Un Vedovo Consolabile

​ Sino al trentesimo anno di età la fortuna era stata costante compagna di Amélie Martin parigina di nascita e giramondo di professione. Aveva deciso di passare un mese di vacanza estiva a Rimini dove aveva incontrato l’amore, non il solito bagnino mandrillo consolatore di turiste ma Giuliano Rocchegiani, romano, insegnante di lingue e di materie letterarie in un liceo parificato  anche lui in vacanza sulla costa adriatica. Amore a prima vista per usare una frase non originale ma che si addiceva alla situazione. Amélie, cattolica aveva voluto legalizzare il loro amore in chiesa un pomeriggio inoltrato per evitare la calura. Giuliano era giunto in treno nella capitale del godereccio estivo, a Roma aveva acceso un mutuo ventennale per l’acquisto di un appartamento, aveva dovuto rinunziare all’acquisto di un auto. Cena leggera e poi grandi manovre, Amélie in campo sessuale si era dimostrata favolosa. La mattina li trovò abbracciati, Giu decisamente affaticato, mai gli era capitata una donna tanto vogliosa e godereccia.  Avevano  passato la notte  in una stanza del Grand Hotel, evidentemente la dama se lo poteva permettere finanziariamente, lui aveva preso alloggio in una pensione.  Dopo colazione al bar tutti al mare non a ‘mostrar le chiappe chiare’ ma ad abbronzarsi sotto un ombrellone per evitare scottature. La francesina indossava un costume decisamente osé, il fisico glielo permetteva. A mezzogiorno rientro in albergo, pranzo tipico romagnolo apprezzato dai due sposini. Giuliano fece sfoggio di cultura latina: ‘Post prandium lento pede deambulare.’ Tradotto in italiano: dopo pranzo camminare lentamente.’ I due novelli sposi misero in atto il detto sino a quando Amélie si fermò dinanzi ad una Ds 2100. “Prendo le sigarette che ho lasciato in auto.” Evidentemente quella macchina di lusso era di sua proprietà. Ai primi di ottobre Giuliano dovette rientrare nella capitale per motivi di lavoro, durante il viaggio Amélie fumava una sigaretta dietro l’altra. “Cara l’aria di stà macchina è diventata una ‘London smoke’, prova a smettere, non hai notato che sul pacchetto c’è scritto ‘fumer tue?’” “Tutte chiacchiere, mio nonno fumava due pacchetti al giorno di Gauloises, è morto a novant’anni.” All’arrivo in via Appia a Roma i due coniugi furono accolti dal benvenuto di Romolo portiere dello stabile dove abitava. “Dottò ai bagaji ce penso io!”  Amélie prese possesso  dell’abitazione romana del marito che all’ingresso sfoggiò altro detto latino: ‘parva sed apta mihi’. Malgrado le sollecitazioni di Giuliano Amélie seguitava a fumare ‘come un turco’, accusava colpi di tosse sempre più frequenti.  Il medico di famiglia aveva diagnosticato una bronchite curabile con antibiotici, diagnosi errata, la francese peggiorava di giorno in giorno. Giuliano la accompagnò al pronto soccorso dell’Ospedale San Giovanni, eseguiti gli accertamenti una diagnosi infausta: “Carcinoma bilaterale ai polmoni in fase finale.’ Ameliè dopo due giorni rese l’anima a Dio. Giuliano ‘irato a’ patri numi’  chiese aiuto a Romolo per contattare una impresa di Onoranze Funebri. La bara fu portata in chiesa dove il parroco, pur non conoscendo la deceduta fece le sue lodi di buona cristiana incassando i soliti ‘fiori che non marciscono’  (denaro in contanti). Fra le carte della consorte Giuliano trovò l’indirizzo di un fratello di Amélie Paul residente a Parigi. Appresa per telefono l’infausta notizia Paul il giorno dopo giunse all’aeroporto di Fiumicino dove Giuliano andò a incontrarlo. Alla presentazione solo una stretta di