SEMPLICITÀ

Lucilla Buonarroti, a parte il cognome altisonante era la semplicità fatta donna. Altezza leggermente superiore ala media sfoggiava un sorriso accattivante in un viso con grandi occhi color oro, naso piccolo all’insù, labbra sensuali non truccate, abiti color da bianco a nero passando per il grigio chiusi al collo e lunghi sino ai piedi. Impiegata presso l’ufficio postale di via Taranto a Roma dinanzi alla sua postazione di lavoro c’era sempre un fila più lunga delle altre soprattutto uomini affascinati dal suo charme. Non era da meno il direttore Vasco Lorenzini che più volte le aveva fatto delle avances senza successo ricambiato solo da un gran sorriso da parte di lei. Figlia di due conduttori di una trattoria residenti nella frazione Grotta Castellana in provincia di Viterbo, appena ventenne era stata scoperta da Francesco Notari di passaggio in quella località, sarebbe diventato suo marito. Il cotale era un rinomato collezionista e venditore di francobolli e di monete con negozio in via Nazionale a Roma, a lui si rivolgevano i collezionisti di quei prodotti per i loro acquisti. L’incontro fra i signori Notari e Lorenzini mutò la vita dei tre: Vasco un pomeriggio si era recato nel negozio di Francesco per acquistare dei francobolli, nell’esercizio c’era anche Lucilla di grigio vestita e, more solito, non truccata, statua di sale da parte del direttore che si riprese: “Signor Notari m’è sfuggita l’ultima emissione del Vaticano, sicuramente lei l’avrà, me ne occorre una quartina come il resto della mia collezione.” “Lei non l’ha ricevuta per la gran richiesta, provvedo a mettergliela in una bustina… servito.” Il buon Vasco aveva intenzione di seguitare a rimirare la deliziosa Lula, attaccò bottone con: “Io sono in possesso di un ‘Gronchi Rosa’ mi sembra valga circa mille €uro.” “Anche di più, qualora lei desideri acquistare qualcosa di più prezioso, le propongo la ‘Siracusana’ da 10 lire, prezzo €.1.500, oppure sempre una ‘Siracusana’ da 200 lire, prezzo €. 2.000 ovvero 1929 Italia 1,75 €. 22.000, che ne dice?” “Cifre eccessive per un direttore di agenzia delle poste, veda se ha qualcosa di più abbordabile.” Lucilla riceveva uno sguardo di ammirazione da parte del signor Lorenzini, anche la signora sembrava interessata all’ospite, decisione improvvisa: “Chiudo baracca e burattini, vi invito a fare un giro per Roma caput mundi, destinazione finale casa mia, usiamo la mia DS 21.” La villetta in via Appia all’esterno mostrava fattezze antiche, all’interno tutto modernissimo si notava l’opera di un bravo architetto. “Rosina stasera cena speciale per il nostro ospite, fai valere la tua bravura spagnola.” Nel salone musica soffusa, persiane chiuse, luce diffusa da due antichi lampadari in ferro battuto. Fu Lucilla a prendere l’iniziativa a ballare con suo marito il quale poco dopo passò la sposa all’ospite, si era creata un’atmosfera erotica. Cena a base di piatti spagnoli con vino rosso dei Castelli Romani. Sotto il tavolo del movimento, un piede nudo di Lula fra le gambe di Vasco che cercava di fare l’indifferente, indifferente un cavolo, ‘ciccio’ entro i pantaloni si era innalzato, sguardo indifferente della signora che sparì dalla circolazione, delusione del ‘pisello’ che, sconsolato torno a cuccia.” Tutto sembrava essere tornato alla normalità, Francesco era andato all’armadio a prelevare la macchina fotografica Canon ultimo modello: “Sin da ragazzo ero appassionato di foto, allora c’erano le macchine a pellicola oggi tutta tecnologia.” La ‘fantesca’ era