username o email
password

Ti piace Aphorism?
Segnalaci su Google

Inserisci la tua e-mail per ricevere gli aggiornamenti

Filtri di ricerca
  • Il racconto contiene la parola
  • Nome autore

Racconti

“Scrivere è viaggiare senza la seccatura dei bagagli”
Emilio Salgari


I racconti dei nostri autori sono tutti raccolti qui.
Se vuoi inserire i tuoi racconti brevi in una pagina a te riservata, iscriviti ora e scopri come fare!

elementi per pagina
  • 03 giugno alle ore 18:18
    LA PROFESSIONE DELLA SIGNORA...

    Come comincia: LA PROFESSIONE DELLA SIGNORA…

    Tradotta dall’inglese la parola gloom, tristezza,  sembra meno triste ma tale resta! La gloom era la poco piacevole compagna giornaliera di Alberto ultrasettantenne, vedovo che abitava a Messina al quinto piano di una palazzina in viale dei Tigli, panorama anteriore lo stretto di Messina, posteriore un caseggiato piuttosto animato in quanto a femminucce. Alberto oltre che della pensione di ex maresciallo delle Fiamme Gialle disponeva di un notevole gruzzolo di denaro in contanti ed titoli presso una banca locale, soldi ereditati dai nonni. Amante dei motori, sin da finanziere quando guidava per servizio una Alfa Romeo 1900 per inseguire i contrabbandieri di sigarette (erano gli anni cinquanta); nell’acquisto di una nuova auto aveva deciso per una Jaguar X type non apprezzando l’Alfa Romeo 156; in seguito capì che aveva avuto ragione, quel tipo di macchina col tempo era sparita dalla circolazione. Il suo parcheggio era il Cavallotti vicino alla caserma dove incontrava gli ex colleghi che gli facevano i complimenti per la sua aria giovanile malgrado l’età. Alberto  non era d’accordo per un fatto accadutogli. Volendo rinverdire il suo ‘ciccio’ ,aveva acquistato una confezione di pillole blu da usare per l’incontro con una ‘signorina’, di professione mignotta ma male gliene era incolto, aveva cominciato a sudare ed a vomitare…argomento chiuso! Per trascorrere il tempo oltre alla TV ed alla lettura di libri e giornali Alberto usava un vecchio binocolo di notevole potenza ereditato da suo padre; poteva osservare la costa calabrese specie di notte era uno spettacolo che, per la sua illuminazione, poteva assomigliare in piccolo a Rio de Janeiro ma lo spettacolo più interessante era dato nel isolato del retro,  quello  dato dalle abitanti, tutte femmine, che sembravano dare delle feste danzanti o tali sembravano.  Alberto venne a sapere dal portiere del suo stabile, Saro, storpiatura di Rosario, che in quell’appartamento si esercitava il mestiere più antico del mondo. Malgrado le proteste degli abitanti viciniori le autorità nulla poterono in quanto l’abitazione era di proprietà di una signora, probabilmente la maîtresse e le ragazze risultavano residenti a quell’indirizzo come cameriere. D’estate, a finestre spalancate era possibile vedere le ‘signorine girare in casa in topless ed anche nude, Alberto si era scoperto guardone! “Saro col binocolo ho notato nell’appartamento di fronte al mio, oltre alle ragazze c’è una signora sempre vestita che mi sembra controlli il mestiere delle signorine, la conosci?” “Certo che la conosco e conosco anche tutta la sua storia: si chiama Naomi, dovrebbe avere circa quaranta anni, è vedova, suo marito si è suicidato quando, da giocatore incallito, ha perso tutti gli averi al tavolo verde. La signora era abituata ad una vita di lusso, per recuperare il suo stato e per non fare la prostituta ha preferito metter su una casa di appuntamento a cui però si accede solo se conosciuti dalla dama ed a prezzi altissimi, non penso le interessi.” “Pura curiosità Saro, mai pagato in vita mia le femminucce.” Hermes, protettore di Alberto si accorse della situazione e decise…Una mattina uscendo dal cortile per immettersi sulla circonvallazione Alberto toccò con la parte anteriore sinistra della Jaguar quella di una signora che anch’essa si stava dirigendo, piuttosto velocemente, verso la circonvallazione. Scesi dall’auto i due si guardarono e poi: “Signore le chiedo scusa, ritengo sia colpa mia dell’incidente, provvederò con la mia assicurazione.” “Se me lo permette sarò io a pagarle i danni, da vecchio gentiluomo…” “Questa è si una novità piacevole, oggi di gentiluomini in giro ce ne sono ben pochi, io vado al centro e lei?” “Anch’io, devo acquistare un cappello nuovo, posteggio al Cavallotti e poi pedibus calcanti bus...” “Questa è la mattinata delle sorprese anche un cultore della lingua latina, anch’io ho frequentato il classico, posteggiamo al Cavallotti e poi, se lo gradisce andremo insieme a piedi al centro.” Come rifiutare un invito di una dama di classe, di bell’aspetto e che dimostrava una forte personalità, proprio il tipo di donna di gradimento del non più giovin signore. Entrati nel negozio di Barbisio, il commesso conoscendo Alberto chiamò Augusto, il titolare che si presentò sorridendo e prendendo la mano alla signora per un finto baciamano, evidentemente voleva far colpo sulla dama poi: “Maresciallo in cosa posso esserle utile?” “Mi sono congedato, ora sono Cavaliere della Repubblica con tanto di medaglie, vorrei acquistare un nuovo cappello di gradazione grigia,  come vede il vecchio ha fatto il suo tempo.” “Ne abbiamo di ultima collezione, se non erro lei ha la misura cinquantasei.” Mentre Albero allo specchio si provava i cappelli Augusto ‘mitragliò’ di domande Naomi che sorrise ben comprendendo dove il cotale voleva andare a parare, sapeva che Alberto era vedovo e quindi… Ma  male gliene incolse: ”Signor Augusto questa è la mia fidanzata, la inviterò alle nostre nozze dato che vedo che è di suo gradimento.” Il negoziante prese il denaro, staccò lo scontrino e sparì nel retro. “Credo che sarò costretto a fare il cane da guardia, lei attira i maschietti come il miele le api, un ape regina…” “Lei è una persona piacevole e divertente mi pare abitiamo vicino, oggi le mie ragazze sono di libertà e quindi io mangio al ristorante, se lei vuol farmi compagnia…” “Non ho molto appetito ma se lei insiste…” Gran risata di Naomi “Lei è un bel tipo, proprio uno di quelli che ammiro, odio i musoni, lei…” “Ho capito, vuol farmi arrossire ammesso che alla mia età…” Nel frattempo i due erano giunti ad un ristorante in via dei Mille. Naomi aprì la porta d’ingresso e si diresse verso una saletta interna: “Io qui sono di casa, il proprietario mi ha autorizzato ad usufruire di questo posto riservato, è nato in Francia da genitori di origini messinesi, è ritornato nella città di origine dei genitori alla loro morte, è un amico. Alain un uomo di mezza età, non alto, elegante si presentò subito: “Madame quel plaisir, non vedo le ragazze.” “Sono andate in gita sull’Etna ho con me Alberto un amico.” “ Gli amici di madame sono miei amici, provvedo subito à votre déjeuner.” “Penso sia frequentatore delle ragazze.” “No, ha gusti particolari.” Il pranzo era eccellente dalla pasta alle vongole all’aragosta il tutto ‘innaffiato’ con un Etna secco che rese più intima l’atmosfera fra i due. Naomi alla fine delle libagioni prese una mano di Alberto: “È la prima volta dopo  la morte del mio consorte…mi sembra di conoscerti da sempre, non socializzo facilmente con gli uomini e sto meravigliando me stessa. Sicuramente il custode Saro, da buon portiere ti avrà messo al corrente della mia situazione, dopo la morte di mio marito i creditori  hanno prelevato tutti i suoi beni, per mia fortuna avevo fatto mettere a mio nome la casa con i mobili e la macchina Lexus, quello che accade a casa mia lo sai, ed ora vorrei visitare la tua, in quella mia non invito nessuno se non i clienti delle ragazze.” Girando nei locali dell’abitazione di Alberto Naomi: “C’è molto buon gusto, nell’arredamento si vede la mano di un donna, hai anche la fortuna di un paesaggio meraviglioso, vorrei vederlo di notte…” Naomi si era sbilanciata con meraviglia di se stessa, era molto tempo che non ‘frequentava’ maschietti, forse troppo, andò in bagno e ritornò con indosso un accappatoio di Alberto che: ”Sento il profumo di donna come da celebre film, mi piacerebbe…” Il corpo della quarantenne Naomi era ancora in eccellenti condizioni, Alberto si ritrovò ‘ciccio’ armato che usciva dalla sua vestaglia, non sapeva che fare o meglio…Una risata da parte di Naomi che.”Vedo che ancora…prima di un incontro ravvicinato vorrei abbracciarti ballando, da giovane era la mia professione non quella della signora Warren.” Il ballo durò poco, fu interrotto da un passaggio sul lettone …Naomi: “Per favore sii delicato, è molto tempo che la mia ‘topina’ non ha ospiti.” In quell’incontro c’era molto più che del sesso: un sentimento complesso di attrazione, di piacere, di gioia, di emozioni che avevano portato Naomi alle lacrimucce. “Devo esser diventato patetico se riesco a far piangere una signora!” “Sciocco è felicità ritrovata dopo tanto tempo, ormai sai che non ti mollerò mai più!” Alberto aveva iniziato una nuova vita ma nell’animo era rimasto un vecchio ‘tombeur des fammes’, aveva chiesto di conoscere, solo conoscere, le ragazze della sua amante ottenendo un netto rifiuto iniziale poi insiti, insisti: “Va bene vieni domattina alle undici quando le ragazze sono presentabili, non ti faccio nessuna raccomandazione.” “Le raccomandazioni sono proibite dalla Costituzione!” “Fai lo spiritoso, guarda queste unghie!” “Sono bellissime di un rosso chiaro e…” “e molto appuntite!” Alberto la mattina dopo ebbe il piacere di conoscere Isabella, Monica, Manuela ed Ornella, quello che più lo colpì era il colore dei loro capelli ognuna di tonalità diversa: da castano, a biondo da rosso ad azzurro, un caleidoscopio. Alberto aveva ripreso lo spirito di una volta, voleva vedere la reazione di Naomi e ad una sua provocazione: “Ragazze sinceramente non saprei chi di voi scegliere, dipende dal vostro odore.” “Tutte e quattro gli si gettarono addosso quando si intromise la padrona di casa che preso Alberto per il collo gli fece  sentire le unghie sul pomo di Adamo, fine della sceneggiata. Alberto non partecipò al pranzo, dopo erano in arrivo dei clienti e quindi fu costretto ad abbandonare il campo. Nel rientrare a casa incocciò Saro:”Cavaliere com’è andata, spero bene!” “Caro Saro sono diventato monogamo, di proprietà dico proprietà della padrona di casa, niente svirgolate con le ragazze anche se ne varrebbe la pena…” ”Non si lamenti, ha a disposizione un gran pezzo di gnocca, pensi a me che debbo accontentarmi di una racchia perdipiù lamentosa, ringrazi Iddio!” “Saro sono pagano, ringrazierò Hermes che sicuramente in questa storia ci ha messo lo zampino!”

  • 03 giugno alle ore 14:37
    ALBERTO E LE BRASILIANE

    Come comincia: Avere un maggiordomo in Italia è un privilegio delle  famiglie altolocate e facoltose e, diciamo pure, un po’ snob. Malgrado non appartenesse a quella categoria Alberto era ‘munito’ di un tale personaggio ‘ereditato’ da una marchese inglese, pardon  scozzese, sua intima amica purtroppo deceduta. Una volta rientrato a Roma ‘rinquattrinato’, Alberto aveva acquistato un attico ristrutturato ed ammobiliato modernamente situato  in via S.Croce in Gerusalemme, si sentiva un pascià; rispetto alla abitazione natia di via Conegliano c’era un abisso. Charles, the butler, era stato  ribattezzato da Alberto Jeeves nome del classico maggiordomo inglese dei romanzi di Wodehouse, era più chic. Facevano parte dello staff di casa anche la cuoca Camilla ed il tuttofare Gaio nome assolutamente poco adatto all’individuo dalla espressione eternamente  triste, assomigliava in modo sorprendente a Sorretino un famoso attore dei tempi post bellici. La mattina solita sveglia , Charles pardon Jeeves: ”Signore sono le otto, il cielo è terzo, temperatura esterna 16 gradi, oggi è il 15 settembre, previsioni: giornata senza nuvole, ho preparato tutto per la doccia, la colazione è nel salone.” “Jeeves mi sembri il colonnello Bernacca dell’Aeronautica militare!” Ad Alberto venne in mente un aforisma del filosofo greco Seneca: ‘La vita è come una commedia non importa quanto è lunga ma come è recitata.” A dir la verità ad Alberto interessava pure che la vita non fosse breve, per recitarla…Solite donnine preferibilmente giovani, belle e disponibili. “Signore sul Messaggero c’è un’inserzione su un balletto di ragazze brasiliane che si esibiscono al Volturno.” “Bravo Jeeves, le brasiliane mi mancavano,  organizziamoci, voglio andare all’ultimo spettacolo per vedere se posso rimorchiarne qualcuna.” Al volante della Jaguar XE, con al lato Alberto, Jeeves posteggiò in una via laterale del teatro Volturno, manifesto: “Corpo di ballo di Ipaema’ con foto in costume delle ballerine, gran pezzo di gnocche anche se fra di loro svettava una grassona più alta delle altre. “Che ne dici Jeeves la rimorchiamo non sono stato mai con una obesa chissà….” “Come desidera signore.” Alla fine dello spettacolo Alberto nel camerino delle ballerine che si stavano struccando. “Io parlo solo italiano, voi portoghese spero che ci capiremo.” “Tutte le ragazze si misero a ridere fragorosamente, la più piccola di statura: “A coso noi semo più romane delle romane, i costumi sò pè attirà la gente, io sò de Torpignattara, se sei ricco e voi rimorchià scegli, non a me, io  ciò mi fijo che m’aspetta a casa.” Alberto partendo dal presupposto che la ‘topa’non ha nazionalità ne scelse tre: Isabeli, Gisele e Lauren la grassa, non erano certamente i loro nomi ma chi se ne fregava, erano gran pezzi di figa pure la grassona nel suo genere. In abiti normali le tre seguirono Alberto, Jeevs sistemò la loro valigetta nel bagagliaio dell’auto, le ragazze si sistemarono nel sedile posteriore della Jaguar posteggiata dinanzi al teatro, Jeeves alla guida, “Dove ci porti? Che ne dici di un ristorante siamo affamate.” Al ristorante ‘Cannavota’ stavano per chiudere: “Mi dispiace signore ma…” Dinanzi ai cinquecento Euro di Alberto il padrone del locale: “Sono Romolo a disposizione.” Anche i cuochi furono foraggiati e ripresero il loro lavoro con piacere, non capitava tutti i giorni di….Tutto a base di pesce. Alberto: Un applauso ai cuochi, bravissimi, ci torneremo altre volte.” Ragazze ora a casa mia, fate piano perché io abito al piano attico ma sotto ci sono tanti vecchietti ricchi e rompiballe, romperebbero i zebedei all’Amministratore il quale se la prenderebbe con me.” “Alberto siamo stanche e appesantite dal mangiare, che ne dici di rimandare tutto a domani?” Aveva parlato Lauren anche a nome delle colleghe, furono accontentate, le donne svogliate a letto sono una frana. Le tre false brasiliane erano state collocate ognuna in una camera singola con bagno annesso, si alzarono alle dieci, in poco tempo si truccarono e, dietro indicazione di Jeeves andarono nella sala da pranzo a far colazione, erano tutte in vestaglia che lasciava trasparire ‘cose buone’. “Gentili signore ora che vi vedo in piena forma possiamo fare un programma, che ne dite di restare in casa e mangiare nel giardinetto, c’è frescura anche col sole, a proposito quali sono i vostri impegni di lavoro?” “Ieri sera era l’ultima, poi ci aspettano in Puglia ma possiamo rimandare, sei bello, simpatico e…danaroso.” Alberto prese sottobraccio Lauren, voleva provare la cicciona, ‘ciccio’ era già in posizione di battaglia, avere sotto di sé un monumento,  ad Alberto sembrava di essere in acqua, galleggiava piacevolmente sopra di lei, Lauren era disponibile davanti e darré oltre che in ‘Spagna’ con i due seni grandi ma duri inoltre baciava anche molto bene, un sorpresa eccellente. A pomeriggio inoltrato i quattro scesero le scale senza prendere l’ascensore, una decisione di Alberto sia per fare un po’ di movimento e soprattutto per passare dinanzi alle abitazioni dei coinquilini incuriositi dalle voci delle ragazze che fecero del tutto per farsi notare. Dinanzi alla porta di un appartamento un vecchietto rimase a bocca aperta guardando le tre ragazze, fu rispedito malamente dentro casa dalla moglie: “Sei il solito sporcaccione!” Le tre babys erano piacevolmente distese, oltre che ricco Alberto era un bel signore di circa cinquant’anni, alle colleghe Lauren aveva dato buone notizie sul padrone di casa. Il ponentino romano non invitava i quattro a rientrare fra le mura e così restarono nei giardinetti di S.Giovanni sino alle ventidue, televisione sino mezzanotte e poi tutti a nanna. Alberto fu raggiunto da Jeeves: “Signore sono imbarazzato ma debbo avvisarla che Isabeli ha qualcosa in più…” “A me sembra come le altre.” “Io stavo usando un eufemismo per dirle che è un transgender, l’ho notato perché la ragazza aveva lasciato la porta della camera aperta.” Alberto non era un puritano ma prudente nei rapporti sessuali,  con un trans gender voleva andare sul sicuro e così si recò nella farmacia di un amico: “Ciccio mi occorrono dei condom, di quelli che non si rompono, ho trovato un transgender bellissimo, sembra proprio una donna ma non voglio correre rischi.” “Non c’è problema ma…che ne dici se ci vado anche io, l’ho sempre desiderato, son quelle cose delicate che si riferiscono solo agli amici, a mia moglie dirò che sono a casa tua e non ritorno per la notte.” Era una sorpresa, a tavola erano in cinque, Jeeves  aiutava Gaio nel servire a tavola, in sottofondo una musica rock punk molto forte che stordì i commensali. Ciccio fremeva, mangiò pochissimo seduto vicino a Isabeli poi non resistette più e: “Io e Isabeli andiamo a fare un riposino, buon proseguimento.” Alberto si sistemò con Gisele bionda ma dal pube con peli scurissimi e lisci, vita stretta, seno non molto pronunciato, gambe bellissime e disponibilità massima in tutte le posizioni, era nata per fare l’amore. La mattina presto Ciccio ritornò fra le casalinghe mura prima della levata di tutti gli altri, la cosa fece pensar male ad Alberto che la sera successiva invitò Isabeli nel suo talamo. “Cara ti prego di essere sincera, che genere di rapporti sessuali hai avuto col mio amico, non c’è pericolo che faccia cattivo uso di quello che mi dirai.” “Ciccio all’inizio era titubante, quando ha visto il mio uccellone è rimasto basito, non se l’aspettava così grosso poi ha preso coraggio, si è spalmato con della vasellina il sedere e pian piano son riuscita a penetrarlo con grande suo piacere, ha avuto vari orgasmi, era incontentabile.” “Va bene, ma io non sono Ciccio, tutto tranne il mio popò che è e voglio che resti vergine!” Alberto pensò che quella particolare avventura fosse finita lì ma non aveva fatto i conti con un amico di Ciccio, che lui non conosceva e che gli telefonò: “Sei Alberto? Io sono Raffaele detto Fefè, Ciccio mi ha parlato di una certa Isabeli, bellissima, vorrei conoscerla da vicino, son disposto a pagarla bene ed a fare un regalo a te, sono un antiquario, dimmi quello che desideri.” Alberto preso alla sprovvista non sapeva che rispondere: “Fai tu, sai dove abito?” “Me l’ha accennato Ciccio, a domani sera, se possibile a cena.” “D’accordo, mi raccomando la discrezione.” Isabeli fu informato o informata della nuova richiesta per lei, nessun problema solo questione di quattrini, sempre ben accettati. Fefé si presentò con il regalo per Alberto,  un grande quadro del pittore Tamburi, una natura morta della scuola romana, quella di più valore. Alberto parlando con Jeeves: “Mio caro mi pare di essere diventato un prosseneta, sai che vuol dire questa parola?” “Perfettamente signore ma non ritengo che lei faccia parte di quella categoria, un regalo non è moneta.” Il fatto di ospitare un altro aspirante di fruire delle ‘grazie’ di Isabeli avvenne il giorno dopo: un certo Paolino telefonò ad Alberto  presentandosi come amico di Fefè e chiedendo di essere ‘invitato a cena’, era stato prudente nel parlare, Alberto ne fu contento, sapeva che anche gli ex colleghi intercettavano le telefonate un po’ di tutti, ricordava il detto fascista: “Silenzio! Il nemico di ascolta!” Paolino faceva ‘onore’ al suo nome era piccolo e mingherlino, ridendo dentro se stesso Alberto pensò che a letto se la sarebbe passata male con Isabeli…ma non erano fatti suoi, il signorino si era presentato con una statuetta antica in terracotta di notevole valore probabilmente proveniente da scavi clandestini, era molto bella: una dea nuda abbracciata ad un mortale. ‘E venne il giorno’ non quello del film catastrofico ma della partenza delle tre false brasiliane, Gisele aveva fatto capire ad Alberto che volentieri avrebbe fatto la parte della castellana ma il nostro non più giovane, in base alla sua esperienza capì che c’erano troppi lati negativi in quella liaison, fece lo gnorri ed accompagnò le ragazze alla stazione Termini da dove erano stati spedite le casse con i loro costumi brasiliani, destinazione Brindisi. “Finalmente soli signore!” “Non ti piaceva avere compagnia?” “Un po’ si ma di recente c’era troppo traffico in casa!” “Jeeves posso farti una domanda personale?” “Signore non ho nulla da nascondere.” “Mi dici come te la passi a donne mai ti ho visto…” “Signore i veri butlers inglesi non hanno sesso!” “Pardon Jeeves non sciebam!”

  • 03 giugno alle ore 14:36
    ALBERTO E LE BRASILIANE

    Come comincia: Avere un maggiordomo in Italia è un privilegio delle  famiglie altolocate e facoltose e, diciamo pure, un po’ snob. Malgrado non appartenesse a quella categoria Alberto era ‘munito’ di un tale personaggio ‘ereditato’ da una marchese inglese, pardon  scozzese, sua intima amica purtroppo deceduta. Una volta rientrato a Roma ‘rinquattrinato’, Alberto aveva acquistato un attico ristrutturato ed ammobiliato modernamente situato  in via S.Croce in Gerusalemme, si sentiva un pascià; rispetto alla abitazione natia di via Conegliano c’era un abisso. Charles, the butler, era stato  ribattezzato da Alberto Jeeves nome del classico maggiordomo inglese dei romanzi di Wodehouse, era più chic. Facevano parte dello staff di casa anche la cuoca Camilla ed il tuttofare Gaio nome assolutamente poco adatto all’individuo dalla espressione eternamente  triste, assomigliava in modo sorprendente a Sorretino un famoso attore dei tempi post bellici. La mattina solita sveglia , Charles pardon Jeeves: ”Signore sono le otto, il cielo è terzo, temperatura esterna 16 gradi, oggi è il 15 settembre, previsioni: giornata senza nuvole, ho preparato tutto per la doccia, la colazione è nel salone.” “Jeeves mi sembri il colonnello Bernacca dell’Aeronautica militare!” Ad Alberto venne in mente un aforisma del filosofo greco Seneca: ‘La vita è come una commedia non importa quanto è lunga ma come è recitata.” A dir la verità ad Alberto interessava pure che la vita non fosse breve, per recitarla…Solite donnine preferibilmente giovani, belle e disponibili. “Signore sul Messaggero c’è un’inserzione su un balletto di ragazze brasiliane che si esibiscono al Volturno.” “Bravo Jeeves, le brasiliane mi mancavano,  organizziamoci, voglio andare all’ultimo spettacolo per vedere se posso rimorchiarne qualcuna.” Al volante della Jaguar XE, con al lato Alberto, Jeeves posteggiò in una via laterale del teatro Volturno, manifesto: “Corpo di ballo di Ipaema’ con foto in costume delle ballerine, gran pezzo di gnocche anche se fra di loro svettava una grassona più alta delle altre. “Che ne dici Jeeves la rimorchiamo non sono stato mai con una obesa chissà….” “Come desidera signore.” Alla fine dello spettacolo Alberto nel camerino delle ballerine che si stavano struccando. “Io parlo solo italiano, voi portoghese spero che ci capiremo.” “Tutte le ragazze si misero a ridere fragorosamente, la più piccola di statura: “A coso noi semo più romane delle romane, i costumi sò pè attirà la gente, io sò de Torpignattara, se sei ricco e voi rimorchià scegli, non a me, io  ciò mi fijo che m’aspetta a casa.” Alberto partendo dal presupposto che la ‘topa’non ha nazionalità ne scelse tre: Isabeli, Gisele e Lauren la grassa, non erano certamente i loro nomi ma chi se ne fregava, erano gran pezzi di figa pure la grassona nel suo genere. In abiti normali le tre seguirono Alberto, Jeevs sistemò la loro valigetta nel bagagliaio dell’auto, le ragazze si sistemarono nel sedile posteriore della Jaguar posteggiata dinanzi al teatro, Jeeves alla guida, “Dove ci porti? Che ne dici di un ristorante siamo affamate.” Al ristorante ‘Cannavota’ stavano per chiudere: “Mi dispiace signore ma…” Dinanzi ai cinquecento Euro di Alberto il padrone del locale: “Sono Romolo a disposizione.” Anche i cuochi furono foraggiati e ripresero il loro lavoro con piacere, non capitava tutti i giorni di….Tutto a base di pesce. Alberto: Un applauso ai cuochi, bravissimi, ci torneremo altre volte.” Ragazze ora a casa mia, fate piano perché io abito al piano attico ma sotto ci sono tanti vecchietti ricchi e rompiballe, romperebbero i zebedei all’Amministratore il quale se la prenderebbe con me.” “Alberto siamo stanche e appesantite dal mangiare, che ne dici di rimandare tutto a domani?” Aveva parlato Lauren anche a nome delle colleghe, furono accontentate, le donne svogliate a letto sono una frana. Le tre false brasiliane erano state collocate ognuna in una camera singola con bagno annesso, si alzarono alle dieci, in poco tempo si truccarono e, dietro indicazione di Jeeves andarono nella sala da pranzo a far colazione, erano tutte in vestaglia che lasciava trasparire ‘cose buone’. “Gentili signore ora che vi vedo in piena forma possiamo fare un programma, che ne dite di restare in casa e mangiare nel giardinetto, c’è frescura anche col sole, a proposito quali sono i vostri impegni di lavoro?” “Ieri sera era l’ultima, poi ci aspettano in Puglia ma possiamo rimandare, sei bello, simpatico e…danaroso.” Alberto prese sottobraccio Lauren, voleva provare la cicciona, ‘ciccio’ era già in posizione di battaglia, avere sotto di sé un monumento,  ad Alberto sembrava di essere in acqua, galleggiava piacevolmente sopra di lei, Lauren era disponibile davanti e darré oltre che in ‘Spagna’ con i due seni grandi ma duri inoltre baciava anche molto bene, un sorpresa eccellente. A pomeriggio inoltrato i quattro scesero le scale senza prendere l’ascensore, una decisione di Alberto sia per fare un po’ di movimento e soprattutto per passare dinanzi alle abitazioni dei coinquilini incuriositi dalle voci delle ragazze che fecero del tutto per farsi notare. Dinanzi alla porta di un appartamento un vecchietto rimase a bocca aperta guardando le tre ragazze, fu rispedito malamente dentro casa dalla moglie: “Sei il solito sporcaccione!” Le tre babys erano piacevolmente distese, oltre che ricco Alberto era un bel signore di circa cinquant’anni, alle colleghe Lauren aveva dato buone notizie sul padrone di casa. Il ponentino romano non invitava i quattro a rientrare fra le mura e così restarono nei giardinetti di S.Giovanni sino alle ventidue, televisione sino mezzanotte e poi tutti a nanna. Alberto fu raggiunto da Jeeves: “Signore sono imbarazzato ma debbo avvisarla che Isabeli ha qualcosa in più…” “A me sembra come le altre.” “Io stavo usando un eufemismo per dirle che è un transgender, l’ho notato perché la ragazza aveva lasciato la porta della camera aperta.” Alberto non era un puritano ma prudente nei rapporti sessuali,  con un trans gender voleva andare sul sicuro e così si recò nella farmacia di un amico: “Ciccio mi occorrono dei condom, di quelli che non si rompono, ho trovato un transgender bellissimo, sembra proprio una donna ma non voglio correre rischi.” “Non c’è problema ma…che ne dici se ci vado anche io, l’ho sempre desiderato, son quelle cose delicate che si riferiscono solo agli amici, a mia moglie dirò che sono a casa tua e non ritorno per la notte.” Era una sorpresa, a tavola erano in cinque, Jeeves  aiutava Gaio nel servire a tavola, in sottofondo una musica rock punk molto forte che stordì i commensali. Ciccio fremeva, mangiò pochissimo seduto vicino a Isabeli poi non resistette più e: “Io e Isabeli andiamo a fare un riposino, buon proseguimento.” Alberto si sistemò con Gisele bionda ma dal pube con peli scurissimi e lisci, vita stretta, seno non molto pronunciato, gambe bellissime e disponibilità massima in tutte le posizioni, era nata per fare l’amore. La mattina presto Ciccio ritornò fra le casalinghe mura prima della levata di tutti gli altri, la cosa fece pensar male ad Alberto che la sera successiva invitò Isabeli nel suo talamo. “Cara ti prego di essere sincera, che genere di rapporti sessuali hai avuto col mio amico, non c’è pericolo che faccia cattivo uso di quello che mi dirai.” “Ciccio all’inizio era titubante, quando ha visto il mio uccellone è rimasto basito, non se l’aspettava così grosso poi ha preso coraggio, si è spalmato con della vasellina il sedere e pian piano son riuscita a penetrarlo con grande suo piacere, ha avuto vari orgasmi, era incontentabile.” “Va bene, ma io non sono Ciccio, tutto tranne il mio popò che è e voglio che resti vergine!” Alberto pensò che quella particolare avventura fosse finita lì ma non aveva fatto i conti con un amico di Ciccio, che lui non conosceva e che gli telefonò: “Sei Alberto? Io sono Raffaele detto Fefè, Ciccio mi ha parlato di una certa Isabeli, bellissima, vorrei conoscerla da vicino, son disposto a pagarla bene ed a fare un regalo a te, sono un antiquario, dimmi quello che desideri.” Alberto preso alla sprovvista non sapeva che rispondere: “Fai tu, sai dove abito?” “Me l’ha accennato Ciccio, a domani sera, se possibile a cena.” “D’accordo, mi raccomando la discrezione.” Isabeli fu informato o informata della nuova richiesta per lei, nessun problema solo questione di quattrini, sempre ben accettati. Fefé si presentò con il regalo per Alberto,  un grande quadro del pittore Tamburi, una natura morta della scuola romana, quella di più valore. Alberto parlando con Jeeves: “Mio caro mi pare di essere diventato un prosseneta, sai che vuol dire questa parola?” “Perfettamente signore ma non ritengo che lei faccia parte di quella categoria, un regalo non è moneta.” Il fatto di ospitare un altro aspirante di fruire delle ‘grazie’ di Isabeli avvenne il giorno dopo: un certo Paolino telefonò ad Alberto  presentandosi come amico di Fefè e chiedendo di essere ‘invitato a cena’, era stato prudente nel parlare, Alberto ne fu contento, sapeva che anche gli ex colleghi intercettavano le telefonate un po’ di tutti, ricordava il detto fascista: “Silenzio! Il nemico di ascolta!” Paolino faceva ‘onore’ al suo nome era piccolo e mingherlino, ridendo dentro se stesso Alberto pensò che a letto se la sarebbe passata male con Isabeli…ma non erano fatti suoi, il signorino si era presentato con una statuetta antica in terracotta di notevole valore probabilmente proveniente da scavi clandestini, era molto bella: una dea nuda abbracciata ad un mortale. ‘E venne il giorno’ non quello del film catastrofico ma della partenza delle tre false brasiliane, Gisele aveva fatto capire ad Alberto che volentieri avrebbe fatto la parte della castellana ma il nostro non più giovane, in base alla sua esperienza capì che c’erano troppi lati negativi in quella liaison, fece lo gnorri ed accompagnò le ragazze alla stazione Termini da dove erano stati spedite le casse con i loro costumi brasiliani, destinazione Brindisi. “Finalmente soli signore!” “Non ti piaceva avere compagnia?” “Un po’ si ma di recente c’era troppo traffico in casa!” “Jeeves posso farti una domanda personale?” “Signore non ho nulla da nascondere.” “Mi dici come te la passi a donne mai ti ho visto…” “Signore i veri butlers inglesi non hanno sesso!” “Pardon Jeeves non sciebam!”