mano, Paul passò la notte in casa di Giuliano. La mattina seguente contatti col titolare delle ‘Pompe Funebri’ per concordare la traslazione della salma nella capitale francese. Il titolare faccia da funerale, in prescritto abito nero dentro di sé era ‘contento come una Pasqua’ anche perché Paul non ‘fece una grinza’ alla richiesta di un esoso compenso. Dopo tre giorni Giuliano fu contattato via telefono dal fratello di Amélie che gli comunicò la notizia di una eredità a lui spettante quale marito di sua sorella, lo invitò a recarsi nella capitale francese. “Non ti offendere ma psicologicamente non mi sento ancora di fare un viaggio così lungo.” “Una soluzione: contatta un notaio di  Roma, rilasciagli una delega e fammela pervenire qui a Parigi.” Il notaio, Anna D’Arrigo aveva lo studio in via Volturno, Giuliano prese un appuntamento e poi si recò nel suo ufficio dove effettuò quanto richiesto dal cognato. Dopo circa quindici giorni gli fu notificato il possesso di una eredità notevole, tutto al cinquanta per cento con Paul, fra l’altro c’era anche un castello vicino alla Loira, il cognato era disposto ad acquistare l’altra metà dell’eredità. ”Se è d’accordo come penso che lo sia firmi questa delega, appena avrò notizie precise la farò chiamare dalla mia segretaria.” Giuliano era stordito, ebbe difficoltà a posteggiare la DS 21 sotto casa sua.  Romolo: “Dottò la vedo…” “No sto bene, vedi se riesci a trovare un posteggio per la macchina sia privato che pubblico.” “Ce n’è in vendita uno diedro l’angolo ma er proprietario vole ‘n sacco de sordi.” “Fottitene dei soldi, non voglio impazzire ogni giorno per posteggiare, contatta il padrone del garage, digli che sono interessato all’acquisto.” “Dottò contento lei…” Il garage valeva la cifra richiesta, lo spazio era ampio, c’era l’acqua corrente, l’energia elettrica ed una finestrella che dava su un cortile interno per il ricambio dell’aria. Il notaio D’Arrigo contattò Giuliano, gli comunicò il valore dell’eredità in contanti, una cifra spropositata. Da quel momento il modo di pensare e di vestire di Giuliano cambiò radicalmente, chiese un’aspettativa di sei mesi all’Istituto Sant’Ignazio dove insegnava, versò una bella somma al direttore per il sostentamento dei poveri da loro assistiti. Altra novità: l’appartamento occupato dalla vicina di casa di Giuliano di colpo si era  liberato, i nipoti della vecchietta deceduta erano intenzionati a venderlo, quale miglior occasione per ingrandite la casa? Detto, fatto. Appena entrato in possesso dell’immobile Giuliano fece sfondare il muro divisorio del salone con la conseguenza che la superficie dell’abitazione divenne il doppio, sostituì  i mobili  con dei nuovi in stile moderno, per ultimo estinse il mutuo in banca. Ripresosi mentalmente da tutti quei cambiamenti  Giuliano pensò al sesso che aveva trascurato negli ultimi tempi, scartò le professioniste genere di donne che non amava. Romolo nel frattempo aveva sparso la voce nel vicinato della improvvisa ricchezza di cui era venuto in possesso il dottor Rocchegiani. Al piano sottostante al suo abitava una coppia trentenne il cui marito era stato licenziato per il fallimento della ditta dove lavorava, l’interessato era stato costretto ad accettare l’impiego di Guardia Notturna. La consorte decisamente belloccia aveva un nome particolare Miriam Sega, cognome che in passato era stato bersaglio di  facili battute da parte degli spiritosoni di turno. Un pomeriggio Giuliano si stava recando presso la vicina edicola per acquistare dei giornali, fu fermato da un signore a