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Racconti

“Scrivere è viaggiare senza la seccatura dei bagagli”
Emilio Salgari


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  • 12 aprile 2015 alle ore 12:11
    CUORE DI MAMMA

    Come comincia: Nel silenzio della notte un pianto sommesso, Alberto piangeva, era già la seconda volta, sua madre Giada si era svegliata e cercava di rendersi conto se era proprio suo figlio Alberto; cosa poteva avere un ragazzone di sedici anni a parte la sua malattia sconosciuta per cui da Roma si erano dovuti trasferire a Milano all'istituto 'Humanitas'.
    Nella capitale i medici erano stati incapaci di fare una diagnosi precisa, meglio rivolgersi ad un istituto specializzato in malattie rare e così Giada Gallo, insegnante di educazione fisica in un liceo romano si era fatta trasferire in un istituto milanese insieme a suo figlio studente della quinta ginnasiale.
    La mattina madre e figlio a scuola, iI pomeriggio il pargolo a studiare e la genitrice in giro per la città a 'vetrine'.
    Erano stati fortunati perché l'ospedale aveva stipulato una convenzione con l'istituto case popolari che aveva messo a disposizione delle camere per gli ammalati e per i loro accompagnatori, madre e figlio avevano una stanza con due letti.
    Giada era passata nel letto di Alberto che gli volgeva le spalle, sempre più scosso da singulti prolungati.
    "Amore mio dì tutto a mammina...."
    "M'ha detto che sono omosessuale anzi proprio frocio!"
    "Ma chi cavolo..."
    "Irene una mia compagna di scuola, m'ha detto che solo ai froci non diventa duro,
    a  me…a me…eravamo nel bagno della scuola.”."
    "Mammina son cose che si dicono…."
    "No a me è successo altre volte anche a Roma, ha proprio ragione Irene sono , sono… sono…”
    "Tu non sei… non sei... non sei, vieni qui."
    Giada aveva preso in mano il coso di suo figlio e lo maneggiò sino a quando 'e
    prese ad aumentare di volume, molto di volume."
    "E tu saresti frocio, quella è solo una stronzetta puttanella che non si intende di cazzi, tu ce l'hai grossissimo, molto più grosso di quello del tuo povero padre...unico che ho conosciuto.
    Ale, una madre fa questo ed altro per suo figlio ma sarà l'unica volta, lo capisci? Riprendi i contatti con la tua puttanella,"
    Giada, istruttrice di educazione fisica, fisico di atleta, m.1,80 di altezza,
    giocatrice di palla al volo, era stata sposata con Maurizio Gallo, appassionato di
    moto che, per la sua passione, ci aveva lasciato la vita in un incidente di gara.
    Non si era risposata, aveva tanti ‘ronzoni’ ma era di gusti difficili.
    A questo punto aveva ritenuto opportuno conoscere la ‘puttanella’ ed i suoi genitori.
    Edoardo Caruso, ricco rappresentante di case automobilistiche , ‘tombeur des femmes’ e sua moglie Ambra, bella, di classe, frequentatrice dì negozi di lusso e di case di bellezza, senza figli, più sensibile  alla bellezza femminile che a quella maschile.
    Edoardo ad Alberto: "Vorrei conoscere tua madre, noi passiamo il week end nella nostra villa sul lago di Como, vi manderò a prendere dal mio autista."
    Naturalmente Edoardo prese subito a corteggiare vistosamente Giada:
    "Diamoci del tu; come fa una sventola come te a rimanere sola; non ti preoccupare,
    mia moglie non è gelosa; io ho un pied a térre a Milano vicino al mio ufficio."
    "Mammina sei nel mirino del padre di Irene.”
    "Può fischiare al pappagallo, non gliela mollo neanche se fosse l'unico uomo al
    mondo, non sopporto i presuntuosi e poi sono la tua amante!"
    Edoardo era il classico tipo che, se non può ad ottenere qualcosa, si incaponisce
    finché non riesce nel suo intento, sempre che ci riesca, nel caso di Giada per ora
    andava in bianco,
    "Mammina mollagliela, chissà che regalone ti farà."
    "Il regalone me lo farà proprio se non gliela mollo e poi, sinceramente, non amo i
    presuntuosi, mi piace essere corteggiata con discrezione, anche essere amata, non
    sono una mignotta."
    Alberto parlava così perché andava alla grande con Irene che finalmente
    apprezzava il suo 'cosone' gigante. Ambra, la ‘suocera’, aveva cominciato a guardare Giada con un certo interesse,
    "Tua madre è un bel pezzo di donna, deve essere stata un'atleta, una bella atleta.”
    "Mammina hai un'estimatrice,"
    “Te ne sei accorto anche tu, pensa mi ha invitata nella villa di Como all’insaputa del
    marito, ci voglio andare per curiosità."
    "Mammina dove sei?"
    "Sull'autostrada per Como, sono in Maserati Ghibli, la sto guidando lo.”
    "Vai piano, mi raccomando!"
    Quella notte Alberto dormì da solo, mammina era a Como con Ambra, non ce la vedeva quale amante di una lesbica, al ritorno si sarebbe fatto raccontare tutto.
    La sera al rientro:
    "Sono troppo stanca, sei sicuro di voler sapere proprio tutto, non giudicherai male
    mammina..."
    "L'hai detto tu, l'amor filiale è specialissimo, a domani mattina."
    La mattina seguente:
    "Allora: cominciamo con l'arrivo, villa sul lago, motoscafo in darsena, giardino pensile con statue, interni ottocenteschi, particolarità: una scala lunghissima che dal secondo piano arriva al piano terra.
    Sparizione ed apparizione di Ambra in stanza da letto avvolta in una camicia da notte lunga sino ai piedi, rosa, trasparente, un letto circolare, lenzuola color oro.
    Ambra ondeggiando si posiziona sul letto, mi invita con un cenno, lentamente si spoglia, resta nuda, ha un corpo bellissimo, si sdraia, gambe aperte, non è bionda, la mia testa sul suo pube, vuoi essere masturbata con la lingua, riesce a godere due volte, mi bacia in bocca, a lungo, sua testa sul mio pube, lingua sapiente, d'improvviso si stacca, avvenimento imprevisto,presenza del marito, imbarazzo, io:
    “Non mi interessi, vedi d'annattene, tè lo dico alla romana.”
    Risposta:” vento del deserto.” Mio Imbarazzo d'interpretazione, ci arrivo dopo un po’:
    “D’accordo, non posso che essere d'accordo.”
    Su suo cenno sessantanove di noi due donne, pene in erezione, sua immissione dentro i nostri buchini a lungo sino a sera, mio rientro a Milano, son qua!”
    Alberto:”Particolari sul ‘vento del deserto’ che ti ha fatto cambiare opinione sugli avvenimenti a venire.”
    “Guarda fuori dalla finestra.”
    “Una Maserati Ghibli, una Maserati Ghibli!”
    “Non ti ripetere, la vedo, l’ho guidata da Como sin qua, le chiavi col marchio del ‘Tridente’ sono nella mia borsetta, fine della storia!”
    “Mammina sei stata forte!”
    “Spero che avrai imparato la lezione, nessuna bravura da parte mia, il desiderio nell’uomo (e nella donna) può portarti a scelte irrazionali, tienilo a mente!”
    Da quel momento le ottobrate romane diventarono per Giada e per Alberto uno sbiadito ricordo, la nebbia milanese un po’ meno spiacevole.
    Come può cambiare una situazione un regalo da ottantamila euro!         

