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Racconti

“Scrivere è viaggiare senza la seccatura dei bagagli”
Emilio Salgari


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  • 28 settembre alle ore 16:10
    La bellissima epopea del "Kent Rugby Melito"

    Come comincia: Ormai son passati 40 anni da quando l'epopea del rugby, che in quegli anni '76, '77 e '78, grazie al signor Gino Coco, di Reggio Calabria, titolare del negozio di abbigliamento "Kent", situato all'inizio del corso Garibaldi e coadiuvato da dott. Santo Dattola e dal dott. Antonino Minicuci, portò a Melito una ventata di aria nuova per quanto riguarda lo sport, finì improvvisamente, e finì male perché bisogna avere, anche nello sport, la mentalità abbastanza aperta per far sì che ci si possa distinguere dalle mentalità chiuse. Questo lo dico e l'ho già scritto negli unici due libri che fin'adesso ho pubblicato, dove faccio presente che per vendetta ad un quasi pestaggio ricevuto con una squadra di Pellaro (RC), la mia squadra, il Kent Rugby Melito, fu squalificata per parecchi anni e quindi, per questo motivo, dato che tutti abbandonammo o, come me, partirono per altri lidi per lavoro, questo magnifico sport finì prematuramente confermando come qui da noi spesso capita, alcuni sport nascono, si affermano e poi, per qualche motivo scompaiono. Detto questo, vorrei spendere due parole a riguardo la bontà di quella squadra che, con partite vinte e perse, però avvincenti, ha lasciato un bel ricordo a Melito e nel suo circondario ed anche fuori. Incomincio intanto a far presente che, tra tutti quelli che ci applicammo in quei 3 anni splendidi in quello sport ritenuto da noi strano, perché eravamo del tutto disinteressati, solo io e mio fratello Pietro avevamo praticato un altro sport, il calcio, senza però eccellere e quindi, insieme agli altri cercavamo il riscatto sportivo almeno in uno sport che sembrava violento ma non lo era, se venivano rispettate le sue regole rigidissime. In quella squadra avevamo appreso i primi rudimenti del rugby da un bravo allenatore romano, che aveva militato in squadre di Serie B ed anche allenato nella stessa Serie, il quale c’inculcò in breve tempo e devo dire in modo chiaro tutto quello che serviva per poter giocare ed iniziare il Campionato di Serie C ed Under 23, quello sport per noi fin’allora sconosciuto. La squadra era composta fortunatamente da elementi che, a dire dell’allenatore, erano fatti proprio per amalgamare la squadra ad hoc e cioè: giocatori alti (2° linee), bassi e robusti (1°linee, i piloni ed il tallonatore), bassi e veloci (mediani di mischia), di media altezza e veloci (mediani di apertura, attaccanti o “avanti” ed estremi) e giocatori che raggruppavano in sintesi un miscuglio delle peculiarità di tutti (le 3° linee). La squadra, in base agli schemi impartiteci dall’allenatore, veniva guidata dai due mediani, di mischia e d’ apertura (io, Lillo Sergi o Ninetto Coco e mio fratello Pietro Sergi o Pino Sarica che, in base anche alla nostra fantasia cercavano di aprire una falla nello scacchiere difensivo degli avversari e certe volte ci si riusciva certe volte no anche perché gli avversari erano molto più preparati di noi , avendo essi molto più anni d’esperienza di noi, cadetti alle prime armi che anche se dal punto di vista tecnico-tattico ancora eravamo inferiori, mostravamo una grinta ed una voglia di primeggiare, vincere, fuori dal comune e questo si notava quando, soprattutto il pubblico avversario ci applaudiva a scena aperta. Senza minimizzare gli altri ruoli che erano importanti perché gioco di squadra, il secondo ruolo, diciamo, che più garantiva la forza d’ urto nella conquista della palla e che erano i primi ad arrivare su di essa, essendo situati all’ esterno della mischia, erano le due 3°linee (Mario Lampada, Filippo Scapolla (che copriva spesso anche il ruolo di "pilone"), Pizzimenti (di Reggio Calabria) e tanti altri che si alternavano nel ruolo come Marcello Saitta, Peppe Minniti, Roberto Attinà, Masino Laganà e tanti altri che poi si aggregarono alla squadra il 2° anno. L’altro ruolo anch’esso di forte impatto nella conquista della palla erano i cosidetti “piloni” ed il “tallonatore” (Giovanni Cuzzucoli, Gulino, Gennaro Ambrosio, Franco Saitta) che oltre che conquistare la palla nelle “mischie chiuse”, dovevano arginare anch’essi gli attacchi degli avversari. Poi vi erano le 2° linee, (Roberto Minicuci, Mimmo Sgrò, Giancarlo Liberati ed altri del 2° anno come Santo Cuzzocrea, che erano praticamente i fac-totum della squadra e cioè erano quei giocatori dalle lunghe leve che, oltre a "legare" la 1°linea con le 3° linee nelle "mischie chiuse" per la conquista della palla, saltavano per prendere la palla nelle "touches" cioè nella rimessa laterale da dove poi, anche da lì partiva l'azione d'attacco. Azione d'attacco che veniva eseguita dai giocatori veloci, dai cosiddetti "avanti" (anche io, Ninetto Coco, Benedetto Fortunato (detto Apache), Francesco Schimizzi (detto "Marmitta") Paolo Nucera (detto Pilindio) e tanti altri, anch'essi del 2° anno come Dino Sgrò, Giuseppe Martino e Giovanni Caridi e dall'"estremo" Mario Andrianò (quasi mai infortunatosi e quindi quasi sempre presente) ed anche Romanò (detto Canguro, il quale si cimentava anche come attaccante) praticamente ruolo che fungeva come il "libero" nel calcio, ultimo baluardo alle offensive avversarie). Ecco, questi eravamo in larga parte coloro che hanno lasciato un bel ricordo di quello sport che, anche se non tanto amato per l'impatto visivo della durezza degli scontri fisici ma che per la nostra determinazione su ogni palla da conquistare, abbiamo fatto sì a far conoscere uno sport fin'allora non conosciuto dalla maggior parte della gente melitese e dintorni anche se allora a Reggio Calabria (motivazione principale del Presidente Gino "Kent" Coco a creare la squadra essendo un appassionato di rugby) la squadra della città militava in Serie A con qualche giocatore in Nazionale e qualche straniero di ottimo livello. Bel ricordo che, come detto sopra, si tramutò in brutto ricordo perché, alla fine, non è che noi si abbia fatto una bella figura compiendo la vendetta, dimostrando che nello sport questo sentimento non deve esistere perché sconvolge del tutto il termine "sportivo" che intende che una persona forte, solida e robusta dev'essere un combattente, un lottatore e non un vendicatore e comunque, il rancore, la vendetta non portano a nulla, di qualunque cosa si parli.

  • 27 settembre alle ore 14:20
    PROFESSORI ED ALUNNI PARTICOLARI

    Come comincia: Filiberto Castelli e Oriana Barale erano due insegnanti rispettivamente di lettere e di lingue nativi di Torino ed ivi residenti come si dice in gergo burocratico. I due rispettivamente: trentacinquenne il marito, trentenne la moglie senza figli per loro scelta, non amavano molto la loro città innanzi tutto per il clima che d’inverno portava alla malinconia e per l’apprezzamento del mare che dalla loro città potevano raggiungere dopo ore di auto. Di comune accordo avevano inoltrato domanda di trasferimento al Ministero della P.I. chiedendo di essere inviati in una città di mare. Con l’indispensabile spintarella, furono assegnati alla città ci Ancona dove, con l’aiuto di una agenzia di collocamento affittarono una villetta sul mare in via Fratelli Zuccari, dalla pigione un po’ costosa ma, per fortuna, i soldi non erano un loro problema. Era un luglio afoso ed i due insegnanti passavano la maggior parte del tempo in spiaggia con alle spalle il monte Conero, un posto suggestivo. Oriana aveva attirato l’attenzione soprattutto dei maschietti per le ridotte misure del suo due pezzi ma se lo poteva permettere considerato il suo fisico da modella, anche Filiberto non se la passava male col suo fisico di ‘uomo che non deve chiedere’, insomma una bella coppia. Il 15 settembre furono convocati dal preside del Liceo Scientifico Galileo Galilei, Arrigo Monaci, che dimostrò subito di essere un burbero dando a malapena la mano ai due nuovi insegnanti e: “Vi ho assegnati alla 2^ A, è una classe particolare nel senso che…insomma sono stati tutti promossi perché  figli di…non ho altro da dirvi, ve ne accorgerete di persona!” Filiberto e Oriana non avevano inquadrato bene la situazione: gli alunni erano raccomandati perché figli di papà o figli di persone poco per bene, in seguito l’avrebbero capito. Il primo giorno di scuola fatto l’appello, Filiberto ritenne opportuno iniziare con un ‘pistolotto’: “Voi certamente saprete che oltre all’istruzione ed alla educazione degli alunni, la scuola è impiegata in una costante valutazione dei giovani come incentivo del proseguimento del massimo sviluppo della personalità finalizzata all’orientamento verso una futura scelta di vita.”  Un alunno del primo banco alzò la mano: “Professore lei è nuovo e viene da un ambiente diverso dal nostro, perlomeno di questa classe, il conformismo non è per noi e quindi…” “In parole povere non credete a quello che ho detto, capiamoci subito io e mia moglie Oriana siamo di mentalità piuttosto libera ma dobbiamo conoscere con chi abbiamo a che fare, cominciamo subito, tu che hai parlato come ti chiami?” “Leonardo Famiglini.” “Bene Leonardo, siedi in cattedra al mio posto e parla del programma dell’anno passato per quanto riguarda le lettere, mia materia.” “Professore in tutta sincerità non ricordo gran che…” “Ho capito, per questa volta lo farò io e ho pensato a qualcosa di anticonformista: quello che mi ripeterà bene la lezione che io ho spiegato il giorno prima riceverà un premio!” Una generale battuta di mani, sempre il solito Leonardo: “Professore penso che ci intenderemo, l’insegnante dell’anno passato non riusciva a farci diventare piacevole la sua materia, con lei…” Gli alunni mantennero la promessa, si applicarono completamente allo studio tanto da meravigliare gli stessi genitori un po’ snob che vollero conoscere i due nuovi insegnanti. Il padre e la madre  di Leonardo diedero una festa un sabato sera nella loro villa in zona Barcaglione a picco sul mare, fantastica, a tre piani con annesso giardino e piscina, uno sfarzo di ricchezza ma anche di buon gusto. Era una serata dal clima temperato, gli invitati sciamarono nel giardino e presero a ballare: erano presenti venti alunni maschi ed altrettante alunne femminucce oltre ai padroni di casa e ai due professori. Ti pareva che Leonardo stesse da parte buono buono? Quando mai: “Professore le chiedo il permesso di ballare con sua moglie, ovviamente rispettando le distanze!” “Non mi sembri uno tanto rispettoso delle distanze, in ogni caso mi rifarò con la tua deliziosa mamma mi pare si chiami Gaia.” “È lei, buon ballo.” “Madame, ho ricevuto il permesso di ballare con lei da suo figlio, devo chiedere pure quello di suo marito?” “Non ce n’è bisogno siamo una coppia aperta.” Filiberto passando vicino a sua moglie si accorse che se la rideva a crepapelle, non volle domandarle il perché, solo la signora poteva spiegare quel riso, in fatto era che sul suo pancino si strofinava bellamente un ‘coso’ anzi doveva essere il ‘cosone’ di Leonardo arrapato più di un riccio arrapato. La festa fu un successo, alla fine, tutti i ragazzi e ragazze, un po’ brilli, lasciarono la villa contenti di aver trascorso una bella serata che ebbe le sue piacevoli conseguenze. Un giorno alla fine delle lezioni Leonardo con un sorriso a trentadue denti chiese di due professori di poter parlare con loro liberamente; aveva prenotato un tavolo in un ristorante vicino alla scuola. Finito il pranzo, abbondantemente ‘innaffiato’ da un eccellente Verdicchio dei Castelli di Jesi, Leonardo: “Signori professori, ormai abbiamo acquistato abbastanza confidenza da potermi permettermi di essere franco su un argomento piuttosto delicato. Ho riunito a casa mia tutti i miei colleghi chiedendo loro di impegnarsi nello studio ovviamente nei limiti delle loro possibilità, saremo la miglior classe dell’istituto quando invece prima…la novità sarà portata a conoscenza del preside che, in passato, non aveva nessuna considerazione di noi, ci considerava degli snob che era costretto a promuoverci senza meritarcelo per motivi che non sto a spiegarvi. Se riusciremo nell’intento diremo che è stato vostro merito e voi sarete considerati degli insegnanti modello e segnalati al Ministero della P.I., ci aspettiamo però un premio come da voi promesso. Preferisco non dirlo a voce i desiderata degli alunni, è una questione molto delicata, ho affidato la richiesta a questa lettera che potrete leggere a casa, nel caso non intendiate accettare la desiderata dei miei colleghi basterà che non ne facciate cenno, capirò  la vostra decisione e la comunicherò ai miei compagni.“ Un finto baciamano alla professoressa, una stretta di mano al professore ed ognuno a casa propria. Filiberto e Oriana non riuscirono ad aspettare l’arrivo nella propria abitazione per visionare lo scritto ed in auto Filiberto cominciò a leggere: ‘Egregi professori, abbiamo capito che siete delle persone magnifiche ed anticonformiste non come tutti i vostri colleghi chiusi nella loro mentalità retriva, la nostra richiesta è questa: ogni fine settimana un alunno maschio, il primo sarò io, contatterò sessualmente la professoressa ed una alunna femmina il professore, saranno scelti a sorte fra i richiedenti; tutti hanno giurato sulla cosa più cara che nessuno ne parlerà con altri non facenti parte della scolaresca, credete nella nostra lealtà, spero che…’ Filiberto e Oriana si guardarono in viso senza profferir parola, era in ballo la loro carriera ed anche di mezzo c’era l’aspetto penale per il fatto che alcuni alunni erano minorenni ma, nello stesso tempo, la proposta era eccitante, avevano la domenica per riflettere e decidere. Durante la notte Filiberto e Oriana ebbero un contatto fisico molto eccitante con tanti orgasmi come non succedeva loro da tempo, la situazione prospettata da Leonardo li aveva eccitati al massimo. Il lunedì mattina in aula Filiberto: “Ragazzi vi vedo sotto un altro aspetto, siete abbastanza maturi per capire che, accettando la vostra proposta io e mia moglie ci mettiamo nelle vostre mani o meglio…” Una risata generale siglò l’accordo. Il sabato mattina alla fine delle lezioni in aula c’era come, prevedibile, un clima particolare. Leonardo. “Come d’accordo, quale promotore dell’iniziativa avrò il piacere di essere il primo a …far compagnia ad Oriana, fra le ragazze è stata sorteggiata Elettra, tutti e due a casa dei professori oggi pomeriggio alle sedici, agli occhi degli estranei sembrerà che noi alunni siamo andati a ricevere lezioni private, in un certo senso…”risata generale. Pranzo frugale in casa Castelli e poi preparativi per…Per fortuna oltre alla matrimoniale c’era pure una camera per gli ospiti, ambedue le stanze furono sistemate come pure i due bagni, tutto a posto in attesa… Leonardo ed Elettra alle sedici precise si presentarono con i libri sottobraccio, nessuna curiosità da parte dei vicini, normali alunni per le ripetizioni. Elettra chiese: “Che ne dite di un po’ di musica, possibilmente un lento.” Fu accontentata e poco dopo le femminucce in reggiseno e mutandine i maschietti in slip dove già si notava un bozzo significativo. Il ballo durò poco, i quattro si ritirarono nelle relative stanze. Elettra bruna, altezza media, longilinea ben presto si presentò in costume adamitico con un ‘olè’ e cominciò a baciare il professore ma vista che il partner era già ‘armato’, scese in basso e dimostrò  la fama della provenienza dalla natia Bologna. “Non ti preoccupare prendo la pillola e se ti va andrei anche volentieri contro natura, la mia specialità!” “Si ma non lo dire al prete, non ti darebbe l’assoluzione!” ”Don Bellagamba è il primo ad andare a femminucce e poi io sono atea, niente più discorsi e… all’opera!” La ragazza era scatenata Filiberto si domandò se nella sua classe ci fossero delle vergini ma poi ricordò lo scrittore Stecchetti: ‘Noi siam le vergini dai candidi manti, siam rotte di dietro ma peggio davanti.’ Dopo un’ora: “Elettra, il tuo professore alza bandiera bianca e si riposa.” “Cucciolone mio sei stato un grande, ti farò pubblicità presso la mia colleghe! Andiamo a spiare tua moglie e Leonardo.” Aperto un spiraglio della porta della camera matrimoniale uno spettacolo da Kamasutra: madame a pecoroni riceveva un bell’uccello nel suo popò con gridolini non si sa se di gioia o di…Chiusero la porta, non sta bene spiare le signore. I due riapparvero dopo mezzora con la faccia imbambolata, ce l’avevano messa tutta nel senso che…Gli addii sono sempre tristi ma questo era un arrivederci anche se con altri partner. Ovviamente la notizia era trapelata fra tutti gli altri studenti della classe che accolsero con un applauso i due professori. Dopo Leonardo, per Oriana fu la volta di Samuele, di Tommaso, di Andrea e via via di tutti i maschietti, per Filiberto fu la volta di Aurora, di Isotta, di Selene ed anche per lui della maggior parte delle femminucce. Dopo che gli studenti ebbero ottenuto la maturità scientifica con voti eccellenti, i due professori pensarono che in fondo la loro permanenza ad Ancona aveva giovato a quei ragazzi e quindi la loro missione di educatori era andata a buon fine… Chiesero ed ottennero di ritornare ad insegnare nella loro Torino, un po’ di nebbia non aveva mai ammazzato nessuno!

