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Racconti

“Scrivere è viaggiare senza la seccatura dei bagagli”
Emilio Salgari


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  • 04 novembre 2014 alle ore 11:01
    Voglio sapere.

    Come comincia: Voglio sapere come si fa a fare del male gratuitamente. Voglio sapere come si fa ad uccidere bambini, animali e persone. Voglio sapere come si fa a distruggere la natura. Voglio sapere come si fa ostinarsi quando scoprono che sei un impostore... a non chiedere scusa, smettendola invece di continuare. Voglio sapere dov'è finita l'autocritica, la coscienza della gente. Voglio sapere come si fa ad essere invidiosi quando un amico va in vacanza, ma non pensi che è sudata quella vacanza ? Voglio sapere perchè esiste tanta falsità. Voglio sapere perchè la gente non si saluta più. Voglio sapere perchè i soldi hanno preso il sopravvento rispetto ai sentimenti.

  • 04 novembre 2014 alle ore 8:01
    Non ritrarre la mano

    Come comincia: Ti sentivi perduta, avvolta dalle nubi del silenzio, dalla morsa della solitudine, dalla paura dell’ignoto, mentre osservavi fissamente la tua immagine riflessa nello specchio, non riconoscendo quel volto così abbrutito, solcato dal tempo, dalle lacrime, dall’inconsistenza dell’essere...
     
    “Dimmi che devo fare? Mi sento invischiata in una rete senza maglie… Dove andare se la gente non riesce a cogliere il motivo segreto della mia disperazione? Ogni strada mi sembra un labirinto in cui il pensiero s’annulla ed al cuore viene sottratto il sussulto dell’emozioni. Non so perché mi sono fermata al bivio del sentiero, proprio qui accanto a te che hai ancora negli occhi il lampo dei sogni...”.
     
    “Vorrei che t’avvicinassi a me... Sono a pochi passi dalla tua anima. Mi piacerebbe che dimenticassi il passato, ricordando soltanto per non sbagliare ancora, per cancellare le angosce delle notti insonni, gli spintoni ricevuti nella città impietosa, la passione derisa, gli amori falliti...
    Vieni... Guardami. Sono quello specchio che non t’aveva riflesso ancora. Non ritrarre la mano.”.

  • 03 novembre 2014 alle ore 17:35
    Preghiera Laica per i Defunti

    Come comincia: Mi è stato chiesto di dedicare un pensiero '' laico '' ai defunti. Ho elaborato così la mia '' preghiera '' :
    ''Ti ho voluto bene quando eri provvisto di corpo e te ne voglio ora che ne sei privo. Ti auguro di essere sereno nella tua nuova dimensione, di seguire la tua strada senza sguardi nel passato e di essere totalmente consapevole della tua nuova essenza. Svingolati dai richiami della materia e dalle frustrazioni della morte e proteggimi con le potenzialità del tuo nuovo stato. Se per te c'è un percorso che prevede nuova vita, ti auguro di ricordare i tuoi talenti e di far tesoro dei tuoi errori; se per te c'è un percorso che prevede il ritorno all'energia madre, ti prego di illuminare il mio cammino terreno. Ti ho voluto bene quando eri provvisto del tuo corpo e te ne voglio ora che ne sei privo. Tra me, te e tutto il mondo nelle sue varie dimensioni che esista solo Amore e Pace. ''

  • 03 novembre 2014 alle ore 0:31
    Tormento dell'anima.

    Come comincia: L'anima ci parla,credo che noi di un certo spessore dell'anima e del cuore, sappiamo farci un reale esame di coscienza, quando sbagli chiedi scusa e sai che è la cosa giusta da fare. Mi chiedo come vivono dentro se stessi, coloro che pur avendo sbagliato, non solo non sanno riconoscerlo, ma tanto meno sanno chiedere scusa.

  • 02 novembre 2014 alle ore 20:23
    Il male e il bene.

    Come comincia: Nessun essere umano porta in se solo il male o solo il bene, c'è un mix, ma una percentuale più alta di una delle due forze. La rabbia è un energia negativa se ristagna... viene stimolata si presenta come un fulmine, ma si può dissolvere... Il senso di giustizia e di rispetto verso le creature che popolano la terra è o non è in noi, dipende dalle energie che sono dentro di noi.

  • 01 novembre 2014 alle ore 21:03
    La schiavitù

    Come comincia: Scusami, siediti accanto a me e ascoltami, devo dirti una cosa: tanto tempo fa, quando non esisteva il denaro, l'uomo viveva bene grazie al baratto,e ogni cosa aveva un suo valore di scambio naturale. C'erano i valori della vita sana moralmente, il rispetto per gli animali, la natura, vivevano tutti in armonia. Poi un giorno un uomo mal pensante inventò il denaro, gli diede un valore e una forma, e da quel giorno divenne la sua condanna. Ci fu una separazione netta tra ricchi e poveri, i ricchi erano felici e sperperavano, i poveri erano sempre più poveri e divennero gli schiavi dei ricchi. Ora siamo al punto critico. Rifletti.

  • 31 ottobre 2014 alle ore 18:31
    Terra mia.

    Come comincia: Sono italiana, amo la mia terra, amo la gente, con le sue imperfezioni, me le sento dentro. Ho girato il mondo, ma nessun posto mi da emozioni intense come quelle che ho qua.

  • 30 ottobre 2014 alle ore 13:17
    Corto # 12 - Favola breve

    Come comincia: Lui era un lampione, lei una strada buia. Unendosi fecero la notte, la più poetica e malinconica di tutte.

  • 30 ottobre 2014 alle ore 7:47
    Amore incompreso.

    Come comincia: Ho amato un uomo più della mia vita, a lui ho dato tutto di me per anni; per me era l'universo, era l'immenso dentro di me. I continui dispiaceri che mi ha dato hanno spendo l'amore. Ovvio da parte mia, da parte sua è rimasta una dipendenza. 

  • 29 ottobre 2014 alle ore 23:46
    La donna.

    Come comincia: La donna ti darà l'illusione che tu sia il capo, ti dirà si, ma sarà un no, ti farà credere che senza te non potrà vivere. Ma sappi che lei sa vivere senza di te, sa organizzare la sua vita, decide sempre lei cosa vuole fare. La donna comanda il mondo nella realtà quotidiana. Ricordalo. Il mondo è delle donne, non degli uomini e lo dimostrano tutti i giorni nel loro piccolo. 

  • 29 ottobre 2014 alle ore 23:31
    Conquistare il cuore di una donna.

