username o email
password

Ti piace Aphorism?
Segnalaci su Google

Inserisci la tua e-mail per ricevere gli aggiornamenti

Filtri di ricerca
  • Il racconto contiene la parola
  • Nome autore

Racconti

“Scrivere è viaggiare senza la seccatura dei bagagli”
Emilio Salgari


I racconti dei nostri autori sono tutti raccolti qui.
Se vuoi inserire i tuoi racconti brevi in una pagina a te riservata, iscriviti ora e scopri come fare!

elementi per pagina
  • 30 giugno alle ore 15:53

    Come comincia:

  • 30 giugno alle ore 15:53
    MORBIDA, PROFUMATA, DISPONIBILE

    Come comincia: Morbida, profumata, disponibile a chi si possono riferire questi tre aggettivi? Ad una persona, ad un animale, ad una cosa? Non ci siete arrivati, lo capirete nel corso del racconto. Tancredi con Eleonora, Ivan e Giada erano maritati da circa dieci anni, amici sin dall’infanzia erano giunti ad un punto critico della loro unione, la noia regnava sovrana nei loro rapportI. Dopo le ore di insegnamento  nell’istituto  ‘Cavour’ di Roma restavano in casa a correggere i compiti, a vedere la televisione, a leggere qualche giornale oppure uscivano per andare al bar a sorbire  una bevanda giusto il tempo per  far arrivare l’ora di cena. Prima di coricarsi solita TV e caricamento della sveglia alle sette per intraprendere una nuova monotona giornata a scuola. La scontentezza regnava sovrana, si vedeva dalle loro facce, senza figli per scelta avevano bisogno di una scossa altrimenti il loro matrimonio sarebbe finito come quello di altre coppie: separazione con divorzio, facile a dirsi molto meno a metterlo in atto sia per motivi burocratici che di money. Oltre al possesso dell’abitazione avevano come entrata solo lo stipendio che col loro tenore di vita bastava per arrivare a fine mese, in altre parole il divorzio avrebbe complicato  la loro vita. Una domenica Tancredi: “Cara che ne dici di invitare Ivan e Giada a pranzo, lei è molto brava in cucina e ti darebbe una mano…” “E voi due maschietti a grattarvi i cosiddetti in attesa che le dame si presentino al desco con piatti fumanti, niente da fare, tutti al ristorante ‘Da Fernanda’.  La trattoria era a situata a metà strada tra le due villette degli amici situate in viale Trastevere. I quattro erano vecchi clienti della padrona del locale appunto Fernanda che: ‘Ve possino cecà, sò armeno du mesi che nun ve fate vivi, sete puro più magri, che cazzo mangiate a casa, Arfonzo razioni doppie pé quattro morti de fame!” I quattro avevano ripreso il buonumore, Fernanda decisamente grassa sprizzava allegria da tutti i pori e riuscì a far cambiare lo stato d’animo degli insegnanti che gustarono alla grande le ‘doppie razioni’. Dopo aver ringraziato l’ostessa ripresero la via del ritorno un po’ mogi. Giada l’umorista dei quattro: “Ragazzi sapete che vuol dire ‘wife swapping,’ l’ho letto su un giornaletto scandalistico trovato dal mio parrucchiere, sono delle coppie che si scambino i partners per ravvivare il matrimonio, io una mezza idea ce l’avrei.” Dapprima silenzio poi Eleonora: “E tu te lo terresti stò pampagione di mio marito?” Ivan: “Direi di provare  e poi daremo un giudizio finale, fra poco ci saranno le vacanze estive… allora approvato all’unanimità!” I maschietti more solito si disinteressarono dei particolari pratici, Eleonora e Giada si diedero da fare, se anche i due mariti avessero tentato di aiutarle avrebbero combinato più casini che altro. Scambio delle cose personali da una casa all’altra e poi Giada rivolta a Eleonora: “Non me lo strapazzare  anche se ti debbo  anticipare di non pretendere troppo…” Tancredi punto sull’orgoglio celiando: “Sarò un furia!” “Ma vedi d’annattene  furia cavallo del West.” Dopo lo changing le coppie, scambiate le abitazioni, dopo  un po’ di imbarazzo  Giada: ”Tancredi mò che ci penso non ci siamo mai visti senza vestiti…” “Dì pure nudi, ti vergogni?” “Quando mai, guarda stò pezzo di gnocca” Giada era effettivamente una statua greca, Tancredi: “Mai visto una foresta nera come la tua, ti arriva quasi all’ombelico!” “Vediamo il tuo ‘marruggio…” nessun commento, un po’ di delusione… meglio cambiare discorso: “ Chissà cosa faranno  Ivan ed Eleonora.” Questi  erano alle prese con gli stessi problemi: “Me lo fai toccare, mi sembra più grosso di quello di mio marito…effettivamente…quasi non mi entra in bocca!” “Che ne dici di trasferirci sul terrazzino, dentro casa fa caldo, nessuno ci vedrà.” Sul balcone c’erano i materassini che usavano al mare, si avvicinava la sera, una leggera brezza migliorava il clima diventato piacevole, una lampada azzurra rendeva il posto romantico, Ivan chiese ad Eleonora di allargare le deliziose cosce, l’interessata eccitata non se lo fece ripetere due volte,  il novello marito scoprì un ‘fiorellino’ voglioso, prese in bocca il clitoride,  un orgasmo violento, prolungato che fece tremare di piacere Eleonora che: “Mi hai fatto provare qualcosa di nuovo, ci vuoi riprovare?” Ivan più in forma che mai fece un’entrata trionfale nella passera usque ad finem toccando il collo dell’utero, Eleonora strinse a sé il corpo di Ivan, un violento orgasmo dovuto allo schizzo dell’uccellone di Ivan…ripresasi la signora: “Mi domando sino ad ora …” “Non ti fare troppe domande, approfitta del momento, tu sei professoressa di lettere e conosci la forma latina.” Questo avveniva in casa di Ivan con Eleonora ma sul fronte opposto? Giada già alla vista di Tancredi nudo rimase perplessa, rispetto ai ‘gioielli’ del marito Tancredi faceva la figura del poco dotato tuttavia si fece ‘coraggio’ e, massaggiando a lungo il pisello o meglio il pisellino del partner occasionale riuscì in qualche modo a farlo innalzare e infilarselo nella passera, abituata a ben altro calibro ebbe come sensazione quasi di solletico ma non fece commenti, sapeva che ogni uomo toccato sul sesso diventava molto suscettibile. Giada era una donna orgogliosa, ormai era in gioco e voleva dimostrare di poter migliorare le prestazioni sessuali di Tancredi. Nei giorni a venire ce la mise tutta, intanto insegnò all’amante cosa fosse il clitoride, organo indispensabile all’orgasmo femminile, Tancredi in fatto di sessualità era proprio a terra ma, giorno dopo giorno diventava sempre più ‘istruito’ in fatto di sesso, sembrava che anche il ‘batacchio’ fosse diventato più grosso e performante, Giada mise a disposizione dell’amante le tette sensibili ai baci del partner. Arrivarono al feticismo dei piedi anche al trampling consistente nel farsi calpestare e, traguardo finale il popò di Giada che apprezzò il meno ‘calibrato’ augello di Tancredi che tuttavia la portò ad un orgasmo senza dolore come succedeva con Ivan, insomma un amante perfetto molto diverso da quando lo aveva preso in consegna. Eleonora sempre più coinvolta dal sesso sfrenato  pensava a Giada che credeva doveva aver provato la pochezza di Tancredi, dentro di sé immaginava lo sfottò del primo incontro a quattro non pensando che fra Giada a Tancredi era sorto qualcosa di più importante, l’amore, quello con la a maiuscola. La riunione avvenne a casa di Giada che meravigliò tutti presentandosi con camicetta trasparente e soprattutto con minigonna che, allorquando l’interessata si abbassava lasciava largamente vedere la succitata foresta nera, la padrona di casa aveva ‘dimenticato’ di indossare gli slip. Quello più coinvolto fu il marito ufficiale, Ivan non si immaginava nemmeno lontanamente che sua moglie…le andò vicino e cercò di baciarla in bocca ma: “Caro non vorrai far ingelosire Tancredi, fra l’altro è più grosso di te! Come è andata fra di voi?” “Alla grande, Eleonora farebbe arrapare un impotente, figurati  me, apprezza molto il mio cazzo che avrai capito è ben più grosso e soprattutto più performante di quello di Tancredi.” “Risposta dell’interessato: ”Sei male informato, Giada ha fatto miracoli, non è solo questione di proporzioni anzi, col popò ha goduto alla grandissima, il tuo coso grosso fa solo male il mio…” L’atmosfera si stava facendo pesante, Ivan prese per mano Elena e cercò di portarla con sé ma:”Non hai capito che fra noi è finita, l’hai dimostrato anche ora, con la violenza non otterrai mai nulla, Tancredi ha dimostrato di essere prima di tutto un gentiluomo  molto affettuoso, indovina come ha classificato la mia passerina: ‘morbida, profumata, disponibile’, tu in passato l’hai solo usata senza pensare ai sentimenti facendo il maschio che non deve chiedere, a me non chiederai più nulla, si ti vuole resta con Giada ma penso che pure lei…by by grand’uomo.” Ivan all’inizio frastornato  ma in seguito ebbe fortuna, aiutato dal suo dio protettore conobbe a scuola una giovane insegnante  belloccia, alle prime armi, senza esperienza che fu abbacinata dal suo fascino, la baby abitava on la madre vedova che accolse in famiglia il navigato professore, forse  anche lei ci aveva fatto un pensierino…

  • 30 giugno alle ore 12:54
    Orchidea

    Come comincia: L'altra sera la luna era piena. Il giardino pareva era un luogo incantato in cui tutti i fiori sembravano bianchi. I gigli, le margherite, le rose bianche - si potevano vedere questi fiori chiaramente come in pieno giorno.
    Eravamo sedute sul muretto in fondo al giardino, guardavamo l'enorme luna che si muoveva lentamente. Il mare tremava lungo il percorso della luna. Le stelle ammiccavano e tremavano. Le montagne erano nebbiose contorni blu, con piccoli grappoli di luci splendenti attraverso piccoli gruppi di case. Attraverso le porte di vetro della sala da pranzo sul tavolo a lume di candela ,brillanti nasturzi e calendule brillavano come una grotta magica colorata, la grande calma, il fresco esterno era piacevole quando mia madre è entrata, non aveva il solito sorriso era dispiaciuta perché l'orchidea che le avevo regalato per la festa della mamma era morta. Le ho detto non dovevi annaffiarla troppo non sai che il troppo fa morire l'amore; poi per rincuorarla: "sono io la tua orchidea mamma"!
    Ha sorriso.
    �� • ������������������������ • ��

  • 30 giugno alle ore 10:12
    COS'É MAI L'AMORE?

    Come comincia: Alberto era stato invitato ad un festa  da un collega delle Poste cinquantenne che festeggiava il divorzio, istituzione che oggi si solennizza forse più dei matrimoni per motivi vari, nel caso di Alibrando per un motivo molto semplice, i quattrini. La sua ex si era innamorata di un giovane dotato sia fisicamente ma soprattutto sessualmente e  aveva lasciato il marito con un grosso sacrificio finanziario da parte sua, innanzi tutto la villa dove attualmente si svolgeva la festa, era sulla via Appia a Roma, il salone faceva parte di un complesso di stanze arredate da mobili antichi di pregio intervallate da servizi di ultimo grido. Alibrando anche lui cinquantenne durante il ricevimento passava da una signora o signorina all’altra, sembrava impazzito, finalmente poteva disporre di un bel patrimonio e soprattutto della libertà di poterlo gestire. Per il ricevimento  era stata ingaggiata una piccola orchestra che, a richiesta degli interessati suonava sia musiche degli anni passati  che rock ultramoderni. Alberto era seduto in fondo alla sala, col ballo era ‘litigato’, in quel campo aveva delle assomiglianze con un orso. Avrebbe voluto abbracciare qualche pulsella ma l’unico motivo era il ballo e allora…Fu lui ad essere ‘agganciato’ da una dama:”Un signore così distinto che fa da tappezzeria, ha qualche problema fisico?” “Spiacente madame, il mio solo problema è che di solito le dame che sono con me per un ballo si lamentano per i piedi dolenti da me pestati.” “Vediamo cosa sa fare, andiamo in mezzo alla pista dove ci si nota di meno, se non riesce a muoversi staremo solo abbracciati sempre che io sia di suo gradimento!” “Se fossi volgare le direi…” “Lei non sarà volgare con Isabella che sono io, restiamo abbracciati mentre le pongo delle domande: cosa la colpisce di più in un donna?” “Troppo facile: gli occhi, un vecchio detto  afferma che sono lo specchio del’anima, sono perfettamente d’accordo, difficilmente mentiscono.” “Altra domanda come preferisce che sia una donna di suo gusto?” “Alta, longilinea, capelli castani, naso assolutamente piccolo ed all’insù e…basta così.” “Non sia reticente, io sono una ribelle alle convenzioni, altre caratteristiche della dama di suo gradimento?” “Che non sia gelosa, non so chi glielo disse ma io concordo con chi affermò di amare  tutte le donne.” “A questo punto mi domando dove sta il suo gineceo di cui sicuramente non farei parte!” “Non si sottovaluti, nel mio gineceo includerei volentieri anche lei, deve ’essere piacevole avere sotto di me  la sua, come chiamarla ‘ciccioneria’ morbida e profumata!” Isabella non riuscì a rispondere perché si accorse che erano rimasti soli, abbracciati in mezzo alla sala gratificati da un fragoroso applauso. Alberto si inchinò non altrettanto Isabella forse non aveva apprezzato l’ultimo apprezzamento del suo…ballerino, lo dimostrò andando via dalla sala in gran fretta, Alberto a se stesso: “Da un addio al tuo fascino, non funziona più.” Aveva ripreso sia il lavoro che la sua vita da viveur, fanciulle giovani ed anche qualche milf che lo ringraziava delle prestazioni lasciando sul letto qualche Euro anche di pezzatura grande. Alberto ne approfittò per acquistare, a rate, una DS 3 Crossback, voleva fare la sua figura. La villa di Alibrando era divisa da quella del suo vicino da un muro con un cancello aprendo il quale apparve una signora con cagnolino Volpino abbaiante, sembrava proprio arrabbiato. I due si avvicinarono ad Alberto e la dama: “Stia attento che Anita la può mordere ed anche stracciarle i pantaloni.” “Non assomiglia molto alla moglie di Garibaldi… non vorrei essere preda delle sue fauci, mi allontanerò.” Anita lo seguì ma invece di azzannarlo gli girò intorno leccandogli i pantaloni. Alberto la prese in braccio con gran stupore della padrona, era quell’Isabella che Alberto non aveva riconosciuto perché vestita un maniera molto casual: minigonna a fiori e camicetta senza reggiseno. “Ma guarda stà puttanella non ho capito cosa le abbia preso, di solito…” “Di solito non incontra uomini fascinosi, penso che la porterò a casa mia, vediamo: Anita vieni con  me?” La cana forse comprese le parole di Alberto e cominciò a seguirlo non appena il signore si avviò per raggiungere la sua auto, addirittura si accomodò dentro dopo che Alberto aveva aperto la portiera posteriore. Grandi risate dei presenti, Alibrando: “Isabella siediti nel sedile anteriore così sarete in due ad apprezzare…” Isabella non fu dello stesso parere, andò in macchina, recuperò Anita e con passo militaresco si diresse verso la sua villa, fine della sceneggiata ma ci fu un seguito. Un giorno Alberto era di servizio allo sportello dell’ufficio postale in cui recentemente era stato trasferito, di colpo si trovò dinanzi Isabella con in braccio Anita che sicuramente lo aveva riconosciuto, scodinzolava alla grande. “Cara non dare confidenza a chi ha una macchina che sembra un siluro!” Anita  scappò dalle braccia di Isabella e prese a graffiare la porta che portava all’interno dell’ufficio. La canèa arrivò all’orecchio del direttore  che, con un punto interrogativo stampato in viso si presentò allo sportello. “Signor direttore niente di importante, una mia ammiratrice vuole salutarmi, parlo della cana naturalmente e non della padrona!” Isabella ancora una volta era uscita sconfitta, si allontanò dall’ufficio col solito passo marziale ma dentro di sé…Passó del tempo, un pomeriggio Alberto  era mezzo addormentato dinanzi al televisore quando giunse una telefonata. Un pronto strascicato contrapposto da un a voce squillante: “Mi accorgo ch stai peggiorando, anche la voce non è più quella di una volta!” Era Isabella con cui non aveva rapporti da tempo. “Insomma vuoi aprire gli occhietti belli? C’è una novità non piacevole da parte di Alibrando.” “Ho capito ha messo incinta una pulzella ed ora ha bisogno di aiuto.” “Indovinato, stasera a casa mia, una cena per ridargli un po’ di ossigeno, la cotale si chiama Elisa.” “Nome da cameriera, va bene alle venti?” “D’accodo a più tardi.”  Alberto si presentò a casa di Isabella col  CD  ‘per Elisa’ di Beethoven ed una confezione grossissima di cioccolatini, al suo arrivo un abbraccio casto da parte della padrona di casa. “Guarda che l’amore tuo non li gradisce, preferisce i biscotti.” Alberto a parte che non sapeva chi fosse delle due il suo amore non raccolse la provocazione, era rilassato e voleva rimanere in questo stato d’animo. Dopo circa una  mezz’ora si presentò Alibrando con vicino una ragazza bruna, non molto alta, niente affatto sorridente, forse non aveva gradito l’invito. Alberto provò col solito finto baciamano che non fu molto apprezzato, bell’inizio! Anita riposava nella sua calda cuccia, Isabella mise sull’apparecchio il CD di Elisa, la ragazza parve svegliarsi e: “Mi hanno detto di questa canzone, è di Chopin, molto bella.” A parte il cambio di autore Alberto fu contento di aver in qualche modo smosso la giovane che forse presa dall’entusiasmo procedette col una frase latina che nel contesto non c‘entrava gran che, forse voleva fare sfoggio…”Velle et nolle eadem ista est amicizia”, io e Alibrando talvolta litighiamo, lui non è al passo con le idee della gioventù, è puritano. Io amo le minigonne come pure Isabella, al mare la parte superiore del costume mi da fastidio e non la metto,  lui si ingelosisce dei maschi che mi guardano, non abbiamo le stesse idee in fatto di libertà!” Alberto pensò di venire in aiuto dell’amico: “Forse non ti rendi conto delle grosse tette che hai e quando cammini balzellano molto, Isabella se lo potrebbe permettere data la misura mini delle tette!” Alberto aveva tappato una falla ma ne aveva aperta un’altra…”Sei un volgare, ora sono di moda…ma tu abituato alle baldracche non puoi capire!” Alberto chiese aiuto ad…Anita. “A n i t a, A n i t a! La cana, svegliata forse da un sogno piacevole mal volentieri aprì’ gli occhi e si diresse verso i tre ma giunta nei pressi si accovacciò muso a terra e riprese a dormire. “Nemmeno lei ti dà più retta, sei al capolinea!” Solo Elisa apprezzò la battuta e prese a ridire, Alberto istintivo per natura prese alla vita Isabella e la baciò in bocca. L’interessata all’inizio non seppe che atteggiamento assumere, forse le era piaciuto m non volle dargli sazio: “Potrei denunziarti per violenza sessuale, come ti sei permesso?”Alberto stavolta prese in braccio Isabella e, dopo averla di nuovo baciata in bocca: “Ed io ti denunzio per adescamento, non ti rendi conto che faresti eccitare anche un eremita in penitenza nel deserto?” Elisa e Alibrando mi smascellavano nel ridire, Anita era perplessa, guardava con aria interrogativa i due…la padrona di casa per togliere tutti dall’imbarazzo: “Ho cucinato  quattro  aragoste che, come sapete sono afrodisiache oltre a  un brodetto di pesce misto con ricetta suggeritami da uno chef amico mio il tutto ‘innaffiato’ dal Verdicchio dei Castelli di Jesi il miglior vino bianco d’Italia, esclusa la bevanda tutto è anche di gradimento dell’amore mio…non guardarmi con quella faccia non sei tu, figurati per due baci… I cinque, Anita compresa fecero  onore alla grande immergendo nel brodetto delle fette di pane abbrustolito, una delizia gastronomica. “Che ne dici di un matrimonio, non penso che nessuno sino ad oggi ti abbia fatto questa proposta.” Affermazione provocatoria di Alberto nei riguardi di Isabella che, imbarazzata: “Ho rifiutato io, mi piacciono i fiorellini!” Alibrando, “Ragazzi così non si va avanti, che ne dite di fare un salto al mare, conosco una caletta poco conosciuta  potremmo usare il ‘siluro’ di Alberto, parlo della macchina…Proviamo a lasciare a terra Anita…” “No, quella è capace di grattarmi tutta la carrozzeria, Anita dietro con voi due così sarete tre femminucce. Alberto voleva arrivare a San Felice Circeo ma era troppo lontano, posteggiarono nella pineta di Ostia. Sorpresa: fermata la macchina in un boschetto scesero Alberto ed Alibrando in slip, le due signore, motivo: si stavano spogliando di tutti i vestiti rimanendo nude, rischiarata le loro figure dal chiaro di luna sembravano due state greche che fecero andare su di giri i due maschietti. Isabella ed Anita si misero a correre inseguite da Alberto e da Alibrando e da una Anita forse perplessa, molto probabilmente non le aveva mai viste nude ma più perplessi i due uomini preoccupati di incontrare qualcuno. Le dame furono ‘placcate’ e solo così finì la loro scorribanda ma ormai l’atmosfera si era surriscaldata, tutti e quattro ritorno  in macchina, quel furbacchione di Alberto con Isabella nel sedile posteriore prese in bocca per la prima volta le tette deliziose di Isabella fino a portarla all’orgasmo per poi scendere più in basso ed intrufolarsi nel voglioso  fiorellino. Alibrando ed Elisa non ebbero bisogno di esibirsi, ormai erano dei veterani del sesso. Alberto ed Isabella ancora abbracciati si trovarono in mezzo a loro Anita, forse voleva partecipare anche lei…ma i due stavano assaporando il post ludio tanto desiderato e finalmente raggiunto alla grande. “Alibrando guida…”Ne te preocupes yo me enecargaré de eso” Ali aveva sfoggiato lo spagnolo imparato a Barcellona anni addietro. Isabella cercava di nascondere qualche lacrimuccia: “Ti ho odiato, cosa aspettavi, dì la verità lo facevi apposta, lo sapevi che ero innamorata pazza di te, ora che ci penso, maledetto, non ci sei stato attento ci mancherebbe pure che…” Alibrando: “Cara Elisa penso che quei due ci imiteranno ‘sfornando’anche loro un bel pupo!”

  • 27 giugno alle ore 15:05
    SE TE CIARRIVO CO STA MAZZA A BECCO

    Come comincia: Apparteneva alla forte razza marchigiana Giuseppe Famiglini contadino e figlio di contadini residente in campagna alla periferia di Jesi laboriosa e ordinata cittadina in quel di Ancona. Ventenne, fisico robusto nella sia pur breve vita non era stato fortunato, suo padre Dario era deceduto per un carcinoma ai polmoni. Lavorava la terra in un podere di dieci ettari quasi tutto in salita, niente trattori o macchine falciatrici per mietere il grano e il fieno. Di acqua corrente a casa sua non se ne parlava proprio, c’era un pozzo in fondo al terreno con una noria che portava l’acqua in superficie, il prezioso liquido veniva trasferito in casa con delle brocche. L’asino Abele non dimostrava  certo della contentezza quando, bendato, con qualsiasi tempo, girava per ore ed ore tondo tondo legato ad una sbarra. Una volta Abele, particolarmente incazzato aveva azzannato un braccio di Dario che si era difeso rompendo in testa all’asino una bottiglia di vino che stava tracannando. Non volendo la povera bestia gli aveva creato dei problemi quando, attaccato ad un carretto, andò per la prima volta al mercato cittadino per vendere i prodotti della terra. Il furbastro di turno a Giuseppe: “Ma almeno sai chi era Abele, forse il nome Caino era meglio…” e giù a ridere. Dario non sapeva chi fossero i due, aveva comprato l’asino un sabato al mercato, il nome gli era stato suggerito, forse prendendolo per il…bavero dal precedente padrone. Il cotale vedendo un giovane sorridente pensò che fosse un bonaccione e fece ridere tutta la compagnia ma male gliene incolse, un ‘uno, due’ ed il cotale si trovò a terra dolorante al mento, da allora ottenne il rispetto dei colleghi. L’episodio fu riportato al padrone del fondo che orgogliosamente lo raccontò in giro agli amici: “Avete saputo quello che ha fatto il mio contadino?” La casa di Giuseppe? Un vecchio casolare ubicato vicino a quello  del padrone della terra tale Adelio Massaccesi cinquantenne, ammogliato senza figli che aveva fatto restaurare il vecchio castello avito con tutte le comodità moderne. Angelina mamma di Giuseppe  era un quarantenne belloccia e ancora in forma, sbrigava le faccende in casa del padrone. Solite chiacchiere avevano ‘avvicinato’ il suo nome a quello di Adelio, secondo il popolame anche la sorella di Giuseppe, Gilda aveva molto in comune col padrone del terreno, a riprova di ciò era il fatto che la ragazza non  coltivava la terra ma addirittura era in collegio dalle monache, retta pagata da….boh Ed infine Maria Pia moglie di Adelio, donna serissima, quarantenne, sempre vestita di nero per lutti recenti. Religiosissima, si recava in chiesa spesso anche di mattina presto costringendo così il parroco, don Igino non più giovanissimo a dir messa solo per lei. Atro problema fra i due: La signora Maria Pia chiedeva spesso al parroco di confessarsi, perché tanto spesso, un solo peccato, uno solo ma grave: si era invaghita di Giuseppe ed aveva peccato molto col pensiero. Don Igino l’ultima volta l’aveva quasi rimproverata: “Signora mia, ogni volta che si confessa promette di non  ricadere nello stesso peccato ma poi…” Tradotto in termini villici. ‘Fatti scopare e non  rompere i cosiddetti ad un povero parroco soprattutto la mattina presto!’ Chi disse che  lo spirito è un riferimento dell’anima e perché si dice che è forte? Gesù aveva consigliato agli apostoli di vigilare perché la carne è debole mentre lo spirito è  sempre pronto!  Un pomeriggio di domenica Giuseppe si era messo a riposare sul letto, Adelio  a far visita a Gilda in collegio, Maria Pia sola e eccitata quanto mai raggiunse Giuseppe che ancora assonnato si trovò davanti ad una furia assatanata, sprovvista di biancheria intima…Nemmeno lui ricordò quante volte la dama aveva raggiunto il poco celestiale orgasmo, altro che confessione, per ripulirsi l’anima avrebbe dovuto recarsi in pellegrinaggio a Lourdes! Qualcosa di solido era cambiato nella vita di Giuseppe: intanto si era comprato un trattore, aveva assunto un aiutante che lo sollevava dalle fatiche la terra ma non di quelle sessuali, la signora ogni volta libera dalla presenza del marito si dava alla pazza gioia. Altra e non ultima novità: Giuseppe fece rimodernare casa sua, ormai tutti sapevano  tutto. Maria Pia smise di rompere i…al parroco che una volta tanto fu felice dei peccati di una sua pecorella. Altro avvenimento: Maria Pia ingrassò in modo evidente, niente che si riferisse al cibo,  tanto è vero che dopo otto mesi… tutto merito di Giuseppe ormai diventato il padrone del ‘vapore’. Il merito, immeritato, passò al padrone del fondo che fece un figurone con gli amici: “Vedi ancora che Adelio…”E il povero Abele? Passò a miglior vita nel senso che in Paradiso gli asini non lavorano, cosa che in terra ahimè per loro non avviene, per lui brutta fine diventò carne per mortadella! Finale del titolo: ‘te scarpo tutta l’erba ‘ntorno ar pozzo’, per la traduzione… affidatevi ad un marchiciano.

