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Racconti

“Scrivere è viaggiare senza la seccatura dei bagagli”
Emilio Salgari


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  • 04 marzo alle ore 8:24
    La loba Evìta

    Come comincia: Érase  una  vez, una  joven  loba con unos  ojos  morados  oscuros con mucho matices, llamada Evìta.
    A pesar de que había perdido una pata, ella nunca perdió el ánimo, y además, aunque era deformada y enferma, obligada a comer sólo semillas y tomar mucha agua, nunca había dejaba de cantar su poesìa a la luna, aunque lo hacía desde tonos bajas, tal como su condición le obligaba, pero igualmente orgullosa de llenar con su bel canto la creación.
    "¿Pero adónde va con esa pata? Ay, ¡qué pintas!", “¡Da asco!", "¡Pobrecita!" les alcanzaban, de vez en cuando, las voces a su oído.
    "Sueño /se balancea entre las ramas / una pluma" cantaba ella, un paso detrás de los demás.
    “Pero en el invierno las semillas son escasas, ¿y si no las encuentras sobre las rocas desnudas, y tienes que para buscar en otras?”
    “¿Qué tal se vive sobre la roca?” Y, por respuesta, Evìta cantaba, haciendo resplandecer la creación con su canto.
    “A la fiesta de la primavera, me parece, nunca fue invitada?”, y la loba asintía con la cabeza e se las apañaba con las palabras para cambiar discurso.
    “¿Cómo podría alguna vez ser capaz de llegar?”, “¿Evìta?”, “¿Sería un viaje demasiado largo para ella”, “Debería pararse con demasiada frecuencia para satisfacer su sed!”,  “¿Y luego cómo se enfrentan a un viaje tan largo?”
    “Probecita!” “Cojeara!”  “Ella es tan fea!”  “Una bruja!”
    "¡Pero si eres hermosa!" suspiraba Dario, lobo con ojos color ámbar. Para él, Evìta era perfecta, fuerte, valiente, la única capaz de mirarlo haciéndole sentir amado e invencible.
    "Pero ¿y mi pata? incluso si soy tan fea? ", murmuraba ella.
    Y él, jugando, tirándole de su oreja con sus colmillos, viendo sus miedos reía y le decía "¡Mi amor! ¡Cachorrita!”, meneando la cola. Haciéndolos olvidar los chismes.
    “Evìta! Ubi tu Gaius, ibi ego Gaia: donde tú si feliz yo soy Feliz, si tú si Feliz Yo soy Feliz!” aullaba el, corazón en corazón, radiantes.
    "¡El amor!" golpeaba las patas, emocionada, la nutria Cordelia.
    Y la loba cantaba esas palabras aún más fuerte, llegando con sus poesìa desde el cielo, allá arriba, en alto, en alto, muy por encima de las nubes, entre los velos del el amanecer, con su voz: melodía de amor y de incomparable belleza.
     
    (Traducción  al español por Fabio Pierri)
      ***
    La lupa Evìta
     
    C’era una volta, una giovane lupa dagli occhi di una cangiante tonalità viola scuro, di nome Evìta.
    Perduta una zampa, lei non si era mai persa d’animo, e pure se storpia e malferma, obbligata a mangiare solo semi e bere tanta, tanta acqua, non aveva mai smesso di cantare la sua poesia alla luna, anche se con tono più basso, come la sua condizione le imponeva, ugualmente orgogliosa di riempire col suo canto il creato.
    “Però con quella zampa! Così conciata!” “Fa voltastomaco!” “Poverina!”  giungevano di quando in quando, voci al suo orecchio.
    “Sogno/ dondola fra i rami/ una piuma”  cantava lei, un passo dietro gli altri.
    “Ma d’inverno i semi scarseggiano, e se tu non ce la dovessi fare a trovarne sulla nuda pietra, e dovessi per questo cercarne altrove?”
    “Ma sulla roccia come si fa a vivere?”. E  Evìta per tutta risposta cantava facendo risplendere col suo canto il creato.
    “Alla festa della primavera, mi sembra, non sia mai stata invitata?”, e la lupa annuendo si destreggiava in gorgheggi ancora più brillanti.
    “E come potrebbe mai riuscire ad arrivarci?”, “Evìta?!” ,“Sarebbe un viaggio troppo lungo per lei!”, “Dovrebbe fermarsi troppo di frequente per dissetarsi!”,  “E poi come farebbe ad affrontare un viaggio così lungo?”
    “Poverina!” “Zoppa!” “E’ così’ brutta!” “Una strega!”
    “Ma se sei bellissima!” sospirava Dario, lupo dagli occhi d’ambra, per cui Evìta era perfetta, forte, coraggiosa, l’unica in grado di guardarlo facendolo sentire amato, invincibile.
    “Ma la mia zampa? anche se sono così brutta?” guaiva lei.
    E lui tirandole giocosamente l’orecchio con le zanne, dinanzi alle sue paure rideva “Amore mio! Cucciola!” scodinzolando. Facendole dimenticare le malelingue.
    “Evìta! Ubi tu Gaius, ibi ego Gaia …dove tu, oh Gaio sei, lì io, Gaia, sarò! Dovunque tu sarai Felice, io sarò Felice! Se tu sei Felice io sono Felice!" ululava lui, cuore nel cuore, raggianti.
    “L’Amore!” batteva le zampine, commossa, la lontra Cordelia.
    E lei cantava a quelle parole ancora più forte,  giungendo con la sua poesia fino al cielo, lassù, in alto, in alto, oltre le nuvole, l’azzurro, fra i veli dell’aurora, con la sua voce: melodia d’amore, d’impareggiabile bellezza.
     

  • 28 febbraio alle ore 9:47
    UNICUIQUE SUUM

    Come comincia: C’era una volta…Iniziare un racconto con questa espressione può sembrare troppo favolistico. Tempo addietro Alberto, superato brillantemente gli esami alla Scuola Sottufficiali della Guardia di Finanza di Ostia aveva indossato il grado di sottobrigadiere, denominazione  variata in vicebrigadiere da qualche ufficiale intelligente del Comando Generale forse domandandosi che ci dovesse fare un neo sottufficiale sotto un suo superiore di grado. A quei tempi, correva l’anno 19..c’erano ben altre assurdità nella vita militare, Alberto era in parte riuscito a ‘tamponarle’ con suo spirito romanesco, in altre parole prendendo poco benignamente in giro i suoi istruttori per lo più ignoranti. Esempio: un tale brigadiere, dai piedi più larghi che lunghi, invece dell’espressione  ‘adunata’ chiamava a raccolta gli allievi con ‘radunata’…tutto dire! Alberto neo promosso si era presentato al maresciallo della Legione di Messina addetto ai trasferimenti il quale lo assegnò a Lipari facendogli presente che nelle isole Eolie c’era una buona produzione di vino Malvasia, di capperi e soprattutto di pesce in primis le aragoste…Alberto capì subito l’antifona e si comportò ‘in maniera adeguata’. Ovviamente fu accontentato quando,  ‘onusto’ di prodotti eoliani chiese di essere trasferito alla sede di Messina. Non si poteva lamentare del soggiorno a Panarea, a Salina e a Filicudi  infatti durante l’estate c’era in giro molta ‘passera’, soprattutto straniera ma trascorrere l’inverno a Stromboli, ultima sua destinazione non se la sentiva proprio. Una sistemazione al Gruppo verifiche era quello che desiderava ed ottenne,  trascorreva le ore lavorando  nella sede delle ditte controllate poi era libero dalle diciassette in poi, festivi tutto il giorno. Stanco di dormire in caserma  con ovvi  rumori notturni dovuti al personale che montava e smontava dal servizio, arrivo di nuovi finanzieri in forza ai reparti alla sede, col pretesto di far posto a questi ultimi chiese di andare ad alloggiare fuori dalla caserma. Un colpo di fortuna: aveva conosciuto durante una verifica fiscale Riccardo Parisi commerciante di prodotti alimentari all’ingrosso che, in cambio di un ‘aiuto’ da parte di Alberto, gli aveva offerto un’abitazione in una villetta isolata di sua proprietà nella Strada Panoramica dello Stretto dove lui risiedeva con la moglie Olga Di Benedetto ed il figlio Valerio. Magnifico panorama specialmente di notte con la costa calabra illuminata e con il faro della Capitaneria di Porto che saettava nel buio rischiarando la costa siciliana, un silenzio rilassante e di primavera, la mattina, il canto degli uccellini, un Eden! Un sabato sera Alberto non aveva in programma di uscire, la giornata piovosa invitava a restare a casa e stava per andare in cucina per preparare la cena quando squillò il campanello di casa: era Riccardo: “Brigadiere che fa solo soletto, non penso che con questo tempo voglia uscire, che ne dice di mangiare da noi, mia moglie è brava in culinaria…nel senso che cucina bene.” Quella precisazione parve strana ad Alberto ma non volle essere maligno. “Olga, Alberto ha portato due bottiglie di vino bianco Verdicchio dei Castelli di Jesi, mettilo in frigo, penso che possiamo darci del tu, Alberto è un romano molto alla mano ed anche spiritoso come piace a noi.” L’Albertone era dello stesso parere anche perché aveva adocchiato Olga che vestita, in maniera piuttosto succinta gli aveva smosso l’appetito sessuale, era un po’ di tempo che andava in bianco… In camicetta senza reggiseno con conseguente movimento di tette e gonna mini. Olga era particolarmente allegra e portò in tavola un piattone di spaghetti cozze e vongole seguito da alici fritte e pesce spada alla griglia oltre che un’insalatona il tutto ben accetto da parte di Alberto. “Vedo che hai fatto onore al mio cibo, vorrei qualcosa da parte tua in compenso, che ne dici se ci sediamo sul divano e parliamo un pó…” Olga aveva scambiato il verbo parlare con quello più gradito di pomiciare, cominciò a baciare Alberto in bocca per poi aprire la camicetta ed alzare la gonna sotto cui aveva dimenticato’ di mettere gli slip… un invito palese che prese Alberto in contropiede per la presenza di Riccardo il quale: “Non ti preoccupare, a me piace accontentare mia moglie e tu le piaci…” Avuto un insperato nulla osta, Alberto lasciò libero di alzarsi il suo ‘uccello’ il quale fu imprigionato dalla bocca ardente della padrona di casa che, come digestivo ingoiò un bel po’ di prodotto del cotale ma non contenta si girò e mettendosi carponi da sola si infilò ‘ciccio’ in vagina. Allo ‘zozzone’ non parve vero poter fruire di un rifugio caldo ed accogliente e ci rimase a lungo con orgasmi multipli sia suoi che da parte di Olga. Nel frattempo Riccardo di stava masturbando guardando Alberto e la moglie, un cuckold! Nessun commento da parte dei due, c’era poco da dire se non che ‘contenti loro’. Alberto ad un certo punto della serata baciò in bocca Olga per ringraziamento, fece un inchino al ‘cocu’ e rientrò in casa felice e soddisfatto, aveva un futuro assicurato in quanto a sesso! Qualcosa cambiò nel loro ménage à trois: la notizia che l’otto giugno ci sarebbe stato a Messina un corteo del ‘gay pride’  peraltro patrocinato dal Comune. Partenza da Piazza Antonello arrivo a Piazza Unione Europea. Per questa occasione si fece vivo Valerio figlio di Riccardo e di Olga, notoriamente Gay che andò a trovare Alberto nel suo appartamento: “Caro anche se non vediamo quasi mai ti conosco per averti visto in compagnia di mia madre… a modo nostro tutti in famiglia amiamo il sesso. Ti invito al corteo del Gay Pride, c’è bisogno di far partecipare il più alto possibile di persone, qui a Messina si professano tutti religiosi per far piacere agli appartenenti alla Chiesa e preferiscono le processioni…” “Se potessi sarei felice di accontentarti ma conosci la mia posizione di appartenente alle Fiamme Gialle, i giornalisti potrebbero fotografarmi e passerei dei guai con i miei superiori.” Valerio, arrabbiatissimo, se ne andò sbattendo la porta d’ingresso ma per Alberto la storia non era finita, poco dopo si presentò Olga desiderosa di far felice il figlio, chi meglio di lei per convincere Alberto? “Caro ormai mi sono innamorata di te, per te farei qualsiasi cosa ma anche tu vienimi incontro, fai contento Valerio, ci penserò io a non farti riconoscere mentre marcerai in prima fila al corteo del Gay Pride. Primo: maschera da Carnevale in viso e poi indosserai i vestiti un po’ eccentrici di mio figlio, ricompensa da parte mia? Qualcosa di veramente speciale che ora non ti dico per non scoprire la sorpresa, intanto che ne dici di far suonare il tuo batacchio nella mia vogliosa bocca?” Il batacchio suonò ed Alberto la mattina del 6 giugno si trovò nel suo appartamento un Valerio travestito ed in gran forma, sembrava proprio una bella donna. Per forza di cose usarono l’autobus per raggiungere piazza Antonello dove sicuramente non avrebbero trovato posteggio. Durante il viaggio col mezzo pubblico ebbero un assaggio di quello che sarebbe  avvenuto più tardi, un dileggio da parte di alcuni passeggeri. Alberto sperava almeno che il ‘regalo’ da parte di Olga valesse la pena di questo sacrificio. Si trovò a sorreggere unitamente ad altri nove partecipanti alla manifestazione un lungo striscione con varie scritte tra cui ‘VIVA LA  L.G.B.T.’ di cui sconosceva il significato e poi finalmente il corteo si mise in marcia, c’erano pure dei gay calabresi. La Chiesa tramite un suo rappresentante aveva commentato: ‘Dissentiamo augurando un comportamento costruttivo’, non voleva dire niente ma ribadire che anche la Chiesa aveva i suoi bei problemi in fatto di sesso. Alberto ai lati dei marciapiedi riconobbe alcuni finanzieri che se la ridevano alla grande, se avessero saputo…Il cuore di Alberto diminuì dei battiti quando il corteo si sciolse dinanzi al Comune. Riccardo era stato previdente ed aveva posteggiato la sua Golf in via Argentieri, col cellulare aveva avvisato della sua presenza Alberto che non vedeva l’ora di poter ritornare a casa e tornare alla normalità. Un sabato sera il saldo della promessa: Olga in camicetta trasparente che lasciava intravedere le tette ancora in forma ed uno slip con dietro un filo e dinanzi un triangolo che lasciava trasparire una foresta nerissima. Con Alberto in camera da letto c’era l’onnipresente Riccardo più eccitato che mai, stavolta volle lui essere il primo ad entrare in bocca ad Olga che provò una sensazione nuova per lei, pareva avesse il clitoride in gola come Linda Lovelace. Rabbonito il marito, la padrona di casa di impossessò  del pisellone di Alberto e cominciò a strofinarlo fra le tette, poi tra i piedi ed infine direttamente nell’ano con qualche difficoltà ma con doppio gusto dato che aveva provveduto ad inserire un vibratore dentro la ‘tata’, orgasmo lunghissimo anche perché la signora era riuscita a farsi sollecitare il punto G da un Alberto in preda ad un delirio sessuale mai provato. Riccardo al solito faceva il ‘solitario’, scena da Kamasustra cui aveva partecipato visualmente, a mezzo di una telecamera anche Valerio dalla sua stanza insieme a Mirko, suo amico calabrese ben dotato di ‘batacchio’ su cui si era seduto andando su e giù magno cum gaudio…

  • Come comincia: dal teatro dell'assurdo; a: Samuel Beckett&Eugene Ionesco.
    Personaggi
     - Bardo scemo;
     - Coro (fuori scena);
     - Spettro (giovane);
     - Watt Molloy (nel racconto dello spettro).

    (contro; l'assurdità delle convenzioni "reali" e della realtà che le circonda, già scritta dagli uomini e...standardizzata, appunto, dalle convenzioni e dalla routine); pro: fantasia ed immaginazione.
                                               = Protasi o introduzione = 
    (lettura facoltativa ad opera del bardo scemo)
    - Perché - mi domando - realtà e immaginazione non possono coesistere?Il divario tra le due sfaccettature della nostra esistenza è, a pensarci bene, meno marcato di quanto non si creda e di quanto, in realtà, non lo sia...e le convenzioni di routine (o consuetudinarie) entrambe mortificano, anzi, mortificano eppure stroncano e tarpano le "ali" tanto all'una (la realtà), quanto all'altra (l'immaginazione). E pensare che non servirebbe tanto, anzi, ben poco basta - dico io, che sono solo scemo anziché altro! - affinché le due facce della stessa medaglia possano coesistere e pacificamente convivere: ci vuole soltanto un po'di fantasia, di minuta e povera fantasia (magari comprata alla rinfusa o di contrabbando, chissà!) - o immaginazione - appunto (nonché un foglio di carta bianco ed una penna a sfera che lo percorra tutto, in lungo ed in largo, apposta per riempirlo!)... Sì, basta poco; poco basta (me lo diceva anche il mio trisavolo, il duca di Camembert, che per niente era scemo come me, anzi, non lo era proprio ma che morì pazzo in un castello della Cornovaglia durante un temporale estivo: la sua morte fu meglio di un temporale, di quel temporale!); davvero veramente poco (ma poco poco, eh: non di più!) per creare una realtà diversa, una realtà "autre": una realtà di immaginazione. 

                                              = MONOLOGO =
    (lettura facoltativa al pubblico: da parte dello spettro).
    Per: masochisti lucidi - ed un po'scemi, forse - ma di certo non malati di "grandeur" (come lo sono, invece, gli abitanti della Franca Contea); intellettuali pazzi ed anarcoidi - di certo non masochisti mansueti, a riposo né a corto di idee - ma di certo non malati di "autocompiacimento" masturbatorio ed eiaculatorio: ovvero, giammai atti a masturbarsi la mente (no l'ano né il clitoride, direi!) di autocompiacimento.
    - Luogo della scena = Elsinor, regno di Danimarca (sopra una botola chiusa piena di pattume).
     - Sapete? - vi domando (e mi domando, chissà, me lo domando anch'io?!) dove sia l'isola di Carnascialia, anzi, vi domando (e mi domando, purtroppo!) dove si trova? (Diciamo che non ce l'ho presente...anzi, non lo immagino proprio!).
     (Coro): - O potenze onnipotenti del cielo, fatelo guarire; fatelo rinsavire dal (suo) male di vivere...riportatelo cortesemente, se potete (voi che tutto potete), sulla retta via!!! -.
     - Ma è molto, molto semplice, direi; anzi, piùcché semplicissimo, oserei proprio dire: si trova (cioé, si troverebbe) ad est, anzi, ad ovest ditutte le isole che non ci sono e non ci sono mai state neanche una volta (ma non essendo, però, essa medesima, né a est né a ovest - ed invero né a sud né a nord di...nessun posto!); e di fronte, in veritas, alla terra che non c'é e in dentro fino all'arcipelago di Nessuno (proprio come il nome di  colui che "non uccise" Polifemo...avete inteso bene: non siete sordi né claustrofobici!), cioé di Altrove; ossia: in qualche posto...sarà! (questo è sicuro: più certo di un assioma di fiori appassiti!).
     (Coro): - O potenze onnipresenti nel cielo, fatelo smettere, per favore; fatelo smettere davvero dal (suo) impossibile blaterare, dal suo farneticare rumoroso ed inverosimile!
     - Balle, son tutte balle: ma balle vere (sono), però...mic'altro! - Lo scorso anno un mio amico (Watt Molloy, un quarantenne brizzolato di Dublino, cioé un dubliners puro, figlio di Aaron&Rebecca) è stato lì; sì, per davvero...è proprio stato su quell'isola, tutto seriamente per intero e tutto d'un fiato: (vi) soggiornò per più di un mese (beato lui, forse; anzi, spero!), un fottutissimo disperso mese sul calendario (era febbraio o era dicembre? Chi può mai dirlo: nessuno sa quale esso fosse!)...soggiornò su quell'isola, sconosciuta e dimenticata dagli uomini e dal divino: aveva letto (dissero) del suo esistere su un depliant, che lo aveva trovato - bontà sua - in una agenzia turistica a Calcutta nord, la quale credo proprio si chiamasse (la) "Khamasutra's Farm 88&son".
     (Coro): - Dio mio! Questa non è follia cieca: è solo pura follia! -
    - Aveva letto, [lui], mi disse a bruciapelo senza urlare, tanto sul viso, quanto in dentro le orecchie (sì, era proprio lui, solo e soltanto lui, il mio amico Watt Molloy: il dubliners di prima!) quanto segue sopra quell'isola: "Trattasi di un luogo ove tutto evapora, anche l'aria; e (ladd) ove vi sono immense distese di papaveri gialli (di quelli coltivati nelle serre che non sono mica come quegli altri coltivati alacremente dai contadini del Kurdistan settentrionale: quelli sono altri papaveri...appunto!) e di mimose verdi (quelle coltivate in Brasile dai coloni portoghesi, non quelle coltivate ovunque dalle donne senza speranza ogni sette di marzo degli anni bisesti!). I fiori, anche quelli che non vengono coltivati (chissà perché mai succede così?) emanano, nottedì e nottegiorno, cioé quello dopo la notte precedente, un intenso profumo di mirto e di ambrosia (proprio quella tanto cara ai poeti): talmente spiccato da rendere l'aria (che, però, non c'è in quanto evapora ancor prima di venire al mondo!) quasi del tutto nulla...direi irrespirabile!
     (Coro): - Oh, angeli del cielo, pensateci voi; pensateci voi ve ne preghiamo!
     - Ora, credo, che in molti si domanderanno (non certo su "due piedi", ma senza ombra di dubbio con la voglia in canna di spa...sapere!) così: - Ma l'aria è davvero irrespirabile, pro...tanto irrespirabile su quella dannata isola? - Sì, sì, proprio tanto - rispondo io; allora...- lo è talmente (almeno tanto quanto) che neanche una coppia di cani segugio, accoppiata da molti anni, ed anche perfettamente addestrati (poco importa se a Camp David: nei pressi del luogo in cui, nel 1979 si riunirono i più grandi coglioni della terra, vi è un CAC = campo addestramento cani; o in Transilvania: nei pressi delle tenute di appartenenza, un tempo, al Principe Vlad III°di Valacchia, vi è un ulteriore CAC = più rinomato dell'altro!) nella ricerca di tartufi...no, di cadaveri morti (o di persone scomparse&presunte vive) riuscirebbe a trovare, in una fogna, il cadavere - appunto - in avanzato stato di putrefazione di un barbone (morto), nascosto perdipiù in un sacco per la spazzatura: pieno di escrementi (sterco&urina tutti insieme!!) di cavallo! Ora...- capito l'antifona?; no, no...avete capito che razza di profumo giri e che vige su quell'isola? - .
     (Coro): - Fatelo rinsavire: vaneggia!
     - Balle, belle e buone: ma sempre balle; non vaneggio: sono più lucido di ieri; e ancor più di ieri l'altro, direi! Allora, dicevo che il mio amico (Watt, sempre lui: è l'unico che io abbia mai avuto!) - poi - mi disse d'esser stato lì un mese intero (potrebbe essersi trattato di un mese tra agosto e settembre: ma come dettovi innanzi nessuno lo sa per certo!), senza - tuttavia - esserci mai sta...arrivato; & di esserci arrivato senza esserci mai stato: lo fece con un aereo invisibile (lo era, seppur non fosse un'aereo "privato"!), privo di equipaggio ma col pilota automatico perfettamente addestrato per la bisogna (credo si trattasse di un Boeing 747 della linea tutta d'un pezzo, battente bandiera di Andorra, "Direkt where you want") che lo portò sin quasi vicino all'ingresso di un hotel trasparente (anzi, pressappoco invisibile!); ch'era (già) - uno dei due hotel esistenti sull'isola - (l'altro esiste già, ma...deve ancora esser costruito!): tutto ricoperto d'oro blu (fu importato - deve essere così - con containers tascabili modello, "Maske"&"Tex", tutti provenienti dalle terre sottovento, su una nave che si chiamava "Beagle" o forse...era proprio la "Hesperance", chissà!) e magnòlie rosse lustre e luccicanti; anzi, luccicanti e basta...di rosso!
     (Coro): - Santo Iddio: sei proprio sine speranza, caro spettro!
     - Eppure il mio amico, si proprio lui; anzi, ancora - e sempre (di) più - lui, pure mi disse, però, d'aver prenotato una room (con bagno senza doccia, ma con vista sul mare: beato, beatissimo lui!) in quel dannato fottutissimo hotel: tuttavia, a parer mio, resta il fatto che è inconfutabilmente certo - o quasi - che quell'hotel, essendo piùcché trasparente, anzi, invisibile non avesse né room, né reception, né tantomeno altro...nulla, nulla e nulla di niente! Lui, però, il mio amico (era sempre e solotanto Watt Molloy, di Dublino: anzi, direi proprio  quel particolare Watt Molloy e no un'altro!) mi disse di avervi soggiornato in quell'hotel: è contento lui, contenti tutti quanti!
     (Coro): - il tuo amico, caro spettro, era proprio sine speranza e quando ti raccontò ciocché tu vai dicendo, vai blaterando ora, era proprio in quello stato...così, ancor prima che lo fossi e diventassi come e peggio di lui!
     - Senza speranza non lo è mai nessuno: anzi, sine speranza, qualche volta, qualcuno lo diventa; cammin facendo e suo malgrado...mettendoci del suo, magari, ma senz'altro a furia di prender calci nel culo! Ma mettiamola pure così, riguardo al mio amico: diciamo che non essendo mai stato un lurido e sacrosanto bugiardo e neanche uno squallido baro della mente di professione, cioé, non avendolo conosciuto io mai come tale, perché mai, mi domando, non avrei dovuto credergli?
     (Coro): - siete proprio "senza speranza", tu e il tuo amico, caro spettro!
     - Balle! Son tutte balle vere queste che racconto; dovete credermi! Infatti, infatti, sono tutte vere...proprio tutte quante: per filo e per segno, sennò perché le racconterei?! Alla fine di tutto, perciò, dovrei; anzi, devo proprio dirvi ciocché vado a dire...segue: il mio amico (Watt Molloy, di Dublino), che non è mai stato (bontà sua!) - credo (anzi, lo spero vivamente...lo penso!) - vita natural durante un figlio di puttana emerito né tanto meno matricolato (e ci sarebbe, chissà, pure da giurarci!), visto che sua madre, il cui nome da nubile era Rebecca Twist &...Wilson, e la quale fu una santa donna, lo mise al mondo in uno spedale cattolico di Belfast dopo averlo "regolarmente" concepito in una volta sola insieme al padre, il quale da celibe, nonché pure da sposato, faceva di nome e cognome Aaron O'Gara Molloy...- lo lessi proprio avanti ieri, casualmente, sfogliando gli obituaries del Wall Street Journal, anzi, sul Times (mica "pizza&fichi" a cena, mica roba da ridere da quattro soldi bucati:mica...o sti cazzi!) alla pagina 999 dell'edizione del giorno prima, anzi, della sera precedente - è morto molto prima d'un anno fa (probabilmente sarà un anno e mezzo) non lasciando in giro né figli orfani, né mogli vedove, però: (e) quindi - é - probabile, quasi piùcché facile, che non ci sia mai stato a Carnascialia!
     (Coro): - Sei proprio senza fondo, spettro...irrimediabilmente!
    - Tuttavia, io stesso il giorno prima dell'altro avevo già letto sul World Almanac of Mysterious Land del 2016, edito dalla casa editrice Penguin di Londra (roba grossa davvero, mica cavoli verdi a colazione!) dell'esistenza dell'isola suddetta, di quella detta isola...di Carnascialia. Tengo a precisare tantissimo, infatti, che il suddetto libro, a pagina 869, riporta la dicitura seguente: "Carnascialia, è l'isola (dis) abitata da circa 3800 abitanti, con la superficie di 0,000,000 chilometri quadrati. Essa si trova...bla, bla, bla; comunque, di certo da qualche posto si trova: visto che é scritto in quel po'po' di libro deve essere per forza cooosì! Per cui, da ciò tutto di cui "sopra" dettovi - e delucidato - (ne) deduco due salienti fatti, che sono assurdi sinanche all'inverosimile ma di certo non fantastici, anzi, direi che essi sono assurdi (assurdamente) veri, cioé inconfutabilmente veri e piucché certi: in primis, che il mio amico carissimo (Watt Molloy: uomo integerrimo e giusto che però non è stato incoronato santo da nessuno!) è stato su quell'isola almeno una volta, nella sua vita; la quale isola, tuttavia, forse non c'é; in secundis, che quell'isola forse - sì - non c'è, ma il mio amico - proprio là - c'é stato per davvero...seppur dopo esser morto, a seguito di una lunga e sfortunata malattia: e non prima!
     (Coro): - Sei proprio senza fondo, spettro...irrimediabilmente (come è vero che le calendule sono dei fiori e no delle scimmie antropomorfe della Nuova Guinea!). Pregheremo per Voi, per te e per lui, con solerzia; pregheremo ogni giorno per la vostra salvezza anche se non c'é speranza per due tipi come voi...sarà perfettamente inutile: nulla potrà mai salvarvi!   

