SESSO SFRENATO – IL TRENINO

Il pullman procedeva lento sui numerosi tornanti che portavano dalla stazione ferroviaria alla località sciistica. Aurelio sonnecchiava mentre Gigliola ammirava il panorama. Altra coppia
Vasco ed Eva dietro di loro sembrava proprio che dormissero, il viaggio da Roma li aveva stancati, solo Lea altra passeggera sprizzava allegria ridendo alle battute spiritose di un vicino. Finalmente giunsero dinanzi all’albergo, i passeggeri si prepararono a scendere, gli addetti dell’hotel si presero cura dei bagagli dei viaggiatori che dinanzi al concierge venivano informati sulle stanze da occupare. Le due coppie più la signorina si trovarono vicine sia in ascensore che al tavolo della sala mensa, si presentarono, al bar caffè per tutti. Il pomeriggio ai bordi della piscina riscaldata, dopo cena nel salone a vedere la televisione, un programma in tedesco li convinse a ritirarsi nelle relative stanze dopo un ‘buonanotte’. La mattina seguente con le ciappole ai piedi i cinque presero a girovagare ai bordi delle piste, niente sci, nessuno aveva confidenza con quello sport. Lea invitò i due maschi della comitiva nella sua stanza: “Da sola mi annoio.” Alle due femminucce non restò che farsi compagnia. Aurelio, Vasco e Lea si ritrovarono in una matrimoniale, si guardarono in viso e scoppiarono a ridere senza un motivo apparente, forse imbarazzo che non colpì Lea molto disinibita. “Come avrete notato sono molto aperta di carattere, chiedete vi sarà dato come da biblica citazione. Debbo confidarvi un mio segreto, ho qualcosa in più rispetto alle donne, regardez…” Lea sfoderò un marruggio che dimostrò la sua notevole grossessa. Aurelio e Vasco si guardarono in faccia, senza parlare con lo sguardo decisero di buttarsi, si denudarono, i loro membri automaticamente andarono in erezione, la voce di Lea: “Andiamo a farci il bidet.” Vasco: “Non riesco a lavarmi il coso…” “Vengo io così prenderete confidenza con me.” Finite le abluzioni i tre dovettero prendere una decisione di come comportarsi sessualmente, sempre Lea: “Io ovviamente al centro, voi due uno da e l’altro riceve mettetevi d’accordo.” Nessuno dei due voleva ricevere, Lea spazientita: “Non fate le ‘vergini dai candidi manti’ sceglierò io, Vasco davanti, Aurelio dietro, provvederò alla vasellina dato che penso nessuno avrà provato il sesso omo. Ci volle del tempo, Vasco non aveva molto voglia di farselo infilare, infine cedette, si fece lubrificare il popò dalla signorina che pian piano provvide a infilargli in culo la punta del suo coso, rimase sorpreso, nessun dolore anzi un piacere inaspettato, se lo fece scivolare tutto nell’ano. Nel frattempo Aurelio, il privilegiato, ‘sistemò’ il suo cosone nel culo del trans che si muoveva alla grande, goderecciata a non finire, tutti rimasero nelle proprie posizioni, un trenino piacevolissimo. Il legame fra i cinque si consolidava ogni giorno, sempre insieme, il sesso ovviamente la faceva da padrone. Una novità da parte di Lea: “Che ne dite di un bagno notturno nella piscina riscaldata…chi tace acconsente approvato.” Il passaggio dinanzi al concierge non passò inosservato, il cotale stava per aprire bocca quando un biglietto da cento €uro lo fece ammutolire: “Un caffè per lei.” In acqua tutti nudi i cinque provarono delle sensazioni nuove con il liquido che penetrava dentro i buchini diventati buconi. Il ritorno in stanza e sveglia la mattina alle dieci quando il personale delle pulizie li fece sloggiare. Ancora insonnoliti si recarono al bar, furono raggiunti da un cameriere che consegnò a Lea un telegramma, nessun commento da parte