lui sconosciuto: “Scusi se la disturbo, sono Giacomo Ricci, abito nell’appartamento sotto il suo, mia moglie cerca lavoro ma di questi tempi riceve solo  offerte  da parte di ditte che effettuano le pulizie, incarico da lei non gradito. Miriam prima di sposarmi era cuoca presso un ristorante, qualora lei avesse bisogno…” Giuliano comprese la situazione, madame avrebbe messo a disposizione le sue ‘grazie’, ne valeva la pena, era piacevole visu. La Guardia Notturna proseguì: “Io lavoro di notte, Miriam le potrebbe cucinare la cena, al bisogno anche il pranzo…” Stavolta l’offerta era stata  sfacciata. “D’accordo mi recherò a casa sua stasera.” La disponibile signora si fece trovare abbigliata con il tipico zinale usato dalle cuoche, davanti si intravvedevano due favolose tette, didietro un popò rotondeggiante completamente scoperto. “Dottore spero che la mia cucina le piaccia!” “Da quello che vedo è tutto di mio gusto, che ne dici come aperitivo di un bel pompino?” Miriam accompagnò Giuliano in bagno, mise sotto il getto d’acqua l’uccello già in erezione poi glielo prese in bocca con ovvia immediata conseguenza. “Cavolo mi hai riempito la bocca…” Che ne dici di appoggiarci sul letto  e di voltarmi le spalle, amo molto i popò e tu ne possiedi uno invitante.” La signora era stata previdente, dal comodino estrasse un tubetto contenente una crema lubrificante, Giuliano fece un’entrata trionfale nel sedere dove restò sino  all‘orgasmo ed anche dopo. “Caro domani sera sarò ancora a tua disposizione.” Giuliano comprese che era un arrivederci, lasciò sul comodino mille Euro, stava per uscire di casa quando Miriam: “Caro, io e mio marito siamo pieni di debiti che ne dici di un altro obolo?” Giuliano aggiunse altri mille Euro e pensò: “Altro che obolo quella era una ‘marchetta’ doppia!” La liaison con Miriam durò circa un anno, ormai tutti sapevano il tutto, era stato il solito Romolo a spargere la notizia: Giuliano passava per mignottaro, Miriam per mignotta, Giacomo per cornuto. Qualcosa cambiò fra i due amanti a  parte la stanchezza della novità non più novità, lentamente si affievolì  l’interesse del legame da parte di Giuliano. Era dicembre, solite feste per le vie di Roma addobbate di luminarie ed affollata di gente rumorosa. Nell’edificio dove abitava il neo paperone una novità, in un appartamento vuoto  vennero ad abitare mamma e figlia da subito preda della curiosità da parte degli altri inquilini non ultimo Giuliano che chiese notizie alla solita fonte.  “Dottò tempo che m’enformo…” Dopo due giorni: “La madre Eva Pellegrini ha circa quarant’anni, è capo reparto al supermercato ‘Jolly’, la fija Monica Bellocchio,  diciannove anni  frequenta la seconda classe der liceo classico Parini, per ora è tutto, se saprò quarch’artra notizia…”  Dopo tre giorni: “Dottò, urtime novità, madre e fija liticano spesso, la ragazza a scola pija cattivi voti, non vò più studià, la signora esce tutte le mattine alle sette e mezzo,  la fija quando va ‘n classe alle otto.” Giuliano inquadrò le notizie riguardanti le due nuove arrivate,  ripensando all’ultima notizia che la ragazza a scuola andava male…”Romolè mi devi fare incontrare la madre.” “Niente di più facile dottò, venga alle sette e mezza a casa mia, quando la signora scende coll’ascensore gliela presento.” “Signora Pellegrini questo è il dottor Rocchegiani insegnante …” “Di materie letterarie e di lingue, qualora sua figlia avesse bisogno di qualche ripetizione…” “Grazie professore, ne terrò conto,  se è libero venga alle diciotto a casa mia.” “Dottò è fatta!” “Romolè