  • 10 aprile 2015 alle ore 19:08
    .

    Come comincia: Non è vero che le persone tristi si riconoscono dalla sofferenza che hanno negli occhi...anzi spesso ridono e cercano di stare in compagnia dando forza agli altri...si scusano quando sbagliano...Non è vero che le persone tristi spesso piangono...anzi raramente piangono...piuttosto ti ridono in faccia per non farti sapere che il loro cuore e' a pezzi.Non hanno paura a rimanere sveglie tutta la notte a ripensare e a fissare il soffitto...il giorno dopo alla luce del sole tornano a sorridere...Le persone tristi sono fragili....difficili da capire se stanno sorridendo a te oppure a se' stesse.

  • 10 aprile 2015 alle ore 19:07
    .

    Come comincia: Quando il mondo ti sembra un'assurda farsa, pensa che al mondo c'è chi soffre e anche solo una piccola parola di incoraggiamento può far vedere la luce dove c'è il buio più totale, anche una parola dolce può aiutare chi ha bisogno di una mano tesa. E finché il sole ci sarà, finché il mare brillerà, finché il vento continuerà a soffiare, io ci sarò con la mia mano più tesa del solito ad ancorare quel cuore bisognoso di me.

  • 10 aprile 2015 alle ore 19:05
    Io...

    Come comincia: Io sono una persona diversa dalla massa.Io non dipendo da nessuno per la mia felicita',ne' sono qui per soddisfare le aspettative di nessuno,ne' di fare ogni sforzo
    per rendere felici gli altri a costo di mettere a repentaglio la mia felicita'.Non permettero' a nessuno di strapparmi la felicita',ne' saro' vittima di inganni o manipolazioni.Io sono uno spirito libero e spensierato e nessuno puo' disturbarmi emotivamente.Io non invidio nessuno,perche' sono fiduciosa delle mie capacita' e non cerco mai di essere cio' che non sono.Non permettero' a nessuno di modificarmi o plasmarmi a suo piacimento,perche' io ho la mia personalita' e so di essere unica.Io so come reagire e sopravvivere alle mie condizioni.Se cado avro' la possibilita' di tornare piu' forte,perche' sono determinata indipendentemente dalle cattiverie che mi circondano.Possono scoffigere il mio cuore solo con l'amore.Me ne frego di quanto il mondo sia pazzo,me ne frego del caos che mi circonda,io so di valere e so di poter gestire la mia vita splendidamente.

  • 08 aprile 2015 alle ore 10:26
    A me... e a quelli come me...

    Come comincia:  Questo link lo dedico a me e a chi come me:
    ha avuto la forza di rialzarsi dopo mille cadute,
    a chi anche se le cose andavano storte, il sorriso in faccia non mancava mai, a chi quando c'era bisogno di aiuto era sempre disposto ad aiutare, anche se gli altri non ricambiavano, a chi soffre e ha sofferto, a chi ama e a chi odia, a chi è felice e a chi è triste, a chi si pente e a chi non si pente! A chi mi vuole bene e anche a chi mi vuole male! A chi vorrebbe vedermi soffrire e fa di tutto perche questo accada...a chi nonostante tutto mi è vicino..a chi lotta e non mollerà mai

  • 07 aprile 2015 alle ore 1:45
    Fregatene ...

    Come comincia: Fregatene di quello che dice la gente, non ti curare delle cose che non vanno nel verso giusto. Fregatene di chi invidia la tua vita, lo fa perchè vorrebbe essere al tuo posto e l'unica cosa che gli rimane da fare è puntarti il dito contro e giudicarti, si sà è solo invidia. Fregatene di chi non è capace di distinguere i fatti dalle parole e dice di essere coerente. Fregatene perchè qualsiasi cosa farai troverai sempre chi avrà da parlare, ma tu continua per la tua strada.

  • 07 aprile 2015 alle ore 1:43

    Come comincia: Voglio ringraziare tutte quelle persone che in un modo o nell'altro hanno colorato la mia vita, a chi è rimasto per poco tempo , ma ha reso indimenticabili alcuni momenti, a chi mi ha fatto piangere, a chi mi ha fatto star male perchè mi ha recato dispiaceri e delusioni. Voglio dire grazie anche a chi mi ha fatto star bene e mi ha regalato sorrisi, a chi c'è sempre stato/a e ci sarà ancora per me perchè mi stima per come sono. Si è grazie a voi se oggi sono una persona sicura di me.

  • 07 aprile 2015 alle ore 1:41
    ...

    Come comincia: A chi mi ha tradito, a chi mi fatto piangere, a chi mi ha ferito voglio dire Grazie, perchè ciò che sono oggi lo devo a voi infami. Sono fiera di me, quindi se credevate di potermi distruggere e mettermi in un angolino vi siete sbagliati,i vostri piani andranno sempre in fumo. Anzi,colgo l'occasione per ringraziarvi anche per avermi fatto aprire gli occhi, ed è sempre grazie a voi se oggi sono diventata piu' forte che mai!

  • 07 aprile 2015 alle ore 1:41
    Questa la dedico a te...

    Come comincia: Questa la dedico a te, per tutte le volte che hai pensato agli altri e hai trascurato te. Per tutte le volte che hai quasi dimenticato la tua esistenza per dar spazio e per aiutare tutti tranne te. Per tutte le volte che hai creduto a parole,per poi accorgerti che erano solo bugie. Per tutte le volte che non hai pensato ad amare te per amare chi non meritava nulla.

  • 07 aprile 2015 alle ore 1:40
    Grazie a chi...

    Come comincia: Grazie a chi mi stima e mi vuole bene, perchè mi accetta per come sono. A chi cerca di ignorarmi, ma intanto spia la mia vita. A chi mi odia perchè è l'unica cosa che sa fare. Si grazie a voi persone cattive e convinte, vi ringrazio perchè che mi fate capire quanto è brutto essere come voi, quanto è vuota, triste e senza senso la vostra vita. Non mi abbasserò mai ai vostri livelli.

  • 07 aprile 2015 alle ore 1:40
    ..

