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Racconti

“Scrivere è viaggiare senza la seccatura dei bagagli”
Emilio Salgari


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  • 09 giugno 2012 alle ore 20:36
    Là... dove finisce l'arcobaleno

    Come comincia: Ciao, il mio nome è Paolino, veramente Paolo ma la mamma mi chiama Paolino e mi piace sentire la mia mamma chiamarmi così.
    Sai, la mia mamma è molto bella, anzi è la più bella  e ancor più lo è quando sorride, quando mi rimbocca le coperte e mi bacia in fronte.
    La mia mamma ha lunghissimi capelli scuri  e veste sempre abiti allegri, colorati e disegnati come le pareti della mia cameretta.
    Il mio papà è un uomo molto grande. Lui di capelli a dire il vero ne ha pochissimi e la mamma lo prende in giro per questo. Loro fanno sempre finta di litigare, poi scoppiano a ridere rincorrendosi per la casa come di tanto in tanto facciamo noi bambini a scuola, solo che loro non hanno come noi una maestra che si mette ad urlare di non correre.
    Il mio papà è molto forte e quando mi prende in braccio per farmi volare in alto rido, anche se a volte ho paura di toccare il soffitto con la testa. Pensate che riesce persino a prendere in braccio anche mamma, facendola roteare fra il tavolo e il frigorifero della cucina. Mamma ruota così forte che i suoi capelli neri  s’arruffano tutti e  papà la chiama strega. Io mi diverto molto, anche perché poi corrono tutti e due ad afferrarmi facendomi girare fra loro come il mio cricetino nella sua ruota, sino a che precipitiamo tutti sul divano con mamma che finge di svenire e papà che ci fa il solletico ad entrambi.
    Vi ho già detto della mia cameretta?
    E’ bella la mia camera. Mamma ha tinto le pareti con tutti i colori dell’arcobaleno, disegnando un grande aquilone e delle azzurre nuvolette sopra il mio letto.
    L’aquilone ha una buffa faccia disegnata all’interno e una lunga coda  colorata che somiglia agli svolazzanti e colorati vestiti di mamma.
    Papà e mamma  mi accompagnano insieme nel letto la sera, ma è la mamma che si ferma qualche minuto a leggermi delle buffe storielle per poi salutarmi con un bacio in fronte.
    E’ allora che io fingendo di dormire la lascio allontanare per poi ascoltare lei e papà  che fanno la lotta nel letto.
    La mia mamma sorride sempre, o quasi. Una sola volta la ho vista piangere, ma le è passato subito, giusto il tempo di abbracciarmi forte e il sorriso è tornato.
    Si… mamma una volta ha pianto, è stato quando il nonno se n'è andato nel cielo seguendo i colori dell'arcobaleno. Mamma mi ha detto che era malato e là dove è andato non sente più dolore, che ci sono fiori coloratissimi e fa sempre caldo, e che un giorno tornerà guarito e sorridente come era prima di ammalarsi.

    E’ oramai qualche giorno che non vado a scuola, mamma dice che ho la febbre e devo riposarmi.
    Il dottore mi ha dato una medicina molto cattiva e un’amica della mamma viene ogni giorno ad ascoltare il mio pancino con una cosa che somiglia a quelle cuffiette che mette la mamma per ascoltare la musica e non disturbare il papà che guarda la televisione.

    Oggi mamma mi ha accompagnato a letto senza ridere e il papà era arrabbiato. Eppure sono stato bravo, ho preso la medicina anche se è veramente cattiva e ho fatto i compiti che i miei compagni di scuola mi hanno portato. Sono stato un bravo ometto, come papà mi ha chiesto d'essere, e non piango quando quella signora con un buffo cappello mi mette l’ago nel braccio.
    Non so da quanto tempo mamma non sorride come prima. Forse è colpa di quel vestito bianco privo di colorati fiori che lei e papà mettono quando vengono a trovarmi nella mia nuova cameretta.
    Già, perché ora dormo in una cameretta tutta bianca in cui l’unico colore è quello delle farfalle di carta appiccicate ai vetri della finestra.
    Credo che la scuola sia finita, visto che nessuno mi porta più compiti. Comunque farei fatica a farli perché la medicina che prendo mi stanca molto.
    Papà ieri era strano, sorrideva nel prendermi in giro per il fatto che gli somiglio molto ora che di capelli ne ho come lui, ma mentre sorrideva si asciugava gli occhi con la mano.
    Io sono comunque bravo, voglio vedere la mamma e il papà tornare a sorridere e loro hanno detto che non appena starò meglio mi riporteranno a casa dove si può correre e scherzare. Quindi non piango quando sento male nella pancia, così magari il dottore dice che sono guarito.

    Sono oramai giorni che la mamma dorme qui accanto a me su di una poltrona. Io fatico a sorridere e a volte non riesco a sentire neppure le buffe storielle che mamma mi racconta.
    "Mamma sono stanco" a fatica pronuncio queste semplici parole per poi sprofondare in un sonno profondo.
    Una luce fortissima mi colpisce gli occhi svegliandomi e… e… mi ritrovo in un campo pieno di coloratissimi fiori.
    "Mamma mamma guardami corro, non ho più male. Mamma guarda quanto colore e quanta bellezza in questo prato"
    La luce torna forte e accecante, che quasi non riesco a tenere aperti gli occhi, ma non sento più male alla mia pancia ed è questo che conta. E' stata brava la mia mamma nell'insistere a farmi prendere quelle cattive medicine, e in fin dei conti è stata brava anche la signora dal buffo cappello. Ha fatto tanti buchi nel mio piccolo braccio e ad osservarlo ora roseo e liscio nessuno immaginerebbe quel viola che per settimane ha colorato la mia pelle.
    Un senso di calore mi avvolge … "mamma". Mi giro e scopro che non è della mia mamma quella mano che dolcemente afferra la mia. E' di un bambino sorridente che ha pressappoco i miei anni e capelli che paiono fili d'oro.
    M'invita a seguirlo verso la cima della collina. Ci incamminiamo seguendo quella luce che mi ricorda il nascere del sole più volte atteso fra le braccia della mia mamma.
    "Mamma"… mi giro e vedo nell'immensità di quel prato fiorito la mia mamma abbracciata a papà. "Mamma papà sto bene, non ho più male" e mentre dico loro queste parole la luce m'avvolge e capisco. "Mamma mamma, sto andando dal nonno là dove finisce l'arcobaleno. Non preoccuparti mamma, ciao papà… trovo il nonno e poi torniamo insieme".

  • 08 giugno 2012 alle ore 10:32
    Quando il cielo si apre

    Come comincia: Ci sono paesi in cui , per un motivo o per un altro , qualche grinza riescono a farla ma quello dove Elisabetta era nata e viveva niente ; Quello era piatto come se un gigantesco ferro da stiro gli passasse continuamente sopra , tanto che anche quei pochi che ci abitavano finirono anche loro stirati e piatti , compresi quelli che ad un certo punto decisero di andarsene con l’illusione che lontano la loro vita prendesse qualche piega .
    Ad ogni buon conto anche lì ,del fenomeno della terza rivoluzione industriale e sociale si percepì , almeno l’odore;
    Tutti ebbero i loro bei cellulari , le satellitari e ovviamente i personal computer che , all’arrivo della prima bolletta telefonica , finivano tristemente a suppellettili .
    L’andare al passo con i tempi o meglio ,l’ultimo olezzo di quello d’oro fu il fenomeno “IN” delle separazioni e dei conseguenti divorzi .
    “IN” volle essere anche la madre di Elisabetta che siccome era quello che era , divorzio quando la piccola era nata da un mese ; con il tempo prima il padre poi la madre , che era quello che era , continuarono a procreare per conto proprio : tre figli ciascuno e Elisabetta ricevette soltanto come souvenir di quella breve gita con i genitori un bel diabete forse perché del tutto inconsapevoli desideravano fare in modo che quella bambina assaporasse le dolcezze della vita apprescindere dal senso del gusto … Forse .
    Di fatto i genitori di Elisabetta furono i nonni materni : due brave persone che volevano ,a modo loro , tanto bene alla nipotina e, per quello che materialmente e non , potevano fecero sempre del loro meglio per tappare quei buchi che i genitori avevano lasciato alla sua anima .
    Tuttavia non erano in grado quasi mai di vedere con gli occhi di lei e , in tal senso nessuno poteva biasimarli .
    Elisabetta questo non riuscì a comprenderlo neanche quando raggiunse l’età di 16 anni con un target di ambizioni che eccetto una , lasciava a desiderare .
    Ne derivò che venne inamidata anche lei e riparandosi con l’ombrello dalle lacrime che si versava addosso ,si mise in coda . Elisabetta viveva dei suoi DVD e dei suoi innumerevoli amori che puntualmente si trasformavano in massi che non ci avrebbero messo molto a seppellirla e le lasciava fare purché arrivava un sms banale che la seppelliva sempre più . Diverse volte Elisabetta assicurata a due corde precipitò nell’abisso della depressione e le sue due migliori amiche . Erano sempre lì sedute sull’orlo , pronte a issarla su senza mai mostrare un minimo segno di fatica . Anche loro però dovevano far fronte alle loro incombenze scolastiche che da tempo non incom. Continuarono percui , continuarono a starle addosso seppur non con la stessa frequenza di quando le scuole chiudevano i cancelli .
    Fu invece Elisabetta a stancarsi di loro : cominciò ad evitarle e quando non poteva parlava con riluttanza finché a ciascuno di loro disse , senza preamboli , che di baby setter non aveva bisogno .
    Le due rispettarono la decisione dell’amica : si alzarono dall’orlo di quel precipizio e si allontanarono senza dire nulla , senza minimamente alterare il grande e mobilissimo sentimento verso Elisabetta .
    Nelle settimane che seguirono tra un DVD e l’abbandono completo , nella mente di Elisabetta spesso pacata dall’alcool , cominciò a farsi strada , come un tarlo in una trave , la voglia di issare uno straccio bianco alla vita e chiudere quel gioco che per lei , non valeva la candela .
    Decise allora di usare come arma del proprio assassinio il diabete : la glicemia raggiunse valori stratosferici : fu un insuccesso per lei , un miracolo per i medici e un pianto liberatorio di gioia per i nonni e le sue due amiche che a sua insaputa , erano rimaste assenti da scuola una settimana per starle accanto .
    Tornata a casa quel tarlo riprese il suo cammino ed Elisabetta si sentì ancor più fallita per non esser riuscita a suicidarsi , esattamente come quel personaggio che ogni tanto , compare nel fumetto “Alan Ford “.
    Una breve pausa nella , per lei , sua ingombrante vita fu un interesse per una rivista o meglio ,per un tale che vi pubblicava degli articoli che scriveva qua e là . In giro per il mondo .
    Elisabetta mostrò sempre più interesse per lui quando fece una ricerca su internet .
    Lesse la sua biografia con attenzione e rimase stupita dal fatto che quell’uomo , diventò famoso e apprezzato , la sua povertà ,la solitudine , i dispiaceri , le ingiustizie le aveva indossate e le aveva visto indosso a tanta gente con cui si soffermava ore ad ascoltare : con lui parlavano volentieri anche coloro che nessun altro giornalista era mai riuscito ad avvicinare .
    Come facesse , fu sempre un mistero per tutti quelli che gli articoli li scrivevano per la notorietà , per compiacere qualcuno e con il sogno di un premio .
    Lui invece famoso lo divenne uguale e per i motivi opposti.
    Elisabetta come ogni donna guardo la sua foto e pensò “anche come uomo non è mica male ….potessi conoscerlo e magari lavorare per lui ….ma che dico : quello sempre in viaggio ricco …. Almeno avrà cinque segretarie …. Cinque? No dieci almeno…. Comunque io una e-mail gliela invio lo stesso “
    Le dita di Elisabetta cominciarono a muoversi con disinvoltura sulla tastiera e alla fine , venne fuori un documento di tre pagine , lo allegò e diede il comando di invio .
    I giorni passavano lenti o veloci , a seconda dal punto di vista ; da una parte passavano veloci se si innamorava e finché la cosa durava per quei venti giorni era in grado di studiare un po’ , di dare creare una mano alla nonna nelle faccende domestiche , di aspettare il sabato sera come tutte le altre e la sera andare serenamente a letto dopo l’immancabile sms di buona notte con il nuovo amore e la lettura di un’ articolo di quel tale .
    Agli inizi di un novembre il suo ragazzo con un patetico giro di parole la mollò come si mollano tutte quelle che vogliono fare sul serio .
    Per Elisabetta , prossima ai diciotto anni , significò il crollo completo .
    Superalcolici , caffè , cinque pacchetti di sigarette al giorno dovevano farcela a toglierla di mezzo per sempre cosi Elisabetta , all’insaputa dei nonni prese tutto ciò che aveva nel suo libretto di risparmio , si rifornì per quanto stimo potesse bastare per seppellirla , si tappo in casa e inizio quella dieta letale.
    Cinque giorni dopo , un pomeriggio i nonni uscirono per pregare uno psicologo di andare a visitare Elisabetta a casa . Questi , preso da una insolita commozione assicurò che sarebbe andato subito dopo le festività natalizie , “intanto “ disse “iniziamo con questa cura . Quando verrò vedremo il da farsi . “ Scrisse una lunga ricetta e rassicurando i preoccupati coniugi che sarebbe andato tutto per il meglio , li accompagnò sino all’ingresso .
    Elisabetta intanto dopo aver mangiato una mela accompagnata da due generosi whisky si era distesa sul letto a far fuori il terzo pacchetto di sigarette .
    Qualcuno suonò il campanello assieme al tono seccato del postino non la toccarono più di tanto .
    E neppure rispose .
    Sentì il fruscio di una busta che scivolava sotto la porta e il rumore di uno scooter che si allontanava e continuò a sfogliare una nuova rivista che pubblicava anche gli articoli di quel tale . Che non aveva risposto alla sua e-mail sputò addosso la sua foto e si accese un’ennesima sigaretta .
    Elisabetta poco dopo ebbe necessità di andare in bagno , a piedi nudi , lungo il breve tragitto , calpesto qualcosa . Solo allora si ricordò del fruscio e del postino .
    Prese la busta e seduta sulla tazza del water , senza aprirla , la girava e rigirava .
    Tornata in camera sua lesse il suo nome , cognome e indirizzo fedelmente riportati e si decise di aprirla dentro c’era un DVD e un biglietto : la grafia bella e curatissima ricordava quella degli amanuensi .
    “ Giovane Elisabetta ,
    Noi conosciamo la tua breve storia che non è certamente tra le più felici ; ma il punto , che ci ha fatto meditare sulla tua richiesta è il fatto che quello che tu chiedi non ci ha convinto in modo completo , soprattutto per le contraddizioni che dentro il tuo essere se prima erano in continuo litigio ora convivono pacificamente proprio come un uomo e una donna che si amano ma tu d’amore non sai nulla : questo per noi è stato un cattivo presagio astruso e contorto per potertelo spiegare . Ci consola il fatto che , agli occhi di voi umani innumerevoli cose sembrano astruse e contorte terribili e ingiuste che il più delle volte assumono umane sembianze se così non fosse credi che questi altri che al contrario hanno iniziato e concluso il tempo che gli abbiamo concesso e gli arginare il più possibile queste abominevoli cose avrebbero motivo di esistere ?
    Diciamo arginare dato che questi rari mortali sanno bene sin dall’inizio che la partita che si accingono a giocare con noi , la perdono comunque . Tuttavia lo stimolo che li fa proseguire nel gioco sta nella difficoltà in cui spesso riescono a mettersi . Cosi , alla fine , un premio viene loro concesso : che puntualmente dividono con tutti con loro che hanno affrontato nella vita terrena e anche con quelli che la partita con noi non se la sono sentita neanche d’iniziarla ; così ci è piaciuto creare il vostro mondo e voi mortali ? E cosi sarà fino a quando esisterà l’ultimo essere umano .
    Tu , Elisabetta , cosa sei ? Una che crea aberrazioni , una che cerca di arginare o una che ha rinunciato subito e vuole morire ?