     
       

  • 27 febbraio alle ore 18:02
    Sport's memories: Orenthal James Simpson

    Come comincia: E'stato uno dei più grandi runners (corridori) nella storia del football americano. Nato a San Francisco il 7 luglio del 1947, fu soprannominato "the legend" al termine della finale di college del 1967 tra U. S. C. (University of Southern California, la sua università) e U.C.L.A. (University of California - Los Angeles). Nel corso della gara Simpson aveva segnato la meta decisiva dopo una corsa di ben sessantaquattro yards. Nel suo anno da senior vinse l'Heisman Trophy, riconoscimento che premia il miglior dilettante della stagione. Fu anche sprinter di valore eccelso: durante la carriera universitaria aiutò U. S. C. a battere il mondiale della staffetta 4x110 yards (402,34 metri) per ben tre volte (tutte nel 1967) correndo insieme ai compagni Earl McCullouc, Fred Kuller e Lennox Miller, giamaicano; nello stesso anno stabilì anche il personale di 9'4 sulle 100 yards che gli valse il sesto posto ai campionati N. C. A. A.

  • 21 febbraio alle ore 16:15
    I due giunchi (la ragazza di fiume)

    Come comincia:  - Allora, mi vuoi portare ad appoggiarti sulle sponde del tuo corpo nudo? - Chiese Dalila al suo amante.
     - Certo, - rispose quello, con voce lieve; - mi piacerebbe tantissimo abbracciarti, stringerti tra le mie braccia e poi fare l'amore con te...a suggellare la nostra passione e il nostro volerci bene attraverso indimenticabili momenti di voluttà e piacere. Poi, insieme, come due giunchi inermi lasceremmo le sponde dei nostri corpi e ci faremmo trasportare dalla corrente: restando in balia di essa, delle nostre fantasie e dei nostri sogni...

    Taranto, 21 febbraio 2020.

  • 21 febbraio alle ore 15:50
    POGGIO APRICO -UN CONDOMINIO SEX A GO GO

    Come comincia: Alberto M. maresciallo della Guardia di Finanza, in divisa, a bordo della sua Lancia Ypsilon stava per imboccare l’autostrada che lo avrebbe condotto a Roma, meta finale Messina.Stava andando via o forse meglio dire scappando da Domodossola che per lui era diventato luogo di dolore.La sua amata Flora era deceduta per un tumore al cervello, l’aveva assistita sino all’ultimo anche quando era in preda a dolori atroci che nemmeno i medicinali oppiacei riuscivano a lenire.Dopo quell’evento funesto era rimasto in città per un mese al fine di sistemare la sua posizione per un trasferimento fuori sede.Era rimasto in collegamento con Ignazio Romagnoli suo compagno di camerata alla Scuola Sottufficiali di Ostia, anche lui colpito da un grave lutto per il decesso in un incidente stradale dell’unico figlio.A mezzo di conoscenze comuni al Comando Generale del Corpo, rappresentando i loro rispettivi problemi, erano riusciti: Romagnoli ad essere trasferito a Lecce suo luogo d’origine e dove possedeva un’abitazione e Alberto al suo posto a Messina all’Ufficio Operazioni.Al ,come tutti lo chiamavano, si era fermato vicino Firenze per sgranchirsi le gambe, fare e colazione ed il pieno di benzina.Nel frattempo si era messo in collegamento telefonico con sua cugina Silvana che abitava in via Cavour in pieno centro a Roma.“Silvà (non aveva perso l’accento romanesco essendo nato nella capitale) fra un par d’ore sò da te.” (Gli piaceva, quando poteva, sfoggiare il suo dialetto tipo ‘civis romanus sum’ un po’ , come dire, sono superiore a voi.)“Quando arrivi citofonami, in via Cavour non riusciresti a posteggiare, ti ho riservato un posto in un garage vicino a casa mia.”Silvana era per Alberto più che cugina la sorella che non aveva avuto.Grandi baci e abbracci: “Ci voleva il tuo trasferimento per vederci, ora che stai qui ci resterai almeno quindici giorni.”“Silvana lo sai quando mi fa piacere stare con te ma dopodomani devo essere a Messina.”“Va bene, se non puoi,... non ho voglia di cucinare, stasera andremo al ristorante ‘Urbano ’ubicato sotto casa.Silvana era in confidenza col padrone Romolo: ti presento Alberto mio cugino, attento che è un maresciallo della Finanza, stasera mi devi fare la ricevuta fiscale.”“Io te l’ho sempre rilasciata…”“Ah Romolè lassa perde e facce magnà da re.”I due nella conversazione tralasciarono l’argomento Flora, era troppo doloroso.“Com’è che hai scelto Messina, se venivi a Roma saremmo stati insieme, avresti abitato a casa mia.”“È stata una combinazione particolare, un mio collega ed amico è stato trasferito da Messina a Lecce, io prenderò il suo posto.”
    La mattina successiva in viaggio: via Cavour, via Merulana, S:Giovanni, via Appia e infine l’autostrada. Fino a Salerno tutto liscio poi sulla Salerno Reggio Calabria una serie infinita di cambi di carreggiata, di rallentamenti, di file di auto (era luglio).Giunto sfinito a Villa S.Giovanni due ore di attesa per il traghettamento.“Ignazio sono a Messina all’uscita del serpentone che debbo fare?” “Non ti muovere vengo io.”Ignazio abitava in un casa a cinque elevazioni in una stradina interna della  ‘Panoramica dello Stretto’ con piscina e campo da tennis, al quinto piano abitava Ignazio.“Stasera andremo a mangiare alla ‘Sirena’, un ristorante di un caro amico, si mangia bene e per noi si paga poco, ti ho preparato un letto nel salone.Dopo la presentazione al padrone, Ignazio e Max si sedettero in un tavolo situato su una terrazza con vista sul lago, uno spettacolo.Nessuno dei due amici aveva gran voglia di parlare, ognuno sapeva dei rispettivi lutti che era meglio non ricordare.A casa: “Al io lascio il mio cuore a Messina, qualcosa dentro di me s’è rotto, ricordi la mia allegria, il mio carattere espansivo, tutto finito. Abbiamo portato a salma di mio figlio al cimitero di Lecce, mia moglie è rimasta lì dove abbiamo una grande casa, io la raggiungerò non appena ti avrò passato le consegne. Intano ti porto in garage raggiungile in ascensore. Questa moto era di mio figlio, non la voglio più vedere, ti lascerò un foglio in bianco firmato, andrai dal notaio Nascimbene, è un amico penserà lui al passaggio di proprietà.“Ignazio ho visto di sfuggita che ci sono una piscina ed un campo da tennis, come la mettiamo col condominio e poi devi dirmi quanto tu paghi per l’affitto.”“Per l’affitto e per il condominio niente, non fare quella faccia, poi ti spiegherò il perché.” Molto perplesso Al .Il pomeriggio successivo:“Ti presenterò i vari condomini: al primo piano due coniugi quarantenni senza figli cognome Costa: lui Salvatore lei Maria, Memi per gli amici, secondo piano due pensionati settantenni Di Stefano Vittorio e Francesca, due persone per bene, affettuose, terzo piano le sorelle Musmeci Giuliana vedova e Assunta zitella circa quarantenni. Attenzione a loro sono le padrone dell’isolato ed hanno tante proprietà immobiliari e terreni, devi tenertele buone. Hanno una paura tremenda di accertamenti tributari, hanno voluto che io controllassi i loro conti in compenso niente affitto e niente condominio, quarto piano D’Arrigo Calogero (Lillo) marito, Caterina moglie e due gemelle sedicenni Grazia e Graziella, due pesti.”Primo piano: “Questo è  Alberto  mio collega subentrerà nella mia abitazione, loro sono…”La scena si ripetè per quattro volte, a Max rimasero impresse le caratteristiche di tutte le persone abitanti nel palazzo, alcune molto interessanti…Ignazio partì il giorno dopo:“Per me questa casa è solo un ricordo doloroso, non porterò con me i mobili, te li regalo, a Lecce ho una casa ammobiliata e non saprei dove metterli.”“Fammeli pagare almeno in parte…”“No ho deciso così, voglimi bene.”Il giorno dopo si recarono in caserma.  Presentazione al Comandante Colonnello Andrea Speciale ed al suo Aiutante Maggiore t.colonnello Sebastiano Leotta, poi nel suo ufficio brigadiere Angelo Sferrazza e l’appuntato Franco Iannello. Ignazio partì il giorno stesso.Alberto si mise all’opera, la casa era molto bella: il salone e la camera da letto avevano vista sul mare, i due bagni e lo sgabuzzino su un terreno laterale tutto alberato, lo studio, il soggiorno e la cucina sul retro; dovevano essere circa centoventi metri quadrati.Amante della pulizia e dell’ordine Al si mise all’opera,  finita quest’incombenza aprì il baule e la valigia e sistemò lo sue cose negli armadi, in camera da letto e nel bagno.Accese il televisore ma lo spense quasi subito, a letto sfinito.Alberto andò in centro, per comprare un computer e relativa stampante, per fortuna in casa c’era un telefono fisso funzionante, Ignazio era stato molto generoso con lui.Il giorno successivo due tecnici vennero a casa sua e sistemarono i due apparati.Altra incombenza:  il  conto corrente, a Domodossola aveva come banca il Credito Emiliano che per sua fortuna aveva degli sportelli anche a Messina. Sorpresa, un funzionario di quell’istituto di credito era Salvatore Costa che abitava al primo piano del suo palazzo.“Signor Costa a Domodossola avevo il conto corrente con la vostra banca vorrei passarlo a Messina.” L’interessato si mise a disposizione poi:“Venga a casa mia di pomeriggio, la farò firmare del carteggio e le fornirò la password per entrare nel suo conto corrente e fare le operazioni che desidera.”Alberto aveva ancora dieci giorni di licenza di trasferimento da usufruire e, se anche frastornato dagli ultimi avvenimenti,  sentì che qualcosa di buono era mutato in lui forse dovuto al  cambiamento sia della città che delle persone che aveva conosciuto.  Il pomeriggio verso le diciassette suonò il campanello di casa Costa, venne ad aprire il marito.
    “Venga nel salone ho messo sul tavolo il carteggio da firmare, intanto si era presentata la moglie.”Noi eravamo molto amici dei signori Romagnoli, spesso mangiavamo insieme, giocavamo col figlio a tennis e facevano il bagno in piscina, la morte del povero Paolo  ha distrutto Ignazio, aveva vent’anni. Io vado un bagno un attimo, le farà compagnia mia moglie.”Alberto nel frattempo  studiava la signora: altezza 1,65 circa, seno misura tre piuttosto ben esposto da una camicetta rosa scollata, vita stretta, minigonna, gambe muscolose.“Lei sarebbe un’ottima modella, io ho per hobby la fotografia, quando vuole sono a sua disposizione e la vedrei pure come ballerina.”
    “Ho studiato danza fino a quindici anni, poi mi sono rotta una caviglia ed ho dovuto abbandonare. Amo essere fotografata, mio marito non è pratico e se vuole…domani mattina…”Un’invito esplicito, più di così, certo non voleva fare un passo falso, magari aveva male interpretato le parole della signora, intanto si sarebbe presentato con la fida Canon 450 poi…Alle nove Max suonò alla porta dei signori Costa, la signora Maria venne ad aprire in bichini nero con sopra una vestaglia aperta, buon inizio.“Il mio nome è Maria ma per gli amici sono Memi.”“Io sono Alberto, Al per gli amici.”“Vorrei io proporre io qualche posizione da prendere, andiamo nel salone, c’è una riproduzione della statua di Paolina Bonaparte scolpita dal Canova.”Ad Al cominciò ad aumentare la pressione sanguigna, Memi, sul divano, imitò la posizione della statua.“Ve bene così?”
    Max si fece più audace: “C’è una differenza, Paolina Bonaparte non aveva il reggiseno.”
    “Non c’è problema, Memi rimase in topless, un bel topless, le tette erano a forma di pera come piacevano a lui.”Al scattò le foto da tutte le posizioni poi.“Io vedrei una posa sul letto: seduta, la gamba destra piegata, le mani sul ginocchio.Anche qui nessun problema.“Va bene così, io a letto sono abituata a stare nuda.” Memi mise in atto la posa come suo desiderio.Alberto riprese la signora in costume adamitico da varie posizioni, poi si avvicinò sempre più, posò la Canon sul comodino e abbracciò Memi, prese a baciarla come un forsennato ben coadiuvato dalla signora. Venne fuori di tutto, connilungus, fellatio, sessantanove ed infine entrata trionfale dentro una gatta bagnatissima.“Non ti preoccupare, vai facile non posso avere figli.”Spossato, Al si mise a gambe aperte sul posto del letto che doveva essere del legittimo consorte con ‘ciccio’ ancora inalberato, Memi ne approfittò per montarci sopra per una ‘smorciacandela’.  La candela di Al era alla fine, riprese le sue cose, un bacio di ringraziamento e rientro in casa.Quell’abbuffata di sesso ebbe due effetti: fisicamente mise a terra Al ma psicologicamente lo allontanò dai fantasmi di Domodossola che gli sembrarono più sfumati, lontani…La moto Suzuki fu portata dal meccanico, lo sterzo era rotto. Al prese ad usarla quando c’era bel tempo per andare in caserma. Qui una novità: saputo che il Colonnello Comandante cercava uno pratico di fotografia per metter su un laboratorio per fotografare gli arrestati, prendere le impronte digitali ed in generale riprendere risultati di servizio e cerimonie varie, si presentò ed ebbe l’incarico.La ditta Randazzo era la più fornita a Messina, Alberto si presentò in divisa, conobbe il direttore ed i commessi, si fece fare dei preventivi che furono approvati dall’Ufficio Amministrazione. Il laboratorio fotografico diventò in gioiello: un marmo lungo un muro conteneva le vaschette degli acidi: rivelatore e fissaggio, un ingranditore Durst ed una smaltatrice rotativa, dall’altro lato un lavandino, una rotativa ad acqua per sciacquare le foto, un armadio dove mettere i materiali ed un essiccatore per le pellicole. Ben presto divenne pratico ed ebbe dei complimenti anche da parte di fotografici professionisti che riconobbero la sua bravura nello stampare il bianco e nero.Ora quello che interessava Al era presentarsi alle sorelle Musmeci per sistemare la sua situazione finanziaria. Al citofono concordò con una delle due di cui non riconobbe la voce, appuntamento a casa loro alle diciassette.Seguendo i suggerimenti datigli dal suo collega, si presentò in divisa e vide che aveva fatto l’effetto desiderato: le due sorelle furono molto cerimoniose: "Si accomodi questa è la poltrona più comoda, le possiamo offrire qualcosa, abbiamo dei dolcetti fatti con le nostra mani e del vino delle nostre terre…"
    Al rifiuto di Alberto andarono al dunque:“Il suo collega era così gentile da ricontrollare i conti del nostro consulente tributario,  noi lo ricompensavamo con non farli pagare l’affitto ed il condominio, se lei fosse così gentile…”Al fu gentile ma nello stesso  tempo rimase colpito da ‘le nostre terre’ quelle erano davvero ricche.Giuliana, la vedova circa quarantenne, non era una longilinea a nemmeno una chiattona, una via di mezzo, quel che colpiva era il suo viso triste, non brutto ma triste.“Signora siamo coetanei un po’ di allegria, anch’io ho avuto un lutto, la morte per tumore della mia fidanzata, ne sono rimasto scosso ma ora cerco di riprendermi.”“Anche mio marito aveva un tumore, è deceduto sei mesi fa. Era catanese e mi ha lasciato degli agrumeti che non sappiamo come gestire bene, non ci fidiamo del fattore, se ci potesse dare una mano.”“Signora se mi lascia il carteggio ci darò uno sguardo ma voleva dirvi un’altra cosa, non vi vedo mai in piscina, da militare vi do un ordine: domattina tutte e due in piscina, gli ordini non si discutono! Sto scherzando, mi farebbe piacere vedervi tutte due in costume da bagno alle nove, by by.”Cosa strana i suoi ‘ordini’ vennero eseguiti: le due sorelle,  alle nove erano in piscina ancora non c’era nessuno, era domenica. Quel che colpì Al era il corpo di Assunta, di faccia non era eccezionale ma di corpo sembrava una modella anche se tutte e due avevano un costume intero.“Mi sembrate due signore del primo novecento, oggi i costumi interi non li portano nemmeno le monache!”“Noi abbiamo solo questi…”
    “Alberto vi accompagna domani pomeriggio in centro ad acquistare due bei bichini anzi più di due, farete un figurone, ed ora tutti in vasca.”Il pomeriggio alle sedici Al stava aspettando in garage l’arrivo delle due madame che si presentarono puntuali.
    “Possiamo andare con la nostra Jaguar o meglio quella del mio defunto marito.”
    Alla faccia degli ottantamila euro! “Vede madame, al centro è difficile trovare posteggio, meglio la mia Ypsilon.”In viale S.Martino era proibito posteggiare, Max se ne fregò e tutti e tre entrarono in un negozio di costumi da bagno.Dapprima le signore provarono dei bichini castigati ma poi spinti da Al sempre più si infervorarono soprattutto dietro i suoi complimenti:“Volete coprire un si bel corpo, coraggio bichini mini.”Con sorpresa di Alberto acquistarono qualcosa di brasiliano, per intenderci costumi che lasciavano scoperta un bel pò di 'merce' nient’affatto male, Al era riuscito nel suoscopo!““Domattina li proveremo in piscina!”“Ma domani lei non va a lavorare?”“Sono in licenza.” Mentì Max e si diede malato.Il mattino seguente piscina vuota, le due sorelle apparvero coperte da uno accappatoio lungo sino ai piedi.“Ed ora lo spogliarello!” celiò Al.La sorelle ci misero un po’ di tempo ma obbedirono.“Evviva due sirene, sapete nuotare, no? Non fa niente andremo dove si tocca.”Al intendeva dove l’acqua era bassa ma anche toccare qualcosa di morbido. Nuotando sott’acqua  mise le mani fra le cosce di Giuliana che rimase impietrita ma non disse nulla, poi passò al popò,  quindi fu il turno della sorella, un bel movimento!Chissà che passava per le teste di Giuliana e di Assunta, Al sperava non una sgridata e così fu, con lo sguardo basso le due sorelle si misero l’accappatoio e si accomodarono sulle sdraie.“Lei è un monello, non si fanno certe cose!”La frase era stata detta ridendo, questo confortò Al che pensò ad un piano.“Il pomeriggio vorrei controllare la vostra contabilità, verso le cinque a casa mia, va bene?”Un cenno di assenso.Al si aspettava di vedere le due sorelle invece si presentò solo Giuliana che non fornì alcuna spiegazione del fatto di essere sola.“Queste carte mi danno alla testa, sono la mia disperazione, gliele metto sul tavolo e rientro a casa.”“No è meglio che rimanga, avrò bisogno di spiegazioni.”Al constatò che Giuliana era entrata in possesso di circa venti ettari di agrumeti più altrettanti di uliveti, più vari appartamenti, alla faccia!
    Giuliana venga più vicino, vede qui…le prese il viso e cominciò a baciarla in bocca, quella non solo non fece resistenza ma si abbandonò completamente, destinazione finale il letto.Al si dedicò al fiorellino, era lavato di fresco e profumato, l’interessata aveva messo in conto quello che stava accadendo, prima di entrarci dentro le procurò un paio di orgasmi anche per non farle troppo male, il suo era un ‘ciccio’ piuttosto grosso e Giuliana forse anzi sicuramente era stata a stecchetto per molto tempo.
    L’entrata fu lenta ma ben accetta, la baby dimostrò di gradire molto quello che stava accadendo muovendosi in continuazione sotto Al che ce la mise tutta finchè Giuliana gli fece cenno che ne aveva avuto abbastanza.L’uscita della signora fu silenziosa, forse si era meravigliata di se stessa, prese le carte e dopo un rapido bacio sulla bocca  scomparse nell’ascensore.Al si congratulò con se stesso, in mezzo al letto a gambe larghe si godette il  post ludio, aveva preso in mano la situazione e che situazione!
    Il bel maresciallo non era facile a meravigliarsi di qualcosa ma il bigliettino che trovò nella cassetta della posta era davvero singolare: “Max mia sorella Assunta vorrebbe una spiegazione su quelle carte che ha visto, se lei è d’accordo verrà a casa sua alle diciassette di oggi.”Assunta si presentò in punto ma senza carte e in vestaglia.Pareva proprio che si vergognasse:“È stata mia sorella io non volevo…”Al l’abbracciò, faceva tenerezza, sembrava più piccola della sua età.“Una volta sono stata fidanzata ma lui era un mascalzone ed i miei me l’hanno fatto lasciare, non sono più vergine.”La notizia fece piacere a Max, ci mancava pure che fosse vergine!
    Al iniziò con la solita tattica, prima lungo bacio il fiorellino e poi penetrata lenta e soggiorno prolungato, aveva usato un preservativo che si era dimenticato con la sorella che però non aveva detto nulla, doveva tornare su quell’argomento.Le due sorelle erano sistemate ma Al riflettendo pensò che forse si era messo nei guai, tre amanti!
    Il giorno dopo incontrò nel portone i coniugi Di Stefano:“Perché non ci viene a trovare, noi siamo sempre soli.”“Va bene a casa vostra oggi alle diciassette.”
    Li non c’era pericolo di avere avventure di sesso, un po’ di riposo gli avrebbe fatto bene.
    Alle diciassette suonò alla porta dei due anziani, venne ad aprire la signora che l’abbracciò, era commossa.“Noi abbiamo un figlio della sua età, lavora ad Udine ma non ci viene mai a trovare, a sua moglie... non so perché, non siamo simpatici.”
    Al si domandò il perché di quell’astio, sembravano due persone simpatiche , affabili, mah…”“Ci racconti un po’ di lei.”Al cominciò dal suo arruolamento in Finanza sino all’arrivo a Messina.“Anche lei ha avuto le sue sofferenze, ci farebbe piacere se ogni tanto ci facesse compagnia.”Alberto aveva preso ad ingranare in caserma, ogni tanto andava fuori sede per un servizio fotografico, aveva conosciuto tutti i colleghi con cui aveva stretto buoni rapporti, anche il Comandante di Legione lo stimava, tutto bene. Talvolta mangiava in caserma e si riposava nel primo letto che trovava libero per rientrare a casa la sera.Nel frattempo era accaduto un fatto piacevole ma che poteva portare conseguenze negative: aveva incontrato i coniugi Costa che lo avevano invitato a mangiare da loro alle quattordici quando rientrava dal servizio.“Io cucino per due, un terzo non mi pesa.” Il marito era d’accordo ma talvolta era assente e quindi finiva con una sveltina con Memi e questo,lo schiavizzava un po’.Un giorno dopo pranzo Memi non si accontentò di una sveltina, voglio stare tutto il pomeriggio con te, me lo devi!”
    Al si domandò perché glielo doveva ma non fece storie.Quello che lo meravigliò era che Memi parlava in continuazione:“Vieni leccami il fiorello, fammi godere tanto, mi metto alla pecorina, vieni dentro tanto tanto, anche culino vuole la sua parte, fai piano perché lo uso poco con mio marito, sbrodami in faccia.”Al bacino di rito sulla porta la confessione: “Mio marito ha visto tutto, è un guardone!”Ecco ci mancava pure il guardone, dove cazzo era capitato e non era finita per lui.All’ingresso un giorno incontrò la signora D’Arrigo, era arrabbiata nera.“Una bella signora come lei tutta triste, che le è successo?”“Dovrebbe vedere la pagella di quelle due, quattro in francese ed in latino!”
    Inconsapevolmente Max si mise nei guai:“A scuola ero bravo in queste due materie, potrei dar loro qualche lezione.”“Mi farebbe un favore grande grande, parliamoci chiaro, con lo stipendio di mio marito non posso pagare un insegnante di sostegno, gliele mando a casa sua oggi pomeriggio alle diciassette.”Al pensava a due ragazzine che giocavano con le bambole, pensava male, le due sedicenni gli avrebbero fatto passare la voglia di proporsi a far qualcosa.Grazia e Graziella si presentarono all’ora prevista, cominciarono subito a ridere.“Non vedo nulla da ridere, aprite i libri e vediamo a che punto siete.”“Lei non ci fa la battuta su Grazia e Graziella?”Al la conosceva bene, finiva grazie al cazzo, ma fece finta di nulla.La mise sul serio, prima il latino e poi il francese circa un’ora, le sorelline parevano interessate, meno male fino a che un piede fu insinuato fra le sue gambe toccandogli il  ciccio, all’iniziò pensò di far finta di niente ma reiterata la faccenda.“Ragazze posso essere vostro padre, andate con i vostri compagnia di scuola.”“Loro non ci piacciono, appena glielo prendiamo in bocca se ne vengono subito, lei ci mette più tempo vero?”“Fuori immediatamente se volete delle ripetizioni va bene ma non provateci un’altra volta.”Non aveva voluto tagliare i ponti altrimenti avrebbe dovuto dare delle spiegazioni alla madre.Un invito delle sorelle: “dobbiamo andare a Paternò per la raccolta degli agrumi, c’è una festa sull’aia, facci compagnia, andremo con la nostra Jaguar.”
     