    Come comincia: Il rispetto è sulla bocca di molti finti predicatori incapaci di metterrlo in pratica. Sparare cazzate è l'arte degli ipocriti, gettare fango sulla brava gente è il pensiero principale dei mediocri. Io mi piaccio così come sono, a volte stronza ,ma solo con chi merita questo lato del mio carattere. Onesta e sincera con chi mi rispetta.

  • 07 aprile 2015 alle ore 1:38
    Questa la dedico a me...

    Come comincia: Questa la dedico a chi non sa un cazzo di me e mi sparla alle spalle. A chi guarda i fatti della vita mia, a chi finge di volermi bene, ma non sa neanche cosa significa amare qualcuno. A chi non ha capito un cazzo di me, a chi parla tanto di sani principi e veri valori,ma poi restano solo parole che scorrono nel nulla e dentro cova soltanto ipocrisia e cattiveria. A chi ha gettato merda nella mia vita, solo per farsi grande davanti agli altri, voglio dirvi questo: "Andatevene a fare in culo ora e sempre, senza ritorno"!

  • 06 aprile 2015 alle ore 16:26
    IL VILLINO AZZURRO

    Come comincia:  JESI  (Ancona) gennaio 1958.
     
    La sveglia seguitava a suonare insistentemente, Lalla allungò un braccio e la incolpevole  sveglietta volò a terra, come inizio di giornata non era male, maledizione! Il tempo non doveva essere dei migliori, i dolori reumatici di Lalla, sessantenne, ne erano un chiaro sintomo…
    Fuori le gambe dal letto, vestaglia indossata, recupero della sveglietta, inutile guardarla, erano le otto come tutte le mattine.
    Ed ora sveglia alle ‘signorine’, giornata di partenza, era finita la quindicina, il treno per Roma era alle dodici.
    Una spiegazione per i lettori più giovani. Nel 1958 erano ancora ‘in funzione’ i casini, insomma le case di tolleranza, quella che dirigeva Lalla era il ‘Villino azzurro’ costruzione fuori dal centro cittadino di Jesi, vicino al cimitero e le ‘signorine’ erano le come dire, senza offendere nessuno, le mignotte, le puttane,  le troie insomma quella gentili e meno gentili ragazze che si prostituivano, solo che allora erano tutelate dalla legge e potevano esercitare ,la professione dentro locali chiusi non come ora…lasciamo perdere!
    “Ragazze sveglia, la colazione è pronta, fate le valige, il treno per Roma è alle 12.”
    Buongiorno, sei buongiorno come quante erano le signorine ancora assonnate, non truccate ed in vestaglia.
    “Lalla ci dispiace andar via, sei la nostra amica di ‘Furlè’, ti vogliamo bene.” (Furlè sta per Forlì).”
    “Adesso mi fate commuovere, niente lacrime, non posso lasciarvi qui ancora, stanno venendo sei nuove ragazze, forza…”
    Fuori in attesa due taxi, i conduttori Settimio e Quinto erano di casa sia come conduttori di auto sia come…
    All’arrivo del treno scambio di baci e abbracci con le nuove sei venute:
    “Come si sta a Jesi?”
    “Bene, la maitresse Lalla è un’amica, vi troverete bene.”
    Era sabato, il pomeriggio era in programma la sfilata in carrozza per il corso cittadino per poi ‘approdare’ al caffè Bardi il locale più inn della cittadina.
    Il perché di quella sfilata era facile da comprendere, i signori maschietti sia scapoli che ammogliati potevano vedere la ‘merce’ vocabolo spiacevole ma purtroppo in uso fra la gente frequentatrice del Villino Azzurro, appuntamento dopo cena alle 21 solo per gli scapoli, gli ammogliati si guardavano bene dall’uscire senza motivo il sabato sera.
    Le sei nuove: Margherita anni 25 di Porto Marghera, bionda non naturale, Aurora 26 anni bionda naturale di Frascati,  Lilla (Calogera) anni 27 nera come un tizzone di Caltanissetta, Carmela anni 30,  1,80, castana di Caserta, Annalisa anni 21 bruna, fiorentina, Arianna, anni 28, castana di Fiesole.
    Nel locale c’erano anche dieci amici al bar come la canzone, aspettavano la demoiselles, avevano la complicità di Gilda la capo cameriera, di Ezio il barman e di altri due giovani camerieri che avevano loro riservati due tavoli vicino alle gentili ‘signorine’, erano ovviamente scapoli e tutti con un soprannome:
    Mario ‘alcolino’ per la sua propensione per l’alcol;
    Umberto ‘il solitario’ quando poteva si rifugiava in una casa di campagna;
    Alberto ‘il bello’, piaceva alle femminucce;
    Marco ‘il moscovita’, era iscritto al partito comunista;
    Massimo ‘scarpe pulite’, il perché era facile arguirlo;
    Giulio ‘il pilota’, istruttore di volo;
    Maurizio ‘pinocchio’ per il lungo naso;
    Augusto l’elegantone’, amava i bei vestiti,
    Gennaro ‘ciccio bomba’, per il pancione;
    Gianni, suo cugino, ‘lo smilzo’ ovviamente tutto pelle e ossa.
    Nel giro della Jesi bene erano conosciuti col soprannome dispregiativo de’ “i paccatori’.
    Alberto anche a nome degli amici, si avvicinò ai tavoli delle ‘Signorine’ e, dopo un finto baciamano a Lalla, si presentò con la promessa che si sarebbero fatti vivi alle 16 di lunedì, all’apertura della casa. Il perché di quel giorno e di quell’orario presto spiegato:
    Lalla aveva una propensione per i dieci (li chiamava i miei nipotini) se li abbracciava (ci marciava) pur sapendo che data l’età…Il pomeriggio c’era poca gente ed i ragazzi potevano intrattenersi con la signorine a parlare ed a scherzare nella sala comune  prima di andare in camera.
    ‘In camera’ era il grido imperativo che la maitresse ‘sfoggiava’ quando qualche cliente era dubbioso su quale ragazza scegliere: “Qui si viene per chiavare e non per perdere tempo!”
    Gli orario della casa: tutti i giorni dalle 10 alle 13 e dalle 16 alle 20, poi dalle 21 alle 23, la domenica solo il pomeriggio dato che la mattina Lalla, seguita da composte signorine con velo nero in testa, si recavano a messa nella chiesa del vicino cimitero con gran gioia del parroco, il trentenne don Gianni che era apprezzato in curia per aver riportato nel gregge delle pecorelle smarrite.
    C’erano nella casa dei momenti che la sala comune veniva chiusa in quanto era in arrivo qualche personaggio importante e danaroso che non voleva essere visto dalla plebe (fra questi anche don Gianni, pure i preti hanno diritto a sc….e no?).
    I dieci ne facevano di tutti i colori, una era’ la conigliata’.
    I non magnifici a bordo delle loro vetture, di notte, spaziavano nei sentieri dei paesi viciniori. Con le luci dei fari, abbagliavano conigli, lepri ed ogni altro animale commestibile per poi ucciderli a fucilate. Tutti finivano in padella cucinati dalla mamma di Gennaro che abitava in una villa al viale Cavallotti.
    Non tutto era però rose e fiori:
    Mario era il figlio di un titolare di una ditta di ferramenta e non sempre il genitore era propenso a sostituirsi al figlio nella vendita;
    Umberto doveva seguire i contadini nei possedimenti dei parenti, in parole povere faceva il fattore;
    Alberto frequentava il terzo liceo classico;
    Marco era figlio di un avvocato, doveva seguire le patrie cause;
    Massimo figlio di un ristoratore, doveva far la spesa e seguire i personale nel locale;
    Giulio era pilota e istruttore di aerei nella vicina base di Falconara;
    Maurizio figlio di un proprietario di un negozio di tessuti, doveva seguire i commessi e lui stesso le vendite;
    Augusto figlio di una titolare di una boutique di lusso, era abilitato al mestiere di sarto che doveva esercitare lui stesso insieme a vecchie signore per confezionare abiti; talvolta nei suoi locali avvenivano delle sfilate di moda con magnifiche modelle off limits per lui e per i suoi amici;
    Gennaro e Gianni erano figli di industriali la ditta F.I.M.A. Fabbrica Industriale Macchine Agricole. Non era per loro tutte rose e fiori, i relativi genitori pretendevano (ed ottenevano) che i figli imparassero il mestiere di operai  prima di mettersi dietro una scrivania.
    Avevamo lasciato la banda a tavola a casa di Gennaro, tutti tranne Giulio che era a Falconara con un gruppo di aspiranti aviatori quando giunse una telefonata.
    Aveva risposto Gianni che, bianco in viso:
    “Ragazzi Giulio è morto, il suo aereo è precipitato nei pressi di Cingoli, lo stanno cercando polizia e Carabinieri, andiamo anche noi.”
    Tutti in macchina, Staffolo, Cupramontana e poi nei sentieri illuminati dalle  luci delle forze dell’ordine. Solo all’alba fu ritrovato l’aereo con Giulio ed un allievo pilota morti.
    Ai funerali aveva partecipato tutta la città, il padre di Giulio era un generale dell’aeronautica in pensione molto conosciuto per le sue opere di beneficienza.
    I ragazzi erano in fondo al corteo, distrutti, non si può morire a venticinque anni, invece…
    Quell’episodio doloroso aveva lasciato il segno fra i giovani, avevano reso partecipe del lutto Lalla e le ragazze, abbracciati a loro senza andare in camera, tutto dire.
    L’estate aveva portato alla dispersione del gruppo, a settembre un sabato, al bar Bardi:
    “Nipotini miei, dove siete stati a far danno, venite vi presento le nuove signorine, guardate che belle!”
    Effettivamente la ‘merce’ era migliorata, tutte e sei giovanissime, si erano sedute sulle gambe dei ‘paccatori’ quando intervenne Gilda:
    “Ragazzi c’è gente che guarda, i padroni non vogliono certe scene, vi prego!”
    Quel rientro fu favoloso: Lalla permise che i nove  passassero la notte con le ragazze, cosa assolutamente proibita dalle leggi di PS. e così per la prima volta i ragazzi nudi circolarono per la casa scambiandosi le donzelle che avevano profumatamente pagato facendo scempio dei loro risparmi.
    Una sera tutti riuniti a casa di Gennaro tranne Gianni che era a Bologna :
    “Ragazzi una notizia buona ed una cattiva.”
    Coro: “Prima la buona.”
    “Lalla è stata trasferita al casino di via della Scrofa a Roma, ci ha invitato, la cattiva è che Gianni…”
    “Gianni?”
    “Ha un tumore al cervello, non è operabile, lui non lo sa, non ha molto da vivere.”
    Il gelo era sceso sulla combriccola, i ragazzi si guardavano in faccia ammutoliti, senza parlare decisero di ritirarsi ognuno a casa propria.
    Al rientro di Gianni a Jesi grandi risate decisamente fasulle:
    “Tutto bene vero? Come sono le bolognesi, hai provato la loro specialità…”
    Gianni non rispondeva che a monosillabi, forse aveva capito.
    Forse per vigliaccheria che tale non si può chiamare in casi simili, i giovani non andarono più a trovare Gianni tranne suo cugino che forniva notizie:
    “Ormai non parla più, è molto dimagrito” non che prima fosse grasso tanto da chiamarsi ‘lo smilzo’ ma ora…
    Dopo una settimana i funerali: la F.I.M.A. chiuse per un giorno, presenti tutti gli operai  ‘colleghi’ di Gianni che aveva vissuto fra di loro, una commozione generale di tutta la città.
    La combriccola aveva perduto l’allegria, per rimettersi in sesto ’Ciccio bomba’ Gennaro propose un viaggio a Roma per andare a trovare Lalla che, alla notizia telefonica del loro arrivo, si mise a piangere, evidentemente rimpiangeva i nipotini.
    In tal senso ci fu un ‘teatrino’ quando la banda dei sette (Umberto aveva comunicato impegni di lavoro) entrò trionfante in via della Scrofa.
    “Nipotini miei” e giù a piangere dinanzi ad un  pubblico  eterogeneo e romano il che vuol dire sfottò a non finire.
    “Lasciateli stare stì quattro froci, andate in camera.” Lalla non aveva perso mordente ed aveva sfoggiato il suo linguaggio preferito.
    Con Lalla in mezzo andarono al vicino ristorante ‘La greppia’ e provarono tutte le specialità della casa tutti, con in testa Gennaro ‘Ciccio bomba’, aumentati notevolmente di pancia.
    Dopo una settimana da turisti, imbevuti di fori e di scavi, dopo aver gettato una monetina nella fontana di Trevi per ‘fatte tornà’, i sette ritornarono alle incombenze jesine con la promessa a Lalla di andare ancora a trovarla.
    Ma un crudele destino aveva preso di mira i baldi giovani.
    Mario ‘alconino’ era ricoverato all’Ospedale ‘Le Torrette’ di Ancona, il suo fegato non reggeva più alle bevute del suo padrone  e si era  procurato un bel carcinoma.
    Il brutto di queste malattie è quando l’interessato si rende conto della loro gravità. Mario cercava lui di tener su il morale dei compagni:
    “Si muore una sola volta, fatemi un bel funerale, voglio che tutta Jesi si ricordi di Mario quello delle ferramenta e…”
    Non ci si  abitua mai alla morte degli amici, non averli più fra i piedi, niente più mangiate pantagrueliche nelle trattorie di campagna, niente più Villino Azzurro, tutto finito dietro una lapide, che tristezza!  Ad Alberto ‘il bello’ vennero alla memoria i versi dei ‘Sepolcri’ di Ugo Fosco:
    “Anche la speme ultima dea fugge i sepolcri e involve tutte cose l’oblio nella sua notte.”
    L’episodio che distrusse il morale della compagnia fu la morte di Umberto. ‘Il solitario’. Si era sparato alla testa con la pistola di suo zio fattore ma il motivo?
    Fu  ricercato nella sua vita passata. Il padre, ufficiale dell’Esercito, con i suoi modi aveva portato la madre al suicidio, si era gettata dalla finestra. Umberto era rimasto con lo zio Ettore fattore, che, preso dal lavoro, lo aveva trascurato ma forse non era stato quello il vero motivo.
    Si appurò che Umberto aveva preso a frequentare il proprietario di un negozio di fiori, omosessuale, ricco  che lo riempiva di soldi e di regali ma questa ‘vicinanza’ lo aveva portato a non  apprezzare più le femminucce cosa da lui non accettata, insomma forse era diventato omosessuale.
    I dieci ‘paccatori’ si erano ridotti a sei, il destino e la lontananza di Lalla,  per loro punto di riferimento, aveva mandato in pezzi la loro allegria.
    Lalla era stata sostituita al villino al ‘Villino azzurro’ da un’anonima Maria, una  ex puttana sdentata, sgarbata, ignorante.
    Passava la maggior parte del tempo seduta alla cassa. Per invogliare i clienti a fruire delle grazie delle signorine si buttava sul monologo: Signori in camera p…o dio, qui si viene per ciullare e non per perdere tempo!”
    La domenica aveva perso la buona abitudine di portare le signorine in chiesa con grande dispiacere di don Gianni il quale era costretto all’astinenza sessuale non potendo più entrare nel villino usufruendo della chiusura della sala comune.
    La conclusione di questo racconto:
    . Lalla era morta, prima aveva inviato dei soldi a don Gianni per essere tumulata nel cimitero di Jesi e don Gianni aveva provveduto anche a dirle messa, nessuna delle signorine aveva partecipato al funerale solo i magnifici ’paccatori’;
    . era deceduta pure Gilda la cameriera del bar ‘Bardi, anche qui i ‘paccatori’ erano presenti al funerale, era diventata la loro occupazione principale;
    . Ezio del succitato bar era andato in pensione;
    . tutti e sei ‘paccatori’ rimasti si erano sposati ed erano diventati padri;
    .  Alberto aveva conosciuto ad una sfilata di moda una modella favolosa Charlotte, oltre che bella era di una simpatia unica, sempre sorridente e disponibile con tutti. Alberto non aveva voluto figli, non voleva dividere la sua Charlotte nemmeno con un bambino tanto ne era innamorato ma…la solita dea invidiosa aveva provveduto  a distruggere la sua felicità: in un incidente stradale la sua deliziosa consorte con la sua Jaguar era andata ad incrociare un camion guidato da un autista ubriaco, morta sul colpo. Al funerale erano andati i suoi amici ma non lui, era impietrito. Aveva lasciato il lavoro, viveva con un lascito sostanzioso della zia Giovanna ed era andato ad abitare  nella sua villa, unica compagnia una badante rumena piuttosto giovane ma che lui non degnava di alcuna attenzione sessuale, niente più donne. Passava i pomeriggi e le serate al bar Bardi, in fondo alla sala un tavolino era sempre prenotato per lui, gli amici andavano a trovarlo lì, non riusciva più nemmeno a sorridere.
    Pian piano Marco, Massimo, Maurizio, Augusto e Gennaro diventarono nonni e, a turno, passarono a miglior vita,. Alberto era il solo rimasto in vita sino a novant’anni suonati ma la sua era una non vita, solo esistenza.
     
