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Racconti

“Scrivere è viaggiare senza la seccatura dei bagagli”
Emilio Salgari


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  • 09 marzo 2013 alle ore 1:25
    Di notte

    Come comincia: E' notte fonda, mi sveglio di soprassalto: è strano, come se qualcosa di imprevisto ed imprevedibile abbia interrotto il mio sonno.
    Chi lo sa: un sogno poco gradevole? un dolore causato da una posizione sbagliata? qualsiasi sia stata la causa sta di fatto che, alle 3.00, mi rigiro nel letto senza sapere bene cosa fare.
    Mi alzo e vado in cucina: forse una tazza di latte caldo può servire a rilassarmi e quindi contribuire a farmi riprendere sonno.
    Silenziosamente, per non svegliare nessuno, prima di accendere la luce chiudo la porta: vedo il pacchetto di sigarette sul tavolo e me ne accendo una.
    Il bricco è già sul gas, prendo il barattolo della cioccolata e ce ne metto due cucchiai colmi: giro lentamente.
    Il fumo che sale dalla sigaretta si compone in spirali, le seguo con gli occhi e lascio i pensieri vagare liberamente.

    Come è strana la vita, dopo anni spesi a punirmi di qualcosa di cui non sono mai stata responsabile, ho rischiato di ricominciare, ma l'esperienza conta qualcosa, almeno per me e, fortunatamente, mi sono fermata in tempo.
    Già, stavolta non sono stata così presuntuosa da voler fare tutto da sola o, forse, stavolta ho capito di non aver colpe da dover scontare.

    La strada intrapresa è quella giusta, ne sono sicura.
    Sento che giorno dopo giorno le cose vanno meglio e riacquisto voglia di fare e amore verso me stessa.
    Si allontanano i cattivi pensieri, i ricordi dolorosi, le persone che mi hanno ferito, quelle che non hanno capito e coloro che ho perso... il centro, ora, sono io!
    Non serbo rancore, è un sentimento che non mi appartiene, lascio sempre uno spiraglio aperto per chi vuole rientrare: non serve bussare, basta entrare con discrezione e, soprattutto, con sincerità.

    La sigaretta è finita e con essa hanno smesso di formarsi le spirali, i pensieri tornano al loro posto.
    Spengo il gas, prendo una tazza e ci verso la cioccolata bollente!!
    Mi siedo al tavolo ed inizio a sorseggiarla, il calore che sprigiona mi regala una sensazione gradevolissima: dolcezza!!
    Il profumo di quella cioccolata bollente ha riempito la cucina ed è inebriante: esattamente come la vita che intendo vivere da ora in poi!!!

  • 08 marzo 2013 alle ore 12:15
    Un pensiero per l'otto marzo

    Come comincia: Quanti sono i sorrisi negati?
    Sono tanti: sempre troppi.
    Un sorriso negato, negato per sempre, è come uno schiaffo all’umanità.
    E’ una vergogna per tutti: per i colpevoli, per i complici... per chi ha taciuto e tace.
    Ognuno di loro è carnefice, ogni giorno.
    Ogni volta che un bambino si vedrà negato il sorriso della sua mamma.
    Tutte le volte che un ragazzo, un uomo, un’amica, una mamma... si vedrà negato il sorriso della sua bambina.
    Voi, gli aguzzini... e voi i complici. e voi... gli omertosi e i vigliacchi, sarete sempre lì.
    Le luci e i riflettori, i giornalisti, che si accaniscono in quel mestiere, che loro stessi hanno reso sporco; quelli che vi pagano... quelli che vi giustificano... quelli che vi parlano.
    Tutti lo sanno. Tutti lo sappiamo, tutti sospettiamo di voi ... ogni santo giorno.
    Il giudice freddo, l’avvocato che pagate, la guardia che vi scorta, il vicino che vi conosce...
    Tutti sanno che siete voi i responsabili di quei sorrisi negati.
    Ricordatevene sempre: voi siete quelli che tolgono la gioia al mondo.

  • 07 marzo 2013 alle ore 18:21
    Trailer: Terapia d'Urto - RIFIUTI TOSSICI

    Come comincia: Il postino suonò due volte come nella migliore tradizione. Erano settimane che Marco stava aspettando la raccomandata che gli avrebbe cambiato la vita. Scriveva da anni, ma non aveva mai trovato il coraggio di inviare ad una casa editrice i suoi manoscritti. Per il suo modo conservativo di affrontare (beh.. Affrontare, diciamo costeggiare) la vita era una cosa fin troppo ardita.

    "E se non piacerà?" continuava a tormentarsi.

    E non solo: non la smetteva di chiedere con insistenza ai suoi amici più cari se i suoi romanzi potessero, per qualche congiunzione astrale, solleticare gli interessi di un singolo editore. Non la Mondatori o la Eraudi. A lui sarebbe bastato anche l'ultimo della pista, il più sfigato degli editori. Anzi, probabilmente con quello più sfigato avrebbe avuto un canale di comunicazione preferenziale. I simili si riconoscono.
    Erano anni che gli amici, e in particolare Roberto, conosciuto sui banchi di scuola, provava a spingerlo a mollare i pappafichi e a fargli lasciare il suo porto di sicurezze, per navigare, finalmente, verso il mare aperto, che purtroppo agli occhi di Marco sembrava sempre volgere verso La tempesta perfetta. Come quel film che avevano visto un pomeriggio qualunque a casa di Roberto, quando invece di studiare coltivavano le loro passioni di adolescenti.
    Preso da questi pensieri titubò ancora un attimo sulla porta di casa e poi aprì al postino che era notevolmente infastidito per l'attesa.

    «Buongiorno. Mi scusi se l'ho fatta aspettare».

    «C'è da firmare una raccomandata. Ecco qui. Bene. Arrivederci».

    «Arrivederci».

    Marco fu colto di sorpresa quando vide che la raccomandata proveniva dall' Editore Borpiani. Non aveva inviato il suo romanzo in quella specifica casa editrice, ma non se ne curò molto, preso com’era dall'eccitazione e dalla curiosità di sapere il responso dell'oracolo. Aprì strappando in malo modo la busta e incominciò a leggere:

    «Egregio Sig. Ravelli,
    La ringraziamo per averci mandato il suo manoscritto e  bla bla bla...

    (Dai, arriva al dunque!) - pensò Marco -

    …e quindi, dopo un'attenta e accurata lettura della sua opera possiamo affermare con certezza che:

    IL SUO MANOSCRITTO È UNA MERDA!
    Cordiali saluti ecc. ecc.»

    «Cooosaaaaa?» Marco non riusciva a credere ai suoi occhi. Lo leggeva e lo rileggeva. Sembrava una delle situazioni paradossali che capitavano di continuo ai protagonisti dei suoi romanzi.

    «Il suo manoscritto è una merda! Il suo manoscritto è una merda!» ripeteva a bassa voce
    camminando nervosamente per il suo monolocale.
    «Il suo manoscritto è una merda! Il suo manoscritto è una merda! ...IL SUO MANOSCRITTO È UNA MEEEERDAAAAA!» urlò alla fine a braccia aperte e quasi affacciato alla finestra, come se volesse farlo sentire a Dio in persona.
    Una vecchina che stava portando il suo barboncino a fare i bisogni vicino al palo della luce di Casa Ravelli, lo guardò per un attimo, abbassò subito lo sguardo per la paura e andò via rapidamente non potendo fare a meno di scuotere la testa.

    «Dai Marco, calmati!» – parlò a se stesso – «ora ti fumi una bella sigaretta e vedrai che tutto andrà per il meglio. Ci sarà sicuramente una spiegazione scientifica». Parlare a se stesso con questo tono rassicurante, con consigli amichevoli e razionali, e ponendosi all'esterno della situazione che lo vedeva invischiato in prima persona, lo aveva sempre tranquillizzato molto in tutte le esperienze negative che aveva dovuto subire nel corso degli anni.  Era come prendere le distanze da problemi che come per incanto non lo riguardavano più. E forse era per questo che non aveva mai imparato ad affrontarli. E per la prima volta si rese conto dell'errore che aveva commesso per decenni.

    «Bastaaaa... Ci sono io dentro, cazzo! Inutile fare finta che tutto si aggiusterà e che prima o poi la mia vita sarà come ho sempre desiderato. Basta sognare di essere intervistato a Che tempo che fa da Fabio Fazio!»

    «Allora Signor Ravelli, il suo libro d'esordio è diventato un best seller. Primo in tutte le classifiche di vendita per ventiquattro settimane di fila. Come si spiega il suo successo?»
    «Innanzitutto, Dott. Fazio, La ringrazio per il Suo invito. Io l'ho sempre ammirata fin dai tempi di Quelli che il Calcio. Dal 1997, “Tutto questo, per la precisione!” Massimo Alfredo Giuseppe Maria».
    E giù tutti a ridere. Li avrebbe conquistati se solo avesse avuto una chance.
    Avrebbe anche azzardato: «Ora come ora sono più famoso di Gesù e alla pari con i Beatles!»
    Beh forse quello era un po' troppo, si sarebbe dovuto prima consigliare con il suo manager.

    «Bastaaaaa!!!!Ancora? Marco ci stai ricascando di nuovo! La tua realtà è diversa...vivi in un appartamento di merda, hai rifiutato il lavoro in azienda perché sei troppo choosy, ti arrabatti per non rimanere senza un piatto caldo sulla tavola e non ti riconosce neanche il vicino di casa.
    Questa è la situazione attuale. Affrontala! Altrimenti non cambierà mai nulla. Non devi scappare come hai sempre fatto!»

    Si sentiva come Sméagol ne Il Signore degli Anelli quando parla a se stesso e si rivolge in maniera brutale. Dov'era finito il suo sé, fedele amico di tante ritirate, di fughe a gambe levate e di nascondigli inespugnabili?!?
    Forse era morto per sempre. E prima o poi doveva accadere.

    «Hai ragione amico mio! Ma poi con chi sto parlando?!? Basta anche con questo!
    Sono solo io con me stesso, Marco Ravelli! E devo prendere in mano la mia vita. Da domani provo a trovarmi un vero lavoro. E l'hobby della scrittura lo lascio agli altri! D'altronde la lettera della casa editrice è molto chiara. Al limite della perfidia. Vabbè, si sa come sono fatte queste grandi aziende.
    Anzi brucio tutto, informaticamente parlando. Prendo tutti i file che ho scritto e li cancello così non avrò più la sirena tentatrice di perseverare nell'errore di scrivere.
    Eccoli qua…”Select all” e…”Delete”!»

    - Sei sicuro? -

    «Certo che sono sicuro mio fedele pc, compagno di mille avventure fantastiche».

    - Ok -
    Click!

    - I file sono stati cancellati con successo - comunicò asetticamente il computer.

    «Aaaaaah.... Che liberazione! Ho fatto bene! Questo è il primo passo verso una vita normale, quella che hanno provato sempre a inculcarmi i miei genitori. Domani faccio anche richiesta per andare a lavorare alle poste! Vabbè di questi tempi è sperare troppo, iniziamo con uno stage... A 30 anni... Vabbè... Da qualche parte incomincerò!»

    Driiiiinnnn

    «Oh Dio, e chi è adesso?!?» si chiese mentre stava per sbirciare dallo spioncino della porta.
    «Ah è Roberto.Vieni entra!»

    «Grande Marco! Allora? Come stai? Che dici?» esordì Roberto mentre si accomodava sul divano.

    «E che ti devo dire?!? Tutto normale a parte che ho appena ricevuto una lettera della casa editrice che mi ha aperto gli occhi».

    «E quindi?»

    «E quindi diceva testualmente: Il suo manoscritto è una merda! A caratteri cubitali!»

    «E tu?»

    «E io ho deciso che basta così. Ve lo dicevo che non dovevo mandarlo a nessuno il mio ultimo romanzo. Ma voi niente, insistevate! In effetti è una merda, hanno proprio ragione! Anzi ora gli rispondo ringraziandoli per avermi dato la spinta a voltare pagina, trattandosi di libri, fra l'altro.
    Ad ogni modo ringrazio voi tutti per l'appoggio di questi anni, lo so che non mi avete detto la verità perché non volevate ferirmi, ma ho deciso di smettere. E ho anche cancellato dal pc tutti i file per non ricadere nell’errore!»

    «Cosa hai fatto?»

    «Eh, li ho cancellati, perché?»

    «Noooo... Brutta testa di cazzo! o forse la testa di cazzo sono io! La lettera è falsa, te l'ho mandata io per farti provare la peggiore delle sensazioni che temevi! E dimostrarti che saresti sopravvissuto, che ne saresti comunque uscito. Malconcio, ma vivo. Cazzoooo!»

    «Che hai faaattoooo? Io ti ammaaaaazzoooooo!» minacciò Marco scagliandosi su Roberto con una ferocia che non gli era mai appartenuta!
    «Aspettaaaa!!! Aspettaaaa!» fece in tempo a sussurrare Roberto mentre le mani di Marco erano già sul suo collo pronte a strangolarlo.

    «Tieni qua! Aggiunse! Questa è la vera lettera della casa editrice. Non la Borpiani, a cui non hai mai  mandato il romanzo, idiota! Neanche te ne sei accorto!»

    «Eh mi sembrava strano!» farfugliò Marco come per scusarsi del suo mancato intuito. E continuò: «Guarda che se è un altro scherzo giuro che stavolta ti uccido! Finisco il resto dei miei giorni in prigione!»
    «Non è uno scherzo, imbecille!» - lo rassicurò Roberto - «E comunque l'ho fatto per te! Ora sarai più forte e avrai capito che il rifiuto fa parte della vita. Non si può mai essere perfetti e senza macchia, senza delusioni e senza cicatrici interiori».

    «Oh Dio, io però adesso ho cancellato tutti i file!»

    «Tranquillo deficiente! Mi hai rotto le palle quattro anni co' sta storia: ho tutti i file salvati sul mio pc, quelli che mi mandavi ogni volta per e-mail!»

    «Ah già!»

    «Sì però ora dovrai mandarmi le e-mail con un nuovo oggetto, non sempre lo stesso che mi hai mandato per anni!»

    «Oh Dio, neanche me ne accorgevo, ero così preso a mandarti il pezzo appena scritto. Perché? Era sempre lo stesso?»

    «Eh già, autistico che non sei altro! L'oggetto della mail era sempre lo stesso: "Leggi la cagata che ho scritto!»

    Marco sorrise a quell'ultima notizia inaspettata: non ci aveva mai fatto caso. D'altronde lui non viveva nel mondo di tutti noi. Lui da sempre aveva vissuto nelle sue storie, scritte di suo pugno e contornate della sua delicatezza. Che non avevano pretese se non quella di non essere giudicate come merce inanimata.

    http://www.facebook.com/trailerletterari?ref=ts&fref=ts

  • 05 marzo 2013 alle ore 14:04
    Anime per colpa della strada

    Come comincia: Le anime parlano, raccontano le loro storie con lo stesso desiderio che avrebbero avuto se fossero ancora in vita... A me fu raccontata questa ed io così, la riporto a voi. Ensitiv "Un maledetto incidente, uno di quelli banali senza reali colpe o colpevoli, una semplice sbandata dovuta ad un intoppo nel servosterzo dicevano. Lui in coma su un lettino dell’ospedale, lei a piangere e disperarsi al suo capezzale. Piangeva e lo chiamava, guardava quel viso tumefatto ed intubato continuando a disperarsi, ma senza che lui la sentisse, senza avere un minimo cenno che la facesse sperare in una guarigione o un risveglio. Stava li vicino a quel letto giorno e notte, incurante delle disposizioni e degli orari, a volte inveiva contro un medico senza percepire nessuna risposta se non uno scuotimento della testa. Ogni attimo della loro esistenza insieme le passava davanti; il primo bacio, il primo litigio, quei gran sorrisi di lui che sbocciavano spontanei non appena la vedeva scendere dal portone di casa. Il loro era stato un amore a prima vista, di quelli sani, robusti che sarebbero pronti ad affrontare qualunque cosa. Erano giovani, poco più che ventenni, ma desiderosi di costruire una vita insieme e tutto doveva sfiorire per uno stupido incidente, forse una velocità sostenuta per la fretta e la voglia di rifugiarsi in casa o forse per quel sorriso che doveva regalarle in ogni modo girando la testa a guardarla. Un fischio dei freni,un frastuono e un gran vuoto di memoria per ritrovarsi li accanto ad un letto con il suo amato monitorato da strani strumenti. Avrebbe voluto stringerlo, rassicurarlo, baciarlo, annusarlo e dormire sul suo petto come aveva fatto decine e decine di volte, ma non poteva e non riusciva a farlo e, soprattutto, lui non sentiva nulla di tutto ciò. Aveva provato a chiamare il suo nome a gran voce, a piangere singhiozzando perché fosse mosso da compassione, ma nulla funzionava, non trovava proprio il modo di farsi sentire e capire. Il loro era stato un amore a prima vista, di quelli desiderati, plateali, complici e naturali. Un fischio, un frastuono e tante lacrime versate come un fumo che riempie una stanza. L’Amore non si ferma, l’ Amore supera anche le barriere inaspettate. Le luci degli strumenti si spensero, lui finalmente la sentì, la vide e le sorrise. Le mani si strinsero mentre intorno al letto si accalcavano medici angosciati per quel corpo disabitato, un piccolo sorriso ed insieme ripartirono per la loro nuova storia d’amore. "