sparita dalla circolazione, Lucilla riapparve…una bomba. Truccatissima in viso, camicetta trasparente niente reggiseno, minigonna oro con spacco abissale, gambe nude, tacchi dodici, girando su se stessa mostrava di aver dimenticato le culottes. Francesco l’abbracciò e cominciò a baciarla slacciandole la camicetta, seno favoloso, anche il popò faceva bella mostra di sé. Franco si staccò dalla moglie e l’avvicinò all’ospite che stupito tirò fuori dai pantaloni un ‘ciccio’ impazzito che finì dritto dritto nella potta della padrona di casa che aveva assunto la posizione di ‘pecorina’ appoggiandosi al divano. Il resto da ‘Mille e una Notte’ con Francesco che faceva da cuckold e si masturbava, la scena si spostò sul letto matrimoniale sino alla mezzanotte, tutto finì per mancanza di ulteriori forze erotiche das parte dei contendenti maschi. Quel giorno si era formato un terzetto che si consolidò nel tempo. A mutar la situazione il ritorno in casa di Francesco l’arrivo del figlio Henri sedicenne proveniente dal Collège Calvin di Ginevra. Il ragazzo frutto di una fugace relazione con una signorina di passaggio la quale lo aveva bellamente depositato il pupo appena venuto al mondo a casa del padre. Il giovane, sin da piccolo, aveva come compagnia le varie baby sitter che, diventate ‘amiche’ del genitore, col tempo sparivano dalla circolazione. Henri da piccolo aveva mostrato un carattere scontroso, chiuso in se stesso. Già dalle elementari si dimostrò un gran lettore dei libri della biblioteca paterna, libri che il suo avo aveva acquistato per ‘bellezza’ dello studio ma di cui non ne aveva letto nemmeno una pagina. Per la frequenza della prima classe della scuola media fu ‘sbolognato’ nel collegio svizzero, il padre non aveva tempo per lui, Herni veniva in villa a Roma solo per le vacanze estive, si era all’inizio di luglio. A cena il primo incontro fra Lucilla ed Henry il quale rimase ‘fulminato’ dalla beltade della donna , a tavola si sedette vicino a lei, si presentò con viso sorridente ed eloquio brillante, contrariamente al suo solito le fece una specie di interrogatorio parlando anche di sé. Fu ripreso dal padre: ”Ti capisco che puoi non aver fame ma almeno lascia mangiare Lucilla!” Quel richiamo riportò alla realtà Henri che in poco tempo fece ‘piazza pulita’. “Che ne dice signorina di un giro nel parco, ci sono i nidi degli uccelli che cantano e covano le uova, un vero Eden.” Senza porre tempo in mezzo prese sotto braccio la ‘signorina’ sparendo fra gli alberi. “Francesco capisco che non ci fai caso alle corna ma fatte dal proprio figlio…” “Tutto sommato sono contento, ai tempi d’oggi con i giovani ci sono tante sorprese…” Fece tutto Lula: seduti su una panchina Henri vide ‘sparire’ il proprio ‘pipinello’ dentro la bocca della improvvisata amante che ingoiò il tutto e poi lo abbracciò piangendo, si era scoperta pedofila? Non proprio, le era venuta in mente la sua ‘prima volta’ quando era stata sverginata da un amico di famiglia. Rimasero fuori sino all’ora di cena. “Caro ti è piaciuto come ho fatto sistemare il giardino?” “Bellissimo, forse ci starebbero bene delle copie di statue greche come Dafne o Venere, le ho studiate nel libro di storia dell’Arte.” Lula aveva cambiato abitudini notturne, dormiva (si fa per dire) nella stanza di Henri facendo provare al ragazzo tutte le posizioni erotiche ma venne il giorno del suo rientro in collegio, il padre fu inflessibile niente permanenza in una scuola romana, compromesso: ogni tanto Lucilla andava a… ‘rimirare’ il lago di Ginevra.