  • 26 settembre alle ore 8:39
    L'aria di mare

    Come comincia: Che c'è di più bello che arrivare sul luogo prescelto, per piazzare le canne da posta ed insidiare qualche bel esemplare di orata o sarago, mentre il sole fa capolino da dietro qualche pezzo di montagna e mentre un venticello dolcemente ti rinfresca quando, trafelato, incominci ad adoperarti per lanciare in acqua le esche belle fresche e prelibate.
    Te la gusti quell'aria rigeneratrice soprattutto se la notte caldissima t'ha infuso una tal stanchezza da non farti dormire...
    Sì... ci vuole proprio perché ti rianima, così fresca e delicata.
    Sì...mi deliziano tantissimo quei soffi d'aria salata che sanno di mare e mi fanno anche meglio respirare da quando non fumo più.
    Devo dire che quell'aria salmastra sempre portata da un venticello gradevole che ti sferza il viso è anche una bella compagnia perché, anche se solo, non mi son mai, e dico mai, sentito solo.

  • 24 settembre alle ore 8:27
    Il giardino di Ada

    Come comincia: Le onde si infrangevano sui suoi pensieri, come lame affilate… quasi a ritorcersi sul suo ostinato negarsi al passato.
    Ada, come le orme fatue sulla battima, cercava di lasciarsi alle spalle le beffe della vita.
    Era sola, ma non si sentiva tale. Con gli anni e le varie traversie sentimentali che avevano imbastito diverse fasi della sua vita, aveva deciso di allearsi con quell’isolamento, che tutti, specie gli amici e colleghi le rimproveravano.
    In particolare Anna, una sua collega insegnante, le sottolineava con palese dissenso, la sua indissolubile rassegnazione che ormai perdurava da ventotto anni.
    Più volte Ada si era soffermata sul significato del destino, voleva crederci… voleva credere in modo assoluto, nell’incanto dei sentimenti e dei buoni valori che fino ad allora, pochi eletti come i suoi predecessori, avevano avuto l’occasione di vivere.
    L’anno scolastico stava per giungere al termine e lei, da tutti designata come un insegnante un po’ fuori dalle righe, per il suo modo eccentrico e spensierato di insegnare, pensava ad un saluto speciale per la sua terza liceo, che da li a poco si sarebbe approcciata agli esami di maturità.
    Era una classe speciale diversa dalle altre che aveva ereditato precedentemente.
    Molti dei suoi studenti avevano riversato su di lei un insolita confidenza, cercando più volte, attraverso le sue esperienze, di avere risposte esaustive e confortanti sulle loro visioni distopiche.
    Col pensiero, Ada li aveva sempre accarezzati in quel loro dimostrarsi fragili, esageratamente introspettivi e si arrabbiava dentro di se per una società distorta, disgregata da prepotenti confronti esistenziali e da logiche contemporanee preconfezionate per un obbligato quieto vivere.
    Spesso si trovava in difficoltà in quel ruolo di pseudo psicologa, di risolutrice di rebus complicati, ma capiva anche l’importanza del suo riferimento, di quel ruolo salvifico che i suoi studenti le attribuivano.
    Pensava a cosa sarebbe stato di loro, dei loro sentimenti e dei loro sogni…un domani, in una quasi virtuale quotidianità.
    E comparabilmente associava a questo loro insaziabile interrogarsi, le sue pregresse disillusioni; cercava un nesso, un parallelismo intuitivo/ profetico che avrebbe salvato lei da una ristagnante rassegnazione e i suoi ragazzi da una squallida solitudine.
    I giorni volavano, le sue cognizioni culturali a cui spesso si aggrappava per lenire le sue paure, le sfuggivano come pesci guizzanti nell’acqua.
    A quale pensiero filosofico o letterario abbarbicarsi, quale insegnamento spirituale poteva assolvere  questi dubbi?
    In questo rimuginare palinodico, si acutizzò in lei un perfetto dualismo esistenziale tra il pensiero di Socrate e quello di Hannah Arendt. Entrambi, con veemenza, più di altri si erano chiesti il perché della fragilità di certi valori, della mente umana, dell’omologarsi a tutti i costi al più forte, a certe mode per poi mortificare prima noi stessi e poi cinicamente gli altri.
    L’ultima sua lezione per quell’anno, era alla prima ora. Arrivò presto con la sua solita cartelletta vissuta, in un tubino celeste tenue, quasi a voler emulare un cielo limpido, sgombro da qualsiasi presenza oscura o disarmanti paure.
    L’aula era ancora vuota e ne approfittò per lasciarsi andare all’irrefrenabile desiderio di accarezzare quei banchi scarni e allo stesso tempo, eccellenti custodi delle loro emozioni.
    Quante cose avrebbero raccontato se avessero potuto parlare e quante vessazioni, distinte da pasticci e orripilanti scritte avevano sopportato. Nel loro composto silenzio avevano subito le loro rabbie, i loro sotterfugi e i plateali sfoghi.
    Ada li guardava con tenerezza e si associava un po' a quel loro gravoso ruolo di sacrificale accoglienza.
    Il brusio dei suoi studenti nell’accomodarsi in classe, però,la distolsero repentinamente da quelle intricate analogie e si concentrò sulla sua delicata missione. Salutò tutti con evidente commozione e con altrettanta emozione, dopo un profondo respiro, iniziò a dispiegare quei concetti che aveva ben legato alla sua mente, come vele agli alberi di una nave.
    «Cari ragazzi, oggi sono felice come non mai di condividere questo momento insieme a voi. Siete bellissimi… dalla mia cattedra, vedo dei fiori, dei fiori delicatissimi che stanno per dischiudersi alle intemperie della vita. Tante volte vi siete affidati alle mie esperienze e al mio paziente ascolto, nella speranza di trovare risposte immediate. Non so se sono riuscita a trasmettervi le chiavi giuste per aprire quel buio che spesso vi attavanagliava…spero, però, di avervi trasmesso la volontà del coraggio.
    Non siate fragili,non omologatevi alle ideologie e agli pseudo valori degli altri, ma abbiate il coraggio di credere nel vostro “io”. Quell’io che esiste fin dalla nascita e che pian piano perdiamo inconsapevolmente, perché crediamo che il più forte sia chi segue la massa e la stupida esteriorità. Gioite del vostro essere, del vostro imperterrito incuriosirvi, delle vostre insicurezze e delle vostre sconfitte, perché dalla loro consapevolezza rinascerete più forti e dispensatori di bellezza.
    Quando vi sentirete soli, disarcionati, ricordate Socrate e la sua caparbietà nell’insegnarci la valenza del nostro essere, prescindibile da ogni inquinamento esteriore. Abbiate sempre il coraggio di ascoltarvi, di inseguire i vostri sogni, i vostri desideri e abbiate misericordia dei vostri errori quanto degli altri.
    Se riuscirete a ritrovare quella libertà di essere indulgenti con chi vi ha fatto del male cercando di scavare nei perché nei loro comportamenti, troverete più gioia nei vostri cuori e più forza nelle vostre azioni. Custodite intensamente i concetti della Arendt…la quale ha saputo spiegare, con invidiabile sfida verso  radicati e finti moralismi, come un impossibile perdono verso chi ci ha fatto del male, possa costituire lo specchio delle nostre fragilità e perpetue precarietà. Se noi riusciamo ad intravedere i limiti degli altri nei nostri, solo allora potremmo ritenerci all’altezza di questa vita e delle sue imprevedibilità.
    Vorrei augurarvi tante cose, ma sono consapevole che sarebbero concetti desunti da ovvie circostanze, rischiando anch’io di omologarmi a tutti coloro che sfacciatamente dispensano consigli sul vostro futuro.
    Spero, anzi, promettetemelo, che portiate nel cuore questi concetti e che vi siano di conforto in quei momenti in cui cercheranno di sottrarvi la vostra purezza e unicità.
    E siate profumo di vita per voi e per gli altri come io ho cercato di esserlo con voi.»
    Un lungo e scrosciante applauso pervase l’aula, spezzando quel consueto silenzio mattutino che per diversi mesi scolastici, aveva accompagnato il loro percorso didattico.
    Tutto era così bello e vivo e la commozione dei suoi ragazzi, Ada l’avrebbe custodita sempre nel suo cuore, come un giardino rigoglioso di fiori profumati.

  • 23 settembre alle ore 17:29
    ALBERTO E IL POPOLO

    Come comincia: Popol beota,
    dalla mia nuvola ti vedo, ti sento, ti disprezzo
    Vedo:
    Idioti che ascoltano di sotto al balcone oratori tronfi, ignoranti ed in malafede; creduloni che seguono un feticcio di gesso chiedendo miracoli che solo la loro mente può dispensare;
    religiosi che condizionano pesantemente i politici ben sapendo che, senza il loro consenso, avrebbero ben poche possibilità di venir eletti dal popol ignorante;
    sciocchi che seguono gli insegnamenti di scribi e farisei disonesti;
    uomini e donne senza personalità che militano sotto la bandiera di capi popolo;
    invasati che, per punirsi di ipotetici peccati,si flagellano ed usano il cilicio e mostrano le loro piaghe;
    mafiosi, camorristi e ricercati dalla legge vivono in rifugi circondati da statue di santi, di madonne e di crocifissi convinti che per loro si apriranno le porte del Paradiso;
    falsi benefattori che, in cambio di aiuti umanitari, cercano di convertire alla propria religione poveri malati affidati alle loro cure (vedi madre Teresa di Calcutta);
    prelati che applicano il metodo spiccio di un famoso santo: ‘prevenire punendo’ per mettere a tacere i recalcitranti onesti che non  accettano ingiustizie;
    capi religiosi che ‘somministrano’ ovvii ammonimenti ma nello stesso tempo non permettono di fare indagini su delitti rimasti impuniti perché commessi all’interno del loro territorio;
    preti che, non potendo sfogare i loro istinti sessuali con donne, distruggono la vita di poveri bambini e bambine affidati alle loro cure;
    lo I.O.R, banca del diavolo che ha maneggiato denaro di mafiosi, di venditori di morte e di massoni cattolici (Marcinkus docet);
    la chiesa cattolica, non democratica che non accetta suggerimenti di adepti che sono solo libero solo di approvare le sue decisioni: è ‘statolatria’;
    il rancore ecclesiastico  è come la mula del Papa che ha aspettato sette anni per assestare il suo calcio di vendetta;
    padre Pio che fu dichiarato dal sant’uffizio’mistificatore pericoloso e corruttore dei costumi’. Ora, in suo nome, la Chiesa incassa miliari di €uro offerti da creduloni cattolici;
    la moralità del Vaticano infestata di intrighi e corruttele. Per le promozioni impera l’indecenza della clientela e della raccomandazione. Due sono le categorie che hanno bisogno di un protettore: le ‘belle di notte’ed i monsignori  ansiosi di fare carriera;
    l’interrogativo che tutti gli onesti si pongono: “Fu vero morbo che li stecchì” riferendosi a Papa Luciani ed al cardinale Villot;
    i poveri di spirito che credono a fatti inspiegabili che, invece, sono spiegabili dalla scienza (madonne che piangono o sanguinano) e che versano oboli a furbacchioni in mala fede;
    che in tempi men leggiadri e più feroci i ladri si impiccavano alle croci; ora in tempi men feroci e più leggiadri le croci al collo se le appendono i ladri;
    che avviandosi al tramonto il sole, coprendosi dietro ai monti all’orizzonte, arrossirà per tutto ciò che di cui l’han fatto spettatore i credenti di tutte le religioni.
    Popol beota svegliati, se sei capace!
     

  • 22 settembre alle ore 20:50
    Amo il mare… immensamente

    Come comincia: Approfittando di una splendida giornata di sole, decido di andarmene al mare per pescare, attualmente il mio hobby principale che mi aiuta anche tanto in questo periodo molto triste e difficile.
    Solitamente, non so descrivere cosa provo ogni volta che mi avvicino alla spiaggia…è un’emozione grandissima ed è come se ci andassi per la prima volta.
    Vedere il mare così splendido nei suoi colori all' orizzonte fondersi con il cielo, mi fa sentire più vivo, felice, libero.
    Dopo qualche ora, mirando l’Etna che mi fa compagnia ormai da tantissimi anni, mi sollazzavo a passeggiare a piedi nudi sulla spiaggia mentre le piccole onde mi bagnavano i piedi con quell’acqua ancora fredda che mi rinvigoriva e con la brezza che delicatamente mi accarezzava il viso.
    Ah… come avrei voluto stare ancora per altre ore ed ore… non l' avrei mai lasciato e questo mi capita sempre ma purtroppo dovevo andare, consapevole come sempre che ancora tanti giorni simili si ripeteranno, se Dio vorrà, come succede già da tempo ormai lontano.
    E’ anche il mio unico e vero confidente perché lì in spiaggia gli affido i miei pensieri ed anche per questo devo dire che anch'esso, come il Mongibello, è un'ottima compagnia.
    Sì… come amo la vita, il mondo, io amo il mare… lo amo immensamente.
    Mi piace sempre rimanere lì, estasiato nella mia piccolezza a completare la sua bellezza e maestosità.
    Per me questo è vita e me lo trasmette sempre con il suo continuo movimento, quasi a volermi dire continuamente: “Vai avanti Lillo… la vita continua… non ti devi fermare… fai come me”.

