Semo I Mejio

SEMO I MEJIO
La seconda guerra mondiale volgeva al termine, i soldati tedeschi in ritirata in Italia facevano saltare i ponti o bombardavano quelli che ritenevano i fortini della resistenza come la basilica di Cassino, lo scopo: rallentare l’avanzata degli alleati e dei partigiani, i loro servizi segreti erano allo sbando, Cassino era solo un luogo di culto. Mussolini era stato catturato ed impiccato insieme all’amante, di Hitler nessuna notizia, il suo bunker era saltato in aria, in giro per la penisola grandi manifestazioni di giubileo con bandiere italiane con ancora al centro lo stemma Sabaudo, ‘Pippetto’ il re d’Italia stava dando i numeri dalla Puglia dove si era coraggiosamente ritirato proclamando un nuovo regno, allora tutto bene? Quando mai, i resti dei guai dell’autarchia mussoliniana si facevano sentire, povertà dappertutto soprattutto nelle grandi città, tante malattie soprattutto la tubercolosi, ancora gli antibiotici non erano in possesso dei medici italiani, alle ‘signorine’ che avevano troppo fraternizzato con i deutsche erano stati tagliati come segno distintivo i capelli a zero, le cotali avevano provveduto a circondare la testa con dei fazzoletti colorati, dovevano pur mangiare! I proprietari terrieri non avevano affatto sofferto durante il regime fascista, i contadini avevano seguitato a coltivare la terra e quindi la pappatoria era assicurata e non solo quella…Marcello cinquantenne era fra quelli fortunati, per una menomazione fisica inventata ma comprovata tramite amici corrotti al distretto militare aveva ‘saltato’ la leva con la conseguenza di aver salvato la pelle in una disastrosa campagna bellica, unica rinunzia per lui gran cacciatore era stata l’aver dovuto sotterrare i bellissimi fucili da caccia che, una volta rinvenuti dai tedeschi l’avrebbero portato alla fucilazione. Marcello non aveva però rinunziato ad un altro genere di caccia. Maritato con Elena insegnante elementare. Appena maritato dopo i fatidici nove mesi era diventato padre di due gemelli dizigoti Raffaele e Adriana, la maternità aveva portato la consorte a rinunziare completamente al sesso per dedicarsi completamente alla religione non per questo Marcello se l’era presa più di tanto, di ‘fiorellini’ in giro ce n’erano tanti soprattutto di consorti e di figlie di contadini disposti a sacrificarsi col padrone in cambio di consistenti regalie. Qualche volta capitava che un pargolo assomigliasse più al signore del fondo ma questo era un particolare secondario e prevedibile. Raffaele ed Adriana crescevano in assoluta sintonia, avevano una stanza in comune con due letti singoli dove esplicavano le loro attività studio compreso, a scuola erano di esempio agli altri compagni di classe, cosa chiedere i più ai due. La stretta vicinanza aveva portato a qualcosa di più fra di loro, la nudità era una situazione normale sin da piccoli, talvolta si toccavano i genitali provando del piacere reciproco. Andando avanti negli anni la situazione familiare di Marcello e di Elena non si era modificata, i due coniugi avevano un afflato positivo pur non avendo rapporti sessuali, si chiamavano con i vezzeggiativi di mandrillone e mammucci. Fefè e Adri al terzo superiore avevano conosciuto due studenti provenienti dalla Sicilia Salvatore e Carmela che andando avanti nei giorni avevano loro rivelato la loro situazione familiare tutta particolare. Mamma casalinga, vedova aveva escogitato un escamotage per acquistare un’abitazione: aveva conosciuto un palermitano emigrato a Roma, il paesano ricco e dai gusti particolari aveva chiesto di poter avere dei rapporti sessuali con Carmela diciassettenne vergine, ricompensa molto alta. La ragazza spinta dalla mamma e dal fratello aveva accettato, non si era pentita, il paesano era stato molto delicato ed anche piacevole. L’episodio portò a pensare Adriana che avrebbe potuto contattare il cotale per un’analoga esperienza, il ricavato per l’acquisto di un’auto di lusso, i loro genitori erano contrari all’acquisto di auto per l’esperienza negativa del figlio di un loro amico che era deceduto in un incidente stradale. Carmela contattò il suo paesano rappresentandogli la situazione. Ebbe un riscontro immediato: “Accompagna la tua amica a casa mia, voglio essere sicuro del suo silenzio, come sai andare con una minorenne è un reato.” Autista Salvatore, l’unico ad avere la patente Adriana fu accompagnata nella villa del magnate che si fece trovare al’ingresso, allontanati tutti i servitori. Finto baciamano ingresso in camera da letto, lenzuola profumate, luce soffusa, invito a recarsi in bagno per lavare i ‘gioielli’ Adriana si trovò dinanzi un uomo giovanile, circa cinquantenne molto ben ‘armato’, ce l’aveva più grosso di quello di suo fratello. Il cotale aveva una tecnica particolare: incominciò dai piedi per salire pian piano sino al seno, in bocca, al clitoride con orgasmo prolungato ed un inizio di ‘immissio penis’ non molto doloroso anzi un po’ piacevole, un dio del sesso. Dopo il ‘sexualem requiem’ Adriana andò in bagno, dentro lo slip si mise un assorbente usato per le mestruazioni, si rivestì, un bacio di ringraziamento da parte di: “Sono Aurelio, sei l’unica donna che vorrei rincontrare, questo è il mio biglietto da