  • 03 giugno alle ore 10:38
    L'ASPIRANTE SUICIDA

    Come comincia: Mezzanotte, Roma, mese di luglio, l'aria ancora tiepida. Un sole forte aveva battuto per tutto il giorno l'asfalto delle strade ed il calore immagazzinato, pian piano risaliva l'atmosfera rilasciando un lieve tepore. Da via Cavour, dove era ospite della cugina Silvana, Alberto era giunto a ponte Milvio, camminava come un automa: sentiva appena il rumore del traffico, il chiacchierio della gente che gli passava vicino, l'abbaiare dei cani che litigavano furiosamente fra di loro cercando di trascinare gli incolpevoli padroni, un gruppo di ragazzi visibilmente sbronzi e forse pure 'fatti' che rompevano i marroni ai passanti, tutto gli era indifferente, che andassero tutti a fare in culo, Yvette era morta e con lei una parte di se stesso. Eppure la vedeva sempre dinanzi a sé, sorridente come suo solito come a volerlo consolare. Percepiva la gola secca, un dolore continuo ai muscoli, alla testa, alle ginocchia, alle spalle, alla schiena. Giudizio di un amico medico:'dolori da stress con passar del tempo spariranno. Un forte frastuono in lontananza, una auto era andata a cozzare violentemente contro un autobus, gente che accorreva sul luogo dell'incidente, grida...Alberto era rimasto solo, appoggiato alla balaustra del ponte guardava l'acqua del Tevere scorrere sotto il ponte, inquinata, non invitante nemmeno per un aspirante suicida.
    Alla sua sinistra gli parve di vedere un'ombra, si girò dall'altro lato ma l'ombra lo sorpassò a passi incerti finendo a terra. Non si sentiva di essere il solito Alberto disponibile con tutti, cercava solo un po' di tranquillità ma l'ombra, ormai illuminata da un lampione, era rimasta a terra. Avvicinatosi: era una femmina rossa di capelli che coprivano il viso appoggiato sul selciato."E adesso che faccio, questa è svenuta..." "Questa non è svenuta e non vuole rotte le palle!" Alberto si girò dall'altra parte, fine la signora e pure maleducata. Stava per riprendere il cammino quando la vide ancora a terra."Permesso, posso passare?" "Allora sei stronzo, il ponte è largo!" Alberto era contrario a farsi dare dello stronzo anche da una donna ma la curiosità prese il sopravvento: "Tra poco passa un cane e ti piscia sopra prendendoti per un cespuglio."La rossa cercò di recuperare la posizione eretta ma ricadde a terra, al secondo tentativo ci riuscì ma barcollava vistosamente. Alberto la prese per la vita per evitarle una seconda caduta."Che fai, ci marci?" "Senti ho i cavoli miei per la testa e puoi giurarci che non mi interessano i tuoi, cercavo solo di aiutarti.”La rossa si mise a piangere a singulti, era proprio quello che  Alberto non sopportava, riteneva le lacrime delle femminucce foriere di sventure. La prese sottobraccio e la accompagnò ad un a vicina panchina, la fece sedere."Me ne posso andare?'" "Ma chi t'ha chiesto niente." "Dì la verità volevi fare un bel tuffo senza ritorno, come ti chiami?" Di nuovo lacrime.”Sei un lacrimatoio, pensi che a questo mondo solo tu hai  dei problemi, oggi non  ho fatto la buona azione quotidiana, alzati, ho intravisto un bar aperto.” La cotale riprese in qualche modo l’equilibrio, dentro  il bar il padrone sonnecchiava su una sedia, all’arrivo dei due: “Fatemi compagnia,  sto morendo dal sonno, che ne dite d’un caffè?” Alberto immaginò che la ragazza fosse digiuna, infatti:”Per me un cappuccino e due anzi tre bioches.”Sono Violetta.” “Un nome perfetto per te, hai la faccia proprio viola!” La ragazza fece sparire in un attimo cappuccino e brioches. “Quant’è che non mangiavi, un altro po’ addentavi pure il tavolo!” La spiritosaggine non fece presa su Violetta che ordinò un altro cappuccino con cornetti, era proprio affamata. Sistemato il pancino Violetta si distese su una poltrona del bar, occhi chiusi, in fondo non era male come donna… “Ragazzi devo chiudere.” “Quanto ti devo?” “Offro io, vado in centro, ho la macchina qui fuori.” Altro boy scout pensò Alberto: “Io devo andare in via Cavour.” “È di strada, a quest’ora niente autobus.” Violetta si era addormentata in auto, giunti dinanzi casa di Silvana: “Io sono arrivato, sei stato veramente gentile, non ti dico che ti ricorderò nelle mie preghiere perché sono ateo.” “Lascia perdere all’Inferno ci vado per i peccatacci miei, auguri, con quella penso che te la passerai male!” Alberto fece le corna, ormai era costretto a portare Violetta a casa di Silvana. “Dove siamo?” “Se non mi dici dove vuoi andare ti porto a casa di mia cugina.” Alberto aprì il portone, con l’ascensore al secondo piano poi entrò casa. “Fai piano, io sto nella camera in fondo, ci sono due letti, usane uno,  lascio un biglietto in sala da pranzo per mia cugina.” ‘Sono a letto con un’amica…”  Un suono di campane svegliò Alberto, ‘a Roma ci sono più chiese che mignotte’, la frase non era sua ma dava l’idea del problema. In bagno fu raggiunto da Silvana, per lui era come una sorella ma anche le sorelle…” “Lo sai che a me capitano sempre situazioni strane, anche stavolta…” “Fatti una doccia e dopo sveglia l’amica tua.”La ragazza dormiva ancora, Morfeo si era impadronita di lei, chissà da quanto tempo…” “Violetta, prova ad alzarti e poi vai in bagno, è in fondo a destra.” “Mi dici qualcosa di lei?” Alberto riportò alla cugina paro paro quello che era successo a Ponte Milvio, non era facile stupire Silvana ma stavolta…”Speriamo che non sia una sbandata, quando  avrà finito di lavarsi falle fare colazione e poi parliamo, oggi è sabato e l’ufficio è chiuso.” Silvana era consulente tributaria. Violetta si presentò con il vestito stropicciato, era proprio logoro, sembrava una pezzente. “Prima che mi racconti i fatti tuoi vieni in camera mia, ti do un mio vestito, abbiamo la stessa taglia e poi pettinati sembri la Strega di Benevento!” Pettinata e vestita con un abito corto e dalla scollatura abissale Violetta era completamente cambiata,  forse Alberto anzi senza forse Alberto aveva mostrato un viso tipo: ‘Io a questa me la farei subito!’ “Cugino sei il solito zozzone…non cambierai mai!” Il racconto della ragazza aveva qualcosa di inusitato come si poteva presagire ed anche una situazione particolare, Violetta era a Roma per motivi di studio, risiedeva a Messina come Alberto che si mise a ridere. “Sono venuta a Roma con il mio amico ora posso dire ex, Alfredo e ci siamo iscritti alla facoltà di giurisprudenza, a Messina  è molto difficile superare gli esami, Alfredo è ricco di famiglia ed abbiamo affittato una appartamento in via Volturno, ieri mattina dovevo andare all’Università, da sola, Alfredo m’aveva detto di non sentirsi bene, dopo mezz’ora ho pensato bene o meglio male di rientrare a casa per vedere come stesse Alfredo. In camera da letto una sorpresa ma altro che sorpresa una bomba: il mio fidanzato si stava ‘inchiappettando’ un giovane biondo, molto femmineo, sembrava una ragazza, forse l’aveva conosciuto all’Università, io non ne sapevo niente. Alla mia vista il ragazzo, che poi è risultato essere uno svedese è saltato dal letto, si è vestito in fretta ed è sparito, Alfredo è rimasto nel talamo con le braccia dietro il collo guardandomi senza  parlare, in verità c’era poco da dire se non che Alfredo era un bisessuale! Io sono piuttosto anticonformista ma odio la mancanza di sincerità, avrei voluto saperlo da lui o forse…diciamo che sono confusa, non mi resta altro che andare a prendere i miei vestiti e ritornare a Messina, me ne frego dell’Università qui non conosco nessuno a sono senza soldi, lui è il paperone che fa rima con….Intervenne Silvana: “Io al tuo posto non mi preoccuperei, mio cugino è…” “Non sparlare di me cuginastra, potrei arrivare a picchiarti!” “Non consci le mie unghie!” “Finiamola stà sceneggiata, Violetta se vuoi ti accompagno in via Volturno a prendere la tua roba, qui sotto in garage ho la mia macchina.” Dinanzi alla Jaguar Violetta: “Allora anche tu sei un paperone, spero che non avrai lo stesso vizietto di Alfredo…” “Sarebbe facile risponderti con una battuta, sappi solo che io ci tengo alle mie chiappe!” “Stavo scherzando, ti devo molto, l’altra notte ero come impazzita, Alfredo era il mio primo e grande amore, una delusione troppo cocente mi ha portato a ….” “Io sono un maresciallo delle Fiamme gialle, sono una persona onesta e le mie finanze oltre che dallo stipendio sono dipese dall’eredità di una mia zia, i miei superiori a Messina mi hanno  messo sotto inchiesta ma hanno fatto un buco nell’acqua, tutto regolare.” “L’abitazione di via Volturno era al secondo piano, fatta la valigia Alberto, da buon cavaliere la mise in ascensore ed al pian terreno sorpresa: Alfredo stava in attesa dell’ascensore e vista Violetta in compagnia di Alberto e con la valigia capì la situazione, forse voleva reagire ma vista la stazza superiore alla sua di Alberto, senza salutare prese l’ascensore: “Sparito per sempre dalla mia vita!” Violetta d’istinto aveva abbracciato Alberto, ‘ciccio’ sempre in agguato alzò la testa, Violetta se ne accorse, si staccò dal non più giovane amico ed entrò in macchina. “Silvana domattina partiremo, non voglio darti altro fastidio.” “Lo sai che a casa mia sei sempre il benvenuto anche se mi fai delle sorprese, niente prediche, voglio solo farti presente che i vent’anni di differenza…fanno la differenza!” “Io chiederò l’aiuto di Priapo, se vieni a trovarmi a Messina sarà per me un piacere inutile che te lo ribadisco, ciao sorellina!” Alberto prese con calma il viaggio, guidava a non più di centotrenta all’ora sia per non perdere punti dalla patente sia per gustarsi l’effluvio piacevole di donna di Violetta, la ragazza era ritornata in forma e sprizzava femminilità da tutti i pori. “Non mi prendere per una sprovveduta anche se ho solo vent’anni, mi accorgo che hai una voglia matta di…sinceramente mi piaci ma non sono in condizione di apprezzare il sesso, poi vedremo….”
    ‘Ciccio’ sconsolato ritornò a cuccia, aveva capito che ‘non c’era trippa pé gatti’ almeno per ora,la speme …”Violetta abitava in via Camiciotti a Messina, in una palazzina di cinque piani, il suo era l’ultimo. Scesa dalla Jaguar la ragazza suonò il campanello di casa, si affacciò una signora di mezza età che, vista la figlia si precipitò in strada, capì che era successo qualcosa a Roma. “Mamma questo è Alberto, mi ha dato un passaggio, poi ti spiegherò tutto, ciao caro, a proposito dove abiti?” In via Cola Pesce, questo è il numero del mio cellulare, a presto.” Alberto aveva acquistato con il soldi della defunta zia Giovanna l’appartamento nello stesso piano di quello della zia Iolanda, una fortuna così evitava di farsi da mangiare e di lavarsi la biancheria, ci pensava Gina la donna di servizio della zia la quale era piuttosto giù di morale, non fece le solite feste al nipote causa suo figlio Armando, diciassettenne, che era stato cacciato dal collegio dei Salesiani per una delle sue: “Poi ti faccio leggere quello che ha scritto sto fijo …proprio come suo padre buonanima, per ora cambiati e vieni a mangiare. “ Presente Alberto e il fijo di…Iolanda: “Stò bel tomo ogni giorno me ne combinava una, sono stata costretta a mandarlo in un collegio di preti, ti leggo quello che ha scritto in un tema riguardante la religione cattolica: ’Senza credere che l’amore di Dio è onnipotente come poter credere che il Padre abbia potuto crearci, il Figlio per riscattarci e lo Spirito Santo per santificarci?’ Praticamente con quello scritto ha minato tutta la teoria della religione cattolica, il direttore della scuola era tanto infuriato quasi da non riuscire a parlare: “Si venga a riprendere suo figlio, è un antidio ateo!” “Naturalmente ho capito che il signorino aveva trovato un escamotage per farsi cacciare, io lo mando dal falegname qui sotto ad imparare un mestiere, merita solo di andare a pulire i cessi!” “Mamma il preside non ti ha riferito altra frase da me riportata, è di Epicuro…” “Zia Iolanda anche se non ho figli voglio parlare cò stò fijo di…che poi saresti  tu,  giovanotto andiamo in macchina in giro per Roma.” “Armando l’anno prossimo sarai maggiorenne e penso  conseguirai la maturità poi ci sono due vie: la prima quella di iscriverti all’università cosa che non ti consiglio perché, dopo anni di studio ti troveresti a dover cercare un posto di lavoro ed in questi tempi non è facile, altra soluzione quella di arruolarti nel Corpo della Guardia di Finanza, nel frattempo potresti, se vuoi, continuare a studiare, per ora devi diventare pratico di quiz per il concorso, potrei darti una mano, ho delle conoscenze in alto loco, decidi tu.” “Finalmente qualcuno che mi fa delle proposte sensate, sinora solo rimproveri!”  A casa Armando riferì alla madre la conversazione avuta con il cugino Alberto, capì che forse finalmente aveva trovato una soluzione per i problemi di suo figlio. Violetta cambiò facoltà non più giurisprudenza ma lettere moderne e così era saltato l’ostacolo degli esami difficili.  Alberto aveva ripreso il suo lavoro di capo sezione nel Comando  Provinciale delle Fiamme Gialle inoltre era capo laboratorio fotografico e approfittò dei materiali della caserma per fotografare Violetta ogni giorno più desiderabile, foto in parte fatte vedere a mamma Arianna, non tutte, ce n’erano alcune molto sexy in cui la ragazza si mostrava senza veli. Arianna venuta a conoscenza dell’esperienza di sua figlia a Roma ripensò il giudizio fatto su Alberto e lo invitò a pranzo. “Scusami se ti ho trattato piuttosto rudemente ma non conoscevo i fatti, per Violetta è stata un’esperienza negativa ma nella vita anche quelle servono.” Il pranzo con tutte le specialità messinesi in fatto di pesce stocco e baccalà in verità non molto apprezzate da Alberto più abituato alla cucina romana. “Mamma vado a vedere la casa di Alberto, vuoi venire anche tu?” Domanda pleonastica in quanto Arianna sarebbe stata d’impiccio qualora i due…”No cara, sarà per un’altra volta.” “Si vede che manca la mano di una donna, se stai bene a quattrini ti rivoluzionerò tutto l’appartamento, la ditta Fucile è molto ben attrezzata.” E ne dici di provare se il letto è comodo?” “Sei fortunato, mi sono appena finite le mestruazioni, il mio non è un sacrificio, frequentandoti ho imparato ad apprezzarti e forse ad amarti, doccia e poi fuochi d’artificio!” Violetta, che Alberto aveva scoperto non essere rossa naturale ma castana, aveva messo tutto il suo sapere sessuale, era scatenata, godeva alla grande e sorrideva in continuazione anche parlando: “Amore mio che ne dici di…” “Non dico nulla, posso solo affermare che sei meravigliosa anche a letto, di natura.” Alla fine della ‘seduta’ Alberto con calma cercò di fare il punto della situazione: i venti anni di differenza erano l’unico vero ostacolo, mentre lui sarebbe andato incontro a problemi di salute come ricoveri in ospedale, visite mediche, esami, acquisto di medicinali insomma tutto ‘l’armamentario’ di un signore di mezza età, Violetta nel fiore degli anni sarebbe potuta diventare la sua badante e forse anche l’infermiera, ci può essere tutto l’amore di questo mondo ma per lei potevano esistere anche maschietti della sua età…”Che ha l’amore mio, ti vedo triste più che triste, ti ricordi quello che scriveva  Lorenzo il Magnifico…” “Alziamoci, devo fare un salto in caserma.” Alberto nella sua casella di posta trovò un invito al ballo del circolo di Presidio, erano per il sabato prossimo, poteva portare con sé tre persone. “Questa è la volta buona che riuscirò a ballare con tua madre, abbiamo stilato un patto di pace penso duratura.” E così fu, posteggiata la Jaguar in caserma della Finanza (era vicino alla sede del circolo) Alberto con Armando, Violetta ed Arianna che, truccata assomigliava molto a sua figlia, fece ingresso al circolo accolto da un T.Col.di sua conoscenza. “Vedo che è in buona compagnia, le ho riservato un tavolo in fondo alla sala, buon divertimento.”  Musica non recente ma distensiva, la maggior parte dei presenti non era di primo pelo e non avrebbe apprezzato il rock scatenato. Armando prese la mano di Violetta ed entrò nel ‘vortice’del ballo, ad Alberto non rimase che invitare Arianna dapprima titubante, era molto tempo che non ballava e poi col…fidanzato di sua figlia. “Madame ti sento dura, rilassati non siamo in uno studio medico.” Alberto non aveva fatto i conti con l’inaspettato spirito di Arianna: “Vedo che duri siamo in due!” così dicendo era diventata rossa in viso. “Il mio ‘ciccio’ è di origine veneta, il suo detto: ‘Mi son Arlecchin quel che trovo mangio!” “Il mio detto invece è: ‘Se si ribella tagliategli d’un sol colpo la cappella!” I due si guardarono in viso e si misero a ridere fragorosamente. Armando: “Che hanno da ridere tua madre ed Alberto, sembrano molto affiatati…” “ È da tempo che mia madre non frequenta maschietti, forse la novità…” Quel che Alberto aveva pronosticato avvenne dopo un mese: Violetta si presentò in casa con un ragazzo: “Signori questo è Alessio mio compagno di Università, lui mi aiuta molto nello studio…” C’era poco da capire, il viso di Alberto divenne cereo:”Signori scusatemi, mi son ricordato di aver lasciato in caserma una pratica urgente, ciao a tutti.” Alberto in crisi profonda non si fece più vivo a casa di Arianna la quale dopo aver capito la situazione pensò di aiutare il bel maresciallo che aveva salvato la vita a sua figlia. “Alberto sentiamo tutti la tua mancanza, che ne dici di farti vivo?” “Sei sicura che tutti sentono la mia mancanza?” “Non giochiamo con le parole, vieni a casa mia, mi militarizzo come tuo superiore di grado e ti do quest’ordine: vieni subito altrimenti C.P.R. camera di punizione di rigore.!” Arianna era sola in casa, si era messa in ghingheri per chi? Alberto pur nella sua confusione mentale ebbe uno sprazzo di realtà: Arianna gli aveva fatto capire che il legame con sua figlia non avrebbe avuto un futuro, Violetta era troppo giovane per lui, la loro relazione non aveva  un avvenire, meglio la madre…

  • 02 giugno alle ore 15:41
    LE DUE GEMELLE

    Come comincia: “Signori studenti oggi un tema impegnativo: ‘Dio nostro salvatore’, avete tempo sino alle tredici, impegnatevi!” Chi aveva parlato era il direttore del Collegio dei Padri Misericordiosi di Jesi in provincia di Ancona a nome Quinto Moscati; l’abitudine di chiamare i propri figli con un numero era proprio di quel tratto delle Marche, certo i genitori non avevano molta fantasia oppure non volevano che i nomi dei loro antenati fossero riportati ai  figli fatto sta che si potevano contare i nomi da: primo sino a settimo, non risulta ci fosse in giro un ‘ottavo forse… per mancanza di ‘materia prima’! In aula al primo banco della terza media c’era Alberto, un alunno particolare in quanto suo padre Armando, ateo aveva preferito iscrivere suo figlio ad una scuola cattolica per dare la possibilità al ragazzo di fare scelte autonome per quanto riguardava l’indirizzo religioso, non aveva voluto influenzarlo. Alberto durante le vacanze estive si era aggiornato sulle varie religioni del mondo con libri provenienti dalla fornita libreria paterna: Aveva rinvenutI centotrentasette culti di cui sette di ispirazione cristiana. In una pubblicazione di uno scrittore olandese, Van Loon aveva trovato una teoria che calzava sul tema che il direttore aveva dato da svolgere in classe e lo trascrisse pari pari sul suo quaderno: ‘Dio o vuole togliere i mali dal mondo ma non può, oppure può ma non vuole, oppure non vuole e non può, oppure vuole e può. Se vuole ma non può è impotente il che inammissibile in Dio. Se può ma non vuole è invidioso il che è alieno da Dio. Se non vuole e non può allora è invidioso e impotente ed anche questo non può attribuirsi a Dio. Se vuole e può il che soltanto conviene a Dio da dove vengono i mali? Perché non li toglie?’ Preso in mano il quaderno di Alberto il buon Quinto allibì, li per li non riuscì a profferir verbo, quando si riprese: “Vieni con me in direzione, telefonerò a tuo padre, fedifrago!” “Cavaliere sono il direttore del collegio di suo figlio, venga a ritirare Alberto dal mio collegio, a voce le spiegherò la motivazione...tu vai in camerata e prepara la valigia.” “Direttore cosa ha combinato mio figlio, ha picchiato qualche suo collega?” Quinto aveva un certo rispetto per Armando direttore di una banca locale e quindi lo trattò un po’ con i guanti come si dice in gergo: “Mi dispiace dover cacciare Alberto dal collegio ma ha scritto qualcosa inammissibile per un cattolico, ha smontato le teorie su cui poggia la nostra religione, legga lei stesso.” “Conosco lo scritto di mio figlio, è un pensiero di Epicuro che affermava anche che: ’Mai si è troppo giovani o troppo vecchi per la conoscenza della felicità…” non proseguo perché lei sicuramente ha studiato al liceo classico e quindi conosce bene gli scritti di quel filosofo, mi accorgo che da cattolico non condivide il suo pensiero, non per questo cambieranno i nostri buoni rapporti, quando ha bisogno di me sono a sua disposizione, figliolo saluta il direttore, a casa faremo i conti!” In macchina: “Papà che conti dobbiamo fare, quello che ho scritto mi sembra anche il tuo pensiero sulla religione.” “Te l’ho detto per far contento il direttore, i preti sono come…lasciamo perdere, domani ti iscriverò alla scuola pubblica.” Passando dinanzi a dei cassonetti di spazzatura Armando vide una ragazza che frugava fra i rifiuti e ogni tanto si metteva qualcosa in bocca, stralunato Armando uscì dall’auto e: “Che stai facendo, se mangi quelle porcherie ti verrà il tifo…” La ragazza era mal vestita ed era bianca in faccia, non poteva dirsi brutta ma piuttosto malandata. “Son due giorni che non mangio, ho una fame da lupo!” “Vieni con noi, qui vicino c’è un bar di cui conosco il proprietario.” “Gino pota un cappuccino e qualche brioches per questa ragazza.” “Come ti chiami?” “Sono Mafalda, poi le racconterò la mia storia se lei ha voglia di ascoltarmi.” “Per ora mangia, ne riparleremo a casa mia.” Alberto abitava in una villa in viale dei colli a Jesi, in macchina Mafalda, seduta del divano posteriore stava per addormentarsi. “Siamo arrivati, Alberto accompagna Mafalda in bagno, io le troverò dei vestiti di tua madre, ormai lei…Armando era rimasto vedovo di recente, un automobilista ubriaco una sera, in viale della Vittoria l’aveva investita ed uccisa sul colpo. Mafalda ci mise del tempo ma quando uscì dal bagno era un’altra, i capelli erano in ordine, aveva indossato un vestito nero molto elegante della defunta Marianna. “Debbo informarla della storia mia e di mia sorella Milena, io per punizione da parte del mio patrigno Michele sono stata rinchiusa per due giorni in una stanza senza poter uscire,  con mia madre Fulvia e mia sorella Milena abitiamo in via Gallodoro, nostra madre dopo la morte di mio padre si è messa con un delinquente, Michele che ha cercato di violentarmi, l’ho preso ad unghiate e lui per punizione mi ha chiuso a chiave in una piccola stanza della casa dove abitiamo, per fortuna abitiamo al secondo piano e con un lenzuolo annodato sono scappata dalla finestra…temo per mia sorella, mia madre è una debole…Armando non pose tempo in mezzo e telefonò al capitano dei Carabinieri Maurizio, suo amico ragguagliandolo sul  fatto riferitogli da Mafalda: “È un reato grave, andrò personalmente con una pattuglia in via Gallodoro, se vuoi venire pure tu con la ragazza ti aspetto sul corso. Al numero cento Maurizio bussò violentemente: “Aprite Carabinieri!” Nessuna risposta allora entrò in funzione il Carabiniere Mirko che con un ‘ariete’ buttò giù la porta. Il ‘signor’ Michele era impietrito, aveva tentato di scappare dalla finestra ma aveva avuto paura e si era chiuso in bagno. “Apra, non ci faccia spaccare pure la porta del bagno!” Michele si arrese e si trovò subito con un bel paio di manette ai polsi, Mirko era stato velocissimo ad infilargli i ‘braccialetti’. Michele e Fulvia in due auto dei Carabinieri, Milena e Mafalda nella Lancia Aprilia di Armando con Alberto  nel sedile anteriore il che cominciò a sbirciare le due ragazze. “Non fare il coglione!” “Non ho fatto niente!” “Apposta non devi fare niente!” Alberto capì che per lui non ci sarebbe stata ‘trippa pé gatti’! Michele e Fulvia in galera, Mafalda e Milena in casa di Armando e di Alberto, le ragazze col consenso del padrone di casa si erano impadronite del vestiario della defunta Marianna, dormivano nella stanza degli ospiti e, in attesa di trovare un lavoro aiutavano Camilla, la cameriera nelle faccende domestiche. Le due ragazze, anche in seguito ad un articolo su un giornale locale erano diventate famose ed ammirate, erano proprio belle e desiderabili, Alberto a scuola veniva invidiato: “Beato te che hai la possibilità di ‘lavorarti’ due gran pezzi di f..a, il signorino non rispondeva ai compagni di scuola facendo intendere che…invece andava in bianco o ‘in white’ per dirla all’inglese, papà Armando vigilava e non voleva grane ma anche lui…un pensierino ce l’aveva fatto. Mafalda con l’aiuto di Armando si occupò come cassiera al bar della stazione, spesso veniva accompagnata sul posto di lavoro da Armando con la sua Lancia Aprilia. Milena trovò posto pure come cassiera in un negozio di vestiti eleganti vicino alla scuola di Alberto che talvolta l’accompagnava pavoneggiandosi con gli amici ma andando sempre ‘in white’. Dopo due mesi una notizia bomba, il direttore di una nota banca di Jesi aveva annunziato di sposarsi con una ragazza più giovane di lui di vent’anni, Mafalda. Cerimonia in chiesa per non inimicarsi le autorità ecclesiastiche, testimoni Maurizio e Mirko per lui e i padroni dei locali dove le ragazze facevano le commesse per lei. Viaggio di nozze con la fidata Lancia Aprilia sino a Parigi, Armando poté durante il viaggio in Francia poté far sfoggio del francese che conosceva bene. Al ritorno tutti gli amici domandavano come era andato il viaggio di nozze, Armando con un sorriso a trentadue denti (alcuni finti) non rispondeva ma faceva intendere che…Nel frattempo che era successo in casa di Armando, lui assente. Alberto a seconda degli orari mangiava in compagnia di Milena ogni giorno più bella e lui ogni giorno più ‘ingrifato’. Milena e pure la cameriera se ne erano accorte, Camilla cinquantenne benevolente lo sfotticchiava, non altrettanto Milena che, anche se attratta da Alberto non sapeva che decisione prendere, aveva timore di una reazione di Armando che era stato il loro salvatore e così pur passeggiando talvolta con Alberto, la sera si chiudeva a chiave in camera sua anche se avrebbe voluto… La situazione fu sbloccata da Camilla: ragazzi vi dico una cosa ovvia, la gioventù passa presto ve lo dico per esperienza personale, ricordate i versi di Lorenzo il Magnifico: “Quant’è bella giovinezza…’ Una sera Alberto e Milena erano seduti sul divano in salotto a vedere la TV, Alberto era ‘ubriacato’ dal profumo personale della ragazza, era in crisi, non sapeva cosa fare ed allora ebbe un’idea poco geniale: “La sai quella barzelletta in cui tre sorelle in auto hanno un  incidente stradale, muoiono e si presentano  dinanzi a San Pietro che domanda loro: come vi siete comportate in vita? La prima, arrossendo, “Io l’ho data ai preti.” “Brava in Paradiso per amor di Dio e tu:” Io l’ho data ai militari.” “Brava in Paradiso per amor di Patria e tu:” “Io sono vergine. Vergine? Cosa pensi che il Paradiso sia in pisciatoio? All’inferno!” All’inizio nessun a reazione da parte di Milena poi: ”Allora io dovrei andare all’Inferno?” Domanda sciocca di Alberto: “Vuol dire che sei vergine?” “Si e lo resterò finché troverò dei ‘babbasoni’ come te, è da tempo che vorrei…Alberto capì la lezione, smise di fare il ‘babbasone e fece felice sia ‘ciccio’ che la ‘gatta’ di Milena.
     

  • 02 giugno alle ore 15:19
    I DUE SEMINARISTI

    Come comincia: Questa è la triste istoria (finita bene) non di Stefano Pelloni detto il Passatore bandito romagnolo ma di Pilo e Follì due figli di contadini. A parte i loro nomi non proprio comuni consigliati (diciamo imposti) dal padrone del terreno coltivato dai genitori vicino Tivoli, un certo Camillo da tutti conosciuto come lo zio Camillo. I due ragazzi avevano forzatamente seguito le orme familiari di contadini. Purtroppo lo zio Camillo zitello incallito e vecchio spilorcio, non aveva voluto modernizzare il modo di coltivare il terreno di cinquanta ettari e pertanto Dario, Concetta genitori ed i due figli erano costretti ad usare l’aratro tirati da buoi oltre che zappe, forconi e vanghe con notevole fatica fisica. Con la morte del padre per infarto, per la madre e per i due ragazzi la fatica era molto aumentata, il colpo finale alla decisione dei tre di cambiare vita venne dal cattivo tempo che mandò a monte i raccolti. Concetta andò ad aiutare la sorella anche lei contadina, i due ragazzi? Scelsero quella che nel medio evo era la via di fuga degli agricoltori: farsi prete partendo dal proverbio ‘contadino scarpe grosse e cervello fino.’ Si presentarono al parroco del paese don Sinesio rappresentando la loro  vocazione sacerdotale e chiesero di inoltrare una loro istanza in tal merito. Il vecchio parroco, ormai rotto a tutte le esperienza di vita era molto scettico anche perché i due avevano fama di andar troppo appresso alle gonnelle femminili ma partendo dalla esperienza di vita e dal presupposto volgare: ‘fatti i cazzi tuoi e ti troverai bene’inoltrò la domanda dei due giovani, istanza che fu accettata, in tempi di poche vocazioni… Pilo e Follì entrarono nel Pontificio Seminario ed iniziarono il loro percorso sacerdotale. Dopo sei anni Pilo e Follì stavano per diventare diaconi ma un evento imprevedibile cambiò la loro vita: zio Camillo per un cancro alla prostata stava per passare a miglior vita, il cotale in lite con tutti i siuoi parenti chiamò al suo capezzale i due giovani facendo loro presente che sarebbero stati gli unici eredi delle sue ricchezze purché ogni mese avessero fatto celebrare una messa in suo suffragio, forse la paura di andare all’Inferno! Pilo e Follì per prima cosa lasciarono l’abito talare, cambiarono i loro nomi in Alessio ed in Antonello ed andarono al Banco di Roma dove ebbero modo di constatare la consistenza delle loro ricchezze, alle delucidazioni del direttore di filiale rimasero sbalorditi: il vecchio li aveva lasciati abbienti, agiati, facoltosi in altre parole: ricchi! Subito muniti di carta di credito oro si recarono prima in negozi di vestiti e di scarpe per cambiare il loro abbigliamento poi in una filiale di auto Alfa Romeo dove presero possesso di una ‘Stelvio’ di color rosso pluriaccessoriata già pronta con cui si recarono a Tivoli per pavoneggiarsi in paese. Presero alloggio al primo albergo che incontrarono sulla loro strada, alla presentazione della carta oro il  portiere sgranò tanto di occhi, si inchinò ai due signori ed offrì la miglior camera dell’albergo. “Ce ne occorrono due e, se possibile una compagnia di due ragazze disponibili.” È noto che in questo campo i portieri di albergo sono piuttosto aggiornati e così dopo mezz’ora comparvero una bruna ed una mora. “Siamo Simona e Sofia, che bei giovani, si avvicina l’ora di cena che ne dite prima di un buon pasto, per motivi di ‘lavoro’ abbiamo saltato i pranzo.” A tavola grande allegria, il cameriere, di stretta osservanza romanesca si chiamava Romoletto, ben foraggiato servì a tavola i migliori piatti del ristorante, finale un ananas digestivo. Sulle scale Antonello: “Cacchio non abbiamo i preservativi!” “Sofia fece onore al suo nome ‘saggezza’: “Tutto a posto ne abbiamo una riserva!” La mattina dopo aver riprovato le gioie terrene, liquidate le due squillo Alessio ed Antonello andarono in canonica per salutare il vecchio parroco, non c’era più nel senso che era passato a miglior vita, al suo posto un giovane tutto profumato e vestito in nero con collare bianco, niente tonaca in compenso poteva portare delle gonne era un omo! Brevi saluti e poi andata a Roma per affittare un alloggio possibilmente vicino alla stazione Termini. Lungo la strada incrociarono l’insegna di una società che vendeva abitazioni. Alla richiesta dei due un impiegato: “Signori sono fortunati, abbiamo un alloggio in vendita in via Marsala è un po’ costoso ma è stato di recente ristrutturato ed è pure ammobiliato.” “Lo prendiamo a scatola chiusa, telefoni al Banco di Roma per convalidare un nostro assegno.” “Scusate la confidenza, sono Eugenio il direttore, mi avete fatto simpatia e mi fido di voi. Un giorno se mi invitate verrò a trovarvi.” “Con piacere Eugenio se ha qualche cara amica…” “Capito tutto, a presto.” L’estate si stava avvicinando, c’era da scegliere una località dove allontanarsi dalla calura, un cartellone in via Marsala reclamizzava un percorso da Livorno verso la Corsica, esattamente a Porto Vecchio. Decisione immediata di Pilo e Follì, pardon di Alessio ed Antonello che, navigatore adjútor giunsero a Livorno e si imbarcarono su una nave dalla Corsica Sardinia Ferries, destinazione Porto Vecchio in Corsica. I due giovani presi dall’entusiasmo delle novità non avevano previsto dove andare, incontrando un giovane ufficiale di bordo: “Ci scusi, è la prima volta che andiamo in Corsica, ci potrebbe indicare una località di villeggiatura?” “Dipende se volete recarvi in un posto dove vanno le famiglie oppure siete anticonformisti e volete alloggiare un villaggio per naturisti.” Antonello: “Siamo per la natura.” Allora voi suggerisco il villaggio ‘la Chiappa’ dal nome significativo, buon soggiorno.” Alessio e Antonello rimasero perplessi, non avevano capito bene di cosa si trattasse ad ogni modo presero per buono il suggerimento. Sempre con l’aiuto del navigatore satellitare il pomeriggio arrivarono in località Porto Vecchio dove era ubicato quel villaggio dal nome particolare. All’ingresso: “Messieurs avez vous réservé?” I due avevano studiato francese al classico: “Siamo italiani ad ogni modo ho capito, no non abbiamo prenotato.” “Noi parliamo bene l’italiano, non c’è problema,ci sono dei bungalow liberi, Serge verrà con voi per indicarvi la strada.” Alessio ed Antonello rimasero basiti, tutti i villeggianti erano nudi, l’ufficiale di bordo che aveva fornito l’indicazione del villaggio parlando di naturisti intendeva nudisti, si misero a ridere. Si presentò un signore vestito: “Je suis Charles, à votre disposition.” “Siamo Alessio ed Antonello, siamo in vacanza non sappiamo per quanti giorni, a tavola vorremmo possibilmente avere la compagnia di ragazze.” Charles guardando i documenti: “Qui ci son scritti altri vostri nomi.” “In italiano si chiamano soprannomi.” “Bien, tavolo ventitré, cena dalle venti alle ventidue, buona permanenza. Alessio ed Antonio si spogliarono ed uscirono al di fuori del bungalow ma nel vedere tante giovani donne nude ebbero la sorpresa di vedere il loro ‘ciccio’innalzarsi, nel regolamento c’era scritto che era proibito avere rapporti sessuali in pubblico e così rientrarono nel bungalow, l’unica soluzione era indossare un costume, si avvicinarono di nuovo a Charles ed esposero il loro problema. Il direttore dimostrò molto sangue freddo: “Può capitare, potreste indossare un asciugamano e togliervelo quando…avete capito.” I ‘cosi’ dei due capirono la lezione e ritornarono alla cuccia. A tavola erano già seduti dei giovani di varie nazionalità, anche italiani, Alessio ed Antonello si presentarono ed ebbero una buona accoglienza, erano tutti allegri. Dinanzi a loro due francesine non molto alte ma belle in viso ed anche di corpo niente male. Alla fine della cena: “Nous sommes Aline e Ambra parliamo poco l’italien.” “Siamo pari, noi parliamo poco il francese, andiamo in riva al mare.” I due ‘cosi’ di ragazzi presero vigore ed alzarono la ‘testa’: “Chiediamo scusa, non lo abbiamo fatto apposta…” Gran risata delle due ragazze: “Hier nous sommes passé avec deux françois qui l’avaient piccolo et mou!” “Andiamo nel bungalow.” Aline con Alessio ed Antonello con Ambra dimostrarono subito si essere in sintonia in fatto di sesso, avevano affermato di usare la pillola, Alessio ed Antonello si consultarono se usare o meno il condom, forse le ragazze si sarebbero offese, corsero il rischio ma ne valeva la pena,  in posizione cavalcante erano fantastiche. I due ex seminaristi arrivarono in Paradiso, ma non quello predetto dalle sacre scritture e poi loro due erano dei peccatori! Le due francesi furono rimpiazzate da Aurora e da Martina residenti a  Pizzo Calabro, la specialità della loro città i coni gelati, le due napitane dimostrarono di apprezzare molto anche un altro genere di coni! Casa dolce casa: Pilo e Follì nell’attico di via Marsala a Roma ripresero le ‘penne’ come si dice in gergo, erano veramente spompati ma felici, l’anno prossimo avrebbero cambiato nazione forse la Croazia, anche li in un villaggio di naturisti o nudisti che dir si voglia.

