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Racconti

“Scrivere è viaggiare senza la seccatura dei bagagli”
Emilio Salgari


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elementi per pagina
  • 01 settembre 2017 alle ore 13:34
    2013

    Come comincia: Non è vero che le persone tristi si riconoscono dalla sofferenza che hanno negli occhi...anzi spesso ridono e cercano di stare in compagnia dando forza agli altri...si scusano quando sbagliano...Non è vero che le persone tristi spesso piangono...anzi raramente piangono...piuttosto ti ridono in faccia per non farti sapere che il loro cuore e' a pezzi.Non hanno paura a rimanere sveglie tutta la notte a ripensare e a fissare il soffitto...il giorno dopo alla luce del sole tornano a sorridere...Le persone tristi sono fragili....difficili da capire se stanno sorridendo a te oppure a se' stesse.

  • 30 agosto 2017 alle ore 0:09
    Alcune persone...

    Come comincia:  Alcune persone vengono nella nostra vita per un lungo periodo di tempo, altre, invece, vengono solo per una breve stagione. L'amicizia è come l'albero, i tuoi amici del lungo periodo di tempo saranno sempre lì per te anche attraverso tempeste e uragani, per sostenerti quando cadi. Esattamente come fanno le radici solide che sostengono l'albero . I tuoi amici di breve stagione; bè, se guardi fuori vedrai che le foglie cominciano a cambiare colore e alcune sono già cadute , questa è una chiara definizione di amici di breve stagione. Quando cadi tutti svaniscono, nessuno è lì per aiutarti a tirarti su. Scegli i tuoi amici con saggezza.

  • 22 agosto 2017 alle ore 12:15
    2014

    Come comincia: Ci sono persone che indossano maschere per nascondere la melma e lo schifo che si portano dentro, sfoggiano sorrisi per non mostrare l’invidia che gli corrode l’anima. Pronunciano parole false, per gettare fango sulla brava gente, i loro discorsi non rispecchiano mai la verità. Gli ipocriti hanno una vita talmente scialba, triste e vuota, che hanno bisogno di far questo per colmare la loro inutile esistenza. Serve indossare una maschera per distruggere una persona e per fregiarsi di pregi e premi che non gli appartengono? Serve indossare una maschera per giocare con la vita e i sentimenti di una persona? Serve l’intento cattivo per arrivare a calpestare la dignità di una persona? Serve arrivare a fingere ciò che non si è per guadagnare l’applauso non meritato su un palcoscenico costruito sulla bravura degli altri, serve indossare una maschera e possedere un mare di superbia per poter dire:”L’ho creato io!” quando è scopiazzato? Serve tutta questa cattiveria per gettare merda sugli altri e abbellire sè stessi? Si, purtroppo gli ipocriti indosseranno sempre una maschera per non far vedere che sono morti d’invidia e crepa cuore dentro, per non mostrare quanto schifo c’è in loro e quanta invidia covano nel assistere al successo delle persone valide. I falsi, gli ipocriti e gli invidiosi indosseranno sempre una maschera, semineranno sempre sozzure, incolperanno gli altri per i loro fallimenti, non ammetteranno mai che sei il migliore e ti faranno sempre credere che non sei tu il vincitore.

  • 22 agosto 2017 alle ore 12:11
    2011

    Come comincia: Se ti spezzano le ali, se calpestano i tuoi sogni, se ti riempiono di ferite, non demordere, ci sono sempre altre strade da intraprendere. Dalle esperienze negative si cresce, dal dolore si diventa più forti, quello che stai vivendo adesso, sarà la scuola che ti insegnerà domani a rialzarti ogni volta che cadrai. Impara a sorridere di fronte agli sciocchi, sii fiero/a di te e cammina con dignità, nessuno è così onnipotente da fermare al tua corsa e da umiliare la tua persona.

  • 17 agosto 2017 alle ore 13:34
    2014

    Come comincia:  Non sono perfetta e me ne dispiaccio molto, odio la solitudine, sono sempre in ritardo, non amo le imposizioni, non telefono a nessuno. Non mi piace essere sbagliata e cerco sempre di migliorarmi, sono un enorme caos nei ritardi e nei confronti di chi mi aspetta. Sono molto dura con me stessa. Odio essere ignorata dalla persona che amo, piango se lo fa. Sono timida, mi infastidisco facilmente di alcune persone. Non cerco nulla, lascio che le cose arrivino a me. Non sono perfetta, ma la bellezza delle mie imperfezioni è la parte che più mi interessa e mi appaga.

