 14:19
    GLI AMORALI

    Come comincia: GLI AMORALI
    “Prima di comprare assaggia!” era un aforisma di papà Carmine diretto al figlio Michele. Da emigrante dalla Sicilia al Brasile Carmine non aveva avuto ovviamente vita facile, erano i primi anni del novecento, l’America tutta era meta di profughi che scappavano dalla miseria ma talvolta loro stessi erano preda di lestofanti che con raggiri riuscivano a estorcere loro i pochi risparmi che avevano con sé. Michele aveva  imparato subito e bene la lezione diventando lui stesso un furfante nel campo in cui si guadagnava molto (disonestamente) con minori rischi: il contrabbando. In ricordo dell’Italia sempre magnificata da suo padre, nel comprare un’auto scelse una marca italiana piuttosto costosa, una ‘Lancia Aprilia’ super accessoriata. Quell’acquisto gli aveva portato come conseguenza il rispetto e la stima  dei colleghi emigrati che non riuscivano ad avere lo stesso successo. Il contrabbando era un via ‘impervia’. Prima di tutto corrompere i controllori, le pene previste erano pesanti, già da allora la droga era diventato il miglior affare, per sfuggire alla vigilanza veniva mischiata con cereali, carne, tabacco, alimenti per animali che in Brasile, anche per effetto del minor costo della manodopera avevano prezzi concorrenziali.  Come da sempre avvenuto la ricchezza porta rispetto e considerazione da parte di chi non è riuscito a migliorare la propria condizione. Michele era anche stato ‘baciato’ dalla fortuna, aveva un fisico elegante, simpatia innata, spiccata intelligenza e memoria, doti che gli avevano aperto le porte della migliore società di Rio de Janeiro. Fu invitato nella villa di Pedro Soares un ricco possidente, era  il compleanno della figlia diciottenne. Sempre dietro insegnamenti del padre, Michele in caso di invito da parte di qualche persona importante aveva preso l’abitudine di informarsi su tutto quello che poteva riguardare lui e la sua famiglia, in tal modo gli interessati si sentivano più importanti. Lo ‘spione’ di Michele era stato un cameriere italo siciliano Gregorio Bottàro. Le informazioni che interessavano Michele riguardavano soprattutto la signorina Manuela che oltre ad essere molto facoltosa era affascinante: bionda, altezza superiore alla media, occhi verdi oro, viso vellutato, la descrizione di Gregorio rispondeva alla realtà. All’ingresso della ragazza in sala un lungo applauso da parte dei presenti con gran orgoglio del padre Pedro a cui, per sua fortuna  non assomigliava, la defunta madre era stata un buon modello. Nel giardino  erano stati sistemati tavoli, poltrone, divani il tutto circondati da bambù e da un folto boschetto. In fondo un  tempietto con cupola, al centro un laghetto con ponticello, in acqua papere sguazzanti tutto in stile giapponese. Vecchia tattica imparata dal padre, il giovane, al contrario di altri corteggiatori goffi ignorò completamente la regina della festa anzi quando gli passava vicino la guardava con un sorrisetto strafottente cosa evidentemente non apprezzata da Manuela abituata ad essere assecondata in  tutti i suoi desideri. Si avvicinò a Michele con fare guerresco: “Non la conosco, vorrei sapere cosa vuol significare quel suo risolino di superiorità nel guardarmi.” “Mi domandavo se lei sarebbe in grado di guidare una auto con marce manuali.” Un silenzio prolungato, quella domanda era piuttosto strana, fuori del comune, senza senso.  ”Sono Michele Guerra, italiano, posso dirle la verità, stavo ammirando lei ed il suo vestito rosa pallido dello stilista mio paesano Evandro Slama, oltre naturalmente al contenuto, vorrei festeggiare con lei l’acquisto di una nuova auto ‘Lancia Aurelia’, mi è pervenuta ieri dall’Italia, ha le marce manuali al contrario delle altre macchine che vedo girare per Rio ma che  ho difficoltà a guidare, mi riferisco  a quelle con  le marce automatiche.” “Amo le persone con la faccia tosta, la sua scusa è piuttosto debole, ne ho sentito di migliori, andiamo fuori a vedere stà Lancia… pure di colore rosso come le Ferrari di Formula Uno!” “Abbiamo qualcosa in comune, forse  per la prima volta è preferibile che stia io alla guida,  da recente ho traslocato nel quartiere di Santa Cruz, non sono ancora pratico del posto, userò il navigatore satellitare, un voce femminile ci guiderà sin sotto casa.” Michele comprese che doveva abituarsi alle ‘stramberie’ della nuova conoscenza che subito le mise in mostra infatti appena  giunti nell’abitazione dopo un: “Stasera fa particolarmente caldo.” si era tolta  il vestito rimanendo in reggiseno e slip con cui si affacciò al balcone. “Vedo tutte cose buone…” “Si riferisce o meglio ti riferisci al panorama?” Al