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Autore

Raffaele Abbate

in archivio dal 09 ott 2006

12 dicembre 1945, Benevento

segni particolari:
Lancio cani abbaianti

mi descrivo così:
Dal mese di maggio del 2003 sono tornato libero e mi son dedicato alla scrittura. Ho già pubblicato una raccolta di racconti noir dal titolo I FETENTI. Per fine anno è prevista l'uscita del mio primo romanzo dal titolo LA TANA DEL SALMONE.

28 febbraio 2007

Il portiere dell'inferno

Intro: Cosa c’è di meglio dei sogni per trovare l’ispirazione? In questo irriverente racconto l’autore ci rende partecipi delle sue vicissitudini notturne, in un’atmosfera magica, a metà tra incubo ed amara realtà quotidiana, finendo per dare voce a chi non ne ha più.

Il racconto

Sono le due di notte, ho preso la solita tisana di tiglio e, dopo aver smanettato per un poco sul web ed aggiornato il mio blog, ho cercato di scrivere inutilmente un racconto per un concorso letterario che ha come motivi ispiratori una statuina di cera ed un riflesso di bronzo.

L’ispirazione artistica non arriva, resta nelle dita ed allora meglio andare a letto, dormire.

Ho appena chiuso gli occhi e mi appare un uomo obeso, vestito con una lunga tunica rossa, circonfuso da un alone color del bronzo, lunghi capelli grigi legati in un codino.

Lo guardo incuriosito e domando: “Chi sei? “
Mi sorride: “Alastor a servirti mio signore!”
Ricambio il sorriso e senza scompormi: “Che strano nome !”

Il capellone obeso con tono paziente:”Questo nome lo devo al mio capo, un libero pensatore, occultista e appassionato della letteratura demoniaca”

Lo interrompo:“ Ora ricordo! E’ il nome del demone vendicatore”
Mi manda un sorriso complice. “Grazie ai tanti i libri sul demonio, questo nome è sulla bocca di tutti. In effetti, e ti prego non spaventarti, sono un demonio. Credo di poter risolvere la tua crisi di ispirazione. Ho finito da poco il mio turno di lavoro, posso raccontarti storie molto interessanti, seguimi, posso mostrarti anche alcune reliquie dei miei vari clienti.”

Io incuriosito: “Davvero? È una tentazione!”

Alastor mi sorride e mi indica una porta di bronzo spalancata su una ripida scalinata di marmo nero, illuminata da fumose torce agganciate alle pareti.

Scendiamo rapidamente e arriviamo ad un ampio salone: su tutta la parete, di fronte alla rampa finale della scalinata, un lungo tavolo di quercia, sul ripiano dei libroni con le copertine rivestite di cuoio rosso.

Alastor prende posto dietro il tavolo, mi fa cenno di sedere su uno scomodo sgabello di legno, sistema alcuni fogli e con tono paziente:“Ecco, tra i tanti incarichi che Lucifero mi potesse dare, questo è il peggiore di tutti; faccio, si può dire, il portinaio. Ho il primo impatto con tutti quelli che arrivano quaggiù. E’ una bella rottura; sai, quando capiscono dove sono arrivati, non gli sta bene ed allora strepiti, urla, proteste! Mai uno che accetti il suo destino, la sua condanna! E parlano, parlano Dio mio, ops Satana mio, quanto parlano e quanto raccontano!
Da un anno ci siamo anche modernizzati: si registrano tutte le dichiarazioni degli ospiti così non ci sono contestazioni con Minosse. Devi sapere che Sua Eccellenza è un magistrato molto garantista!
Comunque sia, se tutto quello che mi è passato per le mani fosse messo su carta, ne verrebbe fuori davvero un grande best seller; altro che quella cosa in versi scritta tanti anni fa da quel nasuto fiorentino.
Visto che abbiamo un poco di tranquillità, cosa ne dici se ti racconto una graziosa storiella ?“

E senza aspettare la mia risposta: “Alcune settimane or sono è arrivato un generale, un vecchio bizzoso, arrogante. Era completamente carbonizzato. Ha detto che si era addormentato davanti al camino ed era finito arrosto, ma in mano aveva questa lettera, leggila.“
Caro generale,
dietro la collina c’era la notte crucca e assassina e dopo ci hanno fatto un bel cimitero di guerra. Noi siamo rimasti lì, mentre tu sei tornato. Quando sei andato in pensione, con la liquidazione hai comprato una bella villa con una vigna e ti fai il vino alla facciaccia nostra, che con il cavolo lo possiamo bere. Al massimo sotto terra possiamo giocare a scopone scientifico con i vermi. Mica ci divertiamo: non si possono fare neanche i segni perché i vermi non hanno il naso e noi non l’abbiamo più, perché è la prima cosa che quei bastardi di vermi ci mangiano; dicono che sia una vera prelibatezza. Tanto è vero che quando è stato sotterrato quel poveraccio di Salvatore Puddu, senza faccia perché portata via da una bomba, i vermi sono rimasti male. Sapessi come si sono lamentati, addirittura hanno minacciato di entrare in sciopero. Dicono che mica si ammazza la gente così: diamine un poco di rispetto. Altri morti quelli delle guerre di una volta: un colpo di scimitarra o di fucile e restava il corpo tutto intero. Oggi arrivano tutti a pezzi, ammesso anche che arrivino. Con le bombe intelligenti è solo carne tritata, buona per fare gli hamburger. Caro generale, ora ti chiederai, perché questa lettera? Dopo tanti anni, stai per arrivare anche tu tra noi.
Ieri sera è caduta nel camino acceso quella statuetta di cera cui tenevi tanto, il ricordo della campagna Antica Babilonia. Caro generale quella statuetta è il tuo simbolo. Perciò fai attenzione al camino, basta una piccola distrazione e ….. A tra poco e mi raccomando nell'incendio almeno cerca di salvare il tuo bel nasone, l’ho promesso al capo dei vermi. Senza stima.
I tuoi soldati

“Il generale abbrustolito, in effetti, aveva salvato il suo bel nasone rosso e bitorzoluto, Ma adesso, basta racconti!“

Resto qualche minuto a riflettere, poi rivolto ad Alastor: “Mi hai dato una bella idea. Appena sveglio, mi metterò a scrivere e verrà fuori un bel racconto per il concorso. Anche se mi devo inventare qualcosa che giustifichi questo riflesso di bronzo”.
Alastor mi manda un sorriso di compatimento: “Credo che sarà molto difficile che tu possa scrivere alcunché a meno che non ricorra ad una medium. Quei riflessi color bronzo che ora vedi sono della tua bara”.
Non ascolto le sue parole e lancio un urlo: “Ma cosa è questo caldo e cosa sono queste fiamme?”

Alastor ora con tono deciso:“Coraggio, sai bene dove sei, devo completare il mio lavoro, è un pezzo che t’aspettiamo!”

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