  • 16 agosto 2017 alle ore 15:45
    LUCIA LA SVEDESE

    Come comincia: Alberto M., romano, un destino: la Guardia di Finanza. Suo  padre Armando, tifoso delle Fiamme Gialle a cui non  era riuscito ad accedere per l’amputazione di una gamba in seguito ad incidente stradale, era riuscito a far arruolare il primogenito Alfredo all’Accademia non così il fratello Alberto che, pur di raggiungere lo scopo, aveva fatto domanda quale allievo finanziere e nell’ottobre 1954 ed era stato ammesso alla Legione Allievi di Roma perchè, nel frattempo, la famiglia si era trasferita a Jesi (An) per aver padre Armando vinto un concorso quale direttore della Banca di Credito Anconetana. Così Alberto, iscritto al Distretto Militare di Ancona, si trovò a vivere di nuovo a Roma, dove era nato, con le stellette ma senza ancora le Fiamme che avrebbe ricevuto dopo sei mesi di corso. Diversi erano i compiti assegnati agli allievi finanzieri che, oltre alla piazza d’armi ed allo studio delle materie tributarie erano costretti a pulire i cessi (o meglio le latrine) sulla cui porta d’ingresso un cartello ammoniva i fruitori con uno scritto (non dico nel centro ma almeno, figli di p...cacate dentro!), a far pulizia nei locali e talvolta in cucina a pelar patate ed altri analoghi piacevoli servizi  che non aveva previsto di dover compiere ma, In fondo, la sua vita era migliore di quella di molti suoi colleghi arruolatisi come dire, per fame, perché provenienti da famiglie indigenti mentre lui veniva foraggiato dal padre meglio dalla madre, ricca di famiglia, con ben 50.000 lire al mese, una pacchia! Alberto nei primi venticinque giorni dall’arruolamento durante i quali non c’era libera uscita, passava il tempo ad ascoltare un suo collega toscano, tale Colbucci, virtuoso di sassofono e con lui anche  Antonio T. suo collega con cui aveva stretto amicizia. Altri allievi frequentavano in locale messo a disposizione del Cappellano Militare, munito di televisione in bianco e nero, Cappellano dai gusti particolari che non interessavano minimamente  Alberto da sempre eterosessuale. Al ventiseiesimo giorno grande libera uscita per i trecento allievi che, ovviamente pensavano solo ad una cosa… Alberto, circondato da alcuni di essi, li divise fra vari ‘casini’ di Roma (allora la Merlin non aveva ancora rotto i…con la sua assurda legge) riservando per sé e per Antonio il migliore a Piazza di Spagna, un casa di gran lusso e di 500 lire a marchetta che per allora era una bella cifra. Appena entrato ebbe una sorpresa, la maitresse Lalla di Furlè (Forlì) che aveva conosciuto a Jesi, gli corse incontro abbracciandolo e: “Nipotino mio che piacere vederti.” Gli avventori in sala un bumm generale che fece arrossire Alberto a cui cadde a terra il cappello.
    “Lalla ti prego sono in divisa!”  “Fottetene di questi quattro froci, si siete  un branco di finocchioni,voi due venite con me al primo piano, ci sono belle signorine.” Alberto ed Antonio si sedettero su un divano in attesa. Effettivamente si presentarono quattro bellezze, Alberto prese la prima che aveva accanto e si recò in camera, dopo circa mezz’ora riapparve soddisfatto nel salottino dove ritrovò Antonio. “Già fatto?” “Vedi non ho soldi sono orfano e…” “A 'mbecille li potevi chiedere a me, qua 500 lire e vai!” Al ritorno di Antonio discesero le scale, pagarono alla cassa e via a cercare un autobus per rientrare in caserma appena in tempo. Finito il corso, dopo gli esami ci fu il campo estivo a Fiano Romano; scomode dormite in tenda su un pagliericcio, esercitaziomi con un vecchio fucile 91 della guerra 15/18, esercizi militari come il passo del gattino, del leopardo e amenità del genere. Al rientro dal campo la destinazione finale: Alberto alla Legione di Torino, Compagnia di Domodossola, Antonio a quella di Palermo. Compagnia di Cefalù. Nel frattempo un lutto nella famiglia di Alberto. Suo fratello Alfredo molto amico di Bacco e dei dolciumi, ricoverato in ospedale per un crisi acuta di diabete, era deceduto. Dopo i funerali, cui aveva partecipato anche Antonio, i due amici si aggiornarono con la proprie novità: Alberto aveva sposato Flora L. e Antonio Lucia M. Descrizione delle  consorti: Flora insegnante di ginnastica, castana, media altezza, un bel fisico da atleta, sempre allegra e sorridente, ottimista, anticonformista. Alberto si considerava fortunato, aveva trovato la donna ideale. Antonio piuttosto titubante non riusciva a descrivere in modo completo la moglie: Lucia è figlia di contadini ricchi, suo fratello Calogero insieme  ai genitori e villici alle dipendenze coltivavano  vari terreni di loro proprietà ed avevano in gestione un Bad and Breakfast, Lucia era molto differente di fisico dai genitori e dal fratello decisamente bruni, robusti e non alti, Lucia era  bionda, un metro e settantacinque, fine nei modi, occhi di un blu profondo, viso da madonna, seno non eccessivo, gambe chilometriche, piedi deliziosi, una modella! I genitori, molto orgogliosi di quella bella figliuola, respingevano gli ovvi pettegolezzi dei paesani richiamandosi a lontani parenti nordici, la verità era che Lucia era stato un cadeau alla signora durante una notte di amore da parte di un bel fusto svedese di passaggio al Bad and Breakfast.  