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Racconti

“Scrivere è viaggiare senza la seccatura dei bagagli”
Emilio Salgari


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  • 09 settembre alle ore 11:07
    2013

    Come comincia: Io credo alle persone che hanno lottato per stare insieme. Perchè incontrarsi e stare insieme è facile, è incontrarsi e combattere per stare insieme che è un po' più difficile. Credo alle persone che litigano e hanno il coraggio di abbandonare il proprio orgoglio per chiedere scusa, per darsi un abbraccio e tornare a guardarsi come prima, a quelle che ogni tanto non si sopportano, perchè è umano anche se si è innamorati. Io credo alle persone che hanno pianto, hanno creduto di essersi persi e invece si sono ritrovati più forti di prima perchè non è amore solo scriversi Ti amo ovunque, è amore anche affrontare mille ostacoli ma continuare ad amarsi e volersi nonostante tutto.

  • 08 settembre alle ore 22:26
    2015

    Come comincia: Non mi sento superiore, io lo sono. Su ogni forma di atteggiamento aggressivo, invidioso, ipocrita, di maldicente, cattivo in senso stretto, si sono superiore, perchè non riverserò mai queste cose sulle persone, ma aspetterò che sia la giustizia Divina a farlo. Una persona buona non ti prende di mira, aspetta il momento giusto per fartela pagare, ma solo per farti provare quanto è pesante quello che le hai fatto vivere e te lo farà provare sulla tua pelle solo a scopo educativo, affinchè impari a vivere, affinchè impari la civiltà e la sana convivenza con il prossimo.

  • 08 settembre alle ore 22:22
    2014

    Come comincia: Nei colori di questa città ci sono io. Il cielo è pieno di sole azzurro, il giallo della luna piena che cala di notte, il rosso del bosco in via di estinzione in una grande città, dai grattacieli grigio, l'arancione dei fari delle auto in corsa in un lungo chilometraggio, c'è qualcosa di me in tutto questo. Nel bene o nel male, il mio arcobaleno è lì, che sperpera sfumature. Ehy, tu sei il benvenuto, ti regalerò uno dei miei pennelli, non guardare i miei acquerelli per colorare le tue insicurezze. Io non dipingo con i colori pastello.

  • 08 settembre alle ore 22:21
    2014

    Come comincia: Allontanatevi da tutto ciò che ruba il vostro sorriso. E ricordatevi che non avete bisogno di cose migliori, per vincere. Godetevi le persone che sono accanto a voi e amatele così come sono. Non si ha la certezza di nulla nella vita, tranne nei nostri familiari che vanno amati come se non ci fosse un domani. Perchè è quella l'unica eredità che dura nel tempo e quel mondo nessuno ce lo può togliere o sostituire.

  • 08 settembre alle ore 22:18
    2014

    Come comincia: Tutto quello che so è che ho perso troppo tempo valorizzando le cose sbagliate. Quindi, per rimanere coerente al mio giuramento, comincerò a gettar via il mio taccuino e dare un abbraccio alle persone a me care, che fanno parte della mia famiglia. Continuerò a stare insieme al mio ragazzo, a dirgli che lo amo e che è un grande piacere per me stare con lui. Correrò nel parco insieme al mio cane e lo riempirò di baci. Sono queste cose che impregnano di più la mia anima. Ed è solo questo quello di cui ho bisogno, il guadagnarmi da vivere e avere un bisogno assurdo di sentimenti sinceri. Farò in modo di ricordare a me stessa ogni giorno, che il saldo del mio conto in banca non sostituisce un pomeriggio di conversazioni, risate e ricordi.

  • 08 settembre alle ore 17:59
    2010

    Come comincia: Mi hanno insegnato che il saluto è educazione ed è altrettanto educato rispondere.. Mi hanno insegnato che nella vita tutto si può dimenticare tranne il bene ricevuto. Mi hanno insegnato che se una persona si ritiene superiore a te bisogna lasciarla vivere nella sua inferiorità. Mi hanno insegnato a camminare a testa alta perchè nessuno è così importante da farmi abbassare lo sguardo.

  • 05 settembre alle ore 23:02
    Il funerale della strega

    Come comincia: Un giorno d’inverno morì una strega. Era una donna cattiva, che in vita aveva goduto nel far del male a molta gente. Nessuno se la sentiva di far parte del corteo funebre, lungo il sentiero che dal paese portava al camposanto. Il cimitero, posto sulla sommità di un monte, era sì un luogo di pianto, ma così bello da allargare il cuore; il lugubre sentiero che bisognava percorrere per raggiungerlo, invece, era solitario, tortuoso, arrampicato su un costone roccioso a strapiombo sull’orrida valle, tappezzato da erbe secche e scure, contornato da due file di scheletrici legni di alberi morti, che nessuno, neanche i più vecchi, ricordava più se mai erano stati esseri viventi coperti da verdi fronde. Chi poteva avere mai il coraggio di attraversare un luogo tanto cupo e pauroso in compagnia del cadavere della vecchia strega? Non se la sentiva il prete, né il becchino, né tanto meno i parenti ed i paesani, ai quali la donna, in vita, aveva fatto tanto male. Ma tant’è, neanche una strega può rimanere insepolta, e una soluzione bisognava trovarla. Il becchino, Bepi Picon, possedeva un vecchio asinello che utilizzava per portare le bare durante i cortei funebri. La bestia, animale mansueto e intelligente, conosceva ormai a memoria la strada dal paesello al camposanto, perché l’aveva percorsa molte volte, con la cassa del morto ben fissata alla sua groppa e il corteo funebre, in lacrime, dietro le sue terga. Così a Bepi Picon venne un’idea: carichiamo la bara sulla groppa dell’asino, la leghiamo ben bene perché non caschi e lasciamo che sia lui, da solo, a portare la vecchia al camposanto; è una bestia intelligente e conosce la strada a memoria; ed è un animale, non un cristiano, e non si lascerà certo impressionare dalle cose che a noi fanno paura. Noi poi ci facciamo coraggio, raggiungiamo il camposanto tutti insieme, più tardi, con calma, scarichiamo la bara e la caliamo nella fossa. Poi chiudiamo la tomba, finiamo il lavoro e ce ne torniamo a casa ben prima che faccia buio. Ben detto, buona idea, facciamo così... commentarono gli altri, ben lieti di essersi evitati il rischio di dover compiere il lugubre tragitto in compagnia della morta. Anche il prete approvò. Si caricò l’asinello, legando ben bene la bara sulla sua groppa; incoraggiata da una pacca sul fianco, la bestia, ligia, si inerpicò verso il camposanto per fare il suo dovere. Intanto i paesani se ne andarono all’osteria, per darsi coraggio e lasciare al somarello un congruo anticipo.
    Quando pensavano che la bestia potesse ormai essere arrivata a destinazione, il becchino, un paio di aiutanti, il prete coi paramenti funebri insieme a qualche paesano coraggioso, si diressero verso la sommità del monte dove si trovava il cimitero. Intanto, il cielo si era fatto nero e cupo, e l’aria gelida. Sembrava quasi che soffiasse un alito di morte. Giunsero finalmente alla bella radura dove si trovava il Camposanto. Qui era tutta un’altra storia, tanto era bello il paesaggio che di colpo si apriva agli sguardi, con le tombe serene che si estendevano nel prato verde e ben curato e, più in là, la spettacolare vista sulla loro bella vallata. Ma c’era qualcosa che non andava: non si vedeva, da lontano, la sagoma familiare del vecchio somaro. Forse, laggiù c’era qualcosa... sì, eccola la bestia, ma non il solito placido animale, intento a brucare l’erba: il somaro era accasciato a terra, rovesciato malamente su un fianco, la bocca spalancata in modo innaturale, da cui era uscita una densa bava, che ora giaceva coagulata fra gli steli d’erba. Gli occhi aperti e sbarrati, la povera bestia era morta stecchita, la bara ancora ben fissata sulla sua groppa. Vincendo il timore che li assaliva, scaricarono la bara dalla groppa del povero animale e lì scoprirono la causa della morte: un lungo rettangolo, delle stesse dimensioni della bara, un rettangolo nero, di pelle e carni e ossi bruciati, profondamente inciso sulla schiena della bestia esattamente laddove era appoggiata la cassa della strega.

