username o email
password

Ti piace Aphorism?
Segnalaci su Google

Inserisci la tua e-mail per ricevere gli aggiornamenti

Filtri di ricerca
  • Il racconto contiene la parola
  • Nome autore

Racconti

“Scrivere è viaggiare senza la seccatura dei bagagli”
Emilio Salgari


I racconti dei nostri autori sono tutti raccolti qui.
Se vuoi inserire i tuoi racconti brevi in una pagina a te riservata, iscriviti ora e scopri come fare!

elementi per pagina
  • mercoledì alle ore 15:14
    L'ANTICOMFORMISTA

    Come comincia: Conformista ci si nasce o si diventa? Sembra la storiellina dell’uovo e della gallina, Antonio M. (Toni per tutti) c’era sicuramente nato, il suo era un anticonformismo creativo. Sin da piccolo riusciva a venir fuori dai rigidi schemi in un paese governato da un dittatore (l’Italia); col fascismo non di scherzava, nemmeno i giovanissimi potevano prendere in giro il partito e i suoi aderenti per non parlare della finta moralità. In questo campo aveva dato un  esempio a sei anni quando lungo il corso della città marchigiana in cui abitava con i genitori, seri professionisti, lasciando di colpo la mano della mamma era andato ad infilarla fra le gonne di una signora nota per la sua moralità. Conclusione: disperazione soprattutto da parte del padre che si era profuso in profonde scuse. Anni addietro per uno sgarbo simile era possibile essere sfidati a duello, forse in questo caso, data l’età del giovan impertinente…Non era stata la sola volta: davanti alla scritta su un muro ‘W LA GUERRA’ l’aveva interpretata a modo suo a voce alta con ‘ABBASSO LA GUERRA’ offesa al regime subito rilevata da un facinoroso fascista di passaggio che pretese le scuse del nonno Alfredo ex commissario di P.S. e fervente antifascista.Toni era un lettore nato e nella biblioteca paterna aveva trovato una pubblicazione riguardante l’ascesa al potere in Russia del Comunismo che lesse avidamente per poi riversare le idee apprese in un tema in classe in cui si chiedeva invece di tessere le lodi del fascismo, regime amico del popolo. Altre scuse formali di papà Armando che s’era rotto le scatole a dover rimediare alla gaffes del figliolo e così gli impose più rigide regole di comportamento ma come fermare il vento? Volete sapere l’ultima, la più salace:Il paese dove abitava la famiglia era ‘dotato’ di un ‘casino’ o ‘casa di tolleranza’ che dir si voglia alla quale facevano capo non solo gli scapoli ma anche membri sposati di famiglie morigerate naturalmente in assoluto incognito e con la complicità di Lalla, maitresse della casa proveniente da Forlì, da tutti ben conosciuta. Ebbene un dopocena la famiglia M. al completo era seduta all’esterno del miglior bar del paese a godersi le delizie di un buon gelato ben gradito per temperare il calore di un agosto particolarmente caldo. Ad un certo punto, scese da due carrozze a cavalli, entrarono nel bar sei ‘ragazze scortate dalla famigerata Lalla, ragazze che si infilarono dentro i locali del bar. Toni aveva sentito i grandi parlare della ‘quindicina’ del ‘Villino Azzurro’ (il casino) ossia il tempo in cui quelle signorine esercitavano la loro professione per poi trasferirsi in altra casa. Che ti fa Toni, si presenta dinanzi al gruppetto seduto ai tavoli e con notevole faccia tosta : “Benvenute signorie puttane!” Un silenzio di tomba, Toni preso per un orecchio fu portato precipitosamente a casa e oggetto di una punizione corporale. Papà Armando alla consorte Mecuccia (diminutivo di Domenica): “Non si può andare avanti così, non vorrei essere chiamato dal segretario del partito con conseguenze inimmaginabili, ho deciso Toni andrà a studiare a Roma dalla zia Armida  (era la vedova del fratello Alberto capitano di Artiglieria morto di tifo). Col primo treno del mattino mamma e figlio si imbarcarono sul treno Ancona – Roma per approdare dopo sei ore a Roma in via Taranto 8, dimora di sua zia Armida Sciarra e della madre Maria Raffaelli ricca proprietaria terriera vedova di Sinesio, famoso mignottaro, proveniente da Grotte di Castro in provincia di Viterbo. Toni fece presto ad ambientarsi; fu iscritto alla quarta ginnasiale di un istituto in via Cavour, classe mista in cui ebbe la ventura di essere compagno di banco di certa Maria Dottori di famiglia rigorosamente cattolica, bruna, capelli a treccia, viso tondo, decisamente ingenua perché sino alla terza media aveva frequentato un collegio di monache. Naturalmente sin dall’inizio delle lezioni fu il bersaglio preferito di Toni. La baby tutte le mattine, prima di recarsi in classe, si andava ad inginocchiarsi in chiesa come era abituata dalle monache. Non l’avesse mai fatto! Toni riferì la cosa al professor Gatti, anarchico ateo di lungo corso (sempre in lite col professore di religione) che dopo un burbero “Vai a posto” la interrogava a ‘levapelo’. la Dottori la quale anche per l’eccessiva timidezza rispondeva a monosillabi, si  beccava un bel quattro. “La prossima volta invece di andare in chiesa studia di più!” la redarguiva il professore. Finiva qui? No a Toni un giorno saltò l’uzzolo di scrivere una barzelletta ‘zozza’ e di posizionarla nel diario della poveretta che fu sorpresa dal professore Gatti mentre la leggeva, ve la trascrivo: “Tre sorelle mentre viaggiavano in auto ebbero un incidente stradale con conseguenza morte delle tre. Presentatesi a San Pietro furono da questi interrogate: “Tu che hai fatto nella vita?” “L’ho data ai militari.” “Bene in Paradiso per amore di Patria e tu?” “Ho l’ho data ai preti.” “Bene in Paradiso per amor di Dio e tu?” “Io sono vergine.” “Vergine, che hai preso il Paradiso per un pisciatoio, all’Inferno!” Il professor Gattii:“Ah ti dai pure alle barzellette zozze, dal Preside con tre giorni di sospensione.” Stavolta Toni capì la carognata e si recò dal professore per scusare la povera Maria che non c’entrava nulla, ebbe solo un rimprovero orale. Al piano superiore di Toni abitava una famiglia  composta da tre persone: padre Anselmo, non più giovanissimo, proprietario terriero in quel di Pesaro quasi sempre lontano da casa, dalla consorte tedesca Ingrid quarantacinquenne, ancora piacente  e disponibile e dal figlio Alfonso laureato  impiegato in una farmacia in via Nazionale. Toni prese a frequentare il piano superiore anche perché la dama, accanita fumatrice, le offriva volentieri una sigaretta ‘Sport’, la sua preferita. Toni nipote di nonni mandrilli non era da meno in fatto di sesso ma non avendo compiuto il diciottesimo anno di età per frequentare un’casino’ si limitava a ‘zaganelle’ che ovviamente non lo soddisfacevano completamente ed allora… guardava con insistenza la ancor bella Ingrid che, da vecchia volpona, capì la situazione e ogni giorno di più si faceva trovare  sempre più discinta sin quando un pomeriggio aprì la vestaglia e sotto la vestaglia niente o meglio tante belle cose. Toni, impietrito sul divano,  notò il suo ‘ciccio’ aumentare notevolmente di volume e fu ‘investito’ dalla risata divertita di madame. “Vieni da mammina tua, non ti vergognare” e prese ad aprire la patta da cui uscì un cosone. “Cavolo ce l’hai grossissimo per la tua età”e prese a baciarlo ma poco dopo si trovò la bocca ripiena di un liquido caldo che ingoiò senza problemi (evidentemente amava le vitamine). Ciccio restò in armi e frau Ingrid pensò bene di infilarselo nella sua  cosina vogliosa, calda e bagnata, insomma una prima volta da sogno. A quell’età farsi una signora era stato per Toni come toccare il cielo con un dito e la situazione incominciò a ripetersi abbastanza spesso in occasione dell’assenza da casa del marito e del figlio di Ingrid ma…Toni cominciò a dimagrire visibilmente e la zia Armida lo condusse dal medico di famiglia che, dopo una visita accurata, pregò la zia di lasciarlo solo col ragazzo. “Giovanotto ti dai troppo da fare, diminuisci le ‘prestazioni ‘ altrimenti puoi diventare tubercoloso!” Anche frau Ingrid fu portata a conoscenza della situazione e così decise di regalare alla famiglia Sciarra parte della buona carne che il marito portava dalle sue terre, la salute di Toni migliorò notevolmente anche senza rinunziare alle gioie del sesso. Che fine aveva fatto la signorina Dottori? Maritata ad un cattolico integralista in sei anni ‘aveva sfornato’ quattro figli, (due coppie di gemelli) per poi rimanere vedova, non era nata sotto una buona stella!
     
