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Racconti

“Scrivere è viaggiare senza la seccatura dei bagagli”
Emilio Salgari


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  • 11 novembre 2019 alle ore 18:24
    Mi chiamo Amélie

    Come comincia: Mi chiamo Amélie e vengo da Nizza. Fino a poco tempo fa ho respirato l'aria del mare poco distante da dove sono cresciuta, vicino al mercato abbracciato dal profumo pungente delle spezie e quello delicato della lavanda o fresco delle baguette. Le tende bianche, rosse, gialle e blu, a righe o a tinta unita facevano ombra ai turisti incuriositi dai cappelli, dalle tazzine, dagli infiniti ninnoli ordinati ad arte sulle bancarelle, alla frutta, alla verdura raffrescata da frettolosi spruzzi d'acqua. Ogni tanto uno schizzo mi colpiva e allora mi sentivo rinascere nell'arsura e a poco a poco tornavo attraente come al mattino appena sveglia! Così la gente riprendeva ad ammirarmi. A chiedere di me. Certo non mancavano gli sguardi di repulsione. Condanne impietose, inappellabili. È vero, di colpe ne ho, la mia non è una natura candida, però è il mio destino... che posso farci? Molte di noi sono destinate a vivere in mezzo al traffico, altre - forse più fortunate - in case o ville.

    Poi un giorno è arrivato il mio turno. Un uomo mi si è avvicinato così tanto per guardarmi che ho sentito il profumo della sua pelle. Mi è piaciuto, andava d'accordo con il mio. Ogni tanto queste strane alchimie accadono. Continuava a squadrarmi, in silenzio, a girarmi intorno, attratto e timoroso al tempo stesso. Prima di decidersi a prendermi ha aspettato un po'; doveva riflettere su dove mettermi affinché non creassi troppi problemi, così ha detto. Per la prima volta ho avvertito che potevo fidarmi di uno come lui, così attento, prudente. A un tratto mi ha sollevata da terra e finalmente portata via con sé. In macchina il vento mi scuoteva e a un certo punto ho temuto di farmi male, quasi ho perso l'equilibrio, ma lui lo ha impedito trattenendomi con una mano mentre con l'altra ha continuato a guidare. Da quell'istante ho capito che quelle mani avrebbero avuto cura di me, gentili e forti al tempo stesso. Che mi avrebbero amata e difesa, difetti compresi.

    Sono passati diversi anni dal giorno in cui mi notò al mercato. Adesso sono cresciuta, mi sento felice. Ogni mattina lui si siede accanto a me - credo proprio di essere la sua preferita, eppure siamo in tante! - e inizia a scrivere pagine e pagine. Poi si sofferma a rileggere, corregge qualche parola e subito dopo riprende a scrivere, più convinto di prima. Ama tanto anche leggere, preferisce spesso la compagnia di un buon libro a una chiacchierata uggiosa. Alcuni uomini come pure alcune donne sono più noiosi di un volantino di pubblicità, l'ho sentito dire un giorno al telefono. Non è un tipo facile da capire, spesso ho l'impressione che viva in un mondo tutto suo. Certe sere invita a cena tante persone, con qualcuno ride forte, felice, e quando infine tutte le luci si spengono sembra aleggiare ancora per un po' l'aria di festa appena trascorsa. Altre volte al contrario trascorre ore da solo, seduto sulla sdraio nel buio del giardino a guardare le stelle, la luna, ascoltando beato un cd suonato a volume alto. Forse in quei momenti pensa a cosa scrivere.

    Già... mi ha scelta un poeta. Una creatura spesso incompresa, ribelle e delicata al tempo stesso. Entusiasta e appassionata. Sensibile ma non per questo debole. Una creatura talvolta tenuta a distanza. La sua parola può anche ferire, avvelenare. Proprio come potrei fare io se qualcuno mangiasse le mie foglie, la mia corteccia e i miei semi.

    Già… mi chiamo Amélie, vengo da Nizza, e sono una pianta di oleandro dai fiori rosa e profumati. Fortunata, mi hanno cresciuta con amore, addirittura donandomi un nome tutto mio, accudita in mezzo ad altri fiori, accettata anche con la mia natura particolare. In fondo credo che esistano veleni ben più pericolosi del mio. Per fortuna c'è e ci sarà sempre qualcuno che vorrà andare oltre la paura, le maldicenze, i pregiudizi. Io l'ho incontrato.

    Corinna Nigiani degl’Innocenti

     

  • 11 novembre 2019 alle ore 13:29
    UN AMORE ALTRUISTA

    Come comincia: Ad Alberto M. la mattina appena sveglio accadevano fatti alquanto strani, forse la sera aveva esagerato con il mangiare o con le bevande alcoliche? Quanto mai, era al limite del diabete e seguiva una stretta dieta e allora? Era in quel periodo della vita  in cui la memoria fa brutti scherzi nel senso che ha perfetti ricordi degli avvenimenti degli anni precedenti ma non riesce facilmente a memorizzare quelli recenti. Cercava di mascherare questa sua situazione ma la gentile consorte Anna M., di ventisei ani più giovane, lo ‘leggeva’ come un libro aperto e quindi…”Oggi è sabato e non vado in ufficio e quindi apriti con l’amore tuo grande, son tutta orecchie.” “Promesso che non mi prendi per il culo?””Giuricchio.”  “More solito fai la furba, ad ogni modo dato che mi hai classificato amore tuo grande…ti racconto quello che mi è accaduto. Da questa mattina  appena sveglio mi ronza in testa una poesia del Carducci che ho studiato al ginnasio, recita così: Contessa cos’è mai la vita? È l’ombra d’un sogno fuggente, la favola breve è finita, il vero immortale è l’amor, aprite le braccia al dolente, vi aspetto al nuovissimo bando ed or Melisenda accomando un bacio a lo spirto che muor.’ Siamo nel dodicesimo secolo, il principe di Blaia ‘Rudello’ (già dal nome…), sentiti i racconti di pellegrini che lodavano la bellezza della principessa Melisenda, si era imbarcato su un suo vascello per raggiungerla ma durante il viaggio si ammalò gravemente e, prima di morire, ottiene un  bacio da Melisenda. Un principe con tanti pezzi di f…. che gli girano attorno fa un lungo viaggio per conoscere una mai vista e ci rimette le penne, che ne dici cara, io mi sarei io messo in viaggio…” “Tu sei un pigrone, col cavolo…lasciamo perdere le sciocchezze e servimi a letto un vassoio con bioches, cappuccino e spremuta di arancia.” “Io che ci guadagno?” “Hai detto bene guadagno ma te la devi meritare!” “Ed io svicolo…” “Ed io pure, abbiamo finito di dire fregnacce, vai!” I coniugi M. se la passavano proprio bene da un paio di anni in seguito ad un’eredità (piovuta è il giusto termine) dall’Australia da un parente sconosciuto che aveva cercato i suoi affini in Italia per non lasciare i suoi beni ai parenti colà residenti e così Alberto ed Anna si erano trasferiti da un modesto appartamento di via Colapesce di Messina in un complesso di lusso ‘Il Parnaso’ dove dimoravano i più in di questa città. I più in non comprendevano solo professionisti e gente dalle ottime  possibilità finanziarie ma anche qualche coppia in cui la gentile consorte, decisamente bella (e costosa)  era gentile anche con qualche maschietto di passaggio. Alberto, vecchio mign….ro aveva subito scoperto Elena, bionda alta, bellissima e, a detta di chi la conosceva a fondo, molto cara, ma ne valeva la pena (potendo…). “Se ti avvicini a quella ti cavo gli occhi!” “Sei sempre esagerata, magari uno schiaffone…” “Hai capito benissimo.” E così l’Albertone, anche perché abituato a non pagare le prestazioni femminili, girava al largo. Anna non aveva voluto lasciare il suo impiego al Genio Civile (nella vita non si sa mai diceva lei) e così tutti i giorni, escluso il sabato si recava al lavoro con la nuova auto, un Twingo Renault munita di tutti gli accessori. Anna aveva fatto amicizia con una signora del loro stesso piano che purtroppo era costretta a letto paralizzata per un grave incidente stradale, bella donna bruna dai capelli lunghi. Laura F. questo il suo nome, gradiva la compagnia della dirimpettaia anche perché non riusciva ad aver confidenza con l’infermiera, donna tipo corazziere, rozza, che l’accudiva per qualche ora del giorno. Laura era una donna colta, ex insegnante al liceo classico delle materie letterarie parlava tre lingue per essere stata all’estero col padre ambasciatore. Purtroppo suo marito, con la scusa del lavoro (era il rappresentante di importanti ditte alimentari) dopo l’incidente si interessava ben poco della consorte e si era ‘fatta’ un’amichetta molto più giovane della quarantenne consorte. Non vi ho parlato di Alberto: ebbene il non più giovane signore (era  cinquantenne) ex impiegato dell’ufficio delle entrate, ex perché all’arrivo dell’eredità dall’Australia, aveva preferito stare in panciolle e girava con la Jaguar X type munito della fida macchina fotografica Nikon. Aveva fatto amicizia con un fotografo professionista con negozio a piazza Cairoli, il salotto della città, e talvolta seguiva nei suoi servizi Gaetano P. senza guadagnarci nulla, col solo piacere di presenziare a cerimonie varie, prime fra tutte i matrimoni, era diventato anche molto bravo a sviluppare e stampare in bianco e nero, foto apprezzate solo dagli intenditori. Naturalmente per un tipo ‘frizzante’ come Alberto la normalità non era di casa e così, dopo la sua presentazione da parte di Anna alla signora Laura, prese a frequentare la sua casa per farle compagnia. In totale assenza del legittimo consorte, era l’unico interlocutore della dama la quale cominciò ad apprezzarlo anche per il suo spirito romanesco (era romano dè Roma, quartiere S.Giovanni). Le raccontava i pettegolezzi sulla gente più in vista di Messina (corna, fallimenti, figli di importanti personaggi che avevano fatto outing  quali omosessuali) e Laura per qualche tempo dimenticava i suoi guai. Inoltre Alberto le leggeva un suo romanzo che era riuscito a farsi pubblicare da una casa editrice (dietro pagamento) in cui raccontava le sue avventure amorose (vere ed anche immaginate) durante il periodo di tre anni in cui era stato ‘Fiamma Gialla’ (finanziere).  Alcuni brani venivano sorvolati perché descrivevano qualche avventura erotica del protagonista, Laura se ne accorgeva e lo pregava di leggerle lo stesso. Una volta la signora diventò rossa in viso per il contenuto di un brano esplicitamente sessuale, Alberto si scusò e stava per andarsene quando: “Non andar via, son diventata rossa pensando al sesso, mio marito non mi…guarda più ed io…”Un pianto silenzioso portò Alberto ad abbracciarla, Laura era paralizzata dalla cintola in giù ma le braccia no, abbracciò il suo vicino di casa e lo baciò lungamente. La signora ci sapeva fare con la lingua ed Alberto, diciamo per compassione in verità perché si era eccitato, le mise in bocca un ‘ciccio’  ben dur col finale prevedibile. Madame si era vergognata ed aveva voltato le spalle al da poco amante, Alberto la rigirò prendendole il viso in mano: “Sei ancora bella e desiderabile.” “Non venire più a casa mia, avere rapporti con te sarebbe piacevole ma farei un grosso torto ad Anna, cerca di capirmi.” Era pomeriggio inoltrato, Anna stava stirando, suo marito al rientro in casa andò in bagno per lavarsi, cosa che non sfuggì alla consorte, le donne  hanno un sesto senso e capì quello che era successo, nessun commento da parte sua. La sera a cena silenzio totale, ambedue davanti al televisore sino alle ventidue quando Anna: “M’è venuto sonno, buona notte.” Da quel momento Alberto evitò le visite alla dirimpettaia, cosa ovviamente saltata agli occhi della consorte che invece seguitava a far visita a Laura. Una domenica mattina: “Vorrei ricordarti quello che ci siamo promessi prima di sposarci: massima sincerità anche se non sempre piacevole, lo ricordi?” “Vai al dunque.” “Laura mi ha raccontato quello che è successo fra voi ed ha giurato che non accadrà più ma…ma… ci sono molti ma. Siamo diventate amiche ed ho capito il suo dramma anche per l’allontanamento del marito hai capito in che campo. Per un attimo mi sono messa al suo posto ed ho provato un dolore profondo anche per la sua solitudine, sai quanto sono stata sempre gelosa di te ma…” “Ricominci con i ma?” “Vieni andiamo a casa di Laura.” Alberto molto sorpreso non disse nulla, non capiva dove sua moglie volesse andare a parare. “Cara amica mia, questo è mio marito, è sempre il mio amore, a me non spiacerebbe se …ti leggesse ancora qualche pagina di quel suo romanzo, sempre se tu sei d’accordo. Oggi ho cucinato qualcosa di buono a base di pesce, ti aiuto ad andare sulla tua carrozzella per portarti a casa mia.” I lucciconi erano spuntati sugli occhi di Laura, quel discorso era stata una chiara ed esplicita autorizzazione a…da donna capì che sacrificio che Anna si era imposta, lei così gelosa! Il lunedì mattina: “Good luck my husband.” Questo il saluto alquanto particolare della consorte di Alberto il quale, dopo un colloquio telefonico con Laura (lei si voleva far lavare dall’infermiera) si presentò all’amante ormai ufficiale la quale era cambiata completamente: ben truccata, capelli raccolti a chignon, profumatissima, sorridente a soprattutto nuda. Aveva ancora un bel corpo dovuto ai massaggi di una fisioterapista. Stavolta niente lacrime o meglio qualche dolorino alla cosina della signora dovuta al calibro di ‘ciccio’, dolorino ben sopportato perché seguito da goderecciate multiple. Laura era completamente cambiata, sempre sorridente con tutti tranne che col marito in via di separazione, anche gli handicappati… 
     
     
     

  • 11 novembre 2019 alle ore 11:40
    Un commento su facebook

    Come comincia: "I poeti, che brutte creature. Ogni volta che parlano è una truffa!" Buona domenica da Francesco De Gregori...anche ai poeti, sia chiaro (4 novembre 2012). Post apparso sulla home di Rockol.

    Poesia&musica, poesia in...musica. 

    Caro Francesco,
    perché affermi ciò? Non ti sembra una contraddizione, visto che tu stesso hai "coverizzato" un testo di Leonard Cohen? ("The Partisan"). Questa volta non sono assolutamente d'accordo con te! La poesia non è mai truffa nè cialtroneria: è invece uno stato d'animo (dei poeti, di fronte al mondo), è...la forza delle parole, del cuore, dei sentimenti!!
     Federico Garcia Lorca e Pablo Neruda, o William Butler Yeats, ad esempio, sono stati le "voci" di un popolo attraverso le parole; William Shakespeare è stato il poeta... dell'animo umano; Gioachino Belli "fustigava" (e non poco, sic!) i potenti coi suoi versi, mentre Ugo Foscolo ha aperto la strada, attraverso le sue opere e con la sua "poesia civile" alla liberazione dal dominio napoleonico ed alla "rivoluzione romantica" in Italia (nei "Sepolcri", sua opera maxi ed omnia, ha esaltato i grandi italiani del passato, da Dante a Virgilio e da Leonardo a Galilei, eternando le loro "gesta" ed additandoli come inimitabili esempi da seguire per le future generazioni!). I collegamenti ed i rapporti tra poesia e musica sono molteplici (e) profondi: queste due forme d'arte (che possono, a mio avviso, benissimo convivere e...contaminarsi l'una con l'altra) sono legate a filo doppio tra loro. Ecco, di seguito, alcuni esempi che ti vado a citare ...a ruota libera. Jim Morrison è stato il "poeta maledetto" del rock, colui che con la sua musica (e quella dei Doors, di cui era il leader e il "deus ex machina" in toto!) ed i suoi testi "rivoluzionari" ha cambiato il corso e la storia della musica moderna (testi profondi, no mielosi e melensi), tracciando un solco profondissimo per le future generazioni di musicisti e non! Morrison era una delle rock star più colte che ci siano mai state (aveva studiato Nietzsche e William Blake, dai cui testi aveva tratto il nome della band) e nel 1971 pubblicò anche due raccolte di poesie. Da notare che l'album "Waiting For The Sun" conteneva un libretto completo di "The Celebration Of The Lizard King", una poesia basata sugli inegnamenti degli sciamani e di altre filosofie orientali. Patti Smith, del resto, in una recente sua intervista ha dichiarato: - Jim Morrison è stato davvero il primo a dimostrare quanta poesia ci fosse nel rock' n ' roll e viceversa -. I Beatles, dal canto loro, hanno "cantato" e suonato alcune delle più belle "poesie" in musica (vedi "Michelle", solo per citarne una); il "menestrello" made in Italy (come sono solito io chiamarlo e definirlo!) Rino Gaetano è stato il poeta "surrealista" della nostra musica, mentre Miriam Makeba (per trasferirci agli antipodi dell'emisfero sud)  è stata la poetessa del folk-rock africano; i Renaissance (gruppo inglese che nacque dalle ceneri degli Yardbirds) erano famosi per le seguenti particolarità: la loro musica era una "fusion" tra classico e rock, i loro testi eran scritti dalla poetessa Betty Thatcher; Jackson Browne, d'altro canto,
    è senz'altro stato il paroliere più raffinato degli anni settanta (compose, tra gli altri, per Nico, Eagles, Byrds, Tim Buckley, Nitty Gritty Dirt Band, Tom Rush, etc.), nonché il più letterato e colto, e poetico (insieme al suo alter ego al femminile, Joni Mitchell) dei cantanti-autori della sua generazione; Joni Mitchell, che nel 1972 suonò in alcuni concerti in Inghilterra proprio con Browne, è una delle indiscusse "regine" del rock mondiale e nella decade dei settanta fu dietro al solo Dylan per importanza, seguito e influenza. A tal proposito, e in relazione all'album "Blue", giudicato da molti il suo capolavoro, così è scritto nell' Enciclopedia del Rock: "...le sua parole si muovevano più strettamente verso la poesia, e la sua musicalità, egualmente, diventava più raffinata...". Patti Smith è la straordinaria nonché lucida poetessa del rock anni settanta-ottanta; essa, nella sua lunga e straordinaria carriera, iniziata nelle atmosfere inebrianti del Village, a New York, ha scritto, e pubblicato in diversi volumi, poesie e prose, influenzata soprattutto da William Burroughs e Artur Rimbaud, cantato e composto musica. Negli anni settanta ha letto poesie in una chiesa di New York (accompagnata, in sottofondo, dal chitarrista Lenny Kaye) ma, soprattutto, ha inciso il suo primo album ("Horses", del 1975) che resta, a mio avviso, il più bello perché compendia al meglio la sua vena artistica (musicale e poetico-letteraria insieme). Il cantautore canadese Leonard Cohen, che ha scritto - e pubblicato - diverse raccolte di poesie ed alcuni romanzi, è colui che (come scrivono Nick Logan e Bob Woffinden nella loro Enciclopedia del Rock) "...ha portato nel rock la coscienza della più severa disciplina formale e i temi classici della poesia". Iniziò a mettere poesie in musica sin dal lontano 1966 (con il notissimo pezzo "Suzanne", portato al successo da Judy Collins), proseguendo poi con "The Songs Of Leonard Cohen", "Songs From A Room", "Songs Of Love&Hate", etc. Nel 1986 tradusse in inglese e musicò la poesia di Lorca "Pequeno vals vienes", che fu al primo posto delle vendite in Spagna. Nel 1983 la bravissima (e spesso dimenticata) Teresa De Sio mixò parole, suoni e "riflessioni poetiche" nel suo album "Tre"; Caravan, Soft Machine e Gong furono le band più influenti della cosiddetta "scena di Canterbury", corrente del rock progressive fine anni sessanta-inizio settanta, sviluppatasi nella cittadina inglese del Kent. Le tre band nacquero dalle ceneri dei Wilde Flowers (così chiamati in omaggio allo scrittore Oscar Wilde) e del Daevid Allen Trio, che si esibivano inizialmente in Inghilterra alternando musica jazz alla lettura di poesie beat. Da notare due cose importanti: la prima è che molti dei musicisti di Canterbury (tra cui lo stesso Daevid Allen, Robert Wyatt e Kevin Ayers, dapprima membri dei Wilde Flowers e poi dei Soft Machine), soggiornarono lungamente a Deja, nell'isola di Maiorca, dove entrarono in contatto con la comunità di artisti della beat generation ivi residenti da tempo; la seconda è che i Caravan furono soprannominati i "Rolling Stones di Canterbury" o "i poeti di Canterbury", in quanto mixavano testi surreali, grotteschi, bizzarri, onirici e favolistici con musica jazz-rock, psichedelica, hard-rock (si ascolti, al proposito il loro capolavoro del 1971 "In The Land Of Grey And Pink"). Nel 1971 Donovan, il "menestrello" del folk-rock britannico, musicò trenta poemetti per bambini nel doppio lp "H. M. S." servendosi di una vasta strumentazione (tastiere, fiati, piano, trombone, organo, chitarre, sintetizzatori, basso e batteria, etc.): il pezzo più famoso dell'album divenne "Celia Of The Seals". Pete Seeger ha musicato la sua celebre canzone "The Bells Of Rhymney" sui versi di un poema del gallese Idris Davies. Il movimento culturale e letterario (poetico) della beat-generation, con i suoi poeti e scrittori (da Jack Kerouac a John Clellon Holmes, da Carl Solomon a Allen Ginsberg, William Burroughs, Gregory Corso, Neal Cassady, Gary Snyder, Lawrence Ferlinghetti, Norman Mailer, etc.) ha inciso in maniera profonda e decisiva tanto sulla società, quanto sulla cultura, sulla politica, sull'arte (e quindi, anche sulla musica) di stampo anglosassone (e non) degli anni sessanta-settanta: infatti, dalla sua spinta e influenza trasse ispirazione la contestazione giovanile francese (che culminò nel famoso "maggio parigino") ed il movimento studentesco del 1968 in America; trasse origine il movimento della "controcultura" americano (noto come hippie: aveva come punti focali e nevralgici  la "libera" Frisco e la west coast californiana) il quale si batteva a favore dei diritti civili e contro la guerra in Vietnam; presero piede e si svilupparono dapprima la musica di "protesta" e il grande folk revival americano (da Joan Baez a Bob Dylan, da Phil Ochs a Tom Paxton, Fred Neil, Tom Rush, Judy Collins), in seguito l'acid-rock e/o psichedelia made in USA (Grateful Dead, The Byrds, Jefferson Airplane, The Velvet Underground, The Doors, Quicksilver Messenger Service, etc.) ispirate dal tema (così come la beat, del resto) del "viaggio lisergico" artificiale ottenuto attraverso l'effetto di droghe (lsd in particolare), verso punti nascosti, reconditi e "altri" della coscienza. Nella musica italiana, infine, la cultura beat favorì la nascita di molti complessi (Equipé 84, Dik Dik, Camaleonti, I Corvi, I Ribelli, etc.) e solisti (Gian Pieretti, Caterina Caselli, Patty Pravo, Claudio Rocchi, etc.). luciano62: un amante della poesia e della musica (tutta ed indistantamente: senza generi, tempo e...confini!).

