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Racconti

“Scrivere è viaggiare senza la seccatura dei bagagli”
Emilio Salgari


I racconti dei nostri autori sono tutti raccolti qui.
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  • 28 ottobre alle ore 15:09
    Tenebra

    Come comincia: Mi sento più sicuro quando cala il sole.
    Sembra che di notte, ci si sente più giustificati a dare alito a sentimenti o atti che, con la luce, sembrerebbero peccati.

    Non so se sia più una questione che la luce rischiara troppo le ombre che si portano dentro o se col buio vengono protette intimamente senza che nessuno le scorga o trova.

    Anche se, ammetto, spesso vorrei viverle quelle cose al mattino; ma poi mi rendo conto che è proprio nel momento del mattino che il mio cuore si chiude nelle tenebre.
    Quando ciò avviene, l'unico pensiero che mi balena nella mente, è che probabilmente in me c'è qualcosa che non va.
    Sembra che la tenebra sia lo scettro del mio lato oscuro e la luce, la gabbia sadica della ragione che mi tiene a bada. 
    A quale dei due dare più agio di uscire?
    O, quanto meno, dovrei cercare di far si che nel momento in cui esce uno, l'altro sia lì accanto a controllare; potrei perdermi in entrambi i casi se non ci fosse un guardiano al loro fianco. 
    Sto ancora cercando di capire cosa farmene di entrambi.
     

  • 24 ottobre alle ore 20:59
    Sport's memories: Lester Keith Piggott

    Come comincia: Nasce a Wantage (paesino di poco più di diecimila anime nell'Oxfordshire) il 5 novembre del 1935. E' definito il "fantino mito", la "leggenda" del galoppo mondiale: uno dei più grandi jockey dell'era moderna (soltanto Gordon Richards e Willie Shoemaker possono avvicinarlo in questo secolo!). Senza ombra di dubbio il più forte sul suolo inglese (ha ottenuto ben 4450 vittorie delle sue 5300 in Gran Bretagna), contende a Frankie Buckle, il più grande del XVIII°secolo (ventisette classiche inglesi vinte: cinque Derby, cinque 2000 Ghinee, nove Oaks, sei 1000 Ghinee, due St.Leger) e a Freddy Archer, il più grande del XIX°secolo (ventuno classiche inglesi vinte: cinque Derby, due 2000 Ghinee, quattro Oaks, quattro 1000 Ghinee, sei St.Leger), lo scettro del migliore in assoluto. Ha legato il suo nome al Derby di Epsom, la "corsa della vita" per lui, che lo ha visto trionfare nove volte, ma anche al suo modo di vivere e affrontare le corse che ha stravolto la quasi trecentenaria vicenda del galoppo rigidamente legata a schemi - e trame - codificati. Carattere scontroso e solitario, patisce un grave problema di sordità e soffre di difficoltà nella comunicazione. Per questo in Gran Bretagna lo chiamano "stone-face" (faccia di pietra), impassibile anche davanti alla vittoria con quella espressione congelata sul volto. Tra lui e gli altri fantini, però, vi è un divario abissale. Egli è stato - al contempo - un cavaliere brillante, freddo, grintoso (agli esordi la sua irruenza gli procurò una serie di squalifiche per guida pericolosa) e un profondo conoscitore del cavallo e dei cavalli montati in carriera. Un fantino e un personaggio straordinario, la cui popolarità non è stata mai scalfita, neanche dalle tante disavventure della sua vita: i ritiri, gli incidenti, l'arresto, i problemi di salute. Bambino prodigio (fu due volte campione tra i novizi), cresciuto in una famiglia legata profondamente al mondo dei cavalli e delle corse (il nonno Ernest, "Ernie", ha vinto tre Grand National a Aintree e sposò la sorella dei fantini Mornington e Kempton Cannon, a loro volta vittoriosi a Epsom, nel 1899 e 1904; il padre Keith ha allenato a Newmarket, la madre Iris è sorella dei famosi fantini Bill e Fred Rickaby), disputò la prima corsa a soli dodici anni, nel 1947. La prima vittoria, invece, è datata 8 agosto 1948 a Haydock, in sella a The Chase. Da allora il suo cammino fu costellato di sucessi: trenta classiche inglesi (si definiscono classiche, in Inghilterra, le seguenti corse: Oaks, Mille, Duemila Ghinee, Derby e St.Leger; le ultime tre, invece, formano, a loro volta, la "Triple Crown" dei puledri di  tre anni, mentre le prime due, insieme al Derby, quella delle femmine), tra cui nove Derby ad Epsom, record assoluto, tra il 1954 e il 1992; undici titoli inglesi tra il 1960 e il 1982; due Prix de l'Arc de Triomphe (1977 e 1978); quattordici classiche italiane tra cui tre Derby e quattro Jockey Club; un Breeders' Cup Mile negli Stati Uniti, sette King George VI&Queen Elizabeth Stakes, la "corsa dei diamanti" nel week-end di Ascot, tra il 1965 e l'84. Supera le cento vittorie stagionali venticinque volte tra il 1955 e l'84, con un massimo di centonovantuno nel 1966. Ha corso per sir Noel Murless (il trainer dei record - diciannove classiche inglesi tra il 1948 e il 1977, fu il primo a vincere più di centomila sterline, con quarantotto vittorie nel 1957 e ducentomila, con sessanta vittorie, dieci anni dopo - aveva scuderie a Warren Place, Newmarket) dal 1954 al 1966, vincendo due Derby (Crepello 1957, St. Paddy 1960), mentre negli anni settanta ha formato con Vincent O'Brien (il più grande trainer britannico d'ogni epoca: fratello di Vincent e Charly, a loro volta grandi trainers) un binomio eccezionale, montando tutti i suoi cavalli vincenti sul suolo inglese. Nel 1970 ottiene la Triple Crown (Triplice Corona) inglese con Nijinsky (il primo cavallo, dopo trentacinque anni a vincerla: l'ultimo era stato Bahram, nel 1935), stupendo puledro baio di origini canadesi ed a detta di gran parte degli esperti il miglior cavallo che abbia mai montato in carriera, ma anche quello con cui abbia avuto il feeling migliore! Nel 1985 lascia le corse per dedicarsi, anima e corpo, con la moglie Susan, ad allenare cavalli a Newmarket. Coglie buoni successi (nell'87 vince le Oaks italiane con Lady Bentley), ma nell'ottobre del 1987 è condannato a tre anni di carcere, di cui ne sconta solo uno, per evasione fiscale: non denunciò guadagni per circa sei miliardi di lire! La regina è costretta a toglierli il titolo di "baronetto" di cui era stato investito nel 1975. Nel 1990, però, rientra inaspettatamente alle corse (dopo appena sei giorni monta Sikeston, portacolori della scuderia Gaucci, nelle Champion Stakes, prestigiosa listed di gruppo  uno a Newmarket, giungendo ottavo) e vince alla grande il "Mile",  nella settima edizione del Breeders' Day (il giorno degli allevatori), il convegno di galoppo più ricco del mondo (dal 1984 si disputa ogni anno in un ippodromo diverso degli Stati Uniti - nel 1996 si corse in Canada - e comprende quattordici corse nell'arco di due giorni: inizialmente erano sette e si correvano in un solo giorno, poi diventate otto dal 1999, undici nel 2007 e quattordici dall'anno dopo), in sella all'irlandese Royal Academy, allenato da Vincent O'Brien. Nel 1992 ottiene l'ultima vittoria in una classica inglese, le 2000 Ghinee, in sella a Rodrigo de Triano, e in una classica italiana, il Jockey Club, in sella a Silvernesian. Si reca sempre più spesso a correre in Medio Oriente (soprattutto in Arabia Saudita: la patria dei miliardari sceicchi, oramai proprietari dei più grandi allevamenti al mondo!) e negli States, dove nel 1993 rischia seriamente la vita cadendo da Mister Brooks nella prima corsa del Breeders' a Miami. Lui, fortunatamente, se la cavò con fratture multiple (clavicola e una costola), il cavallo invece fu abbattuto in pista: la sua immagine, con la maschera dell'ossigeno a coprirli il volto, fece il giro del mondo e resterà nella storia dello sport di ogni tempo. Fatica, tuttavia, sempre più a restare nel peso e, dopo un 1994 abbastanza deludente (nonostante porti al quinto posto, al suo ultimo Derby ad Epsom, il quasi sconosciuto Khamaseen, quotato 25/1), diluito nelle corse (una paurosa caduta nel "Glorious", durante il prestigioso convegno di Goodwood, lo appieda per un mese!) e nei guadagni, decide di non rinnovare, ad inizio del 1995, la licenza inglese di jockey (la sua ultima corsa in Inghilterra era stata a Doncaster, il 5 novembre dell'anno prima). Dopo aver passato l'inverno in Australia (il 5 marzo vince le Black Opal Stakes a Canberra, montando Zadok) e la primavera negli Emirati Arabi, ad Abu Dhabi, dove il 28 aprile disputa la sua ultima corsa, decide di ritirarsi, questa volta per sempre. - Ha preso una decisione su cui non tornerà! - dichiara alla stampa la moglie Susan. Il  6 settembre, infatti, le agenzie battono la notizia attesa da tempo: il mago delle piste inglesi, il fantino preferito dalla nobiltà britannica, l'idolo massimo dei tifosi inglesi e degli appassionati di galoppo ad ogni latitudine, lascia il mondo delle corse per cui, a quasi sessanta anni, non si sente più sufficientemente giovane e motivato. Tra gli altri suoi record, è da citarne uno veramente incredibile: ha vinto il Derby in ben sei nazioni (Irlanda, Francia, Singapore, Italia, Germania Slovacchia), oltre a quelli (nove) vinti a Epsom! Il giornalista televisivo lord Oaksey commenta: - Spiace che abbia lasciato le corse ma questo va tutto a suo onore. L'ha fatto quando la sua immagine e il suo fisico non erano ancora quelli di un vecchio fantino -. Nel 2005, nei pressi dell'ippodromo di Haydock Park (Merseyside), località Ashton-in-Makerfield, è stata eretta una statua in suo onore, commissionata dalla stessa moglie Susan al famoso scultore ed artista inglese William Newton: per festeggiare il suo settantesimo anno di età proprio nel medesimo luogo in cui, nel 1948, Piggott ottenne la sua prima vittoria da jockey e anche quello che fu teatro della sua ultima vittoria sul suolo inglese, nell'ottobre del 1994. Come a dire: da...a...; un ponte, un passaggio, un simbolo di continuità, dall'inizio alla fine della sua lunga carriera agonistica! Sue statue e busti sono state erette, a pù riprese, negli ultimi anni, in diversi luoghi "sacri" del galoppo: il 12 ottobre 2017, all'ippodromo Rowley Mile di Newmarket, prima di correre il gruppo uno Darley Dewhurst Stakes (corsa che lo vide trionfare per ben dieci volte!) è stata scoperta una straordinaria scultura bronzea, creata ad hoc dallo stesso Newton. In quell'occasione Amy Starkey (direttore regionale della regione est del Jockey Club britannico) sulle colonne del Racing&Sports Time ha dichiarato: - Lester è una leggenda e il suo contributo a questo sport è incommensurabile, quindi è del tutto appropriato che venga onorato in questo modo nella Casa dei Cavalieri e in quella che è diventata la sua città natale -. Lo stesso Newton ha ricevuto l'incarico di produrre nove bronzi a grandezza naturale per commemorare il record di Piggott delle vittorie a Epsom. 

    - Hanno detto di lui.
    "Un fantino unico per capacità di attraversare senza scosse intere generazioni di jockeys" (Sandro Cepparulo, giornalista);
    "Ha avuto una grande volontà di vittoria ed era molto difficile batterlo. Il suo metodo ha rivoluzionato lo stile di montare. Tutti noi gli dobbiamo molto" (Willie Carson, fantino inglese);
    "E'nato con grande sensibilità nelle mani, una capacità innata di sentire il cavallo, il suo respiro, il suo battito cardiaco, assolutamente fuori dal comune" (Gianni Meda, giornalista televisivo);
    "Faceva pesare tutta la sua grinta e l'impeto sui cavalli, guidandoli a finali perfettamente controllati" (Peter Matthews, editore, scrittore, commentatore televisivo inglese);
    "Aveva un meraviglioso equilibrio in groppa al cavallo e una monta bilanciata: ciò era 
    spiegato dal fatto che essa fosse eccezionalmente bassa (Peter Matthews).

    Classiche inglesi (30)
    Derby (9) - Never Say Die (54), Crepello (57), St.Paddy (60), Sir Ivor (68), Nijinsky (70), Roberto (72), Empery (76), The Minstrel (77), Teenoso (83).
    Oaks (6) - Carrozza (57), Petite Etoile (59), Valoris (66), Juliette Marny (75), Blue Wind (81), Circus Plumed (84).
    1000 Ghinee (2) - Humble Duty (70), Fairy Footsteps (81).
    2000 Ghinee (5) - Crepello (57), Sir Ivor (68), Nijinski (70), Shadeed (85), Rodrigo de Triano (92).
    St.Leger (8) - St.Paddy (60), Aurelius (61), Ribocco (67), Ribero (68), Nijinski (70), Athens Wood (71), Boucher (72), Commanche Run (84).
    Classiche francesi (12)
    Arc de Triomphe (3) - Rheingold (73), Alleged (77, 78).
    Prix du Jockey Club/Derby (1) - Hard To beat (72).
    G. P. de Paris (2) - Roll Of Honour (70), Sagaro (74).
    Poul d'Essay des Poulisches (2) - Rasput Princess (64), River Lady (82).
    Prix de Diane (3) - Mrs Penny (80), Madam Gay (81), Lypharita (85).
    Prix de Vermeire (1) - Aunt Edith (65).
    Classiche irlandesi (16)
    Derby (5) - Meadow Court (65), Ribocco (67), Ribero (68), The Minstrel (77), Shergar (81).
    Oaks (3) - Santa Tina (70), Juliette Marny (75), Godetia (79).
    1000 Ghinee (2) - Favoletta (71), Godetia (79).
    2000 Ghinee (3) - Decies (70), Jaazeiro (78), Rodrigo de Triano (92).
    St.Leger (3) - Dan Kano (67), Caucasus (75), Meneval (76).
    Clsssiche italiane (14)
    Derby (3) - Bonconte di Montefeltro (69), Cerreto, Welnor (83).
    G. P. Jockey Club (4) - Nagami (58), Marco Visconti (66), Awaasif (83), Silvernesian (92).
    Gran Criterium (1) - Alhijaz (91).
    Premio Roma (3) - Irvine (72), Noble Saint (79), Old Country (85).
    Premio Presidente della Repubblica (1) - Moulton (73).
    Premio Regina Elena/1000 Ghinee (1) - Grande Nube (74).
    Oaks d'Italia (1) - Lady Bentley (87).           

  • 24 ottobre alle ore 17:16
    CHI VUOL ESSER LIETO...