     
     
     

  • mercoledì alle ore 14:02
    *Buon Autunno a tutti*

    Come comincia: La barca dà un brivido morbido mentre corro sulla sabbia,sono sorpresa di vedere le sue vele piuttosto tritate e strappate, le sue strisce bianche e blu, una volta vibranti, svaniscono in un grigio stanco. Mi tolgo gli occhiali e guardo in giro. Quando la luce del mattino, una volta così cotta e pallida, diventava abbastanza nitida per dipingere il paesaggio con ombre? Quando i sentieri, una volta scintillati di sabbia di spiaggia, si trovano ora cosparsi di foglie gialle morbide.
    Sospirando, raccolgo i miei capelli e salgo fuori dalla stanca nave estiva.
    Ogni mezzanotte, il giardino rimarrà in silenzio, la sua orchestra di cicale è sparito.
    Presto gli alberi si stancheranno dei loro abiti verdi e si impregneranno nei vestiti ardenti della caduta.
    Iniziamo il viaggio in un'altra stagione e il mio cuore si avvia con ogni passo che prendo. Passo attraverso i giardini sbiaditi e sorrido, sapendo che saranno presto pieni di cavoli,già ci sono le zucche viola,arancio, azzurre. Dal nulla, un vento agile comincia a ondeggiare sui miei capelli. Il mio passo accelera,intorno ad una curva in strada, si respira una fragranza debole di fumo di legno e cacao caldo,cannella e abete.
    Penso che solo alcuni giorni fa, mi sono seduta nella languidità di agosto sotto quell'abete. 
    Voglio correre direttamente nelle braccia dell'autunno con un sorriso sul viso.
    Chiunque voglia e desideri può unirsi a me?:)
    "Signore è il momento, l'estate è stata molto grande, posa la tua ombra sugli alberi, e sui prati lascia che i venti vadano lenti, gli ultimi frutti che siano pieni e dolci.
    Dà altri giorni caldi meridionali, premi loro per il compimento della dolcezza nel vino celeste ".

  • mercoledì alle ore 10:51
    A L B E R T O

    Come comincia: ‘Nomina sunt omnia’, tradotto: ‘Nel proprio nome c’è scritto il destino di ognuno di noi’ e così fu per Alberto Tànfilo Diotallevi , secondo appellativo ereditato da un nonno paterno. In passato le persone anziane tenevano molto a che il loro nome fosse tramandato alle generazioni successive e così il povero Albertone si trovò nei documenti

  • domenica alle ore 14:21
    2013

    Come comincia: Io non dimentico chi mi ha fatto del bene, ma sopratutto chi mi ha fatto del male. Non dimentico il dolore e le lacrime che mi hanno fatto versare. Non dimentico le persone che mi hanno aiutato/a nei periodi neri in cui non vedevo via d'uscita e che a poco a poco ho cominciato a rialzarmi, grazie al loro aiuto, al loro affetto che mi ha dato la sicurezza per farmi andare avanti. Oggi sono qui in piedi e più forte di prima, alla faccia di chi voleva vedermi distrutto/a, nella vita non si può mai dire sono arrivato è una lotta continua in cui bisogna sempre rimboccarsi le maniche e andare avanti con forza e determinazione. Una cosa è certa chi ha subito il male oggi godrà domani dei suoi frutti, chi augura il male agli altri gli ricadrà tutto addosso!

  • domenica alle ore 14:15
    2013

    Come comincia: Fregatene di quello che dice la gente, non ti curare delle cose che non vanno nel verso giusto. Fregatene di chi invidia la tua vita, lo fa perchè vorrebbe essere al tuo posto e l’unica cosa che gli rimane da fare è puntarti il dito contro e giudicarti, si sà è solo invidia. Fregatene di chi non è capace di distinguere i fatti dalle parole e dice di essere coerente. Fregatene perchè qualsiasi cosa farai troverai sempre chi avrà da parlare, ma tu continua per la tua strada.

  • domenica alle ore 14:14
    2013

    Come comincia: Fregatene di tutto quello che la gente dice di te, lascia perdere le cose andate storte, non curarti di chi invidia la tua vita perchè ti vede felice e vorrebbe stare al tuo posto. Fregatene degli ignoranti, di chi non sa distinguere il vero dal falso, da chi confonde il diritto di parlare con il diritto di sparare calunnie a raffica, di chi vuole a tutti i costi apparire ciò che non è, di chi è falso/a. Devi fregartene perchè qualsiasi cosa tu farai la gente troverà sempre il modo di parlare, di puntarti il dito contro. Devi fregartene, pensare alla tua vita, alle cose che ti stanno a cuore e che devi realizzare!

  • domenica alle ore 13:58
    2013

    Come comincia: Se resto in silenzio di fronte alle provocazioni, se non dò peso alle parole false che pronunciano, se taccio davanti alle calunnie e alle vite che mi attribuiscono e che non mi appartengono, non significa che sia stupida/o o che non sappia come difendermi. Semplicemente sono una persona che ha le palle piene di ascoltare le solite cazzate, di capire a cosa servono certe cattiverie, ma soprattutto ho imparato a regalare la mia indifferenza e il mio silenzio agli stupidi e agli ignoranti.