con me ho solo un biglietto da cinquecento, sarà per la prossima volta.” Giuliano alle diciassette e trenta era a casa di Romolo, aspettarono l’arrivo della signora Pellegrino che si presentò alle diciotto. “Signora possiamo salire insieme in ascensore.” “Forse il suo amico non gli ha ancora riferito che abito al pian terreno…lui lo dovrebbe sapere!” C’era dell’astio nel tono della sua voce. “Venga, mia figlia dovrebbe essere in casa, si accomodi nel mio studio, si segga.” “La metto al corrente della mia situazione familiare, mio marito è deceduto in un incidente stradale…” La porta si era improvvisamente aperta, era entrata  Monica che: “Incidente stradale un cavolo, mio padre ha avuto un infarto mentre era a letto con la sua amichetta che ha poco più della mia età, mamma lo vuol coprire, da allora io…” Monica sparì dalla circolazione sbattendo la porta. “Purtroppo è la verità che io non volevo sbandierare…” “Signora vedo che lei è in possesso di un computer, in considerazione che sua figlia non ha ancora accettato la morte di suo padre penso che sia controproducente farle una predica, la chiamerò al computer spacciandomi per Babbo Natale, il nickname di Monica?” “[email protected]” La mattina seguente Monica fece ‘sega’ a scuola, Giuliano fu avvertito da Romolo della novità, accese il suo computer e si collegò con ‘Fatina’. Con  voce profonda da vecchio: “Sono Babbo Natale, in queste giornate di festa vorrei che tutti fossero allegri e felici, tu non lo sei, che posso far per te? Non penso ai soliti doni…” “Vorrei un po’ parlare con lei, mio padre…”La ‘confessione di Monica durò a lungo, la sua infanzia, la pubertà, la scuola, un legame sessuale che le aveva sconvolto la vita. Quando frequentava la quinta ginnasiale si era innamorata di un professore che le aveva taciuto di essere sposato, ebbe dei rapporti sessuali con lui sino a quando scoprì la verità, il professore chiese l’aspettativa per motivi privati e non andò più a far lezione. Quella storia aveva lasciato un segno profondo sulla psiche della ragazza che da quel momento aveva iniziato ad odiare gli uomini.  I contatti fra i due via computer divennero sempre più frequenti e piacevoli. Un pomeriggio Giuliano: “Pum, pum, pum chi è? Sono il mago zigo zago che con l’ago e con lo spago è venuto ad attaccarti un bel botton.” Monica conosceva anche lei la storiella:: “Fila via brutto mago, lascia stare spago ed ago, getta tutto in fondo al lago vecchio mago brontolon.” Ambedue risero a lungo,  i due erano ogni giorno più spensierati.  Monica finiti i compiti, talvolta con l’aiuto del professore, a scuola era ridiventata un’alunna modello, sempre preparata con grande gioia della madre che, pur grata a Giuliano temeva un  suo eccessivo avvicinamento alla figlia. Nel frattempo il tombeur de femme aveva deciso di liquidare la vecchia (non d’età) amante. Approfittò del Natale per scriverle un biglietto di auguri allegando mille Euro, il tutto non consegnato brevi manu all’interessata ma mettendo il tutto in una busta depositata nella  cassetta delle lettere. Fu Giacomo che portò in casa la busta senza aprirla, aveva fame dopo una notte passata al freddo senza poter riposare. Fu Miriam che: “Caro sono stata liquidata con mille Euro, valgo così poco?” “Ti procurerò un altro amante col portafoglio gonfio, ora vado a letto a dormire.” Nel frattempo le conversazioni fra nonnobomba e fatina seguitarono ad essere sempre più fitte. i due ognidì erano più di buonumore,. Jenny Lagerfeld una psicologa  aveva affermato che una risata può cambiare il mondo in quanto