     

  • 18 febbraio alle ore 10:13
    Non si può imprigionare il cielo...

    Come comincia:  Una volta mi trovavo disteso a terra su uno sterminato campo pieno di fiordalisi e girasoli in amore; e mentre andavo osservando in faccia il tersissimo cielo presente sopra i miei occhi, una piccolissima farfalla arcobaleno di getto si avvicinò a me e mi parlò:
     - Ehi, tu, steso a terra; si tu, proprio tu, quando osservi così il cielo te lo puoi disegnare in te stesso il suo immenso spettacolo, il suo grande palcoscenico: e qualora passi l'ombra di una nuvola sul tuo corpo disteso, e se lo racchiuderai (poi) nel tuo cuore e nel tuo (di) sguardo avvertirai "qualcosa". Dopo di che, la farfalla volò via...ma io, dentro di me, pensai: - come si fa a racchiudere il cielo nel cuore, imprigionarlo in uno sguardo...significherebbe, semmai, fermare l'orizzonte in un ricordo!

  • 18 febbraio alle ore 10:12
    Il circolo degli zozzoni

    Come comincia: Facevano parte del ‘Circolo degli Zozzoni’ non delle persone ‘litigate’ con l’igiene ma degli anticonformisti in senso sessuale. Per lo più benestanti, la maggior parte abitavano a Borgo Pinti a Firenze. Fra di loro vi erano anche delle persone cosiddette normali per lo più impiegate in uffici pubblici e privati. Cosa poteva capitare di peggio ad una ragazza timorata di Dio? Dover frequentare il circolo suddetto non per sua scelta ma per decisione  del marito. Cristiana era una ventenne figlia di Lorenzo, direttore di un Ufficio Postale e di Laura casalinga che sino al diploma di ragioneria era stata in collegio in un istituto religioso. Era tanto devota alla fede cattolica da pensare di farsi monaca ma un episodio increscioso accadde nell’istituto dove la ragazza era interna. Un giovane prete nominato confessore delle suore aveva avuto una liaison con la madre superiora, scoperti sul fatto i due furono ‘consigliati’ dal Vescovo a tornare allo stato laicale, lo stesso alto prelato riuscì a non far trapelare la notizia al di fuori dell’istituto ma Cristiana ne fu turbata tanto da rinunziare ai voti. Un lutto tremendo colpì la ragazza,  i suoi genitori inviatati a pranzo dal contadino che conduceva un loro terreno, malgrado le assicurazioni del fittavolo di loro innocuità mangiarono dei funghi velenosissimi, persero la vita dopo due giorni di ricovero in ospedale, solo un trapianto di fegato avrebbe potuto salvare la loro vita ma non c’erano donatori disponibili. Cristiana per rispetto dei suoi genitori fu assunta come impiegata all’Ufficio Postale del padre, il resto della giornata lo passava nella casa ereditata dal gnutore, in solitudine, strettamente vestita di nero. In ufficio, aveva attirato l’attenzione di Giovanni (Vanni per gli amici) che aveva preso a farle una corte discreta. Intrisa della mentalità della sua famiglia che una ragazza non deve restare nubile ma essere affiancata un marito affidabile, accettò la corte di Vanni e dopo due mesi si sposarono in chiesa, la sposa rigorosamente in bianco e lo sposo con smoking affittato, non era ricco di famiglia come Cristiana ma era stato attirato dal denaro della consorte la quale come primo atto affettuoso pensò bene di regalargli una Alfa Romeo Giulia, auto tanto da lui magnificata. Prima notte di nozze a Roma in un albergo con garage per gli ospiti, posteggiare nella capitale era un’impresa. Dopo una cena sobria prima sorpresa per Vanni, Cristiana pretese prima di andare a letto di spegnere tutte le luci della stanza, il neo sposo avrebbe voluto per la prima volta vedere in costume adamitico e meglio evitico la consorte, mah… Previdente e immaginando la verginità di Cristiana , le pose sotto le natiche un asciugamano, mossa previdente perché dopo una bella fatica in quanto la ragazza si ritirava dinanzi ad un ovvio dolore riuscì a far diventare signora la signorina Cristiana. Quella fu la prima e ultima volta, Vanni comprese che per lui c’era poca ‘trippa pé gatti’come si dice nella capitale.  In seguito provò col cunnilingus, con la fellatio, con la masturbazione, niente da fare: tutte opere del diavolo. Un diavolo per capello ce l’aveva Vanni,  abituato a femminucce disponibili non riusciva a comprendere la riottosità della sposa. Tornati a Firenze lo sposo la sera tornò a frequentare il ‘Circolo degli Zozzoni’ come da sua inveterata abitudine, non ebbe il coraggio di invitare  la moglie, le disse di un circolo cui era iscritto ma non il nome e chi lo frequentava, avrebbe provocato in lei un collasso! Accolto con grandi feste dagli amici dovette confessare la sua situazione sessuale, gran stupore da parte di tutti maschi e femmine e poi il solito ‘aggiusta cose’ Cecco che: “Io una soluzione ce l’avrei, Vanni non so se sarai d’accordo perché è, diciamo così un po’ drastica.” “Fatti uscire il fiato, ormai sono disposto a tutto.” “Bene, si dovrebbe presentare uno di noi a casa tua, far finta di essere  il marito legale, dopo una ovvia risposta stupefatta di Cristiana, farsi fare due carte d’identità scambiandoti con …vediamo un po’, ci vedrei bene Fredo ha la faccia tosta, è scapolo, ricco, nulla facente ed è un bel tipo, certo ci potrebbero scappare le corna ma penso che ‘a mali estremi estremi rimedi’” Vanni accettò facendo presente all’interessato che non sarebbe stato facile recitare la sua parte ed infatti il giorno dopo Fredo  prima di pranzo suonò il campanello di casa Vanni. All’apertura della porta: “Cara ho dimenticato le chiavi a casa, un bacino come stai?” Cristiana si ritrasse confusa e inorridita, chi era costui, un Carneade di manzoniana memoria? Quando riuscì a riprendere fiato: “Guardi questa è la casa mia e di Vanni, mi dispiace per lei signore, buongiorno.” “Cara dimmi che è uno scherzo…” Come risposta ebbe una porta sbattuta di porta in faccia. Nel frattempo Vanni era entrato con Fredo in casa di quest’ultimo, sarebbe stata la sua residenza per chissà quanti giorni finché lo scherzo non avrebbe avuto una soluzione. Il giorno successivo sempre dopo pranzo Fredo si ripresentò in casa di Cristiana che era preoccupata sia per lo scambio di persona che per il non ritorno a casa del marito. “Cristina ieri ho dovuto dormire a casa di un amico, basta cò stò scherzo che non mi riconosci, guarda questa è la mia carta di identità.” Cristiana controllò il  documento e: “Sono confusa, torni domani….” Don Duccio confessore di Cristiana prima ascoltò tutta la storia, ma da un punto di vista religioso non c’era soluzione: “Figliola prova a contattare uno psicologo, non so che altro consigliarti.” Cristiana aveva imparato a non fidarti degli psicologi, finora nella religione cattolica  non erano considerati dei buoni consiglieri, la maggior parte erano atei o agnostici, credevano solo nella scienza ed allora? Anche in considerazione della assenza dall’ufficio ufficio di Vanni (messosi in aspettativa), Cristiana cominciava a credere che effettivamente quello presentatosi in casa sua fosse suo marito, dopo tanti tentativi da parte di Fredo lo fece entrare anche se riluttante. “Senta ha mangiato?” “Cara darmi addirittura del lei, sei rimasta ai tempi del ‘Gattopardo’! Quante  buone qualità penso avrai ereditato da tua madre Laura compresa l’arte culinaria.” Questa frase fu il tocco finale a convincere Cristiana, era sicuramente suo marito altrimenti come avrebbe fatto a conoscere il nome di sua madre peraltro deceduta. Fredo era un ‘conquistatore di donne a getto continuo’ di Petrolinaria memoria. “Cara vorrei abbracciarti, hai un profumo meraviglioso di donna…” e fece seguire le parole al gesto. Anche Cristiana percepì la stessa sensazione mai provata prima, lasciò che ‘suo marito’ le mettesse le mani fra le cosce e la baciasse a lungo, aveva chiuso gli occhi ormai abbandonata alle deliziose sensazioni sessuali. Fredo era un furbacchione e al momento in cui Cristiana era al culmine del piacere: “Mia cara sinora mi hai respinto, se andassi avanti mi sembrerebbe di stuprarti…” La ‘cara’ ci rimase male ma dovette dare ragione al marito, si abbandonò sul divano ad occhi chiusi. Per Fredo fine del primo round vinto per KO. Dopo cena dinanzi al televisore poi: “Vanni sono un po’ stanca che ne dici di andare a letto?” “Mi vedo un altro po’ di TV e poi vengo.” L’attesa fa aumentare il desiderio, e così fu, a Cristiana, inaspettatamente anche per lei, venne una voglia smodata di sesso, prese in bocca il membro eretto di Fredo ingoiando pure senza problemi lo sperma, non appagata da sola si mise nel fiorellino un pisellone che all’inizio le fece un po’ male ma poi…Dopo circa un’ora Cristiana riprese il ‘ben dell’intelletto’ nel senso che si rese conto del suo operato ma pensò che finalmente… Volle uscire di casa nell’auto Mini di Fredo, Vanni dalla finestra vide la scena e pensò che finalmente anche lui avrebbe potuto usufruire delle grazie della consorte, povero illuso. La sera Fredo e Cristiana fecero un ingresso trionfale nel ‘Circolo degli Zozzoni’ con ovvio tremendo casino: Cristiana riconobbe il suo vero marito in Vanni che speranzoso si avvicinò alla consorte rimediando uno schiaffone tremendo, tutti compreso Cesco batterono le mani senza un motivo preciso, i toscani sono famosi per essere degli apprezzatori delle burle già dai tempi del Boccaccio. Vanni cercò di abbracciare  la consorte, non solo non ci riuscì ma Cristiana andò lei a prendere sotto braccio Fredo e lo trascinò in auto, destinazione casa sua, (era di sua proprietà).Vanni completamente instupidito pensò di ‘farla finita’ ma circondato dagli amici prese per buone le parole fi Gigi l’unico romano del circolo: “A’ coso, ricordete che pè ‘na fregna persa ne trovi cento, guardete ‘ntorno …” Nessuno si offese, erano tutti dei buontemponi! Vanni imparò la lezione, cambiò la sede di lavoro, ci guadagnò perché nel nuovo ufficio incontrò una signora Selvaggia, di nome e di fatto che lo apprezzò come uomo anche col beneplacito del marito Cosimo che, oltre che vecchio e malandato in salute era un filosofo: meglio un amante della moglie in casa che…’ boh il resto nella mente del cocu.

  • Come comincia:  -  Quella montagna, laggiù, sembra così insignificante ma potra decidere il nostro destino! - Disse il capitano Akab all'equipaggio in fermento, mostrando ben alta la croce rosso fuoco che teneva stretta nella mano destra.
     - Signore, signore, signore! - Gridò il piccolo mozzo Jim Hawkins.
     - Che c'é ragazzo? - Disse allora Akab.
     - E'la montagna incantata, quella, signore? - Chiese Jim.
     - No, ragazzo, - rispose Akab; - assolutamente no, ma alle sue pendici costruiremo la nuova grande arca e veleggeremo verso il "futuro".
     
    da: "Quaderni psichedelici", 2017. 

  • 17 febbraio alle ore 10:42
    Amori folli... ancora (ancora&ancora!)

    Come comincia:  Il mio amico Johnny amava tantissimo le rondini: un giorno, però, sparò a due di loro che volavano in cielo tra le nuvole, uccidendole. Egli amava la sua donna, l'amava più della sua stessa vita: un giorno, però, la uccise sparandoli in mezzo agli occhi; egli amava la (sua) vita, l'amava alla follia: un giorno, però, la prese a calci e si impiccò!

    da: "Quaderni psichedelici", 2017. 