    da: un commento su facebook (24 novembre 2012).
     

  • Come comincia:  Suarez venne in Italia, acquistato dall'Inter di Angelo Moratti ed Helenio Herrera, nel giugno del 1961: proveniva dal Barcelona F. C., nelle cui fila aveva vinto due titoli nazionali (1959, 1960), una "copa del Re" (1959), due coppe delle Fiere (1955-58, 1958-60) ed aveva disputato la finale di coppa Campioni del 1960 a Berna, persa contro i portoghesi del Benfica. Nato il 2 maggio del 1935 a La Coruna, arrivò nel nostro paese nel pieno della maturità tecnica (nel 1960 aveva vinto il "Pallone d'oro", trofeo che premia il miglior giocatore della stagione in Europa) e dopo che il boss" Herrera aveva scaricato l'argentino Angelillo (uno dei tre "angeli dalla faccia sporca") alla Roma in seguito a folli polemiche. Moratti dovette sborsare la cifra (astronomica per i tempi) di duecentocinquanta milioni: ma i soldi furono ben spesi! Al giocatore iberico, infatti, è legato il periodo più luminoso della storia moderna del club milanese, sponda nerazzurra: per quelli come me, tifosi dell'Inter sin da bambini, assolutamente leggendario ed indimenticabile! Suarez fu l'uomo più rappresentativo della grande Inter europea e mondiale, il leader carismatico in campo e fuori, fulcro del centrocampo dotato di notevole acume tattico e grande visione di gioco. La sua prima partita in nerazzurro fu un amichevole con i brasiliani del Palmeiras mentre nel nostro campionato esordì il ventisette agosto del 1961 a San Siro contro l'Atalanta (vittoria per 6-0). Con l'Inter conquistò tre scudetti (1963, 1965, 1966), due coppe dei Campioni e due coppe Intercontinentali (1964, 1965); disputò anche la finale di coppa Campioni nel 1966 (persa a Lisbona col Celtic per 2-1) e la coppa Uefa nel 1962 e nel 1970. Con la maglia delle "furie rosse" di Spagna disputò trentadue partite (l'ultima nel 1972 contro la Grecia) e segnò quattordici reti, vinse il titolo europeo nel 1964, partecipò ai mondiali del 1962 (Cile) e del 1966 (Inghilterra). Nel 1970 venne ceduto alla Sampdoria con la cui maglia chiuse la sua prestigiosa carriera. Smessi i panni del calciatore ha indossato quelli del tecnico mostrando le stesse doti di lucidità  e modestia che lo avevano contraddistinto in campo. Ha allenato in Italia le giovanili del Genoa, poi - in successione - Cagliari, Spal, Como e Inter; in Spagna il Deportivo La Coruna. Dopo aver guidato la nazionale under 21 del suo paese alla finale europea di categoria nel 1984 ed al titolo continentale nel 1986 (battendo l'Italia di Azeglio Vicini e di Gianluca Vialli), due anni dopo ha sostituito Miguel Munos sulla panchina della nazionale maggiore. Ha guidato le "furie rosse" agli europei del 1988 in Germania e ai mondiali del 1990 in Italia.

  • 09 novembre 2019 alle ore 8:05
    L'economia della Puglia

    Come comincia:  Tra le regioni dell'Italia meridionale la Puglia è quella dove maggiormente l'attività agricola resta non solo la più importante per numero di addetti, ma anche per reddito prodotto. Accanto alle colture cerealicole (frumento, prevalentemente grano duro, atto alla pastificazione, quindi avena e orzo), spiccano quelle della vite e dell'ulivo (metà dell'intera produzione nazionale di uva da tavola, un sesto di quella da vino; inoltre la regione è la massima produttrice nel mondo di olio nonostante la concorrenza sempre più spietata dei paesi mediterranei, nonché di quelli extraeuropei come Stati Uniti, Australia e Sud Africa), cui seguono prodotti come insalata (lattuga, indivia, cicoria), peperoni, finocchi, tabacco, carciofi, mandorle, pomodori, cavoli, cavolfiori e barbabietole da zucchero, per cui la regione si trova ai primi posti. Praticata intensamente in passato, è oggi in declino la pastorizia, per difficoltà crescente di reperire aree a pascolo, non ancora coltivate. Scarso è il patrimonio zootecnico bovino e suino, mentre è ricco quello ovino ed equino (la razza murgese è tra le più prestigiose d'Italia). La pesca marittima e di valle e l'allevamento di molluschi sono attività importanti. La Puglia si colloca al secondo posto della graduatoria nazionale, dietro la Sicilia, sia per numero di imbarcazioni e stazza della sua flotta che per la quantità di pesce sbarcata (circa trecentosessantatremila quintali nel 1991). Sul versante adriatico, meno profondo ma più pescoso, i porti principali sono quelli di Manfredonia, Molfetta (aragosta), Bari e Brindisi; in quello ionico, invece, su tutti spiccano i porti di Taranto (nel mar Piccolo si trova il maggior centro produttore di ostriche e mitili) e Gallipoli. Negli ultimi decenni ai tradizionali porti da pesca si sono affiancati, anche in Puglia, i porti turistici per l'attracco delle imbarcazioni da diporto. Ricordiamo Santo Spirito (Bari), Savelletri (Brindisi), Santa Foca (Lecce). Dal punto di vista minerario la Puglia è scarsamente dotata: le aree relativamente più ricche sono il Salento e l'appennino dauno. La bauxite è fornita dai giacimenti di San Giovanni Rotondo (Foggia), Cavone Spinazzola (presso Trani) e Poggiardo (Lecce), mentre notevoli quantità di salmarino si estraggono dalla salina di Margherita di Savoia (Foggia). Particolarmente pregiata è l'industria del marmo, diffuse le pietre da costruzione: in Capitanata vengono estratte la cosiddetta pietra di Apricena, largamente esportata all'estero, e la bentonite, preziosa per le sue applicazioni in svariate industrie (della ceramica, della carta, etc.). Nel settore degli idrocarburi, alla scarsità del petrolio fa riscontro una rilevante presenza di gas naturale, estratto nei giacimenti foggiani di Chieuti, Roseto-Monte Stilo e Candela-Palino. Impianti di raffinazione a Taranto ("Agip") e a Brindisi. I grandi complessi sorgono nel cosiddetto "triangolo industriale" del sud (pugliese): a Bari (stabilimenti chimici e meccanici), Brindisi (petrolchimico) e Taranto (cantieri navali e arsenale, tra i più attivi del paese, centro siderurgico in cui si produce gran parte dell'acciaio italiano). Il settore meccanico impiega oltre cinquantamila unità. Il comparto dell'energia vede la Puglia all'avanguardia nel settore termoelettrico (10,4 miliardi di kwh). L'impianto di Cerano (Brindisi), potenziato nel 1992 con l'installazione della seconda e terza sezione da seicentosessantamila kilowatt ciascuna, è uno dei più importanti del paese. La gamma delle industrie manifatturiere, al di fuori di quelle meccaniche, è vasta. Il settore più sviluppato è quello collegato alla produzione agricola: molini, pastifici, conservifici, zuccherifici, stabilimenti dolciari, oleifici, caseifici, birrifici, complessi enologici. Tra le industrie della trasformazione dei minerali non metalliferi (circa quattordici mila addetti) emerge quella del cemento, con impianti a Taranto e nel barese (Barletta, Modugno, Monopoli). L'industria della carta possiede un importante stabilimento a Foggia, mentre quella della gomma è presente a Bari (produzione di pneumatici per automezzi). Settore attivissimo ed in continua espansione è quello dell'abbigliamento (maglifici, calzifici, industria delle confezioni) che occupa circa quarantamila addetti. La zona che si estende dalla Terra di Bari (Andria, Barletta, Bisceglie) alla Murgia tarantina (Martina Franca) è la più prolifica. Ben rappresentata è l'industria tessile (Barletta) e quella delle calzature: attiva soprattutto nel leccese (massimo centro è Casarano), lavora largamente per l'esportazione. L'industria del tabacco (compresi i lavori di stagionatura, selezione e manipolazione delle foglie,etc.) vede due manifatture del monopolio (su un totale di ventuno, dislocate nel resto d'Italia) a Bari e Lecce. Monopolio governativo si può considerare anche quello dei fiammiferi: impianto a Putignano, nel barese. Più noto dei precedenti è il ramo delle faenze artistiche, che vanta tradizioni antiche (la sede artigianale più nota è Ruvo, in provincia di Bari). L'artigianato è attivo anche nel settore delle ceramiche, in cui la cittadina di Grottaglie (Taranto) vanta affermazioni di prestigio, nazionali ed estere. Queste attività hanno un peso complessivamente modesto nell'economia nazionale, però è da queste tradizioni che deriva la forza, la capacità e la genialità che oggi sostengono - seppure con difficoltà - una parte della piccola e media industria italiana. E'un pò, a mio modo di vedere, come quello che succede per le banche: sono i piccoli e medi risparmiatori, no quelli grandi, le colonne portanti delle stesse! Inadeguata alle crescenti esigenze di scambio resta ancora la rete ferroviaria, mentre ben sviluppata è quella stradale. Dopo l'apertura al traffico delle due grandi autostrade, la Napoli-Canosa di Puglia e l'Adriatica (A14), che collega direttamente la Padania con Bari, proseguendo poi fino a Massafra, nel tarantino, la posizione periferica della regione, lontana dai grandi mercati dell'Italia settentrionale, non costituisce più, come in passato, un ostacolo allo sviluppo delle attività terziarie. Importante funzione commerciale per le comunicazioni con la penisola balcanica, il Vicino e Medio-Oriente svolgono i porti di Bari, sede dell'annuale Fiera del Levante (istituita nel 1930) e Brindisi (navi-traghetto per la Grecia). Il porto mercantile di Taranto è il terzo, a livello nazionale, per tonnellaggio di merci imbarcate e sbarcate, dopo quelli di Genova e Trieste. Scali aerei internazionali sono quelli di Bari-Palese e Brindisi-Casale. In fase di forte espansione è il turismo per l'attrazione esercitata dalla bellezza dei paesaggi naturali, dalla dolcezza e mitezza del clima mediterraneo e dall'interesse storico-artistico dei capoluoghi e delle loro province. Sono però ancora insufficienti le attrezzature ricettive...capaci di supportare e sfruttare a pieno le doti innate di natura presenti nella regione.

    da: una ricerca svolta nel biennio 1998-99.

    Taranto, 14 marzo 1999.
     

  • 07 novembre 2019 alle ore 23:24
    Illusione Onirica, Conscio/Inconscio

    Come comincia: "Persino la luce deve viaggiare nell'oscurità, prima di illuminare i tuoi occhi!
    La realtà tramonta nella mia mente, inabissandosi nell’azzurro oceano trapunto di sogni.
    Le personalità di un uomo come petali si schiudono, smascherando il profondo mare del nostro inconscio, 
    inconscio protetto dalla realtà, realtà come una Stella: sola nell’universo come il nostro Sole attorniato da pianeti.
    Quando il tuo Sole si spegnerà alzerai lo sguardo verso l'alto e, dalle tenebre,
    miliardi di nuove Stelle riempiranno il tuo cuore.
    Più grandi sono i sogni, più grandi sono i sacrifici, più bella è la vittoria!
    Più forte della paura di inabissarsi nell'oceano della vita, è la voglia di conoscere!
    Negli abissi del mondo onirico scoprirai la tua vera natura.
    A volte, per apprezzare la luce delle Stelle, il Sole deve addormentarsi nel nostro mare di sogni".
    Fabio Meneghella