  • sabato alle ore 17:38
    2013

    Come comincia: Non possiamo costringere nessuno ad amarci. Non possiamo chiedere a nessuno di restare quando vuole andarsene o peggio ancora quando vuole stare con qualcun altro. Questo è l’amore. La fine di un amore non è la fine della vita. È l’inizio di una comprensione che l’amore lascia quando c’è una ragione, ma non ci lascia mai senza averci dato una lezione.

  • sabato alle ore 4:16
    - LA CRESCITA INTERIORE -

    Come comincia: La fiducia che perdi negli altri spesso la ritrovi in te stesso. Poche cose deludono o feriscono quanto una fiducia che viene tradita. E' dolore quello che provi nel preciso momento in cui guardando le tue mani "Pulite" capisci che quelle che stringevi invece, non lo erano. E' senso di impotenza quello che senti quando capisci che indietro no, non puoi tornare e l'unica cosa che dovrai fare è trovare il coraggio di affrontarne le conseguenze. E' proprio in quel momento che senti un po il cuore come anestetizzato e ti dici: "Beh... Passerà"! Invece è proprio quello il momento in cui comincia il peggio. Comincerai a porti domande che non riceveranno mai delle risposte. Ad analizzare situazioni, frasi e comportamenti senza trovarne un giusto senso. Ed è qui che comincerai a sentirti stupido, forse inadeguato e talvolta anche sbagliato. Non sarà facile capire che non è tua la responsabilità, che niente c'è di sbagliato in qualcuno che spinto da un sentimento sincero (qualunque esso sia, di amicizia, d'amore o fratellanza) dona fiducia a chi ha di fronte. Sarà un periodo lungo e doloroso, che affronterai con te stesso, internamente. Un percorso da cui uscirai con i tuoi tempi e sicuramente vincente, ma diverso, sappilo. Così, svegliandoti una mattina capirai che ne sei fuori, che il peggio è ormai passato, ma ancora non sei consapevole in modo totale di cosa dentro ti sia successo. Di cosa dentro te, rimettendo determinati pezzi al loro posto sia cambiato e se sia veramente tornato tutto nel suo posto di "Origine". E' proseguendo la vita, la tua strada che avrai la possibilità di capirlo. Quando essa ti mostrerà che hai nuove reazioni, un diverso modo di pensare ed un sesto senso più acuto e sveglio. Capirai che non guarderai più le persone come un tempo, ma coglierai in loro piccole sfumature che accenderanno in te, possibili avvisi di nuove "Trappole". Noterai la sottile differenza che può celarsi dietro differenti modi di guardare e saprai riconoscere in essi eventuali nuove maschere. Valuterai i modi differenti in cui verrai cercato, quando e quanto sarai cercato e saprai capire se sei solo un momento di "comodo" o una compagnia voluta e desiderata. Nonostante tutto questo porti a pensare che siamo diventati migliori, più attenti, più maturi e più svegli (Ed è anche così, credetemi) c'è anche il rovescio della medaglia. Tuttavia cari miei, malgrado l'esperienza ha portato saggezza e più scaltrezza nelle valutazioni, ha saputo anche accendere in noi paura e durezza. Saremo più svegli, ma anche quelli che scappano al primo "Punto" interrogativo. Saremo quelli che pur provando a fidarsi, inconsciamente spesso faranno un po' "Di tutta l'erba un fascio". Saremo meno stupidi, ma tuttavia a volte troppo prevenuti. Saremo quelli che non saranno più disposti a concedere fiducia sulla parola, ma saremo anche quelli che saranno diventati forse troppo duri con se stessi e soprattutto con gli altri. Perché quando sorge un dubbio, quando qualcosa non renderà serena la vostra mente, tornerete indietro. Ci tornerete, anche solo per una breve frazione di secondo e ricorderete quanto tutto questo vi è costato. Ricorderete il tempo che ci avete impiegato e quanto sia stata dura quella lotta con voi stessi. Vi ricorderete delle lacrime che avete versato, della rabbia, dei perché privi di risposte e di quanto sia stato difficile sentire di nuovo le vostre gambe sicure dei propri passi, la mente leggera e quella sensazione di essere finalmente tornati a far entrare aria nei vostri polmoni dopo un lungo periodo di apnea. Avverrà tutto in un secondo, ma sarà un secondo intenso. Un secondo che procurerà scompiglio in voi stessi e vi porterà a pensarci bene, prima di mettere nuovamente a rischio ciò che (quasi) con il "Sangue" avete pagato. Farete questo percorso più volte nella vita. Lo farete più volte perché purtroppo ancora vi succederà che verrete traditi, feriti, che sbaglierete a valutare le persone ecc... Ecco che quindi ricomincerete da capo... Superare il momento, rimettere tutti i pezzi in ordine, scoprire la rinascita e i cambiamenti interiori che essa ha portato. Riprendere il cammino e scoprire i progressi dell'esperienza ed eventuali cambiamenti che può aver portato all'interno della vostra personalità. Forse fino a qui ci siamo arrivati tutti, me compresa. Adesso mi trovo di fronte allo scalino successivo. E' si... Perché non finisce qui. Lo credevo anch'io. L'ho creduto ogni volta che mi sono rialzata, ma non è esattamente così. Adesso dovrò con coraggio, in parte "Scombinare" nuovamente me stessa per tornare qualche passo indietro nella mia crescita interiore. Mi trovo a dover smussare gli angoli in cemento armato che tutti questi procedimenti hanno formato. Sono angoli che proteggono me forse, ma che possono ferire persone che non hanno colpe. Angoli taglienti, pronti a schierarsi per andar a coprire i miei punti più deboli. Si, lo so... Sono la mia difesa, una difesa che mi è costata tempo, fatica e dolore, ma bisogna adesso riuscire a dare la giusta forma a questi angoli. Bisogna che adesso, io conoscendoli e conoscendomi bene, impari a dosarli in modo giusto ed equilibrato e in alcuni casi anche a saperli domare. Ecco, credo che questo sia veramente l'ultimo passaggio di un processo sorprendente di crescita interiore. L'ultimo "capitolo" che dobbiamo scrivere in noi stessi, all'interno di quel "Libro" che è la nostra personalità. Questo farà in modo che noi possiamo raggiungere il giusto equilibrio emotivo, psicologico e fisico. 
    ---
    Ci sono molti altri processi di vita per la crescita interiore, io ne ho raccontato "UNO" dei tanti in base al mio percorso e alla mia di esperienza. 