  • 27 giugno alle ore 13:32
    TUTTI A BORDO

    Come comincia: Questo racconto malgrado il titolo non ha nulla di marinaresco a parte il personaggio di Romualdo comandante di una nave che effettuava il traghettamento di persone e di mezzi da Messina a Villa San Giovanni e ritorno. Nata e residente a Cingoli in quel di Macerata (balcone delle Marche) Rosalba per premio della promozione alla seconda media ottenne di passare parte delle vacanze a Messina a casa della zia Grazia. La ragazza niente affatto male già all’età di dodici anni attirava l’attenzione maschile e ne era consapevole tanto da cominciare a truccarsi ed a vestirsi alla moda stante le possibilità finanziarie della sua famiglia. Dopo il lungo tragitto sono alla Città dello Stretto, spossata fisicamente, rifocillata con leccornie locali dalla zia si mise a letto nella camera degli ospiti, sono ristoratore immediato sino alle due di notte quando fui svegliata da rumori provenienti da una vicina stanza, la ragazza comprese che si trattava di due persone che stavano facendo del sesso rumoroso. Curiosa scese dal letto, aprì la porta di una vicina stanza e scoprì la zia che si faceva bellamente scopazzare da un filippino. Risatina dentro di sé, tramite pubblicazioni aveva scoperto le piacevolezze del sesso senza averlo mai provato. Al buio ritornò nella sua stanza ma poco dopo, sempre al buio, fu raggiunta da un uomo che prese a dormire vicino a lei. Un profumo di maschio le fece provare una sensazione particolare mai provata, il cotale giaceva ignudo, le sue cose intime allo scoperto, era la prima volta che le vedeva dal vero. Le prese in mano, prima i testicoli e poi il ‘ciccio’ che d’istinto prese in bocca. Poco dopo assaggiò un liquido dolciastro, niente affatto spiacevole, lo ingoiò, a quel punto l’interessato era completamente sveglio: “Chi sei e cosa fai a casa mia?” “Sono la nipote della signora Grazia.” “Mia moglie non mi ha avvisata della tua venuta. “Sono Romualdo il marito, permettimi un  po’ di meraviglia, sei una bambina, poco seno, pochi peli sul pube, per il resto…”  Rosalba si fece intraprendente: “Invece di fare considerazioni inutili sulle mie parti intime perché non provi a baciarle…” Romualdo cominciò dalle tette per concludere sul clitoride, una sensazione bellissima mai provata dalla ragazza…” “Non è che ti senti male!” “Quale male, è la prima volta che provo un orgasmo. Piuttosto vai nella stanza vicino, un filippino si sta scopando tua moglie.” Romualdo rimase impassibile evidentemente conosceva la tresca, si irò dall’altra parte sino alla mattina quando la zia Grazia aprì gli scuri: “La zuppa l’è cotta venitela a mangiar!” Rosalba in poco tempo era entrata nel mondo sessuale dei grandi, un po’ confusa si fece una doccia e poi in cucina: colazione invitante a base di cappuccini e di cannoli ripieni di crema. “Cara sei ancora in camicia da notte, qui viaggiano maschi arrapati, vestiti.” “Ne ho già provato uno, credo tuo marito, vedo con piacere che non sei gelosa, che ne dici di prestarmi un tuo bichini e di andare al mare?” Un bichini della zia era proprio mini, nel suo piccolo Rosalba faceva la sua figura, veri maschi si stavano avvicinando sinché un bagnino li convinse ad allontanarsi, ricevette una buona mancia, non era il caso di dar spettacolo. Sotto l’ombrellone per evitare scottature Rosalba e Grazia si misero a leggere delle riviste, furono raggiunte da un Romualdo indifferente che non fu degnato di una sguardo  da moglie e da nipote. Finito il pranzo: “Non pensi di aver sbagliato, sei passibile di prigione, sei andato con una minorenne anzi ultraminorenne ha meno di quattordici anni!!” “Zia non son venuta a Messina per creare problemi in caso contrario sarò costretta a tornare a casa mia, vieni qui, dammi un bacio, facciamo pace.” Pace fu. La sera a cena c’erano pure i due filippini: lei Allyn classica della sua razza, lui Eduardo (Edy) sicuramente un incrocio con un o una europea, la zia platealmente ne andava pazza. Romualdo spiegò a Rosalba che aveva acquistato il vicino appartamento, aveva inglobato il salone col suo così da avere un gran salone tipo ‘Il Gattopardo’. Nella vicina abitazione rimasta più piccola abitavano i due filippini. Come passare la serata del week end? Grazia non ebbe dubbi, prese sotto braccio Edy e se lo portò nella matrimoniale, a Rosalba non rimase che scegliere l’unico maschietto rimasto, Romualdo, con cui aveva avuto i primi approcci sessuali. “Caro…vorrei dirti tante cose che potrai capire da solo, vacci piano!” Era un lascia passare al primo rapporto con la sua verginità che avrebbe lasciato un ricordo per tutta la vita della giovane. Romualdo cominciò dalle dita dei piedi, Rosalba all’inizio era perplessa, poi capì, una sensazione nuova. Dai piedi su su per le bellissime gambe sino al popò, bocca, collo, tettine ed infine fiorellino a lungo, orgasmi a ripetizione, un anestetico che quasi non fece percepire l’immissio penis, Rosalba anche se giovanissima era diventata una signora. Che estate quell’estate. Rosalba, anche se malvolentieri ritornò al natio borgo selvaggio ripromettendosi a fine anno scolastico di ritornare a Messina ed al suo primo amore.

  • 27 giugno alle ore 9:35
    POSSO ENTRARE?

    Come comincia: Roberto, in pigiama, stava bussando alla porta della vicina di casa con un querulo: “Posso entrare?” Sofia, vedova quarantacinquenne abitava nello stesso piano in via Cavour 101 a Messina. Pur riconoscendo la voce del figlio di Armando, vicino di casa, non capiva cosa volesse il ragazzo sedicenne a quell’ora. “Alberto cosa t’è successo, hai bisogno di aiuto?” “Sono Roberto ed ho bisogno…”Aperta la porta Sofia rimase allibita, sui pantaloni del pigiama del ragazzo c’era una bozza significativa che  lasciò senza fiato la signora. Nel frattempo Roberto si era introdotto nella casa della vicina e rimaneva  al centro dell’ingresso. “Mammina non so che fare, ‘ciccIo’ non vuole ‘scendere’ mi dai una mano?” Non era facile sorprendere Sofia ma il ragazzo c’era riuscito in pieno lasciandola senza parole. Nel frattempo Roberto l’aveva abbracciata facendole sentire in modo significativo la motivazione del ‘bozzo’ e cominciandola a baciare sul collo, sulla bocca e su un  seno nel frattempo uscito dalla camicia da notte. Sofia, vedova che da due anni conduceva una vita monotona insieme alla figlia diciottenne Elettra, non seppe reagire e si trovò nuda ed indifesa perché nel frattempo Roberto le aveva sfilato la camicia da notte. Un desiderio sessuale represso da tempo le fece chiudere gli occhi, prese in mano il voluminoso coso del ragazzo e istintivamente se lo mise in bocca con la ovvia conseguenza che se la trovò riempita di qualcosa di caldo che non ricordava da tempo. In bagno  si lavò la bocca e si trovò di colpo piegata  in due con il ‘ciccio’ di Roberto che le era penetrato nella gatta anche se con un po’ di fatica. Il ragazzo ci mise del tempo per un nuovo orgasmo, questa volta Sofia ebbe una goduria notevole per lo schizzo dello sperma sul collo del suo utero, si sedette sul water senza forze, era rimasta sola. Alberto e Roberto, due gemelli, erano iscritti alla quinta ginnasiale del liceo Maurolico e frequentavano le lezioni il pomeriggio al contrario di Elettra, pari età dei due gemelli, che andava nello stesso istituto la mattina. La ragazza al rientro a casa trovò la madre a letto: “Scusa cara se non ti preparato nulla da mangiare ma non mi sono sentita bene.” “Mamma cui penso io, chiamo il medico?” “Non c’è bisogno, mi riprenderò presto.” Elettra era una ragazza di notevole bellezza, alta, longilinea, occhi grandi e verdi, affascinanti, seno, gambe perfetti, sembrava una modella. L’unico suo problema era stato un brutta esperienza: a quattordici anni era andata in gita in motorino sui monti Peloritani con il suo ragazzo col quale condivideva solo baci e carezze ma quel giorno il cotale la picchiò e la violentò lasciandola ovviamente un ricordo tragico con la conseguenza che non voleva più frequentare suoi coetanei. Anche il buon Armando, titolare di una scuola guida e padre dei gemelli, aveva i suoi problemi: non riusciva a trovare una gentil donna con cui dividere la solitudine di vedovo, gli capitavano solo delle ‘sgallettate’ per dirla alla romana, sua città di origine. Luigina la portiera nubile trentenne che sbrigava le faccende di casa nell’abitazione dei tre maschietti, aspirava a diventare di più nel cuore  del vedovo ma senza successo. Questa la situazione  al quinto piano di via Cavour 101 a Messina, situazione piuttosto complicata ma oggigiorno nessuno ha vita facile. Quel che poteva essere non replicabile al contrario avvenne una mattina quanto Alberto bussò alla vicina di casa con la frase: “Posso entrare.” Sofia non fece onore al significato del suo nome, saggezza, anzi aspettava che quell’avvenimento si ripetesse. Si era alzata presto e dopo una doccia, tutta profumata aspettava…”Chi sei Roberto o Alberto.” “Alberto, vorrei…” Questa volta avvenne tutto sul letto, Sofia fece tutto da sola, si infilò il coso ben eretto di Alberto nella gatta vogliosa e rimase a lungo a godere delle riprovate delizie del sesso, nessun problema, era in menopausa Alberto era instancabile! Elettra guardava con uno sguardo speciale il buon Armando che, da quarantenne faceva ancora la sua bella figura, ormai i coetanei erano per lei tabù. Un pomeriggio si presentò nei locali della scuola guida di Armando il quale, nel vederla, si alzò di scatto, anche lui aveva uno ‘sguardo’ particolare nei confronti della baby ma, per paura di un rifiuto, si era ben guardato dal farle delle proposte amorose. “Carissima, posso esserti utile?” “Vorrei prendere la patente.” “Niente di più facile, io stesso ti darò lezioni di guida anzi in questo momento sono libero, qui fuori ho una ‘Panda’ con doppi comandi, mettiti alla guida.” Era luglio ed il caldo si faceva sentire, Elettra nella maggior parte  delle lezioni in auto indossava gonne ampie che, casualmente, durante la guida si alzavano lasciando scoperte gran parte delle cosce con ovvio aumento della pressione sanguigna di Armando che un giorno si fece più audace: “Cara desidero abbracciarti…” “Anch’io ma non da buon papà.” Così iniziò la relazione fra i due anche se Elettra, ancora col ricordo dello stupro non intendeva aver contatti profondi, sesso manuale e poi orale, niente più. Una volta Armando voleva prendere la via dei monti Peloritani, Elettra improvvisamente sbiancò in viso e raccontò la sua disavventura ad Armando quindi sessualmente tutti sistemati, si fa per dire, ad esclusione della portiera Luigina che comprese che c’era del tenero fra Armando ed Elettra, fece la spia a Sofia che al momento rimase sconcertata ma poi, anche lei al corrente della brutta avventura della figlia, accettò la situazione anche perché se la godeva bellamente con i due gemelli i quali pensarono bene una mattina di presentarsi in coppia. All’inizio Sofia rimase perplessa ma poi fu ampiamente ripagata con qualcosa che non aveva provato mai: il doppio gusto: i ragazzi contemporaneamente entravano nei due buchini di Sofia  portandola ad orgasmi che facevano tremare la ‘mammina’. Dai giornali i due appresero della presenza del punto G delle donne e riuscirono a metterlo in atto. Sofia sembrava impazzita, ormai era schiava totale del sesso, se ne accorse pure Elettra che però giustificò la madre che, da vedova, non aveva altri ‘svaghi.’ Armando ogni giorno si faceva più pressante, voleva entrare nella ‘gatta’ che sentiva sempre più bagnata per orgasmi multipli di Elettra la quale, al fin, acconsentì: luogo predestinato un albergo della zona sud di Messina. Armando chiamò per telefono il direttore:”Sò Armando, me serbirebbe nà stanza matrimoniale pel pomeriggio.” Stranamente gli era venuto in mente di esprimersi in romanesco suo dialetto di origine.  Dall’altra parte del filo una risata ‘navigabile’ come avrebbe detto il buon Jacovitti e poi “Dica…num mi dì che sei romano in mezzo a tutti sti burini, io so Gigi de San Giovanni.” “Puro io, via Taranto.” “Amico mio addisposizione con du d.” “Domani pomeriggio dovrei da passà dù ore ‘n compagnia…” “Ricevuto, va bene alle quindici?” “Ok, a domani.” Elettra all’inizio era perplessa di andare in albergo ma poi, dietro insistenze di Armando cedette assaporando in anticipo…Armando non usò la Panda di servizio ma una Alfa Romeo Giulia quadrifoglio verde che, da giovane, usava per le corse in salita. Seduta la baby nel sedile del passeggero, l’auto partì sgommando  mettendola in apprensione. “Non sei in un autodromo!” “Mi son fatto prendere dalla fretta di…” “Bono papino, non vorrei che ti emozionassi ed andassi in bianco!” A quella provocazione Armando cambiò marcia e velocità. Posteggiata la Giulia dinanzi all’albergo trovò Gigi che lo aspettava. “Benvenuti, madame.”Un inchino con falso baciamano “ Per voi ‘na matrimoniale lontana dar traffico che da stè parti è nò schifo.” “Gigi come va con la fauna locale?” “Che te debbo da dì…” In quel momento passò dinanzi a loro una giovane cameriera brunetta in grembiule nero, capelli pure neri lunghi, espressione del viso: disponibile. “Ah zozzone!” “Armà sai che te dico, sò fortunato perché come direttore d’albergo della catena ‘Jolly’ ogni tanto me trasferiscono da ‘n albergo all’artro e così riesco a provare le specialità indigene.” Elettra si fece coraggio e: “A’ Gigi  mentre magnificate le vostre conquiste indigene che ne direste di  andare nella nostra camera, sono un po’ stanca.” Gigi: “Mi scuso, avevo dimenticato che siete venuti qui per un riposino!” Nella stanza, ben arredata, c’erano fiori dappertutto che emanavano un profumo intenso.  Chiusa finalmente la porta Elettra si spogliò in fretta, si recò in bagno e, dopo un bidet si mise a gambe aperte sul letto e “Son qua a disposizione!” “Non mi prendere in giro, se fai così togli l’atmosfera di romanticismo e mi smonti!” Armando non aveva mai visto Elettra completamente nuda, uno spettacolo, anche lui si lavò i ‘giocattoli’ e rientrando nella stanza trovò la compagna coperta da un lenzuolo. “Posso entrare?” Se avessero saputo la storiella del ’posso entrare’ i due si sarebbero fatte matte risate ma invece si diedero da fare diciamo seriamente. Armando onorò la gatta con un lungo pussy lick che mandò in visibilio la ragazza e poi iniziò l’entrata trionfale ma con dolcezza, in fondo Elettra aveva avuto un solo rapporto sessuale, peraltro spiacevole. L’ormai moglie abbracciò forte Armando, bell’abbraccio particolare era per non lamentarsi dei dolorini che provenivano dalla sua gatta che finalmente fu penetrata sino in fondo facendo rilassare la baby. Un dubbio fece mandare il cuore di Armando a mille ma c’era un motivo, non aveva preso precauzioni e non aveva domandato ad Elettra se avesse assunto la pillola. La ragazza si mise a ridere, come tutte le femmine aveva un intuito superiore a quello dei maschietti e poi la sua stoccata finale: “Non ti piacerebbe avere un erede femmina, ti aiuterebbe  nel lavoro alla scuola guida con le signore, la potremmo chiamare Arcibalda come mia nonna.” Armando capì che era stato sconfitto su tutta la linea, ci mancava solo una figlia di nome Arcibalda ma poi, dinanzi a risate prolungate della ragazza, capì che lei avrebbe voluto metter su famiglia con lui. Ultimo tentativo per non soccombere del tutto: “Non ci pensi che sarei il nonno e non il padre della nostra figlia?” “La piccola avrebbe oltre una madre pimpante anche due zii ed una nonna.” “Non vorrei che col passar degli anni la mammina fosse troppo pimpante per un marito…” “Non ci sarebbero problemi, ti racconterei tutte le mie avventure!” Con questa frase Armando capì che la sua sconfitta era totale su tutta la linea. Gigi non era nella hall, Armando diede la mancia al portiere e poi: “Ti prego guida tu, tanto lo dovrai fare quando sarò invecchiato e non sarò più in grado…”

  • 26 giugno alle ore 21:11
    UN'OPERA BUONA

    Come comincia: La timidezza? Coi tempi che corrono sembra non alberghi (vi piace alberghi?) né nei giovani e tantomeno negli anziani, ambedue le categorie hanno un bel da fare nel mantenersi a galla in una società spietata in cui i vecchi valori non hanno più senso, l’unica cosa importante è il guadagno conseguenza del lavoro, che spesso manca o si perde, o la ricchezza ereditata dai soliti culi fortunati. Ebbene Ferdinando sin da piccolo aveva dovuto combattere con la insicurezza ereditata dalla madre, deceduta troppo presto, e malignamente sottolineata dal padre gran tombeur des femmes ma poco incline a capire la natura del figlio. Ferdy a scuola, dalle elementari alle medie superiori, cercava di mascherare questo suo problema con delle battute di spirito non sempre apprezzate dai compagni, in parole povere era diventato un solitario. L’unica sua fortuna era stata l’aver vinto un concorso  alla Camera di Commercio ma, ottenuta la indipendenza economica, decise di prendere il volo dalla casa paterna a Messina e comprare un’abitazione in provincia, ad Alì Terme, anche se ogni mattina doveva sobbarcarsi il tragitto da casa all’ufficio, l’importante per lui era star lontano da suo padre anche se formalmente i loro rapporti erano buoni.
    In ufficio la situazione non era migliorata, era l’unico scapolo che non faceva la corte alle damigelle dell’ufficio che volentieri si sarebbero accoppiate con lui tenuto anche conto che, tutto sommato, era un bell’uomo  altezza uno e settantacinque,  fisico longilineo, accuratamente vestito ma con difficoltà a relazionarsi col gentile sesso. Conseguenza che le dame come i compagni d’ufficio lo avevano dipinto come allergico al fascino femminile e quindi…
    L’unica persona che gli stava vicino moralmente era Anna  che spesso si rivolgeva a lui per pratiche d’ufficio per lei ostiche ma anche per alleviare i suoi stati d’animo. Anna era felicemente maritata con Alberto più anziano di lei, anche la baby era oggetto di pettegolezzi soprattutto da parte delle colleghe invidiose sia per la sua eleganza che per il patrimonio immobiliare del consorte ammontante a vari milioni di Euro. (Cosa viene e a fare in ufficio a rubare il lavoro a chi ne ha bisogno!) una delle tante frasi caustiche che però si ritorcevano sulle pettegole dato che non ottenevano alcun risultato. Un giorno Anna: “Ferdy perché non ti fai una crociera, a giorni attracca a Messina la Golden Star, fa il giro del Mediterraneo, è una nave modernissima, lì troverai di tutto dal teatrino alle piscine, alla casa da gioco, al vitto eccellente oltre che qualche bella in cerca di avventure…”Ferdinando nicchiò molto ma alle insistenze della piacevole collega di ufficio si convinse e prenotò una cabina singola con visione esterna, una delle migliori al primo ponte, quello più ambito.
    In sala mensa si trovò al tavolo di due anziani e simpatici signori con i quali legò sin quando la dama, cinquantenne, con un gran sorriso prese l’iniziativa e da sotto il tavolo gli mise un piede fra le gambe,  sicuro segno di gradimento della sua compagnia. Ferdy ancora infantilmente considerava le signore al di sopra di trent’anni anziane e quindi si guardò bene di aderire alla richiesta e cambiò tavolo. Evidentemente le dame della nave avevano scoperto in lui un fascino particolare, in quest’altro tavolo erano sedute tre ragazze decisamente appetitose, Freddy fu invitato nel teatrino, fece amicizia con loro e, alla fine dello spettacolo, si trovò una delle cotali in cabina che, con un gran sorriso, si spogliò completamente ed andò a farsi una doccia. Davanti ad un nudo femminile mai visto, Freddy rimase imbambolato, da quel suo atteggiamento la signorina capì bene che non era il caso di continuare e se ne andò sbattendo la porta e pensando “Proprio a me doveva capitare un omo!”
    Dopo questa figuraccia Ferdy non se la sentì più di continuare la crociera e sbarcò nel porto di Tangeri. Aereo per Catania e poi rientro ad Alì Terme quanto mai frustrato. Rintracciato al telefonino da Anna, quest’ultima capì che non era più sulla nave e si fece confessare, con lacrime amare,  la triste avventura che aveva profondamente colpito il suo collega e amico. Evidentemente Anna aveva l’anima del buon pastore, raccontò tutto al marito e poi una richiesta particolare: “Voglio andare a casa di Ferdy, non vorrei che facesse una sciocchezza, troppo è stato il suo shock!” Alberto la prese sull’umorismo: “Non vorrei che ti violentasse…” “Lo sai che quello è il suo grande problema, da quel punto di vista puoi stare sicuro, non è invece che tu approfittando della mia assenza…” “Mi hai dato un’idea, hai vista quella nuova inquilina del terzo piano, mi fa gli occhi dolci… “Ah occhi dolci non dire fregnacce!”Anna caricò qualcosa per la notte in un borsone, non sarebbe rientrata  in casa e l’indomani era  sabato e quindi libertà anche dall’ufficio. Chiamò al telefonino Ferdy che non credeva alle sue orecchie,  con un nodo in gola:“Ti aspetto…” La casa di Ferdinando era un unico isolato ad un piano, un grande giardino ed un canile dove di giorno dimorava Ras un bel pastore tedesco.“Non sapevo che avessi un cane, bellissimo.“ “Vuoi andare fuori a cena o preferisci…” “Preferisco mangiare a casa, ho portato una bottiglia di Lambrusco.”.”“Non so descriverti quello che provo per questa tua venuta, non so quello che penserà tuo marito ma può stare sicuro…” E questo è il punto pensò Anna, voleva aiutare il suo amico ma nello stesso tempo non creargli problemi se fosse stata esplicita in una sua richiesta sessuale  quindi, dopo cena, televisione come due buoni amici . “Ferdinando vorrei che tu provassi, insomma se non ti da fastidio che ne diresti di andare a letto insieme, fisicamente sei piacevole …” “Lo sai che per te farei qualsiasi cosa, lo sai che a letto sono un disastro ma…” Doccia insieme, Anna notò che in fondo Ferdy non ce l’aveva troppo piccolo anzi a riposo era più grande di quello di Alberto. Luci attenuate, nudi, Anna prese l’iniziativa chiedendo di essere baciata prima in bocca, poi sulle tettine ed infine sul fiorellino. Ferdy fece del suo meglio ed Anna si prese la sua dote di goderecciata con il cunnilingus poi a sua volta  cercò una fellatio senza successo perché il ciccio di Ferdy proprio non ne voleva sapere di alzarsi. “Non ti preoccupare, m’è venuta in mente una certa idea e mi domando perché non ci ho pensato prima, ora ninna e appuntamento sabato prossimo a casa mia.”Quella per Ferdy sarebbe stata la settimana più lunga della sua vita, i giorni passavano lenti e il sabato alle diciotto posteggiò la sua Giulietta sulla strada per non dare adito ai vicini di Anna di malignare. Un mazzo di rose rosse precedette l’entrata in casa di Ferdinando che cercava di coprire la sua eccitazione in attesa della messa in atto di quell’idea di Anna che nel frattempo si dava da fare in cucina con piatti a base di pesce. “Ho un Verdicchio dei Castelli di Jesi, il mio amico Giorgio  me ne fa omaggio ogni anno ed io ricambio con dolci siciliani, è un po’ forte di gradazione.” E fu proprio l’eccesso di vino che portò Alberto a salutare e: “Ragazzi non vi offendete ma casco dal sonno, buonanotte!” Nessuno dei due ragazzi si offese anzi: “Ferdy prendi questa pillola, è un digestivo, ti farà bene.” I due uscirono  nel terrazzo anteriore, una vista mozzafiato del porto di Messina e della costa Calabra, Anna prese l’iniziativa e cominciò a baciare in bocca uno stralunato Ferdy che dopo un po’ di tempo ebbe una sorpresa molto gradita: il suo ‘ciccio’ stava aumentando di volume in maniera mai vista, Anna gli abbassò i pantaloni e gli slip dai quali emerse un coso lungo, molto di più di quello di Alberto pensò Anna, una sorpresa che si concluse con la masturbazione e la conseguenza goderecciata da parte di Ferdy che finì sulla  macchina di una zitella del primo piano che forse non avrebbe apprezzato…Ferdy sembrava impazzito, trascinato in bagno da Anna, dietro suggerimento di quest’ultima, si lavò ben bene il coso rimasto sul ‘presentatarm’ con gioia della sua compagna che lo trascinò sul divano per un’entrata trionfale nella sua gatta vogliosissima . “Ce l’hai molto lungo, mi sei arrivato al collo dell’utero, mai provato un simile piacere, non ti fermare!”” Nessuna fermata, Ferdy era diventato una locomotiva che smise di viaggiare allorché la sua compagna: “Mi hai distrutto, non ho mai goduto così in vita mia...Quella che hai assunto era la ‘Spedra’, da ora in poi non avrai più problemi di erezione, riposati poi torna a casa tua, preferisco per ora che mio marito non immagini quello che è successo, un bacione.” Dire che la vita di Ferdinando era cambiata  era dir poco, il signorino si sentiva sicuro di sé e cominciò a mettere in atto in ufficio una strategia particolare, tenuto conto della sua fama di impotente, decise di seguire una sua collega nel bagno delle signore, collega nota per le sue conquiste amorose: “Scusa cara ma il gabinetto degli uomini è occupato, ti dispiace se, data l’urgenza, uso questo?” e nel frattempo tirò fuori un ‘ciccio’ in piena forma che fece strabuzzare gli occhi alla dama la quale pensò bene di approfittare dell’occasione e di abbassare gli slip con la conseguenza ‘immisio penis gigans’ nel suo fiorellino. Ormai la sua fama era passata di bocca in bocca alle signore della Camera di Commercio e alcune, insoddisfatte delle prestazioni dei relativi coniugi, pensarono bene di ricorrere alle ‘cure’ di Ferdinando il quale però non dimenticava la cara Anna che gli aveva cambiato la vita. Un fine settimana fu invitato a casa da una Anna piuttosto impacciata : “Ferdy stavolta sono io a chiederti un favore molto particolare, un po’ me ne vergogno ma puoi non accettare…mio marito vuol vedermi far l’amore con te ed anche partecipare io…”Un sabato sera, dopo cena, un trio era affacciato alla ringhiera del salone: in mezzo Anna nuda con una vestaglia trasparente ed i due maschietti di lato in slip che facevano gli indifferenti ma ambedue arrapatissimi dalla situazione. Passaggio sul lettone di casa con Alberto supino, Anna sopra di lui con il ‘micio’ di Alberto in fica e Ferdy immerso nel meraviglioso culetto. Le posizioni cambiarono molte volte fin quando Anna decise  di mettere  il  lungo coso di Ferdy nel popò per una goderecciata finale: i coniugi nel lettone e Ferdy sul divano un po’ tutti distrutti ma felici di quella esperienza  particolare.Ferdinando trovò una compagna ideale ma non dimenticò mai la bella, dolce e straordinaria amica che le aveva cambiato la vita ed ogni tanto…
     