  • 02 giugno alle ore 14:57
    IL RITORNO DI ALBERTO

    Come comincia: “Alberto sono Letizia, la zia Mecuccia è deceduta questa notte per infarto…quando ti sarai ripreso chiamami.” In fondo Alberto questa notizia o prima o poi se la aspettava, Mecuccia, diminutivo di Domenica era sua madre vedova, non aveva malattie particolari oltre ai normali patologie della vecchiaia, il suo problema più grande era l’obesità dovuta al troppo cibo ingerito, il medico di famiglia l’aveva predetto: “O prima o poi il cuore cederà.” L’evento era accaduto una notte di luglio. Letizia era la cugina di Alberto cinquantenne maresciallo della Guardia di Finanza in pensione da pochi mesi, risiedeva a Roma. “Letizia vorrei evitare di venire a Jesi subito, mi conosci, sono un anticonformista e non sopporto di andare in chiesa ed essere circondato da persone, di cui alcune sconosciute che mi abbracciano e mi fanno le condoglianze per non parlare della predica del  prete che ripete la solita storiella  che esalta virtù dei defunti che in vita non avevano, arriverò a funerali eseguiti, mamma potrà essere seppellita nella tomba di famiglia, per le spese provvederò al mio arrivo, ti ringrazio in anticipo.” Due giorni dopo Alberto avvisò il portiere della sua partenza consegnandogli un biglietto da visita con i suoi dati del cellulare oltre ad una consistente mancia, se la meritava sia per la sua devozione che per la presenza in casa sua di cinque figli, non sapeva proprio….” La Jaguar X type era l’acquisto fatto di recente con la somma ricavata dalla vendita di una villa a Jesi in occasione della morte della zia Giovanna. Era da tempo che non percorreva la strada Roma – Ancona, era un po’ migliorata per la presenza di nuove gallerie che evitavano di inerpicarsi sugli Appennini. Nel compact disc musiche rilassanti di Mozart che erano in sintonia col suo stato d’animo. Giunse a Jesi in via San Martino nel pomeriggio, posteggiò nel cortile e suonò a casa di Mariola, cameriera di sua madre che abitava nel piano terra sotto la sua abitazione. La cameriera era un ex contadina molto affezionata alla sua famiglia, non disse nulla ad Alberto, solo un abbraccio affettuoso e lo aiutò a trasportare i bagagli al  piano della  casa di sua madre. “Cavaliere le preparo qualcosa da mangiare?” “Solo un piatto di spaghetti all’olio e della frutta, mi cambio e poi scendo a casa sua.” L’abitazione materna era in perfetto ordine, Mariola era una donna pulita e precisa nel suo lavoro, una fortuna per Alberto che altrimenti avrebbe avuto problemi alla conduzione delle normali faccende domestiche. Anche Mariola era vedova, suo marito Dario era deceduto per un carcinoma allo stomaco, da quel momento era entrata a far parte della famiglia di Mecuccia, era anche la sua confidente. “Grazie di avermi fatto trovare la casa in ordine, le darò il doppio dello stipendio che le elargiva mia madre.” Mariola non era il tipo che gesti eclatanti, solo un grazie con gli occhi pieni di lacrime, era molto affezionata alla madre di Alberto. “Letizia sono a Jesi, sto venendo a casa tua. “La cugina abitava in via San Francesco, all’attico di un palazzo con vista su tutta Jesi, aveva sposato Guglielmo detto Guy un funzionario di banca, anche con lei nessuna smanceria. “Il giorno del funerale la casa di tua madre era affollata di amici che hanno accompagnato a piedi il feretro sino alla chiesa delle Grazie, alla fine della messa solo io e Guy abbiamo seguito l’auto funebre sino alla vostra cappella dove è seppellito anche tuo padre, nei giorni prossimi sarà apposta la lastra con la foto e indicazioni della zia Mecuccia. Questa è la fattura di tutte le spese ed esclusione di quelle della chiesa.” “Mi risulta che il Papa abbia stabilito che i parroci non possano pretendere dei compensi per la loro opera.” “In teoria, in pratica tutti in chiesa sono andarti in sacrestia ed hanno sottoscritto un ‘fiore che non marcisce’, tradotto hanno sborsato minimo cento Euro, io sono stata costretta a dare cinquecento Euro.” Alberto, notoriamente ateo si augurò che il parroco usasse quella somma tutta per spese in farmacia! “Caro cugino se vuoi puoi mangiare da noi.” “Ti ringrazio ma Mariola si è già proposta alla bisogna e si offenderebbe e poi voglio vivere a casa dei miei, è da tempo che manco.” L’abitazione dei genitori di Alberto era di due piani più la cantina e ‘la grotta’ un tunnel che si espandeva sino alla parte sotterranea di Jesi, al primo piano camere da letto, salotto e servizi, al secondo piano cucina, sala da pranzo e locali dove stipare le vettovaglie, Alberto con piacere riprese possesso  della casa, gli ricordava la sua gioventù. I primi giorni il ‘cavaliere’ (era stato nominato per i suoi ottimi precedenti di servizio) dedicò il suo tempo a controllare un po’ tutta l’abitazione, quello che più lo colpì era uno sgabuzzino a metà scala fra il primo ed il secondo piano: dentro tanti ‘chiaffi’ termine usato da mamma Mecuccia originaria di Grotte di Castro in quel di Viterbo. Una collezione di volumi contenenti cartoline pervenute allo zio Peppino, capo stazione superiore di Foggia marito della zia Maria morto sotto i bombardamenti della seconda guerra mondiale, poi  oggetti opera dello zio Alberto un capitano di Artiglieria deceduto in seguito a tifo, poi tanti suoi giocattoli ed infine una scatola di legno. Dentro qualcosa di particolare: una piccola sacca in pelle contenente tre cristalli di rocca ed un libricino dal titolo ‘Pietre magiche antistress’. Lunga spiegazione: ‘Secondo gli sciamani i quarzi, avendo struttura simile a quella dell’energia umana riescono ad entrare facilmente  in sintonia con essa ed a riportarla in equilibrio. La loro struttura chimica è a base di silicio un elemento che elimina le impurità dell’organismo ristabilendo l’equilibrio energetico. All’inizio tenerlo qualche ora a contatto con il corpo in modo che la sua energia si sincronizzi con la propria. Il quarzo deve imparare a conoscere la persona. Chiudere gli occhi e riaprili e guardare il cristallo come se fosse un amico al quale si può chiedere un favore. Si può comunicare con la pietra il motivo per cui si sta per chiedere un favore, ciò permette all’organismo di liberarsi delle tossine psicofisiche e poi declamare la formula: ‘Da oggi tu proteggi la mia tranquillità, aiutami a rilassarmi ed a combattere lo stress e le tensioni. È possibile anche dialogare con i cristalli, nel nostro cervello essi risponderanno alle nostre richieste.’ Alberto rimase molto perplesso, mai era venuto a conoscenza di questa pratica,  la mise in funzione. Dopo due giorni riuscì a mettersi in contatto con i quarzi chiedendo di poter liberarsi delle tensioni che negli ultimi tempi l’avevano colpito. Il cervello di Alberto percepì una risposta: “Stenditi su un divano, al buio, chiudi gli occhi e pensa ad un cielo stellato.’  Dopo un po’ percepì  un fluido che lo pervadeva in tutto il corpo ed una voce interna: “Ora sei rilassato.” Alberto aveva avvertito una distensione diffusa in tutto il corpo e la solita voce: “Ora stai meglio, se hai bisogno noi siamo a tua disposizione.” Alberto pensò di riprendere i contatti con i suoi ex compagni di scuola, forse dopo tanti anni erano cambiati di aspetto, i cristalli potevano aiutarlo e così una domenica mattina si vestì in modo elegante, prima di uscire chiese loro aiuto: “Che ne è di Raffaella una mia amica…” Risposta: “Abita ancora in un villa dietro casa tua, sta per uscire, affacciati e chiamala.’ Alberto aperta la finestra effettivamente vide una signora che stava uscendo di casa, sicuramente era lei, la chiamò: “Raffaella sono Alberto.” La dama alzò gli occhi, si ricordava bene di Alberto ma era perplessa, dopo tanti anni. “Raffaella se mi aspetti dinanzi al monumento a Pergolesi ci potremo incontrare.” E così fu. Si abbracciarono senza parlare, troppo grande era stata l’emozione per entrambi, si guardavano negli occhi: “Cara mi trovi molto invecchiato?” “In questo campo possiamo dire di essere alla pari anche io…” “Andiamo sul corso al bar Bardi, staremo più comodi.” All’entrata nel locale furono accolti da un vecchio cameriere, Alberto lo riconobbe: “Settimio è un piacere rivederla.” “Mi scusi signore ma in questo momento…” “Sono Alberto, da giovane venivo spesso in questo bar.” “Ora mi rammento di lei, è un gran piacere rivederla, sedetevi, vi offro io un Campari soda come ai vecchi tempi.” Alberto si meravigliò della prodigiosa memoria del cameriere poi d’impulso: “Cara vado in bagno.” Era una scusa per avere dai cristalli notizie su Raffaella:”Che mi dite di lei?” “Possiamo definirla un po’ farfallona, ha tre figli il primo è di suo marito da cui è separata,  le altre due, femmine ‘provenienti’ da un amante sposato che però non intende lasciare la legittima consorte.” Alberto non se l’aspettava ma in fondo era poco interessato alla moralità della signora. Ritornato a sedersi vicina all’amica: “Che mi dici della tua famiglia, io sono vedovo senza figli.” “Io ne ho tre, un maschio Antonio militare di carriera e due femminucce Patrizia e Violetta molto belle, sono la mia gioia.” Alberto pensò di approfittare dell’occasione per usufruire delle ‘grazie’ di Raffaella, era tempo che andava in ‘bianco’, la invitò a mangiare a casa sua avvisando  della novità Mariola che aveva già provveduto a preparare il pranzo. “Se sei d’accordo vorrei far venire anche le mie figlie.” Nuova telefonata a Mariola: “Gli ospiti sono diventati tre.” “Care siamo tutte a pranzo da Alberto.” “Quando venivo qui la tua casa era uguale ad ora, ad ogni modo è un bel ricordo anche se po’ triste…” Violetta e Patrizia suonarono il campanello, evidentemente sapevano dove abitava Alberto, la loro madre doveva aver comunicato loro passata amicizia che li aveva legati. Erano due ragazze alte, longilinee, molto simili fra di loro in quanto a viso e corpo, solo i capelli erano differenti, una bionda l’altra bruna. Violetta: “Cari mamma ed Alberto dev’essere stato triste per voi ritrovarvi imbruttiti ed invecchiati…” “Non essere impertinente more solito, il signore qui presente poteva  essere  vostro padre se…” “Io sono per i vecchi metodi ormai in disuso, care ragazze da padre vi avrei sculacciate alla grande, che mi dite?” “Violetta: “Abbiamo il senso dello humour, nostra madre ci ha parlato di te, saresti stato un padre eccellente vero Patrizia?” “Finita la diatriba vediamo quello che ci ha preparato Mariola, tutto a base di pesce come piace a me, il Verdicchio è del mio amico Giorgio.” Le due ragazze al termine del pranzo accesero una sigaretta Turmac. “A’ cose,  qui il fumo è off limits questo sarebbe stato un motivo per delle  sculacciate!” “Papino perdonaci non lo faremo mai più, se vuoi questo è il mio popò!” Violetta si era alzata la gonna mostrando un bel sedere provocando la risata della madre e della sorella.” “Siete troppo giovani per me, mi contenterò di quello di Raffaella si vi levate dalle balle!” “Mammina preparati ad un assalto all’arma bianca sempre che Alberto…” Le due sparino in un fiat dalla circolazione, la punizione era in vista! “Mettiamo in atto quello che hanno pronosticato le tue figlie o c’è qualcuno che potrebbe risentirsi di una tua performance sessuale.” “Che ne dici di pensare solo  a noi, ho sofferto quando una mattina di tanti anni fa ti ho visto in divisa alla stazione che stavi per partire, mi dicesti che andavi a frequentare il corso allievi sottufficiali, capii che ti avevo perduto per sempre!” In bagno, denudatisi i due si guardarono in viso ridendo, ognuno mostrava qualche pecca della vecchiaia. Raffaella era più piccola di statura delle figlie in compenso era molto brava a letto. Alberto supino, la signora  si gettò sopra di lui ed iniziò una danza rotatoria che la portò presto all’orgasmo ma non si fermò, stava recuperando il tempo perduto, anche qualche lacrima. “Non pensavo di far piangere una femminuccia!” “È stato il rimpianto di quello che poteva essere e non è stato, se sei d’accordo ceniamo e passiamo la notte insieme come se fossimo in viaggio di nozze.” Mariola avvisata di preparare la cena per due non fece commenti, solo un gelido saluto. La mattina appena alzati colazione alla grande, i due dovevano recuperare le forze Col passare del tempo qualcosa stava cambiando nella mente di Alberto, un po’ di noia per la routine di tutti i giorni uguali, non era innamorato di Raffaella, solo sesso. Chiese consiglio ai cristalli di come comportarsi in futuro. Risposta tagliente: “Taglia.” E così fu: “Cara devo rientrare a Roma, c’è bisogno della mia presenza per sistemare alcuni affari importanti che ho lasciato in sospeso, potrei perdere molti soldi.” Inutile cercare di imbrogliare una femminuccia, è risaputo che le donne ne sanno una più del diavolo. “Ho capito, ti sei stancato di me, torna a Roma dove sicuramente hai lasciato qualche conto in sospeso con delle giovani donne, auguri.” Raffaella sparì sbattendo la porta, capì che questo era un addio definitivo. Alberto liquidò finanziariamente Mariola, andò presso una agenzia di vendita lasciando  una delega per alienare la casa dei suoi e riprese la via del ritorno con la fida Jaguar. Quello che all’andata era stato un viaggio triste contrariamente, al ritorno fu in allegria, Alberto si ritrovò a cantare insieme ai  cristalli!

  • 02 giugno alle ore 10:25
    SUOR CANDIDA

    Come comincia: Vi siete mai domandati con quale criterio le ragazze che vogliono prendere il velo scelgono il loro nome da monaca? Non ve ne frega nulla?  Ve lo spiego io: le interessate seguono la loro natura unendo anche la ammirazione verso un determinato personaggio religioso. Viola, ventenne, aveva deciso di farsi monaca per un motivo grave, la morte per tumore del suo adorato padre conduttore di un fondo agricolo a  Frattocchie vicino Roma, la madre da sola non era in grado di sopportare  le fatiche di quel pesante lavoro ed era andata ad aiutare la sorella Enza contadina  anche lei e così Viola, molto timida di natura aveva abbandonato gli studi per rifugiarsi in un convento ed indossare gli abiti monacali per non affrontare le difficoltà della vita. In passato c’era stato Manlio, il figlio del padrone del fondo che le aveva fatto una corte assillante, lei era ancora troppo giovane e non l’apprezzò, il ragazzo malvolentieri non si fece più vivo ma Viola le era rimasta nel cuore. Nel primo anno di convento nessun problema, la vita monastica era rilassante anche se piena di sacrifici, per lei, neofita, erano destinati i lavori più pesanti ma li sopportava pensando a quelli ben più faticosi cui sarebbe andata incontro nel fare la contadina. Al suono del mattutino, alle quattro di mattina, un giorno provò un dolore acuto al ventre, quasi non riusciva a camminare, chiamò suor Benedetta la sostituta di suor Assunta madre superiora e le espose la situazione. In quel periodo la Badessa aveva altri problemi riguardanti l’interno della Chiesa Cattolica, lei faceva parte dell’ala tradizionalista che il Papa stava contestando anche per ‘cacciar fuori’ pedofili e omosessuali religiosi che in tutto il mondo stavano minando la fede dei credenti. Questi ‘classicisti’ venivano accusati dai progressisti di immobilismo eccessivo, venivano coinvolti anche personaggi di alto rango come un cardinale ed il Prefetto della Congregazione per la dottrina della fede, insomma questi alti prelati rifiutavano di metter in atto le teorie di Bergoglio perché consideravano le disposizioni papali contrari alla dottrina ed alla tradizione. Con questi pensieri in testa suor Assunta ritenne il problema di suor Candida assolutamente  secondario, invitò suor Benedetta di prendere contatti con una ginecologa dell’Ospedale S.Giovanni per esporle la situazione. La dottoressa Palma, quel giorno era di servizio al reparto di ginecologia,  prese sul serio la segnalazione e consigliò la suora di portare l’interessata in ospedale per gli esami del caso. Alla notizia del ricovero in nosocomio suor Candida si rifiutò decisamente di ubbidire, si vergognava profondamente di mostrare le sue ‘cose’ intime ad una estranea anche se donna. La madre superiora sempre arrabbiata per fatti personali con voce alterata le ordinò di ubbidire senza fare storie. Suor Candida con l’utilitaria del convento guidata da suor Benedetta giunse al reparto ginecologia dell’ospedale dove la dottoressa Palma l’aspettava col sorriso sulle labbra. “Sorella stia tranquilla, da quello che mi ha detto la sua collega può trattarsi di questione senza grandi conseguenze, in ogni caso dobbiamo eseguire delle analisi, alloggerà in una camera singola. Sparita suor Benedetta Viola si trovò sola, per passare il tempo accese la televisione ma male gliene incolse: un suo predecessore in quella camera quando aveva spento l’apparecchio si stava vedendo un film porno. Lì per lì Viola non capì bene di che cosa si trattasse, quando inquadrò la situazione cercò in tutti i modi di spegnere quell’infernale apparecchio che intanto seguitava ad inviare immagini lubriche, la giovane intanto aveva preso conoscenza di cosa fosse un membro maschile in erezione e provò un senso di paura, come facevano le donne ad infilarselo dentro la…”Mia cara domattina le faremo un prelievo di sangue e delle analisi strumentali come la ecografia transvaginale, non è dolorosa, solo un po’ fastidiosa.” “Che vuol dire che mi infilerete uno strumento dentro…” “Saremo presenti io e l’anestesista per evitare di farle provare alcun dolore, si tratta di pochi minuti poi avremo la diagnosi.” “Io non intendo che un uomo veda le mia parti intime!” “Parliamo chiaro suor Candida, potrebbe trattarsi anche di un tumore, volente o nolente quella è la procedura.” “Allora voglio essere addormentata tutta, mi coprirò il viso all’arrivo del dottore.” Il caso volle che anestesista di servizio fosse un amico ‘intimo’ di Palma tale Corrado un  simpaticone, alto e sempre di buon umore. Al bussare nella porta d’ingresso, Viola come promesso alzò il lenzuolo e coprì il viso, ormai si era convinta a far vedere, per motivi medici il suo ‘fiorellino’ e dintorni. Un’iniezione al braccio la inviò nel mondo dei sogni, le parti intime apparvero alla vista dei due medici e Corrado: “Cacchio questa sul pube ha una foresta vergine, mai visti  tanti peli,  le arrivano  all’ombelico, quasi quasi le faccio una foto col telefonino, non fare quella faccia, si vedrà solo  una parte, non sarà riconoscibile la monaca.” Mentre Palma preparava l’attrezzatura per l’esame: “Guarda un po’ che clitoride grande che ha, poi con i capelli corti…” Corrado d’impulso prese in bocca il clitoride della suora che, dopo un po’ di tempo si esibì in un orgasmo non previsto. I due dottori rimasero basiti, non era mai accaduto che un persona in anestesia provasse un orgasmo. “Sei un talent scout, il tuo nome sarà trascritto nei libri di medicina, il primo orgasmo sotto anestesia!” “Mi raccomando alla tua discrezione, immagina se la notizia fosse divulgata, finirei sui giornali di gossip e mi cancellerebbero dall’ordine dei medici!” “Il mio silenzio vale un regalo dal  gioielliere Bulgari!” “Ricattatrice, in compenso mi concederai quello che sinora…” “Lascia perdere, fai rinvenire stà disgraziata, per sua fortuna non ha niente di grave, guarda ha cambiato anche l’espressione del volto, sembra un’altra, è diventata pure più bella.” “A te non fa lo stesso effetto!” “Seguita a sparare spiritosaggini e vedi come ti finisce.” “Suor Candida tutto bene, le darò da ingerire delle pillole per curare il suo ovaio policistico, di solito le assumono le signore per non avere figli, per lei sono una cura.” Tutto sembrava cambiato nella mente per Viola, non aveva più alcun problema nel farsi vedere nuda, si sentiva diversa. “Dottore non riesco a capire questa mia trasformazione, che sia stata l’anestesia?” “Domandiamo alla dottoressa, è lei l’esperta.” ‘Brutto figlio di puttana (pensiero di  Palma). “Vede suor Candida, talvolta l’anestesia produce degli effetti imprevisti, nel suo caso positivi.” Viola si sentiva come da studentessa, non pensava più alla religione anzi dopo aver mangiato tutto il pranzo con gusto, chiuse la porta a chiave e riaccese la TV, trovò lo spettacolo eccitante, anche la sua ‘patatina’si faceva sentire come mai era successo in passato, provò a toccarsi ed ebbe un orgasmo piacevolmente prolungato. Venne il giorno della dimissione dall’ospedale, suor Benedetta, avvisata per telefono si presentò puntuale in auto per ricondurre ‘la pecora nell’ovile’. Anche lei si accorse del cambiamento totale della consorella, non ci fece caso, aveva ben altri problemi per la testa. Da quel momento però la situazione cambiò nel convento: al suonar della campanella del mattutino suor Candida non volle alzarsi, “Sono in convalescenza ordinata dai medici!” In mattinata: “Suor Benedetta non ritengo giusto addossar a me tutti i lavori più pesanti come lavare i pavimenti ed i piatti in cucina, mettere in ordine la cappella ed il giardino, diamoci da fare un po’ tutte!” “Lei è una novizia, è prescritto dalle regole del convento, non faccia storie.” “Voglio conferire con la madre superiora.” Avvisata della situazione la badessa, per evitare problemi invitò in ufficio suor Candida che più candida non si stava dimostrando. “Da quando è ritornata dall’ospedale non la riconosco più, sembra che il diavolo si sia impossessato della sua anima!” “Il diavolo non centra per nulla, sono stanca di lavorare e vedere delle colleghe in panciolle!” “Lo sa che questo suo atteggiamento la può portare alla dismissione della qualità di suora e farle togliere l’abito?” “Allora le dico che fra le sorelle circola la voce di una sua amicizia particolare con suor Benedetta… stando in ospedale ho visto in TV un servizio in cui due suore Federica ed Isabel che, toltesi l’abito si sono sposate fra di loro e sono andate a vivere in Africa, la vita di clausura per i nostri tempi è diventata un non senso, sono apprezzabili preti e monache che si sacrificano aiutando i poveri ed i malati  non a passare la vita pregando, una incongruenza, una assurdità, una sciocchezza  in  contrasto con i santi principi della chiesa. Gesù ha condannato l’ipocrisia non l’omosessualità. Ho finalmente capito che castità, povertà ed obbedienza sono contro natura, il Papa stesso ha detto ‘Chi sono io per giudicare!’  Dentro di me c’è tanta voglia di vivere e non essere seppellita fra quattro mura in compagnia di altre suore che, in attesa di una vita migliore sprecano quella terrena, forse anche lei dentro di sé … il Padreterno ha tante spose, se ne sparisce una non se ne accorgerà nemmeno, ad ogni modo non intendo più restare in convento, la prego di darmi un elenco telefonico, voglio contattare un mio zio che verrà a trarmi fuori da quest’inferno!” La superiore era basita, non aveva argomenti validi da contrapporre e poi quella minaccia di rendere pubblici i suoi rapporti con suor Benedetta… passò l’agenda telefonica a suor Candida che rintracciò casa del vecchio datore di lavoro di suo padre: “Signor Francesco sono Viola, mio padre, purtroppo deceduto era il contadino che a Frattocchie coltivava un suo terreno, le chiedo un favore, venga a prendermi nel convento di suore vicino a S.Giovanni, vorrei parlare con suo figlio Manlio…” “Viola sto piangendo, non ti ho mai dimenticato, eri troppo giovane quando ci siamo incontrati, ora penso tutto potrà cambiare, verremo il prima possibile.” “Grazie Manlio pensa a  portarmi del vestiario, non mi va ancora di andare in giro  vestita da monaca.” Il pomeriggio padre e figlio posteggiarono la loro Golf dinanzi al convento, andarono in parlatorio dove li aspettava Viola, le diedero il vestiario che avevano portato con loro, uscirono dalla sala quando la ragazza iniziò a cambiarsi. Al “Venite pure” di Viola l’abbracciarono calorosamente e, senza salutare nessuno uscirono all’aperto. Ultima ‘chicca’: Manlio aveva acquistato degli abiti non proprio castigati: una minigonna a fiori ed una camicetta rosa molto scollata in cui sobbalzavano due tettine ‘impertinenti’, il giovane aveva dimenticato di acquistate anche un reggiseno!
     

  • 02 giugno alle ore 10:04
    AIKO LA GIAPPONESE

    Come comincia: Alberto finanziere ventiduenne era riuscito tramite suo fratello Tenente del Corpo a farsi assegnare alla Compagnia di Domodossola, ne aveva abbastanza di appostamenti in alta montagna d’inverno con un freddo infernale e d’estate con il sole che rendeva i visi bruciati dai raggi solari. Il servizio più gradito era quello di scorta sui treni internazionali in cui si potevano incontrare persone di ogni genere anche di alto livello come sui Trans Europe Express. Quella era una mattina di luglio,  con la compiacenza del maresciallo comandante della Brigata Stanziale Alberto era riuscito a farsi assegnare in servizio sul treno con vagoni letto Francoforte – Milano. Era salito su un vagone in Svizzera a Briga; passando attraverso la galleria del Sempione si arrivava a Domodossola prima stazione italiana. Dato l’alto prezzo del biglietto i passeggeri erano perlopiù persone  non dedite al contrabbando, partendo da questo presupposto Alberto per prima cosa fece amicizia col capo treno, di solito un italiano e poi a ‘prendere visione’ delle giovani bellezze femminili in verità ben poche, l’età media delle signore era superiore ai cinquanta, anche se ben ‘conservate’ per la frequenza in istituti di bellezza ma non erano le preferite del giovane finanziere che però ebbe un colpo di fortuna: bussato alla porta di uno scompartimento singolo si era presentata una dama alta di statura e dagli occhi a mandorla, una bellezza esotica che colpì Alberto anche per il fatto che era sola in una cabina da due posti. Dopo la solita domanda in italiano ed in francese: “Ha nulla da dichiarare”, alla risposta negativa della signora Alberto richiuse la porta ed andò dal responsabile del vagone letto che sin dalla partenza del treno conservava i documenti personali dei viaggiatori. Ebbe la fortuna di incontrare un paesano: “Finanziere posso esserle utile?” l’accento era tipicamente romano. “Di che quartiere di Roma  sei, io mi chiamo Alberto e sò di S. Giovanni e tu?” “Io Nando  de la Garbatella, che te serve?” “Ho visto un gran pezzo di f..a in una cabina a due posti, era sola e con una cuccetta vuota, c’è una spiegazione?” “Si chiama Aiko, ha venticinque anni, di padre giapponese  e di madre italiana, deve essere molto ricca perché ha pagato tutti e due i posti della cabina pur di non aver compagnia. Se vuoi provaci ma mè sa che vai in bianco, auguri.”Alberto ribussò al vano della cabina in questione ed all’apertura della porta: “Signorina sono di servizio sino a Milano, dato che non ho trovato posto a sedere le chiedo di poter usufruire del posto libero.” “Je parle en francais et en peu italien.” “Al contrario io parlo italiano ed un po’ francese.” Disse ridendo il buon Albertone contento di aver rotto il ghiaccio, “Se vuole nel tragitto sino a Milano potrò darle ripetizioni nella mia lingua.” “Daprès ce que j’ai entendu vous voudriez me donner un autre type dei répétition!” “Le assicuro…” “Les yeux sont le miroir de l’âme et espriment ce qui j’ai dit!” “Dovrò rimproverare i miei occhi anche se devo ammettere che sono sinceri, lei ha il senso dello humor difficile da trovare fra le persone di sesso femminile.” “Elle est sexiste! “ “Potrei dire che lei è femminista, meglio trovare un altro argomento di conversazione, ad esempio tutti i suoi bagagli sono di coccodrillo, non pensa a quei poveri animali che sono morti?” “Mieux trouver un autre sujet de conversation, que faites-vous a Milan?” “Di solito vado alla stadio, sono tifoso della Roma oppure…” Aiko si mise a ridere: “Ou est-ce que ça en dit long, il ny a pas de belles filles de son côte?“ “Non della sua bellezza, sinceramente sono rimasto affascinato, non vorrei fare il lumacone, se le do fastidio vado via.””Ce qui signifie lumacone?” “Corteggiatore noioso.” “Elle n’est pas un lumacone, en effet je peux dire qu’elle est une personne agréable et phsiquement pas mal de tout.” “M’è venuta la voglia di abbracciarla, in fatto di donne sono piuttosto selettivo ma lei…” “Ce qui signifie selettivo?” “Difficile di gusti ma lei è favolosa…” “J’ai compris que c’etait fabuleux, je vous dis que j’aime les uniformes, elle va très bien, je l’autorise a m’embrasser.”  Alberto non se lo fece ripetere un altra volta, abbracciò Aiko e la baciò in bocca a lungo, quando si staccarono erano vicino alla stazione di Milano. Nando riconsegnò il passaporto ad Aiko poi: “Ahò sò scesi tutti che aspettate?” In panchina si era presentato nel frattempo un giovane non italiano che dinanzi ad Aiko  con deferenza si tolse il cappello e cominciò a caricare i bagagli su di un mezzo a due ruote. Aiko ad Alberto: “Ceci est Abasi un serviteur de ma mère, à l’exterieur il y a Ambrogio le conducter avec la voiture.” “Devo fare una telefonata a Domodossola.” Alberto raggiunse una cabina telefonica e: “Maresciallo sono a Milano per servizio, penso di restarci, col suo permesso vorrei quindici giorni di licenza ordinaria, lei mi aveva chiesto…” “Si un paio di pattini per mio figlio.” “Come li vuole italiani o americani?” “Tutti e due, non mi combinare casini.” Abasi il servitore aveva caricato i bagagli in auto, una Maserati Ghibli, e si era seduto vicino al conducente, Alberto e Aiko nel sedile posteriore molto vicini. Dopo un percorso di circa  ventun minuti il cancello in ferro fu aperto con un telecomando da Ambrogio che posteggiò l’auto nel cortile di una villa a tre piani. Aiko corse dentro, Alberto rimase all’esterno in attesa di eventi, non sapeva come comportarsi. Presto la italo giapponese uscì con sottobraccio una signora circa quarantenne alta come lei e molto assomigliante, sicuramente sua  madre. “Adesso ti dai alle forze dell’ordine, presentami il signore. “Questo è Alberto un finanziere di Domodossola.” L’interessato rimase a bocca aperta, Aiko parlava perfettamente italiano. “Come sta, sono un po’ sorpreso, Aiko…” “Ti ha fatto il solito scherzetto che non parla italiano, mia figlia conosce pure l’inglese, il tedesco, lo spagnolo ed anche il giapponese, di quest’ultima lingua mi sono fatta insegnare due parolacce da mio marito Tatsuno per mandare a quel paese stà figlia…” “Mamma non mi scandalizzare Alberto, è mio ospite e gli ospiti come dicevano i romani, suoi paesani, sono sacri.” “Pure romano te lo dovevi trovare, sempre meglio di quei quattro snob che di solito porti a casa e che parlano il birignao. A proposito che grado ha il tuo amico?” “Signora sono capitano ma durante il viaggio ho perduto le tre stelle.” “Pure spiritoso il signore, andate dentro a farvi una doccia, puzzate di treno, all’ex capitano dà dei vestiti di tuo padre, gli staranno corti,  domani, se resta ancora da noi, fagli comprare qualcosa che gli stia bene.” Ginevra aveva avuto ragione, i vestiti di suo marito su Alberto lo facevano assomigliare ad un clown, lei non esitò a farsi matte risate. “Stasera abbiamo il circo gratis!” Alberto capì quasi subito il perché Ginevra e Tatsuno abitavano in case differenti, questione tributarie per evitare di pagare troppe imposte! Cena all’aperto, menu classico milanese: “Dì la verità avresti preferito spaghetti alla carbonara,  coda alla vaccinara, abbacchio con cipolla, carciofi fritti…” Aiko ripreso il linguaggio italiano: “Mamma non ha particolare simpatia per i romani perché…” “Kusokurae!” fu l’eclamazione della padrona di casa non tradotta da Aiko che però: “Mammina mi ha bellamente mandata a …” Alberto a fine pasto rimaneva seduto, si vergognava ed aveva paura dello sfottò della ‘vecchia’ che vecchia non era anzi…gli venne da ridere. “Che ci ha stò romano da ridere?” “Pensavo invece ad una cosa seria, nel caso Aiko dovesse scaricarmi, cosa probabile, avrei come riserva una meravigliosa signora a nome Ginevra che vuol significare persona forte d’animo, coraggiosa e misteriosa, che non si lascia sopraffare dalle difficoltà e che la pronta intelligenza le è di aiuto nelle difficoltà della vita.” Stavolta la padrona casa rimase senza parole sino a quando: “Sinceramente pensavo che i finanzieri fossero degli ignoranti, giovanotto mi hai meravigliato, non mi andresti male come genero, ma con la testa matta di mia figlia hai poche chances, ora pensiamo alla notte: in villa abbiamo molte stanze da letto ma siccome sicuramente finireste ad occuparne una sola evito la manfrina di prepararne due, meglio una sola matrimoniale, fra l’altro diventare nonna sarebbe per me un piacere, sempre che il nipote non assomigliasse a mia figlia! Alberto poteva dire di aver avuto successo anche con Black un cane di razza dobermann notoriamente non avvezzo a fare facilmente amicizia con gli estranei. Ma fu proprio lui a causare una tragedia: la mattina seguente  il cancello d’ingresso della villa era aperto perché Ambrogio doveva uscire a far delle compere, Black aveva adocchiato un gatto che, alla vista del cane prese a correre verso l’uscita della villa seguita da un Black infuriato per la sua intrusione. Aiko per paura che Black uccidesse il gatto li inseguì ma in quel momento giunse sulla strada esterna un’auto a forte velocità che prese in pieno la ragazza. L’ambulanza del 118 arrivò in pochi minuti, sopra vi salì anche Ginevra ma non Alberto  che si era seduto su una banchina senza  riuscire a muoversi, era senza forze. Alberto venne a sapere da Ambrogio che il padre di Aiko era anche lui in ospedale. Tutti in villa si erano fermati, un silenzio assoluto foriero di cattive notizie che purtroppo giunsero la sera. Ginevra ritornò in auto col marito, dalla sua espressione si capì che Aiko era deceduta. Alberto si rivestì in divisa, pregò Ambrogio di accompagnarlo alla stazione ferroviaria. Giunto a Domodossola, in caserma incontrò il maresciallo che: “Allora sti pattini?” “Li comprerò qui, a Milano non ne ho trovati.” Questa è la triste istoria…  Ginevra non aveva voluto indossare abiti neri, per lei un’inutile manifestazione di lutto, quello vero era nella sua anima. Aveva fatto lasciare la camera dove avevano ‘dormito’ Alberto ed Aiko senza riordinarla, le lenzuola avevano ancora l’olezzo dei due corpi, uno ricordo straziante. La signora non era il tipo di lasciarsi andare, donna d’azione decise: “Ambrogio voglio andare in macchina a Domodossola, partenza domattina presto senza divisa, interessati dei i bagagli. Stavolta la signora prese posto vicino all’autista, il dolore l’aveva cambiata dal di dentro, Ambrogio in uno slancio di affetto le baciò la mano, aveva le lacrime agli occhi, la morte di Aiko l’aveva turbato profondamente. Arrivo all’albergo Corona scelto su l’elenco telefonico sistemazione in due camere e poi pranzo allo stesso tavolo. Mai Ginevra aveva dato tanta confidenza al suo autista, il suo era stato un ragionamento intelligente: se si fosse presentata con la Maserati e con un autista in divisa avrebbe dato troppo all’occhio e poi aveva stima di Ambrogio sempre servizievole. Dopo aver pranzato  i due si recarono in stazione dove c’era il Corpo di Guardia della Finanza, ad un finanziere Ginevra chiese notizie di Alberto, risposta “Monta di servizio alle diciotto, se vuole posso avvisarlo per telefono, la nostra caserma è situata qui vicino.” “Alberto c’è in Dogana un signore ed una signora che chiedono di te, vieni subito.” Alberto pensò ai suoi genitori, strano che non l’avessero informato del loro arrivo. Alla vista di Ambrogio e di Ginevra il cuore cominciò a battere all’impazzata, Aiko era rimasta nel suo cuore e la ferita della sua morte era ancora aperta. Un abbraccio e poi: “Andiamo nella saletta interna di questo bar, il padrone è mio amico.” Dopo un lungo silenzio: “Alberto m’è venuta voglia di rivederti, in casa mi sentivo sola, meglio venire io a trovarti piuttosto che tu a Milano. Vorrei rimanere qualche giorno, se sei libero dal servizio potresti farmi visitare i dintorni della città, specie quelli di montagna.” “Sono di turno alle diciotto sino alle ventiquattro di stasera, spero di ottenere una licenza, essendo caldo non avrete bisogno di vestiario pesante, verrò io in albergo. “Maresciallo sono venuti a trovarmi due miei parenti, le chiedo quindici giorni di licenza.” “Ed io ti chiedo un abbigliamento sportivo per mio figlio che deve fare delle gare con i pattini.” “Mandi suo figlio a mio nome al negozio ‘Tutto Sport’ otterrà tutto quello che gli serve.” Alberto il giorno successivo in borghese si presentò all’hotel ‘Corona’, i due erano al bar a fruire della prima colazione. Il rivedersi aveva cambiato in parte l’umore dei tre, Ginevra prese sotto braccio Alberto e si ‘esibì’in qualche risata per la situazione creatasi, non rideva da molto tempo. Nella Maserati Ambrogio al volante, sedile posteriore occupato dalla ‘strana coppia’. “Ricordi quando mi dicesti che, qualora Aiko ti avesse scaricato io sarei stata la sua sostituta, triste profezia si è avverata!” Che voleva significare Ginevra con quella frase che era disposta a sostituire sua figlia in tutti i campi?” Erano giunti a Bognanco, sosta all’hotel ristorante  ‘Regina’, il padrone dal nome inusuale di Elvio: “Sono a vostra disposizione, qualora voleste fare un giro nei sentieri di montagna posso farvi avere degli scarponi adatti, vi farò preparare due stanze, una matrimoniale ed una singola, i numeri sono la cinque e la sei. Nessuno dei  tre lo contraddisse per quanto riguardava la sistemazione notturna, molto probabilmente Elvio aveva accoppiato Ambrogio con Ginevra lasciando la singola stanza ad Alberto il quale fu l’unico a scoppiare in una gran risata per poi uscire dal locale sempre ridendo. “Ambrogio spero che tu di notte non russi!” Madame lei mi mette in crisi, non potrei mai dividere il letto con lei…” “In altre parole dovrei dormire nel lettone con Alberto.” Ambrogio ritenne opportuno uscire dal locale nel momento in cui Alberto vi faceva ritorno. “Facciamoci dare stì scarponi, andiamo a respirare l’aria pura del bosco, ho bisogno di ossigenarmi.” “C’è un motivo di questo bisogno di ossigenazione?” “Prima di ogni fatica sportiva è d’uopo!” “Passeggiare nel bosco la consideri una fatica sportiva?” “Passeggiare no, baiser si!” Alberto aveva usato improvvidamente lo stesso linguaggio di Aiko, se ne accorse troppo tardi quando Ginevra si allontanò per sedersi in una panchina fuori dell’Hotel, anche Ambrogio era sparito dalla circolazzione. Andare in un posto di villeggiatura per vedere la televisione non è il massimo ma era quello accaduto ad Alberto che mostrava un’espressione da rincitrullito. Gioco forza i tre si trovarono nello stesso tavolo a cena. Elvio:”Ho fatto preparare del capriolo arrosto, è una specialità locale, potrò anche servirvi formaggi di ogni tipo e pure salumi oltre a dell’insalata particolarmente amara per chi la ama, vino un Prunent con base Nebbiolo.” ”Una cena silenziosa non riesco a digerirla, Ambrogio sai suonare il pianoforte, lì in fondo al locale ce n’è uno, domanda alla signora che musica preferisce.” Ambrogio sapeva strimpellare il piano e  finalmente riuscì a far sorridere i due. Alla fine dell’esibizione: “Signora sono veramente stanco, mi ritiro nella mia camera, buonanotte.” “A questo punto sembra tutto palesemente taumatoligico come direbbe La Palice, stesso lettone con finale scontato!” “Hai già dimostrato che i finanzieri non sono ignoranti, adesso prova a dimostrare che sono validi in altri campi!” Alberto e Ginevra, a turno, avevano fruito dei servizi del bagno con ovvio finale. “È molto tempo che non ho rapporti sessuali, mio marito mi ignora, vorrei che tu fossi delicato.” “Prima devo domandare a ‘ciccio’ se sei di suo gradimento, non ama le persone anziane!” Alberto fu convinto a cambiare atteggiamento da una unghiata doppia sul suo sedere.” Va bene, ho finito di fare lo stupido, chiudi gli occhi ed apri le tue deliziose cosce.” Un cunnilingus  per evitare di far troppo male alla ‘gatta’ di Ginevra che impiegò molto tempo prima di raggiungere un orgasmo ma una volta partita… Alle dieci Ambrogio svegliò i due telefonicamente: “Signora mi dia degli ordini, sono nella hall.” “Resta lì.” “Mio caro, a mente serena debbo dirti qualcosa di importante: ho ancora le mestruazioni e quindi non so cosa succederà, in caso positivo non saprai mai nulla, siamo troppo lontani sia per età che mentalità. Anche se il concetto ti sembrerà strano è stato un omaggio a mia figlia Aiko, questa è una delega per il ‘Banco Ambrosiano’, vi ho depositato una bella somma sempre in ricordo di mia figlia, ti auguro tanta fortuna!” Un bacio finale come nei film rosa ma il loro non aveva proprio nulla di rosa! Finale col botto: “Alberto mio figlio vuole frequentare un corso di equitazione, avrebbe bisogno di…” “Maresciallo è risaputo che una caduta da cavallo può essere pericolosa, consigli a suo figlio la corsa, è più salutare per lui e per me!”