  • 06 novembre 2019 alle ore 13:14
    POGGIO APRICO UN CONDOMINIO SEX A GO GO

    Come comincia: Alberto M. maresciallo della Guardia di Finanza, in divisa, a bordo della sua Lancia Ypsilon stava per imboccare l’autostrada che lo avrebbe condotto a Roma, meta finale Messina.Stava andando via o forse meglio dire scappando da Domodossola che per lui era diventato luogo di dolore.La sua amata Flora era deceduta per un tumore al cervello, l’aveva assistita sino all’ultimo anche quando era in preda a dolori atroci che nemmeno i medicinali oppiacei riuscivano a lenire.Dopo quell’evento funesto era rimasto in città per un mese al fine di sistemare la sua posizione per un trasferimento fuori sede.Era rimasto in collegamento con Ignazio Romagnoli suo compagno di camerata alla Scuola Sottufficiali di Ostia, anche lui colpito da un grave lutto per il decesso in un incidente stradale dell’unico figlio.A mezzo di conoscenze comuni al Comando Generale del Corpo, rappresentando i loro rispettivi problemi, erano riusciti: Romagnoli ad essere trasferito a Lecce suo luogo d’origine e dove possedeva un’abitazione e Alberto al suo posto a Messina all’Ufficio Operazioni.Al ,come tutti lo chiamavano, si era fermato vicino Firenze per sgranchirsi le gambe, fare e colazione ed il pieno di benzina.Nel frattempo si era messo in collegamento telefonico con sua cugina Silvana che abitava in via Cavour in pieno centro a Roma.“Silvà (non aveva perso l’accento romanesco essendo nato nella capitale) fra un par d’ore sò da te.” (Gli piaceva, quando poteva, sfoggiare il suo dialetto tipo ‘civis romanus sum’ un po’ , come dire, sono superiore a voi.)“Quando arrivi citofonami, in via Cavour non riusciresti a posteggiare, ti ho riservato un posto in un garage vicino a casa mia.”Silvana era per Alberto più che cugina la sorella che non aveva avuto.Grandi baci e abbracci: “Ci voleva il tuo trasferimento per vederci, ora che stai qui ci resterai almeno quindici giorni.”“Silvana lo sai quando mi fa piacere stare con te ma dopodomani devo essere a Messina.”“Va bene, se non puoi,... non ho voglia di cucinare, stasera andremo al ristorante ‘Urbano ’ubicato sotto casa.Silvana era in confidenza col padrone Romolo: ti presento Alberto mio cugino, attento che è un maresciallo della Finanza, stasera mi devi fare la ricevuta fiscale.”“Io te l’ho sempre rilasciata…”“Ah Romolè lassa perde e facce magnà da re.”I due nella conversazione tralasciarono l’argomento Flora, era troppo doloroso.“Com’è che hai scelto Messina, se venivi a Roma saremmo stati insieme, avresti abitato a casa mia.”“È stata una combinazione particolare, un mio collega ed amico è stato trasferito da Messina a Lecce, io prenderò il suo posto.”
    La mattina successiva in viaggio: via Cavour, via Merulana, S:Giovanni, via Appia e infine l’autostrada. Fino a Salerno tutto liscio poi sulla Salerno Reggio Calabria una serie infinita di cambi di carreggiata, di rallentamenti, di file di auto (era luglio).Giunto sfinito a Villa S.Giovanni due ore di attesa per il traghettamento.“Ignazio sono a Messina all’uscita del serpentone che debbo fare?” “Non ti muovere vengo io.”Ignazio abitava in un casa a cinque elevazioni in una stradina interna della  ‘Panoramica dello Stretto’ con piscina e campo da tennis, al quinto piano abitava Ignazio.“Stasera andremo a mangiare alla ‘Sirena’, un ristorante di un caro amico, si mangia bene e per noi si paga poco, ti ho preparato un letto nel salone.Dopo la presentazione al padrone, Ignazio e Alberto si sedettero in un tavolo situato su una terrazza con vista sul lago, uno spettacolo.Nessuno dei due amici aveva gran voglia di parlare, ognuno sapeva dei rispettivi lutti che era meglio non ricordare.A casa: “Al io lascio il mio cuore a Messina, qualcosa dentro di me s’è rotto, ricordi la mia allegria, il mio carattere espansivo, tutto finito. Abbiamo portato a salma di mio figlio al cimitero di Lecce, mia moglie è rimasta lì dove abbiamo una grande casa, io la raggiungerò non appena ti avrò passato le consegne. Intano ti porto in garage raggiungile in ascensore. Questa moto era di mio figlio, non la voglio più vedere, ti lascerò un foglio in bianco firmato, andrai dal notaio Nascimbene, è un amico penserà lui al passaggio di proprietà.“Ignazio ho visto di sfuggita che ci sono una piscina ed un campo da tennis, come la mettiamo col condominio e poi devi dirmi quanto tu paghi per l’affitto.”“Per l’affitto e per il condominio niente, non fare quella faccia, poi ti spiegherò il perché.” Molto perplesso Al .Il pomeriggio successivo:“Ti presenterò i vari condomini: al primo piano due coniugi quarantenni senza figli cognome Costa: lui Salvatore lei Maria, Memi per gli amici, secondo piano due pensionati settantenni Di Stefano Vittorio e Francesca, due persone per bene, affettuose, terzo piano le sorelle Musmeci Giuliana vedova e Assunta zitella circa quarantenni. Attenzione a loro sono le padrone dell’isolato ed hanno tante proprietà immobiliari e terreni, devi tenertele buone. Hanno una paura tremenda di accertamenti tributari, hanno voluto che io controllassi i loro conti in compenso niente affitto e niente condominio, quarto piano D’Arrigo Calogero (Lillo) marito, Caterina moglie e due gemelle sedicenni Grazia e Graziella, due pesti.”Primo piano: “Questo è  Alberto  mio collega subentrerà nella mia abitazione, loro sono…”La scena si ripetè per quattro volte, a Max rimasero impresse le caratteristiche di tutte le persone abitanti nel palazzo, alcune molto interessanti…Ignazio partì il giorno dopo:“Per me questa casa è solo un ricordo doloroso, non porterò con me i mobili, te li regalo, a Lecce ho una casa ammobiliata e non saprei dove metterli.”“Fammeli pagare almeno in parte…”“No ho deciso così, voglimi bene.”Il giorno dopo si recarono in caserma.  Presentazione al Comandante Colonnello Andrea Speciale ed al suo Aiutante Maggiore t.colonnello Sebastiano Leotta, poi nel suo ufficio brigadiere Angelo Sferrazza e l’appuntato Franco Iannello. Ignazio partì il giorno stesso.Alberto si mise all’opera, la casa era molto bella: il salone e la camera da letto avevano vista sul mare, i due bagni e lo sgabuzzino su un terreno laterale tutto alberato, lo studio, il soggiorno e la cucina sul retro; dovevano essere circa centoventi metri quadrati.Amante della pulizia e dell’ordine Al si mise all’opera,  finita quest’incombenza aprì il baule e la valigia e sistemò lo sue cose negli armadi, in camera da letto e nel bagno.Accese il televisore ma lo spense quasi subito, a letto sfinito.Alberto andò in centro, per comprare un computer e relativa stampante, per fortuna in casa c’era un telefono fisso funzionante, Ignazio era stato molto generoso con lui.Il giorno successivo due tecnici vennero a casa sua e sistemarono i due apparati.Altra incombenza:  il  conto corrente, a Domodossola aveva come banca il Credito Emiliano che per sua fortuna aveva degli sportelli anche a Messina. Sorpresa, un funzionario di quell’istituto di credito era Salvatore Costa che abitava al primo piano del suo palazzo.“Signor Costa a Domodossola avevo il conto corrente con la vostra banca vorrei passarlo a Messina.” L’interessato si mise a disposizione poi:“Venga a casa mia di pomeriggio, la farò firmare del carteggio e le fornirò la password per entrare nel suo conto corrente e fare le operazioni che desidera.”Alberto aveva ancora dieci giorni di licenza di trasferimento da usufruire e, se anche frastornato dagli ultimi avvenimenti,  sentì che qualcosa di buono era mutato in lui forse dovuto al  cambiamento sia della città che delle persone che aveva conosciuto.  Il pomeriggio verso le diciassette suonò il campanello di casa Costa, venne ad aprire il marito.
    “Venga nel salone ho messo sul tavolo il carteggio da firmare, intanto si era presentata la moglie.”Noi eravamo molto amici dei signori Romagnoli, spesso mangiavamo insieme, giocavamo col figlio a tennis e facevano il bagno in piscina, la morte del povero Paolo  ha distrutto Ignazio, aveva vent’anni. Io vado un bagno un attimo, le farà compagnia mia moglie.”Alberto nel frattempo  studiava la signora: altezza 1,65 circa, seno misura tre piuttosto ben esposto da una camicetta rosa scollata, vita stretta, minigonna, gambe muscolose.“Lei sarebbe un’ottima modella, io ho per hobby la fotografia, quando vuole sono a sua disposizione e la vedrei pure come ballerina.”
    “Ho studiato danza fino a quindici anni, poi mi sono rotta una caviglia ed ho dovuto abbandonare. Amo essere fotografata, mio marito non è pratico e se vuole…domani mattina…”Un’invito esplicito, più di così, certo non voleva fare un passo falso, magari aveva male interpretato le parole della signora, intanto si sarebbe presentato con la fida Canon 450 poi…Alle nove Max suonò alla porta dei signori Costa, la signora Maria venne ad aprire in bichini nero con sopra una vestaglia aperta, buon inizio.“Il mio nome è Maria ma per gli amici sono Memi.”“Io sono Alberto, Al per gli amici.”“Vorrei io proporre io qualche posizione da prendere, andiamo nel salone, c’è una riproduzione della statua di Paolina Bonaparte scolpita dal Canova.”Ad Al cominciò ad aumentare la pressione sanguigna, Memi, sul divano, imitò la posizione della statua.“Ve bene così?”
    Max si fece più audace: “C’è una differenza, Paolina Bonaparte non aveva il reggiseno.”
    “Non c’è problema, Memi rimase in topless, un bel topless, le tette erano a forma di pera come piacevano a lui.”Al scattò le foto da tutte le posizioni poi.“Io vedrei una posa sul letto: seduta, la gamba destra piegata, le mani sul ginocchio.Anche qui nessun problema.“Va bene così, io a letto sono abituata a stare nuda.” Memi mise in atto la posa come suo desiderio.Alberto riprese la signora in costume adamitico da varie posizioni, poi si avvicinò sempre più, posò la Canon sul comodino e abbracciò Memi, prese a baciarla come un forsennato ben coadiuvato dalla signora. Venne fuori di tutto, connilungus, fellatio, sessantanove ed infine entrata trionfale dentro una gatta bagnatissima.“Non ti preoccupare, vai facile non posso avere figli.”Spossato, Al si mise a gambe aperte sul posto del letto che doveva essere del legittimo consorte con ‘ciccio’ ancora inalberato, Memi ne approfittò per montarci sopra per una ‘smorciacandela’.  La candela di Al era alla fine, riprese le sue cose, un bacio di ringraziamento e rientro in casa.Quell’abbuffata di sesso ebbe due effetti: fisicamente mise a terra Al ma psicologicamente lo allontanò dai fantasmi di Domodossola che gli sembrarono più sfumati, lontani…La moto Suzuki fu portata dal meccanico, lo sterzo era rotto. Al prese ad usarla quando c’era bel tempo per andare in caserma. Qui una novità: saputo che il Colonnello Comandante cercava uno pratico di fotografia per metter su un laboratorio per fotografare gli arrestati, prendere le impronte digitali ed in generale riprendere risultati di servizio e cerimonie varie, si presentò ed ebbe l’incarico.La ditta Randazzo era la più fornita a Messina, Alberto si presentò in divisa, conobbe il direttore ed i commessi, si fece fare dei preventivi che furono approvati dall’Ufficio Amministrazione. Il laboratorio fotografico diventò in gioiello: un marmo lungo un muro conteneva le vaschette degli acidi: rivelatore e fissaggio, un ingranditore Durst ed una smaltatrice rotativa, dall’altro lato un lavandino, una rotativa ad acqua per sciacquare le foto, un armadio dove mettere i materiali ed un essiccatore per le pellicole. Ben presto divenne pratico ed ebbe dei complimenti anche da parte di fotografici professionisti che riconobbero la sua bravura nello stampare il bianco e nero.Ora quello che interessava Al era presentarsi alle sorelle Musmeci per sistemare la sua situazione finanziaria. Al citofono concordò con una delle due di cui non riconobbe la voce, appuntamento a casa loro alle diciassette.Seguendo i suggerimenti datigli dal suo collega, si presentò in divisa e vide che aveva fatto l’effetto desiderato: le due sorelle furono molto cerimoniose: "Si accomodi questa è la poltrona più comoda, le possiamo offrire qualcosa, abbiamo dei dolcetti fatti con le nostra mani e del vino delle nostre terre…"
    Al rifiuto di Alberto andarono al dunque:“Il suo collega era così gentile da ricontrollare i conti del nostro consulente tributario,  noi lo ricompensavamo con non farli pagare l’affitto ed il condominio, se lei fosse così gentile…”Al fu gentile ma nello stesso  tempo rimase colpito da ‘le nostre terre’ quelle erano davvero ricche.Giuliana, la vedova circa quarantenne, non era una longilinea a nemmeno una chiattona, una via di mezzo, quel che colpiva era il suo viso triste, non brutto ma triste.“Signora siamo coetanei un po’ di allegria, anch’io ho avuto un lutto, la morte per tumore della mia fidanzata, ne sono rimasto scosso ma ora cerco di riprendermi.”“Anche mio marito aveva un tumore, è deceduto sei mesi fa. Era catanese e mi ha lasciato degli agrumeti che non sappiamo come gestire bene, non ci fidiamo del fattore, se ci potesse dare una mano.”“Signora se mi lascia il carteggio ci darò uno sguardo ma voleva dirvi un’altra cosa, non vi vedo mai in piscina, da militare vi do un ordine: domattina tutte e due in piscina, gli ordini non si discutono! Sto scherzando, mi farebbe piacere vedervi tutte due in costume da bagno alle nove, by by.”Cosa strana i suoi ‘ordini’ vennero eseguiti: le due sorelle,  alle nove erano in piscina ancora non c’era nessuno, era domenica. Quel che colpì Al era il corpo di Assunta, di faccia non era eccezionale ma di corpo sembrava una modella anche se tutte e due avevano un costume intero.“Mi sembrate due signore del primo novecento, oggi i costumi interi non li portano nemmeno le monache!”“Noi abbiamo solo questi…”
    “Alberto vi accompagna domani pomeriggio in centro ad acquistare due bei bichini anzi più di due, farete un figurone, ed ora tutti in vasca.”Il pomeriggio alle sedici Al stava aspettando in garage l’arrivo delle due madame che si presentarono puntuali.
    “Possiamo andare con la nostra Jaguar o meglio quella del mio defunto marito.”
    Alla faccia degli ottantamila euro! “Vede madame, al centro è difficile trovare posteggio, meglio la mia Ypsilon.”In viale S.Martino era proibito posteggiare, Max se ne fregò e tutti e tre entrarono in un negozio di costumi da bagno.Dapprima le signore provarono dei bichini castigati ma poi spinti da Al sempre più si infervorarono soprattutto dietro i suoi complimenti:“Volete coprire un si bel corpo, coraggio bichini mini.”Con sorpresa di Alberto acquistarono qualcosa di brasiliano, per intenderci costumi che lasciavano scoperta un bel pò di 'merce' nient’affatto male, Al era riuscito nel suoscopo!““Domattina li proveremo in piscina!”“Ma domani lei non va a lavorare?”“Sono in licenza.” Mentì Max e si diede malato.Il mattino seguente piscina vuota, le due sorelle apparvero coperte da uno accappatoio lungo sino ai piedi.“Ed ora lo spogliarello!” celiò Al.La sorelle ci misero un po’ di tempo ma obbedirono.“Evviva due sirene, sapete nuotare, no? Non fa niente andremo dove si tocca.”Al intendeva dove l’acqua era bassa ma anche toccare qualcosa di morbido. Nuotando sott’acqua  mise le mani fra le cosce di Giuliana che rimase impietrita ma non disse nulla, poi passò al popò,  quindi fu il turno della sorella, un bel movimento!Chissà che passava per le teste di Giuliana e di Assunta, Al sperava non una sgridata e così fu, con lo sguardo basso le due sorelle si misero l’accappatoio e si accomodarono sulle sdraie.“Lei è un monello, non si fanno certe cose!”La frase era stata detta ridendo, questo confortò Al che pensò ad un piano.“Il pomeriggio vorrei controllare la vostra contabilità, verso le cinque a casa mia, va bene?”Un cenno di assenso.Al si aspettava di vedere le due sorelle invece si presentò solo Giuliana che non fornì alcuna spiegazione del fatto di essere sola.“Queste carte mi danno alla testa, sono la mia disperazione, gliele metto sul tavolo e rientro a casa.”“No è meglio che rimanga, avrò bisogno di spiegazioni.”Al constatò che Giuliana era entrata in possesso di circa venti ettari di agrumeti più altrettanti di uliveti, più vari appartamenti, alla faccia!
    Giuliana venga più vicino, vede qui…le prese il viso e cominciò a baciarla in bocca, quella non solo non fece resistenza ma si abbandonò completamente, destinazione finale il letto.Al si dedicò al fiorellino, era lavato di fresco e profumato, l’interessata aveva messo in conto quello che stava accadendo, prima di entrarci dentro le procurò un paio di orgasmi anche per non farle troppo male, il suo era un ‘ciccio’ piuttosto grosso e Giuliana forse anzi sicuramente era stata a stecchetto per molto tempo.
    L’entrata fu lenta ma ben accetta, la baby dimostrò di gradire molto quello che stava accadendo muovendosi in continuazione sotto Al che ce la mise tutta finchè Giuliana gli fece cenno che ne aveva avuto abbastanza.L’uscita della signora fu silenziosa, forse si era meravigliata di se stessa, prese le carte e dopo un rapido bacio sulla bocca  scomparse nell’ascensore.Al si congratulò con se stesso, in mezzo al letto a gambe larghe si godette il  post ludio, aveva preso in mano la situazione e che situazione!
    Il bel maresciallo non era facile a meravigliarsi di qualcosa ma il bigliettino che trovò nella cassetta della posta era davvero singolare: “Max mia sorella Assunta vorrebbe una spiegazione su quelle carte che ha visto, se lei è d’accordo verrà a casa sua alle diciassette di oggi.”Assunta si presentò in punto ma senza carte e in vestaglia.Pareva proprio che si vergognasse:“È stata mia sorella io non volevo…”Al l’abbracciò, faceva tenerezza, sembrava più piccola della sua età.“Una volta sono stata fidanzata ma lui era un mascalzone ed i miei me l’hanno fatto lasciare, non sono più vergine.”La notizia fece piacere a Max, ci mancava pure che fosse vergine!
    Al iniziò con la solita tattica, prima lungo bacio il fiorellino e poi penetrata lenta e soggiorno prolungato, aveva usato un preservativo che si era dimenticato con la sorella che però non aveva detto nulla, doveva tornare su quell’argomento.Le due sorelle erano sistemate ma Al riflettendo pensò che forse si era messo nei guai, tre amanti!
    Il giorno dopo incontrò nel portone i coniugi Di Stefano:“Perché non ci viene a trovare, noi siamo sempre soli.”“Va bene a casa vostra oggi alle diciassette.”
    Li non c’era pericolo di avere avventure di sesso, un po’ di riposo gli avrebbe fatto bene.
    Alle diciassette suonò alla porta dei due anziani, venne ad aprire la signora che l’abbracciò, era commossa.“Noi abbiamo un figlio della sua età, lavora ad Udine ma non ci viene mai a trovare, a sua moglie... non so perché, non siamo simpatici.”
    Al si domandò il perché di quell’astio, sembravano due persone simpatiche , affabili, mah…”“Ci racconti un po’ di lei.”Al cominciò dal suo arruolamento in Finanza sino all’arrivo a Messina.“Anche lei ha avuto le sue sofferenze, ci farebbe piacere se ogni tanto ci facesse compagnia.”Alberto aveva preso ad ingranare in caserma, ogni tanto andava fuori sede per un servizio fotografico, aveva conosciuto tutti i colleghi con cui aveva stretto buoni rapporti, anche il Comandante di Legione lo stimava, tutto bene. Talvolta mangiava in caserma e si riposava nel primo letto che trovava libero per rientrare a casa la sera.Nel frattempo era accaduto un fatto piacevole ma che poteva portare conseguenze negative: aveva incontrato i coniugi Costa che lo avevano invitato a mangiare da loro alle quattordici quando rientrava dal servizio.“Io cucino per due, un terzo non mi pesa.” Il marito era d’accordo ma talvolta era assente e quindi finiva con una sveltina con Memi e questo,lo schiavizzava un po’.Un giorno dopo pranzo Memi non si accontentò di una sveltina, voglio stare tutto il pomeriggio con te, me lo devi!”
    Al si domandò perché glielo doveva ma non fece storie.Quello che lo meravigliò era che Memi parlava in continuazione:“Vieni leccami il fiorello, fammi godere tanto, mi metto alla pecorina, vieni dentro tanto tanto, anche culino vuole la sua parte, fai piano perché lo uso poco con mio marito, sbrodami in faccia.”Al bacino di rito sulla porta la confessione: “Mio marito ha visto tutto, è un guardone!”Ecco ci mancava pure il guardone, dove cazzo era capitato e non era finita per lui.All’ingresso un giorno incontrò la signora D’Arrigo, era arrabbiata nera.“Una bella signora come lei tutta triste, che le è successo?”“Dovrebbe vedere la pagella di quelle due, quattro in francese ed in latino!”
    Inconsapevolmente Max si mise nei guai:“A scuola ero bravo in queste due materie, potrei dar loro qualche lezione.”“Mi farebbe un favore grande grande, parliamoci chiaro, con lo stipendio di mio marito non posso pagare un insegnante di sostegno, gliele mando a casa sua oggi pomeriggio alle diciassette.”Al pensava a due ragazzine che giocavano con le bambole, pensava male, le due sedicenni gli avrebbero fatto passare la voglia di proporsi a far qualcosa.Grazia e Graziella si presentarono all’ora prevista, cominciarono subito a ridere.“Non vedo nulla da ridere, aprite i libri e vediamo a che punto siete.”“Lei non ci fa la battuta su Grazia e Graziella?”Al la conosceva bene, finiva grazie al cazzo, ma fece finta di nulla.La mise sul serio, prima il latino e poi il francese circa un’ora, le sorelline parevano interessate, meno male fino a che un piede fu insinuato fra le sue gambe toccandogli il  ciccio, all’iniziò pensò di far finta di niente ma reiterata la faccenda.“Ragazze posso essere vostro padre, andate con i vostri compagnia di scuola.”“Loro non ci piacciono, appena glielo prendiamo in bocca se ne vengono subito, lei ci mette più tempo vero?”“Fuori immediatamente se volete delle ripetizioni va bene ma non provateci un’altra volta.”Non aveva voluto tagliare i ponti altrimenti avrebbe dovuto dare delle spiegazioni alla madre.Un invito delle sorelle: “dobbiamo andare a Paternò per la raccolta degli agrumi, c’è una festa sull’aia, facci compagnia, andremo con la nostra Jaguar.”
     