     

  • 26 giugno alle ore 20:15
    WOLF DER KÖNIG DES HAUSES

    Come comincia: Pier Luigi Cipriani quarantacinquenne poteva dichiararsi soddisfatto della vita che conduceva. Ex Fiamma Gialla con la qualifica di cinofilo aveva avuto la possibilità, dopo il congedo, di portare con sé Wolf un pastore tedesco addestrato per 'acciuffare' i contrabbandieri al confine Italo Svizzero dove, tempi addietro 'fioriva' il contrabbando di sigarette. Poteva dirsi anche fortunato, suo padre Egidio dopo una vita passata in Brasile aveva fatto fortuna ed era ritornato in Italia carico di Reai. Alla soglia della vecchiaia aveva preferito lasciare al figlio la villa di Roma in via della Magliana per ritirarsi in una casa di riposo alle porte della Capitale ma non in una casa di riposo qualsiasi ma in una di lusso. La A.R. Stelvio in garage aveva a disposizione all'ultimo piano del palazzo una ampia stanza dove alloggiava da solo: computer, scrivania, armadio, televisore, piccolo bagno, insomma un mini appartamento, solo la mensa era in comune con altri alloggiati che dimostravano le loro possibilità economiche sfoggiando vestiario elegante ed oro in gran quantità. Pier Luigi era lo spirito contraddittorio fatto uomo, dopo il primo giorno in cui si era presentato in sala mensa col vestito 'della festa', la sera indossò un paio di pantaloni jeans sdrucinati con scarpe che dimostravano un logorio notevole, camicia con i bottoni abbottonati non in riga, aveva molto del clown. Compagna di tavolo una sua pari età che aveva molto in comune con la signora anziana inglese miss Marple dei romanzi di Agata Christie. La dama aveva anche la non buona abitudine di sputazzare quando parlava, un soggetto perfetto per essere dileggiato. Cosa faceva Pier Luigi? Si arrotolava il tovagliolo sul viso lasciando fuori solo gli occhi mostrando un sogghigno che mandavano in bestia madame Willy che chiese ed ottenne di cambiare tavolo. Da solo Pier Luigi non se la passava, si guardò intorno, scorse una damina giovane che mangiava in solitario. La sera si vestì elegantissimo, si presentò con un finto baciamano chiedendo alla pulsella di poter accomodarsi al suo tavolo. Come risposta ebbe un cenno positivo della testa, aveva le lacrime agli occhi malgrado questo la sua bellezza da biondona era notevole. Pier Luigi non approfondì la situazione con domande inopportune, solo a fine pasto: "Non vorrei essere invadente ma se le posso essere utile..." "Sono Rosanna, oggi è morta mia madre, per domattina aspetto l'addetto alle pompe funebri, ho il problema di seguirlo sino al Verano, non ha una macchina personale." "Ho la mia Stelvio, se ne vuole approfittare..." "Dovrò dormire nel letto vicino alla salma di mia madre ma mi fa impressione vedere il suo viso da morta!" "A questo punto non so che dirle, io ho una ampia stanza ma c'è un solo letto, potrei arrangiarmi sul divano..."Il solito cenno del capo, Rosanna accettò. Dopo il passaggio di ambedue in bagno, spenta la luce Pier Luigi maledisse se stesso per quell’offerta, il divano era scomodissimo ma ormai...Alla luce del suo orologio subacqueo vide l'ora, erano le ventitré e di sonno non se ne parlava, si rifugiò in bagno. Forse per la luce che filtrava sotto la porta fatto sta che Rosanna aprì la porta della toilette, comprese le situazione e: "Venga nel letto, è abbastanza grande per starci in due." Grande il letto era ma la vicinanza del corpo di Rosanna che mandava un effluvio piacevole fece alzare 'ciccio'... La baby se ne accorse , prima lo prese in mano e poi in bocca, ci volle del tempo prima che... maledetta la vecchiaia! Sistemata la ciolla il sonno prese il sopravvento su i due sino alle sette quando Rosanna svegliò Egidio. Niente prima colazione erano giunti gli addetti alle pompe funebri. Caricata la cassa in strada

    Il carro funebre non andava a passo d'uomo ma molto celermente sino all'ingresso del cimitero. Dinanzi ad una tomba vuota i necrofori si diedero da fare per infilarci la cassa, Pier luigi seduto in macchina stava aspettando quando vicino a lui si accomodò Rosanna che, con viso d'angelo: "Sono rimasta un po' a corto di quattrini…' Da gentiluomo Pier Luigi tirò fuori il portafoglio da cui con mossa fulminea Rosanna sfilò due carte da cinquecento Euro che consegnò ai becchini. Solo allora Pier Luigi si rese conto della situazione, pensò di aver incontrato una mignotta di professione e si era fatto fregare come un pollo, unica vendetta possibile partire sgommando con la Stelvio lasciando a piedi la baby. Giunse sotto casa di Pier Luigi che stava uscendo con Wolf e la nuova compagna. "Nuova conquista?" "Sono Aurora, lei dovrebbe essere Egidio, mi ha parlato di lei suo figlio, vedo che Wolf lo ha riconosciuto. Pier Luigi: "sitzung" seduto, il cane conosceva solo il tedesco, obbedì. Egidio si sentiva fuoriposto, non accettò l'invito di far loro compagnia, ritenne opportuno rientrare nel suo alloggio anche se ancora gli bruciava quella presa per i fondelli, mille Euro per un pompino, Rosanna chi era bocca d'oro? Si ritirò nella sua stanza, quella presa in giro lo fece sentire più vecchio oltre che deluso di se stesso, pensò che il mondo è dei giovani. Lo stavano dimostrando Pier Luigi e Aurora che erano entrati in un giro di scambisti ad alto livello. La ragazza una affascinante brunona era stata lei a coinvolgere Pier Luigi che accettò volentieri il women swapping anche per variare la solita routine. Appena entrati Aurora era stata 'rapita' da un paio di giovani, Pier Luigi rimasto solo si avvicinò al banco del bar, occupato a servire i clienti una biondona niente male, sorridente, forse disponibile. "Un Mojito prego." "Sono Rosanna, lei assomiglia qualcuno che ho conosciuto..." "Non ho fratelli forse mio padre...ma non penso." Nei giorni seguenti Pier Luigi non stava più bene, tossiva in continuazione, respirava con fatica, la notte non riusciva a dormire, fu chiamato Simone Alleruzzo medico amico di famiglia che dopo l'anamnesi si mostrò preoccupato: "Occorrono delle analisi in primis una radiografia del torace." Con la sua auto accompagnò Pier Luigi in una clinica dove effettuavano radiografie, ebbe poco dopo il referto, tremendo: 'carcinoma bilaterale ai polmoni all'ultimo stadio'. L'interessato fu rassicurato, una bronchite ma ad Egidio fu descritta la verità che lo sconvolse. Prese da parte il medico: "Faremo qualsiasi cura anche andando all'estero, mio figlio non deve morire!" Simone cercò di tergiversare ma alla fine: "La situazione è molto grave, se tu fossi religioso ti direi di portarlo a Lourdes, l'unica soluzione è quella di alleviargli le sofferenze con degli analgesici, alimentazione via flebo. Cercherò un bravo o una brava infermiera, dimenticavo i dirti che ho consultato degli specialisti, giudizio unanime, nessuna possibilità di guarigione." Wolf era cambiato, veniva fatto uscire solo per i suoi bisogni, il resto della giornata la passava vicino al letto del padrone. La mattina seguente il citofono: "Sono l'infermiera inviata dal dottor Alleruzzo." Wolf si precipitò verso la porta d'ingresso, Egidio rivolto a lui: "Freund" gli aveva segnalato che si trattava di un'amica. L'infermiera indossava la divisa, aveva degli occhiali scuri, quando se li tolse Egidio ebbe un colpo al cuore: "Rosanna!" Anche l'interessata rimase basita poi si riprese: "È la mia vera professione, se la mia presenza non è gradita me ne andrò." Egidio, anche se perplesso col capo le fece cenno di accomodarsi. Rosanna e dimostrò subito la sua professionalità, fece un elenco delle medicine, su un tavolino le mise in ordine di somministrazione, annusò l'ammalato: "Suo figlio deve essere lavato, ci penserò io." Tolse coperte e le lenzuola, con un panno intriso di sapone liquido lo lavò prima davanti poi il dorso, nello stesso modo lo risciacquò cambiandogli il pigiama, dimostrò tanta professionalità, Egidio ne prese atto, non c'era altro modo di dare un po' di sollievo a suo figlio. Rosanna mangiava in cucina in compagnia della cameriera Gina, Wolf dimostrò affezione nei confronti della nuova venuta, spesso le girava intorno e la guardava negli occhi, aveva molto dell'essere umano, sembrava riconoscente a Rosanna per le dimostrazioni di affetto che dava al suo padrone. L'infermiera dormiva in un lettino nella stessa stanza di Pier Luigi attenta ad ogni suo bisogno. La mattina seguente si presentò il dottor Alleruzzo per controllare la situazione, fu testimone dell'annusamento con seguito di guaiti di Wolf, non sapeva spiegarsi la cosa. Fu Rosanna che: "I cani sentono l'odore o meglio la puzza del tumore!” ecco spiegata la situazione. Dopo venti giorni si compì il destino di Pier Luigi, una morte serena, sembrava dormisse, non aveva avuto sofferenze per la sua morte. Il trasporto della salma al Verano in forma strettamente privata, dietro il feretro in auto Egidio, Rosanna, il medico Alleruzzo e Gina. Ci volle del bello e del buono per non far uscire di casa Wolf. Un finale sereno un po' per tutti: Egidio abbandonò la casa di riposo per rientrare in quella dove abitava suo figlio, Gina rimase al servizio, Rosanna seguitò ad esercitare la sua professione, su richiesta di Egidio si trasferì anch'ella nella stessa abitazione, aveva una camera tutta sua, non si fidanzò né sposò, viveva nel ricordo di quel signore che aveva conosciuto. Nessuna foto di Pier Luigi per casa, tutti vivevano del suo ricordo nei loro cuori. Egidio ricordò il detto che i padri non dovrebbero sopravvivere ai figli ma il destino...E Wolf? Il cane stazionava sempre sopra il tappeto vicino al letto del padrone con la vana speranza di poterlo rivedere.

  • 26 giugno alle ore 18:42
    VOLEMOSE BENE

    Come comincia: Alberto M. passati i settanta anni si era ritirato nella casa di Roma in via Conegliano dove era nato più di ottanta anni prima. L’abitazione gli era stata lasciata in eredità dalla defunta zia Armida assieme a negozi, terreni e ad un solido conto in banca. Alberto si era ben inserito con la gente di quella via sia per il suo carattere espansivo che per gli aiuti in denaro alle famiglie in difficoltà finanziarie,  per tutti era semplicemente Alberto. Non soddisfatto della casa poco spaziosa, dopo molte insistenze e soprattutto molti soldi convinse il proprietario della abitazione del suo stesso piano a vendergliela realizzando così un alloggio molto più ampio, alloggio che fece completamente ristrutturare insieme al suo e munire di mobilia molto più moderna. L’adorata moglie Anna era deceduta sette anni prima per un male inguaribile lasciandogli un vuoto incolmabile ed un dolore infinito. Da buon pagano aveva chiesto aiuto ad suo protettore Hermes che si rivolse a Giove ma il destino, che è sopra gli dei aveva deciso la morte di Anna. All’inaugurazione dell’abitazione, orchestrata dal portiere Claudio S. un ex agricoltore inurbato, parteciparono un po’ tutti gli abitanti di via Conegliano, ci furono anche canti e balli, una festa ben riuscita, il padrone di casa fu ‘circuito’ da Angelica, figlia del  portiere che aveva i suoi buoni motivi per farlo. La ragazza, studentessa universitaria, era addetta alla pulizia della  abitazione di Alberto ma il suo intento era quello di portarsi a letto il buon Alberto che riuscì a far bella figura con l’aiuto della pillola blu, ma gli ottanta anni si facevano sentire! In compenso Angelica si ritrovava ogni volta nella borsetta trecento Euro che versava al padre, la paga di portiere  era inadeguata  alle esigenze di famiglia. Alberto cercava di superare la solitudine in qualche modo, una volta con uno scherzo goliardico. Venuto a sapere che un certo Leonardo N. era gelosissimo della  fidanzata Sofia F., con l’aiuto di alcuni ragazzi mise in atto una sceneggiata in cui la damigella si faceva trovare a letto, in casa di Alberto, con Matteo V. un giovane abitante nella stessa via. Un pomeriggio a Leonardo giunse nel telefonino una mail in cui si affermava che Sofia era in casa di Alberto a letto con un ragazzo. Leonardo senza por tempo in mezzo suonò alla porta d’ingresso e, una volta dentro casa si diresse direttamente nella camera da letto in cui effettivamente trovò Sofia e Leonardo sotto le coperte. “Puttana, sei una puttana, da oggi fra di noi è finita.” Stava per andarsene quando furono tolte le coperte sul letto e apparvero i due incriminati vestiti di tutto punto e da dietro una tenda cinque ragazzi  che: “Sei su scherzi a parte, ora chiedi scusa a Sofia!” L’episodio venne a conoscenza degli abitanti della via Conegliano e qualcuno, più spiritoso:”Leo come va oggi il mal di testa?” Alberto si fece perdonare regalando ai due fidanzati cinquecento Euro che i giovani usarono per una gita sulla neve. Un sabato pomeriggio al posto di Angelica si presentò per le pulizie di casa la mamma Arianna affermando che la figlia era dovuta andare al funerale della madre del suo fidanzato. Sbrigate le pulizie, Arianna stava per andarsene quando Alberto: “Che ne dici Arianna di farmi un po’ compagnia, oggi percepisco particolarmente la solitudine.” (Chiamala solitudine, era la pillola blu che faceva effetto!) Arianna non era una stupida, capì subito la situazione e, recatasi in bagno, ne uscì completamente nuda per la gioia degli occhi di Alberto che notarono come la dama avesse, malgrado i quaranta anni suonati tette ancora ‘in piedi’ed anche un bel popò, era un po’ più ‘pienotta’ della figlia ma per la bisogna era più che sufficiente. Molto probabilmente Arianna era a stecchetto sessuale da tempo, si impegnò a fondo cominciando a baciare Alberto in bocca per scendere giù giù sino ai piedi. Alberto ricambiò con un cunnilingus che portò la dama ad un orgasmo doppio e poi l’‘immissio penis’ che fece provare ad Alberto sensazioni piacevolmente forti, fra l’altro aveva scoperto, con meraviglia, una vagina piuttosto stretta, poi mandò in visibilio la padrona penetrando nel popò  insomma una scopata coi fiocchi, la madre aveva superato la figlia in quanto a sesso. Angelica rimase esclusa dai rapporti con lui, ma non se la prese più di tanto, preferiva il giovane fidanzato di cui era innamorata. Arianna ogni sabato andava a rassettare la casa ed il ‘coso’ di Alberto, ne erano a conoscenza sia Angelica che il padre Claudio cui la situazione non creava nessun problema, molto probabilmente in campo sessuale era un po’ claudicante come il significato del suo nome. Il compenso per le prestazioni del sabato di Arianna era passato da trecento a quattrocento Euro oltre alla tredicesima in occasione del Natale e la quattordicesima a Pasqua, era come se fosse un’impiegata statale! Claudio ebbe un colpo di genio: dare una grande festa per il compleanno di Alberto cui avrebbero partecipato tutti gli abitanti della via. Riuscì a farsi autorizzare dal Comune, tramite un suo amico assessore del Comune a far chiudere la strada per quel giorno, il 3 settembre, dalle sedici alle due di notte. La cosa fece piacere un po’ a tutti gli abitanti che non si chiesero come Claudio avesse fatto ad ottenerla (era stato un supporter politico dell’assessore). Il pomeriggio prestabilito si presentarono due vigili urbani in divisa che posero delle transenne all’ingresso di via Conegliano, Claudio spiegò loro il motivo di quella decisione dell’assessore alla viabilità e li invitò a venire anche loro a festeggiare. La mattina del 3 settembre accadde una cosa spiacevole: Alberto prese in mano un vecchio romanzo giallo di Mike Spillane e da esso cadde a terra una foto del suo matrimonio con Anna. Quella visione sconcertò Alberto che si sentì mancare, non riuscì ad arrivare sino al letto, si gettò su una poltrona dove lo rinvenne Arianna venuta per la solita pulizia. “Amore mio che t’è successo, andiamo sul letto, hai la faccia cadaverica.” Ad Alberto ci volle del tempo per riprendersi, nel frattempo nella via Conegliano erano iniziati i preparativi, maschietti e femminucce si stavano dando da fare a trasportare tavolini e tovaglie al centro della strada, Rosa la titolare di una rosticceria sita nella stessa strada, aiutata dalla figlia Giorgia aveva preparato un ben di Dio sia per quantità che per qualità, alcune ragazze avevano indossato dei costumi dell’antica Roma recuperati dalle cassapanche delle nonne, alcuni uomini si stavano dando da fare  con un impianto hi-fi, altri scattavano delle foto, insomma un’organizzazione funzionante. Una parentesi: Alberto consumava pranzo e  cena nella rosticceria di Rosa che mangiava insieme a lui in una saletta riservata. La signora era famosa per le sue battute salaci nei confronti dei clienti come quella volta che un tale, dopo aver consumato metà delle  cibarie ordinate stava per uscire dal locale quando: “Ahò allora che devo da fà, vor dì che non te sò piaciuti i supplì ar telefono, te li devi da mangià tutti sinnò m’offenno!” Il malcapitato dinanzi a quella furia obbedì e poi velocemente uscì dal locale da cui sicuramente in futuro sarebbe passato alla larga. L’arrivo in strada di Alberto sorretto da Arianna fu motivo di applausi da parte di tutti i presenti anche di coloro che erano affacciati alle finestre, un tripudio che lo rianimò facendogli riprendere in viso un po’ di colore. La ‘mangiata’ durò sino alle ventuno quando furono portati via i tavoli e messo in funzione l’impianto hi-fi dapprima con canzoni romantiche di Liza Minnelli e di Frank Sinatra  via via sostituiti con pezzi più ritmati ed infine con musica da discoteca a volume altissimo, per fortuna era sabato e l’indomani nessuno andava a lavorare. Alberto con un po’ di cattiveria ignorò Arianna come ballerina, dapprima invitò Angelica alla quale domandò: “Il tuo fidanzato conosce quelli che sono stati i nostri rapporti?” Ci mancherebbe altro, è gelosissimo,  lui ti considera per la tua età sessualmente inoffensivo.” Alberto cambiò le danzatrici  tutte molto giovani ridendo dentro di sé vedendo la lontano il viso corrucciato di Arianna,  quando fu stanco (l’età limita i desideri dei vecchietti) ritornò al tavolo dove era seduta la dama  che: “Quando non ce la fai più ritorni sempre da ‘mammina!” Un passo indietro: Claudio ancora una volta aveva dimostrato la sua furbizia contadina invitando alla festa anche don Agostino sacerdote delle vicina chiesa; il suo ragionamento: meglio sempre tenersi come amico un rappresentante di Dio…Il predetto prete si avvicinò al tavolino dove era seduto Alberto e: “Noi non ci conosciamo in quanto non mi risulta che lei frequenti la chiesa ma per me sarà sempre un piacere rivederla.” “Anche per me don Agostino, io divido le persone in per bene e non per bene al di fuori dell’abito che indossano. Iscritto sin da piccolo in un collegio cattolico sono stato letteralmente ‘buttato fuori’ perché contestavo le religioni tutte che ritenevo create dagli uomini, dico tutte le religioni di cui anche un romano illuminato come il poeta Ovidio Publio Nasone  affermava: ‘Lasciateci credere che esistono gli dei.’ Sono per la libertà assoluta di ognuno di noi in qualsiasi campo partendo dal presupposto che la mia libertà finisce dove inizia quella degli altri.” “In questo sono d’accordo con lei, anche se sacerdote per alcune idee non sono d’accorto con alcuni miei superiori ma lasciano stare i discorsi seri. Ho saputo che lei è molto benvoluto dagli abitanti di questa via anche per la sua generosità, i miei complimenti più sentiti, qualora volesse aiutare anche qualche mio parrocchiano…” Alberto tirò fuori il libretto degli assegni e: “Ci scriva lei la cifra, senza esagerare! Qualora esistesse vorrei guadagnarmi un posto almeno in purgatorio anche se una vecchia battuta afferma che si sta meglio all’inferno dove ci sono tanti peccatori anziché in paradiso dove si vive una vita  beata ma poco piacevole materialmente!” Ad Alberto l’età (e relativi acciacchi) cominciava a pesare. Aveva preso in antipatia alcuni medici che si riempivano la bocca con diagnosi roboanti: ad esempio invece di scrivere sulle ricette ‘mal di schiena’ usavano altri termini tipo:’Spondilodiscite’seguita da una lettera e da un numero che Alberto giocava al lotto con scarsi risultati! Purtroppo la salute del nostro eroe andava peggiorando, la mattina non aveva la voglia né la forza per alzarsi dal letto, veniva aiutato da Arianna che ormai si considerava sua infermiera o forse anche moglie. Per ricompensare lei e la sua famiglia fece venire in casa un notaio  e nel testamento fece scrivere che tutti i suoi beni venissero divisi equamente fra Claudio, Arianna ed Angelica, niente per i parrocchiani di don Mariano. Il Vaticano è ricchissimo,  evasore fiscale di imposte e tasse italiane,  molti suoi componenti sono gay ed altri accusati di pedofilia, una bella foto del clero! L’ordine di restare celibi era stato imposto nel 1085  dal Papa Gregorio VII che non aveva pensato a quanti guai avrebbe  procurato. Molto probabilmente non amava i ‘fiorellini’ come alcuni suoi colleghi nell’andar dei secoli, la questione lasciava indifferente l’ateo Alberto il quale cominciava ad avere problemi relativi alla vecchiaia che avanzava. La mattina non aveva né voglia né molte forze per alzarsi, preferiva il silenzio alla lettura ed alla visione dei programmi televisivi inoltre non aveva molta fame malgrado i succulenti cibi preparati da Rosa. Arianna gli stava vicino più del solito, talvolta la notte dormiva con lui, ormai il sesso era un lontano ricordo, una tristezza…Fu interpellata il medico di base dottoressa Concetta F. la quale fece una diagnosi spiacevole. “Il signor Alberto si sta consumando pian piano come una candela, possiamo al massimo ritardare un pò…” Alberto aveva ascoltato da dietro la porta le infauste previsioni di Concetta, spalancò la porta e con uno scatto d’orgoglio: “Io non sono una candela ma un cero grande come una colonna!” Anche se un po’ con la mente annebbiata Alberto capì che la fine non era molto lontana, non provò nemmeno a chiedere aiuto a Hermes, ormai la Parca Atropo stava per tagliare con le sue lucide cesoie il filo della sua vita. Nel testamento fece aggiungere che, a discrezione degli eredi, il tre settembre, suo compleanno, poteva essere organizzata la solita festa in suo onore, festa pagata dai tre beneficiari citati nel testamento. Atropo aveva forse fretta ed una notte usò le sue forbici ed Alberto morì nel sonno con un sorriso sulle labbra, nemmeno la morte era riuscito a fargli perdere il senso dello humour. Per sua volontà non ci furono cerimonie in chiesa, la sua bara, esperiti gli adempimenti burocratici di rito fu trasportata nella cappella al cimitero del Verano da lui a suo tempo acquistata, aveva raggiunto la zia Armida. Gli abitanti della via Conegliano ritennero opportuno tassarsi per far erigere un mezzo busto di Alberto che, non potendo trovare accoglimento nella strada, fu messo all’ingresso del numero otto; col suo sorriso sembrava che salutasse tutti coloro che entravano in ascensore.