    Quello che comanda tutti noi quelle rare volte , quando il cielo si apre , esaudisce le poche richieste che riescono a penetrare in questa invisibile fessura senza pensarci troppo ; con te , chi lo sa , ha voluto fare un’eccezione forse per la tua bellezza e la tua età .
    Quindi da questo momento hai un mese di tempo per pensare bene se cambiare la tua richiesta o lasciarla immutata . Dopo scrivi sul DVD quello che hai deciso rimettilo nella busta e aspetta ; qualcuno si farà vivo per ritirare il tutto .
    Naturalmente Elisabetta pensò ad uno scherzo , in quel periodo infelice delle sue amiche e non pensò niente perché male già lo stava .
    Poi tentò di aprire la custodia del DVD per vedersela fino in fondo ma non si apriva ; provò e riprovò ancora finché , perse l’ultima briciola di pazienza , lo scaraventò sul pavimento niente neanche una scalfittura . corse allora in cantina , prese un martello dalla cassetta degli attrezzi del nonno e con tutta la sua forza colpi quella custodia . Che rimase intatta come un diamante . Dentro Elisabetta adesso cominciavano a mescolarsi stupore , paura e persino dubbi sulla sua condizione mentale .
    Dalla poltrona , tra un sorso e una sigaretta continuava a guardare quella strana busta e il suo contenuto quando l’idea che c’era qualcuno che poteva darle una mano a dissipare quella matassa , la spinse a vestirsi e uscire .
    Indira guardava la busta , il DVD e insieme a Elisabetta la cui espressione di ansia le provocavano una goduria inspiegabile che prolungò finché poteva poi fece un cenno ad Elisabetta la seguì .
    Dai suoi hardware e software appariva chiaro che quella , di informatica ne sapeva parecchio .
    Si sedette passò la busta allo scanner e il DVD si connesse con alcuni siti web , confrontò , cercò e man mano la sua espressione cominciava ad assumere quella di chi qualche volta scopre i propri limiti . Da brava marcista si alzò , guardò Elisabetta ed emise il suo responso : “ ti hanno fatto uno scherzo , fatto bene , ma è solo uno scherzo ; questa è solo una busta che era in commercio negli anni sessanta … Settanta ….. Forse comunque è uno scherzo sta tranquilla . “ E del DVD : che hai trovato riguardo il DVD ? “ Chiese Elisabetta . A volte i telefoni rompono le scatole , a volte ti liberano da persone o da cose come , nello specifico ,da quella domanda Indira , che non l’aveva fatto , rispose al primo squillo : Elisabetta capì che allora che anche gli espertissimi possiedono i loro bravi confini di conoscenza fece un cenno di saluto e tornò a casa . Nella sua camera , dove cominciava a diventare (manca qualcosa ) , Elisabetta nel cassetto della sua scrivania l’insolita posta che aveva ricevuto mangiò un tramezzino e quella notte riuscì a dormire serenamente accanto la nonna che persino si commosse : nulla dell’accaduto , però , non disse nulla . In quale modo , la cura prescritta dall0 psicologo ebbe effetti sufficienti tanto che Elisabetta cominciò a mettere un po’ d’ordine nella sua vita , iniziando dalla sua camera ; volle anche mettersi a lavorare e , grazie al padre di una sua amica , venne assunta in un ristorante di una piccola isola che , d’estate , i turisti si ammassavano come in un barile di sardine sotto sale . Elisabetta si trovò bene in quel posto ; i gestori Luigi e Teresa , una coppia sui quarantacinque con un figlio disabile con il quale Elisabetta trascorreva gran parte del suo tempo libero a vedere e commentare film horror , di cui anche lui era un cultore . Dopo un mese agli inizi di luglio arrivo un pizzaiolo , Carlo , per sopportare il proprietario , considerato la clientela in notevole aumento . bastò un sorriso e un invito in discoteca a far cadere Elisabetta nella sua vorticosa convinzione dell’amore .
    Sembrava , comunque , che questa fosse la volta buona , fino a quando una sera la signora Teresa e Carlo , senza volerlo , dimostrarono a Elisabetta che esiste una cosa chiamata passione piacevole e tanto discreta da non frantumare cuori o altro , almeno , fin quando la cosa resta tra i due . Elisabetta seguì la lezione per pochi secondo poi prese il primo aliscafo e un’ora dopo era ancora a due mesi prima con un altro masso in più sopra il suo corpo . I nonni non chiesero nessuna spiegazione : sapevano che era la cosa migliore e andarono a dividersi . l’ennesimo dolore in salotto : che altro avrebbero potuto fare ?
    Elisabetta , oltre a frugare nella sua memoria , cominciò a frugare anche tra le sue cose finché non le venne tra le mani quella busta che mesi prima l’aveva sconvolta ; prese la custodia del DVD e con l’espressione di chi sa di fare qualcosa di inutile tentò di aprirla e invece questa volta ci riuscì senza alcun sforzo . Sbalordita del fatto che la cosa non l’aveva per nulla stupita estrasse il dischetto e senza esitare vi scrisse “IO VOGLIO MORIRE” . Lo ripose sulla custodia poi dentro la busta e richiuse il cassetto .
    I giorni andavano via portandosi con loro i chili , il fegato e tutto quanto Elisabetta gli offriva ben volentieri …………….  .
    Per lei teneva gelosamente le sue lacrime che osservava compiaciuta da sotto il suo splendido ombrello color vergogna .
    Nella tarda mattina , tre un Natale che i nonni si sforzarono al massimo di farlo apparire tale, e un capodanno che preludeva una copia , dalla sua camera Elisabetta senti i nonni con un tono un po’ imbarazzato usare l’italiano misto al dialetto , orrenda cosa , e la voce di un uomo che essendoci nato , da quelle parti , usava solo il dialetto .
    La ragazza apri la porta quanto bastava per vedere il visitatore e trasali : era lui , quel bastardo che non aveva risposto alla sua e-mail . Si vesti , si diede un leggero trucco a tempo di record e interruppe la già difficile conversazione facendo ingresso al salotto .
    I nonni la guardarono come fa chi viene a toglierti un riccio dal petto e insieme a lei guardarono quell’uomo semplice ,dall’indefinibile età che, inghiottito l’ultimo boccone di un dolce il quale lo portava indietro al tempo della sua mai vissuta infanzia , si alzò porgendo la mano ad Elisabetta : “ non rispondo mai con una e-mail a delle e-mail come la tua. Ecco perché sono venuto : anche per i dolci , però , mi mancavano troppo . “ I nonni sorrisero e si avviarono in cucina lasciandoli soli . “Tu non hai mai detto che sei nato in questo paese …….” Esodi Elisabetta . “Ascolta Elisabetta …” rispose l’altro eludendo la domanda . “Tu vuoi lavorare con me , viaggiare conoscere la gente e le loro storie per capire e darti delle risposte a domande che ogni giorno ti fai e nessuno in questo riesce a darti una mano . E’ cosi che mi hai scritto o sbaglio ? “ . “Si … E’ cosi “ fu la risposta lapidaria della ragazza . “Bene . Preparati perché l’antivigilia di capodanno partiamo .
    Stremo via circa un mese e al ritorno deciderai se rimanere a collaborare con me o lasciar perdere ; con i tuoi nonni ho già parlato ed è tutto a posto . Dei dettagli ne parliamo in aereo anche per distrarmi … In confidenza anche se ci sono stato parecchie volte non sono mai riuscito a vincere la paura . Per la prima volta Elisabetta riuscì a coinvolgere in un alone di difficoltà i suoi cari e per la prima volta a farli piangere per una ragione opposta a quella che di lacrime gliene aveva fatte versare a fiumi .
    “ Hai visto , amore mio ? ……….Prima o poi il cielo si apre e i nostri desideri vengono esauditi , basta chiedere e pregare .”La povera donna aveva ragione ma non sapeva che anche in questo esisteva una rigorosa graduatoria .
    Non lo sapeva , d’altronde , neanche Elisabetta che adesso poteva considerarsi la privilegiata dell’ironia della sorte .
    Nella notte del 29 Dicembre fredda e con un cielo insolitamente terso Elisabetta dopo aver controllato minuziosamente che avesse tutto a posto per la partenza si infilò la vestaglia , usci sul balcone e guardando la luna come non aveva mai fatto , accese la sigaretta . Sorseggiando , tra una boccata e un'altra , latte caldo con miele . Che trovò più buono delle unghia . Pensava continuamente alle mani bellissime , a quell’uomo tanto strano quanto affascinante . Che si era accorto di questa sua compaesana con due occhini e un volto che in quel posto non potevano rimanerci .
    Si ripromise di fargli il terzo grado ,durante il viaggio , e sorrise chinando il capo fino a poggiare la fronte sulla tazza.
    Un’auto di lusso , in quel momento di positivo abbandono della ragazza , si fermò sottocasa senza alcun rumore ,senza rompere per nulla l’incanto di quella notte . Dove l’unica ad essere distrutta fu Elisabetta : il momento in cui qualcuno sarebbe arrivato a sigillare la sua scelta era arrivato .
    Come in uno stato di trance , la ragazza prese la busta , scese e accolse l’invito dell’uomo con un impeccabile divisa d’autista a salire in auto . Dopo aver compiuto un percorso completamente sconosciuto si fermarono il tempo che davanti il cancello di una grande villa si aprisse ,ne attraversarono il lungo viale fino ad arrivare alla gradinata che conduceva all’ingresso . Qui Elisabetta venne invitata da una donna con una sorta di kaftano a scendere dall’auto e a seguirla .In un salone grande quanto un normale appartamento e arredato con uno stile sconosciuto una bellissima donna seduta dietro una scrivania scrisse di tormentare i riccioli neri che le cadevano sulle spalle , ritirò la busta dalle mani della giovane e le fece segno di sedere .
    Tirò fuori il DVD , lo guardò di sfuggita e la sua voce dolcissima finalmente ruppe quel glaciale silenzio . “vedo che nonostante il tempo che ti è stato dato per pensarci ancora non ti ha fatto cambiare idea …… La odi cosi tanto la tua vita ,Elisabetta ! Elisabetta non rispose ; troppi pensieri si accavallavano ora nella sua mente da crearle una confusione mista a terrore come mai le era successo . “so quanto è successo “ riprese la donna “ ora vorresti tornare sui tuoi passi …. Ma vedi , tu sei già stata un caso ….. come dite voi …. Posto all’attenzione .
    Ti sei mai chiesta quanti , prima di te , hanno invocato inutilmente di vivere , quanto hanno amato la vita ? Eppure le è stata tolta senza opportunità di scelta . Non pensi che ora sarebbe una grande ingiustizia verso essi concederti di porre un <non > tra <io > e <voglio >?
    Elisabetta completamente nel pallone e in un mare di lacrime , annui .
    La donna sospirò profondamente come tale era il suo sincero dispiacere e proseguì “Vorrei tanto aiutarti , tesoro , ma non posso , credimi ….. ma quello che tu hai desiderato è diventato realtà nel momento in cui hai visto giungere l’aiuto che ti ha condotta in questo posto …. Guarda tu stessa .”
    Alle spalle della donna una tenda di chiffon si apri mostrando uno schermo . La donna inserì il DVD in una fessura della scrivania e abbassò la testa che venne accolta dalle splendide mani diafane .
    Sullo schermo Elisabetta sul balcone con la sigaretta sulla sinistra e la tazza sulla destra immersa nelle proprie emozioni e il silenzio squarciato da due delinquenti che festeggiavano il nuovo anno anticipatamente con una calibro 9 sparando come in una disputa stile western .
    Passano sotto Elisabetta che sente un lieve bruciore sul solco divisorio i seni perfetti e generosi . Ha il tempo di vedere una macchia scarlatta allargarsi e poi il buio ,il gran putifarre che ne seguì , i nonni e le amiche ai quali qualcuno risparmio di aggiungere un’esponente maggiore alla loro sofferenza facendo in modo che ignorassero l’autrice di quanto era avvenuto . La madre , che era quello che era , piangeva per aver perduto la figlia maggiore o per aver saputo da poco che era in attesa del quinto .
    Solo un uomo strano , quel giornalista dall’indefinibile età capì come erano andate le cose realmente ; si allontanò con estrema discrezione e non tornò mai più a mangiare i suoi dolci preferiti , neanche quelli ormai del posto in cui era nato gli piacevano più . La donna fece uno strano gesto e lo schermo si oscurò tornando a nascondersi dietro le tende .
    Poi si alzò , girò attorno la scrivania e porse la mano a Elisabetta i cui occhini erano rimasti solo due fessure .
    Mano nella mano le due donne si avviarono per un lungo corridoio come delle pietre miliari , ogni due metri , delle scatole diverse per dimensione . Solo le prime erano aperte mentre tutte le altre , più di settanta erano ancora sigillate . “Cosa sono ?” chiese Elisabetta ; questa volta con il tono solenne che ha colui che affronta il capestro conscio della propria colpevolezza .
    “La tua vita , piccola mia , con tutti i suoi pacchi che ancora doveva offrirti e che hai rifiutato senza neanche guardarci dentro ….. Ecco cosa sono …. “ Le rispose la donna come arrabbiata .
    Alla fine del corridoio , una porta e l’ultima scatola accanto la soglia .
    Elisabetta si fermò a fissarla e la donna stringendola a sé : “aprila pure , se vuoi .”
    La ragazza non se lo fece ripetere e apri il coperchio ; sul fondo vide tre simpaticissime vecchiette che ridendo a crepapelle per una sciocchezza qualunque percorrevano un viale per raggiungere ed essere seguite , un lontano giorno , coloro che amavano .
    Elisabetta pianse le sue ultime lacrime ed attraversò la porta senza esitare . La donna si voltò e mentre tornava qualcosa brillò sulle sue guance vellutate