  • 01 giugno alle ore 18:32
    AMORI APPASSIONATI

    Come comincia: AMORI  APPASSIONATI
    Cominciare un racconto con una sequela di nomi molto probabilmente vuol dire che l’autore è un pò ‘partito di testa e quindi vuole trascriverli per non dimenticare i personaggi che sono: Zeno, Isotta, Marbella, Rodolfo, Zaccaria,  Gioele . Vi sarete accorti che sono nomi non proprio comuni, i meno giovani ricorderanno che era  abitudine consolidata degli antenati, soprattutto di quelli più ricchi di pretendere che i loro nomi fossero ’appiccicati’ ai discendenti forse pensando che sarebbero stati meglio ricordati, bah! Cominciamo da Zeno, sapete il significato? Vita, solo che il cotale era deceduto per il solito  male incurabile  da cui la consorte Isotta, che vuol dire colei che protegge, medico  presso l’ospedale San Giovanni di Roma non lo aveva proprio protetto! Marbella proviene dall’arabo Marbil-la, dal significato oscuro, i genitori Zeno ed Isotta l’avevano cambiato in Mia più adatto alla beltade di cui la baby era dotata. Rodolfo (lupo glorioso) era il vice direttore di una nota banca, dotato di un  fisico non eccezionale (per usare un eufemismo), il cotale faceva dimenticare questo suo problema con la sua generosità pecuniaria soprattutto verso le femminucce. Zaccaria, che vuol dire memoria di Dio era istruttore di body building presso una palestra, il significato del suo nome non aveva nulla a che fare con la sua professione ed infine Gioele, (Dio è il mio signore) morto il padre, era diventato il padrone di una farmacia in via Cavour. Una strana sorte li aveva riuniti tutti nello stesso stabile in via Alessandro Manzoni a Roma la cui portiera  Alma longilinea, alta, sguardo fiero  il cui nome era appropriato al suo seno prosperoso, il significato di Alma è balia! Che ti combinano queste signore e signori? Tutti decisamente anticonformisti avevano elevato il sesso a loro divertimento precipuo cominciando dalla piccola, di età, Mia che a sedici anni cominciava ad avere pruriti dovuti al cambiamento ormonale ma, alunna di terza media presso un istituto di suore veniva ammonita dalla incartapecorita madre superiora a non toccarsi le parti intime, avrebbe fatto piangere Gesù! Mia invece fece piangere Gesù, nel toccarsi il fiorellino provò un piacere inusitato tanto che ogni giorno il povero Gesù versava lacrime a più non posso! Mia talvolta incontrava Zaccaria dal sorriso invitante il quale le faceva  domande sui suoi studi talvolta addentrandosi sui suoi amori giovanili da teen. A Mia il giovane non dispiaceva affatto  e pensò che le sarebbe piaciuto un bacio appassionato ma in quale posto? Un pomeriggio: “Mamma a scuola la professoressa di ginnastica mi ha detto che per evitare problemi alla colonna vertebrale debbo andare in palestra, forse il nostro vicino di casa Zaccaria potrebbe darmi qualche lezione.” “Sei sicura di quello che ti ha consigliato la professoressa di ginnastica?” “L’anno passato ad una mia collega hanno dovuto mettere il busto per la colonna vertebrale cresciuta  storta, dovrei fare esercizi di pilates per migliorare la postura e dello stretching per mettere in asse la colonna.” “Da come parli mi sembri il gobbo di Notre Dame!” Mia si era trascritti i termini dettati da Zaccaria, per lei ardui da comprendere. Il pomeriggio successivo  si presentò in palestra in tuta, fu accolta molto calorosamente dal titolare che affermò che, prima degli esercizi occorreva massaggiare il corpo per evitare strappi muscolari. Mia si stese su un lettino che si trovava in una stanza in fondo alla palestra, si tolse i pantaloni della tuta e, rimasta in slip e postasi in posizione supina cominciò a sentire le sapienti mani di Zaccaria prima sfiorarle le gambe, poi salire un po’ più in su per poi trovarsi sdraiata sul dorso con  Zaccaria che le baciava il fiorellino… ’la sventurata rispose!’ Rimasta sola Mia un po’ confusa rientrò in palestra: “Cara per oggi basta, quando vorrai un pomeriggio sono a tua disposizione.” Subbuglio totale nella mente della ragazza, era entrata di colpo nel mondo dei grandi, doveva abituarsi all’idea di…oppure era troppo presto? Per fortuna la gioventù ebbe il sopravvento, la notte Mia fece un lungo sonno tanto da dover essere svegliata dalla madre. “Stai male?” “No mammina sto benissimo, ieri sera ho studiato sino a tardi ed ho dormito poco.” Mia pensò allora a ricorrere a quella ragazza che aveva avuto problemi alla spina dorsale, più grande di età molto probabilmente aveva avuto delle esperienze sessuali. “Amelia sono Mia, quando possibile vorrei incontrarti.” Quando vuoi anche subito, vengo a casa tua, abitiamo vicino.” Amelia il cui nome significava ‘vergine dei boschi’ era piuttosto addentrata nella materia sessuale: spiegò a Mia, piuttosto impressionata,  quali erano di solito gli ‘approcci’ fra uomo e donna. “Ma tu li hai provati tutti?” “Io sono fidanzata, se Amleto non viene con me va con altre femminucce, ne sono innamorata, prendo la pillola e tutto va bene.” A Mia si era aperto un mondo nuovo, sconosciuto, un po’ pauroso soprattutto pensando al coso dell’uomo così grosso ed al suo fiorellino sì piccino per non parlare del resto degli approcci, sentirsi in bocca quel liquido …mah se lo hanno fatto tutte le donne anche lei si sarebbe adattata, forse le sarebbe anche piaciuto ma…occorreva scegliere la persona giusta che le andasse a genio,  Zaccaria non era affidabile, aveva intorno troppe femminucce. Il destino che, a detta degli antichi greci era superiore agli dei e quindi anche agli uomini le diede una mano. Una mattina che Alma, la portiera, aveva lavato in terra l’ingresso del palazzo, Mia scivolò e batté il popò rimanendo a terra. Stava entrando Gioele che si precipitò ad aiutarla. “Ti sei fatta male?” “Un pochino ma penso di riuscire a camminare, preferisco rientrare a casa.” Gioele era un ragazzo di media statura, sempre sorridente, in passato aveva notato Mia ma la sua timidezza gli aveva impedito di contattarla, quella situazione gli fu provvidenziale. Aiutò Mia ad entrare in ascensore, ad andare a casa e a sdraiarsi sul letto, premurosamente la coprì con una copertina e rimase a guardarla. Mia aveva gli occhi chiusi, sperava di non essersi procurata una frattura,  il dolore era sempre persistente. “Cara resto sino a quando non rientra tua madre.” “Mia madre è di servizio all’Ospedale per ventiquattro ore, torna domattina, non ti preoccupare, mi arrangerò.” “Ora entra in funzione la mia qualità di boy scout, oggi ancora non ho effettuato un’opera buona, andrò a casa mia, spiegherò la situazione a mia madre e poi ritornerò.” Dopo un quarto d’ora mamma Emma (significa gentile) e Gioele si presentarono col ben di Dio da mangiare. “ “Siete due angeli custodi, grazie di tutto, potete andar via, mi spoglierò e, dopo mangiato mi metterò a dormire.” Il dolore era ancora forte ed Emma, cacciato dalla stanza il figlio, aiutò Mia a spogliarsi a mettersi il pigiama ed a rifugiarsi fra le coperte. La giovane fu anche imboccata da Emma, un bel quadretto di bontà. “Ora devi riposare, stasera verremo a vedere come stai.” Gioele voleva rimanere ma, guardando in viso la madre capì che non era il caso. Alle venti in punto una cena leggera, Mia disse di sentirsi un po’ meglio, tutto il cibo fu ‘ripulito’, non era la fame che le mancava, madre e figlio, augurata la buona notte rientrarono in casa. Gioele  pensò intensamente a Mia, tutto di colpo era nato in lui in sentimento mai provato, la madre se ne accorse e lo baciò in fronte, suo figlio era ancora un  cucciolone! Nel ‘teatrino’ del palazzo non mancava che la presenza di Alma (colei che nutre) figlia del portiere che faceva le veci del padre ricoverato in ospedale. Stava scopando l’ingresso del palazzo quando si presentò Rodolfo al solito sorridente. “Buon giorno signorina vedo che sta…facendo pulizie.” “Lei si vede poco in giro ma quando appare ha la battuta facile, si sto scopando ma con la scopa, lei ha l’espressione del grifagno ma con me non attacca!” “Non sono un attacchino, quale funzionario di banca…” “Anche i funzionari possono essere degli zozzoni, lei…” “Ha detto bene possono ma nel mio caso…stavo notando che le sue ballerine hanno…ballato per troppo tempo, andrebbero cambiate!” “E se la padrona delle ballerine non ha la pecunia per comprarle nuove?” “C’è il qui presente Rodolfo che conosce vari negozianti di scarpe, qualora volesse acquistarle delle nuove potrei darle dei consigli…” “Consigli pelosi bello mio le ho detto che non ho soldi, quelle che ho debbono bastare.” “Io sono addetto ai prestiti potrebbe approfittarne senza secondi fini…” Alma era perplessa, in fondo il giovane sorridente non sembrava il solito maiale: “E se io dicessi di si…nel senso che potrei acquistare scarpe nuove?” “Potremmo andare in un negozio in via Condotti, il padrone è un mio cliente ed amico, potrà scegliere quelle di suo gusto.” Rodolfo, da galantuomo, aprì la portiera di una vecchia Cinquecento Fiat per far salire Alma. “Tante arie e poi hai un rottame, ma almeno cammina?” “Uso il rottame come la definisci tu perché in città ho più facilità di parcheggio e poi ci sono affezionato, la prossima volta verrò con una Alfa Romeo Giulia rossa fiammante!”Il locale, immenso, sembrava la hall di un albergo di lusso, si vendevano sia scarpe che vestiario di alta moda, i commessi e le commesse erano impeccabili,  alcuni  stranieri fra i compratori, ce se ne accorgeva dal loro accento.” Si era avvicinato un addetto alle vendite dallo stile non proprio mascolino per usare un eufemismo: “Madame in cosa posso esserle utile?” “Te che me proponi, me sa che non ciai niente pé me!” La situazione  stava per farsi pesante, fu risolta con l’arrivo del direttore del negozio, Venanzio (vuol dire cacciatore) che non aveva nulla in comune col suo commesso, alto massiccio, faccia quadrata, stretta di mano forte: “Rodolfo è una vita che non ti fai vedere, non mi dire che si tratta di lavoro, vedo che ti tratti bene…”disse lo ‘sciagurato’ riferendosi ad Alma. “A coso hai capito male, io so venuta qui pé comprà, non te fà idee sbajate!” “Signorina mi dispiace di essere stato male interpretato, vi invito a prendere un aperitivo nel nostro bar interno. “A te il solito Campari soda con buccia di limone ed alla signorina? Ancora non ne conosco il nome.” “Signore mi scusi, talvolta esagero ma mi capitano certi…sono Alma, prendo lo stesso del mio amico Rodolfo.” La ragazza aveva sottolineato con la voce il sostantivo amico.“ “Ora che bravo sono stato posso ….” “Venanzio ha riproposto una battuta di un vecchio ‘Carosello’, Alma ti affido al altro commesso non gay, scegli tutto quello che ti piace.” Venanzio e Rodolfo si allontanarono per parlare dei loro problemi. Dopo circa mezz’ora trovarono Alma con a terra cinque scatole di scarpe e due scatoloni contenenti  dei vestiti.  Rodolfo dentro di sé: ‘Alla faccia!’ “Cara preferisci che portiamo con noi la merce o ce la facciamo recapitare a casa?” “Intanto penso al prezzo totale, lo salderò a rate se il signore lo permette.” “Il signore lo permette anche perché garantisco io per te, ciao Venanzio, a presto.” “Non mi hai chiesto quanto vale tutta la merce, mi ci vorrà un anno per pagarla.” “Ho sistemato io il conto ma non ti porre problemi non mi devi nulla e soprattutto...” Istintivamente Alma baciò in bocca Rodolfo che rispose al bacio e conseguentemente ‘ciccio’ alzò la testa…”Non ti preoccupare, lo metto a cuccia.” “Sono confusa, portami a casa, questo è il mio numero del telefono, chiamami fra qualche giorno, per ora non me la sento di…” Alma era una forza della natura dovuta ad una infanzia travagliata, figlia di contadini appena adolescente aveva dovuto difendersi da assalti sessuali di giovani e meno giovani, non aveva ceduto, credeva al vero amore…Drin, drin: “Sono Rodolfo il banchiere, se hai bisogno di qualcosa sono a disposizione, qualcosa di lecito ovviamente.” ”Sono in crisi, non riesco a capire quello che mi è successo, qualcosa di mai provato, quando puoi vienimi a prendere, devo trovare chi mi sostituisca in portineria.”“Se a te va bene propongo sabato pomeriggio, Alfa Romeo Giulia perfettamente lucidata, destinazione una villetta che posseggo in riva al mare.” Alma si era presentata elegantissima indossando un vestito ‘comprato’in via Condotti; truccata faceva una bella anzi bellissima figura, Rodolfo la guardava estasiato. “Quando avrai finito  di ammirarmi che ne dici di mettere in moto?” Dove siamo diretti?” “Guarda il navigatore satellitare.” “Sperlonga! È tua la casa?” “Ereditata da mio nonno come il nome, rilassati, ti vedo sempre tesa.” La villetta era situata a venti metri dalla battigia, la baby si mostrò in tutta la sua bellezza indossando un costume non proprio castigato, la pressione arteriosa del giovin signore era alle stelle. La cena consisteva in panini farciti di formaggio e di prosciutto ’innaffiati’ da birra, cena che interessava poco ai due giovani che si recarono sulla spiaggia al chiaror lunare, tutto molto romantico ma….”Mio caro, penso proprio di poterti chiamare così, sei il primo uomo che…  ho paura del sentimento che provo per te…vorrei dirti tante cose…sto pensando a come finirà questa mia gita… sono vergine…sarà il  dono all’uomo di cui mi sarò stata innamorata, l’idea mi è stata inculcata da mia madre.” Si baciarono a lungo e poi rientro in casa con la conseguenza che la mattina inoltrata li trovò diventati marito e moglie. Un po’ tutti gli abitanti dell’isolato di via Manzoni a Roma trovarono la giusta dimensione amorosa compresa Isotta che scoprì in un giovin collega un toy boy di suo gusto, ovviamente diventò oggetto degli strali di dileggio da parte della figlia Mia  mal’amor…
     
     

  • 01 giugno alle ore 10:14
    LA NONNA FATALONA

    Come comincia: “Indovina chi sono.” Edoardo, varesino di nascita,  romano di residenza stava per rispondere nel dialetto acquisito: “Na mignotta!” quando quella voce femminile ribatté: “Non riconosci più tua madre, il clima romano ti ha fatto rimbambire, dovresti ritornare qualche giorno a Varese per sistemarti la  testa!” “Scusa mamma, forse hai ragione, il troppo lavoro…” “Ne riparleremo a voce, è mia intenzione soggiornare nella capitale per qualche giorno ma,  per essere più libera non intendo abitare nella tua villa ma nella dependance.” “Mamma dovrei farla sistemare, è chiusa da tempo.” “Datti da fare quando è a posto telefonarmi sempre che ti ricordi il numero mio che è pure quello di tuo padre!” Edoardo  risiedeva a Roma da vario tempo, suo padre Gabriele a Varese era il titolare di una fabbrica di pellame, lui insieme alla moglie Elettra era il rappresentante per il Lazio ed anche titolare di un grande negozio di scarpe in via Due Macelli. Elettra: “La venuta di tua madre da noi porterà degli scombussolamenti in famiglia, spero di sbagliarmi!” “Mammina cara quando verrai troverai una reggia,  tu sarai la…” “Lascia stare la monarchia, dì a tua moglie di venirmi a prendere a Fiumicino dopodomani alle quindici, spero che sia puntuale..” Elettra fu puntuale come pure l’aereo che proveniva da Milano. Recuperata la valigia dal tapis roulant Beatrice si diresse verso un’uscita, non riconobbe la nuora appoggiata al parafango di una Honda Jazz. “Mamma sono io!” “Vedo che tu e tuo marito non avete resistito al fascino di una auto giapponese, siate più nazionalisti, ad ogni modo grazie di essere venuta a prendermi, andiamo alla reggia annunciatami da tuo marito.” La nonna mostrò da subito di essere ‘diretta’ nel linguaggio. Durante il tragitto: “Come si chiama stó aggeggio che parla e che conosce tutte le strade di Roma.” “È un navigatore satellitare, tutte le macchine moderne ne sono dotate.” Dietro il cancello della villa apparve un  cane piccolo abbaiante alla grande. “Non credo che stò animale morda, è una mezza pug…” “Mamma! È un Chihuahua, un cane da compagnia, si chiama chicco.” “Potevate chiamarlo Dumbo, con quelle orecchie…” “Edoardo ritornò in villa alle diciannove. “Scusa mamma il ritardo ma c’erano tanti clienti.” “Ringrazia la fortuna, di questi tempi …vatti a fare una doccia il tuo olezzo…” “Mammina devo metterti al corrente di una  novità, abbiamo adottato un bambino, Edoardo purtroppo…” “Non mi dire che tuo marito è impotente, da un padre che ‘sparge’ figli in tutta la provincia di Varese…” “È sterile, il bambino  si chiama Andrey, ha sedici anni, è russo.” “Con tanti figli di puttana in Italia…” “Abbiamo provato ad adottarne uno italiano  ma da noi, causa la burocrazia l’iter è lungo e complicato, tra poco scenderà,  studia nella sua stanza, sta imparando bene l’italiano.” Andrey era stato ‘istruito’ come comportarsi con la nonna, entrando nel salone, fece un inchino alla dama e: “È un piacere fare la sua conoscenza, sono Andrey.” “Almeno si dimostra educato, certo per farlo passare per vostro figlio sarà difficile, ha occhi azzurri e capelli biondi, la gente dirà che tu hai svicolato…” “Mamma gli amici conoscono la verità, Rita e Anita avranno preparato una cena con piatti tipici romani, credo siano di tuo gusto.” “Spero che non mi facciano ingrassare, ho speso tanti soldi per sistemarmi il viso ed il corpo.” A tavola nonna Beatrice assaggiò un po’ di tutto ma con razioni molto ridotte, aveva affermato la verità, nel ‘Centro Estetico Venere’ di Varese Beatrice era riuscita a far sparire tutte le rughe tipiche dei suoi cinquant’anni. In una clinica privata si era  fatta aspirare il grasso della pancia ed anche impiantare ai seni due protesi di ultimo tipo, quelle dal disegno a pera e non tondo molto riconoscibili, aveva ‘acquistato’ vent’anni. Edoardo aveva fatto le cose ‘per bene’, la dépendance era diventata un gioiello con mobili moderni: due camere da letto con annesse toilettes, cucina, soggiorno e salone in cui ‘troneggiava’ un televisore da 50 inch (pollici per i non inglesizzati). Elettra: “Mamma ti accompagno io.” “Datemi solo le chiavi, ci andrò da sola.” Bea aprì tutte le finestre, si era in pieno luglio ed il caldo si faceva sentire. La nonnina si spogliò nuda, si rimirò allo ‘psiche’, uno  specchio ovale, era soddisfatta del suo fisico, con tutti i soldi che ci aveva speso! La mattina fu svegliata dall’abbaiare del ‘difensore’ di casa, ricordò il detto che si attanagliava all’occasione: ‘più sò piccoli più fanno casino!’ Passeggiata di Bea nel parco della villa. “Cavolo ci mancavano pure le zanzare”. Chiamò il figlio al telefono: “Caro sono tutta ‘mozzicata’ dalle zanzare…” “Vuol dire che hai il sangue dolce, a me non danno fastidio, ti acquisterò un revulsivo.” In giardino: “Mamma questa è la ‘Citronella’ vedrai…come ti sei combinata, hai un bichini che non indossano nemmeno le modelle alla sfilata del Carnevale di Rio, a casa poi abbiamo un  bambino!” “Se cresce con sté idee ne farete un finocchietto, stavo distesa sotto un cipresso a godermi un po’ d’ombra.” “Mamma quello è un olmo.” “Al posto di stà foresta era meglio una piscina, io mi sono attrezzata così sperando di farmi un bagno!” “Anche una piscina di venticinque metri costava troppo e poi la manutenzione…” “Bussa a  denari a tuo padre Gabriele che usa la moneta per foraggiare le sue puttanelle, sei un braciolettone, da chi avrai preso…” Andrey era ritornato dalla scuola in bicicletta, alla vista della nonna in bichini gli uscirono gli occhi dalle orbite. “Nonna sei bellissima quanti anni hai?” “Giovanotto impara che alle signore non si chiede mai l’età, piuttosto dimmi come vai a scuola.” “I miei genitori adottivi mi hanno iscritto alla quarta ginnasiale, io mi impegno ma ho problemi specialmente nelle materie letterarie, la mia professoressa dice che mi mancano le basi, i primi anni sono andato a scuola a Mosca.” “Ci penserà la nonnina tua a farti avere le basi, ogni pomeriggio escluso i festivi vieni nella mia reggia a studiare, ti comprerò libri di autori italiani sia poeti che scrittori, andiamo insieme al centro. Era un sabato, niente scuola per Andrey, con la Honda Jazz Bea arrivò in centro, fermò la macchina dinanzi ad una grande libreria: ‘Antiqua Bibliotheca’. I mobili interni rispettavano il nome del locale, erano antichi, di pregio, ben tenuti. All’entrata di nonna e nipote si avvicinò un commesso in linea col nome del locale, era piuttosto vecchio, gentile, si presentò con un inchino. “Sono a vostra disposizione, scegliete i libri, io li metterò da parte. Beatrice cominciò da Dante Alighieri, dal Petrarca, dal Boccaccio per finire ai più moderni Manzoni, Ariosto, Tasso, Moravia, Fallaci, Eco, Saviano, Ferrante, Maraini, un bel mucchio. A questo punto si presentò il titolare del locale: “Sono Lucrezio Minutoli, vedo che la signora ha scelto un bel po’ di libri, come intende pagare?” Beatrice lo squadrò a lungo, l’aveva presa per una ‘morta di fame’: “Se l’accetta ho una carta di credito platino, è della Banca di Roma, la farò parlare col direttore, è un mio amico. “Mi scusi, mi sono espresso male, Romolo carica tutto nel bagagliaio dell’auto della signora. Romolo ce la faceva appena a stare in piedi. ”Lasci stare, ci penserà Andrey.” “Suo figlio è un bel bambino ed anche robusto, dallo sguardo deve essere un bravo ragazzo.” Il direttore si era dato ai complimenti per farsi perdonare la gaffe. Fu molto utile quando Bea e nipote si sedettero in auto e videro sul parabrezza il foglio verde di una contravvenzione: Il vigile: “Signora in tutta la strada c’è il divieto di sosta.“ Gli venne in aiuto il direttore della libreria: “Calogero la signora va via subito…” e così la contravvenzione, strappata finì nel cestino esterno al negozio. A casa incontrarono Gabriele che aperto il baule dell’auto rimase basito. “Chi li legge tutti stì libri. “Se vuoi anche tu, migliorerai la tua ignoranza!” Il figlio non aveva ancora una volta compreso che mammina era una dura, si pentì di aver aperto bocca. Andrey praticamente passava tutti i pomeriggi nella dépendance in compagnia della nonna, il giovane ogni giorno migliorava ‘magno cum gaudio’ di Bea che rinverdiva i suoi studi classici. “Caro non ti ho mai domandato come te la passi a femminucce, ormai sei grandicello, avrai qualche compagna particolarmente piacente e disponibile, attenzione a non farmi diventare bisnonna!” Andrey era diventato rosso in viso, non si aspettava quell’intrusione nella sua vita privata, non sapeva che rispondere, non aveva mai avuto un rapporto con una ragazza. “Vedo che sei entrato in crisi non è che ti piacciono i maschi?” “Nonna non so che dirti, a casa mia a Mosca i miei parenti erano tutti puritani, a scuola non insegnano sessuologia come in certi paesi europei, posso dire che sono… analfabeta.”  “Chiudi la porta d’ingresso a chiave, vai in bagno, fatti il bidet e poi sdraiati sul letto ad occhi chiusi. Andrey eseguì, si accorse che la nonna aveva preso in bocca il suo pisello che era aumentato in lunghezza ed in grossezza, dopo un po’ provò un piacere mai provato, riempì col liquido del suo uccello la bocca della nonna la quale: “Cazzo sei stato un fiume in piena nemmeno mio marito…” Patto fra nonna e nipote: il pomeriggio dopo pranzo studio sino alle cinque e poi vai alla grande. Andrey approfittò dell’esperienza della ava per provare tutti le posizioni dell’ars amatoria. Elettra non era molto convinta degli studi di suo figlio con la nonna, durante un colloquio con i professori apprese che Andrey era molto migliorato in tutte le materie in special modo in quelle letterarie. Il giovane  non andava più a scuola in bicicletta ma con una  ‘Vespa’ con cui, nel tempo libero talvolta portava nel sedile posteriore la nonna ogni giorno più ringiovanita. Il nonno Gabriele fece la fine che forse, potendo avrebbe voluto scegliere: morì tra le braccia della giovane segretaria Stella. Beatrice prese il primo aereo per Milano e con tassì raggiunse Varese. A casa un subbuglio di persone, anche gli addetti alle onoranze funebri chiamati da una parente. Niente passaggio in chiesa per espressa volontà del defunto, era ateo, tumulazione senza discorsi nella cappella della famiglia. Finalmente Beatrice poté trarre un sospiro di sollievo ma sino ad un certo punto perché dovette prendere in mano l’azienda di famiglia. Giorni tumultuosi per i colloqui con i collaboratori di suo marito ed anche con il Sindacato che da tempo rivendicava aumenti salariati. Bea se la cavò piuttosto bene sino ad un calo psicologico, troppi avvenimenti spiacevoli e nient’affatto rilassanti. Una novità: “Nonna sono Andrey, volevo comunicarti una bella notizia, sono riuscito a conseguire la licenza di liceo classico, se sei d’accordo non vorrei frequentare l’università ma aiutarti in ditta, mi sento abbastanza in gamba di poter apprendere i segreti del mestiere.”  Un sospiro di sollievo, Bea non aveva pensato a quella soluzione del problema, ne fu entusiasta, andrò a prendere Andry alla Malpensa con l’auto del defunto marito, una Maserati Quattroporte. All’arrivo di Andrey baci e abbracci a non finire, qualche lacrima sulle gote della nonna, qualche passeggero li guardava perplesso. L’abitazione era splendida, costruita quando la ditta di pellami era la massimo dello splendore. Il giovane russo fece il parapaffio (volgarmente paraculo). “Buona notte nonna, sono stanco del viaggio…” e si girò di fianco sul letto matrimoniale. “Figlio di un cane, sono quindici giorni che aspetto questo momento e tu…” “Scherzavo, volevo vedere la tua reazione.” “ Potresti fare la fine di Bobbit quell’americano cui la fidanzata tagliò di netto l’uccello!” “E tu con chi scoperesti?” “Da quando è morto mio marito ho intorno tanti mosconi, purtroppo mi sono innamorata…” Una notte d’amore, Andrey sfogò tutta la sua gioventù sessuale, Bea rinverdì la sua. Era quasi mezzogiorno quando i due tornarono alla realtà, soddisfatti e sorridenti sotto la doccia, ambedue avvolti in un  accappatoio si recarono in cucina, si arrangiarono con panini imbottiti, la cameriera Maria, per non svegliare i due era andata via. Passeggiata lungo il lago e rientro a casa, la mattina seguente era una giornata impegnativa per il lavoro. Riunito tutto il personale della ditta Beatrice: “Signori questo è mio nipote Andrey, col mio aiuto ed anche del vostro prenderà in mano l’azienda, mi raccomando siate collaborativi.” Pian piano nei giorni seguenti Andrey comprese i meccanismi della fabbrica ma i sindacati andarono di nuovo all’attacco per l’aumento di stipendio. Il russo consultò il ragioniere della ditta che era anche il consulente tributario. “Ragioniere Antonino come siamo combinati?” “I bei tempi di una volta sono passati, c’è crisi dappertutto, anche la ditta ha dei problemi di vendita, non siano nella possibilità di aumentare gli stipendi.” Quella sera Andrey ‘saltò la seduta sessuale, non riusciva a dormire, il pensiero era come uscir fuori dal problema degli aumenti,  quasi all’alba ebbe un’idea che pensò originale. “Signori, alla fine dell’orario di lavoro una riunione con tutti voi, devo comunicarvi una mia decisione importante.” Tutti gli interessati con gran curiosità si riunirono nel locale più ampio. “Vengo subito al dunque: il ragioniere della ditta mi ha comunicato che non posso darvi l’aumento dello stipendio altrimenti la ditta fallirebbe nel giro di due mesi, penso di aver risolto il problema: nessuna aumento ma in compenso verrò incontro  a chi ha più bisogno di una aiuto finanziario, gli interessati mi faranno pervenire le loro esigenze scritte su un foglio di carta qualsiasi niente preventivi o cose del genere, parlo di chi ha molti figli, di chi ha malati gravi in famiglia o di vecchi da accudire, se qualcuno non è d’accordo alzi la mano. “Sono Alterio iscritto alla Cgil, preferisco un aumento di stipendio.” “Caro  Alterio non posso fare un’eccezione per te, l’unica via è che tu dia le dimissioni, fammi sapere.” Alterio non diede le dimissioni. Andrey non era più attivo sessualmente con Beatrice come i primi tempi, la nonna in un primo tempo pensò che il giovane amante, preso dai problemi della ditta la sera fosse un po’ spompato, perdurando la situazione Bea pensò ad un probabile ‘svicolamento’ di Andrey. Guardando fra le richieste di aiuto finanziario da parte dei dipendenti Bea si accorse che spesso ricorreva il nome di Diana, nubile non c’era motivazione per la richiesta di denaro. Andrey ritenne opportuno portare a conoscenza della nonna la verità, il figlio che Diana aveva in seno era suo. A Beatrice cadde il mondo addosso, ci vollero molti giorni per ‘inghiottire il rospo’, ragionando capì che era la miglior soluzione condividere Andrey con un’amante piuttosto che perderlo. Dopo otto mesi venne al mondo una bambina bellissima, bionda con occhi azzurri, nome Elettra in onore della nonna paterna. Beatrice ormai rassegnata comprese che era diventata bisnonna!

  • 31 maggio alle ore 9:56
    STRACCETTO SPELACCHIATO

    Come comincia: Riconosco che il titolo di questo racconto può lasciare perlomeno perplesso il lettore ma c’è una ragione per cui il buon (mica tanto) Roberto aveva qualificato così il ‘fiorellino’ della consorte. Perché disprezzare così platealmente quello che era stato per molti anni il suo più gioioso divertimento? Un motivo c’era: Matilde, la ‘padrona’ si rifiutava di concederlo ulteriormente perché, giunta in menopausa di sesso non si interessava più al contrario del marito sessantenne che ancora…Nel suo sito Roberto, come sua presentazione aveva scritto: ‘Sono nonno bomba che mangia, beve e, talvolta tromba!’ Risposta  acida della consorte: “Vuoi trombare? Comprati uno strumento a fiato!” Pure la presa per i fondelli ma Roberto aveva le sue buone ragioni, da giovane aveva fatto atletica nel gruppo Fiamme Gialle ed il suo fisico anche se un po’ appesantito, con qualche capello in meno e con qualche ruga in più era ancora vigoroso (e voglioso). A chi rivolgersi per sfogare le sue ‘sane’ voglie, alla femminuccia a lui più vicino, una delle tre C cosiddette pericolose: cugina, compare e cognata, scelse quest’ultima, Elisabetta più giovane della consorte ancora pimpante ne valeva la pena. C’era   un problema, il marito siciliano puro sangue era gelosissimo della consorte ed anche pericoloso, era alto e massiccio. Roberto a titolo di sfottò gli aveva dedicato dei versi che vi riporto, li ritengo spiritosi (scusate l’autoincensamento). Titolo: ‘Salvo e la gelosia.’ “Ti vedo inquieto, stralunato, sospettoso verso la tua partner. La gelosia è un mostro dagli occhi verdi che schernisce la carne di cui si nutre, Shakespeare docet.  È un sentimento degli dei pagani verso gli uomini, gli dei non gradivano che i mortali si ‘facessero’ le loro femminucce. È una proiezione della propria insicurezza verso gli altri, è tipica di una mente debole, invidiosa, immatura. È  la profezia di futuri tradimenti, il tuo lato non tanto nascosto, dea velata ed oscura che arde dentro di te. Se ad un cocktail noti gli sguardi assatanati  degli invitati maschi attratti dalle grazie della tua amata, non accendere la sigaretta dalla parte del filtro, ti intossicheresti ancora di più! Se non possiedi te stesso non puoi possedere una donna, Il tuo simbolo? Le Erinni vendicatrici. Cerchi di vincolare la tua partner? Non puoi incatenare un raggio di sole! Una moglie laida non potrebbe sconfiggere la tua gelosia: ti farebbe becco per dimostrare che anche lei…Se osservi delle foto della tua signora fasciata in un succinto bikini la quale, sorridente offre agli astanti la visione di un rigoglioso, prosperoso  e lussureggiante belvedere non devi lamentarti affermando: non dovevi farlo non spiegando a chi ti riferisci: - alla consorte troppo…generosa, - al fotografo che ha guadagnato da quelle foto, - all’allupato, abbagliato spettatore che sbiluccia le immagini. Il tuo persecutore più odiato? Andronico 1° imperatore di Bisanzio che codificò le corna facendo appendere quelle dei cervi da lui cacciati sulle mura dei palazzi appartenenti ai mariti cornificati. Per le protuberanze frontali di cui tanto ti adombri rivolgiti agli dei pagani Dionisio e Pan, loro ne sanno qualcosa. Prova a voltare pagina, sdraiati su un morbido giaciglio  con musica romantica in sottofondo, chiudi gli occhi ed immagina  la tua amata che, languidamente emette piccoli ululati di piacere nascosta sotto il corpo di un robusto maschione e che (la consorte) ti sussurra: sto con lui ma è come se  giacessi con te, la mia gioia è pure la tua…ammira la sua faccia tosta! Ecco come dovrebbero andare le cose, lei sarebbe più tranquilla e felice, tu ci guadagneresti perché una moglie allenata è come un’atleta, rende di più! Ed infine non pensi che i miei consigli andrebbero ricompensati? Ti prego metti una buona parola con la tua amata a mio favore, te ne sarei tanto grato!” V’è piaciuta penso di si al contrario del marito cocu. A questo punto vorrete sapere come è finito il corteggiamento a mia cognata? Prima vi trascrivo un’ode che ho dedicato al suo ‘fiorellino’ e con cui ho tentato di infrangere la sua resistenza, titolo: ‘A tata la magica’: “O magica Tata, regina di goduria, meravigliosa dolce compagna delle mie notti insonni appari a me timida, riservata, deliziosa seminascosta in un morbido cespuglio. Ondeggi deliziosamente quando la tua padrona passeggia, invisibile in quel momento, sicura del tuo fascino erotico. Ti immagino, ti vedo, ti sento. Il tuo silenzio è assordante, sei dispensatrice di felicità che stravolge i miei sensi. Parla alla tua signora, dille dei miei fremiti, del tremore che mi assale al pensiero della tua esistenza, dille di essere generosa, sarò il suo eterno schiavo. Mi basterebbero anche dei baci, dei piccoli morsi per inebriarmi della tua intensa fragranza, ti terrei fra le mie labbra succhiandoti dolcemente, lungamente sinché un interminabile fremito non verrà a svegliarti dal sonno con dolci sussulti riversando nella mia bocca un fiume morbido, inarrestabile, profumato. Così ti sogno ma il sogno diverrà mai realtà? Tutto il mio essere te lo chiede, al solo tuo pensiero sento le mie viscere stringersi, il cuore battere velocemente, il respiro diventare affannoso. Ti prego dà un segno positivo al tuo sconsolato e fiducioso innamorato, abbia pietà ed anche un po’ di comprensione, cazzo!” Alla lettura del sonetto Elisabetta ha riso di cuore ed io ho pensato, ricordando IL detto francese: ‘femme qui rit est déjà dans ton lit’, tradotto: ‘donna che ride è già nel tuo letto.’ Allora tutto bene? Ma quando mai: “Sei simpatico e spiritoso ma non sei il mio tipo, mi dispiace!” Affranto, a capo chino come un pinguino al polo Roberto si ritirò nella sua stanza ricordando la canzone: ‘Sono un uomo veramente sfortunato, sono nato disgraziato…’
     