  • venerdì alle ore 18:11
    Ritorno alle radici

    Come comincia: Ero appena tornato da Torino. Dopo quella telefonata di mio padre due giorni prima, avevo passato ore d’inferno in quella città fredda del nord. Avevo percorso freneticamente avanti e indietro il corridoio del bilocale in cui vivevo nella periferia di quella grigia città industriale, decine e decine di volte, nervoso. Agitato. Pensando a mio nonno, alla sua amata terra, ai suoi alberi, a quello che di poco gli era rimasto e a come si potesse sentire in quei momenti solo in masseria, senza più neanche nonna a calmarlo e tranquillizzarlo. Dovevo assolutamente scendere in Puglia ed  essere al fianco di mio nonno in masseria.
    Così feci.
    In una  fumata di sigaretta avevo prenotato un biglietto per tornare giù, senza esitare un momento. Il viaggio durò un attimo in realtà, fu un viaggio veloce, se veloce si può definire un viaggio in bus di dodici ore. Ma  ero già lì,  seduto sul mio solito muretto a secco che divideva la masseria del nonno da quella di zio Giuseppe morto qualche anno prima. Ero seduto sul mio solito pezzettino di muretto a secco, quello che sin da piccolo era diventato il mio personalissimo punto d’osservazione sul mondo che mi circondava. Nessuno ci si poteva sedere o avvicinare perché ne ero gelosissimo. Da lì si riuscivano a vedere tutti gli angoli della masseria, non sfuggiva nulla al mio occhio attento. Riuscivo a vedere anche gli anfratti più nascosti accovacciato su quelle pietre.
    Ora però Il mio sguardo da bambino innamorato della sua terra si era fatto adulto. Avevo lasciato la mia amata Puglia, quella che mi saziava ogni giorno, per seguire un sogno. Un capriccio per i miei. Volevo studiare cinematografia, mi ero iscritto da qualche anno ad un corso di laurea a Torino appunto,  ma in realtà ero chiuso in un call-center da otto mesi per riuscire a sopravvivere lì al nord e non pesare sulla già traballante economia familiare.
    Mi mancava la terra rossa sotto i piedi però, sono sincero. Quella terra rossa che profumava di fichi d’india, delle polpette al sugo della domenica. Mi mancava mangiare i fichi ancora acerbi direttamente dall’albero. Assaggiare il loro latte aspro appena staccati dalla pianta. Mi mancava correre per ore in mezzo al grano più alto di me. Mi mancava il vento addosso, quel vento che portava con se tutto il gusto di una terra bellissima. Mi mancava guardare il nonno raccogliere le olive, la nonna cucinare il pane fatto da lei nel forno a legna proprio fuori il casolare. Ricordo come fosse oggi l’odore della farina, della legna bruciata, dei panetti appena sfornati e lasciati a raffreddare sul marmo bianco del tavolo in legno che era in veranda. Mi mancava assaggiare i pelati caldi appena cotti da zia Anna, ci immergevo le dita senza che nessuno se ne accorgesse. Mi mancava il vino bevuto di nascosto dietro la grande poltrona che puzzava di naftalina piazzata proprio  di fronte al camino. L’uva  rubata sotto il filaro.  Inseguire le lucertole con mia sorella Giovanna. Mi mancava contare tutti gli ulivi del nonno messi in fila di fronte a me. Erano tantissimi, bellissimi. Secolari. Il nonno ricordo ancora che spesso mi raccontava la loro storia e che alcuni di quegli alberi erano lì da centinaia di anni. Mi mancava tutto questo e tanto altro ancora. Tanto tanto altro ancora.
    Ero seduti lì, sul muretto a secco fatto di pietre pugliesi, ben incastonate nel paesaggio, il mio personalissimo punto di vista sul mondo che mi circondava, e non sentivo la stanchezza di un viaggio fatto in fretta e furia, preoccupato per mio nonno. Ero seduto lì a guardare quello che succedeva ma in realtà ero tornato indietro con gli anni e mi ero isolato nei miei ricordi di bambino felice e sazio della sua amata terra, dei suoi mille odori, delle sue fragranze tutte diverse, dei suoi colori,  quelli che mi nutrivano ogni santo giorno, con la loro storia,  il loro gusto.
    Ero tornato  quello che amava la ricotta forte e i pomodorini freschi sulle bruschette calde della nonna. Le melanzane sott’olio, i carciofini freschi. Sarei dovuto tornare il lunedì successivo a Torino ma quello era l’ultimo dei miei pensieri in quel momento. L’ultimo dei problemi.
    <<Cosimo, Cosimooo>> gridò Giovanna. Tutto d’un tratto,  e di colpo tornai a quella triste realtà che era proprio sotto i miei occhi adulti ormai, abbandonando i ricordi d’infanzia. Una realtà fatta di troppe “x” rosse sui tronchi d’ulivo secolari del nonno, tornai a guardare le lacrime grosse che vedevo scendere sul suo viso rigato dal del tempo. E allora: << Dimmi Giovà dimmi>> risposi indispettito.
    <<Dimmi dai>> continuai.
    Lei si avvicinò in fretta, appoggiò le labbra vicino al mio orecchio e disse:  << Papà mi ha detto che qualcuno ha deciso di fare un cordone umano intorno e a difesa degli ulivi del nonno. È l’unico modo per non far abbattere gli alberi. Che facciamo?>>
    << E secondo te che dovremmo fare? Facciamolo>> risposi.
    Poi continuai: << lo dobbiamo fare senza esitare un attimo, senza pensarci troppo. Facciamolo>>
     
    Volevano abbattere tutti gli ulivi del nonno. Dicevano fossero tutti infetti, malati. Da abbattere. Ma a noi tutti personalmente mai nulla era successo mangiando i frutti amarognoli di quegli alberi, mai  nulla ci era successo giocandoci sotto, mai  nulla. Niente di niente.
    E allora sarebbero passati sul nostro corpo per commettere quello scempio. Senza dubbio alcuno sarebbero dovuti passare sui nostri corpi per tagliare gli ulivi.
    Volevano ammazzare i nostri alberi, i nostri avi, la nostra antica storia di Puglia. Volevano far diventare un posto incantevole fatto di verde e fresco, una distesa di sterpaglia secca. Dove solo il sole caldo avrebbe potuto far capolino ogni tanto. Volevano trasformare il posto in cui i miei occhi felici di bambino si cibavano ogni giorno, in un cimitero di terra rossa. Rossa come il rosso sangue che si era gelato nelle vene di mio nonno. Rossa come le “x” su quei tronchi che profumavano di storia, che trasudavano amore e ricordi.
    Non sarebbe successo. No. Non sarebbe successo.
     