  • 26 giugno alle ore 18:06
    WOMEN, WOMEN, WOMEN

    Come comincia: A Tor Pignattara, nell’agro romano nello stesso giorno erano nate due bambine Erika e Virginia, la prima figlia di Arianna padrona del terreno coltivato dai fittavoli ‘capitanati’ da Serafina, madre di Virginia, contadina dal cipiglio maschile che aveva messo in riga il marito Giuseppe nel senso che dirigeva lei la ‘baracca’. Perché sono nominate principalmente le donne, per inveterata tradizione da quelle parti i maschietti erano stati relegati a far la parte solo di inseminators e di lavoratori agli ordini delle femminucce. Non c’era da meravigliarsi, i maschilisti avevano poca fortuna da quelle parti, d’altronde non c’era da meravigliarsi, già nell’antica Grecia esclusivamente le signore erano padrone della situazione sanitaria, esclusivamente loro  erano  addette alla medicina ed alla sua applicazione.  Malgrado la differenza sociale le due bimbe crescevano insieme frequentando la stessa scuola sino al diploma di ragioneria. Ovviamente Virginia dovette cercare un posto di lavoro, i suoi avevano fatto dei sacrifici per farla studiare ma ora doveva ‘camminare con la sue gambe.’ Ad una festa di persone altolocate Arianna aveva conosciuto un sottosegretario al Ministero delle Poste e delle Comunicazioni che le aveva fatto la corte per tutta la serata senza successo, non  era il suo tipo ma Arianna, conosciuta la sua carica gli chiese un favore: “Dovrebbe sistemare una ragazza possibilmente in un ufficio postale, si chiama Virginia ha il diploma di ragioneria, a scuola era una delle migliori della classe.” “Ed io cosa ci guadagno?” fu la risposta  sorprendente ed impertinente di Manlio, questo il su nome. “Mi chieda che somma desidera avere, gliela darò in contanti.” “Vorrei essere ricompensato materialmente.” Arianna non voleva proprio mollargliela, come  uscire dall’impasse?” “Sorry mister, sono cattolica praticante, allora stà somma?” “Mi accontento di diecimila Euro, ci incontreremo ad un bar della Stazione Termini.” Alla faccia…Arianna non fece una piega e accontentò Manlio il quale dopo una settimana fece pervenire a Virginia una lettera di assunzione. Erika rimasta sola non sapeva come passare il tempo, si rivolse alla madre per essere sistemata anche lei nell’ ufficio postale con la sua amica. Manlio: ”Signora posso passare dei guai, stavolta la somma raddoppia!” E così ‘l’onesto’ sottosegretario durante il solito incontro in un bar della Stazione Termini incassò la somma ed Erika raggiunse sul posto di lavoro la sua amica. Ritornare ogni sera a casa e ripartire ogni mattina presto diventava pesante, Virginia affittò un bilocale  vicino all’Ufficio Postale, finalmente sole a deliziarsi sessualmente come  avveniva da tempo, ambedue le ragazze non sentivano attrazione per i maschietti, preferivano ‘giocare’ fra di loro. Mancava solo qualcosa per accontentare tutti i loro desideri sessuali,  Erika un giorno passando dinanzi ad una rivendita di sex toys vide che all’interno c’era una commessa, entrò, fu accolta con un sorriso. “Sono Angela a sua disposizione. Abbiamo vibratori e tanti altri prodotti che può vedere personalmente, non ci manca nemmeno della lingerie.” Erika fece il pieno di aggeggi vari e di biancheria molto sexy,  si preparò a far una sorpresa a Virginia. E così fu, vestite con completi erotici che mettevano in risalto le loro ‘parti migliori’, usarono  dei vibratori che portarono alle stelle i loro orgasmi, infine, stanche si addormentarono sino alla dieci della mattina  successiva, era domenica. All’ufficio postale per la loro simpatia le due ragazze erano apprezzate dai colleghi sia maschi che femmine. Durante una festa organizzata in una sala da ballo presa in affitto per una sera, di comune accordo ritennero opportuno fare coming out in quanto uscendo allo scoperto avrebbero evitato l’assalto dei maschietti dell’ufficio. Il discorso di Erika fu applaudito dai presenti sicuramente un po’ brilli da tanti alcolici di gran marca distribuiti da un collega che si era improvvisato barman. In ufficio c’erano degli impiegati  sposati che  avevano una situazione finanziaria precaria per malattie dei figli e per la mancanza di denaro per acquistare medicine. Le due ragazze,  venute a conoscenza delle loro situazioni provvidero  a venir loro incontro finanziariamente, erano diventate benefattrici apprezzate dai colleghi ed anche dal capo ufficio anche lui in ambasce per aver un figlio handicappato grave. Un mattina si presentò allo sportello un cliente basso e con la faccia da prendere in giro la gente che: “Come vi debbo chiamare signore o signori?” I clienti in fila che compresero  la pessima battuta rimasero basiti, il direttore uscendo dal gabbiotto: “Brutto nanerottolo figlio di un cane, fuori dalle palle prima che ti prenda a calci in culo.” Il cotale  non si aspettava quella relazione, con la coda fra le gambe uscì dall’Ufficio Postale. “Care ragazze, purtroppo esistono ancora degli imbecilli omofobi, tutta la nostra comprensione.”Un battimano da parte dei colleghi e dei clienti in fila. Erika era un vulcano di idee, l’ultima: “Cara che ne dici di avere un figlio, sarebbe il completamento…” “Non ho nessuna voglia di andare a letto con un maschio che poi magari pretenderebbe di fare il padre, niente uomini fra i piedi, forse adottarne uno…” “Non sono d’accordo, alcuni amici hanno fatto quest’esperienza, hanno accolto in famiglia bambini risultati  malati o peggio delinquenti, che ne dici di un’inseminazione artificiale, nell’ Italia dei parrucconi è proibita ma in Spagna…” Erika e Virginia chiesero un’aspettativa di dieci mesi, l’inseminazione artificiale aveva assunto un aspetto importante, risultava che i donatori erano selezionati e non avevano difetti o malattie gravi.  Sofia una ginecologa loro amica  indicò loro una clinica spagnola specializzata. Le due ragazze confidarono alle loro rispettive madri il loro disegno, nessuna delle due mamme era entusiasta ma rispettarono i loro desiderata. Partenza con Alitalia da Fiumicino, arrivo all’aeroporto El Prat di Barcellona dopo circa due ore. Con un taxi giallo (ce n’era una moltitudine all’ingresso dell’aeroporto) si fecero condurre all’elegante hotel ‘Catalonia Rigoletto’ con mensa e piscina, personale gentile, cibo eccellente, una vera villeggiatura.  Il pomeriggio presero contatti con la clinica Dexeus, il professore Josè Maria  prese atto delle richieste di Erika e di Virginia, prescrisse loro degli esami clinici per accertarsi chi delle due avesse più probabilità di rimanere incinta. Dopo due giorni furono riconvocate, incontrarono una dottoressa, Eleonora, alta, robusta, vestita impeccabilmente con la divisa dell’ospedale che le accolse con entusiasmo, era della loro ‘sponda’. Fu prescelta Erika che dopo due giorni avrebbe avuto un ovulazione. L’inseminazione era fastidiosa ma non particolarmente dolorosa, Erika rimase a riposo per tutto il giorno, non rimaneva altro che l’attesa dell’avvenuta fecondazione, dopo un mese la risposta positiva. Ora si trattava di aspettare pazientemente che passassero otto mesi, Erika e Virginia avevano deciso di restare tutto il tempo in Spagna per un motivo preciso, non far comparire Erika come madre ma  il nascituro o la nascitura dovevano risultare adottati. Le due contattarono un Commissariato  di Polizia, furono accompagnate nell’ufficio del titolare capitán Jorge che parlava perfettamente l’italiano. “I vostri connazionali sono sempre i benvenuti in Spagna, come posso esservi utile?” Erika spiegò quello che era il loro desiderio, prima che finisse di parlare il capitán andò a chiudere la porta d’ingresso del suo ufficio e: ”Quello che mi chiedete è illegale ed in ogni modo molto complicato, devo ungere varie ‘ruote’…”Le due ragazze pensarono:  ‘tutto il mondo è paese’. Erika si era premunita, era passata in banca ed aveva prelevato ventimila Euro, la richiesta fu più modesta, diecimila. Sistemata la pratica burocratica alle due future mamme non restava che il problema di come passare il tempo, affittarono una Seat Ibiza rossa colore preferito da Virginia e fecero le turiste in alcune città spagnole.  Nel frattempo si era ripresentata Eleonora che le aveva invitate a casa sua. Un’abitazione deliziosa, predominavano i colori rosa ed azzurro, rosa la camera con letto matrimoniale a baldacchino, aveva una grandezza superiore alla media, forse ci andavano a dormire più di due persone, molto probabilmente non solo per riposare…La cena frugale, del vino Calabras molto piacevole al gusto che mandò su di giri le tre pulselle le quali, dopo un passaggio in bagno di ritrovarono nude sul letto. All’inizio grandi risate poi…grandi manovre. Eleonora ci sapeva proprio fare in campo sessuale, insegnò alcuni nuovi ‘giochetti’ che le due italiane non conoscevano, orgasmi a non finire sino allo sfinimento. Le tre, libera dal servizio Eleonora, si ritrovavano spesso in casa di lei sino a che un giorno Ele ad Erika: “Cara sei troppo avanti nella gestazione, niente più giochetti con te. “ Dopo un parto con anestesia locale venne al mondo una bimba che lasciò interdette le tre: era bionda con gli occhi azzurri, il papà non era certamente uno spagnolo puro sangue ma era bellissima. Il capitàn Jorge fu di parola, la bimba battezzata col nome di Dalia risultava adottata da Erika. Prima di ripartire per Roma la neo mamma comunicò via telefono la bella notizia alle due nonne che all’inizio erano perplesse ma alla visione della piccola Dalia si misero a piangere, non erano delle dure! Dalia sin da piccolissima dimostrò carattere ed intelligenza superiori alla media, niente più gattonamenti, prese a camminare speditamente già ad un anno di età. Durante la chiusura dell’ufficio postale fu presentata a tutti i colleghi della mamma, all’inizio era un po’ spaesata dinanzi a tanta gente poi riprese il suo solito sorriso con battimani da parte dei presenti: era nata una diva! Altro episodio: comodamente sdraiata nella culla si alimentava ciucciando il biberon tenuto fra le sue mani. Pienamente soddisfatta finito il pasto le signore presenti presero a baciarla in fronte e sule guance, era troppo! Dalida mollò uno schiaffone all’ultima dama che rimase basita con gran risate delle presenti e sua. All’asilo dimostrò tutta la sua verve recitando con grazia poesie per bambini. Alle elementari era la prima della classe, già dopo poco tempo  sapeva leggere e scrivere con gran meraviglia della maestra sua insegnante  a cui mai era accaduto di aver per alunna una bimba tanto intelligente. A otto anni Erika e Virginia ritennero opportuno parlare di sesso a Dalia che già aveva percepito qualcosa che doveva accadere fra maschi e femmine. Fu  informata anche dei vari gusti in campo sessuale sia dei maschi che delle femmine, in altre parole a Dalida fu spiegato il perché aveva due madri senza un padre, la ragazzina ci pensò un po’ su e fece cenno di aver capito. Alla prima media un episodio che la fece diventare famosa in tutto l’istituto: ad una sua collega che la sfotticchiava per il fatto di non aver un genitore maschio prima rispose a parole poi visto che la cotale, anche se più alta e robusta di lei seguitava nello stalking le diede uno sfracello di botte facendole anche un occhio nero.  Il preside volle vederci chiaro di quell’episodio secondo lui increscioso ma, al vaglio dei fatti diede ragione  a Dalida. Passarono gli anni,  ormai donna si iscrisse alla facoltà di ingegneria ottenendo la laurea con centodieci e lode, aprì uno studio di ingegneria elettronica unitamente ad un collega compagno di corso ed insieme  brevettarono dei sistemi di loro invenzione. Dalida non fu indifferente al fascino del suo collega Aristide ‘sfornando’ un bellissimo pupo con caratteristiche mediterranee come suo padre, niente più svedesi in casa sua.

  • 26 giugno alle ore 17:10
    LA BELLEZZA DI LORY

    Come comincia: Alberto a bordo della sua Alfa Romeo Stelvio Quadrifoglio stava percorrendo l’autostrada che lungo la tirrenica conduce a Roma. L’acquisto dell’auto era recente, un suo desiderio finalmente appagato dopo la morte della moglie Donna per un male incurabile. Alberto  maresciallo della Guardia di Finanza  a Messina era a capo della Sezione Volante. L’acquisto di quell’auto costosa era stata oggetto di controlli da parte dei superiori di grado che, tuttavia, non avevano trovato nulla di irregolare, la moglie Donna era ricca di famiglia. Il suo era stato un matrimonio non felice  anche se il significato del nome della consorte voleva dire ‘signora’ la cotale non si era dimostrata tale, voleva un figlio ad ogni costo ed era diventata paranoica, maniaca, sgarbata con tutti, le cure ormonali per favorire la gravidanza forse erano state la causa del suo decesso. Alberto a metà viaggio si era fermato ad un autogrill quando gli si avvicinò una bionda alta e belloccia che: “Signore che bella auto!” Rispolverando il suo idioma d’origine Alberto: “Cocca nun riusciresti a fammelo rizzà nemmeno cò una gru…” La cotale si allontanò bofonchiando frasi non proprio gentili riferite  alla mascolinità di Alberto che riprese il viaggio fino ad arrivare a via Appia a Roma dove i parenti avevano una villa. Era arrivato in un momento in cui la nonna Maria e la zia Armida erano in crisi per la morte di Rosilde, sorella di Armida avvenuta giorni prima. Alberto fu ugualmente accolto con baci ed abbracci da parte delle due donne, era il nipote preferito anche perché portava il nome del defunto marito di zia Armida e fisicamente gli assomigliava molto. Nonna Maria: “Ci potevi avvisare, fra l’altro oggi non si è presentata Gina la cameriera, chissà cosa le è successo, di solito è puntuale.” Alberto stava aprendo i bagagli per sistemare i suoi abito nella camera degli ospiti quando la zia Armida: “Gina è all’Ospedale  S.Giovanni, l’hanno picchiata in strada, ce l’ha comunicato il poliziotto di servizio, facci un salto per vedere come sta.” Alberto, stanco del viaggio ne avrebbe volentieri fatto a meno. All’ingresso del nosocomio l’agente di servizio: “Signore non è orario di visite, si ripresenti alle diciotto.” Mostrando il tesserino:“Sono un collega della Finanza, dovrei andare a vedere una mia parente ricoverata per fratture al viso in seguito ad un tentativo di scippo.” “Va bene, cerchi di non farsi notare dal responsabile del reparto.” Gina era ricoverata in un camera a quattro letti, aveva la faccia tumefatta e un occhio semichiuso. “Gina come è stato?” “Dottore un delinquente mi voleva strappare la borsetta, ho resistito e quello mi ha riempito di botte.” “Che c’era nella borsetta?” “Venti Euro ma è per una questione di principio…” “Per principio ti sei fatta riempire di bastonate, se hai bisogno di qualcosa faccelo sapere.” Alberto stava per risalire sulla Stevio quando fu avvicinato da un tale piuttosto corpulento che con fare guardingo: “Dottore le propongo un affare unico, un Rolex d’oro a duemila Euro, è rubato ma se va in gioielleria le chiedono quindicimila Euro.” “Io in gioielleria non ci vado perché insieme a te mi recherò in piazza S.Maria Maggiore dove c’il Comando della Polizia Tributaria, non hai occhio a riconoscere un finanziere?” “Dottò sto ‘nvecchiando, le chiedo un grosso favore faccia finta di non avemme ‘ncontrato, sò in licenza premio di quindici giorni dar ‘gabbio’ di Regina Coeli, si me denunzia sò rovinato pè sempre, io sò Nando detto ‘er mariolo.’” Alberto ci pensò un attimo poi guardando in faccia ‘er mariolo’, decise di soprassedere, dall’espressione del viso non sembrava un delinquente incallito e allora: “Caro Nando ho il piacere di dirti che per questa volta sei libero, se al posto mio…” “Dottò è sicuro che lei è ‘n maresciallo della Finanza, me pare strano…” “Questo è il mio tesserino ed ora sloggia.” “Le chiedo  ‘nurtimo favore, potemo annà a pià mì fijia a scola, voglio famme vedè cò stà machina rossa, un figurone coll’amiche della mia Loredana, la scola Ascolani è più avanti in via Appia.”  Giunti sul posto Loredana con la sua cartella era seduta su un muretto ad aspettare, non fece caso alla Stelvio e seguitò a guardare lontano…” “Lory amore mio vieni in macchina, st’amico mio ce dà ‘n passaggio.”  Alberto d’un colpo era diventato amico di un carcerato ma finì presto le riflessioni guardando la ragazza messasi in piedi. Favolosa., alta, capelli lunghi castani, viso dallo sguardo intenso con occhi che esprimevano forza di volontà, determinazione, intelligenza a parte il corpo perfetto. ”Prima che Lory salisse in macchina: “Sei sicuro che quella è tua figlia?” “Dottò proprio sicuro no…” La ragazza non fece caso al guidatore dell’auto, si sedette nel sedile posteriore guardando fuori,  immaginava che tipo fosse un amico del padre.  Dinanzi casa, una ex abitazione di contadini a due piani Loredana scese di corsa e si infilò nel portone, Nando entrando in casa: “Cara ti ho portato un amico…” “’’mbecille, t’ho detto che ho le mestruazioni!” Alberto capì tutto, dentro di sé si mise a ridere, che razza di famiglia incasinata…”Signora mi scusi, io non volevo…sono un maresciallo della Finanza, stò per andarmene.”  “Ci mancherebbe altro, un amico di mio marito, resti al pian terreno in salotto, mi vesto e vengo. “ Dopo dieci minuti : “Sono Dalida, non aspettavo nessuno, cosa posso offrirle?” “Niente madame, forse un’altra volta…” Nel frattempo si era presentata Loredana che: “Maresciallo ci scusi se non siamo stati molto ospitali il fatto è che…” “Loredana  non ti scusare, le scuse possono essere indice di debolezza ma nel tuo caso propendo per considerarle un atto di forza, di ricerca di dialogo, una riflessione di come agire diversamente.” “Per essere un maresciallo della Finanza  trovo che ha un eloquio brillante, io frequento il terzo liceo classico…se avessi bisogno di ripetizioni saprei a chi rivolgermi!” Dalida e Nando erano rimasti ammutoliti dinanzi alla conversazione fra Alberto e  Lory, per loro quei concetti erano astrusi. Nando: “Dottò resti a cena con noi, mì moje quando ce se mette in arte culin. insomma in cucina è brava!” Alberto telefonò a casa: “Nonna Maria sono a cena a casa di amici, torno tardi a casa.” Verso le ventidue, tutti satolli Loredana accompagnò Alberto sino alla macchina: “Maresciallo è stato un piacere, conosco pochi uomini con la sua personalità, da me cercano solo prestazioni sessuali, il fatto è che mia madre… esercita il mestiere più antico del mondo, non abbiamo entrate perché mio padre è in galera, la rivedrei volentieri lei è…” “Io sono, tu sei egli è…ti ho ammirato dal primo momento che ti ho visto, non aggiungo altro, se non ti dà fastidio verrò a prenderti a scuola, mi sembra che esci alle diciassette.” “D’accordo, a domani.” Puntuale come un orologio svizzero alle sedici e trenta del giorno dopo Alberto volutamente posteggiò la Stelvio dinanzi alla porta d’ingresso dell’istituto. All’uscita degli studenti dal plesso fu la curiosità dei ragazzi e delle ragazze coetanei di Loredana che salutando gli amici: “C’è il mio fidanzato che mi dà un passaggio, a domani.” Commenti dei giovani: “Non vi sembra che sia troppo ‘maturo per Loredana?” “Si ma con quella macchina…” “Cara Lory dato che siamo fidanzati possiamo darci del tu, che ne dici?” “Volevo far morire d’invidia due mie compagne molto ricche che viaggiano in macchine di lusso, io sempre con l’autobus.” Mamma Dalida era stata avvisata dell’arrivo pomeridiano di Alberto e quindi aveva fissato i propri ‘appuntamenti’ al mattino; il pomeriggio Alberto e Lory furono accolti da una cane di razza Pit Bull che, ad un ordine di Lory si sedette a terra senza abbaiare . “Non ti preoccupare per Bolt, ubbidisce a tutti i miei comandi, certo se mi fai arrabbiare…” risata della ragazza che abbracciò Alberto il quale, ben felice, prolungò l’abbraccio sino alla comparsa sull’uscio di casa di Dalida. “Ragazzi se siete d’accordo cena ogni sera, se possibile vorrei che Alberto mi accompagnasse al supermercato, devo fare acquisiti.” Dalida fu accontentata ma in macchina: “Giovanotto anche se io faccio la mignotta mia figlia è di un’altra razza, falle qualche sgarbo e te le dovrai vedere con me, come tutte le mamme…” Lo sguardo intenso di Dalida fece  capire ad Alberto che non scherzava ma lui ancora non aveva fatto niente anche se…Dopo quindici giorni Gina si era rimessa in piedi più pimpante che mai, il suo assalitore era stato messo in galera dai Carabinieri e lei era soddisfatta di prestare di nuovo servizio. Alla notizia che Alberto portava a cena una sua amica si impegnò per fare bella figura e così fu. Loredana ovviamente sollevò la curiosità di nonna Maria e della zia Armida che considerava Alberto come suo figlio e presolo  da parte: ”Sei sicuro di quella ragazza, mi sembra troppo …sveglia.” “Cara zia, io le gatte morte non le sopporto, Loredana è una ragazza intelligente e molto seria, anche troppo per i miei gusti.” Ovviamente successe quello che doveva succedere: un pomeriggio Lory incollò le sue labbra su quelle di Alberto il cui ‘ciccio’ sentendo odore di ‘topa’ alzò la testa ma senza risultati per lui, era troppo presto e quindi si rassegnò. Alla fine dell’anno scolastico, superati gli esami di maturità, ritornato al gabbio papà Nando,  Alberto per festeggiare invitò al ristorante Lory e sua madre, Dalida era elegantissima come sua figlia sembrava che Alberto e Dalida fossero i genitori e Loredana la figlia. Entrati al  ‘Chattanooga’ ristorante in stile saloon  ebbero la conferma di quanto pensato da Alberto. Appena seduti al tavolo si presentò il padrone del locale che, dopo,un inchino: “Col vostro permesso vorrei provvedere io al vostro menù differente fra quello dei  genitori e quello della signorina figlia.” Nessun commento da parte dei tre, Alberto in quel momento si rese veramente conto della differenza di età fra lui e Loredana, circa vent’anni…ma non volle rovinarsi la serata, ‘sarà quel che sarà’ la sua riflessione come da canzone di Tiziana Rivale. Ovviamente un bacio tira l’altro come le ciliege ed Alberto e Lory divennero sempre più ‘intimi’ ma non sino al punto di…”Non ti offendere, devi capire che dopo l’esempio di mia madre per me il sesso è diventato un problema anche se non lo do a vedere, sarà un cadeau a mio marito.” “Tradotto volgarmente, quando mi sposi te la do altrimenti… fischi.” “La frase non è delle più felici, ho capito che ti amo, sei l’uomo della amia vita ma…” “A me mi fregano i ma…sto scherzando, per ora mi contento del sapore della ‘gatta’ piacevolissimo.” Pace fatta fra i due,  anche Bolt era ormai diventato amico di Alberto. Nonna Maria e la zia Armida anche senza parlare con gli sguardi cercavano di capire  a che punto fosse la relazione tra il nipote e la ragazza, ai loro tempi un fidanzamento lungo non era previsto ed infatti: “Cara nonna e cara zia io e Lory abbiamo deciso di sposarci, sarà un matrimonio molto particolare, speriamo di vostro gusto.” Alberto si era messo in aspettativa senza assegni, troppo tempo lontano dal servizio, vi era stato costretto dal proprio Comandante Provinciale. Nonna e zia si domandavano in cosa potesse consistere quel matrimonio particolare, forse al Comune anziché in chiesa, sarebbe stato un affronto alla loro religione ma furono smentite.” Care nonna e zia, per un piccolo ‘inconveniente’ il padre di Lory è temporaneamente ristretto a Regina Coeli e così ci sposeremo nella cappella di quel carcere.” Occhi sbarrati da parte delle due donne che rimasero senza fiato, mai sentito che…Anche i giornali parlarono di quel matrimonio particolare, la sposa bellissima con abito acquistato dalla madre fece impazzire i detenuti che volentieri avrebbero voluto essere al posto dello sposo, Nando e Dalida testimoni della sposa, nonna Maria e zia Armida dello sposo, ricevimento all’interno del carcere con la partecipazione ‘mangereccia’ di alcuni detenuti amici di Nando. Prima notte…tutto rimandato a Messina dove Alberto, con l’aiuto finanziario di nonna e zia avevano acquistato un appartamento ammobiliato  in via della Zecca. La promessa alle magnanime donatrici di portarle in auto a Messina per visitare il loro acquisto. La prima notte: “Mò so c…i tua , ti sdereno la cosina, me l’hai fatta troppo desiderare!” Al contrario della volgare battuta Alberto fu molto delicato, cosa apprezzata da Lory sempre più innamorata di Alberto invidiato dai suoi colleghi per il fascino della sua sposa. E vissero sempre felici e più ricchi con la scomparsa della nonna e della zia di Alberto.