    Come comincia: In mancanza di moneta non  ancora coniata, i nostri antenati usavano lo scambio di merci ed anche di servizi (i più zozzoni si scambiavano anche le mogli) ma non è detto che questa abitudine non sia ancora ‘vigente’ nella nostra società. I motivi di tale ‘abitudine’ ritengo possono essere dovuti a variegate sensazioni provate dagli interessati. Forse un senso di voyerismo, ovviamente disgiunto dalla gelosia. Il seguito è la storia di Alberto M. e della moglie Anna M. ambedue quarantenni abitanti a Messina, via Panoramica 69. Dopo vent’anni di matrimonio senza figli per decisione di entrambi, sessualmente erano divenuti degli abitudinari. A cambiare la loro vita fu un collega d’ufficio di Alberto, tale Giorgio D. tipo dinamico, sempre allegro e compagnone, romano come Alberto trapiantato a Messina per lavoro (era, come Al. impiegato all’Agenzia delle Entrate) il quale un giorno: “Arbè te vedo depresso che ne dichi d’en cambiamento de vita, ciò un’idea che t’anderebbe proprio bene. Che ne pensi den wife swapping?” Al. aveva studiato l’inglese al classico e capì subito il significato dell’espressione: ‘scambio di mogli.’ “Famme capì le nostre o ‘n giro più largo.” “Se tratta den giro largo ma molto stretto nel senso che ce sò tutte persone serie e riservate, che ne dichi?” “Ne parlo a mi moje, te faccio sapè.” A tavola Alberto si dimostrava particolarmente allegro e spiritoso, Anna, da buona psicologa (la sua professione) capì che il marito era foriero di novità “Sbottonati, spero di tratti di novità piacevoli.” “Dipende, un mio collega mi ha proposto un ‘wife swapping’, gli ho risposto che ne avrei parlato con te.” “Lo sai che ho studiato francese e non l’inglese..” “Vuol dire scambio di mogli ma non fra le nostre ma in un giro più largo.” Non era facile sorprendere Anna ma stavolta…”Lo so che non sei geloso ma che effetto ti farebbe…” ”Tutto dipende da te, la prima volta potremmo mettere una maschera in viso…” “Sai che ti dico, ci sto sempre che il maschietto con cui dovessi andare fosse di mio gradimento.” Alberto riferì a Giorgio il quale un venerdì: “È per domani pomeriggio vi verrò a prendere in macchina con mia moglie Giovanna, ho una Jaguar.” Giorgio giunse sotto casa di Al. alle quindici, presentazione delle relative consorti che furono posizionate nel sedile posteriore e poi  via verso i monti Peloritani. Dinanzi ad una villa, Giorgio suonò il clacson due volte poi altre due, era il segnale per farsi aprire il cancello. Indossate le maschere Arlecchino per Alberto e Colombina per Anna il quartetto fu accolto da Sandra F. padrona di casa sessantenne ma ancora ben ‘tenuta’. “Siate i benvenuti, mettetevi a vostro agio come ritenete opportuno, appendete il soprabito ed eventualmente i vestiti nell’armadio in fondo alla sala e poi…buon divertimento.” Giorgio e Giovanna si confusero fra gli ospiti, Alberto ed Anna in cerca…”Vedi qualche maschietto che ti piace?” “Laggiù c’è una coppia che, come noi, indossa una maschera in viso, anche per loro deve essere la prima volta, avviciniamoci.” “Signori, sono Alberto e questa è Anna mia legittima consorte, vedo che anche voi siete novelli ospiti della casa.” “Io sono Nicolò con Arianna mia deliziosa consorte, non per vantarla ma posso dire che ci sa fare, anche se in campo sessuale è un  po’ prepotente.” “A me non piacciono le cose mosce che alla fine ti dicono, hai finito? quindi è la benvenuta. Posso provare ad abbracciare la prepotente senza che mi graffi tutto, sto scherzando.” Ari., non alta di statura, profumava di femmina, poteva paragonarsi a quell’attrice francese  Cecile Aubry detta ‘la venere tascabile’ e, da quello che si poteva intravedere sotto la maschera, doveva essere anche attraente in viso, labbra per prime. Arianna doveva essere stata colpita dal fisico statuario di Alberto, se lo prese sotto braccio e, senza invito, lo trascinò nella sala da dove proveniva una musica dolce che invitava a rilassarsi e ad eccitarsi sessualmente. Alberto constatò che immediatamente il suo ‘ciccio’ sotto i pantaloni  aveva preso una posizione eretta ben accetta da Ari. “Vedo che ti tratti bene, non so che fare, si dice che se la molli la prima volta sei una puttana ed io…” Intanto i due erano stati raggiunti da Nik. e da Anna  che ridevano da pazzi vedendo i relativi coniugi in crisi eccitatoria. Alberto volle sdrammatizzare la situazione: “Se fossi siciliano direi: “Camaffare,  ho indovinato?” Spezzata l’atmosfera le due signore si riappropriarono dei relativi mariti ed Arianna: “Vorrei fare un giro per fare i guardoni e vedere le varie coppie; cacchio laggiù ci sono due trans, forse brasiliani, uno o una che dir si voglia ha un coso spropositato, un maschietto che si arrischia ad andare con lei o lui che dir si voglia rischia di non potersi sedere per una settimana! Guarda c’è pure una piuttosto vecchiotta che se la rifà con un giovane, sicuramente lo pagherà profumatamente; ci sono pure due giovani maschio e femmina che forse non hanno nemmeno diciotto anni, ora sta uscendo da una camera una coppia nuda che sicuramente ha consumato, se non ci avessero sequestrato la macchina fotografica all’ingresso avremmo dei bei ricordi.” Alberto: Io ho consegnato la mia Canon ma, da fotografo dilettante ho con me una Minox piccolissima ma che fa foto molto belle, in questo bordellino nessuno se ne accorgerà.” E tenendo la Minox fra i due palmi delle mani riuscì ad immortalare molti soggetti interessanti. Arianna capricciosa e curiosissima: “Voglio vedere subito le foto!” Alberto: “Adesso domando alla padrona di casa se ha una camera oscura… vediamo dov’è Sandra.” “Alberto lascia stare le battute di mia moglie, piuttosto togliamoci dai piedi e, qualora decidessimo di…lo faremo a casa nostra. Alberto andò a salutare Giorgio e Giovanna che avevano trovato una compagnia ‘scompagnata. Nik: “Nel cortile ho la mia Giulia, salutiamo la padrona di casa e facciamoci aprire il,cancello destinazione…lo decideremo durante il viaggio.” Stavolta  femminucce vicini ai maschietti ma non ai propri, inizio di una scalata… “Nik. Lo sapevi che tua moglie ha cosce meravigliosamente lisce per non parlare delle tettine, poi le labbra…lo so sto dicendo cose pleonastiche, forse è l’entusiasmo…” “Anche tua moglie non scherza a pelame sulla cosina, mai visti tanti peli in una signora, ti resteranno fra i denti!” Dunque anche Anna veniva palpeggiata alla grande, d’altronde… Alberto avanzò la proposta di recarsi a casa sua, proposta accettata all’unanimità. In ascensore: “Facciamo piano, davanti al mio appartamento abita una zitella che, non avendo nulla da fare si interessa degli altrui fatti, appena esco dall’ascensore voi restate dentro io gli metto del nastro nell’occhiolino spia della sua porta d’ingresso.” Alberto ed Anna ebbero i complimenti dei neo amici per l’arredamento di casa: “Si vede che c’è la mano di una donna!” Ari. voleva farsi amica Anna dato che sicuramente non avrebbe avuto problemi con Alberto di cui in macchina aveva toccato, con piacere, un coso non indifferente. “Ho tre tipi di alcolici: un caffè Borghetti, un Chivas Regal 30 years old ed un cognac Bisquit, servitevi.” Ognuno con in mano il liquore preferito si sedette su un divano con accanto un compagno scompagnato baciandosi in bocca per assaporare il liquore ingerito dal partner provvisorio. La prima, come previsto, fu Arianna che fece ‘volare’ gli slip, stendere Alberto sul divano e cominciare a cavalcarlo da far invidia ad una Walchiria, era assatanata come affermato dal marito. Durante il coito, Alberto cercava di spiare il comportamento di Anna la quale, postasi sotto il corpo di Nik. ,guaiva dolcemente come sua abitudine, insomma anche lei se la godeva alla grande, forse un po’ di gelosia da parte di Alberto…Il mattino con la sua luce riportò gli amanti alla realtà, ancora assonnati i coniugi si recarono nei due bagni per una doccia, un bacio profondo per riappropriarsi del proprio consorte. Successivamente a casa di Nicolò Arianna ebbe i complimenti da parte di Anna per dimostrare che non risponde a realtà che non ci possa essere amicizia fra femminucce. Ormai giravano nudi sia nella propria abitazione che in quella degli amici, ogni tanto una palpeggiata che, talvolta, portava a piacevoli conseguenze; nessuna gelosia anzi un piacere non egoistico di veder i propri coniugi godere della sessualità con i partner provvisori, talvolta l’anticonformismo ripaga alla grande gli interessati!
     
     
     
     
     

  • 24 ottobre alle ore 16:14
    Let Us toast to your Shed Blood

    Come comincia: Qualcuno cantò di un amore spezzato,
    qualcuno osò spezzarsi per esso.
    Il grande demone celeste rese illusori i suoi sogni,
    ma qualcuno osò accarezzarli e romperli.

    Quando guardavo quel sogno allontanarsi,
    solo i tuoi occhi si permisero di avere pietà.
    Ululando alla luna come un fottuto cane,
    cercai di afferrare le zanne di quel dolore 
    per renderlo più vero.

    Brindiamo al tuo sangue versato,
    amore,
    brindiamo alla vanità che incendia il macabro desiderio di vendetta.

    Qualcuno cantò di un amore spezzato,
    qualcuno osò spezzarsi per esso.
    Il grande demone celeste rese illusori i suoi sogni,
    ma qualcuno osò accarezzarli e romperli.

    Alzai la mano al cielo,
    indicando dio per i miei peccati.
    Urlai contro il vino
    quando ubriaco ti cercavo nel mio letto.
    Maledii me stesso per averti voluto tanto
    ma amore,
    muori lentamente in questa valle di noi.

    Brindiamo al tuo sangue versato,
    amore,
    brindiamo alla vanità che incendia il macabro desiderio di vendetta.

    Urlai il tuo nome,
    ammazzami amore...

    ammazzami amore...

  • 24 ottobre alle ore 15:45
    Meteoropatia

    Come comincia: Fuori era grigio e pioveva senza sosta.
    Una pioggia sottile come lame che cadevano al suolo disfacendosi magicamente.
    Come se non avessero avuto né peso né spazio né tempo.
    Una sottile pioggia che pareva amara vista da un vetro a pochi metri.
    Una stanza piccola con una grande finestra illuminata dalla quale, però, vi si scorgeva acqua che scendeva.

    “Che giornata!” si diceva Lein.
    “Potrei fare tante cose oggi, ma non ne farò nessuna!”
    Le giornate di pioggia rendevano Lein molto triste; malinconico, quasi nostalgico.
    Era un limite non tanto fuori casa, ma dentro se stesso.
    Avrebbe potuto fare tante cose ma non avrebbe fatta nessuna per via del suo stato emotivo.
    “Del resto cosa ci posso fare, sono affetto da meteoropatia!”

    Un pò vero; Lein era splendente nelle giornate limpide e un pò meno quando era grigio e piovoso.
    Era del parere che giornate cupe alimentavano il malessere esistenziale che portava dentro.
    Dopotutto, non era mai stato una cima di solarità; benché la gente lo reputasse socievole e caloroso, molte volte, dopo giorni di ilarità, si susseguivano momenti di acuta depressione.
    Bastava un niente a renderlo vulnerabile di fronte al mondo e verso se stesso.

    “In tutto ciò non ho nemmeno un ombrello.
    Dovrei uscire a comprarne uno, quando smetterà.”
    Una telefonata irrompe il silenzio acuto.
    “Lein? sei a casa? Dai che s’esce, almeno ti faccio fare qualcosa!”
    L’amico Maki irrompe la malinconia di Lein.
    “Ma piove!”
    “Non hai scuse, passo io!”
    Non troppo convinta era la sua espressione.

    Sospira Lein, poi fuma una sigaretta continuando a guardare la pioggia che viene giù.
    “Farà freddo?”
    S’era in autunno inoltrato; armadio aperto e capotto sull’attaccapanni.

    “Alle 17 allora”.

    S’è convinto.

  • 22 ottobre alle ore 10:01
    MA QUALE AMORE?

    Come comincia: Non c’è parola più abusata di: ‘amore’, spesso a sproposito. Cominciamo dalla prima infanzia: il pargolo appena nato dipende dalla tetta materna, questo è il primo amore che resterà o dovrebbe resistere per tutta la vita. Si potrebbe trattare l’argomento in modo infinito: alcuni molto piacevoli, altri meno, altri ancora tragici, ma iniziamo dall’antichità. I libri di storia che ci hanno propinato a scuola non riportano il rapporto incestuoso fra Cleopatra ed il marito, suo fratello Tolomeo. Forse il motivo di tali intrecci erano dovuti al fatto che non si voleva che si rovinasse la stirpe; allora le razze erano ancora pure e difficilmente poteva accadere che la prole fosse ammalata (così la pensavano gli antichi). Oggi la situazione non viene accettata, per la maggior parte delle persone non esiste ‘accoppiarsi’ con un parente stretto anche se molti esempi ci portano  sapere di tali unioni. Fra l’altro in alcuni paesi fra cui l’Olanda, la Spagna e la Francia  l’incesto consensuale non viene condannato. Ci sono stati casi famosi come quello di Nick Cameron e di Danielle Hearney fratellastri (padre diverso) che si erano dovuti allontanare dal loro paese per non essere incarcerati. Dare un giudizio negativo per i conformisti è piuttosto facile ma i ribelli  vanno in crisi, chi ha provato sentimenti molto forti e coinvolgenti per vari parenti e sa quello che si prova. È meraviglioso se siano corrisposti e  ma in caso contrario …Un fatto veramente avvenuto: un padre di famiglia G: aveva tre figlie; quella minore M. all’età di tredici anni gli  fece una proposta diretta: “Papà sono curiosa, mi fai toccare il tuo coso?” G. subito  prese la situazione con un sorriso e soprattutto con sorpresa, aveva sempre avuto molta confidenza con  moglie e figli, si facevano la doccia tutti insieme ma…G. seguitò: “Ho visto quello di un mio compagno di scuola è piccolo e brutto non mi è piaciuto, mi sono messa a ridere, lui ogni volta che mi vede diventa rosso a scappa.” “Mia cara questo lo usa la mamma ma se proprio ci tieni…” M. non se lo fece dire due volte, con una certa maestria cominciò a sollazzare il ‘ciccio’ di papà che poco dopo cominciò a schizzare sperma, una goccia arrivò sulle labbra di M. che: “Sai che ha un buon sapore!” M. era una ragazza particolarmente curiosa, alla biblioteca comunale aveva preso in prestito per la lettura romanzi di autori americani, russi, anche ungheresi oltre naturalmente quelli di scrittori italiani e non era il tipo che si impressionava facilmente, quello che era andato in crisi era G. ma fu rassicurato dalla figlia:  “Tu papà seguita a scopare con mamma, con me quando vorrai, io non sono più vergine, ricordi il mio amico A.?” Così venne a sapere che A: figlio di un suo amico si era ‘fatto’ per primo la sua adorata M., o prima o poi…In seguito venne a galla che mamma e figlia si dividevano le ‘carezze’ di G. senza porsi problemi contenti loro! Un argomento molto più complicato è quello degli amori omosessuali: tutti sanno di Saffo che Alceo definì divina la sua chioma viola, sorriso dolce come il miele.’ La gentil donna insegnava in un Tiaso, collegio in cui venivano istruite le fanciulle con cui aveva ‘confidenze’ sessuali che traduceva in meravigliosi versi appassionati. Non fu però fortunata, innamorata respinta da Faone si suicidò gettandosi dalla rupe Leucade. Questa storia mi portò a cambiare il mio modo di pensare sugli omo:  la loro non è solo una questione fisica, ci sono di mezzo anche i sentimenti che, come sanno quelli che li hanno provati, cambiano completamente la vita facendo superare anche ostacoli che  credevano insuperabili. Nella società attuale sono più tollerate le omo donne che i maschi, esempi ne abbiamo tutti i giorni in cui alcuni omo maschi sono finiti in ospedale perseguitati da quelli che si ritengono maschi puri e che invece sono puri imbecilli, se un omosessuale maschio è attirato da un altri uomo in fondo è uno sfortunato, la maggior parte della società lo emarginerà ma…Ci sono altri aspetti che fanno pensare: la prostituzione maschile tra omo riguarda me in prima persona. Ero stato invitato a passare il week end nella loro villa ad Ostia da un danaroso compagno di scuola tale F. Muniti dal giovane di fucili da caccia, in cinque, quanti eravamo, sparsi nella retrostante pineta  avevano preso a sparare a tutti gli uccelli che ci capitavano a tiro ed anche a conigli e lepri, cosa assolutamente vietata ma il mio amico F. mi disse di non preoccuparmi, era ben coperto! La mamma, vedova, ma ancora ben prestante, provvide con la cuoca a cucinare tutta la cacciagione innaffiata dal vino Merlot. A fine pasto, tutti un po’ brilli fummo accompagnati nelle rispettive camere da letto.  Notai che la signora aveva preso sottobraccio un ventenne alto e robusto tale S. per condurlo..boh ma poco me ne importò, anche le vedove hanno diritto a…Io capitai in una camera a tre letti: il padrone di casa si prese quello al centro, un certo H. tedesco quello vicino alla finestra ed io quello accanto alla porta. Oltre che un po’ ubriaco ero pure stanco e così mi addormentai alla grande. Più tardi mi svegliai ma ancora insonnolito mi misi il cuscino sopra la testa, sentivo il rumore di una rete di letto che faceva rumore. Ormai sveglio completamente mi girai e meraviglia delle meraviglie vidi il padrone di casa che andava su e giù nel deretano del deutsch il quale dimostrava di gradire la cosa. Che avreste fatto. Io rimasi imbambolato sinché F. “Non hai mai visto una inchiappettata, la stai vedendo. A me piacciono le femminucce ma quando capito uno come H. non mi tiro indietro. H: prendi in bocca quello del mio amico, fai vedere quanto vali!” Io mi trovai spompinato perché ‘ciccio’ aveva reagito fino all’orgasmo, H. fece il pieno di vitamine ed io andai in bagno. Doccia e, dopo colazione, rientro a casa completamente frastornato, anch’ io ero forse diventato…Pensai di raccontare la storia alla mia fidanzata S. anch’essa molto anticonformista ma anche di spirito, meglio di no, mi avrebbe preso per il culo a vita!
     
     

  • 20 ottobre alle ore 1:18
    Enrico

    Come comincia: Ieri è stata una giornata speciale, che ricorderò per tutta la vita.
    Sono le 16 e mi vedo con un caro amico del liceo, uno di quelli che chiedi in giro, ma nessuno sa molto; uno di quelli che non vedi spesso, uno che... per me è sempre stato un illuminato.
    Mi regala il suo libro di poesie dal titolo “Quando la parola più non basta”… e insieme andiamo a prendere un frullato vegano su Ponte Vecchio.
    Parliamo molto e in profondità, è bello parlare con qualcuno, ma il tempo vola ed è tardi, ci salutiamo.
    Mentre cammino verso scuola, inizio a sfogliare il libro, c'è un suo pensiero scritto a penna: non dicendomi nulla mi ha fatto un doppio regalo riuscendomi a strappare un sorriso sincero, cosa che da qualche tempo a questa parte è diventata una cosa rara per me.
    Arrivo a scuola e uno dei miei più cari amici, nonché studente, mi sorprende per i progressi… la lezione vola...
    Peccato, sarei rimasto ancora, non ha prezzo condividere certi momenti, ma è tardi.
    Io non vedo la lezione come una vera e propria "lezione", ma più come una condivisione, e infatti mi reputo insegnante e allievo allo stesso tempo: quando sto attento, imparo anche da un sorriso o da uno sguardo.
    Sono le 20:30, la fame si fa sentire e mi fermo a cenare in un ristorante vegano davanti la scuola dove ormai sono cliente abituale, prendo anche un dolcetto da asporto, così da far colazione il giorno seguente.
    Mentre torno a casa, assorto nei miei pensieri, mi ritrovo per le vie più affollate del centro. Solitamente le evito: non mi piace la folla...
    Inizio a guardarmi intorno, il sole è tramontato e c'è un leggero vento... molti turisti, ma non troppi e qualche musicista al Duomo.
    Due ragazzi guardano la cartina e poi la rigirano; un ragazzo bacia la mano alla compagna (mai visto in vita mia, sono cose che fanno bene allo spirito); due fratelli, credo tedeschi, spingono un terzo in carrozzina verso Via dei Calzaiuoli; gli altri passanti guardano dritto al loro sguardo, assenti dalla bellezza che li circonda.
    Passo davanti ad una nota gioielleria sul Ponte Vecchio dove risiede una grande artista e amica: un'alchimista della gioielleria, lei non c’è… ma si respira un'aria di creatività e i colori sono oro e nero: i colori dell’Arno e della poesia.
    Continuo a passeggiare, con la chitarra sulle spalle, il dolcetto in una mano e il libro di poesie nell'altra, mi riguardo intorno...
    Che bei colori ha Firenze… penso che in autunno, si trasformi in uno dei luoghi più romantici al mondo.
    Troppo poetica per un film Hollywoodiano.
    Torno a casa e nella penombra scorgo dei fogli che fuoriescono da una cartellina gialla… sento un gran freddo.