    Come comincia: Gli uomini pensano che con un mazzo di rose, con una vacanza, con un anello, con una cena conquistano il cuore di una donna... non è affatto così. Una donna la conquisti giorno dopo giorno, con le attenzioni, conoscendola profondamente nella sua profondità, dedicandole tempo, attenzioni, dimostrandole il tuo totale interesse, dimostrandole la tua fedeltà, il tuo costante desiderio del suo corpo e molto altro. Solo allora conquisterai il suo cuore e il per sempre dipende dalla tua costanza.

  • 29 ottobre 2014 alle ore 23:22
    La fine di un amore.

    Come comincia: Quando ami pensi voglio lui. Quando non ami pensi voglio star sola. L'uomo si sente forte, indispensabile, non si rende conto quando ferisce una donna, e non si rende conto che lei quando si stancherà ,chiuderà per sempre quella porta, dove lui entrava ed usciva. Quando sarà fuori dalla porta, chiederà in ginocchio di rientrare, ma sarà troppo tardi. 

  • 29 ottobre 2014 alle ore 9:11
    Vorrei essere.

    Come comincia: Per te che amo, voglio essere: la luce della luna che illumina le tue notti tristi, il sole di agosto che scalda le tue giornate solitarie, la stella cometa che guida il tuo cammino quando perdi la strada e lo specchio dove ti guarderai per vedere il tuo amore splendere.

  • 28 ottobre 2014 alle ore 16:28
    Vorrei un pianeta così.

    Come comincia: Ho un sogno da tanti anni dentro, che vorrei realizzare. Vorrei un pianeta  dove non esistano i soldi, dove ognuno possa costruirsi una casa a misura sua, dove le malattie non esistono, dove ognuno ha il cibo a sufficienza, dove si lavora scambiandoci i favori per 4 ore al giorno, dove l'istruzione è rinnovata insegnando l'uso dell'energie, visto che tutto è energia e la scuola sia un piacere che inizia da 5 anni ai 25, e che sia accessibile fino agli 80 anni, dove non esistano leggi perchè ognuno sa esattamente ciò che è bene e ciò che è male, dove le persone si amino, si aiutino, si sostengano, dove non esistano governi. Ecco questo vorrei.

  • 28 ottobre 2014 alle ore 16:15
    LE AVVENTURE DI ALBERTO IL RE DEI LIBERTINI.