smitizza anche le questioni più serie ed ingarbugliate, quanto mai vero, la liaison fra i due  era diventata sempre più profonda. Una sera, dopo cena qualcuno bussò alla porta dell’abitazione di Eva che si trovò di fronte  Giuliano che, dopo il classico ‘buone feste’ fu raggiunto da Monica che abbracciandolo: “Mamma, finalmente ho trovato l’amore della mia vita, dì la verità piace anche a te!” “Da madre non posso che esserne contenta ma sei stata al Comune per controllare che il signorino non sia maritato?” “È vedovo ma anche se fosse sposato me lo terrei ugualmente, mi è entrato nel cuore, nel cervello nel…” “Cara lascia perdere il resto sempre che mammina non voglia diventare nonna!” UN VEDOVO CONSOLABILESino al trentesimo anno di età la fortuna era stata costante compagna di Amélie Martin parigina di nascita e giramondo di professione. Aveva deciso di passare un mese di vacanza estiva a Rimini dove aveva incontrato l’amore, non il solito bagnino mandrillo consolatore di turiste ma Giuliano Rocchegiani, romano, insegnante di lingue e di materie letterarie in un liceo parificato  anche lui in vacanza sulla costa adriatica. Amore a prima vista per usare una frase non originale ma che si addiceva alla situazione. Amélie, cattolica aveva voluto legalizzare il loro amore in chiesa un pomeriggio inoltrato per evitare la calura. Giuliano era giunto in treno nella capitale del godereccio estivo, a Roma aveva acceso un mutuo ventennale per l’acquisto di un appartamento, aveva dovuto rinunziare all’acquisto di un auto. Cena leggera e poi grandi manovre, Amélie in campo sessuale si era dimostrata favolosa. La mattina li trovò abbracciati, Giu decisamente affaticato, mai gli era capitata una donna tanto vogliosa e godereccia.  Avevano  passato la notte  in una stanza del Grand Hotel, evidentemente la dama se lo poteva permettere finanziariamente, lui aveva preso alloggio in una pensione.  Dopo colazione al bar tutti al mare non a ‘mostrar le chiappe chiare’ ma ad abbronzarsi sotto un ombrellone per evitare scottature. La francesina indossava un costume decisamente osé, il fisico glielo permetteva. A mezzogiorno rientro in albergo, pranzo tipico romagnolo apprezzato dai due sposini. Giuliano fece sfoggio di cultura latina: ‘Post prandium lento pede deambulare.’ Tradotto in italiano: dopo pranzo camminare lentamente.’ I due novelli sposi misero in atto il detto sino a quando Amélie si fermò dinanzi ad una Ds 2100. “Prendo le sigarette che ho lasciato in auto.” Evidentemente quella macchina di lusso era di sua proprietà. Ai primi di ottobre Giuliano dovette rientrare nella capitale per motivi di lavoro, durante il viaggio Amélie fumava una sigaretta dietro l’altra. “Cara l’aria di stà macchina è diventata una ‘London smoke’, prova a smettere, non hai notato che sul pacchetto c’è scritto ‘fumer tue?’” “Tutte chiacchiere, mio nonno fumava due pacchetti al giorno di Gauloises, è morto a novant’anni.” All’arrivo in via Appia a Roma i due coniugi furono accolti dal benvenuto di Romolo portiere dello stabile dove abitava. “Dottò ai bagaji ce penso io!”  Amélie prese possesso  dell’abitazione romana del marito che all’ingresso sfoggiò altro detto latino: ‘parva sed apta mihi’. Malgrado le sollecitazioni di Giuliano Amélie seguitava a fumare ‘come un turco’, accusava colpi di tosse sempre più frequenti.  Il medico di famiglia aveva diagnosticato una bronchite curabile con antibiotici, diagnosi errata, la francese peggiorava di giorno in giorno. Giuliano la accompagnò al pronto soccorso dell’Ospedale San Giovanni, eseguiti gli accertamenti una diagnosi infausta: “Carcinoma bilaterale ai polmoni in fase finale.’ Ameliè dopo due giorni rese l’anima a Dio. Giuliano ‘irato a’ patri numi’  chiese aiuto a Romolo per contattare una impresa di Onoranze Funebri. La bara fu portata in chiesa dove il parroco, pur non conoscendo la deceduta fece le sue lodi di buona cristiana incassando i soliti ‘fiori che non marciscono’  (denaro in contanti). Fra le carte della consorte Giuliano trovò l’indirizzo di un fratello di Amélie Paul residente a Parigi. Appresa per telefono l’infausta notizia Paul il giorno dopo giunse all’aeroporto di Fiumicino dove Giuliano andò a incontrarlo. Alla presentazione solo una stretta di mano, Paul passò la notte in casa di Giuliano. La mattina seguente contatti col titolare delle ‘Pompe Funebri’ per concordare la traslazione della salma nella capitale francese. Il titolare faccia da funerale, in prescritto abito nero dentro di sé era ‘contento come una Pasqua’ anche perché Paul non ‘fece una grinza’ alla richiesta di un esoso compenso. Dopo tre giorni Giuliano fu contattato via telefono dal fratello di Amélie che gli comunicò la notizia di una eredità a lui spettante quale marito di sua sorella, lo invitò a recarsi nella capitale francese. “Non ti offendere ma psicologicamente non mi sento ancora di fare un viaggio così lungo.” “Una soluzione: contatta un notaio di  Roma, rilasciagli una delega e fammela pervenire qui a Parigi.” Il notaio, Anna D’Arrigo aveva lo studio in via Volturno, Giuliano prese un appuntamento e poi si recò nel suo ufficio dove effettuò quanto richiesto dal cognato. Dopo circa quindici giorni gli fu notificato il possesso di una eredità notevole, tutto al cinquanta per cento con Paul, fra l’altro c’era anche un castello vicino alla Loira, il cognato era disposto ad acquistare l’altra metà dell’eredità. ”Se è d’accordo come penso che lo sia firmi questa delega, appena avrò notizie precise la farò chiamare dalla mia segretaria.” Giuliano era stordito, ebbe difficoltà a posteggiare la DS 21 sotto casa sua.  Romolo: “Dottò la vedo…” “No sto bene, vedi se riesci a trovare un posteggio per la macchina sia privato che pubblico.” “Ce n’è in vendita uno diedro l’angolo ma er proprietario vole ‘n sacco de sordi.” “Fottitene dei soldi, non voglio impazzire ogni giorno per posteggiare, contatta il padrone del garage, digli che sono interessato all’acquisto.” “Dottò contento lei…” Il garage valeva la cifra richiesta, lo spazio era ampio, c’era l’acqua corrente, l’energia elettrica ed una finestrella che dava su un cortile interno per il ricambio dell’aria. Il notaio D’Arrigo contattò Giuliano, gli comunicò il valore dell’eredità in contanti, una cifra spropositata. Da quel momento il modo di pensare e di vestire di Giuliano cambiò radicalmente, chiese un’aspettativa di sei mesi all’Istituto Sant’Ignazio dove insegnava, versò una bella somma al direttore per il sostentamento dei poveri da loro assistiti. Altra novità: l’appartamento occupato dalla vicina di casa di Giuliano di colpo si era  liberato, i nipoti della vecchietta deceduta erano intenzionati a venderlo, quale miglior occasione per ingrandite la casa? Detto, fatto. Appena entrato in possesso dell’immobile Giuliano fece sfondare il muro divisorio del salone con la conseguenza che la superficie dell’abitazione divenne il doppio, sostituì  i mobili  con dei nuovi in stile moderno, per ultimo estinse il mutuo in banca. Ripresosi mentalmente da tutti quei cambiamenti  Giuliano pensò al sesso che aveva trascurato negli ultimi tempi, scartò