  • 30 maggio alle ore 17:00
    LA BELLEZZA DI LORY

    Come comincia: LA BELLEZZA DI LORY
    Alberto a bordo della sua Alfa Romeo Stelvio Quadrifoglio stava percorrendo l’autostrada che lungo la tirrenica conduce a Roma. L’acquisto dell’auto era recente, un suo desiderio finalmente appagato dopo la morte della moglie Donna per un male incurabile. Alberto  maresciallo della Guardia di Finanza  a Messina era a capo della Sezione Volante. L’acquisto di quell’auto costosa era stata oggetto di controlli da parte dei superiori di grado che, tuttavia, non avevano trovato nulla di irregolare, la moglie Donna era ricca di famiglia. Il suo era stato un matrimonio non felice  anche se il significato del nome della consorte voleva dire ‘signora’ la cotale non si era dimostrata tale, voleva un figlio ad ogni costo ed era diventata paranoica, maniaca, sgarbata con tutti, le cure ormonali per favorire la gravidanza forse erano state la causa del suo decesso. Alberto a metà viaggio si era fermato ad un autogrill quando gli si avvicinò una bionda alta e belloccia che: “Signore che bella auto!” Rispolverando il suo idioma d’origine Alberto: “Cocca nun riusciresti a fammelo rizzà nemmeno cò una gru…” La cotale si allontanò bofonchiando frasi non proprio gentili riferite  alla mascolinità di Alberto che riprese il viaggio fino ad arrivare a via Appia a Roma dove i parenti avevano una villa. Era arrivato in un momento in cui la nonna Maria e la zia Armida erano in crisi per la morte di Rosilde, sorella di Armida avvenuta giorni prima. Alberto fu ugualmente accolto con baci ed abbracci da parte delle due donne, era il nipote preferito anche perché portava il nome del defunto marito di zia Armida e fisicamente gli assomigliava molto. Nonna Maria: “Ci potevi avvisare, fra l’altro oggi non si è presentata Gina la cameriera, chissà cosa le è successo, di solito è puntuale.” Alberto stava aprendo i bagagli per sistemare i suoi abito nella camera degli ospiti quando la zia Armida: “Gina è all’Ospedale  S.Giovanni, l’hanno picchiata in strada, ce l’ha comunicato il poliziotto di servizio, facci un salto per vedere come sta.” Alberto, stanco del viaggio ne avrebbe volentieri fatto a meno. All’ingresso del nosocomio l’agente di servizio: “Signore non è orario di visite, si ripresenti alle diciotto.” Mostrando il tesserino:“Sono un collega della Finanza, dovrei andare a vedere una mia parente ricoverata per fratture al viso in seguito ad un tentativo di scippo.” “Va bene, cerchi di non farsi notare dal responsabile del reparto.” Gina era ricoverata in un camera a quattro letti, aveva la faccia tumefatta e un occhio semichiuso. “Gina come è stato?” “Dottore un delinquente mi voleva strappare la borsetta, ho resistito e quello mi ha riempito di botte.” “Che c’era nella borsetta?” “Venti Euro ma è per una questione di principio…” “Per principio ti sei fatta riempire di bastonate, se hai bisogno di qualcosa faccelo sapere.” Alberto stava per risalire sulla Stevio quando fu avvicinato da un tale piuttosto corpulento che con fare guardingo: “Dottore le propongo un affare unico, un Rolex d’oro a duemila Euro, è rubato ma se va in gioielleria le chiedono quindicimila Euro.” “Io in gioielleria non ci vado perché insieme a te mi recherò in piazza S.Maria Maggiore dove c’il Comando della Polizia Tributaria, non hai occhio a riconoscere un finanziere?” “Dottò sto ‘nvecchiando, le chiedo un grosso favore faccia finta di non avemme ‘ncontrato, sò in licenza premio di quindici giorni dar ‘gabbio’ di Regina Coeli, si me denunzia sò rovinato pè sempre, io sò Nando detto ‘er mariolo.’” Alberto ci pensò un attimo poi guardando in faccia ‘er mariolo’, decise di soprassedere, dall’espressione del viso non sembrava un delinquente incallito e allora: “Caro Nando ho il piacere di dirti che per questa volta sei libero, se al posto mio…” “Dottò è sicuro che lei è ‘n maresciallo della Finanza, me pare strano…” “Questo è il mio tesserino ed ora sloggia.” “Le chiedo  ‘nurtimo favore, potemo annà a pià mì fijia a scola, voglio famme vedè cò stà machina rossa, un figurone coll’amiche della mia Loredana, la scola Ascolani è più avanti in via Appia.”  Giunti sul posto Loredana con la sua cartella era seduta su un muretto ad aspettare, non fece caso alla Stelvio e seguitò a guardare lontano…” “Lory amore mio vieni in macchina, st’amico mio ce dà ‘n passaggio.”  Alberto d’un colpo era diventato amico di un carcerato ma finì presto le riflessioni guardando la ragazza messasi in piedi. Favolosa., alta, capelli lunghi castani, viso dallo sguardo intenso con occhi che esprimevano forza di volontà, determinazione, intelligenza a parte il corpo perfetto. ”Prima che Lory salisse in macchina: “Sei sicuro che quella è tua figlia?” “Dottò proprio sicuro no…” La ragazza non fece caso al guidatore dell’auto, si sedette nel sedile posteriore guardando fuori,  immaginava che tipo fosse un amico del padre.  Dinanzi casa, una ex abitazione di contadini a due piani Loredana scese di corsa e si infilò nel portone, Nando entrando in casa: “Cara ti ho portato un amico…” “’’mbecille, t’ho detto che ho le mestruazioni!” Alberto capì tutto, dentro di sé si mise a ridere, che razza di famiglia incasinata…”Signora mi scusi, io non volevo…sono un maresciallo della Finanza, stò per andarmene.”  “Ci mancherebbe altro, un amico di mio marito, resti al pian terreno in salotto, mi vesto e vengo. “ Dopo dieci minuti : “Sono Dalida, non aspettavo nessuno, cosa posso offrirle?” “Niente madame, forse un’altra volta…” Nel frattempo si era presentata Loredana che: “Maresciallo ci scusi se non siamo stati molto ospitali il fatto è che…” “Loredana  non ti scusare, le scuse possono essere indice di debolezza ma nel tuo caso propendo per considerarle un atto di forza, di ricerca di dialogo, una riflessione di come agire diversamente.” “Per essere un maresciallo della Finanza  trovo che ha un eloquio brillante, io frequento il terzo liceo classico…se avessi bisogno di ripetizioni saprei a chi rivolgermi!” Dalida e Nando erano rimasti ammutoliti dinanzi alla conversazione fra Alberto e  Lory, per loro quei concetti erano astrusi. Nando: “Dottò resti a cena con noi, mì moje quando ce se mette in arte culin. insomma in cucina è brava!” Alberto telefonò a casa: “Nonna Maria sono a cena a casa di amici, torno tardi a casa.” Verso le ventidue, tutti satolli Loredana accompagnò Alberto sino alla macchina: “Maresciallo è stato un piacere, conosco pochi uomini con la sua personalità, da me cercano solo prestazioni sessuali, il fatto è che mia madre… esercita il mestiere più antico del mondo, non abbiamo entrate perché mio padre è in galera, la rivedrei volentieri lei è…” “Io sono, tu sei egli è…ti ho ammirato dal primo momento che ti ho visto, non aggiungo altro, se non ti dà fastidio verrò a prenderti a scuola, mi sembra che esci alle diciassette.” “D’accordo, a domani.” Puntuale come un orologio svizzero alle sedici e trenta del giorno dopo Alberto volutamente posteggiò la Stelvio dinanzi alla porta d’ingresso dell’istituto. All’uscita degli studenti dal plesso fu la curiosità dei ragazzi e delle ragazze coetanei di Loredana che salutando gli amici: “C’è il mio fidanzato che mi dà un passaggio, a domani.” Commenti dei giovani: “Non vi sembra che sia troppo ‘maturo per Loredana?” “Si ma con quella macchina…” “Cara Lory dato che siamo fidanzati possiamo darci del tu, che ne dici?” “Volevo far morire d’invidia due mie compagne molto ricche che viaggiano in macchine di lusso, io sempre con l’autobus.” Mamma Dalida era stata avvisata dell’arrivo pomeridiano di Alberto e quindi aveva fissato i propri ‘appuntamenti’ al mattino; il pomeriggio Alberto e Lory furono accolti da una cane di razza Pit Bull che, ad un ordine di Lory si sedette a terra senza abbaiare . “Non ti preoccupare per Bolt, ubbidisce a tutti i miei comandi, certo se mi fai arrabbiare…” risata della ragazza che abbracciò Alberto il quale, ben felice, prolungò l’abbraccio sino alla comparsa sull’uscio di casa di Dalida. “Ragazzi se siete d’accordo cena ogni sera, se possibile vorrei che Alberto mi accompagnasse al supermercato, devo fare acquisiti.” Dalida fu accontentata ma in macchina: “Giovanotto anche se io faccio la mignotta mia figlia è di un’altra razza, falle qualche sgarbo e te le dovrai vedere con me, come tutte le mamme…” Lo sguardo intenso di Dalida fece  capire ad Alberto che non scherzava ma lui ancora non aveva fatto niente anche se…Dopo quindici giorni Gina si era rimessa in piedi più pimpante che mai, il suo assalitore era stato messo in galera dai Carabinieri e lei era soddisfatta di prestare di nuovo servizio. Alla notizia che Alberto portava a cena una sua amica si impegnò per fare bella figura e così fu. Loredana ovviamente sollevò la curiosità di nonna Maria e della zia Armida che considerava Alberto come suo figlio e presolo  da parte: ”Sei sicuro di quella ragazza, mi sembra troppo …sveglia.” “Cara zia, io le gatte morte non le sopporto, Loredana è una ragazza intelligente e molto seria, anche troppo per i miei gusti.” Ovviamente successe quello che doveva succedere: un pomeriggio Lory incollò le sue labbra su quelle di Alberto il cui ‘ciccio’ sentendo odore di ‘topa’ alzò la testa ma senza risultati per lui, era troppo presto e quindi si rassegnò. Alla fine dell’anno scolastico, superati gli esami di maturità, ritornato al gabbio papà Nando,  Alberto per festeggiare invitò al ristorante Lory e sua madre, Dalida era elegantissima come sua figlia sembrava che Alberto e Dalida fossero i genitori e Loredana la figlia. Entrati al  ‘Chattanooga’ ristorante in stile saloon  ebbero la conferma di quanto pensato da Alberto. Appena seduti al tavolo si presentò il padrone del locale che, dopo,un inchino: “Col vostro permesso vorrei provvedere io al vostro menù differente fra quello dei  genitori e quello della signorina figlia.” Nessun commento da parte dei tre, Alberto in quel momento si rese veramente conto della differenza di età fra lui e Loredana, circa vent’anni…ma non volle rovinarsi la serata, ‘sarà quel che sarà’ la sua riflessione come da canzone di Tiziana Rivale. Ovviamente un bacio tira l’altro come le ciliege ed Alberto e Lory divennero sempre più ‘intimi’ ma non sino al punto di…”Non ti offendere, devi capire che dopo l’esempio di mia madre per me il sesso è diventato un problema anche se non lo do a vedere, sarà un cadeau a mio marito.” “Tradotto volgarmente, quando mi sposi te la do altrimenti… fischi.” “La frase non è delle più felici, ho capito che ti amo, sei l’uomo della amia vita ma…” “A me mi fregano i ma…sto scherzando, per ora mi contento del sapore della ‘gatta’ piacevolissimo.” Pace fatta fra i due,  anche Bolt era ormai diventato amico di Alberto. Nonna Maria e la zia Armida anche senza parlare con gli sguardi cercavano di capire  a che punto fosse la relazione tra il nipote e la ragazza, ai loro tempi un fidanzamento lungo non era previsto ed infatti: “Cara nonna e cara zia io e Lory abbiamo deciso di sposarci, sarà un matrimonio molto particolare, speriamo di vostro gusto.” Alberto si era messo in aspettativa senza assegni, troppo tempo lontano dal servizio, vi era stato costretto dal proprio Comandante Provinciale. Nonna e zia si domandavano in cosa potesse consistere quel matrimonio particolare, forse al Comune anziché in chiesa, sarebbe stato un affronto alla loro religione ma furono smentite.” Care nonna e zia, per un piccolo ‘inconveniente’ il padre di Lory è temporaneamente ristretto a Regina Coeli e così ci sposeremo nella cappella di quel carcere.” Occhi sbarrati da parte delle due donne che rimasero senza fiato, mai sentito che…Anche i giornali parlarono di quel matrimonio particolare, la sposa bellissima con abito acquistato dalla madre fece impazzire i detenuti che volentieri avrebbero voluto essere al posto dello sposo, Nando e Dalida testimoni della sposa, nonna Maria e zia Armida dello sposo, ricevimento all’interno del carcere con la partecipazione ‘mangereccia’ di alcuni detenuti amici di Nando. Prima notte…tutto rimandato a Messina dove Alberto, con l’aiuto finanziario di nonna e zia avevano acquistato un appartamento ammobiliato  in via della Zecca. La promessa alle magnanime donatrici di portarle in auto a Messina per visitare il loro acquisto. La prima notte: “Mò so c…i tua , ti sdereno la cosina, me l’hai fatta troppo desiderare!” Al contrario della volgare battuta Alberto fu molto delicato, cosa apprezzata da Lory sempre più innamorata di Alberto invidiato dai suoi colleghi per il fascino della sua sposa. E vissero sempre felici e più ricchi con la scomparsa della nonna e della zia di Alberto.

  • 30 maggio alle ore 16:59
    LA BELLEZZA DI LORY

    Come comincia: LA BELLEZZA DI LORY
    Alberto a bordo della sua Alfa Romeo Stelvio Quadrifoglio stava percorrendo l’autostrada che lungo la tirrenica conduce a Roma. L’acquisto dell’auto era recente, un suo desiderio finalmente appagato dopo la morte della moglie Donna per un male incurabile. Alberto  maresciallo della Guardia di Finanza  a Messina era a capo della Sezione Volante. L’acquisto di quell’auto costosa era stata oggetto di controlli da parte dei superiori di grado che, tuttavia, non avevano trovato nulla di irregolare, la moglie Donna era ricca di famiglia. Il suo era stato un matrimonio non felice  anche se il significato del nome della consorte voleva dire ‘signora’ la cotale non si era dimostrata tale, voleva un figlio ad ogni costo ed era diventata paranoica, maniaca, sgarbata con tutti, le cure ormonali per favorire la gravidanza forse erano state la causa del suo decesso. Alberto a metà viaggio si era fermato ad un autogrill quando gli si avvicinò una bionda alta e belloccia che: “Signore che bella auto!” Rispolverando il suo idioma d’origine Alberto: “Cocca nun riusciresti a fammelo rizzà nemmeno cò una gru…” La cotale si allontanò bofonchiando frasi non proprio gentili riferite  alla mascolinità di Alberto che riprese il viaggio fino ad arrivare a via Appia a Roma dove i parenti avevano una villa. Era arrivato in un momento in cui la nonna Maria e la zia Armida erano in crisi per la morte di Rosilde, sorella di Armida avvenuta giorni prima. Alberto fu ugualmente accolto con baci ed abbracci da parte delle due donne, era il nipote preferito anche perché portava il nome del defunto marito di zia Armida e fisicamente gli assomigliava molto. Nonna Maria: “Ci potevi avvisare, fra l’altro oggi non si è presentata Gina la cameriera, chissà cosa le è successo, di solito è puntuale.” Alberto stava aprendo i bagagli per sistemare i suoi abito nella camera degli ospiti quando la zia Armida: “Gina è all’Ospedale  S.Giovanni, l’hanno picchiata in strada, ce l’ha comunicato il poliziotto di servizio, facci un salto per vedere come sta.” Alberto, stanco del viaggio ne avrebbe volentieri fatto a meno. All’ingresso del nosocomio l’agente di servizio: “Signore non è orario di visite, si ripresenti alle diciotto.” Mostrando il tesserino:“Sono un collega della Finanza, dovrei andare a vedere una mia parente ricoverata per fratture al viso in seguito ad un tentativo di scippo.” “Va bene, cerchi di non farsi notare dal responsabile del reparto.” Gina era ricoverata in un camera a quattro letti, aveva la faccia tumefatta e un occhio semichiuso. “Gina come è stato?” “Dottore un delinquente mi voleva strappare la borsetta, ho resistito e quello mi ha riempito di botte.” “Che c’era nella borsetta?” “Venti Euro ma è per una questione di principio…” “Per principio ti sei fatta riempire di bastonate, se hai bisogno di qualcosa faccelo sapere.” Alberto stava per risalire sulla Stevio quando fu avvicinato da un tale piuttosto corpulento che con fare guardingo: “Dottore le propongo un affare unico, un Rolex d’oro a duemila Euro, è rubato ma se va in gioielleria le chiedono quindicimila Euro.” “Io in gioielleria non ci vado perché insieme a te mi recherò in piazza S.Maria Maggiore dove c’il Comando della Polizia Tributaria, non hai occhio a riconoscere un finanziere?” “Dottò sto ‘nvecchiando, le chiedo un grosso favore faccia finta di non avemme ‘ncontrato, sò in licenza premio di quindici giorni dar ‘gabbio’ di Regina Coeli, si me denunzia sò rovinato pè sempre, io sò Nando detto ‘er mariolo.’” Alberto ci pensò un attimo poi guardando in faccia ‘er mariolo’, decise di soprassedere, dall’espressione del viso non sembrava un delinquente incallito e allora: “Caro Nando ho il piacere di dirti che per questa volta sei libero, se al posto mio…” “Dottò è sicuro che lei è ‘n maresciallo della Finanza, me pare strano…” “Questo è il mio tesserino ed ora sloggia.” “Le chiedo  ‘nurtimo favore, potemo annà a pià mì fijia a scola, voglio famme vedè cò stà machina rossa, un figurone coll’amiche della mia Loredana, la scola Ascolani è più avanti in via Appia.”  Giunti sul posto Loredana con la sua cartella era seduta su un muretto ad aspettare, non fece caso alla Stelvio e seguitò a guardare lontano…” “Lory amore mio vieni in macchina, st’amico mio ce dà ‘n passaggio.”  Alberto d’un colpo era diventato amico di un carcerato ma finì presto le riflessioni guardando la ragazza messasi in piedi. Favolosa., alta, capelli lunghi castani, viso dallo sguardo intenso con occhi che esprimevano forza di volontà, determinazione, intelligenza a parte il corpo perfetto. ”Prima che Lory salisse in macchina: “Sei sicuro che quella è tua figlia?” “Dottò proprio sicuro no…” La ragazza non fece caso al guidatore dell’auto, si sedette nel sedile posteriore guardando fuori,  immaginava che tipo fosse un amico del padre.  Dinanzi casa, una ex abitazione di contadini a due piani Loredana scese di corsa e si infilò nel portone, Nando entrando in casa: “Cara ti ho portato un amico…” “’’mbecille, t’ho detto che ho le mestruazioni!” Alberto capì tutto, dentro di sé si mise a ridere, che razza di famiglia incasinata…”Signora mi scusi, io non volevo…sono un maresciallo della Finanza, stò per andarmene.”  “Ci mancherebbe altro, un amico di mio marito, resti al pian terreno in salotto, mi vesto e vengo. “ Dopo dieci minuti : “Sono Dalida, non aspettavo nessuno, cosa posso offrirle?” “Niente madame, forse un’altra volta…” Nel frattempo si era presentata Loredana che: “Maresciallo ci scusi se non siamo stati molto ospitali il fatto è che…” “Loredana  non ti scusare, le scuse possono essere indice di debolezza ma nel tuo caso propendo per considerarle un atto di forza, di ricerca di dialogo, una riflessione di come agire diversamente.” “Per essere un maresciallo della Finanza  trovo che ha un eloquio brillante, io frequento il terzo liceo classico…se avessi bisogno di ripetizioni saprei a chi rivolgermi!” Dalida e Nando erano rimasti ammutoliti dinanzi alla conversazione fra Alberto e  Lory, per loro quei concetti erano astrusi. Nando: “Dottò resti a cena con noi, mì moje quando ce se mette in arte culin. insomma in cucina è brava!” Alberto telefonò a casa: “Nonna Maria sono a cena a casa di amici, torno tardi a casa.” Verso le ventidue, tutti satolli Loredana accompagnò Alberto sino alla macchina: “Maresciallo è stato un piacere, conosco pochi uomini con la sua personalità, da me cercano solo prestazioni sessuali, il fatto è che mia madre… esercita il mestiere più antico del mondo, non abbiamo entrate perché mio padre è in galera, la rivedrei volentieri lei è…” “Io sono, tu sei egli è…ti ho ammirato dal primo momento che ti ho visto, non aggiungo altro, se non ti dà fastidio verrò a prenderti a scuola, mi sembra che esci alle diciassette.” “D’accordo, a domani.” Puntuale come un orologio svizzero alle sedici e trenta del giorno dopo Alberto volutamente posteggiò la Stelvio dinanzi alla porta d’ingresso dell’istituto. All’uscita degli studenti dal plesso fu la curiosità dei ragazzi e delle ragazze coetanei di Loredana che salutando gli amici: “C’è il mio fidanzato che mi dà un passaggio, a domani.” Commenti dei giovani: “Non vi sembra che sia troppo ‘maturo per Loredana?” “Si ma con quella macchina…” “Cara Lory dato che siamo fidanzati possiamo darci del tu, che ne dici?” “Volevo far morire d’invidia due mie compagne molto ricche che viaggiano in macchine di lusso, io sempre con l’autobus.” Mamma Dalida era stata avvisata dell’arrivo pomeridiano di Alberto e quindi aveva fissato i propri ‘appuntamenti’ al mattino; il pomeriggio Alberto e Lory furono accolti da una cane di razza Pit Bull che, ad un ordine di Lory si sedette a terra senza abbaiare . “Non ti preoccupare per Bolt, ubbidisce a tutti i miei comandi, certo se mi fai arrabbiare…” risata della ragazza che abbracciò Alberto il quale, ben felice, prolungò l’abbraccio sino alla comparsa sull’uscio di casa di Dalida. “Ragazzi se siete d’accordo cena ogni sera, se possibile vorrei che Alberto mi accompagnasse al supermercato, devo fare acquisiti.” Dalida fu accontentata ma in macchina: “Giovanotto anche se io faccio la mignotta mia figlia è di un’altra razza, falle qualche sgarbo e te le dovrai vedere con me, come tutte le mamme…” Lo sguardo intenso di Dalida fece  capire ad Alberto che non scherzava ma lui ancora non aveva fatto niente anche se…Dopo quindici giorni Gina si era rimessa in piedi più pimpante che mai, il suo assalitore era stato messo in galera dai Carabinieri e lei era soddisfatta di prestare di nuovo servizio. Alla notizia che Alberto portava a cena una sua amica si impegnò per fare bella figura e così fu. Loredana ovviamente sollevò la curiosità di nonna Maria e della zia Armida che considerava Alberto come suo figlio e presolo  da parte: ”Sei sicuro di quella ragazza, mi sembra troppo …sveglia.” “Cara zia, io le gatte morte non le sopporto, Loredana è una ragazza intelligente e molto seria, anche troppo per i miei gusti.” Ovviamente successe quello che doveva succedere: un pomeriggio Lory incollò le sue labbra su quelle di Alberto il cui ‘ciccio’ sentendo odore di ‘topa’ alzò la testa ma senza risultati per lui, era troppo presto e quindi si rassegnò. Alla fine dell’anno scolastico, superati gli esami di maturità, ritornato al gabbio papà Nando,  Alberto per festeggiare invitò al ristorante Lory e sua madre, Dalida era elegantissima come sua figlia sembrava che Alberto e Dalida fossero i genitori e Loredana la figlia. Entrati al  ‘Chattanooga’ ristorante in stile saloon  ebbero la conferma di quanto pensato da Alberto. Appena seduti al tavolo si presentò il padrone del locale che, dopo,un inchino: “Col vostro permesso vorrei provvedere io al vostro menù differente fra quello dei  genitori e quello della signorina figlia.” Nessun commento da parte dei tre, Alberto in quel momento si rese veramente conto della differenza di età fra lui e Loredana, circa vent’anni…ma non volle rovinarsi la serata, ‘sarà quel che sarà’ la sua riflessione come da canzone di Tiziana Rivale. Ovviamente un bacio tira l’altro come le ciliege ed Alberto e Lory divennero sempre più ‘intimi’ ma non sino al punto di…”Non ti offendere, devi capire che dopo l’esempio di mia madre per me il sesso è diventato un problema anche se non lo do a vedere, sarà un cadeau a mio marito.” “Tradotto volgarmente, quando mi sposi te la do altrimenti… fischi.” “La frase non è delle più felici, ho capito che ti amo, sei l’uomo della amia vita ma…” “A me mi fregano i ma…sto scherzando, per ora mi contento del sapore della ‘gatta’ piacevolissimo.” Pace fatta fra i due,  anche Bolt era ormai diventato amico di Alberto. Nonna Maria e la zia Armida anche senza parlare con gli sguardi cercavano di capire  a che punto fosse la relazione tra il nipote e la ragazza, ai loro tempi un fidanzamento lungo non era previsto ed infatti: “Cara nonna e cara zia io e Lory abbiamo deciso di sposarci, sarà un matrimonio molto particolare, speriamo di vostro gusto.” Alberto si era messo in aspettativa senza assegni, troppo tempo lontano dal servizio, vi era stato costretto dal proprio Comandante Provinciale. Nonna e zia si domandavano in cosa potesse consistere quel matrimonio particolare, forse al Comune anziché in chiesa, sarebbe stato un affronto alla loro religione ma furono smentite.” Care nonna e zia, per un piccolo ‘inconveniente’ il padre di Lory è temporaneamente ristretto a Regina Coeli e così ci sposeremo nella cappella di quel carcere.” Occhi sbarrati da parte delle due donne che rimasero senza fiato, mai sentito che…Anche i giornali parlarono di quel matrimonio particolare, la sposa bellissima con abito acquistato dalla madre fece impazzire i detenuti che volentieri avrebbero voluto essere al posto dello sposo, Nando e Dalida testimoni della sposa, nonna Maria e zia Armida dello sposo, ricevimento all’interno del carcere con la partecipazione ‘mangereccia’ di alcuni detenuti amici di Nando. Prima notte…tutto rimandato a Messina dove Alberto, con l’aiuto finanziario di nonna e zia avevano acquistato un appartamento ammobiliato  in via della Zecca. La promessa alle magnanime donatrici di portarle in auto a Messina per visitare il loro acquisto. La prima notte: “Mò so c…i tua , ti sdereno la cosina, me l’hai fatta troppo desiderare!” Al contrario della volgare battuta Alberto fu molto delicato, cosa apprezzata da Lory sempre più innamorata di Alberto invidiato dai suoi colleghi per il fascino della sua sposa. E vissero sempre felici e più ricchi con la scomparsa della nonna e della zia di Alberto.

  • 30 maggio alle ore 10:31
    I SIBARITI

    Come comincia: I S I B A R I T I
    Non sapete chi erano i Sibariti? Quando ve lo svelerò sicuramente penso che vorreste (potendo) imitarli.  Sibari era una città della Magna Grecia che non aveva nulla in comune con l’omonimo mostro leggendario, i suoi abitanti sono ricordati per la loro raffinatezza, per la loro ricchezza, per la dolce vita che conducevano ed anche per i loro banchetti luculliani. Oggi sono conosciuti con altri nomi ma soprattutto la maggior parte tendono a nascondersi per non far conoscere il loro stile di vita e quindi  per non pagare le tasse. I personaggi di questo racconto possono essere considerati in un certo senso sibariti in quanto possedevano ricchezze e mentalità di gaudenti.  Henri era il figlio del titolare di una fabbrica di orologi, Jean erede di un produttore di cioccolato ed affini ambedue ventenni, dal fisico atletico e sempre di buon umore (avevano i loro buoni motivi). Ambedue iscritti all’Università di Ginevra in materie giuridiche di studio ne ‘mangiavano’ poco, sempre circondati da fanciulle disponibili che avrebbero voluto impalmarli ma da quel lato i due ‘ci sentivano poco’ sinché non incontrarono Astrid svedese di Uppsala e Agata italiana di Catania.  Che avevano in comune le due giovani? In primis la loro amicizia ed in secundis la loro furberia. Astrid era la classica ragazza nordica: alta, corpo atletico, occhi verdi, seno non eccessivo e piedi da mannequin, Agata non smentiva la sua sicilianità con capelli corvini, occhi nerissimi, seno prosperoso, vita stretta e un popò… pregevole. Henry aveva adocchiato Agata e Jean Astrid, formarono un quartetto;  con la Jaguar  del papà  invece di dedicarsi a codici e a pandette giravano in lungo ed in largo il territorio soprattutto di notte sperando… ma quando mai, i due ragazzi andavano in bianco nel senso che non potevano andare oltre ai baci, tutto il resto off limits. Asrid, la più furbacchiona citò Schopenhauer: ‘Di una persona si guarda la vetta non la base!’ Solo che ai ragazzi interessava la base… I quattro arrivarono ad un accordo: convogliare a giuste  nozze (mai capito il motivo di aggiungere alle nozze l’aggettivo giuste). I relativi genitori erano dello stesso avviso per motivi differenti: le mamme per diventare nonne, i papà per avere un erede a cui lasciare la fabbrica. Dopo una cerimonia festosa nel giardino di un noto albergo di Ginevra  le due coppie finalmente poterono ‘consumare’ anche se le due ragazze in passato avevano già ‘consumato’… ma oggi c’è più larghezza di vedute e nessuno o quasi  va a guardare il…pelo! Passarono sei mesi nessuna novità in fatto di gravidanza. Per Agata e per Astrid verdetto favorevole da parte dell’ostetrico, nessun problema, per Henri e Jean parere negativo dell’andrologo, quasi assoluta mancanza di spermatozoi e quelli presenti poco mobili, in altre parole i signori erano sterili. I maschietti sono più superficiali, non se la presero più di tanto del verdetto che non comunicarono ai rispettivi genitori.  Pur abituati ai laghi svizzeri, i quattro decisero a luglio di cambiare radicalmente il luogo della vacanza andando in Italia a Rimini ma non in un albergo snob a cinque stelle ma in una pensione raffinata con annesso lido  al limite della città, pensione gestita da Tommaso e Chiara, due coniugi trentacinquenni, particolari,   con tatuaggi e  piercing, sicuramente anticonformisti. Chiara aveva un fisico da modella: alta di statura, viso sempre sorridente, bocca invitante, seno prorompente ma non eccessivo, gambe chilometriche, insomma una gran pezzo di…Per volontà dei padri  per esperienze accadute in passato, i genitori dei quattro giovani consigliarono di non partire in aereo tutti insieme ma sdoppiare le coppie ed imbarcarsi su due aeroplani, in caso di incidente, facendo le corna….e così Henri si imbarcò con Astrid e Jean con Agata. Durante il viaggio forse per noia o per motivi di ’testosterone’ Jean ed Agata si rifugiarono dentro la toilette. Il giovane dopo molte insistenze e con la promessa del regalo di un gioiello riuscì ad ottenere il ‘gioiello’ posteriore di Agata, un goduria immensa. Il giorno dopo giunsero in volo a Rimini anche Henri ed Astrid…che li avevano imitati!  I quattro fecero presto amicizia con Tommaso e Chiara titolari del Lido Azzurro consumando insieme i pasti anche se la mensa non era prevista per gli ospiti.  Come aiutante del lido giunse un giovane romano, uno e novanta di altezza a nome Romolo che così d’estate si guadagnava il modo di  pagarsi l’università. Tutto funzionava perfettamente nel lido: Romolo si alzava presto e sistemava ombrelloni e sdraie, puliva la sabbia da cicche di sigarette ed accoglieva gli ospiti più mattinieri aprendo il bar per dispensare caffè, cappuccini e brioches fresche consegnate dal padrone di una vicina pasticceria. Romolo fungeva anche da bagnino e talvolta era stato costretto ad intervenire nei confronti di bagnanti in difficoltà. Tommaso e Chiara avevano escogitato un sistema per accontentare anche i villeggianti più particolari, i naturisti che ovviamente durante il giorno non potevano denudarsi dinanzi a tutti ma, dopo le ventidue, col lido chiuso, completamente ignudi passeggiavano, accendevano fuochi e facevano il bagno ben controllati da Romolo che vigilava che nessuno entrasse dal lato mare, in caso di pericolo da parte delle forze dell’ordine (c’è sempre chi non si fa i cazzarelli suoi) Romolo metteva mano ad un fischietto e tutti si rivestivano. Una combriccola  ben affiatata alle cui abitudini i nostri quattro amici si erano ben presto assuefatti con grande piacere. Particolarmente romantico era quando la luna illuminava il paesaggio, talvolta il bagno era foriero di particolari ‘approcci’ ai quali i nostri quattro amici non si sottraevano talvolta …sbagliando partner. Una sera Tom, chiuso il lido, invitò i quattro più Romolo aduna cena a base di pesce e di vino Verdicchio dei Castelli di Jesi, ottima bevanda peraltro premiata al Vinitaly ma che, in quantità eccessive poteva far sparlare…Così accadde che Romolo rivelò che il suo soprannome in romanesco era ‘batacchio’ per le dimensioni del suo pene. Grandi risate da parte dei presenti soprattutto delle signore che si erano incuriosite ed avrebbero volentieri osservare da vicino il ‘batacchio’ e magari…Più tardi Romolo, smaltita in parte la ‘ciucca’ si scusò con i presenti affermando che a Roma quasi tutti hanno un soprannome: i suoi genitori erano chiamati col gli epiteti di Canio e Cencia, nessuno conosceva il loro vero nome. Chiara un po’ per curiosità ma anche per bontà d’animo chiese a suo marito di essere da lui autorizzata per andare a consolare Romolo altrimenti che anticonformisti erano… Romolo giaceva sul suo letto di spalle, non si girò al rumore della porta richiusa, fu Chiara che: “Romolo oramai ti consideriamo uno ci casa, girati e parliamo un po’…ho saputo di uomini che ce l’avevano piccolino con evidenti problemi con le femmine ma uno grosso è la prima volta, che t’è successo in passato?” “L’ultima volta sono andato  in una casa di appuntamento, una napoletana alla vista del mio coso in erezione ha cominciato a gridare come una pazza: ‘stà vallera mettila into mandulino a mammeta.” Quando sono uscito dalla camera i proprietari della casa mi hanno guardato come se fossi stato un alieno, da allora…” “Ci sono tanti modi di fare l’amore, intanto dovresti trovare una ragazza semplice che ti accetterebbe come sei e poi dovresti essere tu a…ti darò io una mano…” Il ciccio di Romolo era veramente fuori del comune, anche  Chiara ne rimase impressionata ma non lo diede a vedere, lo prese in mano e dopo un po’ un ‘getto’ di sperma le arrivò addosso bloccato da un asciugamano che lei aveva portato con se; ‘ciccio’ rimaneva in erezione  e Chiara lo prese in bocca fin quando dovette ingoiare …In bagno madama si sciacquò la bocca e pensò a far entrare almeno la punta nella  vagina…ci volle tutta la sua buona volontà, ci riuscì in parte sino a metà e provò quell’orgasmo proveniente dal ‘punto G’ con goduria alle stelle, prolungata, favolosa, fiabesca mai provata con suo marito. Ci volle del tempo a riprendersi, baciò in bocca Romolo che finalmente soddisfatto ricambiò  dolcemente il bacio. Al rientro in camera da letto nessuna ‘confessione’ di Chiara al marito, considerava quell’esperienza una cosa sua personale. E con le amiche Agata e Astrid? Difficile evitare le domande delle due donne, le femminucce fra di loro hanno un diverso approccio e così Agata ed Astrid vennero a conoscenza dell’esperienza di Chiara e…si misero a ridere senza un perché o meglio pensarono di…Ormai a conoscenza dei ‘pericoli’ cui sarebbero andate incontro.  Agata ed Astrid con la curiosità alle stelle abbordarono il romano che rimase perplesso, in poco tempo stava raccogliendo sessualmente quello che in passato gli era stato quasi sempre negato. Appuntamento  mezzanotte in camera sua, per l’occasione il giovane si fece trovare preparato con doccia fatta e barba rasata ed anche …in posizione, il suo cervello riusciva ad eccitarsi al solo pensiero di quello che lo aspettava. Le due giovani si erano ben lubrificate, il loro fiorellino si lamentò meno del previsto all’ingresso alternato del ‘ciccio’ di Romolo il quale seguitava imperterrito ad entrare ed uscire, per ultimo Agata si girò di spalle e fece un omaggio anche al suo popò, fine della serata erotica. E i due maschietti? Presi dall’atmosfera che ormai circolava in quel lido, non diedero peso alla svicolata delle relative mogli ma pensarono bene di avvicinare  Chiara che, al loro approccio signorile, pensò bene di sfruttare la situazione dal punto di vista finanziario facendo comprendere la sua disponibilità in cambio di una visita ai negozi di lusso di Rimini. La penombra eccitò Henry e Jean che, armati …sino ai denti, si posizionarono: Henry supino con entrata nel ‘fiore’ della giovane, Jean nel popò lubrificato, insomma  un doppio gusto che portò all’Empireo la riminese che, prese talmente parte alla goduria di emanare qualche gridolino di troppo ascoltato da Tommaso che, pur a conoscenza della situazione rimase basito, mai sua moglie con lui… Venne l’autunno, non diciamo cose ovvie come ‘caddero le foglie’ ma che trovò i tre giovani più Chiara in perfetta armonia sessuale, unico escluso Tommaso che pensava più che altro a far cassa.  Chiara,  Tommaso e Romolo furono invitati a seguire Henry e Jean a Ginevra, ormai la loro amicizia era diventata sempre più forte, fuori del comune, fra di loro sentimenti profondi li univano. Per sistemare le cose dal punto di vista lavorativo ci pensarono i genitori di Henry e di Jean impiegandoli nelle loro fabbriche, Tommaso fece amicizia con  Yvette un capo reparto della fabbrica di cioccolato. Tutti dimenticarono le delizie del lido  Azzurro di Rimini  accontentandosi per le vacanze estive del  lago Maggiore, in parte svizzero, per respirare un po’ di aria italiana. Per finire Agata ed Astrid fecero felici nonne e nonni con la nascita di Denis e di  Guglielmo futuri eredi delle dinastie. I bimbi assomigliavano in maniera notevole a Romoletto…
     
     
     

  • 29 maggio alle ore 18:40
    ADDIO MONDO...