  • 05 settembre alle ore 22:25
    2014

    Come comincia: Ho deciso di non aspettare troppo a lungo. Le persone hanno questa sciocca mania di tenermi in stato di attesa. Ho sempre sperato in una ricompensa, per chi portasse pazienza e comprensione, ma questa volta no, per questa volta, ho deciso di accettare quello che mi viene dato. Non sto dicendo che ho intenzione di mandare a fanculo i miei sentimenti e Il mio cuore, ma di accettare quello che merito senza attendere il "no plus ultra" per buona condotta visto che non arriva mai. Nessuno ha una sfera di cristallo, sai? E poi ho capito che se voglio una cosa, devo chiederla e devo combattere per essa. La vita non è semplice, non è sperare che tutto vada per il meglio. Non mi siedo su una sedia comoda a pensare che il mondo abbia l'obbligo di servirmi. La vita non aspetta nessuno e non è stata pensata per i pigri.

  • 05 settembre alle ore 22:21
    2014

    Come comincia: L'unica cosa di cui sono sicura nella vita è che non sono sicura di niente. Mi ci è voluto molto tempo per capire che le certezze a volte sono frustranti. Perdiamo una vita intera per dimostrare al mondo quanto abbiamo ragione, ma intanto ci perdiamo le migliori opportunità lungo la strada. Giuriamo che siamo in grado di amare anche in circostanze difficili, quando in realtà, stiamo inventando possibilità tra tante probabilità. Ogni qualvolta mi sforzo di farmi piacere qualcosa o qualcuno a lungo andare cambio idea e mi stanco. Perchè ho capito troppo presto che tutto quello di cui la mente e il cuore hanno bisogno, per sentirsi veri, necessitano di non tirare troppo la corda e di accettare quello che viene e che il sentirsi obbligati ad amare qualcuno, non regge.

  • 05 settembre alle ore 10:20
    2010

    Come comincia: E se avessi la possibilità di rinascere lo farei volentieri, per rivivere la mia vita insieme a te, per rimediare a tutti gli sbagli, per ricucire le tue ferite, per cancellare i tuoi dolori, per far conoscere al mondo intero il tuo sorriso che ha incendiato il mio cuore sin dal primo momento che ti ho visto.

  • Come comincia: Carissimi amici,

    il tempo purtroppo scorre inesorabilmente, e tra un po’ non potrò esserci più come adesso causa università, perciò ho deciso di scrivervi queste parole che spero apprezzerete. Tutto cominciò per caso, quando da un semplice game è nata una storia che spero non abbia più fine. Piano piano ho conosciuto tutti voi, sono diventato parte del gruppo, e tutto ciò mi rende ancora estremamente felice. Non so come continuate a sopportare i miei difetti, come il tilt esagerato o la mia paura per ogni minima cosa, però sono riuscito a migliorare come persona e come player grazie a voi: per esempio, soprattutto all’inizio ero sempre allegro, spensierato, non avevo timore di dire o fare qualsiasi cosa, anche la più stupida, ed è tutto merito vostro, che mi avete sempre fatto sentire parte di voi; come player invece, ho molta più strada da fare, e lo vedete chiaramente nei miei errori da silver incallito. Ma non devo aggrapparmi troppo al passato: il presente dice che sono ricaduto nelle mie vecchie incertezze, nelle mie solite paure, e ho bisogno anche di voi per tirarmene fuori. Vi chiedo scusa se ultimamente sono stato freddo, silenzioso, nervoso senza alcun motivo apparente: la verità è che ho sofferto parecchio nella mia vita, e a volte ho l’ansia di non poter farcela. Chiusa questa parentesi triste, torniamo a voi, anzi, a noi. Non sarò mai in grado di ringraziarvi di tutto, avete fatto e fate così tanto per me, ma ora cercherò di farlo con ognuno di voi: Lory, all’inizio non eravamo molto in confidenza, però poi conoscendoti meglio ho capito che bella persona sei, e ti ringrazio per aver allargato i miei orizzonti; Criceto, sei il mio adc preferito, ma soprattutto una bravissima persona con cui è sempre un piacere stare in compagnia, e magari gli altri ragazzi fossero come te; Kazuya, chissà quanta gente ormai ti avrà detto di stare zitto, però tu continui ad andare avanti per la tua strada senza che la cosa ti importi minimamente, e dovrei prendere esempio da te; Marcellino, ti ho già detto la maggior parte di quello che potrei scriverti, però lo riscrivo, così che lo sappiano anche gli altri: nonostante io e te siamo abbastanza diversi, ti ho sempre ammirato perché vorrei essere almeno un minimo di quello che sei tu, e ti ringrazio di nuovo per avermi aiutato quando te l’ho chiesto; Giusy, sei stata la prima che ho conosciuto e qualunque cosa accada riesci sempre a farmi sorridere, anche in lacrime...ormai è inutile che ti ringrazio ancora considerando quante volte l’ho già fatto, però lascia che ti dica una cosa: come mi hai dimostrato più volte che posso contare su di te, tu puoi sempre contare su di me, perché sei un’amica più unica che rara, e non voglio perderti per nessun motivo al mondo. Bene, credo di aver detto più o meno tutto quello che avevo da dire, e ovviamente ringrazio anche tutti quelli che non ho menzionato per distrazione o scarsa memoria dovuta alla vecchiaia. Avete da tempo un posto speciale nel mio cuore, vi voglio bene ragazzi, e ve ne vorrò sempre!