  • 22 settembre alle ore 9:27
    TACCI TU SONO TRE FRATELLI INDÚ

    Come comincia: È arcinoto che i romani, per smitizzare anche le situazioni più scabrose, usino un spirito popolaresco, talvolta anche un po’ greve. Invece di usare la brutta imprecazione ‘Li mortacci tua’ si inventarono una canzonetta: ‘Tacci tu sono tre fratelli Indù’ in cui quella popolazione non centrava un fico secco. Talvolta quello spirito può portare a situazioni spiacevoli come quando Alberto M., studente di ragioneria abitante in via Conegliano, una traversa di via Taranto a Roma, ne combinò una delle sue. Gli piaceva da matti Rosina ragazza dal volto raffaellesco  figlia di un giornalaio con edicola vicino casa. La ragazza, educata in un collegio di suore, anche dinanzi ad un semplice complimento diventava rossa in faccia con evidente suo imbarazzo, ormai a diciotto anni poteva e doveva considerarsi donna ma… Alberto, la cui mente era sempre in evoluzione per inventare storielle e canzonette  non proprio castigate, una mattina pensò di cercare di smuovere la ragazza dal suo torpore sessuale con questa, come chiamarla, storiella: “Cara hai Tempo?” “Si” della giovane, “Grazia?” “Anche quella” e “Mani di Fata?” “Eccole tutte e tre.” “Che ne dici di farmi una sega?” Stavolta Rosina invece di cambiar colore in viso in rosso diventò pallida come un morto, Alberto capì che aveva esagerato e, per non combinare altre gaffes sparì dalla circolazione. Una mattina  vide da lontano il padre della cotale che gli faceva dei gestì, capì che Rosina si era sbottonata col genitore e prese il largo, ogni volta invece di passare dinanzi all’edicola, faceva il giro del palazzo, il cotale era un signore non tanto signore, assomigliava più ad un carro armato…Alberto, diciottenne,  trasferito, diciamo d’ufficio, da Jesi in quel di Ancona a Roma presso la zia Armida professoressa di lettere con sede fuori Roma e presso la nonna Maria proprietaria di terreni nell’alto Lazio, frequentava il quarto ragioneria presso l’Istituto Tecnico ‘Leonardo da Vinci’ vicino al Colosseo; sogni tanti, soldi pochini perché la nonna Maria, la paperona della casa, tramite la portiera-spia aveva saputo che l’amato nipote aveva preso a fumare e quindi: taglio dei ‘viveri’! Alberto per mettere da parte venti lire, allora non c’era ancora l’€uro, si faceva a piedi circa due chilometri per arrivare a scuola passando per ‘lo stradone’, altrettanti soldi per il ritorno. Ovviamente doveva farsi riparare le suole delle scarpe con grandi interrogativi da parte dell’ava Maria. La domenica il guadagno maggiore: duecento lire incassate senza andare al cinema Golden o meglio il film lo vedeva lo stesso ‘aiutato’ da una ‘maschera’ che abitava nella sua scala. Un giorno il nostro prode si domandò se era il caso di far tanti sacrifici per fumare le sigarette ‘Sport’, da ragazzo intelligente si rispose che era una ‘str…ta’ e dopo l’ultima fumata decise di farla finita, almeno gli rimanevano dei quattrini in tasca per altri scopi, primo fra tutti la frequentazione di una ‘casa’ in via Cimara; per i non pratichi di Roma si trattava di una ‘casa chiusa’ ma popolata di ‘signorine’ disponibili, insomma un ‘casino!’ Poteva considerarsi un bel giovane, alto oltre la media, robusto ma non grasso, spesso sorridente, non molto elegante per motivi finanziari si fece apprezzare dalla maÎtresse che non gli faceva pagare l’ingresso e da qualche signorina che, avendo ‘contatti’ con un bel giovane invece di qualche vecchio bavoso e gli faceva pagare solo la ‘marchetta’ semplice, insomma sfruttava in qualche modo il suo fisico. Ma nella mente del giovane c’era sempre Rosina che per una stupida battuta si era inimicata. Alberto era un fantasioso; pensa e ripensa che gli viene in testa? Per ‘recuperare’ e far sorridere la ragazza, ricordando il detto francese: ‘donna che ride è già nel tuo letto’ si inventò di presentarsi alla baby con sul capo un piccolo cestino pieno di cenere. Scrutato dal balcone che la ragazza era sola in edicola, con calma si presentò a lei in lacrime, si mise in ginocchio e, piegando la testa, fece cadere la cenere in terra. “La mia anima è profondamente triste, chiedo perdono oltre che a te anche a Dio (la ragazza era religiosa) sono stato un imbecille con una sciocca battuta, vorrei…” “Vorresti prendere un sacco di botte, da lontano vedo mio padre, ficcati sotto il balcone furbacchione!” “L’omone: “S’è visto quello sciagurato?” “No papà, ti avviserei.” Quella situazione fu favorevole ad Alberto per due motivi: il primo perché aveva evitato di far visita al vicino Ospedale S.Giovanni e la seconda che Rosina, avendolo coperto, aveva dimostrato che in fondo il giovane non gli dispiaceva. “Non lo fare ancora perché la prossima volta non ti aiuto e vedi come ti finisce!” “Io spero finisca bene, ti aspetto domani pomeriggio,  quando di solito c’è tuo padre in edicola, nei giardinetti di via Aosta, ciao.” Alberto sparì in fretta per non dar modo alla ragazza di replicare.” Le quindici, le sedici, le diciassette ormai Alberto comprese che gli era andata buca, stava per ritornare a casa quando spuntò Rosina: “Son qui dalle quindici, volevo constatare quanto ci tenevi a me, non m’è dispiaciuto farti aspettare.” “Io sono contro la violenza ma un paio di sculacciate te le meriteresti.” “Lo faresti per toccarmi il sedere, con me avrai capito niente da fare, tutto dopo il matrimonio!” “Ma io non ti ho chiesto…a me basterebbe passeggiare con te, mi piacerebbe andare a Colle Oppio, sapere qualcosa della tua vita e raccontarti qualcosa della mia.” “Vedrò, dammi il numero di telefono di casa tua.” Passa un giorno passa l’altro il telefono non squilla o meglio le telefonate non erano dirette a lui, stà figlia…L’imprevedibilità era propria di Rosina, Alberto se ne accorse quanto suonò il citofono a casa sua, pensava ad un suo compagno di scuola invece, sorpresa: “Sono Rosina, sbrigati a scendere, ho poco tempo!” Maledetta, l’aveva tenuto sulla corda per una settimana, gliela avrebbe fatta pagare…ma quando mai, ogni giorno la desiderava di più. Sceso in strada, frettolosamente girarono il vicolo per appartarsi in una strada laterale. “Ti diverti non è vero? Adesso basta, ho la testa confusa e non combino quasi nulla a scuola “Io non voglio frequentare un ripetente, ciao.” Alberto la prese per le braccia e gli mollò un bacio, pensò o la va o la…la andò, Rosina partecipò attivamente al bacio che, come conseguenza portò all’aumento del volume dei pantaloni del signorino il quale paventò che la ragazza l’avrebbe presa male. Ma quale male, Rosina si fece una risatona: “Ti vergogni perché ti sei eccitato, io non saprei che farci con una m…ia moscia.” A questo punto Alberto si sbilanciò: Altre che studio presso le monache tu…” preferì fermarsi, voleva dirle che lei aveva appreso i rudimenti del sesso presso una maîtresse! Come prima volta non era andata male, Alberto voleva presentare la ragazza alla nonna Maria vero deus ex machina di quella casa, venne alla conclusione che, siccome la vecchia era una gran lettrice di Liala sin da quando era giovane, si procurò due libri di quella autrice ed alla nonna Maria: “Ho detto all’edicolante qui sotto che sei una  lettrice di Liala, ha procurato tre suoi romanzi inediti e vorrebbe portarteli.” Nonna Maria era al settimo cielo: “Falla venire domani pomeriggio, le offriremo the e pasticcini.” Questa volta puntuale alle quindici Rosina si presentò con i libri incartati con carta  regalo. “Gentile signora un omaggio per lei.” “Ti ringrazio figliola, non pensavo che questo sciagurato di mio nipote avesse come amica una così deliziosa ragazza, fra l’altro fuma pure!” “No signora ha smesso per amor mio.” La nonna si tolse gli occhiali da vicino per squadrare meglio la giovane, non era una sciocca, capì che fra i due c’era già del tenero. “Mi piacerebbe avere dei nipotini ma pare che stò signore non abbia la testa a posto.” “Ci penserò io a metterlo in riga, intanto è stato promosso con la media del sette agli esami di ragioneria!” “Nonna non ti avevo detto nulla per farti una sorpresa…” “Forse mi sono sbagliata o è questa ragazza che ti ha cambiato, come ti chiami?” ”Rosina come mia nonna.” “Prenoto il nome di Maria se sarà una femminuccia!” Rosina amava le sceneggiate anche se talvolta potevano finir male, si fece trovare dal padre dentro l’edicola in compagnia di Alberto e prima che ‘la montagna’ passasse a vie di fatto: “Papà mi sono fidanzata, questo è tuo genero Alberto.” Stupore è una parola inadeguata al viso del futuro suocero, si guardava intorno frastornato, “Figlia mia, ho una certa età, mi hai scioccato, vuoi diventare orfana?” “No papà io e Alberto faremo felice la nonna di Alberto Maria dandole il suo nome se verrà una femminuccia e te se sarà un maschietto, si chiamerà come te Ferdinando, diminutivo Nando, contento?” “Sono diventato troppo vecchio, io sti giovani…”
     

  • 21 settembre alle ore 21:55
    Targa alla carriera

    Come comincia: Da Roma arriva una targa alla carriera al poeta cefaludese Cesare Moceo di Redazione21 settembre 2018 Una targa alla carriera al poeta Cesare Moceo. A consegnarla l’Associazione Culturale “I Rumori dell’Anima” di Roma nel corso di una cerimonia che si è svolta sabato scorso 15 settembre presso il Castello di Genazzano. Al poeta cefaludese è stata consegnata una targa alla carriera e la pubblicazione in una antologia che raccoglie tanti poeti contemporanei. Fondata da Paola Bosca, poetessa e scrittrice insignita tra le altre anche di una onorificenza dal presidente della repubblica Giorgio Napolitano, nell’anno 2010 l’Associazione Culturale no-profit ‘I Rumori dell’Anima’, in questi anni si é dedicata ad Eventi e Concorsi quasi sempre impegnati per la beneficenza, con la passione e l’entusiasmo che l’ha sempre contraddistinta ma soprattutto la consapevolezza di dare sempre il meglio. Nel giugno 2014 le sono stato accordati i Codici IBSN per usufruirne come Casa Editrice e fino ad ora sono stati editati circa 25 libri, tra Antologie ed Autori vari, con la registrazione nelle biblioteche nazionali. Precisa la dedica che si trova nella targa consegnata a Cesare Moceo: «…per un percorso poetico che scaturisce dalla storia personale del Poeta ma che si rende universale e umanistico poiché archetipo di quell’arte impegnata che é profusa a favore dei più deboli e dei perseguitati,senza dimenticare che l’amore é l’ancora salvifica (Bruna Cicala poetessa)».

  • 21 settembre alle ore 16:56
    ALBERTO THINKS...

    Come comincia: What happens when I have nothing to do or better, I do not want to do anything? It's summer, I lie on the sofa, belly in the air, pillow under the head I admire the landscape looking out of the balcony, a landscape that is familiar to me but that I always find pleasant and relaxing. Nude, I look 'ciccio' at rest (rest sometimes interrupted by some ... resurrection, (With the passing of the years you become philosophers!) I stretch like a cat just aroused, I hear the Apatheia (memory of the classic) and I understand not be satisfied with the life that I lead.In truth reasons of contentment I do not have many: my wife, in menopause, says to love me madly but as soon as I try to put in his mouth a little tits, makes the cat unavailable in front of a horny cat. Tata, neighbor, my secret dream, he replied that 'nun is tripe pè cats' even with the offer of ten thousand € uro thinking that I do not have them, in fact I do not have them! It's just my optimism that helps me overcome daily breakdowns, while I'm alive, some of my colleagues have moved from vertical to final, horizontal, others sadly dragging on talking about diseases, others say they have reached the peace of mind, a pro that's what I do not want to think about, how do you live without the sweet 'chatte'? But my constant fantasy is the delicious Tata, I see her smile, little lines around her mouth, eyes ... with the usual expression 'Try to leave' I told her the story of a disavitant fan who, during a cruise, with remarkable face tough, manages to make a princess while the other fustacci go in white well. I did the end of the others: total white! Mò mè I know broken, that you'll never have more of the other girls? Golden fluff, lapis lazuli on the lips of the 'cat'? But see you go back to ...

  • 21 settembre alle ore 16:42
    ALBERTO SVEGLIATI!

    Come comincia: Ti vedo camminare ondeggiando dolcemente, deliziosamente con un pizzico di erotica signorilità come fossi avvolta in una nuvola trasparente che ti appalesa alla gente ma ti distacca dai mortali non degni di te.
    Il corpo longilineo avvolto in un tailleur che mette in risalto le tue fattezze da dea: vita stretta, gonne sotto il ginocchio, trucco discreto, sguardo fisso davanti che sorvola la gente, imperscrutabile, inaccessibile, lontana da tutti.
    La borsa sotto il braccio, il mini cagnolino zappettante a lato, sguardi mascolini di ammirazione non ricompensati da sorrisi di compiacimento, algida.
    Talvolta volutamente non ti trucchi, una civetteria per dimostrare che, anche al naturale, sei sempre splendida, basta un cappellino o un foulard per farti sembrare diversa.
    Conoscendo i tuoi orari ti seguo, una sofferenza.
    Mi arrovello la mente per inventare un appiglio plausibile per parlarti, mi vesto in maniera elegante ma sobria come penso sia di tuo gradimento, anche se mi hai notato non l'hai dato a vedere.
    Ti soffermi davanti alle vetrine dei negozi, naturalmente quelli di lusso, ma non trovo alcun pretesto per sostare dinanzi ad un emporio con abiti esclusivamente da donna e mi allontano sconsolato.
    Una cosa ho osservato: posteggi sempre in divieto di sosta, al ritorno togli dal parabrezza della Jaguar il foglietto della contravvenzione lasciandolo cadere a terra con noncuranza.
    Quando ti sogno non oso immaginarti in posizioni erotiche, mi accontento di lievi baci sul viso e sul collo, non penso nemmeno lontanamente a sfilarti la camicia da notte, sei troppo signorile per mettere in atto comportamenti disdicevoli.
    La fine di questa favola? Un giorno camminando dinanzi a me le cade una rivista dalle mani, la raccolgo e gliela porgo con un timido sorriso...
    "'A 'mbecille, so dù mesi che me venghi appresso, che cazzo aspettavi?"
    Alberto sei stato proprio un imbecille, per due mesi...
     

  • 21 settembre alle ore 16:40
    ALBERTO, WAKE UP!

    Come comincia: I see you walking, swaying sweetly, delightfully with a pinch of erotic gentility as if you were shrouded in a transparent cloud that appalesa people but detaches you from mortals unworthy of you.
    The long-limbed body wrapped in a suit that emphasizes your goddess features: narrow waist, knee-length skirts, discreet make-up, staring gaze that flies over people, inscrutable, inaccessible, far from everyone.
    The bag under the arm, the little dog hoeing to the side, looks masculine admiration not rewarded with smiles of complacency, icy.
    Sometimes deliberately you do not tricks, coquetry to show that, even in the natural, you're always beautiful, just a cap or a scarf to make you look different.
    Knowing your schedules I follow you, a suffering.
    I brave my mind to invent a plausible foothold to talk to you, I dress elegantly but soberly as I think it is to your liking, even if you noticed me you did not give it to see.
    You stop in front of the shop windows, of course the luxury ones, but I do not find any excuse to stand before an emporium with clothes exclusively for women and I turn away disconsolate.
    One thing I have observed: parking always in a no parking, on the return remove from the windshield of Jaguar the leaflet of the contravention letting it fall to the ground carelessly.
    When I dream of you I dare not imagine you in erotic positions, I settle for light kisses on the face and neck, I do not even remotely slip out the nightgown, you are too elegant to implement unbecoming behavior.
    The end of this story? One day walking in front of me a magazine falls from his hands, I pick it up and hand it to him with a shy smile ...
    "'Dummy, I know for months that I come along, what the fuck were you waiting for?"
    Alberto you've been a dummy, for two months ...