  • Come comincia: Come comincia: Alberto M. maresciallo della Guardia di Finanza, in divisa, a bordo della sua Lancia Ypsilon stava per imboccare l’autostrada che lo avrebbe condotto a Roma, meta finale Messina.Stava andando via o forse meglio dire scappando da Domodossola che per lui era diventato luogo di dolore.La sua amata Flora era deceduta per un tumore al cervello, l’aveva assistita sino all’ultimo anche quando era in preda a dolori atroci che nemmeno i medicinali oppiacei riuscivano a lenire. Dopo quell’evento funesto era rimasto in città per un mese al fine di sistemare la sua posizione per un trasferimento fuori sede. Era rimasto in collegamento con Ignazio Romagnoli suo compagno di camerata alla Scuola Sottufficiali di Ostia, anche lui colpito da un grave lutto per il decesso in un incidente stradale dell’unico figlio. A mezzo di conoscenze comuni al Comando Generale del Corpo, rappresentando i loro rispettivi problemi, erano riusciti: Romagnoli ad essere trasferito a Lecce suo luogo d’origine e dove possedeva un’abitazione e Alberto  a Messina all’Ufficio Operazioni. A,l come tutti lo chiamavano, si era fermato vicino Firenze per sgranchirsi le gambe, fare e colazione ed il pieno di benzina. Nel frattempo si era messo in collegamento telefonico con sua cugina Silvana che abitava in via Cavour in pieno centro a Roma.“Silvà (non aveva perso l’accento romanesco essendo nato nella capitale) fra un par d’ore sò da te.” (Gli piaceva, quando poteva, sfoggiare il suo dialetto tipo ‘civis romanus sum’ un po’ , come dire, sono superiore a voi.)“Quando arrivi citofonami, in via Cavour non riusciresti a posteggiare, ti ho riservato un posto in un garage vicino a casa mia.”Silvana era per Alberto più che cugina la sorella che non aveva avuto. Grandi baci e abbracci: “Ci voleva il tuo trasferimento per vederci, ora che stai qui ci resterai almeno quindici giorni.”“Silvana lo sai quando mi fa piacere stare con te ma dopodomani devo essere a Messina.”“Va bene, se non puoi,... non ho voglia di cucinare, stasera andremo al ristorante ‘Urbano ’ubicato sotto casa. Silvana era in confidenza col padrone Romolo: ti presento Alberto mio cugino, attento che è un maresciallo della Finanza, stasera mi devi fare la ricevuta fiscale.”“Io te l’ho sempre rilasciata…”“Ah Romolè lassa perde e facce magnà da re.”I due nella conversazione tralasciarono l’argomento Flora, era troppo doloroso.“Com’è che hai scelto Messina, se venivi a Roma saremmo stati insieme, avresti abitato a casa mia.”“È stata una combinazione particolare, un mio collega ed amico è stato trasferito da Messina a Lecce, io prenderò il suo posto.” La mattina successiva in viaggio: via Cavour, via Merulana, S:Giovanni, via Appia e infine l’autostrada. Fino a Salerno tutto liscio poi sulla Salerno Reggio Calabria una serie infinita di cambi di carreggiata, di rallentamenti, di file di auto (era luglio).Giunto sfinito a Villa S.Giovanni due ore di attesa per il traghettamento.“Ignazio sono a Messina all’uscita del serpentone che debbo fare?” “Non ti muovere vengo io.”Ignazio abitava in un casa a cinque elevazioni in una stradina interna della  ‘Panoramica dello Stretto’ con piscina e campo da tennis, al quinto piano abitava Ignazio.“Stasera andremo a mangiare alla ‘Sirena’, un ristorante di un caro amico, si mangia bene e per noi si paga poco, ti ho preparato un letto nel salone. Dopo la presentazione al padrone, Ignazio e Max si sedettero in un tavolo situato su una terrazza con vista sul lago, uno spettacolo. Nessuno dei due amici aveva gran voglia di parlare, ognuno sapeva dei rispettivi lutti che era meglio non ricordare. A casa: “Al io ho lasciato il mio cuore a Messina, qualcosa dentro di me s’è rotto, ricordi la mia allegria, il mio carattere espansivo, tutto finito. Abbiamo portato a salma di mio figlio al cimitero di Lecce, mia moglie è rimasta lì dove abbiamo una grande casa, io la raggiungerò non appena ti avrò passato le consegne, intano ti porto in garage raggiungile in ascensore. Questa moto era di mio figlio, non la voglio più vedere, ti lascerò un foglio in bianco firmato, andrai dal notaio Nascimbene, è un amico penserà lui al passaggio di proprietà.“Ignazio ho visto di sfuggita che ci sono una piscina ed un campo da tennis, come la mettiamo col condominio e poi devi dirmi quanto tu paghi per l’affitto.”“Per l’affitto e per il condominio niente, non fare quella faccia, poi ti spiegherò il perché.” Molto perplesso Al, Il pomeriggio successivo:“Ti presenterò i vari condomini: al primo piano due coniugi quarantenni senza figli cognome Costa: lui Salvatore lei Maria, Memi per gli amici, secondo piano due pensionati settantenni Di Stefano Vittorio e Francesca, due persone per bene, affettuose, terzo piano le sorelle Musmeci Giuliana vedova e Assunta zitella circa quarantenni. Attenzione a loro sono le padrone dell’isolato ed hanno tante proprietà immobiliari e terreni, devi tenertele buone. Hanno una paura tremenda di accertamenti tributari, hanno voluto che io controllassi i loro conti in compenso niente affitto e niente condominio, quarto piano D’Arrigo Calogero (Lillo) marito, Caterina moglie e due gemelle sedicenni Grazia e Graziella, due pesti.”Primo piano: “Questo è  Alberto  mio collega subentrerà nella mia abitazione, loro sono…”La scena si ripetè per quattro volte, a Max rimasero impresse le caratteristiche di tutte le persone abitanti nel palazzo, alcune molto interessanti…Ignazio partì il giorno dopo:“Per me questa casa è solo un ricordo doloroso, non porterò con me i mobili, te li regalo, a Lecce ho una casa ammobiliata e non saprei dove metterli.”“Fammeli pagare almeno in parte…”“No ho deciso così, voglimi bene.”Il giorno dopo si recarono in caserma.  Presentazione al Comandante Colonnello Andrea Speciale ed al suo Aiutante Maggiore t.colonnello Sebastiano Leotta, poi nel suo ufficio brigadiere Angelo Sferrazza e l’appuntato Franco Iannello. Ignazio partì il giorno stesso. Alberto si mise all’opera, la casa era molto bella: il salone e la camera da letto avevano vista sul mare, i due bagni e lo sgabuzzino su un terreno laterale tutto alberato, lo studio, il soggiorno e la cucina sul retro; dovevano essere circa centoventi metri quadrati. Amante della pulizia e dell’ordine Al si mise all’opera,  finita quest’incombenza aprì il baule e la valigia e sistemò lo sue cose negli armadi, in camera da letto e nel bagno. Accese il televisore ma lo spense quasi subito, a letto sfinito. Alberto andò in centro, per comprare un computer e relativa stampante, per fortuna in casa c’era un telefono fisso funzionante, Ignazio era stato molto generoso con lui. Il giorno successivo due tecnici vennero a casa sua e sistemarono i due apparati. Altra incombenza:  il  conto corrente, a Domodossola aveva come banca il Credito Emiliano che per sua fortuna aveva degli sportelli anche a Messina. Sorpresa, un funzionario di quell’istituto di credito era Salvatore Costa che abitava al primo piano del suo palazzo.“Signor Costa a Domodossola avevo il conto corrente con la vostra banca vorrei passarlo a Messina.” L’interessato si mise a disposizione poi:“Venga a casa mia di pomeriggio, la farò firmare del carteggio e le fornirò la password per entrare nel suo conto corrente e fare le operazioni che desidera.”Alberto aveva ancora dieci giorni di licenza di trasferimento da usufruire e, se anche frastornato dagli ultimi avvenimenti,  sentì che qualcosa di buono era mutato in lui forse dovuto al  cambiamento sia della città che delle persone che aveva conosciuto.  Il pomeriggio verso le diciassette suonò il campanello di casa Costa, venne ad aprire il marito.“Venga nel salone ho messo sul tavolo il carteggio da firmare, intanto si era presentata la moglie.”Noi eravamo molto amici dei signori Romagnoli, spesso mangiavamo insieme, giocavamo col figlio a tennis e facevano il bagno in piscina, la morte del povero Paolo  ha distrutto Ignazio, aveva vent’anni. Io vado un bagno un attimo, le farà compagnia mia moglie.”Alberto nel frattempo  studiava la signora: altezza 1,65 circa, seno misura tre piuttosto ben esposto da una camicetta rosa scollata, vita stretta, minigonna, gambe muscolose.“Lei sarebbe un’ottima modella, io ho per hobby la fotografia, quando vuole sono a sua disposizione,  la vedrei pure come ballerina.” “Ho studiato danza fino a sedici anni, poi mi sono rotta una caviglia ed ho dovuto abbandonare. Amo essere fotografata, mio marito non è pratico e se vuole…domani mattina…”Un’invito esplicito, più di così, certo non voleva fare un passo falso, magari aveva male interpretato le parole della signora,  si sarebbe presentato con la fida Canon. Alle nove Max suonò alla porta dei signori Costa, la signora Maria venne ad aprire in bichini nero con sopra una vestaglia aperta, buon inizio.“Il mio nome è Maria ma per gli amici sono Memi.”“Io sono Alberto, Al per gli amici.”“Vorrei io proporre io qualche posizione da prendere, andiamo nel salone, c’è una riproduzione della statua di Paolina Bonaparte scolpita dal Canova.”Ad Al cominciò ad aumentare la pressione sanguigna, Memi, sul divano, imitò la posizione della statua.“Ve bene così?” Max si fece più audace: “C’è una differenza, Paolina Bonaparte non aveva il reggiseno.” “Non c’è problema, Memi rimase in topless, un bel topless, le tette erano a forma di pera come piacevano a lui.”Al scattò le foto da tutte le posizioni poi.“Io vedrei una posa sul letto: seduta, la gamba destra piegata, le mani sul ginocchio. Anche qui nessun problema.“Va bene così, io a letto sono abituata a stare nuda.” Memi mise in atto la posa come  desiderio di Alberto che riprese la signora in costume adamitico da varie posizioni, poi si avvicinò sempre più, posò la Canon sul comodino e abbracciò Memi, prese a baciarla come un forsennato ben coadiuvato dalla signora. Venne fuori di tutto, connilungus, fellatio, sessantanove ed infine entrata trionfale dentro una gatta bagnatissima.“Non ti preoccupare, vai facile non posso avere figli.” Spossato Al si mise a gambe aperte sul posto del letto che doveva essere del legittimo consorte con ‘ciccio’ ancora inalberato, Memi ne approfittò per montarci sopra per una ‘smorciacandela’.  La candela di Al era alla fine, riprese le sue cose, un bacio di ringraziamento e rientro in casa. Quell’abbuffata di sesso ebbe due effetti: fisicamente mise a terra Al ma psicologicamente lo allontanò dai fantasmi di Domodossola che gli sembrarono più sfumati, lontani…La moto Suzuki fu portata dal meccanico, lo sterzo era rotto. Al prese ad usarla quando c’era bel tempo per andare in caserma. Qui una novità: saputo che il Colonnello Comandante cercava uno pratico di fotografia per metter su un laboratorio per fotografare gli arrestati, prendere le impronte digitali ed in generale riprendere risultati di servizio e cerimonie varie, si presentò ed ebbe l’incarico. La ditta Randazzo era la più fornita a Messina, Alberto si presentò in divisa, conobbe il direttore ed i commessi, si fece fare dei preventivi che furono approvati dall’Ufficio Amministrazione. Il laboratorio fotografico diventò in gioiello: un marmo lungo un muro conteneva le vaschette degli acidi: rivelatore e fissaggio, un ingranditore Durst ed una smaltatrice rotativa, dall’altro lato un lavandino, una rotativa ad acqua per sciacquare le foto, un armadio dove mettere i materiali ed un essiccatore per le pellicole. Ben presto divenne pratico ed ebbe dei complimenti anche da parte di fotografici professionisti che riconobbero la sua bravura nello stampare il bianco e nero. Ora quello che interessava Al era presentarsi alle sorelle Musmeci per sistemare la sua situazione finanziaria. Al citofono concordò con una delle due di cui non riconobbe la voce, appuntamento a casa loro alle diciassette. Seguendo i suggerimenti datigli dal suo collega, si presentò in divisa e vide che aveva fatto l’effetto desiderato: le due sorelle furono molto cerimoniose: "Si accomodi questa è la poltrona più comoda, le possiamo offrire qualcosa, abbiamo dei dolcetti fatti con le nostra mani e del vino delle nostre terre…"Al rifiuto di Alberto andarono al dunque:“Il suo collega era così gentile da ricontrollare i conti del nostro consulente tributario,  noi lo ricompensavamo con non farli pagare l’affitto ed il condominio, se lei fosse così gentile…”Al fu gentile ma nello stesso  tempo rimase colpito da ‘le nostre terre’ quelle erano davvero ricche. Giuliana, la vedova circa quarantenne, non era una longilinea a nemmeno una chiattona, una via di mezzo, quel che colpiva era il suo viso triste, non brutto ma triste.“Signora siamo coetanei un po’ di allegria, anch’io ho avuto un lutto, la morte per tumore della mia fidanzata, ne sono rimasto scosso ma ora cerco di riprendermi.”“Anche mio marito aveva un tumore, è deceduto sei mesi fa. Era catanese e mi ha lasciato degli agrumeti che non sappiamo come gestire bene, non ci fidiamo del fattore, se ci potesse dare una mano.”“Signora se mi lascia il carteggio ci darò uno sguardo ma volevo dirvi un’altra cosa, non vi vedo mai in piscina, da militare vi do un ordine: domattina tutte e due in piscina, gli ordini non si discutono! Sto scherzando, mi farebbe piacere vedervi tutte due in costume da bagno alle nove, by by.”Cosa strana i suoi ‘ordini’ vennero eseguiti: le due sorelle,  alle nove erano in piscina ancora non c’era nessuno, era domenica. Quel che colpì Al era il corpo di Assunta, di faccia non era eccezionale ma di corpo sembrava una modella anche se tutte e due avevano un costume intero.“Mi sembrate due signore del primo novecento, oggi i costumi interi non li portano nemmeno le monache!” “Noi abbiamo solo questi…” Alberto vi accompagna domani pomeriggio in centro ad acquistare due bei bichini anzi più di due, farete un figurone, ed ora tutti in vasca.”Il pomeriggio alle sedici Al stava aspettando in garage l’arrivo delle due madame che si presentarono puntuali.“Possiamo andare con la nostra Jaguar o meglio quella del mio defunto marito.”Alla faccia degli ottantamila euro! “Vede madame, al centro è difficile trovare posteggio, meglio la mia Ypsilon.” In viale S.Martino era proibito posteggiare, Max se ne fregò e tutti e tre entrarono in un negozio di costumi da bagno. Dapprima le signore provarono dei bichini castigati ma poi spinti da Al sempre più si infervorarono soprattutto dietro i suoi complimenti:“Volete coprire un si bel corpo, coraggio bichini mini.”Con sorpresa di Alberto acquistarono qualcosa di brasiliano, per intenderci costumi che lasciavano scoperta un bel pò di 'merce' nient’affatto male, Al era riuscito nel suo scopo!““Domattina li proveremo in piscina!”“Ma domani lei non va a lavorare?”“Sono in licenza.” Mentì Max e si diede malato. Il mattino seguente piscina vuota, le due sorelle apparvero coperte da uno accappatoio lungo sino ai piedi.“Ed ora lo spogliarello!” celiò Al. Le sorelle ci misero un po’ di tempo ma obbedirono.“Evviva due sirene, sapete nuotare, no? Non fa niente andremo dove si tocca.”Al intendeva dove l’acqua era bassa ma anche toccare qualcosa di morbido. Nuotando sott’acqua  mise le mani fra le cosce di Giuliana che rimase impietrita ma non disse nulla, poi passò al popò,  quindi fu il turno della sorella, un bel movimento! Chissà cosa passava per le teste di Giuliana e di Assunta, Al sperava non una sgridata e così fu, con lo sguardo basso le due sorelle si misero l’accappatoio e si accomodarono sulle sdraie.“Lei è un monello, non si fanno certe cose!”La frase era stata detta ridendo, questo confortò Al che pensò ad un piano.“Il pomeriggio vorrei controllare la vostra contabilità, verso le cinque a casa mia, va bene?”Un cenno di assenso. Al si aspettava di vedere le due sorelle invece si presentò solo Giuliana che non fornì alcuna spiegazione del fatto di essere sola.“Queste carte mi danno alla testa, sono la mia disperazione, gliele metto sul tavolo e rientro a casa.” “No è meglio che rimanga, avrò bisogno di spiegazioni.”Al constatò che Giuliana era entrata in possesso di circa venti ettari di agrumeti più altrettanti di uliveti, più vari appartamenti, alla faccia! Giuliana venga più vicino, vede qui…le prese il viso e cominciò a baciarla in bocca, quella non solo non fece resistenza ma si abbandonò completamente, destinazione finale il letto. Al si dedicò al fiorellino, era lavato di fresco e profumato, l’interessata aveva messo in conto quello che stava accadendo, prima di entrarci dentro le procurò un paio di orgasmi anche per non farle troppo male, il suo era un ‘ciccio’ piuttosto grosso e Giuliana forse anzi sicuramente era stata a stecchetto per molto tempo. L’entrata fu lenta ma ben accetta, la baby dimostrò di gradire molto quello che stava accadendo muovendosi in continuazione sotto Al che ce la mise tutta finché Giuliana gli fece cenno che ne aveva avuto abbastanza. L’uscita della signora fu silenziosa, forse si era meravigliata di se stessa, prese le carte e dopo un rapido bacio sulla bocca  scomparse nell’ascensore. Al si congratulò con se stesso, in mezzo al letto a gambe larghe si godette il  post ludio, aveva preso in mano la situazione e che situazione! Il bel maresciallo non era facile a meravigliarsi di qualcosa ma il bigliettino che trovò nella cassetta della posta era davvero singolare: “Max mia sorella Assunta vorrebbe una spiegazione su quelle carte che ha visto, se lei è d’accordo verrà a casa sua alle diciassette di oggi.”Assunta si presentò in punto ma senza carte e in vestaglia. Pareva proprio che si vergognasse:“È stata mia sorella io non volevo…”Al l’abbracciò, faceva tenerezza, sembrava più piccola della sua età.“Una volta sono stata fidanzata ma lui era un mascalzone ed i miei me l’hanno fatto lasciare, non sono più vergine.”La notizia fece piacere a Max, ci mancava pure che fosse vergine! Al iniziò con la solita tattica, prima lungo bacio il fiorellino e poi penetrata lenta e soggiorno prolungato, aveva usato un preservativo che si era dimenticato con la sorella che però non aveva detto nulla, doveva tornare su quell’argomento. Le due sorelle erano sistemate ma Al riflettendo pensò che forse si era messo nei guai, tre amanti! l giorno dopo incontrò nel portone i coniugi Di Stefano:“Perché non ci viene a trovare, noi siamo sempre soli.”“Va bene a casa vostra oggi alle diciassette.” Li non c’era pericolo di avere avventure di sesso, un po’ di riposo gli avrebbe fatto bene. Alle diciassette suonò alla porta dei due anziani, venne ad aprire la signora che l’abbracciò, era commossa.“Noi abbiamo un figlio della sua età, lavora ad Udine ma non ci viene mai a trovare, a sua moglie... non so perché, non le siamo simpatici.”Al si domandò il perché di quell’astio, sembravano due persone simpatiche , affabili, mah…”“Ci racconti un po’ di lei.”Al cominciò dal suo arruolamento in Finanza sino all’arrivo a Messina.“Anche lei ha avuto le sue sofferenze, ci farebbe piacere se ogni tanto ci facesse compagnia.”Alberto aveva preso ad ingranare in caserma, ogni tanto andava fuori sede per un servizio fotografico, aveva conosciuto tutti i colleghi con cui aveva stretto buoni rapporti, anche il Comandante di Legione lo stimava, tutto bene. Talvolta mangiava in caserma e si riposava nel primo letto che trovava libero per rientrare a casa la sera. Nel frattempo era accaduto un fatto piacevole ma che poteva portare conseguenze negative: aveva incontrato i coniugi Costa che lo avevano invitato a mangiare da loro alle quattordici quando rientrava dal servizio.“Io cucino per due, un terzo non mi pesa.” Il marito era d’accordo ma talvolta era assente e quindi finiva con una sveltina con Memi e questo,lo schiavizzava un po’. Un giorno dopo pranzo Memi non si accontentò di una sveltina: “Voglio stare tutto il pomeriggio con te, me lo devi!”
    Al si domandò perché glielo doveva ma non fece storie.Quello che lo meravigliò era che Memi parlava in continuazione:“Vieni leccami il fiorello, fammi godere tanto, mi metto alla pecorina, vieni dentro tanto tanto, anche culino vuole la sua parte, fai piano perché lo uso poco con mio marito, sbrodami in faccia.”Al bacino di rito sulla porta la confessione: “Mio marito ha visto tutto, è un guardone!”Ecco ci mancava pure il guardone, dove cazzo era capitato e non era finita per lui.All’ingresso un giorno incontrò la signora D’Arrigo, era arrabbiata nera.“Una bella signora come lei tutta triste, che le è successo?”“Dovrebbe vedere la pagella di quelle due, quattro in francese ed in latino!”
    Inconsapevolmente Max si mise nei guai:“A scuola ero bravo in queste due materie, potrei dar loro qualche lezione.”“Mi farebbe un favore grande grande, parliamoci chiaro, con lo stipendio di mio marito non posso pagare un insegnante di sostegno, gliele mando a casa sua oggi pomeriggio alle diciassette.”Al pensava a due ragazzine che giocavano con le bambole, pensava male, le due sedicenni gli avrebbero fatto passare la voglia di proporsi a far qualcosa.Grazia e Graziella si presentarono all’ora prevista, cominciarono subito a ridere.“Non vedo nulla da ridere, aprite i libri e vediamo a che punto siete.”“Lei non ci fa la battuta su Grazia e Graziella?”Al la conosceva bene, finiva grazie al cazzo, ma fece finta di nulla.La mise sul serio, prima il latino e poi il francese circa un’ora, le sorelline parevano interessate, meno male fino a che un piede fu insinuato fra le sue gambe toccandogli il  ciccio, all’iniziò pensò di far finta di niente ma reiterata la faccenda.“Ragazze posso essere vostro padre, andate con i vostri compagnia di scuola.”“Loro non ci piacciono, appena glielo prendiamo in bocca se ne vengono subito, lei ci mette più tempo vero?”“Fuori immediatamente se volete delle ripetizioni va bene ma non provateci un’altra volta.”Non aveva voluto tagliare i ponti altrimenti avrebbe dovuto dare delle spiegazioni alla madre. Un invito delle sorelle: “Dobbiamo andare a Paternò per la raccolta degli agrumi, c’è una festa sull’aia, facci compagnia, andremo con la nostra Jaguar.”
     