  • 05 marzo 2013 alle ore 14:03
    Le dimissioni del Papa

    Come comincia: Nei rari momenti in cui sbircio sulle finestre del futuro non ho visto ne percepito l'abbandono del Papa, come non ho visto ne percepito l'arrivo dei meteoriti, vabbè questa è un'inutile nota personale, del resto come sensitivo non sono mai stato un granchè. La Chiesa, come tutte le istituzioni religiose, sta affronando un grande e grave periodo di crisi; ha tenuto per millenni le redini della Cristianità e della spiritualità, senza aver mai concesso ai fedeli la vera essenza sia di Cristo che dello Spirito. All' umanità è stato dato quello che poteva comprendere, quello che poteva ciecamente seguire senza porsi troppe domande mantenendo quell'alone di mistero che rendeva i dogmi ancora più affascinanti. Uomini vecchi, precetti arcaici, istituzioni decrepite, rituali antichi e tanta tanta polvere su tutto l'apparato ecclesiastico. Sacerdote è colui che ama incondizionatamente il proprio prossimo, con compassione, altruismo e spirito di sacrificio, non chi indossa abiti telari e si nasconde dentro una canonica per la propria incapacità di affrontare l'esistenza. Sarò critico nei confronti di questa macchina spara sentenze e sacramenti che è la Chiesa, non perchè io non creda o per chissà quale forma di blasfemia che mi porto dentro, ma per la profonda devozione che ho nei confronti di un Dio strumentlizzato e mal interpretato da 2000 anni di bugie e mezze verità. Adoro Gesù, divino nelle sue capacità e umano nei suoi sentimenti e l'apparato di tonache ve ne priva dandovene solo piccoli assaggi e racconti censurati. Questo però non è il tema dell'argomento, ma solo una breve introduzione per esporre innanzi tutto il mio pensiero. Il Papa se ne va, troppa fatica per un vecchio uomo perennemente paragonato al suo gigante predecessore, troppi scandali e troppe responsabilità per un vecchietto che non ha più il vigore per sostenere gli eventi futuri. Ci dispiace, quasi quasi ci eravamo affezionati a quell'espressione sorridente e a quell'accento tedesco, ma la sua presenza era leggera, poco confortante e tutto sommato riservata più agli ambienti ecclesiastici che al popolo di cristiani. Se ne va un vecchietto simpatico, ma che nulla ha dimostrato in più di tanti anziani che abbandonano il mondo del lavoro o il mondo terreno. Avrei voluto esempi forti di rinnovamento, prese di posizioni importanti, opere di beneficienza maestose, una nuova spinta spirituale perchè la Chiesa fosse e rimanesse al passo con i tempi. Non chiedevo certo di emulare il lavoro di Madre Teresa o di Giovanni Paolo II, ma in un momento così duro per l' Italia e per il Mondo, avrei desiderato esempi forti ed importanti. Il mio popolo soffre disagi pesanti da sostenere e non trova un valido sostegno in nessuna istituzione; un Governo più dannoso che utile, una classe politica causa e complice del marciume che è nel nostro Paese, una spiritualità che viene soffocata anzichè favorita, uno sviluppo economico e civico che volutamente viene negato. Chi sorregge il mio popolo? Chi lo aiuta a sopportare a capire? La Chiesa avrebbe potuto essere l'istituzione adatta e il suo primo ministro, l'autista di questo cambiamento. Nulla di tutto ciò, scandali economici, pedofilia, intolleranza ecc.. tutto per mantenere cosa? Cosa gli sta così a cuore? La vostra anima? la vostra morte? La vostra vita? Non comprendo l'attaccamento a queste obsolete convinzioni che rendono il Paese gretto e mediovale. Vorrei vedere una Chiesa sorridente, che insegnasse l'amore e l'altruismo non attraverso scritti vecchi di secoli, ma come naturale predisposizione dell'uomo. Vorrei che fosse tollerante con le altre culture e religioni per il semplice fatto che non è la custode di una verità assoluta, ma una semplite scelta tra tante verità simili. Vorrei una Chiesa che salvaguardasse la famiglia non attraverso le restrizioni sessuali, ma trasmettendo la naturale necessità di salvaguardare la razza umana attraverso l'amore e la procreazione per amore. Il vecchietto se ne va, il mondo è sconvolto. Beh il mondo era sconvolto anche senza sapere che se ne andava, magari a qualcuno dispiace, qualcuno ne sarà felice, ma per quello che sta rappresentando la figura del Papa azzarederei dicendo che non cambia poi molto. Non mi ha stupito, non mi ha annoiato, può pure uscire in silenzio o in modo plateale, lo ricorderò con affetto come farei con chiunque altro avesse rubato pochi momenti della mia attenzione comparendo in tv. L' Italia ha tanti problemi per dover dedicare troppo tempo alla pensione del Papa, dovrà lottare presto con le lobby di potere economico che tentano in ogni modo di inserire i suo amministratori all'interno del governo, dovrà lottare con la natura che si ribellerà ancora alla condotta idiota di un popolo che non la rispetta e dovrà preoccuparsi di un'ondata di violenza che scaturirà da questa assenza di valori che nessuno prova a colmare. Mi dispiace caro Benedetto Papa che tu abbia deciso di andartene, mi dispiace perchè in fondo, buono o cattivo, ti vogliamo tutti un po' bene e soprattutto mi dispiace perchè so che presto dovrai lasciare ben altro che le lussuose stanze vaticane. Non mi hai stupito, non mi hai annoiato, puoi pure uscire in silenzio o in modo plateale, io ti ricorderò con affetto e chissà, magari ci incontreremo un giorno su una nuvoletta a parlare di Dio e di Gesù e allora potrò dirti serenamente : " Vedi? Io te lo avevo detto.. : ) " Ensitiv

  • Come comincia: Stucchevoli….le diversità che si toccano! E si fondano. Fino a diventare tutt’uno.  Democratici e Repubblicani. CDU e SPD.  Centrodestra e Centrosinistra. Grande Sud e Lega Nord. Europa e Stati Uniti. Il maiale e l’inceneritore. Lo sciamano in elicottero. La donna col burqa che guida la porche. I grattaceli lussuosi del Kuwait dove di sotto passano cammelli e beduini. I miliardari wabbhaiti dei petrodollari che vivono nelle tende. Tutto a prezzo di decenni e decenni di amfetamine e di bombe a difesa dell’oppio e dei gasdotti. E di capitali fittizi che fanno incetta di blindati portavalori. Solo forfora e niente più. Balle  e bolle di sapone!  Capitali che non trovano impiego. Non trovano sbocco, collocazione. A bando tutto! Anche la produzione di beni e servizi. Occorre distruggere merce in eccesso. Non importa la costante crescita di miseria. C’è chi dice che non basta Kabul! E’ il solito ululato da genio incompreso….
    Belle le contraddizioni che ci appartengono. Visibili in maniere luccicante altrove. Nascoste tra le pieghe della nostra società. Oriente o Occidente. Due poli differenti. Due estremità che si toccano. Niente di nuovo. Nessuna luce in fondo al tunnel. Tutto procede secondo copione. Stabilito dall’Editto Europeo. Con lettera di “santo pizzino”.

    Tre, due, uno…Ciak si gira!

    La giostra elettorale si è appena conclusa. La corsa dei “cavalli di troia” è appena terminata. Si spengono le luci e i riflettori. Tutti vinti e vincitori. Finti guelfi e finti ghibellini. Tutti in fila al Quirinale. Il Vate repubblichino, che prima di tutti volle comprendere le “ragioni” dei vinti di Salò,  ha fretta di comporre il governo. Larghe intese e grande coalizione. O una sana compravendita di senatori. I grillini non strillano più. Non protestano più. Anche per loro è arrivata la “scimmia” della fame di poltrone. Al bando i blog, i web e tutte la reti di Sant’Antonio. D’ora in poi inizia il mercante in fiera. Vendita a prezzi di saldi.  Insomma un triste ritorno al medioevo. Abbracci e strette di mano. Mafia e massoneria sempre più solide. Sempre più unite. Con avarizia, al potere. Se qualcuno ancora non l’ha capito, ripeto. Vige l’Editto Europeo.. Pareggio di bilancio in Costituzione e non se ne parla più. Bocche cucite. Nessuno avverte il botto. Solo l’Istituto Statale di Statistica parla chiaro. E quando lo fa emette bollettini di guerra. Il carnevale elettorale è già alle spalle. La miseria prospera sempre di più. Drastico è il calo dei redditi. Non si consuma più. Non si produce più. In tempo di recessione, di austerità si muore. Tagli lineari alla spesa pubblica. E privatizzazioni di beni comuni. L’Europa no cresce. L’America non cresce. Due diversità che non crescono.. Si compiacciono. E si toccano.
    Bisogna voltare pagina. Bisogna difendere la società! C’è crisi? Bisogna lavorare di più. Rimboccarsi le maniche. Ma no!  Gli anni ‘60 son finiti da mezzo secolo. Ora questa crisi ordina che bisogna lavora di meno. Occorrono solo figure intermedie. Potenzialmente improduttive. Ambulanti e piromani . C’è tanta carta straccia da bruciare. Naftalina e Coca Cola come liquidi per bruciare, annientare i tossici salsicciotti bancari. I modelli economici di riferimento che hanno dominato per decenni le accademie e l’università di tutto il mondo non reggono più. Non trovano giustificazioni. Il mondo è teatro di crolli, guerre e crisi irrisolvibili. Irreversibili.

    Pronti? Tre, due, uno…Ciak si gira!

    Sembrerebbe un tranquillo e gioioso weekend di paura se non fosse per il fatto che qui e dintorni tutto procede bene. Il sole lo vedi ogni tanto con qualche nuvola giocare a nascondino.. Del resto è sempre vigile e attento. Dà sempre luce a questa Regione dove l’emergenza rifiuti è divenuta legge di “diritto” Costituzionale. Dove lo scarto umano del “porcellum” elettorale ha ridato i natali a Scilipoti. Dove una burocrazia vorace e mai sazia inghiottisce di tutto. Dai vermi ai parassiti. E divora. Con andamento pachidermico, denaro pubblico. Mai doma. E mai sazia. Continua a creare organismi di ogni genere e sorta. Carrozze e carrozzoni. Programmi e protocolli. Caramelle, confetti e cioccolatini. Pit, Pisl, Piar, PanKro e chicchirichì! Mangime per maiali e pipistrelli. In realtà sono i “bordelli” gratuiti di “mamma” Regione Calabria. La glorificazione degli alberi della “cuccagna”. Parcellizzazione produttiva. Polverizzazione di risorse pubbliche da distribuire nei vari comuni. Un marciapiede da riparare… un campanile da amplificare…. un lampadario nella piazzetta da far brillare…. un’aiuola da piantare. Contratti di programma. Contratti d’area. Sovvenzione globale. Legge 488. Prestiti d’onore. Un carosello di milioni e milioni di euro buttati via. Senza alcuna rendicontazione. “Evaporati in una nuvola di fumo”, diceva il maestro Faber.. Distribuiti a pioggia come se fossero noccioline americane dopo lo sbarco in Sicilia. Per la crescita e lo sviluppo locale dell’esercito della lupara.  Buste, cartelle, cartucce e cartelline. Etichette e stelle filanti. Coriandoli e mocassini. Prebende per aspiranti gioielli di famiglia in cerca di cariche e favori. Enti strumentali come club privè per politici di lungo corso. Sei un trombato alle elezioni? Accomodati c’è posto riservato per te. Una carezza. E un sorriso. Per lo più carico di nebbia. Ma è il modo più semplice ed antico per rispettare gli “equilibri” nella gestione del potere. Un semplice modo per cementificare le alleanze attraverso l’assegnazione dei posti. Un breafing ad Africo Nuovo, uno a Taurianova, un  altro a Paola e un altro ancora a Bovalino. E fioccano gli Enti! Di “Casa Nostra” Sempre più famelici e inutili. Amministrazioni di tutto il mondo unitevi! Ed ecco a voi la “Calabria connection” agli ordini del Governatore: Fondazione Field, Fondazione Terina, Fondazione Calabria Etica, Fondazione Calabresi nel mondo, Fincalabra spa, Film Commission. A creare un esercito di portaborse in giro per il mondo senza arte ne parte, nascosti tra le pieghe di questa società, oramai al collasso, a succhiare le succulenti “tette” di mamma Regione. Fioccano le risorse per questi enti parassitari sul bilancio regionale. A discapito delle politiche sociali, dei servizi essenziali e del trasporto pubblico. Cosa importa se cento chilometri di distanza si percorrano in quattro ore tra sacrifici, intermezzi, odissee di viandanti e controllori! La burocrazia ringrazia e non fa una piega. Ubbidisce agli ordine e s’ingrassa. Politica e gestione si “sacrificano” sullo stesso altare della patria. A difendere la corona di miseria, di ozio e di lutto. Siamo precipitati di colpo nel medioevo. La decrescita felice e alle porte. I grillini brindano alla nascita del germoglietto e del frutto.. Con senso altissimo dello Stato. Tutela delle famiglie. E  “buon” fascismo.

    Tre, due, uno,  pronti ….ciak si gira!

    Clemente e soave è il tempo di fine febbraio  che ci accompagna in Prefettura. La battaglia continua. Senza sosta. Senza  esclusioni di colpi. Affilo le armi e punto i nemici. Mi sento circondato come sempre. E l’unico riparo che trovo e sotto i colpi di una biro. Di una penna. Le “bocce” sono in fermento. E sempre più giù. Nel sottosuolo. In stile underground!
    C’è da firmare un ibrido protocollo d’intesa. La burocrazia crotonese è lieta di presentarvi l’ennesimo carrozzone politico- amministrativo che sta per compiere i suoi primi passi. Sta per nascere, a colpi di ricami e caroselli.. Quel “fantastico” software della Regione Calabria pagato a peso d’oro! Quella piattaforma informatica degli sportelli unici delle attività produttive sembra niente, ma…. “eppur si muove”!
    Un attimo. Una sosta. Si caricano le pile, le cartelline e i coriandoli. Ed ora si è pronti.

    Tre due, uno…Ciak si gira!

    Il clima è da mesozoico… tutti intorno al tavolo ovale, schermi puntati. Riflettori. Proiettori.  La dose di morfina finale prima della firma come super metadone è distribuita in formato powerpoint. La dosatrice non fa una piega. Somministra a piccole dosi col suo camice bianco ricamato con fiori di primavera. Due anni di inseguimenti, di pedinamenti, di incontri. E di ammucchiate selvagge. Spreco di carta. Di tempo. Di benzina. E di denaro. Strofinacci per lavaggi di luride vetrine. Tra buchi di bilancio, bancarotte e commissariamenti. Cartoline e dintorni. Di un Paese strafelice, alla deriva.
    Ora finalmente sono lì. Assiepati. Tutti partecipi e giocondi. Distinti e pettinati. Sono i sindaci dei comuni  con l’aggiunta di uomini per lo più in alto uniforme. A rappresentare gli enti terzi del territorio. Non possono mancare all’appuntamento con l’Ufficiale di Governo..  Non conoscono il significato della loro presenza in prefettura.. Li vedi infighettati e impreparati. Come sempre. Con tutto il rispetto praticamente animali da zoo. Ignobili accozzaglie che mescolano falsità e incompetenza.  E inspiegabilmente  a tratti diventano partecipi di un strano girotondo. I PISL e PIAR sono lì ad attenderli per le giuste prebende e ricompense. Intanto partecipano alla nascita di comitati e coordinamenti. Di carrozze e carrozzoni. Di asili nido per incontri e ricorrenze... Tutti radunati in prefettura …sembrano chierichetti in gita domenicale. Nessun mordente, nessuno scatto, lucidati  a pennello, indossano il vestitino tipico dell’occasione, prelevato dall’armadio come fosse quello della prima comunione.

    Tre due, uno…Ciak si gira! 

    Il copione è lo stesso. Non cambia. L’azione d’intervento e lì, custodita nella pancia del POR Calabria. Un piccolo grume di grasso da sparare nel cervello che accomuna tutte le Province calabresi.
    Mamma Regione non lascia a casa nessuno. Figli, figliocci  e figliastri. Tutti partecipi a questo “splendido” girotondo. Non si produce niente ma s’inghiottisce denaro pubblico. Questa volta siamo proprio agli sgoccioli. Un piccolo sforzo. Il passo è breve. Una firma… E in un solo istante  si consumano due anni di sottobosco burocratico. Due anni per lo più passati distrattamente! Sua eccellenza dà il via alle danze. Il maggiordomo di casa col vestito grigio tendente al plumbeo, ingessato e incravattato a dovere, anche lui è pronto.  Da capo gabinetto dovrà porre la firma in qualità di commissario ad acta di un comune  sfumato. Evaporato. .
    Uomini e donne. Schierati. Schedati come matricole agli ordini di Sua Eccellenza. Politici. Referenti di piccoli condomini del territorio. Belle presenze. Puliti e lucidati. Pronti a tutto, pur di portare un piatto di lenticchia nel proprio piccolo “orticello”. Tutto gira liscio. L’aria è sempre più triste, appiccicosa e pesante. Solo una piccola scaramuccia come dono di giornata. Giusta per rallegrare il clima di monotonia che pavoneggia la scena. Il Sindaco “Giraluna”, fresca ”trombata” all’elezioni, pone un problema di voto e di rappresentanza. I piccoli comuni possono attendere dietro il bancone. Il doge dovrà distribuire  un numero maggiore di cioccolatine ai comuni più grandi. Magari con il più alto tasso di “criminalità aggregata”. Niente di fatto mozione bocciata. Il diritto all’elettroshock e al rincoglionimento è assicurato per tutti! Rientro in fila. Tutti a sedere. Una tiratina d’orecchie di Sua Eccellenza può bastare. Il barbuto pachiderma a volte sembra che accenni un discorso, per lo più sembra barrire. Composti, educati, istruiti, schierati e arruolati a difesa della conquistata idiozia. Dove bisogna firmare? Ho fretta devo andare! E’ il Sindaco “Dimamitardo” a chiederlo tra il clamore dei presenti. 
    Ma….un attimo! Non è possibile! Chi è quello? Un intruso. Una comparsa non prevista sulla scena. Ma si! E’ il mitico assessore dell’attività “improduttive”! Lo vedi tutto d’un pezzo. Saluta. E si sforza. Muove le guance e le palpebre.  Sorride a tutti. Ma come al solito passa inosservato. Sembra un pugile suonato che da solo si relega ad un angolino. Si siede dietro le quinte. Guarda attonito la brava gente. Diversa. Sempre la stessa. Stesso impianto molecolare. Stesso cervello. Piccole mosche che la notte, nei loro nascondini segreti depositavano le uova raccolte di giornata e poi volavano a prima mattina, carichi di caffeina, verso quel lavoro improduttivo e parassitario.. Verso una sicura meta. Ognuno artefice del proprio  lurido orticello ai confini del mondo. La Calabria. La Provincia di Crotone. Paesi e dintorni. Campagne abbandonate. Per lo più incolte. Terre bruciate. Colate e colate di cemento a santificare il campanile, la piazza e il santo protettore. Riflesso di un Paese quale l’Italia, ormai alla deriva…

  • 05 marzo 2013 alle ore 9:58
    Per le mie prime 1000 pagine...