  • 21 settembre alle ore 9:49
    INVITI MISTERIOSI CON SORPRESA

    Come comincia: Beatrice: “Leonardo il figlio del padrone del magazzino dove lavoriamo mi ha telefonato invitandomi ad un piconik nel suo bungalow ad Ostia; ho accettato, si tratta di un bel ragazzo, educato e poi è figlio del padrone ma non ho capito che cavolo intendeva!”  “Mia, mi vien da ridere, anche Alessio un suo amico mi ha fatto un invito analogo, evidentemente erano d’accordo, un invito ad un vichiend al mare, vacci a capir qualcosa ma non vorrei o meglio non vorremmo far la figura delle ignoranti, cioè quelle che siamo ma…” Bea era alta, bionda, longilinea, signorile, una modella, Mia buna più piccolina, stretta di vita, bel seno e  belle gambe e dallo sguardo promettente! “Bea l’appuntamento è a S.Giovanni vicino a casa mia alle dieci di domenica, siamo in luglio e quindi ci vestiremo leggere portando quel mini costume brasiliano che abbiamo acquistato.” “Non ti sembra eccessivo, i due giovani ci possono prendere per…” “Á cosa, io son più confusa de te, sai che ti dico:  me faccio un bidet, non si sa mai!” “Esagerata lo sai che la prima volta non la  si molla mai, fa tanto mignotta e noi…” “Noi non lo siamo ma se c’è dell’interesse in senso…” “Cara in tutti i sensi, non siamo puritane e lavoriamo come commesse per quattro soldi pure il sabato e quindi…” Alle dieci precise una Jaguar X Type si fermò alla fermata del tram 16 dove le due ragazze erano in attesa. “Bellissime, a bordo!” Chi aveva parlato era Alessio, alto, bruno, magro e dal sorriso affascinante, Leonardo più basso era biondo, robusto per frequentazione di palestra e dallo sguardo tenebroso. “Una davanti ed una dietro, Mia a mio fianco ma non mi distrarre mentre guido…sto scherzando, siete deliziose, è un  complimento ben meritato.” Parcheggio nei pressi della spiaggia, un viottolo  conduceva ad un bungalow bellissimo: aria condizionata, due letti matrimoniali divisi da un paravento, un tavolo con sedie da otto, in fondo un cucinino ed il bagno, un piccolo appartamento! “Ragazze sceglievi un letto, poggiatevi i vestiti e poi tutti in costume in spiaggia.” Quando Bea e Mia uscirono fuori dal bungalow in costume succinto non ebbero l’accoglienza che speravano, i due erano stati piuttosto freddini dinanzi a reggiseni che coprivano a malapena i capezzoli ed al costume, davanti assomigliante ad un francobollo e dietro un filo, mah? “Ragazze aspettiamo i nostri padri, potete sdraiarvi sotto i due ombrelloni, noi siamo in acqua.“ I due padri non si fecero attendere: ovviamente meno affascinanti dei figli e soprattutto più ‘bolsi’ come si dice a Roma, insomma con tanto di pancia ma…sicuramente col portafoglio molto ben fornito! Ai genitori, al contrario dei figli, uscirono gli occhi dalle orbite nel vedere le ragazze con quel costume. “Io sono Edoardo padre di Alessio.” “Ed io Andrea padre di Leonardo, dato che i nostri figli non si interessano a voi, vi faremo noi un po’ di compagnia, che ne dite?” “Loro ci hanno invitato ad un…” “Penso ad un picnic  in questo weekend.” Beatrice e Mia si guardarono in faccia ridendo, finalmente avevano capito…Edoardo: ”Vedo con piacere che la signorine sono allegre, non amiamo le musone, fra l’altro mi pare in passato di aver notato al banco dei profumi Beatrice, mi sbaglio?” “No commendatore sono io quella che sommessamente le chiedeva un  aumento di stipendio.” “Se non ricordo male non era proprio sommessamente ad ogni modo l’avrete, pensate di potervelo meritare?” “Commendatore sicuramente…” “Lasciate stare i titoli, siete meravigliose, noi siamo Edoardo ed Andrea, in verità vorremmo prendere un po’ di sole, siamo bianchi come due mozzarelle, il lavoro…” “Commendatore anzi Edoardo vi seguiremo, anche noi…” In costume da bagno i due attempati maschietti mostrarono tutta la loro epa, le due ragazze ovviamente fecero finta di ignorarla, pensavano a quanto avrebbero chiesto di aumento di stipendio, possibilmente una cifra non indifferente che capirono doversela meritare…”Ragazze parliamo chiaro, talvolta abbiamo bisogno di un aiutino e dovremo aspettare che quella famosa pillola blu faccia effetto, niente in contrario? Per passare il tempo potremo andare in acqua a rinfrescarci, che ne dite?” Bea e Mia si lanciarono in acqua  si misero a nuotare sin quando incontrarono in acqua Alessio e Leonardo che in testa avevano…il costume da bagno che, se ovviamente non era al suo posto. I due cominciarono a girare intorno alle ragazze che ogni tanto vedevano spuntare i loro rispettivi ‘cosi’ lunghi  sin quando i due dimostrarono la loro tendenza sessuale baciandosi in bocca e poi mettendo ‘in ore’ i rispettivi…Bea e Mia si guardarono in faccia, del comportamento dei giovani non interessava loro gran che, piuttosto quello dei padri i quali erano in acqua dove ‘si toccava’, non erano dei nuotatori, cosa poco interessante anzi meglio, così potevano dare inizio a qualche manovra di avvicinamento: “Caro vorrei abbracciarti e toccarti un po’, vediamo a che punto sei…insomma aspettiamo ancora un pochino intanto puoi toccarmi le tette ed il fiorellino ed anche il popò, sono a tua disposizione.” Così parlò Bea, (niente a che fare con Zarathustra), anche Mia seguì il suo esempio mentre in ragazzi uscivano nudi dall’acqua per rifugiarsi nel tucul ih ih ih. I due commendatori preferirono prima pranzare dato che la pillola blu non faceva ancora effetto.  Spumante, pasta alla Amatriciana, polli, verdura, Ananas e caffè in termos, organizzatissimi i vecchietti che, riempito il pancino, o meglio il pancione si spaparazzarono sui due letti seguiti dalle ragazze, i figli… chissà dove. La pillola blu quella volta non fece effetto sui due vegliardi i quali,  vergognosi, chiesero scusa. ”Beatrice sul letto con Edoardo: “Vorrei esprimerti, non so come dire, la mia solidarietà ma è qualcosa di più: ho visto due uomini ricchi e potenti nella loro vera identità, vorrei darti tutta me stessa, sono sincera, la mia sensibilità è stata messa a dura prova, sinceramente non ci interessano molto i nostri coetanei molto spesso maleducati ed arroganti oltre che viziati dai genitori, noi lavoriamo sin da piccole, abbiamo conseguito solo il diploma di scuola media e poi siamo entrate nella tua azienda, viviamo in una casa di due stanze, un po’ di denaro in più ci farebbe comodo, come tutte le femmine siamo vanitose vorremmo fare delle spese. Una cosa: domattina ci diamo malate, non vorremmo che col tuo intervento venissero fuori delle chiacchiere nel nostro ambiente, noi vorremmo rivedervi ma senza sentirci delle mantenute, se decideste di darci qualcosa in più dovrà essere fuori della busta paga, la tua famiglia?” “I figli li avete visti…le nostre mogli si sono defilate e con i nostri soldi vivono alla grande ma ora ho deciso di stringere i cordoni della borsa, sei stata tu a farmi capire alcuni valori della vita, te ne sono grato. Se volete potremmo rivederci in questo bungalow o in una nuova casa tutta vostra più grande dell’attuale dove incontrarci, abitazione che prenderete in affitto o meglio che noi acquisteremo a vostro nome. Che altro dirvi, per ridimensionare l’atmosfera vi racconto un episodio accaduto fra me e dei colleghi più giovani una volta quando ci siamo riuniti per lavoro: ovviamente i cotali facevano dello spirito sulla nostra età, io pensai come mi difendo? ‘Signori belli vi vedo male, non arriverete di certo alla mia età! Inutile che vi tocchiate…ve ne accorgerete! Ed ora ritorno a Roma.” Una Bentley fece sgranare gli occhi a Bea ed a Mia. “A proposito di auto come ve la passate?” “Benissimo abbiamo delle auto con tante ruote di ferro! Ho capito dove vuoi arrivare ma se acquistate per noi una o due macchine i pettegolezzi si sprecherebbero, cambiando casa potremmo riparlarne.” I sentimenti sinceri portano bene e così accadde che Edoardo ed Andrea divorziarono tagliando in parte i ‘viveri’ alle ex, i due spesso andavano insieme alla  deliziose compagne in giro per Roma a far delle compere; ogni volta venivano classificati  dai commessi come padri delle relative accompagnatrici. Una nuova casa, due Cinquecento e tanto affetto sincero, talvolta, la pillola blu funzionava. Come nelle migliori favole e vissero…

     

  • 20 settembre alle ore 14:41
    Un pezzo per Aphorism

    Come comincia: "Antonio dai, andiamo a dormire!"
    "Sì Angela, tra cinque minuti!"
    Antonio continua a scrivere, e non alza nemmeno la testa per vedere sua moglie, tanto è preso dall'euforia.
    "Antonio, ma che dici, già cinque minuti fa hai detto tra cinque minuti, ed ora, ancora cinque minuti.. Antonio andiamo!".
    Angela si spazientisce.
    "Angela, dai, devo scrivere questo pezzo,  per Aphorism!".
    Angela freme dalla rabbia.
    "Ma quale pezzo e pezzo, e poi  che è Aphorism? Adesso pure questa novità! Fosse una donna troverei la scusa per lasciarti all’istante!”.
    Angela si avvicina allo schermo del computer cacciando via di lì Antonio. Lei si siede al posto del marito ed i suoi grossi seni vengono contrastati dal piano della scrivania; con la testa si piega in avanti per vedere meglio il computer: cerca i suoi occhiali setacciandosi il collo. Solo adesso ricorda che non li ha indosso. Angela si infuria ancora di più.
    “Antonio, leggi tu per me, lo sai che non ci vedo senza i miei occhiali! Che è questa roba qui che scrivi, che è?".
    Angela si alza in fretta dalla sedia; contemporaneamente impugna il braccio di Antonio tirandolo in basso: costringe il marito a sedersi nuovamente.
    Antonio legge la prima riga, impaurito ed impacciato.
    “Lei sta venendo…”. Sussulta lui.
    Angela lo interrompe bruscamente lanciando una grassa risata isterica. “Ah così ti diverti a passar le nottate? Chi viene? Chi? Antonio lo sai che è un anno che non vengo? E tu a rimpinzarti di queste fantasiole quando… guarda qui…”.
     Angela scosta la vestaglia: mostra i suoi seni cadenti. “Vedi questa, è ciccia vera, mica pezzi di carta! Anzi mica roba virtuale!”
     Antonio si alza, scruta Angela, sembra irritato.
    "Angela zitta, devi stare zitta, qui ci sentono, magari non ci vedono, però ci leggono.. ecco vedi che è cambiato il piano… lettura … intendo!”.
    Antonio blocca Angela mettendole una mano davanti alla bocca mentre si guarda intorno sospettoso.
    Angela si sgancia da Antonio: adesso ha la furia nel sangue.
    "Antonio, ma che stai dicendo? Sei impazzito?  Mi prendi in giro? Tu non stai bene, tu…non stai bene, per niente!”. Grida con l'accento sulle ultime due parole: "PER NIENTE!".
    Angela si allontana da Antonio retrocedendo di tre passi da lui mentre lo guarda fisso come se volesse leggere sul viso di suo marito qualche traccia di follia.
    Antonio scrolla le spalle, si copre la faccia con le mani, inizia a piangere.
     Angela rimane sbigottita.
    "Antonio, stai bene? Io penso che sei pazzo, io non ti riconosco più!", continua a gridare Angela atterrita.
    Antonio scopre il suo volto: ha gli occhi gonfi dal pianto. Indica ad Angela lo schermo del computer.
    "Guarda Angela, ah no, tu non riesci a vedere ora, fidati, le scritte, in questo momento si muovono da sole!". Antonio fa una pausa, poi riprende. "La scena è cambiata… possibile che non te ne accorgi? Tutto sta prendendo una brutta piega... tutto e…” . Antonio ha la voce strozzata. Si blocca.
    “Ma che è tutta questa storia… parla, Antonio, parla!  Adesso mi terrorizzi pure?, ti piace burlarti di me? Guarda che sono tua moglie!”. Uno starnazzo le esce dalla bocca mentre dice: "Sono tua moglie!".
    Angela continua a gridare e il cane là fuori, in qualche posto ignoto, abbaia.
    Antonio deglutisce, cerca di calmarsi. Infine confessa:
    "Angela, io e te, noi, il cane, che non abbiamo mai avuto, e che è spuntato all'improvviso in questo racconto,  la casa... non lo capisci? Dieci minuti di lettura fa avevo io il controllo, ero io che scrivevo e tu ad implorarmi di venire a letto… ora … è come se qualcuno mi avesse rubato la penna … capisci? Scrive lui per noi… anzi scrive di noi, adesso, in questo momento …sta scrivendo questa scena... e …".
    Il fiato di Antonio è spezzato da un grido:
    "Non siamo reali, è tutta una finzione! Siamo solo due anime vive in una pagina, di computer e tra poco moriremo! Forse per un solo giorno, uno solo, potremo rinascere, su Aphorism, ma sarà sempre lo stesso, sempre queste parole, sempre questa storia! Prima avevo l’illusione di essere IO, capisci Angela, di essere IO… ora sono solo un mucchio di parole di un racconto forse un po' troppo lungo, e che nessuno leggerà!".

    Angela è già scomparsa.

    Antonio sospira, fissa il vuoto come se vedesse realmente la faccia dello scrittore, e si fa coraggio dicendo sacrosante parole:

    “Caro scrittore la prossima volta la prego di finirci con un lieto fine, di essere più breve, perché un lettore non possa stancarsi di lei e di conseguenza neanche di noi. Migliori il suo stile, tenga conto dei classici, e la prego, non scriva, per carità, tanto per scrivere, perché questo, a noi che viviamo del suo IO, ci dà solo una grande noia,
    ADDIO!”.
     

  • 19 settembre alle ore 13:55
    Aborto

    Come comincia: Umeme: c’è musica mentre affronto il viaggio. Chiudo gli occhi. Poi la scossa. Qualcosa mi raschia dentro. Un brutto pensiero deve essere espulso.

    Lui è salito al tempio. Ha chiesto. Gli hanno detto di andare nel bosco. Di passarci una notte. Di lasciare foglie colte dai rami lungo il sentiero. Per Shiva. “Che possa distruggere ciò non doveva mai esistere” Prega. Sfrega la faccia con il suo stesso sangue. Canta ai margini della santa radura. Fino al mattino.

    Ancora un filo lega il feto al mio utero. Reciso. Caduta dell’ora. Operazione conclusa.
    La luce mi acceca. Lui piange. Navigo oltre il suo sguardo.
    Vedo il dio Rudra, colui che urla.
     