    Come comincia: Alberto …quattrenne, in un momento di crisi stava ripercorrendo la sua lunga vita. Come inizio era tornato agli anni cinquanta quando leggeva il ‘Travaso’,  giornale  scomunicato dalla Chiesa Cattolica. Ricordava una vignetta  in cui un poveraccio malandato, con metà del corpo dentro un water closet stava per tirare la catena dicendo la frase: “Addio mondo crudele!”Il giovane stava ripercorrendo la sua lunga vita non sempre piacevole come d’altronde per ognuno di noi, ricordava il detto ‘tirato’ fuori non si sa da chi che recitava: ‘anche i ricchi piangono’, detto che faceva incazzare notevolmente i poveri! Alberto non essendo riuscito a vincere il concorso per frequentare l’Accademia della Guardia di Finanza aveva fatto domanda per il più modesto corso di allievo finanziere, fu accettato anche perché col suo titolo di studio di liceo classico non era stato classificato uno sprovveduto. Il buon Albertone pensava di dover studiare su libri che riportavano materie giuridiche, tributarie e penali, fu subito smentito quando, dopo aver indossato una tuta da combattimento fu portato in piazza d’armi per imparare a marciare insieme ad altri ottantanove colleghi. Ovviamente talvolta c’era da ridere quando qualche allievo non riusciva a sincronizzare i movimenti delle braccia con quelli delle gambe e li muoveva contemporaneamente o qualche allievo che scambiava la destra con la sinistra assomigliando ad un pupazzo. Non tutti anzi quasi nessuno era figlio di papà, alcuni erano ‘braccia rubate alla terra’ ed erano motivo di derisione da parte dei brigadieri istruttori molto probabilmente perché a loro volta, da allievi,  erano stati oggetto di scherno. Un esempio: “Chi sa suonare il pianoforte?” Ai due fattisi avanti una cocente delusione: “Andate in sala mensa e portate il pianoforte che troverete lì in casa del comandante di battaglione all’ultimo piano.” Oppure: “Chi conosce il latino?” ai tre presentatisi: “Andate ai  piani per pulire le latrine.”  Chiamarle gabinetti sarebbe stato eufemistico, per rendere l’idea della pulizia sulla porta d’entrata il solito ‘plein d’esprit’ aveva affisso un cartello con scritto: ‘Non dico nel centro ma almeno, figli di puttana, cacate dentro!’ Alberto, prima di arruolarsi, ben istruito dal nonno ex commissario di P.S. si guardava bene dall’offrirsi volontario ma fu notato dal brigadiere Luca Cacace napoletano puro sangue che: “Mi sembra che fai il furbetto, tu non sai fare niente?” “Mi comandi e farò tutto, vorrei solo dirle una cosa, anch’io  dovevo essere chiamato Luca ma poi il mio nonno paterno si è opposto in quanto diceva che poteva capitare che io fossi chiamato’Lu… cacaro’ oppure ‘Lu..cazzito’. “Tu mi stai offendendo!” “Brigadiere non mi permetterei mai, ho il massimo rispetto dei superiori di grado anche se sono dei ‘son of the bithc’.” “Che cavolo vuole dire, io non conosco il tedesco.” “Buono di cuore.” Il brigadiere Luca si allontanò poco convinto. Era il 1954 anno di inizio dei programmi televisivi in bianco e nero, il cappellano del battaglione dal nome greco di Sospiros era riuscito ad ottenere dal comando della Legione allievi di Roma una TV e con questa riusciva a ‘catturare’ tanti allievi finanzieri soprattutto perché di libera uscita non se ne parlava proprio. Alberto aveva ‘annusato’ il cappellano e lo aveva classificato come ‘ortaggio’…e come tale da tenere lontano. Dopo venticinque giorni finalmente la libera uscita dalle diciotto alle ventidue solo per coloro che non erano ‘consegnati’ ossia non potevano uscire per punizioni riportate ma in quattro ore non c’era modo di andare a Roma e ritornare per soddisfare le ovvie ‘pulsioni’ di giovani ventenni ed allora cosa pensarono i superiori? Autorizzare la libera uscita dalle dodici e trenta alle ventidue solo per coloro che avevano riportato bei voti nelle prove  riguardanti le  materie insegnate. Alberto non aveva problemi per il suo titolo di studio che gli permetteva di superare le prove ed anche perché conosceva bene la capitale in quanto era stato lungamente ospite di una zia a lui molto affezionata. Era stato fortunato  perché iscritto nel Distretto Militare di Ancona (i suoi abitavano a Jesi) in quanto gli arruolati nel Distretto di Roma venivano inviati a seguire il corso a Predazzo località freddissima in mezzo alle montagne trentine.  Un detto di quella scuola: “Predazzo riposo del c…o’ in quanto di femminucce disponibili in giro non ce n’erano proprio. Vicino di banco di Alberto c’era Dario un ex agricoltore un po’ ‘leticato’ con l’italiano e quindi per lui la libera uscita era un miraggio, Alberto dal cuore d’oro lo aiutava nel senso che gli faceva copiare il suo scritto e così il buon Dario poteva recarsi a Roma in qualche ‘casa accogliente’in via della Scrofa o in via Cimarra ovvero a Piazza di Spagna per conoscere da vicino qualche ‘signorina’ disponibile. Un altro genere di libera uscita veniva usufruita per le vie di Sora cittadina vicino Roma dal comandante del battaglione tenente colonnello Oronzo  Il cotale non era stato baciato dalla fortuna nel senso che, alto appena un metro e sessantacinque, siciliano di Gela, durante la vita era diventato leggermente ‘immurutu’ come si direbbe dalle sue parti, aveva sposato, per la legge dell’opposto, un donnone a cui lui arrivava alle spalle che gli aveva ‘sfornato’ non un maschio tanto desiderato per  fargli seguire la carriera paterna ma tre femminone alte come la madre dai nomi: Grazia, la seconda per  fortuna della successiva non a nome Graziella (per un detto volgare che le sarebbe stato appioppato) ma Giuditta e la terza Giuseppina, insomma le tre  Grazie che non nulla avevano a che fare con quelle del Canova. Fra l’altro il nome Oronzo ha una certa rima …Alberto alla fine del corso durato sei mesi venne sottoposto ad esami per modo dire, tutti promossi con la consegna delle Fiamme Gialle ma una novità spiacevole venne a turbare la felicità dei neo-finanzieri: un campo nelle campagne romane, campo consistente nel dormire sotto una tenda messa su dai finanzieri che quando pioveva lasciava passare più di qualche goccia d’acqua ed inoltre esercitazioni portando in spalla zaini pesanti e strisciando per terra per fare il passo del leopardo, il passo del gatto ed altre ‘amenità’ inventate chissà da chi,  per ultimo esercitazioni con armi da fuoco. Il solito imbranato stava per fare accadere una tragedia perché nello sparare si era girato verso i compagni e non verso l’obiettivo. Ritornato a Roma con i colleghi Alberto fu destinato alla Compagnia Ausiliaria che comprendeva anche il distaccamento della Zecca di Stato ma, con un ‘aiutino’, riuscì ad evitare le ronde esterne ed a diventare scrivano del reparto. Finalmente una vita ben vissuta, la sera Alberto usciva in abiti civili, mentre l’amico Dario, fucile in spalla, vegliava sull’integrità delle monete dello Stato. Una sera, arrivato a piazza Barberini ricordò  che nella vicina via degli Avignonesi c’era una casa di tolleranza famosa per la bellezza delle sue ‘signorine’ e tanto ma tanto costosa, pensò che una volta tanto se lo poteva permettere. Entrato nella sala comune dove sostavano anche tante giovani straniere fu attratto dalla bellezza fuori dal comune di una donna che dimostrava una personalità aristocratica e sofisticata. Stranamente le diede del lei: “Signorina le sarei grato…” Una risata accolse la sua richiesta: “Dato che molto probabilmente andremo in camera non pensi che potremo darci del tu, dimostri di essere un gentiluomo e questo mi fa piacere.” Rivolta alla maîtresse seduta alla cassa: “Federica penso che ci rivedremo piuttosto tardi…” “Il mio vero nome è Ginevra, non lo uso con i clienti ma tu mi sei piaciuto subito, non penso sia…” ‘Ciccio’ fu subito soddisfatto oralmente ma non ne voleva sapere di tornare a ‘cuccia’ e così entrò in un tunnel caldo e ben lubrificato, la signorina aveva avuto un orgasmo! “Questo non deve succedere, non mi posso permettere di godere con i clienti, non so cosa mi sia successo…” I due restarono vicino in silenzio  sinché Alberto: “Sai il significato del tuo nome? Dal latino ‘nomen omen’ che, tradotto, significa che il destino di una persona è nell’appellativo.’Ginevra era la moglie del Re Artù,  il nome ha per significato ‘risplendente fra gli elfi’ che sono esseri soprannaturali, i latini affermavano che dal nome si poteva intuire la personalità degli individui quanto mai vero nel tuo caso.” Ginevra dopo essersi lavata si era rivestita pronta a ritornare in sala ma indugiava seduta sul letto poi: “Mi va di restare in camera, ti prego va da Federica per pagare.” La cifra era piuttosto alta, un quarto dello stipendio mensile di Alberto il quale fregandosene dei soldi si ripresentò una settimana dopo in via degli Avignonesi mentre dalla sala Ginevra stava uscendo in compagnia di una persona anziana per andare in camera, solo uno sguardo fuggente. Alberto rimase nella sala comune in attesa…”Qui si viene per chiavare egregio signore, ci sono tante belle signorine…” Quel richiamo non piacque ad Alberto che mostrando alla maîtresse  il tesserino di finanziere le fece capire di non rompere…Dopo circa un quarto d’ora Ginevra scese in compagnia del vecchietto e rivolgendosi a Federica: “Non lo far pagare, non ha combinato nulla…” e poi sedendosi vicino ad Alberto: “Che ci fai da queste parti?” “Vengo illustrarti il Vangelo di S.Matteo che è il protettore delle Fiamme Gialle!” Risate da parte della maîtress e delle altre ‘signorine’, Ginevra si alzò dalla sedia seguita da Alberto.” “Non comprendi che non voglio più vederti, non ci vuole molto a capirlo, io non ti guardo solo con gli occhi ma anche col…cuore, maledizione mi sto innamorando di te, mi è successo anche in passato ed è il motivo per cui sono finita qui!” Tutti bei discorsi ma fra i due il legame diventava sempre più forte sino a quando un giorno Alberto: “Mi hanno trasferito alla Legione di Torino, partirò domani alle quattordici dalla stazione Termini, decidi tu cosa fare.” Alle tredici in compagnia dell’amico Dario, Alberto era sul marciapiede in attesa…Alle quattordici il capo stazione fece vedere la paletta verde al conduttore ed il treno partì con tutti i finanzieri diretti a Torino. Quel che successe dopo fu per Alberto un mistero, evidentemente era svenuto, si trovò supino su un sedile di uno scompartimento del treno, i finanzieri intorno silenziosi, avevano capito che qualcosa aveva turbato profondamente il loro collega. Ci volle del tempo per riprendersi, Dario aiutò Alberto  a camminare nel corridoio, niente cibo solo acqua. Arrivo a Torino alle ventitré, il Comando della Legione aveva inviato delle pattuglie con un foglio di viaggio per ogni finanziere. Alberto e Dario erano stati assegnati con altri colleghi ad una Brigata sopra Domodossola, località che raggiunsero alla cinque di mattina,  nome della Brigata:   Montecrestese. Dopo una colazione frugale a letto sino alle dieci di mattina. Il reparto era comandato da un brigadiere anziano che, per acquisire i requisiti per diventare maresciallo era stato trasferito in quel reparto di confine, lo stesso requisito era previsto per i finanzieri che volevano accedere alla Scuola Sottufficiali, insomma lo Stato Italiano contro i contrabbandieri. Alberto all’inizio della permanenza a Montecrestese fu in un certo senso soddisfatto, il reparto era situato a trecento metri di altezza ma presto l’illusione svanì, la brigata aveva alle dipendenze un distaccamento vicino al Lago Matogno a duemila metri d’altezza raggiungibile dopo ventinove chilometri di viottoli dirupati. Non assistito da Hermes, more solito dietro a gonnelle, Alberto seguito da Dario, (ormai erano come don Chisciotte e Sancio Panza) fu il primo ad essere assegnato al  distaccamento con al comando un vicebrigadiere a nome Annibale, grasso e sempre triste che non faceva onore al nome del condottiere cartaginese. Il sabato  era dedicato dai componenti il distaccamento all’amusement’ consistente all’approccio con giovani baitane che si rifacevano delle fatiche quotidiane con le loro bestie ‘frequentando’ i giovani finanzieri al suono di una radio a batteria di proprietà di Alberto. L’unico che non ‘frequentava’ era Annibale che, per vendetta talvolta comandava di pattuglia metà dell’organico dei finanzieri ma male gliene incolse in quanto un Alberto, arrabbiato, mise nel minestrone del vicebrigadiere un potente lassativo con ovvie spiacevoli conseguenze per l’interessato. Alberto aveva conoscenze ‘in alto loco’ e, stanco, della vita alpestre, si fece trasferire alla brigata di Piaggio Valmara sul Lago Maggiore al confine con la Svizzera Ticinese. Tutta un’altra vita: di giorno e di notte passavano centinaia di macchine in entrata ed in uscita dall’Italia, la maggior parte auto di gran lusso i cui proprietari per liberalità offrivano ai finanzieri dolciumi di ogni genere e pacchetti di sigarette che non potevano importare in Italia perché in numero superiore al consentito. Alberto spesso vedeva passare  una giovane circa venticinquenne  classica ragazza del nord, corpo stupendo, bionda, occhi azzurri che dimostravano una  grande personalità. Un giorno la cotale era entrata negli spazi doganali con la sua lussuosa ‘Borg Word Isabella’ quando Alberto le chiese un passaggio. La signorina: “Non amo far salire a bordo della mia auto degli sconosciuti ma la sua divisa mi da una certa sicurezza, si accomodi dove deve andare?” “Mi chiamo Alberto, sono diretto ad Intra…” “ Io Ingrid.” La signorina dimostrò di essere una furbacchiona e si mise a ridere.  “Vorrei ridere anch’io se lei mi dicesse la causa della sua allegria.” “Non si offenda di quello che le sto per dirle, io sono uno spirito libero e talvolta commetto delle gaffes…penso che lei sia diretto in via Castelletto dove c’è una casa…accogliente.” Alberto restò in silenzio, in via Castelletto c’era veramente una casa chiusa e lui era diretto lì, come cacchio faceva…”Io leggo nel pensiero delle persone, in ogni caso le chiedo scusa della mia invadenza.” Alberto si fece più audace: ”Potrei rinunziare ad andare in quel posto qualora riuscissi a rimpiazzare…lei che ne dice?” “Che dal viso sembrava un timido mi accorgo invece che ha una bella faccia tosta!” “Avevo un nonno favoloso, mi ha dato tanti buoni consigli, fra l’altro mi ha suggerito di chiedere anche cose impossibili da ottenere ma che talvolta…” Fra i due si era creato un  clima amichevole, Ingrid: “Non si offenda ma penso che lei avrebbe bisogno di migliorare il suo vestiario, col suo consenso l’accompagnerò ad Intra in un negozio di moda maschile di un mio conoscente.” Appena entrati furono avvicinati dal proprietario dell’esercizio:”Mia cara quanto tempo, dove l’hai trovato stò bel giovane?” “Alberto questo signore è Andrea, se tu volessi…” “Alberto non vuole perché ama i fiorellini…” risata dei due poi Alberto cominciò a provare vestiti, camice, calzini, cravatte e scarpe, ne mise da parte un bel po’ poi: “ Andrea col suo permesso potrò pagarle la merce a rate mensili.” Ingrid con tono di comando: “Alberto non ha alcun permesso perché provvederà la qui presente con la sua carta di credito, intanto Alberto tu ti cambi indossando uno dei nuovi abiti, tutto il resto, compresa la divisa Andrea li farà depositare nel bagagliaio della mia auto, ciao caro.” Ingrid volle fermarsi ad un bar all’aperto per sorseggiare un amaro, vicino a loro passarono tre colleghi di Alberto che sgranarono gli occhi e…”Ciao collega, buon divertimento!” Frase di cattivo gusto che mostrò l’invidia da parte dell’improvvido interlocutore. “Meglio essere invidiato che compatito, non è un proverbio svizzero ma io sono d’accordo, che ne dici?” “Mi sento strano, vicino a te sto provando sensazioni piacevoli come non mi succedeva da molto tempo, sei la mia fatina…” “La tua fatina dice che è ora ti tornare a casa.” “Ho un problema, in caserma non saprei dove mettere il vestiario, passerò nell’abitazione di Anna proprietaria del bar sito al confine e li depositerò nel suo appartamento.” “Prima che me lo chieda tu …vorrei rivederti ed anche…passare una notte con te, mio marito mi vuole un gran bene e non avrà problemi a concedermi il permesso, a sabato prossimo.” Alberto, un po’ sbalordito,  chiese ed ottenne tre giorni di licenza, sarebbe stato libero da sabato sino al lunedì successivo, poteva uscire senza permesso in abiti civili. Una settimana è lunga quando si è in attesa di un evento desiderato. Alberto il pomeriggio di venerdì andò a Cannobio a radersi i capelli, la mattina del sabato barba e doccia e, ovviamente, vestito alla grande. Ingrid arrivò alle otto anche lei in gran forma, elegantissima e desiderabilissima. Mentre andava in Dogana a timbrare il trittico di entrata in Italia, la sua auto, su cui Alberto aveva già preso posto,  fu circondata da finanzieri sorridenti e ben auguranti (invidiosi) nei confronti del collega . Fu la dama a dettare l’iter della giornata. Arrivo a Stresa all’albergo ‘Eden’ a cinque stelle, camera con vista sul lago e…aperitivo sessuale ben gradito da entrambi. Il denaro non avrà odore ma fece piegare in due i dipendenti dell’hotel. Abbracciati, passeggiata sino ai traghetti che toccavano varie località del Lago Maggiore. Stavolta Hemes si accorse del suo protetto e dell’amica e fece apparire una giornata di sole splendida, Ingrid era di buon umore e ne fece una delle sue. Un signore, non più giovane, si mise a guardare insistentemente Alberto ed Ingrid che, per celia, si alzò l’ampia gonna sino a mostrare gli slip…A tavola camerieri premurosi e pronti ad accondiscendere ad ogni desiderio dei due i quali  preferirono ‘stare leggeri’: cappelletti in brodo seguiti da  pesce di lago e da verdure, ananas e caffè, carta di credito con sotto un cinquantino di mancia.  “Ingrid sei meravigliosa, attraente, sensuale, incantevole, stupenda, splendida mi dispiace solo di non aver portato la macchina fotografica…” “Si così il mio fiorellino ed il popò sarebbero finiti nell’album dei ricordi di un giovane ‘séducteur de femmes’ da far vedere, da anziano ai propri nipotini.” Alberto ed Ingrid furono la meraviglia degli impiegati dell’albergo in quanto non uscirono dalla stanza sino al lunedì mattina consumando tutti i pasti in camera. “Mio marito è stata la mia salvezza, ero iscritta all’università quando in un incidente stradale i miei genitori morirono contemporaneamente, mio padre era il titolare di una fabbrica di mobili ma dopo la sua morte io non ero in grado di proseguire il suo lavoro;  mi sono impiegata nella fabbrica di orologi del mio attuale marito. Lui si è innamorato di me e, malgrado la notevole differenza di età ha voluto sposarmi, naturalmente sono diventata la moglie del padrone ma ho giurato a me stessa di essere leale con lui e non darmi a facili avventure, questa è la prima volta e …sarà pure l’ultima, non ci rivedremo più, eviterò per il futuro di passare in Dogana dove tu presti servizio.” Dopo due giorni di felicità sessuale e non solo, quella doccia fredda fece intristire Alberto che già si stava innamorando di Ingrid e forse anche lei…”Sei una donna speciale, tuo marito è un uomo fortunato, io non voglio condizionarti, mi farò trasferire a Domodossola così saprai dove trovarmi qualora…” Non ci fu il ‘qualora’, Ingrid era di carattere nordico, anche se desiderava ardentemente rivedere il suo amore non si recò mai a Domodossola. Alberto dopo un anno vinse il concorso e fu ammesso alla Scuola Sottufficiali del Lido di Ostia, non comunicò il suo nuovo indirizzo ad Ingrid, sarebbe solo stata una sofferenza rivederla. Ora Alberto, ottantaquattrenne, abitava a Roma in via Conegliano con la consorte Anna, molto più giovane di età che lo accudiva amorevolmente anche se ambedue avevano compreso che Átropo stava per tagliare il filo della vita di Alberto. La morte lasciò un Alberto sorridente, aveva vissuto una vita intensa lasciando dietro di sé un bel  ricordo alle donne che aveva amato. Una precisazione: ‘immurutu’,  parola un po’ onomatopeica, in siciliano vuol dire persona con gobba.

  • 29 maggio alle ore 16:38
    E ADESSO...

    Come comincia: E ADESSO…
    I rimpianti solo la peggior cosa per un anziano, Alberto ottantaquattrenne tornava indietro con la memoria quando ventenne, finanziere, guidava una Alfa Romeo 1900 che poteva paragonarsi ad un camion, senza servosterzo e con volante durissimo, per non parlare della moto Guzzi Falcone  che non aveva alcuna ‘parentela’ con gli ammortizzatori, al contrario i contrabbandieri  erano dotati di Lancia Aurelia auto decisamente più performanti e signorili. D’accordo qualche soddisfazione gli veniva elargita quando una macchina dei contra forzavano un posto di blocco e duecento metri più avanti le gomme cominciavano a fare ‘slap slap’ per essere passate su una catena chiodata. Unica gratificazione, si fa per dire, era il fumare gratis eccellenti sigarette svizzere e talvolta anche ‘sgranocchiare’ cioccolato prodotto che veniva condiviso con i colleghi ed amici. Come ricambiava lo Stato i suoi dipendenti delle loro fatiche diurne e notturne? Con una misera paga, non stipendio, paga vuol dire remunerazione per ogni giorno di servizio, stipendio sempre uguale ogni mese. Altro compenso di altro genere la possibilità di avvicinare qualche pulsella indigena, magari parente di contrabbandieri sia per motivi …personali e talvolta per conoscere i segreti itinerari dei loro congiunti. Unico lato positivo ‘la giovinezza che si fugge tuttavia…’, come dice Lorenzo dei Medici tanto è vero che Alberto,  dopo anni di servizio si era ritrovato a Messina da maresciallo aiutante, grado guadagnato faticosamente durante gli anni con frequenza di corsi, di  campi invernali ed estivi, con l’appartenenza presso reparti disagiati e per finire, con un divorzio alle spalle, in questo caso la Guardia di Finanza non centrava nulla, era stato una ‘minchiata’ (termine siciliano) in quanto la ex consorte apparteneva alla Trinacria e non aveva nulla in comune con lui. Alberto aveva messo a frutto un suo hobby giovanile, quello della fotografia in quanto, oltre ad essere comandante di Sezione era anche capo laboratorio fotografico, qualifica che portava con sé qualche disagio come quello di essere chiamato di notte per fotografare gli arrestati ma anche qualche soddisfazione quando si trattava di riprendere i signori ufficiali che nel loro circolo tenevano feste con le autorità della città e con le relative consorti che talvolta apprezzavano la professionalità di Alberto ma più spesso la sua prestanza fisica in paragone di quella dei relativi mariti che, talvolta, lasciava a desiderare. Alberto per i suoi…bisogni personali aveva affittato una stanza in via Ghibellina dove teneva i suoi vestiti borghesi ed anche dove sollazzarsi con  ‘vogliose’signore. Il Comandante della Legione lo aveva nominato suo segretario, sapeva delle sue ‘scappatelle’ e lo seguiva in quel campo. Durante le feste anche presso altri circoli, ambedue col petto pieno di medaglie folleggiavano e rimorchiavano anche se una volta male gliene incolse. ”Alberto quella è la figlia del  Generale Comandante di Zona, è una ‘chiavica’ tu me la fotografi e domani mattina le sue foto sul mio tavolo!” “Comandante lei scherza, manco un miracolo, la cotale ha la bocca in dentro, il naso lungo, la ‘scucchia’ interminabile, i capelli alla negra, è piatta di petto…” “È un ordine!” Alberto fra di sé  ‘ordine un cazzo’ intanto si scervellava come trarsi d’impaccio. “Signorina il sono Alberto il fotografo della Legione, il mio comandante mi ha ordinato di fotografarla…” “Il Colonnello è il suo Comandante non il mio!” Alberto le prese le mani e guardandola in viso: ”Signorina io vorrei fumare la pipa, qui è proibito che ne dice di seguirmi nell’altra stanza del circolo?” “Non penso che voglia far fumare la pipa anche a me…” Alberto pensò: ‘non ti farei fumare nemmeno il mio ‘sigarone’ invece: “È un favore personale che le chiedo, io sono militare, lei da figlia del Generale sa come vanno le cose di chi indossa le stellette, vorrei…” Va bene, mi chiamo Sofia…” “Un nome che le si addice perfettamente, vuol dire saggia, lo sia con me, nell’altra stanza c’è un lettore di compact disc, io da anziano, amo i vecchi brani di Sinatra, Armstong, Bongusto…” Le musiche ammorbidirono la ragazza che prese a ballare con Alberto che la abbracciò sempre più stretta sino a che si accorse che ormai la ‘racchia’ era cotta. E qui venne fuori la maestria del fotografo: posizionò le luci in modo di  minimizzare i difetti di Sofia, le slacciò un fermaglio che tenevano alti i capelli, si accorse che l’espressione della ragazza si era addolcita, forse si era eccitata nel contatto col corpo di Alberto fatto sta che sembrava un’altra ovviamente entro certi limiti. Alberto scattò tre rullini in bianco e nero così aveva la possibilità di ritoccarli. Prese congedo dalla baby e, ricordando che la mattina dopo doveva consegnare le foto al Colonnello si ritirò nel laboratorio e si mise all’opera. I negativi erano perfetti, li  posizionò su un vetro trasparente e cominciò a ritoccarli con uno ’sgarzino’ (una specie di bisturi) riuscendo a eliminare i lati negativi del viso, e ottenendo anche di far ‘crescere’ il seno a Sofia. Ci volle del tempo, mise i negativi nell’ingranditore e stampò trentasei foto 18 x 24 e li asciugò col la smaltatrice poi  la stanchezza gli consigliò di andare in branda. Un furioso scuotimento del suo letto lo fece svegliare, era il piantone del Colonnello che: “Il Comandante lo cerca da stamattina, si alzi.” Alberto sapeva che il Colonnello ci teneva per quelle foto, per lui volevano dire la promozione la grado superiore e così senza ricontrollarle si presentò dal Comandante e le posizionò sul suo tavolo. Il viso del Colonnello cambiò più volte espressione, Alberto non sapeva che pensare, più di quello che aveva fatto…”Il Comandante chiamò il suo aiutante maggiore: “Bastiano che ne dici di queste foto?” “Comandante di chi si tratta, non conosco questa ragazza.” “Imbranato  è la figlia del Comandante di Zona il nostro fotografo ha fatto un miracolo, dagli cinquantamila lire dagli utili dello spaccio.” Lo cosa non finì lì, il Generale fece pervenire ad Alberto un biglietto significativo: “Bravo il nostro fotografo, anche il fidanzato non ha riconosciuto mia figlia!” L’episodio ebbe più di un seguito non apprezzato dall’interessato: era luglio e la moglie del Comandante che risiedeva a Roma con la figlia, decise di passare le vacanze a Messina in particolare al mare alla Colonia della Guardia di Finanza di Mortelle. La prima volta che Alberto la vide in costume rimase basito, come aveva fatto il Colonnello ad impalmarla, boh un mistero. La cotale piccola di statura aveva una naso lungo e bocca in dentro, seno eccessivo e pancetta che non riusciva a mimetizzare con un costume intero, col due pezzi assomigliava ad un  clown. Dopo un doveroso saluto con finto baciamano Alberto si allontanò in fretta da quella bruttura e domandandosi il motivo per cui il Colonnello l’aveva sposata, in seguito  venne a sapere che la cotale era ricchissima ed aveva anche una villa splendida a Patti. Il Comandante al mare si avvicinò ad Alberto il quale prevenendolo: “Comandante non mi faccia lo scherzo dell’altra volta, niente foto per favore.” “Peggio devi accompagnare mia moglie in giro per i negozi di Messina, deve fare delle compere, io ho preso la scusa di motivi di servizio e sparirò per dieci giorni, andrò a Catania, Siracusa e Ragusa.” Una mattina Alberto era in ufficio a sbrigare delle pratiche quando si presentò il piantone del Colonnello. “Quando ti vedo sento puzza di guai, il capo è fuori che cacchio debbo fare?” “Accompagnare la moglie, è in ufficio del marito e l’aspetta. Madame si era appropriata della poltrona del consorte  fumando una sigaretta con bocchino.”È un po’ che l’aspetto, mio marito m’ha detto che lei conosce vari negozi di Messina dove posso fare delle compere, che ne dice di accompagnarmi?” Quell’ ’a disposizione’ di Alberto era stato pronunziato a denti stretti, si andò a cambiare in borghese e si presentò alla signora già scalpitante. “Non amo aspettare ma lei è un così bel giovane…” “Cazzo, ci mancava pure che la vecchia facesse delle avances. Madame pure il nome aveva brutto  Adalgisa (vuol dire nobile ostaggio); a piazza Cairoli cominciò dal primo negozio di scarpe sempre seguito dal ‘prode’ Alberto per poi passare in tutti gli altri, nell’ultimo, una gioielleria, il padrone che conosceva bene Alberto lo prese bellamente per i fondelli: “Mi fa piacere maresciallo conoscere sua madre!” “Ma quale madre, sono la moglie del Comandante della Legione!” Alberto fu interpellato da Adalgisa: “Le piace questo Rolex d’oro?” “Gentile signora non posso dirle altro che è favoloso.” Al padrone del negozio: “Lo metta in un astuccio con confezione  regalo, questa è la mia carta di credito.” Hemes, protettore di Alberto era more solito ‘a mignotte’ e così il buon maresciallo ebbe una cattiva sorpresa: un pomeriggio mentre usciva dal portone dove aveva affittato una stanza incrociò Adalgisa che: “Hai capito il signorino, non si fa mancare nulla nemmeno una stanza per portare le sue conquiste, mio marito lo sa?” Valle a rispondere. “Veramente…” “Veramente non lo sa, io sono curiosa, mi fa visitare il suo boudoir?” “Non è gran che ma per quello che le serve, a proposito com’è il letto, non male che ne dice…prima una sorpresa per lei, riconosce questo astuccio?” “Mi pare quello
     visto dal gioielliere, ma non ne sono sicuro.“ “Lo apra.” Era il Rolex.  Adalgisa cominciò a spogliarsi, aveva pagato in anticipo il prezzo della prestazione e mise mani sul vestiario di Alberto che ben presto si ritrovò ignudo con ‘ciccio’ che non ne voleva sapere di alzare la testa, ti credo a quella visione! Adalgisa non si perse d’animo, sbatacchiò Alberto sul letto e si mise in bocca ‘ciccio’,che fu costretto a rizzarsi sempre più in alto sino a quando la signora: “E tu volevi nascondere stò cosone!” La dama aveva una fame arretrata, ingoiò un bel po’ di vitamine, poi, in posizione cavalcante entrata nella cosina piuttosto stretta (forse non la usava da tempo) ed infine finale trionfante nel popò che la portò all’estasi, ormai era senza forze. “Cazzo mi hai distrutto!” Alberto pensò il contrario ma tenne per sé la riflessione. Il ritorno del Colonnello fu per Alberto una liberazione. “Giovane ti vedo sciupato, datti meno da fare!”  Alberto non capì se il Comandante lo prendeva per il culo essendo venuto a sapere delle ‘prodezze’ della moglie fatto sta che gli concesse quindici giorni di licenza, una liberazione! Alberto si ‘rifugiò’ presso i genitori a Roma, ripensando agli avvenimenti passati capì che in fondo Adalgisa erano una povera donna, disprezzata dal marito,  si era presa una ‘vacanza’ con lui, non era certo da condannare. Al ritorno a Messina Alberto pensò giustamente di disfarsi del Rolex, poteva esser accusato di essersi fatto corrompere ed andò dal gioielliere che l’aveva venduto per riportarglielo e farsi restituire la somma pagata. Il cotale fece il furbastro riconoscendo una cifra ben inferiore al valore dell’orologio. Per principio Alberto rinunzio e pensò ad una vendetta che ‘giunse sulle spalle’ dell’orefice una anno dopo con una verifica fiscale effettuata da un collega di Alberto che fece all’orafo pelo e contropelo in senso fiscale. E il Colonnello Comandante? Ritornata la moglie a Roma ‘prese amicizia’ con la formosa consorte di un brigadiere il quale ogni sabato accompagnava al cinema le due figlie dalle diciassette alle diciannove… il graduato, in compenso, divenne l’autista del Colonnello Comandante della Legione.