    Come comincia: Leviterò in un oasi di pace e di vera felicità, un paradiso in armonia con l’eterea anima, pennellata da una perenne “ora dorata”, un luogo recondito in una zona ortiva. Dove la libertà di pensiero e di osservare si svegliano al crepuscolo, prima che il fulgido Sole cominci a stropicciarsi le sue lingue di fuoco, rinfocolando l’aerea atmosfera, resa invisibile da una sfinge notte! Dove l'olfatto si bea di un profumo ormai ignorato in una metropoli! Ora una nuova idea sento issarsi nella mia mente, e una mano lambire l’anima, elucubrando una meditazione, che con impeto spalanca le porte dell’ingegno. L’ingegno riemerso proprio in quel luogo, proprio lassù... dove l'uragano strizza l'occhio all'universo! Fabio Meneghella

  • 05 marzo 2013 alle ore 2:07
    Non spargete le penne - L'onore

    Come comincia: 6

    Silvana era allibita e incredula ma fece del suo meglio per nascondere la sua trepidazione.
    Dopotutto, perchè farsi coinvolgere nell’esaltata visione di Diego?
    - Non capisco come ti è venuto in mente che questa storia possa riguardare noi? – Silvana lo guardò fredda e nervosa.
    Diego fu colto alla sprovvista e iniziò a pentirsi della confidenza che si era preso.
    - Ma, mi sembrava una cosa interessante; alcuni particolari, raccontati da tuo marito ... – cercò di riprendere terreno, ma capì di aver fatto un enorme sbaglio e che una donna come Silvana sarebbe stata intransigente, su certi punti.
    - Vedi, Diego – Silvana si addolcì, artatamente, – io mi sono accorta di questa tua ... come dire, predilezione, nei miei confronti, ma devi rassegnarti: è del tutto impossibile. Non ci sono speranze, io non sono quel tipo di donna ... non ci riuscirei mai, capisci? – lo guardava fisso negli occhi.
    - Inutile cercare mezzucci, denigrare mio marito ... non fai che darmi un grande dispiacere e so che questo tu non lo vuoi, vero? –
    Silvana cercava di calmare il giovane e, soprattutto, di spostare la sua attenzione su altri argomenti. Faceva di tutto perchè il racconto, che le aveva sottoposto, passasse in secondo piano.
    - Forse è meglio che per un po’ non vengo, allora. – disse Diego, rassegnato – io non ce la faccio ... tu, tu mi fai impazzire, non riesco ... è più forte di me. –
    - Ma è impossibile. Mi puoi volere bene, ma solo nei tuoi pensieri. Voglio che tu mi stimi proprio per come sono fatta! – incalzò Silvana – Tu non puoi saperlo ma anch’io ho amato, per tanti anni, una persona senza potere averla, mai. –
    Le brillavano gli occhi: – Nessuno lo sa! –
    Sconfitto e amareggiato Diego raccolse le sue cose e si avviò mesto alla porta.
    Silvana lo accompagnò e con grande dolcezza gli disse: - Io lo chiudo questo benedetto account, per evitare altri malintesi. –
    Diego aprì la porta ma Silvana lo trattenne e la appannò di nuovo:
    - Vieni qua – disse e gli diede un lungo bacio sulle labbra. Voleva essere il suggello di un addio.
    Il ragazzo andò via quasi di corsa, non voleva mostrare le sue emozioni.
    Non lo avrebbe mai saputo, ma per Silvana, donna molto trattenuta nel piacere, quel bacio era stato veramente tanto.
    Mentre le si rimescolava lo stomaco, per l’emozione sopita, alle sue spalle la chiave girò nella toppa in maniera del tutto inattesa.
    Silvana si raggelò: era ancora nell’ingresso e, di fronte a lei, Rosario, la scrutava, come se volesse indagare sulle sue emozioni.
    - Ch’è stato? Che hai visto un fantasma? – le disse scontroso – Che cazzo voleva il ragazzo? Per poco non mi buttava giù dalle scale ... che viene a far qua? Giuseppe c’è? –
    Silvana fece del suo meglio per riprendersi: Rosario non tornava mai prima di sera!
    - Ma tu ... che cosa ci fai qui? – disse lei, abbastanza ingenuamente.
    - Che ci faccio ... che ci faccio? Proprio non ti accorgi neppure che esisto. C’hai sempre la testa nel pallone. –
    Rosario le passò davanti e, attraversando la sala, andò spedito in camera, per cambiarsi.
    Da dentro, continuò: - Te ne sei accorta che avevo la febbre ieri, o no? Mi sento una schifezza, ecco tutto. –
    Il cuore di Silvana batteva all’impazzata, per fortuna, il marito, non aveva posto l’occhio al PC, che era aperto sul tavolo.
    Era partito il salvaschermo, ma sarebbe bastato un leggero tocco e, in primo piano, il racconto erotico di “Rossoenero” avrebbe fatto bella mostra di se sullo schermo.
    Anche se non l’avesse scritto lui, le descrizioni contenute in quelle pagine, avrebbero potuto far arrossire Silvana per i prossimi due secoli.

    7

    Antonio tamburellava con le dita sulla scrivania, mentre guardava quegli appunti scritti, grossolanamente a matita.
    Per esperienza, non salvava mai niente di compromettente, sul PC.
    Sul foglio c’erano tutti gli indizi che Silvana gli aveva voluto procurare ...
    “Rossoenero”; sito: http.piacereprofondo.bal; racconto: La femmina onesta;
    su facebook: rosario due; la sua e-mail: rosariomessina65@... e persino la password. Silvana, conoscendo bene il marito, sapeva dove frugare e l’aveva trovata

    Povera, innocente Silvana ... quanto l’aveva amata e quanto aveva sofferto per lei.
    Gli fu sradicata da dentro, come se gli strappassero il cuore: una parte fisica di lui.
    Da un giorno all’altro, lei e gli altri (ora sapeva che era stata costretta a farlo) avevano deciso del suo destino e lo avevano condannato, senza appello.
    Il suo reato? Quello di non averne commessi.
    Come un coglione, aveva rispettato Silvana e i suoi sogni. Per tre anni, aveva aspettato e desiderato che si sposassero, per poterla fare sua, finalmente.
    Tre anni di rapporti arrangiaticci, mortificanti ... infantili.
    E poi: fuori!
    Rosario Messina e quella vipera di sua madre avevano fatto tutto.
    Un pacco confezionato, al destinatario: e Silvana, si sposa con l’altro.
    Per Antonio non c’era più niente, nessuno spazio; fu la stessa Silvana a dirglielo. Aveva le lacrime agli occhi ma non disse niente, non diede spiegazioni, non accampò scuse; solo poche parole: “E’ tutto finito! Non ti voglio vedere mai più.”
    Se non glielo avesse detto lei ... se non fosse stata lei stessa a leggere il verdetto finale, forse lui avrebbe combattuto, lottato, magari fino alle estreme conseguenze. E Silvana questo non lo avrebbe sopportato, mai.
    E Antonio, condannato da lei ... non aveva speranze, non aveva più forze. Tutto era finito per sempre. Quella storia gli aveva segnato la vita.
    Ora, l’aveva ritrovata ... ma fino a pochi giorni prima era per lei un’amicizia affettuosa, niente di più.
    Non una sola parola sul passato, non una sola speranza sul futuro.
    Adesso tutto era cambiato: Silvana, la signora Silvana, era molto incazzata e chiedeva il suo aiuto ... ma lei non poteva immaginare che, queste cose non si fanno!
    Invadere la privacy di un utente non è difficile, ma è molto pericoloso. Tutte le azioni sono tracciate e si perdono, tra milioni di altri dati.
    Se nessuno li cerca ... transeat, ma se, da un qualunque evento, viene richiamata l’attenzione su qualcosa, i dati e tutto il resto, ritornano chiari e leggibili: ogni manovra può essere interpretata, riconosciuta e, lui, funzionario della Arex, nota produttrice di antivirus, avrebbe potuto passare un guaio serio.
    Dopo la fine della storia con Silvana era scappato via, lontano. Si era laureato in Inghilterra: informatica. Una carriera fulminante, ora era un pezzo grosso e abitava al centro di Milano.
    Analizzò attentamente la situazione.
    La telefonata di Silvana era stata fatta da un fisso a un centralino: era quasi impossibile tracciare la loro conversazione.
    Prese il foglietto con i dati che aveva segnato e avvisò la segretaria che, per oggi, aveva finito.
    Nell’androne aprì la cassetta della posta aziendale, poi assicurandosi che non ci fosse nessuno, aiutandosi con una graffetta, sollevò uno scomparto segreto, invisibile, e mise le mani in un vano.
    La sua cassetta poggiava sul vecchio foro del contatore Enel; adesso era stato spostato di fuori. Aveva approfittato di quell’opportunità durante i lavori di ristrutturazione. Prese una cartellina nera e uscì nella frenetica mattinata milanese.

    8

    Il bar-tavola calda, a pochi passi dalla stazione Bovisa, dopo le quattordici, si spopolò rapidamente.
    Antonio aveva fatto colazione là, poi presentò fugacemente un documento ma non fu registrato, la cassiera infreddolita e distratta gli disse il codice a voce e lui si spostò nella saletta attigua, dove c’erano solo un paio di extracomunitari, intenti probabilmente a giocare on line o a cercarsi un lavoro.
    Apri la valigetta nera, ne estrasse un iPhone e rimise a posto il documento falso, che aveva mostrato alla cassiera.
    Dopo pochi secondi, attivata la connessione, lesse il racconto erotico di rossoenero: era la storia, intima e libidinosa, di un ragazzo siculo, molto introverso che per tutta l’adolescenza ha rapporti incestuosi con la mamma. Approfittavano del fatto di essere soli in casa e si consolavano, l’un l’altra, per le rispettive solitudini.
    Ovviamente, era solo un racconto, quindi poteva essere tutto, o quasi, frutto di fantasia. Niente di speciale, tranne che ad Antonio, quel tipo di descrizioni morbose, sui rapporti incestuosi, procurava disgusto.
    Ma la parte finale , invece, lo lasciò molto impressionato.
    In realtà, poteva essere benissimo la storia dettagliata, di come, complice la madre e alcuni parenti, l’uomo si era impossessato di Silvana, costringendola, in un paesino di poche anime, a uniformarsi alle regole severe e antiquate di quei luoghi.
    Rossoenero, descriveva con dovizia di particolari come aveva concupito la ragazza, come ne aveva approfittato e con quanta determinazione aveva proceduto, senza alcun rispetto né pietà, alla sua deflorazione e, subito dopo, all’inseminazione.
    Metodico, preciso e sicuro di se, come una macchina; obbediente ai dettami di sua madre, il protagonista, aveva bloccato la vita della ragazza in pochi minuti, decidendo il suo destino futuro.
    Tutto era descritto nei minimi particolari, anche ciò che successe dopo: la reazione delle famiglie, dei paesani ... indicava persino la macchina, con cui si era appartato, per sverginare la ragazza cha aveva puntato.
    La rabbia montò nella pancia di Antonio, riportando in vita ricordi brucianti e dolorosi della gioventù.
    Lesse e rilesse quelle parole, incredulo, poi emozionato, poi incazzato come una furia.
    Fu doloroso ammettere con se stesso, che ciò che aveva scritto l’autore, sembrava troppo la sua storia, per non farlo infuriare e, allo stesso tempo, per fargli pesare tutta la vigliaccheria di allora.
    Era solo un ragazzo!
    Però oltre vent’anni di malinconia e di disincanto, l’incapacità di godersi la vita ... l’amore: probabilmente, derivavano da quel primo, tremendo, smacco.
    Erano le cinque. Chiamò la cameriera e si fece portare un caffè e un brandy. Il calore del caffè fece entrare l’alcool in circolo, donandogli vigore ed euforia ... si sgranchì le mani e partì.
    Entrò per prima cosa nella mail di Rosario, la password era corretta.
    Naturalmente non c’era niente d’interessante, l’uomo era abbastanza scaltro, ma ignorante in informatica ... una mentalità comune, che porta a commettere errori madornali.
    Ad esempio, nel cestino, aveva una mail, che lo avvisava di un cambio di password su un’altra casella, segreta.
    Dopo un’ora, Antonio aveva sciorinato tutti i rapporti che il sig. Rosario Messina aveva avuto con il web, dal primo momento in cui accese un PC.
    Era iscritto a siti con cam a pagamento, siti d’incontri hard e altre cosette.
    Da qualche mese, scommetteva pure on line e ci aveva già rimesso oltre 6.000 euro.
    Ma la notizia più importante, per lui, era che Rosario, incapace di trattenere la sua vanagloria, era, certamente, l’autore di quel racconto.
    Chiese di telefonare dalla cabina. Sempre telefoni fissi, e rischiando di sbagliare orario, chiamò a casa di Silvana.
    Per fortuna rispose lei.
    - Dobbiamo vederci! – disse.
    Dopo, prese un altro caffè; era quasi sera quando riprese la metropolitana.
    L’iPhone, spento e senza batterie, era tornato nella sua custodia all’interno della borsa.
    Quella notte, Antonio, dormì male.

    9

    Incontrare Antonio, dopo tanti anni, fu un’emozione tremenda e anche lui ne risentì.
    Rimasero in silenzio a lungo, fissandosi solo negli occhi, come per convincersi che, l’altro, fosse proprio chi diceva di essere. Guardandosi, si cercavano l’anima.
    Parlarono un po’ di loro, giusto per rompere il ghiaccio; Antonio non si era mai sposato, aveva avuto delle compagne e non aveva figli.
    - E’ tutto vero – disse lui alla fine - ho controllato: è rischioso farlo, ma ne valeva la pena ... o forse no? Alla fine ti sto dando solo un’altro, tremendo dispiacere. –
    - No, Antonio, non devi dire così! – scattò lei – ormai sapevo tutto, ti ho chiesto solo di aiutarmi, una verifica ecco ... volevo una certezza. –
    - E adesso, “amica” mia? –
    Silvana era po’ smarrita, forse pensava ad altro.
    – Adesso devo riprendermi, pensare. Sai, a parte i figli, che amo più di me stesse ... questa vita che ho fatto, pare che non appartenga più. Mi sento come una che è stata in carcere ... una cui sono stati imposti ventidue anni di una vita che era scandita da altri. –
    - Ti posso capire – disse Antonio, aveva le lacrime agli occhi e distolse veloce lo sguardo.
    - Lo so, tesoro mio, lo so! – disse Silvana, prendendogli la mano e stringendola, un gesto che, in pubblico, non avrebbe fatto mai, fino a pochi giorni prima. Ma adesso non importava più.
    Lui si confessò: in tutti quegli anni, la cosa che lo aveva devastato era stato il fatto di non aver saputo fare niente. Silvana lo redarguì, sincera: era proprio per questo che lo aveva scacciato, allora. Per evitargli di fare qualche sciocchezza ... lei si era rovinata e lei sola doveva pagare.
    Si lasciarono con un abbraccio. Poi Antonio non la sentì per quasi un mese. In un messaggio, Silvana gli aveva chiesto di darle un po’ di tempo ... poi nient’altro, sparita.