  • 16 febbraio alle ore 9:51
    UNA STORIA ROMANTICA

    Come comincia: In pensione da qualche anno, moglie più giovane ancora a lavoro come passare il tempo? Questo era l’interrogativo di Alberto Proietti che ormai …enne ripercorreva la sua vita passata aggiungendovi un pizzico di fantasia che è come il peperoncino, sta bene dappertutto. A trent’anni, maresciallo delle Fiamme Gialle, in divisa faceva la sua ‘porca figura’ (scusate l’espressione) con le femminucce sia giovani che meno giovani, forse il fascino dell’uniforme con un ‘pizzico’ di charme personale, ed anche per qualche battuta di spirito romana. Era stato trasferito d’ufficio in quella terra meravigliosa che è la Sicilia soprattutto da un punto di vista paesaggistico:  mare e montagne compresi due vulcani attivi (Etna e Stromboli) che ogni tanto facevano sentire la loro presenza, lati negativi? Ovviamente la mafia, negli ultimi tempi combattuta con un certo successo ma purtroppo anche di una classe politica degna…di miglior causa. E dire che in passato alcuni politici si erano fatti onore a livello nazionale, ora purtroppo la corruzione ‘magna inundat’, detto in latino fa maggiore effetto ma il concetto è sempre quello: disonestà dei pubblici funzionari. Alberto era preparato nel suo lavoro di esperto in verifiche tributarie ed era riuscito a farsi apprezzare anche per un suo hobby, la fotografia. Aveva attrezzato in caserma un laboratorio fotografico in cui sviluppava sia le foto degli arrestati che le cerimonie e soprattutto foto scattate dall’elicottero per scoprire piantagioni di cannabis fra quelle di mais nascoste in terreni impervi. Aveva ottenuto risultati degni di rilievo molto apprezzati soprattutto dal suo Comandante di Legione che aveva avuto riconosciuti meriti a livello nazionale. Piccola dimenticanza: a Messina dove Alberto era di stanza ci sono due laghi vicino alla frazione di Ganzirri, laghi in passato adibiti all’allevamento di cozze molto apprezzate dai buongustai. I predetti laghi erano stati abbandonati, nessun commento altrimenti bisognerebbe stigmatizzare che le sopracitate cozze che si trovavano sul mercato messinese venivano importate dal nord Italia! Alberto aveva due ‘hobby: le femminucce e le auto.  Per quest’ultime era stato fortunato perché, in seguito al lascito in contanti da parte di una zia, aveva potuto soddisfare finalmente il desiderio di possedere una Alfa Romeo Stelvio. Anche per l’abitazione era stato fortunato: aveva acquistato una villa a schiera  vicino alla spiaggia di Mortelle, località balneare. L’altro condomino era un certo Alfio Marino proprietario di un grosso peschereccio che esercitava la professione in tutto il Mediterraneo. Per non rientrare ogni volta col pescato a Messina lo affidava alle navi di linea che da Lampedusa arrivavano nella Città dello Stretto. La consorte Fiorella Lombardo, da poco maritata con Alfio non sapeva come passare il tempo soprattutto d’inverno. Da subito aveva adocchiato Alberto  che all’inizio aveva pensato di ‘buttarsi’ ma, ragionandosi sopra capì che non era il caso per una serie di motivi e così faceva lo gnorri agli sguardi invitanti di Fiorella venendone ovviamente mal giudicato. Alberto spesso si accompagnava con femminucce non tanto silenziose facendo adirare ancor più Fiorella che pensava di essere (ed era)  un bel pezzo di mora molto appetibile. L’episodio più eclatante fu quando Alberto, di ritorno da Catania dove in un famoso night aveva fotografato un contrabbandiere internazionale di droga, era stato rimorchiato da una biondona da  togliere il fiato, tale Daiana Santos una miss che gli aveva chiesto un passaggio in auto sino a Messina prontamente accontentata da Alberto. Sistemata in villa la ragazza aveva dovuto lasciarla per recarsi in caserma al fine di sviluppare subito le foto del  contrabbandiere, foto richieste urgentemente dal Comando Generale della Guardia di Finanza. Passata tutta la notte, erano le sette di mattina quando finito di  stampare tutte le foto in bianco e nero e, consegnatele al Colonnello Comandante fece ritorno a casa speranzoso, anche se stanco, di godere delle grazie di Daiana ma…”Caro maresciallo una sorpresa per te, vuoi sapere qualcosa di speciale sulla tua amica?” Fiorella era dinanzi alla porta del garage in nuda coperta da  una vestaglia. “Non vorrei essere scortese ma…” “Non la faccio lunga, la tua amica ha qualcosa in più che tu non sai, è un trans, ha un uccello pronto per il tuo poco onorevole culo, buon divertimento!” Alberto rimase seduto in macchina, quelle poche forze che gli erano rimaste erano sparite, chissà come Fiorella aveva scoperto l’inghippo, in ogni caso decise di non dargliela vinta. Entrato in casa fu accolto con slancio da parte di Daiana che in baby doll era ancora più attraente. La ragazza per fortuna parlava italiano che aveva appreso Rio de Janeiro dai nonni siciliani. Dire che Alberto fosse confuso era un eufemismo, per prima cosa riempì d’acqua la vasca da bagno, la profumò con  dei sali alla violetta e fu raggiunto da Daiana che inaspettatamente era nuda o nudo con tanto di ‘ciccio’ in evidenza. “La tua vicina mi ha vista nuda dal buco della serratura, sicuramente ti avrà riferito che sono un trans e quindi nessuna novità per te, se non accetti la mia presenza accompagnami alla stazione, ritornerò a Catania:” Chi disse che le donne ne sanno una più del diavolo certamente si riferiva ad un episodio che circolava nel Medio Evo ma che, come in questo caso rispondeva a verità: la parte femminile di Daiana le aveva consigliato di dire subito ad Alberto la verità sulla sua vera natura. Alberto riguardò bene la brasiliana ed inaspettatamente: “Se sei d’accordo ‘userò’ solo la tua parte femminile…” Daiana era d’accordo e Fiorella per giorni masticò amaro dato che Alberto, tappato il buco della serratura di casa sua non usciva più volutamente dalla sua abitazione. In compenso  usando le peculiarità di Daiana conobbe in campo sessuale sensazioni mai provate prima. Dopo una settimana, di notte Alberto accompagnò Daiana alla stazione ferroviaria e rientrò a casa senza che Fiorella se ne accorgesse. Altra novità: Alfio il marito della vicina di casa col suo peschereccio fece ritorno a Messina per una verifica ai motori. Volle che la consorte gli presentasse Alberto e talvolta i due andavano insieme in auto sino a Messina centro. Alfio era il classico marinaio: non molto alto col viso e le braccia bruciati dal sole e dalla salsedine. Rimase a casa sua per quindici giorni ed alla partenza:”Penso che mia moglie possa essere rimasta incinta, per favore dagli una mano qualora avesse bisogno…” Come da previsione del marito  a Fiorella mese dopo mese aumentava il pancione finché una notte Alberto sentì bussare alla porta da casa sua: Fiorella aveva le doglie ed Alberto infilatesi un paio di scarpe, in pigiama (era luglio) la accompagnò al pronto soccorso dell’Ospedale Papardo, dopo un paio di giorni la notizia del lieto evento: era nata Rossella paffuta bambina di quasi quattro chili. La notizia fu comunicata al padre che seguitò la sua vita sul peschereccio senza far ritorno a Messina. La vita di Alberto e di Fiorella proseguiva su binari paralleli, Alberto in servizio e talvolta in buona compagnia, Fiorella si prendeva cura della figlia a tempo pieno. La bimba crescendo diventava sempre più bella, era una longilinea (al contrario della mamma) con gradi occhi verdi (quelli della mamma) e soprattutto intelligente che già a quattro anni all’asilo sapeva leggere e scrivere merito dello ‘zio’ Alberto presso la cui abitazione passava molto tempo. Fiorella ormai aveva rinunziato ad avere rapporti sessuali col bel maresciallo, aveva conseguito la patente di guida e con una Cinquecento, acquistata di seconda mano, andava a  Messina centro a…far le spese. Una volta fu notata da Alberto ad uscire da un palazzo di via Risorgimento, non ci volle molto per l’investigatore collegare l’episodio con un  suo amante che, probabilmente ricco  le permetteva di sfoggiare abbigliamenti all’ultima moda ma ad Alberto poco caleva. Il suo attaccamento  per la piccola, che cresceva a vista d’occhio, era ogni giorno più forte, era la figlia che non aveva mai avuto. Lavorando  al computer Alberto non si era accorto dell’entrata nello studio di Rossella che, messigli le mani da dietro sul viso: “Caro zio una grande novità…guardami in faccia, sono diventata una donna!” Alberto la abbracciò commosso, le mestruazioni per una ragazza sono un traguardo importante. La baby iscritta alla seconda media (era un anno avanti con gli studi) usufruiva sempre più dei suggerimenti dello ‘zio’ un po’ in tutti mi campi, Alberto aveva conseguito la licenza di liceo classico. Passarono tre anni:“Mia cara sei giunta a quindici anni, alla tua età non pensi al primo flirt, non c’è nella tua classe un ragazzo che ti piace…” “Non c’è nessuno che ti assomigli, i maschi sono tutti oltre che infantili anche brutti e antipatici, alcuni hanno provato a mettermi le mani addosso, ad uno ho fatto un occhio nero…” “Sei una amazzone sai chi sono le amazzoni?” “Si quelle che si tagliavano un seno per combattere meglio in battaglia, io ci tengo ai miei seni, guarda il mio ti sembra da tagliare?” Alberto aveva assunto una espressione sconcertata, non aveva mai visto Rossella sotto il profilo sessuale. “Sarebbe un incesto…ti considero mia figlia.” “Intanto sarei tua nipote essendo tu mio ‘zio’ e poi saresti uno zio morganatico! Ti prego non dire nulla a mia madre, a parte che lei pensa solo a Popo diminutivo di Liborio suo amante da anni, penserebbe che sei stato tu a….” ”Ma non sono stato io…” Alberto non si era accorto che quella sua frase era infantile ma si rese conto che poteva trovarsi in un mare di guai, Fiorella poteva ricattarlo per giustificare il suo legame con l’amante…Rossella capì che lo zio era in crisi, lo baciò per la prima volta in bocca e…peggiorò la situazione. Alberto ebbe ordine dal Colonnello Comandante di riprendere i voli in elicottero e le perlustrazioni via mare con le motovedette e così rimase lontano da casa per quindici giorni, quando ritornò gli venne incontro Fiorella: “Rossella è giorni che sta male, il dottore non capisce da cosa possa proviene la sua febbre alta, gli antibiotici non le hanno fatto effetto…” “Vediamo se lo zio stregone la guarisce!” Rossella era a letto con gli occhi chiusi, Alberto aprì gli scuri: “Fiat lux my Darling mischiando latino ed inglese fece il suo effetto sulla ‘nipote’ che balzò dal letto abbracciandolo a lungo e piangendo. “Ho sognato cose bruttissime, che il tuo elicottero era caduto e tu eri morto!” “Non faccio quel segno volgare di scaramanzia ma come vedi l’elicottero non è caduto ed io sono vivo e vegeto sempre che tu mi permetta di respirare!” Alla scena era stata presente Fiorella che capì la situazione  ma non ne rimase sconvolta, pensava che sua figlia avesse un male incurabile, Alberto era il male minore anche se inaspettato. Rossella ben presto ‘rifiorì’, il padre benché informato della malattia della figlia aveva fatto orecchie da mercante, era lontano molte miglia da Messina e così la situazione era in mano di Fiorella che disse una sola frase ma significativa: “Vogliale bene più di un padre e di uno zio” dando praticamente il via libera ai loro rapporti che avvennero in modo graduale e piacevole per entrambi. Intanto Rossella rientrò a scuola, per far contenti mamma e zio studiava molto e negli intervalli cominciò a prendere confidenza con…Primi approcci: ”Ti dispiace se…” “Oggi mi piacerebbe…” “Chissà se ci provassi piano piano…” e così fu che Rossella divenne una signora e poi moglie  di molti anni più giovane di un Alberto felicissimo ma preoccupato del futuro consolato dalla giovin consorte: “Non vedi quanti attori e persone comuni hanno mogli minori di età, i giovani di oggi sono viziati e mammoni…non saprei che farmene di uno di loro! Ecco perché: ‘In pensione da qualche anno, moglie più giovane…una toy girl!
     

  • 15 febbraio alle ore 15:24
    Intorno alla natura

    Come comincia:  La natura non è mai futile o casuale né puramente decorativa: essa persegue - immutabilmente - un disegno (ed un piano) ben preciso; essa fa fede (e risponde) - perpetuamente ed incessantemente - a leggi ben precise e prestabilite. Pertanto, quando (o se) l'uomo cerca di rompere tale incantevole, magico e superbo nonché millenario equilibrio che per alcuni è sacro, per altri invece soprattutto inspiegabile, attraverso comportamenti a dir poco incauti, sciocchi ed incoscienti, se non quando addirittura deplorevoli e criminali, non solo mette a repentaglio la vita della natura ma anche quella dei suoi simili: infatti, egli [l'uomo] ne è esso stesso parte integrante ma non la possiede, non è il suo padrone...eppur vero è che ad essa egli appartiene come alla terra, alla vita ed alla morte stessa e no - invece - il contrario!

  • Come comincia:   Nato a Notting Hill, Londra, il 30 luglio del 1958, da padre nigeriano e madre scozzese, può essere considerato - a buon diritto - uno dei più grandi atleti della storia dello sport britannico. A diciassette anni concluse il suo primo decathlon totalizzando 6685 punti. Nel 1976, quando era ancora junior, partecipò alle Olimpiadi di Montreal finendo diciottessimo. Dopo i Giochi tornò in Canada e stabilì il nuovo record mondiale juniores con 7905 punti. Sempre da junior, nel 1977 fu campione europeo a Donetsk (attuale Juzovka, all'epoca in Russia, oggi città dell'Ucraina) e migliorò tre volte il suo record mondiale (7921, 8124 e 8190 punti). Nel 1978 vinse i Giochi del Commonwealth (a Edmonton, Canada) ma fu secondo agli Europei di Praga, battuto dal sovietico Aleksandr Grebenyuk. Da quel momento infilò una serie incredibile di vittorie (dodici), restando imbattuto sino al 1987. Nel 1980 batté il suo primo record del mondo da senior (8648 punti il 18 maggio a Gotzis, in Austria) e vinse l'oro alle Olimpiadi di Mosca. La sua vittoria fu favorita, secondo alcuni tecnici ed esperti di atletica, dall'assenza dei tedeschi occidentali Guido Kratschmer e Siegfried Wentz che a luglio aveva battuto il suo mondiale (8676 punti a Filderstadt). Egli, tuttavia, confermò la sua straordinaria forza e il suo spirito combattivo nel biennio successivo trionfando agli Europei di Atene nel 1982 (8774 punti davanti a Hingsen ed al tedesco-est Siegfried Stark) e nella prima edizione dei Mondiali, a Helsinki, nel 1983 (8714 punti ancora davanti al tedesco-ovest Jurgen Hingsen). Nel 1984, a Los Angeles, compì il capolavoro della carriera, vincendo il secondo alloro olimpico dopo magnifica battaglia col rivale Hingsen. Al termine delle due giornate di gara (il decathlon, definita prova multipla, comprende dieci specialità dell'atletica distribuite tra corsa, lanci e salti, e si svolge nell'arco di due giorni: in ognuno di essi vengono disputate cinque gare), i due furono divisi soltanto da centocinquantadue punti e Thompson batté il record del mondo che il tedesco aveva stabilito appena due mesi prima a Mannheim, in Germania (8832 punti). Secondo osservatori, tecnici ed esperti quella fu unanimamente considerata la più bella gara di decathlon mai disputata! Due anni dopo, al Neckarstadion di Stoccarda batté nuovamente Hingsen nei Campionati Europei. Il 1987 segnò l'inizio del suo declino atletico ed agonistico. Ai Mondiali di Roma, per colpa di un malanno inguinale che lo aveva costretto ad interrompere la preparazione, non poté difendere al meglio il titolo conquistato quattro anni prima e finì nono nella gara vinta dal tedesco orientale Torsten Voss (8680 punti davanti al tedesco-ovest Wentz ed al russo Pavel Tarnavetskiy). L'anno seguente, ai Giochi di Seoul, fu ancora fuori dal gioco delle medaglie e si piazzò al quarto posto: alle spalle della coppia tedesca-orientale Christian Schenk e Torsten Voss e del canadese di colore Dave Steen. Nel 1989 subì un delicato intervento al ginocchio sinistro per rimuovere una escrescenza tumorale benigna: ciò gli impedì di partecipare, nell'inverno del 1990, ai Giochi del Commonwealth disputatisi a Christchurch, in Nuova Zelanda. Dopo aver saltato, nel 1991, anche i Mondiali di Tokyo, l'anno seguente tentò di qualificarsi per le Olimpiadi di Barcelona ma non raggiunse il punteggio richiesto. Al termine della stagione annunciò il suo ritiro dall'atletica, soprattutto a causa dei frequenti problemi al tendine del ginocchio. E'tornato allo sport firmando un contratto come pilota ufficiale della Peugeot. Nell'estate del 1994 disputò la pre-season ed alcune amichevoli con la squadra inglese di football del Reading, dopo di che coronò il suo grande sogno infantile militando nelle file del Mansfield Town (club di terza divisione), dapprima, e poi in quelle dello Stevenhage Borough FC e dell'Ilkeston FC, club dilettantistico. Nell'estate del 1994, mentre si allenava sul manto erboso del campo secondario del Reading, Coombe Park, così dichiarò a Mervyn Brewer, giornalista di "The Independent", noto quotidiano londinese che da alcuni anni esce in formato completamente digitale: - Da ragazzo avevo due sogni: vincere l'oro olimpico ed essere un calciatore professionista. - Atleta completo (nel 1979 fu campione nazionale nel salto in lungo, dove vantava un primato personale di 8,01) e match-winner autentico (dotato di quel "fighting-spirit" o della cosiddetta "stamina" che tutti gli abitanti delle isole britanniche si portano dietro nel loro dna!), forte nei concorsi quanto nelle corse, fece del dinamismo e della velocità i suoi punti di forza  (vantava tempi eccezionali: 10'26 nei 100 metri, 20'88 nei 200 e 14'04 sui centodieci ad ostacoli), nel corso della sua prestigiosa carriera. Personaggio fu, egli, fuori dalle righe e in perenne dissidio coi media di tutto il mondo: spesso prese posizioni scomode su questioni di attualità o sostenne battaglie difficili (si batté, ad esempio, contro il razzismo e le discriminazioni sessuali, ma ultimamente ha preso anche posizione sulla cosiddetta "questione scozzese", ovvero del mantenimento - o meno - dell'attuale status quo della Scozia nei confronti della Gran Bretagna), sempre fu contro convenzioni e compromessi. La sua esuberanza, tuttavia, di concerto alla sua simpatia e carica umana mancano molto all'atletica attuale, sempre più rivolta alla ricerca affannosa dei records; sempre più soggiogata dagli interessi degli sponsors ed asfissiata dai ritmi inumani dei networks televisivi. - Penso che negli ultimi dieci anni l'atletica leggera abbia perso un po'la sua popolarità. Quindi lo sport deve lavorarci. - Dichiarò nel 2010 (all'epoca era ambasciatore nel mondo delle Olimpiadi di Londra del 2012) sulle colonne di "Gulf News", quotidiano in lingua inglese pubblicato a Dubai, negli Emirati Arabi. - Dovrebbero provare a renderlo più semplice per i bambini...interessarli promuovendolo a livello scolastico.

    - Punteggi in "big-events"(*)
    punti 8847    OG   1984   Los Angeles            8-9 agosto
      "      8811    EC    1986   Stuttgart/Stoccarda 27-28 agosto
      "      8774    EC    1982   Athens/Atene          7-8 settembre
      "      8714    WC   1983   Helsinki            12-13 agosto
      "      8663w CG    1986   Edinburgh                27-28 luglio
      "      8522    OG   1980   Moscow/Mosca        25-26 luglio 
      "      8470w  CG   1978   Edmonton                7-8 agosto
      "      8424    CG    1982   Brisbane                  4-5 ottobre
      "      8306    OG    1988   Seoul                       28-29 settembre 
      "      8257    EC     1978  Prague/Praga           30-31 agosto
      "      8124    WC    1987  Rome/Roma             3-4 settembre
      "      7330    OG    1976  Montreal                    29-30 luglio
    (*) =  big events: le quattro manifestazioni che sono "grandi eventi" nel calendario internazionale (Olimpiadi, Campionati Mondiali, Campionati Europei, Giochi del Commonwealth, etc); w: wind assisted (prestazione ottenuta con gare col vento superiore ai 4 metri/secondo); OG: Olimpic Games/Olimpiadi; EC: European Championships/Campionati Europei; WC: World Championships/Campionati Mondiali; CG (Commonwealth Games/Giochi del Commonwealth).
     