     

  • 06 novembre 2019 alle ore 8:38
    La Fiabastrocca del lupo Gaspare

    Come comincia: “Ecco, ecco  è  già  Gran Festa!”
    “Ci si prepara in tutta fretta! Il 31 ottobre è arrivato!” si lustra le ali il pipistrello, che ha di gran moda il suo  bel mantello.
    “Presto! Presto!” fischietta il gatto a richiamare il bel corvo da lassù, pronti a riempier col loro canto la notte di magia. I ragnetti  tutti in fila ben  perfetti, ripetono a ritmo i lor sonetti!
    Ma della serata è lui tutto indaffarato, lo chef pluripremiato: “Per noi tutti Gaspare il lupo, preparerà la sua specialità!”
    Caduto in una tagliola, divenuto spettro troppo giovane, il lupo dagli occhi viola è lui, il cuoco eletto!
    “Per una Notte tutti vicini, tutti uniti dal cielo alla terra insieme in un sol canto, spettri, umani e animali!” s’alza l’ode alla luna, che dietro l’altura già freme ad aprir le danze.
    “Voglio preparare noci ricoperte di miele fresco colto dal fiore!” pensa il cuoco “Per questa Festa è l’ideale” frulla i baffi ed i pensieri.
    “Ottima idea!” scodinzola al suo fianco la bella Betsabea, lupa dagli occhi d’ambra “Prepariamo insieme il bel Dolce!”
    E sotto l’albero di noce raccogliendo dal suolo i buoni frutti, i due insieme, il ramo scuotono all’occorrenza “Spero bastino per tutti!” s’affanna lo chef  blasonato, guardando la compagna, attorniati di zucche al lor interno illuminate a fargli luce fra le tenebre “Bisogna far presto! Ce ne vogliono tante! La Festa è lunga e ricca d’invitati!” gherigli e gusci, gusci e gherigli a romper con le zanne s’alternano instancabili, destreggiandosi, confezionando i due lupi prelibate squisitezze, inzuppandoli nel miele fresco.
    E allo scoccar della mezzanotte fra gli applausi festanti, nel bel mezzo dell’oro fuso di miele denso, ecco la gran Sorpresa: Rosso Rubino il Re Melograno.
    “Auguri a tutti!!”  recita il lupo la sua poesia d’incanto “Auguroni!” ulula alla luna accanto alla dolce Betsabea, fra le noci croccanti, il suo haiku più bello “Segna già/ un melograno /novembre!”
     
     

  • 05 novembre 2019 alle ore 8:58
    BIS IN IDEM

    Come comincia: La chiesa era piena di colleghi di banca e di amici, Jolanda F. aveva fatto il pieno di emozioni con la morte del padre Antonino dopo mesi di cure per il carcinoma che gli portava dolori che Jol. cercava di attenuare con iniezioni di morfina; ora era stanca e senza forze e sinceramente le davano fastidio le condoglianze, gli abbracci, le strette di mano, non vedeva l’ora che la messa finisse e finalmente il prete diede fine alla cerimonia col classico ‘dominus vobiscum, ite missa est’. Con la sua vecchia Fiat 500 seguì il carro funebre sino al cimitero di Pace di Messina dove il feretro fu tumulato nella tomba di famiglia. Il direttore della banca Unicredit di piazza Cairoli, dove era impiegata, le aveva concesso una settimana di ferie che Jol. passò nella maggiore parte del tempo rinchiusa in casa in viale dei Tigli  sinché una mattina la portiera Francesca che alcuni inquilini, per sfottò chiamavano Checca, le bussò alla porta. “Signorina mi scusi per l’intromissione ma ora basta, ha accudito per mesi suo padre ma lei deve riprendere a vivere. Per intanto vada dal parrucchiere, anche per svagarsi.” Il titolare Antonio, conoscendo da anni Jol., evitò di porgerle le condoglianze. Per rompere il ghiaccio: “È troppo tempo che non cura la capigliatura, i capelli son troppi lunghi e pieni di doppie punte, vorrei…” “Faccia lei, mi fido.” Uscì dal salone completamente ‘rinnovata’ anche nello spirito, incontrò un’amica che la prese sotto braccio e “Andiamo al bar, ti offro un aperitivo.” Maddalena, il nome della signora notoriamente loquace ed anche invadente, infatti: “È ora che ti trovi un bel maschione!” A casa, ultimo giorno di vacanza, Jol. rifletté, se voleva ricominciare a vivere doveva riprendere i contatti e dire che in banca non le erano mancate le occasioni. A piazza Cairoli posteggiò la 500 dietro una Citroen DS targata francese, le ultime due cifre dell’auto erano il numero 75, se non ricordava male era di Parigi. Jol. aveva ripreso il suo bel sorriso e si sentiva anche di spirito. Aveva visto scendere dalla Citroen il signore di bell’aspetto che si era presentato davanti al suo sportello. Ricordando un po’ di francese imparato a scuola: “Bonjour, monsieur, que puis-je faire pour vous?” “Enfin una signora molto bella che parla la mia lingua! Mi chiamo Albert M., sono qui a Messina dove ho  inaugurato a Tremestieri un mio magazzino di elettrodomestici, ne ho altri in Francia, in Spagna, in Inghilterra e in America quello che preferisco è questo italiano forse perché in Italia ci sono belle ragazze…” “Se ha finito di farmi i complimenti…” “Devo cambiare mille dollari americani in €uro.” Jolanda si recò in una stanza interna dove c’era una cassaforte e ritornò con il corrispettivo in €uro che posò sul bancone. “Io in Italie apprezzo anche la cucina che ne dice di desinare, si dice così, insieme?” “Rien à faire monsieur, je suis au regime.” Jolanda si stava divertendo a prendere in giro il francese parlando nella sua lingua. “Non mi sembra che lei abbia bisogno di una dieta, ha tutte le sue belle cosine al loro posto! Sera pour une autre fois, au revoir madame.” “Mademoiselle!” Jol. rincorse il bel francese che aveva ‘dimenticato’ il suo denaro sul bancone:”votre argent, monsieur!” Jol.aveva una fame indiavolata (ammesso che tale aggettivo sia consono alla fame) e si recò in un  ristorante in via Risorgimento. Alfredo, il capo cameriere: “Benvenuta non ti vedo da un secolo!” È deceduto mio padre, ora mi vedrai più spesso, sono rientrata al lavoro.” Sorpresa sorpresa, nel locale si era appalesato Albert il francese, evidentemente aveva seguito Jol., non si dava per vinto! “Scusi signore ma per ora non ho tavoli liberi, forse fra un’ora…” Albert con mossa repentina mise  nella tasca della giacca di Alfredo un centone. “Una cortesia, che ne dice di chiedere a quella gentile signorina se mi accetta nel suo tavolo?” Cento €uro non è una mancia di tutti i gironi, Alfredo si avvicinò al tavolo di Jol. e le rappresentò la situazione. Jol. voleva fare la dura ma non ci riuscì ed esplose in una forte risata che fece girare molti avventori. “Alfredo mollalo qui questo signore ma, se puoi, portagli cibi avvelenati così finisce di rompere.” Anche Albert aveva una fame da lupo e i due si fecero  concorrenza a chi mangiava di più. Il pranzo finì con un eccellente Ananas ed un amaro dell’Etna (Alfredo era catanese). Usciti dal locale con un inchino da parte di Alfredo (ti credo cento €uro di mancia quando mai li avrebbe più rivisti!) Albert girò intorno alla 500 di Jol. “Mi sembra un’auto da museo ma è ben tenuta, ‘parva sed apta mihi’ direbbero i latini. Non si meravigli, io oltre alla mia lingua e l’italiano ho studiato inglese, spagnolo ed anche latino che amo particolarmente: Catullo, Cicerone, Plinio il vecchio ed il giovane..”Mi scusi mi sono fatto trascinare, non vorrei sembrare presuntuoso le chiedo scusa. A proposito (a proposito di che pensò Jol.) vuol provare la mia Citroen DS, l’ho acquistata di recente, è una favola!” Jol. non si riconosceva più, in passato mai avrebbe accettato un invito di quel genere, ora si trovava seduta al posto di guida di una fiammante auto francese con tanti nuovi ritrovati meccanici. Col telefono incorporato nel cruscotto chiamò il direttore della sua banca chiedendo la concessione di mezza giornata libera, fu accontentata. Altra situazione per lei inspiegabile, si stava dirigendo verso casa sua, arrivò, posteggiò nel cortile al suo posto macchina, scese, aprì il portone e la porta di casa, sembrava ipnotizzata…”Bellissimo panorama, quella dovrebbe essere la costa calabrese, non sono pratico dei luoghi”. Appoggiati alla ringhiera del balcone anteriore di colpo Jol. si trovò le labbra di Albert incollate sulle sue, il bello fu che non reagì anzi partecipò attivamente…Bacio finito i due si sedettero sul divano, ogni frase sarebbe stata inadeguata e quindi prevalse il silenzio sin quando Albert si allungò sul divano e pose la sua testa sulle gambe della baby. Jol. recuperò la realtà: “È ora che vai, tua moglie ti starà cercando.” “Ma belle amie sono felicemente scapolo, non posso andarmene con la mia auto, domattina non potresti andare in ufficio, la tua carriola…” Jol: riprese il suo spirito: “Non parlare male della mia 500!”Allora mangiamo qualcosa qui a casa tua e domattina…non ti preoccupare dormirò sul sofà e…farò il buono.” Gli avvenimenti sembravano procedere come previsto da Alberto solo che Jol. non riusciva a dormire, si rigirava nel lettone sin quando scese dal letto e si catapultò sul divano vicino al fustone che, intontito dal sonno ma non tanto da rimanere impassibile, sfoderò un cosone di cui Jol. restò affascinata sin quando lo stesso cominciò una lenta ma sicura marcia all’interno della sua cosina che più tale non  era più. Albert rimase un bel po’ di tempo nel caldo ‘giaciglio’ e ci lasciò la sua impronta liquida. Jol. aveva goduto varie volte e solo in ultimo. “Mi hai goduto dentro!” “Nessuna preoccupazione mi son fatto chiudere le tube” e ricominciò il tran tran sin quando Jol::”Basta non ne posso più.” Svegli nel lettone della baby (ma come c’erano arrivati?) alle dieci. Doccia, colazione e poi l’ospite col suo telefonino prese a fotografare tutta l’abitazione. “Vuoi un ricordo di casa mia?” “No, col tuo permesso cambierò tutto il mobilio, qualcosa di più moderno, je me ne intendo, posseggo anche negozi di arredamento.” Vacanza obbligatoria dall’ufficio da parte di Jol. la quale due mattine dopo vide arrivare in cortile un camion da cui tre operai cominciarono a scaricare mobili di tutti i generi compresi quelli di cucina e del bagno, una vasca favolosa, una Jacuzzi! Jol. nei giorni seguenti visse in una nuvola come nei fumetti, anche le pareti furono pitturate, la sua abitazione era irriconoscibile ovviamente nel senso di miglioramento. La notte? La notte grandi battaglie dalle quali Jol. ne usciva con le ossa rotte o meglio talmente distrutta sessualmente da non ricordare nulla di simile, in passato aveva avuto qualche avventura ma mai di questa intensità. Albert per il suo lavoro cominciò a viaggiare un po’ in tutto il mondo, non le faceva mancare telefonate affettuose, si diceva innamorato e  Jolanda a sua volta lo sentiva dentro di sé,  non solo materialmente. ‘Les affaires sont les affaires’, un detto francese; Alberto non poté ritornare a  Messina per molto tempo. Francesca la portiera, come tutti i portieri non si faceva i fatti suoi: “Signorina, i giorni passano e le donne invecchiano, ricorda la canzone, non può aspettare per sempre il suo principe azzurro!” La famosa pulce nell’orecchio, anche i bei ricordi con tempo sfumano, Jol. ricordò quella famosa poesia imparata a scuola: “Passa un giorno, passa l’altro più non torna il prode Anselmo…la sua donna le diede un sacro pegno.” Jol. non aveva ricevuto nessun sacro pegno e pian piano la bella figura dal suo amante le tornava in mente, come naturale,  più sfumata. Quello che poteva avvenire, avvenne: l’ultimo dell’anno fu invitata dalla padrona dell’appartamento sopra il suo: “Non vogliamo essere invadenti ma dato che è sola a me ed a mio marito farebbe piacere la sua presenza.” Jolanda aveva ricevuto in dono da Albert una vestito da sera rosa favoloso che lasciava in parte scoperti sia il suo bel seno che la schiena sino …in basso. Naturalmente Jol. attirò l’attenzione dei maschietti ma solo gli scapoli si permisero di invitarla a ballare, le mogli a forza di occhiatacce, avevano messo la ‘museruola’ ai rispettivi mariti! Ormai più matura rispetto al passato, Jol. passò in rassegna i vari pretendenti e, come compagnia serale, scelse quello che ritenne  più adatto, bel giovane ma non ‘sun of the beach’ (avrete capito!). “Io sono Jolanda F., lei?” “Roberto M.” Una gran risata da parte della baby che si scusò affermando che si trattava di un fatto personale. Ci mancava poco che il nuovo arrivato avesse lo stesso nome del precedente! Roberto era il rampollo di una famiglia agiata e molto seria. Jol. volle rendersi conto dell’ambiente del suo ormai fidanzato per evitare gaffes, niente di peggio dei puritani e così alla prima presentazione si acconciò con un vestito che la copriva dal collo ai piedi. Fu ben giudicata dalla futura suocera Giuditta V. ed anche dal relativo marito Alonso R., forse di origine spagnola, che però la squadrò con ‘ojo astuto.’ I due fidanzati raramente si potevano vedere per i relativi impegni di lavoro; Roberto, notaio, era impiegato in uno studio. I loro rapporti erano sporadici, anche quelli fisici si limitavano a quelli manuali o, al massimo, orali. Un giorno rimasta sola col suocero, quel porcellone di origine spagnola provò a fare il ‘viejo cerdo’ ,e  minacciato da Jol., non ci provò mai più. Roberto era proprietario di una bellissima Alfa Romeo Giulia quadrifoglio verde di color rosso che talvolta Jol. guidava in autostrada in maniera troppo ‘disinvolta’con la ‘strizza’ da parte del fidanzato. Jol. ritenne opportuno parlare di rapporti intimi confessando di non essere più vergine per la relazione, da giovanissima, con un compagno di scuola. Roberto non la prese bene perché in famiglia gli avevano inculcato l’idea che la verginità della futura moglie era importante ma, innamorato, accettò la situazione e prese ad avere qualche rapporto col preservativo ma Jol. provava sessualmente ben poco per l’inesperienza di Roberto e lei non aveva alcuna voglia di ‘scafarlo’ per non essere mal giudicata. ‘Passa un giorno,passa l’altro…il ritorno del prode Anselmo’. Un giorno Albert si presentò in banca tutto baldanzoso ma, preso da parte da Jol., fu messo al corrente della sua situazione sentimentale. “Ti aspetto al ristorante.” La mancia di cento €uro fece sempre piacere ad Alfredo che procurò ai due un tavolo in una stanza riservata. Conversazione azzerata, ambedue facce scure, Albert sempre innamorato avrebbe voluto a questo punto portare con sé Jol. ma lei non intendeva girare il mondo, era di natura stanziale e quindi…per non parlare del fatto che la madre di Roberto, donna dura ed invadente, aveva già fissato la data delle nozze e relativo contorno di addobbi della chiesa, invitati  duecento  ospiti, bomboniere insomma tutto preparato senza chiedere il permesso ai due nubendi con gran piacere di Roberto ma non di Jolanda la quale, seguendo il detto latino ‘mulieres plus virorum callidae sunt’ pensò qualcosa di rivoluzionario: far conoscere fra di loro di due fidanzati! Per telefono ne parlò a Roberto che rimase totalmente ammutolito e poi di persona al ristorante ad Alberto che ovviamente rimase basito. La baby si prese una settimana di ferie, sdraiata sul letto con vicino il telefono in attesa…Dopo tre giorni: “Voglio incontrare questo…questa persona, mi sento distrutto,  cercheremo una soluzione.” Roberto stava piangendo. Alberto, invece,  dopo l’ovvio smarrimento iniziale, recuperato il suo senso dello humor,  decise di proporre un incontro a tre in campo neutro, ma dove? Taormina perla del Mediterraneo, locale: ‘Septimo’ scelta effettuata da Alberto che per primo giunse nel posteggio con la sua Citroen DS ed anche primo nel locale per prenotare una saletta riservata con la solita generosa mancia al cameriere. Roberto e Jolanda con la Giulia arrivarono mezz’ora dopo, nessuno dei due aveva parlato durante il tragitto, ne avrebbero avute di cose da dirsi più tardi. All’arrivo nel locale fredda stretta di mano fra i due pretendenti, ordine al cameriere di spumante millesimato (Roberto era un nazionalista, niente champagne) poi prese in mano la situazione Alberto. “Io non sono per le discussioni lunghe ed inutili, c’è evidentemente un problema fra di noi tre, soluzioni: Jolanda sposa Roberto, Jolanda sposa me, Jolanda sta con tutti e due.” Il viso dell’interessata era estremamente pensieroso, non  si pronunziò subito ma:”Ballerò singolarmente con voi due, dopo un colloquio vi comunicherò la mia decisione.” A mezzanotte il grande orologio della sala scandì le ore. “Era già l’ora che volge il desio e ai navicanti  ‘intenerisce il  core, anche in Francia conosciamo Dante.” Così esordì Alberto ed i due quasi omonimi guardarono in viso Jol. che: “Anche se può sembrare fuori dell’ordinario sono innamorata di ambedue e quindi la mia decisione è quella di sposare Roberto ma avere rapporti anche con Alberto, chi di voi due non ci sta è fuori gioco.” (Furbissima la baby, pensava  di prendere due piccioni…) Dopo un attimo di riflessione i due maschietti si strinsero la mano, patto concluso. Al fine di evitare spiacevoli pettegolezzi Alberto acquistò ad un prezzo folle (il proprietario non voleva mollarlo)l’appartamento vicino a quello di Jol. e poi fece abbattere una parete divideva ch le due abitazioni al fine di evitare pettegolezzi da parte dei vari proprietari e soprattutto della simpaticona ma  chiacchierona portiera Francesca. Figurati se la suocera Giuditta non si interessava del vestito della sposa! Dovette però ingoiare la scelta di Jol. che  lo pretese di color rosa anziché bianco! Era il 26 giugno, la casa del Signore intestata a San Gabriele sulla circonvallazione di Messina era addobbata  in maniera superba, sembrava un giardino, lo spiazzale dinanzi alla chiesa era quasi esaurito da macchine la maggior parte di grossa cilindrata, solo dinanzi al portale c’era lo spazio per due auto, quella della sposa la Giulia rossa e quella del testimone, Alberto che brillava per la sua assenza. In casi analoghi di solito era la sposa che si faceva attendere ma stavolta  era accaduto il contrario con ansia da parte soprattutto di Jol. la quale preferì rifugiarsi in sacrestia invano consolata dalla suocera: “Un testimone lo troviamo non ti preoccupare!” ma Jol. voleva quella scelto da lei. Passò ancora un quarto d’ora sin quando spuntò un Alberto trafelato: “Ho bucato una gomma…”  Grande applauso dei presenti all’ingresso di Jol. al braccio di un Alberto sorridente anche se con mani sporche di grasso. Alberto consegnò la futura sposa a Roberto in attesa dinanzi all’inginocchiatoio. Festeggiamenti con ballo al ’Giardino di Giano’ sul lago di Ganzirri con Alberto che faceva il farfallone con deliziose fanciulle invitate dalla sposa la quale: “Smettila di fare l’imbecille altrimenti al primo incontro ti chiudo le…gli occhi nel cassetto!” Strana la vita, La gelosia non ‘albergava’ fra i due mariti ma nella  bi-consorte!
     