    Rosario Messere stava rientrando solito orario. Scese dal metrò due fermate prima.
    A un’edicola, comprò Famiglia Cristiana, con l’inserto sulle dimissioni del Papa, la Settimana Enigmistica e pian piano si avviò, a piedi, verso casa.
    Era molto turbato. Pochi giorni prima aveva accettato una nuova amicizia su Facebook. Una donna, sembrava ... una tipa un po’ strana.
    In pochi giorni gli aveva fatto girare la testa, che troia doveva essere.
    Si era confessata con lui, semplicemente e in maniera molto eccitante, fino a raccontargli del suo passato incestuoso, con un fratello.
    Il giovane era uno scapestrato, diceva lei. Approfittando che erano cresciuti solo con la madre, spesso la costringeva ad avere rapporti con lui, di ogni tipo. Inoltre, lei era convinta, dai rumori che a volte sentiva provenire dalla stanza da letto, che il giovane possedesse anche lei.
    - Ma a te ti piaceva o ti faceva schifo? – chiedeva Rosario, eccitato, e lei gli aveva fatto capire che, ripensarci adesso, le portava calore, la eccitava, insomma ... e giù descrizioni ad alto contenuto erotico, mentre Rosario sudava e si eccitava davanti allo schermo.
    L’uomo “arrapato” aveva perso un po’ l’autocontrollo e, per solidarietà erotica, le disse che la poteva capire benissimo.
    Le parlò di lui, le disse che aveva avuto esperienze simili, arricchì la sua storia con molti particolari ... mentre, approfittando del fatto che era solo in ufficio, si carezzava il pene, duro all’inverosimile.
    Ora, passeggiando, a mente fresca, si riprendeva dal vortice dei sensi che lo aveva portato a masturbarsi in cam, per la gioia della donna. Lei non aveva la videocamera, ma lui si fece vedere lo stesso, solo i genitali, naturalmente, per dimostrarle l’effetto che gli facevano quei discorsi.
    A ripensarci, gli sembrava di aver detto troppo e turbato, ripensò alle domande particolari, specifiche che lei faceva. Solo adesso si rendeva conto di quanto era strana tutta quella storia. ”Nefertite” si chiamava: chi poteva essere?
    Il giorno dopo, Silvana, chiamò Antonio e volle incontrarlo, subito.
    - Ricordi? – disse – ti sei rammaricato perche non avevi mai fatto niente? Bene, adesso devi fare una cosa per me: è implorante. –
    - E cosa, tesoro? – disse lui sorpreso.
    - Niente di complicato. Un viaggetto fuori programma e tu non mi dirai di no! -

    10

    Antonio aveva letto qualcosa su internet ... adesso stringeva tra le mani una copia della Gazzetta del sud.
    Si sentì gelare. Non era un vigliacco, ma leggere la notizia e sapere come c’era finita, non era cosa da poco.
    Si sentiva come un elefante in una cristalleria. Bevve un sorso di brandy, mai successo di mattina.
    “ENNESIMA TRAGEDIA FAMILIARE! – Ieri, tre persone sono rimaste coinvolte in un fatto di sangue, consumatosi, ancora una volta, tra le pareti domestiche. Hanno perso la vita, una coppia di coniugi anziani, mentre il figlio, R.M. di anni 45, ha riportato ferite al braccio. Ora è ricoverato, piantonato dai CC.
    La tragedia si sarebbe scatenata a causa di una lettera, proveniente dalla Germania, paese in cui aveva lavorato il padre, per anni. Sul testo gli inquirenti mantengono il più assoluto riserbo.
    Il figlio, che vive al nord, avrebbe raggiunto i genitori in tutta fretta, probabilmente avvertito dalla stessa madre.
    I vicini hanno sentito prima le urla di un litigio furibondo poi, dopo le 20, i colpi d’arma da fuoco.
    L’anziano avrebbe colpito la moglie a coltellate e il figlio, forse per difenderla, gli avrebbe sparato, con un fucile da caccia, regolarmente detenuto.”
    Non sapendo assolutamente che pesci pigliare, Antonio pregò solo che, il suo week end a Berlino, passasse completamente inosservato.
    Adesso non gli restava che aspettare gli eventi.

    - Le do un passaggio, se permette. – disse il dottor Canali, aprendo lo sportello della grossa Lancia scura.
    - Ho accettato tanto da lei, dottore, che adesso questa è una bazzecola ... è stato un vero angelo custode. – Silvana occupò il sedile posteriore, mentre Canali, passando dall’altro lato, aggiunse: - Le spiace se vengo dietro con lei? – poi, una volta in macchina, diede disposizioni all’autista per riportarli all’albergo di Silvana.
    Intanto, la donna, gettava un ultimo sguardo ai muri alti e grigi del vecchio carcere.
    Si allontanavano, e lei si allontanava da Rosario, per l’ultima volta ... finalmente.
    Era passato quasi un anno, molte cose erano cambiate, radicalmente, e adesso pareva che tutto fosse finito.
    - La porto in albergo, così potrà riposare. Se parte domattina, potremmo prendere il volo insieme ... – disse il funzionario: il padre di Diego era un pezzo grosso, Silvana lo aveva capito da come aveva sciolto tutti i muri burocratici che, prima, sembravano insormontabili.
    - La ringrazio tanto ma stavolta devo rifiutare la sua, ennesima cortesia. – disse lei – vorrei approfittare per passare un paio di giorni con i miei, visto che son qui ... –
    Poi, accorata, si voltò verso l’uomo, quasi commossa – Davvero non so come ce la saremmo cavata senza di lei, io mi sento veramente obbligata ... persino qui. Accompagnarmi in Sicilia è stato ... è stato veramente troppo. Io, io non so come ... –
    Canali le sorrise apertamente: - Silvana, non deve ringraziare me, ma Diego, che ha fatto il diavolo a quattro ... me l’ha stregato quel ragazzo. – poi con uno sguardo lievemente malizioso, aggiunse – Se non fosse per la differenza di età, direi che si è innamorato di lei. –
    Poi cambiò discorso: - Vedrà, suo marito in cinque o sei anni, sarà a casa. –
    - Non m’interessa – disse li fredda – ora che la bufera è passata, ho deciso di divorziare. –
    - Lo immaginavo! –
    Arrivati all’Hotel, la donna scese e Canali la seguì per salutarla ancora. Lei lo abbracciò, spontaneamente, senza dire nulle.
    Grazie a quell’uomo, aveva limitato al massimo i danni di quella terribile faccenda.
    Approfittando di esserle vicino, Canali disse piano:
    - Mi sono documentato, sa? Grande regina, quella Nefertiti ... una donna di carattere. –
    Si staccarono, Silvana rabbrividì ma fu solo per un attimo, gli occhi di lui le confermarono che era tutto finito.
    La macchina partì e si perse nel traffico della sera. Dal bar dell’Albergo, Antonio la vide: era raggiante, la aspettava.

    FINE

  • 05 marzo 2013 alle ore 2:00
    Non spargete le penne - La famiglia

    Come comincia: “Gli uomini hanno per natura più paura della verità che della morte”
    Kierkegaard

    1

    - Facibuk? – la signora Silvana rise, con la solita genuinità – Nooo! Nun fa pe' mia! Sono cose per voi, che siete giovani! –
    - Ma perchè, voi non siete giovane? – la apostrofò Daniela.
    La ragazza, sedeva sempre vicino a Giuseppe, il primo figlio di Silvana, e lei, lo aveva notato.
    Una sola cosa si era imposta nella sua vita e non transigeva, anzi, spesso si era scontrata col marito su questo: non sarebbe mai intervenuta sulle scelte dei figli.
    Erano bravi ragazzi, ringraziando iddio?
    Erano intelligenti e rispettosi?
    Bene!
    Lei aveva fatto il suo dovere. Educarli, dargli sempre il buon esempio, controllare che non uscissero dal “seminato” ... questo sì. Per il resto la vita era la loro e loro le scelte e le decisioni.
    - V’insegno io – disse prontamente Diego, il più malandrino della combriccola. La signora Silvana aveva spesso intercettato i suoi sguardi indiscreti mentre, furtivamente, cercava di intuirne le forme, nascoste dagli vestiti.
    “Tipico!” pensava Silvana, facendo sempre attenzione a starsene composta. Una caterva di ragazzi invadeva, periodicamente, la sua grande cucina. Con tre figli cresciuti, ne aveva dovuti domare di sguardi, procaci e curiosi.
    Con Diego, però, era stato sempre più difficile: in quel ragazzino, adesso, più che ventenne aveva sempre notato una maggior decisione, a volte una vera e propria sfida, ma non era mai successo niente.
    - Che c’entra? – intervenne Giuseppe – Non capisci mai niente ... Facebook è uno strumento: stop! E’ come la macchina, dipende da come la guidi, dall’uso che ne fai. –
    - Non offendere la tua mamma, sai! – Silvana si armò, minacciosa, della “cucchiarella” (il mestolo di legno) che, per caso, si trovava sul lavello, a portata di mano. Tutti risero, divertiti, mentre Giuseppe sbuffava, fingendosi seccato.
    - Vedete, zia – tutte le ragazze la chiamavano così, anche quelle che non le erano nipoti – Effebbì non è altro che una bacheca gigantesca ... immaginate: è come un cartellone nel bar in piazza. – Daniela era sempre dolce con lei, forse cercava di passar attraverso il suo cuore, per conquistare quello di Giuseppe. – Voi volete condividere qualcosa? Non so ... una foto, un viaggio, un pensiero, allora lo scrivete qui. E tutti, possono vedere ... –
    -  ... i fatti miei?! – la stoppò Silvana, con un sorriso.
    Silvana, era rimasta ferma alle pagine di ricette e ai siti di archeologia, la sua vecchia passione. E suo marito, Rosario, era ancora più refrattario di lei.
    - No, mica tutti, mamma. – disse Giuseppe – Solo le persone che fanno parte della tua cerchia. Che ne so ... familiari, amici ... –
    - Ah, ah, ma questi qua i fatti miei già li sanno ... telefono e glieli dico! E tuo padre si lamenta della bolletta ... –
    Quei momenti pomeridiani, quando arrivavano ondate di ragazzi, le mettevano allegria. Dipingevano di rosa la monotonia dei suoi giorni grigi e anche dei suoi pensieri, a volte più grigi dei giorni.
    Forse perché il vederli così speranzosi, così proiettati verso il futuro: pregava spesso perché ognuno di loro, non solo i suoi ragazzi, potesse perseguire i sogni che teneva nel cuore.
    - Serve pure a farsi nuove amicizie – intervenne Diego – o, per le belle signore, come voi, a ritrovare qualche vecchio spasimante ... – stavolta la “cucchiarella” partì in direzione del giovanotto, ma lui se lo aspettava e fu lesto a schivare, ridendo.
    Più tardi, mentre sistemava i piatti della cena nella lavastoviglie, Silvana pensò che forse Diego aveva ragione, forse avrebbe potuto tentare di capire come funzionava “sto’ cacchio di Facebook”.

    2

    Due mesi dopo.
    - Stai al posto tuo! – bisbigliò Silvana a Diego, che seduto al suo fianco, davanti al tavolo della cucina, come il solito ci provava.
    Inavvertitamente, la sua gamba premeva con più insistenza contro quella della donna. Lei aveva il doppio della sua età.
    Naturalmente fingeva di non farlo apposta, però arrossiva davvero, quando Silvana lo richiamava.
    Diego, nonostante avesse solo ventidue anni, era un vero galletto e, parole sue, il più “esperto” di tutti. La madre di Giuseppe riusciva a mortificarlo con due parole: nel suo tono non c’era solo il rifiuto ma la derisione.
    Approfittando del “corso” d’informatica, che si era offerto di farle a tempo perso, Diego già due o tre volte, aveva provato a fare la “mano morta” con la Silvana e, ogni volta, era stato messo a posto con un sussiego, una padronanza, che nemmeno sua madre riusciva a tenere, con lui.
    Diego, improvvisamente, si sentiva minuscolo, schiacciato, come fosse stato trovato nel bagno, a farsi una sega su un giornaletto. Non era il gesto in se, nemmeno le parole ... a ucciderlo, era il senso d’inadeguatezza che lei gli trasmetteva e lo rendeva ogni giorno più “cotto”. Innamorato di quella donna, che lo faceva impazzire fin da quando aveva quindici anni o poco più.
    In quei momenti, desiderava ardentemente che lei lo ritenesse un porco; ma che non si accorgesse mai di quanto, inutilmente, la amava.
    Pensandoci diventare ancora più rosso; allora si ricordava di essersi spacciato per play boy ... e il rossore raggiungeva limiti non più percepibili dall’occhio umano.
    Basta!
    Deciso: era l’ultima volta che metteva piede in quella maledetta casa!
    Già sapeva che domani, come il solito, avrebbe inventato qualsiasi scusa pur di tornare a casa di Giuseppe, che forse per questo, era il suo miglior amico.
    Silvana ne aveva visti tanti di ragazzi eccitati ma la sua incrollabile fedeltà alla famiglia, solenne promessa, fatta più a se stessa che al marito, la rendevano una domatrice esperta di animi infervorati.
    - Procediamo! – disse con una simpatia che stemperò totalmente i timori del povero Diego. - Quindi, se volessi, potrei aprire un altro ... come dici tu? Ah, Account, con un altro nome, diciamo di fantasia, per non far vedere a tutti i fatti miei. Giusto? –
    - Proprio così – Diego si riprese; era felice di rendersi utile e poi, la mamma di Giuseppe, non era una “vongola”, come si poteva pensare. Pochi lo sapevano ma, la donna, aveva anche frequentato la facoltà di Archeologia.
    Ormai, Silvana, era presente su FB col suo vero nome ma, entrando in quel mondo, con sorpresa, si era scontrata con suo marito. Questi sguazzava nel Social, anche con una certa maestria, come lo stesso Diego le aveva potuto dimostrare.
    La signora, dopo pochi giorni dalla sua iscrizione, mentre si scambiava le amicizie con parenti e amiche, incappò, ovviamente, nel profilo di Rosario Messina, dalla foto era proprio lui, suo marito. Ne fu colpita ma non eccessivamente e, con ingenuità, gli chiese l’amicizia.
    Altro che amicizia! Quella sera, apriti cielo!
    Rosario piantò un casino, del tutto incomprensibile per Silvana, dopo le prime battute, lei, con fermezza, lo bloccò:
    - Scusa ma tu non eri quello che non sapeva nemmeno accenderlo, un Computer? –
    - Che c’entra – si scherni Rosario – all’ufficio ce l’hanno tutti sto “Facebuk” è una stronzata! –
    - E allora, se è una stronzata, perchè ti scaldi tanto? Forse che ci fai le “acchiappanze”? – lo redarguì – Ti pensi che non ho visto che foto hai messo? E’ di dieci anni fa: il bello di facebook! Eccolo, lo tengo in casa! –
    La lite proseguì ma senza spargimento di sangue, però, suo marito, l’amicizia non la accettò mai e quando la vedeva al PC, faceva una faccia talmente brutta che, alla fine, Silvana preferì evitare di andare sul sito, quando c’era il marito.

    3

    Il signor Rosario era un uomo all’antica.
    Ormai soddisfatto della sua riuscita nella vita, si riteneva anche abbastanza fortunato: aveva raggiunto ciò che desiderava.
    La sua esistenza era migliore di quella di suo padre, operaio ed emigrante. Lui si era evoluto, aveva avuto le sue “esperienze” e alla fine aveva sposato la donna che voleva.
    Grazie ai consigli della mamma, santa donna ... insomma “santa” nel senso che era stata in gamba, lui era riuscito a incastrare e domare, la più bella del paese: un fiore.
    L’aveva presa, concupita, sverginata e, per riparare, sposata: tutto secondo i piani.
    La sua mamma, gli aveva spiegato come fare ogni passo. A pensarci bene, la madre gli aveva sempre dato tutto, ma su quest’argomento, oggi Rosario, uomo fatto con prole e famiglia onorata, si ritrovava sempre confuso e vittima di pensieri, forti e contrastanti.
    Le velleità giovanili di Silvana, i suoi sogni di ventenne (figurarsi: voleva fare l’archeologa e girare il mondo), con la nascita dei figli, i primi a raffica, uno dopo l’altro a un anno di distanza, l’avevano impegnata abbastanza da imparare ad amare la famiglia e anche suo marito, alla fine.
    Sua madre aveva visto giusto. Silvana era divenuta saggia, per forza di cose.
    Infine, un posto fisso, prezioso. Anche in questo caso era stato decisivo l’intervento di sua madre, aveva convinto un prelato a prendere a cuore la situazione di suo figlio.
    Allontanarsi dalla Sicilia e trasferirsi al nord era stato un toccasana per la sua famiglia.
    Nonostante la segretezza delle loro azioni giovanili, in un paesino siculo, i muri hanno orecchi. La gente non ha molto da fare e, spettegolare, è uno sport nazionale.
    Al nord, in una grande città, anche i figli erano cresciuti diversamente e con opportunità migliori.
    Sì: era un uomo fortunato ... e, con l’età, aveva imparato, anche a essere scaltro.
    Oggi, avere al suo fianco una moglie ancora bella, onesta e desiderata, soddisfaceva la sua libido al massimo. Un vero leone che contempla il suo dominio.
    Lei gli voleva bene, col tempo, forse, lo aveva anche amato. Questo interrogativo che, quand’era giovane lo tormentava a causa della sua “ingenuità” sentimentale, con gli anni non lo interessavano più, anzi.
    I ricordi forti, estremi, della sua incredibile gioventù, lo portavano, con la fantasia, a cercare situazioni sessuali molto più intricate, cariche di libidine e, ammettiamolo, più perverse, rispetto a quanto gli poteva offrire una donna sicula, limitata, cresciuta e vissuta, tra quattro mura, come la sua “dolce metà”.
    Silvana era bella ma non era zoccola, e così doveva essere: madre esemplare, bastava!
    Il sesso canonico e sempre più diradato, vissuto nel talamo, soddisfaceva anche Rosario, ormai. Tanto, con qualche euro in più in tasca, si poteva permettere un paio di trasgressioni al mese, in tutta segretezza.
    Ora, da quando nell’ufficio polveroso, gli avevano installato un PC collegabile a internet, stava scoprendo anche un mondo nuovo, segreto e pregno di pornografia.
    Non gli sembrava vero, dopo tanti anni, poter rivedere e riprovare situazione e sentimenti che appartenevano a un passato, che aveva voluto credere sepolto, remoto.
    Scoprì, tra l’altro che, in vari siti, molte persone affidavano a racconti erotici, spesso autobiografici, le loro esperienze più intriganti.
    Il piacere provato a sbirciare in certe storie di vita vissuta, lo invase al punto di portarlo persino a masturbarsi, mentre s’invischiava in quelle confessioni morbose e realistiche.
    Erano in molti a scrivere male ... finché un bel giorno Rosario decise:
    - Se lo fanno questi “cani” perchè non posso farlo anch’io? Certo che ne avrei di cose da raccontare ... li lascerei tutti a bocca aperta! –
    E così comincio, sotto uno pseudonimo, a scrivere le prime confessioni, le prime pagine del suo racconto.
    Caricò i capitoli sul server; poi si firmò, “rossoenero” e poi, nello spazio riservato all’identificazione del “genere del racconto”, cliccò sulla casella: Incesto.
    Premette invio e ... sparse le penne.
    “Fu vanagloria? ... ai posteri l’ardua sentenza.”