L’avevano iscritta al liceo classico in un collegio femminile condotto da suore ma dopo aver la stessa conseguito il diploma non intesero mandarla all’Università perché la loro figlia si era messa in testa di fare la modella, in un ambiente di perdizione pensavano loro e così Lucia rimaneva giorni interi a vedere la tv o a leggere libri ovviamente rompendosi i cabasisi per dirla alla siciliana. Un giorno conobbe Antonio che era andato al Bad and Breakfast per una verifica fiscale e, pur di togliersi dalla scatole, accettò, anche se malvolentieri, la sua corte e lo sposò, finalmente lontano da casa sua. Talvolta Lucia guardava suo marito con tristezza: dalla padella alla brace, il marito era decisamente rozzo ma almeno lei, foraggiata dai genitori, riusciva ad avere molta libertà, bei vestiti e guidava una Alfa Romeo spyder,  si consolava così. Destino volle che sia Alberto che Antonio vincessero il concorso per allievi sottufficiali presso il Lido di Ostia, era il 1958. Grandi abbracci, studiavano insieme come insieme andavano in libera uscita, ogni tanto riuscivano ad avere un giorno di permesso che passavano la maggior parte del tempo in albergo con la relative consorti che li raggiungevano ad Ostia. Per fortuna il tempo passava veloce, fine del corso, esami, campo estivo a Canazei in Trentino, rientro ad Ostia, cucitura sulla giubba dei gradi di vicebrigadiere, ulteriore fortuna, assegnazione di ambedue alla Legione di Messina, Alberto assegnato al Servizio Informazioni (era anche fotografo), Antonio al Nucleo di Polizia Tributaria per i bei voti ottenuti agli esami. A lui era stato assegnato un alloggio in caserma mentre Alberto aveva acquistato un appartamento in viale dei Tigli, zona Vip. Rimasto unico erede della famiglia M.,Alberto alla morte dei genitori si trovò con un sostanzioso gruzzolo e così pensò bene di acquistare una villa sui Monti Peloritani che sovrastavano la città di Messina. La fece rimodernare, prima di tutto con una piscina, al pian terreno un gran salone con televisione e con stereo di ultima generazione oltre ad un tavolo per banchettare e comode poltrone, vicino un'ampia cucina. Al piano superiore tre camere da letto con relativi servizi ed in ultimo una gran terrazza da cui si poteva spaziare con lo sguardo sino alle isole Eolie, un bijou. All’inaugurazione oltre ad Antonio e Lucia furono invitati tutti gli amici e i superiori ufficiali dei due vicebrigadieri (era sempre bene tenerseli buoni!)Il pranzo fu servito alla grande da due camerieri in divisa prestati per l’occasione da un famoso ristorante di Ganzirri che avevano portato tutte le vivande con un camioncino della ditta. Grande allegria, brindisi a ripetizione, tutti un po’ brilli meno Alberto che voleva tenere sotto controllo la situazione, infine balli scambiandosi le relative consorti,un successone! Spariti gli ospiti, rimasero Alberto, Flora,  Antonio e Lucia. L’Albertone aveva subito apprezzato le ‘doti’ della mancata modella e si era messo in testa di…Ne aveva parlato con Flora che, da buona anticonformista, si era fatta della matte risate: “Brutto zozzone ti vuoi fare la moglie del tuo migliore amico è immorale.” E giù risate a non finire che volevano dire una sola cosa: divertiti. Flora era innamorata folle di Alberto e lasciava correre qualche sua scappatella avendo ormai conosciuto la sua natura. A questo punto ritenne opportuno dargli una mano per sbloccare la situazione sia con Lucia che con Antonio, come? Ballando stretto con quest’ultimo sino a condurlo nel suo talamo. Rimasti soli Lucia capì la situazione e divenne seria:”Anche se ho studiato dalle monache non sono così sprovveduta, tua moglie si è portato in camera Antonio e tu?" “Dipende da te, inutile dirti che ho apprezzato sin da subito il tuo stile, la signorilità con cui tratti le persone, il tuo fisico e soprattutto la tua intelligenza, sei una donna fuori del comune, mi domando…” “Ti domandi perché ho sposato Antonio, dovevo allontanarmi ad ogni costo dall’ambiente retrivo di casa mia. Ti dico che in campo sessuale sono un disastro, Antonio dice che sono frigida e poi dinanzi a te mi vergogno, non voglio fare la vergine dai candidi manti ma…” “Lascia stare Stecchetti, vedo che dalle monache non leggevi solo libri ‘castigati.” “Ho una pessima esperienza in fatto di sesso,ero vergine e la prima volta Antonio mi ha fatto un male cane, in seguito non ho apprezzato le sue goffe avances…” “Ti chiedo solo di rilassarti,lascerò acceso solo un abatjour.” E prese a baciarla in bocca, per poi passare sulle deliziose piccole tettine ed infine sulla madre di tutte le godurie. Lucia aveva un clitoride pronunciato, molto sensibile e cominciò a godere a ripetizione e quando Alberto la penetrò dolcemente ebbe come delle convulsioni, tremava tutta, Alberto ebbe  paura che si sentisse male, ma quale male, dopo un po’ Lucia prese a baciarlo follemente, sei un dio mi hai distrutta!” “Vedi Antonio prima di te ha avuto contatti solo con puttane professioniste e quindi non conosce affatto il corpo femminile, non so che consigliarti, quando vuoi sono a disposizione (bravo il furbetto!), intanto prova a sgrezzare il consorte. La mattina dopo tutti assonnati dinanzi ad una ricca colazione preparata magistralmente da Flora per recuperare le forze. Lascio alla fantasia dei lettori il finale di questa storia vera a secondo della propria mentalità, ognuno troverà una soluzione per questo wife swapping. Non sapete che vuol dire? 'Gnurants consultate il vocabolario di inglese!
     

