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Poesie di Raffaela Ruju

Visita la scheda completa e tutti gli altri testi di Raffaela Ruju

  • Ho chiuso il giorno nella nebbia 
    in un muro che separa i segni
    come se i sogni affini trapassassero
    lo spazio che rimane del presente

     

    Raccontami cos’è la neve
    ora che un’ orma lasci nel mio ghiaccio
    Sciolto nel flut della speranza
    Col tremito del vento di levante sulle labbra

     

    Ripete l’ossessione dei silenzi quest’orizzonte
    rivestito dal tuo azzurro pensare
    e volo sopra i fuochi dei bisogni
    dentro il mio tempo che non ti appartiene

     

    Col tuo  possesso ambiguo domini l’aria
    con ali d’angelo o di demonio ossesso
    Lucifero sta migrando con le rondini
    nella stagione che m’insegue

     

    e giochi coi rimandi e le partenze
    rubando ancora il rosso del tramonto.

  • A volte mi sento persa


    come in terra straniera


    dove la pietra ha nome disillusione


    e incede lentamente in riva al cosmo


    attraversando


    quel filo di orizzonte


    sospeso tra le nuvole e il silenzio.


     


    A volte mi sento persa


    in questo territorio nudo


    a S. Giusto tra colonne di sale


    con l’acqua panoramica


    che m’ingabbia nei silenzi.


     


    A volte come adesso


    sento che nulla scorre


    in questa indifferenza che mi assale


    di freddo oblio sciolto dentro un torrente


    che mi accascia e di me si nutre


    come eco notturno che sa mettere a tacere


    la polvere negli occhi dell’istante.

  • Sto passeggiando sul campo delle dissolvenze

    dilatando il dettaglio internamente

     

    fluttuare come creatura alata

    identica e diversa

    con l’immagine modificata

     

    ho ancora un campo pieno d’ortiche

    pungenti come sguardi indaganti

    su verità inventate e costruite senza fondamenta

     

    mi assilla ciò che un tempo amavo

    mi assilla ciò che ho lasciato alla periferia della vita

     

    fluttuare

    accovacciata sopra i massi

    col libro aperto sul menisco

    e una mela matura da addentare

     

    io che non so nulla

    e niente voglio sapere

    ascolto particelle di conoscenze elementari

    aspettando la vendemmia dell’uva acre

     

    l’appagamento non raggiunge

    chi beve solo orzo a colazione

    sbottonando la nuova stagione

    per togliere la giacca alla poesia

     

    estensione di pupilla

    dondolio di un seno sulla trave

    legno di rovere nudo

    due sguardi vuoti: elenchi

     

    lattine accartocciate

    un cabernet da cabaret

    per inseguire ali di libellula

    volando sulle vertigini dell’insaziabilità

     

    ora che anche un tulipano fa rumore

    e i papaveri hanno notti popolate di spiriti

    sogno di giorno la città di notte

    estraniandomi dalla concorrenza

     

    anche le insegne illuminano l’alba

    non basta il sole a mezzogiorno

    domani avrò un capello a falde larghe

    per coprire il sole delle ventitré

     

    nell’ora del magenta che assorbe tutto il verde

    il mare sarà una macchia gialla galleggiante

    a nascondere il profondo nascosto dalle alghe

    e nulla chiede e nulla resterà.

  • 07 luglio 2006
    In chiave di sol

    Vorrei essere la parola
    un’assoluta freccia
    e perforarti il cuore.

     

    Porterai un disegno
    nero di china che danza
    nell’infinitesimale traccia.

     

    Se, ora che sei il mio ultrasuono
    sceso nel mio orecchio sordo
    tradotto col dizionario dei miei sensi.

     

    Vorrei quel senso sconosciuto
    che mi esplora, indagandomi
    nutrice di un pentagramma scritto.

     

    In chiave di sol.

  • 27 giugno 2006
    In nuda terra

    La mia anima
    zuppa di pioggia
    indaga il giorno
    appena andato
    e semina pensiero
    in nuda terra.

  • 27 giugno 2006
    Incisa nella terra

    Sono qui
    nel posto che scompare
    ed aro due pensieri
    uno solo da seminare
    nel solco di una ruga
    incisa nella terra
    e aspetto l’acqua e il sole
    e dopo germinare.


     

  • 27 giugno 2006
    Il cielo riflette

    Il cielo riflette
    lo scoglio
    dove giace la mia anima

    Crolla quell’atmosfera seducente
    si ritrae la mia espansione
    dentro proiezioni immaginarie.

    Il freddo prende, sorpassa,
    lasciando aperti varchi indefinibili
    dove germoglia il dubbio.

    Ho giocato,
    rischiato con la morte del sentire
    masticando l’amaro di genziana,

    ma il dado è rimbalzato sul velluto.

    E non mi volto ad osservare
    occhi di orbite celesti
    nascosti dietro persiane chiuse.