     

  • 04 novembre 2019 alle ore 19:32
    Non hai niente da fare?

    Come comincia: giulfiurio landri
    Fri, Aug 23, 10:13 PM
    to liliana landri

    Ma non hai proprio niente da fare?
    Ma non avresti dei figli da crescere?

    liliana landri
    Sat, Aug 24, 8:37 AM (3 days ago)
    to doc, giulfurio

    Noi persone ipersensibili siamo iperefficienti mentali.

    Per quanto riguarda i figli da crescere fatti i 'beep' tuoi.

    I miei bambini ti hanno già inquadrato.

    Speriamo che si riprendano dal danno di avere delle 'beep' di parenti come voi.

    I miei bambini faranno quello che vorranno fottendose altamente del vostro giudizio e dei vostri pettegolezzi maligni. Anche i xxxxxxx se vorranno, tanto ce ne sono già tanti nella famiglia Landri, anche se dietro la maschera del perbenismo e dell'ipocrisia.

    A proposito, chiacchiere, il vostro stare sempre a giudicare ed a spettegolare malignamente, la vostra (ed ad un certo punto la mia apparente) anaffettività sono quello che hanno ucciso mio fratello e me.

    Metto il dottore in Cc, anche se lo metterò in imbarazzo, per mettere le carte in tavola una volta per sempre.
    Il signor Giulfurio se ne è andato per costruirsi la sua vita.
    Ed è giusto così.
    Ma se ne è anche andato per non subire i giudizi e le chiacchiere del paese.
    E, pensai, per non essere soffocato da mia madre.

    Eppure è stato capace di distruggere le nostre vite con le sue visite sporadiche (ed interessate da quando la moglie ha apprezzato la possibilità di fare le vacanze al mare).
    Ed i miei genitori si sono lasciati suggestionare dal suo atteggiamento impositivo e dal suo essere il primogenito. Maschio per giunta.

    Quindici anni fa mio padre si salvò perché ringraziando il cielo Giulfurio non mosse il 'beep' dalla sedia del suo ufficio.
    E pure quando arrivò, di sabato, fu capace di annientarmi.
    Cinque anni fa mi decisi per la prima volta ad andare da uno psicologo.
    I miei racconti partivano sempre da quello che Giulfurio fece in quel fine settimana.
    Io non sapevo se mio padre si sarebbe salvato facendolo trasferire da Eboli a Battipaglia. Non sapevo nemmeno quale delle due diagnosi (quella dei chirurghi di Eburum o quella del primario di chirurgia di Baptipalla) fosse quella corretta. Però mi assunsi le mie responsabilità e optai per quello che mi sembrò il meno peggio.
    Ero convinta che mio padre sarebbe morto sotto i ferri se quelli gli avessero tagliato l'addome per levargli il duodeno.

    Un anno dopo invece Giulfurio era qui. Era il ponte del 2 giugno. Era bel tempo ed era qui per farsi i bagni.
    E si impicciò nei fatti di nostro fratello solo per farsi bello.
    Ed io cedetti e lasciai che quella carogna che avevo affianco ed i nostri ormai anziani genitori gli permettessero di impicciarsi.

    Non so se mio fratello fosse stato seguito dalla dottoressa (che, mi riferirono in seguito, Giulfurio chiamò [parola che assomiglia a sbronza] per telefono) che mi era piaciuta per come aveva gestito una crisi, come sarebbero andate le cose.
    Per me era il meno peggio.
    Aveva affrontato quel marcantonio di mio fratello, lei minuta, solo con il potere della parola, della logica.
    La stessa logica che dopo dieci anni di persecuzioni John Nash, premio Nobel per l'economia, usò per gestire da solo la propria malattia. Se di malattia vogliamo parlare. E John Nash è morto a 83 anni in un incidente d'auto, mi sembra con la moglie.

    Quindici giorni prima due dottori, uomini, si erano spicciati con una iniezione.

    Buona giornata a tutti
    Liliana Landri

  • 01 novembre 2019 alle ore 16:16
    Quella notte di un giorno da cani

    Come comincia:                                                          Sino a che avrai una pistola fra le mani
                                                             pronunzierai parole di fuoco
                                                             tu uomo; ed emetterai gelide sentenze:
                                                             infine, spietatamente ucciderai!

     Ricordo quel maledetto e drammatico 8 dicembre del 1980 (quì da noi, a San Isidro, piovve a dirotto sino al tramonto) con notevole sgomento e, soprattutto, come se fosse vicinissimo nel tempo, come se fosse oggi (purtroppo, però, quando esso fa breccia - abbastanza spesso, direi - nella mia memoria, o meglio ritorna a galla, ed impietosamente, mi rendo conto che sono passati ben trentaquattro anni da allora: quasi una vita intera!). Ho ben impresse nella mente, nitide e...chiarissime, le immagini e le parole inerenti il fatto (ovvero il misfatto!) diffusi dai notiziari televisivi della CBS e della NBC a tarda notte e poi l'annuncio impietoso seppur stringato, quasi scarno direi, della morte del cantante (dato in contemporanea tanto sulla costa est, quanto su quella ovest e nel mondo intero, suppongo), come pure le struggenti immagini delle veglie spontanee, illuminate da migliaia di candele, createsi subito dopo in Central Park, a New York, in Jackson Park, a Chicago e in Lincoln Park, a San Francisco. John Lennon quel giorno, quella sera, quella notte di un giorno da cani fu ucciso ben due volte no una soltanto: la prima lo fu materialmente per mano - e con la sua 7,65 Stratton - di uno squilibrato (tale Mark David Chapman), stravolto dall'idea che l'ex Beatles avesse infranto i suoi ideali e sogni giovanili (e dire che egli stesso era stato accanito fan della band di Liverpool!); la seconda, invece, lo fu moralmente, per colpa di leggi inique ed assurde che nel nostro Paese, sin dalla "notte dei tempi", armano impunemente ed irresponsabilmente la mano di chiunque lo voglia (così sarà, infatti, di lì a qualche mese dal fatto tragico di cui si parla, per quella di John Hinckley, attentatore sfortunato di Ronald Reagan), mentre, d'altro canto non permettono ad un diciassettenne di bersi una birra o un drink! Al proposito voglio dirvi, miei cari amici/lettori, che qualche tempo prima che cominciassi a scrivere questo mio libro/racconto di strampalate memorie e altrettanto strampalati pensieri e/o impressions, mi capitò casualmente di sfogliare e leggere (chiedo scusa per l'involontario susseguirsi di assonanti termini propinatovi in questo frangente!) - a mia volta - un vecchio opuscolo ma molto importante, a quanto pare, che casualmente avevo ritrovato, facendo pulizia nello scantinato di casa, in alcune polverose scatole, dov'esso giaceva inerme - chissà da quanto tempo - insieme ad inutili cianfrusaglie ormai in disuso: era l'edizione 1967 dell' American Annual Facts&Feats, una guida preziosissima (penso che molti americani, compreso chi scrive, senza di essa giammai conoscerebbero tanti avvenimenti e fatti verificatisi nel proprio paese, anche nella nostra società pluriinternettizzata e digitalizzata) che sin dal lontano 1919 la casa editrice Mc Millan di New York pubblica con minuzia di particolari, dovizia estrema e passionevolmente;...e ciò che lessi, ritengo sia abbastanza pertinente con l'assassinio e la morte di Lennon, per cui di seguito lo riporto testualmente:
    AUSTIN (TEXAS) - Oggi, alle 11,40 a. m., un giovane di ventiquattro anni, John Talbot, studente di architettura, armato di due fucili da caccia e di una carabina di precisione con mirino telescopico, appostato al ventiseiesimo piano di un edificio dell'Università di Austin, ha ucciso tredici persone e ne ha ferito trentuno: prima di recarsi all'università aveva ucciso la moglie e la madre. Congedato un anno fa dal corpo dei marines dopo sei anni di servizio, Talbot soffriva di un tumore al cervello. Questo grave fatto di sangue viene ad aggiungersi ai molti delitti (circa cinquemila) che si perpetrano ogni anno nel nostro Paese con armi da fuoco. Come si sa, negli Stati Uniti è molto facile procurarsi armi (basti pensare che Lee Oswald si fece spedire il fucile addirittura per posta: un po'come potrebbe essere se un tale di nome Robert Foster lo acquistasse - oggidì - su Amazon e gli arrivasse a casa dopo due giorni!) e il Secondo Emendamento della nostra Costituzione espressamente sancisce che "il diritto del popolo americano a portare armi non deve essere violato". (notizia estratta dal The Daily Texan dell'1 agosto 1966). E'proprio il caso di dire che "il lupo (l'America) perde il pelo ma non il vizio" (l'uso improprio delle armi da sparo"). Lennon, al momento della sua uccisione viveva a New York, dove si era trasferito dall'Inghilterra nel 1971, con la consorte Yoko Ono ed il figlio Sean, nato nel 1975 dopo la riconciliazione della coppia. Conobbe - e sposò - l'artista nipponica nel 1969, quando, cioè, era ancora insieme ai Beatles (in prime nozze aveva precedentemente sposato Cynthia Palmer, da cui ebbe il primogenito Julian): ciò divenne uno dei punti d'attrito, insanabili purtroppo, insieme alla incipiente e galoppante incompatibilità artistico-caratteriale con Paul Mc Cartney (ma probabilmente fu l'unico, a detta della stampa) che causò la "morte" del gruppo inglese. Il periodo "post-Beatles", però, fu ricco di contrasti nella vicenda umana di Lennon: certamente un insieme ed un' alternanza di gioie e dolori, di luci e di ombre! Dal punto di vista sentimentale l'unione con Yoko toccò dapprima il punto più alto (quando i due facevano tutto insieme, senza staccarsi mai l'un dall'altro, come fossero due gattini siamesi in amore, nella vita come in musica) e poi quello più basso (quando i due, nel 1974, si separarono salvo poi riappacificarsi e tornare nuovamente insieme, l'anno dopo). Egualmente dal punto di vista artistico e musicale Lennon raggiunse livelli eccelsi con alcuni albums ("John Lennon/Plastic Ono Band", "Imagine", "Rock' n' roll"), e mediocri invece con altri ("Mind Games", "Walls And Bridges", lavori del periodo "post-Ono", ossia del biennio 1973-74); è da dire che in quel periodo, tra le altre cose, Lennon scrisse poesie (notevoli sono tanto l'ode alla madre e "Remember Liverpool", quanto "My great love", dedicato alla musica), dipinse quadri e tradusse in spagnolo e indiano (la lingua imparata durante il suo lungo soggiorno nel paese asiatico trascorso insieme agli altri "scarafaggi") diversi classici della letteratura americana e britannica, tra cui Blake, Fitzgerald e Twain. Nel nostro paese, inoltre, il cantante dovette affrontare una lunga e snervante sequela - durata ben cinque anni - di battaglie legali col governo, con l'FBI e con il Dipartimento dell'immigrazione per ottenere il permesso di soggiorno (e fortuna, aggiungerei, che non dovette essere costretto  a "soggiornare" in uno di quei famigerati centri di detenzione-lager, oggi disseminati su tutto il territorio degli States così come in gran parte delle nazioni cosiddette civili...ma all'epoca i suddetti eran ben lontani dal sorgere!). Tutta la vicenda - ed ancora aggiungerei fortunatamente - si risolse nel 1975, in modo alquanto positiva per il cantante inglese. Fu proprio in uno di questi centri, lurido, puzzolente e malsano (per la precisione nel "42° braccio" del Queens, a New York), che oggi sono più che mai in  uso nel nostro paese dopo le vicende dell' 11 settembre (dove, tanto per intenderci, i cittadini stranieri attendono generalmente il rimpatrio obbligato, e dove ci si può trovare rinchiusi forzatamente e senza tanti complimenti: a volte anche senza saperne il perché o senza un motivo ben preciso!), che il mio amico siriano Tarik Aziz, un percussionista con i fiocchi di ventisette anni, giunto in America alcuni mesi prima insieme alla madre Hamin, fu rinchiuso per otto lunghi mesi prima di essere rispedito a casa. Era stato bloccato nella fermata della metropolitana di Greenwich Park da alcuni agenti in borghese della polizia newyorkese per un futile motivo: aveva scavalcato il cancello della cassa, così per gioco come tante volte lo si fà, pur avendo vidimato il biglietto...e così, per gioco si era ritrovato immerso in un mucchio di guai, in uno stato e in una situazione di assoluto "non ritorno"! Non ritengo sia giusto, anzi, non è giusto per niente che un mucchio di brava - e buona - gente, rea soltanto di essere in cerca di un futuro migliore per sé e la propria famiglia, debba lasciare il nostro paese mentre un altro mucchio di emeriti figli di cagna (senza offesa per i soggetti a quattro zampe di sesso femminile!) e di troia (senza offesa per le squillo, o escort che dir si voglia le quali, sebbene lo facciano dietro compenso,sono pur sempre, a modo loro, dispensatrici di felicità e...piacere istantanei!) faccia il bello ed il cattivo tempo nonché il proprio porco comodo nelle nostre città, nei nostri quartieri, nelle nostre vie, nelle nostre fabbriche e nei nostri uffici, nella nostra politica, nelle nostre vite, e nel nostro tutto: abbiamo forse dimenticato di essere (stati) la Patria della più giovane e giusta democrazia del mondo? Di essere (stata) la Patria delle grandi opportunità per tutti? Credo proprio di sì...purtroppo!  (E questo lo avevano capito, fra gli altri e oltre quaranta anni fa, i Jefferson Airplane, o Starship, o...poco importa: maledetti lucidi profeti delle sette note;...son soltanto fottute divagazioni musicali, quindi lasciate perdere!).

    Quando ero piccola ero solita stare
    con la mano sul cuore,
    e avrei voluto cantarti
    che tu eri mio figlio e mio amante,
    mio padre e mio fratello.
    Io credevo in te.
    Era così facile allora,
    era davvero così facile!
    Ma dove sei finita adesso?
    Sembra come se tu non possa più ascoltarmi,
    non più,
    può darsi che stia diventando
    troppo vecchia
    Ma ti ricordi 201 anni fa,
    quando eri giovane?
    Come sei diventata forte,
    promettendoti ad ognuno
    come dolce dispensatrice di libertà.
    Ora tu sai esattamente chi sono io.
    Mi sembra di dirtelo in continuazione.
    Dimmi allora tu la verità
    su di te:
    la tua vita dovrebbe essere tanto chiara 
    quanto la mia.
    Ci sono dei ragazzi che stanno morendo per te,
    e questo non mi suona come "libertà".
    Tu continui a mentire sul perché loro muoiano,
    quando invece dovrebbero essere stati generati nella libertà.
    Mostrati, mostrati a me.
    Tu sei quella che mi disse, ricordi?
    che io ero nata per essere libera.
    Apri tutte le tue porte: io voglio vedere
    tutte le tue porte e tutte le tue chiavi,
    voglio vederti e sentirti.
    Oh, sì, tutte le tue 88 chiavi,
    dammele.
    Mostra te stessa, mostrati a me.
    Io voglio vedere le stelle e le strisce
    che possano far urlare quelle corde.
    Mostrati, mostrati a me.
    Esponi te stessa: io voglio vedere la tua faccia.
    Vieni e dammela.
    Mostra te stessa,mostrati a me.
    Sei forse la RCA, la Standard Oil
    o la ATT? Voglio vedere.
    Dammi la tua faccia se ne hai una.
    Voglio vedere, vieni e mostra te stessa.
    Chi manovra tutto questo? Chi guida questo paese?
    Mostrami, mostrati, dammelo.
    Voglio che tu sappia che io voglio vedere,
    chi guida tutto ciò, chi lo fa girare?
    Mostrami, mostrami, mostrami la tua faccia.
    ("Mostra te stessa, America", da: Earth, 1978, dei Jefferson Airplane). 

    da: "Le memorie strane d'un asino pazzo a stelle&strisce chiamato Lucky", 2014).