  • 02 settembre alle ore 15:55
    WIFE SWAPPING

    Come comincia: Era d’estate, nel suo ufficio della Camera di Commercio il condizionatore al minimo,’ voja de lavorà sartame addosso’, Alberto non aveva dimenticato il suo richiamo romanesco quando sentì bussare alla porta. Dopo  il solito ‘Avanti’ si presentò un giovane di media statura, ben vestito con cravatta che, con un sorriso, gli porse la mano. “Sono Salvatore S. il nuovo capo sezione, sostituirò il povero Antonino A. deceduto dieci giorni fà resti pure seduto, non amo le formalità.” “Finalmente uno non pieno di sé e della sua carica”  pensò Alberto, sono  Alberto M. vicecapo ufficio ai suoi ordini.” “Forse lei era un militare, io do solo consigli e considero i dipendenti degli amici, venga le offro un caffè al bar.” Così era avvenuta la conoscenza fra i due, conoscenza che il fato, benigno in questo frangente, avrebbe fatto approfondire e quanto approfondire! “È l’ora di pranzo, la invito a casa, mia moglie è in vacanza e avrà preparato qualcosa di buono.” “Non voglio disturbare la signora, andiamo al ristorante.” “Niente complimenti signor capo sezione, ho la mia Panda qui vicino al posteggio ‘Cavallotti’,la sua?” Anch’io.” Durante il viaggio Alberto tramite il telefonino dell’auto informò Anna che avevano un ospite a pranzo. La abitazione di Alberto situata lungo la Panoramica dello Stretto, dono della zia Giovanna recentemente deceduta, era una villetta a due piani di vecchio stile recentemente ristrutturata con mobili moderni. Posteggiatala Panda nel garage, da una scala interna raggiunsero il primo piano: all’ingresso trovarono Ninfa: “Mi scusi sono impresentabile ma non aspettavo ospiti.” Salvatore posò il suo sguardo sulla padrona di casa un po’ più a lungo del dovuto (sicuramente aveva apprezzato…). “Come dicevo a suo marito sono un anticonformista quindi niente complimenti anzi diamoci del tu.” A tavola grande convivialità e scambio di informazioni: Salvatore di origini messinesi di stanza ad Udine, venuto a conoscenza di un posto libero alla Camera di Commercio di Messina, aveva inviato al Ministero la domanda di trasferimento anche se non ci sperava troppo data la moltitudine di Siciliani che volevano  avvicinarsi alla loro terra ma, inaspettatamente, la sua istanza era andata a buon fine con mugugni da parte di suoi colleghi concorrenti, Alberto fece un risolino interno ma capì che sotto c’era qualcosa  di poco chiaro che a lui poco interessava, Salvatore si stava dimostrando una persona perbene. La storia di Alberto era piuttosto comune, diplomato ragioniere era riuscito, tramite raccomandazioni, a vincere il concorso alla Camera di Commercio, l’escursus di Ninfa era più, molto più complicato. Innanzi tutto il nome richiesto o meglio imposto dalla zia Giovanna vedova senza prole ma ricca di famiglia  e quindi…  degna di attenzione ad ogni sua desiderata; come compenso, alla sua morte aveva fatto diventare benestanti sua nipote Ninfa e, conseguentemente, il marito. Ma la baby, orgogliosa di natura e molto intraprendente si era prefissa di trovare un lavoro, tuttavia in periodo di crisi non era facile. Scovò una banca o piuttosto una bancarella non quella delle fiere ma una piccola banca appena aperta e situata in via Cannizzaro al posto di un’altra trasferitasi altrove. Il direttore era un signore di taglia elevata dimessosi da un istituto di credito importante per divergenze col suo superiore che era riuscito a farsi sovvenzionare dagli amici e di farsi seguire da alcuni clienti della vecchia banca che era riuscito a convincere a seguirlo nella nuova avventura: Banca di Credito Popolare di Messina. Tuttavia, come facile immaginare, i problemi finanziari erano molteplici, a lui si era rivolto Ninfa chiedendo di aprire una filiale sul torrente Trapani dove una cara amica gli avrebbe messo a disposizione i locali gratis per i primi sei mesi. Ninfa sostenuta dai piccioli della zia Giovanna fece adattare i locali a banca e inaugurò la filiale con avviso sulla stampa di Messina. Molte persone all’apertura, soprattutto amici e curiosi ma i giorni seguenti lei e gli altri due impiegati… guardavano le mosche. Il direttore la chiamò alla sede e le disse che era costretto a chiudere la filiale. Ninfa ottenne quindici giorni di proroga ed escogitò un piano diabolico: fece stampare duecento bigliettini da visita con scritto ’Dott:ssa Ninfa M. responsabile filiale della Banca di Credito Popolare di Messina, via Torrente Trapani n.104 – tel.090-7918237  e con essi prese a frequentare la hall dei più importanti Istituti di Credito di Messina dove avvicinava i maschietti in attesa che riteneva di poter convincere a cambiare banca. Persone di mezza età ben vestiti che davano l’idea di portafoglio gonfio e nello stesso tempo frustrati sessualmente per mogli in menopausa, racchie, indisponibili insomma complessati. Si presentava con generosa scollatura, grandi sorrisi, linguaggio confidenziale; ebbe successo, la sua filiale cominciò a riempirsi di nuovi clienti con meraviglia del suo direttore ed anche di Alberto che non era al corrente dello strattagemma della sua diabolica consorte. Qualche problema sorse quando i cotali signori cominciarono a sperare qualcosa di più dalla gentile dottoressa. Un tale nell’uscire dalla Banca lasciò sul bancone un astuccio con dentro un anello con brillanti, inseguito dalla bella Ninfa dovette riprendersi il suo regalo, così capitò altre volte con signori che facevano finta di dimenticare il loro denaro, talvolta con cifre anche notevoli. Ninfa intelligentemente capì che se si fosse sparsa la voce che lei accettava regali ci sarebbero state spiacevoli conseguenze e così prese a rifiutarli, d’altronde non aveva bisogno di soldi. A questo punto era giunto Salvatore che, dopo pranzo, aveva rivelato di essere ospite di sua madre ma cercava un appartamento ammobiliato dato che, sposatosi da poco, ad Udine non aveva acquistato i mobili per arredarlo. Alberto e Ninfa si guardarono in viso e all’unisono presero una decisione: “Sopra noi abbiamo un appartamento ammobiliato era di una mia parente deceduta, non avevamo voluto affittarlo per non aver vicini di casa non graditi ma penso che lei e sua moglie…” “Come ti ho detto niente lei, mia moglie Grazia sarà felice, è insegnante di educazione fisica, le darò subito la notizia e sabato mattina, col vostro permesso, porteremo la nostre cose nell’appartamento di sopra, Grazie di nuovo.” Il sabato mattina una Jaguar entrò nel loro giardino: erano giunti Salvatore e Grazia G. L’auto bellissima una XJ era più lunga di cinque metri e dal costo proporzionato. “Complimenti per la macchina anch’io sono un ammiratore della Jaguar un’auto che non passa mai di moda, ne vedo in giro alcune d’epoca ancora in funzione, di nuovo complimenti anche per la signora, spero che non t’offendi né che sia geloso.” “Ma quando mai, mio marito sa tutto di me ed io sono sempre sincera con lui, quando ci conosceremo meglio ti narrerò alcuni episodi boccacceschi, permettetemi un abbraccio ad ambedue, ci avete tolto un pensiero inoltre il posto è bellissimo, Ninfa è uno splendore, “Da buona polentona avevo dei pregiudizi nei confronti dei siciliani, tutto cancellato.” “Sistematevi ed all’una tutti in tavola come da vecchio carosello.” Le signore sfoggiavano vestiti corti, eleganti, scollati danti e di dietro, i maschietti erano rimasti basiti. “Non avete mai visto le vostre mogli in ghingheri?” Salvatore “Io la mia si ma la tua … non ho aggettivi.” Effettivamente Ninfa faceva onore al suo nome: capelli castani con sfumature di rossiccio, occhi tra un verde e il grigio, attiravano molto l’attenzione, erano magnetici, naso piccolino, bocca carnosa e denti bianchissimi tipo reclame di dentifricio, seno forza tre, gambe ben tornite e piedi lunghi e stretti, una dea! Alberto: “Per fortuna non sono geloso, me l’hai spogliata con gli occhi ed ora a far onore a Ninfa che anche in cucina  è bravissima. “ Lì’interessata che intendi dire che in altri campi…”
    La tavola era uno spettacolo: dagli antipasti ai cannoli tutte specialità siciliane innaffiate da un vino Neo D’Avola, delizioso. Salvatore “Qui ci mettiamo a vitto per sempre come si dice in gergo militare.” L’atmosfera era favorevole per un ballo con scambio di dame, i maschietti su giri non meno le femminucce ma Salvatore ritenne opportuno riportare tutti alla realtà. “Che ne dite di una giro in Jaguar sui monti Peloritani?” Approvato all’unanimità. Davanti Salvatore ed Alberto dietro le signore spaparazzate sul divano, si tenevano per mano affettuosamente. Alberto dallo specchietto di cortesia le seguiva incuriosito, non sapeva che pensare. Arrivati alla cima furono accolti da una gradita aria frizzante, erano a più di mille metri di altezza. Visitarono una minuscola chiesa con icone antiche sui muri e poi una mezz’oretta seduti su un muro a rimirare il bel panorama di Messina. Dopo un’ora tutti a casa, erano le diciannove. “Buona notte a tutti.” Alberto “ Che ne pensi dei due, avevi preso la mano di Grazia…” Mi piacciono ambedue, Grazia è andata in Provveditorato per avere un posto di insegnante di educazione fisica, nel frattempo si occuperà della casa, meglio di così, che ne dici di Lei?” “Preferisco te ovviamente ma non è male, ha una struttura atletica bel viso  seno e popò..” “Lo immaginavo che andavi a finire lì vecchio sporcaccione! Ma io ti amo anche se non so per qual motivo, la zia Giovanna all’inizio non ti apprezzava gran che ma siccome mi piacevi… e mi piaci ancora che ne dici di un bel…” “ E poi lo zozzone sono io, vada per