  • 20 ottobre alle ore 1:15
    Stories

    Come comincia: Storie:
    Tanti e tanti anni fa, mentre tutti i i ragazzini della mia età uscivano in "compagnia" con altri coetanei, io dopo i compiti, preferivo passare i pomeriggi in centro a Firenze.
    Le opzioni erano sempre e solo due: per negozi di dischi o a Siena all'Emporio degli strumenti musicali.
    Quest'ultima era haimè rischiosa perchè per un bambino di 12 anni ( i 12 anni del '94 non erano come quelli di adesso ) non era normale prendere la corriera extra urbana di nascosto dai genitori.
    Ad ogni modo, un negozio di dischi mi è rimasto impresso, per le ore spese lì dentro e per il muro di dischi che mi inebriavano la vista e lo spirito.
    A quei tempi i dischi costavano veramente tanto, e prenderne più di un tot al mese, significava rinunciare alla merdenda della mattina a scuola; perchè si sa, i genitori storcono sempre il naso quando si tratta di musica.
    Ricordo un episodio: una mattina Il vecchio proprietario - che evidentemente si era svegliato con la luna storta - , alla mia ennesima e snervante richiesta:" posso ascoltare anche questo?". Mi rispose:" ragazzo, non sono un jukebox ".
    Da quel giorno per un eccesso di Ego non rimisi più piede in quel negozio, e da allora, sono passati 25 anni.
    Oggi, passando per le vie del centro, mi sono soffermato proprio in quel negozio: al disco Alberti ( storico negozio fiorentino ) nell'intento di acquistare un disco di Prince.
    Il vecchio signore non c'era più, e il locale era illuminatissimo in pieno stile USA.
    Purtroppo, come in qualsiasi negozio di dischi, non si vendono più solo dischi, ma anche calendari, auricolari, casse, e tante altre cose; la sezione dei dischi è sempre più piccola ovunque io vada, ma in questo negozio vi è un piano interamente dedicato.
    Salendo al piano di sopra sentendomi un pò adolescente, riesco a trovare Prince: Purple Rain.
    Immediatamente poco più giù leggo" F. Pilato " e trovo i miei dischi esposti.
    Non è la prima volta che mi ritrovo nei negozi, ma questa volta è stata diversa.
    Mi sarebbe piaciuto che quel vecchietto fosse stato ancora lì, e a quel punto gli avrei detto:" Hey Man, vorrei acquistare quei due dischi di quel tizio: "Frank Pilato", sta lì, fra Prince, Parker e Pezzali ( mi fa un pò effetto ). Tranquillo, non importa ascoltarli, li prendo a scatola chiusa, mi fido".

  • 20 ottobre alle ore 1:14
    Solitudine

    Come comincia: Riflessioni
    Spesso mi chiedono come mai io sia un solitario:
    amo cenare da solo nei ristoranti ( a lume di candela anche ), viaggiare solo, fiondarmi in hotel dopo le date lives, non avere nessuno nei camerini, vivere isolato, meditare per giorni, tenere il cellulare lontano settimane, etc etc etc.
    Nella nostra società, l'essere solitario, non viene visto come una cosa positiva, ma la solitudine non deriva dal fatto di non avere nessuno intorno, anzi è proprio il contrario; o per lo meno nel mio caso è l'esatto opposto.
    Spesso non servono i viaggi, imprese titaniche, corsi motivazionali, è sufficiente rendersi conto di chi non si ha intorno.
    So che in molti non capiranno le mie parole, ma la solitudine non è necessariamente nemica dell’amicizia, perché nessuno è più sensibile alle relazioni di un solitario: l’amicizia fiorisce soltanto quando ogni individuo è conscio della propria individualità e non si identifica con gli altri.
    La solitudine non è vivere da soli, la solitudine è il non essere capaci di fare compagnia a qualcuno o a qualcosa che sta dentro di noi, cosa che riscontro in tutta la gente che incontro.
    Se non si è capaci di farlo con noi stessi, come si pretende di farlo con gli altri? E' stupido.
    Io "credo" che sia importante avere sempre un contenuto da portare in un rapporto, quindi per questo preferisco scegliere e non essere scelto; che poi se scegli con consapevolezza, sei scelto.
    La solitudine non è sofferenza, la sofferenza è costringersi a stare a tutti i costi con qualcuno; questa è la sofferenza.
    Amo i miei amici perchè sanno delicatamente come "prendermi"��e infatti la loro amicizia onora la mia anima.
    L'uomo è cambiato: l’intimità e la solitudine hanno perso il loro valore, le qualità individuali sono divenute sempre più di tutti, il singolo ricerca la collettività, la moltitudine e si identifica con il Noi.
    Io sono io, non sono noi.
    Tutto ciò mi mette in contatto con la mia anima e mi permette di spegnere le luci finte da cui sono circondato.

  • 20 ottobre alle ore 1:10
    Felice

    Come comincia: Cari genitori...

    - Cosa vorresti che facesse tuo figlio da grande? Medico, avvocato, ingegnere?
    - Felice, vorrei che mio figlio fosse felice.

  • 20 ottobre alle ore 1:07
    Il Re scorpione

    Come comincia: Qualche giorno fa sono corso al pronto soccorso a causa di una puntura di scorpione. Ebbene sì lo stronzetto si era intrufolato tra le pieghe del mio cuscino.
    Giunto al pronto soccorso con l'essere immondo in ottima salute dentro un contenitore di vetro, mi appresto a entrare e spiegare la situazione agli infermieri.
    Sbigottiti mi scongiurano di non aprire il barattolo...come se fossi un idiota.
    Aspetto il mio turno, nel mentre entra una ragazza ( molto bella ) con il suo compagno.
    La ragazza presenta delle tumefazioni sul volto e credo anche un trauma cranico visto che si reggeva a mala pena in piedi e non era ubriaca.
    Invito gli infermieri a controllarla subito, in quanto io teoricamente non dovrei essere in pericolo di vita ( ho ancora molto da dare a questo mondo ).
    Poi oh, avendo portato il mostro con me, avrevvero avuto sicuramente l'accortezza per procurarsi l'antidoto in caso di veleno mortale...
    le mie speranze sono sempre molto alte in campo salutare.
    Ad ogni modo passano 40 minuti e mi vedo questo energumeno fidanzato della ragazza che mi corre incontro come un folle e due della polizia dietro che lo inseguono.
    Mi urta facendo cascare lo scorpione...
    Fortuna per lui che non è scappato via sennò l'avrei ammazzato a mani nude quel sub mentale.
    Ad ogni modo lo scorpione stava bene, lo avevo chiuso con un tessuto traspirante per farlo respirare e gli avevo messo delle foglioline per farlo sentire il più possibile nel suo abitat. Cmq...arrivato il mio turno, entro e rivedo questa ragazza.
    Il suo fidanzato l'aveva picchiata e lei non voleva fare il nome del compagno per paura di ripercussioni.
    Era una turista italiana venuta quì per qualche giorno. Mi avvicino a lei chiedendole il perchè della sua scelta di non volerlo denunciare...
    mi guarda molto delicatamente, capisco e non insisto. Si apprestano a farle una TAC e nel mentre mi rimetto a scrivere musica in compagnia del mio compagno con la codina alzata che è sempre più incazzato. Intanto invito i carabinieri che erano arrivati sul luogo a far presente che in hotel dove alloggiavano i due, sicuramente uno dei due avrebbe dato le generalità lasciando i documenti, così avrebbero potuto indentificarlo.
    A detta della ragazza non era la prima volta che capitava.
    Ad ogni modo i carabinieri si interrogano ( giustamente ) se i poliziotti che avevano inseguito il ragazzo, lo avessero preso e portato via o comunque se fossero già andati in hotel.
    Convenivano sul fatto che sarebbe stato necessario fare delle telefonate prima di chiamare l'hotel.
    A quel punto la dottoressa di turno ( una donna fantastica ) si appresta a fare il numero, ma io le faccio notare che il mio braccio è divenuto quello di Sylverster Stallone in Rocky nel corpo di Alice Cooper.
    Corre da me e i due carabinieri si apprestano a fare il numero dell'hotel o non so cosa (mi ero distratto e non capivo come mai si fossero attaccati al telefono dell'ospedale), trovano la segreteria e purtroppo per loro c'era il vivavoce.
    Avevano fatto il "190".
    Purtroppo la stanchezza fa brutti scherzi alle 5.AM, ma mi fa troppo ridere il fatto che sia capitato proprio ai carabinieri.
    Torno a casa, è l'alba.
    Libero lo scorpione in giardino vicino alla mia stanza, sono convinto che questa avventura lo abbia turbato almeno quanto ha turbato me e sono certo che non lo rivedrò più in casa mia. Un pò mi manca...
    Mi metto a letto e ripenso a quella ragazza...
    purtroppo troppe volte ho sentito queste storie.
    Non bisogna mai permettere a nessuno di farci violenza e non bisogna mai dare il potere di farlo.
    E' la società capitalistica la vera causa in quanto fautrice della mercificazione dei corpi; vuole nascondere ideologicamente il fatto che la violenza è l’essenza stessa della società di mercato, fondata sul rapporto di servitù e signoria, sullo sfruttamento e sull’immiserimento di sempre più persone a vantaggio di poche.

    E in tutto questo, nella mia anamnesi hanno scritto:" MORSO" di scorpione...

  • 20 ottobre alle ore 1:06
    Chissà per quale strana combinazione...

    Come comincia: "Chissà per quale strana combinazione di eventi..."
    Mentre torno in città, alcuni enormi boati disturbano i miei pensieri...
    Parcheggio la macchina non distante dall'hotel dove alloggio, non mi va di metterla nel parcheggio privato; preferisco fare una passeggiata.
    Allontanandomi dalla mia auto, con la chitarra sulle spalle, vedo i fuochi d'artificio... volgo le spalle a questi giochi pirotecnici, non perché io sia avverso a certe festività, ma semplicemente perchè non le ho mai capite, e anzi mi hanno sempre infastidito.
    Decido di passeggiare, è bello passeggiare soli la notte.
    Non passa un'auto, tutto è fermo, immobile, anche il vento ha smesso di soffiare...
    Chissà per quale strana combinazione di eventi, le persone davanti ai fuochi si uniscono... deve essere senza dubbio qualcosa di molto profondo, che esula dalla comprensione comune.
    Continuo a passeggiare dando le spalle ai fuochi e guardando chi ho davanti... sento la chitarra sulla schiena, mi piace, è bello vedere i volti illuminati.
    A un certo punto davanti a me si apre un ventaglio di uomini, donne, fidanzati che si abbracciano e mamme che prendono in braccio i loro piccoli.
    C'è chi fa i video, chi sorride, chi col dito disegna in cielo figure che nulla hanno a che vedere con la violenza in cui viviamo oggi: tutti sono vicinissimi.
    E, Immersi da quel gioco di colori, nell'intento di immortalare il momento, non si accorgono di quello che sta succedendo intorno a loro... umanità incosciente ho pensato.
    Continuo il mio cammino dando le spalle ai giochi pirotecnici; è bello vedere i volti illuminati... sembrano perle, è come essere su un palco.
    Mi vengono in mente le parole di un mio caro amico: "Quanto sarebbe diversa la tua vita, se avessi imparato a lasciar andare le cose che ti hanno già lasciato andare?"
    Conscio, mi volto per immortalare questo momento... in quei pochi attimi ho pensato che ci sono alcuni istanti in cui l'occhio azzurro ha un momento uguale all'occhio blu. Mi volto e continuo per la mia strada, vedo il riflesso delle luci sui palazzi, alcuni cani che abbaiano.
    Gli ultimi colpi, le tende delle finestre illuminate vengono abbassate, salgo in camera e appoggio la chitarra sul letto, mi assicuro che sia ben chiusa... non riesco a dormire se la vedo.
    Le rose che da giorni agonizzano in questo bicchiere non smettono di concedermi la lealtà del loro profumo, e distanti dalle apparenze, hanno capito che dietro ogni volto vi è un teschio.
    Rileggo le frasi che ho scritto a mano su un foglio pentagrammato, non le capirà nessuno.
    Adesso posso dire che l’arte è una sciocchezza.
    Apro la mia solita bottiglia di vino rosso, che finirò prima di addormentarmi, spengo la luce e mi siedo a conversare con l’ombra che una notte d’inverno dimenticai nel bar di un hotel a Vienna.
    Alzo gli occhi alla finestra, il vento ha riniziato a soffiare e sta restituendo al cielo la sua essenza.
    Sono il sogno delle orme di alcuni passi che quella notte persero la memoria.
    Nessuno mai più è passato di qui.
    S’affitta la camera vuota di una casa che ormai più non esiste.

  • 20 ottobre alle ore 0:53
    Venezia

    Come comincia: Episodi...
    Qualche giorno fa ho deciso di visitare Venezia in cerca del mio caro amico Paolo Volpato distante haimè circa 1100 km.
    Ho sempre amato Venezia e per la prima volta mi sono concesso un giro in gondola al tramonto: meraviglioso, avrei preferito con il Prof. ma la vita mi ha insegnato che bisogna accontentarsi.
    Si fa tardi e cerco un buon ristorante in zona San Marco, me ne consigliano uno che è proprio in piazza.
    Wow, c'è anche una band con repertorio jazz.
    Mi siedo e guardandomi intorno, ordino il primo: una vera delizia.
    Ad un certo punto le mie orecchie vengono assalite dai discorsi acefali provenienti da una una coppia che dista circa 1 metro e mezzo dal mio tavolo.
    Il nador in questione, fa notare alla compagna come fosse ingrassata nell'ultimo anno e indica lei cosa debba mangiare.
    A prescindere dal fatto che l'obeso è lui, lei lo lascia ordinare, e noto con dispiacere un certo senso di colpa nel suo sguardo. Noi artisti vediamo qualcosa in più dell'uomo normale: sentiamo, e ‘ascoltiamo’ i volti.
    Spesso vorrei essere sordo per non sentire più le puttanate e limitarmi ad ascoltare i volti, ma questa è un'altra storia.
    Ad ogni modo non appena mi arriva il secondo, il ragazzo inizia un'altra volta: "hai un culo enorme, i buchi nelle gambe ( che non so cosa siano ) e mi guarda con spocchia di quello che:" hey man, visto?".
    A quel punto faccio notare al cameriere che quel tavolo non è di mio gradimento e che voglio essere spostato.
    Senza battere ciglio obbedisce, visto anche il conto che mi propinerà di lì a breve...!
    La band è brava e io come ormai raramente mi concedo, sono totalmente ubriaco.
    Si fa tardi, la band non c'è più ed è giunto il momento di tornare in Hotel.
    Ordino un Aultmore Scotch Whisky (ebbene sì ce l'hanno) e chiedo il conto; sorridendo, noto con stupore un coperto in più.
    Striscio la carta pensando che ormai tutto è un mercato, sentimenti e corpi inclusi.
    Appizzo Allan Holdsworth nel lettore mp3 e mi incammino...
    Tutto questo per dire...

    "ragazze, sceglieteveli bene i compagni e non siate egoiste, perchè un giorno uno sconosciuto seduto accanto a voi, potrebbe pagare un coperto in più pur di non sentire le puttanate del vostro "amore".

  • 17 ottobre alle ore 10:50
    SI VIS PACEM...