  • 19 settembre alle ore 9:14
    IN HOC SIGNO VINCES

    Come comincia: Alberto ed Angelo erano due professori del liceo scientifico Cavour sito nella omonima strada di Roma: Alberto insegnante di educazione fisica, Angelo, prete (nomen omen), di religione. Erano amici oltre che coetanei, venticinque anni, ma in fatto di cose sacre cene e gatto, questo in privato perché in pubblico non trattavano mai cose sacre anche perché la maggior parte degli studenti (e studentesse) erano ben poco interessati. Alberto abitava preso la cugina Silvana proprio dinanzi alla scuola, Angelo ogni sera doveva rientrare in seminario dove fruiva di una cameretta ma, data la distanza dall’edificio scolastico, spesso era ospite di Alberto. Silvana, consulente tributaria, aveva il classico spirito ‘moquer’ dei romani e spesso faceva delle allusioni sull’eventuale omosessualità dei due. Mentre Alberto si faceva della matte risate, Angelo non sapeva cosa rispondere, in fatto di sesso era in difficoltà dopo le lezioni sessuofobe acquisite durante gli studi in Seminario. Alberto non si faceva mancare il ‘foraggio’ in campo delle femminucce anche perché, dall’alto del suo un metro e ottanta le attirava come le api sui fiori e il ‘fiorellino’ era Matilde, portiera dello stabile il cui marito, peraltro piuttosto anziano,  proprietario terriero, spesso si recava a trovare i suoi contadini per controllare i propri interessi. In quell’occasione Angelo veniva gentilmente pregato di tornare al suo ‘pagliericcio’ dato che il suo posto veniva occupato per tutta la notte dalla bella, piacevole, deliziosa, sensuale, ridanciana…insomma da Matilde che col suo effluvio, sia personale che di profumo francese, ‘inondava’ tutta casa. Silvana ci scherzava: “Se non mi hanno raccontato male così profumati sono i casini e tu sei…” “Una migotta ma solo con tuo cugino. Non è che tu…” “Non voglio essere volgare, te lo dico in italiano: va a morire ammazzata!” La sera successiva Angelo riprendeva il suo posto letto ma l’olezzo lasciato da Matilde restava nelle lenzuola ed Angelo lo inalava con piacere ma gli faceva un certo effetto…”Silvana è possibile cambiare le lenzuola e la federa del cuscino si sente che…” “Lo sapevo che anche tu…” “Non dire fesserie, è una questione igienica!” Poco convinta Silvana lo accontentava ma pensava a ben altro. Durante le feste di Natale a casa di Silvana si presentò il figlio quindicenne Cesare avuto da uno sfortunato incontro con un tale che si era dimostrato poco affidabile e Silvana non ci aveva pensato due volte a sbatterlo fuori di casa. Per motivi di spazio madre e figlio dormivano nella stessa camera, Cesare studiava in un istituto religioso fuori Roma, aveva preso dalla genitrice lo spirito combattivo e cominciò a far domande sulla presenza di don Angelo in casa. “A Cè non fare il maligno, quando Alberto ‘dorme’  con Matilde il prete ritorna al Seminario, in fondo è una brava persona ed anche come uomo…, non so cosa lo abbia spinto ad indossare la tonaca, ora basta con questo argomento, buona notte!” Una mattina nel cortile della scuola, prima dell’inizio delle lezioni, Alberto fu fermato da Arianna, deliziosa bionda sedicenne,, che, sfacciatamente, chiese ad Alberto se per caso facesse lezioni private di ginnastica alle alunne, lei ne aveva proprio bisogno per la scoliosi…” “Dolce amica mia, ho trentacinque anni, l’esperienza mi porta ad evitare guai, tu saresti un bellissimo guaio, forse non hai letto i giornali: due minorenni con le loro ‘grazie’ hanno inguaiato molto signori non giovanissimi i quali, oltre ad essere denunziati per corruzione di minorenni, sono stati sospesi dal servizio, sai che ti dico: cresci e ripassa, un bacino affettuoso è il massimo, ciao.” Certo era stato difficile rinunziare a quella ragazza deliziosa, ora le sedicenni non sono più quelle di una volta tutto rossore in viso, te la sbattano in faccia e se, non le accontenti, son capaci di dire che sei omo! Un giorno don Angelo si presentò da Silvana chiedendole un favore: “Il nostro consulente tributario ha combinato un sacco di guai con i registri, la Finanza, per agevolarci, ha chiuso un occhio ma pretende che tutto sia rimesso a posto, gentilmente ci dia una mano.” Silvana aveva un bel po’ di lavoro arretrato:”Siccome sicuramente non vi farò pagare che ci guadagno, che ne dice di un posticino in Paradiso?” “Madame, io sono un povero prete anche se volessi ed io vorrei…” “Mon ami finisci il pensiero, tu vorresti…” “Aiutarla ma…” Silvana chiuse la porta dell’ufficio, nessuno sarebbe entrato senza bussare e allora: “Mi ricordo il titolo di un film: sotto la gonna niente!” “Non riesco a capire, io…” “Tu da quando mi hai conosciuta, ogni volta che mi passavi vicino giravi lo sguardo da un’altra parte, non ti vedo come prete ma come uomo e sinceramente mi piaci, vedi se ti piace questo.” E lo prese a baciare in bocca. Don Angelo, siccome il suo Angelo custode in quel momento era distratto, accettò il lungo bacio che portò alla conclusione di una protuberanza notevole sotto la tonaca. Silvana riusciva a ridere su tutto, anche questa volta: “Dimentica un attimo chi sei, poi ti confesserai ma per ora…Silvana si trovò fra le mani un ‘arbusto’ che, preso in ‘ore’ gettò schizzi riempendole la bocca,  Silvana scappò in bagno. Al ritorno don Angelo era sparito. Assaggiato il ‘dolce’, il povero prete era in profonda crisi, non volle contattare il confessore, già sapeva quello che gli avrebbe detto. “Marcò visita e per quindici giorni, rimase al Seminario pregando in continuazione ma l’immagine di quel fatto era costantemente nella sua mente, difficile cancellarlo anzi andando avanti…Silvana ad Alberto: “Che fine ha fatto il tuo collega, è sparito da quindici giorni, ne sai niente?” “No, l’ultima volta parlava con te…” Quando si ripresentò a scuola don Angelo era dimagrito e pallido in viso, Alberto lo accolse con un abbraccio: “Dimmi tutto senza raccontar balle, non ci crederei.” “Andiamo in trattoria a mangiare, forse, a stomaco pieno…”  “E che è un’aspirina, fa come vuoi.” In Cinquecento di Alberto girarono un po’ per Roma, niente cena, finalmente don Angelo a mezze parole raccontò la verità e si beccò: “Per un cazzo di pompino tutta stà storia, finiscila, anche se prete, sei sempre un uomo.” Incontrando a casa Silvana, Alberto: “Brutta zozzona, hai messo in crisi il povero sacerdote, ora come va a finire?” “Io non sono religiosa, per me è solo un uomo, se la vede lui, a me non dispiace.” Alberto si assunse la parte di intermediario, in fondo voleva bene a tutti e due ma capì che senza il suo intervento la situazione non sarebbe cambiata: “Ragazzi, (si fa per dire) adesso vi sedete l’uno dinanzi l’altro e parlate, parlate, parlate sinceramente, non dico confessatevi sarebbe una battuta ma…avete capito.” Silvana prese in mano la situazione: “Per prima cosa parliamo di noi due: tu, come uomo, mi piaci, penso la stessa cosa di te nei miei confronti, ho notato che quando ti guardavo abbassavi gli occhi. In seminario ti hanno inculcato idee che non rispondono alla realtà: un esempio la famosa frase ‘In hoc signo vinces’ che secondo quanto riportato da alcuni scrittori Costantino avrebbe visto in cielo prima della battaglia di ponte Milvio è una bufala, Costantino vinse la battaglia sono perché Massenzio, suo avversario era un perfetto idiota come generale, aveva mal disposto le sue truppe che erano rimaste imbottigliate. Andiamo alla Bibbia: quella del serpente e della mela è una storiella da ridere, se Dio è onnipossente e quindi sa tutto, come si può pensare che cacciasse dall’Eden Adamo ed Eva per un fatto da lui certamente previsto, ancor prima perché creò Eva da una costola di Adamo, poteva usare lo stesso metodo che aveva adottato per l’uomo. Tu sei cattolico perché nato in Italia, in India saresti potuto essere Indù, mussulmano o buddista e poi quanti Dii ci sono al mondo che sono venerati dagli uomini? Da una statistica circa trentasette di cui sette cristiani, ultima cosa che riguarda noi: all’inizio del cristianesimo i sacerdoti si sposavano poi il Papa Gregorio settimo introdusse il celibato dei preti e quindi non è cosa proveniente da Dio ma di un imbecille di Pontefice che per motivi molto discutibili soppresse il matrimonio dei sacerdoti. Ci sarebbero molte altre considerazioni da fare ma pensiamo a noi stessi: io penso di essere innamorata di te uomo, sei la persona che ho sempre desiderato di incontrare molto diverso dal mio ex marito, anch’io penso di non esserti indifferente ed allora? Se deciderai di metterti con me come marito potrai lavorare nel mio studio; a te la decisione.” Un abbraccio senza parole, Massimo, si chiamava così, si dileguò (espressione adatta) e comparve tre giorni dopo vestito in borghese, un abbraccio ad Alberto ed a Silvana e per ultimo anche a Matilde, in fondo anche lei poteva considerarsi componente della famiglia. All’arrivo Cesare: “Adesso non posso più chiamarti ‘zì prete’, tratta bene mia madre nel senso…in tutti i sensi!” Ovviamente ci fu una prima notte:  fu Silvana che prese l’iniziativa. Lungo bacio in bocca e poi sulle tette. “Sono  ritornato lattante…” “Se è possibile evita di…” Al bacio sul fiorellino: “Mi restano i peli fra i denti!” “Mi sembra di essere ad una scuola guida, mi raso i peli va bene?” Finita l’operazione: “Questo di chiama il clitoride, è come un piccolo pene, se lo solleciti riesco a provare un orgasmo.” “Scusa se è una cosa femminile perché si chiama al maschile?” Silvana non sapeva più se ridere o…”Facciamo una cosa: faccio tutto io senza parlare!” Massimo si dimostrò di essere un buon allievo anzi superò la maestra con gran gioia di quest’ultima che, dopo tanto tempo, aveva riprovato le gioie del sesso. “Quant’è bella giovinezza…” “Non toccare questo tasto, ho dieci anni più di te, maledizione!”

  • 19 settembre alle ore 8:03
    Una voglia ch'ancor sento

    Come comincia: Il vento stamane era calato e allora in un niente preparo la borsa con le esche e una bottiglia d'acqua ghiacciata e mi avvio verso il luogo di pesca, accompagnato dal solito grugare dei colombi che nella mia zona ormai sono tanti e fastidiosi soprattutto la mattina presto.
    Arrivo nella solitudine totale mentre l'aurora come al solito mi lascia incantato con quei colori così intensi.
    Il mare quasi non si muoveva e questo già mi dava subito un senso di rilassatezza che non provo mai in nessuna situazione, tranne di quando stavo insieme a mia moglie e mia figlia o adesso solo con mia figlia e penso anche quanta gente dal carattere iracondo magari si calmerebbe se prendesse la passione per la pesca in mare, lago o fiume.
    La brezza marina m'accarezzava il viso delicatamente mentre, tra i gabbiani che scappavano via al mio incedere sulla battigia, raggiungevo il posto scelto per pescare.
    Beh...mi sembrava la giornata ideale per una buona pescata...solo soletto, mare che sembrava, come si suol dire, "liscio come l'olio" e quasi bianco visto dalla mia posizione di marcia, aria fresca, l'Etna che appariva quasi giocando a nascondino tra le nuvole...cosa vorrebbe di più un pescatore?
    Incomincio bene pescando una cernietta...chissà cosa riserverà ancora questa splendida giornata di settembre.

  • 18 settembre alle ore 15:38
    ALBERTO PENSA

    Come comincia: Cosa accade quando non ho nulla da fare o meglio, non ho voglia di far niente? È estate, mi stendo sul divano, pancia all’aria, cuscino sotto la testa ammiro il paesaggio guardando fuori del balcone, un paesaggio che mi è familiare ma che trovo sempre piacevole e rilassante. Nudo, guardo ‘ciccio’ a riposo (riposo talvolta interrotto da qualche …resurrezione, (Con l’andar degli anni si diventa filosofi!) Mi stiracchio come un gatto appena desto, sento l’Apatheia (ricordo del classico) e capisco di non essere soddisfatto della vita che conduco. In verità motivi di contentezza non ne ho molti: mia moglie, in menopausa, dice di amarmi alla follia ma non appena cerco di mettermi in bocca una sua tettina, fa la gatta indisponibile dinanzi ad un felino arrapato. Tata, vicina di casa, il mio sogno segreto, mi ha risposto che ‘nun c’è trippa pè gatti’ pur con l’offerta di diecimila  €uro pensando che non ce li ho, infatti non ce li ho! È solo il mio ottimismo che mi aiuta a superare le rotture quotidiane, intanto sono in vita, alcuni miei colleghi sono passati dalla posizione verticale a quella, definitiva, orizzontale, altri si trascinano  tristemente parlando sempre di malattie, altri dichiarano di aver raggiunto la pace dei sensi, una prospettiva alla quale non voglio pensare, come si fa a vivere senza la dolce ‘chatte’? Ma la mia fantasia costante  è la deliziosa Tata, la vedo sorridere, rughette intorno alla bocca, occhi…con la solita espressione ‘vedi d’annattene!’ Le ho riferito la storia di un fan disavvenente che, durante una crociera, con notevole faccia tosta, riesce a farsi una principessa mentre gli altri fustacci vanno in bianco beh. Ho fatto la fine degli altri: bianco totale! Mò mè so rotto, che c’javrai mai più delle artre femminucce? Lanugine d’oro, lapislazzuli sulle labbra della ‘gatta’? Ma vedi d’annattene a …
     

  • 16 settembre alle ore 17:06
    JOHN AND THE JEALOUSY

    Come comincia: I see you restless, bewildered, suspicious of your partner . Jealousy: it is a green-eyed monster that taunts the flesh it feeds on, Shakespeare is right; it is a feeling of the pagan gods towards men, they did not like mortals to 'make' their little girls; - it is a projection of one's own insecurity towards others, it is typical of a ment and weak, envious, immature; it is the prophecy of future betrayals, your hidden side , dark veiled goddess that burns within you. If at a cocktail you notice the gazed looks of the male guests attracted by the graces of your beloved, do not light the cigarette on the side of the filter, you would be intoxicated even more; if you do not own yourself you can not own a woman. Your symbol? The avenging Erinni. Are you trying to bind your partner? You can not chained a ray of sunshine !. A lustful wife could not defeat your jealousy: it would make you go to show thatyou too ... If you look at the photos of your lady swathed by a succinct bikini, smiling offers to the bystanders a lush, prosperous and lush beautiful see you do not have to complain stating : "You should not do it" not explaining to whom you refer: to the consort too generous; to the photographer who has earned us; all'allupato , dazzled spectator who admires the images. Your most hated persecutor? Andronicus 1st Emperor of Byzantium who codified the horns by hanging those of the deer he hunted on the walls of the palaces belonging to the horned husbands. For the protuberances of which you are so concerned, turn to the gods Dionysus or Pan if you are pagan or, if Catholic, in San Giuseppe and also in San Martino, they know something about it. Try to turn the page: lying on a soft bed with romantic music in the background, close your eyes and imagine your beloved who languidly emits small howls hidden under the body of a robust mask and who, looking at you, whispers: "I'm with him but it is as if you were lying count, my joy is also yours ... admire his tough face! Here you see how things should go, she would be more calm and happy, you would earn us because a trained wife is like an athlete: it makes more! And finally, do not you think that my advice should be rewarded? Please put a good word in my favor with your beloved, I would be so grateful!