  • 11 agosto 2017 alle ore 12:23
    2012

    Come comincia: La persona DAVVERO SPECIALE è quella che non sa di esserlo… che fa ogni cosa mettendoci il cuore.. che non dà per ricevere, ma per il solo piacere di vederti sorridere.. che gioisce con te per i tuoi successi e ti asciuga quelle lacrime che nessun’altro vede… è una PERLA…e come tale è rara e preziosa! Se la incontri…abbine cura e tienitela stretta.

  • 11 agosto 2017 alle ore 12:11
    2012

    Come comincia: Gli arroganti cercano sempre di schiacciare la parte buona che c’è in noi. Si vantano di possedere qualità che non hanno, di essere grandiosi in tutto, ma non hanno capito che prima di tutto chi lo è non lo dice , lo dimostra e sono gli altri a farglielo notare. Chi si loda si imbroda . Ricordatevelo!

  • 11 agosto 2017 alle ore 12:10
    2012

    Come comincia: Vuoi sapere cosa devi fare per vivere la vita al massimo ed essere felice? Devi svegliarti la mattina senza lamentarti. Devi sapere che meriti di sorridere.Devi sapere che stai facendo la cosa giusta, non importa cosa. Devi fare cio’ che vuoi senza guardare quanto sia stupido farlo. Si tratta di essere te stesso/a, perchè nessuno può dirti che quello che stai facendo è sbagliato.

  • 11 agosto 2017 alle ore 12:09
    2012

    Come comincia: Voglio ringraziare tutte quelle persone che in un modo o nell’altro hanno colorato la mia vita, a chi è rimasto per poco tempo , ma ha reso indimenticabili certi momenti, a chi mi ha fatto piangere, a chi mi ha fatto star male perchè mi ha recato dispiaceri e delusioni. Voglio dire grazie anche a chi mi ha fatto star bene e mi ha regalato sorrisi, a chi c’è sempre stato e ci sarà ancora per me perchè mi stima per come sono. Si è grazie a voi se oggi sono una persona sicura.

  • 11 agosto 2017 alle ore 12:08
    2012

    Come comincia: Le persone più si proclamano oneste e più sono scorrette, più si dipingono sincere e più dimostrano solo falsità. Poi c'è quella categoria di persone che parlano molto e non concludono niente, molti si dichiarano amici, ma solo a parole e a nessuno importa dei tuoi problemi. In questo mondo di chiacchiere bisogna farsi furbi, ricordatevi che nessuno vi regala niente per niente!

  • 11 agosto 2017 alle ore 12:07
    2012

    Come comincia: Non è colpa tua se sei il pensiero principale di quei poveri mediocri, perdenti e falliti, la colpa è del tuo saper fare, delle scelte che hai fatto e delle tue capacità. Loro continuassero a seminare merda, tu procedi verso la strada della realizzazione !

  • 11 agosto 2017 alle ore 12:06
    2012

    Come comincia: A chi mi ha tradito, a chi mi fatto piangere, a chi mi ha ferito voglio dire Grazie, perchè ciò che sono oggi lo devo a voi infami. Sono fiera di me, quindi se credevate di potermi distruggere e mettermi in un angolino vi siete sbagliati,i vostri piani andranno sempre in fumo. Anzi,colgo l'occasione per ringraziarvi anche per avermi fatto aprire gli occhi, ed è sempre grazie a voi se oggi sono diventata piu' forte che mai!

  • 11 agosto 2017 alle ore 11:49
    2012

    Come comincia: Chi dice che valgo zero non solo mi dedica attenzioni per ore e ore e intere giornate, ma mi fa capire che non è colpa mia se sono diventata/o il centro della vita di chi mi invidia. Si nota chiaramente che quando il culo brucia e la bocca sparla è perchè vedono in me pregi che loro non possiederanno mai.