    Come comincia: Alberto M., anni sedici, frequentava a Jesi in quel di Ancona la quinta classe A) del locale ginnasio. Che ne combinava di tutti i colori era il meno che si potesse dire. Di intelligenza superiore alla media, per natura riusciva a dileggiare sia i compagni che i professori.  In un compito in classe ‘si vis pacem’aveva sostituito Il normale  ‘para bellum’ (per i non latinisti prepara la guerra) un ingiustificato:  ‘para culum.’ Frase che fece saltare sulla sedia il professore di materie letterarie Altero G. il quale non trovò altra soluzione che mandarlo fuori dall’aula. Male gliene incolse (al professore), di passaggio dinanzi all’alunno  il preside Gioele C. si informò dall’insegnante dell’accaduto e: “i professori debbono istruire gli alunni non punirli!” e così l’indisciplinato Alberto riprese con faccia serafica il suo posto in classe  con un risolino sulle labbra che fece ancor più incazzare il docente che, impotente dinanzi alla decisione del preside,  ritenne opportuno far scrivere dalla segretaria della scuola sul diario dell’alunno una nota altamente negativa sul comportamento di Alberto, nota da far firmare p.p.v. (per presa visione) al padre del colpevole o da chi ne fa le veci. Ti pare che l’Albertone  si sarebbe fermato, quando mai. Variò il p.p.v. in p.p.p.c.  e si presentò alle tredici al papà Armando, funzionario di banca, il quale: “Dì al tuo professore che non so che voglia dire quella sigla in ogni caso non firmo niente, ho altro da fare.” e sparì dalla sala da pranzo. Mecuccia S., la mamma, fu dello stesso parere, abbracciò il suo cucciolone preferito e fece ritorno al negozio di coloniali di cui era titolare. Il giorno successivo Alberto si presentò al professor di lettere con una firma falsa, la sua, sulla nota a suo carico e, col solito sorriso serafico la mise sotto il naso del prof. Altero il quale saltò sulla sedia della cattedra: “Cosa hai combinato piccolo imbroglione, che vuol dire p.p.p.c.?” “Penso che debba chiederlo alla signorina Isotta, la segretaria.” Già chiamarsi così era una disgrazia, il nome voleva dire’colei che protegge il ferro’ più che il ferro la cotale doveva proteggere se stessa dalla bruttezza totale, la classica zitella tipo quella descritta da un regista Frank Capra: legnosa, piatta, naso lungo, labbra inesistenti, capelli cinerei. Il professor Altero preferì chiamare il bidello per far accompagnare Alberto dal preside con la nota modificata dall’impertinente. Amos V. il bidello era una macchietta: gli alunni gli avevano appioppato il soprannome di ‘nasibù’ per il gran naso che quasi gli entrava in bocca inoltre mostrava una gobba tipo il campanaro di Notre Dame e due piedi taglia 46, una barzelletta ma tanto buono d’animo e benvoluto dagli alunni che gli donavano spesso delle sigarette che il bidello amava molto in mancanza di altri…divertimenti. “Arbè che minchia hai combinato? Stavolta so cazzi!” Il preside all’inizio si rabbuiò, era sempre vicino agli alunni ma quando è troppo è troppo! “Signorina Isotta per favore prenda la pagella di questo signorino, immagino…” “Immagina male signor preside, ho tutti otto ed anche qualche nove, solo un sei in matematica.” “Non ci capisco più nulla, Alberto andiamo al bar Ciro qui di fronte, voglio parlarti in privato.” Il titolare del bar: “Professore vedo che ha con sé il miglior alunno dell’istituto, conosco il padre un galantuomo, forse un po’ troppo scherzoso!” Pensiero del preside: “Ecco da chi ha preso stó figlio di cane.”  “Dammi il numero di telefono del genitore, voglio parlarci.” A tavola papà Armando era serio. “Alberto il preside mi ha dato pessime notizie sul tuo comportamento, meriti una punizione, una settimana senza tv né cinema, solo studio.” “A’papà che debbo prendere tutti dieci, non bastano gli otto ed i nove!” I due coniugi non riuscirono a trattenere una grassa risata poi Armando: “Allora studia matematica, lì sei scarso, io all’età tua…” “Avevi sei in latino e greco e così siamo pari.” “Mecuccia come lo abbiamo concepito stó figlio, quella notte dovevamo essere distratti!” Alberto pensò bene di mollare il prof. Altero e rivolgere i suoi lazzi alle ragazze alcune delle quali bonazze ma inavvicinabili, erano gli anni cinquanta ma questo non lo scoraggiò. Ad un banco vicino al suo c’era una certa Rossana bassotta, faccione,  niente di speciale  era destinata ad essere la prima vittima. Alberto scrisse, a stampatello, due biglietti: ‘ Ho comprato una maglia di lana, l’ho comprata Rossana per te ma ho saputo che fai la puttana la maglia di lana la tengo per me!’ ed un’altra: ‘Ho comprato due belle galoches, le ho comprate Rossana per te ma ho saputo che lo prendi fra le cosce e le belle galoches le tengo per me.’ Durante i dieci minuti di intervallo i due biglietti finirono fra le pagine del diario della predestinata la quale al rientro in classe, all’apertura del diario ne prese visione e, rossa in viso come un peperone  le portò all’attenzione del prof. Altero il quale, da vecchio puritano, divenne più rosso dell’alunna. Una calma surreale piombò nell’aula, il professore si recò dal preside con la conclusione che, anche se in mancanza di prove, Alberto fu trasferito nella quinta B), dove c’era‘merce’ fresca da poter sfruttare! Nei giorni successivi il buon Al. adocchiò una ragazza di una frazione di Jesi Polverigi, nome: ‘Fragolina’. Ovviamente c’era da domandarsi chi avesse avuto quella brutta idea di imporgli quel nome. Alberto non se lo domandò più di tanto perché la ragazza aveva un corpo atletico, tutto quasi perfetto, quasi perché sul viso alloggiava un naso alla Cyranau de Bergerac  quasi uguale a quello del bidello ‘Nasibù’ che in un uomo porta a pensare… in una donna…Allora non erano di moda gli interventi chirurgici di plastica nasale e dunque Fragolina dovette escogitare qualcosa per far passare in seconda linea quel difettuccio: affidarsi al seno prosperoso ossia esporlo il più possibile. Le ragazze indossavano un grembiule nero chiuso sino al collo e allora…Fragolina smise di indossare il reggiseno, niente canottiera con la conseguenza di un  seno ondeggiante che nei maschietti faceva un certo effetto soprattutto quando l’interessata, presa da sacro fuoco erotico, sbottonava  la parte superiore del grembiule. Il caso o il destino che, come tutti sanno, è al di sopra degli dei portò Fragolina e Odino F. professore di lingue a frequentare la stessa pensione in una strada laterale della piazza principale: la baby pensava così di essersi assicurata dei buoni voti, il professore amava la ‘merce’ fresca e vogliosa. La situazione non sfuggì ad Alberto a cui non parve vero di poter ‘mescolare le carte’. Fattosi amico della non più giovane padrona della pensione, pensò bene con una sceneggiata di farsi curare dalla stessa un ginocchio malconcio in seguito ad una ‘fasulla’ caduta accidentale dentro la pensione. Il vecchio truccò funzionò e ‘la vecchia’ riprovò dopo molto tempo le gioie del sesso in cambio ebbe il permesso di spiare professore e alunna che, talvolta, respiravano l’aria della stessa camera da letto. Odino era dotato di un po’ di gobba ed aveva anche l’aria di un gibbone, cosa che non interessava Fragolina  per i vantaggi sia scolastici che per quelli pecuniari (Odino era ricco). Alberto un pomeriggio entrò nella stanza dei due mentre la ragazza si ‘fumava’ il sigarone di Odino al quale il sigarone stesso prese ad ammosciarsi. “Scusate ho sbagliato stanza.” Scusa assolutamente non credibile ma Al. non ne aveva trovata una migliore. A scuola prese contatti con la baby rappresentandole la possibilità di farle visitare la sua bella casa a tre piani di via S. Martino in assenza dei genitori che andavano a passare il week end da parenti a Roma. Alberto si impossessò del lettone dei genitori in stile neo-classico con specchio ovale ed armadi con specchi che davano l’idea di un cinemascope. Era domenica, alla cameriera Lina aveva chiesto di preparare un pranzo alla ‘deus flavis capillis’, cosa che avvenne  con  un brodetto di pesce innaffiato col Verdicchio di Giorgio Brunori. Al buio il nasone di Fragolina non si vedeva proprio in compenso tette favolose, cosce da maratoneta e piedi lunghi e stretti che sarebbero stati apprezzati dai feticisti.  Punto G di Fragolino trovato, orgasmi sino allo sfinimento  e poi: “Cara sono un po’ sul distrutto, scusami se non ti accompagno.” Una svolta molto particolare avvenne nella vita di Alberto con l’arrivo in  classe proveniente da un istituto romano della professoressa di matematica tale Gabriella F. jesina puro sangue con villetta a due piani più giardino sul viale dei Colli e cagnetta ‘Perla’ oltre ad un bel gruzzolo di famiglia. Sola al mondo, d’estate girava un po’ tutti i paesi dei dintorni ma la solitudine le pesava, anche se lei affermava il contrario. Conosceva i suoi limiti fisici, non molto alta ma ben proporzionata, naso piccolino , bocca promettente, seno…insomma una bambolina che ‘l’on pourrait baiser’. Gabriella notò subito Alberto sia per il suo fisico che come spirito; aveva studiato anche  psicologia e aveva scoperto subito che tipo fosse. Un problema era però sorto, somigliava molto ad un suo collega romano che l’aveva lasciata per una modella e la ferita non si era ancora rimarginata. Un giorno si fece coraggio e, durante l’intervallo aveva chiamato in cattedra Alberto che non aspettava altro. “Giovanotto ti do del tu perché ho dieci anni più di te, mi meraviglio del tuo voto in matematica, nella altre materie tutti otto e qualche nove in matematica 6, sei allergico ai numeri? “Ai numeri si ma non alle professoresse di matematica.” “E non sei nemmeno allergico alla faccia tosta bel giovane con me…” “Più di una all’inizio mi ha detto di no poi si è squagliata come neve al sole!” “A’ neve al sole vedi d’annà a…” “Provvedo cara Gabri…à bientôt.” “Mó questo fa pure il poliglotta, buah…” Ovviamente finì che Alberto fu invitato nella villetta dei Colli di Gabri. All’ingresso, aperto il cancello, fu avvicinato dalla cagnetta ‘Perla’ che, alle sue carezze, prese a leccargli la mano. “Stà puttanella, quando incontra una persona che non conosce fa un casino del diavolo, con te…inspiegabile!” “La padrona farà la stessa fine!” “Io vado in palestra, yudo cintura nera primo dan, ti potrebbe finire che finisci in orizzontale a terra!” “In orizzontale si ma su un morbido letto, a proposito il tuo com’è, morbido oppure duro come la padrona?” Gabri. sconfitta si ritrasse in casa seguita da una Perla scodinzolante e dall’alunno Al. sicuro della vittoria. Nella parte posteriore della villetta Gabriella offrì all’ospite delle bevande colorate, niente alcol, una volta si era ubriacata e le era bastato. “Ho voglia di metterti le mani fra le cosce, a proposito sono morbide come sembrano, penso di si” ed, alle parole fece seguire l’azione alla quale Gabri. non si oppose, la sua era una sconfitta piacevole,  Alberto le era entrato in corpo in senso metaforico. Cena all’aperto, era luglio, Perla felice si arrampicava sulle gambe dei due ricevendo del cibo  ed Alberto , eccitato, senza profferire verbo fece capire a Gabri che l’ora fatale era giunta.  A letto  la padrona  di casa, si appropriò del cosone di Al.  preferendo la posizione cavalcante data la sua statura. Non fu solo una questione fisica, Gabri si ritrovò con le lacrime agli occhi, capì di essersi innamorata, non era sicura che fosse la cosa migliore, fare l’amore con un alunno di dieci anni più giovane, che futuro…”Non pensare troppo, ti si legge in viso, ho due genitori meravigliosi che ti apprezzeranno.” E così fu: Armando “Giovanotto sei fortunato a me è capitata una racchia come tua madre, a te…” “Tu sei la figlia che non ho avuto.” La notizia ovviamente venne a galla, pareri discordi ma dopo un po’ la gente si stancò dei pettegolezzi ed Alberto e Gabriella vissero… Dimenticavo Perla, mamma di tre volpini  che salivano sul letto anche in piena notte, che palle!
     

  • 16 ottobre alle ore 18:55
    Lettera d'amore

    Come comincia: Nascemmo noi, uno poco più in là dell'altro. Giusto il tempo di imparare a fare la pipì nel vasino, tu, e sono arrivata io a controllare, avvinghiata a mammina, che centrassi quel coso di plastica azzurro, anziché il pavimento del bagno. Ecco, ci siamo conosciuti così io e te, anche se a dire il vero ti spiavo quando ti abbuffavi attaccato a quel coso, quel tubo, come lo chiamano, ah sì, cordone ombelicale. Ero un puntino e ti guardavo curiosa, volevo capire, imparare... Caro mio, ero già pronta a rimpiazzare il tuo vuoto nella calda piscina sai? E così mentre tu posizioni il tuo pisellino e ti eserciti a non sbagliare mira, io mi cullo nell'acqua tiepida con l'idromassaggio. Oh oh! qualcuno ha tolto il tappo e mi sento roteare. Mi gira la testa, ho la nausea... Oddio, mi risucchia il budello, non c'è nemmeno luce qui. Che fracasso lì attorno, sento voci che cercano di superarsi, di sovrastarsi e tutte sono agitate, ma perché poi si agitano tanto, sono io che avrei di che agitarmi. Altroché! Ho la testa troppo grossa, lo sapevo io che non dovevo lasciar crescere i capelli, lo immaginavo che i riccioli avrebbero creato qualche complicazione. Ma ce l'ho fatta, sì posso ritenermi soddisfatta. Ho imparato davvero bene guardando quello che facevi tu, ho seguito la tua traccia e pure io sono riuscita a... a venire alla luce, si dice così quando fai tutta quella fatica per passare in quell'altro tubo che, mamma mia quanto è stretto mi sento ancora soffocare! Capisco tutte le smorfie che hai fatto, avevi proprio ragione caro mio, un gran bel da fare per venire a guardarti mentre fai la pipi in quel coso di plastica azzurro. E va bene dai, è valsa la pena fare tutto questo per venire a conoscerti. E quanto mi faceva ridere vederti con quella faccia così sconvolta quando mi hai vista la prima volta, quasi quasi rinascerei solo per il gusto di guardare i tuoi occhi spalancati e la O sulla tua bocca che sembrava voler prendere tutto lo spazio del viso. Sì sì, lo rifarei. E così da quel momento che la mia testa riccioluta è spuntata nella tua vita, mi hai insegnato come si fa la pipi nel vasino prendendo la mira senza schizzare attorno. Però sai, mi è stato un po' difficile imparare nella mia condizione di femminuccia, ma devi dire che nonostante tutto ce l'ho fatta... E a giocare a pallone e ad arrampicarmi su ogni cosa verticale, e a fare il tuffo a pesce morto in mare, poi...! che risate, e che sgridate...

    Mi hai insegnato che i ragazzi vanno tenuti a bada, e mi ricordo perfettamente quella volta che sei arrivato a "occhio gelido" a ghiacciare il tuo amico che mi stringeva un po' troppo in quella trappoletta del "ballo del mattone"... hai fatto bene sai? mi hai aiutata a restare bambina sorridente per ancora un po'... Fratello mio, fratello quasi gemello, una vita insieme da quel giorno che venni, curiosa di te, in questo mondo. Quante scene impresse sulla retina di me e di te, quante avventure e bizzarrie e gioie e dispiaceri e dolori, quanti momenti di noi. E ti guardo con gli occhi del cuore mentre con l'anima accarezzo ogni tuo pensiero e sorrido quando mi dici "va tutto bene, è tutto a posto" col movimento delle labbra nella ricerca di quella voce che non hai più. Ti sorrido mentre stai dicendo la bugia, mentre il tuo corpo urla contro Dio e contro il cancro che più non vuol lasciarti. Sorrido, tristemente sorrido e ti stringo a questo mio cuoricino...

    Tua principessa

     

  • Come comincia:                                                                  Il mito Pink Floyd iniziò con questo disco nel                                                                       1972 e si elevò in excelsis con l'album                                                                                successivo "Dark Side Of The Moon"
                                                                                = Riccardo Bertoncelli =

     Composto all'inizio dei settanta, cioé un momento tendenzialmente slow del gruppo, questo disco si rivelò, invece, artisitcamente, tecnicamente e musicalmente valido (nonostante avesse avuto vendite a dir poco blande negli States!). Anzi, a suo modo, rappresentò esso una sorta di ponte, di anello di congiunzione tra le fasi artistico-musicali precedenti (epoca barrettiana psichedelica e "Ummagumma") e la successiva; ovvero, dicasi della performance "premonitrice" di quanto accadrà due anni più tardi ai Floyd...dalle parti "dark" della luna!
    - One Of These Days: bellissimo pezzo "elettronico" dalle atmosfere "viaggio sulla luna" (cioé, da "Spazio 1999", come diceva il nonno di un mio amico!) o "kubrickiane" (cioé, da "2001: odissea nello spazio");
     - A Pillow Of Winds, Fearless&Seamus: un mix di poesia e pittura in note musicali (o le classiche ballate acustiche di stampo floydiano?! Fate pure voi!); ovvero, quadri impressionisti in musica. Del primo brano, in particolare, sono da dire due cose: la traduzione italiana é "Un cuscino di venti" e - le piume finali dell'imbottitura - scrive Bertoncelli nel suo "I cento dischi" (Rizzoli, Milano, 1986), - altro non sono che i cinquantamila tifosi del Liverpool che incitano i reds ad Anfield Road; - inoltre è un pezzo romantico, romantico, romantico e bellissimo, struggente: il che, a volte, proprio non guasta!
     - San Tropez: pezzo scritto da Waters, con atmosfere jazz delicate, soffuse; propiziatorio, quasi propedeutico, prima del gran botto finale; ovvero, prima della "marea" psichedelico-visionaria di Echoes.
     Il brano finale del disco, appunto "Echoes", era in principio "Return To The Sun Of Nothing", ed a proposito di echi quello che segue è un mix, una miscellany (come sono soliti dire i britannici!) di impressioni relative ad esso. Il suddetto [Echoes], col titolo originario di cui sopra, venne suonato il 15 maggio 1971 durante uno spettacolo di due ore e mezzo al Crystal Palace Garden Party di Londra, con fuochi artificiali inframezzati e proprio mentre un polipo gigante gonfiabile emergeva dal lago. Un certo Johann Sebastian, in  arte Bach, affermava che - la musica (più) vera è quella che ruota su se stessa all'infinito..."; ed infatti, lupus in fabula - :Quando suonammo questo pezzo, - disse Nick Mason una volta, - pensavamo a qualcosa che non dovesse finire mai (appunto!); od anche: - il finale è stato ideato pensando ai disegni di Escher, alle scale impossibili che danno in altre scale e non portano da nessuna parte (Roger Waters). Lo stesso Riccardo Bertoncelli, infine, scrive: "E'il brano più esemplare del disco, spalmato in chiusura in tutti i suoi ventitré minuti. E'uno dei tanti trips sonori disegnati dai Floyd avendo in mente ben altri "viaggi" e come quelli, appunto, è lungo, incerto, vano e da l'impressione di non terminare mai". Uno dei tanti - e famosi - trips, certo, che hanno reso i Floyd immortali insieme, ovviamente, alle ballate acustico-elettroniche, alle musical poesie romantico-sentimentali, alle visioni stupefatte e stupefacenti, anarcoidi, apocalittiche, paranoiche (quelle di Waters) e premonitrici (vedi "The Wall", del 1979), ai viaggi psichedelici dell'era Barrett ("Ummagumma", "The Piper At The Gates Of Dawn", "A Saucerful Of Secrets"), futuristici e futuribili ("Atom Heart Mother"), prog-fantasy ("Dark Side Of The Moon", "Wish You Where Here", "A Momentary Lapse Of Reason", "The Division Bell"), oltre a tanto e tanto altro ancora.
     Il brano "Echoes" è un riff straordinario ed immenso, pulsante talvolta ed ossessivo; talora anche profetico e lugubre, quasi infinito, interminabile. Un groviglio di musica e suoni, un viaggio nella alienazione dell'uomo, nella pazzia e nella sua solitudine; all'interno della sua coscienza, nei meandri più reconditi, quasi oscuri e inimmaginabili della sua psiche e del subconscio. Visione onirica (intensa), profetica; forse menzoniera?! Grandi, veramente grandi furono i Pink Floyd nell'architettarlo e metterlo in musica: grande la loro immaginazione! Da molti (come da me stesso) è considerato il "pezzo" (simbolo) del gruppo. Da molti è considerato il manifesto cult, simbolo d'una intera generazione: quella post-sessantottina (o sessantottesca); da molti è considerato il manifesto della psichedelia e del prog-fantasy; o meglio ancora del rock psichedelico-progressive: uno stile, cioé, del tutto nuovo, perché inventato dal gruppo inglese.
     LUCE E BUIO, BUIO E LUCE; LUCE O BUIO: SOLO E SOLTANTO ECHI...E BASTA, RISVOLTI DI UNA STESSA PIEGA NELLO STRANO GIROVAGARE DELL'UOMO LUNGO LE STRADE DELLA VITA: UNA MATASSA CHE SI DIPANA E POI SI RIANNODA DI NUOVO...LEI, LA PERFETTA "GUERRA" DEI DUE MONDI INTERIORI DELL'UOMO: QUELLA TRA CUORE E COSCIENZA, TRA CERTEZZE E PAURE. SCHERZI DI LUCE O DI BUIO, DI BUIO O DI LUCE, CHISSA', SCHERZI DI LUCE E DI BUIO, SONO IN FONDO QUESTI ECHI!
                                        Meddle (scheda tecnica)
    Tipo                             Studio
    Date                            30 ottobre 1971 (Usa), 5 novembre 1971 (UK)
    Durata                         46"49
    Tracks                         6 
    Etichetta                      Harvest Record, EMI
    Produttore                   Pink Floyd World&Music, Pink Floyd Music Publishers Ltd.
    Registrazione              EMI Studios-Associated Independent Recording Morgan Studios                                      (London)
    Charts                          USA 70°, UK 3°
                                         = Testi esemplari =
    A  Pillow of Wind (Un cuscino di venti)
    Una nube di piumino si disegna intorno a me
    Ammorbidendo il suono
    E'tempo di dormire quando sono coricato col mio amore accanto
    E lei respira piano, e la candela si spegne.
    Ora si sveglia la civetta, ora dorme il cigno
    Guarda un sogno, il sogno è finito
    Verdi campi, una fredda pioggia
    Cade in un'alba dorata.
    E nelle profondità del terrenno i suoni di prima mattina
    E io scendo
    E' tempo di dormire quando sono coricato col mio amore accanto
    E lei respira piano, e io mi alzo come un uccello
    Nella foschia quando i primi raggi toccano il cielo
    E i venti notturni muoiono.
    (traduzione di Alessandro Besselva Averame in "Pink Floyd, the lunatic - testi commentati", Arcana Ed.ce, Roma, 2008).      

