username o email
password

Ti piace Aphorism?
Segnalaci su Google

Inserisci la tua e-mail per ricevere gli aggiornamenti

Autore

Raffaello Ferrante

in archivio dal 26 ott 2006

02 settembre 1969, Bari - Italia

segni particolari:
Altamente pigro.

mi descrivo così:
Caporedattore per Mangialibri. Ha partecipato al grande romanzo collettivo In territorio nemico (Minimum fax, 2013), realizzato con il metodo SIC. Ha pubblicato Orecchiette christmas stori ('round midnight edizioni, 2014), il racconto Il lavoro logora chi ce l’ha (Centoautori, 2007), vari racconti su antologie - Marchenoir (Italic peQuod, 2012 ), Gli schizzati (Photocity, 2012), Frammenti di cose volgari (BooksBrothers, 2009), Rien ne va plus (Las Vegas, 2009), Neromarche (Ennepilibri, 2008), e altri editi da Giulio Perrone editore -, e su riviste e quotidiani - Inchiostro, Colla, Prospektiva, L’Attacco -.

02 febbraio 2007

Cosa diavolo gli aveva preso, Dio solo lo sa!

di Raffaello Ferrante

editore: Aletti

pagine: 126

prezzo: 14,00 €

Acquista `Cosa diavolo gli aveva preso, Dio solo lo sa!`!Acquista!

Una serie di racconti sempre al limite. Situazioni mai casuali, in bilico tra sesso, divertimento, squallore, alcol e tanti altri colori che imbrattano questa sorta di muro celeste. Lo stesso raffigurato nella copertina. A pensarci bene, il libro di Ferrante sembra proprio così. Un cielo di un azzurro che fa male, sul quale disegnarci quel che si vuole. Scaraventarci su secchi di pittura, sfregiarlo con uno scalpello, scriverci una frase che non scorderai mai.
Tra le pagine, è facile scorgere una vena autobiografica. Il personaggio che traspare in queste storie sembra un uomo che reagisce alle situazioni con delle implosioni non manifeste. La reazione avviene solo nella sua testa; spesso non trova il coraggio per compiere un altro passo. C’è un blocco, un’immobilità che rassomiglia a una zattera in mezzo al mare che ha i remi per raggiungere riva, ma aspetta che si alzi il vento perché c’è una vela.
Il linguaggio di Ferrante, dei suoi racconti di massimo sei pagine, è vicino alla realtà. Usa le parole per quello che rappresentano. In questo è coraggioso. Si sciolgono su queste righe, temi forti, parole violente, situazioni surreali e umoristiche, e altre schifose e purtroppo reali. Ma la vita è questa, spaccati dagli odori più diversi. Si dev’essere pronti a subire ogni cosa. È questo il messaggio che lancia il nostro. Lui se ne sta lì, con uno sguardo vispo da mirabile osservatore; incuriosito dai legami multipli dell’uomo con le cose che lo circondano.
“La sua immagine lo colpì, per il contrasto che essa seppe produrre fra la sua vivacità e colore e il grigiore mescolato ad un mesto senso di noia che quel luogo emanava”.
Da questo sapore amaro dell’inchiostro di Ferrante, assurge una riconosciuta malinconia che il personaggio riesce a superare non prendendosi troppo sul serio.
Un libro da leggere a luce fioca, mentre si fuma una sigaretta o si sorseggia un vino rosso, corposo e sincero.

recensione di Paolo Coiro

Commenti
Accedi o registrati per lasciare un commento