    Così facemmo.
    Ci schierammo a difesa degli ulivi del nonno che poi in realtà erano di tutti, di una intera comunità. Diventammo un cordone umano intorno alla nostra storia. Un cordone fatto di uomini, donne, bambini. Fatto di giovani e anziani, di amore e di rabbia. Tutti diversi ma tutti uguali. Diventammo un muro difficile da abbattere anche per le istituzioni. Una decina di ragazze che neanche conoscevo, sedute all’entrata della masseria proprio di fronte alle ruspe che avrebbero dovuto abbattere gli ulivi iniziarono lo sciopero della fame e della sete. Ne ricordo benissimo una, molto bella. Non che le altre non lo fossero ma lei aveva qualcosa in più. Era vestita con un pantalone di lino coloratissimo e largo, tipo quelli che usano le donne africane, indossava delle ballerine rosse e una camicia a fiori gialli. E poi, e poi aveva dei capelli bellissimi. Rosso ruggine così  come le lentiggini in volto. La cosa mi colpì perché pensai a quanto può essere buffo il mondo. Come può cambiare il modo di vedere rosso. Nello stesso posto erano presenti due tipi di rosso molto differenti tra loro. Un rosso bellissimo (il suo) e un altro rosso, molto più brutto e cattivo. Il rosso delle “x” segnate sugli ulivi da abbattere. Altri ragazzi  invece, quelli dei centri sociali della provincia, con rami d’ulivo in mano cantavano e inneggiavano in difesa degli alberi. Senza mai fermarsi, mai.
    A noi poi, inaspettatamente si unirono politici, sindaci e gente comune da tutta la regione. Tutti uniti per uno scopo comune. La difesa e la sopravvivenza della nostra storia. Perché quegli ulivi non erano semplici ulivi. Erano a tutti gli effetti nostri parenti. Nostri anziani parenti. Parenti che ci avevano abbracciato negli anni e che mai ci avevano tradito. Mai. In nessun modo. In nessun modo. E mai lo avrebbero fatto.
    Ci riuscimmo. Sì ci riuscimmo. Tutti, nessuno escluso.
    L’abbattimento fu da prima rimandato a data da destinarsi e poi definitivamente cancellato.
    Avevamo vinto tutti. Tutti assieme.
    Tornai a Torino qualche settimana dopo, ma solo per raccogliere tutte le mie cose, rassegnare le dimissioni in quello squallido e freddo call-center del nord. Tornai a Torino solo per quello e fu una cosa indolore. Tornai nella mia Puglia più felice di prima.
    Felice come quel bambino seduto sul muretto a secco fatto di bellissime pietre pugliesi, ben incastonate tra loro e con il paesaggio intorno, che divideva la masseria del nonno da quella di Zio Giuseppe.
    Ero seduto sul mio solito pezzo di muretto a secco che era il mio personalissimo punto di vista sul mondo che avevo d’avanti e mi cibavo dello spettacolo che vedevo. Gli alberi grandi, quelli piccoli. Il grano che ondeggiava felice al vento caldo del sud, i filari d’uva, la gente che lavorava in campagna, due cani che si rincorrevano tranquilli nella terra rossa e profumata. Tutti gli odori e i sapori che ricordavo erano tornati più vivi che mai. Li sentivo forte tutto intorno e addosso. Ne ero felice. Felicissimo.
    Vidi tra le pietre una lucertola, chiamai Giovanna che era a pochi passi da me a raccogliere i pomodori: << Giovaaaaà la lucertola. Giovaaaà>> e iniziammo una corsa veloce all’inseguimento di quella lucertola innocente. Come quando eravamo bambini. Come quando eravamo piccoli piccoli in quella grande masseria.
    Ero felice, eravamo felici. Ero sazio.
    Ero sazio della mia terra che da sempre mi aveva cibato e che sempre lo avrebbe fatto.
    Mi chinai e raccolsi un tocco di terra morbida e lo gettai al vento di Puglia. Il mio vento. Nella mia fattoria.
     

  • venerdì alle ore 17:43
    2013

    Come comincia: Le persone piangono povertà e poi le vedi buttate nei ristoranti e pizzerie. Piangono povertà e girano con l'iphone. Piangono povertà e le vedi in giro con abiti firmati. Piangono povertà e le vedi con unghie e capelli rifatti e con una bella macchina. Io l'unica povertà che vedo è quella dei veri valori, è quella di quei principi sani di una volta. Quei valori che facevano di una persona educata e gentile con tutti, quella persona umile che non ti guardava dalla testa ai piedi per criticare, ma ti guardava negli occhi.

  • venerdì alle ore 11:38
    2010

    Come comincia: Scusami… se un giorno raccontando della mia vita… parlerò anche di Te. Di te che mi hai sempre regalato un sorriso, di Te che mi hai sempre portato il sole nei giorni di pioggia, di Te che mi copri tutto il male con la tua dolce voce, di Te che sei una persona semplice, ma per me sei tutto, di Te che vorrei essere solo tua, di Te che nonostante gli anni che passano mi fai star bene, di Te che non hai paura di essere così come sei… di Te che sei vero/a, di Te che per me sei tutto.