  • 29 ottobre 2019 alle ore 17:46
    RITORNO AL PASSATO

    Come comincia:  Alberto M. con la sua Jaguar X type stava percorrendo l’autostrada Messina - Palermo destinazione Milazzo: via via le stazioni di Villafranca, di Spadafora ed infine, destinazione finale, uscita Milazzo Centro. Dire che era confuso era un eufemismo. La decisione di andare in quella località di mare era stata da lui presa

  • Come comincia:  Ricordo quel maledetto e drammatico giorno di dicembre con notevole sgomento, rammarico e, soprattutto come se fosse vicinissimo nel tempo (purtroppo, però, sono passati ben trentadue anni da allora: quasi una vita intera!). Ho ben impresse nella mente, nitide e...chiarissime, le immagini e le parole diffuse dai notiziari televisivi, l'annuncio della morte del cantante, la struggente veglia spontanea, illuminata da migliaia di candele, in Central Park a New York! John Lennon, a parer mio, fu ucciso due volte no una soltanto: la prima lo fu materialmente, per mano di uno squilibrato (tale Mark David Chapman), stravolto dall'idea che l'ex Beatles avesse infranto i suoi ideali e sogni giovanili (e dire che egli stesso era stato fan della band di Liverpool!); la seconda invece lo fu moralmente, per colpa di leggi inique ed assurde che negli States, sin dalla "notte dei tempi", armano impunemente ed irresponsabilmente la mano di chiunque lo voglia! (così sarà, infatti, di lì a qualche mese, per quella di John Hinckley, attentatore "sfortunato" di Ronald Reagan). 
     Lennon, al momento della sua uccisione viveva a New York con la consorte Yoko Ono ed il figlio Sean, nato nel'75 dopo la riconciliazione della coppia. Conobbe e sposò l'artista nipponica nel 1969, quando - cioè - era ancora insieme ai Beatles (in prime nozze aveva sposato Cynthia Palmer, da cui ebbe il promogenito Julian): questo diventò uno dei punti d'attrito (probabilmente l'unico, a detta dei fans degli "scarafaggi" così come di gran parte della stampa) che causò la "morte" del gruppo! Il periodo "post-Beatles", però, era stato ricco di contrasti nella vicenda umana di Lennon: certamente un'insieme e un'alternanza di gioie e dolori, di luci ed ombre! Da un punto di vista sentimentale l'unione con la Ono toccò dapprima il punto più alto (quando i due facevano tutto insieme, nella vita come nella musica) e poi quello più basso (quando i due si separarono nel 1974 per poi riunirsi, però, l'anno dopo). In egual modo, dal punto di vista artistico e musicale Lennon raggiunse livelli eccelsi con alcuni album (vedasi "John Lennon/Plastic Ono Band", "Imagine", "Rock' n' roll") e mediocri invece con altri (vedi "Mind Games" e "Walls and Bridges", album del periodo "post-Ono", ossia del biennio 1973-74). In quel periodo, tra le altre cose, l'artista scrisse anche poesie e dipinse. Negli States, inoltre, l'ex Beatles dovette affrontare una lunga e snervante sequela (durata ben cinque anni!) di battaglie legali col governo americano, con l'Fbi e con il Dipartimento dell'immigrazione, per ottenere il permesso di soggiorno. Tutta la vicenda, fortunatamente, si concluse nel 1975 in modo alquanto positivo. Il periodo "post-Beatles" fu, senza ombra alcuna di dubbio, anche quello più impegnato dal punto di vista "politico-civile" per l'alfiere di Liverpool: questo periodo coincise con la fase più prolifica, musicalmente ed artisticamente, del duo Lennon-Ono. John cominciò a fare politica in  musica, o meglio con essa, già ai tempi di "Revolution" (quando, cioè, era ancora accasato con gli "scarafaggi"), il primo quarantacinque giri apparso nel 1968 con l'etichetta del gruppo, la Apple. Con la Plastic Ono Band Lennon compose pezzi memorabili (da "Give Peace a Chance", a "Imagine", da "Working Class Hero" a "Power To The People", brano di Yoko, e "I Don't Want To Be A Soldier Mama...,etc.), i quali divennero veri e propri "cult" nonché gli inni del movimento pacifista e dell'antimilitarismo nel mondo intero! La prima formazione della POB prevedeva Lennon, Ono, Eric Clapton alla chitarra, Alan White alla batteria e Klaus Voormann al basso:suonò per la prima volta nel settembre del 1969 al Festival rock di Toronto, in Ontario (Canada) e registrò l'album "Plastic Ono Band-Live Peace in Toronto". L'anno dopo la band (formata questa volta dalla coppia Lennon-Ono, da Voormann al basso e da Ringo Starr alla batteria) registrò l'album "John Lennon-Plastic Ono Band", da molti critici considerato il lavoro migliore. "Some Time In New York City", però, tocca vette di politicizzazione altissime, è l'album che radicalizza ed estremizza il pensiero politico dell'ex Beatles in...musica! Esso non ebbe grande seguito di pubblico e critica ma contiene, a mio avviso, i testi più politici e impegnati del duo Lennon-Ono. Il filo conduttore dell'lp (composto nel 1972) è il grido di protesta contro le ingiustizie sociali negli Stati Uniti (e non solo!): "Woman Is The Nigger Of The World" è un inno femminista; "Angela" un omaggio all'attivista nera Angela Davis; "Attica State" denuncia la brutalità della polizia e le incongruenze del sistema carcerario americano; "John Sinclair" è una sorta di "petizione musicale" contro l'ingiusta condanna inflitta a Sinclair. John Sinclair fu condannato nel luglio del 1969 a dieci anni di carcere per aver dato alcuni spinelli ad un agente (donna) in borghese! (sic! Viene quasi da piangere o forse...chissà, da ridere: quando penso, ad esempio, a ciò che non avviene, spesso, per narcos e esponenti dei cartelli della coca e dell'eroina; ma si sà, la legge dei "due pesi e delle due misure", probabilmente distante, ma non troppo, da quella codificata dal diritto, è sempre esistita e sempre esisterà su questa terra!). Venne liberato, il 3 dicembre 1971, tre giorni dopo il concerto di Lennon-Ono, intitolato Ten for Two, tenuto in favore della sua scarcerazione. Due brani, infine ("Sunday Bloody Sunday" e "The Luck Of The Irish") denunciano l'aggravarsi della situazione socio-politica in Nord Irlanda, additandone la colpa, senza mezzi termini, alla "sovrana" d'Inghilterra! In tema di iniziative solidali per gli ultimi (oltre al già citato concerto per Sinclair) la coppia Lennon-Ono fu molto attiva: il quindici dicembre del 1969 a Londra partecipò (con Eric Clapton, George Harrison e Keith Moon degli Who) ad un concerto pro Unicef; il trenta agosto del 1972 si esibì in due concerti di beneficenza (One for One) tenuti al Madison Square Garden di New York in favore dei bambini disabili di mente. "Imagine" è il capolavoro assoluto di Lennon. Secondo me poche volte la musica moderna ha raggiunto una vetta così eccelsa: è una canzone, infatti, al tempo stesso dolce, essenziale, visionaria, forte, (dura), struggente e poetica. Essa, in sostanza, fa pensare, fa sognare ed emozionare chi l'ascolta così assolvendo pienamente a quella che è (o per lo meno dovrebbe essere) la principale peculiarità (prerogativa) del rock e della musica in genere. Il pezzo è inserito nell' omonimo album; esso fu composto nel 1971 e contiene le seguenti tracks (tracce): "Imagine", "Crippled Inside", "Jealous Guy", "It's So Hard", "I Don't Want To be A Soldier Mama, I Don't Want" "Gimme Some Truth", "Oh, My Love", "How Do You Sleep?", "How To Die?", "Oh Yoko!". Una annotazione importante: per la stesura dell'album il musicista chiamò a raccolta una marea di suoi colleghi, di estrazione musicale svariata: oltre ai già noti Voorman (basso) e White (batteria), ci furono George Harrison (chitarra), Nicky Hopkins e Rodlinton, John Tout, Ted Turner, Tom Evans e Joey Molland (chitarra acustica), Jim Heltner e Jim Gordon (batteria e percussioni), Michael Pinder (percussioni), King Curtis (sassofono), J&P Duo Group (voci), John Barham (harmonium), etc. A proposito di 1971, è da dire che esso fu anno importante (come quasi tutti i sessanta e i settanta, del resto!), addirittura basilare per la musica rock (e non solo!). Nei 33 giri uscirono, tra gli altri: "L. A. Woman" (Doors), "Led Zeppelin III" (Led Zeppelin), "Pearl" (Janis Joplin), "Meddle" (Pink Floyd), "Sticky Fingers" (Rolling Stones), "Master Of Reality" (Black Sabbath), "Acqualung" (Jethro Tull), "Tea For The Tillerman" (Cat Stevens), "Tapestry" (Carole King) "Pendulum" (Credence Clearwater Revival), "Tarkus" (Emerson, Lake&Palmer), "Fireball" (Deep Purple), "Blue" (Joni Mitchell), "Barrett" (Syd Barrett), "American Beauty" (Grateful Dead), "Song Of Love And Hate" (Leonard Cohen), "At Fillmore East" (The Allman Brothers Band). Anche tra i singoli ci furono tantissimi pezzi di successo e di...contenuto (connubio, questo, che mai guasta in fondo!): "Life On Mars" (David Bowie), "Mr. Bojangels" (Nitty Gritty Dirt Band), "Father&Son" (Cat Stevens), "Your Song" (Elton John), "Layla" (Derek&The Dominos), "It's Too Late" (Carole King), "Samba Pa Ti" (Santana), "Brown Sugar" (Rolling Stones), "Riders On The Storm" (Doors), "Iron Man" (Black Sabbath), "Black Dog" e "Misty Mountain Hops" (Led Zeppelin), "American Pie" (Don Mc Lean), "Acqualung" (Jethro Tull), "My Sweet Lord" (George Harrison), "Angel" (Jimi Hendrix), "You've Got A Friend" (James Taylor), "Strange Kind Of A Woman" (Deep Purple), "Jesus Christ Superstar" (Murray Head), "John Barleycorn Must Die" (Traffic), "What's Going On" (Marvin Gaye), "I'd Love To Change The World" (Ten Years After), "Lady Black" (Uriah Heep), "Here's To You" (Joan Baez), "Proud Mary" (Ike&Tina Turner), "Maggie May" (Rod Stewart).

    da: una mail inviata a Rai Storia l'8 dicembre 2012.   

  • 28 ottobre 2019 alle ore 15:09
    Tenebra

    Come comincia: Mi sento più sicuro quando cala il sole.
    Sembra che di notte, ci si sente più giustificati a dare alito a sentimenti o atti che, con la luce, sembrerebbero peccati.

    Non so se sia più una questione che la luce rischiara troppo le ombre che si portano dentro o se col buio vengono protette intimamente senza che nessuno le scorga o trova.

    Anche se, ammetto, spesso vorrei viverle quelle cose al mattino; ma poi mi rendo conto che è proprio nel momento del mattino che il mio cuore si chiude nelle tenebre.
    Quando ciò avviene, l'unico pensiero che mi balena nella mente, è che probabilmente in me c'è qualcosa che non va.
    Sembra che la tenebra sia lo scettro del mio lato oscuro e la luce, la gabbia sadica della ragione che mi tiene a bada. 
    A quale dei due dare più agio di uscire?
    O, quanto meno, dovrei cercare di far si che nel momento in cui esce uno, l'altro sia lì accanto a controllare; potrei perdermi in entrambi i casi se non ci fosse un guardiano al loro fianco. 
    Sto ancora cercando di capire cosa farmene di entrambi.
     

  • 24 ottobre 2019 alle ore 20:59
    Sport's memories: Lester Keith Piggott

    Come comincia: Nasce a Wantage (paesino di poco più di diecimila anime nell'Oxfordshire) il 5 novembre del 1935. E' definito il "fantino mito", la "leggenda" del galoppo mondiale: uno dei più grandi jockey dell'era moderna (soltanto Gordon Richards e Willie Shoemaker possono avvicinarlo in questo secolo!). Senza ombra di dubbio il più forte sul suolo inglese (ha ottenuto ben 4450 vittorie delle sue 5300 in Gran Bretagna), contende a Frankie Buckle, il più grande del XVIII°secolo (ventisette classiche inglesi vinte: cinque Derby, cinque 2000 Ghinee, nove Oaks, sei 1000 Ghinee, due St.Leger) e a Freddy Archer, il più grande del XIX°secolo (ventuno classiche inglesi vinte: cinque Derby, due 2000 Ghinee, quattro Oaks, quattro 1000 Ghinee, sei St.Leger), lo scettro del migliore in assoluto. Ha legato il suo nome al Derby di Epsom, la "corsa della vita" per lui, che lo ha visto trionfare nove volte, ma anche al suo modo di vivere e affrontare le corse che ha stravolto la quasi trecentenaria vicenda del galoppo rigidamente legata a schemi - e trame - codificati. Carattere scontroso e solitario, patisce un grave problema di sordità e soffre di difficoltà nella comunicazione. Per questo in Gran Bretagna lo chiamano "stone-face" (faccia di pietra), impassibile anche davanti alla vittoria con quella espressione congelata sul volto. Tra lui e gli altri fantini, però, vi è un divario abissale. Egli è stato - al contempo - un cavaliere brillante, freddo, grintoso (agli esordi la sua irruenza gli procurò una serie di squalifiche per guida pericolosa) e un profondo conoscitore del cavallo e dei cavalli montati in carriera. Un fantino e un personaggio straordinario, la cui popolarità non è stata mai scalfita, neanche dalle tante disavventure della sua vita: i ritiri, gli incidenti, l'arresto, i problemi di salute. Bambino prodigio (fu due volte campione tra i novizi), cresciuto in una famiglia legata profondamente al mondo dei cavalli e delle corse (il nonno Ernest, "Ernie", ha vinto tre Grand National a Aintree e sposò la sorella dei fantini Mornington e Kempton Cannon, a loro volta vittoriosi a Epsom, nel 1899 e 1904; il padre Keith ha allenato a Newmarket, la madre Iris è sorella dei famosi fantini Bill e Fred Rickaby), disputò la prima corsa a soli dodici anni, nel 1947. La prima vittoria, invece, è datata 8 agosto 1948 a Haydock, in sella a The Chase. Da allora il suo cammino fu costellato di sucessi: trenta classiche inglesi (si definiscono classiche, in Inghilterra, le seguenti corse: Oaks, Mille, Duemila Ghinee, Derby e St.Leger; le ultime tre, invece, formano, a loro volta, la "Triple Crown" dei puledri di  tre anni, mentre le prime due, insieme al Derby, quella delle femmine), tra cui nove Derby ad Epsom, record assoluto, tra il 1954 e il 1992; undici titoli inglesi tra il 1960 e il 1982; due Prix de l'Arc de Triomphe (1977 e 1978); quattordici classiche italiane tra cui tre Derby e quattro Jockey Club; un Breeders' Cup Mile negli Stati Uniti, sette King George VI&Queen Elizabeth Stakes, la "corsa dei diamanti" nel week-end di Ascot, tra il 1965 e l'84. Supera le cento vittorie stagionali venticinque volte tra il 1955 e l'84, con un massimo di centonovantuno nel 1966. Ha corso per sir Noel Murless (il trainer dei record - diciannove classiche inglesi tra il 1948 e il 1977, fu il primo a vincere più di centomila sterline, con quarantotto vittorie nel 1957 e ducentomila, con sessanta vittorie, dieci anni dopo - aveva scuderie a Warren Place, Newmarket) dal 1954 al 1966, vincendo due Derby (Crepello 1957, St. Paddy 1960), mentre negli anni settanta ha formato con Vincent O'Brien (il più grande trainer britannico d'ogni epoca: fratello di Vincent e Charly, a loro volta grandi trainers) un binomio eccezionale, montando tutti i suoi cavalli vincenti sul suolo inglese. Nel 1970 ottiene la Triple Crown (Triplice Corona) inglese con Nijinsky (il primo cavallo, dopo trentacinque anni a vincerla: l'ultimo era stato Bahram, nel 1935), stupendo puledro baio di origini canadesi ed a detta di gran parte degli esperti il miglior cavallo che abbia mai montato in carriera, ma anche quello con cui abbia avuto il feeling migliore! Nel 1985 lascia le corse per dedicarsi, anima e corpo, con la moglie Susan, ad allenare cavalli a Newmarket. Coglie buoni successi (nell'87 vince le Oaks italiane con Lady Bentley), ma nell'ottobre del 1987 è condannato a tre anni di carcere, di cui ne sconta solo uno, per evasione fiscale: non denunciò guadagni per circa sei miliardi di lire! La regina è costretta a toglierli il titolo di "baronetto" di cui era stato investito nel 1975. Nel 1990, però, rientra inaspettatamente alle corse (dopo appena sei giorni monta Sikeston, portacolori della scuderia Gaucci, nelle Champion Stakes, prestigiosa listed di gruppo  uno a Newmarket, giungendo ottavo) e vince alla grande il "Mile",  nella settima edizione del Breeders' Day (il giorno degli allevatori), il convegno di galoppo più ricco del mondo (dal 1984 si disputa ogni anno in un ippodromo diverso degli Stati Uniti - nel 1996 si corse in Canada - e comprende quattordici corse nell'arco di due giorni: inizialmente erano sette e si correvano in un solo giorno, poi diventate otto dal 1999, undici nel 2007 e quattordici dall'anno dopo), in sella all'irlandese Royal Academy, allenato da Vincent O'Brien. Nel 1992 ottiene l'ultima vittoria in una classica inglese, le 2000 Ghinee, in sella a Rodrigo de Triano, e in una classica italiana, il Jockey Club, in sella a Silvernesian. Si reca sempre più spesso a correre in Medio Oriente (soprattutto in Arabia Saudita: la patria dei miliardari sceicchi, oramai proprietari dei più grandi allevamenti al mondo!) e negli States, dove nel 1993 rischia seriamente la vita cadendo da Mister Brooks nella prima corsa del Breeders' a Miami. Lui, fortunatamente, se la cavò con fratture multiple (clavicola e una costola), il cavallo invece fu abbattuto in pista: la sua immagine, con la maschera dell'ossigeno a coprirli il volto, fece il giro del mondo e resterà nella storia dello sport di ogni tempo. Fatica, tuttavia, sempre più a restare nel peso e, dopo un 1994 abbastanza deludente (nonostante porti al quinto posto, al suo ultimo Derby ad Epsom, il quasi sconosciuto Khamaseen, quotato 25/1), diluito nelle corse (una paurosa caduta nel "Glorious", durante il prestigioso convegno di Goodwood, lo appieda per un mese!) e nei guadagni, decide di non rinnovare, ad inizio del 1995, la licenza inglese di jockey (la sua ultima corsa in Inghilterra era stata a Doncaster, il 5 novembre dell'anno prima). Dopo aver passato l'inverno in Australia (il 5 marzo vince le Black Opal Stakes a Canberra, montando Zadok) e la primavera negli Emirati Arabi, ad Abu Dhabi, dove il 28 aprile disputa la sua ultima corsa, decide di ritirarsi, questa volta per sempre. - Ha preso una decisione su cui non tornerà! - dichiara alla stampa la moglie Susan. Il  6 settembre, infatti, le agenzie battono la notizia attesa da tempo: il mago delle piste inglesi, il fantino preferito dalla nobiltà britannica, l'idolo massimo dei tifosi inglesi e degli appassionati di galoppo ad ogni latitudine, lascia il mondo delle corse per cui, a quasi sessanta anni, non si sente più sufficientemente giovane e motivato. Tra gli altri suoi record, è da citarne uno veramente incredibile: ha vinto il Derby in ben sei nazioni (Irlanda, Francia, Singapore, Italia, Germania Slovacchia), oltre a quelli (nove) vinti a Epsom! Il giornalista televisivo lord Oaksey commenta: - Spiace che abbia lasciato le corse ma questo va tutto a suo onore. L'ha fatto quando la sua immagine e il suo fisico non erano ancora quelli di un vecchio fantino -. Nel 2005, nei pressi dell'ippodromo di Haydock Park (Merseyside), località Ashton-in-Makerfield, è stata eretta una statua in suo onore, commissionata dalla stessa moglie Susan al famoso scultore ed artista inglese William Newton: per festeggiare il suo settantesimo anno di età proprio nel medesimo luogo in cui, nel 1948, Piggott ottenne la sua prima vittoria da jockey e anche quello che fu teatro della sua ultima vittoria sul suolo inglese, nell'ottobre del 1994. Come a dire: da...a...; un ponte, un passaggio, un simbolo di continuità, dall'inizio alla fine della sua lunga carriera agonistica! Sue statue e busti sono state erette, a più riprese, negli ultimi anni, in diversi luoghi "sacri" del galoppo: il 12 ottobre 2017, all'ippodromo Rowley Mile di Newmarket, prima di correre il gruppo uno Darley Dewhurst Stakes (corsa che lo vide trionfare per ben dieci volte!) è stata scoperta una straordinaria scultura bronzea, creata ad hoc dallo stesso Newton. In quell'occasione Amy Starkey (direttore regionale della regione est del Jockey Club britannico) sulle colonne del Racing&Sports Time ha dichiarato: - Lester è una leggenda e il suo contributo a questo sport è incommensurabile, quindi è del tutto appropriato che venga onorato in questo modo nella Casa dei Cavalieri e in quella che è diventata la sua città natale -. Lo stesso Newton ha ricevuto l'incarico di produrre nove bronzi a grandezza naturale per commemorare il record di Piggott delle vittorie a Epsom. 