       

  • 03 ottobre alle ore 15:52
    CONTRO NATURA

    Come comincia: Quante volte abbiamo sentito questa frase soprattutto in bocca ai cattolici ad esempio: un rapporto anale lo è perché l’ano è preposto ad altre mansioni. Nei divieti religiosi c’è la costante volontà di mortificare, costringere, imbrigliare il piacere del corpo e quindi la sua libertà. In altre parole il cattolico praticante deve usare solo la vagina senza contraccettivi, tradotto figli a non finire non tenendo conto oggigiorno delle difficoltà, soprattutto economiche  di una famiglia numerosa. Il caso volle coinvolgere due famiglie di Roma residenti nello stesso palazzo a Piazza Indipendenza. Alberto psicologo, Anna sua moglie casalinga, Alceo  assicuratore, Clotilde moglie casalinga e Eberardo loro figlio, universitario. Quest’ultimo ventenne, un giovanottone da un metro e novanta era il problema della famiglia. Sin da giovane si vergognava a farsi vedere nudo anche dai genitori destando preoccupazioni soprattutto da parte del padre. Clotilde: “È solo vergogna, pudicizia non facciamone in dramma.” “La pudicizia l’hanno le femminucce…” Eberardo praticava atletica leggera con lanci del disco e del giavellotto e, data la possanza fisica,  otteneva risultati notevoli, era stato in prova anche nella squadra di rugby. Ma non entrava nello spogliatoio con i colleghi uno dei quali, un giorno per sfottò lo chiamò Ebe. Male gliene incolse, finì in ospedale giustificando le ferite con una caduta dalle scale. Malgrado i voti eccellenti negli esami, Eberardo era sempre triste e con poca compagnia, mai di femminucce che, peraltro, lo avrebbero volentieri ‘impalmato’  per il suo fisico magnifico ma…c’era un grosso ma che il padre ritenne di risolvere contattando Alberto per una visita psicologica al figlio. “Mandamelo venerdì, sono libero da visite.” Il venerdì il giovin signore ‘marcò visita’e non si presentò. Alberto una mattina lo aspettò sul pianerottolo e, presolo sotto braccio, lo accompagnò nel suo studio. “Con me niente vergogna, dopo quindici anni di professione ne ho viste di tutti e colori e d’altronde è la natura che ci vuole come siamo con tutti i pregi e difetti’. Permettimi una visita all’apparato sessuale…hai il pene un po’ piccolo ma questo non vorrebbe dire nulla, ti ordino delle pillole che dovrebbero fare al caso tuo, si tratta del ‘Levitra’ da prendere mezz’ora prima del rapporto sessuale, fammi sapere.” Eberardo una sera che i genitori erano a teatro invitò speranzoso a casa una prostituta che passeggiava alla Stazione Termini, era una ragazza piuttosto bella e fine. “Sono Samanta, cento in macchina, cinquecento a casa.” “Hai un bell’appartamento, se vuoi possiamo stare tutta la notte per duemila.” Ma quale duemila, nemmeno un milione avrebbe potuto aiutare Eberardo, ‘ciccio’ proprio non ne voleva sapere di crescere e così la baby, incassò il compenso e con accento bolognese: “Io sono sempre al solito posto, sono a tua disposizione.” La tale voleva far la furba, guadagnare molto senza far nulla. Eberardo si mise a letto arrabbiato con se stesso e col mondo, proprio a lui doveva capitare il guaio, nessuno dei colleghi pare avessero quel problema maledizione! I genitori rientrarono all’una, il giovane era ancora sveglio ed ancora più incazzato, si mise a piangere sempre più forte. Il padre nel letto già dormiva, la madre struccatasi ed in camicia da notte stava per coricarsi quando percepì il pianto del figlio. “Caro posso entrare?” Nessuna risposta, Clotilde aprì la porta e si portò vicino al letto del figlio: “Caro confida tutto a tua madre, qualsiasi cosa lo sai che sei tutta la mia vita.” Eberardo raccontò gli ultimi avvenimenti alla genitrice la quale con freddezza amorosa: “Ci scommetti che sistemo tutto io.” Tolse il lenzuolo, abbassò i pantaloni del pigiama al figlio e prese in mano e poi in bocca il ‘cosino’ del figlio che, inaspettatamente cominciò a crescere, a crescere, a crescere in  modo notevole, Clotilde pensò bene di completare l’opera e introdusse il non più piccolo pene in vagina sino a quando sentì che il figlio aveva avuto un orgasmo. “Ora dormi sereno figlio mio, quello che ho fatto è stato solo per amore materno, non accadrà più!” Eberardo la mattina successiva era di buon  umore,  la sua felicità sprizzava da tutti i pori. Ricco per il lascito del nonno suo omonimo, si recò in una gioielleria ed acquistò un collier di diamanti che orgogliosamente mise al collo della genitrice. Al rientro a casa Alceo: “Dove l’hai preso quel collier?” “Stanotte ho fatto delle marchette, non ci credi, pensi che io non valga un gioiello come questo?” Sentito presosi per i fondelli, il pater familias mangiò a e si rifugiò in ufficio, era di cattivo umore per la presa per il culo. Entusiasta per la prestazione, Eberardo invitò in casa Erminia una compagna di università la quale, anche perché aveva ricevuto in dono un braccialetto d’oro, era propensa a… ma, malgrado il Levitra, ‘ciccio’ non si mosse lasciando il proprietario in uno stato di prostrazione. Contattò Alberto e la mattina dopo si recò nel suo studio. Raccontò gli ultimi avvenimenti senza tralasciare alcun particolare e, speranzoso attese il responso del medico. “Mio caro il sesso dipende tutto dal cervello, la natura è capricciosa e commette degli errori in campo sessuale che nemmeno te li immagini. Ultimamente al computer sono apparse delle forme umane decisamente furori del comune: una donna con due peni e la vagina, un’altra con un membro che gli arrivava alla bocca entro cui eiaculava, due ermafroditi che facevano sesso una dentro l’altra e poi tanti trans con peni di una grandezza spropositata, non aggiungo altro, molto probabilmente tu hai bisogno di fare l’amore in maniera assolutamente fuori del comune, per ora non posso dirti altro.” Eberardo riportò alla madre il colloquio col medico anche il fatto che lo stesso non era voluto andare più avanti in quella che poteva essere una soluzione del problema. Clotilde era disperata, che fare per aiutare il figlio? Per ultimo  contattò l’amica Anna, con cui era in confidenza, riferendole paro paro tutti gli ultimi avvenimenti di Eberardo. Anna non sapeva che dire, era arrabbiata e in conflitto col marito perché non voleva comprarle una Mini Countryman omnia optionals molto bella e molto costosa e così ascoltava l’amica con poco interesse e poi una furbata di Clotilde: “Mio marito ti ha sempre guardata con occhio particolare, gliel’ho fatto notare ma non me l’ha mai negato, vedi se possiamo sistemare in qualche modo i nostri due problemi: pecunia non olet…ma risolve tante situazioni.” Quella sera Anna fu molto affettuosa col marito: “Clotilde mi ha fatto pena, suo figlio ha dei problemi che probabilmente tu conosci, se le diamo una mano probabilmente…” “Eberardo ha varie deviazioni sessuali, ho capito fra l’altro che è un cuckold ossia ama vedere sua moglie nel suo caso sua madre avere un rapporto sessuale con un altro uomo.” Forse era vero a metà, la verità era che Alberto si voleva ‘fare’ Clotilde da molto tempo e quella era l’occasione buona. Messo fuori gioco Alceo c’era la possibilità che Alberto  facesse sesso con  Clotilde e che Eberardo, eccitatosi dinanzi a quel rapporto, diventasse intimo di Anna alla quale tutto sommato non dispiaceva. Questa la teoria fu approvata  dalle due signore, unico problema la presenza di Alceo che, fortuna adiuvante, fu invitato a Rimini per dieci giorni ad un convegno della sua casa assicuratrice. Eberardo sentiva in giro aria di complicità, domandò notizie a sua madre senza ottenere una spiegazione poi ad Alberto che se la cavò con un: “Ci sto studiando.”  “Clotilde al figlio: ”Sabato sera una festa a casa nostra con io ed Anna, tutte e due in ghingheri, si festeggia l’onomastico di Alberto, non ti meravigliare dei nostri costumi brasiliani, sono stati scelti da Anna.” Eberardo era confuso, immaginava qualcosa di insolito ma non riusciva bene a capire di cosa si trattasse. La signore non avevano voluto usare i fornelli e pertanto la cena venne ordinata al sottostante ristorante, tutto pesce, c’erano pure le aragoste! Le signore misero un compact disk di musica brasiliana, un cha cha cha indiavolato,  ordinarono di spegnere le luci ed al comando ”Accendete!” un visione: delle loro tette coperte solo il capezzolo, davanti un francobollo e dietro un filo, uno spettacolo! I due maschietti sorpresi, Alberto immobile Eberardo cominciò a saltellare come un bambino e poi: “Guardate, guardate…” Il suo ‘ciccio’ stava diventando sempre più lungo e duro, abbracciò la madre e baciò Anna la quale fu forse la più felice, aveva in mente un certo progetto…Clotilde prese in mano la situazione: “Prima si mangia e poi…e poi…” Un Prosecco aveva contribuito a migliorare ancor più l’atmosfera godereccia. Alberto: ”Col vostro permesso io e Clotilde andiamo nell’altra stanza per un riposino, buon divertimento.” Eberardo che per tutto il tempo aveva il ‘ciccio’ in erezione era il più smanioso: “Cara posso…” “Aspetta, andiamo prima in bagno.” Alla fine delle abluzioni intime il giovanotto sentì il suo ‘ciccio’ preso in bocca da Anna che poco dopo: “Aspetta mi hai riempito la bocca ed andò nel bagno parlando con se stessa: “Cazzo questo aveva il ‘serbatoio’  pieno.” E al rientro in stanza Eberado: “Posso infilartelo, non resisto più.” “E la Madonna, hai appena avuto un orgasmo, aspetta un attimo, mi lubrifico la cosina.” Per lei fu solo una cosa meccanica che avrebbe portato a…” Eberardo era instancabile, voleva rimanere sempre dentro la ‘gatta’fin quando Anna: “Un po’ di riposo!” E si sfilò il ‘marruggio’ dalla sua cosina. Il giovane era abbastanza soddisfatto anche se avrebbe voluto…”Volevo chiederti un favore, mio marito non vuole  acquistarmi una utilitaria, se potessi tu darmi una mano…” “Non c’è problema, staccherò un assegno, domani ti accompagnerò dal concessionario, che marca desideri?” “Una Mini.” “Per ora pensiamo a divertirci.” E riprese ad entrare ed uscire dalla cosina di Anna che capì quanto per lei sarebbe stato duro ottenere quel regalo! Nell’altra stanza atmosfera del tutto diversa: “Clotilde devo confessarti tante cose sul tuo conto, ti vedevo di sfuggita e non ho avuto il coraggio di fermarti, sei la donna che ho sempre desiderato, hai lo stile della vera signora cosa che manca completamente a mia moglie che pensa solo al lusso, sono innamorato di te da sempre, starti vicino mi da un’emozione immensa, quando faremo sesso ci sarà molto amore, quell’amore di cui molti parlano senza sapere veramente il significato. Sei nel mio cervello, nel mio cuore e, al tuo pensiero, sento una sensazione bellissima nelle mie viscere. Il mio amore non è egoismo, godrei insieme a te anche se tu fossi con un altro purché di tuo gradimento, quello che ti ho detto è difficile da comprendere non so se…” “Posso dire solo che sei magnifico, in passato io pure ti avevo notato ma avevo paura della gelosia di tua moglie .” “Non ti preoccupare, lei pensa solo al denaro, ora se permetti un omaggio orale alla tua cosina.” Così si erano formate due coppie un po’ eterogenee ma, per motivi diversi, affiatate. Il giorno seguente Eberardo tirò fuori dal garage la Jaguar X type di sua proprietà, aspettò Anna la quale lo vide dalla finestra e si precipitò per la scale. “Quest’auto ha il tuo odore. Mi sei sempre piaciuto.” (Bugiardona ma credibile da parte del suo compagno di viaggio.) Al concessionario Eberardo staccò un assegno da diecimila €uro per una mini omnia accessoriata di color verde, la dama riempì un modulo con i suoi dati e rientrò a casa per una ‘sveltina’. Alberto e Clotilde avevano passato una notte indimenticabile non solo per il sesso, avevano scoperto l’amore con la a maiuscola. La fortuna diede loro una mano: Alceo sempre più spesso si recava fuori Roma per delle riunioni di lavoro, era evidente che aveva anche lui intrapreso una relazione extra coniugale. Eberardo ed Anna,  sempre più eccitati,  dovettero seguire i consigli medici di: ‘andarci piano’, lei aveva la ‘cosina’ arrossata, lui doveva star attento a non sforzare troppo la prostata.  Per completare il quadro ogni  notte si era consolidata l’abitudine di uno swapping di letto delle due coppie che  vissero per molto tempo una bellissima favola, anche se supportata da interessi molto diversi ma, pur sempre  con conseguenze  molto piacevoli!
     
     

  • 03 ottobre alle ore 11:27
    Jeena, storia di una bisex...

    Come comincia: Anch'io sono stata normale fino a qualche anno fa. Tutto è accaduto per caso, quando un giorno è venuta a trovarmi una mia ex compagna di scuola delle medie che non vedevo da tanti anni. 
    Si era fatta molto bella, alta, bionda, con un paio di gambe e un seno da far voltare pure i ragazzini. Anche lei mi aveva trovata cambiata (ovvio, erano trascorsi quasi dieci anni e non eravamo ancora "signorine"). 
    Era molto impegnata nel sociale; aveva fatto un buon matrimonio ma non desiderava figli! Il marito? Un bell'uomo (me ne mostrò la foto), con molti più anni di lei, un industriale catanese. 
    Mi espresse il desiderio di trascorrere in mia compagnia alcuni giorni a Messina (lei viveva a Catania da tempo). La cosa mi entusiasmò subito. Avremmo  avuto così la possibilità di rievocare i tempi della nostra adolescenza; avremmo parlato dei nostri amici, delle prime palpitazioni. Sonia - questo il suo nome - si sistemò, quindi, nel mio appartamentino e ripose nel mio armadio ciò che aveva in valigia. 
    Dopo aver cenato e aver visto un film alla TV, fummo colte entrambe dal sonno. Io le indicai la stanza dove avrebbe potuto dormire e dove le avevo preparato il letto, io sarei andata nella mia camera da letto.
    "Come? mi fai dormire da sola? No, assolutamente! Dormo nel letto grande con te, stiamo assieme, parliamo, dai!".
    Per me era la cosa più naturale di questo mondo e mi dimostrai contenta nell'aderire alla sua proposta. Io ho sempre dormito con una camicia da notte, anche se senza reggiseno e mutandine, Sonia invece si tolse tutto e si infilò sotto le lenzuola completamente nuda, dicendo che era abituata a dormire in quel modo.
    Dopo aver parlato un po', spensi la luce e mi addormentai.
     