  • venerdì alle ore 8:55
    DOPO IL DOLORE L'AMORE

    Come comincia: Alberto era in dormiveglia, un cono di luce filtrava dalle tapparelle, tutta la notte passata a rivoltarsi nel letto, squillò il telefono. La cornetta cadde per terra, nervosamente la recuperò, una voce maschile: “Sono il dottor Basile medico di guardia del ‘Papardo’ è lei il signor Alberto M.? “Sono io mi dica. “ “Vede io…” “Non la faccia lunga mi dica le novità su mia moglie!” “Purtroppo…è deceduta, condoglianze.” La cornetta impattò violentemente contro il muro, questo fu l’unico gesto di Alberto; stette cinque minuti immobile  poi telefonò al suo amico Franco:”Mara è morta, non ho voglio di rivederla, vieni a casa mia.” Franco aveva le chiavi della porta d’ingresso, si sedette su una poltrona in attesa di… “Voglio ricordare mia moglie da viva, questo è un assegno in bianco, provvedi con le pompe funebri e l’annuncio sul giornale e tutto il resto, agli amici che verranno domani in chiesa dì che sto malissimo e che il dottore mi ha praticato delle iniezioni calmanti ma che non sono in grado di uscire, questa è la chiave della mia cappella al cimitero. Franco si congedò con un segno della mano, si conoscevano troppo bene, tra di loro non c’era bisogno di parlare. Alberto era maresciallo della Guardia di Finanza di stanza a Messina, Franco I., più giovane di venti anni, rivestiva il grado di brigadiere, più che amici erano come padre e figlio. Alberto anni prima, per non essere trasferito continuamente per sostituire i colleghi in licenza, si era inventato la professione di fotografo ufficiale della Legione di Messina nel senso che, pratico di foto sin da bambino, aveva però bisogno di essere formalmente nominato ‘capo laboratorio fotografico’. Presentata la domanda, fu chiamato a Roma per l’esame e ritornò a Messina con un sorriso a trentadue denti mostrando al Maggiore Fava S., Aiutante  Maggiore, l’attestato. “E con questo che vuol significare?” “Niente più trasferimenti, lo prevede la circolare 6.000 del Comando Generale, posso offrirle da bere?” La presa per il c. era evidente, il maggiore, nero in viso (non aveva mai avuto molta simpatia per Alberto molto probabilmente perché piccolo, brutto e antipatico al contrario del suo interlocutore) congedò Alberto con un segno della mano. Il problema sorse nei giorni successivi quando al suo normale lavoro di capo sezione si aggiunse quello di fotografo che si esplicava anche con voli sugli elicotteri per cercare di localizzare piantagioni di droga e sulle motovedette per fotografare natanti sospetti, oltre che per ritrarre gli arrestati e riprendere cerimonie ufficiali, e così si guardò intorno per avere un aiuto. Da sempre convinto che i paesani sono, per motivi contingenti più furbi dei cittadini, scovò fra i suoi dipendenti un brigadiere appunto Franco  I. il quale: “Maresciallo non ho mai preso in mano una macchina fotografica.“ “In due mesi sarai più bravo di me.” E così iniziò l’amicizia fra i due. Franco era originario di Giampilieri Superiore, un mucchio di case abbarbicate su una montagna distante da Messina venti chilometri, Alberto aveva preso l’abitudine di passare il week end in quella frazione portando con sé la consorte Giada S. che fece subito amicizia con la moglie del brigadiere, Maria C. e le due figlie Melania ed Antonella di anni sette e cinque, due ragazzine socievoli. Alberto e Giada ormai avevano preso la cittadinanza Giampilierota, lì passavano con la consorte la maggior parte delle feste fra banchetti e bevute insieme ai parenti dei due anfitrioni.
     Il giorno successivo del luttuoso evento Alberto chiamò il portiere e gli chiese se gentilmente poteva andare a comprare la Gazzetta del Sud, nei necrologi apparve per prima la foto di Giada (chissà dove Franco l’aveva scovata) e le solite condoglianze da parte dell’Amministratore del condominio, dei parenti (evidentemente avvisati da Franco) e degli amici. Franco la sera ritornò a casa di Alberto e fece il resoconto della cerimonia:  col microfono aveva giustificato l’assenza del marito della defunta per un collasso cardiaco e che il medico curante gli aveva proibito di alzarsi dal letto. Alla fine della cerimonia la solita sc. azzi propose di telefonare al vedovo per le condoglianze, nessuno approvò la richiesta e così pian piano i presenti ritornarono nelle loro auto Alberto stava veramente male, quando andò in bagno  vide un viso sconvolto dal dolore, era irriconoscibile, non mangiava da due giorni. La solita vicina intraprendente si rese conto della situazione e si presentò alla porta di Alberto  con due piatti fumanti: “Se lei non mangia seguirà presto sua moglie, venga in cucina le faccio compagnia.” Arianna era toscana, una bella bruna piuttosto alta, viso sempre sorridente e dal corpo atletico (era professoressa di ginnastica). Alberto a occhi chiusi nicchiava, Arianna usò le maniere forti: “Ho capito la imboccherò io, apra la bocca,” sembrava una maestra con un alunno recalcitrante. “Ho capito come farle aprire la bocca, lo baciò a lungo cosa che Alberto non si aspettava ma non protestò. Alla fine del pranzo Arianna si presentò a tavola due caffè fumanti: “Ora la vedo meglio. Le offro una  Turmac ovale, le porta mio marito dalla Svizzera, sono eccellenti.” La intraprendente vicina accese due sigarette e ne mise una in bocca ad Alberto che sembrava essersi un po’ ripreso. “La trovo già meglio, le faccio ancora compagnia, mio marito Vanni viaggia su treni internazionali ed oggi dovrebbe essere a Lugano…, siamo sposati da due anni, non abbiamo figli a Vanni dispiace a me…no, non sono nata per fare la madre. Le porterò qualcosa di leggero per cena ed anche del buon Chianti, vada a riposarsi. Alberto come un automa seguiva le istruzioni della vicina, Arianna lo coprì con le coperte e ritornò a casa sua.
    Alle 20 precise si ripresentò con la cena: un pollo novello con patate ed una cofana di verdure varie e del pane sciapo toscano. Alberto anche se di malavoglia mangiò qualcosa e si fece convincere a bere del buon Chianti, Arianna riempiva il bicchiere e lui…lo svotava sinchè si sentì un po’ brillo. “Ora a letto, il pigiama l’ha addosso si infili sotto le coperte, le farò un po’ di compagnia se non le dà fastidio…Alberto si addormentò ma ad un certo punto percepì  qualcosa sul suo volto, Arianna lo sbaciuccava: “Spero che così si rilassi, ne ha proprio bisogno. Alberto posò una mano sulle tette, la signora era ignuda per dirla alla toscana e prese una mano del padrone di casa per posizionarla sulla sua cosina vogliosa. ‘Ciccio’ da Alberto sempre considerato un gran zozzone (con la zeta) si alzò prontamente e si infilò sino in fondo in un tunnel bagnato, la baby se la godeva alla grande, Alberto dimenticò il lutto e partecipò alla pugna sin quando madame Arianna:” Mi hai distrutto, fra l’altro ce l’hai più grosso di quello di mio marito, buona notte.” La mattina Alberto si svegliò con una gran confusione in testa, in tre giorni si era ritrovato vedovo e si era fatto la vicina di casa, i morti si piangono ma i vivi… Alberto per le feste di natale fu invitato a passarle a Giampilieri, l’ultimo dell’anno c’erano i genitori di Franco e quelli di Maria oltre a vari amici. Non aveva molta voglia di ballare ma, dietro in insistenze della padrona di casa accettò , c’era una vecchia canzone di Sinatra, lenta e piacevole, forse un po’ troppo perché Alberto si mise in crisi, quello zozzone di ‘ciccio’ al contatto col corpo di Maria  aveva alzato la testa e non solo quella e l’interessata se ne era accorta ma fece finta di nulla. Alberto si scostò prontamente, le mogli degli amici sono come gli angeli, non hanno sesso o meglio non dovrebbero averlo! Franco da buon paesano e ‘sun of a bitch’ se n’era accorto, invitò il suo superiore ed amico a bere del buon Lambrusco che Alberto stesso aveva portato.“Che ne dici se domattina andiamo a caccia insieme?” “Non ti offendere ma preferisco ritornare a casa, ciao a tutti.” La ‘Giulietta’ Alfa Romeo, vecchia sua compagna di viaggio, lo portò nel garage sotto casa, era chiuso ma lui aveva le chiavi che il padrone, per rispetto della divisa, aveva dato solo a lui. Arrivato con l’ascensore al piano si trovò davanti Arianna e Vanni i maschera che si recavano nel piano superiore in casa di amici. “Signor Alberto venga con noi, oggi è l’ultimo dell’anno, io e mio marito la preghiamo…” (Si lei E suo marito! )