  • 25 giugno alle ore 15:13
    POGGIO ARICO PRIMO - CONDOMINIO 2^ PARTE

    Come comincia: Una gita è sempre gradita. Partenza da Messina alle nove, arrivo a Paterno alle undici e poi nei campi insieme ai raccoglitori, tutti giovani, che cercavano di raggranellare qualche Euro."Che bella l'aria di campagna, ci vorrei vivere per sempre."Aveva parlato Assunta che pareva aver preso colore inciso dopo...era proprio cambiata come pure la sorella, la cura Max stava funzionando.All'imbrunire furono apparecchiati due tavoli, mischiati padroni e lavoratori tutti allegri oltre che per un buon pasto anche per il vino di Paterno che $Fun po' forte di gradazione, aveva dato alla testa a qualcuno; un paio di coppie erano sparite dietro i filari.
    I tre dopo cena si misero in macchina.
    "Non rientriamo a Messina, siamo troppo stanche, troviamo un albergo."
    Era un tre stelle.
    "Vorremo due stanze, una matrimoniale ed una singola per mia sorella."
    Era chiaro che Giuliana si era ricavata la parte di moglie.
    "Ci facciamo una doccia, non è che sei stanco?" Tradotto dati da fare, voglio scopare.
    Giuliana visto Max nudo sul letto.
    "Sei il dio Apollo ed io il dio Apollo me lo lecco tutto." E cominciò dai piedi sino al viso.
    "Mi hai preso per un lecca lecca?"
    "No, mi piace il tuo sapore, mio marito pouzzava.l"
    Tanto premesso Giuliana andò al dunque, si mise a cavalcioni di Max e cominciò la cavalcata sino ai fuochi di artificio finali.
    "Bene cara, ora mi giro dall'altra parte, ho sonno, buona notte."
    Forse stava sognando o forse no, qualcuno a meglio qualcuna gli aveva preso in bocca l'uccello.
    "Giuliana non fé bastato, ancora?"
    "La succhiatrice non aveva risposto anzi aveva accelerato il ritmo. Max allungò una mano e toccò i capelli, non era Giuliana, aprì gli occhi: Assunta.
    "E tu che vi fai qui?" Domanda di una intelligenza...
    Assunta su di giri non gli rispose, gli montò a cavalcioni come sua sorella, era lo stile di famiglia, Max non aveva preservativi e si lasciò andare, se veniva fuori un pargolo non sarebbe morto di fame.
    Assunta, finalmente doma, restò nella stanza di Maz Max il quale la mattina seguente ebbe una sorpresa,: nel taschino della giacca un assegno di cinquantamila Euro...mih!
    Rientro a Messina, dietro i vetri al primo piano la signora Costa non sembrava apprezzare quello che vedeva, capì di non essere la sola amante di Max, pensò che non poteva competere con quelle due riccone, si sarebbe accontentata delle briciole.
    In seguito un fatto anomalo (capitavano tutte a lui!). Durante le lezioni di francese e di latino alle sorelle D'Arrigo, Grazia prese a piangere a dirotto sulle spalle della sorella che la imitò, Max era in crisi, cosa poteva essere successo di grave:
    "Un brutto voto a scuola, litigio con i genitori o con i compagni?"
    "Se lei è comprensivo glielo diremo ma deve essere comprensivo e non liquidarci come due sceme."
    "Non vi liquido, parlate."
    "Non dormiamo più la notte, non è un modo di dire, è la verità, desideriamo ardentemente stare un po' con lei, solo un pompino, niente fiorellino solo in bocca,non lo diremo a nessuno, siamo pazze di lei, si può fidare" e giù a piangere di nuovo.
    "Max ebbe paura che la storia finisse male, quelle due sembravano capaci di tutto. "Va bene ma solo per una volta."
    Le due misero mano ai pantaloni che furono sfilati, 'ciccio' dinanzi a tanta gioventù innalzò la cresta che venne ingoiata a turno da una bocca; cercò di resistere più a lungo possibile, erano molto brave maledette loro, chissà quanto allenamento con i compagni di scuola. In ultimo 'ciccio' si arrese e cominciò ad emettere lo sperma golosamente ingoiato a turno dalle due sorelle.
    "Grazie e...a presto!"
    Un par di balle, quale a presto! Le due sorelle erano sparite dietro la porta d'ingresso.
    Max non volle porsi domande, ormai aveva capito come sarebbero andate le cose in quel condominio.
    Unica speranza di salvezza i due coniugi settantenni pensionati e tristi nella cui casa Max si rifugiava quando era inseguito da qualche Erinni arrapata!
    alle undici e poi nei campi insieme ai raccoglitori, tutti giovani, che cercavano di raggranellare qualche Euro.
    "Che bella l'aria di campagna, ci vorrei vivere per sempre."Aveva parlato Assunta che pareva aver preso colore inciso dopo...era proprio cambiata come pure la sorella, la cura Max stava funzionando.
    All'imbrunire furono apparecchiati due tavoli, mischiati padroni e lavoratori tutti allegri oltre che per un buon pasto anche per il vino di Paterno che $Fun po' forte di gradazione, aveva dato alla testa a qualcuno; un paio di coppie erano sparite dietro i filari.
    I tre dopo cena si misero in macchina.
    "Non rientriamo a Messina, siamo troppo stanche, troviamo un albergo."
    Era un tre stelle.
    "Vorremo due stanze, una matrimoniale ed una singola per mia sorella."
    Era chiaro che Giuliana si era ricavata la parte di moglie.
    "Ci facciamo una doccia, non è che sei stanco?" Tradotto dati da fare, voglio scopare.
    Giuliana visto Max nudo sul letto.
    "Sei il dio Apollo ed io il dio Apollo me lo lecco tutto." E cominciò dai piedi sino al viso.
    "Mi hai preso per un lecca lecca?"
    "No, mi piace il tuo sapore, mio marito pouzzava.l"
    Tanto premesso Giuliana andò al dunque, si mise a cavalcioni di Max e cominciò la cavalcata sino ai fuochi di artificio finali.
    "Bene cara, ora mi giro dall'altra parte, ho sonno, buona notte."
    Forse stava sognando o forse no, qualcuno a meglio qualcuna gli aveva preso in bocca l'uccello.
    "Giuliana non fé bastato, ancora?"
    "La succhiatrice non aveva risposto anzi aveva accelerato il ritmo. Max allungò una mano e toccò i capelli, non era Giuliana, aprì gli occhi: Assunta.
    "E tu che vi fai qui?" Domanda di una intelligenza...
    Assunta su di giri non gli rispose, gli montò a cavalcioni come sua sorella, era lo stile di famiglia, Max non aveva preservativi e si lasciò andare, se veniva fuori un pargolo non sarebbe morto di fame.
    Assunta, finalmente doma, restò nella stanza di Maz Max il quale la mattina seguente ebbe una sorpresa,: nel taschino della giacca un assegno di cinquantamila Euro...mih!
    Rientro a Messina, dietro i vetri al primo piano la signora Costa non sembrava apprezzare quello che vedeva, capì di non essere la sola amante di Max, pensò che non poteva competere con quelle due riccone, si sarebbe accontentata delle briciole.
    In seguito un fatto anomalo (capitavano tutte a lui!). Durante le lezioni di francese e di latino alle sorelle D'Arrigo, Grazia prese a piangere a dirotto sulle spalle della sorella che la imitò, Max era in crisi, cosa poteva essere successo di grave:
    "Un brutto voto a scuola, litigio con i genitori o con i compagni?"
    "Se lei è comprensivo glielo diremo ma deve essere comprensivo e non liquidarci come due sceme."
    "Non vi liquido, parlate."
    "Non dormiamo più la notte, non è un modo di dire, è la verità, desideriamo ardentemente stare un po' con lei, solo un pompino, niente fiorellino solo in bocca,non lo diremo a nessuno, siamo pazze di lei, si può fidare" e giù a piangere di nuovo.
    "Max ebbe paura che la storia finisse male, quelle due sembravano capaci di tutto. "Va bene ma solo per una volta."
    Le due misero mano ai pantaloni che furono sfilati, 'ciccio' dinanzi a tanta gioventù innalzò la cresta che venne ingoiata a turno da una bocca; cercò di resistere più a lungo possibile, erano molto brave maledette loro, chissà quanto allenamento con i compagni di scuola. In ultimo 'ciccio' si arrese e cominciò ad emettere lo sperma golosamente ingoiato a turno dalle due sorelle.
    "Grazie e...a presto!"
    Un par di balle, quale a presto! Le due sorelle erano sparite dietro la porta d'ingresso.
    Max non volle porsi domande, ormai aveva capito come sarebbero andate le cose in quel condominio.
    Unica speranza di salvezza i due coniugi settantenni pensionati e tristi nella cui casa Max si rifugiava quando era inseguito da qualche Erinni arrapata!

  • 25 giugno alle ore 14:32
    VERSI DI UNO ZOZZONE

    Come comincia: Quanta figa, quanta figa, me la faccio ché m’intriga;
    n’do vai gran coglione cò stò grosso gran panzone!
    Che ci fai con  un  uccello ch’ è meno d’un pisello!
    Adelina  pialo  in  bocca gran fija de ná mignotta.
    In  men che non si dica te lo metto proprio in figa!
    Mirellina gran puttana come seghe sei una frana!
    Sei un cuckold? Ben pè me m’inchiappetto puro a te.
    Ti  lamenti d’un cretino,  fagli le corna  col postino.
     Entrate gente, pisello in resta, figa e culo sono
    in festa. Signore offro il mio cazzo per il vostro miglior .
    sollazzo. Maschietti snudate il banano le dame han pronto i il buco dell’ano.         

  • 25 giugno alle ore 14:24
    LE TRE C

    Come comincia: Pieno agosto, abitazione all’ultimo piano di Roma in viale dei Glicini 18 Alberto all’ombra del caseggiato del suo attico, ad occhi chiusi,  stava assaporando il silenzio della città, la maggior parte degli abitanti in villeggiatura, solo qualche autobus urbano quando un urlo acuto di donna…non poteva essere sua moglie era in camera da letto a riposare, malvolentieri si alzò dalla sedia a sdraio per controllare, di Rosalba in casa nessuna traccia, che fosse stata proprio lei, un dubbio atroce, Alberto si affacciò dal muro dell’abitazione… effettivamente nella strada sottostante una figura scomposta di donna in camicia da notte del  colore azzurrino uguale a quello di sua moglie. Una corsa per le scale, niente ascensore per far prima, maledizione era proprio lei…Alberto non aveva con sé le chiavi della DS 3, per fortuna l’ascensore era a piano terra, recuperò il mazzo delle chiavi e di nuovo in strada, il corpo  di Rosanna sembrava quello di un pupazzo tanto era scomposto, riuscì ad infilarlo nel sedile posteriore poi suonando il clacson in continuazione giunse al pronto soccorso dell’ospedale San Giovanni. Due infermieri sopraggiunti posero delicatamente il corpo di Rosalba su una barella poi direttamente in sala operatoria. Nessuna comunicazione sino a quando uscì un medico, si avvicinò anche il poliziotto di guardia che: “È lei il signore che ha trasportato il cadavere della donna sino a qua?” “Quale cadavere quella è mia moglie.” Alberto stava sragionando. Il medico  comprese la situazione, prese Alberto sotto braccio e lo condusse nella sua stanza “Capisca il poliziotto, ogni volta che giunge in ospedale una persona deceduta non per motivi naturali c’è da fare una segnalazione al Pubblico Ministero per l’autopsia.” Alberto era un mare di lacrime: “Ci mancherebbe pure questo, risparmiatemi almeno questo dolore. Sono il cugino del dottor Rocchegiani che potrà darvi notizie su di me.” Il medico in questione fu rintracciato per telefono, offrì ampie assicurazioni sul suo parente e decise di presentarsi appena possibile al pronto soccorso. Un’agenzia di Onoranze Funebri avvisata dal medico di guardia si presentò all’Ospedale San Giovanni, una cassa da morto foderata un rosa e poi ‘lento pede’ al cimitero Verano per la sepoltura nella cappella di famiglia. Tutti i residenti del condominio dietro il carro funebre. Alberto con un cenno li pregò di evitare le solite condoglianze, aveva anche evitato il passaggio in chiesa, non aveva alcuna voglia di lasciare un ‘fiore che non marcisce’ ai ‘bacarozzi’ da lui sempre detestati. I giorni seguenti  chiuso in casa o nella sua bottega di scultore in legno al piano terra. Irato a’ patri numi’ frantumò tutte le statue lignee di Beati, di Santi e di Madonne che vendeva ai religiosi. Il ritrovamento di un tappeto vicino al corpo di Rosalba fece propendere gli inquirenti per un disgrazia,  Alberto fu definitivamente scagionato. Il lavoro di  scultura leniva in qualche modo il profondo dolore di Alberto, tralasciati i soggetti religiosi Alberto si ‘buttò’ sul nudo classico, in primis le statue greche, romane ed etrusche da lui ammirate nel libro di storia dell’arte, recuperò dalla pubblicazione: la Venere di Milo, Afrodite, Frine, le Tre Grazie ed anche quelle più moderne come Paolina Bonaparte. Si mise di buona lena, quando giunsero in ‘bottega’ i ‘bacarozzi’ per l’acquisto di statue religiose quasi svennero, si congedarono con un ‘vade retro satana.’ Persi dei clienti Alberto ne recuperò altri ben diversi, gli appartenenti alla LGBT che festeggiarono l’anticonformismo di Alberto, effettuando acquisti di nudi maschili soprattutto quelli  più ‘espliciti’. Invitarono Alberto al corteo Arcobaleno programmato nella città di Pesaro. Alberto ringraziò soprattutto per gli ‘Euro’ incassati, gli erano venuti meno i sacri Euro Vaticani. Day after day, giorno dopo giorno qualcosa stava cambiando nel cervello del non più giovane, ricordò quel concetto che dopo un evento ad alto impatto negativo la mente per autodifesa tende a dimenticare. Per primo  si interessò ai fatti del palazzo, sotto al suo attico l’appartamento  una vecchietta, da tutti chiamata nonna Maria. la cotale era vedova di un certo Sinesio nome decisamente fuori dal comune ma a cui lei teneva molto. Lella, la portiera che occupava un mini appartamento a lato della bottega di  Alberto aveva adottato un giovanissimo ucraino che affermò di non ricordare per quale religione i suoi l’avessero battezzato né né ricordava il suo nome (diceva lui), quale miglior occasione… “Nonna Maria che ne dice di fare la comare al figlio che ho adottato, è scappato dalla sua terra abbandonato dai genitori, non ricorda nemmeno come si chiama.” Una furbata alla quale nonna Maria fece finta di credere. “D’accordo ma il nome lo scelgo io.” Ovviamente l’ucraino si trovò affibbiato il nome di Sinesio non che a lui importasse più di tanto, rispetto alla sua patria di origine si sentiva un pascià, mangiava alla grande, vestiva da signorino, stava imparando l’italiano e così il figlio della portiera mutò completamente il suo stato occupando anche insieme alla madre adottiva un mini appartamento al piano terra vicino alla bottega di Alberto il quale rinverdì il suo hobby della fotografia, con la fida Canon EOS R5 35/135. Riprese tutte le statue scolpite,  mise in vetrina le riproduzioni fotografiche ma i soliti ben pensanti, scandalizzati, pensarono bene di frantumare i vetri della vetrina e di asportare le foto. Un giornale scandalistico riportò l’episodio corredandolo con la riproduzione della bacheca in pezzi, scandalo fu per dirla alla siciliana. Quell’articolo attrasse l’attenzione di una appartenente alla L.G.B.T. che decise di portare una gigantografia della vetrina al corteo che si sarebbe tenuto a Pesaro nei giorni seguenti. Alberto aderì all’invito di Letizia, una dei capi della LGBT;  con la fida DS 3 e l’immancabile Canon una mattina presto in compagnia della nuova amica si aggregò nell’autostrada al rumoroso corteo: itinerario Roma, Falconara, Senigallia, Pesaro Gran Hotel Vittoria. Sistemate le auto nel parcheggio i componenti della compagnia presero a cantare gli inni del Gay Pride in particolare la canzone ‘Ma che te frega, ma che t’importa.’ I toni erano molto alti, alcuni ospiti dell’albergo ancora insonnoliti, protestarono con gli addetti all’albergo che furono tacitati con tanti €uro. Alberto chiese e ottenne da Letizia di dividere con lei il suo attico, non voleva la compagnia di qualche ‘sfegatato’ o  ‘sfegatata’. La prima notte: “Caro io amo i fiorellini…” “Pure io” fu la risposta dell’Albertone che si trovò baciato in bocca con un sapore dolce, piacevole, fu solo l’inizio. Soliti cortei per le strade della città e dei paesi vicini. “Caro voglio dirti qualcosa di me, sono abruzzese, di un  paesino a nome Monte Silvano, mio nonno Alfredo a suo tempo era ricco e famoso, titolare dell’unica farmacia, io ho ereditato…” “Mai scopato un’ereditiera…” La ‘cosa’ non finì lì, Alberto il giorno dopo si accorse che la sua carta di identità era stata presa dal borsellino poi rimessa a posto, non mancava nulla…bah. Letizia in vena di confidenze: “Sessualmente mi piace cambiare, ho conosciuto una bella ragazza appena maggiorenne, l’ho ‘ripulita’ perché non è abbiente, è dolcissima, non vedo l’ora di tornare a Monte Silvano.” Ad Alberto venne in mente che il nome di quel paese era ‘circolato’ fra la sua parentela: “Cara forse siamo parenti, i miei sono di estrazione abruzzese, forse cugini.” “Mai scopato con un cugino, non vorrei rimanere incinta di un parente!” La ‘cosa’ non finì lì,   ritornata a Roma la ‘compagnia’ con grandi abbracci e baci si sciolse, dopo un passaggio nel locale ‘La parolaccia’, incassati more solito insulti da parte dei camerieri Alberto e Letizia passarono l’ultima notte di ‘fuoco’ nel lettone del ‘cugino’ che si svegliò la mattina tutto intontito, sul comodino un assegno in bianco e vicino una scritta: ‘la favola breve è finita…’ Un addio con i versi del Carducci e con un significativo regalo che mandò in crisi Alberto che non sapeva come regolarsi con l’assegno, pensò che aveva ragione Svetonio ‘pecunia non olet’… Altro avvenimento, una mattina mentre era a bottega Alberto ricevette una telefonata: “Chi rompe?” “Sono Manlio tuo fratellastro, lo so, non ci sentiamo da molto tempo, l’ultima volta che ci siamo sentiti abbiamo litigato per futili motivi,  insegno lettere, mi hanno trasferito da Messina al liceo classico Visconti di Roma, mi piacerebbe avere un tuo aiuto per sistemarmi insieme a mia moglie Aurora, è una bella siciliana…” Alberto di tutta la conversazione captò solo che la moglie di Manlio era una bellezza della Trinacria, forse disponibile, dopo la partenza di Letizia era a corto di ‘materia prima’. “Abito in una villetta in viale dei Glicini 18, c’è un appartamento libero.” Grazzissime, mi hai tolto un pensiero, nella Mini Cooper di mia moglie c’è il navigatore satellitare, fra cinque giorni sarò a Roma con tutto il mobilio di casa mia, di nuovo grazie.” Nel frattempo: “Caro hai scritto la cifra sull’assegno?” “Ho pensato a ventimila, mi sono allargato troppo?” “Scrivi pure cinquantamila e buona fortuna.” Le cose andavano alla grande per Alberto a mezzogiorno del quinto giorno una Mini Cooper verde si fermò dinanzi alla bottega del fortunato. Dopo un attimo di imbarazzo un abbraccio fra i due uomini, una semplice stretta di mano con Aurora. Scaricati con l’aiuto di due facchini i mobilio al secondo piano, cena nella vicina trattoria ‘Hostaria da Cesare’ poi un arrivederci al vitto serale del giorno successivo, un sabato. Alberto era confuso, Aurora aveva fatto colpo su di lui, si era presentato al secondo piano tutto allicchittiato con un mazzo di undici rose rosse chiaro segno di…Manlio dimostrò ancora una volta il piacere di aver ritrovato il fratellastro. Aurora si era ‘esibita’ in una cena tutta messinese: pasta incaciata, pesce stocco, pidoni, focaccia, arancini e final bang cannoli ripieni di ricotta, solo il vino era dei castelli romani. Aurora era in piena forma, per farsi perdonare la marachella di aver acquistato il cibo messinese nella vicina Trattoria dello Stretto in via del Leoncino abbracciò Alberto rivelandogli l’inghippo. Sinceramente ad Alberto non era affatto interessato al vitto ma quel forte profumo di donna l’aveva un po’ ubriacato. Intervenne Manlio: “Dì la verità Aurora ti ha fatto effetto!” Nel frattempo la dama era sparita dalla circolazione ripresentandosi poi in mini gonna senza calesons e con camicetta aperta che metteva in mostra un seno bellissimo. Il là fu dato da Manlio che si sedette su una poltrona iniziando a masturbarsi, un cuckold, moglie offerta. Il ‘ciccio’ di Alberto fu circondato da calde labbra,  gratificò la bocca di Aurora di un caldo liquido e poi si introdusse nella disponibile vagina. La ‘storia finì a notte inoltrata. Alberto nei giorni successivi diradò di molto il suo lavoro di scultura del legno dedicandosi più corpo che anima ai buchini di Aurora, talvolta effettuava il ‘change of the bed’ con Manlio ben contento di ‘monitorare’  la consorte nella camera da letto del ‘cognato’ con un spioncino digitale. L’appartamento vicino a quello di nonna Maria fu occupato  da due coniugi anziani, antipatici, con al seguito  una ragazza giovane, alta, bionda, i cotali  non diedero confidenza a nessuno degli altri condomini. Alberto ricordò che in passato circolava il detto secondo cui le tre C pericolose fossero: cugini, compari, cognati, il predetto detto  valeva per l’isolato di viale dei Glicini 18, comare nonna Maria, cugina Letizia e cognata Aurora.  Chissà se la alta e bionda sarebbe stata disponibile…

  • 22 giugno alle ore 18:07
    L'ombra del Conero

    Come comincia: Dopo dieci giorni in riviera stamattina niente lavoro, arrivo in spiaggia e come sempre il monte Conero è lì che ci guarda. Ho pranzato ed ho raggiunto il mare in bici con gli altri dello staff, mi sono spogliato ed ho steso il mio telo arancione, ho posizionato alcuni sassi alle estremità per tenerlo fermo, c'è vento, è piacevole, aiuta a non far sentire i raggi cocenti sulla pelle, ti rinfresca ad ogni respiro. Ho tirato fuori dallo zaino la mia Paulaner Weiss ancora fresca di frigo, una delle ragazze la apre con i denti, come sempre, che impressione. Tutti hanno fatto il bagno, io sono rimasto in spiaggia, forse l'acqua è fredda, forse è sporca, vorrei fare una bella nuotata ma alla fine desisto e resto qui a guardarli divertito. Tornano, sembrano così sereni, il mare ha cancellato le loro espressioni stanche, la salsedine ha lavato via la fatica degli ultimi giorni, due battute di routine, quattro risate e giù tutti stesi sui teli, ognuno perso nel proprio relax. Non riesco a dormire, mi sono girato più volte, ho un leggero mal di schiena, devo fare esercizi in questi giorni, assolutamente. Ma non è quello che mi tiene attivo, non è la schiena che lascia accesa la mia mente. Ci sono dei bambini a una ventina di metri da me, uno di loro, quello più magrolino mi assomiglia in maniera impressionante, cioè non mi somiglia ora, somiglia a quel bimbo che ero un tempo fuori e dentro. Ovviamente è una mia impressione, magari è uno stronzetto, chi può dirlo? Raccolgono dei sassolini sul bagnasciuga, li selezionano minuziosamente, forse per colore o per grandezza, quasi riesco a vedere la loro aura, sembra bianca, acerba. Di sassolino in sassolino riempiono dei piccoli secchielli di fortuna e corrono dai genitori per mostrare il loro bottino. È stato esattamente in quel momento che mi sono rivisto, la riviera del Conero è diventata quel vecchio lido sgangherato di Baia Domizia, i colori intorno a me si sono sbiaditi, ho sentito la voce di mia madre che in maniera distratta e disinteressata apprezzava il mio raccolto, ho rivisto il mio dialetto, quello che parlavo solo in famiglia e che ho ormai smarrito nel tempo e nei posti che mi hanno cresciuto, ho rivisto quella sensazione di leggerezza che non sento da tempo, è stato un attimo. Ora sono nostalgico, credo che farò quella nuotata. Avevo ragione, è fredda e sporca.