    4

    La sera, quando tutti erano impegnati a fare i fatti loro per poi, a mano a mano, crollare tra le braccia di Morfeo, Silvana non perdeva tempo alla TV, né si faceva vedere al PC ... così suo marito non rompeva le palle. Cucinava, discreta, nel suo piccolo regno.
    Con questo stratagemma si era ritagliato uno spazio tutto suo. Infatti, il giorno dopo, quando tutti erano fuori, lei aveva campo libero per lo meno fino alle due.
    Allora, prendeva il piccolo PC che le aveva procurato Diego e, nella più totale segretezza, iniziava, per qualche ora, una seconda “vita”. Niente d’illecito ma, dopo essersi fatta una nuova identità, su FB, se la spassava, fingendosi una giovane, abbastanza disponibile e disinibita.
    Aveva caricato foto false, alcune persino osé, e facendo la “gatta morta” si tirava indietro una miriade di “micioni” più o meno allupati.
    Era solo uno svago ma la divertiva e la teneva impegnata.
    Solo Diego conosceva i suoi segreti ... ma il ragazzo le era devoto: ora lei lo teneva al corrente di tutto e fingeva di non accorgersi di qualche palpatina, poco innocente.
    Nel loro rapporto, spingendosi leggermente oltre, Silvana aveva capito che la voglia di “fottersela” del ragazzo, nascondeva ben altro: il povero Diego era cotto di lei. Adesso, con la profferta di qualche piccola confidenza ben dosata, era diventato il suo paladino ... una specie di cavaliere, che pendeva “inpappagallito” dalle labbra della sua Dulcinea.
    Gironzolava tra i video e le foto, chattava con amici, amiche e illustri sconosciuti.
    “Dieguito” la contattava spesso ed era talmente entusiasta, del rapporto con l’alter ego di Silvana, Nefertite, che quasi lo preferiva a quello, regolare, che tenevano davanti a tutti.
    La donna guardava, capiva, si emancipava ma rimaneva nei limiti, sani, della sua natura semplice.
    Alla fine cercava sempre qualcosa ... un’illusione inutile che non sarebbe mai stata coronata dal successo. Ma senza un pizzico di nostalgia nel cuore, la vita non varrebbe la pena di essere vissuta.
    A volte, era talmente rapita dalle schermaglie da “Nefertite” che, per giorni, dimenticava completamente di avere un altro nick, ufficiale e realistico: Silvana Negri, 43 anni, sposata.
    Eppure, una mattina del tutto normale, fu proprio quell’account a rivelarle una sorpresa che le avrebbe cambiato la vita.

    “Toc, toc” diceva un messaggio ... solo questo e poi una sigla, forse una firma: A. S.
    Anche tra le richieste di amicizia, molto rade per la verità, c’era una notifica: A. S. ti ha inviato una richiesta.
    “A. S., uhm?” Silvana ci rimuginò e fece finta che il suo cuore non battesse all’impazzata.
    Non voleva illudersi, anche se, come Penelope aveva sempre sperato ... sognato ... mentre gli anni passavano come pagine di uno stesso, monotono, copione.
    “Prego?” rispose Silvana: solo questo.
    Poteva non essere lui, anzi, di certo non lo era. Poteva essere anche uno scherzo, o peggio, una trappola.
    Conosceva suo marito, nonostante che, negli ultimi anni, si fosse quasi completamente disinteressato a lei, era un tipo abbastanza subdolo e vendicativo ... mai trasparente riguardo a ciò che davvero gli passava per la testa.
    Intanto, le ore passavano.
    “Aesse” sembrava lo facesse apposta.
    Silvana s’inventò di tutto e lustrò la casa, nevroticamente, fino a “consumare” le superfici degli arredi ... poi, poco dopo le dodici:
    “Nuovo messaggio da A. S.”
    Lo aprì trepidante, sapeva che, dall’altro lato, sarebbe stato lampante che lo avesse letto solo un millesimo di secondo dopo la sua comparsa sul video, ma non se ne curò.

    5

    “Ciao, io mi chiamo Antonio Salzano, credo di conoscerti. Se mi sbaglio, scusami.
    Altrimenti, vorrei chiederti l’amicizia ... se lo ritieni possibile.”
    “Ho conosciuto un ragazzo ... tanti anni fa, si chiamava così. Ma come faccio a sapere se è lei?”
    Il cuore di Silvana batteva nel petto e gridava: “E’ lui ... è lui ... !” ma lei non si fidava.
    Solo in quel momento se ne rese conto: erano vent’anni che aspettava!
    “Ci vuole poco: premi quel bottoncino con una piccola telecamera e mi vedrai.”
    Sempre più certa: “Io non faccio cam!” rispose, fingendosi indignata e poi, subito, “Veramente nemmeno potrei ... ho a stento il PC: niente videocamera.”
    “Non m’interessa vederti, sarai diventata brutta e anziana:-)” poi digitò “Ma se vuoi, premi e vedrai me! ”
    Basta giocare a rimpiattino: Silvana schiacciò il piccolo pulsante e, pochi istanti dopo, nel riquadro nero, apparve un viso sconosciuto; o no?
    No! Era lui ... oh si: era lui.
    Fu travolta da un’emozione che non avrebbe mai creduto di provare.
    Era lui, Antonio. Nascosto tra le pieghe di qualche ruga, acquattato tra i capelli più radi, Antonio guardava verso di lei, senza vederla.
    Il ragazzo con cui aveva costruito i sogni più belli.
    Nascosti nei cortili, quando il sole mordeva le strade bianche; scampati negli androni, quando la pioggia scrosciava: parlavano, sognavano e si toccavano, carichi di desiderio ... si baciavano.
    Quei baci innocenti, lontani, Silvana non li avrebbe mai dimenticati.
    Suo marito, negli anni, aveva ispezionato e violato ogni suo anfratto, posseduto ogni parte del suo corpo ma, i baci ... i baci glieli aveva sempre negati o, perlomeno, li aveva venduti cari.
    Non voleva perdere il ricordo dolcissimo dei baci di Antonio. L’unico ricordo che le era concesso: relegato nel profondo dell’anima.
    “Antonio ... che piacere, ero certa che non ti avrei visto mai più” cercò di dare un tono conviviale alla conversazione ma lui tagliò corto.
    “Senti, a me  questi aggeggi mi fanno schifo, poi ti spiego perchè ... posso telefonarti?”
    Fu presa alla sprovvista, non voleva fare niente di avventato, non ebbe il coraggio di dirgli di no.
    “Va bene ... ma solo per pochi minuti, io ...” e gli diede il suo numero.
    Un attimo dopo, il telefono squillava e Silvana rispose. Parole, dolcissime, sbocciarono tra loro, come fiori impazienti che, a primavera, hanno fretta di rompere l’ultima brina dell’inverno.

    Pochi giorni dopo, “Dieguito”, più incantato che mai dalla sua “musa”, le invase la cucina, alle undici del mattino. Orario insolito: ma Silvana si sarebbe sentita ridicola a non farlo entrare.
    Il ragazzo era concitato, gli occhi un po’ esaltati, era, evidentement,e preda di qualche forte emozione. Per un attimo Silvana temette di avere sbagliato ad aprire ... chissà? Con i giovani di oggi non si sa mai ... circola tanta droga.
    Il ragazzo aveva il PC sotto un braccio e, senza parlare, lo pose sul tavolo della cucina, poi sedette: sembrava sfinito.
    - Vorrei farti vedere una cosa ... – cominciò.
    Silvana, gli aveva concesso di darle del tu, come lui anelava, ma solo quando erano soli.
    Capì che l’eccitazione del giovane non era rivolta a lei, ebbe la netta sensazione che qualcosa di grave aleggiasse nell’aria.
    Per un momento temette di essere stata scoperta ... ma, per fortuna, Antonio Salzano non c’entrava per niente.

    Continua...

  • 04 marzo 2013 alle ore 23:40
    la tomba della democrazia

    Come comincia: Ogni popolo balla da 25 secoli sulla tomba della sua democrazia, illudendosi di festeggiarne la rinascita in ogni passaggio elettorale; ma ahinoi questa gli corre davanti inafferrabile come un miraggio.
    E temo che si sia arrivati a tanto, perché agli Stati democratici presunti di diritto si sono paralizzate due gambe su tre. La gamba della competizione partitica elettorale legislativa corre a razzo, mentre la gamba di governo e quella giudiziaria, (che avrebbero dovuto puntare con assoluta terzietà al bene comune, non agli interessi di bottega) si sono anchilosate, per lo strapotere totalizzante dei partiti.
    E’ verissimo che non c’è democrazia senza partiti. Ma è altrettanto vero che lo Stato di diritto non vede mai la luce, se l’influenza partitica indispensabile in campagna elettorale, continua a proiettare la sua ombra demagogica anche sul potere esecutivo e giudiziario, vanificandone la funzione.
    Un politico che conduce una campagna elettorale rabbiosa contro gli  avversari candidati come lui a governare, se risulta vincitore deve affrettarsi a dialogare con tutti i partiti perdenti, perché si assumerà l’obbligo di governare l’intero popolo: chi ha votato lui e chi ha votato i suoi avversari. Ma puntualmente, il veleno seminato ad arte in campagna elettorale per accoppare gli avversari, continua, (forse con la complicità dei media) a fare vittime inquinando il potere esecutivo e giudiziario per l’intera legislatura, alla faccia del bene comune.
    Insomma, mettere in moto una campagna elettorale demagogica è alla portata di qualunque cretino; ma a fine campagna, passare dalla demagogia alla democrazia, dalla faziosità alla verità, per non inquinare e paralizzare il governo e la magistratura, è un lavoro da padreterni sconosciuto a noi poveri umani.
    Il vincitore che si aspetta l'incarico a governare dal Presidente della Repubblica, non si affretta a spegnere la sua personale macchina del fango elettorale, chiamare intorno ad un tavolo i suoi avversari per discutere civilmente di come governare il Paese, ma fa come quel cretino che aveva urgente bisogno della bicicletta di sua cognata che abitava nella casa accanto, ma pretendeva che dovesse essere quella che lui definiva “la buonadonna di mia cognata” ad offrirgliela, e non lui a chiederla con garbo, sapendo bene che quella era una donna onesta, proprio perché alle sue avances aveva resistito.
    Le attuali democrazie non hanno una legislatura che sconfina nella campagna elettorale successiva per consentire ai popoli l'esercizio del voto; ma una campagna elettorale a tempo pieno, che prosegue per il numero di legislature necessario ad arricchire i partiti e uccidere di malgoverno, burocrazia e ingiustizia popolo e Stato.

  • 04 marzo 2013 alle ore 20:40
    Non credendo a Babbo Natale, scrivo a Gesù

    Come comincia: Ciao Gesù, scusa se sono poco formale, ma ti ho sempre ritenuto un amico e non voglio rivolgermi a te con troppe reverenze e fronzoli. A volte mi chiedo se ti tieni aggiornato sulle questioni del Mondo o se, come me, preferisci allontanarti piano piano da tutto ciò che sta avvenendo un po' per disgusto un po' per noia. Nel dubbio che qualcosa ti sia sfuggito ti aggiorno io. In Italia come nel resto del Mondo, c'è una profonda crisi economica, come saprai bene è di quelle create a tavolino per rendere gli uomini sempre più schiavi al potere delle lobby economiche. Sai anche bene chi sono gli artefici di tutto ciò, hai avuto modo di sperimentarne tu stesso la loro spregiudicata mancanza di scrupoli. Oltre la crisi economica, credo ci sia anche una profonda crisi di valori che rende l'umanità veramente arida e opportunista. La classe dirigente è l'esempio più triste di cosa è capace l'uomo. Meglio il reale istinto di un assassino che il ponderato e razionale omicidio che sistematicamente adoperano ogni giorno i nostri politici e funzionari attenti solo alla corruzione e alla distruzione della dignità. Devo ammettere però che sento covare sotto questa cenere di sentimenti, una scintilla di rinnovamento e di fratellanza, molte più persone si stanno accorgendo delle falsità delle religioni, dell'inutilità del materialismo e di questo legame che unisce ogni essere vivente; pensa che ho visto pure un film molto bello " Cloud Atllas ", non so in quanti l'abbiano compreso, ma di sicuro è stato un ottimo spunto per conoscere l'importanza dei gesti quotidiani sull'eterno futuro. A me è piaciuto molto, sono sicuro che il regista ha avuto un'ispirazione diciamo.. divina :). Oh, non so se sei aggiornato sugli ultimi pettegolezzi, ma quel signore vestito di bianco che tanto ama diffondere il tuo nome ha deciso di dimettersi eheheheeh. Lo sapevi che i così detti cattolici ti hanno fatto la loro icona sacra? Non hanno capito nulla di ciò che hai fatto, ne del perchè, ne del chi eri, ma sono in buona fede e hanno dovuto ascoltare tutti gli strafalcioni dettati dai vari pulpiti di oltre 2000 anni di Chiesa. Pensare che avevi un progetto così bello, avevi insegnato così tanto, e sono stati capaci di creare un tornaconto anche con i tuoi insegnamenti. Hanno varato istituzioni inutili, travisato i sacramenti e rinchiuso i loro sacerdoti in precetti che non sanno rispettare per ovvia natura umana. Detto tra noi caro Gesù, la Chiesa non va affatto bene, ma del resto nemmeno le altre Religioni stanno funzionando secondo i normali parametri divini. Pensa che ce ne è una dove addirittura vanno dicendo agli uomini che morire per la religione è motivo di grande orgoglio. Mandano bombe umane contro altri fratelli e si vantano dei morti che provocano. Che razza di religione è una che insegna ad uccidere? Anche questi poveretti hanno travisato completamente il messaggio dei loro profeti. Con una invece sono riusciti a farci pesino una razza, ma quelli li conosci bene non te ne sto nemmeno a parlare; che casino che hanno combinato, ed erano quelli che avevano le informazioni migliori :). C'è uno strano gruppo invece che si priva di ogni cosa, che girella di casa in casa negli orari più strani annunciando la fine del mondo. Ahahahaha che spettacolo che sono, dovresti vederli, si sono "autoschiavizzati" con le loro errate convinzioni. Occhio che qualcuno prima o poi verrà a bussare anche a te.. A me piace quel gruppo che ripete le formule di una pergamena, a livello spirituale sono quelli più avanti di tutti, credo che saranno i primi a liberarsi dell'inutile inquadramento religioso. Sai che c'è ancora qualcuno che non crede all'esistenza di un Dio? Sono quelli che mi fanno più pena, l'ideologia dei senza Dio è veramente deleteria. Hanno messo come priorità della loro esistenza, la comunità politica, l'uguaglianza sociale, e altre cose prettamente materiali, non capendo che umanizzare questi concetti, non vuol dire altro che stigmatizzare le diversità. Hai mai letto la traduzione dei "tuoi scritti" ? L'hanno fatta un po' come pareva a loro; un po' come i bambini quando non comprendono qualcosa, danno delle spiegazioni tutte loro con tanta fantasia e immaginazione. Per non parlare di quello che hanno fatto della Bibbia, ti faresti un sacco di risate se tu la leggessi ora. E' simpatica questa Umanità, però gli hai lasciati troppo presto, non erano pronti a muoversi da soli. Pensa che ti cercano ancora dentro le chiese o ti contemplano attaccato alla croce; se solo guardassero dentro se stessi, quanto Dio e quanto Gesù in più troverebbero.. A me spesso fanno piangere, sono capaci di slanci di esagerata bontà e altruismo, soffrono sentimenti e prove con una dignità sorprendente, alcuni sentono addirittura la realtà dei meccanismi spirituali; poi però si insultano sul traffico, si riempiono di dispetti e cattiverie e distruggono la Terra che li ospita. Alcuni non hanno rispetto nè delle piante nè degli animali e come se nulla fosse, la domenica, li trovi nei loro templi a ripetere il tuo nome in strane cantilene. Non potrebbero pregare in mezzo alla natura, rispettandola e godendo le energie che ogni essere trasmette? Amano molto le apparenze, vivono per sembrare ciò che non sono e non si preoccupano di valorizzare i loro talenti e l'essenza del loro essere. Io credo che tante colpe le abbia la TV, sai cosa è Gesù? Un elettrodomestico che trasmette immagini di cose realmente false, illusioni, stereotipi, falsi miti e, ultimamente, anche un sacco di false notizie manovrate ad arte da chi sai tu. Giocano poco con i loro figli, li parcheggiano davanti a questa TV per godersi lo strano modo di rapportarsi con il resto del mondo. Si amano con tanta intensità da chiedermi ogni giorno se questo amore è ricambiato, se vedrà futuro ecc.. Alcuni annunciano la loro morte se privati di questo amore.. poi, bastano pochi giorni, qualche parola di troppo o un portafoglio più gonfio e hanno già cambiato opinione. Ho quasi smesso di fare consulti, tanto mi chiedono sempre le solite cose. Ce ne fosse stato uno che mi avesse chiesto di aiutarlo a fare qualcosa per gli altri.. Come mai secondo te non riescono a sentire l'energia che lega ogni essere vivente? Spesso non li capisco nemmeno io che, in parte, sono come loro. Comunque la cosa più divertente è questa nuova forma di socializzare che hanno inventato per catalogarli. Si chiama fb, li vedi tutti quanti a cena o al cinema o in ogni altro luogo di aggregazione incuranti dei normali rapporti umani, ma pronti a condividere pensieri e foto sul telefonino. Io credo che tanti abbiano addirittura dimenticato cosa voglia dire stringere la mano, abbracciare o ascoltare un amico che parla. Non comunicano più, ma si illudono di essere finalmente liberi di comunicare. Non ti nego che anche io ho il mio profilo molto attivo, sembrava che fosse l'unico modo per fa passare alcuni messaggi importanti e così l'ho sfruttato. Ti confesso che mi piacerebbe molto di più insegnare nelle scuole, vorrei trattare materie quali Amore, Spirito, Fratellanza, Ecologia, anche religione non mi dispiacerebbe. Mi farebbero "fuori" presto, alle "pecore umane" è vietato insegnare a pensare e i loro pastori scacciano tutti coloro che tentano di farlo. Ne sai qualcosa vero? :) Quando pensi che il mio popolo si risveglierà da questo letargo e inizierà a splendere come solo lui sa fare? Hanno tanta luce dentro di se e continuano a crearsi conflitti tra spirito e corpo. Qualcuno di loro distrugge volutamente il proprio corpo con fumo, droga, alcool; altri lasciano che la mente prenda il sopravvento e li annienti lentamente, alcuni invece prendono cammini spirituali che sembrano burroni più che viali. Quanto mi piacerebbe prenderli uno ad uno ed insegnargli le Stelle, la Luce, la Vita, la Morte, l'Anima e quelle poche altre cose che mi è concesso conoscere o di cui ho l'illusione di averne la conoscenza. Beh Gesù, scusa se ti ho disturbato un po', scusa se mi sono sfogato, ma è sempre un piacere rivolgersi a te; anche se ancora non ho mai avuto il piacere di incontrarti ti ho sentito spesso e ti sento ogni giorno, ma soprattutto ho preso i tuoi insegnamenti più belli, quelli non travisati nè strumentalizzati dalla chiesa e ne ho fatto un tesoro tutto mio...''' "Ama il prossimo tuo come te stesso "''', credo che a molti non riesca perchè incapaci di amare se stessi. Non so se sono tra quelli a cui riesce seguire il tuo " consiglio " o no, ma a me piace provarci ogni giorno. " Chi ha orecchi intenda ".. Ciao Gesù. Ti voglio bene. Ensitiv

  • 04 marzo 2013 alle ore 14:10
    Il maestro racconta, il mostro

    Come comincia: Adesso che il suo naso sentiva forte l'odore del veleno, tremava come una foglia al vento. Eppure se era arrivata a quel punto, non poteva certo fermarsi tremante e piangente. L'altra volta aveva dovuto lasciar perdere perchè suo figlio era rientrato in anticipo dalla scuola e aveva interrotto l'incantesimo.