    Ad ammirare l’antipode
    senza contrappeso.

  • 10 giugno 2006
    Se si mutasse il verso

    Se si mutasse

    il verso

    nei colori dell’iride

    ascolterei

    il sentire del fumo

    grigio

    sopra i sassi.

     

    Se si mutasse

    l’aria

    nei colori del silenzio

    ascolterei

    il rumore

    dissolversi

    nell’azzurro frammento.

     

    Se si mutasse

    l’anima

    nei colori della percezione

    ascolterei le pietre

    raccontare

    il verde scolpito dei muschi.

     

    Per tramutar la sensazione

    che offre ogni pennello.

    Di ogni tinta

    vorrei le sfumature

    una catena a grappolo

    color dell’uva.

     

    Se si mutasse

    il dire

    nelle tonalità

    delle astrazioni

    appenderei la stanchezza

    della mente

    ai fili tesi della stoltezza

    per capire come il dolore

    è solo una marionetta.

     

    Adesso mangerò le mie catene

    e tingerò di rosso le mie tenebre.

  • Quando questo vento smetterà di soffiare

    nel gorgo del secondo che rimane

     

    io resterò impigliata dentro l’ago

    a un passo dal ramo ormai caduto

    a un passo dal soffio che mi alita.

     

    Quando questo vento diverrà silenzioso

    sarò come foglia leggera a vibrare lontananze

    con la briciola di un risucchio, come sogno vano.

     

    Io sarò oltre le distanze inestinti

    di questi minuti che non bastano a me stessa

    io sarò a un passo stando in piedi

     

    io sarò a un passo dal riflesso di cera di noi.

     

    Quando sarò come quel vento che non smette mai di soffiare

    mi ritroverai di nuovo

    nell’angolo inesistente della tua clessidra. E sarò polvere.

  • 31 maggio 2006
    Con labbra di silenzio

    E non so dirti perché

    mi siedo in questa sponda.

    Naufraga, nell'ignoto

    miracolo, consapevole.

     


    E non conosco la pronuncia

    neppure come ti chiami

    Se solo ti chiamassi

    con labbra di silenzio.

     


    Da questo luogo cieco

    in cui giace la sostanza

    senza scordare un'ora

    senza corpo, senza respiro.

     


    Senza dimenticare mai

    che sei una cosa vera

    come un'ombra, e come

    un sogno ancora, trasformato.

     


    Nei labirinti delle tue mani

    Nella venatura del tuo braccio

    Nell'osso nudo di te stesso.

     


    Oltre e più oltre ancora

    la forza di venti maestrali

    scompiglieranno ancora

    l'essere intero di te,

    che ancora resti.

  • Ora mi segna l'ora
    del tempo dissacrato sulla spina.

    Fra gli alberi lassù,
    sfioriti, nel pomeriggio che s'indossa.

    Vesto la mia passione larvale
    sulla finestra che risplende al venerdì.

    Se notte piovosa coglie un raccolto, di gocce
    dentro il secchio, mi sveglia il miagolio di una poesia,

    e getto fiamme sulle ombre, della tettoia rossa, del granaio.

  • 08 maggio 2006
    Tempesta in evasione

    Sì è alzato il velo.

    Sulle montagne dell'ego
    ho consumato le mie unghie

    Il fumo di me stessa

    Resta oltre la siepe
    di un respiro all'ingiù.

    Oltre il sorriso

    Sto trapassando l'aria
    di vino fritto prigioniero.

    Rumore di cristallo sopra i muri.

    Maschera senza peso
    lo specchio arde nei silenzi.

    Luce improvvisa penetra.

    Ora il procedere lieve
    si nutre di quiete.

    Dimentica la tempesta, evade.

  • 05 maggio 2006
    La rosa sensitiva

    Muore aspettando maggio

    soffocata dalla pioggia del glicine.


    La rosa sensitiva

    senza sfera di cristallo

    domina la cuticola e la spina.


    Nutre il silenzio del prato

    la pigrizia affacciata alla terrazza.

  • 03 maggio 2006
    Appartenenze

    Nella fine

    è

    il principio della mia ricerca.

     

    Senza guadagno o perdita

    brucio la vita

    impenetrabile del momento

     

    insieme alle mie emozioni.

     

    Appartenenze

    vecchie e nuove

    perse e ritrovate.

     

    A te non devo nulla, vita

    quando la lotta mi riconquista

    mi trasmuto,

     

    ladra di sospiri

  • 03 maggio 2006
    interferenze

    Pensieri

    come quadri appesi

    finestre inesistenti

    in alte torri silenziose.

     

    Tacere.

     

    La mia solitudine

    si tinge e si specchia

    la musica si spegne.

     

    Nascosta.

     

    Dietro il velo di me stessa

    in notti buie e oscure

    Gli occhi sognano lontananze.