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in archivio dal 22 mag 2011

Riccardo Dessimone

19 agosto 1992, Verbania - Italia
Segni particolari: Alto 1 e 88, ho tatuata una tartaruga tribale sulla spalla, e sono molto sensibile.
Mi descrivo così: Sono un ragazzo di 18 con il sogno di diventare uno scrittore, spero che questo sito mi dia una mano a raggiungere questo obiettivo.
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  • 22 maggio 2011 alle ore 0:59
    Se morissi domani

    Come comincia: Niente andava bene, e spesso, il ragazzo di cui vi parlerò ripeteva questa frase: " Scommetto tutto quello che ho che se io morissi domani a nessuno dispiacerebbe".
    Viveva in una casa da sogno, dove aveva tutto ciò che desiderava, compresa la servitù che lo riveriva in tutto e per tutto, forse proprio questo agio lo aveva reso consapevole della sua fortuna e per questo era sempre gentile e disponibile con tutti, come se dovesse sdebitarsi.
    Entrambi i genitori erano sempre via per lavoro, quindi passava gran parte del suo tempo da solo in camera a scrivere bellissime poesie e racconti, che però nessuno leggeva.
    La sua grande timidezza aveva fatto si che non avesse amici veri, ma solo conoscenze, e quando si è quasi maggiorenni e non si hanno amici l'unica compagna che si può avere è la solitudine.
    La sera era il periodo più duro della giornata, perché, come diceva anche Foscolo, porta alla mente emozioni che si possono collegare alla pace, ma anche alla morte, in quel periodo della giornata questo ragazzo scriveva tantissimo, senza fermarsi fino a che non si addormentava sul foglio. Era ormai un po' di tempo che scriveva riguardo alla sua voglia di vedere la rezione delle persone a lui care nel caso in cui morisse, stava diventando un'ossessione, voleva vedere chi avrebbe pianto per lui.
    Una sera stava per finire l'ennesimo racconto sull'argomento quando senti una delle cameriere piangere a dirotto nella sala adiacente alla sua, la camera da pranzo, corse per vedere l'accaduto e trovò la donna con la testa chinata sul tavolo mentre singhiozzava, gli chiese cosa aveva ma non ebbe risposta, notò sul tavolo un giornale aperto e quando lesse il titolo dell'articolo che la donna stava leggendo gli si gelò il sangue nelle vene, parlava del figlio di due noti personaggi della città morto suicida, e dalla foto non c'erano dubbi, era lui!
    Dopo i primi istanti di sconforto capi cosa stava succedendo, il suo desiderio si era avverato, lui era morto e poteva vedere la rezione delle altre persone, gli altri non lo vedevano ma lui girava per la città e per i pochi luoghi che lui frequentava, a scuola c'era una mazzo di fiori sul suo banco e tutta la classe era in lacrime mentre la professoressa lo stava ricordando con parole commoventi.
    Tutto ciò che vedeva non gli piaceva per niente, era incredibile ma ora che aveva esaudito il suo desiderio voleva tornare indietro, voleva che tutta quella gente la smettesse di soffrire, i suoi genitori erano l'ombra delle persone di successo che erano, e da tempo non usciva più di casa.
    Al suo funerale partecipò tutta la città commossa, e la ragazza per cui era infatuato si stava consolando tra le braccia di un altro, era disperato, stava iniziando a credere che non avrebbe più avuto contatti con le persone a lui care quando ebbe un'illuminazione, tornò a casa e buttò via tutti i racconti vecchi ed iniziò a scriverne di nuovi, che parlavano di vita, di allegria e di rinascita, ma neanche questo tentativo ebbe successo.
    Aveva perso tutte le speranze quando volle fare un ultimo tentativo, recuperò il suo racconto mai finito, che parlava di un ragazzo che vedeva la sua famiglia disperarsi dopo la sua morte, e cambiò il finale mettendoci tante lacrime ed impegno che si addormentò profondamente.
    Lo risvegliò la madre che con indifferenza gli diceva che doveva muoversi perché avrebbe dovuto andare a scuola accompagnato dal padre, era il ragazzo più felice del mondo, e capi che non bisogna desiderare la morte, ma impegnarsi per rendere la vita meravigliosa.