cellulare: “Papà stasera resto fuori a dormire…si lo so ci sono tanti invitati che mi aspettano… fagli compagnia tu, ciao.” Manuela aveva dimostrato di essere una tosta, Michele ne sparò un’altra delle sue: “Mi piacerebbe conoscere la marca del tuo reggiseno e del tuo slip…” “Non la conosco….anche stavolta…ho capito, vuoi vedere se sono bionda naturale… accontentato!” ‘Ciccio’ anche senza essere stato chiamato in causa sorse in tutto il suo splendore…” “Cacchio non ne ho mai visti (e provati) di tanta grandezza…non ho ancora deciso…”Manuela dimostrò che la timidezza non faceva parte del suo bagaglio. Andò in cucina, aprì il frigo, prese una bottiglietta di limonata: “È una San Pellegrino, ti sei portato l’Italia anche in Brasile!” “Si ma preferisco assaggiare la indigene.” “Anche se ho studiato dalle monache conosco bene la lingua italiana… guarda guarda un vasca da bagno Jacuzzi ma per quanto riguarda la mercanzia femminile …” “Il mio pisello va ad odore, quello brasiliano è di suo gradimento, che ne dici di un bagno insieme, per me sarebbe una piacevole novità!” Michele aprì il rubinetto, acqua tiepida, non amava quella troppo calda neppure quella gelida preferita dagli svedesi, ‘ciccio’ fu subito d’accordo  e si infilò nel voglioso fiorellino carioca ‘com muito prazer’ di entrambi i titolari. Ciccio esagerò,  chiese il permesso di visitare anche il popò. Dallo sguardo della brasileira capì: ‘proposta non gradita e non accettata’, il calibro di ‘ciccio’ era eccessivo…Finita la pugna pasticcini e liquori dolci per recuperare energie poi riposo post ludio. Squillo del telefonino di Manuela: “Chi…chi sei? …. Papà ti sembra l’ora di svegliarmi, a proposito che ora è?....le undici?...ti chiamo io fra un’ora.” In seguito Michele prese a frequentare l’abitazione dei  Soarez, anche dietro suggerimento di Manuela si recava in cucina e preparava piatti delle specialità romane: pasta alla carbonara, spaghetti cacio e pepe, lasagne al forno, parmigiana di melanzane,  saltimbocca, carciofi, trippa, gnocchi, involtini alla romana. Fra gli altri invitati c’era la moglie di un medico italiano ostetrico emigrato in brasile,  Giovanna Cerioni: “A me piace tutto ma soprattutto i saltimbocca  ed il tirami su!” In seguito al veto di Manuela Michele non si esibì più nella cucina di casa Soares, la signora Cerioni, se voleva, poteva andare altrove a gustare le ‘romanità!’ Papà Carmine se l’era proprio voluta, da fumatore incallito si era ammalato di un carcinoma ai polmoni, fino all’ultimo non ci credette, non volle curarsi, come finale ne sparò una delle sue. Al prete che qualche religioso di casa aveva chiamato per l’estrema unzione: “Leva stò cappello dal mio letto, dovresti saperlo ch’er cappello dei bacarozzi sul letto porta iella!” Un mese dopo a tavola Manuela: “Dê hoje aê amanh~” Michele era distratto, preferiva dirsi sempre d’accordo con Manuela: “Va bene come vuoi tu.” “Spero che tuo figlio o figlia non ti assomigli proprio!” Manuela aveva lo sguardo di fuoco di quando era particolarmente arrabbiata, un evento così importante e quell’imbecille…” Quando Michele si rese conto della situazione, abbracciò la futura mamma e si scusò: “Ero distratto, mi hai dato quella notizia che aspettavo da tempo, immagino che anche tuo padre…” “Voi uomini siete quelli a cui la maternità porta i complimenti dei parenti e degli amici, sono le donne…mia madre è morta alla mia nascita!” “Nessuno me l’aveva detto, da ora in poi niente rapporti sessuali, non vorrei che…” “E qui che ti volevo, per te non ci vorrebbe molto trovare qualche puttanella…” Michele preferì tacere, ogni sua frase veniva male interpretata, non gli rimase che avvisare suo suocero. “Dopo circa due ore giunse indirizzata a Manuela una busta metà azzurra e metà rosa indirizzata a: “Signora Manuela Soares Guerra, all’interno oltre ai complimenti per la prossima maternità anche la scritta: ‘La ditta LukiLi è a Sua completa disposizione per il corredo del prossimo nascituro.’ Papà Pedro aveva colpito ancora. Dopo due mesi,  al controllo  della ecografia si rivelò il sesso del piccolo, un maschio! Sia papà Michele che  nonno Pedro ebbero lo stesso pensiero, imporre il proprio nome al’erede. La situazione venne sbrogliata da Manuela che con la saggezza tipica femminile propose una via di mezzo fra i due nonni: ‘Pietro’ nome italiano traduzione del carioca Pedro. Michele non rimase con ‘le mani in mano’, ricordando quanto segnalato da Manuela circa i problemi occorsi a sua madre durante il parto prese di nuovo contatti con Giovanna Cerioni: “Sono…” “Ti ho riconosciuto dalla voce, aspettavo di essere di nuovo invitata a gustare le specialità romane… che ti è successo?” “Problemi col mio lavoro, mi occorre parlare con tuo marito, vorrei avere le sue generalità ed il nome della  clinica dove lavora.” “E tu come mi ricompensi, vorrei…” “Quando vorrai sono a tua disposizione, dimmi.” Dottor Augusto Pileri, clinica ostetrica ‘Reis’ quinta estrada, mio marito è di servizio dopodomani dalle otto elle diciotto, ti aspetto…” Michele non aveva mai tradito Manuela, non aveva particolare voglia di conoscere da vicino Giovanna ma era importante che la sua adorata avesse le migliori cure per non avere guai durante la venuta al mondo del piccolo Pietro. Giovanna si dimostrò particolarmente in forma, Michele evitò un altro incontro ravvicinato affermando che doveva recarsi in Italia per lavoro. Il dottor Pileri marchigiano fu contento di contattare un connazionale, promise di informarsi sugli ultimi dispositivi per rendere il parto più indolore possibile. Dopo dieci giorni Michele ebbe la risposta che riferì alla sua adorata la quale forse ‘mangiò la foglia’ ma evitò ogni commento. Il parto? Quasi una passeggiata, dopo poco tempo Manuela poté stringere a sé l’adorato Pietro il quale, dopo un previsto pianto iniziale dimostrò subito di apprezzare la tetta materna. L’arrivo di Pietro, da subito ribattezzato Piero aveva sconvolto l’entourage un po’ di tutti i parenti brasiliani, alcuni erano giunti anche da provincie lontane per conoscere l’ultimo maschio della famiglia e far le congratulazioni al nonno, Manuela non se la prendeva per essere stata scavalcata come mamma, aveva il suo piccolo che non dormiva nella spaziosa culla ma nel lettone con mammà. Michele si ‘avvicinava’ poco a  Manuela, si ritirava a casa molto tardi, Manuela lo fece seguire da un investigatore privato più per curiosità che altro, il non più giovane marito si era dato al gioco d’azzardo, evidentemente il ‘fiorello’ non l’attirava più di tanto. Non sempre la fortuna aiuta gli audaci, Michele talvolta tornava a casa sconsolato per la batosta finanziaria subita. Un giorno a mezzogiorno il signorino si era appena alzato, squillo del cellulare, telefonata dall’Italia: “Sono Bruno Bianchi fattore,  suo zio Fernando con la delega di suo padre Carmine sta vendendo terreni e fabbricati di vostra proprietà, io non ho alcuna possibilità di fermarlo,  occorre la sua presenza qui a Bagheria, porti con sé il testamento di suo padre non c’è altra soluzione per fermarlo.” Michele chiuse gli occhi, ricordò che l burocrazia in Italia era capace di fermare anche una pratica facile da sbrigare, si recò all’Ambasciata Italiana a Rio, con il testamento olografo di suo padre e in compagnia dell’amico notaio Michele Antonacci si fece vidimare il testamento ed una copia fotostatica e tornò più sereno a casa. “Manuela devo tornare a Palermo per sistemare i miei affari, il fratello di mio padre li sta mandando  scatafascio, mi farebbe piacere che tu e Piero veniste con me.” Manuela fu dello stesso parere anche se la presenza de o ‘paqueno’ Pedro sicuramente avrebbe procurato dei problemi, ogni giorno diventava sempre più ‘monello’ prendendo in giro in po’ tutto e tutti. Nonno Pedro apprese male la notizia, ormai era avanti negli anni ed aveva timore di non poter più rivedere l’adorato nipote. Prenotazione su un aereo della Air France da Rio de Janeiro all’aeroporto di Palermo Punta Raisi. Partenza puntuale alle ventitré con ‘l’angioletto di casa’ nel mondo dei sogni fino allo scalo di Parigi CDG. Il rumore dell’aereo all’atterraggio svegliò Piero il quale lentamente aprì gli occhi, li richiuse subito, fuori era buio. Durante il tragitto Parigi - Palermo la luce prese il sopravvento sull’oscurità infastidendo il sonno del piccolo che all’inizio di sfregò gli occhi poi, vista l’inutilità del gesto:”Mamma spegni la luce!”  vista l’inutilità anche di questa richiesta decise ad aprirli, era vicino al finestrino e vide la terra scorrere sotto i suoi occhi. Non era l’ora della colazione ma Manuela, da buona mamma previdente gli offrì dei biscotti prontamente afferrati dal piccolo ingordo bevendo  del latte con orzo contenuti in un termos. ‘Dura è la vita’ il pensiero di Piero appena completamente sveglio ma oltre che dura anche noiosa, pensò bene di rallegrarla montando con i piedi sul suo posto e iniziando a cantare la famosa: “Viva la pappa col pomodoro, viva la pelosa della mamma che è un capolavoro…” Non finì il canto che si beccò uno schiaffone da parte del padre che lo intontì. Il volo era francese ma c’erano anche vari italiani che presero a ridere alla grande. Il solito simpaticone romano: “Lo lassi cantá, se vede che ha visto la sorca d’a madre!” Michele alla moglie: “E tu che l’hai voluto mandare in collegio dai preti!