  • 11 febbraio alle ore 10:15
    BEATITUDO MAGNA EFFENDITUR

    Come comincia: La beatitudine o felicità che dir si voglia è ‘merce’ rara al giorno d’oggi. Basta leggere un giornale o guardare la televisione per rendersi conto dei gravi problemi che affliggono parte di  noi italiani. Certo tale affermazione non si addice ad uno sceicco arabo ma anche per alcuni di loro, che stanno sperperando il denaro proveniente dal petrolio è stato coniato il detto: “Dal cammello alla Rolls Royce e poi ritorno al cammello!” Alessandro Caffarelli, romano d’origine ma messinese per lavoro era il direttore dell’Ufficio Postale dell’Annunziata, Lea Minazzo la consorte anch’essa nativa della capitale aveva seguito il marito nel capoluogo dello Stretto tutto sommato contenta del clima di Messina. Tale giudizio positivo non poteva  estendersi ai locali politici che avevano malamente amministrato la cosa pubblica di  questa bella città protesa sul mare e con i Monti Peloritani che le fanno da cornice. Ennio aveva eseguito un percorso di lavoro inverso di quello di Alessandro; patria Messanae aveva vinto un concorso alle poste di via Taranto a Roma e non riusciva a rientrare nella città natia dato che la Trinacria, per mancanza di industrie era la più grande ‘fonte’ di impiegati e di insegnanti di tutta Italia. Alessia Donato , la madre, faceva onore al suo nome che significa ‘colei che protegge’ ed in  tutti i modi cercava di far rientrare in ‘patria’ il figlio diletto. L’occasione venne allorché un giorno, stanca di fare la fila all’Ufficio Postale dell’Annunziata fermò un signore che stava per rientrare nel ‘sancta santorum’ del bureau: “Signore penso che lei sia il direttore, le sarei grata se potesse farmi stà raccomandata diretta all’ufficio Entrate di Torino…è la storia del pagamento del Canone TV…verrei a ritirare la ricevuta prima delle tredici.” Alessia, una quarantacinquenne che ‘si faceva ancora ammirare’, Alessandro che dinanzi alle femminucce… prese la raccomandata ed entrò nel ‘bussolotto’. Precisa, all’orario di chiusura dell’ufficio Alessia si presentò ad Alessandro che stava osservando un impiegato intento ad abbassare la saracinesca. “Le sono grata della sua cortesia, anch’io ho un figlio impiegato alle Poste, purtroppo si trova a Roma e non riesco a farlo rientrare a Messina non è che lei…” “Gentile signora, io a stomaco vuoto …perché non viene a trovarmi domattina, alle otto, potremo parlare con più calma.” Qualche minuto prima dell’orario stabilito Alessia aveva posteggiato la sua Mini Cooper dinanzi all’ingresso dell’ufficio postale. Alessandro senza chiedere il permesso si infilò in macchina e si sedette al posto del passeggero e: “Che buon odore!” “È l’arbre magic…” “No signora è ‘madame magic’…” “I due si misero a ridere, senza palare si erano capiti al volo. “Avviso il mio vice che oggi non  sono in servizio sempre che lei…” “Mon ami, niente lei, se sei d’accordo andiamo alla mia villa a Musolino.” La villa a due piani era circondata da piante verdi che si arrampicavano anche sulle sue pareti dell’isolato, una vasca con al centro ’l’enfante qui pisse’ di belgica memoria e alberi di alto fusto. Dentro un arredamento molto campagnolo; la camera da letto ‘ospitava’ un lettone in ferro molto antico uno di quelli che hanno immagini sacre  al capezzale. “Ci manca solo un santo che benedice gli zozzoni che…” “Che ne dici di una doccia…” Non c’era bisogno di un santo, Alessandro ed Alessia subito dopo si ‘diedero da fare’ e non si accorsero del tempo che passava. “Alessia è tardi devo rientrare in ufficio….” Quello fu il loro primo incontro ma altri avvenimenti erano stati programmati da Hermes protettore di Alessandro. Alessia aveva prenotato con la nave Costa Crociere una viaggio  nel Mediterraneo, due cabine singole una per lei ed una per suo figlio  Ennio Caruso che stava per giungere a Messina in vacanza. “Vedi se tua moglie è d’accordo,  potreste venire ambedue  in crociera con noi.” “Se la nave passa per Messina fra un giorno avrà tutte le cabine prenotate.” “Non ti intendi di crociere, noi abbiamo chiesto due cabine con visuale esterna al primo ponte, quelle che costano il triplo di quelle situate più in alto, sicuramente troverò una matrimoniale per te e per Lea.” E così fu: Ennio  si presentò con la madre all’imbarco: era un giovane biondo con riga dei capelli a sinistra, occhi azzurri, fisico magrolino. “Assomiglia tutto a suo padre, per fortuna non ha il suo cervello, mio marito soffriva di pressione alta ma non voleva assumere medicinali, e così un ictus…” Il pranzo fu servito alle tredici, camerieri inappuntabili in divisa passavano fra i commensali  trascrivendo le ordinazioni. Tutto a base di pesce dal primo, un brodetto sino all’ananas finale ed al caffè da sorbire al bar. Il tavolo dove erano seduti i quattro era per sei persone, due ragazze giovanissime e ‘rumorose’ chiesero di potersi sedere, erano francesi. “Chiudi la bocca, caro ci potrebbero entrare delle mosche!” Lea era stata tagliente ma effettivamente le ragazze erano una meraviglia: alte, una bionda l’altra mora ambedue con  pants very hot, gambe bellissime, occhi promettenti, naso picolino… Le signorine si misero a ridere contagiando il resto della compagnia. La fame non mancava alle due francesine, anche il vino era di loro gradimento. In sala era ‘sconsigliato’ fumare quindi Aimée la bionda ed Aline la bruna rimasero con la sigarette spente in bocca e poi: “Monsieur blonde voulez vous venir avec nous sur le pont?” Ennio era indeciso, Alessia: “Caro come puoi rifiutare un invito così esplicito di due bellezze francesi, saresti poco patriottico!” Il giovane le seguì. “Caro dì la verità vorresti essere al posto di Ennio?.” “No cara, le femminucce mi fanno schifo, sono diventato gay!” L’unica che non rise era Lea…Dopo circa mezz’ora riapparve Ennio: “Le ragazze fumano in continuazione, io non amo il tabacco…” I tre all’unisono pensarono ‘tu non ami le ragazze non il fumo…’ Per il divertimento la sera non c’era che scegliere: sala da gioco, palestra, locale dove si suonava musica classica e una sala da ballo, la più affollata. La scelta di Alessia cadde su quest’ultima, si sedettero in un tavolo lontano dall’orchestra piuttosto rumorosa, un angolo semi buio che invitava alle confidenze. Lea: “Mio figlio nell’arte di Tersicore è veramente un disastro Alessandro come te la cavi?” Risposta della moglie: “Rispetto a lui un orso è Fred Astaire!” Alessia: “Allora ci guardiamo negli occhi? Lea balla con me, non mi importa se ci prendono per due lesbiche!” Alessandro domandò ad Ennio da quanto tempo era a Roma al fine di poter interessare un amico del Ministero delle Poste per un eventuale suo trasferimento a Messina. “Ormai sono cinque anni, l’aria di Roma non mi si confà, non esco molto di casa…” Alessandro aveva inquadrato la situazione del giovane che ritenne avesse maturato i requisiti per un eventuale trasferimento nella città dello Stretto ma occorreva…oliare la macchina burocratica! “Caro Giorgio è un bel pezzo che non ci sentiamo, c’è un mio amico impiegato alle Poste di Roma in via Taranto che a Messina che ha la mamma ammalata, vorrebbe rientrare in sede., è a Roma da cinque anni.” “Digli di  presentare domanda di trasferimento, non so se basteranno cinque anni di permanenza a Roma, devo informarmi, forse ce ne vogliono dieci, ti farò sapere.” Alla conversazione, avvenuta tramite cellulare con viva voce era presente anche Alessia che, da furbacchiona capì l’inghippo. “Il tuo amico vuole diecimila Euro, dì la verità! Res sic stantibus prenderò un libro della grandezza superiore ad una banconota di cinquecento Euro, lo scaverò, nell’incavo vi inserirò venti biglietti da cinquecento Euro e lo manderò all’indirizzo indicatoci dal tuo amico.” Dopo un mese i ‘diecimila’ fecero l’effetto desiderato con gran gioia di Alessia cui ora si riproponevano altri problemi anzi un altro problema. Ennio era sempre immusonito, dopo il lavoro si rinchiudeva in casa, niente amici e soprattutto niente amiche. Alessia era ogni giorno più depressa si confidò con Lea, ormai erano diventate intime tanto che Alessia le propose di traslocare e di andare ad abitare con Alessandro nel suo isolato, vicino al suo appartamento di trecento metri quadrati ce n’era uno più piccolo di centocinquanta.”Il proprietario era un capostazione trasferito da Messina a Melegnano dove avrebbe avuto  in uso un alloggio di servizio. “Questo di Messina è una bomboniera, la moglie del titolare è un architetto veramente di buon gusto: la camera da letto ha le pareti color cipria, il letto matrimoniale è provvisto di una testata in tessuto di color argento con al centro un rigonfiamento ovale in ceramica con l’immagine di ‘Amore e Psiche’, le tende di un azzurrino pallido. Il bagno con mobili di ultima generazione e rubinetteria color oro, cucina ultra moderna con due congelatori, lavastoviglie tutto incassato. Soggiorno con televisione da 120 pollici nascosta  nel muro che si appalesa a comando. Studio con computer e stampante sia in bianco e nero che a colori… non di descrivo il resto della casa d’altronde io l’ho acquistata e non intendo rivenderla. Giustamente ti starai domandando perché sto magnificando questo alloggio, penso l’avrai capito vorrei avere te ed Alessandro in questo appartamento…” Un imbarazzato silenzio. “Cara, anche se non ho figli posso immaginare il tuo ‘cuore di mamma’, vorrei aiutarti in tutti i modi ma, a parte quello che potrebbe pensare mio marito non so immaginarmi Ennio…in mia compagnia. Stasera parlerò con Alessandro…tu datti da fare con tuo figlio… Lea al rientro del marito dal lavoro si fece trovare fresca di doccia e profumata: “Caro che te paro?” “Se non ti offendi ti risponderò con la celebre frase  romana: ‘parame ‘n po’ er culo…” “Oggi accetto anche le volgarità, ho…abbiamo  un problema: Alessia ha acquistato un appartamento in viale San Martino vicino al suo che mi ha descritto essere una meraviglia, non vuole farci abitare suo figlio ma vorrebbe avere noi come vicini di casa così potremo allontanarci da questo alloggio in via del Fante che ci ha procurato tanti problemi. Tu lo sai che quasi tutte le sere un piccolo delinquente a mezzanotte si piazza sotto casa nostra e mette a tutto volume lo stereo con sei altoparlanti che ha in macchina. Tu parlando col tuo amico farmacista hai espresso l’idea di denunziarlo ai Carabinieri, se ricordi bene sei stato consigliato di non farlo …” “Mi dici cose ovvie ma il compenso di un nostro trasferimento in quell’abitazione di Alessia quale sarebbe, non credo ci chiederebbe l’affitto… non so che altro pensare.” “Anch’io sono confusa anche se ho un’idea in merito, il problema di Alessia è suo figlio e dovrei essere io a …” “Ho capito corna contro casa….” “Praticamente si ma chi deve guadagnarsela sono io non tu!” “Va bene Giovanna d’Arco, sto entrando nell’ordine di idee di…” Alessandro fu compensato con una notte di follie amorose, se era la moglie a fornire la ‘materia prima’ almeno voleva usufruirne anche lui.” La mattina successiva Lea andò a trovare Alessia che, dopo averle aperta la porta si infilò dentro la doccia. “Cara possiamo parlare anche così, che ti ha detto tuo marito?” “Che ha la fronte alta…” Uscita dalla doccia nuda Alessia faceva ancora  la sua bella figura. “Se fossi un uomo ti salterei addosso, sei un gran pezzo di…” Le due donne inaspettatamente si trovarono abbracciate e si baciarono a lungo.” “Questo è un anticipo per tuo figlio, spero che mi apprezzi come te.” “Ieri non ti ho detto che ho intestata la casa a voi due, volevo accertare che non era solo l’interesse che vi ha spinto a prendere la decisione di venire ad abitare qui, vi considero due fratelli, ora il problema è Ennio, gli ho fatto capire alla lontana che sei interessata a lui, è rimasto sorpreso ma non ha commentato. Dopo il vostro trasloco darò una festa con i miei amici per non rimanere soli in quattro e vediamo quello che ne viene fuori.” Un pomeriggio di sabato pian piano il salone si riempì di persone festanti: due camerieri della sottostante pasticceria - pizzeria servivano in continuazione dolci,  pizze, birre e  liquori dolci come lo Strega o il caffè sport Borghetti o secchi tipo cognac Peyrot o Wisky Johnnie Walker. Musica di un trio di giovani che suonavano una pianola, una chitarra ed un sax baritono, i lenti erano i preferiti. Secondo il piano concordato Alessia prese a ballare con Alessandro, Lea con Ennio  in gran spolvero. Il giovane la mattina, accompagnato dalla madre aveva fatto il giro dei migliori negozi di Messina per acquistare vestiti e scarpe in stile inglese, camice, cravatte e calzini prodotti da maestri napoletani, sembrava un indossatore. Verso mezzanotte, poiché gli invitati non accennavano a levar le tende Alessia pensò bene di licenziare sia i camerieri che l’orchestrina e finalmente: “Grazie cara per la bella serata!”, “A presto, ci siamo molto divertiti.” “Il buffet era favoloso!” Alessia prese Alessandro per una mano: “Tu non hai ancora visitato casa mia, non è come la vostra, ha uno stile completamente differente, mobili antichi tranne la cucina dove ho sostituito la cucina a legna…” Rimasti soli Lea prese in mano il viso di Ennio: “Caro sembri un lord inglese, hai stile quello che manca ai giovani d’oggi, mi sei piaciuto sin dalla prima volta che ti ho visto, non mi prendere per sfacciata se ti faccio delle avances…” “Ma tuo marito?” “Noi siamo una coppia aperta, se ci piace qualcuno o qualcuna non ne facciamo un  mistero anzi siamo contenti che l’altro o l’altra, come in questo caso si prendono una….vacanza, vorrei spogliarti io e poi andare insieme sotto la doccia.” E così fu anche se Lea rimase impressionata dalla magrezza del giovane ma in quel momento aveva altri problemi da affrontare. Alessandro si era procurato da un amico farmacista, anche se con presa in giro da parte di quest’ultimo, una confezione di chewing-gum contro la disfunzione erettile che consegnò alla moglie la quale a Ennio: “Caro ti vedo teso, prendi questo farmaco è per combattere la tristezza e recuperare il buon umore…hai problemi? Allora me lo metto in bocca io e poi lo passo  a te.” E così fu.  Lea cercò di eccitare Ennio in tutti i modi, baciandolo a lungo, gli mise il seno in bocca ma il ‘coso’ che era ancora ‘cosino’ sin quando Lea si accorse di un certo movimento in verticale dell’uccello che stava diventando uccellone…finalmente! Ci volle del tempo ma finalmente un’eiaculazione in bocca a Lea, una sensazione mai provata dall’interessato che ci prese tanto gusto da voler entrare nella ‘topa’ della signora. Sembrava impazzito, finalmente il suo ’ciccio’ rispondeva alle sollecitazioni anzi ci aveva provato un godimento tanto  intenso da non voler più uscire dalla ‘gatta’. “Caro sei stato magnifico ma che ne dici di un riposino, la cosina non è abituata a tanto godimento (bugiarda!) se voi riprenderemo più tardi. Il più tardi per Ennio era un quarto d’ora e poi ancora nella ‘gatta’ a lungo con godimento particolare da parte di Lea. Inconsapevolmente Ennio le aveva sollecitato il punto G con grandissima di lei goduria stavolta veritiera. Hermes aveva fatto il guardone ma poi decise di dare una tregua alla signora, capì che il troppo, quando è troppo…. Alessandro ed Alessia  erano rimasti casti e puri, il solo pensiero erano Lea da parte di Alessandro ed Ennio da parte della madre. Quanto alle dieci i due comparvero in pigiama in cucina si ‘gettarono’ sul ben di Dio a loro disposizione, dovevano recuperare…Ennio, ormai innamoratissimo di Lea aveva prese a cibarsi giornalmente in maniera notevole, era ingrassato e, dietro consiglio della madre andava regolarmente in palestra. Il giovane era completamente cambiato sia nell’aspetto che nella mentalità tanto da avanzare ad Alessandro un proposta: “Ormai sappiamo come stanno le cose, che ne dici: tu di far contenta mia madre, io tua moglie!“ Riunione dei quattro con risultato finale soddisfacente per tutti: lo ‘swapping of women’ sarebbe avvenuto a settimane alterne. Alessandro era il più soddisfatto, finalmente avrebbe coronato il suo sogno di possedere una Alfa Romeo Giulia pluriaccessoriata!

  • 10 febbraio alle ore 20:23
    Le sue lacrime

    Come comincia: Un bimbo palestinese...lui non sa nulla della storia, non conosce i libri di storia (forse non avrà neanche la posssibilità di imparare a leggere e a scrivere), tuttavia piange ugualmente: spesso le lacrime dei bambini, in Palestina, sono lacrime di "sangue"!

    Taranto, 10 febbraio 2020. 

  • 08 febbraio alle ore 20:33
    Sport's memories - Jean Borotra

    Come comincia:  Nacque nel 1898 a Domaine du Pouy, cittadina della regione basca francese nei pressi di Biarritz, nel dipartimento dei Pirenei Atlantici. Uno dei "quattro moschettieri", insieme agli amici-rivali Jacques Brugnon, Henri Cochet e René Lacoste, che vinsero la Davis ininterrottamente dal 1927 al 1932 e dominarono la scena del tennis mondiale tra l'ultima decade degli anni venti e i primi anni trenta del secolo passato (nel 1993, l'anno prima della sua morte, dichiarò: - Quando hai combattuto in due guerre come ho fatto io ci sono alcuni ricordi  che ti segnano per sempre, ma far parte dei moschettieri è stata una delle mie più grandi gioie. Abbiamo avuto un meraviglioso cameratismo!). Figlio di pastori, rimase orfano di padre quando aveva meno di otto anni. Praticò il calcio, il rugby e la pelota (lo sport nazionale basco) e si avvicinò al tennis soltanto a venti anni. Personaggio di grande caratura, in campo e fuori, giocatore grintoso e spettacolare (famosissimi erano i suoi colpi di volée) ma anche uomo modesto e generoso, fu soprannominato dagli inglesi "il basco volante" per le sue doti atletiche non comuni, per il suo gioco e per un basco di colore blu che indossava spesso anche in campo. La sua vita fu ricca di aneddoti, avventure e disavventure, degna di un personaggio salgariano o di un protagonista di un racconto di Rudyard Kipling. A Wimbledon, si pensi che solo la sua auto, oltre quella del sovrano Giorgio V°, poteva giungere sino ai bordi del central court (campo centrale). Durante il secondo conflitto mondiale venne deportato in Germania (nel campo di Sachsenhausen) e poi incarcerato dagli americani per collaborazionismo (era stato, infatti, Ministro dello Sport nel governo autoritario e filonazista presieduto dal maresciallo Henry-Philippe-Omer Pétain ed instauratosi a Vichy nel biennio 1940-42). Vinse il suo primo titolo dello slam a Parigi, nel 1924 (i Campionati di Francia si disputano dal 1891 ma acquisirono carattere di internazionalità a partire dal 1925). Nel torneo di casa bissò il successo nel 1931 e fu finalista nel 1925 e nel 1929: entrambe le volte sconfitto dall'amico rivale Lacoste. Vincitore a Wimbledon nel 1924 e nel 1926 (fu finalista nel 1925, 1927 e 1929) e finalista agli U. S. Open nel 1926, agli Australian Open del 1928 vinse tutti i titoli in palio (singolare, doppio e doppio misto). In Davis giocò cinquantaquattro matches vincendone trentasei (diciannove in singolare, diciassette in doppio). Grande doppista, vinse in carriera quattordici titoli dello slam (nove in doppio, cinque nel doppio misto) tra cui quello "storico" del 1925 a Wimbledon in coppia con la leggendaria Suzanne Lenglen, sua connazionale e da molti considerata come la più forte giocatrice d'anteguerra (dominò il tennis femminile dal 1919 al 1926, vincendo ventuno titoli slam: Gianni Clerici, noto giornalista, scrittore e storico del tennis la definisce in un suo libro "la più grande tennista del XX°secolo"!). Vanta nella sua carriera un record prestigioso e un ruolino di marcia impressionante: fu campione nazionale ben cinquantanove volte (dodici in singolare al coperto), venti volte campione d'Inghilterra (undici in singolare al coperto) e per due volte (entrambe nel singolare al coperto) fu campione degli Stati Uniti. Vinse ottantacinque tornei internazionali e fu medaglia di bronzo nel doppio misto (in coppia con
    Lacoste) alle Olimpiadi di Parigi del 1924. Fu anche atleta molto longevo: giocò, infatti, ben trentanove stagioni nel circuito internazionale, dal 1920 (prima partita in assoluto al torneo di Biarritz, il 7 maggio, contro il fratello Fred) al 1965 (ultima partita contro il britannico Eric Fulby, il 24 ottobre nel corso dell'International Club Gran Bretagna-Francia), inoltre ha giocato in Davis sino alla soglia dei quarantotto anni e continuò a farlo fino agli ottanta anche tra i veterani e i masters; nel 1963, partecipando all'età di sessantacinque anni e 320 giorni al torneo di doppio a Wimbledon (in coppia col connazionale Mustapha Belkhadia), divenne il più vecchio giocatore di sempre ad averlo fatto (il vincitore più vecchio nel singolare maschile resta invece il leggendario giocatore britannico Arthur William Charles Wentworth Gore, che nel 1909 trionfò alla "veneranda" età di quarantun anni e 155 giorni!). Esercitò la carica di presidente della federazione internazionale nel biennio 1960-62. Nel 1988 si risposò, all'età di novanta anni, con Janine Bourdin (in prime nozze, nel 1937, era stato sposato con Mabel de Foret da cui aveva avuto un figlio, Yves, e da cui divorziò dieci anni dopo). E'morto il 17 luglio del 1994 ad Arbonne, proprio mentre la Francia incontrava la Svezia in Davis. Il giorno successivo al suo decesso così scrisse, nel necrologio sulle colonne del  "New York Times", Christopher Clarey, firma notissima del tennis mondiale e da oltre un quarto di secolo corrispondente in Francia, Spagna e Stati Uniti del suo giornale: - Era il beniamino della folla, soprattutto di sesso femminile, per la sua esuberanza, e se costretto ad inseguire la pallina sugli spalti si toglieva il berretto e baciava le mani delle donne che aveva scomodato. Inoltre, aveva l'abitudine di concedere punti agli avversari se capiva che l'arbitro aveva sbagliato nel suo giudizio (fu un po', a suo modo, l'antesiniano arigianale e naif del moderno "occhio di falco" nel tennis o del TMO - Television Match Officer - nella palla ovale, i quali sono atti a correggere, sovente, gli errori commessi dagli arbitri attraverso riprese televisive esterne ma parallele alle vicende agonistiche) - . In definitiva, esso è stato uno dei più grandi campioni che il tennis possa ricordare nella sua ultracentenaria storia ma fu, soprattutto, un vero galantuomo, direi, ed inguaribile romantico!

    - Posizione nelle classifiche mondiali (*)
    1924: sesto; 1925: sesto; 1926: secondo; 1927: quarto; 1928: quinto; 1929: terzo; 1930: terzo; 1931: settimo; 1932: terzo.
    (*) Prima delle classifiche computerizzate, del circuito ATP e del circuito World Tour, a fine stagione alcuni esperti compilavano graduatorie semi-ufficiali su riviste specializzate. Quelle dal 1914 al 1938 sono state compilate da A. Wallis Myers e pubblicate sull'Almanacco Illustrato del Tennis, edito in Italia dalla Panini, Modena.
    - Vittorie e finali dello Slam al dettaglio (**)
    a) Singolare
    Wimbledon    1924   W  R. Lacoste               6136613664
    R. Garros      1925 L   R. Lacoste               756164
    Wimbledon    1925    L   R. Lacoste               63634686
    Wimbledon    1926    W  H. Kinsey                866163
    U. S. Open    1926 L    R. Lacoste              646064
    Wimbledon    1927    L   H. Cochet                4646636475
    Australian O. 1928    W  R. Cummings          6461465763
    R. Garros       1929    L   R. Lacoste              6326602686
    Wimbledon     1929    L   H. Cochet               646364
    R. Garros       1931    W  C. Boussus            26647564
     
    Fonti bibliorafiche e telematiche:
    - Guinness International Who's Who Of Sport, Peter Matthews, Ian Buchanan&Bill Mallon; Guinness Publishing Limited, Enfield, Middlesex (England);
    - Thetennisbase.com;
    - The New York Times (articolo del 18 luglio 1994 nella edizione online). 