  • 08 giugno 2012 alle ore 10:11
    Niente di buono - reviewed

    Come comincia: Le persone si voltavano spaventate al mio passaggio , mentre io fissavo il parabrezza come ipnotizzato davanti alla tv ; le luci si diradavano e la strada si faceva sempre più deserta , una nastro bordato di bianco immerso nella pece . Il V8 del Mustang urlava sotto il cofano come se volesse esprimere la mia rabbia ; mi lasciai alle spalle il trambusto di Atlantic City percorrendo a velocità folle l'Absecon boulevard . Desideravo perdere il controllo dell'auto e andare a finire in qualche laghetto della palude circostante , sparendo da questo mondo senza nessun clamore , inghiottito dalla terra  senza scomodare gli eleganti operatori del setttore funebre .
    Razza di ingenuo che sono , davvero pensavo di poter condurre un'esistenza normale ? E allora cosa erano gli spasmi che tormentavano il mio corpo mentre immaginavo uccisioni e torture di persone all'altro capo del mondo ? E la repulsione per qualsiasi rapporto stabile che comprendesse la ricerca di felicità e benessere ? Possibile che un ignobile perditempo come me fosse il figlio di un luminare della parapsicologia ? Come poteva un magnifico e geniale individuo trasmettere alla sua prole un patrimonio genetico cosi corrotto ?
    Finalmente la risposta … ma io già lo sapevo , me lo sentivo in ogni maledetta cellula del mio corpo.
    Le spade di luce si facevano largo nell'oscurità a più di 150 miglia all'ora ; mi accesi una sigaretta e alzai il volume dello radio per placare la tempesta di pensieri che mi aveva travolto; passavano un pezzo dei Green Day ... ma niente da fare , la mente tornava alle parole di mio padre. Due giorni fa mi aveva chiamato in tarda serata :
    < Ciao Mic , domani verrò da te , devo parlarti >
    < Si certo ho tutto il tempo che vuoi , ti preparo qualcosa , sai adesso mi diletto molto in cucina . Anche la mia ragazza sarà molto felice di conoscerti ! Ma cosa vuoi eh ? Che torni in Inghilterra a prendere una laurea in biochimica molecolare del cazzo ? > risposi in tono sarcastico.
    < Noto che stai molto bene , sei lucido . Domani ti dirò quello che hai sempre voluto sapere , dovresti esserne contento . Vedremo se riuscirai a fare dell'ironia su una questione tanto importante. Sarò alle 11.00 al distretto di polizia , so che devi presentarti li ogni giovedi >
    Il giorno seguente fu puntualissimo ad accogliermi presso la sede degli sbirri , poi si fece accompagnare dove volevo per mangiare un boccone. A pochi isolati dalla centrale , seduto tranquillamente al Baker Pub , un fast food della omonima e promettente catena in franchising , iniziò la sua laconica confessione.
    < Figliolo , sarò diretto anche perchè non conosco altro modo di esprimermi : tu e i tuoi fratelli , purtroppo , siete il frutto di un errore che ho commesso per salvare la vita di vostra madre . Milla era il vampiro neonato più potente che sia mai apparso sulla terra , stava compiendo ogni genere di efferatezze e aveva catturato un mio eletto , Mathiàs ...> Fece una pausa per incassare la reazione di Michael , che arrivò automatica e inesorabile :
    < Bene , io non so voi romanticoni dell'aldilà come vi regolate , ma quaggiù se una sciroccata si mette a fare una strage le si pianta una pallottola in testa ! >
    < Certo , avrei potuto eliminarla , ma il suo enorme potere mi ha influenzato , è riuscita a trasmettermi tutto il suo dolore per aver ucciso i suoi familiari. Mi ha implorato di farla tornare umana per poterli seppellire e spiegare tutto a suo fratello minore . Non potei sottrarmi a quella richiesta e l'unico modo di far rivivere un non morto è con l'amore puro , quello di un angelo . Inoltre bisognava prolungare a sufficienza l'effetto della rinascita , che altrimenti sarebbe svanito in pochi minuti . Anzi , bisognava renderlo quasi permanente ; per questo mi sono unito a lei , donandole 9 mesi di vita umana e ... tre gemelli  >
    Sono il frutto dell'unione più scandalosa che la storia umana abbia mai annoverato …. io e i miei fratelli siamo il capriccio di un semidio sollazzatosi con una belva sanguinaria che , poverina , andava salvata dalla sua maledizione ! Grazie papà , sono molto fiero di te e ti sono riconoscente per lo splendido soggiorno sul pianeta terra che mi hai regalato : famiglia assurda , carattere impossibile , mentalmente instabile con istinti suicidi e una condanna a vita che pende sulla mia testa !
    < Maledizione ma ti rendi conto che hai messo incinta la regina degli zombie solo per compassione ? Ed ora cosa vuoi da me ? Che ripari il tuo danno ? Scordatelo io non ho nessun padrone , non più ..>
    < Figliolo , il volere di Hamon non può  essere messo in discussione , farai  quello che ti ha chiesto . D 'altronde non hai scelta : il tuo istinto è servire la giustizia e provare il dolore degli oppressi come fosse il tuo ; l'altra faccia della medaglia  è l'odio che provi dalla nascita che ti spinge a compiere atti di violenza inaudita , esattamente come deve essere . Ti è stato affidato il destino dell'umanità e questa volta non è un gioco … io non posso cambiare il passato. Ho commesso un grosso errore guidato da un sentimento che non sono riuscito a placare . Mi dispiace . Io ho già pagato con l'esilio sulla terra per l'eternità , ma tu ti puoi riscattare e un giorno tornerai nella Vera Dimensione , quando l'uomo sarà abbastanza maturo . Succederà presto , non temere . > Concluse cosi' il suo bollettino astrologico che racchiudeva il dramma della mia nascita , vita e dipartita . Non aveva nemmeno sfiorato la sua caesar salad , limitandosi a sorseggiare il the verde come un atto dovuto .
    Rimasi immobile sbuffando fumo di sigaretta mentre Gabriel si alzava e spariva oltre la porta del locale .
    Con questa favola assurda che ancora mi ripassava in testa raggiunsi il BubbleBar e , senza rallentare di un miglio , strattonai lo sterzo alzando la leva del freno a mano ; il mio destriero d'acciaio si voltò su un lato , con il muso che puntava la grande insegna del locale , girandovi attorno per metà e fermandosi proprio davanti all'ingresso . Il poderoso otto cilindri smise di borbottare e io scesi attraversando il piazzale di ghiaia in mezzo a una insalubre nube di polvere e gas di scarico .
    Jeff stava passando lo straccio come suo solito a quest'ora , soffermandosi però vicino al tabellone delle freccette per togliere una chiazza di sangue un po' ostinata; qualcuno si era beccato un pugno sul naso in mattinata e quella strafatta di Betsy non aveva pulito , forse nemmeno se ne era accorta .< Ehi ragazzo , stai facendo le prove per ammazzarti ? La settimana prossima troverai il piazzale asfaltato , quindi ti consiglio di evitare i parcheggi alla tokio-drift ! >
    < Fai portare un bel po' di sabbia cosi' mi diverto a spazzarla tutta quanta ... >
    < Si fai lo spiritoso , quanto ai perso stasera in quel buco di merda del Mirage ? >
    < Non sono affari tuoi , sembri mio padre cazzo ! >
    < Bene allora dimmi che sei venuto a saldare il tuo debito  di duecento dollari , mio stimato cliente ! >
    < Non è serata Jeff , avrai i tuoi dannati soldi ! Adesso dammi una tequila per favore >
    Se in due anni avevo perso tutti i soldi avuti da mio padre e accumulato debiti per 16000 dollari , come potevo sperare di campare ancora senza trovarmi un lavoro vero ? Erano tutti impazienti di spaccarmi la testa sul marciapiede e fregarmi il Mustang per recuperare i loro crediti ! Trangugiai il liquore e cominciai a riflettere sul da farsi : ero al verde , avevo accoppato il mio datore di lavoro , un rispettabilissimo trafficante d'armi che mi pagava bene , puntuale e tutto il resto … peccato che voleva provare i suoi nuovi AK-47 sparando ai surfisti da un elicottero . Ho dovuto lanciarlo nel vuoto mentre ancora stava ridendo come un bambino al luna park … era troppo anche per me quello spetttacolo , anche se mi dava da mangiare . Mi accesi una sigaretta .
    Ripensai alle parole di Hamon : < ... tu fermerai ogni tentativo di supremazia di una razza sulle altre , preserverai l'umanità da ogni sopruso , ucciderai ogni figlio impuro della terra che tenti di sovvertire la pace tra i popoli . Sarai la mano del mio volere , ti guiderò attraverso il tuo istinto e la tua natura ti permetterà ogni cosa .... >. Fu l'ultima volta che quella voce si insinuò nei miei pensieri , poi più nulla per mesi , fino a che mio padre si fece vivo per rivelarmi il resto della storia. Adesso mi è chiaro che non deliravo , non erano le mie sbronze di wiskey a far parlare quel bizzarro personaggio . Mi avevano assegnato un bel lavoretto ! Fare da guardia alle frange di estremisti transgenici e subnormali che infestano la terra. E' una figura professionale molto richiesta oggigiorno " l'accalappia mostri " !
    Decisi che avrei fatto una puntatina al Torque ; due cazzotti ben assestati mi avrebbero fatto rilassare e incassare un po' di grana , non le avevo mai prese fin'ora . Fortuna ? Non credo , sapevo sempre come stendere il mio avversario , colpivo duro nei modi più incredibili , una dote naturale . Una volta toccò a un kickboxer che andò a vuoto con un calcio basso, io lo scansai attaccandomi alla sua gamba  e gli andai a fracassare il ginocchio dell'altra . Una scena orribile , non volevano pagarmi perchè avevo interrotto le scommesse ; i due incontri successivi saltatrono per salvare quel muso giallo che stava morendo dissanguato .
    < Metti in conto Jeff , domani ti pago ...> dissi alzandomi dallo sgabello che continuò a ruotare un paio di volte.
    < Si come no ! > rispose Jeff salutandomi con il dito medio .
    Tornai indietro in direzione di Atlantic City per raggiungere Docktown . Erano ormai le 2 del mattino . Forse troppo tardi per un combattimento , ma non per un incontro particolare...davanti al portoncino viola del Torque una figura sinuosa avvolta dal fumo calpestava avanti e indietro l'asfalto lurido , vociando dentro un apparecchio auricolare . Ellen ?

  • 07 giugno 2012 alle ore 19:41
    Io

    Come comincia: Riesco a vedere molte albe e infiniti tramonti...riesco a percepire il minimo rumore della notte profonda...riesco a non intimorirmi delle avversità del tempo...rido di tutto  e piango per niente...mangio quando non ho fame e riposo quando non ho sonno...sono io...semplicemente un camionista.

  • 06 giugno 2012 alle ore 17:49
    Pensieri,Parole

    Come comincia: Leggera,leggera cata che sfiora e che annega,fragile per la sua consistenza,forte per l'essenza che porta.L'immagine semplice del mondo che da valore all'effimera consistenza sulla cui è posta.immagina un foglio su cui tingere i colori del mondo,le immagini dell'immenso che ti entrano dentro,fa pulizia di te rilasciando la bellezza dei luoghi,dei profumi,dell'emozioni di momenti precisi,di attimi che toccano l'anima impressi in uno scatto,uno scatto associabile all'attimo in cui la vita ti annida in un cerchio di purezza e grandezza.Avvolto dal torpore inebriante del momento,si fa presto a poter imprimere in uno scatto fugace ciò che si cerca di catturare e quel qualcosa,inchiodato alla pellicola,viene marchiato a fuoco,non più elaborabile o maneggevole.L'attimo della vita che ti piomba nel petto senza preavviso,senza una preparazione corporea e mentale:come una macchina fotografica,l'immagine rimbalza negl'occhi di chi la guarda,la elabora emozionalmente e la conclude nel cuore dell'ascoltatore protagonista di se stesso e della preda catturata.La fotografia dell'anima diviene oggetto di se stessa e non è più definita arte mondiale,benchè esistenziale e personale,come la pittura o la musica,non altro che lo specchio di noi stessi,non sono altro che il mezzo col quale il protagonista di ogni storia trasmette il trasmettibile senza veli,ne giri di parole:la propria realtà dei fatti e dei sentimenti messa a nudo al mondo per far si che l'altro possa non interpretare l'anima dell'artista,ma benchè l'essenza stessa del soggetto artistico che diviene anima dell'autore.Le foto sono la conseguenza dello stesso,la bravura di prendere al volo ciò che gl'occhi colgono nella reale visione delle cose mandandola in post-produzione nel cervello,arrivando al cuore e non solo al proprio,ma a quello di tutti.
    Bisogna solo essere bravi nel capire dove trovare l'associazione immagine-parola ed esprimerlo così come esso si rivela.

  • Come comincia: "I nostri occhi perplessi non hanno paura
    Non aver timore.... sorè, non sono tutti uguali, loro non ci possono far male.
    Nel percorso della vita siamo noi che decidiamo quanto male ci possono fare gli altri!
    Siamo noi che facciamo entrare le persone nel nostro cuore, che sia un amico che sia un compagno , siamo comunque noi a decidere. Se “lui” è nel tuo cuore è perchè il tuo cuore sa che nessun altro potrebbe stare al suo posto ora.
    E’ lui che ti rende felice, le sue risate, i suoi silenzi ,le sue mancanze .... fanno parte di lui .... ti sei innamorata di tutto ciò.
    Non vedi la calda atmosfera di Parigi? Non la senti?
    Lasciati andare, apri il tuo cuore, non diffidare. Viviti il momento , non pensare al domani , nel nostro viaggio non c’è domani... c’è soltanto l’attimo.
    Io voglio vivere di attimi , lui non sà , non sò se saprà mai , ma lo vivo !
    Il mio cuore è vivo! Si! Vivo...finalmente vivo! Lo sento ! Scalpita!
    Ha voglia di emozionarsi, ha voglia di gridare... resta con me... sono da amare.
    In quest’angolo di paradiso voglio restare..." (B,T,)

    Sono ore che passeggiamo per Parigi.... occhi negli occhi... il cuore finalmente sereno!!!
    Quante paure ci hanno accompagnate in questi anni: entrambe siamo state scottate dalla vita, dai sentimenti!!
    Ci sediamo su di una panchina, stanchi tutti e quattro, ma talmente felici che neppure ce ne accorgiamo... il sole caldo, una leggera brezza, il chiacchiericcio della gente che passeggia ci cullano ed, inevitabilmente, finiamo per chiudere gli occhi ed addormentarci!!!
    Al nostro risveglio istintivamente tendiamo la mano, entrambe, e raccogliamo quella dell'altra... siamo di nuovo nel letto della locanda in cui ci trovavamo non sappiamo bene quando!!!
    E' giorno, facile capirlo, visto che la luce filtra dalle imposte chiuse!!!
    Ci stiracchiamo sotto il piumino e poi ci guardiamo... "Sorè, ma allora era solo un sogno... Peccato, però, ho tanto desiderato stare tra le sue braccia, sfiorare le sue labbra, assaporare il suo profumo!!"
    "Simo... a me lo dici? eppure era tutto così realistico, io sento ancora il calore della sua pelle sulla mia!! Vedo ancora quel sorriso meraviglioso e le sue parole mi riecheggiano nella mente... non posso credere che sia già finito...."
    E' ora di alzarsi dal letto, siamo a dir poco frastornate...
    Sono la prima e mi infilo immediatamente sotto la doccia, anche se l'idea dell'acqua che mi scorre addosso togliendomi il calore degli abbracci appena vissuti, non mi piace affatto.
    Mentre mi asciugo i capelli sento mia sorella che urla.... precipitosamente la raggiungo e la guardo esterrefatta... è paonazza!!
    "Sorè, ma che è successo... che c'hai????"
    "Simoooooo, apri la borsa, guarda, si guarda perchè se ce l'ho io sicuramente ha lasciato qualcosa anche a te!" parla sventolando un foglio, continuo a non  capire, ma l'assecondo sicura che qualcosa di importante è sicuramente successo!!
    La mia borsa, tanto per cambiare, è un caos "Barby, guarda che io non ho nulla di speciale qui, solo il solito panico di sempre, guarda: rossetto, mascara, il block notes per fotografare le emozioni, gli occhiali, una busta chiusa... oddio una busta chiusa e di chi è!!!"
    "Aprila e basta, daje leggi che c'è scritto, poi ti leggo la mia!!"
    Aprila e leggi, facile a dirsi, complicatissimo da fare.
    Ecco con gli occhi scorro le poche righe che ci sono sopra: "Simo, so che stai pensando, no amore mio non sono stato un sogno... abbiamo condiviso un momento indimenticabile: fantasia o realtà, ha poca importanza, quello che conta davvero è il senso di assoluta libertà che ti ha lasciato insieme alla riacquistata fiducia nel genere maschile!!! Ama Simona, ma soprattutto, ti prego, lasciati amare, smettila di chiuderti a riccio, smettila di mascherare le tue emozioni... sono belle, lasciale volare libere!!!
    Ora ci separiamo e forse non ci rivedremo mai più, ma il ricordo di quanto abbiamo vissuto rimarrà nel nostro cuore per sempre!!"
    Ho le lacrime agli occhi, guardo mia sorella e mi rendo che è nella mia stessa condizione, mi tende il foglio che tiene stretto in mano ed io faccio lo stesso con il mio!!
    "Barbara Barbara, spero che il nostro incontro abbia contribuito a regalarti un po' di sicurezze, mi auguro davvero che tutto l'amore che ti ho dimostrato abbia cancellato dalla tua mente le sofferenze patite!!! Ricomincia ad amare, me o chiunque altro, ma fallo col cuore aperto e disponibile, senza precluderti nulla!! Fidati quando qualcuno ti dice ti amo e smettila di pensare che la gente non riesce ad andare oltre le apparenze!!!
    E' arrivato il momento di separarci e non so se questo sarà un addio o un arrivederci, non importa comunque, quello che abbiamo vissuto sarà nostro in eterno!!!"
    Le lacrime che scendevano dai nostri occhi sono di felicità, ma anche di rimpianto! Istintivamente ci abbracciamo... a compensare con l'affetto che ci lega... l'assenza dell'amore!!
    Guardiamo l'orologio e ci rendiamo conto che è veramente tardissimo... di furia scendiamo: il nostro ospite ci aveva pregate di non tardare per colazione e, vista l'estrema cortesia che ci aveva mostrato, non volevamo di certo disattendere il suo invito!
    Arrivate nella sala ci rendiamo vediamo subito un tavolino imbandito, pieno di leccornie, di tutti i generi... ma la cosa che spicca di più sono due rose rosse, a gambo lungo, stupende.
    Ci raggiunge l'oste che ci invita ad accomodarci: "Belle signore, la colazione è servita, i vostri cavalieri erano di corsa, giusto il tempo di saldare il conto, di lasciarvi questo piccolo omaggio ed un messaggio che condivido e riporto volentieri... - ragazze ci avete regalato un sogno, ora godetevi la vostra vacanza, ci ritroveremo prima o poi, siete stupende, andate alla conquista del mondo!!"
    Beh, era tutto talmente perfetto che poteva essere davvero un sogno ad occhi aperti.
    Commosse salutiamo l'avventore ed usciamo.... il sole è alto ed il mare di fronte a noi un sogno....
    Siamo a Portofino, ora lo sappiamo "Sorè, dai, scrolliamoci la malinconia di dosso e riprendiamo a ridere!!" Eccola la mia adorata sorellina.... come riesce lei a farmi tornare il buon umore non ci riesce nessuno!!!
    Iniziamo a correre fino a raggiungere lo stupendo porticciolo, vediamo una barca pronta a prendere il largo e cominciamo a sbracciarci per attirare l'attenzione del proprietario!!!
    "Dite, come posso aiutarvi? Non vi agitate... ahahahahhaha... siete una macchietta!!"
    "Simo, lo facciamo?? gli chiediamo di portarci con lui?"
    "Ma si, dai.... vediamo cosa ci riserva ancora il destino!!!"
    I costumi li abbiamo indosso, il marinaio accetta di portarci con lui.... l'avventura continua!!!!