  • 10 agosto 2017 alle ore 22:27
    Occhio per occhio, mano per mano

    Come comincia: Luca era mio, ora sta con Tamara.
    Lo voglio, mi vuole, però non deve avermi.
    Giovedì, tre del mattino.
    Sono sveglia come un grillo e il cervello, affamato di sonno, proietta densi spettri nel buio fitto che avvolge la stanza.
    Tamara, la ragazza che vive al piano di sopra, è rientrata incespicando, sfatta e ridacchiante, poco dopo la mezzanotte insieme a Luca, il suo ragazzo: da allora non sono più riuscita a chiudere occhio.
    L’anno scorso abbiamo frequentato lo stesso corso di Etica e le ho fatto ottenere un voto eccellente, ma ora- sarà il senso di colpa, sarà l’imbarazzo, saranno entrambe le cose quasi non riesce a guardarmi negli occhi.
    Però ho sentito mentre amoreggiavano.
    Alle cinque rinuncio definitivamente all’idea di dormire. Mi infilo un pullover e mi muovo in punta di piedi verso la cucina, che è in comune. Mi appollaio sul davanzale e guardo la città davanti a me. Una fioca luna sembra vigilare sui palazzi del quartiere. Poi nella calma assoluta dell’alba, un cane emette un grido. 
    Un attimo dopo sento lo strisciare di pantofole nel corridoio, la porta si apre e un fascio di luce mi acceca. "Spegnila", sibilo. 

    E’ Luca. Si scusa e spegne immediatamente la luce. Ammorbidisco il tono. "Non riesco a dormire", dico.
    Si versa un bicchiere d’acqua e si siede sul davanzale di fianco a me. E’ in boxer."Nemmeno io" risponde a bassa voce. Il suo torso di ragazzo mi attira, e la linea di peluria che prosegue oltre l’elastico dei boxer mi eccita all’istante. E’ bello Luca: grosse labbra screpolate, capelli nero vinile, e una carnagione bianca farinosa. Al punto che viene quasi voglia di soffiarla via.
    Si sistema dall’altro lato del davanzale. Il cane guaisce di nuovo, in lontananza.
    "La prima volta che l’ho sentito ho pensato che stessero uccidendo un bambino" dice.
    Sbuffo sentendolo pronunciare quelle parole: "la settimana scorsa, là fuori è stata stuprata una donna. I residenti hanno ignorato le sue grida d’aiuto, pensavano fosse un cane".
    Luca guarda in basso e fissa la piazza vuota, gli occhi grandi da bambino piccolo. 
    Devo fare uno sforzo per non allungarmi verso di lui e togliere con una carezza quell’inquietudine dal viso. Accavallando le gambe per crearmi una base d’appoggio, lascio che il pullover scenda lentamente verso il basso facendo intravvedere il mio corpo. Il pensiero che Luca possa guardarmi, odorarmi, allungare una mano e toccarmi mi scatena piccole scariche d’eccitazione. Accendo una sigaretta, tengo la punta verso l’alto e da sopra quel luccichio lo osservo, me lo gusto. Appoggiandomi al muro, raccolgo le ginocchia al petto. Mentre gli passa il fumo si sforza di mantenere il contatto visivo, di guardarmi negli occhi, ma non resiste e lo sguardo scivola in basso verso quel triangolo scintillante nell’annacquata luce della luna. Mi accorgo che cambia posizione, il petto si gonfia, si contrae e riesco quasi a sentire il battito del suo cuore.
    Restiamo seduti in quel silenzio carico di tensione, senza dire una parola, quindi lascio cadere le gambe per attirare il suo sguardo. Fissa a lungo e in modo ostinato combattendo con la coscienza.
    "Devo andare" dice serio e se ne va.Più tardi sobbalzo nel sonno, quando Tamara sbatte la porta uscendo per la lezione del mattino.
    Resto in ascolto: sento Luca annaspare fino al bagno, poi tornare a gettarsi pesantemente sul letto, infine il lieve oscillare del materasso. Salgo nella stanza di Tamara. Busso una sola volta ed entro. 
    Con un gesto repentino, furtivo, si alza fino a sedersi.
    Non dico una parola, mi limito ad avvicinarmi e scivolo sotto il rifugio offerto dalle coperte.
    "Non posso farlo", dice. "Lo voglio, ma…". 
    Mi tolgo il pullover."Non ti preoccupare,cerco solo un po’ di compagnia. Non dobbiamo nemmeno toccarci". Mi sdraio di nuovo e con un gesto gli indico di fare lo stesso.
    Spalla a spalla ci masturbiamo come due adolescenti a occhi spalancati.
    Luca geme fuori di sé, cerca di trattenersi per non venire rallentando il ritmo mentre accellero per mettermi pari. Raggiungiamo l’orgasmo assieme, i nostri corpi si contraggono verso l’alto e di lato, le anche si sfregano l’una contro l’altra, gli spasmi continuano anche dopo l’abbandono finale.
    Mi sollevo mentre lui mi guarda con occhi imploranti, desideroso di possedermi decentemente – ancora, ancora. indica il suo corpo che si solleva in modo regale.
    Una parte di me vorrebbe accondiscendere al bisogno espresso dal suo sguardo, un’altra e ancora affamata, non appagata, desidera essere soddisfatta.
    Ma sono già in ritardo per la lezione.
    Mi infilo il pullover ed esco dalla stanza.

  • 08 agosto 2017 alle ore 16:46
    Respiro profondamente.

    Come comincia: Il riposo non è inutilità, sedersi talvolta sull'erba
    In una giornata estiva ascoltando il mormorio dell'acqua,
    O guardando le nuvole che galleggiano attraverso il cielo,
    È forse un spreco di tempo?
     