  • 07 febbraio alle ore 9:20
    L'AVVOCATO

    Come comincia: A Messina l’avvocato Giovanni era l’Avvocato con La A maiuscola, per un caso singolare aveva lo stesso nome dell’avvocato Agnelli anche lui denominato solamente ‘’l’Avvocato’. Altezza un metro e ottantacinque, robusto ma non grasso, sguardo perennemente accigliato sia nella vita privata che in Tribunale dove era tenuto in alta considerazione, soprattutto dai giudici che per i suoi assistiti avevano uno ‘sguardo’ particolare di riguardo avendo paura di fare una figuraccia in sede di appello. L’Avvocato conosceva tutte le sentenze in molti campi, inoltre era ricco sia di suo ed anche per i lasciti della consorte deceduta per un male assolutamente incurabile, aveva tentato di tutto ma anche i medici specialistici non erano riusciti a salvare Aurora dalla morte. Aveva l’abitazione  e lo studio a Messina in viale San Martino zona centrale della città. In garage la mitica ‘Lancia Flaminia’  molto apprezzata dai collezionisti, per i normali spostamenti in città e per raggiungere la villa a Mortelle una Fiat Abarth 595 ben conosciuta dalle forze dell’ordine che ‘evitavano’ di contravvenzionarla soprattutto quando percorreva la Strada Panoramica dello Stretto dove c’é il limiti di 50 km all’ora bellamente superato spesso e di molto dall’avvocato. Nel suo studio oltre che a due giovani apprendisti Claudia e Gregorio c’erano un vecchio avvocato dal nome professionale di Marco Tullio, ricordava Cicerone. Di recente era stato assunto anche un certo Giacinto ma male gliene incolse forse perché portava il vero nome di Marco Pannella. Iscritto ad un partito di estrema sinistra, preso dal sacro furore della verità aveva scritto sul computer un articolo che voleva far pubblicare sul giornale del suo partito in cui affermava che: ‘In parlamento gli avvocati lasciano ampi spazi di manovra per favorire i propri disonesti clienti.’ ‘Càssano o coartano le leggi ad essi sgradite’, ‘Si intromettono nell’economia del Paese per miliardi di Euro che prendono strade diverse da quelle che dovrebbero.’ ‘Che la Società  deve temere oltre che i malfattori anche gli avvocati che trovano un modus vivendi a danno degli onesti.’ E via di questo passo. Giacinto, di origini calabresi era stato assunto nello studio dell’Avvocato dietro segnalazione di un  suo collega che aveva magnificato le doti del giovane laureatosi con 110 e lode in una disciplina, la giurisprudenza, considerata a Messina molto ostica da superare per la ristrettezza nel dare i voti da parte dei docenti. Marco Tullio era il fact totum dell’Avvocato, gli riferì subito l’episodio che l’interessato non commentò ma la sera nel rientrare a casa Giacinto si trovò davanti un tizio con cappello ed occhiali scuri che in dialetto calabrese: “Ncul’a tiie e a  cu tè vivu” (Tradotto il significato era: accidenti a te e a chi ti è ancora vivo che non ti ha insegnato come comportarti!) Più che un’affermazioni era un’intimidazione, da buon calabrese Giacinto la prese sul serio e non si presentò più nello studio dell’Avvocato il quale non fece domande  sulla mancata presenza del suo apprendista. Non era tutto lavoro la vita dell’Avvocato, quando poteva, per distendersi si rifugiava nella villa di Mortelle, manufatto a prova di ladri, era stato costruito con la ‘consulenza’ di un vecchio scassinatore difeso e fatto assolvere in Tribunale dall’Avvocato con gratuito patrocinio. Di solito il pomeriggio del venerdì veniva usata la Lancia Flaminia con vetri posteriori oscurati (cosa proibita dal codice Stradale) con Claudia e Gregorio sistemati nei sedili posteriori che ogni tanto scherzando di azzuffavano, erano dei fanciulloni, l’Avvocato  sorrideva da buon papà di famiglia. Aperti cancelli, porte e finestre anch’essi blindati: “Sole entra e dà allegria a questa casa!” L’Avvocato intendeva un genere di allegria speciale, aveva avvertito in tempo Catia, una contadina vicina di casa che sarebbero giunti in tre per il Week End e quindi doveva preparare la ‘mangiatoia’ e far trovare in ordine tutta la abitazione,  ovviamente servizio ben remunerato. Regola della casa: chiusi gli scuri, tutti nudi come in un campo di naturisti indossando sulle spalle solo un asciugamano da mettere sotto le chiappe quando si sedevano un po’ come Linus dei fumetti. Catia more solito di era fatta onore, tutto a base di pesce cominciando dal brodetto cozze e vongole (sgusciate) e poi aragoste, alici fritte grande insalatona, ananas e caffè. Un po’ per snobismo un po’ perché l’Avvocato non amava i vini siciliani, si era portato appresso uno scatolone di Verdicchio dei Castelli di Jesi di cui il caro amico Giorgio lo omaggiava ogni anno. La bevanda aveva mandato su di giri l’Avvocato che fece segno a Claudia di andare sotto il tavolo. Mentre lui seguitava a parlare con Gregorio la ragazza era al lavoro orale sul suo uccello sino a quando riemergeva con la bocca piena… e tanta voglia di scherzare tanto da cercare di baciare in bocca L’Avvocato. Baruffa finita con grandi sculacciate all’eburneo popò di Claudia. Niente fumo da parte dei tre che si rifugiarono prima sotto la doccia e poi sul lettone per dar vita a qualcosa di particolare: Claudia di fianco, l’Avvocato dietro di lei nella gatta ed infine Gregorio nel popò dell’Avvocato (era bisessuale!) Il trenino andò avanti a lungo ‘magno cum gaudio’ dei tre che ritennero opportuno cambiare posizione: con Claudia sempre davanti, nel suo popò Gregorio a sua volta ‘inchiappettato’ dall’Avvocato. Finita la vacanza, niente più il tu fra i componenti, di nuovo compostezza in ufficio ma era sorto un problema in parte dimenticato: Marcello, il figlio dell’Avvocato alla morte della madre era stato ‘confinato’in un collegio religioso, ora a diciotto anni, conseguita la licenza liceale  era ritornato a casa senza grande gioia da parte del padre che vedeva cambiare in pejus il suo ménage. Per fortuna la dimora di trecento metri quadrati era tenuta in ordine da Giustino e da Geltrude che stranamente avevano il nome di due personaggi di un famoso cartone animato americano: ‘Leone cane fifone.’ Nella vita sociale l’Avvocato si accompagnava ad una signora tale Rossella professoressa di lingue al liceo scientifico Cavour a suo tempo amica della defunta consorte. La tale era innamorata dell’Avvocato che, malgrado le reiterate richieste della cotale si guardava bene dal avanzare nei suoi confronti proposte di matrimonio.  Rossella quarantenne, quando abitava a Roma (era di Viterbo)  dimorava nell’abitazione dell’Avvocato e quindi la mattina si incontrava con Marcello che si alzava abbastanza presto per studiare, si era iscritto a Giurisprudenza volendo seguire le orme paterne. Rossella soprattutto d’estate durante le vacanze estive non  era di buonumore, le amiche in villeggiatura con i mariti e lei…”Papà mi presti la Abarth vorrei andare al mare.” “Non ti presto un bel nulla, vai da Berto il mio amico concessionario di auto usate e fattene dare una di tuo gusto.” Marcello si fece accompagnare per la scelta dell’auto da Rossella. Berto un simpaticone alto e panciuto accolse con gran sorrisi Marcello: “È una vita che non sento quel furbacchione di tuo padre, è ancora in vita?” “Vivo e vegeto e pieno di donnine!” “Me lo immaginavo, non è cambiato da quando eravamo ragazzi, ho capito sei venuto da me per avere un’auto: sei fortunato ce n’ho una di seconda mano ma usata pochissimo dai padroni anziani, una Fiat spyder Abarth, attenzione a non spingere troppo il pedale dell’acceleratore, ha una ripresa formidabile, ossequi alla signora.” Quest’ultima frase aveva lasciato interdetti i due. Rossella: “Che voleva dire l’amico di tuo padre?” Non lo chiedere a me…” Ad Ostia occuparono una cabina, prima entrò Marcello poi Rossella che si presentò con una costume intero e per di più di color scuro. Grande risate da parte di Marcello:” Ti prenderanno per mia madre anzi per mia nonna, questi erano i costumi che si usavano durante la seconda guerra mondiale, dove lo hai scovato?” “Hai detto bene era di mia nonna, se parli ancora mi metto in topless!” “Non volevo offenderti, andiamo allo Store vediamo se c’è qualcosa di più…insomma più sexy.” Marcello e Rossella si divisero per cercare il costume, quando si rincontrarono ognuno di loro aveva uno in mano un bikini: quello di Rossella piuttosto ‘castigato’ quello di Marcello decisamente ‘brasiliano’. La signora rimase senza fiato, “E tu pensi…” “Io non penso vorrei solo vedertelo indosso, tutta la spiaggia, parlo dei maschietti si rivolterebbe per ammirarti!” “Dopo lunghe trattative Rossella si convinse, indossato il costume rimase sulla porta della cabina indecisa se uscire: la parte superiore copriva a malapena i capezzoli, quella inferiore un filo dietro il sedere ed un ‘francobollo’ davanti. “Addrumate torce e lumere cà se cannuce o’ sticchio e ma mujere! È un aforisma che ho sentito in collegio da un mio collega siciliano, ti si addice in maniera perfetta ed ora avanti march…” Rossella aveva indossato un paio di occhiali grandi e scuri ed un cappello da spigolatrice di Sapri ma malgrado questo tanti maschietti con gli occhi fuori dalle orbite. Al rientro in  cabina: “Vuoi la verità, hai fatto arrapare pure me, non dirmi che potresti essere mia madre, io amo l’incesto!” Rossella durante il viaggio non parlò affatto, posteggiata lo spider in garage fece scena muta sino all’interno del’appartamento. “Non  ho fame, andrò direttamente a letto!” “Ed io ti farò quello trattamento poco piacevole che i francesi fanno alle oche per far ingrassare il loro fegato, il famoso fegato d’oca!” Rossella si mise a piangere ed abbracciò Marcello che non capì bene la situazione: era a suo favore oppure…Non era oppure, Rossella lo baciò in bocca a lungo e piacevolmente tanto che ‘ciccio’, pur preso alla sprovvista prontamente si riprese, alzò la testona tanto in alto da uscire dalla parte superiore del pigiama. Rossella, a pane ed acqua a molto tempo ebbe qualche difficoltà ad accogliere nella sua ‘gatta’, peraltro con stupore, il cosone di Marcello che al momento opportuno fece marcia indietro, ci mancava pure di mettere incinta la fidanzata del padre! ‘Time goes by’ la famosa frase del film Casablanca valeva per Marcello ma soprattutto per Rossella. Facendo un  paragone il tempo passava per Marcello con tasso di incremento aritmetico, per Rossella con tasso geometrico. L’arrivo della menopausa fu altro motivo di tristezza, Rossella sentiva avvicinarsi sempre più la vecchiaia, Marcello era più ottimista: “Di cosa ti lamenti così non prenderai più pillole e potrò scoparti senza problemi!” Il fatto era che Marcello scopava tante altre baby più giovani senza problemi, nel campo del lavoro era diventato famoso come il padre. Nello studio non c’era più Marco Tullio andato in pensione, l’Avvocato seguitava ad andare nella sua villa di Mortelle con Claudia e Gregorio anch’essi non più giovanissimi. Un giorno Marcello a Rossella: “Che ne dici di diventare zia?” O prima o poi doveva accadere, Marcello aveva assunto nello studio Alice ventenne ed aveva pensato di allungare la stirpe degli avvocati…

  • 06 febbraio alle ore 12:49
    Il grido

    Come comincia:  La "Esperance" veleggiava tranquilla nottetempo quando all'improvviso, vicino Port San Giulian, al calar della notte, la vedetta Anthony Mellersh grido': - Terra, terra a babordo, capitano...vedo fuoco arcobaleno sollevarsi in cielo! -. Era il venerdì 17 (di) novembre 1826. 

    Taranto, 18 marzo 2016.

  • 04 febbraio alle ore 18:12
    Partire

    Come comincia:  Per diverse notti il giovane Salomon scrutò la luna seduto su una panchina del "molo 17" da dove, qualche tempo dopo, sarebbe partito per una nuova vita. Infine, partì: nella paura e nel dolore, lo fece; pieno di rabbia, carico di ricordi ed incertezze...Visse. Diventò qualcuno.

    Taranto, 4 febbraio 2020.

     

  • 04 febbraio alle ore 9:53
    Gli eccentrici

    Come comincia: Paolo e Greta erano nati fortunati, avevano ereditato dai loro genitori in quel di Messina vari terreni agricoli  ed anche aree edificabili conseguenza…se ne stavano tutto il giorno in ‘panciolle’ e al massimo andavano a trovare i loro coloni per recuperare il prodotto delle loro terre soprattutto frutta e verdure, erano dei vegetariani anche se talvolta ‘sgarravano’con polli, conigli e paperelle che sguazzavano nel pantano di un loro terreno a Faro Superiore abbastanza vicino alla loro villa situata sulla circonvallazione. Il terreno era condotto da Fabio, dalla moglie Giorgia i quali, finalmente, dopo due femmine Alice e Ginevra avevano avuto il piacere di avere un maschio, Ennio. Sin da giovanissimo il piccolo erede di Paolo e di Greta,  Amos, era cresciuto insieme ai figli dei fittavoli anche perché il suoi genitori non avevano ‘la puzza sotto il naso’ e consideravano i contadini dei lavoratori da rispettare. Un quadretto  georgico che era di gradimento di tutti i componenti, i ragazzi andavano a scuola in autobus ma quando quei mezzi , spesso, non arrivavano Paolo accompagnava a scuola tutti i rampolli e li andava a riprendere alla fine delle lezioni. Anno dopo anno i bambini stavano diventando adulti con ovvii cambiamenti sia fisici che mentali. Paolo laureato in materie letterarie e filosofia spesso dava ripetizioni ai quattro fanciulli. Un giorno Ginevra, la più tosta della combriccola: “Zio (così  veniva chiamato Paolo) m’è venuta una curiosità: mi fai vedere il tuo uccello, ho visto quello di papà ma mi sembra piccolo…  Allo ‘zio’ vennero in mente le nozioni filosofiche secondo cui un uomo trasmette alle ragazzine immagini ed insegnamenti cruciali per il suo futuro e per le sue relazioni, le prime attrazioni per il maschio. Visto che lo ‘zio’ tentennava Alice incrociò le dita, le passò sulle labbra e: “Giuro che non dirò niente a nessuno!” e mise mano ai pantaloni di Paolo mettendo a nudo un pene che si stava alzando visibilmente, poi lo prese in mano sinché non lo portò all’eiaculazione…”L’ho fatto ad un mio compagno di scuola ma ce l’aveva piccolo e non si alzava, bravo zio!” I sentimenti di Paolo era contrastanti, al piacere fisico si era associata la paura che la storia potesse venire fuori malgrado il giuramento di Alice ma oramai…Altra situazione particolare: Giorgia talvolta andava a casa dei padroni a sbrigare le faccende più pesanti. Una mattina che la padrona di casa era andata a trovare sua madre Paolo si trovò davanti  Giorgia che, piegata in avanti  lavava il bagno, belle cosce che si muovevano ritmicamente rivelando uno slip rosso. “Cara pensavo che il rosso andasse bene solo a Natale…” “Padrone vedo che…le sono piaciuta, ho un problema che forse lei mi può risolvere, io e Fabio abbiamo delle cambiali in scadenza e non sappiamo come pagarle,  se lei…” “Non hai che da chiedere quanto?” “Cinquemila Euro.” sparò Giorgia, si era inventata tutto,  voleva avere dei soldi in contanti per la famiglia. Incassata la somma Giorgia prese per mano il ‘padrone’ e lo condusse sul  letto matrimoniale, doveva guadagnarsi il malloppo! E se lo guadagnò veramente bene, Paolo era da tempo che non aveva un rapporto sessuale tanto piacevole, anche il popò di Giorgia diede il suo ‘contributo’, finale un bacio in bocca. Naturalmente Giorgia dovette raccontare la storia a suo marito per giustificare il possesso dei cinquemila Euro, Fabio non fece una grinza anzi pensò che… Alice non fu di parola, raccontò tutto alla sorella Ginevra e si ‘beccò’ della cretina: “La prossima volta gli devi fare un lavoro ‘orale’ ma fatti dare dei soldi, sei una sciocca.” “Ma a me fa schifo avere in bocca…” “Ho capito, quando hai il prossimo appuntamento?” “Domani vicino al pagliaio.” “Ci andrò io.” E così fu ma Paolo non si presentò. Qualcosa di diverso stava avvenendo in lui, aveva di nuovo incontrato Giorgia, si erano guardati in viso, abbracciati e baciati a lungo con il finale scontato ma capirono che si erano innamorati…Greta cominciò a sentire la mancanza di sesso da parte del marito il quale fu costretto a confessarle la sua infatuazione per la conduttrice del terreno.  Conclusione, anche Fabio fu messo al corrente della ingarbugliata storia ma, cervello fino, pensò bene di ribaltarla a suo favore andando a trovare, bello e profumato, Greta che all’inizio si mise a ridere poi pensò bene di sfruttare la situazione, Fabio aveva una bella resistenza erotica…Come finale qualcosa di imprevedibile: Ennio crescendo non mostrava segni evidenti di mascolinità, dinanzi alla TV cercava di imitare i ballerini Bolle o Nureyev, la sua voce non era particolarmente virile per non parlare del modo di camminare  e gesticolare, aveva tutte le sembianze di un omosessuale. “Padrone dovremmo parlare di avvenimenti importanti.” “Lascia stare il padrone, io sono solo Paolo, ormai sappiamo ambedue quello che è successo tra te e mia moglie…non c‘è molto da dire, io voglio molto bene a Greta, viviamo insieme da molti anni ma ci sono situazioni che non si risolvono con modi sbagliati come farebbero alcuni. Pare che tra di voi sia sorto un sentimento profondo, ho un sincero rispetto della altrui sfera affettiva, non altro da dirvi se non, prendendo la situazione con senso dello humour che mi rifarò con Giorgia!” “ Il problema maggiore è quello di tuo figlio Ennio, non ci vuole molto a capire che è omosessuale, la natura non si cambia, per affetto possiamo solo indicargli una via da seguire in questi tempi di omofobia, sono in buoni rapporti con Alessandro il direttore di una scuola di ballo classico.” I due si diedero la mano, non avevano altro da dirsi, avevano dato prova di ‘civiltà’ che ai tempi attuali non è cosa da poco. Finale  favorevole per tutti: le ragazze Alice e Ginevra all’Università iscritte nella facoltà di lettere moderne, Amos anche lui all’Università in medicina e i quattro, dopo il wife swapping, felici e soddisfatti andavano insieme in villeggiatura tutto a spese di Paolo. Talvolta le coppie si riformavano come da sposati. Paolo  per imitare il suo  fittavolo si mise anche lui a coltivare un piccolo orto vicino casa, hobby molto di moda al giorno d’oggi per le persone facoltose.
    CAST:
    Paolo - padrone terreno - vuol dire piccolo ma…ben dotato
    Greta - moglie Paolo - preziosa
    Amos - figlio del padrone del terreno - forte
    Fabio - contadino - coltivatore di fave
    Giorgia - moglie di Fabio - colei che lavora la terra
    Alice - figlia Fabio - di nobile aspetto
    Ginevra - figlia di Fabio -  splendente
    Ennio - figlio di Fabio - destinato
    Alessandro - insegnante di ballo - colui che protegge gli uomini.
     

  • 04 febbraio alle ore 9:34
    Offerte promozionali

    Come comincia: “ Antò…Antò dove stai? Perché quando mi servi non ci sei mai? Antò!”
    “ Sto qui, stavo facendo la doccia. Che è successo che sei così agitato? E’ scoppiato il vulcano? Hanno già dichiarato lo stato di evacuazione?”
    “No, no sempre a scherzare stai, è una cosa più importante”
    “ Hai vinto alla lotteria e vuoi darmi metà della vincita? Grazie amico”
    “ Macché, mi spiego, ma tu ascolta con attenzione. Ho trovato il modo per fare innamorare di me Rosalia. Guarda tu stesso e leggi a voce alta questo trafiletto”
    “ Ok vediamo. Vuoi diventare socio sostenitore del sito “ Poeti del cuore”? Garantiamo massima visibilità ai tuoi versi, letture e commenti adeguati, trattamento di assoluto favore. Per diventare soci sostenitori basta un versamento di cinquanta euro l’anno”
    “ Hai capito, dunque?”
    “ A dire il vero no, prova a spiegarti”.
    “ Allora io m’iscrivo a questo sito e pubblico delle poesie e quando Rosalia leggerà i commenti che mi esaltano come grande poeta, non potrà che innamorarsi di me”
    “ Ben pensato, davvero. Mi sa che c’è un piccolo problema, però. Ricordi che tieni la terza elementare e che non sai scrivere correttamente tre parole di fila?”
    “Antò, ma quanto sei negativo! Ci penso su e una soluzione la trovo di sicuro, intanto m’iscrivo, prima che scada la promozione”
    “ Fai come credi, Peppe. Secondo me è una stronzata, ma i soldi sono i tuoi”.
    “ Tu, però, mi devi aiutare. Hai fatto le scuole, sei laureato, magari le poesie le sai pure scrivere”.
    “ Ti aiuterò, ma non in quello. Sono laureato in educazione fisica, ti posso allenare per una maratona, far correre veloce o nuotare come un delfino. Per i versi, però, sono negato anch’io”.
    “ Pensiamoci su, dormiamoci sopra una notte, magari domani troviamo la soluzione giusta, va bene così amico mio?”
    “ Ok, ci sentiamo domani. Se ti viene un’idea fammelo sapere subito”.
    Rosalia ascoltava il suo gruppo preferito, i “Coldplay” con lo smartphone e le cuffie, quando sentì il segnale di un messaggio. Di nuovo quel rompiballe di Beppe, pensò. Perché non si arrende, non capisce che non provo nulla per lui? Lesse il messaggio.
    “ Non so xche ti penso sempre ma farebbi qualunque cosa per the. Sei la mia febbre e pure la tachipirina che la passare”.
    Rispose malvolentieri al messaggio, ma sentiva che doveva.
    “ Grazie per il pensiero, ma la prossima volta cura meglio l’ortografia”.
    Proprio non lo posso sopportare da laureata in Lettere col massimo dei voti quello scritto sgrammaticato. Beppe non è un cattivo ragazzo, un po’ m’attizza: è bello, atletico, pure spiritoso, ma ignorante sino al midollo. Proprio non mi ci vedo con lui, ma in qualche misura non mi dispiace essere al centro delle sue attenzioni. Non sono questa gran bellezza e un po’ me la tiro, non so resistere ai dolci e i gelati mi fanno impazzire. Sono sempre a dieta, ma quella del giorno dopo, quella del “ comincio domani”, ma alla fine il domani è lo stesso di oggi. Poi, non è che ci sia proprio la fila di corteggiatori dietro la mia porta. Forse non è l’unico, ma l’alternativa è anche peggio. Almeno Beppe si fa guardare e pure parecchio. Lo tengo a bagnomaria per un po’, magari spunta qualcosa di meglio, ma senza allontanarlo del tutto, lo tengo come carta di riserva, se la caccia dovesse andar male.
    Che pizza! Un altro messaggio, sarà di Marcello, l’altro che mi fila. E’ proprio così. Ha scritto “ Senza di the sono alla canna del gas, o perso lappetito, perche non vieni ha imboccarmi”.
    Uffa che palle! Quasi quasi gli posto lo stesso messaggio, si che lo faccio. “ Grazie Marcello per il pensiero, ma la prossima volta cura meglio l’ortografia”. Ora è meglio che spenga il cellulare, la notte è calda, ma non sgrammaticata, forse riesco a dormire se parte l’aria condizionata.
    Prima però vado su quel sito, quello dei “ Poeti del cuore”, magari trovo qualcuno di più istruito da contattare, uno che però non abbia l’età di mio nonno. Ci ho già provato ma è stata una delusione, il primo era un pensionato col bastone, un altro mi ha chiamato col nome della figlia e l’ultimo era sposato e in cerca della sua terza musa. Le altre due, diceva, non lo ispiravano più. Ho provato a parlare dei miei autori preferiti, di Rimbaud e di Bukowski, ma li ho visti annaspare nel buio e chiedere di andare in bagno, forse per cercare notizie su Wikipedia. E così sia.
    Antò, Antò, gridò Beppe dalla strada, svegliati e vieni ad aprire.
    Beppe guardò l’ora sullo smartwatch, erano appena le sei. Dev’essere scoppiato il vulcano pensò, perché non mi lascia dormire? Si mise qualcosa addosso e andò ad aprire. Antò si presentò con la colazione, granita alla mandorla con brioche e pure il caffè del bar. Almeno sapeva come farsi perdonare. Prima di farlo parlare bevve il caffè e si sbafò la granita.
    “Che c’è di tanto urgente Antò?”
    “ Ho trovato la soluzione, vestiti dobbiamo andare in un posto, ti spiego tutto strada facendo”.
    “ E’ lontano? Andiamo in macchina?”
    “ No, è vicino, saranno dieci minuti a piedi. Sbrigati, prima che qualcuno ci preceda”.
    “ Ok, il tempo di una doccia e sono pronto”.
     
    Mi spiegò tutto per strada. Ho parlato della storia delle poesie con un conoscente, un amico di un amico e mi ha dato il nominativo di una persona da contattare. Dice che è il miglior poeta del quartiere, forse può vendermi quelle che non ha ancora pubblicato, ma bisogna far presto perché è uno molto ricercato.
    “ Vuoi comprare le poesie di un altro?”
    “ Perché no, se nessuno sa di chi sono veramente? Rosalia resterà a bocca aperta quando le leggerà”
    “ Pensi che basterà leggere il tuo nome in calce per crederci? Non credi le verrà il dubbio che non sono farina del tuo sacco?”
    “ So cosa dirle, non ti preoccupare. Questo amico mi ha suggerito di dire che ho fatto un corso di scrittura creativa on line, non so che significa, ma mi pare una cosa ad effetto”.
    “Non so come finirà amico mio, ma andiamo a sentire questo tizio, questo miglior poeta del quartiere”.
     
    Suonammo a questo portone, l’androne era sporco, c’era odore di muffa dappertutto, salendo le scale non incontrammo anima viva. Sulla porta non c’era nemmeno una targhetta, solo una “P” scritta con un pennello. Starà per poeta, pensai, e non ci feci caso.
    Passò qualche minuto prima che qualcuno venisse ad aprire, un ragazzo a torso nudo e in mutande, con tatuaggi dappertutto. Aveva la testa rasata e gli mancavano dei denti, quando rideva metteva quasi paura. Entrammo in un monolocale buio e sporco, restammo in piedi, perché non c’era dove sedersi. Che so, una sedia, un divano, qualche cuscino. Dissi a quel tizio che ero venuto per le poesie, stentò a capire cosa volessi, perché dovetti ripeterglielo più volte e lentamente. Pensai che non sapesse l’italiano, ma allora in che lingua scriveva i suoi versi? Forse era sordo e provava a leggermi le labbra, fu la seconda spiegazione, ma in tal caso come aveva fatto a sentire il campanello? Ad un certo punto si mosse, senza dire nulla, rovistò in un cassetto, tirò fuori dei fogli e me li porse. Sul primo c’era scritto “ Cinquanta poesie, cento euro, due euro a composizione”. Chiesi di poterne leggere qualcuna, lui abbassò la testa in segno di approvazione. Ne lessi un paio, le trovai di mio gusto, tirai fuori due pezzi da cinquanta dal portafoglio e li appoggiai sul tavolo. Non sorrise nemmeno, controllò che non fossero falsi, poi c’invitò con gli occhi ad andare. La trattativa era conclusa.
    Il sole ci abbagliò all’uscita, dentro era troppo buio, non erano ancora le otto di mattina, ma già il caldo stava montando. Antò si mostrò ancora poco convinto, quel tizio, disse, non aveva l’aria di un gran poeta, forse non era nemmeno italiano o più facilmente era un analfabeta. Che dio ce la mandi buona concluse. Vediamo che succede risposi, ciò che ho letto mi piace, dovrebbe bastare per fare bella figura agli occhi di Rosalia sul sito dei “Poeti del cuore”. Nel peggiore dei casi, ci avrò provato, non sarò stato con le mani in mano mentre il mio amore non mi ha ancora rifiutato. Salutai Antò e corsi a casa, c’era la prima poesia da pubblicare a mio nome, ero proprio eccitato.
     