  • 13 settembre alle ore 9:21
    UNO ZIO D'ITALIA

    Come comincia: Normalmente si parla di eredità pervenute da uno zio d’America, questa è una storia all’incontrario un nipote americano che eredita da uno zio italiano. Tommaso Z. ebbe la notizia da un notaio italo americano di New York dove abitava, John Santoro il quale: “Complimenti giovanotto è deceduto a Jesi in Italia un tuo zio Domenico M., pare sia un bel mucchio di dollari ossia di €uro, questo è l’indirizzo di un notaio del luogo, Santino D. auguri.” Tommaso M. a New York, di professione modello, era un po’ squattrinato perché era un amante del lusso, frequentava ambienti particolari in cui la differenza fra maschietti e femminucce era minima insomma…avete capito. Giunto in aereo a Roma Fiumicino arrivò a Jesi, in quel di Ancona, col treno e, per comodità, prese alloggio in un albergo vicino alla stazione ferroviaria. Il giorno successivo contattò per telefono il notaio Santino D. il quale, molto sensibile al denaro, fu molto cortese col suo nuovo cliente, si diedero appuntamento nella sala da pranzo dell’albergo. “Sono anni che faccio il notaio ma un patrimonio come quello che le ha lasciato suo zio ne ho visti pochi. Finito di mangiare andremo nel mio studio dove ho tutte il carteggio.” Si trattava di beni mobili ed immobili e notevoli somme in titoli. Tom, un po’ frastornato, mise un sacco di firme senza rendersi conto di quello che firmava, fiducia al notaio. “Vorrei acquistare una Jaguar.” “Il concessionario si trova a Pesaro, un po’ lontano, potremmo controllare gli avvisi di vendita sul giornale locale.” Tom fu fortunato, non il proprietario dell’auto che era stato costretto a venderla per motivi economici; si trattava di una X Type, quasi nuova, il cui prezzo era stato fissato in €uro ottomila come da listino di ‘Quattroruote’. Leonardo, lo sfortunato di cui sopra, faceva parte di uno staff di avvocati di un grande studio. La crisi aveva toccato anche il settore e Leonardo era stato licenziato, malgrado i suoi sforzi non era riuscito a trovare un altro incarico, per ora andava avanti con i risparmi, la Jaguar, tanto desiderata, era stata sacrificata. Leo incontrò Tommaso nell’albergo della stazione, fece provare la macchina all’acquirente e, intascato un assegno, mogio mogio stava per andarsene a prendere l’autobus quando Tommaso: “Non sia mai che la lasci andare a piedi, mi indichi la strada, l’accompagnerò a casa sua. Giunti dinanzi al portone Leonardo ritenne opportuno ricambiare la cortesia con l’invitare a casa Tom il quale fu contento di avere già conquistato un’amicizia. “La mia casa è grande, presto dovrò lasciarla per motivi economici, in Italia c’è crisi e sono stato licenziato dal posto di lavoro.“ “Io di colpo sono diventato ricco merito di mio zio Edoardo M., ma che casa grande, se siete d’accordo potrei abitare con voi pagando l’affitto, l’albergo e così triste e poi lei potrebbe guidare ancora la Jaguar.” Leo e Stella si guardarono in viso, una manna: “Cara se sei d’accordo…” “Volentieri e poi mi sembra un signore simpatico.” “Anche voi due siete simpatici, io amo uomini e donne.” Leo spalancò gli occhi e rimase immobile, anche Stella rimase basita ma si riprese presto: “Vado in cucina, oggi un pranzo speciale in onore di Tommaso, possiamo darci del tu?” “Ma certamente, le  anzi ti farò compagnia, io sono bravo nell’arte culinaria…” La frase fu seguita da una risata da parte di Tommaso che andò con la padrona di casa in cucina. Leonardo cercò di inquadrare la situazione venutasi a creare, giunse alla conclusione che non c’era altra via d’uscita che assecondare l’ospite ricco e pagante. Ma le sorprese non erano finite, finito di cucinare Tom si presentò a tavola con un grembiale da cuciniere e poi: “Non vi scandalizzate se io mi spoglio un po’…” Tolto il grembiale restò con la parte inferiore del corpo nuda, altro choc da parte dei padroni di casa che ormai avevano capito come stavano le cose. Finito di mangiare, a Tommaso sempre nudo di sotto, fu mostrata la sua camera. “Oh che bello, c’è pure il bagno, dopo un riposino mi farò una doccia. Io vorrei fumarmi una Philips Morris, nessuno ne vuole?” Leo “Io uso la pipa, buon riposo.” Anche Leo e Stella andarono a riposarsi in camera da letto, non avevano nulla da dirsi, la frase latina quanto mai giusta in questo caso: ‘Pecunia non olet’, ormai avevano accettato la situazione pensando anche alla loro figlia Azzurra studentessa universitaria a Perugia. Alle diciassette Tommaso si presentò questa volta vestito in modo elegante: “Io a New York facevo il modello.” Stella: “Sei elegantissimo, complimenti!”  La furbacchiona, anche per sondare la situazione, baciò in bocca Tom il quale parve gradire: “Cara anche tu sei deliziosa, penso ci divertiremo. Domani usciremo insieme, voglio inaugurare la carta di credito che mi ha dato il notaio, spese pazze, allegria!” Era venuto fuori il lato positivo della situazione, il trio a passeggio per Jesi visitò vari negozi di moda sia maschili che femminili oltre ad uno per riempire la ‘cambusa’. “Amo spendere denaro ed amo anche voi due, non sono religioso altrimenti ringrazierei Dio di avervi incontrato.” Dopo pranzo Leo mise un  compact disk americano in onore dell’ospite che prese Stella per la vita e si mise a ballare baciando sul collo la padrona di casa. “Cara se tuo marito è d’accordo che ne dici di andare in camera mia?” “Io devo essere d’accordo non mio marito, go all’americana!” Per sua fortuna Leo non era mai stato geloso e poi non sapeva quello che sessualmente Tommaso avrebbe preteso da sua moglie, lei aveva detto che erano fatti suoi…Dopo un’ora Leo andò dietro la porta della camera di Tom, sentì dell’acqua scorrere, aprì la porta ed intravide nel bagno due corpi nudi, viva la pulizia! “Tua moglie è una donna deliziosa, andremo d’accordo anche con te vero? Intanto che ne dici se domattina andiamo un po’ in giro in macchina, guiderai tu con me vicino, Stella potrà riposarsi nel sedile posteriore.” Sembrava un linguaggio criptato,  chiese a Stella quello che aveva combinato col giovane, ormai non si sarebbe meravigliato di niente. “Tom mi ha spogliata, sul letto ha cominciato a baciarmi dalla bocca sino ai piedi che ha particolarmente apprezzato, deve essere pure feticista, mi ha baciato a lungo la ‘cicciolina, io ho avuto due orgasmi ma come uccello ce l’ha piccolino anche se gli è diventato molto duro, curiosamente ha due testicoli molto grossi, fine della prima puntata.” C’era poco da dire, Leonardo cercò di capire che cosa Tom avrebbe preteso da lui, intanto nel cassetto della scrivania, nel suo studio, aveva trovato un mucchio di €uro da cinquanta…Durante il viaggio verso Ancona, Tom fece fermare la macchina in uno spiazzo e : “Chiedo scusa ma mi è  venuta una voglia improvvisa, Leo ti dispiace se ti tocco l’uccello, mi è venuta la curiosità di vederlo!” e si mise all’opera nell’aprire la patta da cui venne fuori un ‘ciccio’ moscio ma lungo, “Immagino quanto sarà grosso quando è duro, chiuditi, ne riparleremo a casa.” Non rientrarono subito a Jesi, andarono al ristorante ‘Osteria del Pozzo’ dove gustarono un pranzo a base di pesce. “Ci sanno fare col pesce questi anconetani!” Battuta di Tom che fece sorridere i due coniugi. A casa: “Stella ti dispiace se ti sequestro il marito, non te lo strapazzo troppo! Preferisco andare in camera vostra, sarà una novità, io amo le novità. Chissà quante volte avete fatto l’amore qui, che ne dici se una volta invitiamo anche tua moglie?” “Ormai sei a casa tua…” “Una doccia ci renderà più profumati, vieni ti lavo le spalle ed anche le…ho pensato una rima, oh madonna lo immaginavo grosso ma non così, che dice tua moglie?” “È una porcona, le piace davanti e di dietro.” Ormai Leo voleva entrare nella parte dello zozzone per vedere come andava a finire, presto detto ‘ciccio’ in bocca a Tom che non solo gradì gli schizzi  ma ingoiò il tutto, alla faccia! “Hai un buon sapore, voglio baciare i tuoi ‘gioielli’ sono bellissimi, mi fermerò lì un po’ di tempo…E si fermò tanto a lungo da beccarsi un altro schizzo in bocca. “Per finire vorrei che mi toccassi il mio ‘ciccio’ è piccolino ma voglioso.” Leonardo non aveva mai toccato un altro membro maschile oltre al suo, cercò di fare del suo meglio: “Vai avanti fammi godere, c’è un regalino per te.” Il regalino ovviamente era in €uro che Tom trovò nel suo scrittorio domandandosi fin quando sarebbe durata la storia. Ultima novità: “Stanotte saremo in tre, dormirò con voi sempre che non vi dispiaccia! io starò in mezzo, voi due ai lati. Detto fatto, Tom allungò le mani a destra sull’uccello di Leo a sinistra sulla ‘cosina’ di Stella  cpm lòa conseguenza che a Leo ‘ciccio’ montò come la panna e Stellina cominciò a goderecciare o a far finta per far contento l’anfitrione il quale versò le sue attenzioni solo a  Leo. “Stella scusami ma vorrei andare dentro tuo marito, ho la vasellina non gli farò male e poi come vedete ce l’ho piccolo.” Detto fatto, il padrone di casa si trovò un cosino dentro il suo didietro, vergognandosi un po’ per la presenza della moglie, cosino che andava avanti ed indietro procurandogli una non prevista sensazione piacevole di cui lui stesso rimase meravigliato. Senti dentro il sedere uno schizzo fortissimo come fanno quelle pistole ad acqua che si usano in spiaggia, Leo stava per ritirarsi quando: “Ti prego fammi restare ancora, sono diecimila.” Un attimo di sincerità, senza essere troppo convenzionali in quelle condizioni che decisione avreste preso?” Leonardo fu per il si tanto più che la proposta fu reiterata e così diventavano ventimila. A Leo non mancò il senso dello humor anche in questa occasione: “Se mi regge il culo arriverò a centomila, non ci arrivò ma si beccò lo sfottò della consorte. “Non avrai più bisogno delle supposte per andare in bagno!” Pure preso per il culo. Una novità in casa M., Azzurra aveva comunicato che avrebbe passato un periodo a casa, arrivo l’indomani. Leonardo in Jaguar andò a prenderla alla stazione, grandi baci e abbracci, si volevano bene padre e figlia la quale fu informata in tutti i particolari delle novità avvenute nella sua famiglia. Leo si aspettava una reazione di confusione mentale da parte di Azzurra mentre la stessa: “Papà all’università di Perugia ne ho viste di tutti i colori, c’era perfino un ermafrodita brasiliana o brasiliano che dir si voglia, invece mi farà piacere conoscere questo Tommaso il quale si fece trovare all’ingresso elegantemente vestito. “Che ragazza meravigliosa, una modella, marito e moglie ci avete messo molto impegno, cara Stella se sarai d’accordo faremo qualche passeggiata insieme a Jesi e dintorni, sai guidare la Jaguar di tuo padre? Io preferisco fare il passeggero.” In un attimo Tom aveva cambiato tutto nel menage di casa anche con l’aiuto di Azzurra, partita persa per Leo e Stella che sperarono in un destino a loro favorevole, non c’era altro da fare. Giorno successivo acquisti da parte della pulsella nei vari negozi già visitati da suo madre e da suo padre, ormai erano conosciuti. Nuova conoscenza fu invece quella dei camerieri del bar Pardi, il migliore della città. Mostrando un biglietto da 50 €uro Tom chiese: “Portateci il vostro miglior prodotto.” “Abbiamo della eccellente pasticceria e del caffè freddo divino.” Il cinquantino sparì nelle tasche di Giovanni il cameriere più anziano che, dopo un quarto d’ora si presentò con quanto promesso. “Azzurra si buttò sui pasticcini mugulando per la gioia di mangiarli, Tom preferì il caffè che si dimostrò di sapore molto particolare, mai assaggiato. Finita Azzurra di abbuffarsi Tom: “Complimenti, verremo altre volte in questo bar, per favore riservateci il tavolo più nascosto, a presto.” “Mamma non ho fame, sono andata da Parti ed ho fatto la porcellona:” Allarmata Stella:”In che senso?” “Mi sono riempita di pasticcini, buonissimi come ricordavo, una volta ci porteremo anche te e papà, per oggi niente pranzo.” Il giorno successivo, la mattina, i due giovani si erano dati appuntamento nel soggiorno per la prima colazione, Tom era vestito sportivo, Azzurra indossava parte dei vestiti acquistati il giorno precedente, papà e mamma se ne accorsero ma non fecero commenti d’altronde…Azzurra si diresse verso Cingoli paese montano dove d’estate andavano in villeggiatura molti romani. “Qui conosco una ragazza titolare di un negozio di articoli fotografici, è simpatica, te la presenterò. “Concetta questo è Tommaso il mio fidanzato americano, abbiamo dimenticato di portare una macchina fotografica…” “Ve la presto io.” “Preferisco acquistarla, qui c’è la mia carta di credito.” “Caro Tommaso, cara ti costerà, milleottocento €uro, meglio che…” “Vai facile, sono ricco.”Azzurra seguì l’amica nel retro della bottega: “È vero che sta bene a soldi?” “E tu pensi che mi prendevo un morto di fame, sto scherzando, è veramente ricco.” Ovvio sguardo d’invidia dell’amica:”Se al ritorno avete scattate delle foto, portatemi la scheda, riesco a stamparle in poco tempo.” Tom e Azzurra si allontanarono dal centro e si spinsero sino al monte S.Vicino, Tom cominciò a scattare foto a ripetizione di Azzurra prima vestita e poi sempre più spogliata sino al nudo totale, la ragazza non era conformista, questo fece molto piacere a Tom a cui era venuto un certo pensiero in testa. Telefonarono a casa, è buio, preferiamo dormire a Cingoli in albergo, a domani.” Leo e Stella si domandarono angosciati cosa sarebbe successo fra i due, ma erano impotenti a cambiare il destino, quella notte dormirono poco come i due giovani che avevano molto da dirsi: “Caro Tom io sono una ragazza del ventunesimo secolo, a Perugia ho visto molte cose cambiate in tutti i campi nei giovani, su due cose solo non transigo sul buon gusto e sulla violenza oltre naturalmente che sui pettegolezzi della gente che per i ceti più alti come il nostro comporterebbe un cambiamento di città, io devo laurearmi in medicina, specializzazione ginecologia.” “Allora ami di fiorellini?” “Non più di tanto, anche se non sei un tipo normale come si dice in gergo, penso che tu sia di animo buono, cosa che io apprezzo, per il resto vedremo ma non ti preoccupare, non sono religiosa, penso che tutti i prodotti generati su questa terra sono frutto della natura, io li accetto come accetterò te con tutti i tuoi problemi, questo è il nostro matrimonio che durerà per sempre, perlomeno da parte mia…” Tommaso ebbe un pianto irrefrenabile, aveva trovato la persona giusta per sé, l’avrebbe amata e rispettata per sempre.

  • 12 settembre alle ore 18:05
    W la pesca!