  • 05 giugno 2012 alle ore 20:45
    Un Sipario Nero Pece

    Come comincia: Cala bruscamente un sipario nero pece quanto la morte.Non si può continuare e vedere un bianco,un bianco che non c'è,coperto dal telo nero,coperto da dubbi,dissapori e amare consolazioni.Piano scivola,scivola su di noi,un sipario grande quanto il mare perchè l'uomo conosce solo quello che vede e l'infinito spaventa più di quel che teme.E allora piano va via,un senso di speranza e di futuro,i progetti si sgretolano come un muro invecchiato di cent'anni.I sentimenti vengono nascoti,l'emozioni diventano sempre più rare e in questo spettacolo del mondo mandato in scena un pò per caso,gli attori lasciano il posto a semplici marionette di legno,privi della parola e dell'humor.L'amore,l'amicizia,l'essere e il sapere,svaniscono oltre l'orizzonte per chi non ne vuol più sapere e quindi diverrò aria,chi mi chiama correrò danzando,senza aver bisogno d'altro se non di se stessi.Nel silenzio dei pensieri le idee nascono e crescono,uno si fa una ragione per tutto anche dell'assenza,che sia un'amore o un'amicizia.C'è sempre del silenzio nelle cose che sentiamo,quel silenzio che piano scivola sulla pelle ibrida di chi cerca di cambiarla per indossarne una nuova.I bisogni primari sono tre,quelli fondamentali per l'essere in modo da vivere e gl'altri bisogni,quando si è soli,diventano anche superflui;il vedere un qualcosa che piace,parlare con qualcuno che ti ascolti,guardare qualcuno negl'occhi.Credo che nel mio silenzio non ci sia bisogno di tutto questo,un silenzio che a volte sembra la morte eppure così mi sento,abbandonata al mondo ogni giorno,attorniata dalla falsa preoccupazione o dalle finte chiamate "gentili" di chi ti lascia morire,affogare nelle tue preoccupazioni,nelle tue delusioni.Per questo,forse,a volte essere soli può salvare perchè quando l'anima è fragile c'è bisogno solo di verità e purezza attorno ad essa,le cose cattive la distruggono e quindi si nasconde.Ci si rassegna per certe cose anche se dentro vorresti lottare,lottare,lottare,spargere sangue e urlare le tue ragioni,le tue emozioni,il tuo amore per quel qualcosa che va via,via dalle mani,via da tutto.Ma poi,che senso ha lottare a senso unico?Allora mi dico che se voglio lottare contro un qualcosa deve essere perchè c'è una speranza,la speranza del bianco dentro al nero,la speranza di far scivolare il sipario nero pece lontano dal cuore,gli attori ritornano in scena,le maschere cadono,i canti si elevano in alto e l'amore compie il suo atto.Allora se non c'è bianco rimango nel nero,nel nero della vita."

  • 05 giugno 2012 alle ore 15:42
    Attila

    Come comincia: (morto nel 453)

    A quanti di voi è mai capitato di risfogliare i vecchi libri di testo dove, da adolescenti, abbiamo studiato per riportare un buon voto o per recuperarne uno brutto?
    Be', non so voi, ma io, chiusa in una soffitta illuminata fiocamente da una lampadina che ha già fatto il suo tempo, tutta intenta nel risistemare e buttare cose inutili, mi ritrovo tra le mani i miei vecchi libri delle superiori, oserei dire quasi intonsi, visto che non amavo molto studiare.
    Un sorriso mi spunta sulle labbra e con le dita sfioro il ricordo di remoti giorni di scuola, quando preferivo di gran lunga interagire con le mie amiche anziché con le pagine imbrattate di scritte e immagini che, all'epoca, poco mi dicevano.
    Ed è mentre sfoglio questo libro impolverato, sottolineato a matita, che lo sguardo mi cade su quel viso appuntito, su quegli occhi sottili, su quei baffi spioventi e sussulto quando lo vedo mutare espressione e fissarmi in cagnesco.
    Dopo il primo momento di sorpresa, sorrido divertita e lo ammonisco:
    «Non mi fai paura, Flagello di Dio.»
    Lui incrocia le braccia sul petto e grugnisce qualcosa di incomprensibile, prima di inspirare e dire:
    «Sì, lo so. Ora non faccio più paura, ma ai miei tempi tutti tremavano al mio passaggio.»
    «In effetti, si diceva che dove passava Attila non ricresceva più l'erba.»
    «Sacrosanta verità.» commenta inorgoglito.
    «Io non ne andrei così fiera.» ribatto.
    La sua immagine tracagnotta, dove affiora la sua efferata spietatezza, sembra voler uscire a tutti i costi dalla prigionia del libro ed io posso solo immaginare il suo scalpitare furioso.
    «Da dove vieni?» domando incuriosita.
    «Ma da Aetzelburg, ovviamente, la nostra capitale.» risponde sorpreso, come se si aspettasse che lo sapessi.
    «Che sarebbe?» domando.
    «Uhm… Vicino all'odierna Budapest. Io e mio fratello siamo cresciuti lì, con nostro nonno che era il re, re Rua. Alla sua morte, io e Bleda siamo assurti al trono, insieme. Noi Unni facevamo così.»
    «Una diarchia?»
    «Sì, certo. Anche se,» borbotta con un pizzico di rabbia, «Bleda amava solo divertirsi con il suo ripugnante nano negro e non voleva interessarsi d'altro. Diceva che lo faceva ridere. Era il suo giocattolo, che un giorno ha avuto l'ardire di ribellarsi e quello stolto di Bleda ha mobilitato l'intero esercito per inseguirlo e riacciuffarlo.»
    Provo a immaginare un popolo alla ricerca spasmodica di un nano e il solo pensiero mi fa ridere, prima di domandare:
    «È per questo che la guida sei diventato tu?»
    «Per forza di cose. Quello stolto di Bleda morì giovane e rimasi solo io. Io e il mio popolo.»
    «Unni facinorosi.» commento.
    Lui grugnisce indispettito e ribatte:
    «Sì, Mongoli tozzi, dai capelli neri e dagli occhi a mandorla, mescolati a tedeschi alti, biondi e con gli occhi cerulei. Ciò che rimaneva di tutte le tribù barbare da me assoggettate.»
    «Una bella accozzaglia.»
    «Già, di guerrieri fieri e indomiti.» aggiunge con orgoglio, battendosi un pugno sul petto.
    Con il dito lo sfioro e lui si irrigidisce, infastidito dalla sua posizione che gli impedisce di trattarmi da pari a pari ed io ne sono lieta. Non è da tutti avere il terribile re Attila nelle proprie mani e la cosa mi diverte alquanto.
    «Si dice che la morte di Bleda debba essere imputata a te.»
    Ghigna sotto i baffi e con quegli occhietti sottili e temibili mi fissa incutendomi un certo timore.
    «Si dice.» ripete svenevole, lasciando volutamente la frase in sospeso.
    «Sei stato tu?» insisto.
    «Avrei potuto farlo benissimo. Ma avrei anche potuto non farlo.» aggiunge enigmatico.
    Indispettita dalla sua reticenza, cambio argomento e domando:
    «È vero che non ti sei mai lasciato abbindolare dal lusso di cui amavano circondarsi i romani?»
    Alza con fierezza il mento, negli occhi un barlume di disprezzo e vuota superbia e risponde:
    «A che pro? Per rammollirsi e divenire femminucce come lo erano diventati i generali romani?»
    «Uno di loro ti ha battuto.» gli rammento con dolcezza.
    Lui sogghigna e rimarca con altrettanta falsa dolcezza:
    «Ezio era un barbaro, non un romano.»
    «Touché.» rispondo alzando le mani.
    «E, comunque,» riprende lui con indifferenza, «preferivo la mia bicocca alle case signorili e piene di agi di quei damerini romani. E preferivo mangiare la carne cruda anziché cotta. Hai mai provato ad assaggiare un pezzo di carne frollato tra la tua coscia e il corpo del cavallo?»
    «Mio Dio no!» inorridisco.
    Lui arriccia il naso divertito e alza l'indice, spiegando:
    «Sono cose che temprano l'animo del guerriero.»
    «Eppure i tuoi stessi uomini, a contatto con la civiltà romana, hanno preferito di gran lunga adottare i nostri usi anziché…»
    «Femminucce!» sentenzia categorico, senza farmi finire di parlare.
    Lo fisso in tralice, così fiero e sprezzante, i baffi sottili che scendono ai lati del mento e borbotto:
    «Tutto ciò mi sa di tirchieria.»
    Impallidisce, colpito nel vivo e ribatte secco:
    «Il denaro all'epoca era importante e non amavo sprecarlo.»
    «Ok, eri taccagno.» taglio corto.
    [The_Huns_at_the_Battle_of_Chalons] Lo vedo digrignare i denti, ma non controbatte e ne approfitto per portare il libro un po’ più sotto la luce, per vederlo meglio.
    «Che c'è?» commenta mordace. «Non hai mai visto un Unno in vita tua?»
    «Francamente no. E ne sono anche contenta. Di tutti i barbari, eravate i peggiori.»
    Scuote la testa e allarga le braccia, giustificandosi:
    «Eravamo potenti. Per questo motivo Roma ci ha pagato tributi per anni: per tenerci lontani. E fintanto che i soldi giungevano con regolarità, non avevamo motivo di marciare contro la nostra gallina dalle uova d'oro.»
    «Ma poi è successo.» rammento.
    «Già.» risponde scurendosi in volto. «Alla morte di Galla Placidia e di Teodosio, il tributo che i due nuovi imperatori dovevano continuare a mandare è venuto meno. E da Costantinopoli giunsero ambasciatori a mani vuote. A mani vuote, capisci?» ripete indignato, come se l'affronto gli bruciasse ancora.
    «Sì, certo, capisco che l'impero d'oriente aveva alzato la testa con l'avvento del nuovo imperatore.»
    «Per gli dèi, è proprio così! È stato per questo che ho volto i miei occhi a quello d'occidente: era più malleabile. Sai,» aggiunge con aria complice, «Onoria, la figlia di Galla Placidia, aveva avuto la bella idea di mandarmi un anello d'oro come pegno di fidanzamento ed io non mi sono certo fatto pregare.»
    «Ma tu avevi già altre mogli!» esclamo allibita.
    «E allora? Non era la moglie romana che mi serviva, bensì il pretesto per giungere a Roma. Chi avrebbe osato fermare un ardente fidanzato che veniva a prendersi la bella fidanzatina per impalmarla?»
    «Perché mai una principessa come Onoria ti si è offerta su un piatto d'argento?» indago.
    Lui si accarezza un baffo e chiude un attimo gli occhi, come se con la mente vagasse a un tempo trascorso che non sarebbe più potuto tornare e suppongo sia nostalgia l'espressione che vedo dipinta sul suo volto duro.
    «Onoria era una svampita, del tutto diversa da sua madre. Quasi certamente pensava di ricreare la bella avventura di sua madre con Ataulfo. Ma Ataulfo e Placidia erano due persone assennate e innamorate, che speravano di unificare i due regni, completamente l'antitesi di me e Onoria.»
    Rimango un attimo a bocca aperta, quindi scuoto la testa e mormoro:
    «E poi vi chiamano barbari.»
    Lo vedo sogghignare di nuovo e annuire con lentezza. Quindi mi fa un cenno con la mano ed io mi avvicino per sentire meglio.
    «Prova a immaginare il mio intero popolo, formato da Mongoli, Visigoti, Burgundi, Ostrogoti, Gepidi, Franchi, Turingi, Alani e tanti altri, prepararsi alla guerra. Un intero popolo, stile orda. Immagina le nostre donne guerriere, i nostri bambini, gli anziani, tutti in marcia per raggiungere e conquistare Roma.»
    Provo a immaginare una simile apocalisse e un brivido mi fa rizzare i peli.
    «Ma Ezio ti ha bloccato.»
    «Sì, è vero, nei pressi di Mauriac, i cosiddetti Campi Catalaunici.»
    «Tu Ezio lo conoscevi.» commento.
    «Sicuro. Era stato ostaggio di mio nonno Rua e abbiamo giocato insieme. Da noi ha imparato tanto. Tanto da limitarsi a sconfiggermi, non ad annientarmi. E questo è stato un errore ben calcolato.»
    «Ben calcolato?» ripeto attonita.
    «Non hai idea, vero? Orbene, prova a immaginare il grande generale Ezio che sconfigge definitivamente i barbari: al suo rientro in patria si sarebbe trovato senza lavoro. Io gli servivo. Gli ero indispensabile per mantenere su Roma la spada di Damocle dei barbari da combattere.»
    Annuisco e convengo con lui, pensando al medesimo comportamento, anni prima, di Flavio Stilicone contro Alarico. Ezio e Stilicone, i due generali romani che, scontratisi con i barbari, li hanno sconfitti ma non messi in rotta. Il tarlo del dubbio mi si insinua nella mente e fisso il volto di quell'Unno fiero e selvaggio.
    «È per questo che sei sceso fino alle porte di Roma?»
    «Errore. Non ci sono mai arrivato a Roma.» ricorda con amarezza. «Mi sono fermato a Milano e lì è giunta l'ambasceria dall'Urbe.»
    «Già, niente po po di meno che il papa, Leone I Magno.»
    Corruga la fronte e commenta:
    «Magno? Quell'uomo l'avete appellato Magno?»
    «Non avremmo dovuto?»
    «E cosa avrebbe fatto per meritarsi simile titolo?»
    «Ti ha fermato mostrandoti la croce.»
    Scoppia a ridere di gusto ed io rimango perplessa, incredula dinanzi al suo comportamento a dir poco blasfemo.
    «E solo per questo l'avete chiamato così?» balbetta continuando a ridere. «Io a Roma non ci sono voluto arrivare, perché si diceva che Alarico, una volta giunto nell'Urbe, sia morto. Non volevo fare la stessa fine. Per questo motivo, quando ho visto arrivare il papa, l'ho incontrato sulle sponde del Mincio.»
    «Cosa vi siete detti?» domando curiosa.
    Lui sorride e scuote la testa.
    «Ero già malato, quel male che di lì a poco mi avrebbe condotto alla tomba e ho capito che il suolo italico era letale per la mia salute. È stato questo a farmi desistere, non la croce nella quale non ho mai creduto.»
    Sgrano gli occhi incredula e mormoro:
    «Quindi, tu sostieni che non fu papa Leone a convincerti a non violare Roma, bensì solo la tua superstizione.»
    «Con l'aggiunta di un lauto tributo che mi sono guardato bene dal rifiutare.»
    «Ma allora…»
    «E allora se ne raccontavano di frottole.» ribatte scherzoso. «E tutti a crederci.»
    «Ma tu, se non fossi stato malato, a Roma ci saresti venuto?»
    «Chiaro. C'ero stato da giovane, come ostaggio e la sua bellezza mi è rimasta nel cuore. Sì, ci sarei tornato molto volentieri.»
    «Ti è mancata l'occasione. Meno male.»
    Lo vedo annuire e ghignare e mi fa un cenno con la mano, salutando:
    «Se sei qui, lo devi solo a me, a nessun altro.»
    Percepisco la frecciata indirizzata a papa Leone e provo a ribattere, quando mi rendo conto che l'immagine è tornata a essere piatta, fredda e rimango, a dispetto di tutto, a bocca aperta, muta testimone di un evento che, probabilmente, ha cambiato il corso della Storia.