    Nel corso della notte, cominciai ad avvertire qualcosa di strano: credevo di sognare qualcosa di fastidioso; avevo le smanie e, svegliatami di colpo riuscii ad intravedere il volto di Sonia quasi a sfiorare il mio. 
    "Come sei bella, Gina, sembri un angelo! Ti ho osservata mente dormivi; il tuo respiro è così lieve, le tue mani aperte sul cuscino come quelle di un neonato che dorme beatamente. Il profumo della tua pelle è straordinario. Ti ho baciata a lungo sai? Ti ho accarezzato il seno, il pube: ho fatto scorrere le mie dita tra i tuoi peli morbidi. Poi non ho resistito più ed ho baciato queste tue meravigliose labbra così carnose ed invitanti. E tu ti sei svegliata di colpo!". 
    "Sonia, ma che cazzo fai? Che schifo dici? Ma che pezzo di stronza sei? Lesbicaccia del cazzo! Questo sei? O Dio mio! Alzati, rivestiti, va' via da qui, sudicia porca che non sei altro! Ecco perché volevi dormire con me!". 
    Andai in bagno e cominciai a vomitare, pensando ai baci che Sonia mi aveva dato! Ne era segno eloquente la traccia di rossetto lasciatami sulle labbra e che io vedevo osservandomi allo specchio. Mi chiese ed implorò perdono. Non avrebbe mai più osato; non voleva  che la considerassi una estranea. Mi disse che aveva avuto un momento di smarrimento. Cominciò a piangere e mi abbracciò singhiozzando. 
    Lei era nuda ed io sentivo il suo seno contro il mio; aveva come dei sobbalzi; tremava; mi diceva che mi voleva bene come amica, che non avrebbe mai voluto che io mi adirassi con lei. Le presi il volto fra le mie mani per rincuorarla: i suoi occhi pieni di lacrime sembravano ancor più luminosi ed espressivi: era decisamente bella. 
    Ora era a pochi centimetri da me; ne potevo scoprire la perfezione dei lineamenti, il naso, la bocca stupenda, i denti bianchissimi e la fossetta sul mento. Le sue guance erano morbide, anche il suo alito era gradevole, sapeva di mela.
    Provai una sensazione strana mai provata sino ad allora: una grande tenerezza ed il bisogno di farle sentire che il mio affetto per lei non sarebbe mai finito.
    Faceva un po' freddo ed io presi l'accappatoio e glielo misi sulle spalle. Tornammo a letto ed io le diedi un bacio chiedendole scusa per la mia reazione. 
    "Ti chiedo scusa, Sonia, ma credimi non me l'aspettavo... Non volevo essere così brusca con te...".
    "Vieni accanto a me" - rispose lei con una voce dolcissima - "appoggia la testa sul mio braccio, dormi così con me, non avere timore; sta' tranquilla!".
    Dopo alcuni minuti, Sonia si era addormentata. Io la osservavo nella penombra: la punta del mio naso sfiorava il suo seno destro; percepivo l'odore della sua ascella, un profumo che mi spingeva a “respirarla” sempre più e ad avvicinarmi a lei. Il suo corpo nudo era caldo; tolsi piano piano la coperta per scoprirla: era magnifica. I miei occhi si erano ormai abituati alla penombra e quindi riuscivo a distinguere la forma delle cosce, il ventre senza una benché minima traccia di grasso o cellulite. Il pube ben pronunciato e colmo di peli; il seno prorompente: Sonia era  davvero un trionfo della natura!
    La ricoprii con molta attenzione per evitare che si svegliasse; quindi mi strinsi un po' più a lei mettendo la mia mano sul suo seno, obbedendo ad un impulso irrefrenabile che in quel momento mi spingeva a farlo. Avevo bisogno di toccarla, palparla, sentire il suo respiro, il suo profumo. La testa mi pulsava prepotentemente e sentivo il mio cuore come fosse in tumulto.
    Ad un certo momento, mi sollevai un poco protendendomi verso di lei. Ora ero io che volevo baciarla; proprio io che avevo vomitato due ora prima perché lei aveva sfiorato le mie labbra…
    Sì, era un controsenso, ma non potevo trattenermi, avevo bisogno di quel contatto e la baciai con molta tenerezza. Sonia aprì gli occhi, emise un gemito appena percettibile e dischiuse le sue labbra per potere bagnare le mie. Fu un bacio straordinario: le nostre lingue sembravano intrecciarsi, sfidarsi, penetravano all'unisono ora nella mia ora nella sua bocca. Sonia sollevò di scatto la coperta e la gettò a terra, mi sfilò la camicia da notte: ora eravamo tutte e due nude.
    Il suo seno turgido si strofinava contro i miei capezzoli eretti. In quel momento capii che ero in sua totale balìa. Mi piaceva donarmi a lei. Le dissi che era ormai padrona assoluta del mio corpo e che avrebbe potuto fare di me qualunque cosa. Cominciò a succhiarmi i capezzoli, mi dava piccoli morsi nel ventre per scendere poi sul pube e, quindi, ancora più giù per baciarmi, leccarmi e succhiarmi le grandi e piccole labbra finché riuscì a penetrarmi nella vagina con la lingua. 
    Erano movimenti ritmici, ad ognuno dei quali io sussultavo e cedevo sempre più fino  a giungere al totale abbandono, alla mia resa completa alla volontà di sesso di Sonia che era diventata pure mia  decisa volontà  di godere e di farle provare lo stesso stato di beatitudine in cui la nostra folle febbre dei sensi ci aveva fatto sprofondare.
    Ora non era più la sua lingua che mi dava sensazioni forti, ma prima un dito poi due insieme mi penetravano dentro e mi toccavano le pareti bagnatissime della vagina, mentre Sonia con la lingua titillava il clitoride.
    Dio mio, che sensazione indicibile... che felicità! Avrei voluto che lei si fermasse per concedermi un attimo di pausa, di contro non volevo rinunciare - perché troppo eccitata - a quel piacere sempre più intenso... e poi... e poi... esplosi in un  orgasmo celestiale che mai avevo provato in vita mia e che nessun uomo era riuscito a farmi provare: il mio primo orgasmo vaginale con un fiotto di liquido che mi uscì nel momento supremo: l'eiaculazione femminile, di cui avevo sentito parlare e che per me era una fandonia, io la stavo avendo grazie a Sonia! (Il tanto decantato squirting)
    Da quella notte cominciammo ad amarci; ero felice con lei, mi sentivo realizzata! Il rapporto lesbico, tanto deprecato dai benpensanti, è il più eccitante che una donna possa sperimentare, pur rimanendo attratta dall'altro sesso. 
    Oggi Sonia non vive più con me perché si è trasferita in Germania dove il marito ha impiantato una fabbrica di microprocessori. Ci vediamo in estate e trascorriamo insieme due settimane da favola a Taormina. Ormai io sono una donna bisex, felice di esserlo, perché in questo modo mi sento realizzata totalmente: sono cercata dagli uomini ed anche dalle donne. Sono felice perché amo la vita e la natura. Voglio essere amata così come io so amare. Credo nell'amore universale. Ecco perché amo uomini e donne con tutta me stessa. 
    A quarant’anni ho realizzato che il vero amore non ha sesso, ha il cuore!

    Giovanni Mascellaro
     

     

  • Come comincia:  Il brano in questione, dall'album "Desire", del 1976, narra (canta) la storia vera del pugilatore Rubin "Hurricane" Carter, sfidante ufficiale per il titolo mondiale dei pesi medi (combatté col connazionale Joey Giardello a Filadelfia, il 14 dicembre 1964, perdendo ai punti in quindici round). Tutti i testi dell'album furono firmati da Bob Dylan insieme a Jacques Levy, autore e regista teatrale. Il suddetto Carter fu accusato - ingiustamente - di aver commesso un triplice omicidio: per questo motivo fu condannato a tre ergastoli! (nel New Jersey, fortunatamente, non vigeva la pena capitale all'epoca del fatto). Prima di essere riconosciuto innocente (cioè, prima di essere riconosciuto quello che in realtà era: innocente!) egli scontò la bellezza di diciannove anni nel carcere della sua città!

    Colpi di pistola echeggiano nel bar di notte,
    entra Patty Valentine dalla stanza di sopra,
    vede il barista in una pozza di sangue,
    grida - Mio Dio li hanno ammazzati tutti! -.
    Questa è la storia di Hurricane,
    l'uomo che le autorità hanno accusato
    di un delitto che non ha commesso,
    messo in una cella di prigione, lui che avrebbe
    potuto essere 
    il campione del mondo.
    Tre corpi stesi a terra vede Patty
    e un altro uomo, un certo Bello, aggirarsi
    con aria misteriosa.
    - Non sono stato io -, dice e alza le mani,
    - Stavo soltanto rubando l'incasso, spero tu 
    capisca,
    li ho visti solo andare via -, dice e si ferma.
    - Uno di noi farebbe meglio a chiamare la polizia -.
    E così Patty chiama i  poliziotti
    e loro arrivano con le loro luci rosse
    lampeggianti
    nella calda notte del New Jersey.

     Le cause della ingiusta condanna (e della successiva detenzione), ovvero i motivi che pesarono sul giudizio e sulla relativa sentenza, a detta della parte opposta all'establishment dell'epoca (la parte progressista dell'America, evidentemente!) furono di natura puramente pregiudizievole (o pregiudiziale): Carter si trovava nel posto sbagliato al momento sbagliato (anzi, ancora peggio visto che egli, al momento del fatto, dell'efferato delitto - tre persone erano state sparate ed uccise - avvenuto in un bar di Paterson, appunto, era da tutt'altra parte: dalla parte totalmente opposta della città!); Carter aveva un colore della pelle sbagliato, era un "soggetto" sbagliato (un "fannullone rivoluzionario") ed un tipo strano ("un negro pazzo" che era stato in riformatorio ed era stato cacciato dal corpo dei marines)...come se essere strani o avere la pelle nera piuttosto che verde (oppure portare il cappello sulle ventitré invece che in mano, chiedere l'elemosina ad un angolo di strada invece che essere vestiti in doppiopetto, o piuttosto che avere dei precedenti penali a carico, etc.) - sic! - dovrebbe poter contare qualcosa, anzi, non contare affatto nel giudicare una persona; ognuno dovrebbe essere ritenuto colpevole di aver commesso un reato o, al contrario, essere giudicato innocente a prescindere (come affermava il buon principe De Curtis, in arte Totò) da tutto ciò: è invece successe proprio questo nel caso del povero Carter (non fu la prima volta che avveniva una cosa del genere e non sarebbe stata l'ultima, purtroppo, come la cronaca giudiziaria di ogni parte del mondo spesso ci narra!).

    Nel frattempo in un'altra parte della città
    Rubin Carter e un paio di amici stanno girando
    in macchina.
    Il pretendente numero uno alla corona dei pesi medi
    non poteva certo immaginare che razza di merda
    stava per cadergli addosso
    quando un poliziotto lo fece accostare al bordo della strada
    proprio come la volta prima e quella prima ancora.
    Questo è il modo in cui vanno le cose a Paterson,
    se sei nero faresti meglio a non farti vedere in giro per le strade
    a meno che tu non vada in cerca di guai.

     E' da dire che l'album Desire (e quindi il brano "Hurricane") era già stato lanciato con una poderosa tournée, da parte di Bob Dylan e della sua compagnia - la Rolling Thunder Rewiew - sul finire del 1975. La compagnia del menestrello di Duluth (località dello stato del Minnesota che li aveva dato i natali il 24 maggio del 1941 sotto "mentite spoglie", ovvero con il nome di Robert Allen Zimmerman), in quell'avventura destinata a tradursi nel lunghissimo film "Renaldo and Clara", uscito nel 1978 e diretto dallo stesso Dylan (apparirà in prima europea al festival di Cannes), si componeva di una larga schiera di muscicisti, artisti ed amici ripescati durante l'estate newyorkese. "Un grande baraccone dello spettacolo", scrivono Marina Morbiducci e Massimo Scarafoni nel libro "Bob Dylan, tutte le canzoni (1973-1980)", uscito nel 1980 per i tipi della Lato Side Editori, Roma, "a cui partecipano vecchie e nuove stars: la Baez, Joni Mitchell, Gordon Lightfoot, Roger McGuinn, Arlo Guthrie e tanti altri, perfino il gran Bardo della poesia Beat, Allen Ginsberg, con la sua pianola-harmonium". Durante il tour della compagnia, snodatosi con fasi alterne per diversi mesi, in lungo e largo per gli States, vennero dati due concerti a sostegno di "Hurricane" (il pugile e non il brano, evidentemente!) e della sua causa civile.

    Alfred Bello aveva un complice e aveva una
    soffiata per la polizia,
    lui e Arthur Dexter Bradley stavano soltanto
    facendo un giro.
    Bello disse: - Ho visto due uomini fuggire,
    sembravano due pesi medi,
    sono saltati su una macchina bianca con la targa di un altro stato"
    e Miss Patty Valentine con la testa fece sì
    un poliziotto disse: - Aspettate un attimo, ragazzi,
    questo quì non è ancora morto. -
    Così lo portarono all'ospedale
    e anche se quell'uomo riusciva a malapena a vedere
    gli disse che poteva identificare il colpevole.
    Sono le quattro del mattino e i poliziotti
    acchiappano Rubin Carter,
    lo portano all'ospedale e lo fanno andare di sopra.
    L'uomo ferito lo guarda coi suoi occhi ormai morenti
    e dice, - Che cosa lo avete portato a fare quì? Non è lui! -
    Sì, questa è la storia di Hurricane,
    l'uomo che le autorità hanno accusato
    di un delitto che non ha mai commesso,
    sbattuto in una cella di prigione, lui che avrebbe
    potuto essere
    il campione del mondo.
     