  • 13 giugno alle ore 10:00
    ALBERTO IL SOLITARIO

    Come comincia: La vita di Alberto Minazzo, dopo le dimissioni da insegnante di scuola media G. Verga di Messina, era diventata decisamente monotona; aveva insegnato per anni in quella scuola sia le materie letterarie che le lingue, conosceva bene il francese e l’inglese ma gli avvenimenti degli ultimi tempi l’avevano disgustato: alunni sempre indisciplinati in classe, genitori che chiedevano conto e ragione della bocciatura dei loro pargoli, talvolta anche con maniere ‘forti’, Alberto aveva detto basta con dispiacere del direttore dell’istituto e dei colleghi, anche se di carattere chiuso era molto stimato per la sua preparazione professionale e per l’impegno nel suo lavoro. L’unica consolazione era abitare in una villa a tre piani sulla circonvallazione, villa ereditata dalla madre insieme ad un patrimonio notevole. La servitù era composta da due donne di mezza età, nubili, da un uomo adibito agli acquisti occorrenti per l’uso quotidiano e da un giardiniere. Alberto teneva molto a vedere il suo giardino in ordine: prato all’inglese perfettamente rasato, siepi tutte alla stessa altezza, alberi sfrondati e fontane sempre pulite, un vero paradiso terrestre.  Anche l’interno della casa era nel massimo ordine: mobili antichi misti a quelli moderni da lui acquistati, bagni con vasche con idromassaggi e docce ma quello che più inorgogliva Alberto era un impianto HI.FI. multiroom che, come dice la parola, diffondeva suoni  praticamente in tutte le stanze. Quando era depresso Alberto ‘metteva su’musica brasiliana pensando al carnevale di Rio ed alle belle ragazze sculettanti, quando era allegro musica classica strumentale, non amava i gorgheggi dei cantanti. Ogni mattina dopo colazione, faceva un giretto nel suo giardino salutato con riverenza da Dario Franceschini, il giardiniere,  padre di una ragazza a nome Stella che frequentava la seconda media e con  cui Alberto ripassava le nozioni da lei apprese a scuola. Alberto era per Stella lo zio Alberto, lui l’aveva vista nascere nella dependance dove abitava tutto il personale di servizio. Dario era sposato con Ida Fabbri una ex contadina ignorante e volgare che un giorno disse chiaramente al marito che non vedeva bene quella frequenza della loro figlia col padrone di casa. “Sei una stupida, nostra figlia è ancora una bambina, il dottor Alberto una persona seria che mi ‘passa’ uno stipendio doppio di quello di miei colleghi, piuttosto tu trovati un lavoro così non mi rompi più le balle con le tue fisime.” La storia finì qui ma Ida, in fondo, non aveva tutti i torti: Stella stava diventando una donnina, aveva avuto le mestruazioni ed il suo seno cominciava a crescere. La ragazza aveva avuto in regalo da Alberto una bicicletta multiaccessoriata che convinse ancora  di più Ida che la sua idea fosse giusta. Alberto voleva molto bene a Stella, oltre allo stipendio mensile, dava a Dario del denaro per comprare alla figlia vestiti e scarpe per non farle brutta figura con le compagne di scuola tutte un po’ snob. Un giorno: “Stellina non pensi che all’età tua le trecce non vanno più bene, lascia i capelli liberi di fluttuare e vai da un parrucchiere, darò per questo dei soldi a tuo padre.” La ragazza tornò a casa completamente diversa, dal parrucchiere c’era anche una visagista che la truccò in modo leggero ma che cambiò completamente il viso della giovane. La madre stava per fare una scenata ma, alla vista del marito con la faccia di chi sta per incazzarsi di brutto ingoiò ancora una volta le sue paturnie. Era estate, il clima piacevole soprattutto di sera spinse Alberto ad invitare i suoi ex colleghi con relative famiglie, una cena fredda e poi ballo per tutti compresa Stella abbigliata in modo sobrio ma elegante che spinse i maschi giovani a contendersela per un ballo; da lontano la madre parve contenta, finalmente sua figlia a contatto con giovani della sua età. Alla fine della serata, era l’una di notte, spariti tutti gli invitati Alberto: “Ho notato che stasera hai fatto un bel po’ di conquiste, complimenti!” “I miei coetanei non mi interessano sono tutti ragazzini spocchiosi e viziati ed anche maleducati, un paio hanno cercato di…toccarmi, li ho fulminati, con me ‘non c’è trippa pè gatti’ come talvolta ho sentito dire da lei.” Alberto sorrise, quella frase gli ricordò la sua romanità di linguaggio per aver frequentato gli studi nella capitale e poi gli fece piacere anche perché…perché? La cosa peggiore è quella di indagare su se stessi, Alberto se lo ripeteva ogni qualvolta aveva un problema da risolvere. Che Stella fosse diventato un problema? Si mise a ridere, a quarantacinque anni poteva essere suo padre, forse suo nonno! La ragazza superò brillantemente gli esami di terza media con voti superiori a quelli della maggiore parte dei suoi colleghi che si rifacevano con delle malignità: “Certo è stata raccomandata dal professor Minazzo, chissà cosa combinano…” Regalo da parte di Alberto a Stella: il miglior motorino sul mercato; mamma Ida ancora una volta masticò amaro non così la figlia che, quando rincontrò Alberto nel suo studio, lo subissò di baci: “Zio sei stato munifico, vorrei…” “Non devi voler nulla, è stato una ricompensa per il tuo impegno nello studio. Mi pare che tu abbia intenzione di iscriverti al classico, ti seguirò ancora sempre se tu lo vorrai.” “E me lo domandi io…” ”Niente io, vatti a fare un giretto col motorio, mi raccomando prudenza non vorrei venirti a trovare in ospedale.” Venne l’autunno, Alberto la mattina si affacciava al balcone per vedere Stella sfrecciare col motorino anche quando il tempo non era favorevole ma la gioventù…Un giorno: “Stella ormai hai più di diciotto anni, non pensi ad un boy friend insomma ad una ragazzo della tua età…” Alberto non finì la frase, Stella si era messa a piangere ed era scappata via, che significato dare a questo suo atteggiamento? Alberto fece quello che aveva sempre affermato di non voler fare: indagare su se stesso. Non gli piacque quello che venne fuori, si stava affezionando troppo  alla ragazza! Da qui nacque la decisione di ‘cambiare aria’. Comunicò la decisione ai collaboratori domestici cui avrebbe continuato a pagare il salario sino alla loro pensione ed al giardiniere Dario  al quale donò un cellulare molto semplice da usare, praticamente solo per telefonare e per ricevere telefonate, voleva essere sempre aggiornato sulle novità di casa sua. Partì di notte con la sua Alfa Romeo Giulietta caricata di bagagli, tramite un’agenzia aveva affittato un appartamento a Roma in via Conegliano 8 vicino la basilica di San Giovanni. Raggiunse la città eterna dopo dodici ore, l’età cominciava a pesare e si fece aiutare dal portiere dello stabile, Vincenzo Caruso siciliano, in arte ‘Bicienzo’ del quale si accattivò subito le simpatie con una buona mancia. Dario riferì che Stella aveva preso male la sua partenza, si era chiusa in se stessa ed aveva litigato con la madre, si era iscritta all’università alla facoltà di medicina. Alberto aveva sistemato la sua auto in un garage davanti casa sua, una vera fortuna non dover impazzire a cercarne un posteggio. Cercava di fare amicizia con gli abitanti della strada, praticamente un piccolo quartiere comprando regalini e dolciumi ai ragazzi ed aiutando materialmente qualche abitante che Bicenzo gli segnalava essere in difficoltà finanziarie. Ormai lo conoscevano un po’ tutti ed era diventato il dottor Alberto, a Roma si fa presto ad essere classificati dottori! Talvolta sollazzava ‘ciccio’ con la compagnia di qualche gentile signorina che andava via da casa sua soddisfatta del compenso. La sua vita fu in parte sconvolta quando Dario gli comunicò che Stella si era fidanzata ed in seguito sposata con il figlio di un noto e ricco commerciante locale, giovane di bell’aspetto ma con poco cervello. Il cotale, di cui sconosceva il nome si limitava a seguire il padre negli affari, padre da tutti considerato imbroglione oltre che usuraio, una bella famiglia pensò Alberto. Cercò di consolarsi ragionando che in fondo Stella aveva fatto bene a sistemarsi, lui era scomparso dalla sua vita. Un giorno dopo l’altro…i versi della canzone di Tenco riproducevano quella che era la sua vita, unica grossa novità quella di aver acquistato oltre il suo appartamento quello dello stesso piano per avere un’abitazione più grande. In seguito ‘si passò il tempo’ cambiando un po’ tutto dalle pareti  al mobilio, finalmente una casa di suo gusto. Pensò all’inaugurazione invitando a casa sua gli abitanti della strada e facendo loro omaggio di una tavolata di cibi già preparati e di bottiglie di buon vino dei Castelli Romani. Fu un  successo, il dottor Alberto ormai era diventato un mito. Quando si rasava la barba notava dei cambiamenti non piacevoli sul suo viso: rughe più marcate, capelli diradati e di color incerto fra il bianco ed il grigio, qualche occhiaia, capì che ormai la vecchiaia stava prendendo il sopravvento sulla sua persona. Un solo fatto per lui piacevole: Dario gli aveva comunicato che Stella si era separata dal marito ed aveva conseguito la laurea in medicina a pieni voti la qual cosa gli fece pensare a…Non volle comunicare nemmeno a se stesso la sua idea ma poi…Chiamò Dario e lo pregò di comunicare a sua figlia che volentieri l’avrebbe ospitata a Roma a casa sua. La ragazza a quella notizia pianse di gioia, non aveva più nemmeno l’ostacolo di sua madre nel frattempo passata a miglior vita e fece comunicare da suo padre ad Alberto che sarebbe giunta alla stazione Termini dopo due giorni col treno in arrivo a Roma alle tredici, per scaramanzia non volle parlare direttamente con  lo zio. Alberto allergico agli arrivi ed alle partenze pregò Dario di comunicare alla figlia il suo indirizzo e di prendere in tassì per raggiungerlo. Alle tredici si appostò sul terrazzo che dava sulla via Taranto col binocolo per scrutare tutti i tassì in arrivo all’inizio della strada. Ci volle un’ora prima che finalmente vide un classico tassì romano imboccare la via Taranto. Si accorse di essere ancora in pantofole, si mise di corsa un paio di scarpe e si precipitò per le scale per non perdere tempo con l’ascensore. In strada riconobbe da dietro la ‘nipote’ di spalle che si guardava intorno cercando di rintracciare il numero 8 che però mancava per non essere stato sostituito quando la mattonella che lo riportava era caduta. “Stella!” La ragazza  abbandonò il trolley e volò nelle braccia di Alberto con le lacrime agli occhi, lo baciò a lungo in bocca con spettatori gli abitanti della via incuriositi della novità. “Stella amore mio stiamo dando spettacolo…” Recuperato il bagaglio, con  l’ascensore raggiunsero il piano ed entrarono nell’appartamento. “Mi hai fatto trovare una reggia!” “Una reggia per la mia regina! Fatti a fare una doccia poi il pranzo anche se un po’ in ritardo, l’ho fatto venire dal ristorante sottocasa.” Stella entrò in bagno ancora vestita e ne uscì con indosso un accappatoio. “Mio caro la visione del mio corpo a pancino pieno, sarà più bella e desiderabile…lo vuoi vedere subito? Accontentato.” Alberto rimase basito da tanta beltade, forse ebbe in viso un’espressione imbambolata che portò ad una risata sonora la ‘nipote’ ormai sua fidanzata. “Sono indecisa se raccontarti i miei problemi matrimoniali, sono state situazioni spiacevoli.” “Voglio condividere tutto con te anche le cose non gradevoli, dimmi.” “Non so come definire la prima notte passata in casa dei miei ex suoceri, non voglio pronunziare il loro nome. Il cotale, abituato con le mignotte, mi ha trattato come tale non pensando che ero vergine; immagine quello che è successo: un  dolore insopportabile con mie urla che fecero venire in camera nostra sua madre che cercò di sminuire la situazione: “Cara non sei né la prima né l’ultima è un problema di noi donne.” “No il problema è tuo figlio che si è comportato da animale, vado a dormire sul divano, le lenzuola sporche di sangue te le lavi tu!” Come inizio non è stato male! In seguito quell’imbecille ha assaggiato la mia gatta pochissime volte, io assumevo la pillola anticoncezionale, ci mancava solo che restassi incinta. Quello che ha fatto traboccare il vaso è stato un episodio successivo. Il cotale, ubriaco, si è presentato una sera nella stanzetta dove dormivo, ha tentato di entrare nel mio popò, non c’è riuscito ma mi ha fatto male lo stesso, in crisi d’ira mi ha schiaffeggiato in malo molo tanto da lasciarmi i segni sul viso. Dietro consiglio del mio avvocato, padre di un mio compagno di università, mi sono recata al pronto soccorso dell’ospedale ‘Papardo’, diagnosi dieci giorni con tanto di certificato per dimostrare le percosse di mio marito contro di me, nel frattempo armi e bagagli sono tornata casa di mio padre. Il mio avvocato si è accordato con i familiari del mio ex per una separazione per colpa di mio marito e con mio mantenimento a suo carico, evidentemente non volevano pubblicità negativa dato che la loro fama non era certo cristallina. Poi ti darò gli estremi della mia banca così riuniremo i nostri soldini, non voglio far la mantenuta…sto scherzando. È stato un pranzo favoloso, lo sarebbe stato anche se si trattava di pane e formaggio! Ed ora ci vorrebbe un riposino.” “Che genere di riposino?” “Non fare lo gnorri e filiamo a letto.” Alberto ancora non si era ripreso dagli ultimi avvenimenti e stava vicino a Stella senza far nulla, cosa non gradita alla pulsella che: “Che intenzioni hai di andare in bianco la prima notte anzi il primo pomeriggio di nozze, datti da fare, la mia gatta gradirebbe, come inizio, un bacino prolungato, molto prolungato…” Alberto si trovò dinanzi gli occhi una distesa di peli neri quasi sino all’ombelico:”Mi viene in mente la canzone: ‘ c’è un grande prato verde dove nascono speranze…”  “A me sembra che sul mio prato le speranze muoiono!” “Mi sta accadendo che i tuoi lunghi peli mi restano fra i denti e poi finiscono in gola…” “Uffà, vado in bagno.” Stella pensò bene di rasarsi la cosina così il suo prossimo ‘marito’ non si sarebbe più lamentato. Dopo circa venti minuti si presentò con le mani sulla gatta e: “Voilà contento?” Alberto si trovò davanti un fiorellino con bellissime grandi labbra rosee e tutte intere non come quelle che aveva visto in altre donne che erano di colore molto scuro e ‘slabbrate’,  lo disse a Stella. “La vuoi finire con i complimenti, datti da fare nonnetto!” Stella molto probabilmente aveva sognato tante volte quel momento di intimità con Alberto, ebbe subito un orgasmo al che Alberto si fermò. “Hai finito la benzina, vai facile sino a quando non te lo dico io.” La baby ebbe un bel po’ di goderecciate prima di arrendersi. “Avevo paura che ti sentissi male.” “Lascia stare le paure, te lo prendo in bocca e poi entrata trionfale nella gatta.” Quello fu non un ‘mezzogiorno di fuoco’ ma un ‘pomeriggio di fuoco’ che Alberto e Stella avrebbero ricordato per sempre. Matrimonio laico, testimoni il portiere Bicenzo e sua moglie Pina e poi grande mangiata al ristorante sotto casa, prenotato non solo per i neo coniugi ma anche per gli abitanti della via Conegliano con grandi risate, brindisi e baci alla sposa. “Scusate signore lo sposo vorrebbe qualche affettuosità da parte vostra!”  Quando anche l’ultima signora finì di baciare Alberto, Stella: “Non fare il mandrillo altrimenti fai la fine di quell’americano, Bobbit, a cui la cui fidanzata ha fatto un brutto scherzo!” “Gelosona io scoperò solo con te.” “Bene allora tieni la ‘ramazza’ a cuccia!” Stella prese servizio come medico al vicino ospedale San Giovanni come ginecologa; benché fosse proprietaria di una Mini Clubman, Alberto preferiva accompagnarla lui  al lavoro causa difficoltà di parcheggio. I giorni che passavano facevano sempre più bella Stella ma non Alberto che cominciava ad avere i guai fisici tipici della vecchiaia, veniva amorevolmente curato dalla consorte. Il loro era stato sicuramente puro amore, una parola spesso abusata ma che nel loro caso era proprio azzeccata. A novant’anni Alberto capì che la fine era vicina, il cuore stava facendo ‘capricci’ ed allora si mise a letto con Stella vicino, anche lei, da medico, capì…Quando esalò l’ultimo respiro Stella gli chiuse gli occhi, ultimo suo gesto affettuoso. 
     
     

  • 11 giugno alle ore 16:47
    CREDULONI E FURBACCHIONI

    Come comincia: CREDULONI E FURBACCHIONI
    Questa è la vecchia storia di poveri creduloni che per amor di un dio diventano fregnoni.
    Son fra lor liticati per il dio migliore per Budda, per Maometto o per il Cristo signore ma attento a te, povero sciocchino,  se sei  musulmano morirai per un bicchier di vino.
    Cosi  dice Maometto ma ti promette, se eroe sarai, 42 vergini sante.
    Ma poi dove le piglia, c'è sotto fregatura,  forse le ricicla, è solo cucitura!
    Non ti far fottere, pretendi quelle sane, quelle che ti presenta son solo puttane!
    Attento però, se pecoron pregherai con l'omo arrapato son veri guai.
    La  cosa più bella che ci sia
    se sei maschietto è proprio la Sharya!
    Vuoi un consiglio: fai il monaco buddista, non fai un cazzo e mangi da tronista.
    Se proprio ci tieni forse il Cristo ti conviene, comanderai il mondo, il mondo degli alieni.
    Ti piaccion i soldoni? Che problemi c’iai, il Vaticano paga per i peccati tuoi.
    Sei prete mandrillo, ti vuoi fare un’amante? Usa ‘l fondo  de’ poverelli, non se ne accorgeranno mai.
    I soldi sono sozzi? Ti frega assai,  non olent, viva gli sporchi affari.
    Se furbacchione sei, fai pianger statue con lacrime di carogne.
    Se la fortuna ti assiste, hai uno  schizofrenico parente? Portalo a Pietralcina, nessuno poi si pente, con un po' di ferro sanguinano  mani e piedi.
    Se il Paradiso vuoi, le messe di suffragio son panacea per i peccati tuoi con gran gioia dei preti che incassano soldoni. Vuoi un gran consiglio, divertiti ogni dì,
    i sacrifici non servono a gnente,
    lassù c'è solo un ateo che da sol si diverte,
    ride a crepapelle di tutte le stronzate
    cui hai  creduto! Dopo morto gli darai ragione e dirai:"povero coglione, son stato proprio fesso, un grosso gran fregnone!"

  • 10 giugno alle ore 13:34
    https://youtu.be/7QxPERjp9Yk

    Come comincia: Come posso salvarmi la vita chiese il poeta
    Diventando folle,,,,,,,,disse Dio.
    https://youtu.be/7QxPERjp9Yk

  • 09 giugno alle ore 10:23
    DUE UCRAINE

    Come comincia: Adalberto Proietti il pomeriggio di una domenica  piovosa stava guardando distrattamente un programma televisivo quando fu attratto da una trasmissione proveniente dall’Ucraina ma non la solita di distruzione, di morti e di feriti ma dell’interno di una scuola di ballo in cui si stavano esibendo dieci ragazze circa ventenni che si assomigliavano fra di loro tutte alte brune, lunghi capelli, aggraziate, stavano interpretando il ‘Lago dei Cigni’ un balletto di Tchakovsky. Avevano molto stile oltre che esser belle, colpirono la fantasia di Adalberto che da cinquantenne ancora apprezzava la beltade femminile, ovviamente preferiva quella di giovin donzelle, la ucraine erano proprio di suo gusto ma come arrivarci? Si domandò: dov’è finita la tua intraprendenza giovanile, una volta…quale una volta, è vecchio chi si sente vecchio io…” La mattina dopo il tempo si era ‘aperto’, niente più grossi nuvoloni solo qualche nuvoletta innocua che lo spinse ad ‘inforcare’ la sua A.R. Stelvio rossa per recarsi in via Guido d’Arezzo sede dell’ambasciata ucraina raggiunta la quale fece presente al cotale che aveva aperto il portone d’ingresso il suo desiderio di far giungere in Italia due delle ballerine viste in TV la sera prima. “È compito dell’ambasciatore che vado ad avvertire dei suoi desiderata.” L’addetto era un ‘birignao’ forse un omo. “Sono Marc Nazar, il mio attaché mi ha riferito della sua richiesta un po’ particolare, anche se in questo periodo cerchiamo di far espatriare più persone possibili dall’Ucraina per i motivi che lei conoscerà ma con le dovuta precauzioni per evitare…faremo delle indagini sulla sua persona, per le spese occorrono ventimila Euro.” Per Adalberto il danaro non era un problema ma non disse nulla anche se la somma gli era parsa eccessiva, aveva ereditato dalla nonna Vincenza e dalla zia Iolanda denaro in banca, case e negozi a Roma. Riferì all’ambasciatore della sua appartenenza per trenta anni nella Guardia di Finanza rilasciando il suo indirizzo di casa: Villetta Pignatelli, via Appia Nuova e relativi indirizzo telefonico e di cellulare. Dopo venti giorni: “Sono Marc Nazar, Karina e Larysa giungeranno domani a Fiumicino, penso che andrà lei a prenderle, non può sbagliare, si comporti bene!” Figlio di un cane lo aveva preso per uno stupratore! A mezzogiorno del giorno dopo prime ad uscire sulla scaletta dell’aereo le due ragazze raggianti di felicità. “Sicuramente è lei Adalberto Proietti, è come ce l’ha descritto il nostro ambasciatore, che bella macchina, chissà quanto costa.” “Una Alfa Romeo ‘Stelvio’ regalo di una parente, se avete la patente potrete guidarla, per ora una di voi davanti e l’altra di dietro.” La due ucraine si misero a ridere, forse avevano capito un doppio senso. A casa furono ricevute da Gina la cameriera tutto fare e da Oronzo il giardiniere, grandi feste come se si conoscessero da tanto tempo. Le due ragazze avevano con sé una grossa radio e due piccole valige, sistemarono il poco vestiario nell’armadio della camera degli ospiti. Il pranzo tipo romano fu di gradimento di Karina e di Larysa. Dopo pranzo Oronzo le condusse nel parco sia per mostrare loro le bellezze del giardino sia per far lo digerire il lauto pasto. Adalberto: “Domani andremo in via Condotti e dintorni per cambiare il vostro vestiario.” Il giorno successivo aveva appena posteggiata l’auto dinanzi alla boutique Tod’s  si era avvicinato un vigile. ”Sono Larysa ucraina, dovremmo fare un po’ di spese!” Nel frattempo era uscito il titolare del negozio forse in buoni rapporti col vigile. “Va bene ma fate presto.” Quale presto, la due daughters of de beach entusiaste di poter’rimpolpare’ il loro scarso guardaroba fecero man bassa di vestiti, di intimo ed anche di scarpe con gran piacere del titolare del negozio, in questi tempi di magra le clienti danarose erano ben poche! A casa le tre donne provvidero a trasportare il materiale acquistato nella camera degli ospiti, Karina e Larysa presero  sotto braccio Adalberto che già pregustava la giusta ricompensa… E tale fu, dopo pranzo vide giungere nella sua camera da letto le due ucraine sotto il  baby doll…niente. Adalberto non ricordava niente di simile, si trovò in bocca un fiorellino profumato, dolce di sapore e…piangente nel frattempo il suo ciccio, in grande spolvero, veniva posizionato nella bocca di una delle due con conseguente ingoio. La sceneggiata durò sino all’ora di cena, Gina aveva provveduto a preparare il pasto per poi sparire nella dependance che occupava insieme ad Oronzo, sveva compreso quello che poi era accaduto come pure il suo coinquilino. Col  pancino pieno i tre si spaparazzarono sul divano, Adalberto disteso sulle gambe delle due baby carezzato in volto, un quadretto idilliaco. Morfeo consigliò ai tre di rifugiarsi sotto le lenzuola, fu ascoltato, un sonno ristoratore sino alle nove di mattina, quando il  pancino reclamò, fu accontentato da Gina. Karina: “Caro Adalberto conosciamo il significato del tuo nome, vuol dire nobile e come tale ti chiediamo un favore, in un rivista di motori abbiamo visto una macchina inglese la Mini Cooper di color verde, un bijou, chissà se in Italia la vendono.” Dentro di sé Adalberto: “Gran figlia di bagascia certo che la vendono…” “Conosco il concessionario della marca, è a Piazza Barberini, metto il navigatore satellitare.” “Maresciallo quanto tempo, in bella compagnia sono sue figlie oppure…” “Caro Giorgio oppure, desideriamo o meglio loro desiderano un Mini Cooper verde, ce l’hai?” “È quella in fondo al negozio,  ha un solo difetto…” “Ho capito il prezzo, non è un problema anche perché lei sarà cosi gentile da farmi uno sconto sostanzioso.” Sconto fu, Adalberto ricevette tante coccole in verità molto costose. In villa Gina ed Oronzo fecero i complimenti al loro signore, chissà quale ricompensa da parte delle  due signorine. La richiesta avvenne due giorni dopo in camera da letto, Larysa: “Caro in passato  abbiamo partecipato ad un balletto al teatro di Milano, vorremmo ritornare in quella città a rivedere uale ricompensa quale ricompensa.qudelle colleghe…” Ecco il fine dell’acquisto dell’auto, Adalberto malvolentieri non si oppose e così le due ucraine un mattina in Mini Cooper presero l’autostrada per Milano. Diedero loro notizie da Firenze, da Bologna ed infine da Milano centro. Larysa, la navigatrice: “Siamo sotto casa della ballerina Carla Alonso, non appena sistemate mi faccio viva.” Adalberto inutilmente aspettò la chiamata, cercò di rassicurarsi ma a letto non riuscì a prendere sonno. Alle tredici al Telegiornale sulla 2. ‘Due giovani donne malmenate vicino all’Ospedale Niguarda  di Milano ricoverate nel nosocomio, un po’ malconce ma non sono in pericolo di vita.’ La sera al telegiornale della 7: ‘Le due ragazze aggredite a Milano sono ucraine, sono intervenuti i Carabinieri per le indagini, (forse i servizi segreti), le due ucraine hanno riferito di essere state derubate di una radio rice-trasmittente, vi terremo aggiornati sull’esito delle indagini.’ Al contrario di quanto promesso dal telecronista nessuna notizia di Karina e di Larysa. “Gina e Oronzo vado a Milano con la macchina.” Nessuna altra spiegazione. I due solo dopo la visione del telegiornale che aveva ripreso la notizia senza fornire particolari immaginarono la spiegazione. Nel frattempo Adalberto in autostrada era stato fermato da una pattuglia di Carabinieri  per eccesso di velocità. Si salvò grazie ad una paletta di servizio con la scritta Guardia di Finanza che aveva ‘dimenticato’ di restituire all’atto del congedo. Dietro indicazione di un Ghisa (vigile urbano milanese) prese alloggio all’Hotel ‘Sicilia’ vicino all’ospedale Niguarda. Dinanzi alla porta della camera dove erano ricoverate la due ucraine un Carabiniere che sbarrò la strada ad Adalberto.  Intervenne un brigadiere capo posto: “A che titolo vuol vedere le due ragazze ucraine, sono sotto sorveglianza.Adalberto mostrò i suoi documenti di ex maresciallo G. di F: e raccontò la vicenda delle due ragazze. Il brigadiere dopo averlo perquisito fece entrare Adalberto nella camera, alla sua vista le due presero a piangere: “Karina: “Dì la verità siamo impresentabili, due miserabili ci hanno ridotto così per rubarci la radio…” “Pensate a guarire, resterò vicino a voi sin quando sarete in grado di riprendere la via del ritorno, io sono con la ‘Stelvio’, chi vuol venire con me?” Le due si misero a ridere, pensarono, con ragione, che la vicina del conduttore l’auto avrebbe dovuto pagare pegno…

  • 08 giugno alle ore 17:20
    GIOVANISSIME? MEGLIO ATTEMPATE.