    Già, suo figlio. Lui e gli altri due figli, due gemelle, erano sempre state la sua ragione di vita, ma adesso neppure loro le davano un perchè. La mano tremava ancora. Decise di appoggiare il bicchiere sul tavolo della cucina e si sedette un attimo. Fissò la fotografia, dentro una cornice d'argento, regalo lontano di parenti o amici; non ricordava. Lei e suo marito erano seduti su una pietra, alle loro spalle i tre figli, allora scolaretti, sorridevano e si atteggiavano a grandi scalatori. Anche loro sorridevano. Erano felici. Tre splendidi figli e la tranquillità di due innamorati che vivono tutti i giorni la loro vita in famiglia. Si erano conosciuti al lavoro, in fabbrica. Lui operaio capo, nel reparto imballaggi, lei impiegata addetta alle spedizioni. Aveva tanti corteggiatori, la natura era stata benevola e le aveva donato uno splendido corpo. Il viso accattivante e la lunga chioma castana la rendevano irresistibile. Si era diplomata alla vecchia ragioneria in città e aveva trovato subito lavoro lì, in quella grande e fiorente azienda. Altri tempi. Lui era un ragazzo tranquillo, poco appariscente. Finita la terza media era entrato in ditta come apprendista. Aveva una volontà di ferro e capacità organizzative non indifferenti. Il giorno in cui lei iniziò a lavorare, lui era già capo reparto. Non male per un ventiduenne. Lo aveva incontrato la prima volta dopo quasi un anno dalla sua assunzione. Era una caldissima giornata di luglio, e lei, dopo aver pranzato in mensa, era uscita a cercare un po' di refrigerio sotto gli alti alberi del parco adiacente alla ditta. Camminando per i vialetti ben curati, aveva riconosciuto seduti su una panchina, tre ragazzi con le tute da lavoro dello stabilimento. Al suo passaggio si sentì sei occhi incollati addosso. Era cosciente della sua bellezza, e pur non ostentandola, era una calamita per tutti i maschi che la incontravano. Un paio di loro si lasciarono sfuggire alcuni apprezzamenti, comunque non volgari e lei si girò a salutarli. L'altro, quello che non aveva parlato, la fissava, a bocca aperta e con aria sognante.
    Quel pomeriggio si era informata da una sua collega su chi fossero quei tre e dopo un paio di informazioni generiche si era concentrata su <bocca aperta>, come l'aveva affettuosamente soprannominato.
    In pochi giorni raccolse abbastanza notizie. Il ragazzo era un ottimo elemento, abitava in un paesotto di periferia ed era molto ben visto da amici e colleghi. Aveva un fratello e tre sorelle, tutti lavoratori. Il padre era morto presto a causa di un brutto male. La madre, donna instancabile, aveva allevato i suoi figli inculcando loro il senso del sacrificio e dell'onestà. Una delle sorelle, la più vecchia, aveva rischiato di finire in un brutto giro di droga con delle amiche che frequentavano dei tizi in città. Grazie alla famiglia e alla sua forza, si staccò da quelle amicizie. Adesso era sposata e madre di due bambini.
    Riuscì anche a sapere che non era fidanzato.
    Aveva avuto una ragazza. ma lei lo aveva lasciato per un uomo molto più vecchio.
    Nelle settimane seguenti ebbe modo di rivederlo sempre più spesso. Per un tacito accordo, quando combaciavano i turni, si trovavano dopo il pranzo, sulle panchine del parco. I primi approcci furono timidi da entrambe le parti, poi una volta rotto il ghiaccio, lei scoprì un ragazzo dal cuore d'oro.
    Dopo tre mesi erano fidanzati, e nel volgere di un paio d'anni marito e moglie. Si sistemarono in una piccola casa del paesotto, dove uno zio di lui, possedeva un condominio di quattro piani. Lavoravano sodo tutti e due e l'anno seguente riuscirono a comprare un appartamento nelle nuove aree fabbricate del paese. Erano felici e di li a nove mesi venne alla luce il loro maschietto. Neanche il tempo di finire la maternità, che restò incinta delle due gemelle. Le loro famiglie le furono di grande aiuto. Anche lei aveva un fratello e una sorella che le restarono vicini. Fu anche grazie a questa famiglia numerosa che riuscì a tornare al lavoro alla fine della maternità. C'erano tante bocche da sfamare e il mutuo da pagare. E poi bisognava pur pensare al futuro dei figli.
    Il tempo passa inesorabile, e con lui i ricordi riaffiorano alla mente. Ricordi belli e brutti. Con suo marito avevano affrontato questo discorso varie volte, fin dalle loro prime uscite, ed era nato una specie di patto:<viviamo belle esperienze limitando al minimo quelle brutte>. E così fecero.Lui aveva un senso innato per la famiglia, era il catalizzatore in casa. I bambini crescevano sani e in armonia. Oddio, a volte si discuteva e non sempre si trovava un punto di incontro. Capitavano dei giorni meno sereni e a volte si sopportavano delle situazioni per il bene comune. Ma stavano bene.
    Insomma, lei si considerava soddisfatta, non rimpiangeva niente.
    Una sera lui rientrò cupo in viso. Lei immaginava il perchè, ma aveva sempre sperato si trovasse una soluzione. Purtroppo in ditta le cose non andavano bene, era da un po'. Cominciavano la cassa integrazione nei vari reparti. Lei cercò di consolarlo. Le impiegate erano ancora a pieno servizio, era <una crisi passeggera> dicevano. Lui avrebbe accudito i bambini che alle scuole elementari vanno seguiti passo per passo. Dovevano solo stare attenti senza allarmarsi troppo.
    La crisi passeggera si rivelò un terremoto. Cominciavano a chiudere le aziende e suo marito, subodorato il problema, aveva cominciato a cercare un altro posto di lavoro. Lei non voleva, avevano sempre lavorato insieme in quella ditta. Ne sarebbero venuti fuori, stava per passare.
    Dopo nove mesi di inattività, pur facendo il massimo per restare tranquillo, cominciava a dare segni di cedimento. Si tratteneva con i bambini e in casa dava il massimo, ma lei lo conosceva, stava per scoppiare. Quella sera non avrebbe voluto dirgli nulla. Lui la vide entrare e capì. La ditta stava andando a gambe in aria e a breve anche lei sarebbe stata disoccupata. Non ci fu bisogno di parlare, bastarono gli sguardi e mentre lui posava gli occhi sui figli che tranquillamente cenavano, lei lo vide. Allora non ci fece caso, ma gli eventi che seguirono confermarono quella che per lei era stata un'allucinazione. Il mostro era entrato nel corpo di suo marito, con tutta la forza e la brutalità che scatena sulle persone indifese.
    I giorni seguenti furono duri. Dedicavano le mattina, mentre i bambini erano a scuola, alla speranzosa ricerca di un lavoro. Col passare dei giorni in lei cresceva la rabbia. Una rabbia a volte incontrollabile, ingigantita dalla tranquilla rassegnazione del marito, che lentamente si stava abituando a quella situazione.
    In casa era dura, i soldi non bastavano mai e i figli cominciavano ad avvertire la tensione. I bambini, creature fragili e indifese, con una fortissima emotività. Loro hanno attivi dei sensi, degli istinti, che l'uomo, con la crescita, sacrifica in nome della ragione e dell'autocontrollo.
    Quella mattina il suo istinto di donna le pizzicava parecchio. I bambini erano elettrizzati e suo marito aveva preferito battere una zona diversa e si divise dalla moglie. Lei suonò campanelli e parlò con decine di persone. A mezzogiorno stavano suonando le campane di una chiesa vicina, ora di rientrare a casa. Nel tratto di strada che la separava dalla fermata del bus, notò una palazzina rinnovata. Colpì la sua attenzione un cartello giallo appeso sulla porta. Prima non c'era, era appena stato messo. Sbirciò incuriosita e ciò che vide la fece trasalire:<cercasi donna, esperta in spedizioni e contatti con l'estero, per lavoro nuova attività>. Era riportato un numero di telefono, ma eccitata com'era provò a suonare il campanello indicato nel foglietto. Rispose una donna di mezz'età, che dopo le presentazioni la fece salire al secondo piano, ed entrare in casa. Non era quello che lei si aspettava. Chiese conferma della richiesta di una lavoratrice e la donna annuì. A breve sarebbe rientrato suo marito, nel frattempo le offrì un caffè. Non capiva, forse si era illusa troppo presto. Voleva andarsene ma a questo punto sarebbe stato da maleducati. Uno sguardo all'orologio; le dodici e trenta. Suo marito era già a casa, avrebbe preparato qualcosa da mangiare, i bimbi erano a scuola, in mensa. Passarono altri dieci minuti, dove finiti i discorsi di rito, era calato un silenzio angosciante. La signora sembrava a suo agio. Si mise ai fornelli e cominciò  a preparare il pranzo; lei invece si sentiva sempre più fuori posto. Dopo pochi minuti si sentì la porta d'entrata aprirsi e una voce potente, ma cordiale, annunciare il suo arrivo alla donna. Entrato in cucina la vide e mentre si presentava, baciò teneramente la moglie su una guancia.
    I due coniugi avevano quasi sessant'anni e li portavano bene. Avevano tre figli, sparsi per il mondo a far fruttare le loro lauree. Lui si era sempre occupato di commercio in generi alimentari di qualità,  prodotti non a portata di tutte le tasche. Aveva chiuso l'attività, i suoi figli non ne avevano voluto sapere di quel mestiere e non avendo problemi di soldi si era deciso al ritiro. Ma la sua indole gli impediva di restare inattivo e dopo pochi mesi, d'accordo con la moglie, decise di intraprendere una nuova avventura, sempre nel suo campo. Aveva però bisogno di una giovane capace e ambiziosa; sarebbe stata lei, se si fosse dimostrata all'altezza, a trainare la nuova realtà.
    Credeva di sognare. Pensava che certe persone esistessero solo nelle trame dei film o nei racconti di natale. Accettò senza riserve di mettersi alla prova, avrebbero giudicato loro le sue capacità.
    Uscì da quella casa con la gioia nel cuore. Lo saperva, ne era certa. Le cose sarebbero tornate a funzionare come prima, anzi, meglio di prima. Adesso toccava a suo marito, magari era andata bene anche a lui.
    In casa non c'era. Forse stava parlando con qualcuno, proprio come era successo a lei; sarebbe stata una giornata fantastica. Si era fatto tardi e decise di mangiare un boccone, senza aspettarlo. Avrebbe capito. In un attimo fu ora di andare a recuperare i bambini a scuola. Era talmente contenta ed euforica che si fermò ad acquistare del gelato. Avrebbero fatto merenda con il gelato! I bambini erano al settimo cielo, fu una merenda memorabile, dopo il gelato lei preparò dei piccoli panini che ai figli piacevano tanto.
    Si fece tardi, ora di cena e lui non era rincasato. Lui non aveva più il cellulare, allora provò a chiamare la cognata. Non l'aveva visto ne sentito. Gli altri fratelli erano al lavoro, ma provò lo stesso.Nulla. Chiamò i suoi, cercando di stare calma. Niente, nessuno l'aveva visto. Non doveva allarmarsi, era un adulto. Quando si è in giro alla ricerca di lavoro, capita di perdere la misura del tempo e della distanza.
    Fece cenare i figli, lei non mangiò; lo avrebbe aspettato. Ad un certo orario mise a letto i bambini, che cominciavano a chiedere del padre. Lei li rassicurò e li fece addormentare leggendogli un libro.
    Adesso era preoccupata. Non voleva allarmare nessuno ma cominciava ad aver paura e in quel momento le sembrò di vedere un'ombra in cucina. Non c'era nessuno, era stanca e vedeva le ombre. Che strano, eppure quell'ombra le ricordava qualcosa di familiare. Decise di richiamare sua cognata, rispose il cognato, mezzo addormentato. Non avrebbe mai disturbato se non fosse che era preoccupatissima, lui non era ancora rientrato. Suo cognato disse di aspettare, l'avrebbe raggiunta. Dopo mezz'ora e varie telefonate, si presentarono da lei il cognato e i fratelli di suo marito.
    Preparò il caffè e raccontò come si era svolta la giornata. La rassicurarono, l'indomani avrebbero valutato il da farsi. Per quella notte fecero arrivare sua cognata, sarebbe restata con lei.
    Di dormire non se ne parlava. Rotolava in quel letto vuoto, sua cognata era con i bimbi. Poi lo vide di nuovo e stavolta lo riconobbe. Non era un'ombra, era il mostro, il mostro che aveva visto vicino al marito. Fu tutto chiaro. Un nodo alla gola le fece mancare il fiato. Si alzò di scatto, lanciò un urlo ma nessun suono era uscito dalla sua bocca. Svegliò la cognata. Doveva andare, adesso sapeva, aveva capito.
    L'altra era ancora mezza addormentata e faticò non poco a realizzare quello che stava succedendo. Ma lei era agitatissima e già pronta per uscire, raccomandò di non muoversi e se ne andò.
    Le lacrime le rigavano il volto. Voleva urlare, imprecare, prendere a schiaffi qualcuno. Cercò invece di concentrarsi sulla guida. Senza rendersene conto era già arrivata. Anche di notte, dei piccoli lampioni illuminavano i vialetti del parco. Corse verso una panchina, la loro panchina. Pregò di essersi sbagliata, di dover tornare a casa a mani vuote. Allungò la mano sotto la panchina, una delle assi aveva un piccolo vuoto. La usavano ai tempi dei loro primi incontri come posto di scambio di messaggi, allora l'era elettronica stava facendo i primi passi.
    Trovò quello che cercava. Il piccolo bilgietto scritto a mano, riportava il seguente messaggio:
    <il mostro si è impossessato di me. Vi amo troppo per permettere che vi faccia del male. Abbraccia i bambini per me. Ti amo>.
    Straziata dal dolore rilesse il biglietto una, dieci, cento volte. No, non era vero. Stava sognando nel suo letto. Adesso lui l'avrebbe svegliata e avrebbero fatto l'amore, come sempre. Svegliami! Svegliami! Era il suo pensiero, ma più ci pensava e più sentiva il viso bagnato dalle lacrime, il vuoto nel cuore.
    I giorni seguenti furono angoscianti. La denuncia di scomparsa, le ricerche, le segnalazioni inutili. Aveva accettato la proposta di lavoro e cercava di restare concentrata su quello, inutilmente. L'amore della sua vita, l'uomo che con i suoi pregi e i suoi difetti la faceva sentire sempre una regina. Il padre dei suoi figli, quegli splendidi bambini che, con voce speranzosa e infantile, tutte le sere chiedevano del loro papà, non c'era più. La famiglia le fu accanto fin dall'inizio, anche gli amici si fecero in quattro per dare una mano. Lei non riusciva a ricambiare tutto quell'affetto neanche con un sorriso. L'unico sorriso lo donava ai suoi figli, nella speranza di rasserenarli un pò. Le settimane passavano, poi i mesi ed infine gli anni. L'affetto dei suoi cari non mancava di darle supporto e i bambini, ormai ragazzi, cercavano di renderle la vita felice. Spesso ci riuscivano.
    Era riuscita anche a portare avanti il progetto lavorativo intrapreso anni prima. Adesso, assieme al suo capo, gestiva un buon giro d'affari con varie zone del mondo, tanto che avevano dovuto assumere un paio di ragazze. Ciò le aveva permesso l'indipendenza economica, il che, visto i tempi, non era male. Ma anche lei doveva combattere il suo mostro. Le avevano detto che il tempo medica tutte le ferite, <sei fortunata, hai un ottimo lavoro e tre splendidi ragazzi>. Vero. Ma lei quel giorno, sull'altare, aveva promesso di condividere gioie e dolori con il suo uomo. Si sentiva sola, tremendamente sola.