     
     
     
     

  • 05 aprile 2015 alle ore 18:34
    Le persone forti...

    Come comincia: Ci sono persone forti che non demordono mai qualsiasi cosa accada, o almeno questa è l'impressione che danno. Affrontano la vita sfidando tutto e poco contano per loro le conseguenze, non vivono di rimpianti, si buttano a capofitto nelle novità e non temono i contraccolpi. Le persone forti ascoltano tutti, aiutano tutti, salvano tutti, ma mai nessuno salva loro o che sappia ascoltarli e aiutarli, per questo spesso si ritrovano a lottare da sole e nel silenzio piangono!

     

  • 05 aprile 2015 alle ore 18:12
    Gli invidiosi

    Come comincia: Gli invidiosi? Sono i miei migliori fan, si, grazie a loro mi sento molto appagata dal fatto che mi odiano per quello che faccio e per come sono. Gli invidiosi sono coloro che mi odiano perchè sono come infatuati dalle cose che  realizzo, quanto più li ignoro, tanto  più si mettono in competizione con me, ambiscono a raggiungere i miei traguardi, mi imitano in tutto, vorrebbero possedere le mie cose, per me, invece, rappresentano solo una massa di miserabili.

  • 04 aprile 2015 alle ore 19:03
    la ragazza di carta

    Come comincia: Osservando una fotografia con insistenza si rischia prenda vita. Che l'immagine salti fuori dalla carta e si presenti irriverentemente. Il problema si pone quando si spia la vita di un altra persona. Si cerca di dar un volto ad un ombra. Qualcuno che si è infiltrato in una relazione senza permesso e ritegno. Un intrusione improvvisa. Inaspettata. Cosi ci si presenta a questa sconosciuta, consapevoli che non potrà rispondere a domande, essendo una ragazza di carta. Ma almeno si avrà un confronto, per quanto atipico e silenzioso. Occhi negli occhi, senza scrutare l'animo. È assente. Come molto altro.

    Al contrario della fantasia che tesse strade uniche e surreali..

    "ciao, piacere Sofia"

    Silenzio

    "ti osservavo da un po'. La prima volta che ci siamo incontrate è stato su whats up. Ti ricordi?"

    Silenzio

    "avevi inviato delle tue foto piccanti al mio compagno..."

    Silenzio

    "capisco il tuo imbarazzo, ma sono qui per parlarne..e magari capire..."

    Silenzio

    "ogni rapporto è unico ed andrebbe vissuto, più che raccontato..ma non capisco perché hai scelto lui.."

    Silenzio

    "la tua vita non ti soddisfa?il tuo uomo non ti basta?"

    Silenzio

    "ad ogni stimolo corrisponde una reazione. Il mio compagno ha risposto al tuo narcisismo...mi avete ferita"

    Silenzio

    "credevo di aver risolto quando lo ho pregato di chiudere con te.hai continuato a cercarlo e lui a non dirmelo".