  • 03 giugno 2012 alle ore 3:58
    Serenata Per Se Stessi

    Come comincia: ‎"Eppure quelle notti in cui,sola,camminavo per la strada buia,mi hanno riempito gl'occhi.Camminare a passo con le note della notte cullavano il mio cuore indolenzito,tenevano compagnia ad un punto morto qual'ero.Ne sento già la mancanza di quel qualcosa di triste che dava conforto,rassicurava i pensieri e tutte quelle parole che tenevo fra me,note tra le note.Le domande,il caos del dolore,la stanchezza della disperazione,il logoramento dell'anima sola.Mille discorsi turbati del mondo racchiusi in più di cento passi verso casa.La riflessione dello sfinimento esistenziale,l'eclissi di luna del mio scrivere,l'amore che manca,la quiete del buio.Quante sono le cose che mi sono rimbalzate negl'occhi,quante emozioni tristi e malinconiche in quei frangenti,le tenui speranze dell'apparire,i sospiri taciuti,i pianti caduti,le voglie incomprese,l'amore che tace.Trovare conforto nello sconforto,questo.Forse,quei romanzi filosofici tra me e la luna,hanno mutato l'essere.Adesso,riaffiora qualcosa.So che ripercorrerò quella sensazione di dolore,so che t'incontrerò di nuovo,luna pallida e con te,ogni notte,parlerò di me perchè la natura sa ascoltare più di una persona,o forse perchè parlare con una persona non completa quanto parlare col mondo.Le più piccole cose,i tuoi piccoli occhi.Non lo so..però almeno dei tanti interrogativi notturni,qualcosa in più adesso la so..adesso lo so che ogni cosa è illuminata dal riflesso di te nel mio cuore.E potrai esserne confuso,eppure io,nonostante lo sia stata,non lo sono più.."

  • 01 giugno 2012 alle ore 16:56
    Incontro

    Come comincia: Circondata da un silenzio irreale, che incute un senso di malinconia indescrivibile, cammina per le strade della sua città con l'idea di raggiungere il Colosseo nel più breve tempo possibile.
    Quel posto le ha sempre regalato serenità e la speranza che le scalda il cuore é che si rinnovi il miracolo anche questa volta!!!
    Le strade sono deserte ed anche questo, malgrado sia prestissimo, non é normale affatto!!!
    Negli ultimi giorni sono accadute cose che hanno messo a dura prova la sua stabilità emotiva e proprio a questo stava pensando!!!
    Quanti errori commessi tanti, forse troppi, ma è altrettanto vero che si è sempre assunta le sue responsabilità e di certo non sta derogando in questa circostanza.
    Quando aveva deciso di parlare, di liberarsi il cuore, era perfettamente cosciente del fatto che stava mettendo a rischio il loro rapporto, ma si era convinta che fosse l'unica cosa giusta da fare!!! La conseguenza logica è che era pronta ad accettare tutto quanto sarebbe venuto, senza recriminazioni.
    Come spesso succede, però, tra il dire e il fare c'è un abisso e quindi si ritrovava completamente svuotata, priva di qualsiasi stimolo e con l'unico desiderio che finisse tutto molto in fretta, era ridotta ad uno straccio: pronta a tutto, ma non a quella indifferenza che la feriva più di una lama affilata.
    Il silenzio sceso tra di loro faceva il paio con quello che la circondava!!!!
    Voleva convincersi che fosse giusto così, la delusione che aveva provocato era davvero troppo grande, per chiunque, aveva sperato, si era illusa, forse aveva sopravvalutato la loro amicizia!
    Malgrado tutto sapeva di non aver fatto nulla di male, era convinta di non meritare tanta indifferenza e proprio questa consapevolezza la tormentava, non riusciva a trovare il bandolo della matassa; se avesse potuto sarebbe tornata sui suoi passi, già perché, a ripensarci, l'obiezione che le era stata mossa era giustissima: perché parlare se in ogni caso non avrebbe fatto nulla? meglio tacere per non mettere in discussione quanto di bello erano riusciti a costruire!!!
    Ma è facile dirlo oggi, col senno di poi.... ormai è tardi!!Ha praticamente raggiunto la sua meta, in lontananza riesce a scorgere il suo monumento preferito e, istintivamente allunga il passo: il miracolo, se deve avvenire, avverrà soltanto li!!!
    Si siede sul muricciolo: alle sue spalle i Fori Romani, alla sua destra il Colosseo, gli occhi pieni di lacrime e le emozioni che la sovrastano!!!
    Tutto intorno silenzio e vuoto assoluto.
    Quanti pensieri per la testa e quanta voglia di riprendersi quello che le era scivolato via dalle mani... perché non aveva capito?
    Il dubbio che le arrovellava la mente era uno soltanto... non le aveva mai voluto bene davvero, perché altrimenti non l'avrebbe cancellata in quel modo repentino e con tanta cattiveria....
    Immersa nei suoi pensieri non si accorse della presenza che si era seduta accanto a lei e quando si sentì sfiorare i capelli per un attimo trasalì...
    Fu proprio un momento, perchè la persona che le era accanto non poteva che renderla sicura, felice, serena.... era suo padre....
    "Papà, come sempre ci sei quando ho maggiormente bisogno di te... ma hai capito cosa è successo? me lo sai spiegare? per me è incomprensibile, mi fa male, mi ferisce, mi sta distruggendo e sta contribuendo a farmi ripiombare nell'apatia che avevo superato con tanta difficoltà!!"
    "Non cercare risposte che non potrai avere, non farlo, sai di avere un carattere difficile, starti accanto spesso diventa doloroso, ma chi ti conosce sa anche amarti ed accettarti!!
    So quanto stai soffrendo e quanto fosse importante lui per te, ma ha fatto la sua scelta: lascialo andare, puoi farlo, io ci sono, non sarai mai sola!!"
    Quelle parole non riuscirono a calmarla, le lacrime continuavano a scendere senza sosta, ma lo sguardo era di nuovo vivo!!!
    Lasciò che le braccia dell'uomo che aveva tanto amato la stringessero, lo guardò negli occhi, quegli occhi sicuri e finalmente privi di quel dolore che li aveva sempre velati in vita... "papà, lo farò ci proverò: per te e per me!!"
    Lui la baciò sulla fronte, con amore infinito "... per ricordare tesoro mio... per ricordare!!!"
    In quel momento le si schiarì la mente: i sentimenti veri non svaniscono in un istante e se succede vuol dire che veri non erano... piangerci sopra, allora, non serve a nulla...
    Il miracolo era avvenuto ora doveva solo capire se era il caso di aspettarne un altro!!!!

  • 01 giugno 2012 alle ore 16:30
    Esuberi

    Come comincia: “sei pronto?”
    “sì, a breve scendo”
    “fatti trovare nel posteggio tra mezz’ora, ora avviso gli altri due”
    “va bene!”
    avevo già preparato tutto, svuotato i cassetti , liberato la scrivania
    ed ero riuscito, persino, a pulirla per il prossimo ospite.
    salutai tutti e iniziai prendere la via delle scale.
    raggiunsi lo spazio adibito a parcheggio.
    guardai all’insù tra le finestre opache.
    dopo cinque minuti arrivarono gli altri due.
    normalmente il trio sorteggiato era composto da due uomini e una donna.
    ci guardammo negli occhi.
    “come vi sentite, domandai?”
    “bene, mi risposero in coro.”
    l’attesa fu breve.
    la controparte comparve nelle figure del direttore del personale e di un esterno.
    prima di essere bendati strinsi la mano agli altri due
    come da consolidato rituale osservato
    distrattamente nelle precedenti occasioni.
    l’esecuzione ebbe inizio.
    si sentirono gli spari, precisi e risolutori.
    i nuovi ospiti poterono occupare le scrivanie degli scomparsi.
    i licenziamenti avvenivano così, in modo indolore,
    nessun sussidio, nessuna preoccupazione aggiuntiva
    per i familiari a carico del sorteggiato.
    ogni giorno, per ogni azienda, scattavano gli esuberi.
    sempre tre, due uomini e una donna.

  • 30 maggio 2012 alle ore 15:12
    Il Conte

    Come comincia: Il 40° giorno del nostro viaggio segna una data importante…..
    Stavolta ci siamo dati da fare…tutta la notte in sella….perché la curiosità di sapere come mai siamo stati separati alla nascita è troppa e così tra una fuga e l’altra…tra una pedalata in salita ed una in discesa e tra canzoni…chiacchiere e profumi di bosco e di mare…attraverso sterminate distese verdi arriviamo alla leggendaria Transilvania…ora il problema è trovare il castello…e poi fare amicizia con il conte…non sarà semplice…spiegare le nostre origini ad una persona che….
    - Ehi camomì non correre…una cosa alla volta…intanto facciamo colazione..vedo laggiù una casetta …esce il fumo dal camino…ci sono alberi tutt’intorno…sembra la casetta di hansel e gretel….
    E così ci avviciniamo pian piano dubbiosi si…ma anche affamati….bussiamo alla porta e subito ci accorgiamo che un pezzo di porta rimane attaccato alle nostre dita….
    -Ehi fratè…ma questa è una porta appiccicosa…bleah
    -Ma dai Sam…non vedi?
    -Che cosa?
    -E’ marzapane
    -Ma dai fratello tu a forza di scrivere favole sei sempre con la testa fra le nuvole…
    -E allora guarda…mangio un pezzo di porta…e poi un pezzo di finestra…e poi un pezzo di grondaia…mmmmhhhh buona la grondaia al cioccolato fondente…
    -Ehi ma allora se è fondente ci provo anch’io
    -Si guarda qua….e l’acqua piovana nella grondaia si è trasformata in succo d’arancio….che meraviglia
    In quell’istante esce dalla casa una vecchietta…no non è una strega….anche se tutto è molto simile alla famosa favola …. con voce tremolante ci inizia a parlare
    -Turisti…ciao…benvenuti…questa è la Transilvania….è una magia….io ci abito da anni
    -E parli bene l’italiano
    -In realtà io sono italiana …. quando sono venuta qui da giovane ho deciso di non andare più via…ho sposato un uomo del luogo….che poi si è rivelato….lasciamo perdere….ho chiesto il divorzio…ed ho iniziato a lavorare per conto mio…questa casa fatata è il risultato…e tutti prima o poi ci capitano….
    -Cara la nostra vecchietta…noi siamo molto onorati di fare colazione qui da lei…nella sua locanda….però poi dovrà indicarci la strada per i castello
    -Quale castello?
    -Quello del conte dracula
    Gli occhi della donna si fecero improvvisamente molto cupi…e tristi….
    -Non andate vi prego…
    -Perché?
    -Dovete sapere che il conte conserva molti segreti  e da tutto il mondo arriva gente per sapere cose che altrimenti non verrebbero a galla mai….però il conte è vecchio…la memoria non è più quella di una volta….e i denti neanche
    -In che senso?
    -Insomma ora ha la dentiera…non fa più paura neanche ad una mosca….dorme nel letto e non nella bara…l’aglio lo mangia per la pressione alta….il sangue non lo beve più….
    In quel momento ci scappa da ridere…ma meglio non scherzare con queste cose e ci tratteniamo….la vecchietta inizia a comportarsi in modo strano
    -bei giovani…volete entrare?
    -perché no
    solo che appena entrati la vecchietta sbarra la porta
    -ehi ma che fai…ci rinchiudi?
    -no no è solo per gli spifferi
    -volete un po’ di pane col salame?
    -magari
    -vado a prenderlo
    -e anche un po’ di vino?
    -si si certamente…che gentile
    la vecchietta va nella cucina e noi intanto gironzoliamo nella sala…ci sono appesi alle pareti strani quadri raffiguranti il conte dracula da giovane…quando
    -ehi fratè guarda qua….il matrimonio
    -Sam guarda…guarda…quello è il conte
    -Embè
    -Ma non vedi?
    -Cosa?
    -La sposa
    -Embè?
    -È la vecchietta…..
    -noooooooo
    Tentiamo di fuggire ma è inutile….è una trappola…gridiamo ma oramai è inutile…nessuno sentirà….in realtà la vecchietta, moglie del conte, ci ha intrappolato, con la scusa della merenda per poi farci venire a prendere dalla carrozza del conte e portarci dritti dritti dal vampiro…altro che dentiera…..
    La casa aveva tutto l’aspetto di una casetta delle fiabe ma solo esternamente perché all’interno nulla era commestibile…fregati….
    -Simo mi sa che stanotte dormiremo qui e domattina vedremo che fare
    -Ma tu stai scherzando…e allora le bacchette magiche a che servono
    -Sei grande sorellì…dai tira fuori prima che la vecchia ritorni….
    -Magia bianca magia nera…presto dal conte senza dentiera
    Puffff…..Ci ritroviamo nel castello…
    L’ambiente neanche a dirlo è tetro….pieno di ragnatele…candele…bare…statue….profumi d’incenso….e pipistrelli tanti pipistrelli alcuni svolazzanti altri sonnecchianti a testa in giù…..
    -Fratè ho paura….dove sono le bici
    -Simo non pensare alle bici….le abbiamo parcheggiate alla casa della vecchia…oramai ci siamo…sapremo di noi…del nostro passato…
    -sei proprio sicuro…e magari in cambio una succhiata dal vampiro???…no no…andiamo via….
    -ma non proprio ora…dai che ho un’idea per fregare il vampiro….
    Sta calando la notte…il conte dovrebbe farsi vedere è la sua ora…..e in effetti da una porta in cima alle scale a chiocciola scende un uomo con il mantello rosso e nero…il viso bianco come il latte…le occhiaie….è lui….inutile descrivere oltre….
    -Gin sto tremando
    -Aspetta Sam….dammi la polverina
    -Eccola…ne ho parecchia….
    -Buonasera cari stranieri….benvenuti nel mio castello…ah ah ah….qual buon vento vi ha portati fino a qui?
    -Vede dottor dracula…noi siamo gemelli…ma alla nascita ci hanno separato…e ci è stato rivelato che lei sa il motivo di tale separazione….e allora siamo venuti fino a qui per sapere tutta la verità….
    -Ho capito…come tutti anche voi siete curiosi….ma è giusto…le nostre origini sono importanti….c’è solo un problema
    -Quale?
    -Svelare questi segreti ha un prezzo
    -No no neanche per idea…gian andiamo via
    -Lasci perdere dottor dracula…mia sorella è un po’ precipitosa….allora…diceva di un prezzo
    -Si…vedete io comincio ad esser vecchio…però le abitudini sono sempre quelle
    -Quindi lei vorrebbe dissetarsi…preferisce sangue maschile o femminile….anche se essendo gemelli non farà molta differenza..ah ah ah
    -Ehi gin ma che sei scemo
    -Ssshhh…sta calma…..dunque mia sorella potrebbe anche offrirle da bere…..
    -Benissimo…allora facciamo così…preparo il tavolo per la cena….intanto vado a prendere il tomo dove ho trascritto tutti i segreti quindi anche il vostro….
    -simo scoltime…te se fidi o no de tu fradel…allora desso lui torna…el te trova distirada…el volerà bever dal tuo collo…..mi lo beco ale spale…ghe dago un tiro in testa…ghe beco el libro…e scampemo…..
    -dici che possiamo farcela…mi fido….
    Il conte ritorna con un enorme librone in mano….sorride alla vista del collo di camomì …il nostro piano è perfetto…riesco a colpirlo….scappiamo…e con lap polverina voliamo direttamente alle bici…pedalata supersonica…e in un battibaleno siamo fuori dai pericoli della Transilvania…il primo prato è nostro…ci fermiamo….il libro è lì….iniziamo a cercare….storie …segreti…un soffio di vento fa sfogliare rapidamente le pagine…arriviamo al 1° aprile 1963 …il giorno della nostra nascita…c’è scritto….ehi la pagina prende il volo…non può essere…iniziamo a rincorrerla…ma niente da fare…inutile…è un pesce d’aprile?….chissà?…. .forse è meglio così…ora che ci siamo ritrovati, sapere il perché ci avevano separati non avrebbe cambiato il nostro legame…i nostri occhi sorridono….riprendiamo a pedalare… ….e lasciamo che la pagina racconti al mondo il nostro segreto….magari alla fine del viaggio lo sapremo anche noi…..