    Fissò nuovamente il bicchiere. No, non avrebbe ceduto. Lei poteva sconfiggere il suo mostro. Nella disperazione c'è sempre un motivo per sopravvivere; anzi, per vivere. Lei doveva, voleva vivere.
    Si alzò, carica di un nuovo entusiasmo, il mostro non l'avrebbe mai avuta e in quel momento suonarono alla porta d'ingresso. Presa alla sprovvista si avvicinò allo spioncino e sbirciò fuori.
    Restò pietrificata, poi il cuore cominciò a pompare a mille e mentre, assciugati gli occhi, controllava sicura di non avere le traveggole, il campanello suonò ancora.
    Spalancata la porta, si ritrovarono faccia a faccia, abbracciati. Non dissero una parola, ed una volta entrati in casa si baciarono a lungo. Dopo alcuni attimi lei lo fissò negli occhi, non voleva che svanisse come un sogno. Lui fece altrettanto e per convincerla della sua presenza le disse con voce ferma e sicura: "Sono tornato. Ho sconfitto il mostro Ti devo delle spiegazioni". Lei non disse nulla. Era lì, era tornato. Non voleva sapere nulla, le spiegazioni a dopo. Adesso bastava fosse con lei. Lo abbracciò ancora, per convincersi definitivamente che l'incubo era finito e lui fece altrettanto.
    "Ho fame amore. mangiamo qualcosa?"
    Lei era al settimo cielo, non ragionava bene. I suoi pensieri erano un turbine inarrestabile. Si fiondò in cucina; lui aveva fame e lei avrebbe preparato da mangiare.
    Lui la seguì e le toccò il sedere con delicatezza per dirle; sono tornato. Lei era intenta ai fornelli, ma apprezzò quel gesto. Poi una fitta al cuore, come una scarica elettrica.
    Si girò, lui stava bevendo. I loro sguardi si incrociarono per un attimo, mentre una smorfia distorceva il viso del marito. Un colpo di tosse, il terrore negli occhi, la consapevolezza della fine.
    "Ti amo" prima dell'ultimo respiro.
    L'urlo angosciante di lei era un tributo al vincitore, colui che non era mai andato via, rimasto nascosto in attesa della sua ora.
    Il mostro aveava vinto.

    "Bisogna essere forti nella vita, sempre. Bisogna godere ogni istante come se fosse l'ultimo e rallegrarsi di ciò che si ha, non essere tristi e invidiosi per ciò che ci manca, avete capito?"
    "Si maestro. Vuole una cioccolata calda?"
    "Mi hai letto nel pensiero, certo che la voglio"

  • 03 marzo 2013 alle ore 11:41
    La Vera amicizia

    Come comincia: Trovare persone che non sanno il tuo nome, ma sanno come amarti, è stata l’emozione più grande che ho provato in quel luogo! Pensavo di conoscere l’amicizia migliore, invece ho scoperto quella Vera! L’amicizia non è divertimento, uscire insieme… ma è un qualcosa di più profondo, l’amicizia vera è quando un amico è disposto a dare la vita per te, anche se ti conosce appena, farebbe qualsiasi cosa per salvarti, l’amico vero si aspetta l’amore in cambio, non soldi o oggetti! Per la prima volta ho conosciuto persone senza “sottotesto”, cioè prive di doppio gioco, purtroppo senza saperlo molte persone che non seguono la parola di Gesù, assumono una doppia personalità, in breve, ci fanno capire che desiderano una cosa, invece lo fanno per altri scopi! Perchè le persone sottopressione rivelano ciò che sono veramente! Il dilemma scuote l’inconscio, e lo dissotterra! E’ meraviglioso parlare invece con persone che possiedono una sola personalità, se ti amano, ti amano veramente! Ho scoperto l’Amore, l’ospitalità fraterna, condita con un amore mai provato prima! C’è una luce diversa che brilla nei loro occhi, qualcosa che non puoi fare a meno di ritornarci! Apprezzare ogni singolo insetto, ogni petalo e amarlo, come un uomo! …Passeggiare nell’oscurità della notte, tra la natura, illuminati solo da una splendida Luna piena, è sublime! La notte acquerellata dal plenilunio rendeva magico il firmamento! Sono proprio tornato sulla Terra, non sapevo cosa stesse succedendo quaggiù, senza TV, computer…, si viveva solo di amore, contemplazione, amicizia e preghiera! E tutto questo regala un qualcosa, che non basta una poesia per descriverlo, ma bisogna provarlo… e quel qualcosa è la felicità! Fabio Meneghella

  • 03 marzo 2013 alle ore 11:40
    Il nostro Sogno

    Come comincia: Nello spazio temporale del plenilunio, Orione osserverà nel suo movimento impercettibile, atomi sfioreranno i loro simili evoluti, accarezzando come in un lampo gli elettroni impazziti fin dalla loro nascita, grazie ad un moto perpetuo ignoto solo alle nostre menti, menti divise da uno strano big bang celeste, l’antico cervello di Dio! Ci addormenteremo grazie ad una luce proveniente dal firmamento, la luce del plenilunio, al nostro risveglio passeremo l’eternità a raccontarci il nostro sogno, sogno che chiameremo vita! Fabio Meneghella

  • 03 marzo 2013 alle ore 11:40
    Gli occhi del cuore

    Come comincia: Una nube gelida s’innalza ad ogni suo battito, mentre due stelle aprono le loro palpebre al mondo, per la prima volta. Essa accarezza e oscura il cuore, quando gli occhi insegnano a scoprire! Ma un non vedente non potrà mai descriverti un tramonto, allo stesso modo un non credente non potrà mai vedere la realtà! Gli occhi scoprono il già vissuto, sono un ottimo strumento d’inganno, credono a ciò che vogliono credere. E non ci si accorge di quanto la nube gelida, innalzatasi alla nascita ad ogni battito del cuore, ci oscuri gli occhi del cuore! Ma c’è una forza, una costante adrenalina, un potere sovrannaturale, che comincia a scorrere nei meandri dell’inconscio, disgregando e aprendo, come un sole dietro una nuvola, gli occhi del cuore! E questa forza la si assorbe molto lentamente negli anni, la si conosce, la si apprende, la si confuta e la si contempla, cominciando a vedere il bene e il male, e osservando la propria vita diventare molto lentamente, sempre più simile ad un universo, dove tutto è al suo posto, dove tutto ruota e funziona alla perfezione, come se dietro questa perfezione ci fosse una mano! Questo potere lo si trova nella Parola di Dio, nei suoi vangeli! Fabio Meneghella

  • 03 marzo 2013 alle ore 11:39
    Il Volo divenne Vita

    Come comincia: La corruzione e la vendetta imperversavano, in un mondo rallentato dall’attrito del male, dove il perdono era una montagna invalicabile, dove la luce brillava solo nei cieli e il canto dei volatili era la speranza di un mondo migliore. Uomini soffiavano vento di morte nei campi colorati di Primavera, quando un eclisse spense i cieli e una cometa fluorescente trapassò le nubi. Il mattino seguente la natura prosperava un colore diverso. Laggiù un canto nuovo divenne la speranza di un mondo migliore, il canto di un neonato, un bambino che da una mangiatoia per animali fu mostrato al cielo e d’alba si bagnò! Il bambino, divenuto uomo, insegnò ai suoi fratelli il perdono, benché elemento fondamentale per “volare”. Qualsiasi macchina tu possa realizzare per spegnere una stella con un dito, non riuscirai mai a “volare” fino in fondo! Fu torturato e morì, salvandoci dal peccato. Da quell’attimo prosciugato di lacrime umane, il “volo” divenne vita, una vita in cui ognuno poteva rifugiarsi. E da allora cambiò tutto.
    Fabio Meneghella

  • 03 marzo 2013 alle ore 11:38
    Per Roma

    Come comincia: Esiste una città al mondo dove la mia mente si sprigiona da questo presente mondo, dove i miei pensieri si spettinano per un vento di sogni! Riesco quasi a passeggiare su di un filo sottilissimo, il filo della nostra storia, e sentirmi parte di questo tempo che imperterrito avanza, e chissà per quanti miliardi di anni ancora! Questa città da me sempre amata, sarà sempre la propulsione dei miei sogni, nessun altro posto al mondo riesce a farmi sognare così tanto! E questa città eterna si chiama Roma!
    Fabio Meneghella

  • 03 marzo 2013 alle ore 11:37
    Senti

    Come comincia: Il cuore batte, e lentamente ci trascina verso l’inizio di ogni nuovo solstizio, portandoci quasi per mano, e ricordandoci ad ogni suo battito l’attrazione, che permette all’anima di orbitare su questa Terra. Senti il tuo cuore che batte amore, e l’odio diventare amore, Senti il tuo cuore portare il tempo, seguilo e lasciati trascinare dal vento, Senti il respiro della foresta, e il sole dietro la tempesta, Senti Dio e il suo messaggio, e l’impronta lasciata ad ogni suo passaggio, Senti i profumi portati dal vento, e i suoni toccati dal tempo! Senti ogni nuovo giorno sorgere nelle tue mani, e la luna attendere il tuo domani. Matura con la natura, e porta la pace e l’amore nel tuo cuore, preparati alla felicità e al dolore, abbi fiducia in Dio, dormirai serena nel tuo letto, coperta dal suo tetto. E allora senti il vento accarezzare il grano, e da una mano una farfalla spiccare il volo, senti l’equilibrio fra cuore e mente, e Dio sarà con te perennemente! La vita è preziosa, e come una rosa raccoglila dai cuori frugiferi, e conservala dentro di te! Fabio Meneghella

  • 03 marzo 2013 alle ore 11:37
    Volare Significa Credere

    Come comincia: Basta una tempesta a far precipitare i nostri sogni.
    Due ali non sono sufficienti per spiccare il volo.
    Dietro ogni tramonto s’innalzerà un progetto divino e il male non trionferà!
    Se tutto hai perduto c’è sempre un Paradiso da conquistare,
    perché il dolore una nuova vita partorirà.
    Un’aurora accenderà il firmamento e una corrente ascensionale ti solleverà!
    Oltre l’uragano brillano le stelle, la gravità si dissolve, un soffio gelido irrora il tuo cuore, dove il Sole è un’alba immobile, laddove una nuvola mai più sorpasserà i tuoi sogni!
    Per risorgere ti basterà aver vissuto,
    perché volare significa credere! Fabio Meneghella

  • 03 marzo 2013 alle ore 9:20
    Gli esami di maturità

    Come comincia: La scuola stava per chiudere i battenti ma non per noi che avremmo dovuto studiare e prepararci agli esami di stato per conseguire il diploma magistrale, titolo sufficiente a quei tempi per accedere all’insegnamento nelle scuole elementari.
    Eravamo in fibrillazione, tutte noi amiche puntavamo ad un buon risultato non fosse altro che per dare una soddisfazione ai nostri genitori.
    Ero arrivata al quarto anno con un percorso netto sempre promossa anche  se con voti modesti.
    Invece la mia piccola amica Paola era un’alunna brillante con voti altissimi dall’otto al dieci.
    Nonostante il suo profitto così gratificante, si lamentava di non comprendere la filosofia insegnata, nella sua sezione, da un filosofo e non da un semplice docente. Quando veniva interrogata, in questa materia, ripeteva gli argomenti un po’ memonicamente spesso senza sapere cosa stesse dicendo... e questo le creava ansia.
    Pensava agli esami quando qualche membro della commissione avrebbe potuto chiederle qualcosa in più...
    Più ci avvicinavamo agli esami più vedevo negli occhi di Paola un certo interesse quando raccontavo delle lezioni di filosofia tenute nella mia classe da una docente giovane che si era aggiunta ai colleghi verso la metà del primo quadrimestre.
    Paola mi chiese se volessi preparare insieme a lei il programma d’esami relativo alla filosofia...
    Eravamo in due sezioni diverse, non ricordo se gli argomenti d’esame fossero unificati e uguali per tutte le sezioni, comunque risposi subito di sì.
    Quella richiesta non solo aveva in sé un riconoscimento alle mie capacità ma mi rendeva felice al pensiero di passare qualche ora in più insieme in un periodo noioso e lungo come quello che ci separava dagli esami.
    Finite le lezioni cominciammo a studiare insieme.
    Ricordo gli attimi, il sole accecante dell’estate, anche i vestiti che indossavo quando a piedi mi recavo a Casalbertone, un quartiere vicino al mio dove Paola si era trasferita con la sua famiglia.
    Mi tornano in mente le risate, i momenti di spensieratezza; ricordo anche le nostre voci che si alzavano per sostenere le posizioni diverse su qualche argomento e, non avendo né io né Paola una dose elevata di modestia, non recedevamo facilmente dai nostri punti fermi.
    Studiammo. Tutti i giorni, un po’ a casa mia e un po’ a casa sua, ci sottoponemmo a un “tour de force” che però sopportavamo con piacere.
    Sostenemmo gli esami...
    Paola sulla pagella, alla voce “Filosofia” vide campeggiare un bel “9” mentre nella mia appariva un modestissimo “sei” che ebbi solo per l’intercessione del membro interno della commissione che era, appunto, la mia professoressa di filosofia.
    Paola quando ricorda dei nostri esami di filosofia non riesce a parlarne perché ne ride e ne ride giustamente.
    Mi continuo a chiedere -E’ stato merito mio o avrebbe avuto lo stesso risultato senza le mie “lezioni”.-
    Lezioni che Paola ancora ricorda con le immagini e i paragoni sapienti, tipo “la mano non può com-prendere se stessa”, che io avevo appreso dalla mia professoressa e che seppi trasmetterle tanto bene quanto non seppi io farne tesoro.

  • 01 marzo 2013 alle ore 14:43
    Centro

    Come comincia:

  • 01 marzo 2013 alle ore 9:12
    Un salto nel tempo

    Come comincia: Ecco, lo sapevo, sarebbe bastato il tocco magico del raspacapelli per poter fare un salto nel futuro…
    Un futuro non tanto lontano dove regnava la più totale confusione astronautica…
    Del resto in questo periodo siamo abbastanza abituati alla confusione nel nostro paese…
    Pertanto il tocco fatato del raspacapelli non ha fatto null’altro che trasportarci tutti in un’altra dimensione dove inizialmente nessuno si accorse di non vivere più in Italia, tanto la confusione era comunque la stessa; il solito tran tran quotidiano, il solito caffè con la solita brioches…
    Ma che succede…è una brioches gigantesca…oserei dire una bigbrioches…
    Dimenticavo un particolare: nel trasporto tutti e sottolineo tutti, abbiamo perso qualche centimetro ed anche qualche chilo…
    Quindi senza dieta alcuna ci siamo ritrovati come Gulliver: un viaggio fantastico in un mondo che più piccolo non si può.
    Si perché non è normale mangiare la bigbrioches, ma è ancora meno normale tutto il resto…Sentite…
    Arrivare al primo piano dell’ufficio ed esser stanchi come se l’ufficio fosse stato spostato al centesimo piano…
    Provate voi a farvi due rampe di scale essendo alti più o meno 15 cm…
    Si pose subito un problema: gli spostamenti erano pazzeschi, l’auto non la potevamo guidare ed aerei così piccoli, magari con voli last minute non li avevano ancora inventati…
    Ma andiamo con ordine (si fa per dire): qui bisognava correre ai ripari, si rischiava di perdere il lavoro, la casa, gli affetti, non ci vedeva nessuno, non si poteva di certo continuare a sperare in un tocco magico di qualche aggegio simile al raspacapelli…
    ma c’era anche il rischio che con questi tocchi magici potessi ritrovarmi in chissà quale epoca storica…speriamo bene.
    Appunto, non avevo neanche finito il mio pensiero volante che subito il tocco di un turbopettine mi catapultò ulteriormente avanti nel tempo…
    Dove le città erano tutte sospese nel vuoto e dove non esisteva il traffico, le persone si muovevano librandosi nell’aria, galleggiandovi chissà per quale strana legge fisica…o fantascientifica…
    I mezzi pubblici consistevano in tante scie luminose che si incrociavano senza scontrarsi mai, come fantasmi…traffico inesistente.
    Ma per favore ritornatemi i miei centimetri ed anche i  miei chili: non ebbi finito di pronunciare questa frase che in men che non si dica un grattashampoo  mi colò sulla testa e mi avvolse in una nube schiumosa…
    Appena si dissolese la nube mi ritrovai alto tre metri e con parecchi chili più del solito…ero un gigante…mi muovevo con difficoltà…
    Il centro cittadino era popolato di donne perfette, talmente perfette che sembravano finte…dei veri e propri manichini, non era possibile avvicinarle, se lo facevi subito una raffica di spruzzi lattei ti si parava di fronte…
    Mi sembrava letteralmente di impazzire.
    Non era possibile continuare il ritmo forsennato di questo saltoneltempo, o perlomeno non faceva per me, io ero più abitudinario , la fantasia mi apparteneva ma non sino a questo punto, mi piaceva conoscere gente nuova, ma non riuscivo a razionalizzare il fatto di avere dei coetanei alti 15 cm, e poco dopo altri di 3 metri…
    Insomma mi ci voleva un idea per fuggire da questa dimensione, sperando di ritornare nuovamente nel mio mondo dove, tutto sommato, c’è confusione, ma in misura normale.
    Dove il cielo sta ancora sopra la mia testa e la terra sotto i miei piedi, dove il mare è azzurro con le onde e le spiagge si trovano a livello del mare, dove i monti profumano di silenzio, quel silenzio che ora non c’era più….
    E tutto a causa di raspe, shampi e pettini strani e magici…
    Immerso nella confusione tamburellante di questa dimensione spazialmarziana proseguivo senza meta nella speranza di….
    All’improvviso uno squarcio sulla strada avanti a me permise al barbiergiocherellone di fuoruscire dalla crosta terrestre e di prendermi per mano iniziando a volteggiare nell’aria ed io con lui…tra mille risate tenebrose ed urla non troppo convincenti…
    Entrambi iniziammo a roteare in mezzo ad una miriade di capelli di mille colori…un arcobalenoparruccoso che ci risucchiò…non si sa dove e non si sa perché…non ci capivo più nulla…mi lasciai trasportare…non potevo reagire, ero come bloccato…
    Come immobilizzato, era solo il vortice, il turbinio di queste mille emozioni che mi faceva muovere
    Mi ritrovai di colpo…disteso sul mio letto: era tutto un sogno…!! Si proprio così…che sudata, ma per fortuna non era vero nulla…
    Del resto non poteva essere diversamente… raspacapelli, turbopettine, barbiergiocherellone, grattashampoo e arcobaleno parruccoso non facevano al caso mio…io i capelli non ce li ho più già da un bel pezzo…
    Di questo sogno (o forse meglio chiamarlo incubo) mi rimase un’unica cosa che al risveglio ritrovai sul mio cuscino e che ancora oggi non mi so spiegare, la conservo gelosamente tra le pagine di un libro: una ciocca di capelli multicolore…