    Silenzio 

  • 02 aprile 2015 alle ore 9:43
    AMO LE MIGNOTTE

    Come comincia:  Si, amo le mignotte, quelle gentili signore o ‘signorine’ come si chiamavano nei casini di  vecchia memoria malauguratamente chiusi nel 1958, donne disponibili senza tanti preamboli che ti lasciavano sessualmente soddisfatti per riprendere poi le proprie normali attività lavorative e non.
    Niente complicazioni al rientro a casa quando, stanchi dal lavoro,  ti sprofondi sul divano a goderti il meritato riposo davanti al televisore:
    “Tu sei stanco? E io che sfacchino dalla mattina alla sera con i lavori di casa, con i tuoi figli, chi li aiuta a fare i compiti, chi va a parlare con i professori, chi va dal consulente tributario, chi…chi…”
    Ovviamente in queste condizioni parlare di sesso non se ne parla proprio e qui, illo tempore, entravano in azioni le ‘signorine’ con il loro apprezzato sbrigativo ‘lavoro’.
    Inutile domandarsi cosa avesse per la testa quella gentile senatrice che aveva fatto approvare la chiusura delle ‘case chiuse’, che ne sapeva lei dei problemi di tutti i giorni dei maschietti per non parlare di altre problematiche sociali approvate per principi decisamente non condivisibili, ma ormai…
    Il problema è che farti un amante è decisamente poco raccomandabile per i problemi che inevitabilmente sorgono:
    . la ragazza è nubile e si innamora di te? La prima cosa che pretende è che tu lasci tua moglie;
    . la femminuccia è sposata? Difficile far combaciare le relative esigenze per motivi di orari;
    . la cotale è la migliore amica di tua moglie? Si può capitare ma sorgono complicazioni sentimentali: “Mi sento un verme, Adalgisa (si mia moglie si chiama proprio così!) non lo merita proprio.”  Il fatto è che Adalgisa è immensamente gelosa (forse perché è decisamente brutta), sposata da me perché? Perché il papino di lei è straordinariamente ricco e inoltre è il mio datore di lavoro, lasciarla quindi sarebbe un suicidio;
    . la baby è giovane e bella? Ahi ahi ahi, diventerei geloso io per il nugolo di pretendenti arrapati che le circolano intorno;
    . la signora non più giovanissima ma ha classe da vendere e frequenta circoli letterari e personaggi acculturati e ti fanno sentire un ignorante malgrado il tuo liceo classico conseguito ad ottobre con tutti sei;
    . la madama abita nella tua stessa scala e quindi la ‘sveltina’ sarebbe comoda e senza tanti problemi ma c’è di mezzo la portiera che mi odia perché ho rifiutato le sue ‘avancés’, è troppo brutta e puzza di cipolla;
    . la ‘bambina’ è un’amica sedicenne di mia figlia e pretende da me lezioni di francese perché sono proprio bravo in questa lingua (ed anche in altre…). In occasione delle lezioni allunga le mani, la mignottella, e mi fa sballare e arrapare come un riccio, meglio evitare, sarebbe fonte di troppi guai; 
    . ultima chance la colf rumena quarantenne abituata alle fatiche probabilmente anche amorose. Quando era su una scala a spolverare i piani alti le ho messo una mano fra le cosce, è dura come un  sasso, anche di tette ma, in contrasto, ha un viso dolce, occhi azzurri, mascella volitiva. Mi son fatto fare un pompino, è brava ma per poco non ci ha pizzicato Adalgisa, una fifa da cani, fine della storia.
    E così sono a piedi perché quando provo timidamente delle avancés alla consorte:
    “Con che faccia ti presenti, ho mal di testa continuo per non parlare della schiena, non mi posso piegare in avanti, vado avanti a forza di massaggi, se non fosse per Romildo…”
    I genitori del cotale avrebbero meritato una fucilazione senza benda. L’intestatario di quel  nome era decisamente omo: “Che bell’uomo tuo marito, se non fosse per te me lo farei proprio!” 
    Forse a mia moglie non sarebbe interessato gran che di un incontro ravvicinato fra lui e suo marito che poi sarei io ma è il marito a non essere d’accordo!  Il bell’uomo’ non aveva gli stessi gusti.
    A questo punto sono a terra, dove trovare un ‘fiorellino’ piacevole e disponibile? 
    Sempre più depresso accettai la proposta di Adalgisa di una crociera di gran lusso, preciso di gran lusso nel Mediterraneo. L’idea non era la sua ma quella di Cornelia (se alcune donne hanno nomi impossibili non è colpa mia!). La cotale era moglie dell’ostetrico di Adalgisa ed io mi domandavo perché mia moglie andasse dall’ostetrico dato che non usava la passera, almeno con me.
    Imbarco a Messina, molo Colapesce (è il nome di una eroe che viveva in mare senza respirare alla ricerca di cose preziose, questa è la leggenda, se è una stronzata non è colpa mia!). 
    Cabina di prima classe con balconcino esterno, con  i soldi di papino la  consorte si faceva passare tanti capriccetti in questo caso da me graditi. Avevamo l’ingresso in sala da pranzo di prima classe, talvolta  mangiavamo al tavolo del comandante della nave con camerieri in divisa  tutte cose di cui non me ne fregava un bel cazzo.
    La vita di bordo era decisamente monotona, quello che più mi impressionava, in senso negativo, erano le tavole imbandite di leccornie in tutte le parti della nave e la fame che tutti gli ospiti dimostravano a tutte le ore, anche alle tre del mattino!
    Sveglia quando pareva a me, prima colazione, (da non confondere con la colazione che era il pranzo) che poteva comprendere le specialità dei tre pasti giornalieri tanto ben di dio potevi trovare sulle tavole imbandite. (Scusate se non uso la d maiuscola di dio ma sono ateo e credo che i vari dei se li sono creati gli uomini a loro uso e consumo ma questo è un altro discorso).
    Il dopo era a scelta: piscina, palestra, sala giochi (dove ci rimettevi tanti soldini), sala massaggi preferita dalla mia poco gentile consorte. Ci stava ore intere senza preferenza tra massaggiatori maschili (si fa per dire) che femminili. 
    Preso dalla curiosità mi ci sono infilato anch’io in una sala massaggi rifiutando decisamente le mani di un maschietto per quelle più delicate e morbide di una femminuccia, femminuccia si fa per dire, quella capitata a me aveva un vocione da baritono, faccia quadrata e sguardo ‘se te movi te fulmino’, forse sono stato sfortunato ma rinunziai ai massaggi per una dormita allungata sino alle dieci del mattino e non me ne pentii.
    Dopo una leggera bussata alla mia porta, munita di pass partout si presentò una gentile donzella con tanto di divisa e cresta sulla testa.
    Alla mia vista un ‘pardon’ e inizio di ritirata.
    “Signorina resti pure, io nel frattempo faccio la doccia e lei…”
    Non aveva capito un acca, parlava solo svedese (era svedese) ed inglese ma io di quest’ultima lingua ne masticavo pochino anche se l’avevo studiato due anni al classico.
    Si chiamava Berenice (finalmente un bel nome di donna), occhi d’ordinanza azzurri, bionda dalla lunga capigliatura, nasino delizioso, bocca…bocca interessante , si trattava di andare all’assalto con gentilezza e scoprire i punti deboli della baby.
    Ci voleva del tempo ed io tutte le mattine facevo qualche passo in avanti nella conquista della deliziosa Berenice.Quando giunsi a metterle una mano fra le cosce (di una morbidezza…) capii che ormai era fatta.
    “Please help me to take a shover”, la mia intenzione di farmi massaggiare mentre mi facevo la doccia era stata percepita dalla baby,complimenti ad Albertone .(Scusate ma mi sono dimenticato di presentarmi, sono Alberto M., quarantenne, impiegato presso la ditta ‘Nettuno’ costruttrice di yatch di proprietà di mio suocero.)
    Quel che accade dopo con un po’ di fantasia potrete arrivare a capirlo. Quel che più mi piacque era il corpo splendido di Berenice: longilinea, seno forza tre, vita stretta, gambe lunghe, altezza 1,75, piedi deliziosi (come amo i piedi deliziosi!).
    A questo punto mi domandai come una cotal beltade facesse la cameriera, l’avrei vista bene da modella in una sfilata di moda.
    La mia ‘sparizione ‘ dal giro delle conoscenze di mia moglie la mise in sospetto ma non tanto da capire che mi facevo la bella svedesina (fra l’altro giustamente ben remunerata finanziariamente, lo meritava!)
    “Vorrei sapere dove vai a cacciarti.”
    Mia risposta ovvia:“La nave è grande.” E finiva li.
    Altra mia dimenticanza e spero che sia l’ultima: mia moglie aveva preteso di dormire in cabine separate e, per un gioco della fortuna,  le nostre erano capitate in due ponti differenti.
    Siete curiosi di sapere come mi facevo la baby: vi accontento, curiosoni! Inizio: baci su tutto il corpo dal profumo di violette (si esistono pelli che sanno di violetta, se ve lo dico dovete crederci) e poi baci appassionati dalla bocca alle tette particolarmente sensibili e Berenice riusciva a godere anche così per non parlare della gatta che, sollecitata, diventava un fiume in piena. Talvolta mi soffermavo  sui piedi e così mi sono scoperto feticista!
    La conquista più difficile è stata …immaginate voi, si il popò!
    “No ass, bugger no, it hurts!”
    Non ci voleva molto a capire che non l’aveva mai provato ed aveva paura del dolore.
    Come convincere la donzella? Con le varie cremine che l’Albertone usa per il corpo e per il dopo barba.
    Con molta delicatezza raggiunsi lo scopo e Berenice ci prese pure gusto o meglio doppio gusto masturbandosi il fiorellino. Vittoria completa, anche se amo le mignotte, tale non poteva dirsi la svedesina anche se aveva accettato qualche sostanziosa mancia.
    Come tutte le cose belle anche la crociera volse a termine.
    “Finalmente ti si rivede!” Perchè Adalgisa non si faceva i cazzi suoi: “Se non ti conoscessi potrei pensare male!” 
    “Pensa pure male brutta stronza” il sorriso di Alberto non dimostrava il suo pensiero peraltro condiviso dalla consorte:
    “Solo io so la verità, a te piace la palestra e il running, sarai andato a correre.”
    “Si a correre la cavallina” questo  il pensiero di Alberto che aveva sempre un viso sorridente ma dentro di sè una tristezza infinita, non avrebbe più rivisto la deliziosa Berenice!