    Scelsi una poesia d’amore, dal titolo “ A te che sei la mia vita”. La ricopiai uguale uguale, la controllai più volte prima di spedirla per la pubblicazione. Mi aspettavo osanna e battimani, magari un commento di Rosalia, un incoraggiamento. Passarono le ore e non successe nulla, non capivo perché la poesia non fosse stata ancora pubblicata. Pensai di scrivere alla redazione del sito, ma lasciai perdere, non ne ero capace. Allora chiamai Antò al telefono per pregarlo di venire a casa, magari lui era capace di metter su quattro parole in croce per chiedere cosa stesse succedendo. Antò, però, era irraggiungibile o aveva il cellulare spento, mi rassegnai all’attesa, poi decisi di andare al mare, di fare quattro bracciate per scaricare la tensione. Mi andò di lusso perché sulla spiaggia trovai Rosalia, in costume mostrava qualche difetto, si vedeva della cellulite, c’era del grasso che sporgeva dal costume nero, ma per me restava la più bella. Era in compagnia di un’amica, una bionda bella tosta, me la presentò: “ Questa è Rita, una ex compagna d’università e lui è Beppe, un amico d’infanzia” Parlammo del più e del meno, loro di sicuro del più, io del meno. Stetti a fare scena muta quasi tutto il tempo, ma i miei addominali scolpiti, è come sputassero parole e sonetti. Rita mi sorrideva, mi guardava maliziosa, era chiaro che ci stava, mentre io avevo sguardi solo per Rosalia. Sarò cretino, ma sono fatto così, è lei che voglio, è lei la mia follia.
    Sul cellulare arrivò un messaggio, era del sito dei “ Poeti del cuore”, la mia poesia scrivevano era stata bocciata, perché era un plagio, una traduzione in italiano di un poeta afghano”. Cazzo pensai, vai a vedere che mi hanno ciurlato. O può darsi che il poeta afghano sia lo stesso che me le ha vendute, magari questa era l’unica che aveva già pubblicato. Ne spedirò un’altra appena torno e vediamo che succede. Intanto mi godo questa giornata di sole con Rosalia, magari con quell’amica che mi sbrana con gli occhi, un po’ s’ammorbidisce.
    Quando la sera tornai nello spogliatoio per cambiarmi, trovai una sorpresa: c’era una donna nuda ad aspettarmi, proprio la bionda amica di Rosalia. Non preoccuparti mi disse, la mia amica mi ha dato il via libera, non ti piaccio, non vuoi fare l’amore con me?
    Provai a pensare a una risposta, ma prima ancora di riuscirci mi ritrovai nudo con lei appiccicata addosso. Il resto quasi non lo ricordo, mi sembra ci fossero dei corpi sudati e rantoli di piacere, Rita ci sapeva proprio fare e anch’io non ero stato a guardare.
    Mi lasciò pure il suo numero. Quando ti vuoi divertire, mi disse, fammi uno squillo, con te sarà sempre un piacere. Non sono la tua ragazza, però, solo una con cui passare una serata senza stress, solo sesso a oltranza, solo piacere e godimento. Perché l’amore, già dovresti averlo capito, fa star male, ti frigge il cervello, ti fonde il cuore e ammoscia l’uccello. Non sono d’accordo, osai balbettare, perché sono innamorato di Rosalia e quando penso a lei mi sento migliore di come sono davvero. Opinioni, nient’altro, rispose Rita, possono cambiare quando gira il vento, intanto che sei giovane goditi la vita. Così come sei puoi fare felici tante donne, magari solo per un giorno, ma credimi, l’oggi è quello che conta, il resto è avventura. Ci salutammo con un bacio, di sicuro ci saremmo rincontrati, mi aveva fatto star bene e questo non era un peccato.
    Tornato a casa mi rimisi al lavoro e trascrissi dei nuovi versi. Questi sembravano diversi dai precedenti, avevano un altro stile. Non ci capii molto a dire il vero, anzi proprio una mazza, ma ero un ignorante e dovevo accettarlo. Una volta controllato e ricontrollato di non aver sbagliato nulla, virgole, accenti, rime, spedii la mia proposta alla redazione e restai in attesa.
    Non dovetti attendere a lungo stavolta, la poesia col mio nome era la prima della bacheca, entrai per leggerla mentre il cuore era pieno di gioia. Arrivarono i primi commenti: c’erano lodi sperticate allo stile e al contenuto, solo che non capivo di cosa stavano cianciando…parlavano difficile, di outing coraggioso, di orientamenti sessuali. Poi arrivo sul cellulare il messaggio di Rosalia. “ Ma è proprio tua diceva, mi risulta che ti piacciono ancora le donne, non ti ricordi più di Rita?”
    “ E’ mia, ma devo essermi confuso con un lui invece di una lei o non so che cosa. Rita chi?” scrissi, dicendo il falso.
    “ Va bene abbiamo capito, non fai distinzioni, uomini e donne per te pari sono. Rita, però, non credo che si sia inventato tutto di sana pianta. Mi ha pure mostrato un video delle tue performance. Ancora neghi?”
    M’avevano incastrato un’altra volta. Non risposi a Rosalia quel giorno e nemmeno quello appresso. Ci volle una settimana per tornare a contattarla, fortuna che a Rita non fregava nulla del sito dei “Poeti del cuore”. A lei lo spiegai cos’era successo e col suo aiuto capii com’era potuto accadere. Trovò il vero autore di quella poesia, un poeta turco omosessuale. Quel dannato venditore mi aveva rifilato proprio una bella patacca.
    Non contento feci un terzo tentativo, questa volta scelsi dei versi che non parlavano d’amore, per evitare sgradite sorprese. Mi piacque una poesia d’ispirazione religiosa che incitava alla ribellione contro i peccatori e gli infedeli. La ricopiai con diligenza per intero, la lessi e la rilessi per evitare ogni errore o imperfezione, poi la spedii alla redazione come le altre.
    L’attesa stavolta parve infinita, passò un giorno senza che fosse pubblicata, ne passò un secondo e anche un terzo senza ricevere alcun cenno dalla redazione. Non sapevo proprio che pensare.
    La mattina del quarto giorno, era un lunedì, qualcuno bussò alla mia porta alle otto in punto. Pensavo fosse Antò con la colazione, invece era una pattuglia dell’Arma, con un mandato del magistrato. Ero in stato di fermo, mi dissero, per sospetta complicità col terrorismo internazionale. Caddi dalle nuvole ovviamente, ma presi delle cose prima di seguirli in centrale. Restai nella cella della caserma dell’arma per l’intera giornata, ma mi fu concesso di chiamare il mio avvocato. Non ne avevo uno, non mi ero mai trovato in un guaio, però sapevo che il fratello di un mio amico faceva quel mestiere, mi procurai il numero e gli chiesi di assistermi.
    L’interrogatorio del magistrato avvenne qualche giorno dopo, alla presenza dell’avvocato. Non mi avvalsi della facoltà di non rispondere.
    “ Lei, Giuseppe Occhipinti, a quanto ci risulta è iscritto al sito di scrittura “Poeti del cuore. Lo conferma?” fu la prima domanda del giudice istruttore che aveva in carico l’inchiesta.
    “ Confermo”.
    “ Quel sito ci ha segnalato la tentata pubblicazione da parte sua di questa poesia, che esalta l’IS, lo stato islamico. La riconosce come sua?” disse mostrandomela.
    “ Ho tentato di pubblicarla, ma non è mia, l’ho comprata insieme a delle altre da un tizio per far colpo su una ragazza che visita spesso quel sito. Ho un testimone che può confermarlo. Poi io non ho preso nemmeno la licenza elementare, non so scrivere nulla”.
    “ Ciò lei mi vorrebbe far credere di aver comprato delle poesie? Ma in che mondo vive, oramai i versi li comprano solo gli autori, prima li scrivono e poi li acquistano per poterli pubblicare. Mi dica comunque il nome del tizio che gliele ha vendute e quello dell’amico che l’ha accompagnato”.
    “ Il nome di chi me li ha vendute non lo conosco, posso dirle che abita in via del Lazzareto 5, al secondo piano. Il mio amico, invece, si chiama Antonio Rapisarda e abita in Via dei Cappuccini 122”.
    Intervenne l’avvocato: “ Signor Giudice mi sembra evidente che l’accusa contro il mio assistito sia solo un equivoco, a questo punto chiedo l’annullamento del fermo giudiziario”.
    “ Lo credo anch’io, però se mi consente di dare un consiglio al suo assistito, trovi un altro modo per far colpo su questa ragazza, magari più sincero”.
    Entro qualche giorno fu tutto chiarito, il venditore di poesie non era altro che uno che raccattava carta straccia per la città. Gli capitata di raccogliere di tutto, anche delle poesie che spacciava per sue. Stavolta, tra le tante, gli era capitato di raccogliere un proclama dell’Is e me lo aveva venduto insieme ad altra robaccia.
    Il sito dei “ Poeti del cuore” non mancò di gonfiare il petto, con un comunicato straordinario sulla bacheca dei lettori si assunse il merito di avere denunciato una congiura dello Stato Islamico contro obiettivi del nostro Paese. A me restò solo lo scorno, cento euro gettati al vento e una ragazza persa per sempre. Restò però la lezione di Rita nella mia testa: goditi la vita, perché per fare felici le donne non c’è bisogno di versi!
    Non sarà la mia ragazza, ma chissà un giorno potrà essere mia moglie.

  • 04 febbraio alle ore 7:36
    La lupa Aurora

    Come comincia: C’era una volta, una giovane lupa dagli occhi di una cangiante tonalità viola scuro di nome Aurora.
    Dal carattere nobile ed altruista, grande sognatrice, adorava lei dipingere il mondo attorno con la sua poesia, amante della festosa danza dei fiori nei campi, del respiro lieve delle nuvole all’aria aperta, del brillio della luna, perennemente col muso rivolto verso l’alto, persa nei suoi pensieri.
    Acquazzone/fra i fiori dell’alba/la primavera ricamava nel suo cuore i propri haiku, animo sublime, cullando il sogno di portare la sua poesia sempre più in alto, fino al cielo.
    Ferita ad una zampa da alcuni cacciatori di passaggio, che puntatole contro un fucile l’avevano fatta ammutolire sotto i loro spari, ritrovatasi riverso al suolo sanguinante e storpia, la lupa si era trasformata in una creatura muta e solitaria, sempre un passo dietro gli altri, cercando di non essere un peso per il suo branco.
    Ma anche se zoppa rialzandosi a fatica, non si era mai scoraggiata “La Vita è il dono più prezioso! Perché fare questo? Perché puntarci contro i loro fucili se non abbiamo fatto alcunché? Se nemmeno ci conoscono? Perché non provare alcun briciolo di rispetto?!”
    “Con quella zampa menomata!” “Poverina sarà difficilissimo muoversi per lei!” ciarlava il cicaleccio intorno “Salire l’altura!” “Quella ferita fa voltastomaco!” “Non potrà mai trovar compagnia così conciata!”
    Ma docile e mite, lei sorrideva alle loro parole senza remore, continuando a cantare al mondo i suoi haiku, senza riuscire a capacitarsi del motivo che spingesse l’uomo a vivere portando sottobraccio un bastone di ferro tonante a dispensare morte e penuria, distruggendo tutto ciò che aveva intorno, sconvolgendo le esistenze altrui, costringendo gli animali e veder bruciare intere zolle di terra, tranciando alberi senza ritegno e infestando cibo e acqua, senza conoscere che brevi, sporadici attimi di quiete.
    “Aurora!” balzò il bellissimo Picasso al suo fianco, scorgendola abbeverarsi alle sponde del Fiume Fresco “Che bello vederti! Proprio or, ora avevo composto un nuovo haiku nel mio cuore e volevo tu lo ascoltassi!”
    Lupo bellissimo dagli occhi d’ambra, Picasso, conosciutala ancora cucciola, intenti a divorare more dallo stesso cespuglio, ritrovatisi poi a ruzzolare insieme lungo la Valle, divertendosi, ridendo a crepapelle, aveva preso a seguirne il passo più lento, felice di starle accanto, condividendo lo stesso indomito amore per la poesia.
    “Pace/dondola fra i rami/una piuma” recitò di un fiato “Che te ne sembra?” restò il lupo col fiato sospeso, grattando la nuda pietra con gli artigli, sollevando gli occhi oltre l’orizzonte, fiutando come ogni notte l’odore dei cacciatori, cercando nel cielo il silenzio della pace.
    E lei drizzando le orecchie a punta nell’incalzare palpitante della voce di lui, scodinzolò “E’ un haiku bellissimo!” strusciò il proprio muso contro il suo  “Picasso i cacciatori un giorno capiranno, vedrai! La natura tornerà di nuovo a sbocciare libera in tutto il suo fulgore ed a meravigliarci con la sua magia, noi tutti potremo ancora riprendere a correre senza paura alcuna, e la poesia porterà nuovamente l’armonia!”
    E lui ritrovandosi negli occhi di lei, quel caldo color viola di tenacia acceso, chinò il capo “La poesia è un atto di pace, Verlaine!” tossì “Me lo hai insegnato tu! La poesia è un gesto d’Amore! L’Amore che abbiamo dimenticato! L’Amore gratuito, l‘Amore a prescindere! L’Amore che è l’unico respiro dell’Amore! L’Amore che ha bisogno di Coraggio! Coraggio una parola importante, dal latino coratĭcum o anche cor habeo, dalla parola composta cŏr, cŏrdis, 'cuore' e dal verbo habere 'avere': avere cuore!” guaì “L’Amore che è la parola che le contiene tutte!” mugghiò, felice nello scoprire ogni volta quanto a lei piacessero i suoi haiku. Lui che l’adorava quella lupa dallo sguardo disarmante, seppure zoppa, storpia, piena di graffi, ma dal cuore grande, coraggiosa, ribelle: la sua Aurora dalle innumerevoli cicatrici e la dolcezza infinita.
    E chiudendo gli occhi Picasso, carezzò adagio la zampa della lupa con cura infinita lungo tutta la sua ferita, ispirandone forte l’odore.
    “Ma quella zampa!”  “Cosa può trovarci in lei?” “Lui non è sincero!”
    “Aurora stanotte la luna è così bella dietro le Pale delle Montagne, a portare coi suoi raggi d’argento lo splendore dell’incanto, non trovi?!” sospirò frullando il naso “Un giorno gli Umani capiranno il valore del cielo, la sua magnificenza! Noi dobbiamo continuare a comporre poesia senza stancarci e quando la pace tornerà, troverà questi versi ricchi di libertà, purezza, gioia! La poesia è forza capace di unire, quella meraviglia che non si può spiegare!” gonfiò il petto “La pace brillerà ancora nella Foresta e non dovremo più difenderci, rinasceranno nuovi fiori e bellissime piume bianche verranno a segnare la fine di questo scempio di umana ignoranza, ridipingendo il creato! Ci sarà ancora Futuro!” la contemplò portando negli occhi il dono della tenerezza.  
    Quando d’improvviso voltando lo sguardo, il giovane lupo vide un luccichio nel buio prendere i bagliori di un fucile, seguito dall’urlo di un cacciatore nascosto fra la sterpaglia a tagliare l’aria feroce, puntando contro di loro “Lupi!”.
    E cercando di scappare spaventati, senza riuscire a proferire parola, il lupo udendo il fiato di Aurora annaspare al suo fianco, scosse il capo atterrito “Lupa attenta! Sta per sparare!” balzando su di lei, troppo lenta per riuscire a trarsi in salvo.
    “Picasso va via! Corri, non aspettare!” cercò di arrancare, ringhiandogli contro “Io sono solo un peso!”.
    “Sta rischiando la Vita per lei!” “Ma è stupido?” “Cosa fa?” “Lei è così brutta!” “Ma qualcuno lo faccia ragionare!”
    Ma lui accortosi del pericolo, scostando la lupa di riflesso, intuendo la traiettoria dello sparo la fece rotolare al lato opposto, sfidando l’esplosione su di sé, in prima linea, in un gesto di fiducia, speranza, amore.
    E ferito di striscio il lupo, percependo acre l’odore del proiettile sul suo corpo, levando la testa in cerca del cacciatore, col pelo bruciato e le fauci strette, verificò col cuore a mille, che anche lui stesse bene, umano dal cuore instupidito, sperando che nulla gli fosse successo nel compiere quel gesto stolto e insensato, irrispettoso del prezioso dono della Vita.
    E scoprendolo sano e salvo, col fucile ancora fumante tra le mani ma incolume, ululando il suo canto soave di pace al cielo, guardò lui fissarlo esterrefatto.
    “Picasso!” ululò la lupa distesa al suolo nel vedere lui ed il cacciatore guardarsi “Picasso ma perché hai fatto questo? Mettere a rischio la tua Vita per me, perchè?” si sollevò malferma.
    “Aurora, mia adorata! Ubi tu Gaius, ibi ego Gaia, dove tu, oh Gaio sei, lì io, Gaia, sarò! Dovunque tu sia, io sarò! Dovunque tu sarai Felice, io sarò Felice! Le cose che ti rendono Felice, rendono Felice anche me! Se tu sei Felice, io sono Felice!” cantò il lupo “Come avrei mai potuto permettere che ti fosse fatto del male?” soffiò, cuore nel cuore della sua amata.
    E guardando la carabina dinanzi a sé guaì “Un giorno udii un uomo leggere queste parole e sono rimaste per sempre dentro me ‘Ci sono cose da fare ogni giorno: lavarsi, studiare, giocare, preparare la tavola a mezzogiorno. Ci sono cose da fare di notte: chiudere gli occhi, dormire, avere sogni da sognare, orecchie per non sentire. Ci sono cose da non fare mai, né di giorno né di notte, né per mare né per terra: per esempio la guerra’. Non è meravigliosa?  La parola diviene poesia capace di provocare un fremito! Parole immortali a cavalcare i secoli, che portino il dono dell’Umanità, in quanto sinonimo di solidarietà, altruismo!”
    E il cacciatore dinanzi a quel gesto, calò la sua arma portandosi i pugni alle tempie “Cosa ho fatto? Ti ho ferito? Stai bene?” deglutì sgomento “Sono uno stupido! E oramai è troppo tardi!”
    Ma levandosi adagio il lupo scodinzolò “No, non è tardi! Non è mai troppo tardi per l’Amore!”  si drizzò sulle zampe, tremante, impaurito, ma illeso.
    E l’uomo col cuore in gola, raggiante, gli corse incontro, tendendo la mano libera per carezzargli la testa dolcemente “Potrai mai perdonarmi, scusarmi per il mio gesto?”
    E percependo calda la lingua del lupo leccargli il palmo in segno di pace, con gli occhi umidi di pianto, si ritirò all’istante lasciando la Foresta, fra la gioia e l’esultanza di tutti gli animali.
    “Amor gignit amorem: l’amore genera amore!” si schernì “In-sie-me nel bene e nel male, origina forza, fiducia!”.
    E Aurora zoppicando verso di lui col petto in tumulto, lo guardò come mai aveva fatto prima di allora “Grazie per aver rischiato la tua vita per me, io che sono così brutta, storpia, con questa mia zampa fetida, Picasso!” soffiò “Tu mi hai fatto comprendere quanto avere qualcuno accanto sia prezioso! Quanto essere amata sia la cosa più inestimabile del mondo! Amor Vincit Omnia! L’Amore Vince Tutto!” levando in un sol lungo ululato, il suo messaggio di amore al cielo “Io che sono così goffa, brutta! Tu che al mio fianco non potrai mai avere sguardi di invidia, non potrai mai sentirti ammirato perché hai accanto una lupa leggiadra, bella! Non potrai mai percepire la gelosia di altri lupi che ambiscono ad una compagna così affascinante!”.
    “Aurora non dirlo nemmeno! Come fai a pensare di essere brutta, se sei così incantevole! Come potrei fare a meno di te, smettere di camminare al tuo fianco, di aspettarti ogniqualvolta ti allontani, seguire il tuo passo, accompagnare il tuo sguardo! Tu che mi hai dato la gioia pura ed incondizionata dell’Entusiasmo, pure se come dici tu sei zoppa e storpia, ed Entusiasmo è una parola così importante, così speciale, deriva dal greco e vuol dire ‘Avere un Dio accanto’! Ed è propriamente così…io ti amo Aurora!”
    E lei mordicchiandole giocosamente l’orecchio con le zanne, attirandolo a sé annuì raggiante “Idem, mio dolce Picasso!”
    E da quella notte i due lupi non si separarono mai più, ed in poco tempo la pancia di lei crebbe piena del loro Amore, dando alla luce la piccola Rosalba, lupacchiotta allegra e piena di Vita, continuando insieme a far poesia, ricamando il creato con le trame dei loro versi, per sempre felici e contenti.