    Come comincia: Dover fare un riepilogo degli avvenimenti della propria vita all'età di ottanta anni è triste e patetico, guardare indietro con rimpianti su vicende che avrebbero potuto avere altre soluzioni è del tutto inutile, è preferibile guardarsi intorno sull'attuale per non avere inutili nostalgie e per valorizzare quello che si ha, questa è la ricetta vincente.
    Inventario:
    la casa di proprietà al quinto piano di un edificio con distensiva veduta sul porto di Messina e sulla costa calabra, soprattutto di notte, abitazione di sei stanze più servizi arredata con gusto,
    la adorata e deliziosa consorte Anna di circa ...sei anni più giovane ed anche giovanile perchè, dimostrando la baby meno anni della sua età, invecchiava inesorabilmente il povero Alberto M., romano di nascita, suo marito fortunato, fortunato si ma sino ad un certo punto: una cosa impaurisce il consorte, tutti i sabato mattina gli occhi della beneamata da marrone cambiano colore in verde, semaforo di via libera a spese più o meno elevate.
    Ritorno a casa della deliziosa con sorriso smaliante.
    Domanda solita di Alberto: "Hai usato la carta di credito o i contanti?" Domanda non oziosa in quanto il contanti era sintomo di spesa minima , la carta di credito? Immaginate voi.
    Le fusa erano maggiori con la carta di credito. Abbracci prolungati, più prolungati se... "Lo sai che sei il mio grande amore, sei la mia unica fiamma perenne."
    "La fiamma perenne mi porta a pensare al loculo di un cimitero...va bene mangiamoci sopra, il cibo attenuerà la mia ansietà, è come assumere un'aspirina a stomaco pieno."
    Dopo pranzo dallo studio: "Cazzo!"
    Dalla cucina Susanna: "Adesso ti dai al turpiloquio?"
    "Ce n'è ben donde, mille e duecento euro!"
    "Giovanna mi ha fatto lo sconto."
    "E senza sconto...lasciamo perdere."
    "Gli acquisti con la carta di credito vengono addebitati il mese successivo, lo sai?"
    "So tutto, in ogni caso ti faccio presente che sul conto corrente ci sono solo cento euro."
    "Ci guadagni sempre tu, stasera penso a qualcosa di piacevole."
    "Quanto mi costa stà scopata!"
    "Non accetto volgarità, non mi fare arrabbiare, potrei ritirare la proposta!"
    "Mmmmmmmm..."
    Per i due coniugi quel dialogo era routine e tutto finiva in...gloria.
    Quel che preoccupa Alberto era ben altro: gli ottanta anni che avevano portato con sè gli acciacchi propri della senilità soprattutto in campo ortopedico, ben quattro interventi ed un futuro incerto per altre patologie per non parlare dei ' fiori della vecchiaia' quelle antiestetiche macchie brune che comparivano in pò su tutto il corpo!
    "Pensi troppo alle malattie, te ne fai una malattia, t'è piaciuto il sillogismo? Vieni qua, un massaggio alla francese cambierà tutto."
    Anna cambiava sempre l'aggettivo del massaggio, talvolta alla brasiliana, alla turca, alla spagnola, in pratica Alberto ci guadagnava, quando ci si metteva la consorte era deliziosa e soprattutto brava.
    "Consolati con i tuoi colleghi che stanno peggio di te, domattina vai in caserma, ti svagherai."
    Allberto era stato un maresciallo della Guardia di Finanza, in caserma c'era una stanza a disposizione degli ex che si riunivano per giocare a carte, progettare visite a siti archeologici ed alle chiese (che Alberto non amava) e cose del genere. C'era anche la possibilità di sedersi sul divano della barbieria col titolare che scodellava le ultime novità.
    "Lo sa maresciallo che un suo collega, si quello...è ai domiciliari, quell'altro suo collega, quello con i capelli rossi ha trovato sua moglie a letto con un suo parigrado..,. e poi...sa quello..."
    "Pietro sono tutt'orecchi anche perchè da pensionato non ho un c..o da fare e devo passare il tempo, vai avanti."
    Il barbiere in caserma era come i portieri degli edifici: sapeva tutto di tutti come poi faceva era un mistero.
    Tornando a casa Alberto riferiva alla moglie le avventure e le disavventure degli ex colleghi che Anna conosceva.
    "Chi l'avrebbe detto, Francesca che fa le corna al marito, tu non le avrai mai!"
    "Ci mancherebbe che l'Andronico di turno appendesse un paio di corna di cervo sulla mia porta di casa!"
    "Non ho capito, di che si tratta?"
    Alberto spiegava che Andronico, imperatore di Bisanzio, soleva appendere delle corna di cervo sul portone di casa dove alloggiavano la sua amante di turno ed il relativo consorte.
    "Ma quanto sei istruito, e non solo istruito, quando tu ho conosciuto eri un fusto, facevi sballare le femminucce, io per prima."
    "Adesso,lo sballato sono io o meglio il mio conto corrente."
    "È volgare parlare di soldi!"
    Sarà pure volgare ma Alberto era lui che teneva i conti che non quadravano mai, in compenso Anna, oltre che a letto, ci sapeva fare pure in cucina e guidava con perizia sia la sua Fiat 500 sia la Jaguar che suo marito aveva acquistato con un lascito della defunta zia Giovanna con commenti pieni di acredine da parte dei colleghi di ufficio di Anna.
    La baby aveva ragione, Alberto da giovane era stato aitante e distinto, sempre vestito impeccabilmente sia casual che elegante, un metro e ottanta di statura, sempre sorridente ad amabile soprattutto con le femminucce.
    La prima esperienza sessuale di Albertoera stata perlomeno inusitata, la madre di un suo compagno di classe. Il giovin signore spesso studiava a casa di un suo collega, Settimio F. che aveva una madre, Francesca, quarant'anni, giovanile e che, separata dal marito, non disdegnava qualche compagnia maschile.
    Alberto a sedici anni andava avanti a 'zaganelle' come i suoi coetanei, allora c'erano ancora le case chiuse, i casini a cui si poteva accedere solo a diciotto anni compiuti e quindi case a lui precluse.
    Accadde che Settimio andasse a vivere temporaneamente a casa di un suo zio, fratello della madre, ma Alberto non aveva perso l'abitudine, di tanto in tanto, di seguitare a frequentare l'abitazione della signora F.
    "In mancanza di Settimio tu sei come un  secondo figlio." Così celiava la dama ma dagli atteggiamenti molto affettuosi verso di lui dimostrava qualcosa di diverso.
    Una volta: "Vieni in camera da letto, parliamo e nel frattempo faccio un pò di pulizia."
    Ad un certo punto la signora Francesca nel rifare il, letto scivolò e scoprì metà del suo corpo nudo senza riuscire ad alzarsi.
    "Ti prego aiutami."
    Alberto era rimasto paralizzato da siffatta visione, si mose goffamente e cadde anche lui sul letto.
    "Non mi sei molto d'aiuto." Nel frattempo Francesca si era girata rimanendo praticamente nuda, sotto la vestaglia niente!
    La  dama si ricompose alzandosi dal letto.
    "Vedo che qualcosa è aumentata di volume."
    In verità 'Ciccio', abituato alle seghe, aveva provato una sensazione nuova.
    "Vieni in bagno, schiocchino, è una cosa naturale, ti lavo il cosino anzi, da quello che vedo, un cosone!"
    Alberto non  ricordò quello che successe in seguito, dapprima Francesca glielo prese in bocca e poco dopo 'ciccio' ci sputazzò dentro ma la signora non si contentò e se lo mise in fica da sola.
    Questa volta 'ciccio' durò molto più a lungo con gran piacere anche della madama.
    "Complimenti funzioni proprio bene e ce l'hai molto grosso per la tua età, quando vuoi puoi venire a trovarmi."
    Alberto prese l'invito sul serio ed ogni giorno si recava a...
    La cosa non passò inosservata a papà Armando il quale, senza alcuna spiegazione, comunicò laconicamente ad Alberto:
    "Domani andrai a Roma da tua zia Armida, ti iscriverà lei a scuola, ti accompagnerà tua madre."
    Ad Alberto il seguito sembrò irreale, prendere il treno, arrivare alla stazione Termini, col tram n.6  giungere in via Conegliano n.8, in un breve lasso di tempo la sua vita era cambiata.
    La casa della zia Armida e della nonna Maria Sciarra era di quattro stanze, lui avrebbe dormito nel salone con televisione, almeno...
    Sicuramente la zia e la nonna erano state messe al corrente della avventura di Alberto, nessun commento da parte delle due signore anzi il fanciullo era il cocco della zia Armida perchè portava il nome ed assomigliava molto al suo defunto marito.
    Il giorno seguente sua madre riprese il treno e ritornò a casa sua.
    "Comportati bene." le ultime sue parole.
    Dire che Alberto era in confusione era dire poco. La nuova scuola in via deli Annibaldi, vicino al Colosseo, i nuovi compagni, tutti maschi. Avvicinare le femminucce era un problema, avevano un'altra entrata.
    Alberto aveva provato la 'suprema' e gli mancava, 'le zaganelle' non gli bastavano più, come risolvere il problema?
    Il giovane si guardò intorno. Portiere dello stabile era un paesano inurbato a Roma, era di una frazione di Genzano ma, non amando fare il contadino, era riuscito con la raccomandazione di un politico suo paesano a farsi assegnare la portineria dello stabile dove abitava Alberto il quale, occhio lungo, si accorse della differenza di età tra Filottrano (che cazzo di nome) e la consorte Menicuccia (diminutivo di Domenica) molto più giovane, bella e decisamente sfrenata.
    Come attirare nella rete la decisamente bella?
    La zia Armida era insegnante in una scuola di un paese vicino Roma, partiva alle sei e mezza del mattino per ritornare a casa alle diciotto. La nonna Maria usciva di casa solo per andare in chiesa per conquistarsi il Paradiso alle diciassette per rientrare alle diciotto, orario giusto diciassette - diciotto.
    Menicuccia veniva a casa Sciarra per fare le pulizie, Alberto la convinse a cambiare orario in quello a lui più favorevole e la sciagurata obbedì (citazione del Manzoni riguardante la monaca di Monza).
    Mammelle dure, cosina stretta, cosce di marmo, una goduria massima, l'unico accorgimento stare attento a non metterla incinta col conseguente acquisto di tanti preservativi nella vicina farmacia, Francesca era un lontano ricordo.
    Alberto si era ben integrato,al ritorno dalla scuola, pranzo, studio veloce e poi vai...
    Aveva preso a fumare, i soldi? Saltare il cinema la domenica (duecento lire) e comprare le 'Sport' dieci lire a sigaretta.
    Come finisce la storia, siete curiosi? Potete acquistare il romanzo scritto da Alberto M. 'Tato il libertino e il sapore di Venere' che dal titolo potete già immaginare una goduria infinita, prenotatelo in libreria che potrà richiederlo direttamente alla casa editrice Albatros, buona lettura e ...fatemi sapere!