    Come comincia: Che i nomi possano cambiare la vita di una persona può accadere, era avvenuto durante il periodo scolastico ad Alberto Abbracciavento alcune volte dileggiato dai compagni di scuola per i suo cognome fuori del comune. Alla quinta ginnasiale un collega di classe aveva esagerato: "Abbracciavento abbraccia sto coso!" Alberto aveva fatto finta di non aver udito ma all'uscita dalle lezioni diede una lezione all'improvvido dileggiatore che per dieci giorni non poté ritornare a scuola tanto era combinato male. Da quel momento Abbracciavento ebbe il rispetto dei colleghi, il resto della sua vita non ebbe sussulti, mise a frutto i molti viaggi effettuati all'estero grazie alle sostanze del papà Ciro, si iscrisse alla facoltà di lingue all'Università 'La Sapienza' di Roma dove si laureò dopo cinque anni con  cento su centodieci, a lui bastava ed anche ai suoi genitori, suo padre era il titolare di una falegnameria molto rinomata soprattutto per i lavori di intarsio nel legno. Ciro ricevette una segnalazione da parte di un collega tunisino del desiderio di una bravo intagliatore di trasferirsi in Italia per motivi politici, prese al volo l'occasione anche perché alcuni suo lavoranti erano avanti con l'età e presto sarebbero stati collocati in pensione. Ciro si recò in una agenzia di viaggi, acquistò un biglietto aereo tragitto aeroporto Houari Boumediene - Fiumicino, lo fece recapitare all'interessato. Andò a prenderlo allo scalo romano con la sua Volvo V 60 in compagnia di Luigi Buonarroti suo operaio che parlava francese. All'aeroporto
    Samir abbracciò Ciro, a richiesta dell'interessato lo sistemò in un vano dietro la falegnameria, il giorno dopo tutti al lavoro. Già da subito il tunisino dimostrò la sua valentìa, effettuava degli intagli sconosciuti in Italia retaggio degli insegnamenti degli antenati africani, Ciro avrebbe fatto una ottima figura con i suoi clienti più pretenziosi in fatto di lavoro. Allora tutto bene? 'lo non vi prometto la felicità in questo mondo ma nell'altro.' L'affermazione secondo i sacri testi fu fatta dalla Vergine a Bernadette, il destino l'applicò alla famiglia di Ciro, la moglie Grazia fu investita in pieno sulla strisce pedonali da un automobilista drogato ed ubriaco, morta su colpo. Una così terribile notizia  all'inizio lascia senza forze, imbambolati, increduli così accadde ad Alberto ed a Ciro sino alla tumulazione della morta al cimitero del Verano, solamente a casa per la assenza di Grazia si resero conto della situazione. Il lavoro attenuò il senso di dolore, Alberto partecipò al concorso per una cattedra in lingue, superò gli esami sia per sua bravura che per la compiacenza di un membro della commissione cliente di suo padre, fu assegnato alla scuola media Antonio Rosmini non molto lontano da casa sua, pian piano stava riprendendo la vita normale. Una domenica mattina Ciro andò nello studio di Alberto: "C'è un testamento di tua madre, era molto ricca di famiglia, ne ero a conoscenza, tutti i suoi beni sono destinati a te, una gran bella somma!" "Ci sarà un motivo per cui sei stato escluso dall'eredità..." "Grazia si era accorta di una mia scappatella con una sua amica, era stata quella a provocarmi." "Papà stÁ scopata t'è costata cara, ad ogni modo come per legge intendo dividere con te l'eredità." "No, intendo dare esecuzione alle ultime volontà di tua madre." A casa tutto in ordine grazie alle cure della cameriera Rita. Una richiesta di Samir cambiò la situazione, il tunisino stava imparando l'italiano, fece capire a Ciro che avrebbe gradito il trasferimento a Roma anche della sua famiglia: moglie e cinque figlie femmine. "Papà sto stronzo non sa proprio scopare, che decidi di fare?" "Samir mi è diventato indispensabile nel lavoro, non vorrei che qualche mio concorrente..." "Ho capito , viva la multinazionalità, dove li farai alloggiare sti sei anzi sette?" "Nella stessa nostra scala  c'è un  appartamento simile le al nostro, è di mia proprietà, volevo farne un regalo di nozze a te ed alla tua futura moglie..." "Papà previdente ed affettuoso, domani andremo a prendere all'aeroporto la tribù." Luigi aveva affittato un minibus a otto posti, Alberto e Ciro nella Volvo. Alla discesa dalla scaletta dell'aereo delle sei ad Alberto venne da ridere, sembravano un cartone animato, madre e figlie in camicetta bianca e gonna nera, la signora sembrava la sorella maggiore. Giunte sotto casa suscitarono la curiosità dei vicini che non sapevano cosa pensare di quell'arrivo. Rita aveva provveduto a sistemare l'appartamento che li avrebbe ospitati, si fece aiutare a scaricare i bagagli da Karima che entrò in sintonia con la cameriera. Tutti sistemati, Alberto la sera dopo cena prese ad impartire lezioni di italiano ai sette che dimostrarono intelligenza e voglia di apprendere. All'inizio dell'anno scolastico, dietro presentazione di certificati tunisini Alberto iscrisse Dalida e Yasmina rispettivamente alla quarta ginnasiale ed al primo liceo, Aziza, Fatma e Nadia alle elementari, per i nuovi giunti in Italia il Ministero aveva fatto un'eccezione per farli integrare nella società. Per motivi sconosciuti Samir seguitò a pernottare nel locale adiacente alla falegnameria, Ciro strinse 'amicizia' con Karima la quale un pomeriggio chiese di parlare con Alberto: "Non so se te ne sei accorto ma io e tuo padre... con lui niente fica solo didietro, non altri figli, suo amico farmacista darà pillola contro figli, Yasmina ha sei più dieci anni, Tunisia ragazze si fidanzano questa età, ha detto tu piacere lei, incontro sera casa tua." Un'offerta inaspettata, anche se di aspetto superiore alla sua età Yasmina aveva pur sedici anni, roba da codice penale, forse quella era la mentalità dei tunisini in fatto di sesso. Alberto si giustificò con se stesso adducendo della curiosità per quell'incontro, indossò un pigiama, sentì bussare alla porta, Yasmina in vestaglia decisamente trasparente. "Mamma detto di venirti a trovare e farti compagnia." "Che genere di compagnia?" "Quello vuoi tu. Piacerebbe baciarti, mai baciato uomo, credo nell'amore." "Fu un bacio fanciullesco, 'ciccio' non fece molto differenza ed alzò la cresta uscendo dai pantaloni del pigiama. "Non so che fare, chiudo occhi." Alberto prese a baciare il clitoride, Yasmina diede segni di un orgasmo forse mai provato prima in vita sua, si mise a piangere." 'Ciccio' dinanzi alle lacrime femminili si ritirò in buon ordine, forse era la prima volta che..."Yasmina si riprese: "Madre detto chiedere a te denaro..." Ecco venuto fuori l'inghippo, Alberto prese due biglietti da cinquecento, li mise nella tasca della vestaglia della ragazza, un bacio in fronte e rientro di Yasmina fra le ‘cure’ materne. Alberto si domandò il motivo per cui Karima aveva tanta sete di soldi, aveva tutto gratis, anche la spese dei vestiti erano a carico di Alberto e di Ciro. Altra sorpresa: "Alberto mia figlia non si è ben comportata con te, sua sorella Dalida è altro tipo, vuole conoscerti molto vicino, sta per venire casa tua." La comunicazione fu interrotta, poco dopo un bussare alla porta. "Caro zio Alberto, sono tua disposizione, fa caldo, mi spoglio." Alberto diventato zio si era trovato davanti una Dalida nuda simile a Yasmina in formato più ridotto ma più aggressiva. "Mi piacciono maschi, non sono vergine, un mio amico di scuola... piace anche dare culo come ho visto fare mamma mia e tuo padre, ho con me pomata." Come aperitivo un pompino con igoio, girata di spalle un ingresso un po' forzato nel popò “Cazzo c'e l'hai proprio grosso', masturbazione con mano sul clitoride, orgasmo davanti e dietro, Dalida sembrava una professionista peraltro molto piacevole. Dopo un po' di tempo: "Che altro ti piace, posso baciarti tutto corpo, mamma detto che uomini piace anche baciare piedi donne, no mettere dentro fica tuo coso grosso coso, io vergine." Ecco da dove erano venuti gli insegnamenti sessuali, Karima docet, stavolta il compenso fu di duemila Euro. Mammina si fece viva di persona: "Ho parenti in Tunisia con tanti debiti, devo mandare loro soldi, Dalida potrebbe farti entrare davanti se mi dai diecimila Euro." Alberto era entrato nel giro sessuale senza accorgersene, andò in banca ed all'amico cassiere Rosario, siciliano doc: "Caro mi occorrono ventimila Euro in contanti." "Cazzo, stavolta hai trovato una gran sugaminchia, auguri!" Mai Alberto aveva avuto rapporti con una vergine, un sabato Dalida ed il suo professore marinarono la scuola, ambedue nella camera da letto del padrone di casa, la ragazza con viso preoccupato: "Ho paura di farmi male!" "Sarò delicato, tua madre non ti ha detto nulla?" "Solo di non farmi sbrodolare dentro." "Dopo un cunnilingus lubrificante Alberto si trovò dinanzi una fica che penetrò abbastanza facilmente...ma quale vergine! Venne fuori dal piacevole e caldo 'rifugio' e: "Te li puoi scordare diecimila Euro, dì la verità a tua madre!" "Non posso, me far pagare cara, è amante di un delinquente, vuole scappare con lui, motivo per cercare soldi." Stavolta il pianto fu veritiero, la ragazza era spaventata, Alberto si compenetrò e sborsò la somma richiesta. Dalida baciò in bocca il suo salvatore e: "Ti porterò mie sorelle piccole, per loro sarà un gioco da bambine, ho insegnato loro come si usa il coso in bocca e fra le gambe, prime volte baciale con lingua su fichette." Alberto giurò a se stesso che dopo quell'esperienza avrebbe mollato le sorelle ma intanto...Entrarono in camera sua in quattro, mancava solo Yasmina; Aziza, Fatma e Nadia pian piano appresero l'ars amatoria, ridevano in continuazione, si divertivano, avrebbero raccontato tutto alle loro compagne di classe! Alberto riprese il controllo della situazione, già si vedeva dietro le sbarre rovinato per tutti i suoi giorni, prese una decisione: abbandonare Roma ma dove andare? Gli fu di aiuto Rosario al quale non spiegò però il motivo di quella sua fuga. "A Catania ho ancora un amico fidato, Lillo Boncompagni, questo il suo indirizzo ed il numero di cellulare, è ben ammanigliato con le autorità locali,lo avviserò della tua venuta." Alberto si sentì finalmente libero, trasse un sospiro di sollievo, prenotò per la notte successiva una cuccetta sul treno Roma - Catania, valigia con stretto indispensabile, la notte non riuscì a prendere sonno, compagni di cuccetta tre uomini rozzi e dal russamento facile. Lillo si fece trovare e riconoscere alla Stazione di Catania: dopo un abbraccio classica battuta in dialetto siculo: "Gli amici dei miei amici sono miei amici, per i primi giorni dormirai a casa mia, vivo solo." Lillo si dimostrò provvidenziale, Alberto riuscì ad occupare un posto di insegnante alla scuola media 'Quirino Majorana', affittò un trivani ammobiliato, acquistò una A.R. Stelvio rossa fiammante, trasferì il suo sempre consistente gruzzolo nella locale ‘Banca Sicula', si rifece tutto il guardaroba. Nell'istituto scolastico era diventato oggetto di conversazione delle colleghe donne di cui alcune 'apprezzabili', comprese di aver imparato la lezione: 'Niente giovanissime, meglio le attempate!

  • 08 giugno alle ore 17:20
    GIOVANISSIME? MEGLIO ATTEMPATE.

    Come comincia: Che i nomi possano cambiare la vita di una persona può accadere, era avvenuto durante il periodo scolastico ad Alberto Abbracciavento alcune volte dileggiato dai compagni di scuola per i suo cognome fuori del comune. Alla quinta ginnasiale un collega di classe aveva esagerato: "Abbracciavento abbraccia sto coso!" Alberto aveva fatto finta di non aver udito ma all'uscita dalle lezioni diede una lezione all'improvvido dileggiatore che per dieci giorni non poté ritornare a scuola tanto era combinato male. Da quel momento Abbracciavento ebbe il rispetto dei colleghi, il resto della sua vita non ebbe sussulti, mise a frutto i molti viaggi effettuati all'estero grazie alle sostanze del papà Ciro, si iscrisse alla facoltà di lingue all'Università 'La Sapienza' di Roma dove si laureò dopo cinque anni con  cento su centodieci, a lui bastava ed anche ai suoi genitori, suo padre era il titolare di una falegnameria molto rinomata soprattutto per i lavori di intarsio nel legno. Ciro ricevette una segnalazione da parte di un collega tunisino del desiderio di una bravo intagliatore di trasferirsi in Italia per motivi politici, prese al volo l'occasione anche perché alcuni suo lavoranti erano avanti con l'età e presto sarebbero stati collocati in pensione. Ciro si recò in una agenzia di viaggi, acquistò un biglietto aereo tragitto aeroporto Houari Boumediene - Fiumicino, lo fece recapitare all'interessato. Andò a prenderlo allo scalo romano con la sua Volvo V 60 in compagnia di Luigi Buonarroti suo operaio che parlava francese. All'aeroporto
    Samir abbracciò Ciro, a richiesta dell'interessato lo sistemò in un vano dietro la falegnameria, il giorno dopo tutti al lavoro. Già da subito il tunisino dimostrò la sua valentìa, effettuava degli intagli sconosciuti in Italia retaggio degli insegnamenti degli antenati africani, Ciro avrebbe fatto una ottima figura con i suoi clienti più pretenziosi in fatto di lavoro. Allora tutto bene? 'lo non vi prometto la felicità in questo mondo ma nell'altro.' L'affermazione secondo i sacri testi fu fatta dalla Vergine a Bernadette, il destino l'applicò alla famiglia di Ciro, la moglie Grazia fu investita in pieno sulla strisce pedonali da un automobilista drogato ed ubriaco, morta su colpo. Una così terribile notizia  all'inizio lascia senza forze, imbambolati, increduli così accadde ad Alberto ed a Ciro sino alla tumulazione della morta al cimitero del Verano, solamente a casa per la assenza di Grazia si resero conto della situazione. Il lavoro attenuò il senso di dolore, Alberto partecipò al concorso per una cattedra in lingue, superò gli esami sia per sua bravura che per la compiacenza di un membro della commissione cliente di suo padre, fu assegnato alla scuola media Antonio Rosmini non molto lontano da casa sua, pian piano stava riprendendo la vita normale. Una domenica mattina Ciro andò nello studio di Alberto: "C'è un testamento di tua madre, era molto ricca di famiglia, ne ero a conoscenza, tutti i suoi beni sono destinati a te, una gran bella somma!" "Ci sarà un motivo per cui sei stato escluso dall'eredità..." "Grazia si era accorta di una mia scappatella con una sua amica, era stata quella a provocarmi." "Papà stÁ scopata t'è costata cara, ad ogni modo come per legge intendo dividere con te l'eredità." "No, intendo dare esecuzione alle ultime volontà di tua madre." A casa tutto in ordine grazie alle cure della cameriera Rita. Una richiesta di Samir cambiò la situazione, il tunisino stava imparando l'italiano, fece capire a Ciro che avrebbe gradito il trasferimento a Roma anche della sua famiglia: moglie e cinque figlie femmine. "Papà sto stronzo non sa proprio scopare, che decidi di fare?" "Samir mi è diventato indispensabile nel lavoro, non vorrei che qualche mio concorrente..." "Ho capito , viva la multinazionalità, dove li farai alloggiare sti sei anzi sette?" "Nella stessa nostra scala  c'è un  appartamento simile le al nostro, è di mia proprietà, volevo farne un regalo di nozze a te ed alla tua futura moglie..." "Papà previdente ed affettuoso, domani andremo a prendere all'aeroporto la tribù." Luigi aveva affittato un minibus a otto posti, Alberto e Ciro nella Volvo. Alla discesa dalla scaletta dell'aereo delle sei ad Alberto venne da ridere, sembravano un cartone animato, madre e figlie in camicetta bianca e gonna nera, la signora sembrava la sorella maggiore. Giunte sotto casa suscitarono la curiosità dei vicini che non sapevano cosa pensare di quell'arrivo. Rita aveva provveduto a sistemare l'appartamento che li avrebbe ospitati, si fece aiutare a scaricare i bagagli da Karima che entrò in sintonia con la cameriera. Tutti sistemati, Alberto la sera dopo cena prese ad impartire lezioni di italiano ai sette che dimostrarono intelligenza e voglia di apprendere. All'inizio dell'anno scolastico, dietro presentazione di certificati tunisini Alberto iscrisse Dalida e Yasmina rispettivamente alla quarta ginnasiale ed al primo liceo, Aziza, Fatma e Nadia alle elementari, per i nuovi giunti in Italia il Ministero aveva fatto un'eccezione per farli integrare nella società. Per motivi sconosciuti Samir seguitò a pernottare nel locale adiacente alla falegnameria, Ciro strinse 'amicizia' con Karima la quale un pomeriggio chiese di parlare con Alberto: "Non so se te ne sei accorto ma io e tuo padre... con lui niente fica solo didietro, non altri figli, suo amico farmacista darà pillola contro figli, Yasmina ha sei più dieci anni, Tunisia ragazze si fidanzano questa età, ha detto tu piacere lei, incontro sera casa tua." Un'offerta inaspettata, anche se di aspetto superiore alla sua età Yasmina aveva pur sedici anni, roba da codice penale, forse quella era la mentalità dei tunisini in fatto di sesso. Alberto si giustificò con se stesso adducendo della curiosità per quell'incontro, indossò un pigiama, sentì bussare alla porta, Yasmina in vestaglia decisamente trasparente. "Mamma detto di venirti a trovare e farti compagnia." "Che genere di compagnia?" "Quello vuoi tu. Piacerebbe baciarti, mai baciato uomo, credo nell'amore." "Fu un bacio fanciullesco, 'ciccio' non fece molto differenza ed alzò la cresta uscendo dai pantaloni del pigiama. "Non so che fare, chiudo occhi." Alberto prese a baciare il clitoride, Yasmina diede segni di un orgasmo forse mai provato prima in vita sua, si mise a piangere." 'Ciccio' dinanzi alle lacrime femminili si ritirò in buon ordine, forse era la prima volta che..."Yasmina si riprese: "Madre detto chiedere a te denaro..." Ecco venuto fuori l'inghippo, Alberto prese due biglietti da cinquecento, li mise nella tasca della vestaglia della ragazza, un bacio in fronte e rientro di Yasmina fra le ‘cure’ materne. Alberto si domandò il motivo per cui Karima aveva tanta sete di soldi, aveva tutto gratis, anche la spese dei vestiti erano a carico di Alberto e di Ciro. Altra sorpresa: "Alberto mia figlia non si è ben comportata con te, sua sorella Dalida è altro tipo, vuole conoscerti molto vicino, sta per venire casa tua." La comunicazione fu interrotta, poco dopo un bussare alla porta. "Caro zio Alberto, sono tua disposizione, fa caldo, mi spoglio." Alberto diventato zio si era trovato davanti una Dalida nuda simile a Yasmina in formato più ridotto ma più aggressiva. "Mi piacciono maschi, non sono vergine, un mio amico di scuola... piace anche dare culo come ho visto fare mamma mia e tuo padre, ho con me pomata." Come aperitivo un pompino con igoio, girata di spalle un ingresso un po' forzato nel popò “Cazzo c'e l'hai proprio grosso', masturbazione con mano sul clitoride, orgasmo davanti e dietro, Dalida sembrava una professionista peraltro molto piacevole. Dopo un po' di tempo: "Che altro ti piace, posso baciarti tutto corpo, mamma detto che uomini piace anche baciare piedi donne, no mettere dentro fica tuo coso grosso coso, io vergine." Ecco da dove erano venuti gli insegnamenti sessuali, Karima docet, stavolta il compenso fu di duemila Euro. Mammina si fece viva di persona: "Ho parenti in Tunisia con tanti debiti, devo mandare loro soldi, Dalida potrebbe farti entrare davanti se mi dai diecimila Euro." Alberto era entrato nel giro sessuale senza accorgersene, andò in banca ed all'amico cassiere Rosario, siciliano doc: "Caro mi occorrono ventimila Euro in contanti." "Cazzo, stavolta hai trovato una gran sugaminchia, auguri!" Mai Alberto aveva avuto rapporti con una vergine, un sabato Dalida ed il suo professore marinarono la scuola, ambedue nella camera da letto del padrone di casa, la ragazza con viso preoccupato: "Ho paura di farmi male!" "Sarò delicato, tua madre non ti ha detto nulla?" "Solo di non farmi sbrodolare dentro." "Dopo un cunnilingus lubrificante Alberto si trovò dinanzi una fica che penetrò abbastanza facilmente...ma quale vergine! Venne fuori dal piacevole e caldo 'rifugio' e: "Te li puoi scordare diecimila Euro, dì la verità a tua madre!" "Non posso, me far pagare cara, è amante di un delinquente, vuole scappare con lui, motivo per cercare soldi." Stavolta il pianto fu veritiero, la ragazza era spaventata, Alberto si compenetrò e sborsò la somma richiesta. Dalida baciò in bocca il suo salvatore e: "Ti porterò mie sorelle piccole, per loro sarà un gioco da bambine, ho insegnato loro come si usa il coso in bocca e fra le gambe, prime volte baciale con lingua su fichette." Alberto giurò a se stesso che dopo quell'esperienza avrebbe mollato le sorelle ma intanto...Entrarono in camera sua in quattro, mancava solo Yasmina; Aziza, Fatma e Nadia pian piano appresero l'ars amatoria, ridevano in continuazione, si divertivano, avrebbero raccontato tutto alle loro compagne di classe! Alberto riprese il controllo della situazione, già si vedeva dietro le sbarre rovinato per tutti i suoi giorni, prese una decisione: abbandonare Roma ma dove andare? Gli fu di aiuto Rosario al quale non spiegò però il motivo di quella sua fuga. "A Catania ho ancora un amico fidato, Lillo Boncompagni, questo il suo indirizzo ed il numero di cellulare, è ben ammanigliato con le autorità locali,lo avviserò della tua venuta." Alberto si sentì finalmente libero, trasse un sospiro di sollievo, prenotò per la notte successiva una cuccetta sul treno Roma - Catania, valigia con stretto indispensabile, la notte non riuscì a prendere sonno, compagni di cuccetta tre uomini rozzi e dal russamento facile. Lillo si fece trovare e riconoscere alla Stazione di Catania: dopo un abbraccio classica battuta in dialetto siculo: "Gli amici dei miei amici sono miei amici, per i primi giorni dormirai a casa mia, vivo solo." Lillo si dimostrò provvidenziale, Alberto riuscì ad occupare un posto di insegnante alla scuola media 'Quirino Majorana', affittò un trivani ammobiliato, acquistò una A.R. Stelvio rossa fiammante, trasferì il suo sempre consistente gruzzolo nella locale ‘Banca Sicula', si rifece tutto il guardaroba. Nell'istituto scolastico era diventato oggetto di conversazione delle colleghe donne di cui alcune 'apprezzabili', comprese di aver imparato la lezione: 'Niente giovanissime, meglio le attempate!

  • 06 giugno alle ore 18:57
    C'era una volta l'Urss

    Come comincia: Non si può, durante un viaggio in Russia, non imbattersi in una riflessione sul sacro. L’oro delle cupole si accende di bagliori sullo scenario azzurro del cielo e sembra accompagnarti in ogni panorama. E’ un oro quasi dimenticato, proibito. Un oro sotterrato da un’ideologia che si adopera in quest’impresa illusoria e impossibile. Falce e martello al posto della croce, semplice.
    Ho visto a Murmansk, sperduta base polare dei sommergibili atomici, nella penisola di Kola, il loro polo nord, costruire una nuova chiesa ortodossa, con le antiche tecniche dei maestri d’ascia. Uomini e donne in una fredda mattina, tra un aroma di vodka e di resina, risate sguaiate di ragazze dalle mammelle enormi. Il secco suono delle asce, tra lo schizzare di una miriade di schegge. Non c’erano chiodi, ma solo abilissimi incastri. Una nebbia di gelo su tutto, anche sui pensieri. Una fretta nel gesto, di chi crea qualcosa di proibito, che presto verrà distrutto. Ciò che mi affascina è l’affiorare del sacro, laddove l’uomo cerca, per motivi politici, di cancellarlo. E’ una forza primordiale come quella dei teneri germogli, che a primavera forano l’asfalto, per venire alla luce. Non basta laicizzare un rito matrimoniale, per sotterrare l’elemento sacrale, che lo accompagna. Ho assistito a un matrimonio politico, presso la Casa dei Matrimoni, a Leningrado, e posso dire di averlo trovato ugualmente ricco di attese, tensioni, di un nostro matrimonio religioso. E’ pur vero che ci siano abili sostituzioni di ambienti e di personaggi: il mondo ecclesiale con quello statale comunista. Gli sposi sono tutti giovanissimi, non più dei diciotto anni. Impacciati, come la loro età comporta. Sono introdotti in una coreografia da operetta. Un breve sogno di fasto ed eleganza occidentale, che non appartiene a loro. I colori del folclore sono sostituiti da candidi vestiti di tulle delle spose, copiati da qualche rivista americana. Un’orchestrina di balalaiche è la presenza del passato. Serissimi e attenti suonatori, in costume, emettono note, che riconosco. Dopo Mendelssohn, un’improvvisa aria di Cole Porter, mi stupisce. Osservo il volto dei ragazzi: sognano su quelle note, evadono, viaggiano nel proibito. La coppia è al centro di un salone fastoso. L’oro si spreca e si riflette nei cristalli dei lampadari degli zar. I parenti, rilegati in un angolo, seduti su sedie comuni, hanno un fiore in mano e ostentano una mite eleganza contadina. Le donne, fazzoletti colorati, alla contadina, sul capo. Da dietro una vasta scrivania, in stile Luigi XVI, avanza incontro alla coppia, una stupenda creatura dal vestito di raso amaranto, lungo sino ai piedi. Mi chiedo quale grado abbia nella scala del partito. Capelli d’oro, raccolti sulla nuca. Lo sguardo, dolce e penetrante, accompagna la tonalità carezzevole della voce. Pause studiate, brevi frasi musicali che si perdono nella grande sala. La guardano con stupore, quasi un’apparizione. Il sì degli sposi, riconoscibile in ogni lingua, chiude la breve cerimonia. Medaglie del partito sono appuntate sui vestiti. Il sorriso è sparito, i volti sono seri. Gli sposi hanno una rigidità militare. Nell’angolo, genitori e parenti armeggiano con i fazzoletti incontro lacrime di sempre.
    Baci, abbracci, qualche sorriso. Il tutto molto contenuto. Lo sguardo, ora spento e severo, della donna d’oro, limita e mette soggezione. La prossima coppia la s’intravede, già pronta sulla soglia della sala.
    1989

  • 06 giugno alle ore 18:49
    Una mattina, sulla Piazza Rossa. 1986

    Come comincia: Mosca, una gelida giornata d’inverno. La Piazza Rossa, immensa, opaca di neve. Il cielo colore del ghiaccio. Rari e timorosi turisti, seguiti, a vista, da guide politiche, che paiono distratte. Le cupole variopinte di San Basilio ti rapiscono lo sguardo, mentre il color mattone della cinta di mura del Kremlino argina i tuoi timori. Il parallelepipedo di granito rosso della Tomba di Lenin, si posa, pesante, sul terreno. Ha l’aspetto di un meteorite inatteso. Non fonde col paesaggio. Una coda scura, inconsueta, per noi, si snoda per quasi mezzo chilometro, non trovando una forma che ti rassicuri. Sono arrivato all’alba, dopo una pessima colazione, al Rossia. La fila è per uno o due, al massimo, guardata a vista da militari dal colbacco di astrakan, bianco di neve. Sono severissimi. Ti riprendono per un non nulla: il tono della tua voce, un’incertezza nel procedere. Guai se ridi! Ti piomba addosso il più vicino di loro e comincia ad urlare, agitando il manganello. Per un attimo mi sembra di essere in una di quelle file, tristi, degli ebrei, nell’atto di trasferirsi. Il mondo del quotidiano ti ha abbandonato e resti lì, solo, mentre la neve ti si scioglie sulle labbra con sapori infantili. Un canto, lento e triste nelle sue note, nasce in un punto che non vedi. Cammini così, a piccoli passi, con gente di tutta l’Unione Sovietica, per lo più contadini, venuti da lontano. Una miriade di razze. Sono avvolti in stracci dai colori sbiaditi dall’uso. La porta del Mausoleo, dapprima lontana, si avvicina col passare delle ore. Sei partito con la curiosità che ti ha lasciato per strada. Ora all’approssimarsi di quell’antro di marmo, il tuo cuore si è messo a scalpitare. Possibile? E’ solo Lenin, un uomo imbalsamato. Ti vuoi rassicurare. I cappelli vengono tolti dal capo e la neve la senti sulla fronte. Nessuno parla più. Solo lo strisciare delle scarpe sulla neve ghiacciata. Ecco la porta di granito rosso. Vi è schierata la Guardia d’onore. Un’eleganza delle divise inconsueta. La falce e martello luccica oro su sfondo rosso. Entro. Vedo solo luce. Perdo di vista il mio vicino. Si passa in un’altra camera dove la luce è, ora, più abbagliante. C’è uno strano aroma che non riconosco. Garofano? Ora scorgo i volti di coloro che mi precedono. Colti dalla sacralità, che si portano dietro, sembrano pregare. I loro occhi sono fissi sulla bara di cristallo. Attimi di pausa del passo. La mano che vorrebbe toccare e resta sospesa, quasi un rispettoso saluto. Vanno avanti. Hanno visto, sembrano paghi. Ora, tocca a me. La testa ha un fragore di nenie infantili, sento lo scuotersi di campanellini argentei della mia parrocchia di Genova, all’Elevazione, di quand’ero ragazzo. Passo avanti, sapendo di non avere il coraggio di guardarlo.