dell’interessata solo un risolino. Interpellata da Gigliola rispose: “Non mi pronunzio”, evidentemente non voleva condividere con gli amici i suoi fatti personali. Furono Informati che era pronto un brunch consumato il quale gli ancora intontoliti si ritirarono nelle loro stanze. Dopo cena un giretto per la cittadina con acquisto di ricordi locali, sarebbero serviti per il presepe natalizio. Un po’ stanchi di sesso una proposta di Lea, la solita piena di idee: “Che ne dite di un ‘wife swapping?” Facce con un punto interrogativo, nessuno conosceva l’inglese. “Tradotto scambio di mogli e di mariti.” Anche stavolta nessuno si oppose, i quattro presero posizione sul letto matrimoniale prima con baci in bocca molto voluttuosi, poi sulle tette delle dame ed infine un sessantanove dove ebbe molto successo il clitoride più grosso del normale di Gigliola che fece ‘impazzire’ Vasco, era diventato quasi un pene che portò ad orgasmi ripetuti l’interessata ed anche il maschietto. Lea nel frattempo si masturbava, non voleva rompere l’accordo sessuale dei quattro. Gigliola ed Eva scoprirono che tutti provenivano da Roma, le loro abitazioni non molto lontane. Partirono insieme per il ritorno nella capitale, alla compagnia si era aggiunta Lea che dimostrò di essere ben fornita a quattrini. Il trans: “Prendo un taxi e vado a casa di amici, ciao a tutti” e sparì. Altra scoperta dei quattro, tutti erano insegnanti anche se in scuole diverse. Dopo una settimana Vasco ricevette una telefonata di Lea: “Vengo a prendervi con la mia Bentley, mi seguirete sino nella mia villa in via Parioli 254.” “Cacchio una villa ai Parioli…”Al loro arrivo grandi affettuosità come se non si fossero visti da molto tempo. Anche in Labrador si presentò on Lea all’ingresso della villa, si rabbonì quando Lea: “Sono amici, cuccia!” Il quadrupede parve comprendere l’ordine della padrona, si stese a terra. Lea a pranzo: “Vi sarete richiesti il contenuto del telegramma che ho ricevuto, mi ha cambiato la vita, l’aereo con cui viaggiavano i miei
Genitori si è inabissato nell’Atlantico, lo stanno cercando ma con poche speranze. Sono diventato padrona di un bel patrimonio, i miei non sopportavano la mia diversità, cosa strana soprattutto mia madre ma ora, pace all’anima sua…Stasera festeggeremo l’evento, ballo nel salone con champagne e poi Aurelio e Vasco decideranno quale gioco erotico praticare, io suggerisco un wife swapping, io mi aggregherò a qualcuno di voi col mio cazzo, oggi mi sento molto maschio e quindi attenti ai culi! A Vasco non dispiaceva ‘farsi’ la bella Gigliola anche per provare l’emozione di prendere in bocca un clitoride più grosso del normale, col consenso di Aurelio e di Eva si avvicinò trepidante a Gigliola la quale anche lei eccitata, sul lettone a gambe aperte mostrò quel piccolo coso che si stava ingrandendo a vista d’occhio. Prima di prenderlo in bocca Vasco si domandò se in fondo non fosse un bisessuale, poco importava, il suo ‘ciccio’ evidentemente apprezzava la situazione, si era elevato oltre il normale. Ciccio contro clitoride, dopo poco tempo portò gli interessati ad un lungo orgasmo diverso dal solito ma piacevole. Lea, anche lei eccitata si intromise preferendo il popò di Vasco che rimase basito, non si aspettava assolutamente di essere penetrato anche se da un trans, un cazzo è sempre un cazzo. Atmosfera calma dopo la tempesta, ormai il sesso aveva contagiato tutti e cinque che si ritrovarono uno dentro l’altro fino allo sfinimento. I giorni seguenti, servitù assente, presero a girare nudi per casa, una novità eccitante. Altra novità, Lea ricevette una