     
  • 22 maggio 2011 alle ore 0:56
    Se il matto parla alla luna

    Come comincia: Non gli sembrava vero, aveva tutto quello che poteva desiderare, possedeva soldi, automobili di lusso, faceva una bella vita ed era sempre stato invidiato da tutti, ma ora era diverso, anche se da un certo punto di vista... migliore.
    Paolo era un uomo giunto, come si suol dire, "nel mezzo del cammin di nostra vita", quindi era un uomo di mezza età, come detto viveva nell'agio e non aveva nessun problema, anzi uno si ma per lui non era tale: Paolo giudicava le persone ancora prima di conoscerle, a lui bastava vedere l'apparenza per dare un giudizio che difficilmente cambiava, a chi gli faceva notare questo suo comportamento lui rispondeva: "Le apparenze non ingannano". Per lui tutti gli extra-comunitari erano ladri, chi non la pensava come lui stupido e chi si comportava in modo strano, per i suoi standard, era matto, ecco lui si vantava di conoscere più matti di tutti, e diceva che non meritavano rispetto perché non sono come noi.
    Qualcosa, però, stava per cambiare, tutto ebbe inizio un paio di settimane fa, era un normale giorno lavorativo e Paolo si stava recando in ufficio pronto ad un'altra giornata fatta di pratiche e scartoffie da firmare, una volta sul posto di lavoro incontrò una ragazza che era stata appena assunta, da subito questa ragazza lo stregò, aveva qualcosa di strano, di particolare che attirava la sua attenzione, ma lui non poteva distrarsi, non era concepibile, quindi tornò con la testa bassa sul computer. Durante la pausa pranzo la ragazza gli si avvicinò, si chiamava Luisa e disse che aveva un compito da fare, ed aveva scelto lui per portarlo a termine, Paolo subito pensò: "Ecco un'altra fuori di testa", non diede troppa importanza all'episodio e tornò al lavoro. Finita la giornata lavorativa Laura gli si avvicina e, come per magia, lo prese per mano e lo portò alla sua auto, lo fece accomodare e parti, senza che Paolo facesse la benchè minima protesta. Lui non capiva come fosse successo, non era accettabile questo episodio, si fece coraggio e le chiese: "Dove stiamo andando?", nessuna risposta, aspettò un attimo poi riprese: "Guarda che chiamo la polizia, esigo una spiegazione", nemmeno questa minaccia ebbe l'effetto sperato, allora trattenne la rabbia e si rassegnò a questo viaggio misterioso. Il tragitto era talmente lungo che l'uomo si addormentò e fece un sogno:sognò di scendere dalla macchina e di sedersi su di una panchina, era salito in collina e da li si vedeva tutta la città, si girò e non vide nessuna macchina e tanto meno nessuna Luisa, trasse un sospiro si sollievo e si rilassò, e fu allora che la vide:enorme, piena, splendente, la luna, si sorprese di fronte a tanta banale bellezza ma ne rimase incantato, non voleva più andarsene, era troppo bella per non restare li a guardarla... per sempre, ma si svegliò, era seduto su di una panchina sotto casa sua, e di Luisa nessuna traccia. Sali' in casa e litigò con la moglie che lo credeva ubriaco avendolo visto dormire su di una panchina, Paolo quasi non la sentiva, era sconvolto, non riusciva a capacitarsi dell'accaduto, andò a dormire ma non prese sonno ed il giorno dopo andò al lavoro ma con il pensiero fisso di ciò che avrebbe fatto dopo, sul lavoro non incontrò Luisa, chiese di lei e gli dissero che era a casa in malattia, finita la giornata lavorativa sali in macchina e andò sulla collina del sogno, la conosceva bene, si sedette sulla panchina senza nemmeno accorgersi che una suo collega, incuriosito dallo strano comportamento di Paolo sul lavoro, lo aveva seguito e lo stava spiando, aspettò la sera e la luna tornò, bella come nel sogno e Paolo si ritrovò addirittura a parlarle, sfogando i suoi problemi quotidiani, perché una creatura cosi bella non poteva che risolverli. Dopo alcune ore tornò a casa ed ebbe l'ennesimo litigio con la moglie che pensava ad un esaurimento nervoso dovuto al troppo lavoro, il collega di Paolo le aveva detto tutto, come sempre lui non le diede troppa attenzione ed ogni sera tornava sulla collina per parlare con la luna, l'unica che davvero lo capiva, la moglie lo lasciò ed il capo, su consiglio del collega spione, prima lo mise in ferie e poi lo licenziò usando come scusa quella dei suoi frequenti ritardo mattutini dovuti alle notti passate in bianco.
    Paolo era disperato, aveva perso tutto, ma ogni sera era li, a sfogarsi con la luna, una sera mentre stava piangendo e le stava urlando dietro di tutto, senti una macchina avvicinarsi, dalla macchina scese Luisa che si avvicinò, gli chiese di sedersi sulla panchina e disse: " Paolo adesso svegliati, il mio compito è terminato, tu avevi tutto ed ora hai toccato il fondo anche per colpa del giudizio della gente, impara da tutto questo, impara a guardare le persone con gli occhi di un bambino, non giudicarle per il colore della pelle o per ciò che dicono, ma giudicale per ciò che sono, e ricorda che nella tua vita non esiste solo il lavoro, hai una moglie che ti ama ma se continui a trascurarla... beh hai visto cosa accadrà. Arrivederci Paolo".
    Si svegliò di soprassalto, era matido di sudore nel suo letto ma aveva chiaro in testa ciò che doveva fare, nei giorni successivi dedicò tutto se stesso alla moglie e la portò a fare un breve viaggio, poi diede le dimissioni al lavoro e ne trovò un altro presso un'associazione che lavora che le persone affette da disturbi mentali, si affezionò particolarmente ad una ragazza di nome Luisa che sovente parla da sola con lo sguardo rivolto fuori dalla finestra.
    Paolo ora non vive più nel lusso, ma giudica le persone solo dopo averle conosciute a fondo, ed è felice perché sa che un matto quando parla alla luna è solo un Leopardi incompreso.