    Alberto di fece convincere. Sulla porta i cognomi Guttadauro e Vaccaro.
    Il padrone di casa si appropinquò a mano tesa, Alberto gliela strinse: “Grazie dell’invito signor Guttadauro.” “Io mi chiamo Vaccaro, Calogero Vaccaro,  mia moglie è una Guttadauro, nome Susanna. Il cognome Vaccaro era più consono alla figura tozza e non fine del padrone di casa ma la dama…Un finto baciamano : “Madame Susanna…”La signora aveva un sorriso smagliante, dalla figura fine emanava signorilità, domanda di Alberto a se stesso: “Come e perché aveva impalmato quell’uomo rozzo?” Risposta “Fatti i fattarelli tuoi!” Susanna offrì ad Alberto una coppa di spumante: “Io sono patriota e preferisco i nostri vini a quelli francesi, cin cin.”e poi “Lei è un uomo di classe, non mi dica che non si è posto la classica domanda perché…” “Madame lei è uno splendore, glielo dice un fotografo, avere lei come modella il più grande desidero di ogni schiaccia bottoni come me, le domande le lascio al Pubblico Ministero.” “Lei è un magistrato?” “No un maresciallo della Finanza. “ Allora avrò il piacere di vederla in divisa, dovrebbe stare molto bene.” “Per ora sono un po’ giù di fisico e di morale, non appena riprenderò servizio… Non vorrei che suo marito vedendo che l’ho monopolizzata…” “Calogero, che come vede non fa onore al suo nome…e per il resto…” “Ho capito, ho frequentato il classico.”Alla fine della serata: “Alberto, mi permetto di darle del tu, siamo più o meno coetanei, mio marito insegna scienze dell’agricoltura a S.Agata Militello, io lingue al Tommaseo di Messina, avremo modo di rincontrarci a fare un po’ di conversazione.” Dallo sguardo di Susanna si capiva che la conversazione aveva un altro significato. Dopo dieci giorni, una mattina Alberto aveva chiamato l’ascensore al suo piano, una voce femminile sopra di lui:” Mi da un passaggio?”Era Susanna, forse l’aspettava ma… “Bon  jour madame vous etes merveillieux.” “Parla bene la lingua francese.” “A Domodossola ho conosciuto Arlette, francese,  molto brava con la lingua…mi scuso per la volgarità, non era mia… “ “Tempo addietro a Carosello c’era una pubblicità di un dentifricio che recitava: ‘Con quella bocca puoi dire ciò che vuoi…y compris?” Alberto prese sotto braccio Susanna, emanava un profumo di classe. “Mi sto ubriacando ma tu non devi andare a scuola? “Sono in malattia per cinque giorni, ho detto a mio marito che desidero star sola per vari giorni, non ti meravigliare per la mia faccia tosta: ho cambiato il mio destino a sedici anni quando dopo una serata, piuttosto brilla ho incontrato Lillo ed è venuta fuori Stella, ora è a Bologna all’Università.” “La tua storia mi ricorda quella del romanzo “Lady Chatterley.” “Andiamo, se vuoi, nella mia casa al mare ad Acqualadroni, è alla fine del paese, nessuno di disturberà, faremo il bagno, se non hai il costume ne userai uno di mio marito.” Casa moderna di buon gusto, due piani, sotto cucina e sala da pranzo, sopra due camere da letto con relativi bagni. In due pezzi Susanna era uno spettacolo, malgrado i suoi circa quarant’anni poteva fare la modella. “Non pensare che io porto qui qualsiasi maschietto, sono di gusti molto difficili e non amo i rozzi, tu sei perfetto poi vedremo…” “Alla pugna ed al cimento sempre arditi alla vittoria…” “Che razza di canzone è, mai sentita.” “È l’inno dei finanzieri che in un certo campo godono di molta buona fama.”
    Il bagno non vi fu, in compenso madame dimostrò tutta la sua bravura in campo erotico, senza volgarità ma con tanto impegno. La solita affermazione alla quale Alberto era abituato: “Quanto ce l’hai grosso non vorrei…” “Sono delicato e così madame provò le gioie di un Fiamme Gialle.” “Lo ricorderò per sempre, sono bene che la nostra storia non ha futuro, vorrai risposarti ma per ora mi ti godo io!”Più chiaro di così! Pranzo frugale e poi a letto per un riposino, si fa per dire. I cinque giorni passarono in fretta, nel rientrare a casa Alberto e Susanna incontrarono le due signore che erano state ..in confidenza con Alberto. “Che bella coppia, auguri! Marianna se la poteva risparmiare ma la gelosia…Gli impegni lavorativi di Alberto e di Susanna impedivano loro di vedersi, poi Susanna si beccò una fastidiosa sciatica per cui…Nel frattempo Alberto, ripreso servizio, conobbe un Tenente femmina del Nucleo di Polizia Tributaria, spesso erano insieme per motivi di servizio: Alberto scattava foto agli arrestati e compilava le schede segnaletiche, Giada F. molto bella anche senza trucco era longilinea, alta, simpatica ed espansiva ma entro certi limiti, che Alberto si guardava bene di non attraversare, gli piaceva molto e non voleva che la baby si allontanasse da lui. Giorno per giorno cominciarono e parlare delle loro situazioni, si diedero del tu anche se c’era un differenza di grado. Ambedue avevano avuto batoste dalla vita, Alberto con la morte della moglie e Giada una storia d’amore finita male. Una cena sul lago di Ganzirri al ristorante ‘il pescatore’. Si presentò il padrone corpulento chiacchierone: “Buona sera ai signori sono a vostra disposizione, scusi maresciallo ma non l’avevo riconosciuta.” Francesco questa è il Tenente Rossi della Polizia Tributaria,e per questa sera sarai costretto ad emettere tutte le ricevute fiscali.” “Lei lo sa che non sono un evasore, mai qualcuno è andato via senza ricevuta!” “E quando vengono sessanta persone e ne fai una per trenta?” “Marescià lei mi vuole rovinare la serata…” “Lascia perdere siamo fuori servizio: io voglio lo cozze sgusciate in brodetto, un’insalatona grossisima con cipolla, no questa sera senza e poi fritture varie e gamberoni, solita Ananas e caffè, tu Giada? “ “Stesso menu.””Giada ti piacerebbe finire la serata a casa mia con la speranza che non ci chiamino per qualche servizio.””Sguardo perplesso delle baby.”La mia era una proposta senza secondi fini…” “Dalla a bere ad un’altra, conosco il tuo tipo, d’accordo ma non aspettarti…” “Io non aspetto ma spero come diceva una certa canzone..” Posteggiata la Giulietta in garage aspettavano che l’ascensore, occupato, arrivasse in garage e…sorpresa sorpresa scesero Arianna e Susanna: un gelo improvviso sin quando Susanna: “Auguri maresciallo, a quando le nozze?” Nel sottofondo una nota di sarcasmo.  “Non dipende da me, le manderò l’invito.” A casa Giada: “Ni puoi dare una spiegazione?” “Senti ancora non ci conosciamo a fondo, io preferisco avere rapporti improntati alla massima sincerità anche se spiacevole…”Anch’io e quindi?” “Dopo la morte di mia moglie le due signore mi hanno, come dire, consolato ma tutto è finito, sono sposate ed io non voglio grane.” Un cenno di assenso da parte di Giada. La loro storia naturalmente venne a conoscenza di tutta la caserma, Al maggiore Fava non parve vero inchiap…si il buon Albertone, riferì la questione al Colonnello Comandante il quale decise, d’accordo con Comando Generale di trasferire il Tenente Rossi  alla Compagnia di Milazzo il cui capitano era in convalescenza. Alberto e Giada non se la presero più di tanto, fra di loro era ‘scoppiato’ il classico amore, un sentimento profondo che riesce a farti superare tutte le difficoltà. I due si vedevano regolarmente a Messina o a Milazzo. Dopo due anni Alberto e Giada misero su uno studio di consulenza tributaria a Milazzo, mandarono le partecipazione di nozze oltre che agli amici anche, per sfottò, al maggiore Fava per fargli mangiare un po’ il fegato!
     