telefonata da Ancona, una sua parente con cui non si sentiva da tempo le chiese un favore: “Cara sono Iolanda, mi è pervenuta da un mio parente americano la richiesta di andare da lui a New York, è anziano e malato, non vuole lasciare io suoi beni ai parenti americani della moglie, ha bisogno della presenza mia e di mio marito per far testamento a nostro favore. Non sappiamo a chi lasciare nostro figlio Carlo che ha paura di volare in aereo, che ne dici di ospitarlo durante la nostra assenza, è maggiorenne e sa come comportarsi, lo lasceremo a Roma alle dodici di domani e proseguiremo per Fiumicino.” Come dire di no: “Cara va bene, conosci i miei problemi.” “Carlo è maggiorenne e sa come comportarsi, grazie, al ritorno ci sarà un bel regalo per te, ormai siamo ricchi.” Lea andò alla stazione Termini da sola con la sua Alfa 33, Carlo scese dal treno con una valigia, abbracciò i genitori e Lea che rimase basita, era un bellissimo ragazzo, forse anche troppo bello…”Caro sarai mio ospite gradito, non so se conosci la mia situazione.” “Nessun problema, a me piacciano sia le donne che gli uomini, da quello che mi risulta sei tutte e due.” Al suo arrivo in villa silenzio generale, solo da Aurelio un commento: “Ma è un Efebo.” Per Carlo un primo apprezzamento da un uomo. Cari amici, in onore del nostro ospite un brodetto alla marchigiana e del Verdicchio dei Castelli di Jesi, tutti a tavola. Aurelio di sedette vicino al nuovo venuto, occhi negli occhi, era chiaro che era nato un feeling fra loro due, tutti gli ospiti se ne accorsero con stupore ma nessuno fece commenti. I quattro insegnanti, finite le ferie furono costretti a chiedere l’aspettativa senza assegni, a rifornirli di moneta era Lea che desiderava che restassero. La coppia Aurelio ‐ Gigliola nel frattempo era diventata un trio, il bell’Apollo era il terzo gradito anche da Gigliola. Lea presa di curiosità chiese ai tre il permesso di far loro ‘compagnia’. Permesso accordato, i compagni, diventati quattro si posizionarono nella stanza dei due coniugi, si guardarono in viso e pian piano si spogliarono, la nudità portò ad una sorpresa inaspettata: Carlo aveva un pene piccolino come pure i testicoli senza peli intorno, fu Lea la prima a riprendersi: “Signori miei voglio provare io a baciare ed a prendere in bocca il coso di Carlo, detto fatto sentì in ore il cosino diventare duro, insistette mentre Aurelio provò a posizionarsi nel popò del giovane che non si oppose, un orgasmo simultaneo dei due seguito da quello di Lea, Gigliola sentì il clitoride ingrandirsi, anche lei in orgasmo. Era settembre, tutti accettarono in casa la nudità che piacque, aveva stimolato il senso di erotismo, ogni tanto si vedevano ‘uccelli’ in erezione con tante risate generali. Qualcuno si infilava nel primo buchino a portata di cazzo cum gaudio di tutti. Dopo un mese telefonate dall’America: “ “Caro Carlo, non avremo in fatto di soldi problemi per il futuro, al rientro in Italia provvederemo ad acquistare un villa spaziosa, potrai invitare tutte le persone che vorrai, aspettiamo questo evento per rivederci.” L’invito venne dopo quindici giorni. Caro Carlo abbiamo provato quanto conti il denaro, apre tutte le porte, abbiamo trovato una villa come da noi desiderata, venite tutti quando vorrete, siamo in via Flaminia 169. Tutta la comitiva, cane compreso raggiunse la località su una Bentley e sull’Alfa 33, grandi effusioni ed inizio di una vita da edonisti sino ad una vecchiaia dorata poi il decadimento fisico inevitabile accettato con rassegnazione dagli interessati: “Ci siamo goduti la vita, ora i guai della vetustas!”