un sixty nine.” (studiate l’inglese!). Grazia era stata assunta quale insegnante di educazione fisica preso l’istituto Tommaseo e la vita dei quattro era cambiata nel senso che a mezzogiorno per il pranzo ci si arrangiava ma la sera era un piacere rivedersi e cenare insieme come vecchi amici. Alberto aveva notato che Salvatore evitava di guardare in viso Ninfa segno evidente di un suo interessamento alla signora ma evidentemente non voleva far un torto a suo marito ma il cotale (Alberto) da buon psicologo l’aveva ‘sgamato’ ma non così la diretta interessata che a letto: “Hai notato che Salvatore cerca di non guardarti mai…” “E allora?””Ingenua non hai capito che per te farebbe pazzie ma vuole evitare…” Ninfa era caduta dalle nuvole ma dopo il bacino della buona notte non riusciva a prendere sonno e pensava, pensava…gli sarebbe piaciuto…ma no mai avrebbe pensato ad un altro uomo non che Salvatore gli dispiacesse, i suoi modi, il suo fisico…pian piano Morfeo si impadronì di lei ma gli interrogativo si ripresentarono i giorni successivi, ora era lei che non guardava in viso Salvatore. Tutto questo sotto gli occhi ironici di Alberto che stava divertendosi un sacco per quella sceneggiata. Una sera un grande annuncio da parte di Grazia, “Amici miei fra otto mesi diventerete zii!” Congratulazioni e grandi abbracci. Un giorno successivo Grazia annunziò che aveva preso un appuntamento con un ginecologo per la mattina successiva ma Salvatore doveva andare fuori sede e Ninfa non era disponibile causa una febbre improvvisa; fu Salvatore che chiese ad Alberto di accompagnare Grazia alla visita ginecologica, il buon Albertone alzò le orecchie come si dice in gergo, la storia gli sembrava strana ma accettò. Alle nove con la sua Panda accompagnò Grazia dal dr. Tinelli il quale, venuto a conoscenza che Alberto non era il marito ma un amico, lo pregò di restare nella sala di attesa ma a questo punto intervenne Grazia la quale si sbilanciò: “Preferisco che Alberto  venga con me, mi dà sicurezza.” Il ginecologo non fece una piega solamente alzò un sopracciglio, da anziano medico probabilmente ne avete viste di tutti i colori. Quando Grazia fu in posizione Alberto cominciò a ridere: “Lo sai che al momento del parto ti raseranno a terzo il fiorellino a te i peli arrivano quasi all’ombelico, ci vorrebbe un taglia erba!” Grande risata di Grazia ed altra alzata del sopracciglio del ginecologo che confermò l’iniziale gravidanza. In Auto Grazia, per ringraziamento diede un fuggevole bacio sulle labbra di Alberto che rimase perplesso anche perché ‘Ciccio’ a quel contatto aveva assunto una posizione di attenti e tale rimase sin a casa quando Grazia, accortesi della situazione, credette bene di  sollazzare il coso con un bel blowjob (solito inglese) sin quando l’Albertone le riversò in bocca…La situazione si era complicata, a questo punto come impedire a Salvatore di…effettuare un classico wife swapping (a quest’ora sarete in confidenza con l’inglese!). A letto prese in mano il viso di Ninfa e le raccontò l’accaduto chiedendola cosa pensasse e soprattutto cosa desiderasse. Ninfa dentro di sé aveva deciso per il si, volete sapere come finì? Con una scopata al dio biondo questa la risposta della bella consorte. La sera a tavola Alberto capì subito che Salvatore era venuto a conoscenza  di qualcosa di ingombrante era spuntata sulla sua fronte ma ben portata dall’interessato il quale giustamente pensava di poter finalmente raggiungere il suo scopo. Alberto “Signori miei come si dice tutti sanno di tutto e quindi largo a Ninfa e Salvatore sempre che Ninfa sia d’accordo a mettere in palio la sua deliziosa…” Chi tace acconsente e quindi: “Il grande evento sabato sera” chiosò Alberto. Il venerdì giornata di pre-avvenimento a tavola il solito Alberto: “C’è un’atmosfera elettrica , io la sento, non so voi, propongo un avvenimento non previsto: la rasatura della cosina di Grazia lasciando il privilegio al legittimo consorte, che ne dici Salvatore?” L’interessato, col pensiero al giorno successivo, avrebbe accettato qualsiasi proposta e così fu: un avvenimento molto particolare perché si decise che avvenisse sul tavolo da pranzo: posizionate varie coperte Grazia non si fece pregare e immediatamente scoprì la foresta nera che fece uscire dalla bocca di Ninfa un oh oh prolungato, anche lei non si immaginava una cosina così pelosa. Salvatore munito di forbicine cominciò a sfoltire la massa e quando i peli raggiunsero un’altezza minima cominciò col rasoio elettrico. Si scoprì un fiorellino delizioso: le grandi labbra tutte intere ed un clitoride piuttosto pronunziato e Salvatore si sbilanciò: “Domani amico mio potrai divertiti a lungo, Grazia è una goderecciosa prolungata poi adesso…”Il sabato sera nessuno aveva fame, ognuno spiluccava qualcosa in attesa… Ninfa, per motivi personali, preferì usufruire del talamo di Salvatore conseguentemente Alberto e Grazia…Quest’ultima neo coppia si rifugiò sotto una doccia ristoratrice, era inverno e la casa tutta riscaldata ma un buon getto di acqua calda è sempre gradito. Alberto sempre dichiaratosi anticonformista e non geloso aveva il pensiero a Ninfa ma questo non gli impedì di mettersi in bocca due tette a forma di pera per poi passare sulla cosina rasata ma dal clitoride molto sensibile, goderecciata dentro la cosina senza problemi (era incinta) ma poi un po’ di tristezza, la mente umana…Alberto si appisolò sin quando  Salvatore si presentò in camera da letto, aveva perso la cognizione del tempo, un saluto affrettato e poi a ritrovare il suo amore nel loro talamo. Avvolta nel lenzuolo e con la schiena girata Ninfa piangeva silenziosamente, Alberto preferì non disturbarla, avrebbero parlato la mattina seguente. Ninfa fu la prima ad alzarsi, Alberto si svegliò col profumo di un cappuccino contornato da cornetti e prugne snocciolate, solita colazione. Si guardarono a lungo in silenzio sinché Alberto: “Vorrei che ti togliessi la tristezza di dosso, non ci complichiamoci la vita.” “Non so se essere sincera o stare zitta e tenere tutto per me.” “Massima sincerità more solito, nulla può cambiare il nostro amore.” Dopo la doccia Salvatore h cercato di baciarmi in bocca, non l’ho permesso la bocca per il bacio è riservata al solo amore mio ma poi ha preso a baciarmi le tette sin quasi a portarmi all’orgasmo, d’improvviso ha smesso tralasciando la cosina per passare ai piedi, dita in bocca e poi leccata sotto le piante, sinceramente m’è piaciuto il tale è un feticista ma quello che è successo dopo, indescrivibile. Ha un ciccio uguale al tuo ma molto più duro, ma non me l’ha infilato dentro la cosina sino in fondo ma a metà strofinando la parte superiore della vagina, dopo un po’ ho provato una sensazione unica: una goderecciata prolungata, profonda, indescrivibile mai provata con te, forse ha trovato il mio punto G, quando dopo un po’ mi sono ripresa ha usato di nuovo lo stesso modo facendomi provare uguale sensazione anche più forte, non finivo mai di godere. Quando ho ripreso la forze sono tornata in camera mia ero confusa, lo sono ancora, dimmi qualcosa.” Alberto pensò: “Posso dire solo che sessualmente non valgo gran se viene uno sconosciuto che porta mia moglie alle stelle facendomi fare la figura dello sprovveduto e poi a viva voce: “Il mio grande amore mi porta a dirti che sono contento per te, non ti porre problemi, nulla è cambiato, vero?” “Sei sempre l’amore grande della mia vita, sempre di più, non voglio riprovare quelle sensazioni.”Un giorno dopo l’altro come la canzone, nessuno aveva accennato a quella serata del sabato, l’allegria, almeno apparente regnava in quella comunità, solo Alberto si sentiva come dire sminuito nella sua mascolinità anche perché provò varie volte a trovare il punto G di sua moglie senza riuscirvi. Un giorno Salvatore prese da parte Alberto e: “È un argomento delicato,  Grazia non ha il coraggio di chiedertelo e vorrebbe… le sei piaciuto molto più di me, vedi tu.” Alberto non era uno sprovveduto, capì perfettamente che il buon Salvatore ciurlava nel manico, evidentemente voleva farsi di nuovo Ninfa, chissà se era vera la storia di Grazia. Un giorno rimasto solo con lei: “È vero quanto riportatomi da tuo marito vorresti di nuovo stare con me, non mi pare di essere un amante modello!” Grazia lo abbracciò, qualche lacrima e poi la confessione: “Mi sono innamorata di te, non intendo lasciare mio marito ma almeno ogni tanto…mi basta vederti, quando faccio sesso con mio marito lo faccio con te. Sembrava sincera, piccole lacrime scendevano dal suo viso insieme al trucco, Alberto era sensibile alle disgrazie umane e questa gli sembrava vera, la baciò a lungo, “Ogni tanto ci vedremo.”Ninfa sembrava spensierata ma Alberto capì che non lo era, quelle due goderecciate col punto G avevano lasciato il segno, talvolta l’amore non basta, anche il lato sessuale… Ragionò a lungo con se stesso era sicuro dell’amore di Ninfa ma capì che ogni tanto doveva lasciarla andare. Ninfa giurò che non sarebbe più andata con Salvatore ma le sue parole erano contraddette dai suoi occhi, Alberto la conosceva bene anche in questa nuova veste e capì che ogni tanto la baby avrebbe voluto provare quelle sensazioni meravigliose che lui non riusciva a darle. L’atmosfera non era più quella spensierata di una volta, che fare? Ultima trovata del buon Alberto, fare l’amore in quattro sullo stesso letto scambiandosi le dame e fu così che riuscirono a trovare un po’ di serenità anche se, pensò il padrone di casa che ci aveva guadagnato non era lui ma talvolta,nella vita,i compromessi sono necessari!
     