     

  • 28 ottobre 2014 alle ore 11:31
    Cambia il mondo dando l'esempio.

    Come comincia: Il mondo d'oggi non ti piace, non ti piace la gente come si comporta. Ok sono d'accordo. La prima cosa da fare non piangersi addosso, non serve. Occorre  la volontà di cambiare. Tu dirai e come faccio ? Cambia tu come prima persona e sarà una catena. Ricordo sempre che nella città dove vivo, nessuno diceva buona giornata trentacinque anni fa. Io nel mio piccolo iniziai a dirlo a tutti e sempre, adesso dopo anni e anni lo dicono tutti. Sono stata la prima e ne sono felice. E' una catena come vedi. 

  • 28 ottobre 2014 alle ore 7:05
    Dalla vita ho imparato.

    Come comincia: Dalla vita ho imparato che: ogni persona ha qualche cosa di bello dentro, che nella vita è meglio osservare anziché  guardare, che l'esperienza mi da forza, che il voler far troppo non giova mai, che vale sempre la pena tentare,
    che l'amore è il sentimento più forte nell'universo, che un errore non è importante come il chiedere scusa, che dare è più importante che ricevere, che ogni cosa arriva a suo tempo, che pensare troppo nuoce, che agire è fondamentale per cambiare le cose che i figli sono il regalo della vita, che la malattia ti fa scoprire parti di te nascoste,
    che la riflessione serve a comprendere dove si sbaglia, che la vita ha qualche cosa di magico,
    che il pianeta va rispettato insieme alle forme di vita, che posso amare solo un uomo,
    che dentro di me ci sono lati da scoprire continuamente,  che esistono energie sottili non visibili a tutti, che la chiusura mentale e i condizionamenti mentali mi rendono prigioniera, pur non volendo esserlo, che sono solo io la padrona della mia vita, che nessuno sa cosa c'è dentro di me, se non chi sa leggermi dentro, che dentro di me c'è una melodia.

  • 27 ottobre 2014 alle ore 21:22
    L'incontro con un angelo.

    Come comincia: Avvolte pensi: che brutto mondo è questo... pieno di ingiustizie, la gente che non sa più aver compassione, ne amore per gli altri. Poi all'improvviso appare un angelo, dallo sguardo dolcissimo, dall'anima nobile e gentile piena d'amore. Un sorriso si accenna sul tuo viso ed il cuore che era triste si apre nella sua totale bellezza per accogliere quell'angelo venuto per te. 

  • 27 ottobre 2014 alle ore 17:03
    Inno alla madre terra.

    Come comincia: O Madre terra, prima femmina sacra, m'inchino davanti alla tua magnifica bellezza, ti ringrazio degli infiniti doni che ci dai, con grande generosità elargisci cibo, energia per vivere sani.) I nostri occhi sono assuefatti alle brutture che l'uomo ingrato e inconsapevole fa contro di te. Chiedo all'universo intero di rendere l'uomo consapevole di tutto ciò, affinché si ponga fine alla tua distruzione e ti si ami con rispetto, prendendo coscienza che tutto quello che ci dai lo dai con amore gratuitamente.

  • 25 ottobre 2014 alle ore 8:49
    La differenza tra uomini e donne.

    Come comincia: Gli uomini troppo spesso si limitano a guardare la donna dal punto di vista fisico, togliendosi il vero piacere della scoperta di lei nella sua profondità dell'animo. Le donne guardano contemporaneamente la fisicità e l'interiorità dell'uomo che le colpisce. Questo è uno dei motivi per il quale gli uomini e le donne sono in disaccordo.

  • 24 ottobre 2014 alle ore 21:56
    Sentirsi nel pianeta sbagliato.

    Come comincia: Mi chiedo spesso cosa ci faccio in questo mondo che non sento appartenermi. Mi guardo in torno avvolte camminando e mi sento estranea a tutto. Chi è come me non vive bene tra la gente falsa. Ma come si fa a prendersi gioco dei sentimenti altrui ? Ma come si fa ad approfittarsi della bontà degli altri ? Ma come si fa a tradire la fiducia che hanno di te ? Ma come fanno a vivere così ? Spiegamelo se lo sai ! 

  • 24 ottobre 2014 alle ore 21:38
    Esperienze

    Come comincia: Ogni volta che hai una delusione, qualche cosa dentro di te muore e non tornerà mai come prima, e una corda che prima era spessa diventa sempre più sottile. Il cuore da forte diventa colmo di ferite, man mano la fiducia negli altri passa e capisci che puoi far conto solo tu te stessa. Ci provi e ci riprovi ad aver fiducia, ma non ce la fai più. 

  • 23 ottobre 2014 alle ore 22:35
    Piatto caldo

    Come comincia: Quando la vita ti mette su uno dei suoi piatti caldi e te lo serve…

    Scorre via una tiepida serata d’agosto gallipolina, sotto un’immensa luna che tutto tace e tutto osserva, mentre io (quasi scrittore), Andrea (prof. di lingue e letterature straniere) e Gianpaolo (quasi medico), ce ne stiamo su una panchina nel bel mezzo della città vecchia, spalle al porto e occhi persi tra l’eccentrica torma dei vacanzieri sulla passeggiata.

    “Ne’ André, ma quando arriva questa?”… mica mi risponde quell’altro!

    No, non fece un gran spreco di parole, il prof., nel descriverci la sua amica d’adolescenza; davvero poche parole, anche se a noi bastarono a farci capire che a breve qualcosa di speciale, di friccicoso, avrebbe di colpo scosso la nostra quiete serale. Sicché anche il quasi medico, anche lui, che sin lì se n’era stato seduto su quella panchina fantasmatica presenza, spettro immoto tutto il tempo, ce lo ritrovammo d’improvviso tutto scosso, che fremeva e fremeva, di soli palpiti per l’attesa, con l’occhio che tosto rifacevasi agile e svelto – il tutto per il vivacizzante potere che ha l’umana immaginazione nel riaccenderti un certo tipo di sentimenti… nel riaccenderti tutto!… Era di nuovo fra noi il nostro amico, di nuovo al mondo.