    - Hanno detto di lui.
    "Un fantino unico per capacità di attraversare senza scosse intere generazioni di jockeys" (Sandro Cepparulo, giornalista);
    "Ha avuto una grande volontà di vittoria ed era molto difficile batterlo. Il suo metodo ha rivoluzionato lo stile di montare. Tutti noi gli dobbiamo molto" (Willie Carson, fantino inglese);
    "E'nato con grande sensibilità nelle mani, una capacità innata di sentire il cavallo, il suo respiro, il suo battito cardiaco, assolutamente fuori dal comune" (Gianni Meda, giornalista televisivo);
    "Faceva pesare tutta la sua grinta e l'impeto sui cavalli, guidandoli a finali perfettamente controllati" (Peter Matthews, editore, scrittore, commentatore televisivo inglese);
    "Aveva un meraviglioso equilibrio in groppa al cavallo e una monta bilanciata: ciò era 
    spiegato dal fatto che essa fosse eccezionalmente bassa (Peter Matthews).

    Classiche inglesi (30)
    Derby (9) - Never Say Die (54), Crepello (57), St.Paddy (60), Sir Ivor (68), Nijinsky (70), Roberto (72), Empery (76), The Minstrel (77), Teenoso (83).
    Oaks (6) - Carrozza (57), Petite Etoile (59), Valoris (66), Juliette Marny (75), Blue Wind (81), Circus Plumed (84).
    1000 Ghinee (2) - Humble Duty (70), Fairy Footsteps (81).
    2000 Ghinee (5) - Crepello (57), Sir Ivor (68), Nijinski (70), Shadeed (85), Rodrigo de Triano (92).
    St.Leger (8) - St.Paddy (60), Aurelius (61), Ribocco (67), Ribero (68), Nijinski (70), Athens Wood (71), Boucher (72), Commanche Run (84).
    Classiche francesi (12)
    Arc de Triomphe (3) - Rheingold (73), Alleged (77, 78).
    Prix du Jockey Club/Derby (1) - Hard To beat (72).
    G. P. de Paris (2) - Roll Of Honour (70), Sagaro (74).
    Poul d'Essay des Poulisches (2) - Rasput Princess (64), River Lady (82).
    Prix de Diane (3) - Mrs Penny (80), Madam Gay (81), Lypharita (85).
    Prix de Vermeire (1) - Aunt Edith (65).
    Classiche irlandesi (16)
    Derby (5) - Meadow Court (65), Ribocco (67), Ribero (68), The Minstrel (77), Shergar (81).
    Oaks (3) - Santa Tina (70), Juliette Marny (75), Godetia (79).
    1000 Ghinee (2) - Favoletta (71), Godetia (79).
    2000 Ghinee (3) - Decies (70), Jaazeiro (78), Rodrigo de Triano (92).
    St.Leger (3) - Dan Kano (67), Caucasus (75), Meneval (76).
    Clsssiche italiane (14)
    Derby (3) - Bonconte di Montefeltro (69), Cerreto (73), Welnor (83).
    G. P. Jockey Club (4) - Nagami (58), Marco Visconti (66), Awaasif (83), Silvernesian (92).
    Gran Criterium (1) - Alhijaz (91).
    Premio Roma (3) - Irvine (72), Noble Saint (79), Old Country (85).
    Premio Presidente della Repubblica (1) - Moulton (73).
    Premio Regina Elena/1000 Ghinee (1) - Grande Nube (74).
    Oaks d'Italia (1) - Lady Bentley (87).
    - Classiche Canada/Usa (5)
    Canadian International Stakes (1) - Dahlia (74);
    Breeders'Cup (Mile) (1) - Royal Academy (90);
    Washington D. C. International (3) - Sir Ivor (68), Karabas (69), Argument (80).           

  • 24 ottobre 2019 alle ore 17:16
    CHI VUOL ESSER LIETO...

    Come comincia: In mancanza di moneta non  ancora coniata, i nostri antenati usavano lo scambio di merci ed anche di servizi (i più zozzoni si scambiavano anche le mogli) ma non è detto che questa abitudine non sia ancora ‘vigente’ nella nostra società. I motivi di tale ‘abitudine’ ritengo possono essere dovuti a variegate sensazioni provate dagli interessati. Forse un senso di voyerismo, ovviamente disgiunto dalla gelosia. Il seguito è la storia di Alberto M. e della moglie Anna M. ambedue quarantenni abitanti a Messina, via Panoramica 69. Dopo vent’anni di matrimonio senza figli per decisione di entrambi, sessualmente erano divenuti degli abitudinari. A cambiare la loro vita fu un collega d’ufficio di Alberto, tale Giorgio D. tipo dinamico, sempre allegro e compagnone, romano come Alberto trapiantato a Messina per lavoro (era, come Al. impiegato all’Agenzia delle Entrate) il quale un giorno: “Arbè te vedo depresso che ne dichi d’en cambiamento de vita, ciò un’idea che t’anderebbe proprio bene. Che ne pensi den wife swapping?” Al. aveva studiato l’inglese al classico e capì subito il significato dell’espressione: ‘scambio di mogli.’ “Famme capì le nostre o ‘n giro più largo.” “Se tratta den giro largo ma molto stretto nel senso che ce sò tutte persone serie e riservate, che ne dichi?” “Ne parlo a mi moje, te faccio sapè.” A tavola Alberto si dimostrava particolarmente allegro e spiritoso, Anna, da buona psicologa (la sua professione) capì che il marito era foriero di novità “Sbottonati, spero di tratti di novità piacevoli.” “Dipende, un mio collega mi ha proposto un ‘wife swapping’, gli ho risposto che ne avrei parlato con te.” “Lo sai che ho studiato francese e non l’inglese..” “Vuol dire scambio di mogli ma non fra le nostre ma in un giro più largo.” Non era facile sorprendere Anna ma stavolta…”Lo so che non sei geloso ma che effetto ti farebbe…” ”Tutto dipende da te, la prima volta potremmo mettere una maschera in viso…” “Sai che ti dico, ci sto sempre che il maschietto con cui dovessi andare fosse di mio gradimento.” Alberto riferì a Giorgio il quale un venerdì: “È per domani pomeriggio vi verrò a prendere in macchina con mia moglie Giovanna, ho una Jaguar.” Giorgio giunse sotto casa di Al. alle quindici, presentazione delle relative consorti che furono posizionate nel sedile posteriore e poi  via verso i monti Peloritani. Dinanzi ad una villa, Giorgio suonò il clacson due volte poi altre due, era il segnale per farsi aprire il cancello. Indossate le maschere Arlecchino per Alberto e Colombina per Anna il quartetto fu accolto da Sandra F. padrona di casa sessantenne ma ancora ben ‘tenuta’. “Siate i benvenuti, mettetevi a vostro agio come ritenete opportuno, appendete il soprabito ed eventualmente i vestiti nell’armadio in fondo alla sala e poi…buon divertimento.” Giorgio e Giovanna si confusero fra gli ospiti, Alberto ed Anna in cerca…”Vedi qualche maschietto che ti piace?” “Laggiù c’è una coppia che, come noi, indossa una maschera in viso, anche per loro deve essere la prima volta, avviciniamoci.” “Signori, sono Alberto e questa è Anna mia legittima consorte, vedo che anche voi siete novelli ospiti della casa.” “Io sono Nicolò con Arianna mia deliziosa consorte, non per vantarla ma posso dire che ci sa fare, anche se in campo sessuale è un  po’ prepotente.” “A me non piacciono le cose mosce che alla fine ti dicono, hai finito? quindi è la benvenuta. Posso provare ad abbracciare la prepotente senza che mi graffi tutto, sto scherzando.” Ari., non alta di statura, profumava di femmina, poteva paragonarsi a quell’attrice francese  Cecile Aubry detta ‘la venere tascabile’ e, da quello che si poteva intravedere sotto la maschera, doveva essere anche attraente in viso, labbra per prime. Arianna doveva essere stata colpita dal fisico statuario di Alberto, se lo prese sotto braccio e, senza invito, lo trascinò nella sala da dove proveniva una musica dolce che invitava a rilassarsi e ad eccitarsi sessualmente. Alberto constatò che immediatamente il suo ‘ciccio’ sotto i pantaloni  aveva preso una posizione eretta ben accetta da Ari. “Vedo che ti tratti bene, non so che fare, si dice che se la molli la prima volta sei una puttana ed io…” Intanto i due erano stati raggiunti da Nik. e da Anna  che ridevano da pazzi vedendo i relativi coniugi in crisi eccitatoria. Alberto volle sdrammatizzare la situazione: “Se fossi siciliano direi: “Camaffare,  ho indovinato?” Spezzata l’atmosfera le due signore si riappropriarono dei relativi mariti ed Arianna: “Vorrei fare un giro per fare i guardoni e vedere le varie coppie; cacchio laggiù ci sono due trans, forse brasiliani, uno o una che dir si voglia ha un coso spropositato, un maschietto che si arrischia ad andare con lei o lui che dir si voglia rischia di non potersi sedere per una settimana! Guarda c’è pure una piuttosto vecchiotta che se la rifà con un giovane, sicuramente lo pagherà profumatamente; ci sono pure due giovani maschio e femmina che forse non hanno nemmeno diciotto anni, ora sta uscendo da una camera una coppia nuda che sicuramente ha consumato, se non ci avessero sequestrato la macchina fotografica all’ingresso avremmo dei bei ricordi.” Alberto: Io ho consegnato la mia Canon ma, da fotografo dilettante ho con me una Minox piccolissima ma che fa foto molto belle, in questo bordellino nessuno se ne accorgerà.” E tenendo la Minox fra i due palmi delle mani riuscì ad immortalare molti soggetti interessanti. Arianna capricciosa e curiosissima: “Voglio vedere subito le foto!” Alberto: “Adesso domando alla padrona di casa se ha una camera oscura… vediamo dov’è Sandra.” “Alberto lascia stare le battute di mia moglie, piuttosto togliamoci dai piedi e, qualora decidessimo di…lo faremo a casa nostra. Alberto andò a salutare Giorgio e Giovanna che avevano trovato una compagnia ‘scompagnata. Nik: “Nel cortile ho la mia Giulia, salutiamo la padrona di casa e facciamoci aprire il,cancello destinazione…lo decideremo durante il viaggio.” Stavolta  femminucce vicini ai maschietti ma non ai propri, inizio di una scalata… “Nik. Lo sapevi che tua moglie ha cosce meravigliosamente lisce per non parlare delle tettine, poi le labbra…lo so sto dicendo cose pleonastiche, forse è l’entusiasmo…” “Anche tua moglie non scherza a pelame sulla cosina, mai visti tanti peli in una signora, ti resteranno fra i denti!” Dunque anche Anna veniva palpeggiata alla grande, d’altronde… Alberto avanzò la proposta di recarsi a casa sua, proposta accettata all’unanimità. In ascensore: “Facciamo piano, davanti al mio appartamento abita una zitella che, non avendo nulla da fare si interessa degli altrui fatti, appena esco dall’ascensore voi restate dentro io gli metto del nastro nell’occhiolino spia della sua porta d’ingresso.” Alberto ed Anna ebbero i complimenti dei neo amici per l’arredamento di casa: “Si vede che c’è la mano di una donna!” Ari. voleva farsi amica Anna dato che sicuramente non avrebbe avuto problemi con Alberto di cui in macchina aveva toccato, con piacere, un coso non indifferente. “Ho tre tipi di alcolici: un caffè Borghetti, un Chivas Regal 30 years old ed un cognac Bisquit, servitevi.” Ognuno con in mano il liquore preferito si sedette su un divano con accanto un compagno scompagnato baciandosi in bocca per assaporare il liquore ingerito dal partner provvisorio. La prima, come previsto, fu Arianna che fece ‘volare’ gli slip, stendere Alberto sul divano e cominciare a cavalcarlo da far invidia ad una Walchiria, era assatanata come affermato dal marito. Durante il coito, Alberto cercava di spiare il comportamento di Anna la quale, postasi sotto il corpo di Nik. ,guaiva dolcemente come sua abitudine, insomma anche lei se la godeva alla grande, forse un po’ di gelosia da parte di Alberto…Il mattino con la sua luce riportò gli amanti alla realtà, ancora assonnati i coniugi si recarono nei due bagni per una doccia, un bacio profondo per riappropriarsi del proprio consorte. Successivamente a casa di Nicolò Arianna ebbe i complimenti da parte di Anna per dimostrare che non risponde a realtà che non ci possa essere amicizia fra femminucce. Ormai giravano nudi sia nella propria abitazione che in quella degli amici, ogni tanto una palpeggiata che, talvolta, portava a piacevoli conseguenze; nessuna gelosia anzi un piacere non egoistico di veder i propri coniugi godere della sessualità con i partner provvisori, talvolta l’anticonformismo ripaga alla grande gli interessati!
     
     
     
     
     

  • 24 ottobre 2019 alle ore 16:14
    Let Us toast to your Shed Blood

    Come comincia: Qualcuno cantò di un amore spezzato,
    qualcuno osò spezzarsi per esso.
    Il grande demone celeste rese illusori i suoi sogni,
    ma qualcuno osò accarezzarli e romperli.

    Quando guardavo quel sogno allontanarsi,
    solo i tuoi occhi si permisero di avere pietà.
    Ululando alla luna come un fottuto cane,
    cercai di afferrare le zanne di quel dolore 
    per renderlo più vero.

    Brindiamo al tuo sangue versato,
    amore,
    brindiamo alla vanità che incendia il macabro desiderio di vendetta.

    Qualcuno cantò di un amore spezzato,
    qualcuno osò spezzarsi per esso.
    Il grande demone celeste rese illusori i suoi sogni,
    ma qualcuno osò accarezzarli e romperli.

    Alzai la mano al cielo,
    indicando dio per i miei peccati.
    Urlai contro il vino
    quando ubriaco ti cercavo nel mio letto.
    Maledii me stesso per averti voluto tanto
    ma amore,
    muori lentamente in questa valle di noi.

    Brindiamo al tuo sangue versato,
    amore,
    brindiamo alla vanità che incendia il macabro desiderio di vendetta.

    Urlai il tuo nome,
    ammazzami amore...

    ammazzami amore...

  • 24 ottobre 2019 alle ore 15:45
    Meteoropatia

    Come comincia: Fuori era grigio e pioveva senza sosta.
    Una pioggia sottile come lame che cadevano al suolo disfacendosi magicamente.
    Come se non avessero avuto né peso né spazio né tempo.
    Una sottile pioggia che pareva amara vista da un vetro a pochi metri.
    Una stanza piccola con una grande finestra illuminata dalla quale, però, vi si scorgeva acqua che scendeva.

    “Che giornata!” si diceva Lein.
    “Potrei fare tante cose oggi, ma non ne farò nessuna!”
    Le giornate di pioggia rendevano Lein molto triste; malinconico, quasi nostalgico.
    Era un limite non tanto fuori casa, ma dentro se stesso.
    Avrebbe potuto fare tante cose ma non avrebbe fatta nessuna per via del suo stato emotivo.
    “Del resto cosa ci posso fare, sono affetto da meteoropatia!”

    Un pò vero; Lein era splendente nelle giornate limpide e un pò meno quando era grigio e piovoso.
    Era del parere che giornate cupe alimentavano il malessere esistenziale che portava dentro.
    Dopotutto, non era mai stato una cima di solarità; benché la gente lo reputasse socievole e caloroso, molte volte, dopo giorni di ilarità, si susseguivano momenti di acuta depressione.
    Bastava un niente a renderlo vulnerabile di fronte al mondo e verso se stesso.

    “In tutto ciò non ho nemmeno un ombrello.
    Dovrei uscire a comprarne uno, quando smetterà.”
    Una telefonata irrompe il silenzio acuto.
    “Lein? sei a casa? Dai che s’esce, almeno ti faccio fare qualcosa!”
    L’amico Maki irrompe la malinconia di Lein.
    “Ma piove!”
    “Non hai scuse, passo io!”
    Non troppo convinta era la sua espressione.

    Sospira Lein, poi fuma una sigaretta continuando a guardare la pioggia che viene giù.
    “Farà freddo?”
    S’era in autunno inoltrato; armadio aperto e capotto sull’attaccapanni.

    “Alle 17 allora”.

    S’è convinto.

  • 22 ottobre 2019 alle ore 10:01
    MA QUALE AMORE?