le professioniste genere di donne che non amava. Romolo nel frattempo aveva sparso la voce nel vicinato della improvvisa ricchezza di cui era venuto in possesso il dottor Rocchegiani. Al piano sottostante al suo abitava una coppia trentenne il cui marito era stato licenziato per il fallimento della ditta dove lavorava, l’interessato era stato costretto ad accettare l’impiego di Guardia Notturna. La consorte decisamente belloccia aveva un nome particolare Miriam Sega, cognome che in passato era stato bersaglio di  facili battute da parte degli spiritosoni di turno. Un pomeriggio Giuliano si stava recando presso la vicina edicola per acquistare dei giornali, fu fermato da un signore a lui sconosciuto: “Scusi se la disturbo, sono Giacomo Ricci, abito nell’appartamento sotto il suo, mia moglie cerca lavoro ma di questi tempi riceve solo  offerte  da parte di ditte che effettuano le pulizie, incarico da lei non gradito. Miriam prima di sposarmi era cuoca presso un ristorante, qualora lei avesse bisogno…” Giuliano comprese la situazione, madame avrebbe messo a disposizione le sue ‘grazie’, ne valeva la pena, era piacevole visu. La Guardia Notturna proseguì: “Io lavoro di notte, Miriam le potrebbe cucinare la cena, al bisogno anche il pranzo…” Stavolta l’offerta era stata  sfacciata. “D’accordo mi recherò a casa sua stasera.” La disponibile signora si fece trovare abbigliata con il tipico zinale usato dalle cuoche, davanti si intravvedevano due favolose tette, didietro un popò rotondeggiante completamente scoperto. “Dottore spero che la mia cucina le piaccia!” “Da quello che vedo è tutto di mio gusto, che ne dici come aperitivo di un bel pompino?” Miriam accompagnò Giuliano in bagno, mise sotto il getto d’acqua l’uccello già in erezione poi glielo prese in bocca con ovvia immediata conseguenza. “Cavolo mi hai riempito la bocca…” Che ne dici di appoggiarci sul letto  e di voltarmi le spalle, amo molto i popò e tu ne possiedi uno invitante.” La signora era stata previdente, dal comodino estrasse un tubetto contenente una crema lubrificante, Giuliano fece un’entrata trionfale nel sedere dove restò sino  all‘orgasmo ed anche dopo. “Caro domani sera sarò ancora a tua disposizione.” Giuliano comprese che era un arrivederci, lasciò sul comodino mille Euro, stava per uscire di casa quando Miriam: “Caro, io e mio marito siamo pieni di debiti che ne dici di un altro obolo?” Giuliano aggiunse altri mille Euro e pensò: “Altro che obolo quella era una ‘marchetta’ doppia!” La liaison con Miriam durò circa un anno, ormai tutti sapevano il tutto, era stato il solito Romolo a spargere la notizia: Giuliano passava per mignottaro, Miriam per mignotta, Giacomo per cornuto. Qualcosa cambiò fra i due amanti a  parte la stanchezza della novità non più novità, lentamente si affievolì  l’interesse del legame da parte di Giuliano. Era dicembre, solite feste per le vie di Roma addobbate di luminarie ed affollata di gente rumorosa. Nell’edificio dove abitava il neo paperone una novità, in un appartamento vuoto  vennero ad abitare mamma e figlia da subito preda della curiosità da parte degli altri inquilini non ultimo Giuliano che chiese notizie alla solita fonte.  “Dottò tempo che m’enformo…” Dopo due giorni: “La madre Eva Pellegrini ha circa quarant’anni, è capo reparto al supermercato ‘Jolly’, la fija Monica Bellocchio,  diciannove anni  frequenta la seconda classe der liceo classico Parini, per ora è tutto, se saprò quarch’artra notizia…”  Dopo tre giorni: “Dottò, urtime novità, madre e fija liticano spesso, la ragazza a scola pija c