    Ebbene, una leggera brezza, il lucore della luna, e una donna vestita di gran mistero da aspettare… cos’altro chiedere per una serata solo da sognare?… Ora, però, da dove sarebbe sbucata, la meraviglia, dalle parti della rotonda o da quelle del bar Canneto?… voglio dire, eran quei due gli sbocchi a quella piazza… e mica sbucava da qualche parte quella!…

    Ah, le donne! sempre lì che le aspetti, ore su ore, che si fan desiderare… che son mai pronte!… Insomma, se quella col suo gran tardare era mossa dal proposito di tenerci sulle spine… be’, stava meravigliosamente riuscendo nel suo intento… meravigliosamente!… Nemmen più si parlava fra noi, s’aspettava soltanto lei a quel punto della serata, una curiosità che ci faceva seri e sordomuti a tutto il resto…

     “Ah, eccola lì!”…
    Sì, eccola lì, la nostra stella nella notte, nei pressi della rotonda. È il prof. che l’ha avvistata, anche se è con tono alquanto secco che ci rende partecipi della sua presenza, quasi privo di colore. Dunque, dopo tanto attendere ci saremmo trovati davanti una persona come un’altra? dalle nulle attrattive?… la delusione delle delusioni?!… Com’è o come non è, io sulle prime non mi volto, mi faccio bastare l’espressione sul volto del mio caro amico ‘quasi un dottore’… la faccia che gli resta!… E dunque resisto, resisto, resisto alla tentazione… poi però mi lascio andare, mi volto anch’io. 

    Ah, ora capisco!… voglio dire, sculetta che è un morire nei suoi short di jeans, con la bionda coda di cavallo che ad ogni passo ribadisce l’onduloso portamento delle natiche a passeggio, con la fascia leopardata attorno al petto che le strizza quei due cocomeri di seni… Insomma, tutto ciò lo si distingue benissimo, anche da lontano. Ohi ohi, però, che spalle!… belle grosse, le spalle!…

    Ebbene, ancora un po’ di scodinzolio, ancora qualche tacchettata… poi ci si avvicina, ci si ferma dinnanzi…

    È poco sotto i 40, Maria. Solo che adesso, a dispetto di tutta la procacità delle sue forme e del suo stile, come dire, un po’ aggressivo,  se ne resta lì, davanti a noi, come impalata… E allora, che fa, s’imbarazza? ma come, una come lei? con quel portamento? con quella presenza?… Siam forse io e il quasi medico? è per via di noi due, gli sconosciuti?… Suvvia, che si rilassi, che si rilassi e sciolga ogni riserbo; e, soprattutto, che si sieda, che si sieda e mi si spieghi meglio tutto quanto, voglio sapere ogni cosa, il minimo particolare, su ’st’altr’angolo d’universo.

    Niente da fare, se ne resta lì, innanzi a noi, vieppiù impalata, a sguardo basso, bassissimo… Sembra premerle qualcosa, tanto ch’a malapena ci si presenta. Soltanto col prof., solo col suo amico d’adolescenza fa ogni tanto per alzare lo sguardo da terra, solo con lui fa per parlare.

    Comunque sia, le dura davvero poco l’imbarazzo, tal ch’io poi, dal modo in cui comincia a provocare i passanti, capisco subito di che pasta è fatta, l’amica!… No, non la fa buona proprio a nessuno, per cui, prima li prende di mira, poi… gli sfodera certi epiteti!… destra/sinistra! tutta la passeggiata!… Ma un cert’occhio ‘di riguardo’ lo ha per gay e fidanzate… gli vien su un cert’odio con quelli! gli applica di quelle etichette!… Ci resto, io, a chiedermi una lunga serie di perché, ma soprattutto rispetto a quel suo improvviso e repentino cambio d’umore… davvero inspiegabile!… Resto solo coi miei dubbi.

    Una cosa invece la posso sicuramente dar per certa, ossia che i maschi eterosessuali son tutta la luce dei suoi occhi, tutta la passione sua – per quelli nessun’infamia, alcun’ignominia… Assolutamente! sicché poi di quelli se ne passa e passa in rassegna, e quanti, tutta la piazza! uno a uno, muscolo per muscolo!…

    “Guarda questo, gua’! guardalo come butta l’occhietto!… li conosco io quegli sporcaccioni lì!”…

    … i mascoli coi muscoli, è chiaro che li predilige, più muscoli hanno e meglio è!… Va da sé che noialtri, per lei, su quella panchina spalle al porto… noi non ci siam nemmeno!… il nulla cosmico!… il vuoto primordiale!…

    E vabbè che in quel senso non le facciam né sangue né specie, ma che si sieda almeno, ché noi lì è da un buon quarto d’ora che ci siam scomodati per farle posto. Forse è che vuole lasciarsi ancora ammirare per intero?… le dà un certo piacere eleggersi tuttora a reginetta della piazza?… Davvero difficile star lì a comprendere le sue ragioni!…

    Finalmente prende posto, Maria, accanto al suo amico di sempre, mentre il ‘quasi medico’ sembra affanni non poco a tenermi lei e la sua rinnovata esuberanza a un sol corpo di distanza. C’è poco da dire, ormai ha sciolto ogni riserbo… E oplà! accavalla le cosce e prende a dondolarne una… a bella mostra tutto il carnaio!… Ormai è a briglie scioltissime, tant’è che prende a schernire ’n’altra dozzina di passanti, senza esclusione di sesso, razza e religione, con tali provocazioni che alle tipe poi le si raggela il sangue in vena e ai maschietti gli diventa paonazza la faccia… Io, nel frattempo, prendo a fissarle le gambe, il moto perpetuo che fanno… cerco di capire tutto da lì…

    E Sant’Iddio quelle gambe, du’ cosce che non han pari al mondo!… Oddio, forse un po’ troppo grosse. Resto a fissarle… Ma c’è che l’è presa ’na fame ladra, dal che di lì a poco salta su dalla panchina e punta dritto al bar Canneto; ci chiede di farle compagnia. Ma non se ne fa niente, nemmeno più un’unghia in quella squallida cloaca di bar!… Ah no! almeno per quanto mi riguarda, che non insista, ché noi testé lì dentro già ci siam stati, e per farci servire del Petrus da due baristi che, nel servircelo, ci han mostrato la stessa grazia che potrebbero avere due scaricatori di porto a cui è andata storta la giornata!… che amarezza!…

    “Allora OK, vado da sola, miei cari!”… e così dicendo gira sui tacchi e se ne va sculettando che è un gran piacere fino al Canneto, per un nuovo festival d’occhi sbarrati, per un nuovo morire di folle in piazza!… Di lì a poco se ne ritorna con un cornetto al cioccolato tra le mani. Fa per riprendere il suo posto, la bella, e una volta comoda… Ahum!… e cazzarola, che imboccata!… se lo sbafa in un niente quel cornetto, due morsi, due! netti, incisivi, decisi, decisivi!… la fame di sei facchini!… Ma c’è che almeno dopo essersi riempita il buzzo sembra realmente avvedersi della presenza dei due sconosciuti che le siedon di fianco…

    “Mhmm, ma che carini!… tu, lì dietro! tu che te ne stai così sulle tue, ma lo sai che sei proprio un bel bambolotto!?”…

    “… ah sì?”…

    A ’sto punto il quasi medico si sente ormai di troppo, si alza…

    “sembra una questione fra voi due!”… e così dicendo fa per cedermi il suo posto.