  • 01 settembre alle ore 13:34
    2013

    Come comincia: Non è vero che le persone tristi si riconoscono dalla sofferenza che hanno negli occhi...anzi spesso ridono e cercano di stare in compagnia dando forza agli altri...si scusano quando sbagliano...Non è vero che le persone tristi spesso piangono...anzi raramente piangono...piuttosto ti ridono in faccia per non farti sapere che il loro cuore e' a pezzi.Non hanno paura a rimanere sveglie tutta la notte a ripensare e a fissare il soffitto...il giorno dopo alla luce del sole tornano a sorridere...Le persone tristi sono fragili....difficili da capire se stanno sorridendo a te oppure a se' stesse.

  • 30 agosto alle ore 0:09
    Alcune persone...

    Come comincia:  Alcune persone vengono nella nostra vita per un lungo periodo di tempo, altre, invece, vengono solo per una breve stagione. L'amicizia è come l'albero, i tuoi amici del lungo periodo di tempo saranno sempre lì per te anche attraverso tempeste e uragani, per sostenerti quando cadi. Esattamente come fanno le radici solide che sostengono l'albero . I tuoi amici di breve stagione; bè, se guardi fuori vedrai che le foglie cominciano a cambiare colore e alcune sono già cadute , questa è una chiara definizione di amici di breve stagione. Quando cadi tutti svaniscono, nessuno è lì per aiutarti a tirarti su. Scegli i tuoi amici con saggezza.