  • 01 marzo 2013 alle ore 1:19
    TU NON CONOSCI L'AMORE

    Come comincia:  Lui pensava che tutti i fiori profumavano troppo e quindi infastidivano,ma allo stesso tempo si riempiva il balcone di casa,il giardino ,e quella che lui chiamava realta'.Innaffiava le camelie ,le mimose ,le bocche di rosa ecc sempre con le sue parole che sapevano di acqua sporca;Era cosi' preso dalla bellezza giovanile delle margherite che nel frattempo non si era accorto che quella pianta grassa che aveva a casa,stanca di vederlo assente,andava a farsi dimagrire da un bel fusto e le sue due stelle di natale si stavano facendo addobbare da estranei rovi e non solo a natale ,ma in tutte le feste,perché era sempre festa.Ma tanto per lui i fiori ,le piante avevano tutte lo stesso profumo fastidioso ,ma pur pensando questo,continuava a circondarsi di tulipani,fiori di arancio,ninfee credo le sue preferite,fiordalisi ,glicini ecc
    ultimamente teneva vicino una rosa rossa,era cosi' preso dalla sua bellezza che non aveva pensato che le rose hanno delle spine,e le sue non erano sue complici ma avversarie.ma quando si pensa che tutti i fiori profumano dello stesso profumo fastidioso e nel frattempo pero' si colgono e si portano nella propria caverna,non si ragiona piu' con la testa............
    Lui pero',quest'uomo dalla bocca obbliqua che sembrava essere stata tagliata con un alcetta ,mentre continuava ad innaffiare tutti i suoi disprezzati ma voluti fiori,aveva ultimamente colto un fiore diverso da tutti gli altri:era una violetta cresciuta nelle rocce selvagge di un isola tra il muschio bianco,si quello era il suo profumo,il muschio bianco , ma tanto per lui tutti i fiori profumavano dello stesso profumo fastidioso ,parlava male di loro ma intanto si riempiva il balcone di tanti tipi di fiori,il giardino di casa,i davanzali e anche il cofano della sua macchina e della sua "testa".pensava di essere stato lui a cogliere quella violetta selvaggia ,ma preso forse ..non so...dal suo entrare a piccoli passi verso di lui,non si era accorto che era stata lei a farsi cogliere apposta.Il grande spirito l'aveva messa sulla terra per cercare di far guarire quell'uomo malato da tempo,rosso perché lui sapeva di essere cosi' ed era rabbioso per chi se ne accorgeva,ma lei era forse un angelo e voleva guarirlo ,un angelo vendicativo...perché lei tempo fa era stata un fiore calpestato da una persona che assomigliava molto a lui,l'aveva fatta morire tante di quelle volte,anche lui aveva la sua bocca fine che sembrava essere stata tagliata con un alcetta per punizione,da Dio,perché in passato usava la sua boccaper ingannare tutti,cosi Dio fece anche con lui,perché lui pensava che tutti i fiori profumano troppo ,che tutti i fiori sono puttane,anche le proprie figlie,ma si circondava di loro e le innaffiava con le stesse parole e carezze che sapevano di stagno.Si la violetta a forza di essere morta ,colpita ,era nata in mezzo alle rocce:rappresentazione piu' chiara che quando sembra tutto spento,ci sono fiori che nascono anche nei posti piu' inpensabili...e diventano eterni..il suo cuore e il suo corpo era diventato cosi' sensibile a forza di essere ripetutamente uccisa,che sapeva riconoscere da lontano l'odore di stagno,era il suo corpo che voleva lasciarsi prendere da quelle mani che forse anche esse le ricordavano il primo abbraccio della sua infanzia quando tutto era puro,ecco il loro legame un amore vendicativo:non dimentichiamo che lei era un angelo,ma anche gli angeli non possono farcela quando si esagera :lei era stata mandata dal grande spirito a lui per fargli capire che non è vero che tutti i fiori profumano dello stesso profumo fastidioso,che i fiori sono puttane,ma che invece alcuni si fanno specchio per farti specchiare e vedere che anche alcuni uomini profumano troppo come le puttane,si,lui era una puttana,si faceva affascinare subito dalla bellezza ,disposto a farsi prendere da tutte per risolvere i suoi problemi di accettazione ,concorrenza ,orgoglio ,apparenza.Si lui odorava troppo di acqua sporca che usciva dalla sua bocca tagliata con un alcetta ,e lei la violetta selvaggia lo sapeva ma voleva salvarlo ,sapeva che forse lui voleva guarire da cosa lo ammalo' anni fa,ma lui era diventato ingordo e continuava a mangiare e mangiare,ma non sapeva che stava mangiando illusioni.mentre diceva che amava solo lei,continuava ad innaffiare altri fiori e cosi' era troppo,anche gli angeli perdono la pazienza ..eppure lo avrebbe protetto come una madre fa con i figli,lui si sarebbe sentito uomo per la prima volta tenendo quel piccolo fiore tra le braccia e facendo l'amore con lei avrebbe capito finalmente che non tutti i fiori hanno lo stesso profumo.....ma era troppo tardi ...eppure lei aveva fatto di tutto per farglielo capire....Lui torno' a casa e nel suo balcone c'era solo concime che faceva nascere carogne,i fiori erano diventate piante rampicanti facendosi forza a vicenda erano andate via,perfino la pianta grassa che aveva a casa da tempo stufa di osservarlo mentre si faceva prendere dalla bellezza delle giovani margherite,era andata via anche lei con un bel fusto.i girasoli anche essi andati via,si era improvvisamente accorto che loro da sempre erano rivolti verso il sole e davano da sempre le spalle a lui,si sa che l'amore è rivolto alla luce,alle cose chiare e aun solo uomo.,e quando lui va via si spengono,per poi riprendere vita quando lui torna.ma lquell'uomo non ha mai voluto capire i discorsi che la violetta cercava di fargli,voleva salvarlo,quell'amore vendicativo e di salvezza,gli ricordava una persona e allora salvandolo sarebbe svanito il senso di colpa di non aver salvato quell'uomo quando lei era piccola e uccidendolo,forse lei finalmente sarebbe stata in pace perché era come uccidere quell'uomo.è cosi' in fondo l'amore,o vivo o morto.o sei con me o senza di me.

    Ricorda il grande spirito ti ha gia' punito con la bocca,devi gridarmi piu' forte se vuoi salvarti,forse c'è ancora tempo,la mia gente,i nativi d'america dicevano che in ogni essere c'è un cuore buono,ma non sempre viene ascolato.
    grida piu' forte!!!!!
    Luna che nasce

  • 28 febbraio 2013 alle ore 15:19
    La pianura

    Come comincia: La pianura è complicata. Non vedi mai una fine se guardi l'orizzonte da una pianura, non ti addormenti, ti spegni a occhi aperti e labbra che si abbracciano ai denti. I silenzi sono accesi, privi di eco ma costanti, senza soluzione di continuità. La notte pare di sentire rantolare le stelle o di udire sbadigliare la luna, il giorno non puoi nemmeno aggrapparti alla terra o, a quel che è rimasto di essa, difficile trovare terra che non abbia detriti di vizi umani sparsi sul corpo o conficcati nel cuore. Anche la terra ha una voce e quando parla fa danni, diciamo che è atroce, ci sballotta a piacimento, ci sposta le cose, ci toglie il respiro. Chi l'ha avvertita gridare ne porta ancora il rumore negli occhi quando ne parla, son parole sudate che ancora vibrano e sussultano. Eppure la terra sa attendere senza proferire parola, l'acqua è il suo sangue che scorre, a volte deviato, a volte fluttuante. Io non somiglio alla terra, neppure so se ho un sangue che scorre e se mai ce l'avessi mi sorge il dubbio di non aver mai dipinto nulla con esso. Sono un pittore mancato, un poeta inventato, un musicista scordato, uno scultore abbronzato, un uomo finito mai cominciato. Eterno bambino alla prima esperienza, soffocato dall'adolescenza, succedaneo di sconosciuta forma, sono un'ombra che non segue la propria orma. La pianura è complicata, inghiotte luce e buio, ti copre di nebbia, su una distesa pianura non sei mai al sicuro, papaveri e girasoli, barbabietole e pomodori e poi peri innestati, campi di soia geneticamente modificati, vigneti dai grappoli pianificati, terreni, infiltrati da flebo, i quali giocano a fare i morti resuscitati. La pianura è un film comico, dal messaggio tragico. E' un "Amici miei", un "Radiofreccia", un "Compagni di scuola", è una risata con la morte in gola, è fredda, afosa, umida, scontrosa. La pianura non finisce mai di non stupire, se chiudi gli occhi continui a vederla, piena di spigoli d'aria che torcono la speranza. Io sono pianura, complicato, senza fine e senza inizio, aggrappato sull'orlo di un precipizio che non esiste, se non nello sguardo di un bambino quando è triste.

  • 27 febbraio 2013 alle ore 14:44
    Il signore degli Anelli - Orgoglioso anonimato

    Come comincia: Il taxi lo stava portando velocemente verso la sede del colloquio. Alla radio si parlava in termini non proprio da Accademia della Crusca della "Maggica" e di Zeman. Giorgio non tornava a Roma da quando l'allenatore boemo aveva guidato per la prima volta la squadra giallorossa. Quella sensazione di déjà vu gli infuse un minimo di sicurezza, e ai suoi occhi, gli conferì anche un'aria più giovanile. Ormai aveva trentaquattro anni, millemila colloqui alle spalle e mai nessun lavoro stabile. Quasi rassegnato si apprestava a sostenerne un altro, che, alla pari dei precedenti, era solito definire "un tantinello standard".  Era anche un po' stanco: aveva fatto le 3 giocando al poker online: ventiseiesimo su 2550 persone e 120 euro di guadagno. Sei ore per quella miseria. Ogni volta si chiedeva perché cazzo continuava a giocarci. Eppure continuava.

    «Dotto’, ma lei sta co’ Zeman?»

    «Guarda, a me non è che mi interessa poi molto di Zeman. Io sono juventino».

    «Mamma mia! E com'è st'insana scelta?»

    «Non so, non credo sia stata una scelta. Da quando ho la memoria mi ricordo bianconero».

    Giorgio non riusciva a non rispondere seriamente a qualsiasi tipo di domanda, anche se dentro di sé aveva sempre una risposta alternativa a quella classica. Era fatto così, e non poteva farci nulla. Come sarebbe stato bello dirgli veramente ciò che pensava. Ma poi cosa avrebbe pensato di lui quello sconosciuto? Era questa la tristezza del mondo secondo la sua opinione: porre dei filtri all'intelletto, alla fantasia e alle meraviglie che si potrebbero instaurare fra le persone se solo non ci limitassimo a risposte automatizzate, pronunciate senza pensare, senza interesse per il discorso e per il nostro interlocutore.
    Decise che era il momento di cambiare atteggiamento e avrebbe iniziato proprio da quel colloquio. Beh, magari avrebbe tentato, di dare una risposta spontanea. Quantomeno provare a farla spuntare dalle sue labbra, “…per vedere di nascosto l'effetto che fa”, pensò lo Jannacci che era in lui!

    «Dotto' sono 16 euro... Faccia 15».

    «Grazie».

    Giorgio si ritrovò in una megasede deluxe, ricoperta da vetrate, specchi e un ampio open space in cui sedeva, dietro una scrivania, una solerte segretaria che lo fece accomodare in una stanzetta dove gli chiese di aspettare qualche minuto.
    Alle pareti bianche erano appesi due poster. Il primo ritraeva Einstein con la scritta: “I migliori talenti li abbiamo scoperti noi” mentre nell'altro era raffigurato un bambino in sella ad un triciclo su una strada impervia e lo slogan: “Ti seguiamo fin dall'inizio della tua carriera”.

    “Madonna che ansia” pensò il malcapitato Giorgio.

    «Buongiorno».

    «Buongiorno».

    «Come va? Ha trovato facilmente la strada?»
    (Sono venuto in taxi) – «Sì sì»

    «Allora. Benvenuto. Io sono il Dott. Magrin e prima di iniziare le farei una panoramica sulla nostra società, su chi siamo nel mondo e di cosa ci occupiamo. Allora, “aTTenture” è una società che...»

    “Bla bla bla… Che palle… Quanto parla questo... Ma cosa me ne importa... Vabbè fammi annuire... Sì ok... Milioni di dipendenti felici in tutto il mondo, fatturato astronomico e meraviglie di ogni genere, diamanti grossi come cocomeri, falde di acque miracolose e pascoli verdi dove condividere beatamente un abbondante e succulento pasto aziendale. Andava tutto bene lì, nella Contea della Terra di Mezzo, lontano dal mondo cattivo che avevano organizzato altre aziende schiaviste.
    Peccato che anche aTTenture non sarebbe stata esente dall'avere mezzuomini, con tutte le loro bassezze morali legalizzate e incentivate da dinamiche e policy aziendali” - pensò Giorgio. E trovò l'osservazione abbastanza arguta. 

    «Tutto chiaro?»

    «Sì sì!»

    «Allora lascio la parola a Lei, ma prima una domanda. Lei non è del 1988? Mi sembra un po' piùùù... Maturo».

    «No, sono del 1978».

    «Ah, allora c'è stato un errore sul Curriculum Vitae nel mio database. Purtroppo per questa opportunità lavorativa non potrò prenderla in considerazione perché il nostro cliente cerca persone un po' più... Un po' menoooo... Mature. Però magari Le troviamo qualcosa. Mi parli della Sua carriera accademica e professionale».

    Giorgio ultimamente sentiva un po' troppo spesso la parola "maturo" e visibilmente scoraggiato dopo tutti quei km e il denaro speso per raggiungere Roma, capì che non aveva nulla da perdere. Decise pertanto di tirare fuori tutto ciò che avrebbe voluto sempre urlare a quelle persone col sorriso di plastica e il colletto così candido da far impallidire la vecchina, pardo n, la donna matura, dell'omino bianco.
    Si stupì di ciò che gli stava uscendo dalla bocca, ma gli piaceva, gli piaceva eccome.

    «Sono Giorgio Maraschi. Trentaquattro anni. Nasco calcisticamente nel Caserta 1960. Dopo una breve parentesi da centrale difensivo scoprii la mia vera natura: attaccante di sfondamento. Dopo una caterva di gol ho avuto un infortunio che mi ha compromesso la carriera. Non lo ammetterei neanche sotto tortura, ma nonostante l'ernia del disco e i trentaquattro anni suonati, nutro ancora, in fondo, ma proprio in fondo al mio animo, il sogno di diventare prima punta del Real Madrid. El delantero delle merengues!»

    “Olé!” ma questo non lo disse.

    Il resto sì però, e il selezionatore sembrava quasi intimidito. Aveva paura che Giorgio avrebbe estratto un mitra e sparato all'impazzata contro di lui e contro tutti i suoi colleghi. Una carneficina annunciata. "Queste persone dovrebbero essere rinchiuse da qualche parte" - pensò,  ma non si azzardò a proferire parola.

    «Allora... Selezionatore, vuole sapere i miei pregi e miei difetti?»
    Giorgio non aspettò neanche la risposta e cominciò:
    «I pregi è che sono un bravo ragazzo, non uno squalo da grande azienda, quindi non andrò mai bene per voi. Andrei bene solo per ruoli da bravo ragazzo e questo mi permetterebbe solo di vivacchiare con uno stipendio da fame fra stenti e bocconi amari alla base della piramide. Dovendovi anche ringraziare per l'opportunità concessami. Perché lo so che va così. Inutile descrivere posti incantati e amministratori delegati che dividono con generosità e magnanimità gli introiti con un consulente qualsiasi.
    Dicevamo?!? Ah i difetti... Mi scaccolo e se mi fanno girare i coglioni posso anche arrabbiarmi. Di brutto. Ma non avere paura sono un tipo pacifico...io!»

    Si sentiva Spud in Trainspotting, ma la differenza con lui è che Giorgio non gli disse mai: "È lei il tizio che comanda…" Perché “a Giorgio Maraschi” nessuno aveva mai comandato.

    «E ora basta, vado via! Credo che per una volta rimarrò impresso nella memoria di un selezionatore! Ah un'ultima cosa: le persone che vengono qui non vengono per un lavoro dinamico, per una crescita professionale e perché gli piace questo tipo di vita. Le persone vengono qui perché devono guadagnare e se potessero scegliere farebbero un lavoro in cui si guadagna tanto e con meno rompimenti di coglioni possibili. E questa risposta non gliela dà nessuno. Per questo poi ci sono incomprensioni. Bisogna abituarsi a dire la verità. Il mondo sarebbe un posto moooolto più chiaro. Non a livello della Contea della Terra di Mezzo, ma un posto migliore sicuramente.
    Arrivederci».

    Giorgio uscì dalla porta. Non poteva credere a ciò che aveva appena detto e fatto pochi istanti prima. Avrebbe avuto una valutazione molto negativa. Ma in fondo cosa gli importava, anche lui si era fatto un'idea negativa di Magrin e dell'azienda che rappresentava: 1-1 palla al centro.
    Chiamò un taxi con il cellulare. Aveva voglia di un'amatriciana e forse avrebbe parlato di Zeman con un altro tassista, questa volta sciogliendosi un po'. In fondo la vita gli sorrideva. Non aveva nessun anello del potere a corrodergli l'anima e le cupi nuvole di Mordor con il suo occhio che tutto vede erano lontane. In realtà l'Occhio era disinteressato ad uno come lui. E quella certezza non poteva che farlo sentire meravigliosamente bene.