    Prende subito a farmi gli occhi dolci, cerbiattosi, la mastangona!, facendo altresì gran sfoggio delle sue labbra, due canotti rossi che lei si mordicchia spesso, e in maniera, come dire, piuttosto eloquente!… E poi, quel suo nasino alla francese… mhmm, tutto un gran ritocco!… Mi chiedo soltanto cosa le passi per la testa… Oh, che le stian salendo su delle gran voglie?… e, soprattutto, che sia proprio io l’essere chiamato a soddisfarle?… dagli occhi, dalle labbra, da tutta se stessa, sembra proprio che sia così!… Intanto è ancora lì che se ne sta, che mi dondola e ridondola le gambe, che mi sdolcina gli occhi finché quasi non le lacrimano… Su dai, chiaro, è lì che aspetta, aspetta soltanto che io, rispondendole in qualche modo, mi getti fra le braccia delle sue infinite provocazioni. Sembra proprio una di quelle che sa il fatto suo, la bella, che ne sa, e quante, quando si tratta di ottener ciò che vuole. Ma me ne resto lì, io, immobile, piuttosto perplesso, interdetto, e non tanto per le continue effusioni che mi regala – ché quelle già eran più che scontate, vista la personalità –, né tampoco per tutto il gran tiraggio delle carni… è la sua voce!… profonda! roboante!… mi confonde!… C’è da dire che lei si sforza, e tanto, per farla uscire sottile dalla bocca, ed io lo apprezzo, il suo sforzo… ma non basta!… mio Dio, quei listelli di legno della panchina! li sento vibrare e vibrare sotto i tuoni della sua voce!… li sento, sì, ovunque, dappertutto! da sotto al culo, da dietro le reni, le spalle… li sento, come no! che quasi si flettono! che quasi si spaccano!… la sua voce, la panchina… mi ci tiene inchiodato, la sua voce, alla panchina!…

    E poi con quella sua intonazione cantilenata, quei suoi intercalari: inusitati accenti tonici, bizzarre cadenze, improvvise modulazioni, una mistura di dialetto salentino e romanesco che… non si capivano due parole messe una in fila all’altra!… Discorso a parte meritano le massicce dosi di profumo che dal suo gran corpo si spandevano tutt’in giro… a impestarti le narici! estratto di vecchia!… profumo che inoltre, frammischiato alla puzza di pesce esalante dalle botteghe che ci stavan d’innanzi e dai pescherecci alle nostre spalle… mentre la buona sorte m’aveva anche posto sotto vento, maledetta la mia buona sorte!… Sto per lasciarmi andare… soffocato! la mia prima morte per asfissia… ’n altro paio di respiri e poi sarò roba dell’asfalto e basta!…

    … ’sto fatto mi spinse a parlare…

    “Toglimi una curiosità, fata, la bottiglina di profumo… che per caso t’è scappata di mano?”…

    “Perché? che c’è? non ti piace, tesoro?”…

    “Certo che sì!… solo forse… un po’ troppo? che dici?”…

    Ebbene, continuai a profondermi in matte proteste… certi piagnistei!… Infine mi fu concesso di sistemarmi sul lato opposto, al posto del prof., che da lì quantomeno mi sarei ritrovato sopravvento!… Solo allora fui pronto per darle udienza…

    “Dai tesoro, adesso lascia un attimo perdere i passanti, raccontaci qualcosa di te piuttosto!”…

    Mi pongo in ascolto, anima e corpo. È il momento di aprire i sensi, di respirare profondamente, all’unisono con l’altro… ma, soprattutto, è il momento di dar la stura a tutti gli orecchi che ho, ché, ripeto, quando parla quella ci vuole un interprete e basta!… Ci racconta proprio tutto, la bella, tiene nulla per sé. E così, tra svariate storie, ci parla del suo impiego, e quindi di come oggi, a 38 anni, faccia la parrucchiera presso un rinomato coiffeur capitolino al centro di Roma, ch’è un buon lavoro e che le torna una buona paga – sebbene non disdegni di arrotondarla con qualche marchetta qua e là…

    “… gli uomini sono tutti miei, tesoro, capito?!”…

    Tra un racconto e l’altro, poi, l’intervento di vaginoplastica!… Prende dunque a riferirci di un taglio grosso così, dal perineo al glande, quindi del seguente rivoltamento che si fa dello scroto per la costruzione delle piccole e grandi labbra… E ancora, dell’estrazione di biglie e corpi cavernosi (ché quelli mica servon più!) e della conseguente costruzione del canale vaginale. Per finire ci racconta della bella sfoltita che si suol dare al glande in vista di ricavarne il clitoride… zac! zac!… un bel clitoride! un bel clitoridino nuovo di zecca!… zac!… Poco da dire, quei chirurghi lì, loro sì che son dei veri artisti!…

    Ma mica si ferma, ce ne racconta e racconta: laser, la rimozione di due costole per l’affinamento del punto vita, l’intervento di addominoplastica… tutte le ventitré operazioni di ricostruzione! tutt’ i trentamila euro e passa di correzione!…

    Finito?… macché! cambia solo registro: inizia a raccontarcene su ortolani, operai, meccanici (lascio immaginare il registro), prefetti, diplomatici, alti e bassi prelati – risparmiandoci almeno le mirabili gesta pre-operazione.

    “Senti un po’, toglimi una curiosità, mi dici perché ce l’hai così su coi gay? in fondo lo sei stata anche tu, no?”…

    “Ah, te lo spiego subito!… è ch’è tutta concorrenza! gay e fidanzate, amore mio, i miei peggiori nemici! sempre lì pronti a soffiarmi il potenziale cliente, capisci?!”…

    “Bah, a parer mio esageri!… e invece, colle lesbo? non mi dire che ce l’hai pure con loro?”…

    “È certo tesoro!… lasciamo perdere va’, ché quelle hanno avuto la fortuna di esserci nate… con la figa!, e non la usano! che spreco, amore mio, che spreco!”…

    “Dai che a modo loro…”…

    “Sì, hai detto bene, a modo loro!… la figa è fatta per essere penetrata, tesoro, punto!… A proposito, ma lo sai che la mia fighetta è bella assaje, ne’, napulità?! un’opera d’arte!”…

    “… ah sì?”…

    “Vuoi dare un’occhiata? dai, assaggiane una fettina ché c’hai proprio gli occhi che mi dicono di sì!”…

    “… mhmm… magari dopo!”…
    “E vabbè, allora te ne racconto un’altra, ma per questa tieniti forte!”…