  • 22 agosto alle ore 12:15
    2014

    Come comincia: Ci sono persone che indossano maschere per nascondere la melma e lo schifo che si portano dentro, sfoggiano sorrisi per non mostrare l’invidia che gli corrode l’anima. Pronunciano parole false, per gettare fango sulla brava gente, i loro discorsi non rispecchiano mai la verità. Gli ipocriti hanno una vita talmente scialba, triste e vuota, che hanno bisogno di far questo per colmare la loro inutile esistenza. Serve indossare una maschera per distruggere una persona e per fregiarsi di pregi e premi che non gli appartengono? Serve indossare una maschera per giocare con la vita e i sentimenti di una persona? Serve l’intento cattivo per arrivare a calpestare la dignità di una persona? Serve arrivare a fingere ciò che non si è per guadagnare l’applauso non meritato su un palcoscenico costruito sulla bravura degli altri, serve indossare una maschera e possedere un mare di superbia per poter dire:”L’ho creato io!” quando è scopiazzato? Serve tutta questa cattiveria per gettare merda sugli altri e abbellire sè stessi? Si, purtroppo gli ipocriti indosseranno sempre una maschera per non far vedere che sono morti d’invidia e crepa cuore dentro, per non mostrare quanto schifo c’è in loro e quanta invidia covano nel assistere al successo delle persone valide. I falsi, gli ipocriti e gli invidiosi indosseranno sempre una maschera, semineranno sempre sozzure, incolperanno gli altri per i loro fallimenti, non ammetteranno mai che sei il migliore e ti faranno sempre credere che non sei tu il vincitore.

  • 22 agosto alle ore 12:11
    2011

    Come comincia: Se ti spezzano le ali, se calpestano i tuoi sogni, se ti riempiono di ferite, non demordere, ci sono sempre altre strade da intraprendere. Dalle esperienze negative si cresce, dal dolore si diventa più forti, quello che stai vivendo adesso, sarà la scuola che ti insegnerà domani a rialzarti ogni volta che cadrai. Impara a sorridere di fronte agli sciocchi, sii fiero/a di te e cammina con dignità, nessuno è così onnipotente da fermare al tua corsa e da umiliare la tua persona.

  • 17 agosto alle ore 13:34
    2014

    Come comincia:  Non sono perfetta e me ne dispiaccio molto, odio la solitudine, sono sempre in ritardo, non amo le imposizioni, non telefono a nessuno. Non mi piace essere sbagliata e cerco sempre di migliorarmi, sono un enorme caos nei ritardi e nei confronti di chi mi aspetta. Sono molto dura con me stessa. Odio essere ignorata dalla persona che amo, piango se lo fa. Sono timida, mi infastidisco facilmente di alcune persone. Non cerco nulla, lascio che le cose arrivino a me. Non sono perfetta, ma la bellezza delle mie imperfezioni è la parte che più mi interessa e mi appaga.