    Le piccole perline di condensa sul piatto d'argento della torta gelato.
    I segni incisi su cosce nude dalle sedie di vimini all'aperto.
    Il metronomo sonnolento che vortica dal ventilatore a soffitto e la frescura del condizionatore.
    I raggi del sole che sembrano fiamme appena coperte dalle tende che rende il brillare di arancione in un breve secondo prima di rilasciarlo alla notte.
    Il cane pigro dorme con la testa in grembo.
    Le felci del portico.
    Ie ortensie blu.
    L'odore di mais fresco sulla griglia.
    La sensazione di una notte ancora calda.
    Lo schiaffo della vecchia porta schermata.
    Sabbia.
    Rose.
    Anguria.
    Estate.

    È una tale ironia che l'ora in cui celebriamo l'arrivo dell'estate è l'ora in cui iniziano il viaggio in inverno. I giorni si limitano da qui. A un tratto, questi pomeriggi estivi così amati hanno i loro secondi baciati dal sole, rasati dal tempo, ognuno crescendo più brevemente, infinitesimilmente, appena notato, finché non solleviamo i nostri volti a un cambiamento del vento e un incantesimo che trasforma l'acero Verdi a ruggine e margherita gialle all'oro. Di tutte le stagioni, l'estate sembra effimera. Come le meravigliose memorie di spiaggia che facciamo in questo momento, i bordi di ogni giorno d'estate si sente morbidamente sfocata, come le vecchie fotografie così tante di loro sono destinate a diventare.
    Quindi chiudo gli occhi. Respiro profondamente.
    E amore ogni giorno d'estate.

  • 07 agosto 2017 alle ore 10:14
    Amiche

    Come comincia: Linda guardava il paesaggio attraverso il finestrino del taxi. Tanta campagna, verde e lussureggiante. Pensò che però d’inverno doveva essere molto triste, almeno lo sarebbe stato per lei, ma forse per Loredana no. Non si vedevano da molti anni e lei si sentiva inquieta e impaziente allo stesso tempo. Il suo sguardo divorava la strada, quanto aveva desiderato questo incontro! Ma non era stato facile rintracciare Loredana. Quando finalmente si erano sentite per telefono lei aveva capito che il tempo non era trascorso, la loro amicizia era lì, viva e consapevole come sempre. Un discorso mai veramente interrotto, che aveva solo usufruito di una pausa lunga trenta anni ed era ripreso subito, come se il tempo non fosse passato e loro due fossero ancora ventenni, anzi lei ventenne, e Loredana più vecchia di quindici anni. La differenza d’età non aveva impedito il nascere di una grande amicizia, di un affetto profondo, poi la vita aveva dettato le sue regole ed ognuna aveva proseguito per la sua strada. Linda riconobbe subito la casa perché Loredana gliela aveva descritta minuziosamente. Sorrise e pensò che non avrebbe potuto essere diversa da così quella casa. Tanto verde intorno, il patio, il dondolo, un roseto, una panchina di legno e ferro battuto. Loredana la chiamava la panchina del pensiero. Lei si sedeva lì a pensare, a ricordare, molto spesso a commuoversi. Congedato il taxi, Linda premette il pulsante del campanello e rimase subito affascinata dal suono: una leggera, sottile armonia di campanelle molto incisiva ma che non disturbava per nulla l’udito. Un cane scodinzolante e accogliente si presentò dietro al cancelletto, e subito dopo Loredana apparve nel patio. Istintivamente allargò le braccia mentre andava verso Linda, e l’abbraccio fra le due amiche fu lungo e pieno d’affetto. Quando Linda entrò nella piccola cucina si sedette sulla sedia di formica e appoggiò le braccia sul tavolo di formica, mentre dall’altra parte del tavolo Loredana faceva la stessa cosa. Loro erano abituate così, la cucina era il luogo aggregante, il luogo delle confidenze. Prima di parlare si guardarono a lungo, con tenerezza. Avevano condiviso davvero tanto ed entrambe lo sapevano. Nei loro occhi però era rimasto quel giorno, quel particolare giorno, quell’11 settembre 1986. Loredana aspettava un bambino ed aveva appena completato il secondo mese di gravidanza. Si sentiva male e avvertiva la necessità di andare in bagno, non sapeva perché, non capiva ciò che stava accadendo, ma d’istinto nel bagno anziché sedersi sul wc si era seduta sul bidet e lì, in preda ad una grande sofferenza, aveva visto materializzarsi quel poco che c’era, quel poco che avrebbe dovuto diventare il suo bambino. Disperatamente aveva chiamato Linda, che per fortuna era lì, fra i singhiozzi avevano raccolto quel poco residuo di una futura vita e messo in un vasetto di vetro. Il dolore, l’angoscia, non sembrava altro che un grosso grumo di sangue, di cellule, ma quello era il bambino, il bambino di Loredana che non sarebbe mai nato. E poi la corsa in auto dal medico attraverso la città...
    Adesso nei loro sguardi c’era quel momento, e il “come stai?” di Linda, chiedeva di quel terribile giorno, chiedeva di tutti gli anni dopo, di tutti gli anniversari, di tutti gli 11 settembre, così tanti! Quando Loredana pensava: oggi avrebbe 20 anni, oggi 22, oggi 30, chissà come sarebbe! Chissà come sarebbero i suoi occhi, le sue labbra, chissà cosa penserebbe! Linda prese le mani di Loredana abbandonate sul tavolo e le strinse, e le strinse forte. Entrambe avevano gli occhi pieni di lacrime. Linda sentì la necessità di stringere al petto l’amica e accarezzarle i capelli. E si accorse che stava pensando ciò che l’amica le stava sussurrando fra le lacrime:
    -Sai Linda, un bambino mai nato rimane con te tutta la vita.