    Come comincia: È luogo ormai comune dire che l'Italia è un Paese di navigatori, inventori, artisti di ogni genere e soprattutto poeti ed anche buoni pescatori agonistici e non.
    Io, comunque, (a parte di essere stato un inventore negli anni giovanili e studenteschi quando me le inventavo tutte per cercar di fregare i miei genitori raccontando balle su balle quando marinavo la scuola o ero impreparato se venivo interrogato), so andare in barca (a remi), a detta di esperti del settore sarei anche un poeta e sono un pescatore (di livello medio-basso) per hobby (solo e unico). 
    Per quanto riguarda che mi definiscano un poeta dicono che se nel contenuto degli scritti si riesce a trasmettere il messaggio attraverso le immagini suscitate dal ritmo e la musicalità dei versi (ch'è la cosa più importante) allora si è un poeta ed avendo i miei scritti questa peculiarità mi annoverano nella categoria dei poeti.
    Di andare in barca e remare ormai ci vado solamente coi ricordi e quindi è meglio lasciar stare.
    Tutt'altra cosa invece è star a parlare dell'essere pescatore e quello che sento nel cuore e nella mente quando pratico questo hobby per me bellissimo, impegnativo ma allo stesso tempo di un rilassamento quasi unico.
    Intanto vedere l'alba e gustarsela è quasi indescrivibile e comunque in qualche modo l'ho descritta in molte mie poesie che poi inserirò nel mio prossimo libro dal titolo definitivo "Io e..." nelle pagine "Io e il mare".
    Non è solo questo però...
    Vi è anche la passione (che un pò sta scemando a causa di vicissitudini negative private, che non sto qui a raccontare), perno della vita di chi se la vuol godere.
    Personalmente la passione per la pesca in mare e da terra è arrivata tardi e cioè quando son rientrato trasferito da Sondrio dopo ben 12 anni di lavoro in Poste Italiane e dove avevo incominciato a pescare nei laghi e fiumi dove non era necessario alzarti all'alba, momento, per quanto riguarda il mare, di frenesia alimentare di pesci anche di taglia notevole.
    Dico ch'è arrivata tardi poichè mio cognato Antonio, anch'egli appassionato di pesca ma soprattutto all'inglese, mi diceva che bisognava svegliarsi alle 04 per poter essere almeno alle 04,30 sul luogo di pesca e questo proprio non mi garbava, prima di tutto per l'orario, poi perché avevo la figlia piccolissima e immagino si sappia quanto sia stressante gestire una situazione simile durante le vacanze...anzi dirò di più...
    Io amante del mare, uomo di marina, scappavo dal mare dopo 3 settimane perché non vedevo l'ora di rientrare a Sondrio, riposarmi anche lavorando e pescare...vedete voi...
    Adesso, dopo 16 anni dal rientro in Calabria, toglietemi mare e pesca e faccio una strage.
    La pesca che pratico è la ledgering, varie volte con la bombarda per aguglie e lecce, all'inglese e spesso a fondo e con canne che non superano i 300 gr. perché, non potendo usare il braccio sinistro (per una frattura al gomito avuta a 4 anni) mi stanco presto e quindi la pesca a fondo è ormai la mia preferita con filo al mulinello del 18, piombo ad oliva scorrevole su lenza madre, finale con amo (di vario tipo in base al pesce da insidiare) che va dal 6 a massimo 12 su filo del 12/16.
    Aspetto positivo della pesca è che giri, vedi nuovi posti, incontri gente nuova, posto e gente che forse mai conosceresti.
    Cosa che m'è successo ma non durante la pesca ma mentro ero in vacanza all'isola di Ortigia e mentro cercavo un luogo adatto per pescare.
    E chi t'incontro al porto sulla via marina di Ortigia?
    Niente popodimenoche: il grande Salvatore Zenga tutto concentrato vicino a un altro grande: Alessia Giovanni Barone.
    Arrivo proprio mentre il Barone allama una leccia e dopo la presentazione e qualche domanda, mi indica lo Zenga, seduto sulla sua destra, al quale mi avvicino e mi presento.
    Devo dire ch'è stato piacevole parlar con lui ed il Barone, persone serie e simpatiche che mi hanno dimostrato in meno di mezz'ora il loro esser pescatori esattamente da come traspare dai giornali o programmi del settore.
    Dopo una breve chiacchierata li saluto, in particolare lo Zenga col quale ci proponiamo di sentirci sui profili di Fb e Messenger come stiamo in effetti facendo.
    Intanto stamattina, dopo più di 2 settimane, ho deciso, dato il bel tempo, di provare un luogo suggeritomi per delle buone triglie: a Pilati, frazione della mia città, Melito di Porto Salvo (RC) e così è stato...una triglia di circa 180 gr. 
    Poi si è alzato un forte vento grecale che mi ha costretto a ritirarmi con uno scarso carniere che però mi evita il cappotto, termine odiato da chi pesca.

  • 10 settembre alle ore 10:36
    Amori di mamme

    Come comincia: “Anna posso venire a casa tua?” “Certamente è successo qualcosa di spiacevole? “Diciamo di particolare, aprimi la porta per favore.” “Allora ti vuoi spiegare finalmente?” “Il problema sono i miei figli Pietro e Paolo; visto che avevano sempre le occhiaie e dimagrivano a vista d’occhio li ho portati dal medico, sentenza: stì zozzoni si sparano troppe seghe!” “Scusami ma come potrei aiutarti?” “E qui vien fuori…” “Forse sto cominciando a capire ma, ovviamente sono molto perplessa, forse pensi che io… “Penso, cara Anna, penso che questi due imbecilli mi diventano tubercolosi se non la smettono, questo è il verdetto del medico Arena, sono disperata, non so come farli smettere!” Giovanna aveva cominciato a piangere e istintivamente aveva preso a baciare in bocca l’amica Anna. “Giovanna ho una gran confusione in testa, non so che altro dirti, io ti voglio bene, vediamo cosa si potrà fare.” Anna rimasta solo si era rifugiata nel letto, a occhi chiusi pensava ad uno scenario futuro, prima di tutto quel bacio in bocca della sua amica, non era mai successo e poi ai due ragazzi lei, quarantenne, li aveva visti prima nascere e poi crescere, gli voleva bene ma ad avere dei rapporti con loro, non ci si vedeva proprio a far da ‘nave scuola’ ai due cucciolotti sedicenni, forse l’avevano troppo piccolo o si sarebbero vergognati di….con la zia Anna, uffa, Giovanna l’aveva proprio messa in crisi, se ne accorse Alberto, suo marito titolare di una grande panetteria in via Garibaldi a Messina.  Alberto, come tutti i panettieri,  per motivi di lavoro si alzava ogni mattina alle quattro, il pomeriggio si riposava e la sera di nuovo al lavoro.  Alberto ed Anna erano una coppia particolare, erano cresciuti praticamente insieme nello steso stabile in via Colapesce, avevano avuto le prime esperienze sessuali fra di loro e, mentre Alberto durante il servizio militare aveva ‘conosciuto’ altre femminucce, Anna solo il marito. Avevano promesso, prima di sposarsi, di essere assolutamente sinceri fra di loro, promessa che allo stato attuale per Anna era difficile da mantenere per ovvi motivi. “Anna ti vedo strana, problemi?” “Ho capito, quando ti sentirai di parlarmene sarai tu a decidere.”A mezzogiorno squillò il telefono a casa di Giovanna: “Anna dimmi tutto.” “Ora te la fai con le femminucce, auguri!” Era Giacomo l’ex marito da cui  dieci anni prima aveva divorziato, motivo, incompatibilità di carattere ma la natura non era stata amica di Giovanna che dichiarata sterile dai medici e risposatasi con Alessandro, cassiere alla Banca d’Italia, era rimasta vedova con i due gemelli, la telefonata di Giacomo l’aveva riportata indietro negli anni in modo per lei spiacevole. “Ho da fare, che ti serve?” “Che ne dici di farti una visitina, so che sei rimasta vedova, forse un po’ di compagnia… “ “Mi stai scocciando, dimmi il motivo per cui mi hai telefonato, tu non hai mai fatto nulla senza un tuo interesse, allora?” ”Mi hanno riferito che i tuoi due ‘pischelli’, li chiamo alla romana perché sono romani, tu e tuo marito li avete adottati, tu non ne puoi avere mentre io con mia moglie inglese, cattolica integrale ma piena di sterline, in sei anni abbiamo tre bambocci, tu sei fortunata puoi andare con chi vuoi senza problemi. Che ne diresti di una sveltina con me? Ricordo che eri piuttosto bravina…” “Maledetto, se per caso spargi la voce che i miei figli sono adottivi ti troverai con gambe e braccia rotte, stronzo.” Così finì la conversazione di Giovanna con Giacomo, conversazione che lasciò una Giovanna distrutta nel morale, una mattinata iniziata male e finita peggio. Stavolta Anna non tenne conto della promessa fatta a suo marito di essere completamente sinceri fra di loro, come confessare che si sarebbe fatta sc…re da due ragazzi, un conto avere la mente aperta ma  questo caso era estremamente particolare per usare un eufemismo. Pensò che la cosa migliore fosse confidarsi con Anna, fra donne ci si capisce meglio e poi era interessata alla faccenda. Alla fine della confessione Anna restò ad occhi spalancati, novità da film, Anna si beccò altro bacio in bocca stavolta corrisposto, per lei era un segno di consolazione. Il sabato i ragazzi non avevano scuola, Alberto more solito al lavoro, alle sette Pietro e Paolo erano già in fibrillazione, a sedici anni il primo  rapporto sessuale è estremamente eccitante. Telefonata: “Anna questi non li tengo più, che mi dici?” ”Mandameli uno per volta, io provvedo a mettere della gomma americana sullo spioncino della vecchiaccia che abita davanti al mio appartamento, non voglio che…” I due avevano fatto pari e dispari per sorteggiare chi doveva essere il primo: vinse Pietro e in pigiama e pantofole scese di un piano e si infilò in casa di Anna. “Zia, non so che dirti, non ho dormito tutta la notte, non vedevo l’ora…” “Calmati, l’ora è giunta, vedo che già sei in posizione, fatti il bidet. “Mi sono lavato due volte!” e tirò fuori dal pigiama un coso niente affatto piccolo che sorprese Anna che si era spalmata la cosina e quindi il ragazzo entrò alla grande ed alla grande in pochi secondi inondò la vagina della ‘zia’. Pietro rimase male ma rimase dentro e cominciò ad andare avanti ed indietro a lungo sin quando sentì il suo coso schizzare per la seconda volta lo sperma all’interno della vagina di Anna che in verità gradì la cosa, suo marito era meno efficiente. Paolo impaziente dietro la porta di casa sua, nel vedere il fratello ritornare si catapultò per le scale e vista la zia nuda l’abbracciò forte baciandola in bocca. “Caro mi fai male, le femminucce vanno trattate con dolcezza!” “Zia, un mio amico mi ha confessato che le ragazze talvolta si mettono il coso maschile in bocca:” Ma guarda cosa va a pensare stò zozzone. “Va bene, andiamo sul letto.” Anche Paolo ebbe un orgasmo immediato nella bocca di Anna che andò in bagno a lavarsi. “Ora vieni dentro la zia, è lubrificata ma vai piano lo stesso, tutti e due i fratelli avete un coso più grosso del normale.” Solito schizzo sul collo dell’utero ancora gradito da Anna e poi la pace dopo la tempesta. Alberto non era uno sprovveduto, capì che bolliva in pentola qualcosa di nuovo e di anormale, guardando negli occhi la moglie la pregò di dirgli tutta la verità. “Non vorrei che ne rimanessi scioccato e fosse la fine del nostro matrimonio.” “Io sono peggio di una zecca, non ti lascerei mai qualsiasi cosa tu abbia commesso, vai col racconto.” “Pian piano che gli avvenimenti vennero alla luce Alberto, con la pipa in bocca, pian piano cercava di rendersi conto della situazione quasi dovesse centellinare i singoli fatti e vedere in fantasia il  comportamento dei vari personaggi, più che altro si meravigliò di Anna, lui non era un puritano anzi aveva sempre dileggiato i gelosi ma essere diventato becco per ‘merito’ di due ragazzi…”Cara il film è finito e gli spettatori tornano a casa o meglio a letto, domani è domenica e me la voglio gustare sino a mezzogiorno, bacino…” A proposito di baci Anna aveva omesso di parlare di quelli ricevuti da Giovanna che in un certo senso le erano piaciuti, un segreto che voleva tener per sé. Fu lei a portare il caffè a letto al marito già sveglio. “Cara hai dormito bene, io una bomba ero proprio stanco, se per caso c’è qualcosa pure per il maritino io son qua.” Anna accontentò Alberto con quello che più lui desiderava, il popò e riuscì anche ad avere un orgasmo con la vagina.” “Vedo che sei in forma, pensi di andare ancora con quei due ragazzi? Va bene, il problema è tuo, penso di aver capito le motivazioni tue e quelle di Giovanna, a proposito della quale…Niente, dato che è sarta volevo farmi cucire uno strappo dai miei pantaloni.” Bugiardo matricolato voleva si farsi toccare i pantaloni ma dalla parte della patta! E così Alberto cominciò a sognare quella donna che gli passava sempre davanti senza poterla avvicinare da vicino…Una mattina, ragazzi a scuola squilla il telefono di Giovanna. “Anna sei tu?” “Stavolta è Anno mia cara, forse preferivi mia moglie ma sono io, mi piacerebbe un po’ parlare con te.” “Parliamo di qualsiasi argomento, va bene l’immortalità dell’anima?” Giovanna cercava di svicolare mettendola sull’umorismo, aveva capito dove voleva arrivare Alberto che fesso non era ed anche piuttosto belloccio. “Io tendo ad essere più terreno, preferisco l’al di qua all’al di là.” “Pensi che possiamo finirla con le schermaglie, tu hai saputo dei rapporti dei miei ragazzi con tua moglie e vuoi rifarti.” “Messa così mi sembra una cosa squallida, mi sei sempre piaciuta molto ma non voleva cambiare gli equilibri della nostra amicizia ma a questo punto vorrei del ‘becchime’ anche io.” “Carina questa similitudine da pollaio, pensi di informare la tua gentile consorte oppure…” “La mia gentile consorte s’è sbafato due giovani galletti che l’avranno sicuramente fatta godere, teniamoci i nostri piccoli segreti che non fanno male a nessuno, se sei d’accordo domattina, usciti i ragazzi, verrò a farti una visita. “ Chi tace acconsente e così l’Albertone pimpante ed arrapato alle nove si presentò a casa di Giovanna che non si era fatta trovare impreparata, in baby doll senza la parte di sotto, profumata e sorridente abbracciò un Alberto già in posizione che fece dire alla signora: “Dove vuoi andare col quel coso, mai visto uno tanto grande e grosso, vacci pianino, per favore.” Dopo i primi ahi ahi iniziali il coso grosso andò in profondità per poi ritirarsi a metà vagina, di colpo Giovanna provò un orgasmo talmente forte da farla vibrare molto a lungo e fortemente, alla fine rimase senza forze. Appena ripresasi “Non son riuscita a capire come hai fatto, io non ho molta esperienza con i maschietti ma tu…A proposito con tua moglie?” “Poverina che la vogliamo lasciare solo a fare la badante sessuale agli imberbi, anche lei se la gode alla grande.” Anna non aveva mai fatto accenno a quell’orgasmo specialità di suo marito, forse per gelosia o per altri motivi, glielo avrebbe chiesto. La situazione si evolveva come previsto con qualche variazioni: il sabato i due ragazzi si erano presentati insieme ad una Anna sorpresa, proprio non se l’aspettava dover soddisfare i due fringuelli arrapati, ci pensò un attimo a poi decise: Pietro sotto col ‘ciccio’ in erezione da infilare nel suo popò, Paolo sopra di lei dentro la ‘vogliosa’, un trenino apprezzato da tutti e tre molto a lungo, poi “Ragazzi basta, i miei buchini se la son goduta ma ora mi fanno male, a sabato!” Malvolentieri i due giovani levarono le tende e furono raggiunti a casa di Anna dalla mamma. “Andate a casa devo sistemare alcune cose con lei.”Ormai non c’era bisogna di parlare fra di loro. I ragazzi presero a ‘frequentare’ meno la zia, motivo: avevano incontrato due coetanee che volentieri  offrivano i loro servigi. Anna e Giovanna curiosissime andarono all’uscita della scuola per conoscere le due baby  in verità carine ed un po’ snob: “Queste sono nostra madre e nostra zia.” “I vostri gioielli sono in buone mani, arrivederci!”La due puttanelle avevano uno sfottò senso delle humor poi da sole con i due ragazzi: “Sono due p.p.c.” “Tradotto vuol dire per copia conforme?” La Domanda di Pietro. “No pronte per crisantemi!” e giù a ridere. Quella risposta poco educata non fu riportata a mamma e zia, in fondo i ragazzi erano molto affezionate a loro, erano state brave ed affettuose maestre di sesso. Oggi giorno che passava Anna e Giovanna erano più sole e si facevano compagnia in casa, anche Alberto ‘svicolava’ con una cliente più giovane della consorte. Conclusione i baci fra di loro diventarono più frequenti e portarono a rapporti più profondi sessualmente, bacini bacioni anche sulle tette e sui fiorellini, Anna aveva trovato fra le cose di Alberto un vibratore con cui era riuscita a provare ed a far provare alla sua amica ed a lei stessa le sensazioni favolose  del punto G., potevano far a meno dei maschietti!
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     