  • 16 agosto alle ore 15:45
    Lucia la svedese

    Come comincia: Alberto M., romano, un destino: la Guardia di Finanza. Suo  padre Armando, tifoso delle Fiamme Gialle a cui non  era riuscito ad accedere per l’amputazione di una gamba in seguito ad incidente stradale, era riuscito a far arruolare il primogenito Alfredo all’Accademia non così il fratello Alberto che, pur di raggiungere lo scopo, aveva fatto domanda quale allievo finanziere e nell’ottobre 1954 ed era stato ammesso alla Legione Allievi di Roma perchè, nel frattempo, la famiglia si era trasferita a Jesi (An) per aver padre Armando vinto un concorso quale direttore della Banca di Credito Anconetana. Così Alberto, iscritto al Distretto Militare di Ancona, si trovò a vivere di nuovo a Roma, dove era nato, con le stellette ma senza ancora le Fiamme che avrebbe ricevuto dopo sei mesi di corso. Ben diversi erano i compiti assegnati agli allievi finanzieri che, oltre alla piazza d’armi ed allo studio delle materie tributarie erano costretti a pulire i cessi (o meglio le latrine) sulla cui porta d’ingresso un cartello ammoniva i fruitori con uno scritto (non dico nel centro ma almeno, figli di p...cacate dentro!), a far pulizia nel locali e talvolta in cucina a pelar patate ed altri analoghi piacevoli servizi  che non aveva previsto di dover compiere ma, In fondo, la sua vita era migliore di quella di molti suoi colleghi arruolatisi come dire, per fame, perché provenienti da famiglie indigenti mentre lui veniva foraggiato dal padre meglio dalla madre, ricca di famiglia, con ben 50.000 lire al mese, una pacchia! Alberto nei primi venticinque giorni dall’arruolamento durante i quali non c’era libera uscita, passava il tempo ad ascoltare un suo collega toscano, tale Colbucci, virtuoso di sassofono e con lui anche  Antonio T. suo collega con cui aveva stretto amicizia. Altri allievi frequentavano in locale messo a disposizione del Cappellano Militare, munito di televisione in bianco e nero, Cappellano dai gusti particolari che non interessavano minimamente  Alberto da sempre eterosessuale. Al ventiseiesimo giorno grande libera uscita per i trecento allievi che, ovviamente pensavano solo ad una cosa… Alberto, circondato da alcuni di essi, li divise fra vari ‘casini’ di Roma (allora la Merlin non aveva ancora rotto i…con la sua assurda legge) riservando per sé e per Antonio il migliore a Piazza di Spagna, un casa di gran lusso e di 500 lire a marchetta che per allora era una bella cifra. Appena entrato ebbe una sorpresa, la maitresse Lalla di Furlè (Forlì) che aveva conosciuto a Jesi, gli corse incontro abbracciandolo e: “Nipotino mio che piacere vederti.” Gli avventori in sala un bumm generale che fece arrossire Alberto a cui cadde a terra il cappello.
    “Lalla ti prego sono in divisa!”  “Fottetene di questi quattro froci, si siete  un branco di frocioni,voi due venitecon me al primo piano, ci sono belle signorine.” Alberto ed Antonio si sedettero su un divano in attesa. Effettivamente si presentarono quattro bellezze, Alberto prese la prima che aveva accanto e si recò in camera, dopo circa mezz’ora riapparve soddisfatto nel salottino dove ritrovò Antonio. “Già fatto?” “Vedi non ho soldi sono orfano e…” “A 'mbecille li potevi chiedere a me, qua 500 lire e vai!” Al ritorno di Antonio discesero le scale, pagarono alla cassa e via a cercare un autobus per rientrare in caserma appena in tempo. Finito il corso, dopo gli esami ci fu il campo estivo a Fiano Romano; scomode dormite in tenda su un pagliericcio, esercitaziomi con un vecchio fucile 91 della guerra 15/18, esercizi militari come il passo del gattino, del leopardo e amenità del genere. Al rientro dal campo la destinazione finale: Alberto alla Legione di Torino, Compagnia di Domodossola, Antonio a quella di Palermo. Compagnia di Cefalù. Nel frattempo un lutto nella famiglia di Alberto. Suo fratello Alfredo molto amico di Bacco e dei dolciumi, ricoverato in ospedale per un crisi acuta di diabete, era deceduto. Dopo i funerali, cui aveva partecipato anche Antonio, i due amici si aggiornarono con la proprie novità: Alberto aveva sposato Flora L. e Antonio Lucia M. Descrizione delle  consorti: Flora insegnante di ginnastica, castana, media altezza, un bel fisico da atleta, sempre allegra e sorridente, ottimista, anticonformista. Alberto si considerava fortunato, aveva trovato la donna ideale. Antonio piuttosto titubante non riusciva a descrivere in modo completo la moglie: Lucia è figlia di contadini ricchi, suo fratello Calogero insieme  ai genitori e villici alle dipendenze coltivavano  vari terreni di loro proprietà ed avevano in gestione un Bad and Breakfast, Lucia era molto differente di fisico dai genitori e dal fratello decisamente bruni, robusti e non alti, Lucia era  bionda, un metro e settantacinque, fine nei modi, occhi di un blu profondo, viso da madonna, seno non eccessivo, gambe chilometriche, piedi deliziosi, una modella! I genitori, molto orgogliosi di quella bella figliuola, respingevano gli ovvi pettegolezzi dei paesani richiamandosi a lontani parenti nordici, la verità era che Lucia era stato un cadeau alla signora durante una notte di amore da parte di un bel fusto svedese di passaggio al Bad and Breakfast.  L’avevano iscritta al liceo classico in un collegio femminile condotto da suore ma dopo aver la stessa conseguito il diploma non intesero mandarla all’Università perché la loro figlia si era messa in testa di fare la modella, in un ambiente di perdizione pensavano loro e così Lucia rimaneva giorni interi a vedere la tv o a leggere libri ovviamente rompendosi i cabasisi per dirla alla siciliana. Un giorno conobbe Antonio che era andato al Bad and Breakfast per una verifica fiscale e, pur di togliersi dalla scatole, accettò, anche se malvolentieri, la sua corte e lo sposò, finalmente lontano da casa sua. Talvolta Lucia guardava suo marito con tristezza: dalla padella alla brace, il marito era decisamente rozzo ma almeno lei, foraggiata dai genitori, riusciva ad avere molta libertà, bei vestiti e guidava una Alfa Romeo spyder,  si consolava così. Destino volle che sia Alberto che Antonio vincessero il concorso per allievi sottufficiali presso il Lido di Ostia, era il 1958. Grandi abbracci, studiavano insieme come insieme andavano in libera uscita, ogni tanto riuscivano ad avere un giorno di permesso che passavano la maggior parte del tempo in albergo con la relative consorti che li raggiungevano ad Ostia. Per fortuna il tempo passava veloce, fine del corso, esami, campo estivo a Canazei in Trentino, rientro ad Ostia, cucitura sulla giubba dei gradi di vicebrigadiere, ulteriore fortuna, assegnazione di ambedue alla Legione di Messina, Alberto assegnato al Servizio Informazioni (era anche fotografo), Antonio al Nucleo di Polizia Tributaria per i bei voti ottenuti agli esami. A lui era stato assegnato un alloggio in caserma mentre Alberto aveva acquistato un appartamento in viale dei Tigli, zona Vip. Rimasto unico erede della famiglia M.,Alberto alla morte dei genitori si trovò con un sostanzioso gruzzolo e così pensò bene di acquistare una villa sui Monti Peloritani che sovrastavano la città di Messina. La fece rimodernare, prima di tutto con una piscina, al pian terreno un gran salone con televisione e con stereo di ultima generazione oltre ad un tavolo per banchettare e comode poltrone, vicino un'ampia cucina. Al piano superiore tre camere da letto con relativi servizi ed in ultimo una gran terrazza da cui si poteva spaziare con lo sguardo sino alle isole Eolie, un bijou. All’inaugurazione oltre ad Antonio e Lucia furono invitati tutti gli amici e i superiori ufficiali dei due vicebrigadieri (era sempre bene tenerseli buoni!)Il pranzo fu servito alla grande da due camerieri in divisa prestati per l’occasione da un famoso ristorante di Ganzirri che avevano portato tutte le vivande con un camioncino della ditta. Grande allegria, brindisi a ripetizione, tutti un po’ brilli meno Alberto che voleva tenere sotto controllo la situazione, infine balli scambiandosi le relative consorti,un successone! Spariti gli ospiti, rimasero Alberto, Flora,  Antonio e Lucia. L’Albertone aveva subito apprezzato le ‘doti’ della mancata modella e si era messo in testa di…Ne aveva parlato con Flora che, da buona anticonformista, si era fatta della matte risate: “Brutto zozzone ti vuoi fare la moglie del tuo migliore amico è immorale.” E giù risate a non finire che volevano dire una sola cosa: divertiti. Flora era innamorata folle di Alberto e lasciava correre qualche sua scappatella avendo ormai conosciuto la sua natura. A questo punto ritenne opportuno dargli una mano per sbloccare la situazione sia con Lucia che con Antonio, come? Ballando stretto con quest’ultimo sino a condurlo nel suo talamo. Rimasti soli Lucia capì la situazione e divenne seria:”Anche se ho studiato dalle monache non sono così sprovveduta, tua moglie si è portato in camera Antonio e tu?" “Dipende da te, inutile dirti che ho apprezzato sin da subito il tuo stile, la signorilità con cui tratti le persone, il tuo fisico e soprattutto la tua intelligenza, sei una donna fuori del comune, mi domando…” “Ti domandi perché ho sposato Antonio, dovevo allontanarmi ad ogni costo dall’ambiente retrivo di casa mia. Ti dico che in campo sessuale sono un disastro, Antonio dice che sono frigida e poi dinanzi a te mi vergogno, non voglio fare la vergine dai candidi manti ma…” “Lascia stare Stecchetti, vedo che dalle monache non leggevi solo libri ‘castigati.” “Ho una pessima esperienza in fatto di sesso,ero vergine e la prima volta Antonio mi ha fatto un male cane, in seguito non ha apprezzato le sue goffe avances…” “Ti chiedo solo di rilassarti,lascerò acceso solo un abatjour.” E prese a baciarla in bocca, per poi passare sulle deliziose piccole tettine ed infine sulla madre di tutte le godurie. Lucia aveva un clitoride pronunciato, molto sensibile e cominciò a godere a ripetizione e quando Alberto la penetrò dolcemente ebbe come delle convulsioni, tremava tutta, Alberto ebbe  paura che si sentisse male, ma quale male, dopo un po’ Lucia prese a baciarlo follemente, sei un dio mi hai distrutta!” “Vedi Antonio prima di te ha avuto contatti solo con puttane professioniste e quindi non conosce affatto il corpo femminile, non so che consigliarti, quando vuoi sono a disposizione (bravo il furbetto!), intanto prova a sgrezzare il consorte. La mattina dopo tutti assonnati dinanzi ad una ricca colazione preparata magistralmente da Flora per recuperare le forze. Lascio alla fantasia dei lettori il finale di questa storia vera a secondo della propria mentalità, ognuno troverà una soluzione per questo wife swapping. Non sapete che vuol dire? 'Gnurants consultate il vocabolario di inglese!
     