  • 01 aprile 2015 alle ore 18:54
    Ci chiudiamo per difesa....

    Come comincia: Ci chiudiamo per difesa e quando non abbiamo più nulla da dire, oppure quando ne abbiamo troppe da urlare. Ci chiudiamo nel silenzio per il troppo dispiacere e per tante, troppe delusioni che subiamo che come lame ghiacciate penetrano nel cuore ferendolo, per colpa di alcuni gesti o parole. Ci chiudiamo in noi stessi quando la forza di lottare si esaurisce contro chi non vuole capire e non riesce a percepire il mondo incasinato che abbiamo dentro. Ci chiudiamo in noi stessi spesso per colpa dell'orgoglio come se fosse l'unica soluzione giusta del momento e a volte perchè sentiamo il bisogno di farlo.

  • 31 marzo 2015 alle ore 23:11
    ...

    Come comincia: Non conta chi sei e cosa fai, ma quello che riesci a trasmettere con il cuore. Non conta avere la pretesa di stare nel cuore di tutti, ma avere un cuore capace di amare. Non conta mostrare la ricchezza esteriore, se poi si è poveri dentro. Non conta andare in giro per il mondo con scarpe firmate, ma contano le impronte che i tuoi passi hanno lasciato, quelle incancellabili, quelle dove riversavi semplicità e amore per le cose e per le persone e sono quelle che neanche il tempo dissiperà.

  • 30 marzo 2015 alle ore 14:50
    Non più di 100...

    Come comincia: ...E dopo 23 anni di basket agonistico, come avrei potuto non scrivere della palla a spicchi, del cerchio di ferro e della mitica retina...i ricordi sono tanti..mescolati ...quando ho iniziato io a giocare il tiro da 3 esisteva solo nell'Nba (e siamo nel 1973)...si giocava con i calzettoni lunghi, i calzoncini super atillati (per mostrare i muscoli??) e le canottiere che ti creavano un notevole prurito....adesso ci sono calzoni alla pescatora (rigorosamente a vita bassa) e magliette senza maniche al posto delle canottiere, con sotto le "bellissime" magliette della salute...le calze ci sono, ma sembra che non ci sianoa, da tanto sono corte....una volta se avevi le converse bianche in tela eri alla moda...adesso esistono air...nere, bianche, rosse....e mille altri nomi impronunciabili di scarpe...ma vi assicuro che far canestro non dipende dal tipo di scarpe....