    Come comincia: Non c’è parola più abusata di: ‘amore’, spesso a sproposito. Cominciamo dalla prima infanzia: il pargolo appena nato dipende dalla tetta materna, questo è il primo amore che resterà o dovrebbe resistere per tutta la vita. Si potrebbe trattare l’argomento in modo infinito: alcuni molto piacevoli, altri meno, altri ancora tragici, ma iniziamo dall’antichità. I libri di storia che ci hanno propinato a scuola non riportano il rapporto incestuoso fra Cleopatra ed il marito, suo fratello Tolomeo. Forse il motivo di tali intrecci erano dovuti al fatto che non si voleva che si rovinasse la stirpe; allora le razze erano ancora pure e difficilmente poteva accadere che la prole fosse ammalata (così la pensavano gli antichi). Oggi la situazione non viene accettata, per la maggior parte delle persone non esiste ‘accoppiarsi’ con un parente stretto anche se molti esempi ci portano  sapere di tali unioni. Fra l’altro in alcuni paesi fra cui l’Olanda, la Spagna e la Francia  l’incesto consensuale non viene condannato. Ci sono stati casi famosi come quello di Nick Cameron e di Danielle Hearney fratellastri (padre diverso) che si erano dovuti allontanare dal loro paese per non essere incarcerati. Dare un giudizio negativo per i conformisti è piuttosto facile ma i ribelli  vanno in crisi, chi ha provato sentimenti molto forti e coinvolgenti per vari parenti e sa quello che si prova. È meraviglioso se siano corrisposti e  ma in caso contrario …Un fatto veramente avvenuto: un padre di famiglia G: aveva tre figlie; quella minore M. all’età di tredici anni gli  fece una proposta diretta: “Papà sono curiosa, mi fai toccare il tuo coso?” G. subito  prese la situazione con un sorriso e soprattutto con sorpresa, aveva sempre avuto molta confidenza con  moglie e figli, si facevano la doccia tutti insieme ma…G. seguitò: “Ho visto quello di un mio compagno di scuola è piccolo e brutto non mi è piaciuto, mi sono messa a ridere, lui ogni volta che mi vede diventa rosso a scappa.” “Mia cara questo lo usa la mamma ma se proprio ci tieni…” M. non se lo fece dire due volte, con una certa maestria cominciò a sollazzare il ‘ciccio’ di papà che poco dopo cominciò a schizzare sperma, una goccia arrivò sulle labbra di M. che: “Sai che ha un buon sapore!” M. era una ragazza particolarmente curiosa, alla biblioteca comunale aveva preso in prestito per la lettura romanzi di autori americani, russi, anche ungheresi oltre naturalmente quelli di scrittori italiani e non era il tipo che si impressionava facilmente, quello che era andato in crisi era G. ma fu rassicurato dalla figlia:  “Tu papà seguita a scopare con mamma, con me quando vorrai, io non sono più vergine, ricordi il mio amico A.?” Così venne a sapere che A: figlio di un suo amico si era ‘fatto’ per primo la sua adorata M., o prima o poi…In seguito venne a galla che mamma e figlia si dividevano le ‘carezze’ di G. senza porsi problemi contenti loro! Un argomento molto più complicato è quello degli amori omosessuali: tutti sanno di Saffo che Alceo definì divina la sua chioma viola, sorriso dolce come il miele.’ La gentil donna insegnava in un Tiaso, collegio in cui venivano istruite le fanciulle con cui aveva ‘confidenze’ sessuali che traduceva in meravigliosi versi appassionati. Non fu però fortunata, innamorata respinta da Faone si suicidò gettandosi dalla rupe Leucade. Questa storia mi portò a cambiare il mio modo di pensare sugli omo:  la loro non è solo una questione fisica, ci sono di mezzo anche i sentimenti che, come sanno quelli che li hanno provati, cambiano completamente la vita facendo superare anche ostacoli che  credevano insuperabili. Nella società attuale sono più tollerate le omo donne che i maschi, esempi ne abbiamo tutti i giorni in cui alcuni omo maschi sono finiti in ospedale perseguitati da quelli che si ritengono maschi puri e che invece sono puri imbecilli, se un omosessuale maschio è attirato da un altri uomo in fondo è uno sfortunato, la maggior parte della società lo emarginerà ma…Ci sono altri aspetti che fanno pensare: la prostituzione maschile tra omo riguarda me in prima persona. Ero stato invitato a passare il week end nella loro villa ad Ostia da un danaroso compagno di scuola tale F. Muniti dal giovane di fucili da caccia, in cinque, quanti eravamo, sparsi nella retrostante pineta  avevano preso a sparare a tutti gli uccelli che ci capitavano a tiro ed anche a conigli e lepri, cosa assolutamente vietata ma il mio amico F. mi disse di non preoccuparmi, era ben coperto! La mamma, vedova, ma ancora ben prestante, provvide con la cuoca a cucinare tutta la cacciagione innaffiata dal vino Merlot. A fine pasto, tutti un po’ brilli fummo accompagnati nelle rispettive camere da letto.  Notai che la signora aveva preso sottobraccio un ventenne alto e robusto tale S. per condurlo..boh ma poco me ne importò, anche le vedove hanno diritto a…Io capitai in una camera a tre letti: il padrone di casa si prese quello al centro, un certo H. tedesco quello vicino alla finestra ed io quello accanto alla porta. Oltre che un po’ ubriaco ero pure stanco e così mi addormentai alla grande. Più tardi mi svegliai ma ancora insonnolito mi misi il cuscino sopra la testa, sentivo il rumore di una rete di letto che faceva rumore. Ormai sveglio completamente mi girai e meraviglia delle meraviglie vidi il padrone di casa che andava su e giù nel deretano del deutsch il quale dimostrava di gradire la cosa. Che avreste fatto. Io rimasi imbambolato sinché F. “Non hai mai visto una inchiappettata, la stai vedendo. A me piacciono le femminucce ma quando capito uno come H. non mi tiro indietro. H: prendi in bocca quello del mio amico, fai vedere quanto vali!” Io mi trovai spompinato perché ‘ciccio’ aveva reagito fino all’orgasmo, H. fece il pieno di vitamine ed io andai in bagno. Doccia e, dopo colazione, rientro a casa completamente frastornato, anch’ io ero forse diventato…Pensai di raccontare la storia alla mia fidanzata S. anch’essa molto anticonformista ma anche di spirito, meglio di no, mi avrebbe preso per il culo a vita!
     
     

  • 20 ottobre 2019 alle ore 1:18
    Enrico

    Come comincia: Ieri è stata una giornata speciale, che ricorderò per tutta la vita.
    Sono le 16 e mi vedo con un caro amico del liceo, uno di quelli che chiedi in giro, ma nessuno sa molto; uno di quelli che non vedi spesso, uno che... per me è sempre stato un illuminato.
    Mi regala il suo libro di poesie dal titolo “Quando la parola più non basta”… e insieme andiamo a prendere un frullato vegano su Ponte Vecchio.
    Parliamo molto e in profondità, è bello parlare con qualcuno, ma il tempo vola ed è tardi, ci salutiamo.
    Mentre cammino verso scuola, inizio a sfogliare il libro, c'è un suo pensiero scritto a penna: non dicendomi nulla mi ha fatto un doppio regalo riuscendomi a strappare un sorriso sincero, cosa che da qualche tempo a questa parte è diventata una cosa rara per me.
    Arrivo a scuola e uno dei miei più cari amici, nonché studente, mi sorprende per i progressi… la lezione vola...
    Peccato, sarei rimasto ancora, non ha prezzo condividere certi momenti, ma è tardi.
    Io non vedo la lezione come una vera e propria "lezione", ma più come una condivisione, e infatti mi reputo insegnante e allievo allo stesso tempo: quando sto attento, imparo anche da un sorriso o da uno sguardo.
    Sono le 20:30, la fame si fa sentire e mi fermo a cenare in un ristorante vegano davanti la scuola dove ormai sono cliente abituale, prendo anche un dolcetto da asporto, così da far colazione il giorno seguente.
    Mentre torno a casa, assorto nei miei pensieri, mi ritrovo per le vie più affollate del centro. Solitamente le evito: non mi piace la folla...
    Inizio a guardarmi intorno, il sole è tramontato e c'è un leggero vento... molti turisti, ma non troppi e qualche musicista al Duomo.
    Due ragazzi guardano la cartina e poi la rigirano; un ragazzo bacia la mano alla compagna (mai visto in vita mia, sono cose che fanno bene allo spirito); due fratelli, credo tedeschi, spingono un terzo in carrozzina verso Via dei Calzaiuoli; gli altri passanti guardano dritto al loro sguardo, assenti dalla bellezza che li circonda.
    Passo davanti ad una nota gioielleria sul Ponte Vecchio dove risiede una grande artista e amica: un'alchimista della gioielleria, lei non c’è… ma si respira un'aria di creatività e i colori sono oro e nero: i colori dell’Arno e della poesia.
    Continuo a passeggiare, con la chitarra sulle spalle, il dolcetto in una mano e il libro di poesie nell'altra, mi riguardo intorno...
    Che bei colori ha Firenze… penso che in autunno, si trasformi in uno dei luoghi più romantici al mondo.
    Troppo poetica per un film Hollywoodiano.
    Torno a casa e nella penombra scorgo dei fogli che fuoriescono da una cartellina gialla… sento un gran freddo.

  • 20 ottobre 2019 alle ore 1:15
    Stories

    Come comincia: Storie:
    Tanti e tanti anni fa, mentre tutti i i ragazzini della mia età uscivano in "compagnia" con altri coetanei, io dopo i compiti, preferivo passare i pomeriggi in centro a Firenze.
    Le opzioni erano sempre e solo due: per negozi di dischi o a Siena all'Emporio degli strumenti musicali.
    Quest'ultima era haimè rischiosa perchè per un bambino di 12 anni ( i 12 anni del '94 non erano come quelli di adesso ) non era normale prendere la corriera extra urbana di nascosto dai genitori.
    Ad ogni modo, un negozio di dischi mi è rimasto impresso, per le ore spese lì dentro e per il muro di dischi che mi inebriavano la vista e lo spirito.
    A quei tempi i dischi costavano veramente tanto, e prenderne più di un tot al mese, significava rinunciare alla merdenda della mattina a scuola; perchè si sa, i genitori storcono sempre il naso quando si tratta di musica.
    Ricordo un episodio: una mattina Il vecchio proprietario - che evidentemente si era svegliato con la luna storta - , alla mia ennesima e snervante richiesta:" posso ascoltare anche questo?". Mi rispose:" ragazzo, non sono un jukebox ".
    Da quel giorno per un eccesso di Ego non rimisi più piede in quel negozio, e da allora, sono passati 25 anni.
    Oggi, passando per le vie del centro, mi sono soffermato proprio in quel negozio: al disco Alberti ( storico negozio fiorentino ) nell'intento di acquistare un disco di Prince.
    Il vecchio signore non c'era più, e il locale era illuminatissimo in pieno stile USA.
    Purtroppo, come in qualsiasi negozio di dischi, non si vendono più solo dischi, ma anche calendari, auricolari, casse, e tante altre cose; la sezione dei dischi è sempre più piccola ovunque io vada, ma in questo negozio vi è un piano interamente dedicato.
    Salendo al piano di sopra sentendomi un pò adolescente, riesco a trovare Prince: Purple Rain.
    Immediatamente poco più giù leggo" F. Pilato " e trovo i miei dischi esposti.
    Non è la prima volta che mi ritrovo nei negozi, ma questa volta è stata diversa.
    Mi sarebbe piaciuto che quel vecchietto fosse stato ancora lì, e a quel punto gli avrei detto:" Hey Man, vorrei acquistare quei due dischi di quel tizio: "Frank Pilato", sta lì, fra Prince, Parker e Pezzali ( mi fa un pò effetto ). Tranquillo, non importa ascoltarli, li prendo a scatola chiusa, mi fido".

  • 20 ottobre 2019 alle ore 1:14
    Solitudine

    Come comincia: Riflessioni
    Spesso mi chiedono come mai io sia un solitario:
    amo cenare da solo nei ristoranti ( a lume di candela anche ), viaggiare solo, fiondarmi in hotel dopo le date lives, non avere nessuno nei camerini, vivere isolato, meditare per giorni, tenere il cellulare lontano settimane, etc etc etc.
    Nella nostra società, l'essere solitario, non viene visto come una cosa positiva, ma la solitudine non deriva dal fatto di non avere nessuno intorno, anzi è proprio il contrario; o per lo meno nel mio caso è l'esatto opposto.
    Spesso non servono i viaggi, imprese titaniche, corsi motivazionali, è sufficiente rendersi conto di chi non si ha intorno.
    So che in molti non capiranno le mie parole, ma la solitudine non è necessariamente nemica dell’amicizia, perché nessuno è più sensibile alle relazioni di un solitario: l’amicizia fiorisce soltanto quando ogni individuo è conscio della propria individualità e non si identifica con gli altri.
    La solitudine non è vivere da soli, la solitudine è il non essere capaci di fare compagnia a qualcuno o a qualcosa che sta dentro di noi, cosa che riscontro in tutta la gente che incontro.
    Se non si è capaci di farlo con noi stessi, come si pretende di farlo con gli altri? E' stupido.
    Io "credo" che sia importante avere sempre un contenuto da portare in un rapporto, quindi per questo preferisco scegliere e non essere scelto; che poi se scegli con consapevolezza, sei scelto.
    La solitudine non è sofferenza, la sofferenza è costringersi a stare a tutti i costi con qualcuno; questa è la sofferenza.
    Amo i miei amici perchè sanno delicatamente come "prendermi"��e infatti la loro amicizia onora la mia anima.
    L'uomo è cambiato: l’intimità e la solitudine hanno perso il loro valore, le qualità individuali sono divenute sempre più di tutti, il singolo ricerca la collettività, la moltitudine e si identifica con il Noi.
    Io sono io, non sono noi.
    Tutto ciò mi mette in contatto con la mia anima e mi permette di spegnere le luci finte da cui sono circondato.

  • 20 ottobre 2019 alle ore 1:10
    Felice

    Come comincia: Cari genitori...

    - Cosa vorresti che facesse tuo figlio da grande? Medico, avvocato, ingegnere?
    - Felice, vorrei che mio figlio fosse felice.

  • 20 ottobre 2019 alle ore 1:07
    Il Re scorpione

    Come comincia: Qualche giorno fa sono corso al pronto soccorso a causa di una puntura di scorpione. Ebbene sì lo stronzetto si era intrufolato tra le pieghe del mio cuscino.
    Giunto al pronto soccorso con l'essere immondo in ottima salute dentro un contenitore di vetro, mi appresto a entrare e spiegare la situazione agli infermieri.
    Sbigottiti mi scongiurano di non aprire il barattolo...come se fossi un idiota.
    Aspetto il mio turno, nel mentre entra una ragazza ( molto bella ) con il suo compagno.
    La ragazza presenta delle tumefazioni sul volto e credo anche un trauma cranico visto che si reggeva a mala pena in piedi e non era ubriaca.
    Invito gli infermieri a controllarla subito, in quanto io teoricamente non dovrei essere in pericolo di vita ( ho ancora molto da dare a questo mondo ).
    Poi oh, avendo portato il mostro con me, avrevvero avuto sicuramente l'accortezza per procurarsi l'antidoto in caso di veleno mortale...
    le mie speranze sono sempre molto alte in campo salutare.
    Ad ogni modo passano 40 minuti e mi vedo questo energumeno fidanzato della ragazza che mi corre incontro come un folle e due della polizia dietro che lo inseguono.
    Mi urta facendo cascare lo scorpione...
    Fortuna per lui che non è scappato via sennò l'avrei ammazzato a mani nude quel sub mentale.
    Ad ogni modo lo scorpione stava bene, lo avevo chiuso con un tessuto traspirante per farlo respirare e gli avevo messo delle foglioline per farlo sentire il più possibile nel suo abitat. Cmq...arrivato il mio turno, entro e rivedo questa ragazza.
    Il suo fidanzato l'aveva picchiata e lei non voleva fare il nome del compagno per paura di ripercussioni.
    Era una turista italiana venuta quì per qualche giorno. Mi avvicino a lei chiedendole il perchè della sua scelta di non volerlo denunciare...
    mi guarda molto delicatamente, capisco e non insisto. Si apprestano a farle una TAC e nel mentre mi rimetto a scrivere musica in compagnia del mio compagno con la codina alzata che è sempre più incazzato. Intanto invito i carabinieri che erano arrivati sul luogo a far presente che in hotel dove alloggiavano i due, sicuramente uno dei due avrebbe dato le generalità lasciando i documenti, così avrebbero potuto indentificarlo.
    A detta della ragazza non era la prima volta che capitava.
    Ad ogni modo i carabinieri si interrogano ( giustamente ) se i poliziotti che avevano inseguito il ragazzo, lo avessero preso e portato via o comunque se fossero già andati in hotel.
    Convenivano sul fatto che sarebbe stato necessario fare delle telefonate prima di chiamare l'hotel.
    A quel punto la dottoressa di turno ( una donna fantastica ) si appresta a fare il numero, ma io le faccio notare che il mio braccio è divenuto quello di Sylverster Stallone in Rocky nel corpo di Alice Cooper.
    Corre da me e i due carabinieri si apprestano a fare il numero dell'hotel o non so cosa (mi ero distratto e non capivo come mai si fossero attaccati al telefono dell'ospedale), trovano la segreteria e purtroppo per loro c'era il vivavoce.
    Avevano fatto il "190".
    Purtroppo la stanchezza fa brutti scherzi alle 5.AM, ma mi fa troppo ridere il fatto che sia capitato proprio ai carabinieri.
    Torno a casa, è l'alba.
    Libero lo scorpione in giardino vicino alla mia stanza, sono convinto che questa avventura lo abbia turbato almeno quanto ha turbato me e sono certo che non lo rivedrò più in casa mia. Un pò mi manca...
    Mi metto a letto e ripenso a quella ragazza...
    purtroppo troppe volte ho sentito queste storie.
    Non bisogna mai permettere a nessuno di farci violenza e non bisogna mai dare il potere di farlo.
    E' la società capitalistica la vera causa in quanto fautrice della mercificazione dei corpi; vuole nascondere ideologicamente il fatto che la violenza è l’essenza stessa della società di mercato, fondata sul rapporto di servitù e signoria, sullo sfruttamento e sull’immiserimento di sempre più persone a vantaggio di poche.

    E in tutto questo, nella mia anamnesi hanno scritto:" MORSO" di scorpione...

  • 20 ottobre 2019 alle ore 1:06
    Chissà per quale strana combinazione...

    Come comincia: "Chissà per quale strana combinazione di eventi..."
    Mentre torno in città, alcuni enormi boati disturbano i miei pensieri...
    Parcheggio la macchina non distante dall'hotel dove alloggio, non mi va di metterla nel parcheggio privato; preferisco fare una passeggiata.
    Allontanandomi dalla mia auto, con la chitarra sulle spalle, vedo i fuochi d'artificio... volgo le spalle a questi giochi pirotecnici, non perché io sia avverso a certe festività, ma semplicemente perchè non le ho mai capite, e anzi mi hanno sempre infastidito.
    Decido di passeggiare, è bello passeggiare soli la notte.
    Non passa un'auto, tutto è fermo, immobile, anche il vento ha smesso di soffiare...
    Chissà per quale strana combinazione di eventi, le persone davanti ai fuochi si uniscono... deve essere senza dubbio qualcosa di molto profondo, che esula dalla comprensione comune.
    Continuo a passeggiare dando le spalle ai fuochi e guardando chi ho davanti... sento la chitarra sulla schiena, mi piace, è bello vedere i volti illuminati.
    A un certo punto davanti a me si apre un ventaglio di uomini, donne, fidanzati che si abbracciano e mamme che prendono in braccio i loro piccoli.
    C'è chi fa i video, chi sorride, chi col dito disegna in cielo figure che nulla hanno a che vedere con la violenza in cui viviamo oggi: tutti sono vicinissimi.
    E, Immersi da quel gioco di colori, nell'intento di immortalare il momento, non si accorgono di quello che sta succedendo intorno a loro... umanità incosciente ho pensato.
    Continuo il mio cammino dando le spalle ai giochi pirotecnici; è bello vedere i volti illuminati... sembrano perle, è come essere su un palco.
    Mi vengono in mente le parole di un mio caro amico: "Quanto sarebbe diversa la tua vita, se avessi imparato a lasciar andare le cose che ti hanno già lasciato andare?"
    Conscio, mi volto per immortalare questo momento... in quei pochi attimi ho pensato che ci sono alcuni istanti in cui l'occhio azzurro ha un momento uguale all'occhio blu. Mi volto e continuo per la mia strada, vedo il riflesso delle luci sui palazzi, alcuni cani che abbaiano.
    Gli ultimi colpi, le tende delle finestre illuminate vengono abbassate, salgo in camera e appoggio la chitarra sul letto, mi assicuro che sia ben chiusa... non riesco a dormire se la vedo.
    Le rose che da giorni agonizzano in questo bicchiere non smettono di concedermi la lealtà del loro profumo, e distanti dalle apparenze, hanno capito che dietro ogni volto vi è un teschio.
    Rileggo le frasi che ho scritto a mano su un foglio pentagrammato, non le capirà nessuno.
    Adesso posso dire che l’arte è una sciocchezza.
    Apro la mia solita bottiglia di vino rosso, che finirò prima di addormentarmi, spengo la luce e mi siedo a conversare con l’ombra che una notte d’inverno dimenticai nel bar di un hotel a Vienna.
    Alzo gli occhi alla finestra, il vento ha riniziato a soffiare e sta restituendo al cielo la sua essenza.
    Sono il sogno delle orme di alcuni passi che quella notte persero la memoria.
    Nessuno mai più è passato di qui.
    S’affitta la camera vuota di una casa che ormai più non esiste.