  • 13 agosto alle ore 9:06
    Giruzzo Poppella 'O Mastre 'e feste

    Come comincia: Vico Tronari e vico Carrette alla Sanità, sono due budelli mozzi, che si arrendono ad una montagna di tufo, che sorregge la Reggia di Capodimonte. L'enorme e tetra cava, che fa da limite, sembra una bocca in attesa di divorare persone, cose e sentimenti. Tronari, i minatori del '700, fabbricatori di tuoni e di massi di tufo, utili alla costruzione; alle carrette, poi, era affidato il compito del trasporto sino alla Reggia. Oggi, il luogo è abitazione di disperati. Poco dopo l'alba, i furgoni della Polizia Penitenziaria scaricano assonnati reclusi in tuta, destinati al domiciliare diurno tra i loro famigliari. A passarci, si prova un imbarazzo tutto particolare, un brivido persistene alla schiena, mentre, intorno, sguardi si chiedono e ti seguono, senza lasciarti. Enzuccio Poppella fu uno dei miei primi pazienti della mutua. Arrivai, a vico Tronari, una mattina d'inverno, tra pioggia e vento gelido. Il vico era deserto, senza suoni, fuorchè quelli degli elementi. La vetrata del basso, opaca di brina, sembrò invitarmi a essere spinta con una mano per poter entrare. Accompagnai il gesto con un autorevole e quasi gridato: “Poppella?” Che voleva essere l'annunzio del mio arrivo. Appena schiusi la porta, m'investì un'ondata di palloncini colorati in fuga. Me li trovai sul volto, pronti a superarmi, per alzarsi nel cielo. Il mio stupore fu infranto da un urlo maschile, imperioso: “Chiudite, chiudite...” Cosa che feci appena entrato. Il basso classico, un lettone, un comò, un lettino. L'intravedere di un cucinino e una tazza di cesso, appena celata da una tenda. La luce veniva dall'altarino illuminato di S.Vincenzo. Lo spazio, che mi si offriva, era occupato da un centinaio di palloncini colorati fluttuanti liberamente. Bolle di sapone silenziose. Tra queste si poteva intravedere o intuire, sotto un cumulo di coperte, la moglie Titina, e Inetta, la figlia dodicenne. Giruzzo, un ragazzone di un grasso trabordante, primeggiava in maglietta e mutande, seduto sulla sponda del letto, affianco ad una enorme bombola d'ossigeno, che dichiarava la sua provenienza illecita, dalla vistosa scritta, Ospedale S.Gennaro dei Poveri. Il tocco ritmato ed esperto, con cui apriva e chiudeva la valvola, gonfiando palloncini, che, chiusi all'imboccatura, con un gioco di sole due dita, prendevano il volo, liberamente, nella stanza, mi rapì lo sguardo. -”Scusate, ma domani ci sta 'na festa importante in piazza. Esce il Santo e devo farne più di cento, in un solo mazzo, da liberare al momento. Non mi conoscete ancora dottò, io so 'o mastre 'e feste a Sanità.” Fu una visita medica laboriosa, ma indimenticabile, alle tonsille della piccola Inetta. Con una mano dovevo lottare con i palloncini, che si frapponevano tra me e Inetta. Lei, tra l'altro, sembrava saper convivere con questa situazione per me insolita. Aveva un gesto elegante della mano nell'allontanare i palloncini tra me e lei. A visita terminata, vennni fatto uscire con cura, stringendomi tra una fessura della porta vetrata. Nessun palloncino uscì con me! Trascorse la festa del santo e il giorno dopo, sentii una certa animosità tra i suoni della sala d'aspetto, che mi giungevano, mentre visitavo. Sono oramai abituato a decifrare sposalizi, nascite, morti e ammazzati dal tono delle voci. Ma qualche risatina trattenuta, alleggerì i miei timori. Tra un crescendo di voci, si aprì la porta e apparve, Giruzzo Poppella! Un volto arrossato, vivido, lucido. Avesse corso? Sudore? Ma quel rossore eccessivo, violaceo. Ora l'occhio si fermava su tracce grasse di una pomata gialla sulla pelle del volto, fino a macchiare la bianca camicia. I capelli erano resti di cespuglietti confusi, così come le sopracciglia e le ciglia, reliquie. La mimica di Giruzzo era di una tristezza clawnesca. -”Poppella ?- gridai, essendo giunto, da solo, all'intuizione decisiva.

    -“Sì , dottò, ieri mi si so appicciati tutti i palloncini in piazza, all'uscita del Santo.”-

  • 11 agosto alle ore 12:23
    2012

    Come comincia: La persona DAVVERO SPECIALE è quella che non sa di esserlo… che fa ogni cosa mettendoci il cuore.. che non dà per ricevere, ma per il solo piacere di vederti sorridere.. che gioisce con te per i tuoi successi e ti asciuga quelle lacrime che nessun’altro vede… è una PERLA…e come tale è rara e preziosa! Se la incontri…abbine cura e tienitela stretta.

  • 11 agosto alle ore 12:11
    2012

    Come comincia: Gli arroganti cercano sempre di schiacciare la parte buona che c’è in noi. Si vantano di possedere qualità che non hanno, di essere grandiosi in tutto, ma non hanno capito che prima di tutto chi lo è non lo dice , lo dimostra e sono gli altri a farglielo notare. Chi si loda si imbroda . Ricordatevelo!

  • 11 agosto alle ore 12:10
    2012

    Come comincia: Vuoi sapere cosa devi fare per vivere la vita al massimo ed essere felice? Devi svegliarti la mattina senza lamentarti. Devi sapere che meriti di sorridere.Devi sapere che stai facendo la cosa giusta, non importa cosa. Devi fare cio’ che vuoi senza guardare quanto sia stupido farlo. Si tratta di essere te stesso/a, perchè nessuno può dirti che quello che stai facendo è sbagliato.

  • 11 agosto alle ore 12:09
    2012

    Come comincia: Voglio ringraziare tutte quelle persone che in un modo o nell’altro hanno colorato la mia vita, a chi è rimasto per poco tempo , ma ha reso indimenticabili certi momenti, a chi mi ha fatto piangere, a chi mi ha fatto star male perchè mi ha recato dispiaceri e delusioni. Voglio dire grazie anche a chi mi ha fatto star bene e mi ha regalato sorrisi, a chi c’è sempre stato e ci sarà ancora per me perchè mi stima per come sono. Si è grazie a voi se oggi sono una persona sicura.

  • 11 agosto alle ore 12:08
    2012

    Come comincia: Le persone più si proclamano oneste e più sono scorrette, più si dipingono sincere e più dimostrano solo falsità. Poi c'è quella categoria di persone che parlano molto e non concludono niente, molti si dichiarano amici, ma solo a parole e a nessuno importa dei tuoi problemi. In questo mondo di chiacchiere bisogna farsi furbi, ricordatevi che nessuno vi regala niente per niente!

  • 11 agosto alle ore 12:07
    2012

    Come comincia: Non è colpa tua se sei il pensiero principale di quei poveri mediocri, perdenti e falliti, la colpa è del tuo saper fare, delle scelte che hai fatto e delle tue capacità. Loro continuassero a seminare merda, tu procedi verso la strada della realizzazione !