  • 06 settembre alle ore 9:14
    Il risveglio di un uccello

    Come comincia: Gaetano C. , con al braccio la consorte, stava uscendo dalla chiesa di S.Ippolito a Messina quando incontrò Alberto M. suo conoscente il quale: “Gaetanuzzo ti ricorderò nella mie preghiere.” “Albertuzzo, amico mio, lascia perdere, mi manderesti all’Inferno, tu sei ateo.” “Ti sbagli, io sono pagano ed in particolare adoratore di Hermes uno dei dodici dei dell’Olimpo, un po’ come un nostro deputato, quando ho bisogno è lui che…” “Non sei convincente: Hermes, per i latini Mercurio, non godeva di buona fama; astuto, era il re dei ladri, dei bugiardi e degli imbroglioni.” “Mon ami, oggigiorno le persone per bene come te non hanno buona sorte,  quando ogni tanto combino qualche casino ovvero devo venir fuori da situazioni ingarbugliate mi rivolgo a lui, ogni volta gli sacrifico un agnello (ma poi me lo mangio io) e risolvo i problemi. Sto andando a trovare un parrino perché mia vicina di casa Arianna deve fare la cresima, è orfana e vive con i nonni piuttosto anziani, a me quindi il compito di…ma non conosco nessuno.” “Andiamo in chiesa, ti  presento io.” In sacrestia: “Ecco i padri Gino e Igino,  è un caso che abbiano nomi quasi simili, questo è Alberto che deve chiedervi delle informazioni, non è religioso, vedete cosa potete fare.” Il primo aveva una figura elegante, raffinato un po’ femmineo mentre il secondo non gli assomigliava affatto: più basso, brevilineo, probabilmente di provenienza contadina dal faccione cordiale e sorridente. “Padri mi siete simpatici ma vorrei restare pagano senza essere messo al rogo come eravate abituati a trattare nel Medioevo i miscredenti.” “Gino: “Lei un giovane, simpatico, massimo potremmo invitarlo a pranzo.” “Ma non nei giorni di digiuno!” “Gino: “Vedo che lei ha il senso dello humor, io sono laureato in lettere e apprezzo i tipi come lei. Per La cresima le telefonerò, mi lasci un suo biglietto da visita.” Per Alberto era un periodaccio in quanto a denaro: titolare di una fabbrica di elettrodomestici e frigoriferi in particolare, negli ultimi tempi aveva dovuto subire la concorrenza internazionale, soprattutto cinese, e quindi la merce si ammonticchiava in magazzino non venduta. “Alberto convocò i cinque suoi operai facendo presente la situazione, peraltro a loro nota, prospettando un eventuale licenziamento. Alberto, come promesso, fu invitato dai due sacerdoti a pranzo e, poiché la moglie Anna M. era dalla madre ammalata, si portò per compagnia Sonia ed Alfredo F., figli di un suo dipendente, ragazzi belli, giovani e pieni di vita.  Al loro ingresso ebbero un’accoglienza particolare: Sonia da parte di padre Igino che le fece tanti complimenti mentre Alfredo fu quasi preso in ostaggio da Gino che:” Che bel giovane, se ti devi confessare vieni da me!” Alberto si rese subito conto della situazione e dentro di sé si fece matte risate: un omo ed un mandrillo! A pranzo parlando in generale del più e del meno venne fuori la storia del probabile fallimento della fabbrica  di Alberto che quasi non riusciva quasi più a parlare, anche i due ragazzi sapendo che il loro padre poteva essere licenziato, divennero scuri in viso. A mutare l’atmosfera fu padre Gino il quale: “Amici miei, permettetemi di chiamarvi così, forse posso risolvere io la situazione, io sono diciamo piuttosto ricco di famiglia ed ho molte conoscenze in Vaticano, vediamo se posso farvi dare una fornitura per tutte le parrocchie che abbiano bisogno di elettrodomestici, su di morale!” L’atmosfera cambiò di colpo, i ragazzi abbracciarono calorosamente padre Gino. La promessa del prete ebbe risultato positivo, dopo pochi giorni cominciarono a giungere le ordinazioni con gran gioia di Alberto e dei suoi operari che ripresero a lavorare di gran lena. Alberto ritenne opportuno ricambiare la cortesia di padre Gino invitando lui ed il suo collega Igino ad una festa di pomeriggio a casa sua, invitati, fra gli altri  Arianna, Sonia e Alfredo. Con gran sorpresa di tutti coloro che li conoscevano, i due preti si presentarono elegantissimi in abiti borghesi,  nessuno dei presenti fece dei commenti. Padre Igino dimostrò di essere  un simpaticone con giochi di prestigio  fra gli applausi di tutti i presenti. Sottofondo della musica sentimentale americana messa da Alberto che, affascinato dalla bellezza di Sonia pensò di poterla invitare a ballare ma, sorpresa, sorpresa, fu preceduto da padre Gino: “Figliolo sei arrivato secondo e, come dice il proverbio, chi arriva secondo va in bianco!” Un po’ tutti iniziarono a danzare, Alberto sconfitto sul campo, ripiegò su Arianna; la ragazza aveva un vestito piuttosto scollato e mostrava la sua beltade soprattutto anteriore. Alberto, vecchio zozzone, anche per il profumo particolarmente femminile che emanava la ragazza, si eccitò e cominciò a ballare stringendo a sé sempre più la giovane la quale  prese la cosa sorridendo, non altrettanto Anna, legittima consorte che, per vendicarsi invitò a ballare Alfredo imitando suo marito. Alfredo si eccitò a tal punto che il suo membro ventenne fu ben sentito dalla padrona di casa che, anche lei eccitata, volentieri avrebbe voluto…avrebbe… La stessa pensò che forse  poteva invitare il ragazzo a casa sua in altra occasione, così Alberto sarebbe stato ricambiato ma poco calea all’interessato dopo tanti anni di matrimonio… Alla fine della serata Alberto accompagnò i due sacerdoti alla loro macchina e rimase basito: una Maserati Ghibli con vetri oscurati. Quel pomeriggio era accaduto qualcosa di imprevedibile: padre Gino cominciò a contattare  Sonia parlandole delle sue faccende personali. Era natio di Udine dove ancora risiedevano i genitori; a sedici anni aveva avuto un rapporto omosessuale con un compagno di scuola che lasciò un segno negativo sulla sua psiche, non riusciva ad apprezzare le bellezze femminili ma, da allora, veniva attratto solo dai maschietti con gran dolore di suo padre, fervente cattolico che accompagnò suo figlio dal suo confessore. Il cotale convinse Armando ad entrare in Seminario perché solo in tal modo avrebbe potuto guarire da quella sua predisposizione. Inutile affermare che non c’era niente da guarire tanto che, divenuto sacerdote ad Udine, Armando, preso il nome di don Gino, ebbe una relazione omo con un suo collega, relazione che fu coperta dal Vescovo il quale, come punizione, lo spedì a millecinquecento chilometri di distanza a Messina. La fine della festa pose fine anche alla confessione di don Gino che chiese a Sonia di poterla rivedere; anche se con riluttanza la ragazza aderì alla richiesta. Difficile trovare un luogo dove i due potessero stare insieme senza essere notati, tutti nei dintorni conoscevano il prete e così Armando e Sonia si rifugiavano nel garage della parrocchia dentro la Maserati di lui. Quando si incontravano, capitava spesso che ad Armando venissero le lacrime agli occhi, la parte maschile di lui si stava innamorando della ragazza la quale capì la situazione anche senza sapere come venirne fuori. Durante una notte in bianco a pensare alla sua situazione, padre Gino decise di passare il Rubicone: ritornare allo stato laico. La mattina telefonò al segretario del Vescovo chiedendo una udienza. “Sua eccellenza è molto occupata, può dire a me.” “È una questione strettamente personale veda quello che può fare., vedrò di dare un aiuto ai poveri della parrocchia.” Il pensiero dei ‘denari’ fece capitolare il segretario che: “Venga domattina alle nove, mi raccomando preciso.” Il Vescovo all’inizio era sorridente ma poi alla richiesta di don Gino si rabbuiò: “Ha pensato bene al passo che vuol compiere, è come rinnegare la sua vocazione, ci rifletta bene, un peccato mortale!” “Eccellenza mi scusi la franchezza ma i peccati mortali sono solo quelli che portano all’uccisione di un essere umano, per cancellare gli altri peccati basta far del bene ai poveri, agli handicappati  ed ai diseredati, ormai ho deciso, andrò in sacrestia a presentare l’istanza.” La notizia si sparse fra il vicinato della parrocchia, Armando in abiti  civili con berretto in testa per coprire la tonsura, si recò in una agenzia per poter affittare un alloggio, possibilmente al centro di Messina. Fu fortunato: al primo piano di un edificio in una strada laterale del viale S. Martino era disponibile un appartamento di tre stanze cucina a bagno, l’importante per lui era non conoscere persone che gli avrebbero potuto far domande sulla sua vita privata. Vicino all’ingresso di casa sua c’era quello di uno studio medico di ginecologia il cui titolare, anziano e stanco del mestiere forse per aver visto troppi ‘fiorellini’, la maggior parte non tanto ini, lo salutò con: “Beato te giovanotto, ormai io sono sul viale del tramonto o meglio della notte, auguri!” Il primo ingresso avvenne con la futura sposa in braccio ad Armando, la casa era ammobiliata con gusto, anche Sonia si innamorò di Armando che prese ad andare in palestra con lei. Suo padre, venuto a conoscenza della situazione di sua figlia diede la sua benedizione, la solita storia ‘pecunia non olet.’ La cosa più difficile fu per Armando prendere confidenza col sesso, la ragazza aveva avuto un’esperienza con un compagno di scuola a sedici anni ma lui…Per sua fortuna Sonia aveva il senso dello humor: gli prendeva in mano ‘ciccio’ moscio e lo sgridava: “Guarda che ti lasciamo a casa a fare esercizi!” Nessun risultato. A mali estremi…Sonia era in confidenza con una farmacista alla quale chiese di acquistare un ‘pillola rosa’. Adelaide, la farmacista si esibì in una risata talmente forte da far girare tutti i presenti: “Te lo sei beccato troppo vecchietto? Scusami, talvolta esagero, ti do il ‘Levitra’, di solito funziona dopo mezz’ora dall’assunzione, per augurio non te la faccio pagare, ciao.” Sonia a cena pensò bene di non rivelatore il trucco ad Armando (ormai lo chiamava così) e mise il medicinale nel bicchiere dell’acqua. Il giovane voleva uscire ma Sonia insistette per un ‘riposino’ in cui era da lei previsto una fellatio. “Io ho studiato in seminario il latino ma mai ho incontrato questa parola.” La ragazza le rispose : “Te credo, i pompini non sono previsti nel Vangelo!” Pian piano la pillola cominciò a funzionare, Armando era basito, finalmente… Finalmente ‘ciccio’ si risvegliò del tutto e riempì il cavo orale della compagna, per la contentezza la ragazza sparse il seme un po’ dappertutto e baciò in bocca Armando che si schifò. “Che brutto sapore!” “Abbiamo ottenuto quello che tanto desideravamo e tu ti formalizzi per un po’ di tuo sperma in bocca, piuttosto festeggiamo dentro la mia cosina tutta già bagnata e ancora vogliosa!” Era il 3 settembre anniversario della nascita di Armando il quale, via filo, ricevette gli auguri della mamma la quale fu informata dell’avvenimento e, da quello che i due sentirono per telefono, anche il papà ebbe la buona notizia. Era destino: Sonia rimase quasi subito incinta ed insieme ad Armando rientrarono al paese natio del giovane con la Maserati facendo un chiasso indiavolato col clacson sotto casa. “Imbecille presto sarai nonno!” era facile capire a chi era diretta quella frase. Ed Anna, la moglie di Alberto? ogni tanto telefonava ad Alfredo per passare un pomeriggio insieme, non fu da meno Alberto con Arianna. Nacque Regina, quasi quattro chilogrammi, che fece un po’ penare la mamma ma fu la gioia di tutta la famiglia. Volete sapere cos’è la ‘tonsura’? Era una furbizia della Chiesa che aveva imposto agli ecclesiastici di farsi rasare sulla sommità della testa un circolo di capelli così, anche se in borghese, gli stessi erano facilmente riconoscibili!

  • 05 settembre alle ore 18:50
    Nonna

    Come comincia: Che viola tenue hanno sbocciato le ortensie, quel violetto arricciolato che ricorda i capelli di nonna, sotto a un fazzoletto con quattro nodi, uno per ogni angolo, a mo' di cappello.
    ***** Mi pareva così ridicola, china su un'erbaccia a litigare con la lunga radice, il lurido grembiule e i gambali di gomma verde. Ero giovane e me ne vergognavo, non era la nonna elegante che sognavo. Era la nonna con un fazzoletto in testa, un fazzoletto chiazzato di muco, sudore ed erba.
    Al mio arrivo si sollevava piano, tenendo le mani sulle reni, sorrideva sdentata tra una ragnatela fitta di rughe e mi baciava scostando la frangia.
    Com'era lieve quella mano ruvida, ancor più lieve del bacio.
    - Diventerai strabica - diceva. E la sua voce sfuggiva via veloce come un fruscio d'ali di farfalla.

  • 05 settembre alle ore 18:47
    Come quando fuori piove

    Come comincia: Come quando Amelia guarda il mare e fuori piove. Tutto diventa una matassa grigia che infeltrisce nei suoi occhi. -Papà- mormora senza voltarsi. E lui deve intuire i suoi pensieri, stesi tra i fili delle barche a vela. Si siedono uno di fronte all'altra, il pasto domenicale che non ha nulla di festoso, mangiano piano, sospendendo i rebbi della forchetta per pungere l'emozione che gonfia gli occhi. L'ombra d'un gabbiano appollaiato sul davanzale a riempire quel posto vuoto.

  • 04 settembre alle ore 22:25
    Due graffette

    Come comincia: Due graffette immobilizzano questi fogli a righe, un infinito di linee azzurrine riempite di parole che si inseguono come mercurio in un termometro. Fosse semplice farle cadere con una scrollata, abbassarne il dolore giunte a fine riga. Difficile contenere lo spazio entro pochi centimetri di coerenza, o se bastasse, usare un antipiretico per non alzarne il tono. C'è un medico qui? Vorrebbe urlare la mia testa. C'è qualcuno che le sappia soccorrere, comprendere e curare? Una sirena che strilla e lampeggia e se ne va mentre le ammucchio una accanto all'altra, in questa lunga notte, dove scrivere, scrivere, scrivere, rimane l'unica cura.