  • 30 maggio 2012 alle ore 14:22
    Tautogramma con la C

    Come comincia: Cara Crusca,
    ci correggevi, ci consigliavi, ci coccolavi culturalmente chiosando con chiarezza. Ci confrontavamo, chiacchieravamo come certe coppie collaudate che condividono centomila confidenze.
    Cosa combini?
    "Cercare" che caratteristiche comuni conta con "cerchiare"? Concettualmente cozzano, circa; ciononostante contengono congiuntivi coincidenti.
    Considera cosa consegue comandando:
    - Conviene che cerchiate chiunque commetta crimini.
    Cosa cavolo converrebbe? Contrassegnare colpevoli consumando condanne comiche come certe commedie?
    - Coraggio, cara. Cerchiamoci casa.
    - Cioè?
    - Consolidiamo confini col cortile circolare.
    Capirai che certe corbellerie ci causano crucci conoscitivi: creano contraddizioni, confusione cerebrale, caos.
    Curati, Crusca; così corrisponderemo come consuetudine. Credimi, consultarti coincide col… copulare. Cambia congiuntivi; carezzami con cupidigia, caratterizzandoli.
    Ciao.

  • 30 maggio 2012 alle ore 3:42
    Il Sole e La Luna

    Come comincia: "Riavvolgere tutto come un nastro,un nastro video perso tra scartoffie e scatole vecchie,impolverate,dimenticate.Prenderei un televisore,qualsiasi esso sia contando la generazione di oggi per inserire il nastro video,sedermi su una poltrona,accendere il televisore,con la muta nel cuore,tacere e guardare;guardare questo tempo passato,le cose vissute,quelle distrutte,quelle scoperte.Nel silenzio del ricordo mi soffermo sui particolari che non ho mai scorto,quelli che vivendoli non noti ma che rivisti restano dentro.Fermerei a un momento preciso,quello quando ti vedo e,bloccando la scena,mi fondo al video.Riparto per continuare a rivedere ciò ch'è passato per soffermarmi,poi,all'oggi.L'amaro oggi che mi porta lontano da te.Ho rivisto una scena,i particolari di cui ho citato prima,ho rivisto il momento in cui ci siamo amati.Perchè l'abbiamo fatto,vero?L'oggi mi porta a rifilmare tutto,quello che faccio,quello che penso per rimettermi poi seduta davanti ad un televisore,qualsiasi esso sarà,contando il futuro che si evolve troppo velocemente e soffermarmi s'un particolare;il momento in cui ci s'incontra di nuovo,cuore nel cuore.Notare quanto il primo video si fondi al secondo,quanto io e te ci siamo fusi e rincorsi per stare insieme e poi spegnere tutto,il televisore,il cuore,la mente e riderci su perchè,nella mia visione futura,accanto alla mia poltrona a ripercorrere il ricordo presente divenuto passato,ci sei tu.Ma non posso prevederlo per questo,le mie,sono solo ripercussioni di futili speranze odierne che pulsano più di qualsiasi battito cardiaco.Ripercorro ogni notte i piccoli dettagli del tempo,ma se questo non è un gioco,cosa siamo,allora io e te?Siamo il giorno e la notte adesso,strano ma vero.Siamo sole e luna.Manco a farlo a caso,essi non s'incontrano mai se non per dare spazio all'altro in tempi determinati del giorno.Quindi,credo che la risposta sia semplice se ci si basa su tale teoria.Io e te siamo due.E quindi,abbiamo raggiunto la perfetta sincronia spazio temporale del mondo terreno.Il sole e la luna che danno equilibrio al giorno,un amore eterno destinato a non incontrarsi mai.Ma se andiamo un pò più affondo,potremo notare di certo un particolare che sfugge,giusto per riprendere il discorso strutturato in alto;c'è un momento particolare del giorno che fa si che essi combacino perfettamente,è quando il sole si accinge a calare al meriggio e la luna intenta a salire al cielo ed è lì il punto più alto.L'incontro fatale del sole e della luna,incontrarsi per istanti,per ritornare ai loro posti.E se fosse così?Se fossimo veramente così,tu ci pensi a rendere immortale quel momento?A rendere eterno quell'attimo d'incontro per unirsi ed amarsi.Se come una fotografia rendessimo sempre vivo quell'istante allora anche il sole e la luna potrebbero vivere insieme perchè sapranno che in quel determinato momento le loro labbra si uniscono e ogni giorno sarà un bellissimo istante vissuto.Credi che noi potremmo rendere immortale quell'attimo?Come il sole e la luna,anche noi abbiamo a disposizione un solo attimo e se lo perdiamo sembrerà che non sia mai esistito e continuerà a sembrare che il sole e luna non s'incontrino mai.Ed io non voglio pensare che non ci sia un legame tra loro ma credo che sia un legame molto più poetico ed intenso,forse,rispetto a quello dell'uomo."

  • 29 maggio 2012 alle ore 13:17
    cloppete clò

    Come comincia: partiamo da sesto molto convinti: destinazione rifugio fondovalle: io e francesca , padre e figlia, 2 mountain bike, 2 giacche a vento al seguito, 2 boracce piene di acqua, qualche tavoletta di cioccolato, occhiali da sole e…. sole in fronte, di buon mattino : salutiamo gianmarco e mami, che decidono di arrivare alla stessa destinazione con zaino in spalla, qualche bibita e qualche tavoletta di cioccolata pusterese : non è una gara vera e propria ma decidiamo comunque che ci troveremo al rifugio per mangiare qualcosa e salutare la maestra martina (i bambini hanno imparato a sciare con lei…) e poi….pronti, via…..di gianmarco e mami è presto detto : camminano spediti e raggiungono in breve tempo moso dove però gianmarco vuole fermarsi nel parco giochi attrezzato nel bosco….e mentre loro arrivano noi ripartiamo…eh già l’altalena aveva bloccato anche noi.,…..un sorso dalla boraccia e via di nuovo: francesca inizia ad usare il cambio (non l’aveva ancora fatto) ma non mi accorgo che si ferma di nuovo per salutare i suoi amatissimi animali: 2 cavalli e alcune mucche stanno pascolando nei prati lungo il torrente sesto ….ed è così che l’altra metà della famiglia ci raggiunge….ma si sa in bici si va più spediti e così imbocchiamo l’ultimo pezzo di sentiero che porta alla cabinovia della croda rossa, da dove poi c’è il tratto più impegnativo prima di arrivare allo sterrato che porta al rifugio fondovalle: intravediamo la carrozza con franziska (il cavallo) e mentre il sole comincia a farsi sentire (ma la sensazione è piacevolissima) ….alcuni ciclisti ci salutano, stanno scendendo dolcemente verso moso (come faremo noi nel pomeriggio): a questo punto francesca ha fame e così ci fermiamo su una panchina con tavolino (megli di così!) …..una tavoletta di ciocco a testa e…..paaapiiiii….è gianmarco che mi chiama….in sella veloci e via ….ormai la vittoria è nostra, ma non dobbiamo perdere la concentrazione…gianmarco ci rincorre, ma mami, da brava ex-atleta, lo richiama: non bisogna sprecare le energie, anche loro si fermano al nostro stesso tavolo e siedono sulla stessa panchina, la fame si fa sentire. intanto noi pedaliamo veloci e siamo già al parcheggio val fiscalina in prossimità del dolomitenhof : spiego a francesca che manca pochissimo ma c’è una leggera pendenza: lei mi fa cenno di andare e non chiacchierare……ma ….ecco in lontananza un suono dolce: è mami con la mia armonica che intona “quel mazzolin di fiori”…..praticamente dal parcheggio val fiscalina partiamo assieme, ma subito noi li distanziamo….vegetazione come al solito splendida e vette maestose che ci fanno compagnia……poi sapremo che mami e gianmarco si saranno fermati 3 volte per fare delle foto…….ma noi due proprio sull’ultima curva prima di intravedere il rifugio sentiamo un rumore….sempre più vicino….sempre più forte…….-“sono gli zoccoli di franziska”- esclama francesca-…esatto! arriva la carrozza e, ignari di quanto stiamo per vedere, la lasciamo passare allegramente, ma……. notiamo che sopra, seduti comodamente, ci sono…… mami e gianmarco….che ci mandano baci……..ovviamente a quel punto vinceranno! ci troveremo comunque al rifugio, saluteremo martina, che ci preparerà un buon pranzetto…..e poi, dopo un breve riposino distesi sull’erba, di nuovo zaino in spalla per mami e gianmarco, che continua a sfottere francesca ed a ringraziare franziska, (stavolta i vincitori faranno regolarmente tutto il ritorno a piedi!) e…. in sella per me e franci che ci lasceremo andare per tutta la discesa che riporta all’albergo cantando “heidi” ……..e ricordando con il sorriso……. l’aiuto di franziska.

    2° premio - concorso alta pusteria

  • 28 maggio 2012 alle ore 12:28
    Xe bon segno!

    Come comincia: Se i muleti cressi xe bon segno…
    I ga 'petito dopo esser ‘ndai al bagno alora va ben…
    E po' la montagna ghe fa ben…i camina…i respira….
    Una volta queste iera le ricete dela nona…de mia nona…desso i miei fioi cressi , e anche ben, semo orgogliosi de lori, e anche tanto…i va al bagno e anca in montagna…
    Ma i tempi xe cambiai…e me vien de pensar…
    Desso xe bon segno se i genitori xe amici (che po cossa vol dir?…amici xe amici…mama e papà xe mama e papà…no stemo missiar le robe)…
    Però ghe fa ben al svilupo psico fisico…xe bon segno…
    Alora, premesso che ognidun ga la sua idea che ovviamente va rispetada…me vien de imaginarme se mia nona fossi viva come che la podessi comentar che i sui pronipoti fossi amici de mama e papà…
    -Ciao nona te presento el mio amico...
    -Ma no iera tu papà?…gavè missia le carte?
    -Ma no,  xe papà…però ogi va de moda che semo amici
    -E come saria a dir?
    -Saria a dir che lo ciamo per nome e che lui me capissi se go problemi
    -E cossa el capissi?
    -El capissi de vignir balar con mi
    -Ma no sta farme rider…che te dormi ‘ncora co' l’orsachioto…e tu sorela?…cossa la ga' portà?... l’amica o su mama?
    -Ciao nona….te ga visto che mama giovane?
    -Si quel si
    -La xe tanto mia amica…ghe conto tuto
    -Anche del moroso?
    -Bon dei, quel no
    -E anche che te ga provà fumar?
    -Ma no dei quel no se disi…e po’ go provà solo una volta…robe che me sofigo
    -E lora te vedi che no xe amica…xe mama…perché a mama no se ghe conta tuto …al’amica si!
    Però mia nona iera forte perché la te dava ragion…ma dopo la fazeva comunque come la voleva ela…e la rivava a farte far a ti le robe che no te ‘ndava…
    Per esempio a magnar minestra….
    -Scolta nona, ma te rivassi farghe magnar minestra anche ai mii fioi?
    -Alora picio, se i tui fioi gavessi un fiatin de fame i magneria tuto…
    -Questa batuda iera scontada……
    -Ma sicome savemo che ogi a quasi tuti i fioi no ghe manca niente…i xe un fiatin schizzinosi…
    Che bel…una ciacolada con mia nona…e desso ‘ndemo vanti…xe tanti argomenti…ogi per esempio i fioi xe tanto insempiadi drio ai zoghi elettronici e al computer….
    -Compu che?
    -Computer, nona…quela machina che ga internet
    -Internet?…mi ai mii tempi iera inter…milan…ma no internet
    -Bon lassemo star
    -No, no…ara che so che i tui fioi xe sempre tacadi al televisor…a quel grando e a quel picio…
    -Eco brava e quel picio saria el computer…
    -Un televisor po’….perché no te ciami le robe col suo nome?
    ….Se parlemo de ricordi…de quando ndavo scola…de quando la me coreva drio per darme de magnar….del tifo che la fazeva ale partide de basket…el stesso tifo che la faria vedendo balar mia fia o zogar balon mio fio…el stesso tifo co mio papà parava un rigor….
    -Nona…coss’te fa?
    -Me son emozionada con tuti 'sti discorsi...te ga una bela famiglia...
    -Perché te se alzi?
    -E no posso miga star qua in eterno…no te vedi che i me ciama…son in permesso speciale…
    -Nona: volessi abraciarte e saltarte in schena come co' iero picio
    -Quel sarà dificile…son trasparente
    -So so…ma i te da de magnar lassù?
    -Si, si... e anca bastanza
    -E lora ...xe bon segno