    “Vai, t’ascolto!”…

    “… allora, metto un annuncio su internet con numero di telefono e tutto… Ebbè, un giorno mi contatta uno, prendiamo un appuntamento dopo l’orario d’ufficio, da me, nel mio appartamento sulla Tiburtina. E così alle otto e mezza di sera ’sto tizio si presenta alla porta con uno zaino a tracolla; lo faccio entrare… Il fatto, però, è che più lo guardo, più mi dà l’impressione di essere un po’… un po’… amore mio, come dire?… un po’ represso!… sai, di quelli con dei gran disturbi per la testa!”…

    “… mhmm??… vai avanti!”…

    “Ma poi, brutto da morire, basso, grasso e con la pelata!… e in più è un avvocato! – sì, quelli, tesoro mio, proprio non li sopporto!… così come i borghesi, i politici, gli industriali… i medici!… preferisco i muratori, io, gli idraulici… meglio se rumeni!”…

    “… mhmm, capisco”…

    “Amo quelli del popolo, son più maschi, capisci?!”…

    “Sì, ovvio, ma ti prego, vai avanti”…

    “OK OK, curiosone mio!… Dicevo, questo è un avvocato, e in più fa grande uso di coca – certe sacche di “bianca” che si portava dietro!… I miei occhi intanto sono soltanto per il suo zaino – ero troppo curiosa di sapere cosa ci portava dentro!… e quindi subito glielo chiedo, cosa ci porta dentro… Be’, a un certo punto prende e tira fuori… ci tira fuori un paio di piccole zucchine e un cetriolo… ma un bel cetriolone eh!”…

    “… sicura che non stai a confonderlo con l’ortolano?”…

    “… mhmm?… certo, era un avvocato!… ma fammi dire, amore mio… mi passa subito una di quelle zucchine, l’altra invece è per lui…”…

    “Ah!”…

    “… vuole che facciamo un po’ di sesso con quelle… da dietro!”…

    “Ahé!”…

    “… come prima cosa caccia una bottiglina da lì dentro… è olio di oliva!”…

    “be’, mi sembra il minimo!”…

    “… poi però si prepara la sua bella striscia di coca sul tavolo in cucina e… fuuu! una tirata!… Poi, dalla cucina si porta in salone. Io lo seguo. Una volta lì, spengo la luce centrale e accendo quella della lampada. Comincia a spogliarsi, poi prende a spalmarsi l’olio di sotto, poi lo cede a me… Ci mettiamo comodi sulle due poltrone che sono una di fronte all’altra… ebbè, mi chiede di aprire le gambe… lo faccio, e così fa lui dall’altra parte… Poi inizia, si passa la zucchina attorno alla situazione… Io devo solo stare lì a ripetere le sue mosse, vuole questo da me, e quindi prendo a giocarci anch’io… Insomma, amore mio, sai com’è? gioca e gioca attorno alla situazione, dopo un po’…”…

    “Aaah!!…”…

    “Per me era tranquillo, io ero abituata… e a ben vedere anche lui!… lui che subito dopo prende a masturbarsi… amore mio, che schifo! che brutto coso c’aveva in mezzo alle gambe! ’na roba mai vista!… tipo un fungo! quelli a orecchia d’elefante! piccolo piccolo giù e grosso grosso su!… e ti parla una che ne ha visti e visti…”

    “immagino!”…

    “Insomma, prende a godere da fare schifo, comincia a cacciare strani versi dalla bocca… mio Dio, come un porco!… non l’avrei mai fatto con uno così, giuro, amore mio, ma quello pagava davvero bene!”…

    “… ti devi mica stare a giustificare con me!”…

    “… ebbè, passa poco e se ne viene, il porco!, mi sbrodola tutto sul tappeto, capisci?, sul tappeto!”…

    “Eh, come un porco!”…

    “Ma senti qua, mica è finita!… vado a fare una doccia, e quando torno di là – ancora non ci credo –… me lo ritrovo con una melanzana tra le mani!… ma bella grossa, tipo ’na zucca!”…

    “Ci avrei giurato!”…

    “Mi fa uno sguardo da malato mentale… ma gli dico subito che stavolta non faccio niente, che è troppo, anche per me!”…

    “Non oso immaginare come l’ha presa!?”…

    “… e invece no, tesoro, perché lui, prima mi fa segno di ‘no’ con la mano, poi mi dice di sedermi e di starmene buona, ché stavolta ho solo da starlo a guardare…”…

    “AH!”…

    “Sì!”…

    “Però una cosa gliela si deve all’avvocato… ci vuol del fegato!”…

    “… ma prima un’altra striscia di coca sul tavolinetto e… fuuu! altro colpo secco, questo da rompersi il naso!… poi, altra lubrificata con l’olio d’oliva… Poi comincia, comincia a giocare con quella specie di zucca… Be’… tac! tac! e tac!… ci mette davvero niente!”…

    “Ahja!!… nave in porto??”…

    “Sìssì!… poi si riprende pure quel coso brutto tra le mani e se lo tira fino a… mortacci sua, mi riviene tutto sul tappeto! ”…

    Bene, adesso però che ci dia un taglio con quel po’ po’ di suo bagaglio esperienziale ché, butta giù butta giù, tieni e tieni, a una certa lo stomaco ributta, rivolta!… ma ce l’ho voluta io. Comunque sia, meglio alzarsi e cambiare aria – ma mica ce la faccio con le gambe che mi van giù dalla nausea… Infine verso la banchina riesco a portarmi lo stesso e una volta lì, lascio che sia lo iodio a risvegliarmi a una realtà più naturale, così come lascio quella a raccontar altre e altre mirabili gesta agli altri due.

    Di lì a breve ci congediamo, noi tre da una parte, lei dall’altra. Un incontro gradevole, tutto sommato.

    Di ritorno verso casa vengo ragguagliato su tutto il resto, nei minimi particolari, e cioè sul come, per sbaragliare la concorrenza, la nostra reginetta del popolo ormai batta varie strade, tutti i fronti: Gay Village, circoli sportivi, riunioni di sindacati, riunioni di condominio… mi vien detto addirittura ch’arrivi a camuffarsi madre di non so chi nelle riunioni studentesche genitori/figli! (i sedicenni, la sua vera fissa)… ma anche stadi, cinema, caserme, bocciodromi!… Ma è in discoteca che la nostra stella farebbe bella mostra dei suoi pezzi forti, sul cubo, per tutta una gran ressa di lingue sbavanti di sotto, per tutto un grand’ondeggiare di telefoni cellulari a immortalarle il mirabile gioiello… sicché poi da lì a breve le basterebbe individuare due o tre ragazzoni giù di sotto che… “Tu! tu!… e tu!”, sarebbe prima solita dire a quelli puntandogli contro l’indice della manona destra… poi via però! li prenderebbe per il collo e… dal cubo in pineta! spupazzata e ritorno!…

    Ormai s’è fatta una certa nomea, la nostra amica, Roma e dintorni, ma che dico, tutto lo stivale, tanto ben conosciuta che alcuni padri ci portano a svezzare i propri figlioli; altri, invece, dai propri figlioli (già svezzati), si fan soltanto accompagnare, chi per sfuggire la noia, chi per semplice depravazione – magari portandosi dietro qualche buon grammo di coca.