  • 29 maggio alle ore 15:41
    L'ALIANTE

    Come comincia: Gli aggettivi:  peculiare, inconsueto, originale, insolito, possono ben adattarsi ai personaggi del racconto che state per leggere, luogo principale degli avvenimenti la città di Messina lambita dal mare e circondata da magnifici monti, i Peloritani,  dove i possidenti avevano fatto costruire le loro ville. Zeno e Mia erano una coppia ‘peloritana’, lui famoso chirurgo, lei insegnate di religione in un istituto del capoluogo. I due non avevano nulla di che lamentarsi, ricchi con una figlia, Rossella, meravigliosa da sembrare una modella. Alcuni, i soliti maligni, si domandavano da chi avesse ‘preso’ la signorina diciottenne dato che i genitori non erano particolarmente avvenenti anzi, forse la natura oppure…Non esisteva l’oppure, Mia  oltre che religiosa era puritana sino all’eccesso quindi nessun problema in famiglia sino a che un pomeriggio… Mia, sentendosi poco bene, decise di ritornare in villa dove la figlia stava ricevendo una lezione privata da parte della professoressa d’inglese solo che l’insegnante aveva gusti particolari e stava baciando in bocca Rossella ed anche le sue mani non erano…al posto giusto. Una furia: “Se domani ti ritrovo a scuola ti denunzio ai Carabinieri, ti rovino per tutta la vita, fra l’altro mia figlia è minorenne…(bugia).”Perché Rossella aveva ‘ceduto’ alle profferte omo dell’insegnate? Forse per curiosità dato che il boy friend con cui aveva dei rapporti sessuali era poco ‘performante’. Mia si recò dal confessore raccontando quanto accaduto alla figlia, il vecchio prete non trovò altra soluzione se non quella di consigliarle di far avere un colloquio di Rossella con un esorcista al fine di ‘sradicare’ il male dal suo cervello. Alla proposta materna Rosella si mise a ridere prendendo in giro la madre che, a  parere della figlia i metodi dell’esorcista erano ‘bufale’ da  Medio Evo. Papà a mamma si consultarono e, per bene della figlia, presero la decisione di organizzare per lei  una crociera nel Mediterraneo al fine di farle dimenticare il triste episodio che per Rossella non aveva nulla di triste ma valli a capire i genitori rimasti indietro di anni. La nave ‘Royal’ attraccò a Messina una mattina di luglio, Mia e Zeno accompagnarono Rossella sino alla sua cabina esterna (la più lussuosa) con mille raccomandazioni relative alla frequenza di persone estranee. Rossella estroversa per natura, fece subito amicizia con due coniugi anziani che mangiavano al suo stesso tavolo; con le sue battute li fece  divertire tanto che le loro risate attirarono l’attenzione dei vicini di tavolo. I vecchietti si ritirarono in cabina ma per Rossella niente sonno,  per finire la serata si recò al teatrino della nave dove si esibivano dei ballerini brasiliani. Sotto il palco tanti maschietti con applausi fragorosi e con la speranza di ‘conoscere’ da vicino una delle bellezze d’oltre oceano, Rossella preferì un tavolo vicino all’uscita, non amava la confusione. Musica a tutto volume, folla soprattutto di giovani impazziti e vocianti fino a quando i ballerini si presero un meritato riposo e scesero dal palco per andare nelle loro cabine passando nel corridoio vicino a Rossella. L’ultima ballerina nel passare vicino alla ragazza si fermò e: “Vôce é realmente linda, eu posso sentar na sua mesa?” “Non parlo la tua lingua sono italiana.” “Ti chiedo scusa, guardandoti pensavo fossi sud americana, in portoghese ti ho chiesto il permesso di sedermi al tuo tavolo, sono affaticata ed assetata.” Mi chiamo Melissa.” “Io sono Rossella, bevi pure da dove vieni?” “La mia ultima residenza era a Säo Paulo ossia San Paolo, mi piace girare il mondo e così faccio la ballerina, tu?” “Io sono studentessa, abito a Messina, in Sicilia e son qui a bordo per distrarmi, se ti va possiamo mangiare insieme, io sono nella cabina 132 con vista esterna.” “Io sono in una cabina multipla con tre colleghe che di notte non mi fanno dormire anche perché talvolta si portano appresso qualche maschietto, tu potresti…” “La mia cabina ha un letto matrimoniale, non c’è problema a meno che tu non russi” celiò Rossella. “Non russo ma ho un problema, se sei anticonformista…” “In vita mia ho avuto problemi solo con i miei professori perché vedo  le situazioni con ‘esprit  humoristique’ come dicono i francesi e non a tutti piace essere dileggiati…” “Il mio è un caso particolare, come ti dicevo i miei genitori, fattisi vecchi, si sono ammalati gravemente e sono deceduti. Io un giorno era in stazione a San Paolo, seduta su una banchina con la testa fra le mani sono stata interpellata da una bella signora di passaggio che: “Posso aiutarla, la vedo triste, alla sua età…” Le spiegai il motivo dei miei problemi e la tale a nome Azzurra mi accennò al fatto che poteva agevolarmi qualora io avessi accettato di far parte di un balletto e così fu. Ritornando all’oggi potremo fare il viaggio insieme anche se io la sera sarò costretta a venire a dormire tardi.” “Ti farò compagnia…” In quel momento si presentò un giovane ufficiale della nave: “La signorina Rossella?” “Sono io, mi dica.” “ Il Comandante della nave desidera parlarle, mi segua per favore.” Ovvia curiosità da parte dell’nteressata, che poteva volere da lei il Comandante, donne intorno ne aveva tante…” “Signorina mi scusi se inizio la conversazione con una domanda: i suoi genitori talvolta volano con un aliante?” “Si è la passione di mio padre ma non capisco…” “Questo è un telegramma del suo medico di famiglia, viene da Messina, purtroppo l’aliante dei suoi non è stato rintracciato nel Mediterraneo da due giorni, tutte le ricerche sono state vane, la speranza…” Rossella pian piano si rese conto della realtà, la speranza di rintracciare i suoi dopo due giorni era quasi inesistente, prese il telegramma dalle mani del Comandante e uscì dalla cabina seguita da Melissa. Mai in vita sua aveva provato un dolore tanto violento, stava tremando e fu costretta a sedersi su una panchina sin quando Melissa la condusse in cabina. Mancava un giorno per il rientro a Messina e Rossella non si mosse più dal suo alloggio, l’amica le portava il cibo e le bevande ma Rossella non riusciva ad inghiottire nulla se non dell’acqua, un choc tremendo. In banchina a Messina Rossella scorse il dottor Leonardo che, arrivata a terra l’abbracciò, non c’era nulla da dire. Il dottore aprì la portiera della sua Mercedes, Rossella stava per salire quando si accorse della presenza di Melissa, che fare? D’impulso: “Vieni con me, recupera i bagagli miei e tuoi, ti aspettiamo qui.” Durante il percorso il dottore comunicò le ultime notizie: un vento particolarmente violento aveva battuto il tratto di mare fra la Sicilia e la Sardegna, natanti della Marina Militare insieme a quelli della Capitaneria di Porto stavano cercando i resti dell’Aliante anche se la possibilità che i due coniugi si fossero salvati era minima se non inesistente. Leonardo si offrì di aiutare le due donne ma Rosella rifiutò con gentilezza, aveva bisogno di silenzio, la compagnia di Melissa le poteva alleviare il dolore. Dopo tre giorni la notizia:  i resti squarciati dell’Aliante  erano stati recuperati vicino alle coste sarde…La mattina successiva Rossella stava per mettere in moto la Golf di sua padre quando squillò il telefonino: “Sono il notaio Neri, signorina Rossella quando le viene comodo passi da me.” Dal notaio: “Ci sono delle novità, occorre innanzi tutto che venga dichiarata la morte presunta dei suoi genitori intanto, data l’amicizia che mi legava ai suoi le anticipo quali sono i beni oggetto del testamento: la villa,  due auto, il conto corrente presso la Banca Unicredit ed i vari investimenti sia in Italia che in Lussemburgo (notevoli), duecento monete d’oro Krugerrand e ciò che è depositato in una cassetta di sicurezza della suddetta banca, io,  col suo permesso mi tratterrò una moneta d’oro in ricordo dell’amico Zeno.” All’uscita dallo studio del notaio Rossella chiese a Melissa se sapesse guidare, all’affermazione  dell’amica la pregò di prendere il suo posto al volante, proprio non se la sentiva. Rossella prese contatto con la cameriera di casa, certa Virna la quale entrò subito in confidenza  con Melissa, ambedue sostituirono la padrona di casa in tutte le faccende domestiche. Rossella capì che doveva ‘darsi una mossa’ e si mise alla guida della sua Mini, insieme a Melissa si recò all’Unicredit per constatare il contenuto della cassetta di sicurezza. Anche qui il direttore, molto amico di suo padre, fece uno strappo alla regola e consegnò la seconda chiave della cassetta. La ragazza stordita dagli ultimi avvenimenti non era molto curiosa di vedere il contenuto dell’astuccio ma quando l’aprì restò di stucco: un contenitore pieno di grossi diamanti, un patrimonio! Come aveva fatto suo padre ad accumulare tante ricchezze? Domanda inutile, il problema era come gestirle, chiese aiuto a Melissa che, saggiamente, le consigliò di lasciare tutto come si trovava, la banca Unicredit era conosciuta anche in campo europeo e dava affidamento. Rossella aveva preso l’abitudine di dormire nel letto matrimoniale dei suoi genitori, era come sentirseli vicini ma una mattina ebbe una cattiva sorpresa: forse presa da un profondo sonno durante la notte non si era accorta che le erano venute le mestruazioni con la conseguenza di aver sporcato la camicia da notte, il  lenzuolo ed anche il materasso. Presa dal nervosismo chiamò Melissa e le chiese di chiamare una nota ditta per farsi consegnare un materasso nuovo poi le venne in mente che Melissa non aveva mai avuto le mestruazioni e, stranamente, le venne in mente una frase di Eraclito: ‘non troverai mai la verità se non sei disposto ad accettare ciò che non ti aspetti’, talvolta il cervello umano…Chiamò Melissa e le espose i suoi dubbi. L’amica si sedette sul letto e finalmente venne fuori la realtà: “Quando era a San Paolo quella signora di cui ti ho parlato mi offrì l’opportunità di far parte di un balletto ma dovevo anche mostrare la mia vera natura di trans, se non mi vuoi più vicino me ne andrò.” Un pianto silenzioso, le lacrime scendevano copiose sulle gote di Melissa, il pianto, come in questo caso, può avere la funzione di chiedere l’aiuto e il supporto degli altri,  Rossella non li fece mancare all’amica. Ovviamente passata la ‘bufera’ grande era la curiosità di Rossella che finalmente una sera fu soddisfatta, Melissa era dotata di un membro niente affatto piccolo soprattutto in erezione, Rossella ridendo lo toccò  a lungo sino a quando uno spruzzo violento le arrivò in viso.  La sera successiva Rossella dopo aver massaggiato il ‘cosone’ di Melissa pian piano lo infilò nel suo ‘fiorellino’ riuscendo anche a far provare alla sua compagna un  orgasmo  che lo portò ad ’inondare’ la sua vagina sino al collo dell’utero, un matrimonio in piena regola. Ormai i rapporti fra Rossella e Melissa erano quasi quotidiani (dal latino cotidie che vuol dire giornaliero) conseguenza che stavolta le mestruazioni non vennero a Rossella, dopo un mese si capì che era in arrivo un bebè, situazione confermata dal dottor Leonardo  che si domandò chi potesse essere il padre ricordando il detto latino ‘mater certa est pater nunquam’ (la madre è certa il padre non è mai sicuro). Il medico quarantenne durante la lunga carriera aveva resistito agli assalti matrimoniali di numerose pulzelle (oltre che essere un fusto era anche ricco) e  l’esperienza professionale l’aveva portato ad esaminare a fondo le situazioni dei suoi pazienti, conclusione Rossella non risultava frequentasse alcun maschietto ed allora? Un bel busillis che col tempo non fu più tale. Il dottore esaminando a fondo il viso di Melissa si accorse che aveva qualcosa di particolare, fuori del comune, capì che la brasiliana non era una donna ‘normale’, ci azzeccò e rivolgendosi a Rossella: “Mia cara, ho sempre rifiutato di sposarmi, un legame perpetuo era per me un fardello troppo grosso da sopportare, se avessi deciso in tal senso avrei scelto te, dopo questa premessa permettimi di esternare il mio pensiero: Melissa ha tutte le caratteristiche di un trans,  da medico e da uomo posso dirti che non sono puritano e per me il segreto professionale è qualcosa di inviolabile , tanto premesso ti chiedo: Melissa è un trans ed il figlio che porti in grembo è suo?” Le due ragazze si guardarono in viso e dopo attimi di silenzio Rossella: “Leo ti ho sempre considerato una persona anticonformista…”  “A questo punto inaspettatamente è emerso in me un sentimento particolare che non so definire, mi siete diventate ambedue molto care e col vostro permesso vorrei frequentare questa casa, se non sarete di questo avviso potrò capirlo e ne trarrò le ovvie conclusioni, è una questione molto delicata.” Rossella e Melissa d’impulso lo abbracciarono, avevano trovato un amico sincero con cui dividere le loro emozioni. Leonardo smise la frequentazione di ‘amiche’ di passaggio e riversò le sue ‘attenzioni’sulle due ragazze che all’inizio ebbero qualche problema di ‘pudicizia’ ma poi si formò un trio ben affiatato,  unico rapporto non previsto quello fra Leonardo e Melissa in ‘funzione’ di maschietto. La nascita di Marina, una paffutella bimba bionda dagli occhi marroni fu una festa non solo per i tre ma anche per i comuni amici che furono invitati a solennizzare l’avvenimento. I presenti, ovviamente si domandavano che potesse essere il padre, il più ‘votato’ era Leonardo ma la neonata non assomigliava né al presunto padre e nemmeno alla mamma… Rossella si era un po’ ingrassata, si sentiva serena ed aveva cominciato ad apprezzare troppo il buon cibo ma mise su chili ulteriormente quando non le comparvero le mestruazioni, stavolta ‘merito’ di Leo che stava invecchiando ed aveva deciso di avere un discendente. E dopo i fatidici nove mesi venne  alla luce Amos un bellissimo bambino (assomigliante al padre Leonardo) dotato di un bell’uccello pronto a fare la pipì in faccia a chi osservava troppo da vicino il suo pisello. Rossella ingaggiò una baby sitter per accudire i due fratelli diventati ogni giorno più ‘casinisti’.  L’aliante sperduto in mare era diventato un lontano ricordo,  il trio funzionò  perfettamente per molti anni, d’altronde il numero tre ha un valore esoterico, cosmico, è celebrato dai Pitagorici, dai Taoisti e dai Cattolici ed anche le divinità indù sono tre: Brahma, Shiva e Vishnu. Salut à tout le monde..L’A L I A N T EGli aggettivi:  peculiare, inconsueto, originale, insolito, possono ben adattarsi ai personaggi del racconto che state per leggere, luogo principale degli avvenimenti la città di Messina lambita dal mare e circondata da magnifici monti, i Peloritani,  dove i possidenti avevano fatto costruire le loro ville. Zeno e Mia erano una coppia ‘peloritana’, lui famoso chirurgo, lei insegnate di religione in un istituto del capoluogo. I due non avevano nulla di che lamentarsi, ricchi con una figlia, Rossella, meravigliosa da sembrare una modella. Alcuni, i soliti maligni, si domandavano da chi avesse ‘preso’ la signorina diciottenne dato che i genitori non erano particolarmente avvenenti anzi, forse la natura oppure…Non esisteva l’oppure, Mia  oltre che religiosa era puritana sino all’eccesso quindi nessun problema in famiglia sino a che un pomeriggio… Mia, sentendosi poco bene, decise di ritornare in villa dove la figlia stava ricevendo una lezione privata da parte della professoressa d’inglese solo che l’insegnante aveva gusti particolari e stava baciando in bocca Rossella ed anche le sue mani non erano…al posto giusto. Una furia: “Se domani ti ritrovo a scuola ti denunzio ai Carabinieri, ti rovino per tutta la vita, fra l’altro mia figlia è minorenne…(bugia).”Perché Rossella aveva ‘ceduto’ alle profferte omo dell’insegnate? Forse per curiosità dato che il boy friend con cui aveva dei rapporti sessuali era poco ‘performante’. Mia si recò dal confessore raccontando quanto accaduto alla figlia, il vecchio prete non trovò altra soluzione se non quella di consigliarle di far avere un colloquio di Rossella con un esorcista al fine di ‘sradicare’ il male dal suo cervello. Alla proposta materna Rosella si mise a ridere prendendo in giro la madre che, a  parere della figlia i metodi dell’esorcista erano ‘bufale’ da  Medio Evo. Papà a mamma si consultarono e, per bene della figlia, presero la decisione di organizzare per lei  una crociera nel Mediterraneo al fine di farle dimenticare il triste episodio che per Rossella non aveva nulla di triste ma valli a capire i genitori rimasti indietro di anni. La nave ‘Royal’ attraccò a Messina una mattina di luglio, Mia e Zeno accompagnarono Rossella sino alla sua cabina esterna (la più lussuosa) con mille raccomandazioni relative alla frequenza di persone estranee. Rossella estroversa per natura, fece subito amicizia con due coniugi anziani che mangiavano al suo stesso tavolo; con le sue battute li fece  divertire tanto che le loro risate attirarono l’attenzione dei vicini di tavolo. I vecchietti si ritirarono in cabina ma per Rossella niente sonno,  per finire la serata si recò al teatrino della nave dove si esibivano dei ballerini brasiliani. Sotto il palco tanti maschietti con applausi fragorosi e con la speranza di ‘conoscere’ da vicino una delle bellezze d’oltre oceano, Rossella preferì un tavolo vicino all’uscita, non amava la confusione. Musica a tutto volume, folla soprattutto di giovani impazziti e vocianti fino a quando i ballerini si presero un meritato riposo e scesero dal palco per andare nelle loro cabine passando nel corridoio vicino a Rossella. L’ultima ballerina nel passare vicino alla ragazza si fermò e: “Vôce é realmente linda, eu posso sentar na sua mesa?” “Non parlo la tua lingua sono italiana.” “Ti chiedo scusa, guardandoti pensavo fossi sud americana, in portoghese ti ho chiesto il permesso di sedermi al tuo tavolo, sono affaticata ed assetata.” Mi chiamo Melissa.” “Io sono Rossella, bevi pure da dove vieni?” “La mia ultima residenza era a Säo Paulo ossia San Paolo, mi piace girare il mondo e così faccio la ballerina, tu?” “Io sono studentessa, abito a Messina, in Sicilia e son qui a bordo per distrarmi, se ti va possiamo mangiare insieme, io sono nella cabina 132 con vista esterna.” “Io sono in una cabina multipla con tre colleghe che di notte non mi fanno dormire anche perché talvolta si portano appresso qualche maschietto, tu potresti…” “La mia cabina ha un letto matrimoniale, non c’è problema a meno che tu non russi” celiò Rossella. “Non russo ma ho un problema, se sei anticonformista…” “In vita mia ho avuto problemi solo con i miei professori perché vedo  le situazioni con ‘esprit  humoristique’ come dicono i francesi e non a tutti piace essere dileggiati…” “Il mio è un caso particolare, come ti dicevo i miei genitori, fattisi vecchi, si sono ammalati gravemente e sono deceduti. Io un giorno era in stazione a San Paolo, seduta su una banchina con la testa fra le mani sono stata interpellata da una bella signora di passaggio che: “Posso aiutarla, la vedo triste, alla sua età…” Le spiegai il motivo dei miei problemi e la tale a nome Azzurra mi accennò al fatto che poteva agevolarmi qualora io avessi accettato di far parte di un balletto e così fu. Ritornando all’oggi potremo fare il viaggio insieme anche se io la sera sarò costretta a venire a dormire tardi.” “Ti farò compagnia…” In quel momento si presentò un giovane ufficiale della nave: “La signorina Rossella?” “Sono io, mi dica.” “ Il Comandante della nave desidera parlarle, mi segua per favore.” Ovvia curiosità da parte dell’nteressata, che poteva volere da lei il Comandante, donne intorno ne aveva tante…” “Signorina mi scusi se inizio la conversazione con una domanda: i suoi genitori talvolta volano con un aliante?” “Si è la passione di mio padre ma non capisco…” “Questo è un telegramma del suo medico di famiglia, viene da Messina, purtroppo l’aliante dei suoi non è stato rintracciato nel Mediterraneo da due giorni, tutte le ricerche sono state vane, la speranza…” Rossella pian piano si rese conto della realtà, la speranza di rintracciare i suoi dopo due giorni era quasi inesistente, prese il telegramma dalle mani del Comandante e uscì dalla cabina seguita da Melissa. Mai in vita sua aveva provato un dolore tanto violento, stava tremando e fu costretta a sedersi su una panchina sin quando Melissa la condusse in cabina. Mancava un giorno per il rientro a Messina e Rossella non si mosse più dal suo alloggio, l’amica le portava il cibo e le bevande ma Rossella non riusciva ad inghiottire nulla se non dell’acqua, un choc tremendo. In banchina a Messina Rossella scorse il dottor Leonardo che, arrivata a terra l’abbracciò, non c’era nulla da dire. Il dottore aprì la portiera della sua Mercedes, Rossella stava per salire quando si accorse della presenza di Melissa, che fare? D’impulso: “Vieni con me, recupera i bagagli miei e tuoi, ti aspettiamo qui.” Durante il percorso il dottore comunicò le ultime notizie: un vento particolarmente violento aveva battuto il tratto di mare fra la Sicilia e la Sardegna, natanti della Marina Militare insieme a quelli della Capitaneria di Porto stavano cercando i resti dell’Aliante anche se la possibilità che i due coniugi si fossero salvati era minima se non inesistente. Leonardo si offrì di aiutare le due donne ma Rosella rifiutò con gentilezza, aveva bisogno di silenzio, la compagnia di Melissa le poteva alleviare il dolore. Dopo tre giorni la notizia:  i resti squarciati dell’Aliante  erano stati recuperati vicino alle coste sarde…La mattina successiva Rossella stava per mettere in moto la Golf di sua padre quando squillò il telefonino: “Sono il notaio Neri, signorina Rossella quando le viene comodo passi da me.” Dal notaio: “Ci sono delle novità, occorre innanzi tutto che venga dichiarata la morte presunta dei suoi genitori intanto, data l’amicizia che mi legava ai suoi le anticipo quali sono i beni oggetto del testamento: la villa,  due auto, il conto corrente presso la Banca Unicredit ed i vari investimenti sia in Italia che in Lussemburgo (notevoli), duecento monete d’oro Krugerrand e ciò che è depositato in una cassetta di sicurezza della suddetta banca, io,  col suo permesso mi tratterrò una moneta d’oro in ricordo dell’amico Zeno.” All’uscita dallo studio del notaio Rossella chiese a Melissa se sapesse guidare, all’affermazione  dell’amica la pregò di prendere il suo posto al volante, proprio non se la sentiva. Rossella prese contatto con la cameriera di casa, certa Virna la quale entrò subito in confidenza  con Melissa, ambedue sostituirono la padrona di casa in tutte le faccende domestiche. Rossella capì che doveva ‘darsi una mossa’ e si mise alla guida della sua Mini, insieme a Melissa si recò all’Unicredit per constatare il contenuto della cassetta di sicurezza. Anche qui il direttore, molto amico di suo padre, fece uno strappo alla regola e consegnò la seconda chiave della cassetta. La ragazza stordita dagli ultimi avvenimenti non era molto curiosa di vedere il contenuto dell’astuccio ma quando l’aprì restò di stucco: un contenitore pieno di grossi diamanti, un patrimonio! Come aveva fatto suo padre ad accumulare tante ricchezze? Domanda inutile, il problema era come gestirle, chiese aiuto a Melissa che, saggiamente, le consigliò di lasciare tutto come si trovava, la banca Unicredit era conosciuta anche in campo europeo e dava affidamento. Rossella aveva preso l’abitudine di dormire nel letto matrimoniale dei suoi genitori, era come sentirseli vicini ma una mattina ebbe una cattiva sorpresa: forse presa da un profondo sonno durante la notte non si era accorta che le erano venute le mestruazioni con la conseguenza di aver sporcato la camicia da notte, il  lenzuolo ed anche il materasso. Presa dal nervosismo chiamò Melissa e le chiese di chiamare una nota ditta per farsi consegnare un materasso nuovo poi le venne in mente che Melissa non aveva mai avuto le mestruazioni e, stranamente, le venne in mente una frase di Eraclito: ‘non troverai mai la verità se non sei disposto ad accettare ciò che non ti aspetti’, talvolta il cervello umano…Chiamò Melissa e le espose i suoi dubbi. L’amica si sedette sul letto e finalmente venne fuori la realtà: “Quando era a San Paolo quella signora di cui ti ho parlato mi offrì l’opportunità di far parte di un balletto ma dovevo anche mostrare la mia vera natura di trans, se non mi vuoi più vicino me ne andrò.” Un pianto silenzioso, le lacrime scendevano copiose sulle gote di Melissa, il pianto, come in questo caso, può avere la funzione di chiedere l’aiuto e il supporto degli altri,  Rossella non li fece mancare all’amica. Ovviamente passata la ‘bufera’ grande era la curiosità di Rossella che finalmente una sera fu soddisfatta, Melissa era dotata di un membro niente affatto piccolo soprattutto in erezione, Rossella ridendo lo toccò  a lungo sino a quando uno spruzzo violento le arrivò in viso.  La sera successiva Rossella dopo aver massaggiato il ‘cosone’ di Melissa pian piano lo infilò nel suo ‘fiorellino’ riuscendo anche a far provare alla sua compagna un  orgasmo  che lo portò ad ’inondare’ la su

  • 29 maggio alle ore 14:45
    EVVIVA LA...

    Come comincia: E V V I V A L A  …..
     La locuzione  nel greco moderno per significare una cosa piacevole per maschietti è: ‘biastikò mouvi’  ma per il professor Tiziano, docente di materie letterarie all’Istituto D’Azeglio  di Roma non aveva  più  un significato. Insegnante in una classe mista al terzo liceo classico il professore era mancato per un lungo periodo dalla scuola per una sua tragedia personale, moglie e figlia decedute in un incidente stradale, l’auto guidata dalla consorte si era conficcata nel retro di un TIR. Rientrato in classe gli alunni maschi e femmine si erano alzati in piedi e lo avevano accolto con un lungo applauso, il professore si era commosso di tanto affetto. Aveva ripreso le lezioni col solito eloquio brillante  ma il suo viso  esprimeva sempre una tristezza profonda, era di colpo invecchiato e si era chiuso in se stesso, non usciva di casa se non per andare a scuola, aveva rapporti solo con una alunna di nome Asia che, di sua iniziativa, andava nell’abitazione del  professore per sbrigare le faccende domestiche. Asia era una ragazza dal tono deciso, dal fisico robusto e dai capelli cortissimi che la rendevano piuttosto mascolina, cosa indifferente al professore che non era più interessato al sesso femminile, passava il tempo a leggere ovvero a guardare la televisione. Tiziano si distingueva dai suoi colleghi per essere aitante e distinto e di una eleganza raffinata, si serviva solo da sarti napoletani. Stranamente per i nostri tempi in cui gli alunni insultano i professori ed i genitori addirittura arrivano a picchiarli per una bocciatura ai loro pargoli, in quella classe regnava la più assoluta correttezza, tutti gli alunni attenti alle spiegazioni degli insegnanti per  imparare il più possibile e quindi superare gli esami di stato. In un afosa giornata di luglio vennero esposti i ‘quadri’ con l’esito delle prove, tutti gli alunni della terza A erano stati dichiarati maturi a pieni voti. Alberto figlio del proprietario di una villa sulla via Appia, col consenso paterno decise di organizzare una festa con i colleghi e con la partecipazione del professor Tiziano il quale aderì malvolentieri e solo  dopo l’insistenza di tutti i suoi alunni.  Pian piano giunsero in villa  i neo promossi,  c’erano tutti, il professore in auto con Asia. Un gran salone, in sottofondo una musica dolce che invitava ad un ballo sensuale il kizomba, le luci attenuate aiutavano rendere l’atmosfera più sexy,  alcune coppie sparirono dalla circolazione rifugiandosi in una delle stanze della villa. Alberto era il solito simpaticone sempre pronto agli scherzi più impensati ed anche questa volta… Dopo la mangiatoria di pasticcini ‘innaffiati’ col suo liquore preferito il Caffè Sport Borghetti, il padrone di casa: “Signori dobbiamo festeggiare al meglio la nostra promozione ed il passaggio all’Università, propongo una cosa inusuale ma avverto prima di tutto che chi non è d’accordo alzi la mano e sloggi, non sopporto i puritani. Professor Tiziano che ne direbbe di aver lei un rapporto sessuale con Asia?” Tiziano si sentì ‘preso dai turchi’,  anche Asia che considerava il professore un fratello, fra l’altro i gusti della ragazza in fatto di sesso erano…particolari. Gli alunni insistettero a lungo  sottolineando la richiesta con ‘bacio, bacio, bacio…’ sembrava di essere ad un matrimonio. I due ‘sposi’ guardarono in viso, si misero a ridere e inaspettatamente accettarono, un solo studente alzò la mano, Silvano fervente cattolico e il meno simpatico degli studenti. “Silvano da questo momento non fai più parte della nostra ‘combriccola’ ma non provare a divulgare quello che ho proposto, per te sarebbe estremamente spiacevole e sai che mantengo le promesse, sparisci dalla circolazione.” Silvano obbedì rimpiangendo di essere costretto a subire le indicazioni puritane della sua religione. Tiziano ed Asia si abbracciarono e si appartarono in una stanza con letto matrimoniale. All’inizio molto imbarazzo, furono socchiusi gli ‘scuri’, ci volle del tempo prima che il ‘ciccio’ del professore ‘alzasse la testa’. Asia abituata ai vibratori ed ai rapporti omo provò per la prima volta il piacere di un amplesso ‘in carne’, le piacque e in quel momento pensò di diventare almeno bisessuale! Nel frattempo in sala erano riprese le musiche ma tutti erano in attesa del responso dell’incontro fra Tiziano ed Asia, responso che giunse dopo circa un’ora con Asia che  fece una V con le dita per annunziare che l’incontro aveva avuto esito positivo. La festa si ravviò ancora di più con musiche tecno fortissime che arrivarono sino alle ville vicine. I giorni seguenti tutti si iscrissero  all’Università,  seguivano le lezioni ed iniziarono a dare degli esami con profitto quando Alberto un giorno li convocò per telefono ad una riunione in villa: sabato alle venti con cena per festeggiare…”Per ultimi giunsero Tiziano ed Asia decisamente ingrassata, una pancia prominente annunciava una prossima maternità. Applausi ed abbracci a non finire e poi una votazione per il nome da dare alla piccola, era una femminuccia. Prevalse Giada votata dalla maggior parte dei presenti. A scuola la situazione era mutata, anche gli alunni erano cambiati,  il professor Tiziano aveva riacquistato la serenità, era sempre insieme alla convivente ed alla bimba di una bellezza favolosa che ad un anno ne dimostrava molti di più con i suoi capelli biondi, gli occhi verdi e la risatina sempre pronta, era diventata la mascotte dell’istituto e, insieme ai genitori, veniva spesso invitata alle feste indette dal Preside. Troppo bello per durare,  Giunone, sempre in lite con Minerva (questa ultima protettrice dei due) per vendetta  minò la felicità della coppia con l’arrivo nella classe di Tiziano di una ragazza molto bella  che attirava l’attenzione dei presenti per la peculiarità del suo sguardo e dal corpo di statua greca per non parlare dell’altezza superiore alla media. Tiziano aveva ripreso ad essere molto sensibile alle bellezze femminili e Lucrezia, questo il suo nome della baby, divenne la sua preferita.  Avrebbe voluto incontrarla fuori dalla scuola ma la missione sembrava impossibile in quanto la ragazza, di nobili origini, veniva accompagnata all’inizio ed alla fine delle lezioni da un autista in divisa con una BMV serie 8, auto di gran lusso, in giro se ne vedevano poche. D’altronde Lucrezia era molto riservata anche con i colleghi, vestiva in maniera non appariscente, pareva avere la famosa ‘puzza sotto il naso’. Ogni giorno l’autista, sceso dalla vettura, si ‘impossessava’ della cartella di Lucrezia, una grossa borsa di pelle nera con dentro i libri, borsa  con inciso in oro lo stemma  baronale della nobile famiglia, la ragazza si accomodava nel sedile posteriore e poi la partenza. Come superare l’ostacolo? Tiziano ricordò un proverbio latino che recitava: ‘Mater artium necessitas.’ Tradotto in maniera maccheronica:  ‘la necessità aguzza l’ingegno’. Questa volta l’ingegno di Tiziano fu ‘cattivello’, avvicinò un alunno con cui era in confidenza e lo pregò di  mettere dei chiodi triangolari da lui forniti sotto le ruote posteriori della BMV di Lucrezia mentre l’autista l’aspettava dinanzi alla scuola. L’effetto fu quello voluto: quando l’autista stava per partire si accorse che le gomme posteriori erano sgonfie, cercò allora un taxi ma in giro non ce n’erano a quel punto  si presentò Tiziano: “Signorina posso esserle utile, ho qui la mia Alfa Romeo Giulietta.” Lucrezia fece un cenno di assenso col capo e l’autista andò ad aprire la portiera posteriore della Giulietta ma male gliene incolse. “Lei mi ha scambiato per un autista di taxi, io sono il suo professore, la signorina si accomoderà nel posto vicino al guidatore, lei…si cerchi un gommista!” Dentro di sé Tiziano se la rideva alla grande, tutto era andato come previsto  era solo dispiaciuto per aver  umiliato quel povero autista che faceva il suo dovere. Lucrezia inaspettatamente ‘si aprì: “Vedo che ha il navigatore satellitare, se me lo permette inserirò i dati di casa mia e così eviterò di segnalarle di volta in volta la strada.” Giunsero a destinazione in fondo alla via Appia. La ‘casa’ consisteva in un castello di quattro piani con intorno un giardino all’inglese ed alberi di alto fusto, alla faccia della casa! La porta d’ingresso fu aperta da Battista un classico maggiordomo che sfoggiava  lunghe basette, sembrava un inglese. Il barone Ruggero e la baronessa Isabella erano nel salone in attesa di andare a desinare (si dice così, mangiare è volgare). I due entrarono  nella sala degli scudi così chiamata per gli scudi e le spade appese alle pareti, Il barone fu piuttosto freddo con Tiziano solo una formale stretta di mano, la contessa invece fu più espansiva: “Finalmente un professore di mia figlia elegante, i suoi colleghi che ho conosciuto erano piuttosto mal messi e rivolgendosi alla figlia: “Cara siediti vicino a Tiziano, vi vedo bene insieme (un inaspettato nulla osta all’avvicinamento dei due). Il pranzo consisteva in ‘brodaglie’ con pezzi di pane integrale fritto e di palline di carne, poi gamberi arrosto, uova strapazzate con pancetta e tanta verdura sia cotta che cruda, un ananas e per finirei caffè. Tiziano uscito con Lucrezia in giardino si era fatto più audace: “Cara posso darti del tu…” “Te lo volevo proporre io, come vedi qui si vive in un’atmosfera molto fredda e formale, avrai notato a tavola oltre a mia madre anche quella ragazza bionda con occhi azzurri, è Lucia, svedese, l’amante ufficiale di mio padre, dormono insieme; tra i miei genitori sono intervenuti accordi in tal senso per evitare di divorziare e conseguenti liti e spese legali. Ti descrivo il mio ‘casermone’: a piano terra garage ed officina per riparazione auto, ti sembrerà strano avere un officina attrezzata ma mio padre  ha per hobby di fare il meccanico, spesso combina guai con le auto e deve chiamare un tecnico di professione, oltre alla BMW abbiamo due Mini, di colore verde la mia e nera quella di mia madre  ed un fuori strada Jeep. Al primo piano a sinistra camera da letto di mio padre con bagno e ripostiglio, a destra idem di mia madre che la divide con me,  al piano superiore gli alloggi per gli ospiti, al terzo quello dei dipendenti, in soffitta con tetto spiovente le gabbie dei piccioni viaggiatori, altro hobby del barone mio padre, ora andiamo in giardino a rilassarci.” Il cinguettio degli uccelli sugli alberi rallegrava un’atmosfera silenziosa che invitava a…ed infatti Lucrezia senza preavviso incollò le sue labbra su quelle di Tiziano, subito ricambiata; anche ‘ciccio’ ebbro dell’atmosfera romantica, uscito dai pantaloni fu preso in ‘ostaggio’ dalle labbra di Lucrezia… Tiziano ed Asia avevano stretto un accordo di estrema reciproca sincerità e così il professore, al rientro a casa, informò la compagna delle  novità in fatto di sesso. Asia si mise a ridere perché anche lei aveva ‘trovato un’amica’ come lei  laureata in scienze motorie ed insegnante nella scuola media vicino casa. Tiziano mise al corrente sia Lucrezia che la madre Isabella della sua posizione familiare, nessun commento, ormai si stava sempre più consolidando la loro posizione sentimentale  tanto che erano stati autorizzati a ‘dormire’ nel ‘castello’ in una stanza riservata agli ospiti. Conclusione: “Mamma diventerai nonna!” “Non ci credevo più, speriamo in un maschietto così quell’orso  di tuo padre non protesterà più di non avere un discendente alla corona di barone. Il barone Ruggero ebbe notizia della novità: “Caro sarai  nonno dato che non riesci proprio a diventare padre, contento?” “Contento un cazzo!” fu la risposta volgare del non tanto nobile barone. Stavolta Hermes si impegnò e nacque il piccolo barone Ferdinando che conquistò anche il nonno Ruggero, era bellissimo e soprattutto era dotato di un  magnifico  uccellino…Poiché ben pochi conosceranno il greco traduco l’espressione iniziale, vuol dire: ‘evviva la…si proprio quella!

  • 29 maggio alle ore 13:35
    ANSELMO

    Come comincia: Chiamarsi Anselmo può essere una fortuna sempre che la persona corrisponda alle caratteristiche del suo nome. A parte il significato  che vuol dire ‘Elmo di Dio’ cosa che lascia perplessi  i  religiosi che si domandano cosa ci faccia Dio con un elmetto in testa… ma tralasciando il significato letterale Anselmo dovrebbe essere: persona spigliata, flessibile, disponibile,  organizzata, che fa più del dovuto, dalla compagnia piacevole e dai consigli sensati ed utili. Sinceramente penso che nessuno di noi penserà di incontrare un simile fenomeno invece esisteva: Anselmo, trentenne, abitava in viale Parioli a Roma che dal nome dava l’idea del lusso del suo attico di trecento metri quadrati con intorno piante di ogni genere ben curate dal un giardiniere per non parlare dell’interno tipo villa Hollywoodiana. Tutto merito suo? Quando mai, tutto ereditato dai genitori a loro volta beneficiari delle speculazioni dei loro antenati, insomma una razza di affaristi che con gli anni avevano ‘messo su’ un patrimonio notevole. Figlio unico di Mafalda e di Rodolfo che si erano trasferiti alla Seychelles per passare al meglio gli ultimi anni della loro vita e dove avevano acquistato una villa sul mare con relativo motoscafo per effettuare la pesca d’altura. Ovviamente Anselmo era invidiato da uomini e da donne, soprattutto queste ultime l’avrebbero molto volentieri ‘impalmato’ ma il giovane era decisamente allergico a questo vincolo e sinora era riuscito a svicolare. Il suo maggior impegno era nel seguire l’andamento di terreni, di supermercati, dei panifici, delle pasticcerie ed anche di una Scuola Guida. In fatto di auto era un nazionalista , nel suo garage sostavano una Fiat Abarth 695 da usare in città e poi un Alfa Romeo Stelvio, una Lamborghini Aventador e, come fuoristrada, una Jeep Renegate.  Usava la Lamborghini solo su circuiti , era facile con questa auto superare i limiti di velocità imposti nelle autostrade ed Anselmo ci teneva alla sua patente. Anche una Lancia Ypsilon era parcheggiata nel suo garage, la prestava (ed una volta l’aveva pure regalata) ad  amiche con cui  intrecciava qualche temporanea relazione. Anselmo era amato dai suoi dipendenti ai quali elargiva paghe e stipendi superiori a quelli previsti dai contratti di lavoro; per lui avrebbero fatto qualsiasi cosa soprattutto le commesse con cui aveva avuto anche degli episodi boccacceschi come quando  una signora addetta alle vendite al supermercato una mattina prima dell’apertura dell’esercizio, si era alzata la gonna per mostrare a tutti una ‘cosina’ pelosissima priva di mutande! Ovviamente tutto era finito in una risata generale. Un giorno Anselmo recatosi al supermercato incontrò il direttore Efisio che gli rappresentò una situazione che si era creata: due gemelle si erano presentate per cercare un posto di lavoro ma l’organico era al completo ma lui non riusciva a farle ‘sloggiare’ dal locale. Entrato in direzione Anselmo fece accomodare le due ragazze e: “Rappresentatemi i vostri problemi.” “Padrone (era il titolo con cui i dipendenti del Super lo appellavano) siamo Alida e Claudia, abbiamo bisogno assoluto i lavorare, nessuno ci vuole dare retta, abbiamo mamma ammalata grave con una rara malattia cronica, nostro padre…è a Regina Celi. Nostra madre è una lunga degente ed in ospedale ci hanno detto che non possono più tenerla, non abbiano i soldi per andare avanti né per acquistare medicine per lei indispensabili, se lei potesse…abbiamo raccontato la verità, abitiamo a Tor Bella Monaca…” “ Efisio trova un’occupazione alla due signorine …ripetetemi come vi chiamate e quanti anni avete?” “siamo Alida e Claudia, abbiamo diciannove anni.” “Datemi un documento di riconoscimento, non vorrei che foste minorenni.” Le ragazze presentarono due carte d’identità di cui Efisio fece una fotocopia e le riconsegnò alle interessate.” “Lei è un signore, se fossimo religiose pregheremo per lei ma in ogni caso…siamo a disposizione.” Una stretta di mano, Anselmo, anche se non era un Boy Scout  aveva fatto la sua buona azione quotidiana. C’era un motivo per cui il giovane aveva chiesto alla due ragazze la loro carta di identità: in passato stava per avere guai seri con una francese a nome Josephine che si era presentata alla sua Scuola Guida per conseguire la patente. Aveva presentato una ‘carte d’identité’  da cui risultava avere vent’anni. Peppe, il direttore, si era rivolto ad Anselmo in quel momento presente in ufficio per avere un suo parere circa l’età della ragazza. Anselmo, abbagliato dalla beauté della demoiselle rassicurò Peppe ed invitò Josephine a casa sua. La ragazza con i capelli tinti di azzurro e dal fisico piacevole affermò di essere un’attrice di varietà di passaggio a Roma per recitare una commedia al teatro Brancaccio e fece capire che in quel momento aveva qualche difficoltà finanziaria per motivi di famiglia. La difficoltà fu presto superata dalla baby con  Anselmo che si rifece della ‘cortesia’ pecuniaria invitando la ragazza a farle compagnia  in camera letto. Un pomeriggio di fuoco ma prima di uscire da casa Josephine, in francese ‘brandendo’ la carte d’identitè: “Imbecile, je suis mineur, j’ai dix-sept ans e te vais dènoncer pour viol.” Anselmo con uno scatto riuscì a strapparle di mano la carta d’identità, nel frattempo la ragazza aveva  aperta la porta d’ingresso ed era sparita ‘fra la pazza folla’. Anselmo preoccupato si recò alla più vicina Stazione dei carabinieri e denunziò i fatti accadutigli. Piantone era una Carabiniere a nome Attilio (Tillo) nativo della Valle d’Aosta che conosceva bene il francese, prese a cuore la situazione e telefonò al teatro Brancaccio per sapere se avessero fra gli attori francesi una certa Josephine. Risposta negativa, nessun attore francese. Anselmo , contrariamente al suo stile era proprio arrabbiato pensando ai guai che quella…avrebbe potuto  causargli,  chiese allora a Tillo  per far rilevare le impronte digitali di Josephine  lasciate in casa sua. Fu accontentato. Nel frattempo le indagini andavano avanti; da Parigi giunse la notizia che la carta di identità era falsa, le impronte digitali della ragazza inviate alla Gendarmeria di Parigi rilevarono la vera identità della giovane: si chiamava Sophie ma non faceva onore al suo nome che vuol dire saggezza. La ragazza aveva effettivamente diciassette anni e tramite amici delinquenti si era procurata il documento di identificazione falso. Anselmo trasse un sospiro di sollievo, la storia gli aveva insegnato di cercare le sue conquiste femminili solo fra le italiche mura. Si ricordò allora di una vecchia amica (vecchia si fa per dire era una quarantenne) che aveva conosciuto anni prima e: “Cara Carlotta, un soldino se riconosci chi sono.” “Sei Anselmo uno zozzone  matricolato, ancora ricordo le tue imprese ed i tuoi gusti in fatto di sesso, immagino perché vieni a bussare a stó convento.” “Si ma senza pioggia e senza vento, che ne dici di fare una scappata a casa mia in via Parioli, dopo cena potremmo…” “Non ci sono problemi, appena mi restauro un po’ sarò da te.” Il ‘restauro’ durò poco, Carlotta faceva ancora la sua ‘porca figura’, a tavola fece onore soprattutto alle aragoste ed al Pro Secco: “Vedo che hai bisogno di cibi afrodisiaci, una volta…” “È tutto in tuo onore ed ora  Melisenda accomando di aprire ad Anselmo il tuo popó!” “Non ricordavo male i tuoi gusti da sporcaccione, sarò la tua Melisenda per tutta la notte sempre che il mio popò resista…” La mattina dalle tapparelle semichiuse giunse agli occhi di Anselmo un fastidioso raggio di sole, erano le undici e Carlotta era sparita dalla circolazione portando con sé un braccialetto d’oro trovato sul comodino con un biglietto di ringraziamento per la sua prestazione. L’ottimismo aveva ripreso il sopravvento sull’umore di Anselmo che si ricordò delle due gemelle che aveva fatte assumere nel suo grande magazzino. “Efisio che fine hanno fatto quelle due ragazzine …” “Non sono ragazzine, da quando guadagnano hanno cambiato look, non le riconoscerai, sono laggiù alle casse, si impegnano nel loro lavoro a parte che…” Anselmo si diresse verso le casse ma non riuscì a riconoscere Alida e Claudia sino a che: “Padrone non ci riconosce, ancora la dobbiamo ringraziare…” Era incredibille loro trasformazione: lunghi capelli castani scuri con meches, occhi grandi truccati alla perfezione, labbra…invitanti, seno non eccessivo, minigonna… uno schianto. “Penso che qualche cliente maschio abbia avuto con voi dei problemi, forse si sarà dimenticato il resto sul bancone…”Alida: “È accaduto varie volte, ma non era una dimenticanza ma un invito palese che abbiamo respinto, non ci piace far la parte delle…ha capito, poi si sarebbe sparsa la voce…” “Belle ed intelligenti come piace a me, che ne dite di seguirmi con la vostra macchina ed andare al ristorante?” “ Niente auto solo tram e autobus ed il cavallo di S.Francesco!” Ed allora che ne dite di una Stelvio?” Le due ragazze si guardarono negli occhi: “Se tornassimo a Tor Bella Monaca con lei in quella macchina saremmo marchiate per sempre come…va bene per il ristorante ma poi ci dovrebbe lasciare un po’ lontano da casa nostra.” “Nessun problema.” Il ristorante scelto era ai Parioli, ‘Chez Mimì’ famoso per i  piatti di pesce’ Il maître fece accomodare il trio in un tavolo lontano dall’orchestra come chiesto da Anselmo e poi lasciò sul tavolo il menù ritirandosi senza parlare, solo un inchino e soprattutto nessun commento. Alida e Claudia leggendo il menù si facevano matte risate, Anselmo comprese che non riuscivano a capire di quali cibi si trattasse, le tolse d’impaccio, fece un cenno al maître che si avvicinò. “Mi scusi, posso sapere il suo nome.” “Alessandro signore.” “Bene Alessandro non scegliamo nulla nel menu, preferiamo affidarci a lei con la sola preferenza di vini italiani e di acqua non gassata.” “Grazie della fiducia, signore.” Mal gliene incolse a tutti e tre: un cameriere giunse con un carrello dove spiccavano tre piatti con al centro qualcosa che assomigliava a dei crostini con salsa verde, ma erano ben poca cosa rispetto alla fame dei tre. Altro cenno al maître: “Alessandro non si offenda ma abbiamo fame, veda di farci portare qualcosa di più  sostanzioso, magari meno sofisticato.” Alessandro aveva capito l’antifona, la successiva portata consisteva in un piatto  pieno di tortellini in brodo che fu presto ‘spazzolato’ dai tre. Il successivo fu di tagliatelle al sugo di pernice, un squisitezza innaffiate da un Amarone d’annata. Successivamente giunse sul tavolo della cacciagione con contorno di insalate cotte e crude, un ananas e poi il trionfo con uno spumante Asti De Miranda, favoloso, corredato da cannoli siciliani, evidentemente il pasticcere era  proveniente dalla Trinacria. Anselmo porse la carta di credito ad Alessandro con sotto cinquanta Euro, che l’interessato fece finta di non vedere ma che portò ad ossequi profondi all’uscita dei tre dal ristorante. “Ragazze che ne dite di passare il resto della serata da me, non è lontano, ma se avete problemi …” Alida e Claudia si consultarono poi: “Telefoneremo ad una vicina di casa per far compagnia a nostra madre ma non sappiamo come…” “Compris, nella  camera da letto rosa ci sono due armadi con abiti da donna per ogni occasione e di ogni taglia, a voi la scelta.” Le ragazze giravano per tutto l’appartamento con gridolini di meraviglia, per loro era una reggia, alla fine del ‘giro’ abbracciarono Anselmo senza parlare…”Che ne dici se indossiamo una camicia da notte?” La camicia da notte consisteva in  un baby doll di colore differente, azzurro quello di Alida e rosa quello di Claudia, sotto il baby doll…niente come nel film. Anselmo: “Mie care, abbiamo mangiato e bevuto un po’ troppo, che ne dite di rimandare a domani…” Erano le nove di mattina quanto Anselmo sentì solleticare piacevolmente il  petto da mani delicate, aprì gli occhi, si ricordò che dovevano venire a casa Emma la cameriera ed Eugenio il cuoco. “Ragazze vestitevi, stanno per arrivare i miei camerieri…sento dell’odore di caffè, una doccia, mi vesto e dopo colazione una sorpresa. Giunsero Emma ed Eugenio che salutarono le due ragazze senza scomporsi più di tanto, conoscevano il loro ‘padrone’ e gli volevano bene. “Voglio fare uno scherzo a Efisio: troverete una mascherina nei cassetti dell’ingresso ed in un armadio cappelli a falda larga, vi presente al magazzino  camuffate e vedremo.”Appena entrati il direttore: “Padrone le due ragazze stamattina non ci sono, ho telefonato a casa loro senza esito, non so che pensare.” “Non pensare nulla, te ne ho portate altre due per sostituirle, che ne dici?” “È proibito girare in città mascherate, non siano a carnevale, veda lei.” “Braciolettone non le riconosci, ragazze via maschera e cappello.” “Lei è il solito burlone ora non so che dire né che fare.” “Bravo non dire nulla, Alida e Claudia le ho… licenziate, trovane altre due al loro posto.” Efisio finalmente capì la situazione e, un pó puritano pensò che il suo padrone era tanto ma tanto ‘cochon’.  La storia cambiò la vita ad Anselmo che finalmente trovò un equilibrio sia spirituale che sessuale, il trio funzionava perfettamente, le ragazze ogni tanto ritornavano a Tor della Monaca con una delle auto di Anselmo beccandosi l’epiteto di ‘mantenute’ ma a loro poco importava. Avevano ripreso a studiare e si erano iscritte alla facoltà di medicina, la mamma era passata a miglior vita, il padre…sempre ospite delle patrie galere! La storia non finisce qui: Anselmo a mezzo di skype prese contatto con i genitori alle Seychelles, in particolare con la madre che sentiva molto la lontananza del figlio: “Mamma come state?” “Figlio mio mi manchi moltissimo ma non me la sento di fare un viaggio sino a Roma, gli anni si fanno sentire…io sono sempre in lotta con quello sporcaccione di tuo padre Vittorio che ha la faccia come il culo…sai cosa ha scovato per nascondere le scappatelle con le bellezze femminili locali? Che è colpa del suo nome che vuol dire conquistatore!” “Si mamma ma se non ricordo male il tuo nome Malfalda significa possente in battaglia, sicuramente gli renderai la vita dura.  Voglio darti le ultime novità che riguardano me: gli affari vanno bene come pure la mia vita sentimentale, convivo con due ragazze Alida e Claudia favolose sotto ogni punto di vista,  come ultima meravigliosa novità…tu e papà diventerete nonni di Rodolfo e di Mafalda che fra sei mesi verranno ad allietare la mia vita, che mi dici? “Che sei un maialone come tuo padre ma che ti voglio un bene dell’anima e faccio tanti auguri ai nascituri, ciao mi hai fatto commuovere…”