  • 27 maggio 2012 alle ore 22:12
    Nonna Peperina

    Come comincia: Una favola per aiutare i bambini che sono pigri nel masticare

    In un paese molto vicino, ma così vicino, che nessuno l'avrebbe mai detto di averlo avuto a portata di mano e di non essersi fermato almeno a guardare cosa ci fosse di bello da fare, viveva una nonnina tutta pepe e sorrisi che amava tanto coltivare i fiordalisi.
    La nonnina curava il giardino, ma il suo vero hobby cominciava al mattino, di buona lena si alzava col sole per cucinare le cose più buone. Metteva il grembiule la dolce nonnina dal nome curioso " PEPERINA" e con gli ingredienti tegami e fornelli cucinava i pranzetti per tutti i monelli.
    La Peperina sfornava le torte, serviva crostate con filastrocche, pizze e focacce, dolcetti e ragù entravano tutti e non ne uscivano più, il fumo saliva dalla cucina e quel profumo faceva acquolina, mentre inventava ricette golose per i bambini senza appetito che fanno i capricci e rifiutano il cibo, bastava un sorriso o un pupazzetto, una storia o una chiacchiera ben raccontata per far spalancare la bocca serrata.
    I golosoni provati i suoi piatti, battevan le mani e cantavano in coro " viva la nonna col pomodoro, nonna nonnina sei la regina, beato chi entra nella tua cucina" a quei profumi si leccavano i baffi col tovagliolo asciugavano il labbro, mentre la nonna aggiungeva al tegame un pizzichino di sale e di riso,  a quel banchetto non poteva mancare lo zio Guglielmino che profumava di gelsomino e adorava lo spezzatino.
    Venite gustate piccoli astanti, la pasta al sugo vi farà grandi, la frutta poi non ne parliamo, lei la decora tutta a mano, la taglia e la dispone come un bel fiore e non vi racconto che sapore...anche i bambini più capricciosi, aprono la bocca come uccellini e mangiano la frutta a fiorellini.
    Bravi i miei cuccioli mangiate e crescete, ma ditelo agli altri se potete, bisogna scegliere i cibi giusti ce ne son tanti per tutti i gusti, questo è il consiglio di chi vi vuol bene e accompagna sempre  un buon pasto con la ricetta chiamata " PAZIENZA" che resta il segreto per ogni mensa, 

    ( Da i racconti fatti in casa di Vittoria Carrassi)

  • 27 maggio 2012 alle ore 20:36
    I Giorni Di Alice

    Come comincia: "Alice viveva lontano,in una casetta in legno accanto al fiume.La notte si sentiva il rivo sgorgare ed era l'unica melodia che si udiva tra quattro mura piccole e legnose.Cantava silenziosa,quasi sussurrando,parole inventate,note soffuse e amava scrivere del sole e della luna,del cielo e del mare,di tutte le cose che una stonava e che due assemblava un concetto;come l'amore.Non c'era senso cantarne di una,aveva più poesia scrivendone di due e lei così viveva,spaccandosi la schiena e scrivendo alla sera.Alice sognava qualcosa,o spettava qualcosa che mancava,qualcosa non provato o provato ma che s'è venuto a finire.Aveva lasciato tutto lei,per evadere da una realtà non più reale ma finta,aveva abbandonato la città per trasferirsene in un altra che aveva un senso,una che avrebbe potuto dargliene molti oppure uno solo.In fondo Alice non è mai partita,in fondo lei è sempre lì a vivere,ma immagina di poter partire per quella città in cui desiderava specchiarsi,almeno una volta,in una città dove tutto che sentiva e vedeva aveva l'odore di una sola cosa;quel qualcosa che manca.Alice dorme poco la notte perchè lavora fino a tardi,le poche ore che ha le dedica alla scrittura e quando si assopisce sogna una vita nuova.Al mattino rassetta casa,si dedica alla famiglia,al pomeriggio seduta al bar aspetta l'ora del lavoro,va a farsi deridere e sfruttare e poi torna a casa,stanca e sfatta,con la notte nel cuore con un velo di tristezza ma Alice ha due gambe,e va oltre.Chiede a se stessa se qualcuno possa gioire delle cose che crea,chiede alla madre se ha ancora fiato per parlarle e poi torna alla casa,dona carezze all'amico felino,si chiude in se stessa e inizia a cantare;canta scrivendo di parole d'amore,ride piangendo del proprio cuore.Alice vive una storia ch'è solo sua,una storia in cui uno è triste e due sono le ore.Canta e non si ferma nemmeno se abbattuta per la stanchezza,lei canta perchè ama e chi ama o vive felice o muore di dolore.E così lei fa,sogna giorno e notte una pelle nuova,di piume e di gioia senza vergogna.Potersi specchiare in due occhi verdi,potersi tuffare nel cuore che ha perso e non può fare altro che cantare scrivendo con la speranza che certe note gli piombino addosso,le accarezzano la testa come una mano materna,le asciuga gl'occhi,le rimbomba nelle membra."

  • 27 maggio 2012 alle ore 12:40
    Poesie così…su due piedi.

    Come comincia: Il breve brano ha in sé il contenuto di ben dieci tipologie di scarpe ed ha annunciato la sfilata di moda relativa alle calzature Quattrocchi di Velletri alla 21^ Sagra del Fungo Porcino a Lariano il 23 settembre 2011. Le modelle, scalze, vestite da cameriere, hanno sfilato con le scarpe su vassoi d'argento. Il brano è stato creato per sottolineare anche l'importanza e la qualità del nostro Made in Italy per i 150 anni dell'Unità d'Italia.
    Le tipologie sono: Ballerine, Décolletè, Spuntata, Zeppa, Sandalo, Chanel, Zoccolo, Ciabattina, Tronchetto, Stivale.
    Il testo, di proprietà dell'autrice, Fiorella Cappelli, ha copyright e può essere utilizzato solo riportandolo fedelmente e con il nome e cognome dell'autrice, per intero.

    Le Ballerine…presero posto sulla scena, poi arrivò lei, con il suo Décolleté e fu il silenzio.
    Sapeva di averla Spuntata, la sala era Zeppa, l’odore intenso di Sandalo si percepiva ovunque, ma non mortificava il suo Chanel.
    Passo dopo passo, in punta di piedi affrontò il duro Zoccolo della vita, percorrendo la sua prima sfilata, avendo messo sotto i denti, fin dal mattino…solo una Ciabattina ma a quel panificio, il Tronchetto, gliela avevano servita…su un piatto d’argento.
    Vincente, lo Stivale, fino al tacco…Alto il Made in Italy!

  • 25 maggio 2012 alle ore 10:36
    Il paese di girasole

    Come comincia: Favola da raccontare ai bambini la sera quando sono a letto...

    C'era una volta tanto tempo fa, così tanto che nessuno lo sa, un paese piccino piccino, ma così piccino da passare inosservato anche ai piloti degli aerei che sorvolavano i cieli per lanciare palloncini colorati ,ai bambini assonnati.
    Nel bel paese di Girasole la gente rideva ed era sempre di buon umore, per le strade c'era colore, non si udivano schiamazzi o strani rumori un pò pazzi, i fanciulli erano amici e giocavano liberi per la via, a nascondino o ai quattro cantoni, cantando e ballando, a volte mimando i giochi inventati, usando cartoni matite e pennelli, costruivano storie di fate e folletti, di re e regine, di rospi e fanciulle, di cavalieri e imperatori, recitavano da grandi attori magie e maghi, con colpi di scena e la fantasia era un fiume in piena.
    Il tempo passava e il buio arrivava, presi dai giochi nessuno pensava a lasciare quel luogo per far ritorno nel proprio cantuccio, mentre la mamma aspettava sull'uscio, l'orologio a cucù suonava i rintocchi, la nonna Ilde preparava gli gnocchi e il nonno Ernesto metteva sul fuoco il calderone di acqua per tutti, ogni paesano prendeva il cucchiaio e s'apprestava lasciando ogni cosa, la vita per loro non era noiosa in quel paese baciato dal sole il cui nome era Girasole.
    Per entrare bastava sapere quanto è buono il formaggio con le pere, e gridare tre volte a testa in su, gelato marmellata e tiramisù, allora si apriva la porta del cuore nel bel paese di Girasole, le rose fiorivano e i prati apparivano, con cervi cerbiatti e coniglietti danzanti, farfalle giganti volavano allegre sui nuovi arrivati entrati nel cerchio e fuori restavano i brutti imbroglioni, i furbi e i cattivi che non sanno giocare.
    Sogna bambino, è bello sognare, mentre la mamma continua a raccontare...

    (Da: i racconti fatti in casa di vittoria carrassi)

  • 25 maggio 2012 alle ore 2:24
    Un Istante Sereno

    Come comincia: Seduti al tavolo di un bar a riflettere;domande sulla vita,risposte nel mondo,persone che vanno,persone che vengono e tu,rimani qui.La brezza di un sorriso sul viso quando ti sento vicino,questo ho adesso.Sentirti dentro nonostante gli affanni del giorno e i dolori della notte.Nonostante tutto,tu sei qui.La forza di un amore ti sprona ad andare avanti e,come disse un poeta,"L'unico rimedio all'amore è amare più forte."Ogni pensiero è dolce se infuso in te,ogni amaro vissuto diviene miele se associato al pensiero di te.Chissà cosa penserai,cosa starai provando,adesso.Ora che siamo lontani senza poterci guardare,senza poterci evitare e cercare,senza poter vedere luoghi comuni imbevuti nel ricordo di chi siamo stati,mano nella mano,per le vie della città.La penna sul foglio và da sola,và lontano ed in ogni posto ci sei tu,amore.Manchi a queste mani che possono solo scrivere di te,manchi a questo cuore che può solo amare tutto di te.Una tazza di caffè per il sapore della riflessione,una sigaretta per chiuderlo e la speranza di sentirti presto accompagna il desiderio di ricongiungermi al tuo cuore.
    Un saluto caloroso,un arrivederci quasi dolce tinto nell'amaro,un bacio,una stretta di mano,scendere a patti con la sagoma di te seduta dall'altro lato del tavolo che mi sorride,quasi magicamente ed unico spettacolo.Un dito sul cuore,un abbraccio d'amore.

  • 19 maggio 2012 alle ore 3:39
    Fermate Il Suo Canto

    Come comincia: Candidi violini risuonano nel buio,scordano il cuore solitario di un viandante notturno.
    Una sinfonia tenue e strepitosa entra dolcemente nelle vene della notte disperata;ferma il tempo mentre la città si muove.Nel sottofondo tamburi lontani quanto silenziosi rumori di auto in corsa mentre,sconsolato e stanco,il viandante ascolta,registra e si dispera per una musica che non potrà mai più sentire.Oh cuore,lascia fuori quelle note,fa troppo male,male,male,ogni nota è un canto di dolore.Non riesce a non pensare,esplode,canta e balla,balla sotto la luna con la disperazione nel cuore e il riso sulle labbra,balla e suona,ama e muore,sa che è inutile ma è utile al suo amore.Dio fermi quella musica,qualcuno la fermi!Amore che dolce il dolore,impazzisce scrivendo parole amare mentre la sua anima chiede a se stesso dove possa mai essere il suo compagno promesso mentre lei è lì a scriver per esso.Dio,ferma questa musica!Dio,salva il suo cuore.La città sembra arsa dalle fiamme talmente è forte ciò che porta al petto eppur sembra un muro fasullo,illusione della mente,l'inferno nel ventre.Dio,guarda quell'anima,ride del proprio dolore,impazzisce per il suo nome,scrive parole nella notte che nella sua pericolosa sorte è il paradiso di chi aspetta la morte.

  • Come comincia: Era la tempesta più potente e mai vista da Aléxios; un temerario navigante dei mari e delle terre più sconosciute.
    I popoli che lo conobbero, lo ricordano come l'osservatore e il protettore delle verità della vita.

    Il mare urlava con l'ira del drago e le onde possenti, si mescolavano al fuoco del cielo.
    In quell'uragano, il giovane Aléxios, non riusciva a controllare le sue direzioni e si lasciò andare in balia della furia degli Dei.
    Le sue, quel giorno, furono ore di lotta per rimanere saldo alla sua piccola imbarcazione; ma il vento, le onde e i turbini tutti, spaccarono ogni speranza.

    Tutto ciò fu improvviso e non preannunciato, nemmeno dalle voci delle correnti o dalle sue amiche nuvole che sovente, gli indicavano i tragitti, o i luoghi ove mettersi al riparo in caso di tempeste; e a quanto pare, tutto quel caos era semplicemente una porta nuova, lanciata e plasmata dagli Dei tutti, impossibile per molti da attraversare e che conduceva alle visioni veritiere dell'amore eterno.
    Alèxios gridava come fosse all'inferno e non capiva cosa stava succedendo, e quale sarebbe stata da lì in poi, la sua sorte.

    Dopo due giorni, fu il padre della terra, la stella del giorno, il grande re Divino del nostro cielo; si, fu il sole a svegliarlo e a trovarlo steso sull'isola dei flussi della mente; un'isola sconosciuta agli umani e che ha il potere di condurre l'anima nell'infinito dei mari inconoscibili.
    Della tempesta non v'era più alcuna traccia; tut'intorno vigeva un'armonia penetrante e sonora del mare calmo; più calmo del fiume che attraversa lento la pianura.

    Aléxios si guardò le mani e toccò il suo corpo completamente nudo e bianco di salsedine.
    Non seppe mai come finì su quell'isola; e nei suoi pensieri, balenava l'idea che quello era il paradiso dopo la morte, poichè in lui era ancora forte il ricordo e lo spavento, di quella tempesta abominevole in alto mare...

    La calma, era l'unica atmosfera che si respirava.
    Il cielo era dell'azzurro più azzurro e terso; e una leggera brezza, rinfrescava la temperatura estiva.
    Sulla superficie dell'acqua non appariva nessuna cresta d'onda, e alla riva dell'isola dei flussi della mente, non si formava alcuna spuma...

    Aléxios, capì che tutto ciò era il segno di qualcosa.
    Capì di essere approdato in una nuova e diversa dimensione; e dentro di se si domandava:
    Come mai sono qui?
    In questo luogo da mesconosciuto?
    Io!
    Che sono il navigante dei mari e delle terre?
    Eppure, non ero distante dalla città dove sono cresciuto... mi trovavo ad una clessidra di tempo per arrivare alla mia casa, alla dimora dove sono stato allevato; e questi mari, li conosco come i miei stessi palmi!

    E poi?
    Come fa il mio corpo ora ad esser così sano ed in forma?
    Asciutto e nudo?
    Dopo una tale tempesta, solo con il volere degli Dei sarei sopravvissuto!
    Sarei? Credo che da qui in poi dovrò dire Sono!
    Io sono sopravvissuto alla tempesta delle tempeste; all'uragano che le raccoglie tutte e che le scaglia violente, sopra ogni cosa, sopra ogni essere vivente!
    E qui?
    Qui, dovrebbe essere tutto in disordine!
    Ed invece, rimbalza ovunque la eco meravigliosa della quiete, ed un respiro profondo della natura.
    Ma cosa era successo realmente ad Aléxios?

    La grande tempesta che lo spaventò, in realtà era un vero e proprio regalo Divino.
    Proprio così!
    Gli Dei tutti, e tutti in accordo, decisero all'unisono di aprire la porta dell'amore creativo, della verità e dell'inconoscibile al giovane navigante; poichè da tempo e senza accorgersi; grazie al suo stile di vita e durante i suoi viaggi, si era avvicinato alla porta del fuoco interiore.
    Ad Aléxios tutto quanto appariva come una visione, come un risveglio primordiale da respirare a fondo.
    Una visione che da lì in poi, gli avrebbe giovato delle verità della vita; quelle verità che portano la calma nella mente, e che assicurano il sentire del battere del cuore.
    Il giovane Navigante, era ancora distante dal motivo che l'aveva fatto arrivare in quel luogo; su quell'isola in movimento, lunga appena dieci passi per lato, dispersa nella quiete più armoniosa del mare.