    Dopo quella sera il nostro tour estivo proseguì piuttosto tranquillo, senza più troppi giri di testa; avevamo soltanto da smaltire un anno d’invivibile città e di duro lavoro, smaltirlo a massicce dosi di riposo. Anche lei, Maria, anche lei diceva d’aver lavorato duro durante l’arco dell’anno, lavorato sodo! – anche se a me, quel fatto che in soli due giorni avesse tirato su più di mille euro a marchette, mi fece ben capire che, per lei, a dispetto di noialtri, era ancora lontano il tempo del riposo, che lei ne aveva e ne aveva ancora di forze in corpo, e che, inoltre, è proprio vero che la figa non va mai in vacanza, che tira e tira, stagioni su stagioni! – tanto più se si parla di fighe da quindicimila euro e rotti… eh, ché in quei casi lì c’è pur sempre da ammortizzarne i costi!… Ma problemi, quelli d’ammortamento, che non sfioran nemmeno la nostra cara amica ché, per quanto le riguarda, c’è mica bisogno d’esser ’sti gran geni in matematica per comprendere che di quel gran passo marchettaro… a quest’ora n’è rientrata e rientrata dell’investimento iniziale, la Maria!

    Poffare il cielo, quasi ci faccio un pensiero!…

  • 23 ottobre 2014 alle ore 22:29
    Anche questo è amore.

    Come comincia: Ci troviamo in un borgo della val di Vara, nell’entroterra ligure alle spalle del Golfo dei poeti.
    E’ l’alba, troppi pensieri ribelli frantumano il sonno: meglio alzarsi.
    In silenzio, per non disturbare mia moglie che ancora dorme, esco all’aperto; c’è odore di radici e l’aria è ancora umida.
    Nell’orto vedo Mario, il proprietario della casa in cui alloggeremo per alcuni giorni; sta preparando il terreno per i giorni della semina che presto verranno.
    Non sembra sorpreso di vedermi in quest’ora insolita, si rammarica solo di non avere ancora preparato il caffè.  Lo tranquillizzo dicendogli che faremo colazione più tardi, intanto butto lì alcune domande per sapere qualcosa in più di lui e del territorio; risponde senza problemi e ne approfitta per raccontarmi un po’ della sua vita.
    Mario ora è pensionato, ma prima, per oltre quaranta anni, ha gestito un negozio di frutta e verdura a La Spezia.
    Un lavoro pesante, tutte le mattine all’alba, prima di aprire, doveva passare ai mercati generali per fare acquisti all’ingrosso e poi via di corsa al negozio, dove rimaneva fino a sera tardi.
    Nella sue mani è passata tanta di quella verdura e frutta che oggi il solo vederla dovrebbe provocargli nausea; invece lui è ancora qui che lavora la terra: non solo l’orto, ma anche un grande campo di patate.
    La cosa che più lo inorgoglisce è però il vecchio castagneto, che lui ha ripulito e curato; dall’essicazione e macinatura delle castagne ottiene un’ottima farina che vende alla sagra del paese.
    Mario, a dispetto di un’età in cui la realtà, fatta di aspettative agli sgoccioli, lascia pochi spazi all’immaginazione e alla fantasia, conserva ancora un sogno, e me lo rivela con l’emozione e l’entusiasmo di un ragazzo.
    Ne ha parlato con chi di dovere ottenendo, per ora, solo vaghi cenni di consenso; ma lui non demorde e continuerà, finché ne avrà la forza, a portare avanti il suo progetto.
    Un sogno che non ha a che fare con il suo lavoro, ma con il territorio: recuperare, almeno in parte, la vecchia miniera di manganese che sta lì vicino e che da diversi anni è in abbandono. 
    Vorrebbe realizzare un museo didattico rivolto soprattutto ai giovani, per far rivivere una storia lunga centosessant’anni, per ricordare i pericoli, la fatica del lavoro in miniera, e i tanti uomini e ragazzi (spesso bambini) che   hanno buttato sangue per tirare fuori da quel budello nella roccia la ricchezza che stava dentro.
    Mi affascina Mario, potrebbe lasciare questa frontiera e in pochi minuti scendere al mare, e starsene lì tranquillo tutto il giorno, anche solo ad annusare i sentori di salmastro, o a guardare le onde infrangersi sugli speroni di pietra, oppure, una volta stanco di quell’orizzonte d’acqua, andare al circolo per una partita a carte.
    Invece sta qui, su queste alture, in questo paesaggio che sembra lo sfondo di un quadro antico, a seminare e aspettar raccolti; sta qui a cercare di togliere dall’oblio una storia di lavoro e fatica.
    Mi vengono in mente le parole di una canzone: “Forse non lo sai ma pure questo è amore “.
     

  • 23 ottobre 2014 alle ore 10:44
    Elena

    Come comincia: Se n'è andato, Elena, resti lì, ferma ad ascoltarti, ad ascoltarti cuore e il corpo. Il suo odore sulla tua pelle ,mescolato al tuo, il suo seme dentro di te. Immobile, non ti alzi, non ti lavi nemmeno. Impregnata di lui, ancora un poco...ancora un poco... Ripercorri il percorso dei baci delle carezze,senti le sue mani spregiudicate che ti hanno esplorata ovunque,la sua bocca sulla tua...la tenerezza prima, la passione, quasi violenta, poi. Lo ami, con ogni centimetro del tuo corpo,con ogni battito del tuo cuore, con ogni respiro. Faresti qualsiasi cosa per averlo con te, una vita, o dieci minuti, non importa . Se n'è andato. Lo sai che non ti ama, lo sai che torna dalla moglie, che tradisce, ma non lascerà mai. Lui ama il tuo corpo dolce,la tua adorazione,la tua pelle sottile,il tuo perderti in lui quando fate l'amore, arresa a lui...sua. Ti alzerai, ti laverai e lo sai che lui fa solo sesso con te,ma aspetterai che ritorni, quando vorrà, per arrenderti ancora...ancora...ancora; resa schiava dall 'amore per lui e dal non amore per te stessa. Buona giornata, Elena.