  • 14 settembre alle ore 23:40
    2012

    Come comincia: Se ho sofferto, se ho pianto, se ho lottato, se ho aspettato il momento giusto, non è stato vano e inutile ho saputo sfruttare al massimo le occasioni della mia vita. Tutto quello che possiedo, ho dovuto sudarmelo non mi hanno regalato nulla. Ho preferito mettermi in gioco , lottare per vincere, certo non sono inferiore a nessuno, ma non ho neanche superiori.

  • 14 settembre alle ore 23:35
    2012

    Come comincia: Vuoi sapere cosa devi fare per vivere la vita al massimo ed essere felice? Devi svegliarti la mattina senza lamentarti. Devi sapere che meriti di sorridere. Devi sapere che stai facendo la cosa giusta, non importa cosa. Devi fare ciò che vuoi senza guardare quanto sia stupido farlo. Si tratta di essere te stesso/a, perché nessuno può dirti che quello che stai facendo è sbagliato.

  • 14 settembre alle ore 23:18
    2010

    Come comincia:  Lo dedico a te che stai leggendo, a te che hai mille pensieri, a te che hai voglia di una parola dolce e di mille piccole attenzioni. Lo dedico a te che sembri felice anche quando dentro non lo sei, a te che mi vuoi bene, a te che sei speciale e non ti viene detto molto spesso, lo dico proprio a te: "Io ci tengo a te e ti sarò sempre accanto, anche quando non mi vedi, io ci sono, perchè Ti Voglio Bene!"

  • 14 settembre alle ore 23:12
    2013

    Come comincia:  La consapevolezza che l'amicizia sia più grande dell'amore non l'abbiamo quando, intorno a noi, ci sono amici veri e onesti, ma ce ne rendiamo conto quando, qualcuno che abbiamo sempre pensato fosse amico, ci ha pugnalato alle spalle. Quando un amico rompe la fiducia, fa più male di un amante che ci ha tradito, ed è lì che comprendiamo che, l'amicizia, è più importante dell'amore. Mentre cerchiamo di capire la profondità del nostro legame emotivo, quelli che dicevano che sarebbero rimasti, se ne sono già andati. Un amore infedele mette in pausa il cuore, ma un amico indegno procura lividi alla tua anima.

  • 14 settembre alle ore 23:07
    2011

    Come comincia: Questa è per te che hai sempre saputo cavartela anche quando non ce l'hai fatta, hai saputo ritrovare la speranza. Per te che piangi per colpa di qualcuno. Per te che cadi e a poco a poco ti stai rialzando. Per te che hai coraggio da vendere e quando hai trovato chi ha provato intralciare la tua strada non gliel'hai permesso. Per te perchè tutto quello che possiedi hai saputo guardagnartelo e non devi ringraziare nessuno, per te che non molli mai e sei fiero/a di essere ciò che sei !

  • 14 settembre alle ore 23:05
    2011

    Come comincia: La persona speciale è quella che non sa di esserlo… che in ogni cosa che fa ci mette il cuore..che non dà con lo scopo di ricevere, ma per il solo gusto di vedere gli altri sorridere..che gioisce per i successi di chi vuole bene..e asciuga quelle lacrime che nessuno vede…è una perla…e come tale resta rara e preziosa..Se un giorno dovessi incontrarla tienitela stretta.

  • 14 settembre alle ore 23:05
    2011

    Come comincia: La vita è strana ci fa conoscere momenti belli e momenti brutti. Ci fa incontrare persone intelligenti che danno molto con poco, ma ci mette davanti anche stupidi che si lasciano condizionare da altri più stupidi, che se fossero capaci di pensare con la propria testa verrebbero sicuramente più apprezzati. Io non sono il tipo da farmi condizionare dalle opinioni altrui, nè giudico o mi faccio idee strane solo per sentito dire, ma faccio quello che mi dice la mia testa, credo a quello che i miei occhi vedono e agisco di conseguenza. Ho imparato a non aver paura delle malelingue, nè a temere i cento coglioni che gli credono !

  • 14 settembre alle ore 23:00
    2012

    Come comincia:  Impossibile per me dimenticare una persona che mi porto nel cuore, è difficile per me dimenticare due occhi mi piacevano e che ho fissato per lungo tempo, non posso dimenticare un bacio dato in un momento particolare. Queste cose le porterò nel cuore e nella mia mente perchè sono gesti spontanei che non ho cercato, che non ho aspettato. E’ facile dire passerà, con il tempo sicuramente si, quando un altro sguardo incrocerà i miei occhi,quando un’altra mano accarezzerà il mio viso,potrà cancellare per sempre.

  • 14 settembre alle ore 22:59
    2012

    Come comincia:  Il rispetto non fa parte degli egoisti, falsi e ipocriti.
    Il rispetto non è solo una parola. Il rispetto non si chiede lo si da quando lo si riceve. Il rispetto lo porta una persona altruista, capace di mettersi nei panni degli altri, guarda i problemi degli altri come se fossero suoi. Il rispetto fa parte delle persone corrette, sincere e sensibili che sanno cosa significa star male, sanno cosa vuol dire subire una delusione. Il rispetto non ferisce, non usa le persone per i propri scopi, non entra nella vita degli altri per schiacciare qualcuno. Chi porta rispetto non ti fa soffrire. Chi rispetta non ferisce, non delude, non è opportunista. Il rispetto è amore per la vita degli altri, se tutti lo mettessero in pratica invece di predicarlo vivremmo tutti meglio.

  • 14 settembre alle ore 22:55
    2012

    Come comincia: Ho avuto anch’io momenti difficili da superare dove non vedevo via d’uscita . Sono rimasta sola proprio quando avevo bisogno di una persona accanto che mi desse quella forza per andare avanti e ricominciare. Ho vissuto paure e indecisioni, ho pianto, ho ricevuto delusioni e amarezze. Ho un carattere forte è difficile che io dica basta o che arrivi al punto di mollare, preferisco risalire dalle macerie, l’ho sempre fatto e sempre lo farò, dopo mi rimane la soddisfazione di dire “Sono fiera di me”!

  • 14 settembre alle ore 22:52
    2013

    Come comincia:  Questa la dedico a te che come me hai sempre pronto un sorriso da donare a chi ne ha bisogno, a te che trovi la forza anche quando vorresti arrenderti,piangere e mollare tutto. A te che sai cosa ti porti dentro al cuore e quanto hai da dare. A te che ti ritrovi a piangere da sola e ogni volta da sola te le asciughi e riesci a ritrovare la forza. A te che amato sinceramente e hai ricevuto bugie e tradimenti. A te che spesso hai bisogno di piangere sulla spalla di qualcuno o di un semplice abbraccio che ti incoraggi, che ti coccoli, che ti capisca e al tempo stesso ti dica: ” Io ci sono”.

  • 14 settembre alle ore 22:51
    2014

    Come comincia: Ci sono persone che meritano di restarmi accanto, avranno sempre un posto speciale nel mio cuore. Questi amici me li voglio tenere stretti perchè sono persone valide.
    Ci sono quei conoscenti che oltre a due risate e quattro chiacchiere, non potrò definirli amici. Infine ci sono quegli invidiosi, malvagi che si permettono di entrare silenziosamente e in punta di piedi, ma alla lunga la loro identità viene fuori, ecco questi ipocriti troveranno sempre la porta della mia vita sbarrata!