  • 03 agosto 2017 alle ore 16:13
    Helios (4 mani con Giuseppe Iannozzi)

    Come comincia: Mi siedo e guardo dalla finestra.
    Anche se la nostra terrazza è lussureggiante di fiori e arazzi, siamo sicuramente intrappolati dentro di noi. Già dall’alba la calura si spande sopra il giardino, sbianca i fiori, gli conferisce un colore, per così dire, appassito, e fa presto l’erba a perdere la sua freschezza quasi volesse diventare paglia. Soltanto una camera, di tanto in tanto, riceve un po’ d’ombra. Helios fa fin troppo bene il suo dovere, porta in alto il suo carro di fuoco e il cielo lo illumina e lo riscalda: forse non vede che l’azzurro è bucato, o forse gliene frega niente, perché siamo stati noi, noi uomini a rovinare tutto con l’inquinamento. Fa il suo lavoro Helios perché così gli è stato comandato da un’autorità che sta più in alto di lui. Da oriente a occidente si muove, spunta delle montagne i ghiacciai, e giorno dopo giorno prosciuga fiumi e torrenti. Si specchia Helios sul mare che subito si scalda ma troppo davvero; e si frangono le onde contro scogli e faraglioni, non è però felice il mare inquinato com’è, e agonizzano le tante creature marine che, forse, mai noi vedremo. È di un blu sporco il mare, di un blu che non è bello, che non è più quello che un Dio, o chi per esso, pensò all’inizio dei Tempi.
     
    Parole amare, quasi orwelliane, le ascoltiamo alla radio: il consiglio che da un po’ tutti ci viene dato è quello di non uscire nelle ore più calde del giorno. Avventurarsi fuori di casa non è facile per nessuno, nemmeno per i più giovani: il caldo sfianca, fa lacrimare gli occhi, e non basta tenere un passo misurato e calmo, e non sempre è possibile camminare riparati dall’ombra di qualche caseggiato e più di rado da quella di qualche macchia verde. Quel che ci resta è di spiare il mondo di fuori affacciandoci alla finestra, consolazione ben magra questa. Sono giorni torridi, roventi, che non lasciano respirare, sono giorni pazzi che ci conducono alla follia. Aspettare l’autunno, questa sembrerebbe la soluzione, avere una pazienza mica da ridere. E però tutte le stagioni, anche quelle che dovrebbero essere fresche, sono oramai bizzose: un giorno fa un caldo da morire, quello appresso invece ci investe con un freddo straordinario. Ecco, siamo noi testimoni di un mondo che, lentamente e in maniera inesorabile, sta andando a farsi benedire. Il domani è incerto e non solo sul piano climatico: i poveri diventano sempre più poveri per colpa di una società egoista all’ennesimo grado, l’etica e la cultura si perdono e nessuno se ne cura, e avanza solo chi non guarda in faccia nessuno, chi vende panacee e menzogne. 
    Un giorno ci affacceremo alla finestra e scopriremo un paesaggio triste, deserto, sbiadito, privo di quella sana lussuria che certi romanzi classici ci hanno insegnato ad amare. Un giorno spalancheremo le nostre finestre e ci sarà poco o niente da ammirare. L’estate non è più l’estate florida di un tempo che sembra lontano un’eternità, e nemmeno la primavera, l’autunno e l’inverno sono più quelli di una volta.  
    È tutto molto triste, è qualcosa che non può non deprimere chi ama la vita, o no?

  • 28 luglio 2017 alle ore 13:59
    2013

    Come comincia: Le persone piangono poverta' e poi le vedi buttate nei ristoranti e pizzerie.
    Piangono poverta' e girano con l'iphone.
    Piangono poverta' e le vedi in giro con abiti firmati.
    Piangono poverta' e le vedi con unghie e capelli rifatti e con una bella macchina.
    Io l'unica poverta' che vedo e' quella dei veri valori,e' quella di quei principi sani di una volta.Quei valori che facevano di una persona educata e gentile con tutti,quella persona umile che non ti guardava dalla testa ai piedi per criticare,ma ti guardava negli occhi.

  • 27 luglio 2017 alle ore 16:18

    Come comincia: La persona DAVVERO SPECIALE è quella che non sa di esserlo…
    che fa ogni cosa mettendoci il cuore..
    che non dà per ricevere, ma per il solo piacere di vederti sorridere..
    che gioisce con te per i tuoi successi
    e ti asciuga quelle lacrime che nessun’altro vede…
    è una PERLA…e come tale è rara e preziosa!
    Se la incontri…abbine cura e tienitela stretta.