    Poco a poco, cominciò a placare le sue innumerevoli domande.
    Decise di sedersi semplicemente a contemplare, riempiendosi gli occhi, la mente e l'anima, di ciò che attorno aveva a disposizione.
    Nella sua meditazione, iniziò a sentire una presenza; e la sua sensazione si faceva sempre più forte... aveva l'impressione che qualcosa stava per accadere:
    finalmente arrivò il primo evento, la prima risposta a questa sua nuova dimensione, stava per arrivare attraverso Dònoma; un'Entità messaggera degli Dei tutti, per metà esatta uomo e per metà esatta donna.

    Il suo corpo, come i suoi due sessi, erano ed apparivano in forma liquida e in costante movimento.
    Le parti del suo corpo, cambiavano di sessualità continuamente, e pure la sua voce; che da lontano pronunciava il nome di Aléxios, si alternava continuamente tra i toni dolci e femminili, e tra quelli decisi di un uomo possente.
    Dònoma, era allo stesso tempo la bellezza più bramata e desiderata dall'uomo e dalla donna.
    L'entità, venne a lui attraverso il trasporto di un'amica nuvola, una delle nuvole amiche del giovane navigante...
    Aléxios si chinò in segno di rispetto e di gratitudine, poichè riconobbe l'entità della quale aveva già sentito parlare.
    Dònoma, giunse così al cospetto di Aléxios, invitandolo a concentrarsi su ciò che gli stava per dire:
    Siamo giunti a te Aléxios!
    Per aprirti la porta della verità interiore; e qui, ti trovi nel più ampio mare aperto; dove chi vi giunge, giova della calma e della protezione, di un periodo meraviglioso e significativo.
    Questo è il luogo dove Alcione e Ceice, miti dell'antica Grecia, ogni anno tornano a nidificare, lasciandosi trasportare lenti, sullo specchio del mare.
    Solo gli uomini più creativi e attenti vi possono giungere... o meglio!
    Si possono accorgere e ancor più, possono per davvero vedere!

    Aléxios, appena Dònoma citò i due nomi "Alcione e Ceice", comprese dove si trovava.
    La loro storia, si tramanda fin dai tempi antichi e ancora oggi, nell'era mitologica del 2000, eccola riaffiorire nella sua visione:
    Alcione fu creata dal vento e dalla spiaggia, ed era dei mari la più bella ed incantevole fanciulla; capace di amare nella totale purezza.
    Mentre Ceice era un giovane pescatore; paziente e dolce come i primi loro baci che li fecero innamorare, sino a divenire sposi.
    Un giorno, durante una tempesta in mare, il giovane pescatore Ceice, finì con la sua imbarcazione avvolto dalle onde.
    La potenza e la furia dell'acqua, gli impedivano di riuscire a mettersi in salvo; e da lì a poco naufragò.
    Il tentativo di nuotare per raggiungere una riva era distante; distante come la vita che per lui, stava per finire.
    Alcione, sentì le sue grida e si tuffò nel mare, per trarlo in salvo.
    Ma il suo tentativo, fu disperatamente invano.
    Gli Dei tutti, in questo luogo dov'è ora Aléxios; ebbero un'enorme compassione per i due sposi eternamente e veramente innamorati; e decisero all'istante, di trasformarli in due bellissimi uccelli marini...
    e sempre in questo luogo, in questo mare calmo, per il volere degli Dei tutti; ogni anno, Alcione e Ceice, vengono teneramente a nidificare.
    La concentrazione e l'attenzione di Aléxios in quella visione, era talmente forte che ogni più piccola parola, ogni frase che Dònoma pronunciava, rifletteva in lui in modo energetico e vibrante; e al congedo di questo incontro...... Riecco la calma più assoluta del mare e del cielo sereno; riecco ancora quella brezza che rinfresca piacevolmente dalle temperature estive... Rieccoli!

    Ecco i due uccelli marini a lui apparire:
    Aléxios!! Ti stavamo aspattando da tempo!
    Tu stesso hai voluto arrivare qui, grazie alla tua osservazione creativa; grazie allo spazio immenso della tua mente, del tuo cuore e dell'anima...
    Gli Dei Tutti, ti hanno semplicemente aperto l'accesso, per giungere nei luoghi più profondi dell'umanità.
    L'accesso alla porta che arricchisce l'uomo dell'etica e del rispetto, verso ogni forma di natura e di libertà!

    Alcione, staccò la piuma d'oro che stava da sempre nascosta sotto l'ala sinistra del suo amato Ceice, per consegnarla definitivamente ad Aléxios:
    Tieni!
    Questa è la piuma che solletica costantemente la verità!
    Ora è tua, poichè sei in grado di divulgarne con equilibrio il segreto!
    Ceice, fece lo stesso gesto alla sua amata Alcione; e dall'ala sinistra dell'eterna sposa, tramutata in uccello marino, staccò la seconda piuma d'oro e la consegnò ad Aléxios:
    Eccoti anche la seconda piuma d'oro!
    Questa, ti solleticherà costantemente l'inconoscibile!
    Sarà la piuma d'oro che terrà la mente libera, spaziosa e lontana da ogni conflitto interiore!
    I due bellissimi uccelli marini, poco a poco sparirono in mare aperto, galleggiando dolcemente sull'acqua; stretti e brillanti d'amore dentro al loro nido.
    L'isola dei flussi della mente, viaggiò altri due giorni e due notti; durante i quali Aléxios, il giovane navigante, ebbe modo di avere numerose e piacevoli riflessioni, su ciò che aveva appena vissuto.
    Si sentiva felice; felice della vera felicità che rende il viso sereno e gioioso, come quello di un bambino preso con natura e senza pensieri, nel suo gioco...
    L'isola vagante lo trasportò sino alla sua terra nativa.
    Ad aspettarlo, vi erano le cinque vergini bendate, figlie della riva.
    Lo vestirono e lo pulirono con il bene di altrettante cinque madri, prima che riprendesse il suo ritorno a casa...

  • 18 maggio 2012 alle ore 17:15
    O il parcheggio o la vita

    Come comincia: Da qualche tempo il buon Cittadino passa le sue giornate a casa. Lava i piatti, fa il bucato, stira le camicie, taglia e annaffia l’erba in giardino, cura le piante, s’impegna a preparare prelibati piatti in cucina e insegue il cane nelle sue scorribande mattutine. Per colpa della crisi, minacciosa come uno spettro scuro e gelatinoso, ha perso il lavoro.

    A mandare avanti l’azienda dove prestava servizio sono rimasti esclusivamente il padrone, con le scarpe di vernice e le bretelle, e il solitario custode che gira scalzo per i padiglioni deserti masticando una spiga di grano fiero nella sua tuta di fustagno blu. Il buon lavoratore, quando non è costretto a barcamenarsi tra le faccende domestiche, si concede lunghe e rinfrancanti dormite sul morbido sofà in ecopelle. Con la moglie in fabbrica e i figli a scuola, la tv, appena digitalizzata, è la sua unica amica. La scatola parlante ha una gran voglia di cicaleccio. Con la civetteria tipica delle donne trasmette di continuo notiziari sportivi, documentari e fiction che, per l’assiduità con cui vanno in onda, hanno finito di stancare anche il nostro perdigiorno, da sempre accanito telespettatore. Il caso vuole che in un torrido giorno d’estate, quando l’asfalto tremola per il caldo e l’acqua nelle fontana evapora prima di toccare la vasca che la raccoglie, il Cittadino si senta male. Suda a freddo e ha il battito del cuore accelerato. Trovandosi in casa da solo, e non potendo contare sull’aiuto del cane, un bastardino infame e accidioso come il sole d’inverno, a gran fatica si trasporta in cortile dove con un colpo di chiave avvia la sconquassata utilitaria che tossendo fumo e sputando bulloni dal tubo di scappamento s’immette nella giungla del traffico. Sono le dieci del mattino e l’atmosfera è rovente. L’ospedale dovrebbe essere una felice struttura sovvenzionata dalla Asl ma in verità è un campo correttivo di lavoro forzato gestito con il pugno di ferro dalla polizia politica dell’URSS.

    Prima di raggiungere il sanatorio, il Cittadino ha già affrontato e sventato un attacco ischemico causato dalla nevrosi estiva dei semafori agli incroci. Alle pendici della struttura ospedaliera, che da lontano sembra una grande montagna grigia con le finestre, non si trova l’ombra di un parcheggio. Con la mano serrata sul cuore e l’altra sul volante, il buon padre di famiglia percorre più volte il perimetro dell’edificio in cerca di un buco dove posteggiare la vettura, invano. Per soddisfare la realtà buffa delle cose, al limitare della struttura penitenziaria è stato da poco costruito un ampio parcheggio. A pagamento, giusto per arricchire la vita di amara imprevedibilità. In bilico tra la vita e la morte, il Cittadino si fruga nei pantaloni alla ricerca del portafoglio, che suo malgrado è rimasto nella tasca interna della giacca appesa all’appendiabiti. A casa. Con le tasche bucate e la vita agli sgoccioli, prega l’inserviente addetto all’amministrazione dei parcheggi di offrirgli rifugio giurando di tornare a pagare il saldo nel pomeriggio stesso. Ma l’integerrima sentinella a guardia del parcheggio - che è sgombro perché nessuno vuole spendere più di quello che guadagna in un mese per il servizio - incrocia le braccia e si punta al centro della strada, per non farlo passare. Una volta maledetta la madre di tutti i parcheggiatori, il Cittadino fa retromarcia e facendo fischiare le gomme riprende il suo personalissimo gran premio nei dintorni dell’ospedale. All’entrata del pronto soccorso un giudice di gara, cronometro e bandiera a scacchi bianchi e neri in mano, registra tutti i tempi giro per giro. Passano i secondi, i minuti e le ore ma il parcheggio rimane un miraggio. Quando è arrivata la sera e il crepuscolo è sceso sulle vicine montagne violacee, il buon lavoratore è colpito da un’apoplessia fulminante. La vettura, perdendo il controllo, si schianta contro uno dei pini che guardano il viale d’accesso del gulag. Tramortito e con la testa abbandonata contro il volante il Cittadino perde i sensi.

    Al risveglio scopre che intorno è tutto un accecante biancore. I raggi del sole indorano la stanza filtrando attraverso il giallognolo panneggio delle tende. Da un mazzo di rododendri sistemati in un vaso sopra al comodino si spande una amabile fragranza. Dopo aver bussato alla porta, un medico impettito e dal piglio severo entra dentro la stanza. Mentre gli ausculta il cuore con lo stetoscopio, il Cittadino scopre di essere stato vittima di un ictus e di esserne uscito illeso. Il dottore, controllato il battito, gli dà un buffetto sulla guancia e lo guarda con un sorriso da benefattore stampato in faccia: “Si rallegri, il peggio è passato. Ma mi raccomando, da ora in poi dovrà tenere uno stile di vita morigerato, senza eccessi, e dedicarsi ad una sana attività fisica”. Assaporando con la mente il gusto forte di una megabirra doppio malto e la salinità esacerbata dei semi di zucca, il buon padre di famiglia non può che scivolare sotto le lenzuola mentre il medico snocciola le ultime, ferree indicazioni.

    Dal reparto, in tutta fretta, arriva un’infermiera. La donna è trafelata e il petto gli fa su e giù come un mantice per riprendere fiato. “Presto, si metta in ordine che sta arrivando il Vigile” dice rimboccandogli le coperte. Il Cittadino, che non capisce la gravità dell’evento, alza un sopracciglio colmo di stupore. Si aspettava la visita di sua moglie, dei figli magari, ma non certo quella del Vigile. Intanto passi pesanti provengono dal corridoio. Tac tac fanno i tacchi delle scarpe sul pavimento che emana un nauseabondo odore di disinfettante. Quando l’ausiliario del traffico entra in camera l’infermiera con l’uniforme inamidata si accomiata dal degente. Passando davanti al nuovo venuto si prodiga in un inchino. L’uomo nemmeno la guarda e tira dritto, verso il letto dove sprofonda il Cittadino. Il Vigile indossa una divisa a doppio petto orlata sulle spalle da diamanti, ha il volto coperto dalla barba di un giorno e i lineamenti sono rudi e gli occhi taglienti, che non ammettono replica. Con solennità estrae da una borsetta in pelle bianca il taccuino per le multe e inizia a compilarlo. Terminato il duro lavoro, stacca il foglietto e lo fa scorrere sotto al vaso dei fiori. Poi si volta e lascia la stanza sussurrando sardonico “buona giornata”. Il buon lavoratore, inebetito, protende il braccio per raggiungere il foglietto. Inevitabilmente fa cadere a terra il vaso che contiene i rododendri. L’acqua si sparge sul pavimento come una fatale condanna. Masticando un’imprecazione si concentra sul contenuto del biglietto. La calligrafia è ovviamente indecifrabile, ma la somma arrotondata per eccesso e il numero di targa segnalato sono inequivocabili. Preso dallo scoramento, il Cittadino scivola dal letto e si affaccia dalla finestra. La sua cenciosa utilitaria è parcheggiata ancora contro l’albero e occupa parte della carreggiata. La portiera è aperta e anche da lassù si riesce a comprendere che nottetempo gli hanno rubato l’autoradio. Dal parabrezza posteriore sventola un foglietto color limone che si sbatte e si dimena per liberarsi dalla presa del tergicristallo, inutilmente. Aguzzando la vista il buon padre di famiglia sembra leggere: “sosta non autorizzata”.

  • 13 maggio 2012 alle ore 3:22
    Le nuvole di Maggio

    Come comincia: Maggio è un mese interminabile, che poi ti accorgi, al fine, che pareva appena cominciato. A Maggio fioriscono i pensieri seminati durante le giornate più corte, a Maggio difficilmente si ha paura, Maggio è un Settembre pieno di speranza, è il mese in cui tutto è cominciato, è un pretesto in cui recita bene perfino chi non conosce il testo. Fragole, asparagi, gerbere, un disco per l'estate che si ascolterà tre volte , la scelta del costume per andare alla spiaggia dei nudisti, il doposole controvento, i tramonti mozzafiato al cinguettar dei merli, le notti che si allungano accorciandole, il Roland Garros di Panatta , la Lotteria di Agnano di Varenne, il giro d'Italia di Battaglin. A Maggio puoi essere felice anche solo guardando un cane che salta un fosso spiccando il volo da un cespuglietto di erba stella per planare con dolcezza sul cerfoglio appena fiorito. A Maggio, ai bordi delle strade, fitti raduni di erbe selvatiche che fanno compagnia ai Rosari in quell'aspettar la sera, bici da gonfiare,si intensificano le orme in riva al mare e poi la festa del lavoro, vendo, anzi compro oro. A Maggio pare un peccato perfino inquinare, resti calmo anche se non sai dove andare, poca voglia di guidare, di nitrire, di abbaiare. Chi miagola in giardino? Forse è il gatto del vicino pronto a far la festa ai topolini di campagna o intento a rubare gli avanzi del rancio lasciati dalla cagna. E le nuvole, così veloci, guarda, guarda! Quella è Ayrton, quella è Gilles, simboli di fiori recisi a Maggio, uomini che hanno vinto le proprie paure finendo vinti dal proprio coraggio, caduti fino in cielo ed ora inarrestabili ricordi che rombano perfino nel cuore di chi ancora non aveva regali da scartare a Natale, giorno in cui non riesci a distinguere cosa è bene e cosa è male. Maggio è un ossimoro, è il mese di chi fa senza sebbene non possa farne a meno, è veloce come un treno, profumato come il fieno, è lento anche se nemmeno sfiori il freno. Maggio è un cantiere aperto, è il mese del primo concerto, è la fine della scuola e non te ne frega niente se poi dopo la maestra per tre mesi resta sola. Sono nato di Maggio in un giorno di sole, all'una del mattino, ho camminato tanto, forse troppo, o troppo poco. Ma si dai, in fondo anche Maggio è un gioco, non sta con April, Giugno e Settembre, quello è il mese di Novembre e di ventotto ce ne è uno, fuori i secondi, dentro gli attimi.