    Quela volta gli allenatori (coach) chiamavano time out e ti davano tutto: asciugamani, boracce, spray per i colpi....adesso i coach chiamano time out e dalla panca si alzano massaggiatore, medico, accompagnatore, zii, cugini, vice coach, lavagnette, pennarelli....e il time out è già finito....adesso ci si da il 5 anche se si è subito un fallo tremendo...quella volta i vecchi della squadra ti dicevano "scemo" e avrebbero voluto batterti, ma sulla testa...io ho iniziato in ricreatorio: un istituzione per la nostra città che continua ancora oggi...Finita la scuola, se non c'era allenamento, in "ricre" tiravi a canestro tutto il dopopranzo ...i giochi erano sempre quelli: giro del mondo e 21...e quello era l'allenamento migliore (stile slavo "corri e tira") per le partite del sabato...il mio primo maestro di basket (si perchè guai a chiamarlo coach) ci portava a giocare dall'altra parte della città a piedi dicendo che era un buon riscaldamento...e anche se vincevamo tornavamo indietro a piedi,(però con la coca-cola pagata) perchè diceva che era un'ottima soluzione defaticante...e noi lo ascoltavamo in religioso silenzio..però io ero abbastanza brontolone, ma alla fine del mio primo campionato (già che ero abbastanza lungo per la mia età...) ho vinto la classifica marcatori e lui mi fa: "visto, così adesso starai un po' zitto!!!"... e come potrò mai dimenticarlo: è stata una grande scuola di vita per il nostro avvenire, e non c'entra il basket, ci ha insegnato l'amicizia e lo spirito di squadra, del risultato non gli fregava più di tanto, ma solo adesso mi rendo conto quanto sia stato importante come uomo.....e intanto camminavamo...uhhh se camminavamo....solo una cosa non mi è mai andata giù del suo modo di fare: non ha mai voluto che segnassimo il punto numero 100...è sucesso tantissime volte che arrivavamo a 99 e tutti ci guardavamo..sperando...ma dalla panchina lui niente...e siamo attorno ai 12/13 anni...gli altri allenatori che ho avuto ( e che scriverò un'altra volta) negli anni seguenti ci lasciavano andare oltre i 100...purtroppo non capitava più tanto spesso...

  • 30 marzo 2015 alle ore 12:23
    Bacio...

    Come comincia: Quell'attimo prima del bacio è stupendo, tremano le gambe, dei brividi percorrono la pelle, due mani si stringono, ci si avvicina, quell'attimo in cui due respiri diventano uno solo e il cuore batte all'unisono, quando ci si guarda dritti negli occhi, quando ogni cosa che c'è attorno svanisce e tutto il resto perde d'importanza, quando non esiste il mondo ma solo due persone, quella frazione di secondo in cui si chiudono gli occhi e si inizia a sognare. Beh, quell'attimo è un qualcosa di magico.

  • 28 marzo 2015 alle ore 19:10
    L'amore

    Come comincia: L'amore è un sentimento magico che ti prende alla sprovvista e resta nella tua anima per tutta la vita. L'amore è creare un piccolo paradiso anche in mezzo a tanta confusione. L'amore non è rinunciare, è tirarsi i capelli bianchi, è invecchiare insieme. L'amore è un bellissimo viaggio di passione e intimità in cui sono collegati anima e cuore. L'amore è voler restare con il cuore accanto alla persona che ami tra mille emozioni. L'amore è un'avventura infinita che dura un'intera vita. L'amore collega due persone spiritualmente, telepaticamente e si effonde in tutta la loro anima.

  • 28 marzo 2015 alle ore 18:54
    .

    Come comincia: Non trascorre il tuo tempo chidendoti: "Se magari?". No, non farlo.
    Distriaiti. C’è un tempo per ogni cosa, anche per l’amore.
    L’amore ti verrà a cercare quando è il momento giusto.
    Se non lo ha ancora fatto è perché non è il momento giusto.
    L’amore non dimentica nessuno. Vivi la vita così come viene e tutto verrà da sé.
    Indossa un sorriso sul tuo viso, il tuo sorriso migliore e dimostra al mondo quanto sei forte. Fai vedere al mondo quanto vali. Ti auguro tanta fortuna.

  • 28 marzo 2015 alle ore 18:50
    Questa frase la dedico a me...

    Come comincia: Questa frase la dedico a me e a chi come me: ha avuto la forza di rialzarsi dopo mille cadute, a chi anche se le cose andavano storte, il sorriso in faccia non mancava mai, a chi quando c'era bisogno di aiuto era sempre disposto ad aiutare, anche se gli altri non facevano lo stesso, a chi soffre e ha sofferto, a chi ama e a chi odia, a chi è felice e a chi è triste, a chi si pente e a chi non si pente! A chi mi vuole bene e anche a chi mi vuole male! A chi vorrebbe vedermi soffrire e fa di tutto perché questo accada, a chi nonostante tutto mi è vicino... e lotta e non mollerà mai.

  • 26 marzo 2015 alle ore 15:20
    Stanze

    Come comincia: Tornai a casa da un faticoso viaggio ad Istanbul, aprii la porta di casa e senza neanche riporre lo zaino, accesi una sigaretta e un bastoncino di incenso regalatomi da Tharihr. 
    '' Accendilo quando nel vento saprai che qualcuno ti chiama, perché quello è il momento in cui il ricordo soffia sulle ceneri, e quel qualcuno è proprio accanto a te''
    Era quello il momento, sentivo tutte le anime da me conosciute nella brezza aurica della sera. I racconti, le voci e la moschea blu, imperiosa e vivida.
    Tharihr un giorno, mi portò in una strada di Istanbul, chiamata '' la via delle finestre illuminate'' e iniziò a sciogliere tutti i nodi della sua vita.
    Mi indicò una finestra dalle ante di legno, usurate dal tempo raccontandomi che quella era la casa dove aveva vissuto sua madre Sabra, morta un anno prima in circostanze che non aveva voluto chiarirmi. Anche Tharihr era uno sconosciuto per me, ma anche per se stesso. Viveva come se avesse tatuato addosso un arcano da risolvere, ad ogni passo, ad ogni incontro.
    - ''Silenzio''. Mi disse.
    Siediti qui.
    Assistemmo allo spettacolo quotidiano di luci accese e poi spente. I passaggi di vita di esseri umani che come saltimbanchi attraversavano una stanza all'altra.  Qualcuno leggeva, altri abbracciavano le proprie ombre alla finestra e facevano l'amore. I bambini giocavano sui pavimenti che scricchiolavano allo strusciare di giochi e piedini scalzi.
    Solo la finestra della casa di Tharihr restava sigillata . L'uomo non aveva potuto nulla contro quel fatale passaggio di vita. Dovevo essere malinconica osservando quelle ante perché Tharihr mi carezzò una spalla, come a rincuorarmi , suggerendomi di accettare quel buio.
    -''Vedi'' mi disse
    Dovrò riabituarmi ad un nuovo bagliore in quella casa. Altri prenderanno il mio posto e quello di mia madre. Qualche famiglia ci ricostruirà un nido sicuro e quello sarà solo un passaggio. Sarà una nuova luce.
    Così è la nostra anima pensai. Viene risucchiata da un buio pesto nutrito di silenzio e noi
    ci ribelliamo, a quella condizione. Ma non c'erano guerre sul volto di Tharihr, perché sapeva
    che una casa sottoposta a tempeste, all'inevitabile silenzio della morte, sarebbe ritornata folgorante un giorno. Avrebbe di nuovo illuminato la via.