  • 25 luglio 2017 alle ore 11:02
    2014

    Come comincia: Sostienimi, quando mi vedi vacillare e quando mi vedi fragile.
    Sostienimi, quando nei miei occhi leggi che non ho più la forza di combattere.
    Sostienimi, quando appoggiata con la schiena contro il muro non avrò la forza di rialzarmi.
    Sostienimi, quando sto cercando rifugio in un vecchio libro. Quando andrò in quelle pagine sbiadite, a colmare la mia nostalgia .
    Sostienimi, quando la sera torno a casa stanca, e le lacrime scorrono sul mio volto, ma soprattutto nel mio cuore. Quando in una mattina di freddo, mi vedi stringermi da sola con le mie braccia, per scaldarmi dall'assenza di te, di un tuo abbraccio.
    Sostienimi quando mi vedi fissare a vuoto un sms sul cellulare o leggere una e-mail con le lacrime agli occhi. Quando la sera mi addormento sul divano, davanti alla tv, con il mio volto inumidito dalle mie lacrime amare.
    Sostienimi, quando mi vedi affacciata alla finestra, quando mi senti cantare canzoni tristi persa nelle grinfie della mia situazione.
    Sostienimi nei miei momenti di debolezza, quando sentirai la mia voce fioca senza aver urlato, ma solo per aver sofferto a causa del passato.

  • 25 luglio 2017 alle ore 10:48
    2014

    Come comincia: Nella vita si commettono molti errori, ma quelli che non devi mai rimproverarti sono quelli per i quali hai sofferto e amato… soprattutto quando hai creduto che fosse possibile e che fosse un amore ricambiato, perché, quando quel velo di falsa speranza è stato squarciato dalle umane esperienze della vita, hai capito che dietro quel velo si nascondeva il nulla e che l’amara realtà era fatta di bugie e tradimenti.

  • 25 luglio 2017 alle ore 10:28
    2014

    Come comincia: Un uomo, a volte è freddo e distaccato, riesce a ferirti di più con i suoi atteggiamenti, che con le parole. Ti disperi per colpa sua, per giorni,settimane, mesi, mentre lui non è capace di versare una lacrima per te. Se tradisci la sua fiducia ti reputa troia, se è lui a tradire la tua, è un figo. Lui sorride spesso anche quando tu piangi e ti disperi. Lo vedi disperato solo se gli hanno graffiato la macchina o la moto. Se lo lasci dirà a tutti che ti ha lasciata, se gli dici che hai dei casini per la testa, che sei confusa, ti lascia. Se sei gelosa dice che sei paranoica, se lo è lui è perchè non si fida di te. Se litigate spesso è perchè c'è troppo amore. Se lo ami troppo ti darà dispiaceri, se non lo ami ti senti spenta. Se ti tradisce non è detto che non ci tenga più a te, ma ti sta lasciando lo spazio di cui hai bisogno e intanto va a sfogare le sue voglie con le troie. Se non ti cerca è perhè non vuole essere seccante. Se ti lascia, fidati, non l'ha fatto definitivamente, a volte vuole metterti alla prova per vedere fino a che punto lo ami, poi torna, altre volte lo fa per non essere lasciato. Quando un uomo ama veramente lo fa esattamente come la donna, anzi a volte anche di più e soffre di più. Se lo lasci, quelle lacrime che non vedi sgorgare dai suoi occhi, sono presenti nel suo cuore. Sai perchè? Perchè per lui la sua donna è la sua ragione di vita e anche se dice che sei complicata, lui lo è di più.

  • 25 luglio 2017 alle ore 10:10
    Lui ...

    Come comincia: Lui mi diceva ti amo, mi parlava del futuro che avremmo avuto insieme e della famiglia che avremmo costruito. Mi accarezzava il viso, condivideva le giornate e i sentimenti insieme a me. Quando l'ho lasciato ha pianto, mi stringeva forte a sè per non lasciarmi andar via. Se guardo al passato faceva il geloso se altri uomini mi guardavano, mi baciava, mi incoraggiava quando avevo paura. La sera quando mi accompagnava a casa e mi augurava la buonanotte, andava con la troia a mia insaputa. Io mi domando: "Come si fa a mentire così spudoratamente? Come può un uomo che dice di amarmi, fare tutto questo? Io non riesco a capire!"

  • 25 luglio 2017 alle ore 10:07
    2013

    Come comincia: Quanta strada, quante lacrime e quanto dolore ho dovuto percorrere per arrivare ad essere ciò che sono oggi. Non rimpiango nulla, perchè ogni cosa fatta mi ha insegnato davvero qualcosa, se in passato ho amato chi non meritava e se ho ricevuto ingiustizie e i torti da gentaglia infame, invidiosa e cattiva, ha solo fatto in modo da rafforzare me stessa e ha fatto di me la stronza che sono oggi, devo dire grazie a tutto quello che ho vissuto e devo ringraziare gli infami. Ben venga il mio essere stronza perchè ho capito che tutto serve nella vita, anche questo serve per andare avanti!