  • 29 settembre alle ore 9:32
    LO SPECCHIO DELL'ANIMA

    Come comincia: Edismondo, sedicenne,  stava passando le vacanze estive presso gli zii a Villastrada, frazione di Cingoli, in quel di Macerata in quanto i genitori erano andati in Germania a visitare i parenti della madre Ingrid. 
    Non conoscendo che superficialmente alcuni abitanti, Edis si divertiva a sparare con una pistola ad aria compressa dello zio Tommaso, proprietario terriero. Una volta era riuscito a centrare un topone quello che volgarmente viene chiamato pantegana e, preselo per la coda, lo portò come trofeo alla zia Emma che per poco non svenne. Una domenica mattina avvenne un fatto piuttosto particolare: aveva detto agli zii che andava alla messa delle otto invece restò a casa, alla religione non era particolarmente attaccato anzi non ci credeva proprio. Nella vicina camera da letto degli zii sentì delle voci, vicino a lui il cane Starno (che cazzo di nome!) cercava di convincerlo a farlo uscire per i suoi bisogni, Edi lo accontentò e riprese ad origliare dietro la porta dei padroni di casa. Capì che quello zozzone dello zio Tom voleva sodomizzare la zia Emma la quale, religiosissima, cercava di opporsi facendo presente che era un peccato da mandare l’interessata direttamente all’inferno.
    “All’inferno ci vado io!” con questa promessa Tom riuscì nell’intento.
    Edi andò in bagno e si masturbò al pensiero degli zii ‘cavalcanti’ poi fece finta di rientrare a casa, chiuse il portone d’ingresso con una certa violenza, la zia sarebbe svenuta se avesse saputo che lui…
    Finalmente venne l’autunno, riaprirono le scuole e Edi si iscrisse alla seconda classe del liceo classico. A diciassette anni non poteva seguire i compagni di classe diciottenni nella locale casa di tolleranza ma ci riuscì facendo modificare dal padre di un suo compagno, tipografo, l’anno di nascita.
    Sicuro di sé si presentò a Elvira la maîtresse con in mano il documento di riconoscimento; la dama, vecchia del mestiere: “Giovanotto dove credi di andare, questa carta di identità…”
    “Signora, sia buona questa è la prima volta…”
    Con la faccetta da bravo ragazzo intenerì la vecchia che gli fece segno di entrare nella saletta dove aspettavano le ‘signorine’, in verità ce n’era una sola, le altre tutte impegnate e quindi Edi si dovette accontentare.
    In camera.
    “Sono Laura ma quanti anni hai sembri un bambino.”
    “Ho diciassette anni, la signora all’ingresso…”
    “Per me va bene, un c…o vale l’altro, vieni che te lo lavo.”
    Malgrado vari sforzi della volenterosa signorina, ‘ciccio’ non voleva proprio alzarsi.
    “Come ti chiami, ti senti male, hai dei problemi, che vogliamo fare?”
    Edismondo si mise a piangere, i suoi amici si vantavano delle loro prestazioni sessuali e lui…”
    Laura, trentacinquenne, ormai da anni sulla breccia, inquadrò la situazione (col tempo era diventata anche un po’ psicologa), prese a cuore il ragazzo e disse: ”Mettiti dietro questa tenda, ho capito il tuo problema, io vado  in sala, rimorchio un altro cliente e vedrai che, facendo il guardone forse…”
    E così fu, Laura si presentò in camera con un uomo e, dopo il lavaggio di rito, sistemò il cliente e: “Per favore paga alla cassa le marchette e di' alla signora che non mi sento bene e resto in camera.”
    Aperta la tenda, sorpresa: Edismondo aveva il ‘ciccio’ duro.
    “Laura aveva visto bene, vieni dentro di me e restaci quanto vuoi.”
    Da quel giorno, tutti i giorni il pomeriggio alle sedici quando praticamente non c’era nessuno, Edi si recava a trovare Laura, si accontentava della sua compagnia, ‘ciccio’ aveva più bisogno di certe situazioni particolari per eccitarsi e così i due stavano solo abbracciati e si baciavano, cosa che mai una ‘signorina’ concedeva ai clienti, Edismondo le faceva pena, un ragazzo a quell’età…
    Pian piano qualcosa era scattato fra i due, in fondo Edi poteva quasi essere suo figlio. Laura chiese ed ottenne di rimanere ancora in quella casa per coccolarsi quel micione sessualmente indifeso.  Avvenne quello che forse era prevedibile, i due non potevano fare più a meno l’uno dell’altro. Un pomeriggio una vera dichiarazione d’amore.
    Edi: “Mi rispecchio nei tuoi meravigliosi occhi nocciola che mi fanno provare un sentimento forte: desiderio di poter restare sempre insieme. Provo dolcezza mista a tristezza, quest’ultima mi fa soffrire pensando che mai sarà possibile estraniarci da tutti e vivere la nostra vita in comune. Sogno di stare in riva al mare, d’inverno, dinanzi a noi la burrasca, il vento che ti scompiglia i capelli e tu abbracciata alla mia vita, l’effluvio della tua pelle mi stordisce, chiudo gli occhi assaporando nella fantasia quello che non potremo avere mai, ma perché sprecare il poco tempo da stare insieme in malumori, finalmente sorridi, anch’io riesco a sorridere, sembriamo due giovani alla loro prima esperienza sentimentale. Incontriamo dei pescatori con le reti sulle spalle tristi, per oggi niente pesce, anche loro hanno i loro pensieri negativi, una famiglia da mantenere. D’impulso ti metti a correre, sei più veloce di me, poi mi aspetti, mi abbracci piangendo, il tuo pianto mi distrugge l’anima. Ancora una volta provo quel trasporto del cuore, non oso riflettere su quel sentimento…si penso sia proprio amore, quello che dal cervello arriva alle viscere facendomi provare un dolore acuto. Te ne accorgi e mi baci a lungo, riesci a darmi un po’ di serenità.” Chi disse cose belle non durano, maledetto, aveva ragione: un pomeriggio all’ingresso della casa, Elvira la maîtresse: “Laura è partita stamattina presto, non ha lasciato nulla per te.” La dama aveva anticipato la risposta ad una ovvia domanda che avrebbe formulata Edi il quale restò di ghiaccio, si meravigliò di se stesso, o prima o poi doveva giungere quel giorno, evidentemente il suo cervello, per autodifesa, aveva cancellato i recenti avvenimenti. Giunto a casa, Ingrid: “Figlio mio ti vedo sciupato, bianco in faccia, dì tutto a mammina tua.” “Si, ho bisogno di cambiare aria, mi voglio scrivere all’Università a Roma alla facoltà di medicina, quando vorrai potrai venirmi a trovare così visiterai la capitale.” La mamma malvolentieri acconsentì, il padre era contrario ma si sa, le femminucce hanno sempre ragione, specialmente quelle ricche di famiglia! Tramite agenzia, Edi trovò due stanze e servizi in via Aosta, i mezzi dell’Atac passavano sotto casa, tutto a posto…fino ad un certo punto! Per lo studio non c’era problema, era sempre in regola con gli esami, studiava molte ore al giorno e solo di sera qualche passeggiata. Durante una camminata incontrò un bella di notte che superava le altre sue colleghe per eleganza e bellezza, Edi aprì lo sportello della Cinquecento’e chiese alla ‘signorina’ di salire in macchina. La cotale prima di sedersi guardò bene in faccia l’interlocutore: “Non sei per caso…” “Sono un giovane educato e per bene e non sono per caso…” “Edi” “Adalgisa per tutti Ada, cosa vuoi di preciso io…” “Se sei d’accordo andiamo a casa mia.” “Ti costerà di più.” “Sino ad un certo punto me lo posso permettere, sono uno studente in medicina.” “Perfetto io soffro di…” “Non sono ancora laureato, ho bisogno di una prestazione particolare.” Edi le spiegò il suo problema e, da professionista del settore, Ada non si meravigliò più di tanto. “Se ho capito bene dobbiamo coinvolgere un altro maschietto, provo a dirlo a mio marito ti costerà duemila Euro.” “Spiacente, la mia cassa non mi permettere di spenderne più di millecinquecento, te l’ho detto sono uno studente.” “Mi sei simpatico, accompagnami al mio posto di ‘lavoro’, domani sera alle ventuno sarò a casa tua con Gigi mio marito.” Il cosiddetto marito, sicuramente il magnaccia, era molto elegante, ti credo con i soldi guadagnati dalla moglie! In compenso aveva modi gentili, andò in bagno con la consorte e si presentò in armi: “Vuoi scopare prima tu o prima io?” Edi si mise un preservativo, per la prima fu velocissimo, per la seconda ci volle un po’ più di tempo con grande soddisfazione da parte sua. Mise in mano alla ‘signorina’ tre cartoni da cinquecento Euro e, ottenuto il numero di telefono della coppia, rimase solo a meditare, si poteva permettere quello sfizio solo una volta al mese, sarebbe stato difficile giustificare con sua madre quella spesa in più. Passa un giorno passa l’altro, il prode Anselmo con l’elmo non c’entrava niente, (il cervello talvolta fa brutti scherzi), Edi si laureò a pieni voti, si iscrisse alla specializzazione di psicologia e, dopo due anni, finalmente poté mettere sul portone del suo studio, vicino all’abitazione, la sua targhetta:  ‘Dottor Edismondo I. psicologo.’ Pensò bene di accattivarsi le simpatie del portiere Nicola S. con una sostanziosa mancia, poteva essergli utile per farsi una clientela. Dopo una settimana in solitudine, finalmente un cliente: “Sono Alessio Z. assessore al Comune di Roma, di psicologi ne conosco tanti ma sono tutti amici e non voglio far loro conoscere il mio problema, vede io…per…ho bisogno di…” Edi scoppiò in una gran risata che lasciò interdetto Ale il quale stava per andarsene: “Resti pure, anzi diamoci del tu, abbiamo lo stesso problema!” Rassicurato, Alessandro domandò come lui, psicologo, riuscisse a superare la situazione, Edismondo lo mise al corrente ma domandò: “Scusa sei scapolo?” “No, sono sposato da due mesi, mia moglie Azzurra è  insegnante di materie letterarie al classico, è una donna intelligente oltre che bella, mi vuole molto bene ma capisci…” “Capisco, che ti posso dire, non è il caso di invitare quella prostituta che conosco, se tua moglie è d’accordo…” “Le farò presente la tua proposta.” Un pomeriggio una voce di donna: “Pronto il dottor Edismondo ?” “Son io con chi ho il piacere…” “Sono Azzurra…” Edi non la fece finire di parlare e sparò un complimento: “Dalla voce il nome di Azzurra le se addice perfettamente, immagino da quello che mi ha detto suo marito che…” “Lasciamo da parte i convenevoli, Alessio mi ha detto che lei è un tipo signorile, giovane, bella ed affidabile, una dea.  Quando vuole cena al ristorante sotto casa ‘da Mimmo’ che ha una cucina casalinga, nei ristoranti celebrati ti mettono nel piatto quattro cosine cucinate da uno chef famoso che ti fanno restare a stomaco vuoto!” “Lei anzi tu se me lo permetti, hai centrato il problema, a sabato sera.” Azzurra era uno schianto, minigonna corta, camicetta con scollatura abissale. Allo sguardo inebriato di Edi: ”Dottore non mi svenire…” “Scusa la figuraccia…” ”Nessuna figuraccia, posso dirti che anche tu non sei male, di solito gli psicologi sono più matti dei clienti, scherzavo ma questa è la vox populi.” Mimmo si presentò, si mise sull’attenti e:”I signori vogliono ordinare, questo è il menu.”Edi: “Dì la verità Mimmo eri un militare?” “Lo so, è il mio solito vizio di mettermi sull’attenti!” “Ma no sei un simpaticone, verremo spesso a mangiare da te.” Alla fine della cena Azzurra molto disinvoltamente: “Edi che ne dici di andare alla casetta nostra sulla via Appia?” Si fermarono dinanzi ad una villetta a due piani con  un giardino ed un prato molto ben tenuti. All’interno della casa di duecento metri quadri per piano:  “Complimenti caro Alessio, chiamala casetta!” “E cosa dirai alla vista della padrona di casa non eccessivamente vestita?” “Te lo dico in siciliano imparato all’università’ da alcuni colleghi: ‘Camaffare?’ Mi scuso se è un po’ volgare …” “Lo dirà la padrona di casa che vedo sta scendendo le scale in vestaglia trasparente. “Benvenuto Edi che ne dici di questa ‘merce’?” Sparita la vestaglia, gli occhi di Edi sembravano usciti dalle orbite, corpo favoloso dalla testa ai piedi lunghi e stretti e particolarmente curati come le mani. “Aho questo ci sviene, dagli due schiaffoni!” “Li accetto solo dalla padrona di casa!” Nel frattempo Alessio era rimasto in costume adamitico e con sua grande gioia il suo ‘ciccio’ cominciava ad alzarsi, anche Edi non era da meno. “Res cum ita sint direbbero i latini chi sarà il primo? Per dovere di ospitalità direi l’ospite, il divano ci aspetta.” Azzurra aveva anche la ‘natura’ avvenente, le grandi labbra piene  e non moltissimi peli, peraltro lisci, sul pube, signora anche nell’intimo. Edi prima di ‘entrare’ omaggiò la signora di un cunnilingus apprezzato dalla dama che aiutò molto ‘ciccio’ a lubrificare il ‘condotto’. In poco tempo Edi se la godette due volte alla grande ma poi: “Scusa io non ho pensato…” “Nessuna preoccupazione, Alessio da adolescente ha subito un intervento ai testicoli, forse è sterile ma un figlio lo vorremmo e quindi…” A turno i due maschietti sollazzarono la padrona di casa, Edi: “Per il futuro ho in serbo un doppio gusto, uno scialo!” Alessia: “Per me va bene ma per ora basta ragazzi, la cosina chiede una tregua, tutti sul divano a riposare.”  Edismomdo con Alessio ed Azzurra fecero coppia anzi tripla fissa, dopo un anno nacque Sofia, non sembrava assomigliare a nessuno dei due maschietti ma alla genitrice, meglio così avrebbe avuto due padri! Edismondo avrebbe voluto far partecipe sua mamma dell’avvenimento, ma sarebbe stato difficile spiegare la situazione piuttosto particolare…
     
     

  • 26 settembre alle ore 16:50
    Ci siamo frequentati per qualche notte

    Come comincia: Ci siamo frequentati per qualche notte...
    Eravamo a letto.
    Io ti sentivo avvicinare a me, ma spesso quando aprivo gli occhi tu non c’eri più.
    Va bene la prima notte, va bene la seconda, ma poi alla terza ti ho visto lì!
    Bella ferma vicino al quadro, mi sono avvicinato e senza che te ne accorgessi ti ho spiaccicato sul muro.
    È rimasta una macchiolina di sangue, quasi sicuramente il mio, ma che soddisfazione cara zanzara.
    Non ti eri accorta di una tua amica poco più in là, nella tua attuale situazione?

  • Come comincia: Il più grande rivoluzionario, ma proprio il più grande (di tutti) davvero non fu il "Che", né lo furono Pancho Villa o Emiliano Zapata, o Robespierre o Danton; né Lenin o Trotzsky. Esso fu, invece, Vladimir Vladimirovic Majakovskij, classe 1893 da...: il quale amava, sì, la vita ma si diede morte - a soli trentasette anni, nel 1930 - per ribellione contro di essa...non riusciva, infatti, a viverla sino in fondo, (e) così come avrebbe desiderato! Che cosa c'é al mondo, or mi domando, di più rivoluzionario che non sia il ribellarsi alla vita? Esiste un gesto similmente ribelle a questo? Donare un fiore ad una donna è un gesto, il solo gesto che può eguagliare quello compiuto da Majakovskij nel corso della sua vita. L'artista russo fu il massimo esponente, in vita (e post-mortem, evidentemente!) del cosiddetto movimento cubofuturista russo (così denominato per l'adesione a talune prospettive della pittura cubista). L'artista e letterato russo fu, senza ombra di dubbio, una "coscienza" inquieta. Del resto, tutta la storia europea del primo novecento è segnata da inquietudini d'ogni sorta e da sconvolgimenti culturali, politici e sociali di vastissima portata; è intrisa di inquietudine e bagnata di malcontento, fervore e...sangue! A tal proposito, di grande interesse critico nonchè valore storico é ciò che scrive Benedetto Croce nel brano "Panorama culturale del primo novecento" (da: "Storia d'Italia dal 1871 al 1915", del 1928), di cui riporto alcuni tratti: "La coscienza morale d'Europa era ammalata da quando, caduta prima l'antica fede religiosa, caduta più tardi quella razionalistica e illuministica, non caduta ma combattuta e contrastata l'ultima e più matura religione, quella storica e liberale, il bismarckismo e l'industrialismo e le loro ripercussioni e antitesi interne, incapaci di comporsi in nuova e rasserenante religione, avevano foggiato un torbido stato d'animo, tra cupidigia di godimento, spirito di avventure e conquiste, frenetica smania di potenza, irrequietezza e insieme disapprovazione e indifferenza, com'è proprio di chi vive fuori centro, fuori di quel centro che è per l'uomo la coscienza etica e religiosa."; e ancora: "L'atteggiamento morale e politico della giovane generazione rispondeva all'irrazionalismo delle teorie, il quale, a sua volta, come si è notato, era stimolato dallo spirito che prevaleva in Europa, rapace spirto di conquista e di avventura, violento e cinico. L'ideale socialistico, che era stato l'amore di vent'anni innanzi, non parlava più ai giovani, né a quelli stessi ch'erano stati allora giovani: effetto in parte della critica che aveva corroso il marxismo e la sua apocalittica, in parte del graduale dissolvimento del socialismo nel liberalismo, e in parte delle riforme onde quasi intero il suo "programma minimo" si venne attuando. L'immaginazione e la bramosia della nuova generazione, e dei delusi di quella di poco antecedente, si rivolgevano, come già prima in Inghilterrra, Germania e Francia, all'"imperialismo" o "nazionalismo", di cui padre spirituale fu in Italia il D'Annunzio, che l'avea preparato sin da giovane con tutta la sua psicologia, culminante nel sogno della sanguinaria e lussuriosa rinascenza borgiana, ma più determinatamente dopo il 1892, letto che ebbe qualcosa del Nietzsche, in romanzi, drammi, laudi.".
     Erano quelli gli anni delle imprese coloniali (in Italia la fallimentare e catastrofica impresa di Adua), del crescente nazionalismo sfrenato e delle manie di grandezza, appunto (pangermanesimo, panslavismo, revanscismo, etc.), che preluderanno, poi, all'attentato di Sarajevo e al conseguente scoppio del primo conflitto mondiale: inframezzato, se così si può dire, dalla rivoluzione di ottobre in Russia. Il tutto, poi, confluirà, infaustamente, come un vortice oscuro senza fine, o un incontrollato effetto domino, nei regimi dittatoriali che insanguineranno l'Europa (franchismo, nazismo e fascismo). Erano gli anni, quelli, delle elitès soreliane che inneggiano alla violenza, dell'azione, in Francia - e non solo - dell'organizzazione Action Francaise di Maurras e Barrès; erano gli anni, quelli, della nascita delle avanguardie culturali, letterarie e artistiche. Si affermano le correnti pittoriche che danno una interpretazione nuova del reale e dell'oggettivabile (oggettivo), le quali risentono tutte, in maniera diversa, della caduta dei valori filosofico-morali dell'epoca. Odillon Redon, ad esempio, con "L'occhio", 1882, è il più qualificato interprete della crisi di sfiducia nella oggettività del reale ipotizzando una verità "autre" che si materializza nelle visioni figurative del simbolismo. Seurat, invece, da origine al divisionismo, insieme agli italiani Pelizza da Volpedo e Giovanni Segantini: in questo caso la realtà è individuabile attraverso la mobilità della luce provocata dallo sprigionarsi dei colori in una serie di parvenze e simboli. Sempre in Francia, d'altro canto, André Derain e Henri-Emile Matisse danno vita al gruppo dei "fauves" espressionisti i quali, attraverso la irrazionalità del colore, sprigionano le loro emozioni e la loro interiorità. A quello francese, seppur sempre in funzione anti-impressionistica, si contrappone l'espressionismo tedesco, il quale ruota intorno al gruppo Die Brucke ed alla figura di Ernst Ludwig Kirchner; questi, dopo aver esordito nel divisionismo matura uno stile (prendendo anche qualcosa dal cubismo) che accentua sempre più le dissonanze cromatiche e da spazio alla cosiddetta "deformazione delle forme" (La strada o Cinque cocottes, 1913): il tutto, evidentemente, in aperta critica verso la società del tempo. La terza branchia dell'espressionismo europeo, quella austriaca (Schiele, Kubin, Kokoschka), ruota anch'essa nell'orbita tedesca ma accentua notevolmente l'elemento introspettivo. Influenze dell'espressionismo si avranno tanto nel Blaue Reiter e nella nuova oggettività, in Germania (Grosz, Dix su tutti), quanto in Francia (Chagall, de Vlaminck, Soutine, Rouault) con la scuola di Parigi: i primi ne accentuano l'elemento mistico-simbolico, i secondi riprendono esplicitamente la polemica sociale e di denuncia verso le storture dell'uomo, gli ultimi fondono il fauvismo e il Die Brucke. Pablo Picasso (Le damigelle d'Avignone, 1907) e Georges Bracque (La tavola del musicista, 1913) danno vita a Parigi al cubismo (dapprima analitico e poi sintetico), un modo del tutto nuovo di vedere il reale: il pensiero, infatti, scompone dapprima i volumi e lo spazio e poi ne da una visione simultanea; ovvero la scomposizione riduce lo spazio a solidi geometrici (da cui il nome dato al movimento dal critico Vauxcelles nel 1908). Uno dei teorici maggiori del cubismo è il francese Guillaume Apollinaire (I pittori cubisti), tra l'altro grandissimo poeta (.....) e       

  • 25 settembre alle ore 10:14
    ARLETTE UNA BRASILIANA.