visita.” Passaggio di mano di una borsa contenente il denaro in contanti, salita sulla Cinquecento dove l’aspettava Salvatore, rientro a casa. Curiosità generale: “Com’è andata?” Un laconico ‘tutto bene’ lasciò interdetti gli amici, Adriana aveva compreso di aver fatto breccia nel cuore di Aurelio. Una settimana di vita normale poi squillo del telefonino di Adriana: “Cara come ti senti, ti andrebbe di rivedermi?” Era Aurelio, come aveva fatto e rintracciare il numero del telefonino...”Se vuoi in pochi minuti sarò sotto casa dove abiti, ho una Bentley grigia” “Ti aspetto.” “Ragazzi oggi mangio fuori, ciao a tutti. ”Salvatore: “Cazzo una Bentley, stavolta Adriana ha fatto centro.” In poco tempo Aurelio era totalmente cambiato, niente più vergini da ‘assaporare’ per primo, cosa aveva Adriana più delle altre? Non era solo una ‘topa’ ma una donna che gli era entrata nel cuore. “Ti vedo, ti sento, ti amo… sono molto preoccupato, ho sempre allontanato questo sentimento, maledizione, ” “Meglio lasciarci, ti prego di accompagnarmi dai miei parenti.” Aurelio aveva ripreso lo style inglese: “Fammi riprovare la tua deliziosa ‘gatta’, andiamo nella mia villa.” All’ingresso due cani Corgi abbaianti festosamente: “Sono Beauty e Candy, stè due puttanelle assaltano tutti i miei amici, con te…Questo è James il mio segretario, James ti presento Adriana, la mia fidanzata.” Finto baciamano poi: “Sir, come da Lei disposto è pronto un english lunch.” “Ho capito bene, un pranzo all’inglese, non vorrei…” “Signorina assaggerò io per primo tutte le pietanze...” “James la mia è stata solo una battuta, il tempo di lavarmi…” Seduta a tavola Adriana si accorse che qualcosa le strusciava fra le gambe, pensò ad un Aurelio eccitato ma quando guardò sotto il tavolo…erano le due puttanelle!” “Te l’ho detto che avevi fatto colpo!” “Sono due cani simpatici ma non vorrei trovarmeli sotto il letto!” Tutto finì in risata, Beauty e Candy furono presi per la collottola da due inservienti e cacciati fuori ella stanza da pranzo. Aurelio ‘imbracciò una chitarra: ‘C’è un grande prato ove nasce la speranza, quello è il grande prato dell’amor, non mi deludere credo in te, non farmi piangere vivo per te, non mi abbandonare ti mancherei, quando sarò stanco tutto lascerò, ti chiederò l’amore, ho fede in te, non mi deludere, non farmi piangere vivo per te, la sera cercherò fra le tue braccia le promesse e le speranze per un mondo d’amor.” “Meriti un applauso anche se hai copiato ‘Un mondo d’amore’ di Morandi, mi hai commosso, credo che tu sia stato sincero, anche la ‘topa’ ha apprezzato.” Un bacio precursore di un rapporto fisico piacevole, prolungato sino allo squillo del telefonino. “La sveglia la mattina è una rottura di coglion…” “Hai detto bene mi ero appena addormentata…” “Vuol dire che Aurelio funziona da anestetico, sò le undici, arzate!” Raffaele trovava sempre un modo per tener su il morale della compagnia, un sabato sera tutti a tavola: “Signori parrucconi domani conoscerete una persona diciamo fuori del normale, giudicate voi, guida una Trabant… vorrei invitarla in villa, Auré che ne dici?” “Va bene sempre che non venga armata…” “L’ho già invitata, appuntamento alle dieci.” Prima dell’orario previsto già tutti in giardino spinti dalla curiosità. James provvide ad aprire il cancello, Beauty e Candy relegate nelle loro cucce. Gran rumore di catenacci così si presentò la Trabant, occhi di tutti spalancati per lo stupore, era proprio un catorcio. Ne era scesa una ragazza alta, fisico statuario, bionda con a tracolla un borsone. “Vedo che c’è una rappresentanza di benvenuto, sono Artemide di origine greca, poliglotta, sono interprete nei congressi, il qui presente Raffaele mi ha invitato in questo posto, mi sono sbagliata?” “ Sono Aurelio il padrone di casa, è la benvenuta, James provvederà a posteggiare il suo.…la sua auto in garage, se lo desidera potrà andare nella stanza degli ospiti per rinfrescarsi.” Al ritorno in giardino Artemide si era molto alleggerita dei vestiti rimanendo in pantaloncini mini e camicetta scollata con la conseguenza di mostrare gambe muscolose, seno poco prosperoso e capelli molto corti. La greca dimostrò la sua destrezza saltando a piè pari la staccionata che delimitava le piante di rose. “Mi domando se lei è così atletica in altri campi…” “Una volta facevo il decatlon, ora con l’avanzare degli anni solo il pentatlon.” La greca aveva fatto la furba ovvero era un’ingenua, aveva dimostrato di non aver compreso il doppio senso. Proseguendo nella passeggiata Artemide aveva preso sottobraccio Carmela, sembravano impegnate in una conversazione, avvicinandosi Salvatore prese al volo qualche parola in francese. “Carmé conosci il francese?” “Solo quello scolastico.” E allora perché quella vicinanza, forse il piacere di un contatto fisico…La sera James: “Ladies and gentlemen dinner is ready take your seats.” Artemide non obbedì all’indicazione del maggiordomo, si sedette vicino Carmela, molto vicino guardandola negli occhi, le mani fra le cosce della ragazza e un’espressione tipica romanesca diretta a Raffaele: “prima m’aj cojonato, penso avrai capito che amo i fiorellini e non i ‘tutoli’ del granturco’.” L’avvocato passò a miglior vita, tranne la memoria tutto lasciò al figlio.