  • 03 febbraio alle ore 9:54
    ALBERTO IL SEDUTTORE

    Come comincia: Era l’inizio di luglio, dopo aver tagliato il grano maturo, formati sul campo i ‘covoni’ e poi la ‘barca’,  sull’aia era giunto il Zanetti, un factotum della frazione S.Valentino di Cingoli in quel di Macerata padrone dell’attrezzatura per la trebbiatura. Un trattore piazzato nel cortile della casa colonica che, con una lunga puleggia dava la forza motrice alla trebbiatrice la quale dalla parte posteriore faceva uscire il grano poi messo nei sacchi, da quella anteriore la ‘pula’ (involucro che conteneva il cereale) che veniva raccolta in un cesto ed anche la paglia che finiva  sulla ‘scala’ che a sua volta alimentava un pagliaio. Questo era il ciclo della trebbiatura del grano che veniva effettuata sia dal contadino conduttore del terreno che da altri suo colleghi venuti in suo aiuto. Nel frattempo la ‘vergara’ (contadina più anziana) girava fra i lavoratori con un fiasco di vino ed un solo bicchiere per togliere loro la sete…Per rendere meno pesante la fatica dei lavoratori c’era un menestrello che, accompagnandosi con una chitarra improvvisava degli stornelli: “Se ce t’arrivo cò stà mazza a becco tè scarpo tutta l’erba attorno al pozzo!” (decisamente erotico) e poi rivolgendosi al prete che immancabilmente era presente: ‘Se stà tonnaca dé pezza fosse dé bronzo, o che bellezza, o bella mora a st’ora sentiresti batté l’ora!” Altro stornello: “Stava la bella Irene sotto la cerqua (quercia) antica toccandosi la fi…toccandosi la fi…la fibbia del grembiul,  ed io d’in sul balcone e per maggior sollazzo davo dei colpi al ca…davo dei colpi al ca…al caro mandolin!” Finita la trebbiatura un pranzo ristoratore che sicuramente non teneva conto del colesterolo né dei trigliceridi…a farne le spese alcune anatre non  emettevano più il loro  qua qua nel pantano di casa. Tutti i contadini satolli e anche un po’ ‘mbriachi erano sparsi a riposare un po’ ovunque Alberto, il nipote del padrone del terreno, ‘stanco’ di veder i ‘paysannes’ affaticarsi (poverino) si era rifugiato nella stalla e si era sistemato sul fieno. Nel frattempo era entrata Concetta la contadina conduttrice del terreno col marito Peppe che nel vederlo: “Signorino sta rovinando tutto il fieno…” “Scusa Concetta…” La signora nell’abbassarsi aveva scoperto le cosce e mostrato una fica pelosa, non indossava le mutande forse per il troppo caldo fatto sta che il ‘ciccio’ di Alberto ebbe un’erezione non sfuggita a Concetta. “Hai capito il signorino, quanti anni hai?” (da quelle parti tutti si davano del tu). “Quindici ma non volevo mancarti di rispetto…” “Ma quale rispetto, voglio provarne uno  più giovane di quello di mio marito che entra, gode e si gira dall’altra parte, io mi appoggio alla greppia, mi abbasso e tu entra dentro.” “Hai scambiato il culo per la fica, quella è più in basso in ogni caso entra pure lì così non c’è pericolo che resti incinta come una volta è successo con tuo zio, il mio ultimo figlio di chiama Fefè come lui.” Alberto restò a lungo nel popò di Concetta, per lui era la prima volta che aveva un contatto con una donna, prima faceva solo il ‘falegname!’. La storia tra i due durò a lungo, troppo a lungo tanto che Fefè (lo zio) telefonò ad Armando padre di Alberto. “Ti rispedisco tuo figlio con la corriera, l’aria di queste parti non gli confà, è dimagrito troppo!” Alberto il pomeriggio rientrò nella casa paterna a Jesi (An) e mamma Mecuccia. “Figlio mio da domani doppia razione di zabaione e tutto il resto, sei pelle ed ossa!” Alberto fu iscritto alla quinta ginnasiale, tutte le mattine volente o nolente ingurgitava lo zabaione con latte e biscotti fatti dalla nonna Vincenza, in poco tempo riprese le ‘penne’ con gran gioia di mamma Mecuccia che considerava i magri degli ammalati (lei era grassa). Andata in pensione la vecchia cameriera, fu ingaggiata in casa di Alberto una ragazza di una frazione di Jesi ‘Le moie’ di chiara origine contadina. Mariella, questo il suo nome era più alta di statura di Alberto ma dimostrava meno dei suoi diciotto anni, capelli biondi a treccia, occhi azzurri, faccia da ingenua (la domenica andava sempre a messa) aveva convinto anche papà Armando che suo figlio con quella sarebbe andato in bianco e così fu sin quando un pomeriggio una furbata di Alberto: “Cara Mariella cosa c’è che desideri di più al mondo?” “Ho visto in un oreficeria  degli orecchini molto belli, si chiamano ‘a goccia’ ma costano duemila lire, nemmeno in un anno guadagno tanto!” Idea: il nonno Alfredo aveva un debole particolare per il nipote che portava lo stesso nome del figlio deceduto, Alberto: “Caro nonno vorrei chiederti un favore, mi occorrerebbero duemila lire per fare un regalo ad un’amica che altrimenti…” Nonno  Alfredo, vecchio putt…re e ricco di suo si fece una gran risata: “Ho capito da chi hai preso furfantello.” “Da chi nonno?” “Da me sennò da chi!” Alberto passò la somma a Mariella che un pomeriggio,  assenti da casa per lavoro sia mamma Mecuccia che papà Armando ritornò a casa con un paio di orecchini veramente chic, abbracciò Alberto e…”Andiamo in camera mia, meriti un premio!” “Scusa la domanda ma sei vergine?” “Con tanti ragazzi che mi giravano intorno…” La prima volta Alberto preferì andare nel popò come era successo con Concetta, in futuro si organizzò con Aldo, figlio di un farmacista, suo compagno di scuola che gli procurò un bel po’ di preservativi. Anche Aldo ebbe la sua parte di goduria da parte di Mariella che malgrado il viso di ‘madonnuzza‘ amava molto, anzi moltissimo il sesso ma anche i gioielli tanto che un giorno: “Sai, nella stessa oreficeria ho visto un braccialetto…costa un po’ troppo ma è veramente stupendo.” “E quanto costa stò braccialetto stupendo?” “Quattromila lire ma se tu non puoi arrivare alla somma potremo chiedere la metà ad Aldo.” “Nonno mi occorrerebbero altre duemila lire…” Romano di nascita nonno Alfredo non aveva dimenticato il natio dialetto. “A coso, stà fregna te stà costando un patrimonio, che ce l’ha d’oro?” “Nonno sarà l’ultima volta che ti chiedo soldi.” “Tiè piccolo furfante, almeno scopa bene?” “È bravissima!” “E mignotta!” (nonno l’aveva fotografata.) Aldo contribuì volentieri, ormai aveva capito l’ingranaggio: paga e scopa! Mariella indossava gli orecchini ed il braccialetto nell’abitazione  quando non c’erano i genitori di Alberto ed a casa sua a ‘Le Moie’ per far crepare d’invidia le amiche. Il padre di Aldo farmcista in qualche modo venne a sapere della situazione fra i tre ed informò papà Armando il quale non fece una piega, telefonò alla cognata Armida a Roma: “Cara, Alberto ha bisogno di cambiare aria, te lo spedisco accompagnato da mia moglie, l’anno prossimo devi iscriverlo alla quinta ginnasiale.”Non ci fu niente da fare, papà Armando fu irremovibile e così Alberto il 3 settembre, giorno del suo compleanno giunse a Roma in via Taranto atteso dalla zia Armida e dalla nonna Maria. Mamma Mecuccia dopo molte raccomandazioni prese il treno Roma-Ancona e rientrò a Jesi amareggiata. Dietro disposizione del padre, Alberto riceveva dalla zia e dalla nonna pochissimi soldi, quelli occorrenti la domenica per andare al cinema Golden vicino casa, a scuola doveva andare a piedi, l’istituto non era lontano ma Alberto si rompeva le scatole quando il tempo era cattivo o quando c’era troppo sole, a Roma il tempo cambia spesso come a Londra. La fortuna diede una mano al ‘prode Anselmo’, nello stesso piano di casa della zia abitava una signora circa quarantenne ancora appetibile il cui marito, proprietario terriero passava la maggior parte del tempo a controllare i suoi interessi e quindi lontano da casa. Maria, questo il  nome della dama non era affatto dispiaciuta di quella lontananza sia per la poca attitudine sessuale del marito sia perché il vecchietto (aveva sessanta anni) in compenso le mollava soldi a non finire. Alberto conobbe Maria in ascensore, il caso volle che l’aggeggio, ormai vetusto si fermasse fra due piani e ci volle del tempo prima che arrivasse un addetto per sbloccare la situazione. Nel frattempo Alberto e Maria avevano preso confidenza raccontandosi i relativi problemi, prima di lasciarsi un bacio sulle gote da parte della dama che lo passò poi sulle  labbra, ormai era fatta. La zia Armida era docente di materie letterarie, insegnava in una scuola fuori Roma, ritornava a casa a pomeriggio inoltrato, la nonna Maria leggeva di continuo romanzi o andava nella chiesa vicino casa e così Alberto ebbe via libera con Maria. Stavolta in seguito alla passata esperienza non volle dare adito a critiche di nessun genere, a scuola stava molto attento alle lezioni ed il pomeriggio fino alle quindici studiava poi…a casa di Maria. La prima volta la signora si fece trovare in baby doll senza mutande ed Alberto diede prova della sua valenza erotica suscitando l’ammirazione dell’amante ormai quasi dimentica delle gioie sessuali, presto si innamorò del giovane e prese a foraggiarlo. Alberto si comprò vestiti e scarpe nuovi, provenienza ufficiale i soldi del nonno Alfredo. Aveva anche preso a fumare le sigarette ‘Sport’ condividendo il vizio con Maria. Un giorno dopo l’altro Alberto arrivò a diciotto anni e la Leva Militare si interessò di lui. Papà Armando gli fece pervenire la ‘cartolina’ del Distretto Militare di Ancona ma Alberto non aveva alcuna voglia di far i militare. Fu aiutato dal padre di un suo compagno di scuola, ufficiale della Finanza che gli suggerì di far domanda per essere ammesso al corso di allievi finanzieri al posto della Leva Militare. Altra fortuna, Alberto risultava ancora residente a Jesi e quindi al momento dell’arruolamento nelle Fiamme Gialle fu assegnato  al battaglione di Roma in via XXI Aprile insieme ai colleghi marchigiani ed abruzzesi invece che a Predazzo località freddissima d’inverno e sulle cui mura un bello spirito aveva scritto: ‘Predazzo riposo del cazzo!’ Evidentemente da quelle parti mancavano femminucce disponibili almeno per gli allievi finanzieri. Nel frattempo Rosina, figlia della portiera di via Taranto, innamorata di Alberto senza speranza perché il giovane era ‘impegnato’ con la signora Maria, fece la spia alla signora Armida che tagliò i ponti con la vicina di casa chiamandola ‘vecchia mignotta’. Grandissima fu lo stesso la gioia di Maria che, non potendo ospitare più Alberto in casa sua andava a prendere l’amante in via XXI Aprile con la  Lancia Flavia di suo marito. Per i ‘convegni amorosi’ aveva affittato  una stanza in un isolato vicino alla caserma e,  con la complicità del portiere Romoletto abbondantemente ‘foraggiato’ passava qualche ora piacevole con  l’allievo finanziere. Ancora una volta la fortuna aiutò i due amanti: Alberto indossate le mostrine,  le famose ‘Fiamme Gialle’ e quindi la promozione a finanziere fu assegnato a Roma al distaccamento della ‘Zecca’. Il reparto era  comandato da un brigadiere napoletano padre di cinque figli sempre alla ricerca del ‘pane e del companatico’ per la numerosa famiglia. Vedendo l’auto di lusso dell’amica di Alberto pensò di offrire a quest’ultimo un posto in ufficio invece dei servizi di ronda esterna alla caserma, in compenso ottenne un credito illimitato in un supermercato della zona ovviamente a carico di Maria che anche stavolta affittò una stanza per i suoi convegni amorosi vicino alla ‘Zecca’. Purtroppo Hermes, protettore di Alberto era distratto da una nuova conquista amorosa e così il giovane finanziere fu trasferito alla Legione di Torino con effetto immediato. Maria prese molto male la notizia, capì che la ‘favola breve era finita e che l’amor non era affatto immortale’. Malgrado informata da Alberto dell’ora di partenza del treno per Torino non andò alla stazione Termini, una tristezza immensa l’aveva pervasa, capì che ormai la vecchiaia sarebbe stata la  sola sua compagnia di vita, per rabbia strappò tutte le foto di un incolpevole Alberto.
     

  • 02 febbraio alle ore 14:39
    La lupa Creusa

    Come comincia: Sull’altura due respiri, ululati. L’uno, all’altra al fianco: poesia di febbrile attesa. Caracollante il passo di lei, satura l’aria d’odori, zanne strette,  pieno il grembo d’Amore a schiudersi. Alba/dondola tra i rami/una piuma lui a consolarla, accompagnarla, una benedizione.
    Glicemia-sù, cuore-battito, capoverso-giù, glucosio-impellente. Nell’amplesso l’ardore all’apice, un sussulto “Continua!”. Indomabile seno di lupa a divenire terra. “Si disse che se potessimo comprendere un fiore sapremmo chi siamo e cos'è il  mondo” il seme di lui: germoglio. “Ubi tu Gaius, ibi ego Gaia!” palpito nuziale, spartito il canto. Capriole e ritmo, spinta a venir fuori, radici e cielo: – la Vita.

  • 02 febbraio alle ore 9:52
    UN SORRISO D'AMORE

    Come comincia: Nicola e Sofia, venticinquenni, avevano frequentato a Roma presso la ‘Louis Formazione’ il corso di diciotto mesi ed avevano conseguito la qualifica di Operatore Socio Sanitario, in altri termini di infermiere ed erano in attesa di un posto di lavoro. Purtroppo stavano passando i giorni senza trovare un’occupazione, erano sfiduciati allorché da un amico siciliano ebbero la notizia che la casa di cura ‘Santo Crocifisso’ di Messina era in cerca di due infermieri qualificati per sostituire due monache anziane andate in pensione. Trovato il numero telefonico ebbero la buona notizia dell’effettiva disponibilità di quella occupazione ma dovevano sbrigarsi perché vi erano altri concorrenti. I due, fatti i bagagli in fretta salirono sul primo treno utile, giunsero nella città dello Stretto e con un tassì si presentarono in clinica, l’impiego era ancora libero. Nicola e Sofia, dopo le formalità di rito presero subito servizio indossando le divise di infermiere, ebbero la fortuna di poter occupare una stanza dove poter dormire per il resto non c’era problema: una cucina attrezzata forniva i pasti ad ammalati ed al personale della clinica. A capo del personale certa Lara classica virago: corporatura robusta, profilo mascolino, capelli a spazzola, poche tette, gambe robuste, piedi da  sci acquatico. La signora, pardon signorina prese subito  ben volere Sofia: “Il tuo nome vuol dire saggezza, spero che tu lo sia!” Quando doveva darle degli ordini faceva precedere la richiesta con: “ti prego di…”insomma una immediata ‘simpatia’di cui Angelo e Sofia sorridevano ma faceva a loro comodo. Una mattina: “Sofia e Angelo un favore, qui vicino in una villa abita  una signora cinquantenne molto ricca che però ha un grosso problema, un figlio tetraplegico che le crea molti problemi, gli infermieri che gli ho mandato per curarlo la seconda volta si sono rifiutati di andarci, vediamo se voi…” I due si presentarono in villa, un’abitazione a tre piani ben tenuta con giardino, piscina e boschetto, dava l’idea di opulenza con rampicanti che coprivano buona parte dei muri di casa. Venne ad aprire un cameriere: “Sono Angelo, la signora vi aspetta in salotto.” Madame era allungata su un divano ad occhi chiusi, lontano di sentivano le urla attutite di un uomo, una scene irreale fin quando:”Signora ci sono i due infermieri della clinica ‘Santo Crocifisso.’ “La signora si mise seduta, allungò una mano senza alzarsi: “Sono Eolisa, quello che sentite urlare è mio figlio Giuseppe, il medico gli ha ordinato di fargli delle iniezioni ma lui non vuole saperne, andate voi tre, io non mi sento né di vederlo né di sentirlo! Il ragazzo non parla piuttosto mugugna ma capisce perfettamente quello che uno gli dice.” Angelo:“ Peppe questi due signori sono amici, vogliono conoscerti, sono ospiti non trattarli male!” Per un po’ Peppe li inquadrò smettendo gli ululati, Sofia intelligentemente gli prese una mano e sorridendo: “Sono Sofia, spero che mi tratterai bene, staremo insieme per molto tempo se tu lo vorrai.” Giuseppe stranamente sorrise e baciò la mano di Sofia, era fatta, il ghiaccio era rotto,  il giovane aveva accettato la loro presenza perlomeno quella di Sofia che fece cenno agli altri due di andar via. “Giuseppe il medico ha detto che devi farti fare delle iniezioni, io sono infermiera ed uso un ago sottilissimo, praticamente non lo sentirai.” Peppe sorrideva ancora, fece comprendere che aveva capito e si girò supino, Sofia fu velocissima, Peppe soddisfatto si girò supino ma inaspettatamente mostrò un ‘coso’ agli occhi di lei mostruoso, mai visto nulla di simile, Angelo al suo confronto faceva la figura del…Giuseppe in qualche modo fece capire che voleva che Sofia lo massaggiasse lì…fu accontentato, avvenne che un flusso di sperma arrivò talmente in alto da sembrare una fontanella. La soddisfazione di Giuseppe fu immensa, rideva talmente forte da attirare l’attenzione della madre che entrò in camera da letto del figlio e rimase basita. “Peppe io vado con tua madre, tu stai buono più tardi verrò a trovarti di nuovo.”  “Gentile signora il problema di suo figlio è da quello che ho capito di facile soluzione, inviti qualche prostituta, lo accontenterà e non farà più storie.” “Questa è una casa onorata, mai una puttana vi metterà piede, il mio povero marito di rivolterebbe nella tomba…sto pensando ad una soluzione, voi dove abitate?” “Abbiamo una stanza all’interno della clinica.” “Ve ne offro una al secondo piano, quando siete fuori servizio potrete frequentare la mia abitazione come foste a casa vostra così Peppe finirà di urlare tutto il giorno, pare che la signora abbia trovato il modo…” “Mi ci faccia pensare, è per me un impegno molto particolare, sinceramente non so se me la sento…” “Oltre all’alloggio vi darò uno stipendio consistente, la mia vita è un calvario giorno e notte, datemi una mano per favore.”  Nicola e Sofia si recarono da Lara e riferirono che era loro intenzione seguitare a prestare servizio nella clinica ma avrebbero dormito in casa della signora Eloisa per curare suo figlio. Lara da vecchia ‘sun of a bitch’ capì subito la situazione, non fece una grinza anche se aveva fatto un pensierino su Sofia…”Insediatisi nella stanza loro assegnata, Nicola e Sofia portarono la buona notizia a Peppe che cominciò a saltare sul letto pieno di gioia. “M’ha detto Eloisa che non vuoi mangiare mai a tavola con lei, noi siamo a pranzo con tua madre che ne dici di venire anche tu, Nicola ti metterà sulla carrozzella.” Peppe  era tutta una gioia, si fece anche lavare tutto da Nicola, per lui quasi una novità, si fece anche pettinare, radere la barba e vestire, sorrideva sempre, Eloisa era stupefatta come pure Angelo ed Ersilia, in casa regnava un’aria di allegria come mai  prima. Alla fine del pasto Nicola e Sofia portarono Peppe in carrozzella nel parco, Nicola preferì dileguarsi e Peppe che handicappato era ma non scemo fece capire a Sofia che il suo ‘ciccio’ avrebbe gradito… Ormai Sofia si era resa conto che lei era il perno della situazione, si mise l’anima in pace, prese in bocca il ‘marruggio’ di Peppe e poco dopo dovette ingoiare tante vitamine…poi si sedette su una panchina  pensando che prima o poi avrebbe dovuto usare la sua gatta non abituata a quel  grosso calibro. Angelo ed Ersilia finiti i lavori di casa erano andati via, Eloisa anche lei era rinata, truccata, pettinata, profumata vestita sexy era rientrata in salotto dove Nicola stava fumando la pipa. “Signora mi scusi non  le ho chiesto il permesso…” “A me piace l’odore del suo tabacco, anche il suo odore…, di che tabacco si tratta?” “È un misto di Latakia siriano,  Virginia americano e Maryland pure americano.” “Vedo che la sua pipa è un po’ vecchiotta…” “Mi contento, le nuove di buona marca hanno prezzi elevati.” “Anche io sono fumatrice, le mie sigarette preferite sono le Turmac bianche svizzere.”  La vita dei due infermieri non poteva dirsi monotona, la loro presenza era ben accetta da tutti i componenti la casa, la più sacrificata era naturalmente Sofia anche per una situazione nuova in clinica: “Cara stanotte sei di guardia, non posso fare a meno di inserirti nel turno per non far protestare le tue colleghe che già affermano che faccio delle parzialità per te e per Nicola.” I pazienti quella notte erano particolarmente silenziosi e non suonavano il campanello per chiamare l’infermiera di turno, Sofia però ebbe ‘da fare’ lo stesso: Lara si presentò nella sua cameretta, chiuse a chiave la porta e messasi a nudo: “Che ne dici di un cunnilingus e cosette varie (le cosette varie consistevano in  vibratori). Come dire di no, Sofia provò e gustò sino in fondo, per la prima volta, i piaceri saffici, Lara era molto brava, dopo vari orgasmi: “Cara sono rimasta senza forze, che ne dici di…””Va bene, ti ringrazio, sei dolce, deliziosa e profumata spero di rivederci, per ricordo prendi questo anello.” La mattina al rientro in villa Sofia non trovò la padrona di casa, con Angelo in veste di autista era andata in centro a far le spese, ritornò all’ora di pranzo e dopo il caffè una sorpresa: “Caro Nicola, sono andata da un tabaccaio gli ho chiesto di mostrarmi la migliore pipa, mi ha consigliata questa: è fabbricata da Baldo Baldi io non me ne intendo…” A Nicola uscirono gli occhi dalle orbite, quella era una delle pipe migliori al mondo, costosissima, sicuramente la signora gli avrebbe chiesto una ricompensa. In camera dovette subire lo sfottò di Sofia: “Ti sei messo a fare il marchettaro per dirla alla romana!” “Senti chi parla, chi ti ha dato quell’anello?” Si misero a ridere e presero a baciarsi con finale scontato, ormai il sesso era entrato prepotentemente nella loro vita ma non potevano lamentarsi, ci sono uomini e donne che per molto meno… Un pomeriggio Giuseppe era nervoso, aveva ripreso a lamentarsi e Sofia capì che era scoccata l’ora dell’impiego della ‘topa’, prudentemente aveva preso in clinica un tubetto di vasellina che le fu molto utile, il ‘ciccio’ di Peppe era fuori del nomale ed il signorino anche dopo un orgasmo non intendeva lasciare ‘la preda’ e dai dai anche Sofia ebbe il suo orgasmo per un forte spruzzo di sperma sul collo del suo utero. Eloisa era entrata anche lei nell’atmosfera erotica che regnava in casa, una sera abbordò Nicola che ben volentieri si fece condurre nella sua camera dalla padrona di casa che si rifece  di tutto il tempo perduto. Solita storia degli dei invidiosi che pensarono  che gli umani non debbono essere troppo felici, Eloisa sempre più frequentemente tossiva a lungo finché i due infermieri decisero per un controllo approfondito e la fecero ricoverare in clinica. Dopo due giorni di esami esito tremendo: ‘Neoplasia al polmone destro allo stadio finale.’ Ersilia ed Angelo furono informati dello stato di salute della signora, anche Peppe capì che sua madre che non vedeva più in casa era ammalata, Eloisa era stata ricoverata in una stanza singola, Sofia e Nicola a turno passavano la notte con lei somministrandole degli analgesici quando i dolori divenivano insopportabili. In un momento di lucidità Eloisa chiese l’intervento di un notaio cui dettò le sue ultime volontà: Nicola alla sua morte sarebbe diventato il tutore di Giuseppe, la morte giunse due giorni dopo. Funerali in forma privata, tumulazione nella tomba di famiglia. In casa anche Peppe era diventato silenzioso: “Tua madre è in cielo da lassù ti benedice e ti dice di comportarti bene con tutti.” Il patrimonio di Eloisa era veramente consistente: un lascito per Ersilia e per Angelo il grosso dell’eredità a Nicola ed a Sofia con l’obbligo di accudire Giuseppe. In casa regnava il silenzio, Giuseppe veniva ‘accontentato’ saltuariamente, talvolta usciva di casa con la carrozzella o con la Volvo  guidata da Angelo. Un ictus pose fine alla vita di Giuseppe che da, morto, sembrava sorridere, un sorriso d’amore oltre la vita…