    Come comincia: Era stato un modo strano da parte di Alberto M. per far conoscenza  ed  innamorarsi  di  Arlette  O.  infermiera dell’Ospedale Maggiore di Bologna. Una mattina in sella alla sua moto Ducati Monster, di cui andava fiero,  dirigendosi verso Zocca (Mo) sua località di origine, scivolò su del terriccio invisibile alla vista e cadde rovinosamente. Un immediato  dolore  al braccio ed alla gamba destra lo costrinsero a rimanere a terra; un automobilista di passaggio provvide a chiamare il 118, fu ricoverato all’Ospedale Maggiore di Bologna. Era domenica,  per fortuna pochi pazienti in attesa,  le radiografie confermarono le due fratture che Alberto aveva immaginato. Passata la notte con antidolorifici, la mattina successiva l’ortopedico dr. Zappelli, un omone sorridente ad uso dei pazienti, lo operò con diagnosi di trenta giorni. Alberto preferì non informare i genitori che, ricchi di famiglia, avrebbero fatto convergere in ospedale un nugolo di medici, meglio di no, era ben curato dagli infermieri, in maggior parte femmine garbate, soprattutto una particolarmente avvenente che lo colpì subito, in seguito seppe chiamarsi Arlette O., brasiliana, assomigliava molto a quelle ragazze che si vedono in televisione in occasione delle sfilate di carri al carnevale brasiliano. Arlette era gentile ed affettuosa con Alberto il quale non era nella posizione di far nulla, lui gran conquistatore di donne a getto continuo (Petrolini docet), cercava di allungare la mano col braccio non ingessato con grandi risate da parte dell’infermiera. Aveva ottenuto una stanza singola, da malati si ha più bisogno di privacy, per pagare, fu costretto a ricorrere ai genitori i quali arrivarono con tutti i parenti al seguito creando un gran trambusto ma lasciando ad Alberto un mucchio di soldi in contanti. “Se te ne servono altri telefona, mi raccomando (la madre la ricca di famiglia). Alberto, quarantenne scapolo,  insegnava lingue al liceo Marco Minciotti, molti alunni ed alunne vennero a trovarlo portano fiori, dolciumi, vino Sangiovese, un ben di Dio. Dell’unica femminuccia, Arianna che avrebbe voluto rivedere nemmeno l’ombra. Si era accorta della relazione di Alberto con una sua alunna ed era sparita sbattendo la porta dell’alloggio del ‘caro mico’. Arlette ormai era diventata una presenza quasi fissa nella camera di Alberto, una volta c’era scappato un bacio, anche una toccatina alle tette ma per il resto il tutto a guarigione finita. Alberto restò altri dieci giorni per la riabilitazione degli arti e poi finalmente a casa con gran festa della padrona  signora Lalla F. pure lei quarantenne che avrebbe voluto…ma Alberto era ormai indirizzato alle pulselle giovani… stava invecchiando! Arlette, quando libera dagli impegni all’Ospedale, si recava spesso a casa di Alberto che, finalmente libero dal gesso, cercò di andare al sodo ma poco raccolse: qualche rapporto manuale od orale, ‘ciccio’ fra le tette ma più giù su Arlette era zona off limits: spiegazione “Sono cattolica praticante, niente prima del matrimonio.” Proprio a lui doveva capitare una ragazza religiosa, lui ateo o meglio pagano ‘adoratore di Hermes’ che secondo lui lo proteggeva dai guai meglio di un santo cattolico, ognuno ha diritto alle proprie idee! Passa un giorno, passa l’altro Alberto sempre più innamorato si decise per il gran passo e, informati i genitori, ci fu un matrimonio solenne in chiesa con centinaia di invitati. La prima notte gli sposi decisero di passarla a Bologna nella casa in affitto di Alberto, erano troppo stanchi ma…stavolta Hermes era distratto o addormentato perché non aveva avvisato Alberto che la sposa aveva qualcosa in più: immaginate cosa? Un pene che aumentava sempre più di volume, insomma Arlette era un transessuale! Un silenzio  imbarazzato da parte di Alberto il cui cuore pareva essersi fermato. “Caro se mi ami mi vorrai anche così, dalle nostre parti può accadere…” Alberto pensò: “Qui non siamo dalle tue parti…” Per tutta la giornata successiva non uscirono dalla stanza, si fecero portare le vettovaglie in camera dalla signora Adalgisa, la padrona di casa, la quale ebbe un altro pensiero rispetto alla realtà: “Questi zozzoni non ce la fanno nemmeno a camminare!”invece…Alberto riprese ad insegnare e Artlette ad andare in ospedale, nessun contato fisico finché una sera Alberto mentre dormicchiava sul letto, sentì il suo ‘ciccio’ circondato da qualcosa di caldo e poco dopo ebbe un orgasmo nella bocca della consorte. Così finì la guerra, Alberto baciò in bocca Arlette con gran piacere, la ragazza ci sapeva fare e leccò il marito dalla testa ai piedi con gran goduria dell’amato che a quel punto…”Fammelo toccare, cazzo sembra più grosso del mio…” Arlette talvolta si masturbava, anche lei sentiva il bisogno di…ma Alberto si rifiutava di partecipare, non voleva diventare bisessuale, proprio no. Un sabato una proposta di Arlette. “Amore mio,  ti chiamo così  perché sento di amarti veramente, sei il primo uomo al quale manifesto i miei sentimenti, credimi per favore, vorrei andare in un locale particolare in cui ci sono gli scambisti e gli omo maschi e femmine, non sei obbligato a far nulla, puoi anche solo restare a guardare gli altri. ‘Fatto trenta facciamo trentuno’, Alberto non credeva molto ai proverbi ma…Il locale ‘Liberty Natural’ era dall’altra parte della città, Alberto, specie di notte, aveva messo la parte il suo ‘Monster’ e con la consorte salì sulla sua Mini Clubman di color verde. All’ingresso un buttafuori tipo ‘montagna’ che: “Signore questo è un club privato!” poi vide Arlette: “Scusi signorina non l’avevo notata, prego entrate.” Una signora di mezza età, elegante, vestita di nero, longilinea si presentò loro: “Cara Arlette è tanto tempo…Sono la contessa Alessia. V., con Arlette siamo molto amiche.” “Questo è Alberto il mio convivente, che ne dici?” Alessia girò intorno alla figura di Alberto e inaspettatamente: “Sinceramente me lo farei.” E giù una risata, come inizio… “Ascolta Arlette mi domando come si regge finanziariamente stà baracca, la cosiddetta contessa che interessi ha?” “Ogni persona ha una tessera per dimostrare che è un club privato, costo: Euro cinquemila l’anno, ogni socio può far entrare solo due amici.”Mentre Arlette si intratteneva con i conoscenti che non vedeva da tempo, Alberto notò una coppia particolare soprattutto lei attirava l’attenzione dei maschietti: altezza media, lunghi capelli corvini, bellissimi occhi verdi che illuminavano un viso sorridente, minigonna che svelava gambe bellissime. Lo sguardo imbambolato di Alberto fu interrotto da Arlette che, da dietro, gli diede un pizzicotto nel collo: “Così ritorni alla realtà, mai vista una bella ragazza, te li presento: Ginevra ed il fratello Cesare S.” Il giovane dall’espressione del viso e dai modi dimostrava chiaramente l’appartenenza all’altra ‘sponda’. Tutti al bar,  Arlette, per dargli importanza, conclamò l’appartenenza di Alberto alla professione di professore di lettere alle scuole superiori. Cesare forse orgoglioso della sua appartenenza al terzo sesso, ricordò una frase di Cicerone riguardante il suo nome: ‘Cesare il marito di tutte le mogli e moglie di tutti i mariti.’ Alberto gli fece i complimenti per la sua cultura ma poi rivolse le sue attenzioni a Ginevra: “Il suo nome o se me lo permetti il tuo nome è quanto mai indicato per la tua persona: vuol dire splendente, non voglio far la figura del campagnolo mai uscito dal suo paesello ma sinceramente mi hai colpito, immagino quanti calabroni ti ronzino intorno.” “Lo puoi ben dire ma io son di gusti molto difficili, non amo gli sbruffoni, i maschietti che per ottenere non devono chiedere mai nulla!”  “Forse allora io sono escluso perché io qualcosa da chiedere ce l’avrei… non vorrei però che mi arrivasse uno ‘smataflone’ lo dico in bolognese anche se io sono della provincia di Modena.” Una risata cementò l’amicizia fra i quattro, Alberto con qualche battuta riuscì a conquistarsi la simpatia di Ginevra, per Arlette e Cesare non c’erano problemi, molto probabilmente erano stati intimi in passato, così pensò malignamente Alberto. Il giorno successivo, domenica, Arlette appena alzata: “Senti penso che dovremmo cambiare casa, come si fa ad invitare gli amici dentro stò buco?” Alberto non ci pensò due volte, preso il telefono: “Mammina devo chiederti una cortesia grande, vorrei affittare una villetta così quando verrai a trovarmi (sun of a bitch)…” “Penso che sia meglio che te la compri così nessuno potrà mai mandarti via di casa.” “Grazie mammina, un bacione!” Con l’aiuto di un’agenzia Alberto scovò una villetta veramente graziosa a due piani, già arredata, in Zona Predosa, inviò puntualmente tutte le fatture con foto della villa a mammina la quale, entusiasta: “Figlio mio, ti farò benedire la casa così te la godrai più a lungo.” Mammina era molto religiosa ma per fortuna i reumatismi non gli permisero di mettere in atto la sua intenzione. Forse Alberto non ricordava il detto: mai le sorprese, infatti una mattina ritornando da  scuola trovò nel letto Arlette  che usava la sua parte maschile con Cesare, nessun imbarazzo da parte dei due ma non di Alberto si aveva  immaginato la situazione ma nel vederla realizzata…” Il più non giovin signore non riusciva ad ottenere più di qualche bacio da parte di Ginevra finché un giorno: “Mia cara che ne dici di dirmi la verità sulla tua ritrosia a …”. La ragazza si mise a piangere, con i suoi bellissimi occhi verdi fece tenerezza ad Alberto che la strinse al petto: “Non voglio sapere quello che non vuoi o non puoi dirmi, mi basta vederti per essere felice, ormai avrai capito che…” Ginevra a pezzi e bocconi raccontò di una sua avventura con uno che si era dimostrato un poco di buono, era finita ma quel disgraziato la tormentava con continue telefonate anche nel cuore della notte ed anche con la sua presenza dinanzi casa sua. “Mia cara, domattina andiamo a denunziarlo ai Carabinieri per stalking, vedrai che sparirà dalla circolazione. Sistemata la questione Ginevra dimostrò di meritare il suo nome ed una domenica fece una sorpresa, anzi una sorpresissima ad Alberto presentandosi nuda nella  camera da letto, una visione paradisiaca, una prima volta indimenticabile col popò e doppio gusto!
     

  • Come comincia:  In certi momenti della nostra vita assistere ad un funerale (non importa se esso sia di un familiare, di un parente, di un conoscente o soltanto del gatto nero del vicino!) bello tetro, sano e pacifico nonché genuino (sì, avete proprio letto e/o capito bene: nessuno di voi soffre di strabismo congenito!) è tutto ciò che ci vuole, senz'altro ben di più di un semplice bicchierino di buona grappa nostrana (magari shekerata insieme a qualche goccia di vodka russa: originale no taroccata!), o di cognac francese invecchiato in botti di rovere, o di whisky puro malto scozzese: oltre che a tirarti su e a farti drizzare i capelli ed anche, chissà...pure l'uccello (nuovamente!), esso ti (ri)porta alla realtà, ti (ri)mette coi piedi per terra, ti fa (ri)aprire gli occhi: ti fa capire veramente chi sei, che cosa sei...Ma la morte, poi, al pari della notte, davvero porta consiglio?!

    Taranto, 12 dicembre 2013. 

  • Come comincia: La questione palestinese-israeliana (o israelo-palestinese che dir si voglia; ma non conta invertire l'ordine dei fattori, pardon delle parole: il risultato sarebbe lo stesso, come recitano vecchi abbecedari di aritmetica!) è talmente complessa (anzi, la storia di questi luoghi, delle genti che li abitano, delle loro culture e dei loro...culti lo é!), ricca di grovigli ed intrecci da non potersi risolvere attraverso semplici commenti o "like" sui social. Questa storia è ricca di avvenimenti, di eventi (spesso, purtroppo, luttuosi e tristissimi), di sconvolgimenti, di esodi, di conflitti armati e di tragedie immani, di  divisioni, di muri (del pianto, del sangue, di cemento) di pregiudizi, di trattati ed accordi, di infamia, ingiustizie e quant'altro. Alcuni spunti che riporto in questo mio che ho definito (non so se propriamente o meno) "saggio" spero serviranno a chiarire qualcosa o, per lo meno, a capire la complessità e la vastità del fenomeno. Anzi, è quella che si potrebbe definire, a mio avviso e compendiata, la cronologia della cosiddetta "genesi dell'odio" (non solo io la definisco a quel modo ma anche esperti e storici d'ogni dove), attraverso episodi fondamentali, chiave direi.
     Leggo nella storia di Israele e riporto alcuni passi: "Il popolo ebraico si dichiara discendente da Abramo, il primo patriarca che, verso il 2000 a. C. ritenendosi guidato da dio, partì con la propria tribù da Ur, in Caldea, dirigendosi verso Canaan. In realtà, a differenza di quanto afferma la tradizione quale è riportata nel Vecchio Testamento, gli ebrei sono uno dei più antichi popoli fra quelli provenienti dalle rive orientali dell'Eufrate. La tribù di Abramo si fermò in Egitto circa quattrocento anni e fu ridotta in schiavitù dai Faraoni. Verso il 1200 a. C. Mosé guidò la fuga del suo popolo dall'Egitto, e sotto la guida di Giosué, suo successore, tribù ebraiche si stabilirono a Canaan e sulle rive del Giordano. Scoppiarono allora le prime grandi rivalità con le popolazioni indigene sottomesse dal primo re Saul e successivamente, in modo definitivo, dal suo erede David. Il figlio di quest'ultimo, Salomone, costruì il tempio di Gerusalemme, il cui gravoso onere ricadde sul popolo, già disgustato dalla tolleranza mostrata dal re verso il culto di idoli. Ne seguì una lotta che portò alla costituzione di due regni: quello di Israele (che riunì dieci tribù della Palestina settentrionale sotto il re Geroboamo I), e quello di Giuda, formato dall'omonima tribù. Il primo ebbe per capitale Sichem eppoi Thirza, Penuel e Samaria, fu sottomesso e distrutto nel 772 a. C. da Sargon II, re degli Assiri, (la maggior parte della popolazione venne deportata in Mesopotamia e nella Media). Il regno di Giuda invece visse ancora per circa cento anni e venne piegato dai Babilonesi che distrussero anche il tempio di Salomone. A ricostruirlo, verso il 500 a. C., furono gli Ebrei che, col permesso del re persiano Ciro, vincitore dei Babilonesi, erano tornati a Gerusalemme. Dopo duecento anni di relativa tranquillità la Palestina fu conquistata da Alessandro Magno e, alla morte di questi, governata dai Tolomei d'Egitto. Nel clima di tolleranza instaurato dal re macedone, Alessandria divenne importante centro culturale del giudaismo ellenico, mentre contro l'interpretazione dogmatica e letterale della tradizione ebraica si levarono vari movimenti di protesta popolari, tra questi il Cristianesimo.
     E'questo è il primo episodio (ovvero, l'inizio dal punto di vista storico e cronologico) della genesi dell'odio di cui dettovi; quello di cui sopra è soltanto uno scorcio infinitesimale di storia di un paese tanto piccolo (poco più di ventimila chilometri quadrati e di cinque milioni di abitanti!), quanto complesso! D'altro canto, invero, lo scrittore britannico Bruce Chatwyn (a mio avviso una delle menti letterarie più lucide del XX°secolo), vero "topo da biblioteca" (è così che sovente lo chiamo...essendo, nel mio piccolo, un po'come lui!), ex catalogatore di opere d'arte, ma anche - e soprattutto - cittadino del mondo e viaggiatore nel mondo (il suo primo libro, non a caso, si intitola "In Patagonia", del 1977) nonché estremo conoscitore di popoli, culture, tradizioni e religioni, nel suo capolavoro letterario, "Le Vie dei Canti" (uscito in Italia per i tipi Gli Adelphi, nel 1988), scrive - tra le altre cose - quanto segue: "Abele, che secondo i padri della Chiesa prefigurò con la sua morte il martirio di Cristo, era un guardiano di pecore. Caino era un agricoltore stanziale. Abele era prediletto da Dio, poiché Yahwèh era un "Dio della Via" la cui irrequietezza escludeva altri dèi. Tuttavia a Caino, che avrebbe costruito la prima città, fu promesso il predominio su di lui". E proprio questa la intuizione geniale di Chatwyn: anzi, più che intuizione, trattasi di vera e propria genialità storica, sapiente capacità di leggere la storia attraverso le carte, i documenti storici, appunto, e gli avvenimenti stessi. Fu lo stesso Dio, per lo scrittore inglese, col suo comportamento, col suo avere in predilezione Abele, piuttosto che Caino, a dare inizio alla "genesi dell'odio" protrattasi per molto, anzi, che si protrae sino ai giorni contemporanei. Sempre nello stesso libro (anzi, sempre a pagina duecentocinquantasette dello stesso!), Chatwyn così continua: "Un brano del Midrash (XXX) a commento della lite dice che i figli di Adamo ebbero in eredità un'equa spartizione del mondo: Caino la proprietà di tutta la terra, Abele di tutti gli esseri viventi - al che Caino accusò Abele di aver sconfinato. I nomi dei fratelli - secondo Chatwyn - sono una coppia di opposti complementari. "Abele" deriva dall'ebraico hebel, cioé "fiato" o "vapore": ogni cosa animata, che si muova e che sia transeunte, compresa la sua vita. La radice di "Caino" sembra sia il verbo kanah=acquisire, ottenere, possedere, e quindi governare o soggiogare. "Caino" significa anche "fabbro ferraio". E poiché in numerose lingue - perfino in cinese - le parole che significano "violenza" e "assoggettamento" sono collegate alla scoperta del metallo, forse è destino di Caino e dei suoi discendenti praticare le nere arti della tecnologia". Seconda grande intuizione di Chatwyn: è nella stessa origine, nello stesso significato del nome di Caino insita la "genesi dell'odio"; la pratica delle arti della tecnologia (del ferro, nella fattispecie) sarebbe eredità, come un effetto domino, dei discendenti di Caino stesso, ripercuotendosi anche sugli stessi Ebrei i quali, a loro volta, avrebbero praticato questa sete di assoggettamento nei confronti dei Palestinesi! Ma continuiamo nel racconto, ossia nel citare ancora Chatwyn dal suo stesso libro: "xxxx".