  • 29 maggio alle ore 10:36
    UNA TOY GIRL

    Come comincia: Un compagno di vita per gli  umani può essere un uomo,  una donna o, in alternativa, un animale, i tali possono esplicare la loro funzione di alleviare  i problemi della esistenza in maniera piacevole e significativa. Alberto ….seienne era diventato lamentoso, spiacevolmente lamentoso per coloro che gli stavano accanto ma aveva le sue buone

  • 29 maggio alle ore 9:22
    ALESSANDRO E ROSSELLA I PARAFILIACI

    Come comincia: Dal titolo di questo racconto qualche lettore può domandarsi se la sua cultura sia piuttosto limitata, nessuna paura: il termine di origine greca viene dalle parole parà che significa oltre e filia che vuol dire amore, siete al punto di prima? Seguitate a leggere il racconto, capirete. Alessandro e Rossella si erano conosciuti a scuola al liceo classico, all’università lui iscritto in Agraria e lei a Dietistica. Finiti gli studi universitari Alessandro aveva trovato subito un’occupazione nella sua materia in quanto c’era in Italia un ritorno alla terra, Rossella aveva aperto uno studio frequentato soprattutto da signore che volevano migliorare la loro silhouette.  Al loro matrimonio civile uno dei testimoni era stato  Alberto, un loro compagno di studi che aveva scelto la facoltà di medicina e poi di psicologia. Alessandro,  da sempre inveterato moquer prendeva per i fondelli Alberto affermando che gli psicologi, a forza di frequentare i matti, diventavano loro stessi dei dementi, nessuna offesa erano molto amici. Alessandro e Rossella erano stati fortunati, i relativi genitori, economicamente agiati, avevano acquistato a nome dei nubendi un’abitazione in viale Europa a Messina e l’avevano pure arredata con mobilia seguendo i gusti dei due giovani. Alberto volle vendicarsi delle continue prese in giro di Alessandro dando un suggerimento ai due sposi circa la località dove passare la luna di miele: in Francia a Cap-d’Agde in un campo di nudisti e scambisti! Mentre lo sposo accettò con entusiasmo, Rossella era titubante, non era una puritana ma farsi vedere nuda da estranei tuttavia accettò, se lo poteva permettere, aveva un bel viso come pure il corpo. Alessandro era più massiccio,  in passato  ‘aveva  donne a profusione e ne faceva collezione’ come nella filastrocca di Petrolini. Una bella giornata di sole  allietò il viaggio di Alessandro e Rossella con la loro Volkswagen Touran avevano fatto tappa a Firenze e poi, grazie alle indicazioni del navigatore satellitare il pomeriggio erano giunti a Cap-d’Agde accolti calorosamente da Pierre direttore della struttura, parlava italiano. “Gli italiani sono i nostri ospiti di maggioranza soprattutto le signore fanno sempre bella figura (una sviolinata per accattivarsi la simpatia dei turisti.) Accompagnati da un inserviente raggiunsero una dépendance ben arredata:  letto matrimoniale, divano,  due poltrone, un televisore ed un bagno personale. Alessandro e Rossella si misero a ridere, era l’ora del denudamento, Rossella indossò un paio di occhiali scuri e, presa di coraggio si mischiò col marito in mezzo alla ‘pazza folla’ come da romanzo di Thomas Hardy. Il nudo era obbligatorio in tutti i locali tranne al ristorante dove era facoltativo. I tavoli erano per quattro persone, mentre i due erano alla seconda portata furono raggiunti da una coppia un po’ particolare: lei piccolina ma ben fatta lui longilineo capelli tagliatI a zero dai lati come da moda corrente. “Pouvons-nous asseoir à votre table?” “Signore capisco poco il francese, siamo italiani.” “Che piacere incontrare dei connazionali a millecinquecento chilometri di distanza, siamo Giorgia e Marcello di Milazzo.” Risata da parte di Alessandro e di Rossella che si presentarono: “Abitiamo a quaranta chilometri di distanza, siamo di Messina. In viaggio di nozze, è la prima volta che andiamo in una resort di nudisti, mia moglie ancora non si è abituata.” “Noi siamo dei veterani, abbiamo conosciuto molte persone anche di altra nazionalità, ci sentiamo liberi di essere noi stessi sempre nei limiti del buon gusto.” Alessandro e Rossella si alzarono e: “Che ne dite di una passeggiata digestiva?” Marcello era titubante: “Andate avanti voi, vi raggiungerò.” Alessandro: “Se ti senti male chiamiamo un medico.” “Il mio è un altro problema…” “Dicci tutto, siamo connazionali, se non ci aiutiamo fra di noi…” “Spero che siate degli anticonformisti: il problema è che in atto ho una erezione dovuta al profumo che emana Rossella, non mi è mai accaduto ma…” Stupefazione generale da parte degli altri tre e poi Alessandro: “Pensavo ad un tuo malore, ‘res cum ita sint’ , stando così le cose noi  ci allontaniamo, ci rivedremo dinanzi all’ingresso della nostra abitazione che confina con la vostra. “Durante il tragitto Alessandro col solito spirito dissacrante: “Cara fatti annusare vediamo se riesco a migliorare le mie prestazioni.” Rossella e Giorgia si erano prese a braccetto, nel frattempo Marcello aveva ritrovato la sua normale posizione sessuale. “Ti chiedo scusa, non volevo mancare di rispetto a tua moglie.” “Chiamami Ale, non ti porre problemi, io e mia moglie non siamo dei parrucconi puritani cattolici anzi li abbiamo sempre derisi.” Le due signore ritornarono dalla passeggiata, inaspettatamente Rossella abbracciò Marcello: “Anche tu hai un profumo allettante, siamo pari. Andiamo all’interno del vostro alloggio,  accendete la TV, in un canale c’è sempre della musica.”  C’era della musica romantica  adatta all’atmosfera che si era creata, Marcello e Rossella si catapultarono sul lettone e diedero il via ad uno spettacolo degno del kamasutra, Giorgia in disparte, disse di avere le mestruazioni. Ale seduto su una poltrona seguiva le evoluzione dei due improvvisati amanti, questa volta era lui quello che provava un piacere intenso e dinanzi allo spettacolo di Rossella e Marcello, una emozione  mai provata prima di allora dovuta al vedere sua moglie fare sesso con un altro, insomma si trovò ad essere un ‘cocu satisfait’. Finito il lungo show ritorno di Giorgia e Marcello al loro alloggio, i quattro ognuno per proprio conto provavano sentimenti diversi. Dopo un sonno ristoratore e distensivo era giunta l’ora di cena. A tavola Ale riprese il suo spirito di dileggiatore: “Forse è meglio che Marcello si segga vicino a me…” A questo punto Giorgia volle dire la sua: “Mi hanno chiamato la ‘Venere tascabile’ per la mia statura come nell’omonimo  film con Françoise Arnould, ne sono orgogliosa anche perché …sono piuttosto brava in campo sessuale, dopo  cena ve ne darò una prova.” Ovviamente , dato il precedente di sua moglie Ale si sentì chiamato in causa ma Rossella propose di andare prima al negozio interno per fare degli acquisti. Volle comprare un  costume, qualcosa che lasciasse intravedere gran parte delle sue ‘grazie’, praticamente avvolta in veli molto trasparenti che lasciavano intravedere tutto il suo ‘ben di Dio’. “Penso che lo indosserò anche a Messina.” “In spiaggia ci sono pure i vecchietti, sarai colpevole di un loro infarto!”  Risata generale e poi rientro alla ‘tana’ di Giorgia e di Marcello. Senza por tempo in mezzo Giorgia si buttò su Alessandro e dette prova di ‘valentia’ posizionandosi sopra il suo corpo con movimenti verticali, orizzontali, circolari che portò alle stelle l’interessato ma anche Marcello che avvertì la stessa forte eccitazione provata a suo tempo da Alessandro. Le fatiche sessuali lasciarono piacevolmente senza forze gli interessati che i giorni seguenti seguitarono nei loro ‘giochetti’. “Domani partiamo, facciamo la strada insieme con  tappa a Firenze.” Dopo aver traghettato da Villa San Giovanni a Messina le due coppie si lasciarono con baci ed abbracci con la promessa di rivedersi in futuro. L’avventura aveva lasciato degli strascichi nella mente di Ale e di Rossella dietro consiglio della quale fu invitato a pranzo l’amico psicologo Alberto. Cibi leggeri per cercare di perdere i chili di peso acquisiti durante il soggiorno in Francia. Alberto fu messo al corrente delle esperienze sessuali di Alessandro e di Rossella e fu chiesto il suo parere di psicologo. “Voi avete provato quello che in gergo medico si definisce  Triolagnia o Parafilia dal greco parà oltre e filia amore. Nel vostro caso l’uomo viene chiamato bull, la moglie sweet ed il marito cocu cuckold. La situazione ha diverse interpretazioni a seconda della mentalità dei giudici. I benpensanti moralisti parlano di queste relazioni con disprezzo e vergogna da correggere con cure psicologiche, le persone di mentalità libera accettano questi rapporti anzi ne provano benefici psicologici, li considerano un antidoto alla noia sessuale che arriva col tempo fra due persone di sesso diverso sempre che ci sia accondiscendenza del proprio partner, se i due sono sulla stessa lunghezza d’onda  il loro rapporto si rinforza. Da psicologo laico sono di questo secondo parere, l’aiuto dello psicologo dovrebbero riguardare i casi gravi come i killer seriali ed altri reati rilevati che riguardano tutta la società. Potremo prendere in considerazione quei paesi mussulmani in cui gli omosessuali vengono curati da medici ignoranti o in mala fede, ovviamente senza risultati, occorre partire dal presupposto che non si può cambiare la natura degli esseri umani, non penso che nel vostro caso ci sia qualcosa da mutare. “ Alberto se ne stava andando ma i due si accorsero che qualcosa era cambiato in lui, si era troppo immedesimato nel caso e la conseguenza era di un ‘bozzo’ eccessivo nei suoi pantaloni. Rosella consultato con gli occhi il marito, dietro un suo cenno di assenso prese fra le mani il volto di Alberto e cominciò a baciarlo per poi spostarsi sul divano. Alberto era si uno psicologo ma anche un essere umano, anche se il fatto era contrario al modo di agire di un medico, si lasciò andare, in fondo si trattava di amici. Rossella dietro fondo alle sue esperienze di donna sessualmente evoluta, Alberto, a digiuno da tempo partecipò in maniera totale ed i due restarono uniti in amplessi vari per circa un’ora. Alessandro si masturbò varie volte ‘rifugiandosi’ nella bocca di Rossella. Finale prevedibile fra i tre che riuscirono a trovare un’intesa  assolutamente anticonformista ma estremamente piacevole.

  • 28 maggio alle ore 22:42
    Ispirato

    Come comincia: Giorgio guardò il foglio bianco che aveva davanti, avrebbe dovuto riempirlo di parole, pensieri, concetti, storie, ma in testa aveva il vuoto... Eppure avrebbe dovuto presentare il lavoro entro un mese, come da contratto, ma nulla... Niente usciva dalle sue mani. Continuava a scrivere e cancellare, gli sembrava tutto così già letto, già sentito, retorico... Era come se il suo spirito guida lo avesse abbandonato, era come se l'ispirazione navigasse nel vuoto profondo della sua mente... Apri l'ennesima birra nella speranza che l'ebbrezza dell'alcool lo aiutasse a trovare qualche idea, qualche spunto, qualche pensiero che si trasformasse in storia... Ma niente... Eppure sentiva che nel profondo del suo animo la storia giusta era presente, lì a portata di penna... Tra un sorso e l'altro di birra respirava profondamente, in attesa che quel qualcosa si scatenasse e finalmente l'arte che era nell'aria lo attravessasse e tramite le sue dita diventasse reale, anzi finzione della realtà o reale finzione.. si accese un'altra sigaretta e attinse pienamente dalla bottiglia di Leffe... Chiuse gli occhi e cerco di trovare una qualsiasi connessione... Un qualsiasi ponte che lo connettesse con l'irreale, con il surreale o con una realtà amplificata da emozioni... Ma nulla il foglio restava disperatamente bianco, e la sua immaginazione navigava alla deriva, come un aquilone in balia del vento, strappato dalle mani della sua guida... Niente... Il cestino a fianco della scrivania era pieno di fogli con parole sottolineate e poi cancellate, fogli che per lui erano una continua deludente sconfitta ... Ma improvvisamente una luce... Una ispirazione... Una sola parola... Prese la penna, un nuovo foglio bianco e scrisse il suo romanzo, scrisse.... "Fine"...

  • 28 maggio alle ore 17:27
    IL MIO PAESE

    Come comincia: Tema da svolgere a casa agli alunni: ‘Il mio paese.’ Il professore di italiano non aveva dimostrato gran fantasia nello scegliere l’argomento del tema, in ogni caso era piuttosto facile parlare di luoghi comuni per uno studente che frequentava la quinta ragioneria dell’Istituto Leonardo da Vinci a Roma. Era il caso del nostro ‘ eroe’ che, diciannovenne era un bel ragazzo, alto un metro e ottanta, sempre ben vestito, simpatico a colleghi e colleghe di scuola, che guidava una Fiat Abarth 550, frequentava la pista di Go Kart di Ponte Galeria, era tifoso della Roma e la domenica si ‘mischiava’ fra i tifosi ultra? Uno dei tanti solo un po’ più scuro di pelle ma era un particolare non importante ma, qualora  si fosse chiamato, come effettivamente si chiamava Kamil proveniente da famiglia nigeriana? C’erano in giro alcuni  cog…ni di estrema destra del circolo Casa Pound che odiavano gli stranieri soprattutto quelli di lingua araba alcuni dei quali, una volta incontratolo in una via oscura di Roma avevano tentato di malmenarlo ma male gliene  incolse in quanto Kamil portava sempre con sé sempre un ‘nunchakun giapponese consistente in tre pezzi di legno collegati con una catena, molto efficace se maneggiato da uno pratico come Kamil. I cotali in futuro si sarebbero ben guardati di rinnovare le loro aggressioni se  avessero rincontrato il giovane. Perché il padre Jamal insieme alla consorte Alaba aveva lasciato la natia Nigeria per rifugiarsi venticinque anni prima in Italia?  Motivi politici che però, in quanto proprietario di pozzi petroliferi non gli avevano mutato lo stile di  vita da riccone. I tre abitavano in via del Foro Italico. Jamal si era assuefatto da subito al vivere all’occidentale, per le sue scappatelle erotiche si era affittato un bilocale in via Ruggero Fauro mentre la moglie, molto ligia  alla religione islamica seguitava ad indossare il Niqab quando usciva di casa, unica eccezione quando col marito si recava al teatro dell’Opera di Roma, Jamal era un patito dell’Opera. Kamil  nell’espletare il tema ‘Il mio paese’ tralasciò completamente il suo di origine che, fra l’altro conosceva solo come lingua e da quello che da piccolo gli era stato descritto dalla madre ma riferì la vita che conduceva a Roma da perfetto integrato nel sistema occidentale. Fra l’altro non amava molto le ragazze musulmane integraliste per un semplice motivo: per ‘combinarci’ qualcosa se le doveva sposare, situazione da lui aborrita in senso totale! Ma ci sono sempre le eccezioni anche se non volute. Vicino al suo istituto scolastico c’era in via Cavour una scuola di liceo scientifico  frequentato  anche da pulselle degne di approccio,  una in particolare aveva colpito Kamil che corrispondeva ai suoi canoni: era una giovane alta, longilinea,  abbigliata in nero, l’aveva notata allorché era andato a trovare un amico all’Istituto Cavour. Ciò che lo aveva molto colpito erano i suoi occhi che definì ‘magnetici’, certo nel suo modo di agire non dimostrava di essere molto socievole ma le cose difficili per il nostro simpaticone erano le più prelibate. Unica sorpresa, all’uscita dalla scuola la ragazza indossò lo Chador il velo neo islamico, c…o una musulmana! Ripresosi dallo stupore la seguì sul bus 708 standogli vicino ma non tanto da farsi notare, voleva conoscere dove abitasse. Il bus ad un certo punto frenò bruscamente per non colpire un pedone che gli aveva attraversato la strada, la ragazza col biglietto in mano ma non  ancorata ad alcuno appiglio cadde a terra, premurosamente Kamil l’aiutò a rialzarsi intascando nel contempo il suo biglietto del bus. Dopo frettolosi ringraziamenti la baby voltò le spalle a Kamil. Caso volle che due controllori entrassero uno dalla porta anteriore ed uno da quella posteriore. Ovviamente alla richiesta del ticket la ragazza non lo trovò malgrado le ricerche dentro lo zaino che portava in spalla, disperata per la brutta figura si disse pronta a pagare la multa ma in quel momento Kamil fece la sua bella figura presentando ad un controllore il biglietto della ragazza aspettandosi i ringraziamenti da parte della stessa, quando mai. “Lei si aspetta i miei ringraziamenti, se li può scordare…ho capito la sua manfrina!” Kamil non si arrese: “Per essere una nigeriana usa con molta proprietà i termini italiani!” “Ecco ora ho trovato un indovino, come fa a sostenere che sono  nigeriana’” “Dalla bandiera verde, bianca e verde che ha attaccato al suo zaino.” “Un appassionato di geografia, complimenti ma tutto finisce qui.” “Io speravo…” “Spero, promitto e iuro vogliono sempre l’infinito futuro!” “Vedo che conosce il latino, avrei bisogno di ripetizioni, in questa lingua sono un po’ scarso.” “Allora frequenta il liceo classico, non l’ho mai vista al mio istituto.“ “A dire la verità sono iscritto a  ragioneria…” Sorriso di scherno da parte della baby: “Da quando in qua a ragioneria si studia latino, lei ha modi penosi per attaccar bottone.” “Me ne suggerisca uno lei.” “Si, i ad patres! Non penso che capisca il ‘latinorum’ di manzoniana memoria.” “Invece ho compreso che mi ha mandato bellamente a …Vede non sono il solito moscone, preferisco essere paragonato ad un farfallone bestiolina più simpatica, seriamente quello che mi ha più colpito di lei sono i suoi occhi, specchio dell’anima, occhi che hanno uno sguardo intenso, sensuale, esprimono personalità e disponibilità verso le persone che gli sono simpatiche, totale respingimento per gli antipatici…” “La ragazza non rispose subito, era stata colpita dalle parole di Kamil e quando  scese ad una fermata vicino casa: “Va bene, mi arrendo sono Ade, come da lei affermato sono nigeriana. “ Io Kamil suo connazionale.” “Questa si che è una sorpresa, un premio: questo è il mio biglietto da visita con il numero del cellulare, ma non si faccia troppe illusioni.” “Grazie della sua…devo ritornare vicino al mio istituto per riprendere la mia Fiat Abarth 595, che spero in un futuro possa ospitare la sua figura deliziosa.” Dopo un saluto con un cenno della mano, la baby sparì in un portone, Kamil fu fortunato, di lì a poco passò un bus, lui era sempre munito di biglietti per evitare storie con i controllori, si mise a sedere sino all’arrivo vicino alla sua auto posteggiata bellamente in divieto di sosta, altre autovetture ‘mostravano’ sul parabrezza un biglietto di contravvenzione, la sua una busta con dentro cinquanta Euro con fuori una scritta: ‘alla attenzione dei signori controllori’, alcuni dei quali Kamil aveva conosciuto personalmente e quindi…La furbata finora era andata sempre a buon fine! Salito in auto Kamil si accorse di non aver chiesto il nome alla ragazza, lo rilevò dal biglietto da visita: ‘Ade’. Gli venne da ridere, quel nome nella religione pagana significava Inferno, sicuramente alcuni ragazzi l’avevano presa in giro, lui pensò di far finta di nulla, la baby poteva essere suscettibile. Un pomeriggio: “ It is Kamil who ask fora n audience with the Holy See to invite you to a trip to the sea.” Tradotto: “È Kamil che chiede udienza alla S.V. per invitarla ad una gita al mare.” Risposta: “You can forget about it!” “Te le puoi scordare!” “I’m ready to comply with any of your requests.” “Sono pronto ad accondiscendere a qualsiasi richiesta.” “Worse for you, okay Saturday at fifteen.”“Peggio per te, va bene sabato alle quindici.” Alle quattordici e trenta Kamil era sotto casa di Ade la quale, vistolo dalla finestra lo raggiunse. Era abbigliata con un Burkini azzurro che le lasciava intravedere solo il viso. Kamil fece buon viso a cattivo gioco ma dall’espressione del suo viso Ade: “Che ti aspettavi un bikini, sono sempre una musulmana.” Kamil mise in funzione il navigatore satellitare e senza fatica, seguendo le indicazioni di una voce femminile raggiunse S.Marinella percorrendo l’Aurelia. Uno stabilimento di lusso, nessuno fece commenti sul costume di Ade  la quale dopo una mezz’ora che era al sole: “Vado in cabina, ho portato dell’aranciata.” Altro che aranciata,  Ade  si presentò dinanzi  Kamil indossando un bikini alla brasiliana. Il giovane cercava di far finta di nulla ed allora la baby: “Mi aspettavo un assalto all’arma bianca, ti vedo indifferente!” “Ti sbagli di grosso, un mio ‘amico’ è sull’attenti, con te non so più come comportarmi.” “L’ho fatto apposta, volevo vedere la tua reazione, sei stato signorile e te ne ringrazio, ma non te ne approfittare del fatto che mi sto innamorando di te, sono sincera ma tutto a suo tempo.” Ovviamente l’amico’ di Kamil ritornò alla posizione di riposo, aveva capito che, per dirla alla romana: ‘non c’era trippa pè gatti!’ Improvvisamente il sole cominciò a calare, si era fatto tardi, Ade si rivestì col Burkini, Kamil parlò in arabo con la madre, spiegando la sua attuale posizione e chiedendo a lei di intercedere presso Yoruba, la mamma di Ade, affinché la ragazza potesse restare a dormire a casa loro. Le mamme erano sulla stessa ’lunghezza d’onda’ ed il permesso fu concesso. Alaba era particolarmente felice della scelta di suo figlio, prestò alcuni capi di vestiario ad Ade, compresa una camicia da notte ma impose che la ragazza dormisse con lei nel lettone e Kamil? Col padre! L’amicizia fra Kamil ed Ade portò ad una maggiore vicinanza fra i loro genitori che man mano si rafforzò tanto di decidere di comprare una abitazione insieme fuori dal centro abitato. Fu scelta una villetta a Casabianca, casa circondata dal verde, da aranceti e con accesso al mare, un vero Paradiso. Anche Hassan padre di Ade in Nigeria era proprietario di pozzi petroliferi e quindi la pecunia non era un problema per le due famiglie, la questione era quella della posizione dei due ragazzi che ogni giorno di più si frequentavano ed andavano a scuola con la Abarth di Kamil e talvolta rientravano a casa solo a pomeriggio inoltrato. Riunione fra le due signore (anche fra i musulmani le donne hanno il loro preponderante potere in famiglia) e decisione unanime: i due ragazzi dovevano contrarre matrimonio ma senza invitare nessuno della comunità nigeriana che era in numero eccessivo e troppo invadente e quindi…Idea di Ade: matrimonio sulla spiaggia antistante la loro villetta consistente per i due nubendi di saltare su un fuoco acceso sull’arena, quel salto voleva significare un passaggio importante della vita dei due giovani: il primo rapporto sessuale. Tutti d’accordo una sera al buio totale (si era nel mese di novembre) Jamal ed Ahhan muniti di legname e di una tanca di benzina accesero il fuocherello, Ade e Kamil con in testa una corona di fiori dovevano saltare il fuoco e così essere dichiarati marito e moglie. E qui venne fuori la ‘cattiveria’ di Kamil che: “Secondo la nostra legge la sposa deve essere vergine altrimenti sarà decapitata!” Ade al momento rimase senza fiato, se era una battuta era una battuta infelice, non accettabile e così Kamil si prese del: feroce, crudele,  torvo, truce ed altri azzeccati aggettivi che Ade gli ‘riversò contro. Il giovane non si fece impressionare e dichiarò la sua non sicurezza di volersi sposare. Jamal: “Ragazzi come inizio andiamo male, non  fate i bambini, se non volete sposarvi ognuno per conto vostro, lasciate perdere le sceneggiate ed ora tutti e due dinanzi al fuoco, per primo Kamil, sbrigati che fa freddo.” Il giovane voleva fare il duro ma saltò il fuoco, Ade: “Mi rifiuto di sposare uno che mi ha insultato, non so quale futuro mi aspetta!” “Le madri in coro: “Un futuro pieno di schiaffoni, siamo stanche di sentire le baggianate di due irresponsabili, se non andrete d’accordo avrete la possibilità del divorzio!” E il matrimonio fu,  seguito da una cena sobria e poi Alaba: “Ragazzi quella è la vostra camera da letto, buona notte…” Kamil dinanzi alla sposa si fregava le mani, “Eh eh, e mò come ti metti?” Ma ormai le schermaglie  erano finite, Kamil fu molto delicato, Ade gliene fu riconoscente baciandolo a lungo, erano fatti l’uno per l’altra anche se un po’ litigiosi. ‘Venne l’estate’ come da canzone di De Andrè, i due ragazzi notarono un notevole ‘avvicinamento’ fra i loro genitori,  per il weekend  il venerdì partivano con la Mercedes di Jamal o con la Lexus di Hassan  ritornando la domenica sera, c’era fra loro un clima di complicità notato da Ade: “I nostri genitori sono diventati troppo amici, l’ultima volta ho visto che mia madre era seduta al posto del passeggero  della Mercedes di tuo padre ed il contrario con la Lexus, mi sa…” “Non fare la maligna, i nostri genitori sono persone serie!”  Ade poco convinta una notte andò a sbirciare nella camera matrimoniale dei suoi genitori e, meraviglia delle meraviglie accanto a sua madre Joruba c’era…Jamal, nessun dubbio, alla faccia della serietà, come si diceva in inglese quello scambio? In ogni caso avevano scelto la libertà completamente negata da alcune religioni oscurantiste. Kamil accettò la verità minimizzando: “Forse un giorno anche noi…” “Provaci e mal ti finirebbe, io sono una tigre gelosa.” “Ed io un mandrillo arrapato…” “Un mandrillo che finirebbe senza attributi maschili…” Kamil comprese che in famiglia sarebbe stato sempre il numero due…

  • 28 maggio alle ore 17:01
    TUTTO È BENE QUELLO CHE...

    Come comincia: Alberto un pomeriggio stava passeggiando in via Risorgimento a Messina quando, passando dinanzi ad un negozio di biancheria intima ricordò di dover acquistare degli slip. All’interno c’erano due signore che stavano perdendo tempo nello scegliere delle magliette. Quando si decisero e ‘sloggiarono’ Alberto si trovò dinanzi alla ragazza longilinea, piuttosto alta vestita di nero, priva di trucco in viso e dall’aria triste, doveva esser molto giovane e quell’aria dimessa era inusuale ai tempi d’oggi quando le signorine si riempiono di piercing e di tatuaggi. Alberto nel ragionare doveva aver perso del tempo e fu richiamato da un: ”Posso esserle utile?” “Mi occorrono tre slip.” “Non preferisce dei box, sono più alla moda.” “Io sono ancora ‘ancorato’ai vecchi e simpatici slip, misura cinque.” “Mi sembra una misura eccessiva per lei.” “Vorrei provarli, col suo permesso vado in camerino.” Al rientro dinanzi al bancone: “Aveva ragione lei, la quattro va bene.” Alberto era stato colpito dall’aspetto della giovane, volle rivederla ed il pomeriggio successivo si presentò in negozio, era vuoto.” Signorina mi occorrono due paia di calzini rossi e due marroni, porto il quarantuno di piede.” “Non mi dica che vuole provarli come ha fatto con gli slip  ieri.” Un pallido sorriso era apparso sula volto della signorina. “Non penso…mi cambia cinquanta Euro? Grazie e arrivederci.” E l’arrivederci fu il pomeriggio successivo. “Oggi mi occorrono tre magliette misura quattro.” “Che ne dice di guardarsi intorno e vedere tutto quello che le occorre…” Al silenzio di Alberto proseguì: “Non capisca male, non volevo essere garbata, sono Leda, faccia con comodo.” “Io sono Alberto, non mi sono offeso ho il senso dello humour, le debbo confessare che più della merce mi interessa…io abito qui vicino in via Centonze, sono di passaggio.” “Io non sono in vendita ma se le fa piacere venga in negozio, , ci sono pochi clienti, la crisi si fa sentire.” Per Alberto passare a vedere Leda in negozio era diventata un’abitudine alla quale si era abituata anche la ragazza. “Che ne dice se stasera ceniamo insieme, qui vicino c’è un ristorante in cui hanno una cucina casalinga, io benché orfano ricordo ancora i sapori della cucina di mia madre.” “Vada per la cucina di sua madre, io chiudo il negozio alle diciannove, abito qui sopra al quinto piano, le do anche il numero del mio telefonino, a stasera.” Ad Alberto non parve vero aver ‘strappato’ un appuntamento a Leda che si presentò sempre vestita di nero e senza trucco ma era molto affascinante.  “Sono amico del padrone, Flavio…” “Amico mio benvenuto, è da tempo…vedo che sei in buona compagnia.” “Ottima direi è… (è una vecchia battuta di Carosello), ci affidiamo a te per il menu” Dopo un quarto d’ora si presentò al loro tavolo Omar un giovane marocchino che Flavio aveva assunto come cameriere, portava due piatti di un brodetto che alla sola vista faceva venire l’acquolina in bocca. In seguito Omar si presentò con pesce alla griglia spinato ed una frittura di gamberi poi un’insalatona e solito ananas con finale un caffè lungo, caldo aromatico, Flavio aveva fatto onore alla fama del suo ristorante. Omar da parte di Leda ricevette una mancia di cinquanta Euro, moneta che il marocchino girò fra le mani incredulo e poi un inchino di ringraziamento. “In giro fa freddo, preferisco rifugiarci a casa mia, come ti ho detto abito sopra il negozio ma…non sperare nulla!” “Io non spero…” “Dal tuo sguardo grifagno…” “Mai nessuna mi aveva detto che ho uno sguardo ….” “Questo bel calduccio invita a …rilassarsi, io sono rilassato e tu…” “Gutta cavat lapidem, ci stai riprovando…” “Dare da mangiare agli affamati, è un’opera di misericordia, non sei religiosa?” “A parte la religione, la tua è un'altra genere di fame, seriamente non me la sento, ti avvertirò io quando…” E così il buon Alberto andò in bianco! “Una sera di sabato Leda era particolarmente triste, Alberto: “Confessati con l’Albertone tuo, si fa per dire, dimmi quel che ti porta a tanta inquietudine.” “È un fatto accaduto mesi fa, mio padre era il padrone di una falegnameria in via don Blasco, un giorno mentre tagliava un pezzo di legno si è avvicinato troppo alla sega elettrica ed….è morto, una morte atroce, non mi hanno fatto vedere il suo cadavere, da allora le cose sono peggiorate, mia madre è risultata affetta da ‘sclerosi multipla’, non poteva essere ricoverata troppo a lungo in ospedale e quindi ora si trova in una casa di cura per lungo degenti, sono sola ma…” “Ho capito, è piovuto sul bagnato, volevo invitarti ad una gita a Parigi organizzata dal Comune di Messina dove sono impiegato, ho accettato per il prezzo particolarmente conveniente.” “Buon viaggio sono contenta che almeno tu possa svagarti.” Aereo da Catania fino all’aeroporto Charles De Gaulle’  di Parigi e poi in pullman sino all’albergo De La Paix, in serata riposo dopo la cena all’interno dell’hotel. La Torre Eiffel si trovava  a cinquecento metri dall’albergo, Alberto prima di salire sulla celebre torre, passando dinanzi ad una edicola: “Monsieur je voudrais un journal italien.” “Io parlo italiano, le posso dare il ‘Messaggero’ e poi una pubblicazione particolare dato che lei è italiano.” L’opuscolo  era una rivista di donne ‘scollacciate’, particolarmente una foto colpì Alberto, era in prima pagina ed assomigliava in modo notevole a Leda col titolo: ‘Une beautè de Messine (Sicile) solo che la ragazza era truccatissima e quindi Alberto scartò l’idea che fosse lei.  Alberto si mise un tasca la rivista, visitò in una settimana i luoghi più cari ai turisti e all’ottavo giorno fece il viaggio inverso rispetto all’andata ritrovandosi a casa in una serata uggiosa. Per prima cosa telefonò a Leda: “Novità?” “Ci possiamo vedere domani sera, stasera vado a trovare mia madre.” Era una scusa, Leda per mantenere se stessa e la genitrice si era messa in mano ad un prosseneta di nome Adelfo con abitazione a Musolino sui Peloritani che  ad ogni ‘incontro’ con un professionista del porno gli ‘mollava’ cinquemila Euro. Leda aveva avuto una motivazione importante per prendere quella decisione, era per soddisfare il bisogno  di sopravvivenza,  esigenza impellente quanto essenziale era stata la ragione  a spingerla a realizzarla, la mancanza di soldi. Ovviamente durante gli amplessi venivano girati sia un filmino che delle foto. Adelfo aveva preteso da Leda di firmare un contratto in cui lei,  qualora avesse rifiutato le sue ‘prestazioni’ doveva pagare una penale di cinquantamila Euro, la ragazza nel contratto aveva fatto aggiungere di voler  lei scegliere  le persone con cui avere rapporti sessuali. Leda non aveva messo al corrente Alberto di quella parte importante della sua vita, anche se poteva avere rapporti sessuali di suo gradimento non voleva più saperne, si era innamorata di Alberto ma quel contratto scritto… La situazione era a quel punto. Il pomeriggio successivo alla vista dell’amato Leda lo abbracciò e: “Devo raccontarti quanto mi è successo: il giorno dopo che tu sei partito si sono presentati in negozio tre brutti ceffi che mi hanno obbligato ad aprire la porta di casa mia, cercavano qualcosa che non hanno trovato, mi hanno lasciato la casa in subbuglio, non li ho denunziati, non sapevo nemmeno chi fossero o almeno…Quei tali hanno frugato particolarmente in questo armadio che abbiamo alle spalle, l’ha costruito mio padre che mi confidò che all’interno c’era una sorpresa, non mi sono mai interessata di scoprila ma il giorno stesso della perquisizione, nel togliere un cassetto e dopo aver fatto scorrere un piccolo pannello in basso ho scoperto una cavità, dentro tanti Euro ed un biglietto con una numero di cellulare, questa era la sorpresa di cui parlava mio padre.” “Che intenzione hai di fare?” “Non mi resta che comporre il numero del telefonino, lo farò dinanzi a te.” “Sono la figlia di…ho bisogno di parlare con qualcuno amico di mio padre.” “Domattina.” La conversazione fu interrotta. Come promesso dall’anonimo interlocutore per telefono, la mattina dopo una Jaguar si fermò dinanzi al negozio di Leda, ne scese uno dei due occupanti, sicuramente un mafioso,  che fece cenno alla ragazza di venire fuori dal negozio.  Senza presentarsi: “Dimmi quello che ti è accaduto.” Leda raccontò sia della perquisizione subita che del fatto che era costretta a …Il cotale, peraltro elegantissimo risalì in macchina. La sera sul telefonino di Leda apparvero due ‘OK’ bisognava interpretarli.  Leda capì tutto quando telefonò ad Adelfo per un incontro. “Da ora in poi sei libera, ho stracciato il tuo contratto.” Un evviva dentro di sé da parte di Leda. Il sabato sera successivo: “Domani gran giorno, pranzo leggero e poi e poi e poi…” Finalmente Leda si era sbloccata, ‘ciccio’ percepì che per lui c’era della ‘pappatoia’ in arrivo ed esultò come solo lui sapeva fare. “Calma amico mio, ancora siamo a casa nostra!” Alberto e Leda decisero di sposarsi, la neo sposa riprese a truccarsi, a vestirsi di abiti con colori vivaci e dopo nove mesi mise al mondo una piccola e bellissima ‘Ledina’ cui venne imposto il nome di Anna che vuol dire molto desiderata. Gran festa con tutti gli amici dei due genitori, ovviamente esclusi quelli ‘particolari’di Leda!